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 <title>FAO news &gt; Bestiame e zootecnia</title>
 <link>http://www.fao.org/news/en/</link>
 <description>Notizie dall'Organizzazione dell'ONU per l'Alimentazione e l'Agricoltura</description>
 <language>it</language>
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 <copyright>2009 FAO</copyright>
 <managingEditor>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</managingEditor>
 <webMaster>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</webMaster>
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	<title>Reti impregnate con insetticidi proteggono il bestiame e incrementano la produzione di latte</title>
	
	<description> Zanzariere trattate con insetticidi che durano a lungo - sostanzialmente le stesse usate per proteggere gli esseri umani - stanno facendo migliorare la salute animale e le condizioni di vita delle popolazioni che da essi dipendono. Esempi positivi dalle fattorie di produzione lattiera gestite per lo più da donne del Kenya ai piccoli allevamenti di maiali del Ghana. Il positivo effetto a catena? Con meno insetti in circolazione anche le persone si ammalano di meno.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 27 marzo 2013 - </strong>In Kenya, a Kisii, negli altopiani occidentali del paese, un semplice ma innovativo impiego di reti impregnate di insetticida per proteggere il bestiame, sta facendo raddoppiare, ed in alcuni casi addirittura triplicare, la produzione di latte delle piccole fattorie lattiere ed anche facendo ridurre le malattie causate dagli insetti negli esseri umani.  Il progetto è parte di una strategia più ampia tesa a migliorare in modo consistente la salute animale nelle zone più colpite da malattie tropicali.<br /> <br /> Le reti impregnate sono sicure dal punto di vista ambientale, e hanno contribuito a ridurre in modo drastico -di circa il 90%-  la quantità di mosche, zanzare e altri insetti che trasmettono malattie.  Nel caso della mastite - un'infezione batterica che può essere diffusa dalle mosche ed anche dalla scarsa igiene durante le operazioni di mungitura - la malattia è stata dimezzata nelle piccole fattorie a conduzione familiare.  Gli allevatori hanno anche imparato basilari misure igieniche per ridurre i contagi.<br /> <br /> Ma le reti stanno anche portando grandi benefici alle famiglie: a Kisii, dai primi risultati appare che tra i contadini vi siano stati circa il 40% in meno di casi di malaria.  Se i keniani spesso attribuiscono le malattie alla malaria senza conoscerne la vera causa, un beneficio diretto per la salute umana non dovrebbe venire come una sorpresa.<br /> <br /> Dice Mary Munyega Nyndeo una contadina della zona di Kisii "Di solito riuscivo a mungere circa due litri di latte al giorno, ma da quando sono arrivate le zanzariere le mosche sono scomparse e adesso riesco a fare 4 o 5 litri di latte al giorno, e così posso fare un piccolo profitto".<br /> <br /> Ma quello che è più importante, dice "è che non abbiamo più avuto casi di malaria".<br /> <br /> "Prima di questo ho sempre pensato che il latte fosse solo per il nostro uso familiare", dice Mary Owendo, un'altra contadina. "Non sapevo che vendere latte potesse aiutarmi a pagare la scuola dei miei figli". Lei è perfino riuscita a pagare per avere l'elettricità in casa, grazie alle mucche.<br /> <br /> <strong>Dai pascoli all'aperto alla soluzione "zero pascoli"<br /> <br /> </strong>Negli ultimi decenni, con il restringimento della terra disponibile a causa dell'espansione urbana o per differente destinazione d'uso, i piccoli allevatori hanno sempre più adottato il modello "zero pascolo", dove alle mucche da latte viene dato da mangiare in stalle ben ventilate piuttosto che lasciate libere di brucare in pascoli all'aperto.  Nella zona di Kisii una dopo l'altra, quasi tutte le piccole fattorie sono passate a questo metodo, anche perché gli appezzamenti di terra degli allevatori sono sempre più piccoli. Il problema però era diventato come gestire la crescente popolazione di mosche e insetti attratti dentro le stalle dalle mucche e dallo stallatico.