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L’Indonesia lotta per contenere l’influenza aviaria
Importante il ruolo degli aiuti internazionali coordinati
Roma, 6 dicembre 2006 – Sono passati ormai quasi dieci anni da quando, per la prima volta, il virus dell’influenza aviaria H5N1 è stato isolato in un’oca in Cina, ma ancora oggi muoiono persone a causa della malattia, ed il virus mortale si è diffuso tra gli uccelli selvatici e negli allevamenti in Africa, Asia ed Europa.

Questa settimana i paesi donatori di tutto il mondo si riuniscono a Bamako, in Mali, per stabilire quante risorse sono ancora necessarie per combattere l’influenza aviaria, in particolare in Africa, dove focolai di H5N1 nei volatili hanno continuato a verificarsi in Costa d’Avorio, Egitto, Nigeria e Sudan.

L’Africa non è la sola regione che sta ancora lottando contro l’influenza aviaria, ed in realtà c’è molto da imparare dai paesi dove la battaglia è in corso ormai da qualche tempo.

In Asia, la vittoria sulla malattia non ha incluso l’Indonesia, dove alla fine di novembre le persone morte a causa dell’H5N1erano 44. Questa situazione è fonte di enorme preoccupazione, perché ad ogni nuovo caso c’è il rischio che il virus possa mutare in una forma poi trasmissibile tra gli esseri umani, e provocare una pandemia mondiale in grado, secondo il giudizio di molti esperti sanitari, di uccidere milioni di persone.

Scongiurare la pandemia

Le autorità sanitarie e veterinarie concordano che la migliore assicurazione contro una possibile pandemia umana mondiale è contenere l’influenza aviaria alla sua origine – vale a dire nel pollame. Questo è stato l’obiettivo della FAO sin dall’inizio, quando la prima ondata della malattia ha dilagato in Asia, nel 2003.

Per aiutare l’Indonesia ad affrontare questa grave minaccia, la FAO ha istituito corsi di formazione per i veterinari statali e per gli operatori di salute animale locali sulle più recenti tecniche di sorveglianza e risposta rapida al virus.

Dopo aver appreso le nozioni di base nella classe, gli operatori sono distaccati nei villaggi vicino i centri di formazione per conoscere la gente locale e come viene allevato il pollame, se nei recinti vicino le case o in piccoli allevamenti suburbani.

Le preoccupazioni di natura economica offuscano i rischi della malattia

Il concetto alla base dei corsi FAO è che stabilendo un rapporto di fiducia è più facile venire a conoscenza ed individuare i volatili malati. Gli allevatori hanno spesso paura di ammettere che nel loro villaggio ci siano polli contagiati per timore di perdere una fonte di nutrimento e, a volte, i propri mezzi di sussistenza.

Con piccoli passi alla volta si cambiano vecchi modi di agire. Amilia, una giovane veterinaria di Bandar, a Sumatra, che ha finito il corso di formazione della FAO a settembre, dice: “Penso che questi corsi apporteranno molti cambiamenti al nostro lavoro, perché qui ci viene chiesto di prendere parte attiva nell’individuazione della malattia, mentre in passato avevamo solo un ruolo passivo e quello che dovevamo fare era limitarci a scrivere un rapporto”.

Pajiyo, un altro veterinario che ha terminato da poco il corso della FAO, afferma: “Quanto abbiamo imparato qui ci aiuterà a lavorare meglio e a più stretto contatto con la comunità, in modo da accrescere l’impegno per arrestare la diffusione dell’influenza aviaria. Ci aiuterà a mobilitare la comunità e a lavorare con essa per contenere maggiormente la malattia”.

Con 300 milioni di volatili, l’influenza aviaria è quasi ovunque

Secondo il Dr. Jeff Mariner, che ha formato i veterinari indonesiani per conto della FAO, individuare l’influenza aviaria è la parte facile: “In Indonesia gli allevamenti di pollo sono molto diffusi. Ci sono circa 300 milioni di volatili da cortile e quello che abbiamo constatato, dovunque siamo andati, è che l’influenza aviaria è ormai endemica nel paese. A livello locale, gli allevatori sono molto ricettivi e sono informati sulla malattia”.

Mariner ha spiegato che l’Indonesia è un paese fortemente decentralizzato e molto democratico. “Il processo decisionale è decentrato, quindi è molto difficile organizzare una linea di condotta a livello nazionale. Non è detto che i vari distretti e sottodistretti poi la adottino automaticamente”.

Sconfiggere l’influenza aviaria avrà un costo elevato

Con un problema così diffuso, i servizi veterinari sono impegnati al massimo della loro capacità: individuano i volatili infetti, li abbattono in condizioni di sicurezza, procedono alla disinfezione villaggio dopo villaggio, e al tempo stesso organizzano operazioni di sorveglianza, che poi devono proseguire a tempo indeterminato.

Tutto ciò ha costi elevati. Gli esperti calcolano che in Indonesia una campagna di vaccinazione totale potrebbe costare da sola 88 milioni di dollari per un anno.

Per questo l’Indonesia e la comunità internazionale lavorano insieme.

A frenare l’azione c’è, però, la natura dei finanziamenti dei donatori, che sono spesso a breve termine e giungono con restrizioni su come e dove possono essere utilizzati.

Modificare i finanziamenti per migliorare la programmazione

Secondo il Dr. John Weaver, consulente tecnico senior della FAO per l’influenza aviaria in Indonesia: “Gran parte del sostegno finanziario che la FAO e l’Indonesia ricevono è a breve termine. E questo è un problema, perché in Indonesia siamo di fronte ad una situazione che non è di breve periodo”.

La lotta contro l’influenza aviaria in Indonesia non verrà vinta in un anno o due. La D.ssa Christine Jost, una veterinaria della Tufts University che lavora per la FAO, ha dichiarato: “Se si guarda una cartina del Sud-est asiatico, si vede che l’Indonesia ne occupa circa il 50 per cento. E’ un paese immenso e l’influenza aviaria è un problema assai diffuso”.

Mentre i progressi in Indonesia sono lenti, in Vietnam, 3000 chilometri a nord, la storia è molto diversa. (per saperne di più...)


Per maggiori informazioni:
John Riddle
Ufficio stampa FAO
john.riddle@fao.org
(+39) 06 570 53259
(+39) 348 257 2921

Per saperne di più

L’Indonesia lotta per contenere l’influenza aviaria

Duramente colpito in passato, oggi il Vietnam consolida i suoi progressi

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John Riddle
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A. Bhatiasevi

La migliore assicurazione contro un'epidemia umana è contenere l'influenza aviaria all'origine, nei polli.

Audio

Lawrence Gleeson, responsabile regionale del Centro d'emergenza per le malattie animali transfrontaliere, parla di come combattere l'influenza aviaria sul campo. [in inglese] (mp3)

A. Bhatiasevi

I piccoli allevatori hanno spesso paura di ammettere che nel loro villaggio ci sono polli contagiati.

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L’Indonesia lotta per contenere l’influenza aviaria
Importante il ruolo degli aiuti internazionali coordinati
Sono passati quasi dieci anni da quando il virus dell’influenza aviaria H5N1 è stato isolato, ma ancora oggi muoiono persone a causa della malattia, ed il virus mortale si è diffuso tra gli uccelli selvatici e negli allevamenti in Africa, Asia ed Europa.
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