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Grave crisi alimentare in Lesotho
Necessari aiuti per un quinto della popolazione
Roma, 13 giugno 2007 - Situazione allarmante in Lesotho, dove saranno necessari aiuti internazionali d’urgenza per evitare una crisi alimentare di grandi proporzioni, avverte un rapporto di valutazione congiunto FAO/PAM pubblicato oggi. Ne è responsabile il prolungato periodo di siccità - uno dei peggiori degli ultimi 30 anni - che ha causato la perdita del raccolto principale ed ha fatto salire i prezzi dei cereali alle stelle.

Oltre 400.000 persone - un quinto della popolazione del Lesotho - dovrà fare i conti con penuria alimentare ed avrà bisogno di aiuti quando la crisi raggiungerà il suo apice, nei primi tre mesi del 2008.

Secondo il rapporto il cibo comincerà a scarseggiare già a partire da settembre, quando circa 140.000 persone avranno bisogno di aiuti alimentari, specialmente a causa dell’aumento dei prezzi dei cereali e delle poche opportunità di lavoro temporaneo in conseguenza del cattivo raccolto, che per molti contadini è stato inesistente.

“L’ultima cosa di cui il Lesotho aveva bisogno era un altro cattivo raccolto, un paese dove vi sono già così tante persone che vivono al limite della sopravvivenza, che lottano per far fronte agli effetti combinati di cattive stagioni produttive consecutive, povertà estrema e HIV/AIDS”, dice Amir Abdulla, Direttore Regionale del PAM per l’Africa Australe.

“L’aumento dei prezzi dei cereali non farà altro che aggravare la situazione, perché molte persone non saranno in grado di comprare cibo a sufficienza per sé e per la propria famiglia”.

Si prevede che la produzione cerealicola complessiva sarà di sole 72.000 tonnellate – 40 per cento in meno del raccolto, già sotto la media, dello scorso anno. Il fabbisogno annuo del paese è stimato intorno a 360.000 tonnellate. Anche tenendo conto delle importazioni commerciali e il livello attuale di aiuti alimentari, il rapporto calcola che per soddisfare il fabbisogno minimo della popolazione occorreranno 30.000 tonnellate di cereali e 6.700 tonnellate di altri alimenti, o l’equivalente in denaro.

La resa media è calata drammaticamente a causa della siccità, e c’è stata una riduzione del 20 per cento dell’area seminata rispetto alla media degli ultimi cinque anni, inoltre a causa del clima imprevedibile, della mancanza di denaro per comprare sementi ed attrezzi e di manodopera agricola, decimata a causa dell’HIV/AIDS, molta terra negli ultimi due anni è rimasta incoltivata.

Nel rapporto si fa notare come proprio l’epidemia di HIV/AIDS, con un tasso d’infezione che nel paese è stimato al 31 per cento, stia compromettendo le risorse economiche del Lesotho, con la conseguenza visibile di mancanza di manodopera nelle aree rurali. La preoccupazione maggiore, tuttavia, rimane secondo il rapporto la perdita di potere d’acquisto dovuto al vertiginoso aumento del prezzo del mais. I prezzi del mais bianco in Sudafrica, il principale fornitore nella regione, sono triplicati negli ultimi due anni, e sono al momento più alti del 50 per cento rispetto ad un anno fa. Anche in Lesotho i prezzi sono aumentati in modo notevole.

“È di vitale importanza che siano disponibili sementi, fertilizzanti e accesso al credito in tempo per la prossima stagione produttiva, per dare al Lesotho l’opportunità di migliorare la produzione complessiva nel 2008, condizioni climatiche permettendo”, ha detto Henri Josserand, responsabile del Sistema mondiale d’informazione e di allerta precoce della FAO.

Il rapporto ha anche raccomandato la diversificazione delle colture e la promozione di coltivazioni più resistenti e tolleranti alla siccità.

Per maggiori informazioni:
Teresa Buerkle
Ufficio stampa FAO
teresamarie.buerkle@fao.org
(+39) 06 570 56146
(+39) 348 141 6671

Peter Smerdon
PAM Nairobi
Peter.smerdon@wfp.org
(+254) 207 622 179
(+254) 733 528 911

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FAO

Un campo di mais devastato a causa della siccità

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Necessari aiuti per un quinto della popolazione
13 giugno 2007 - Il Lesotho necessita di aiuti internazionali d’urgenza per evitare una crisi alimentare di grandi proporzioni. Responsabile il prolungato periodo di siccità che ha causato la perdita del raccolto ed ha fatto salire i prezzi dei cereali alle stelle.
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