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Si conclude la riunione FAO sul commercio ittico mondiale
Nuove norme per le importazioni al centro del dibattito
Santiago di Compostela/Roma, 5 giugno 2006 - Si è conclusa venerdì scorso la 10a sessione della Sotto-Commissione sul Commercio Ittico della FAO (30 maggio–2 giugno). La discussione tra i delegati dei 61 paesi partecipanti si è incentrata sulla questione, sempre più complessa, di una gestione responsabile del commercio ittico mondiale.

Le questioni più dibattute sono state quelle relative alle nuove normative di sicurezza, di qualità, di rintracciabilità del pescato e di eco-etichettatura, che sempre più diffusamente sono imposte alle importazioni di pesce dalle autorità e dai dettaglianti dei paesi sviluppati.

I paesi in via di sviluppo hanno fatto notare come spesso l’adeguamento a queste normative implichi uno sforzo tecnico e finanziario enorme, specialmente perché esse non sono dappertutto uguali, ma variano da mercato a mercato.

“Tutte le delegazioni sono state concordi nell’affermare l’importanza della sicurezza del consumatore e della necessità di portare sul mercato prodotti provenienti da sistemi di pesca sostenibili”, spiega il peruviano Jorge Zuzunaga, presidente di turno della riunione. “È solo che, per dirla con le parole di un delegato, esiste “uno spropositato numero” di norme differenti che possono creare confusione e problemi, specialmente per quei paesi dove la produzione è su piccola scala”.

Assistere i paesi in via di sviluppo

I paesi in via di sviluppo dipendono fortemente dalle esportazioni di pesce verso i paesi industrializzati. Oltre a creare occupazione, esse rappresentano spesso la fonte principale di valuta estera. Gli utili netti provenienti dal commercio ittico per i paesi in via di sviluppo sono stimati intorno a 20 miliardi di dollari l’anno.

“Ci sono due questioni da affrontare", commenta Grimur Valdimarsson, Direttore della Divisione industrie ittiche della FAO. “Innanzi tutto, bisogna assicurarsi che le norme sulle importazioni siano eque ed abbiano un fondamento scientifico; secondo, occorre aiutare i paesi in via di sviluppo con risorse e conoscenza tecnica per far sì che siano in grado di soddisfarle”.

Dopo aver fatto notare che la maggior parte del pesce che si consuma nel mondo è pescato nei paesi in via di sviluppo, ha aggiunto che la FAO vorrebbe vedere un maggior numero di paesi importatori fornire questo tipo d’aiuto.

L’avvenire della pesca è oggi

Secondo Valdimarsson, dalla discussione è emerso che vi è una crescente presa di coscienza tra i paesi esportatori della necessità irrimandabile di una più rigorosa gestione delle risorse per garantire la sostenibilità della pesca ed il futuro delle esportazioni.

Gli studi di valutazioni della FAO sugli stock ittici selvaggi indicano che su 600 grandi gruppi di specie commerciali monitorati dall’agenzia, il 25 per cento sono sovrasfruttati o impoveriti o sono in via di ricostituzione.

“I paesi qui riuniti sono stati unanimi nel condannare lo sfruttamento eccessivo e l'impoverimento degli stock", ha aggiunto Valdimarsson. “Il calo delle risorse è fortemente negativo per coloro che dipendono dalla pesca per vivere”.

Secondo la FAO sono circa 200 milioni le persone che al mondo dipendono per vivere, totalmente o in parte, dal settore ittico e dalle industrie ad esso relative.

Continuare la discussione sulle linee guida proposte

Queste ed altre questioni saranno al centro dei negoziati che seguiranno per decidere nuove normative per un commercio ittico responsabile, la cui bozza è stata presentata dalla FAO la scorsa settimana.

Nonostante i paesi presenti abbiano concordato sulla necessità di direttive volontarie, che garantiscano che il commercio ittico non metta a repentaglio le risorse, non sono giunti alla loro approvazione formale. Hanno invece stabilito di lavorare ancora su questo pacchetto di norme affinché riescano a riflettere i cambiamenti in atto nei regimi internazionali che governano il commercio ittico.

Accordo di collaborazione FAO/CITES

La Sotto-Commissione ha anche approvato un protocollo d’intesa tra la FAO e la Convenzione sul Commercio Internazionale delle specie di Fauna e Flora selvatiche Minacciate d’estinzione (CITES). L'accordo stabilisce un meccanismo mediante il quale la FAO fornirà al CITES raccomandazioni tecniche ogniqualvolta la Convenzione pensi di aggiungere una specie ittica di valore commerciale alla sua lista di specie soggette a restrizioni commerciali perché a rischio estinzione.

La Sotto-Commissione della FAO è uno dei pochi fori internazionali dedicati specificatamente al dibattito sul commercio mondiale di pesce. Alla riunione di quest’anno hanno partecipato 124 delegati in rappresentanza di 61 paesi, 7 organizzazioni intergovernative e 13 ONG.
Per maggiori informazioni:
Luisa Guarneri
Ufficio Stampa FAO
luisa.guarneri@fao.org
(+39) 06 570 56350
(+39) 348 870 5979

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(+39) 06 570 56350
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FAO/Sustainable Fisheries Livelihood Programme

La maggior parte del pesce consumato nel mondo proviene dai paesi in via di sviluppo

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