In questi giorni si sente parlare molto della globalizzazione. Che significa esattamente e in che modo riguarda i poveri e gli affamati?
Per molti la globalizzazione ha significato un aumento vertiginoso del flusso di informazioni in tutto il mondo. Grazie a nuove tecnologie, come internet, computer e cellulari, siamo più collegati che mai. Possiamo chattare, scrivere blog e scambiare idee, musica, foto con tutti e dovunque, facilmente, immediatamente e relativamente a buon mercato.
Questo nuova sensazione di essere collegati è importante nella lotta contro la fame. Più sentiamo di appartenere tutti a un unico villaggio globale, meno abbiamo voglia di tollerare che più di 800 milioni di nostri compagni di villaggio siano disperatamente poveri e affamati. I siti internet come questo sono diventati i migliori strumenti per informare le persone sulle ingiustizie sociali – come la fame cronica – e coinvolgerle attivamente nell’azione.
Molti di noi hanno accolto volentieri questa rivoluzione delle comunicazioni globali, ma quando si è parlato di globalizzazione economica molti si sono alzati in piedi gridando “No Global!”
La globalizzazione economica incrementa il flusso commerciale tra i paesi. Questo processo si riferisce alla “liberalizzazione del commercio” che significa abbattimento delle barriere commerciali erette dai paesi a protezione di alcuni settori dell’economia.
Molti economisti pensano che la liberalizzazione del commercio sia una cosa positiva. Sostengono che più numerosi sono gli scambi commerciali internazionali maggiore è la crescita economica per tutti. L’Organizzazione mondiale per il commercio (WTO), formata da 148 paesi membri e dalla Comunità europea, elabora tutta una serie di norme che dovrebbero rendere il commercio internazionale più libero e più equo.
Molte persone hanno vivacemente criticato il WTO. Ritengono che tutto il processo di liberalizzazione porterà a un sistema che aumenterà il divario tra ricchi e poveri. Da che parte sta la FAO?
La FAO riconosce che con i negoziati sul commercio ci possono essere vincitori e vinti. Fino ad ora, i vinti sono stati i piccoli produttori. Ma questo non significa che i paesi in via di sviluppo non hanno niente da guadagnare dai negoziati multilaterali sul commercio. In realtà hanno molto da perdere dalla rottura dei negoziati del WTO.
Allo stato attuale, molti paesi industrializzati hanno adottato procedure che avvantaggiano i propri agricoltori sui mercati mondiali, ma che rappresentano una barriera al commercio per i paesi in via di sviluppo.
La FAO, con altre agenzie dell’ONU e molte grandi organizzazioni non governative, pensa che l’abbattimento delle barriere del commercio agricolo avrebbe un impatto importante sulla povertà e sulla fame. La vendita nei paesi ricchi di merci prodotte e lavorate nei paesi poveri aiuterebbe questi ultimi a sviluppare il settore agricolo e a sfamare la popolazione. Durante i negoziati WTO, i paesi industrializzati hanno promesso di ridurre le barriere commerciali, ma a tutt’oggi hanno fatto ben poco.
La FAO riconosce anche che ci sono argomenti legittimi a favore di certe forme di protezionismo agricolo. Il valore dell’agricoltura di un paese non si calcola solo su basi commerciali. Questo è vero sia per i paesi in via di sviluppo che per quelli industrializzati. L’agricoltura è un’attività che tiene unite le comunità. Mantiene le tradizioni e le culture. Dà forma al paesaggio e all’ambiente. Chiaramente i governi, particolarmente in Europa e in America del nord, sono consapevoli della responsabilità di proteggere questo aspetto della propria cultura nazionale.
Inoltre, molti paesi meno sviluppati non saranno in grado di trarre vantaggi dal maggior accesso ai mercati globali. Senza certe concessioni che consentono la protezione e il rafforzamento dei settori agricoli, si ritroveranno molto più indietro.
La FAO partecipa ai negoziati WTO e si impegna affinché le richieste dei poveri e degli affamati siano sentite forti e chiare. Aiuta i paesi in via di sviluppo a prepararsi per i negoziati attraverso sessioni formative, strategie commerciali di simulazione e molte altre iniziative.