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La FAO a sostegno del processo di pace in Sudan
Progetti agricoli nel paese per un totale di 16 milioni di dollari
Roma, 25 maggio 2005 – La ripresa del settore agricolo è fondamentale per agevolare una transizione indolore verso una pace duratura in Sudan, ha affermato oggi la FAO, che è impegnata in tutto il paese con progetti di soccorso d’emergenza e di ricostruzione per un totale di 16 milioni di dollari.

La FAO aveva lanciato un appello per 62 milioni di dollari per programmi di sviluppo nel settore agricolo del paese da realizzare nel 2005. Sinora l’agenzia ha ricevuto circa 10,5 milioni di dollari, solo il 17 per cento dei fondi richiesti.

Situazione alimentare precaria

Il prolungato conflitto, con il grave problema dei profughi e degli sfollati, e le piogge insufficienti sono i maggiori responsabili della precaria situazione alimentare del paese.

“Oltre alla regione del Darfur ed al sud del paese, esistono in Sudan molte zone dove il cibo è insufficiente, che necessitano di assistenza su vasta scala”, ha affermato Fernanda Guerrieri, responsabile del Servizio Operazioni d’Emergenza della FAO.

La FAO ha mobilitato circa 5 milioni di dollari per la fornitura di sementi in tutto il paese per la principale stagione di semina di quest’anno, che va da maggio ad ottobre, a seconda della regione.

Circa 6.000 tonnellate di sementi per coltivazioni alimentari, oltre a piccole attrezzature per l’agricoltura e per la pesca, sono in procinto di essere distribuite in una serie di aree, insieme con medicine veterinarie per incoraggiare una campagna di protezione del bestiame.

La FAO prevede di riuscire a raggiungere oltre 450.000 nuclei familiari vulnerabili, tra cui molti sfollati o profughi che rientrano, che la FAO aiuterà a reinsediarsi e a riprendere l’attività agricola.

Il Coordinatore FAO delle attività d’emergenza nel Nord del Sudan, Marc Bellemans, stima che saranno necessari ulteriori fondi per preparare la prossima stagione della semina, poiché con l’inizio della stagione dei raccolti 2005 e con la stagione asciutta si prevede un massiccio rientro di profughi.

“Durante la stagione delle piogge lavoreremo per moltiplicare i semi di selezionate varietà locali”, ha aggiunto Bellemans. “La produzione sul posto non solo costa meno, ma contribuisce anche a sviluppare capacità locali, i mercati del luogo e i sistemi di coltivazione tradizionali, il che è molto meglio che sommergere le comunità con sementi che provengono da altre parti”.

Costruire le condizioni per una pace di lungo periodo

Si stima che dal 1983 sino alla sua conclusione il conflitto abbia provocato almeno 2 milioni di vittime, obbligato 4 milioni di persone ad abbandonare la propria casa e costretto circa 600.000 a fuggire nei paesi vicini.

La firma dell’Accordo di Pace tra il governo del Sudan ed il Movimento di Liberazione popolare sudanese, lo scorso gennaio, ha alimentato la speranza di una risoluzione definitiva del conflitto, ma rimangono aperte questioni complesse.

“Si prevede il rientro di circa 580.000 persone dopo la stagione delle piogge”, ha affermato Erminio Sacco, Coordinatore FAO delle attività d’emergenza nel sud del Sudan. “ Molti ritorneranno privi di tutto in comunità che sono già allo stremo. Se sovraccarichiamo queste comunità, rischiamo di creare nuove situazioni di conflitto. È per questo che cerchiamo di identificare le persone più vulnerabili, si tratti di residenti o di profughi rientrati. Aiutare ad aumentare la capacità delle comunità di origine di assorbire chi rientra sarà un’attività chiave dell’intervento FAO nel paese”.

Un’altra questione centrale da affrontare è quella del regime fondiario in connessione con il rientro degli sfollati e dei rifugiati.

“Nel paese non esistono meccanismi formali per l’assegnazione della terra”, dice Sacco. “Non vige alcuna legislazione al riguardo o titolo fondiario. La FAO è al lavoro con le autorità locali per vedere come formalizzare i diritti consuetudinari e i meccanismi di allocazione fondiaria delle comunità, per rafforzare la capacità delle autorità locali di far fronte al rientro dei profughi”.

La FAO sta realizzando progetti di gestione fondiaria per un totale di circa 1,7 milioni di dollari, finanziati dai Paesi Bassi, dal Canada, dalla Svezia e dagli Stati Uniti, per aiutare ad assicurare i diritti fondiari, a risolvere le controversie sulla terra e sulla sua proprietà e negoziare una gestione della terra consensuale.

La lotta per lo sviluppo

Già nel 2004, in attesa dell’accordo di pace, la FAO aveva avviato la formulazione di due programmi di ripresa di lungo periodo, che sono al momento all’esame della Commissione Europea per possibili finanziamenti.

I programmi prevedono la ricostruzione delle infrastrutture e delle capacità produttive, lo sviluppo di servizi agricoli e zootecnici, finanziamenti rurali e sistemi informativi. Sono in fase di formulazione progetti pilota da realizzarsi nella seconda metà del 2005. Questo processo vede la piena partecipazione di unità operative sudanesi sia nel nord che nel sud del paese.

“Questo metodo rallenta il processo, ma fa sì che alla fine non si debba convincere nessuno perché tutti sono stati coinvolti nell’intero processo decisionale”.

“Dopo 20 anni di guerra civile si avverte la mancanza di risorse umane”, ha aggiunto Bellemans. “Si può combattere una guerra, ma nessuno deve combattere per la ricostruzione, per la riconciliazione, per la costruzione della pace e per lo sviluppo, che è una questione completamente differente”.


Per maggiori informazioni:
Luisa Guarneri
Ufficio Stampa FAO
luisa.guarneri@fao.org
(+39) 06 570 56350
(+39) 348 870 5979

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FAO/24588/A. Proto

Progetti della FAO a sostegno delle comunità di allevatori del Sudan

Video

Terra bruciata: la FAO in Sudan (mpg)

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