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Controlli più rigorosi nei porti per combattere la pesca illegale
La FAO organizza seminari per aiutare i paesi in via di sviluppo a porre fine a tale pratica
28 Agosto 2006, Roma - In un porto affollato, un ispettore in uniforme sale sulla passerella di un’imbarcazione segnata dalla ruggine attraccata al molo.

L’equipaggio osserva in silenzio. Nel cielo volteggia un chiassoso stormo di gabbiani. Il vento trasporta l’odore delle esalazioni del diesel e le grida di alcuni operai che caricano tonno appena pescato su un camion pieno di ghiaccio più in là sul molo.

L’ispettore si sposta al centro della nave, dove c’è un grande boccaporto di metallo, ben chiuso. Gesticola in direzione dell’equipaggio, che si precipita ad aprirlo. L’ispettore si sporge in avanti, guarda dentro, e nell’oscurità brilla...

...una montagna di pesce argentato.

Sardine, per la precisione. Tutto in regola: il contenuto della stiva corrisponde a quanto riportato sul giornale di bordo ed a ciò che l’imbarcazione ha comunicato via radio alle autorità portuali nel chiedere il permesso di attraccare.

L’ispettore ne prende nota e passa ad esaminare i permessi dell’imbarcazione.

Controlla anche l’attrezzatura da pesca. L’imbarcazione ha dichiarato di aver pescato in acque per le quali la normativa esige che l’attrezzatura sia di un certo tipo e misura per evitare la cattura dei pesci più giovani e di piccole dimensioni che debbano ancora riprodursi. In questo modo gli stock riproduttivi locali vengono protetti, e quindi le risorse ittiche dovrebbero rimanere di dimensioni abbondanti e stabili.

Scene come questa ipotizzata si verificano quotidianamente nei porti di tutto il mondo - ma non con la frequenza che la FAO riterrebbe opportuna.

Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite, il futuro del settore della pesca - che produce ogni anno più di 105 milioni di tonnellate di cibo, dà lavoro a circa 40 milioni di persone e genera redditi da esportazione determinanti per molti paesi in via di sviluppo - dipende in buona parte dall’attuazione di controlli più rigorosi ed efficaci nei porti.

Tali controlli costituiscono, infatti, uno dei modi migliori per combattere la cosiddetta pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU, dall’acronimo inglese): pescare senza autorizzazione, catturare specie protette, usare tipi di attrezzatura illegali o non rispettare le quote di pesca autorizzate, per citare le infrazioni più comuni.

"La pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, ostacolandone la gestione responsabile, compromette la produttività della pesca - o la porta al collasso. E questo è un problema per chi dipende da essa per alimentarsi o avere un reddito", afferma David Doulman, un esperto di pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata della FAO.

"L’idea alla base dei controlli sulla gestione non è quella di reprimere la pesca, ma di tutelarla, di esercitarla in modo sostenibile, affinché tra 100 anni ci sia ancora un’industria ittica mondiale", aggiunge.

Incrementare le misure di sicurezza nei porti, una regione alla volta

La pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata è un problema soprattutto per il mondo in via di sviluppo, dove la limitatezza dei fondi e delle competenze si traduce in una sorveglianza delle attività di pesca nelle acque costiere spesso lassista ed in controlli portuali poco incisivi, offrendo un conveniente punto di accesso per il pesce catturato illegalmente.

"Questi paesi hanno bisogno di persone più preparate, di attrezzature migliori, e di maggiori finanziamenti per il monitoraggio, il controllo e la sorveglianza della pesca - attività che chiamiamo MCS", afferma Judith Swan, anche lei del Dipartimento Pesca della FAO.

"La sorveglianza sul molo è importante, dobbiamo tenere i pescatori illegali lontano dai porti in cui si fermano per rifornirsi di carburante, caricare provviste, fare riparazioni o scaricare il pescato, quelli che ora sono più comunemente noti come ‘porti di comodo’", sottolinea.

Per questo il Dipartimento Pesca della FAO, tramite il suo Programma FishCode, sta organizzando in diverse regioni del mondo una serie di seminari pratici rivolti alle autorità del settore della pesca, allo scopo di rafforzarne le strategie per il controllo della pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata e di istruirle nelle pratiche migliori per l’ispezione delle barche da pesca. I seminari intendono, inoltre, migliorare la comunicazione tra le autorità a livello regionale, per far sì che esse possano scambiarsi informazioni ed allertarsi a vicenda sui trasgressori recidivi.

