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Aceh: il rilancio dell’acquacoltura dopo lo tsunami
Distrutti più della metà dei suoi 44.000 ettari di allevamenti ittici
Banda Aceh, Indonesia, 16 marzo 2005 - Quando Sugeng Raharjo ha visto la prima onda abbattersi contro il suo impianto d’acquacoltura lungo la costa, ha preso la sua videocamera - e in pochi minuti ha filmato la distruzione di 20 anni di scrupoloso lavoro.

In qualità di capo del centro d’acquacoltura Brackish-water, sulla costa nord-orientale della provincia indonesiana di Aceh, il signor Raharjo era incaricato di creare un allevamento modello per la produzione di gamberoni, di granchi e di altre specie pregiate come cernie e cefaloni.

Oltre a causare la morte di sette persone che vi lavoravano ed a distruggere la maggior parte degli edifici, le onde hanno spazzato via anche tutte le larve di gamberetto e gli avannotti di pesce allevati nei bacini circostanti.

Ora la FAO, grazie ad un finanziamento del governo italiano di circa 2 milioni di euro, è al lavoro con il team indonesiano del signor Raharjo per riportare in attività questo centro, situato tra due villaggi sulla costa nord-orientale, zona una volta paradisiaca.

La provincia più colpita

La provincia di Aceh è stata l’area dell’Oceano Indiano più duramente colpita dallo tsunami. Quest’ultimo ha distrutto le protezioni di terra delle vasche e le ha sommerse di macerie e di detriti fangosi, spesso tossici. Secondo un’indagine della FAO, più della metà dei 44.000 ettari di impianti per la piscicoltura di Aceh sono andati distrutti. Fortunatamente i bacini in cemento sono rimasti intatti.

L’acquacoltura (o tambaks, come vengono chiamate le vasche in indonesiano) dava da vivere a circa 27.000 persone, molte delle quali sono tra le 235.000 vittime fatte dallo tsunami in Indonesia. La maggior parte dei sopravvissuti vive adesso in tende di fortuna e in “baraccopoli” messe in piedi in fretta dal governo.

Riattivare il settore dell’acquacoltura - una delle attività più redditizie di Aceh - non è solo un’impresa enorme, ma anche controversa. I piccoli produttori locali, che traggono un guadagno stabile da un vivaio di un ettaro o anche meno, sono in concorrenza con realtà commerciali più grandi, e spesso per le stesse terre sature d’acqua.

Introdurre pratiche più responsabili

David James, che fa parte del gruppo di esperti FAO che studia tutti gli aspetti dell’industria ittica di Aceh, dice che sicuramente le imprese commerciali possono creare occupazione, una necessità prioritaria nella zona, “ma tendono a sovrappopolare i vivai. Quando incontrano dei problemi, ad esempio malattie, le varie imprese semplicemente chiudono e si trasferiscono altrove, lasciando disoccupati gli abitanti del luogo”.

Anche i piccoli acquacoltori hanno la loro responsabilità nell’utilizzare pratiche di allevamento inadeguate, ma, per usare le parole di un volontario impegnato nel recupero dei vivai, “minore è la possibilità che facciano grossi danni”.

Non basta ricostruire quel che è andato distrutto

“A prescindere dal ripristino delle infrastrutture, come le vasche danneggiate, la rete d’alimentazione d’acqua e i sistemi di drenaggio, c’è bisogno di metodi di allevamento più responsabili”, insiste Mike Phillips, un esperto d’acquacoltura della FAO che lavora con il gruppo del signor Raharjo.

“Il centro ha un ruolo nuovo e importante nell’introduzione nella provincia di pratiche responsabili”, spiega Phillips. “La sfida è come renderlo più eco-sostenibile del passato affinché possa far fronte alla situazione attuale”.

Anche il signor Raharjo ritiene che il centro debba essere costruito su nuove basi: “Miriamo ad incrementare la produzione al 70 per cento della nostra attività, contro il 50 per cento di prima”, dice. “Gli acquacoltori verranno al centro per procurarsi stock di pesce e di gamberetti”.

Ma il signor Raharjo vuole anche ricostruire la sua struttura di ricerca, la cui sofisticata attrezzatura deve essere sostituita. Un piccolo vantaggio è che l’apparecchiatura per i test genetici, vitale per proteggere gli stock dalle malattie, sarà più moderna di quella installata nel 1985, alla creazione del centro.

Quest’ultimo dovrà decidere dove costruire i suoi nuovi impianti; i lavori di ricostruzione potrebbero durare anche un anno.

Dove costruire i nuovi impianti?

In prospettiva i piscicoltori potrebbero subire delle restrizioni riguardo a dove ricostruire le vasche. Nell’intento di proteggere le comunità costiere dalla minaccia di un altro tsunami, le autorità indonesiane stanno studiando la possibilità di destinare alcune zone costiere ad un uso specifico, ad esempio abitativo, commerciale o di tutela ambientale.

Sofian Ahmad che lavora nella piscicoltura, si siede su una delle protezioni per le vasche danneggiata nei pressi del centro d’acquacoltura mentre un responsabile della FAO spiega come la suddivisione in zone potrebbe andare a suo vantaggio. Sofian dice di vedere i lati positivi del progetto, “ma dobbiamo avere un altro posto dove andare”.

Si gira verso le vasche piene di fango e il suo sguardo si sposta su una zona che ha subìto meno danni, forse perché protetta da una macchia di mangrovie vicino alla spiaggia.

Le mangrovie offrono ai pesci un habitat salmastro in modo naturale, ma ad Aceh gran parte di queste piante è stata abbattuta nel corso degli anni proprio per costruire i vivai.

A Krung Jaya, lungo la costa, alcuni gruppi addetti alla rimozione delle macerie e dei detriti lavorano presso un impianto altamente specializzato per rimettere in piedi un’altra attività del settore pesca, tra le più lucrative nella scala commerciale.

Si tratta di una fabbrica che impiegava 400 persone - perlopiù donne - nella produzione di filetti di tonno, una prelibatezza che veniva poi inviata in Giappone fresca o congelata. Lo stabilimento era uno dei più sofisticati esempi ad Aceh di come la pesca potesse portare un reale profitto commerciale.

Molti degli uomini che pescavano questi tonni attendono ancora di sapere se avranno nuove imbarcazioni ed attrezzature - e chi fabbricherà le 60 tonnellate di ghiaccio al giorno necessarie per conservare il loro pescato.

Nel frattempo, il centro d’acquacoltura Brackish-water intende fare la sua parte nel rilancio di Aceh come una delle zone di riproduzione di pesci e crostacei di alta qualità più prestigiose dell’Asia sud-orientale.

Per maggiori informazioni:

Donatella Ortolano
Ufficio Stampa FAO
donatella.ortolano@fao.org
(+39) 06 570 56524

FAO/J. Toye

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