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Influenza aviaria: crescono i timori che possa diffondersi in altri paesi africani
Programmi di indennizzo per incoraggiare i contadini poveri a segnalare nuovi casi con tempestività
Roma, 17 febbraio 2006 - La FAO ha espresso oggi la sua crescente preoccupazione che il virus dell’influenza aviaria H5N1 possa diffondersi in altri paesi dell’Africa occidentale, a seguito della scoperta del virus in Nigeria la scorsa settimana.

“Si devono fornire incentivi ai contadini poveri per segnalare immediatamente il sospetto di focolai tra i loro polli, e scoraggiarli dal precipitarsi a venderli ai primi segni di malattia”, ha detto Joseph Domenech, Veterinario Capo della FAO, al momento in Nigeria con una missione congiunta FAO/OIE (Organizzazione Mondiale per la Salute Animale).

Il paese che desta maggiori preoccupazione è il Niger che confina con le zone della Nigeria dove si sono sviluppati i focolai, e dove oltre due milioni di persone già soffrono di grave carenza alimentare.

“L’influenza aviaria altamente patogena rappresenta un serio rischio per i paesi dell’Africa occidentale. Se si dovesse sviluppare un’epidemia tra i polli al di fuori della Nigeria, gli effetti sarebbero disastrosi per le condizioni di vita e la sicurezza alimentare di milioni di persone”, ha aggiunto Domenech.

L’agenzia fa notare che in Asia i costi dell’influenza aviaria sono stati enormi. Dai primi focolai segnalati nel 2003, circa 200 milioni di polli domestici sono morti o sono stati abbattuti per contenere la diffusione del virus. La perdita in termini economici per i paesi asiatici colpiti è stata stimata intorno a 10 miliardi di dollari.

Necessarie urgenti misure di prevenzione

A differenza dell’Europa, dove la maggior parte della produzione avicola è organizzata in grandi allevamenti commerciali, in Africa il pollame è allevato per lo più a livello familiare, fattore che ne rende molto più difficile il controllo. Sono essenziali, secondo la FAO, vaste campagne di sensibilizzazione, per informare la popolazione sulle pratiche di allevamento sicure e su come migliorare le norme igieniche.

“La popolazione deve essere informata sull’importanza di basilari norme igieniche, come lavarsi le mani dopo aver toccato il pollame e disinfettare stivali o scarpe prima di entrare in un allevamento ed uscirne; le persone dovrebbero anche essere al corrente sull’opportunità di tenere i polli sotto coperture per evitare qualsiasi contatto con i volatili selvatici; e non mischiare i polli con altre specie animali, ad esempio le anatre”, ha detto Juan Lubroth, Esperto Senior della Divisione Produzione e Salute Animale della FAO.

La FAO ha raccomandato alle autorità veterinarie nigeriane di procedere all’abbattimento controllato e ad un’eliminazione corretta delle carcasse, e di controllare strettamente i movimenti di persone ed animali da e verso le aree infette.

Molti paesi tra cui il Senegal, la Guinea, la Sierra Leone e la Mauritania hanno preparato piani di contingenza. “Questi piani e le operazioni sul campo devono avere l’appoggio più completo dei governi nazionali, con la partecipazione del settore privato. La comunità internazionale deve continuare a fornire la consulenza tecnica e le risorse finanziarie”, ha aggiunto Lubroth.

Nel corso della Conferenza dei Donatori, che si è svolta a Pechino lo scorso gennaio, la comunità internazionale si è impegnata per un totale di 1,9 miliardi di dollari. Le stime della Banca Mondiale dicono che, nel caso di una pandemia umana di influenza aviaria causata da una mutazione del virus, i costi per l’economia mondiale sarebbero di circa 800 miliardi di dollari l’anno.
Per maggiori informazioni:
Luisa Guarneri
Ufficio Stampa FAO
luisa.guarneri@fao.org
(+39) 06 570 56350
(+39) 348 870 5979

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FAO/P.Ekpei

Kano, Nigeria, 11 febbraio 2006: Migliaia di polli vengono abbattuti.

FAO/P. Ekpei

Il virus altamente patogeno dell'influenza aviaria rappresenta una grave minaccia per l'Africa occidentale.

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17 febbraio 2006 - Crescente preoccupazione che il virus dell’influenza aviaria H5N1 possa diffondersi in altri paesi dell’Africa occidentale. Gli effetti sarebbero devastanti.
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