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Somalia: la ricostruzione in un paese disastrato
La FAO rafforza la sua presenza in Somalia
Roma, 22 settembre 2005 – La Somalia è ad un bivio. Il trasferimento nel paese del Governo Federale Provvisorio dal vicino Kenya, avvenuto in giugno, è un passo avanti per porre fine ad anni di instabilità politica e di violenza.

La situazione rimane tuttavia critica. I dirigenti somali sono ancora divisi sulla sede del governo, alcuni vorrebbero Mogadiscio, altri preferirebbero una sede provvisoria a Jowhar, in attesa di maggiore sicurezza nella capitale.

Uno stato al collasso

La Somalia da 14 anni non ha più alcuna autorità centrale, a seguito della caduta del governo del Presidente Muhammad Siad Barre nel 1991 e della guerra civile scoppiata tra contrapposte fazioni in lotta per il potere.

Il sostegno della comunità internazionale sarà decisivo per garantire la sostenibilità delle nuove strutture di governo e per migliorare le generali condizioni di vita del paese, stabilmente classificato tra i più poveri al mondo.

Anni di conflitto e siccità ricorrente hanno provocato oltre 350.000 rifugiati e 400.000 profughi interni. Circa l’85 per cento dei 7 milioni di abitanti del paese dipende dall’agricoltura e dalla pastorizia per vivere.

Di fronte a questa complessa situazione d’emergenza ed alla necessità di sostenere il governo provvisorio in questo periodo cruciale, la FAO sta rafforzando la sua presenza nel paese. In maggio l’Organizzazione ha nominato un responsabile a tempo pieno delle operazioni in Somalia, che in precedenza erano gestite dal rappresentante della FAO in Kenya.

“Il governo provvisorio, appena tornato nel paese, sta facendo i primi passi e noi lo aiuteremo al meglio delle nostre possibilità con le risorse di cui disponiamo”, dice Graham Farmer, che da Nairobi dirige le operazioni della FAO in Somalia. “Le necessità sono enormi. Se si vuole mettere in piedi un ministero dal nulla e migliorare le condizioni delle popolazioni rurali servono grandi risorse, che devono venire da paesi donatori”.

In Somalia la FAO è al momento impegnata nell’assistenza d’emergenza agli agricoltori vittime della siccità, delle inondazioni, dello tsunami e del conflitto, nel sostegno a iniziative di sicurezza alimentare e di nutrizione, nella promozione del commercio di bestiame e nella gestione delle informazioni sulle risorse idriche e sulla terra. Nel prossimo futuro l’attività dell’Organizzazione potrebbe estendersi ad altri settori, come il rafforzamento delle capacità e dei mezzi di sussistenza ed, infine, il sostegno alle politiche.

Informazione ed analisi: strumenti contro la fame

Il principale fornitore di dati sulla sicurezza alimentare e sulla nutrizione in Somalia è l’Unità d’Analisi della Sicurezza Alimentare (FSAU), diretta dalla FAO, con sede a Nairobi. L’Unità fornisce queste informazioni ai responsabili degli organismi umanitari per permettere sia degli interventi d’urgenza che una pianificazione strategica a lungo termine.

La FSAU pubblica aggiornamenti mensili sulla situazione della sicurezza alimentare e della nutrizione in Somalia, proiezioni stagionali sui potenziali problemi e sulle zone vulnerabili, ricerche approfondite su questioni chiave e dà sostegno tecnico alle agenzie partner. (Per saperne di più sugli ultimi prodotti di gestione delle informazioni della FSAU, leggere l’articolo “Informazione ed azione”, il cui link è a destra).

La FAO ha avviato inoltre il Sistema Somalo di Gestione delle Informazioni sull’Acqua e sul Territorio (SWALIM), che raccoglie e mette a disposizione informazioni sulle risorse idriche e fondiarie fornendo supporto tecnico per migliorare le politiche e gli interventi nel settore. Sarà poi il governo somalo a gestire il sistema, messo a punto per aiutare gli organismi umanitari a pianificare e realizzare progetti umanitari e di sviluppo.

