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Imprenditori non si nasce
Ma con un piccolo aiuto della FAO, famiglie povere in tutto il mondo stanno avviando piccole imprese forestali
Un sistema innovativo della FAO sta aiutando persone povere in diverse parti del mondo a rendere le foreste una fonte di guadagno - senza per questo doverle abbattere.

"Non sono solo le aziende di legname a trarre profitto dalle foreste, nel mondo vi sono circa 1,6 miliardi di persone che da esse dipendono completamente, o almeno in parte, per la propria sussistenza", dice Sophie Grouwels, del Dipartimento Foreste della FAO. "E spesso non necessariamente abbattendo gli alberi, ma sfruttando i prodotti forestali rinnovabili, non legnosi".

Frutta, noci, erbe aromatiche, spezie, resine, gomme, fibre -- tutti questi prodotti forestali non legnosi offrono alle famiglie povere cibo, nutrimento ed un reddito. In realtà, secondo la FAO, è circa l’80 per cento della popolazione dei paesi in via di sviluppo che utilizza in un modo o nell’altro questi prodotti per far fronte al proprio fabbisogno in termini di nutrimento e salute.

"Siamo convinti che queste risorse rinnovabili potrebbero contribuire a combattere fame e povertà in maggior misura", dichiara Sophie Grouwels. "Ci sono probabilmente modi più efficaci in cui sfruttarle. Potrebbero essere lavorate e trasformate in prodotti da vendere a prezzi più alti sul mercato locale, o perfino da commercializzare all’estero. Iniziative del genere potrebbero aiutare le persone a produrre più cibo o ad avere un guadagno maggiore da destinare alle proprie famiglie".

Sfruttare la ricchezza delle foreste senza danneggiarle

In considerazione di queste possibili opportunità, il Dipartimento Foreste della FAO ha istituito, con il finanziamento del governo norvegese, il Programma Sviluppo Imprese Locali di Prodotti Forestali (CBED), continua Sophie Grouwels.

Il progetto aiuta le comunità povere ad avviare, mantenere ed espandere piccole attività imprenditoriali offrendo al tempo stesso incentivi per gestire meglio e preservare le risorse naturali a disposizione, per riuscire a sfruttarne la ricchezza senza esaurirle.

Nei progetti CBED, la FAO collabora con i servizi di divulgazione governativi e con le ONG per cercare di capire in che modo le comunità forestali utilizzano i prodotti forestali. Adottando un processo di apprendimento partecipativo, si fanno valutazioni dettagliate delle risorse forestali locali e si studiano i mercati locali e regionali per riuscire ad identificare nuove opportunità di produzione, lavorazione e commercializzazione. Al tempo stesso, le comunità elaborano piani di gestione per l’uso sostenibile delle risorse naturali che utilizzano, e sviluppano piani di attività per imprese pilota, che vanno dallo sfruttamento, alla produzione fino alla commercializzazione.

Un progetto in Laos mostra il potenziale di questo modello

Di recente la FAO ha avviato una collaborazione con il governo della Repubblica Democratica Popolare del Laos per l’attuazione di un progetto di questo tipo nel paese, il cui territorio è coperto per il 41 per cento da foreste e la cui popolazione vive per l’80 per cento in aree rurali.

Nelle zone più povere del paese, dove il reddito familiare oscilla tra i 200 e gli 800 dollari l’anno, sono stati avviati sei progetti pilota.

Finora i risultati sono stati molto incoraggianti.

Nel villaggio di Ban Lack, dove una cooperativa locale aveva già intrapreso la lavorazione di tavoli e sedie in rattan, i partecipanti al progetto hanno imparato a creare nuovi modelli ed hanno perfezionato le tecniche, in modo da migliorare la qualità del prodotto e ridurre i costi di produzione. Ora guadagnano un 20 per cento in più su ogni set venduto, e vendono di più grazie ad un nuovo punto vendita situato lungo la strada. Un gruppo di donne del vicino villaggio di Ban Nathong ha individuato nuovi sbocchi commerciali per i funghi, ha creato una serra, ha stabilito contatti con i rivenditori, riuscendo così ad incrementare i propri guadagni di oltre 100 dollari al mese.

