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Imbarcazioni di cattiva qualità compromettono la ripresa post-tsunami
Molte delle nuove barche sono inferiori alla norma e dovranno essere sostituite
Roma 28 marzo 2006 - La FAO ha oggi di nuovo fatto appello alle autorità dei paesi colpiti dallo tsunami affinché raddoppino l’impegno per assicurare che le imbarcazioni costruite per sostituire quelle distrutte dallo tsunami rispondano a criteri minimi di sicurezza.

L’agenzia dell’ONU ha fatto appello anche a tutte le organizzazioni coinvolte nella ricostruzione affinché prestino maggiore attenzione alla sicurezza ed alla qualità dei natanti costruiti e prendano provvedimenti per migliorarne il livello e, se necessario, sostituiscano del tutto quelli già in funzione.

Sebbene non siano disponibili dati ufficiali, le indagini del personale FAO sul campo indicano che molte delle imbarcazioni costruite dopo il disastro sono di qualità molto scadente e non conformi alle norme.

In Indonesia si stima che a causa dello tsunami siano andati perduti circa 7.600 pescherecci. Un numero non precisato dei circa 6.500 sinora costruiti, è pericoloso e presenta rischi per la navigazione.

A Sri Lanka, dove lo tsunami ha distrutto circa 19.000 barche, alla fine del novembre 2005 ne erano state sostituite oltre 13.000. La FAO stima che circa il 20 per cento – all’incirca 2.500 natanti – non sono in condizioni di affrontare la navigazione.

Il problema, secondo la FAO, riguarda sia le barche di legno che quelle in fibra di vetro. Alcune sono semplicemente non abbastanza sicure, mentre altre essendo di cattiva qualità si deterioreranno molto più velocemente di quelle costruite a norma.

“La pesca è di già una delle attività più rischiose al mondo, lavorare in mare aperto con un'imbarcazione non regolamentare raddoppia il pericolo”, dice Jeremy Turner del Dipartimento Pesca della FAO.

“Un altro grosso problema – aggiunge – è che in molti casi queste barche dovranno essere sostituite entro i prossimi due anni. E quando, passata l’emergenza, gli aiuti umanitari saranno indirizzati altrove, i pescatori locali saranno lasciati da soli a pagarne le conseguenze”.

Mancanza di norme e competenza tecnica

In molti dei paesi colpiti dallo tsunami non esistono regolamentazioni in materia di costruzione di piccole imbarcazioni e per di più molti dei costruttori più esperti sono morti nel disastro. Quando le ONG e le altre organizzazioni si sono mobilitate per aiutare i pescatori a riprendere l’attività, hanno commissionato una grande quantità di nuove barche, e a volte da costruttori improvvisati.

“Dopo il disastro sono sorti cantieri navali come funghi, ma non tutti i costruttori erano qualificati. Improvvisamente perfino mobilieri si sono messi a fare barche”, dice Turner.

“Tutti hanno agito in buona fede, cercando di fare del proprio meglio per ricostruire le barche nel più breve tempo possibile e aiutare i pescatori locali a riprendere presto l’attività”, precisa Turner. “È che, molto più semplicemente, molte organizzazioni non hanno la competenza richiesta per assicurare che le barche siano conformi alle norme”.

Cantieri e corsi di formazione della FAO

L’agenzia ha pubblicato un manuale in indonesiano su come costruire correttamente, che viene adesso usato dai costruttori di Aceh e di altre zone colpite. Nella stessa provincia ha inoltre organizzato una serie di workshop nei quali 42 operai locali specializzati hanno lavorato con un qualificato ed esperto costruttore navale della FAO su differenti tipi di barche, imparando nuove tecniche e principi di costruzione e di design moderni.

La FAO lavora con le comunità locali di pescatori in Indonesia, per promuovere l’impiego di legno di migliore qualità, di bulloni e giunti di metallo e di tecniche di costruzione e di conservazione del legno più idonee.

Nelle Maldive 40 persone, tra costruttori ed ispettori navali, hanno partecipato ai workshop della FAO sulla costruzione di imbarcazioni in fibra di vetro.

Norme di sicurezza

Il Dipartimento Pesca della FAO collabora inoltre con le autorità nazionali nella stesura di norme di sicurezza a cui attenersi nella costruzione di imbarcazioni di piccole dimensioni.

A Sri Lanka, le nuove norme per le barche in fibra di vetro, redatte con la consulenza tecnica della FAO, sono in fase di approvazione finale da parte degli organi competenti; l’agenzia è impegnata anche in Indonesia per lo sviluppo di norme simili per i natanti di legno.

“L’obiettivo finale è quello di avere regolamenti e norme on-line e di farli applicare, affinché solo le imbarcazioni di buona qualità possano essere registrate ed ottenere la licenza per la pesca”, dice Turner. “Nel frattempo speriamo che le autorità trovino il modo di ispezionare le barche di nuova costruzione e vigilare affinché le barche che non rispondono a basilari norme di sicurezza siano aggiustate o distrutte, e che tutti quelli che ne sono responsabili se ne assumano l’onere”.

Contact:
George Kourous
Ufficio Stampa FAO
george.kourous@fao.org
(+39) 06 570 53168
(+39) 348 141 6802

Per maggiori informazioni:

George Kourous
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FAO/P. Singh

Maldive: ultimi ritocchi ad una barca di fibra di vetro costruita con l’assistenza della FAO.

FAO/A. Berry

Un cantiere navale nella provincia di Aceh in Indonesia.

FAO/P. Singh

Un numero imprecisato di costruttori navali hanno perso la vita a causa dello tsunami.

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