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Madagascar: iniziative su due fronti contro i rincari dei generi alimentari
Rilancio della produzione di riso e di sorgo per ridurre la dipendenza dalle importazioni
Roma, 28 agosto 2008 - Si stanno concludendo in questi giorni in Madagascar le attività di semina, grazie alle quali si potrà assicurare cibo a sufficienza a livello locale – in particolare riso – ed evitare di doverne importare grandi quantità, ed a prezzi elevati, per soddisfare il fabbisogno della popolazione.

Lo scorso luglio la FAO ha lanciato un progetto di cooperazione tecnica del valore di 500.000 dollari nell’ambito del quale sono stati distribuiti sementi di riso e di fagioli, insieme a fertilizzanti, a circa 6.000 famiglie contadine, tra le più colpite dai cicloni che negli scorsi mesi hanno distrutto l’80 per cento dell’ultimo raccolto, mentre le scorte di semi sono state usate per il consumo alimentare.

“Ogni anno il Madagascar importa circa 200.000 tonnellate di riso, ma quest’anno si stima che ne occorreranno 270.000 tonnellate, e questo rappresenterà una grossa sfida per il paese”, dice Marco Falcone, coordinatore FAO degli interventi d’emergenza in Madagascar.

“Importare riso agli attuali prezzi di mercato a livello internazionale significa un rincaro del 70 per cento rispetto ai prezzi locali, e non si prevedono grossi cambiamenti nel breve periodo”, ha aggiunto.

Semine fuori stagione

La semina fuori stagione in luglio ed agosto potrebbe incrementare notevolmente la produzione spiega Falcone, poichè in Madagascar i contadini tradizionalmente seminano solo nel corso della principale stagione delle piogge, che inizia a novembre.

A medio termine la FAO insieme ad altre istituzioni, tra cui la Banca Mondiale, assistono il governo del Madagascar nel suo sforzo di incrementare la produzione annuale di riso di circa 500.000 tonnellate l’anno nei prossimi tre anni. Con una produzione nazionale di riso attualmente stimata intorno a 3,5 milioni di tonnellate l’anno, un aumento produttivo di tale portata riuscirebbe a soddisfare il fabbisogno nazionale e lasciare un surplus da destinare al mercato.

Ma per riuscire ad incrementare di così tanto la produzione di riso dovrà essere coltivata la terra arabile attualmente inutilizzata, mediante l’istituzione di impianti per l’irrigazione ed un impiego regolare di fertilizzanti. Questo consentirebbe anche di coltivare la terra al di là della stagione principale.

Anche i trasporti dovranno essere migliorati: le regioni produttrici di riso hanno spesso eccedenze, mentre altre regioni registrano aumenti dei prezzi semplicemente come risultato di infrastrutture di mercato carenti.

“Il Madagascar potrebbe essere più che autosufficiente per quanto riguarda il riso, e trarre grande vantaggio dalle esportazioni nelle isole dell’oceano Indiano - le Comore, le Seychelles e le Mauritius per esempio. Ed anche altri paesi dell’Africa orientale ed australe potrebbero diventare importanti mercati per l’esportazione”, aggiunge Falcone.

Il rischio di puntare solo sul riso

Ma l’aumento della produzione di riso non può essere l’unica misura per risolvere la situazione di malnutrizione cronica e di povertà del paese.

“In Madagascar la denutrizione è aggravata dalla dipendenza della popolazione da un solo alimento – il riso – che fornisce calorie ma non molte sostanze nutritive o proteine”, dice Falcone. Inoltre il sud del paese, molto incline alla siccità, non produce affatto riso. Trasportare il riso nella parte meridionale del paese sino alle regioni più isolate rappresenta anch’esso un grosso ostacolo”.

Contemporaneamente alla semina di riso e di fagioli nelle regioni del sud colpite dai cicloni, con il sostegno della FAO, dell’Agenzia USA per lo sviluppo internazionale (USAID) e dell’ICRISAT (International Crops Research Institute for the Semi-Arid Tropics) è stato mietuto il primo raccolto di sorgo. Questa iniziativa è parte di una strategia di lungo termine per riportare questa parte del paese sempre più arida nelle condizioni di produrre una coltura tradizionale che possa sopravvivere ai lunghi periodi senza piogge.

“Questo è il primo vero raccolto di sorgo che il sud del paese abbia avuto in circa vent’anni”, dice Tom Osborn, agronomo FAO del servizio sementi e risorse fitogenetiche.

“Il sorgo è scomparso come coltivazione alimentare principale alla metà degli anni 90’, quando in anni di carestia produzione e sementi sono stati consumate per la sopravvivenza. Non sono stati più disponibili sementi di sorgo di qualità e di conseguenza il sorgo è stato nel corso degli anni sostituito dal mais”, spiega Osborn.

Ma il mais non riesce più ad avere un rendimento alto nel sud del Madagascar, che con il passare degli anni sta diventando sempre più arido. La FAO per incrementare la disponibilità di cibo a livello locale ha reintrodotto il sorgo e varietà di mais a ciclo corto, che comportando un ciclo di crescita più breve sono meno vulnerabili ai lunghi periodi di siccità.

Contatto:
Nancy McNally
Addetta stampa per l'ISFP
nancy.mcnally@fao.org
(+39) 06 570 55898

Per maggiori informazioni:

Nancy McNally
Addetta stampa per l'ISFP
nancy.mcnally@fao.org
(+39) 06 570 55898

Photo: ©FAO

Distribuzione di sementi di riso ai contadini

Foto: ©FAO/Marco Falcone

“Questo è il primo vero raccolto di sorgo che il sud del paese abbia avuto in circa vent’anni”.

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