Il primo seminario, finanziato dal governo svedese ed organizzato in collaborazione con l’Agenzia per la Pesca del Forum delle Isole del Pacifico, si tiene questa settimana nelle Fiji.

Prima di questo evento, la FAO ha condotto uno studio sulla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata e sui controlli da parte dello Stato di approdo in vigore nella regione delle Isole del Pacifico. I partecipanti al seminario riesamineranno ed aggiorneranno questa documentazione ed insieme, nonché con il personale della FAO e con altri esperti, lavoreranno per individuare le aree in cui apportare miglioramenti e le possibilità di armonizzare le norme di controllo nella regione.

"Si tratta di un’iniziativa mai realizzata prima. C’è davvero bisogno di un programma di seminari come questo - i controlli da parte dello Stato di approdo sono molto importanti per eliminare la pesca illegale”, dichiara Judith Swan. "Stiamo ricevendo richieste da ogni parte del mondo per tenere altri seminari".

Al momento, tuttavia, i finanziamenti a disposizione per questi ultimi sono limitati; la FAO sta cercando ulteriori sovvenzioni dai paesi donatori.

La FAO indica la strada

Per migliorare le misure di ispezione da parte dello Stato di approdo, nel 2005 la FAO ha predisposto uno schema di riferimento che indica i provvedimenti che dovrebbero essere adottati per potenziare i controlli nei porti e contrastare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata.

"Lo schema funge da guida e fissa la normativa minima per i paesi che intendono mettere in atto nuovi controlli da parte dello Stato di approdo o rafforzare quelli già in vigore", afferma Judith Swan.

Lo schema di riferimento della FAO prevede, inoltre, la formazione degli ispettori per migliorarne l’efficienza ed armonizzare i controlli e le procedure per la stesura dei rapporti tra i paesi, allo scopo di facilitare la condivisione delle informazioni sui trasgressori. Questo permetterebbe alle autorità di condurre una verifica sul passato delle imbarcazioni che chiedono il diritto di attraccare; quelle sulla lista nera perché coinvolte in attività di pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata verrebbero respinte.

"Man mano che i porti amplieranno le loro funzioni ed impiegheranno persone più preparate per svolgere le loro operazioni, e che gli organismi regionali per la pesca metteranno in comune le informazioni disponibili sulle attività illegali, chi compie atti di pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata sarà costretto a percorrere distanze sempre maggiori in cerca di porti di comodo che li accettino”, spiega Judith Swan. "Avendo sempre meno possibilità di accesso ai servizi portuali - ed ai mercati raggiunti tramite i porti - i profitti diminuiranno, e gli incentivi a continuare l’attività illegale cominceranno a svanire. Dobbiamo colpire chi esercita la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata nei guadagni e questo è uno dei mezzi più efficaci per farlo".


Contact:
George Kourous
Ufficio Stampa FAO
george.kourous@fao.org
(+39) 06 570 53168
(+39) 348 141 6802

Per maggiori informazioni:

George Kourous
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FAO

Le ispezioni in porto agiscono da deterrente per la pesca illegale.

Un vantaggio per tutti

Sia nell’ambito dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che in una recente riunione ad alto livello dell’ONU sugli stock ittici mondiali, la comunità internazionale ha appoggiato l’idea di stabilire a livello mondiale norme per i controlli nei porti basate sullo schema di riferimento della FAO.

Nel Pacifico, dove la FAO tiene questa settimana un seminario sui controlli contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, i paesi facenti parte della Commissione per la Conservazione e la Gestione degli Stock Ittici Altamente Migratori dell’Oceano Pacifico Centrale ed Occidentale (WCPFC) hanno già convenuto di istituire controlli standard comuni da parte dello Stato di approdo che si fondino sullo schema di riferimento della FAO.

"Disporre di una maggiore cooperazione a livello internazionale e regionale, che armonizza le misure di controllo tra le autorità portuali, significa rafforzare la gestione della pesca a beneficio di tutti, al di là di quello che possono fare i singoli paesi individualmente", osserva Judith Swan, del Dipartimento Pesca della FAO.

Video

Video: Combattere la pesca illegale mediante i controlli da parte dello Stato di approdo | 92 mb | inglese (mpg)

FAO/21972/G. Bizzarri

Porto di Agadir, Marocco: un ispettore misura le maglie di una rete da traino.

FAO

Alcuni ispettori controllano che il pesce sia delle dimensioni minime consentite.

FAO

La condivisione delle informazioni tra paesi può contribuire a moltiplicare ovunque le azioni contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata.

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