Migliorare le prospettive di esportazione del bestiame

Dal 2000 diversi partner commerciali tradizionali del Medio Oriente hanno vietato l’importazione di animali vivi e di carne provenienti dalla Somalia, con grave danno per i redditi familiari e la sicurezza alimentare nel paese. Il divieto era stato imposto dopo lo scoppio di un’epidemia di febbre della Valle del Rift (RVF) nella Penisola Arabica, che si sospetta abbia avuto origine nel Corno d’Africa. Nonostante il rischio di RVF non sia più considerato una minaccia reale, l’Arabia Saudita ha mantenuto il divieto. La mancanza di controllo e di certificazione governativa sul bestiame e sulla produzione animale in Somalia hanno aggravato la situazione. Appare probabile che il governo saudita toglierà il divieto con un decreto reale. La FAO lavorerà con le autorità somale per sviluppare sistemi appropriati per soddisfare i criteri dell’Arabia Saudita.

“Stiamo lavorando per mettere in piedi organismi di certificazione del bestiame e per aumentare le capacità di diagnosi ed indagine sulle malattie da parte dei servizi veterinari regionali attraverso la formazione ed il miglioramento dei laboratori”, dice Farmer.

Intervento d’emergenza

Le attività d’emergenza della FAO in Somalia prevedono l’assistenza permanente alle comunità di pescatori colpite dallo tsunami lo scorso dicembre nella ricostruzione dei loro mezzi di sussistenza. La FAO attualmente fornisce materiale da pesca ed altri mezzi di produzione ed aiuta le comunità colpite a costituire associazioni di pescatori per gestire e distribuire queste attrezzature.

Nel resto del paese, secondo stime della FSAU, sono 920.000 le persone in una situazione di emergenza umanitaria. La FAO sostiene che gli interventi per affrontare le necessità alimentari più urgenti nelle zone in cui il cibo scarseggia devono associarsi a strategie di lungo termine che mirino a superare gli ostacoli alla sicurezza alimentare ed a rilanciare le economie locali basate sull’agricoltura.

“L’obiettivo generale è quello di ripristinare la capacità produttiva delle comunità vulnerabili, compresi i profughi interni, i rimpatriati, le donne ed i bambini, perché siano in grado di incrementare la loro autosufficienza e ridurre la loro vulnerabilità in caso di eventuali shock futuri dovuti a conflitti, siccità ed inondazioni”, afferma Farmer.

“La sfida più grande consiste nell’identificare le necessità, che sono enormi, e classificarle per ordine di priorità. Si tratta poi di trovare le risorse per soddisfarle”, aggiunge.

La FAO sta mettendo a punto programmi annuali, biennali e quinquennali per affrontare il fabbisogno di cibo, immediato e sul più lungo periodo, del paese.

Il programma quinquennale si riallaccia alla valutazione congiunta del fabbisogno somalo, svolta attualmente dall’ONU e dalla Banca Mondiale con team di esperti tecnici somali ed internazionali che lavorano insieme per decidere, secondo le priorità, le iniziative di ricostruzione e di sviluppo e per consolidare la pace.

Il programma che ne risulta fornirà la struttura per la mobilitazione, la distribuzione ed il coordinamento dell’assistenza internazionale e sarà la base per una conferenza mondiale dei paesi donatori che si terrà a Roma agli inizi del 2006.

Per saperne di più

Somalia: la ricostruzione in un paese disastrato

Informazione ed azione

Per maggiori informazioni:

Donatella Ortolano
Ufficio Stampa FAO
donatella.ortolano@fao.org
(+39) 06 570 56524

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Più di 920.000 somali necessitano di aiuti umanitari d’emergenza

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La FAO sta lavorando per promuovere l’esportazione del bestiame in Somalia

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Le attività in corso aiutano i pescatori colpiti dallo tsunami a ristabilire i propri mezzi di sussistenza

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