Cosa fa la FAO? :: Riscaldamento globale :: La scienza del riscaldamento globale

La scienza del riscaldamento globale è complessa. Proviamo a semplificarla.

Una parte dell’atmosfera del pianeta – non molto, solo l’uno per cento circa – è formata da gas conosciuti come gas serra. La luce del sole passa attraverso l’atmosfera e si riflette sulla superficie della terra sotto forma di calore. In termini scientifici puoi chiamare questo calore “raggi infrarossi”. I gas serra impediscono a una parte del calore di disperdersi nello spazio. Agiscono come il tetto di vetro di una – hai indovinato! – serra!

Se non ci fossero i gas serra, la Terra sarebbe un luogo freddo e senza vita. Allora andiamo tutti a vedere cosa sono i gas serra!

Ma aspetta un secondo. Hai mai sentito parlare di avere qualcosa di buono, ma di averne troppo? Bene, questa è la situazione che abbiamo ora tra le mani.

Con lo sviluppo industriale degli ultimi 150 anni, i gas serra sono stati immessi nell’atmosfera in grande quantità. Ora trattengono molto più calore di prima. Ecco perché le temperature nella nostra grande serra terrestre stanno salendo.

Quali sono i principali gas serra?

Il più importante gas serra è l’acqua. E’ proprio la vecchia e buona H2O. L’industrializzazione non ha direttamente immesso più acqua nell’atmosfera. Ma l’aumento della temperatura terrestre provoca una maggiore evaporazione dell’acqua che entra nell’atmosfera. Questo rende tutto più caldo, e quindi c’è più evaporazione. E’ un circolo vizioso.

Il principale gas serra prodotto dall’uomo è l’anidride carbonica. Si forma quando bruciamo qualcosa, specialmente sostanze combustibili come carbone, gas naturale e petrolio. Siccome questi combustibili si sono formati milioni di anni fa, spesso vengono chiamati “combustibili fossili”. E dato che ci sono voluti milioni di anni per produrli, possiamo sicuramente affermare che non possiamo crearne di più in breve tempo. Ecco perché sono conosciuti come fonti di energia non rinnovabili.

OK, ora senti questa: ogni anno l’industria emette circa 6,3 miliardi di tonnellate di anidride carbonica nell’atmosfera. E’ l’equivalente di 19 mila Empire State Building.

Anche un diverso uso del suolo produce anidride carbonica. Uno degli esempi più drammatici di come stiamo cambiando il paesaggio globale é il disboscamento delle foreste.

Ogni anno la deforestazione produce almeno un miliardo di tonnellate di anidride carbonica nell’atmosfera. Facendo due conti, sono circa 3 mila Empire State Building.

La protezione delle foreste aiuta a ridurre la quantità di anidride carbonica presente nell’atmosfera. Inoltre le foreste assorbono anidride carbonica dall’aria. Sono come un gigantesco pozzo di anidride carbonica. Questo procedimento si chiama “cattura del carbonio”. Infila questo termine in una conversazione e impressionerai i tuoi amici.

Cerca più informazioni su le foreste e il riscaldamento globale.

Metano e protossido d’azoto sono altri importanti gas serra. L’agricoltura libera una notevole quantità di questi gas nell’atmosfera. Cerca più informazioni su l’agricoltura e il riscaldamento globale.

Cosa succederà?

La verità è che non sappiamo esattamente cosa succederà con l’aumento del surriscaldamento terrestre. Ma gli scienziati fanno alcune previsioni sulle sue conseguenze :

Sono le nazioni più povere del mondo che subiranno il maggior impatto dei cambiamenti climatici. Questo è ingiusto, perché i responsabili della maggior parte delle emissioni di gas serra sono i paesi industrializzati dell’America del nord e dell’Europa occidentale, insieme a pochi altri.

E ora altre cattive notizie: il riscaldamento globale non se ne andrà tanto presto. Dopo 150 anni di industrializzazione, il riscaldamento globale ha acquistato una bella velocità. Il nostro pianeta ne risentirà per centinaia di anni, anche se riusciremo a ridurre le emissioni di gas serra.

Questo non vuol dire che dobbiamo rinunciare alla speranza e non fare niente. E’ vero l’esatto opposto. Il riscaldamento globale è diventato un questione di sopravvivenza che ci riguarda tutti. Dobbiamo saperne di più, trovare i mezzi per controllarlo e ridurre i danni che può provocare.

© FAO, 2009