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Influenza Aviaria: il modo razionale per difenderci

Mentre le autorità sanitarie europee fanno scorta di farmaci antivirali e di maschere di protezione per difendersi dall’eventuale arrivo della mortale variante umana del virus dell’influenza aviaria, si sta sottovalutando un modo razionale per proteggere gli esseri umani: contenere l’infezione alla sua origine. Certo, è fondamentale non farsi trovare impreparati, ma sarebbe più saggio ridurre il rischio per la popolazione eliminando il virus laddove esso ha origine, vale a dire tra gli animali. Finora il virus H5N1 ha causato la morte di sessanta persone e l’abbattimento di oltre 140 milioni di uccelli.

I paesi del Sud-Est asiatico colpiti dall’epidemia hanno dimostrato che questa strategia di contenimento può funzionare. In Tailandia vi è stata una notevole riduzione dei focolai epidemici e non sono stati più registrati casi d’infezione umana. Questo grazie ad un massiccio investimento nelle attività di controllo dell’epidemia nel pollame, con l’abbattimento sistematico degli animali infetti e con l’attuazione di strette misure di biosicurezza, tra le quali una più attenta sorveglianza ed una ricerca attiva dei focolai epidemici

In Viet Nam, una migliore igiene degli allevamenti, i controlli sulle pratiche avicole e sugli spostamenti dei volatili hanno ridotto la frequenza dei focolai; è, inoltre, al varo un programma nazionale di vaccinazione animale. Anche l’Indonesia ha ottenuto un certo successo con il suo programma di vaccinazione del pollame. Diversi paesi, come la Malaysia, la Corea del sud ed il Giappone, dopo l’esplosione dei primi focolai, sono riusciti ad eliminare l’epidemia sul nascere.

Per vincere la lotta all’influenza aviaria bisogna limitare i contatti ravvicinati tra esseri umani, pollame ed animali selvatici; i polli, le anatre e le altre specie domestiche devono mantenersi separati; la produzione avicola deve essere tenuta il più possibile lontana dagli animali selvatici; e devono essere monitorati i mercati di fauna selvatica, in particolar modo quelli del Sud-Est asiatico, dove si vendono animali vivi sia di specie domestiche che di specie selvatiche.

I precedenti

Altre malattie animali saranno presto sconfitte; tra queste, la peste bovina, un’affezione virale antica ed altamente contagiosa che colpisce il bestiame. A 10 anni dalla sua creazione, il Programma Mondiale per l’Eliminazione della Peste Bovina, lanciato dalla FAO e da altri partner, sta ottenendo ottimi risultati. Dal 2000 non si sono registrati nuovi casi in Asia, la malattia è ormai quasi scomparsa dalla maggior parte dei paesi africani e c’è motivo di credere che scomparirà del tutto entro il 2010.

Sarà difficile, se non addirittura impossibile in alcuni casi, eliminare completamente l’influenza aviaria, perché il virus si è ormai insediato in alcuni ambienti e tipi di organismi ospiti, per esempio i volatili selvatici, responsabili di avere di recente trasportato il virus dall’Estremo Oriente fino alla Russia ed al Kazakistan. L’obiettivo, nel breve e medio periodo, è quello di respingere e contenere l’infezione in questi serbatoi ormai noti e di limitare il rischio che essa possa dilagare al pollame domestico ed agli esseri umani nell’ambito degli allevamenti locali e commerciali. Nel lungo periodo, l’obiettivo è arrivare ad eliminare l’infezione dal maggior numero possibile di sistemi produttivi.

La FAO e l’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (OIE) hanno sviluppato una strategia dettagliata per tenere sotto controllo l’influenza aviaria in Asia e ne hanno stimato il costo intorno ai 100 milioni di dollari, da impiegare nella sorveglianza, nella diagnosi ed in tutte le altre misure di controllo, incluse le vaccinazioni. Finora però i donatori si sono impegnati solo per circa 25 milioni di dollari, mentre stanno destinando ingenti finanziamenti a favore della seconda linea di difesa di questa battaglia mondiale.

Se studiamo le rotte degli uccelli migratori, i prossimi punti caldi potrebbero essere i Balcani, il Medio Oriente e l’Africa. Le autorità nazionali dovrebbero investire nella prevenzione ed essere consapevoli della necessità di intervenire tempestivamente per tenere sotto controllo l’epidemia all’origine. Alla fine, sarà più economico della cura.

Settembre 2005


Pubblicato, tra l'altro, su Il Sole 24-Ore (Italia), Dallas News (USA), Le Figaro (Francia), El País (Spagna)

 

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