La sostenibilità a portata di tutti, chiave dello sviluppo

L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e la Addis Ababa Action Agenda (AAAA) ratificate nel 2015 impegnano i governi, il settore privato e le società civili di tutti i paesi membri delle Nazioni Unite ad allineare e conformare le proprie strategie e modus operandi con i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile (SDG). Quando si parla di SDG, però, non ci si può limitare alla loro misurazione attraverso i 2321 indicatori presenti, ma occorre impegnarsi in ogni direzione per garantire la loro realizzazione, la messa in opera di strategie concrete che conducano a una loro realizzazione fattiva, adottando, inoltre, tecniche che possano produrre risultati in ogni ambito. 

Nell’elaborazione delle politiche e dei progetti volti al perseguimento dei SDG occorre inevitabilmente tener conto delle sfide attuali e globali in costante crescita, quali aumento demografico (si stima che la popolazione mondiale toccherà i quasi 10 miliardi entro il 2050 – fonte: UNDESA), urbanizzazione (in aumento del 24% da qui al 2050 – fonte: UNDESA), rallentamento della crescita economica (inferiore al 3% almeno fino al 2021 – fonte: Banca Mondiale) e conseguente calo dell’espansione commerciale (-20% fra 2017 e 2019 – fonte: Banca Mondiale), improbabile calo della disoccupazione (fonte: ILO), presenza di conflitti, impatto negativo dei cambiamenti climatici, ecc… 

Considerando che il settore agricolo costituisce la principale fonte di occupazione nei paesi a basso reddito (69% – fonte: OECD/ILO), appare fondamentale incrementare l’efficienza dei sistemi agroalimentari per risanare l’economia e creare posti di lavoro decenti. A tal proposito, è possibile affermare che il raggiungimento dei SDG dipende in gran parte dalla trasformazione dei sopracitati sistemi agroalimentari: filiere agricole più efficienti e condizioni di lavoro dignitose sono imprescindibili per eradicare il problema della povertà e della fame (SDG 1 e 2). In questo contesto è opportuno ricordare il fondamentale ruolo delle cooperative italiane, che contribuiscono a promuovere e a valorizzare il settore agroalimentare del nostro paese come modello integrato di sostenibilità, basato sulla straordinaria ricchezza socio-culturale della Dieta Mediterranea. 

E proprio di Dieta Mediterranea si è parlato lo scorso 18 settembre al quartier generale FAO. Oltre a riaffermare l’importanza e il valore socio-culturale di questo sistema agroalimentare, iscritto dal 2010 nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità dell’UNESCO, il Direttore Generale QU Dongyu e altri luminari del settore (fra cui esponenti del Governo Italiano, delle agenzie tecniche delle Nazioni Unite, della società civile e del mondo accademico) si sono trovati concordi nell’affermare una validità scientifica della Dieta Mediterranea, emblema olistico di sostenibilità dello sviluppo agricolo, che si riflette nei suoi tratti democratici, eco-centrici e volti al rispetto e alla preservazione della biodiversità naturale e culturale. 

Custode di 21+6 dei sopracitati indicatori SDG, la FAO si pone come “ambasciatrice” di sostenibilità a 360 gradi, operando in maniera trasversale su più fronti, abbracciando quasi tutti i 17 SDG. A testimonianza di ciò, la FAO, tramite i partenariati con un’ampia gamma di attori governativi e non (università e isituti di ricerca, società civile, settore privato, cooperative, ecc...), promuove da sempre modelli agricoli sostenibili ed ecocompatibili su scala globale tramite il trasferimento tecnologico, lo scambio di buone pratiche e la promozione di business model inclusivi e responsabili, volti a creare un ambiente favorevole per i piccoli agricoltori e per l’agricoltura familiare (proprio quest’anno la FAO ha dato il via alla Decade ONU dell’Agricoltura Familiare2). 

In tal senso, la FAO ritiene fondamentali i partenariati e la collaborazione con le cooperative3, vero e proprio emblema della sostenibilità in campo agricolo, indispensabile per raggiungere alcuni dei 17 SDG. Grazie a questo tipo di meccanismi è infatti possibile garantire anche ai piccoli agricoltori l’accesso alle risorse naturali e assicurare una loro corretta gestione e preservazione; le cooperative consentono, inoltre, l’accesso ai mercati e all’informazione, nonché alle opportunità di formazione tecnica, campo in cui la FAO è maestra e fonte di conoscenza. In aggiunta a ciò, le cooperative sono custodi della tradizione, che, mano nella mano con l’innovazione, per citare il Direttore-Generale QU e il Presidente Conte4, contribuisce a un’agricoltura sostenibile in tutte le sue dimensioni. Grazie al suo ruolo istituzionale, la FAO favorisce anche la partecipazione delle cooperative nei processi di policy-making, stimolando il dialogo fra governi, istituzioni e piccoli agricoltori, al fine di creare un ecosistema favorevole che riesca a stimolare flussi di investimenti sostenibili e responsabili. 

