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Come fermare l’influenza aviaria
Di Jacques Diouf, Direttore Generale della FAO
Roma, 28 ottobre 2005 - Il continuo diffondersi del virus mortale dell’influenza aviaria H5N1 al di fuori del Sud-est asiatico conferma l’allarme della FAO: si tratta di un problema internazionale che deve essere affrontato a livello mondiale.

Il virus si sta al momento diffondendo verso ovest lungo le rotte migratorie degli uccelli selvatici ed è arrivato alle porte dell’Europa. Possiamo aspettarci che in un futuro molto prossimo raggiunga il Medio Oriente e l’Africa.

Lo scenario attuale non deve causare panico e paure immotivate, richiede invece interventi razionali e tempestivi per combattere la malattia alla sua origine - cioè negli animali.

L’influenza aviaria è innanzitutto una malattia animale cui si deve reagire con misure di tipo veterinario.

Il virus può essere sconfitto e contenuto se i paesi e la comunità internazionale lavorano insieme ed istituiscono programmi efficaci di sorveglianza e di controllo della malattia. I focolai negli animali devono essere individuati ad uno stadio iniziale, i volatili infetti devono essere abbattuti e, quelli a rischio, vaccinati. Ridurre i casi di influenza aviaria negli animali contribuisce direttamente a proteggere la salute degli esseri umani.

I paesi sviluppati hanno tutti i mezzi e gli strumenti per reagire rapidamente all’esplosione di un focolaio epidemico.

L’epicentro

La FAO è maggiormente preoccupata per il fatto che l’epicentro della malattia sia nel Sud-est asiatico, dove il virus è divenuto endemico ed alcuni paesi devono fare i conti con una pesante infezione virale. Inoltre la potenziale diffusione del virus nei paesi africani potrebbe essere disastrosa, se consideriamo la relativa fragilità delle strutture sanitarie e veterinarie dei paesi poveri.

Ma l’influenza aviaria non deve farci sentire impotenti.

I paesi del Sud-est asiatico colpiti dall’epidemia stanno dimostrando che si può riuscire a contenere il virus. In Tailandia vi è stata una notevole riduzione dei focolai epidemici grazie a massicci investimenti nel controllo della malattia tra i volatili, con l’abbattimento degli animali infetti e con una più attenta sorveglianza ed una ricerca attiva dei focolai epidemici.

In Vietnam, una migliore igiene negli allevamenti, i controlli sulle pratiche avicole e sugli spostamenti dei volatili e le campagne di vaccinazione ridurranno la frequenza dei focolai. Diversi paesi, come la Malaysia, la Corea del Sud ed il Giappone, dopo l’esplosione dei primi focolai, hanno eliminato la malattia sul nascere.

Sostenere i veterinari

Per vincere la battaglia contro l’influenza aviaria, bisogna limitare i contatti tra gli esseri umani, i volatili domestici e quelli selvatici; i polli, le anatre e le altre specie domestiche devono essere tenute separate; la produzione avicola deve essere tenuta il più possibile lontana dagli uccelli selvatici; e devono essere monitorati i mercati di fauna selvatica, in particolare quelli del Sud-est asiatico, dove si vendono animali vivi sia di specie domestiche che selvatiche.

Purtroppo l’opinione pubblica dibatte soprattutto sulle ripercussioni dell’influenza aviaria sulla salute umana, mentre viene ignorata la limitatezza dei mezzi a disposizione dei servizi veterinari in molti paesi poveri. I paesi colpiti e la comunità internazionale devono urgentemente investire di più per sostenere i veterinari e gli operatori di salute animale, perché sono la prima linea di difesa contro il virus.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e l’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (OIE) hanno sviluppato una circostanziata strategia mondiale per tenere sotto controllo l’influenza aviaria negli animali e ne hanno stimato il costo intorno ai 175 milioni di dollari, da impiegare nella sorveglianza, nella diagnosi ed in tutte le altre misure di controllo, incluse le vaccinazioni. Stiamo tuttora facendo fronte ad una seria mancanza di fondi, ed a tutt’oggi abbiamo ricevuto solo 30 milioni di dollari da Germania, Giappone, Paesi Bassi, Svizzera e Stati Uniti.

È necessario che i paesi a rischio e la comunità internazionale intervengano senza indugi per tenere sotto controllo l’influenza aviaria all’origine, negli animali. Non possiamo permetterci di aspettare di combattere la malattia nelle farmacie e negli ospedali, dobbiamo liberarci del virus nei piccoli allevamenti.

La prevenzione sarà più economica della cura.



Questo articolo è stato pubblicato sull’Ottawa Citizen, Canada.

Per maggiori informazioni:

Luisa Guarneri
Ufficio Stampa FAO
luisa.guarneri@fao.org
(+39) 06 570 56350
(+39) 348 870 5979

FAO/9109

L’influenza aviaria è innanzitutto una malattia animale cui si deve reagire con misure di tipo veterinario

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Di Jacques Diouf, Direttore Generale della FAO
28 ottobre 2005 - L'opinione del Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf, su come fermare l'influenza aviaria.
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