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Tsunami un anno dopo: dai soccorsi alla ricostruzione
La situazione rimane critica in molte zone di Aceh
Roma, 15 dicembre 2005 - Con l’approssimarsi del primo anniversario del devastante tsunami che ha colpito l’Oceano Indiano, la FAO ha avvertito oggi che le condizioni di molte zone della costa occidentale di Aceh, in Indonesia, rimangono critiche .

“Mezzo milione di persone in Indonesia vivono ancora in alloggi provvisori. Intere comunità sono state distrutte”, dice Alex Jones, coordinatore FAO delle operazioni post-tsunami. C’era il pericolo che l’attenzione internazionale ed il sostegno dei donatori finissero prima che la ricostruzione fosse completata. “Per una ricostruzione sostenibile occorrono dai cinque ai dieci anni”.

Il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf ha affermato: “La risposta dei donatori al disastro dello tsunami è stata enorme, ma ci sono stati ritardi nel portare aiuto alle persone che ne avevano più bisogno. Quello di cui si avverte l’esigenza è la costituzione di un fondo mondiale contro i disastri di scorta, che in caso di calamità renda possibile un intervento immediato d’emergenza”.

La FAO sin dal primo momento è stata operante in tutti i paesi colpiti dallo tsunami, ed ha svolto un ruolo guida nel fornire consulenza ai governi sulla ricostruzione del settore della pesca e dell’agricoltura. Ha aiutato inoltre a riparare, o sostituire, le imbarcazioni e le attrezzature perdute o danneggiate, e recuperare i campi coltivati sommersi dalle acque. La FAO ha lavorato insieme con le organizzazioni della società civile e ha collaborato al coordinamento delle attività di ricostruzione.

L’assistenza diretta della FAO

In Indonesia sino ad oggi più di 2.000 pescatori ed oltre 12.000 agricoltori hanno ripreso le attività produttive come risultato diretto dell’assistenza della FAO. Altri 30.000 contadini ricevono al momento aiuti dalla FAO grazie ai quali potranno riprendere attività autonome capaci di generare reddito.

Sono stati avviati programmi per aiutare circa 1.000 addetti all’acquacoltura a riavviare la propria attività, e agli inizi del 2006 saranno distribuiti diverse centinaia di capi di bestiame.

Grazie all’assistenza della FAO sono stati organizzati corsi di formazione su come costruire le imbarcazioni e su come ripararle, sono stati forniti motori per le barche, reti, attrezzature per l’industria di trasformazione dei prodotti ittici, sementi, fertilizzanti e attrezzi agricoli, dissodatori meccanici, programmi di “denaro in cambio di lavoro” per sgombrare i campi coltivati dai detriti, consulenza su come trattare il terreno salinizzato e su politiche per un uso sostenibile del legname, pianificando un programma complessivo di gestione delle coste.

A Sri Lanka l’intervento della FAO è stato molto simile. Circa 14.300 persone hanno beneficiato delle attività dell’agenzia nel settore della pesca, ed altre 13.000 nel settore agricolo. Nelle Maldive è stata data assistenza per la costruzione e riparazione delle imbarcazioni e per la sostituzione delle attrezzature per la pesca andate perdute, e sono state più di 22.680 le persone beneficiate.

Positivo messaggio d’insieme

“La ricostruzione richiede molto tempo, non solo denaro, e può essere tanto veloce quanto le comunità locali sono disposte ed in grado di essere”, afferma Jones. “Il nostro ruolo è di sostegno. Noi non siamo lì per ricostruire il loro paese al loro posto e dopo consegnarglielo quando è pronto. La ricostruzione deve essere condotta dalla comunità, specialmente se si vuole che sia fatta correttamente”.

Cercando di dare il senso complessivo dell’impegno nei soccorsi ad un anno dal disastro Jones ha affermato: “Il messaggio complessivo è positivo. L’enorme quantità di attenzione, di finanziamenti e di risorse umane per dare una risposta ai bisogni di questi paesi ha portato sino ad oggi risultati eccezionali".

Ha poi fatto notare che in base ad un recente studio di valutazione congiunto FAO/PAM “i mercati stanno funzionando relativamente bene, nonostante i danni all’infrastruttura conomica. La produzione di riso è ritornata ai livelli pre-tsunami, e sebbene non tutta la terra sia tornata ad essere coltivabile, Aceh produce riso in eccedenza, con surplus netto disponibile per altre zone del paese".

Ha però avvertito che ciò nonostante: “Alcune zone, come la costa occidentale di Aceh, sarà una zona disastrata per molti anni a venire”.
Per maggiori informazioni:
Luisa Guarneri
Ufficio Stampa FAO
luisa.guarneri@fao.org
(+39) 06 570 56350
(+39) 348 870 5979

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FAO/P. Singh

Sri Lanka - Un peschereccio distrutto dallo tsunami viene dipinto dopo essere stato riparato.

FAO

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