Visto l’ampio investment gap stimato per la realizzazione dei SDG (2500 miliardi di dollari – fonte: UNCTAD), risulta, per l’appunto, evidente la necessità di ulteriori investimenti per colmare il divario fra la domanda e l’attuale disponibilità di fondi. Oggi, come non mai, è quindi necessario creare un nuovo ecosistema favorevole e ‘attraente’ per gli investimenti privati, reso possibile da politiche solide che ispirino i mercati con indici di sostenibilità, un sistema di certificazione garantito dall’ONU e opportunità di formazione. La creazione e la vita di questo ecosistema che fornirà terreno fertile per investimenti sostenibili che includono attori statali e non (banche pubbliche e private, grandi imprese, fondi, associazioni agricole e cooperative) possono esser resi possibili solo attraverso alcuni interventi mirati, in linea con quanto portato avanti dalla FAO. 

In primis, l’ampia mole di parametri oggi presente (17 SDG, con 169 target misurati da 244 indicatori!) va ottimizzata e resa più pratica, fruibile e user-friendly al fine sensibilizzare la collettività e di supportare e facilitare gli individui e le imprese che desiderano investire. Per far sì che i SDG vengano messi in atto in maniera più estesa possibile, è importante concentrarsi sulla cosiddetta compliance, la conformità con i SDG, tesa a ridurre nel futuro il peso di produzioni che hanno un impatto nocivo per l’ambiente e per l’uomo e a promuovere un uso sostenibile delle risorse. È indispensabile e fondamentale rendere mainstream gli 

SDG, rendendoli fruibili alla collettività e integrandoli e incorporandoli all’interno dei business model delle imprese. 

È lodevole, in questo senso, il lavoro delle grandi istituzioni internazionali come la FAO, che, custodi di molti degli indicatori SDG, contribuiscono all’elaborazione di documentazione e informazioni alla portata di tutti circa la sostenibilità, invogliando ogni cittadino, ogni azienda, ogni banca, ogni organizzazione governativa e non ad avvalersi delle migliori pratiche che rispettino l’ambiente e contribuiscano al progresso in base agli indicatori promulgati dalle Nazioni Unite. Da par suo, la FAO contribuisce attivamente alla formazione e sensibilizzazione del pubblico generale con la divulgazione di materiale fruibile da tutti, come, ad esempio, i kit di apprendimento virtuale disponibili nell’e-Learning Centre5. Nel portfolio di corsi online offerti dall’Organizzazione è da evidenziare la serie dedicata agli indicatori SDG, comprensiva di 13 moduli al termine dei quali allo “studente” viene conferito un badge di sostenibilità. 

Il lavoro di sensibilizzazione condotto dalla FAO, non si limita, tuttavia, al pubblico generale, ma fornisce un’ampia gamma di strumenti anche per le nuove generazioni di imprenditori e piccoli agricoltori, fra cui si annoverano le “Linee Guida Volontarie sulla gestione responsabile dei regimi fondiari, della terra della pesca e delle foreste nel contesto della sicurezza alimentare nazionale” (VGGT), i “Principii per gli investimenti responsabili nell’agricoltura e nei sistemi alimentari” del Comitato per la Sicurezza Alimentare mondiale (CFS), guide tecniche per gli investitori, corsi online, ecc... 

Il prezioso know-how tecnico dell’Organizzazione è quindi a disposizione per sviluppare metodologie di monitoraggio efficienti e fruibili da tutti gli attori a livello locale e non, propedeutiche allo scambio di best practice e insegnamenti acquisiti, utili al raggiungimento dei target SDG. L’importanza dei SDG sta cambiando il modo di fare business nel mondo contemporaneo: molte aziende (anche grandi multinazionali) hanno già iniziato ad allineare le proprie strategie proprio agli obiettivi ONU, includendo nei propri business plan la sostenibilità. In base al framework operativo degli SDG, infatti, un’azienda può identificare il modo più efficace con cui contribuire alla lotta contro alcune delle maggiori sfide globali (scarsità di risorse, aumento demografico, cambiamenti climatici, ecc.), trasformando queste ultime in vere e proprie opportunità di business (situazione win-win). 

In conclusione, una realizzazione fattiva dei SDG potrà essere raggiunta solo dando vita a iniziative in grado di coinvolgere tutti gli attori dello sviluppo: cittadini, aziende, banche private e pubbliche, mondo accademico e governi, che devono intervenire tramite i loro programmi, concependo le misure più adeguate per consentire la creazione di un ecosistema ottimale per uno sviluppo sostenibile che non lasci indietro nessuno. 

 

 Roberto Ridolfi 

Direttore Generale Aggiunto a capo del Dipartimento di Supporto ai Programmi e Cooperazione Tecnica (PS)