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Virus H5N1: il Caucaso ed i Balcani ad alto rischio
L’epidemia continua a propagarsi in Africa, in Asia e nel Vicino Oriente
Roma, 21 Agosto 2006 – Il virus mortale dell’influenza aviaria H5N1 continua a rappresentare un pericolo per la popolazione, gli animali e l’economia di un numero crescente di paesi, secondo la FAO, nonostante il successo degli interventi condotti in diverse nazioni per contenere la propagazione del virus.

Sebbene la presenza della malattia sia attualmente confermata in circa 55 paesi di Africa, Asia ed Europa, rispetto ai 45 dell’aprile scorso, nella maggior parte delle nazioni l’andamento del contagio nel pollame è rallentato, secondo le informazioni di cui dispone la FAO grazie alla sua attività di vigilanza. Ciò è dovuto ai programmi ed ai progetti volti ad incrementare la sorveglianza ed a rafforzare i servizi veterinari, ed in alcuni casi alle campagne di vaccinazione attuate.

Il virus mortale continua a diffondersi in Asia, in particolar modo in Indonesia, dove è stata confermata la morte per influenza aviaria di 45 persone. Di recente si sono, inoltre, verificati nuovi focolai epidemici in Tailandia e la presenza della HPAI (l’influenza aviaria altamente patogena, dall’acronimo inglese) è stata confermata in un allevamento nel Laos.

La HPAI costituisce un problema anche in alcuni paesi africani, tra cui la Costa d’Avorio e la Nigeria, dove il Sistema Preventivo di Emergenza della FAO riferisce di focolai epidemici in alcuni allevamenti nei pressi di Abeokuta, la capitale dello Stato di Ogun, nella Nigeria sud-occidentale.

Caucaso e zona meridionale dei Balcani ad alto rischio

“In Europa, riteniamo che la zona meridionale dei Balcani ed il Caucaso siano ad alto rischio di H5N1”, ha affermato Juan Lubroth, capo del Sistema Preventivo di Emergenza contro le Malattie Animali Transfrontaliere della FAO. “La regione non solo costituisce un’importante zona di sosta per gli uccelli migratori, ma la produzione avicola è perlopiù di tipo rurale e familiare ed in essa la biosicurezza e le ispezioni rigorose trovano scarsa applicazione. In Romania è ancora troppo presto per dire se la situazione si sia stabilizzata”.

I cadaveri di due gatti ritrovati ad Erbil, in Iraq, dove 51 polli sono morti, sono risultati positivi ad un ceppo del virus H5N1 scoperto per la prima volta verso la metà del 2005 in alcuni uccelli migratori presso il lago di Qinghai, nella Cina occidentale. In base ad un rapporto della FAO sulla situazione della HPAI, si tratta della prima segnalazione di un virus simile a quello di Qinghai scoperto in gatti domestici.

Rafforzare i servizi veterinari

“Non prevediamo di eliminare il virus H5N1 da eventuali serbatoi negli uccelli selvatici, ma possiamo contenerlo e controllarlo pienamente nel settore avicolo, e questa è la migliore garanzia di cui disponiamo che non muterà in un virus facilmente trasmissibile tra gli esseri umani”, dice Joseph Domenech, Capo del Servizio Veterinario della FAO. “Ma, proprio come una catena ha un anello debole, nella lotta mondiale per contenere l’H5N1 dobbiamo trovare gli anelli deboli e rafforzarli. Ciò implica il potenziamento dei servizi veterinari e di laboratorio nei paesi più poveri del mondo, dove i servizi pubblici soffrono di una generale carenza di fondi”, continua Domenech.

“E’ per questo motivo che la FAO insiste tanto sulla necessità di migliorare i servizi veterinari e di laboratorio; grazie ai contributi dei donatori, l’Agenzia è in grado di rispondere alle necessità dei paesi colpiti e di quelli a rischio sul breve periodo, ma questo impegno deve essere mantenuto sul lungo periodo per poter rafforzare i servizi veterinari e ripristinare il settore della produzione animale e l’industria alimentare", aggiunge Domenech.

