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Perdura il trend al ribasso per i prezzi dei prodotti agricoli
Positivi e negativi gli effetti sulla sicurezza alimentare dei paesi in via di sviluppo più poveri
Roma/Ginevra, 15 febbraio 2005 – Il perdurare del trend negativo dei prezzi dei prodotti agricoli minaccia la sicurezza alimentare di centinaia di milioni di persone in alcuni dei paesi più poveri, dove la vendita dei prodotti agricoli rappresenta spesso l’unica fonte di entrata, si legge nel nuovo rapporto pubblicato oggi dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), “Lo Stato del mercato dei Prodotti Agricoli 2004 (SOCO 2004)”.

Secondo il rapporto molti produttori nei paesi esportatori si trovano in una situazione senza uscita a causa della loro dipendenza – e pur producendo ed esportando di più, guadagnano meno che in passato.

Nel SOCO 2004 si legge anche che prezzi più bassi per i beni alimentari di base consentono a molti paesi poveri importatori di alimenti ed ai loro consumatori, specialmente nelle aree urbane, di soddisfare il proprio fabbisogno alimentare ad un prezzo più basso, avendo così la possibilità di avere una dieta più nutriente.

Il lento declino dei prezzi dei prodotti agricoli

Nel complesso il trend dei prezzi dei prodotti agricoli è stato negativo dagli anni ‘90 sino al 2001. Tuttavia il rapporto indica che negli ultimi due anni i prezzi sui mercati mondiali sono risaliti, o quanto meno si sono stabilizzati. Non tutti i prodotti però si sono comportati allo stesso modo. Ci sono stati segnali positivi per i cereali, per le colture oleifere, per i prodotti caseari, per le fibre e per le materie prime, mentre i prezzi dei prodotti orticoli sono rimasti più sensibili agli equilibri del mercato ed i prezzi della carne hanno subìto grandi variazioni per il diffondersi di epidemie animali.

La ripresa dei prezzi è stata invece molto più debole nel settore delle bevande tropicali, dello zucchero e delle banane, prodotti dalle cui esportazioni dipendono le economie di molti dei paesi più poveri.

Diversificare la produzione

Nel commentare il SOCO 2004 Hartwig de Haen, Vice Direttore Generale della FAO, Dipartimento Economico e Sociale, ha detto: “Il perdurare del trend negativo dei prezzi, insieme all’accresciuta produttività e produzione dei principali prodotti agricoli per l’esportazione, hanno diviso i paesi in via di sviluppo in due gruppi distinti. Da una parte troviamo quei paesi che sono riusciti ad attenuare la loro dipendenza da uno o due prodotti agricoli, diversificando la produzione verso prodotti agricoli di alto valore commerciale da destinare al mercato estero”.

“Dall’altra, - ha aggiunto de Haen – ci sono i Paesi Meno Sviluppati - dove di solito la maggior parte della produzione e delle esportazioni agricole è assicurata dai piccoli produttori - che non sono stati in grado di mobilitare gli investimenti e la formazione tecnica necessari per indirizzarsi verso nuove colture. Per questi paesi è anche difficile conformarsi ai criteri di qualità e rispettare le rigide scadenze di consegna imposti dalla grande distribuzione dei paesi sviluppati”.

Dipendere da pochi prodotti
In molti paesi in via di sviluppo una grossa quota del commercio estero dipende dall’esportazione di un piccolo numero di prodotti - in alcuni casi di uno solo. Questa concentrazione li lascia esposti alle condizioni sfavorevoli del mercato o del clima. Un periodo di siccità o una caduta dei prezzi sui mercati internazionali prosciuga in poco tempo le riserve di divisa estera, e soffoca la loro capacità di pagare le importazioni di beni primari, affossandoli in breve tempo nel debito.

Sono ben 43 i paesi in cui un singolo prodotto incide per oltre il 20 per cento sul totale delle esportazioni. La maggior parte di questi paesi si trovano nell’Africa sub-sahariana o in America Latina e nei Caraibi, e dipendono dall’esportazione di zucchero, caffè, cotone e banane. Quasi tutti soffrono una situazione di povertà diffusa.

