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la storia di Ana Nelida Herasme Ferreras
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In una delle regioni più povere della Repubblica Dominicana una vedova racconta la sua lotta giornaliera per provvedere alla famiglia e il suo coinvolgimento in un progetto TeleFood che ha mobilitato un gruppo di donne locali intraprendenti. Mi chiamo Ana Nelida Herasme Ferreras ma tutti mi chiamano Neli. Vivo nel villaggio di El Estero, nella regione sudoccidentale della Repubblica Dominicana situata vicino al confine con Haiti. E' un posto arido e meno sviluppato in confronto alle altre zone del paese. Ho 48 anni e sono un'insegnante di scuola elementare nella vicina cittadina di Galván. Mi occupo anche dei miei figli e sono la responsabile di una cooperativa di donne. Per me, le cose più importanti sono il lavoro, la famiglia e la comunità. [All photos: ©FAO/Giuseppe Bizzarri]
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Qui sono a casa mia. Sono vedova e ho cinque figli, dei quali due vivono con me, Niurka di 17 anni e Hamilton di 26. C'è sempre tanta gente in casa, tra nipotini e vicini di casa.
Hamilton è un vero "gallero", appassionato del combattimento fra galli, come la maggior parte degli uomini di questa zona. Si impegna molto nell'addestramento del suo gallo e spera di farlo diventare un gran campione. Personalmente non amo il combattimento fra galli, perché penso che gli animali soffrano.
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Dedico molto tempo al lavoro domestico: pulisco, lavo i panni, cucino. Oggi preparo il "moro", un piatto tipico a base di riso e fagioli che piace a tutti. Insieme alle banane, questi ingredienti costituiscono gli alimenti di base del posto.
La mia casa è in legno ed è stata costruita da mia madre 25 anni fa su un terreno di famiglia. Vorrei ingrandirla e fare qualche riparazione, come cambiare le lamiere ondulate del tetto. Ci sono dei buchi e quando piove cola l'acqua. La nostra cagnolina Ardilla fa la guardia e ama giocare con i bambini.
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Ogni mattina alle 7,15 vado a lavorare in motocicletta con Niurka. Oggi ci porta Martin Alcántara, un vicino di casa che si guadagna da vivere guidando il "motoconcho". E' così che chiamiamo questo tipo di taxi, che nel nostro paese è molto diffuso come mezzo di trasporto.
Niurka si ferma nella sua scuola a Neyba, a tre chilometri da qui, mentre io continuo per altri quattro chilometri fino a Galván, dove insegno. Nella Repubblica Dominicana il trasporto è caro, in parte per via del prezzo della benzina. Il viaggio di andata e ritorno dal lavoro mi costa 100 pesos (3 dollari) al giorno.
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La mia giornata come insegnante
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Insegno alla scuola statale Ofelia Medina, che conta circa 1.500 studenti. La maggior parte di essi proviene da famiglie che guadagnano meno di un dollaro al giorno. Ogni mattina partecipiamo alla cerimonia dell'alzabandiera e cantiamo l'inno nazionale.
Il governo si sta impegnando a garantire la scolarizzazione di tutti i bambini, ma nella nostra scuola mancano ancora tante cose: non abbiamo computer né laboratori scientifici, e anche i libri di testo sono pochi.
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L'importanza dell'insegnamento
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Oggi insegno lo spagnolo. Per fortuna pochi studenti abbandonano gli studi. Però c'è una mancanza generale di disciplina. La disoccupazione ha costretto molti genitori a emigrare e i bambini vengono allevati dai nonni.
Il mio sogno più grande è vedere i miei figli laureati. Io sono riuscita a prendere la laurea per insegnare a scuola, ma a prezzo di grandi sacrifici, visto che ero già madre e mandavo avanti una famiglia. Oggi guadagno 14.000 pesos (400 dollari) al mese.
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L'altra attività di cui mi occupo è costituita da una cooperativa di donne che abbiamo istituito grazie a un progetto TeleFood: siamo in 18, tutte abitanti a El Estero.
Produciamo il "sazón", una salsa piccante molto usata nella cucina dominicana. Si tratta di un prodotto completamente naturale, senza additivi chimici, e lo prepariamo con sedano, cipolle, aglio, pepe, aceto, coriandolo, origano e altre spezie; aggiungiamo anche il succo d'arancio, che funge da conservante.
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Attrezzature fornite da TeleFood
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Il sazón viene prodotto in un magazzino che è stato ristrutturato con l'aiuto del Servizio Dominicano di Volgarizzazione Agricola. TeleFood ci ha fornito tutta l'attrezzatura specifica, inclusi i miscelatori industriali, i frigoriferi e gli utensili da cucina.
Il prodotto finale, imbottigliato e etichettato, viene venduto localmente a 40 pesos al litro (1,30 dollari). Lo vendiamo anche a Santo Domingo, al mercato centrale, dove ha riscosso un grande successo.
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Una questione di energia
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Ora il problema principale è la continua interruzione di energia elettrica nella nostra zona. L'elettricità ci è necessaria per il funzionamento dei miscelatori e dei frigoriferi. Per questo cerchiamo di organizzare il lavoro giornaliero a seconda di quando sappiamo che non manca la corrente. Gli ingredienti costano cari e dobbiamo stare attente a non iniziare la lavorazione se non possiamo portarla a termine. Non possiamo permetterci di sprecare nulla Quanto a noi, l'energia non ci manca mai. La cooperativa è diventata un pilastro della comunità. Abbiamo imparato a lavorare insieme e speriamo vivamente che la nostra attività ottenga buoni risultati. Finora abbiamo guadagnato qualcosa, non molto, ma quanto basta per proseguire con entusiasmo.
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Se non ricaviamo molto denaro con la cooperativa è perché la materia prima costa cara. Sarebbe diverso se le erbe e gli ortaggi potessimo coltivarli noi, invece di acquistarli sul posto.
A El Estero ci sono molti droghieri, che però sono cari. Qualche volta troviamo i prodotti a prezzo più basso a Neyba, ma il nostro prossimo obiettivo è quello di coltivare un orto in proprio. E perciò abbiamo chiesto aiuto alle autorità locali.
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Qui sono con Andrés Gómez, l'addetto locale alla volgarizzazione agricola, sul terreno destinato al nostro futuro orto. In questa zona il suolo è fertile, ma non c'è acqua. La cooperativa ha preparato un progetto e sono in corso i lavori per scavare un pozzo. Anche mio figlio Hamilton lavora per questo nuovo progetto. Siamo davvero entusiasti.
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Voglio che la mia comunità faccia dei progressi. Dobbiamo ammodernare l'agricoltura, creare opportunità di lavoro e lanciare attività redditizie simili al progetto TeleFood.
Se le condizioni di vita per la popolazione locale miglioreranno, i giovani potranno rimanere qui e non saranno costretti a trasferirsi nelle città o in altri paesi in cerca di lavoro. Le famiglie potrebbero rimanere unite e questa terra avrebbe un futuro.
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