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Sempre più famiglie hanno introiti extra agricoli
Ma la mancanza di specializzazione fa sì che l’agricoltura continui ad essere la fonte primaria di reddito
Roma, 5 giugno 2007 - Sempre più famiglie rurali ricavano reddito da attività extra agricole, per esempio dal commercio, dal terziario o dalle rimesse degli emigranti. Tuttavia, gli introiti da agricoltura continuano ad essere la fonte primaria di sussistenza per il 90 per cento delle famiglie rurali, specialmente quelle povere, secondo uno studio della FAO, pubblicato oggi in occasione di un seminario sul reddito rurale.

Il rapporto Rural Income Generating Activities: A Cross Country Comparison (RIGA), è parte di un progetto più ampio sulle attività che generano reddito a livello rurale. Si fonda su una banca dati, creata di recente, basata su rilevamenti condotti a livello di nuclei familiari rappresentativi a livello nazionale. Comprende diverse categorie di reddito e di accesso a risorse che generano ricchezza. È stato reso possibile grazie alla collaborazione tra la FAO, la Banca Mondiale e la “American University” di Washington (USA).

“Le attività rurali extra agricole, anche quando sono più remunerative di quelle strettamente agricole, non sono accessibili alle famiglie più povere, penalizzate spesso dalla mancanza d’istruzione, di capitale e di credito necessari per svolgere queste attività", dice Kostas Stamoulis, responsabile del Servizio FAO Settore agricolo e sviluppo economico, ed autore insieme ad altri del rapporto. “Questo studio sistematico delle fonti di reddito delle famiglie rurali colmerà alcuni vuoti d’informazione nella nostra comprensione di chi ha accesso al reddito e a quale tipo. Questo tipo di informazioni potrebbe essere di grande aiuto ai governi nella definizione di efficaci politiche di riduzione della povertà”.

Il progetto RIGA mette insieme informazioni sulle fonti di reddito delle famiglie rurali avvalendosi di 23 banche dati di 15 paesi diversi. Queste fonti comprendono settore agricolo e zootecnia, bracciantato non agricolo e lavoro autonomo, e risorse d’altra natura sia private che pubbliche. Lo studio è stato concepito per offrire uno strumento a coloro che sono impegnati sul fronte dello sviluppo, per capire meccanismi e comportamenti dei nuclei familiari rurali e trovare strategie vincenti di lotta alla povertà.

Maggiore precisione d’analisi

“Grazie a questo nuovo studio FAO, adesso possiamo basare i nostri giudizi su fonti di reddito agricole raccolte e compilate coerentemente e misurare lo stesso elemento in modo omogeneo in paesi diversi”, dice Benjamin Davis, economista senior della FAO ed uno dei principali ricercatori che ha lavorato al progetto. “Sino ad ora le nostre analisi si sono basate su studi e metodi di raccolta dati specifici per ogni singolo paese, senza uniformità, che è come cercare di misurare elementi eterogenei, capre e cavoli. Questo studio rappresenta dunque un decisivo passo avanti per ogni futura analisi dello sviluppo rurale”.

Lo studio offre un quadro chiaro della diversificazione delle attività a livello di famiglia rurale, nei diversi paesi attraverso i quattro continenti, anche se in maniera minore per i paesi africani. L'immagine che emerge è che quasi ovunque la maggior parte del reddito deriva da attività extra agricole, e la maggior parte delle famiglie ha fonti di reddito diversificate. Diversificazione e non specializzazione è la norma.

I poveri sono penalizzati perché, anche in presenza di incentivi, la loro capacità di avviare attività più lucrative è molto limitata. In Guatemala, per esempio, le famiglie più povere traggono solo il 18 per cento del loro reddito da attività autonome ed extra agricole. Per settori più benestanti quella percentuale sale ad oltre il 50 per cento. L’istruzione contribuisce a fare la differenza, i capi famiglia hanno una media di frequenza scolastica di 1,3 anni a paragone della media di 4 anni dei nuclei più abbienti.

Al seminario è stato presentato oltre al rapporto anche uno studio ad esso correlato, dove vengono analizzati i dati di oltre 40 censimenti agricoli e di 120 censimenti demografici, per cercare di offrire una prospettiva di lungo termine delle tendenze agricole e demografiche.

Secondo Gustavo Anríquez, economista FAO, “ Questa visione globale di dati demografici consente di osservare come, sebbene a livello mondiale nove aziende agricole su dieci sono di piccole dimensioni, ci sono tuttavia notevoli differenze regionali. Le piccole proprietà agricole sono meno comuni in America Latina ed in parti dell’Africa sub-sahariana”. “Ci mostra inoltre con chiarezza che la femminizzazione delle zone rurali è un fenomeno che si riscontra solo nell’Africa sub-sahariana”.

Rural Income Generating Activities: A Cross Country Comparison è stato scritto da Benjamin Davis, Katia Covarrubias, Esteban Quinones, Alberto Zezza, Kostas Stamoulis, Genny Bonomi and Stefania DiGiuseppe della FAO, da Paul Winters della American University e da Gero Carletto della Banca Mondiale.

Per maggiori informazioni
John Riddle
Ufficio stampa FAO
john.riddle@fao.org
(+39) 06 570 53259

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John Riddle
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(+39) 348 257 2921

©FAO/8547/Franco Mattioli

L'agricoltura rimane ancora la fonte primaria di reddito per le popolazioni rurali, nonostante una crescente diversificazione.

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Sempre più famiglie hanno introiti extra agricoli
Ma la mancanza di specializzazione fa sì che l’agricoltura continui ad essere la fonte primaria di reddito
5 giugno 2007 - Sempre più famiglie rurali ricavano introiti da attività extra agricole. Tuttavia, l'agricoltura continua ad essere la fonte primaria di sussistenza per il 90 per cento delle famiglie rurali, secondo uno studio della FAO pubblicato oggi.
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