FAO :: Sala stampa :: Ultime notizie :: 2005 :: Dateci i mezzi per …
Dateci i mezzi per coltivare le nostre terre – chiedono gli abitanti del Darfur
Con gli aiuti della FAO produzione alimentare in ripresa per 950.000 persone
Regione del Darfur, Sudan, 5 ottobre 2005 – Alle centinaia di migliaia di profughi interni del Darfur devastato dalla guerra non manca la volontà di riprendere l’attività agricola e l’allevamento, ma i mezzi.

Parlando con la gente del Darfur, con i profughi interni, con le organizzazioni non governative, con i funzionari governativi e con il personale FAO che lavora sul campo si desume che, nonostante l’attuale situazione di violenza nella regione, bisogna adesso raddoppiare l’impegno a sostegno dei tantissimi agricoltori e pastori che vogliono ritornare ai propri campi ed ai pascoli.

“Quando la milizia ha attaccato tre villaggi periferici, nel dicembre 2003, circa 9000 persone, delle 14000 che vivevano in quest’area, sono state costrette a fuggire. La milizia ha bruciato tutte le case dei tre villaggi e portato via tutto il bestiame”, dice Mohammed Adam Isag, l’umda o capo di un gruppo di villaggi nei dintorni di Bulbul Dalal Alangra, nello Stato del Darfur meridionale. “Quest’anno molti hanno fatto ritorno, ma altri hanno bisogno di un aiuto per farlo. Nel frattempo i contadini coltiveranno solo le terre vicine ai villaggi per la paura di affrontare lunghe distanze per raggiungere i campi più lontani. Questo ha ridotto enormemente la produzione alimentare”.

Lavorando insieme ad un’organizzazione non governativa la FAO è venuta in aiuto della gente del villaggio, sia dei rimpatriati che di quelli che non sono andati mai via ma che adesso devono dividere il poco che hanno con chi è tornato. Nei campi intorno al villaggio il miglio - la coltura principale - è già alto grazie alle 18 tonnellate di semi consegnati quest’anno. Sono stati forniti anche aratri a traino animale, attrezzi manuali e consulenza agricola.

Nei tre Stati del Darfur la FAO ha aiutato 950.000 persone, tra rimpatriati e rifugiati presso altre comunità, a riprendere ed incrementare la produzione alimentare, e ad affrontare la crisi. Sino ad oggi sono stati consegnati 1500 tonnellate di sementi, 250.000 attrezzi manuali e 6000 aratri.

Eppure la produzione alimentare rimane in crisi secondo Fadul Eldom Ahmed, Direttore dei Servizi Agricoli per il Darfur occidentale, che calcola che solo in questo stato nel 2004 le aree coltivate sono diminuite del 30 per cento rispetto ai livelli normali. Quest’ultimo anno sono calate addirittura del 66 per cento, infatti secondo stime della FAO è coltivato solo il 45 per cento delle terre disponibili.

“Se verrà instaurata la pace nella regione, la maggior parte degli abitanti tornerà a casa e non avremo bisogno di aiuti alimentari, ma di 3000 tonnellate di sementi, di attrezzi e di assistenza tecnica nel solo Darfur occidentale per aiutare le persone a produrre più di prima”, prevede Ahmed.

Nel Darfur ci sono due differenti opinioni. Secondo alcuni la violenza è ancora troppo diffusa per realizzare programmi su vasta scala per rimettere in piedi settori come l’agricoltura e la pastorizia. Altri invece ritengono che l’assistenza d’emergenza e la ricostruzione debbano andare di pari passo.

Demere Seyoum, direttore sul campo di World Relief, un’ONG che lavora con la FAO nella distribuzione di mezzi di produzione agli agricoltori, ritiene che molti di coloro che sono stati costretti ad abbandonare i propri campi vogliano ritornare al più presto “nonostante i rischi”.

“È da un po’ di tempo che gruppi di 10-12 donne percorrono insieme, per proteggersi, quattro, cinque, sei chilometri dai campi profughi ai loro vecchi villaggi distrutti per coltivare i loro campi”, dice. “I rischi ci sono sicuramente – in primo luogo la sicurezza, ma c’è anche il rischio di investire molte energie senza garanzie di avere una contropartita. Ci vuole davvero poco per aiutare questi agricoltori a produrre di più”.

“Siamo convinti che la gente voglia tornare a coltivare e ci dicono che la situazione dal punto di vista della sicurezza sembra vada bene”, afferma Hashim Zakaria, capo del Comitato Popolare Sudanese per il Soccorso e la Ricostruzione nel Darfur meridionale, un’ONG che lavora molto con la FAO. “Ma la comunità internazionale è più interessata a finanziare le operazioni di soccorso”.

Laddove è possibile e le condizioni locali lo permettono, la FAO continua a fornire assistenza agricola d’emergenza a queste popolazioni vulnerabili del Darfur.


Per maggiori informazioni:
Luisa Guarneri
Ufficio Stampa FAO
luisa.guarneri@fao.org
(+39) 06 570 56350
(+39) 348 870 5979

Per maggiori informazioni:

Donatella Ortolano
Ufficio Stampa FAO
donatella.ortolano@fao.org
(+39) 06 570 56524

FAO/Jose Cendon

Darfur meridionale, un profugo in un campo di miglio coltivato con le sementi distribuite dalla FAO

Video

Terra bruciata: la FAO in Sudan (mpg)

FAO/Jose Cendon

Distribuzione di polli alle donne profughe dell’accampamento Otash nel Darfur meridionale, parte di un progetto FAO

FAO/Jose Cendon

Ad El Geneina (Darfur occidentale) le profughe hanno imparato a costruire stufe a risparmio di combustibile

invia quest’articolo
Dateci i mezzi per coltivare le nostre terre – chiedono gli abitanti del Darfur
Con gli aiuti della FAO produzione alimentare in ripresa per 950.000 persone
5 ottobre 2005 – Alle centinaia di migliaia di profughi interni del Darfur devastato dalla guerra non è la volontà a mancare ma i mezzi.
Inserire un indirizzo di email.
Inserire un indirizzo di email valido.
RSS