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Gli effetti del cambiamento climatico ad alta quota
Minacciate le specie animali e vegetali e le risorse idriche
Roma, 11 dicembre 2007 - L’aumento delle temperature sta avendo delle ripercussioni profonde sugli ecosistemi montani e sulle popolazioni che vi abitano. Lo scioglimento dei ghiacciai se nel breve periodo fa aumentare la disponibilità d’acqua, nel lungo periodo ha effetti opposti. Inoltre rende più probabili le inondazioni e causa la migrazione di specie animali, ha avvertito oggi la FAO in occasione della Giornata Internazionale della Montagna.

“Con la scomparsa dei ghiacciai e lo spostamento verso l’alto del limite delle nevi perenni, la portata dei fiumi potrebbe cambiare e la conseguente mancanza d'acqua potrebbe dare origine a situazioni di conflitto, ed avere conseguenze sulla produzione di energia elettrica e sulle condizioni di vita di coloro che dipendono dal settore forestale e dall’agricoltura per la propria sopravvivenza”, ha detto Alexander Müller, Vice Direttore Generale della FAO per le Risorse Naturali.

I servizi che forniscono gli ecosistemi montani spesso vanno al di là della loro area geografica e comprendono il bilancio idrologico, la regolazione del clima ed il mantenimento di differenti specie di piante ed animali.

La causa principale del cambiamento climatico è l'aumento delle emissioni di gas ad effetto serra. Le emissioni causate dall’uomo sono cresciute in modo notevole negli ultimi 30 anni, registrando un aumento del 70 per cento tra il 1970 ed il 2004, secondo le stime del Quarto Rapporto di Valutazione sul Cambiamento Climatico. Il riscaldamento globale ha pesanti ricadute sull’agricoltura, sulle foreste e sulla pesca e sulle zone montane che sono particolarmente sensibili.

Regrediscono i ghiacciai

In Bhutan, per esempio, i ghiacciai stanno regredendo ad una media di 20-30 metri all’anno, con effetti devastanti a valle a causa delle inondazioni che provocano con il loro carico di perdita di vite umane, produzione agricola, bestiame e terra per il pascolo. Nelle Ande peruviane è completamente scomparsa la calotta glaciale, una volta conosciuta come “il leone dormiente”, e questo ha causato il prosciugamento parziale o totale dei canali idrografici, con conseguenze sull’irrigazione, sulla produzione di elettricità e sulle attività minerarie future.

L’aumento delle temperature, come conseguenza del cambiamento climatico, può anche ripercuotersi sulla salute umana ed animale: è infatti probabile che la malaria continui a spostarsi verso maggiori altitudini, come già è successo sulle catene montuose dell’Africa orientale e sulle Ande. Per gli animali selvatici, un clima più caldo può voler dire l’estinzione, per la scomparsa del loro habitat naturale.

Il ruolo della FAO

Sinora si è cercato di adattarsi ai cambiamenti indotti dal clima mediante misure tecnologiche, per esempio evitare lo scoppio dei laghi glaciali sull’Himalaya, o di salvaguardia contro l’instabilità dei versanti montani dovuta alla decomposizione del permafrost nell’Europa settentrionale. Le stazioni montane di sport invernali in Europa ed in Nord America hanno iniziato a diversificare i propri servizi per compensare la perdita di turismo invernale causata dalla mancanza di neve.

La FAO sta lavorando con i governi alla gestione dei bacini idrografici e alla revisione dei piani di utilizzazione del suolo e di azzonamento territoriale sia per le aree montane che di pianura poiché è assai probabile che alluvioni, frane e slavine diventino più frequenti e gravi e colpiscano aree sinora considerate sicure.

In Bhutan, è stata istituita una Commissione Nazionale per il cambiamento climatico per individuare zone sicure e non per l’insediamento umano in aree che potrebbero potenzialmente essere colpite da inondazioni. Le popolazioni delle aree rurali, ad esempio, sono state munite di radio trasmittenti come strumento per dare l'allarme precoce.

Servono maggiori dati

Occorrono maggiori dati e cognizioni a livello regionale e locale sull’impatto del cambiamento climatico e della variabilità meteorologica sulle comunità montane e sulle alternative di adattamento.

“La FAO ha un ruolo cruciale nel dare risposte alle gravi sfide con le quali devono confrontarsi le comunità montane nei paesi in via di sviluppo, che spesso sono anche i settori più poveri e con la maggiore percentuale di insicurezza alimentare”, ha detto Alemneh Dejene, esperto senior del servizio FAO di Valutazione e Gestione Ambientale.

Di questi temi e di tutte le altre questioni relative al cambiamento climatico si discuterà alla Conferenza ad alto livello su "La sicurezza alimentare mondiale e le sfide poste dal cambiamento climatico e dalla bioenergia” che si terrà presso la FAO dal 3 al 5 giugno 2008.

Per maggiori informazioni:
Alison Small
Ufficio stampa FAO
alison.small@fao.org
(+39) 06 570 56292
(+39) 348 870 5221

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Alison Small
Ufficio stampa FAO
alison.small@fao.org
(+39) 06 570 56292
(+39) 348 870 5221

FAO/10723/P.Gigli

Terrazzamenti per la coltivazione del riso ai piedi dell'Himalaya.

FAO/11523/F. Mattioli

Una mensa scolastica sulle montagne del Bhutan.

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