“Allo stesso tempo è necessaria un’impostazione più orientata allo sviluppo per risolvere le limitazioni strutturali ed istituzionali”.

Finanziamenti sul lungo periodo

La FAO ha ricevuto dai paesi donatori finanziamenti per un ammontare considerevole, che sono stati d’aiuto all’Organizzazione per rallentare e contenere la diffusione della HPAI. (Per i contributi dei donatori si veda il link a destra). Ma, secondo la FAO, la lotta contro la HPAI richiede interventi ampi e coordinati a livello locale, nazionale ed internazionale per diversi anni, per poter sconfiggere questa malattia animale ed evitare un’eventuale pandemia di influenza umana, e per far ciò bisogna disporre di finanziamenti sul lungo periodo”.

“Il modo più sicuro per contenere il virus H5N1”, dichiara Lubroth, “consiste nell’individuazione precoce, nella risposta rapida e in un’informazione trasparente sui focolai epidemici a livello internazionale”.

Dal 2002, il virus ha ucciso 141 persone in tutto il mondo. Secondo l’OMS, nel 2006, 64 persone sono morte a causa del virus, contro le 41 del 2005.

Più di 220 milioni di uccelli sono morti in conseguenza del virus o sono stati abbattuti per arrestarne la diffusione.

L’H5N1 continua a propagarsi attraverso gli scambi commerciali ed i trasporti

Nonostante il successo degli interventi di contenimento in diversi paesi, il virus si è diffuso dall’Estremo Oriente all’Europa, al Vicino Oriente ed all’Africa. Molti esperti veterinari ritengono che in un primo momento esso si propaghi tramite gli uccelli selvatici, e che poi molto spesso, una volta raggiunto un nuovo paese, si diffonda attraverso il commercio ed il trasporto di prodotti avicoli.

E’ per questo motivo che la FAO, in stretta collaborazione con l’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (OIE), raccomanda ai paesi di concentrare le azioni di contenimento sulle attività umane, come l’avicoltura, il commercio dei prodotti avicoli ed i mercati di pollame vivo, che non rappresentano solo le attività attraverso cui il virus più probabilmente si propaga, ma sono anche quelle che possono essere ispezionate, tenute sotto controllo e di cui si può migliorare la sicurezza.

FAO e OIE al lavoro

Se poco si può fare per controllare i movimenti degli uccelli selvatici, è ormai un fatto assodato che sia necessario tenere i volatili domestici lontani dagli uccelli selvatici e l’impegno profuso in questa direzione è, secondo la FAO, molto ampio.

La FAO e l’OIE sono al lavoro per rafforzare i servizi veterinari in tutto il mondo, in modo da combattere l’influenza aviaria e numerose malattie animali transfrontaliere che minacciano i mezzi di sussistenza delle popolazioni e perfino le economie nazionali.

Per lottare contro la malattia, la FAO ha ricevuto finora 67,6 milioni di dollari ed ha sottoscritto accordi con i donatori per circa 29 milioni di dollari, mentre sono state annunciate donazioni per altri 25 milioni di dollari. La FAO ha erogato circa 32,5 milioni di dollari da quando, alla Conferenza dei Donatori di Pechino del gennaio 2006, i paesi si sono impegnati a destinare 1,9 miliardi di dollari a favore di programmi nazionali, regionali e mondiali volti a combattere l’influenza aviaria ed a scongiurare un’eventuale pandemia umana.

Ulteriori sovvenzioni, il cui ammontare dipenderà dall’evolversi della situazione e dalle dimensioni dei programmi nazionali che la FAO sarà chiamata a mettere in atto, si renderanno necessarie per l’assistenza diretta che l’Organizzazione fornisce ai paesi colpiti, a quelli a rischio ed a quelli in cui il virus è stato riscontrato più recentemente.

Per maggiori informazioni:
John Riddle
Ufficio Stampa FAO
John.riddle@fao.org
(+39) 06 570 53259
(+39) 348 257 2921

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John Riddle
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john.riddle@fao.org
(+39) 06 570 53259
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Tarik Tinazay/WPN for FAO

Persistenza della minaccia dell’influenza aviaria

Documenti

Contributi dei donatori (in inglese)

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