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Terremoto in Pakistan: danni al settore rurale per oltre 440 milioni di dollari
La FAO quantifica le perdite di bestiame, raccolti e strutture per avviare la ricostruzione
Roma, 16 novembre 2005 – Ammontano ad oltre 440 milioni di dollari i danni diretti ed indiretti, in termini di perdita di raccolti, bestiame e infrastrutture per l’irrigazione, causati dal terremoto dello scorso mese nel nord del Pakistan. Questa la conclusione di una valutazione condotta dalla FAO pubblicata oggi.

Questa settimana la FAO ha presentato al governo pakistano il rapporto di valutazione dei danni e di quello che serve per riavviare il settore agricolo e zootecnico nel Kashmir pakistano e nella provincia della Frontiera Nord-Occidentale, stilato dall’Agenzia. Le sue conclusioni costituiranno la base di un primo piano d’intervento di recupero come pure delle attività di ricostruzione di più lungo periodo.

Perdita di vite umane e dei mezzi di sussistenza

Al momento le vittime stimate sono oltre 70.000, e sono davvero pochissime le famiglie che sono state risparmiate.

I sopravvissuti devono ora fare i conti con una drammatica perdita di tutte le proprie risorse per vivere. Le abitazioni sono ormai ridotte a macerie, non c’è ancora né acqua né energia elettrica, ed i trasporti continuano ad essere pericolosi per l’instabilità delle strade e per il rischio per nulla remoto di ulteriori smottamenti del terreno con l’arrivo dell’inverno. Tutto quello che questa gente possedeva è andato perduto: denaro, bestiame, e qualsiasi altra cosa di valore è ormai seppellita sotto le macerie delle case crollate.

Grosse le perdite di bestiame

“Quando c’è stato il terremoto, le greggi stavano tornando a casa dai pascoli, e questo ha causato un numero spaventoso di morti e feriti tra i pastori e il loro bestiame”, dice Fernanda Guerrieri, responsabile del Servizio Operazioni d’Emergenza della FAO. “Negli allevamenti più strutturati il bestiame - bufali, bovini e pollame- ha subito danni perfino maggiori poiché le strutture in cui si trovavano sono crollate. Nelle aree più colpite il bestiame è andato completamente perduto".

E la situazione è destinata a peggiorare perché gli animali abbandonati muoiono, e gli altri sono venduti o macellati in previsione dell’approssimarsi del freddissimo inverno, perché mancano foraggio e stalle. Le scorte di foraggio per gli animali sono rimaste sepolte sotto i detriti o sono deteriorate a causa delle pesanti piogge seguite al terremoto.

Decimate le attività agricole

Quando c’è stato il terremoto era in corso il raccolto di mais, la più importante coltivazione cerealicola nella zona. A causa delle piogge insufficienti già si prevedevano raccolti dimezzati rispetto alla media. Le frane, il crollo dei silos, il vagabondare degli animali sulle terre coltivate e le piogge seguite al terremoto hanno causato un’ulteriore perdita della produzione valutata dalla FAO intorno al 30-75 per cento, a seconda dei casi. Per quanto riguarda le coltivazioni ancora nei campi, si potranno mietere solo in parte perché sono stati abbandonati e manca la manodopera.

Danni di grande entità si sono registrati ai terrazzamenti ed alle strutture per l’irrigazione e per la gestione delle acque. Si ritiene che nelle zone colpite sia stata danneggiata circa la metà delle strutture e che a causa delle frane e degli smottamenti siano andati perduti interi campi coltivati. I frutteti e le attrezzature agricole sono stati pesantemente danneggiati, e sono state decimate infrastrutture fondamentali come le strade di collegamento ai mercati, le strutture per la trasformazione dei prodotti, i magazzini.

Totalmente ignorato l’appello per fondi

La FAO di recente ha aumentato l’appello per le attività d’emergenza e di ripresa rapida del settore agricolo nella regione colpita, portandolo a 25 milioni di dollari, parte del globale Appello Urgente (Flash Appeal) delle Nazioni Unite. Sinora tuttavia la FAO non ha ricevuto nessun finanziamento. L’Agenzia ha stanziato 400.000 dollari delle proprie risorse per fornire fattori produttivi agricoli d’emergenza sino a che non saranno disponibili risorse aggiuntive.

“Per aiutare queste comunità di agricoltori a riprendere al più presto l’attività produttiva bisogna avviare subito iniziative che abbiano un impatto immediato, per ripulire le aree coltivate dai detriti, ricostituire le mandrie, ripristinare la produttività del terreno e ricostruire le stalle per il bestiame ed i silos”, ha dichiarato Fernanda Guerrieri. “E’ necessario inoltre sostituire gli attrezzi ed i macchinari andati perduti o distrutti”.

Servono fondi per distribuire le sementi, i fertilizzanti, i mangimi per gli animali, gli attrezzi e per fornire servizi veterinari. C’è bisogno inoltre di supporto tecnico e logistico, e di materiali per la ricostruzione di piccole strutture per l’irrigazione, di strade di collegamento ai mercati, e di strutture per la trasformazione agro-alimentare e lo stoccaggio.

La FAO lavora al fianco del governo, delle autorità locali e di tutte le parti coinvolte nelle attività di soccorso e riabilitazione del settore agricolo, affinché vengano ripristinati al più presto ed in modo coordinato ed efficace i mezzi di sussistenza.
Per maggiori informazioni:
Luisa Guarneri
Ufficio Stampa FAO
luisa.guarneri@fao.org
(+39) 06 570 56350
(+39) 348 870 5979

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(+39) 06 570 56350
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FAO

Denaro, provviste di cibo e ogni altra cosa di valore è rimasta sepolta sotto le macerie

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Ingenti le perdite di bestiame

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Gravemente danneggiate le attrezzature agricole

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