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Le nuove norme commerciali gioveranno ai paesi in via di sviluppo?
La FAO chiede flessibilità per tener conto dei bisogni dei paesi poveri
Ginevra/Roma, 11 aprile 2007 - La riforma multilaterale della politica commerciale agricola mira a stimolare gli scambi e la crescita economica, ma tutte le nuove norme commerciali dovranno essere compatibili con l'obiettivo di Sviluppo del Millennio numero 1 di dimezzare entro l’anno 2015 la proporzione delle persone che soffrono la fame e vivono in condizioni di povertà estrema, ha avvertito la FAO nel suo rapporto annuale The State of Agricultural Commodity Markets 2006 – SOCO 2006 (Lo Stato del Mercato dei Prodotti Agricoli), presentato oggi a Ginevra.

Nel corso della conferenza stampa al Palais des Nations, David Hallam, responsabile del servizio Politiche Commerciali della FAO ha detto: “Alcuni paesi in via di sviluppo, sostenuti da strutture economiche adeguate, con una buona dotazione di risorse naturali ed un corretto orientamento commerciale, sono già altamente competitivi per quanto riguarda l’esportazione dei loro prodotti agricoli". Questo gruppo di paesi esportatori più avanzati e competitivi sono già oggi in grado di cogliere i benefici della liberalizzazione del commercio mondiale”.

Secondo il rapporto FAO, “molti paesi a basso reddito, specialmente nell’Africa sub-sahariana, sono invece in una posizione meno favorevole per trarre beneficio nel breve e medio periodo da un maggiore accesso ai mercati d’esportazione e da una maggiore apertura dei propri mercati nazionali. In che misura ciò possa avvenire dipenderà dalla loro struttura economica, dalla loro competitività e dalla loro capacità di rispondere agli incentivi di un nuovo mercato”.

Preoccupazioni per i paesi in via di sviluppo

Sullo sfondo della ripresa dei negoziati multilaterali - il Doha Round - il nuovo rapporto della FAO esamina i principali elementi che sarebbero necessari perché il commercio mondiale possa migliorare la competitività del settore agricolo dei paesi in via di sviluppo e non rappresenti invece una minaccia alle loro fragili economie.

”Non solo alcuni paesi in via di sviluppo non trarranno alcun beneficio dalla liberalizzazione del commercio, ma in alcuni casi ne potrebbero risentire molto negativamente. Ed è questo il motivo per il quale, e non desta sorpresa, vedono la liberalizzazione come una minaccia alla loro produzione nazionale ed alla sicurezza alimentare della popolazione”, ha aggiunto Hallam. Con la riduzione delle tariffe le derrate importate rappresentano una maggiore competizione per i prodotti locali e per i sistemi produttivi nazionali che contribuiscono in modo significativo alla disponibilità alimentare. Reddito ed occupazione rurale potrebbero risentirne pesantemente e non essere pronti a tener testa a questa sfida.

La sicurezza alimentare innanzitutto

Secondo il rapporto, la maggior parte dei paesi concorda sulla necessità di raggiungere un accordo che possa portare ad un commercio agricolo meno distorto e fornire una via d’uscita alle difficoltà attuali. Questo accordo è particolarmente importante per i paesi in via di sviluppo che dipendono dall'esportazione dei prodotti agricoli per le proprie strategie di sviluppo e di riduzione della povertà. Ma, allo stesso tempo, c'è “ampio consenso che le regole del sistema commerciale internazionale dovrebbero tenere in considerazione le priorità dei paesi poveri per quanto riguarda lo sviluppo e la sicurezza alimentare”.

La sicurezza alimentare sostenibile dipende dalla maggiore produttività della produzione alimentare locale, ed i paesi in via di sviluppo devono poter avere la flessibilità necessaria per creare le condizioni politiche che facilitino questo processo, continua il rapporto.

Serve flessibilità

“È chiaro che sarà necessario consentire ai paesi una certa flessibilità nell’attuazione delle nuove regole commerciali. Dovranno anche essere aiutati, almeno nel breve termine, ad adattarsi alla nuova realtà commerciale creata dalla liberalizzazione degli scambi”, avverte Hallam, aggiungendo “nel linguaggio dell’Organizzazione Mondiale del Commercio questi paesi necessitano di un trattamento speciale e differenziato”.

Il rapporto chiede misure che consentano che i benefici potenziali derivanti dalla riforma del commercio siano condivisi da tutti e nel modo più equo possibile. “La FAO è impegnata ad assistere i paesi a migliorare la propria produttività e competitività”, ha detto Hallam. La FAO ha fornito e continua a fornire ai paesi in via di sviluppo consulenza sulle politiche e programmi di formazione per metterli in grado di difendere meglio i propri interessi nei negoziati commerciali.

Questo nuovo rapporto intende sensibilizzare e far riflettere sull’interesse che hanno i paesi in via di sviluppo nel Doha Round concentrando l'attenzione sulle questioni dell'accesso al mercato e delle misure necessarie per far sì che la riforma della politica commerciale contribuisca veramente alla riduzione della povertà e dell’insicurezza alimentare.

“Alla fine il solo metro reale per giudicare il successo dei negoziati multilaterali del commercio del WTO, sarà il loro contributo alla riduzione della fame e della povertà nel mondo.”

Per maggiori informazioni:
Pierre Antonios
Ufficio stampa FAO
pierre.antonios@fao.org
(+39) 06 570 53473
(+39) 348 252 3807

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(+39) 06 570 53473
(+39) 348 252 3807

FAO/14800/A. Conti

Le nuove regole del commercio devono tenere conto dei bisogni dei paesi poveri.

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