Nel complesso, sono state create dieci attività imprenditoriali locali in cui lavorano complessivamente 239 persone. Le famiglie coinvolte sono riuscite ad incrementare il proprio reddito da 5 ai 70 dollari al mese -- dal 15 al 50 per cento in più rispetto a prima.

"Gli abitanti dei villaggi non hanno solo incrementato il proprio reddito, hanno anche acquisito esperienza e capacità imprenditoriali importanti ed hanno elaborato piani di gestione sostenibile delle risorse per i prodotti forestali non legnosi da cui dipende la loro sussistenza", osserva Sophie Grouwels.

Al tempo stesso, con i profitti sono stati creati piccoli fondi per lo sviluppo dei villaggi, un modo per fornire alla comunità locale accesso al credito necessario per creare nuove attività o ampliare quelle esistenti, aggiunge.

"Ci auguriamo che questi 10 progetti pilota siano di stimolo per molti altri ancora", dice Sophie Grouwels. "In fin dei conti, quello che vogliamo che rimanga non sono solo 10 progetti, ma un bagaglio di conoscenze e know-how che faccia da catalizzatore per lo sviluppo futuro".

Necessarie riforme politiche

Aiutare le comunità forestali a provvedere alla propria sussistenza è solo parte della soluzione, secondo Sophie Grouwels.

I governi devono stabilire una connessione più esplicita tra l’impegno contro la povertà, la gestione delle risorse forestali ed i programmi di sviluppo economico, afferma.

Ecco perché il progetto CBED della FAO coinvolge sin dall’inizio anche funzionari nazionali e locali, per formarli e fornire la preparazione e le conoscenze necessarie per continuare a dare alle comunità il sostegno di cui hanno bisogno.

Una volta istituiti i progetti pilota, la FAO incontra i responsabili politici e gli addetti alla pianificazione per discutere degli ostacoli strutturali e legali allo sviluppo delle piccole imprese di prodotti forestali, per arrivare all’attuazione di riforme.

Nel maggio 2006, la FAO e le agenzie partner hanno organizzato in Costa Rica un’importante riunione internazionale di specialisti dello sviluppo e responsabili politici per discutere del ruolo delle piccole e medie imprese di prodotti forestali nelle strategie per la riduzione della povertà. In particolare, la conferenza ha discusso di come andrebbero modificati gli ambiti legislativi ed istituzionali per dare maggior sostegno allo sviluppo delle piccole e medie imprese di prodotti forestali. Il dibattito ha anche cercato di identificare i servizi imprenditoriali e finanziari necessari per contribuire alla crescita del settore.

Per maggiori informazioni:

George Kourous
Ufficio Stampa FAO
george.kourous@fao.org
(+39) 06 570 53168
(+39) 348 141 6802

FAO/R.Faidutti

Giovani donne in Guinea raccolgono foglie da usare per tingere i tessuti

L’Unione Europea a sostegno della foresta pluviale africana

Nel bacino del fiume Congo è stato recentemente avviato un nuovo progetto di Sviluppo Imprese Locali di Prodotti Forestali che gode di un finanziamento di 3 milioni di euro da parte dell’Unione Europea. Il progetto, centrato in particolare in Camerun e nella Repubblica Democratica del Congo, paesi in cui la maggior parte della popolazione rurale dipende dalle risorse non legnose, aiuterà a controbilanciare lo sfruttamento commerciale del legno, che interessa circa il 40 per cento della regione - una delle maggiori riserve al mondo di diversità forestale tropicale. La partnership tra la FAO e l’UE è decisiva, secondo l’esperta forestale Sophie Grouwels, “se vogliamo continuare ad estendere questo modello tra le comunità forestali povere del mondo".



FAO/S. Grouwels

Un workshop della FAO in un villaggio della Repubblica Democratica Popolare del Laos.

FAO/S. Grouwels

Nel villaggio di Ban Lack, grazie all'aiuto della FAO, i partecipanti al progetto guadagnano circa 20 per cento in più su ogni set venduto.

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