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Tsunami sei mesi dopo: ricostruire condizioni di vita migliori
Il bilancio degli aiuti e l’impegno della FAO per una ricostruzione sostenibile
Roma, 23 giugno 2005 – A sei mesi dallo tsunami che ha devastato le coste dell’Oceano Indiano, è fondamentale che vi sia il più ampio coordinamento tra i governi, i donatori e le organizzazioni di aiuti per far sì che le risorse senza precedenti messe a disposizione per la ricostruzione siano utilizzate nel modo più appropriato ed aiutino le popolazioni ad avere condizioni di vita migliori di quelle precedenti al disastro.

“Un’assistenza non appropriata e che manca di coordinamento porta più danni che vantaggi”, dice Richard China, coordinatore da Roma delle attività di riabilitazione della FAO. “Lavoriamo con i ministeri e con le autorità locali per cercare di raggiungere il più ampio consenso tra le organizzazioni non governative su cosa deve essere fatto, da chi e in che modo, fornendo inoltre specifiche tecniche, per evitare inutili duplicati, frammentazione di attività e l’adozione di pratiche insostenibili”.

Il settore della pesca è stato senza dubbio il più colpito, con perdite complessive stimate intorno ai 520 milioni di dollari. Ma hanno subito seri danni anche l’agricoltura, le infrastrutture di irrigazione e drenaggio, gli allevamenti di bestiame, le mangrovie e tutte le altre barriere di protezione costiera.

L’assistenza ai pescatori ed ai contadini

La FAO sta fornendo assistenza diretta ai pescatori ed agli agricoltori tramite intermediari governativi e non governativi. L’intervento consiste nella distribuzione di kit meccanici e ricambi di motore per riparare i pescherecci, di reti ed altre attrezzature per la pesca, sementi e strumenti agricoli, macchine coltivatrici per i campi di riso. Ha inoltre aiutato a riparare i sistemi di irrigazione e drenaggio distrutti, ha fornito consulenza tecnica, formazione ed ha assistito i paesi nell’opera di risanamento dei terreni sommersi dall’acqua di mare.

Allo scopo di fornire reddito e mezzi di sostentamento alle comunità colpite, e consentire una ripresa rapida della produzione alimentare, la FAO ha promosso programmi di “denaro in cambio di lavoro” per bonificare i campi di riso dove si è riversata un’enorme massa di detriti e macerie.

Un effetto moltiplicatore

Inoltre la FAO ha affiancato i ministeri interessati e le banche di sviluppo nella preparazione dei loro primi piani di ricostruzione. In Indonesia, l’Agenzia per il Risanamento e la Ricostruzione di Aceh-Nias ha chiesto la scorsa settimana alla FAO di fornirle dei consulenti per i settori della pesca, dell’agricoltura e delle foreste perché assistano il governo nella programmazione dettagliata della ricostruzione.

“Il budget della FAO è relativamente piccolo a paragone dei fondi dati ad altre organizzazioni, ma la nostra assistenza tecnica ed il nostro know-how avranno un effetto moltiplicatore e contribuiranno ad ottimizzare i risultati generali di tutte le risorse impiegate”, ha aggiunto China.

Circa il 40 per cento del budget della FAO per la ricostruzione post-tsunami è stato già speso nei paesi colpiti per l’acquisizione di fattori produttivi e per fornire assistenza tecnica.

Sino ad oggi la FAO ha ricevuto stanziamenti per 53 milioni di dollari. Sono in corso negoziati con i paesi donatori per ulteriori finanziamenti di 50 milioni di dollari, che, se saranno pienamente realizzati, porteranno entro un paio d’anni il totale del budget FAO a 100 milioni di dollari. Sono già in cantiere finanziamenti per 22 milioni dollari.

Il contributo dell’Italia

L’Italia è stata tra i paesi più generosi per l’entità di contributi dati alla FAO. È infatti seconda solo alla Comunità Europea, seguita dalla Norvegia, dal Giappone e dal Belgio. Il governo italiano ha concentrato il proprio intervento in quattro paesi: Indonesia, Sri Lanka, Tailandia e Somalia. Dei 9,5 milioni di euro stanziati dalla Cooperazione Italiana del Ministero degli Esteri a favore delle operazioni di ricostruzione operate tramite la FAO, sono stati già consegnati 4,2 milioni di euro. Altri 3 milioni di euro sono stati dati alla FAO dalla Protezione Civile, fondi provenienti dalla campagna “invia un SMS”.

Preservare gli ecosistemi locali

“Lo tsunami ha rappresentato un’emergenza senza precedenti, per il grado di devastazione arrecata, per la magnitudine dell’area coinvolta, per il numero di paesi colpiti” – dice Fernanda Guerrieri, responsabile del Servizio Operazione d’Emergenza della FAO. “Ma adesso bisogna fare attenzione che con gli interventi di ricostruzione non si creino nuovi problemi per le popolazioni già così duramente provate”.

“C’è già il rischio che siano state ordinate molte più imbarcazioni di quelle che sono andate perdute e che vengano fornite reti ed attrezzature inadatte alla pesca in queste regioni. Questo potrebbe creare una capacità di pesca molto più grande di quella precedente allo tsunami, con un pericoloso acuirsi del problema già esistente dello sfruttamento eccessivo delle risorse”, dice China.

Un’altra sfida è assicurare che l’enorme richiesta di legname per la ricostruzione non inneschi un processo di super-sfruttamento e di disboscamento illegale delle foreste dei paesi colpiti.

Secondo la FAO, l’immediata ripresa della produzione alimentare è essenziale e dipende dalla restituzione dei diritti di proprietà, dalla riabilitazione delle terre e delle infrastrutture, dal risanamento del territorio danneggiato dalla salinità, e da un adattamento strategico dei sistemi di coltivazione.

“Il ruolo della FAO è stato e continua ad essere quello di fornire linee guida per rispettare le culture locali e l’ambiente e promuovere uno sviluppo di lungo periodo”, aggiunge Fernanda Guerrieri.

La FAO, che ha lavorato alla quantificazione dei danni e dei bisogni delle popolazioni, svolge un ruolo di coordinamento tra i vari attori impegnati per la ricostruzione mettendo a disposizione dei Governi e delle istituzioni umanitarie le sue conoscenze tecniche, acquisite attraverso la sua esperienza mondiale nel campo dell’agricoltura, della pesca e della gestione delle risorse naturali.

Circa il 40 per cento del budget della FAO per lo tsunami è stato già distribuito ai paesi colpiti e destinato alla fornitura di mezzi di produzione e di assistenza tecnica.


Per maggiori informazioni:
Luisa Guarneri
Ufficio Stampa FAO
luisa.guarneri@fao.org
(+39) 06 570 56350
(+39) 348 870 5979

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Luisa Guarneri
Ufficio Stampa FAO
luisa.guarneri@fao.org
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Un contadino al lavoro in un campo di riso. La FAO sostiene programmi “denaro in cambio di lavoro” per recuperare i campi di riso coperti dai detriti

Contributi dati alla FAO fino ad oggi per la ricostruzione post-tsunami

Audio

Alex Jones, Coordinatore regionale del Programma di risposta allo tsunami della FAO (real)

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Sono necessari investimenti, know-how ed assistenza coordinata – dice Jones (real)

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