Le distorsioni del mercato

Dal momento che molti di questi paesi dipendono dall’esportazione di prodotti agricoli per finanziare le importazioni di beni alimentari, un calo dei prezzi delle esportazioni rispetto alle importazioni può mettere a repentaglio la sicurezza alimentare. Tuttavia il rapporto prende atto che la stessa spinta al ribasso dei prezzi dei prodotti agricoli potrebbe anche portare ad una riduzione delle tariffe doganali sulle importazioni alimentari dei paesi sviluppati.

“La situazione è esacerbata dalle distorsioni del mercato causate dalle tariffe doganali e dai sussidi dei paesi sviluppati, dalle tariffe doganali dei paesi in via di sviluppo e dalla posizione di potere sul mercato che occupano le grandi compagnie multinazionali nell’offerta di alcuni prodotti”, si legge nel rapporto.

Il rapporto sollecita l’eliminazione di queste distorsioni, ed avverte che tariffe doganali alte e sussidi ai produttori nei paesi sviluppati limitano l’accesso al mercato e spingono i prezzi dei prodotti al ribasso. I mercati dei prodotti agricoli nei paesi sviluppati sono quelli in maggiore espansione, ma il rapporto fa notare che essi sono anche quelli più pesantemente protetti.

Piano d’azione della FAO per combattere l’offerta eccedente

Il SOCO 2004 indica un piano d’azione per combattere i problemi dell’offerta eccedente. Nel rapporto si invita l’Organizzazione Mondiale del Commercio a mettere all’ordine del giorno la riduzione delle tariffe doganali per i prodotti agricoli e la politica di sussidi ai produttori e di aiuti alle esportazioni praticata dai paesi sviluppati. Si chiede anche l’eliminazione dell’indicizzazione delle tariffe doganali, che penalizza l’esportazione dei prodotti lavorati dai paesi in via di sviluppo. Allo stesso tempo, sollecita i paesi in via di sviluppo a ridurre le proprie tariffe doganali per incoraggiare il commercio sud-sud e consentire ai consumatori interni di beneficiare di prezzi più bassi.

Nel rapporto si chiedono misure a sostegno dei Paesi Meno Sviluppati affinché possano sfruttare le opportunità aperte dalla liberalizzazione del commercio, e partecipare in modo più attivo ed efficace ai negoziati sul commercio, e si propone di compensare le economie a basso reddito per tutte le perdite di preferenza commerciale derivate dagli attuali accordi commerciali stabiliti nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Il Rapporto FAO raccomanda maggiori investimenti per aumentare la produttività dei prodotti alimentari destinati al mercato interno dei paesi in via di sviluppo e per promuovere la diversificazione verso esportazioni di prodotti agricoli non tradizionali e di prodotti lavorati. Si auspicano programmi d’assistenza ai coltivatori che facciano da scudo contro le crisi che potrebbero danneggiare i raccolti o indebolire i prezzi, e si propongono indennità contro gli imprevisti climatici, sistemi di prezzi “forward pricing” (sistema mediante il quale si fissa il prezzo di un bene che sarà consegnato e pagato in data futura), e prezzi basati sul mercato come misure tampone per arginare la volatilità inerente ai mercati dei prodotti agricoli.


Per maggiori informazioni:
Luisa Guarneri
Ufficio Stampa FAO
luisa.guarneri@fao.org
(+39) 06 570 56350
(+39) 348 870 5979

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FAO/G. Bizzarri

Prezzi dei prodotti agricoli in ribasso: i paesi poveri esportano di più e guadagnano meno

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Perdura il trend al ribasso per i prezzi dei prodotti agricoli
Positivi e negativi gli effetti sulla sicurezza alimentare dei paesi in via di sviluppo più poveri
15 febbraio 2005 - E' stato pubblicato oggi dalla FAO il nuovo rapporto “Lo Stato del mercato dei Prodotti Agricoli 2004 (SOCO 2004)”.
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