<br /> <br /> "Questi pacchetti specifici di salute animale, con reti per proteggere i capanni delle mucche e delle fosse per lo stallatico non solo si sono dimostrati di grande efficacia nel mantenere l'area libera dalle punture di mosche e zanzare, ma hanno contribuito a migliorare la salute animale a tutto campo", spiega Rajinder Saini, un entomologo che lavora con l'ICIPE, un istituto di ricerca con sede a Nairobi partner della FAO nella realizzazione del progetto di Kisii. L'ICIPE ha addirittura cambiato il proprio acronimo in "Scienza africana sugli insetti per l'alimentazione e la salute".<br /> <br /> "Adesso le mucche sono felici, non sprecano energia scalciando e agitando la coda per scacciare gli insetti mangiano meglio, ingrassano e producono più latte" dice Saini. "I contadini ovviamente sono anch'essi felici dei risultati".<br /> <br /> Ovviamente anche la salute umana ne guadagna enormemente, per la riduzione del numero di insetti che trasmettono malattie agli esseri umani, spesso dai propri allevamenti. <br /> <strong><br /> Fermate le morie<br /> <br /> </strong>"Nei miei primi anni in Africa ho visto morire animali a frotte, specialmente le specie esotiche", dice Burkhard Bauer, consulente scientifico indipendente della <em>Freie Universität </em>di Berlino, che lavora al progetto della FAO, basato principalmente sull'impiego di reti protettive trattate con insetticidi per migliorare le condizioni di salute dei piccoli allevatori anche in situazioni povere di risorse.<br /> <br /> Il Dr. Bauer è stato per la prima volta in Kenya nel 2001, dove gestiva un progetto finanziato dall'Unione Europea sulle piccole fattorie lattiere in zone dove l'infestazione di mosche tse-tse era un problema.  La mosca tse-tse trasmette agli animali la tripanosomiasi, detta anche nagana, malattia che ogni anno nell'Africa Sub-sahariana è responsabile della morte di circa 3 milioni di bovini e di perdite economiche per oltre 4.5 miliardi di dollari.  <br /> <br /> La malattia quando viene trasmessa agli esseri umani è meglio conosciuta come la "malattia del sonno" ed è inevitabilmente fatale se non viene trattata in modo appropriato. In Africa si calcola che circa 30.000 persone ogni anno contraggano la malattia, con tutte le gravi conseguenze economiche e sociali che questo comporta nelle zone chiamate T&T (tse-tse e tripanosomiasi).<br /> <br /> In paesi come il Kenya, dove i piccoli allevatori possiedono solo una mucca o poco più, ma che in realtà rappresentano l'80% degli animali da latte coprendo più di tre quarti della produzione nazionale, la perdita di un capo di bestiame può essere devastante per le condizioni economiche di una famiglia.<br /> <br /> "Continuavamo a sottoporre a trattamenti gli animali già malati, che però continuavano a morire", continua Bauer. "Dovevamo andare all'origine e ai veri colpevoli - gli insetti che trasmettono la malattia". L'idea di fondo di Bauer, con il sostegno dell'Università di Berlino e di partner come la FAO, è stata sperimentata sul campo e perfezionata nel corso degli anni.<br /> <br /> La soluzione era così semplice, dice Bauer, non potevo credere che nessuno ci avesse pensato prima.<br /> <br /> <strong>Sostenibile dal punto di vista ambientale<br /> <br /> </strong>Le reti impregnate di insetticida si sono dimostrate anche sicure dal punto di vista ecologico.  Vengono usate al minimo necessario, poiché la tse-tse in genere vola basso in prossimità del suolo. Per cui è sufficiente una rete protettiva di solo un metro d'altezza intorno ai capanni per gli animali per proteggerli.<br /> <br /> "L'insetticida impiegato è fatto delle stesse sostanze chimiche usate per i collari antipulci degli animali domestici", spiega Raffaele Mattioli Esperto Senior del Sevizio di Salute Animale della FAO.<br /> <br /> Di solito la procedura prevedeva che i capi di bestiame venissero immersi in acqua trattata con insetticidi piretroidi, che non hanno conseguenze sui mammiferi.  Oppure gli allevatori li emulsionavano con uno strato sulle gambe.  Ma adesso le reti protettive vengono impregnate con sostanze chimiche solo per la quantità necessaria e cambiate spesso per minimizzare il rischio che gli insetti possano sviluppare una resistenza agli insetticidi.  I piretroidi costituiscono adesso i principali insetticidi sul mercato per uso domestico.<br /> <br /> Le reti impregnate, inoltre, potenzialmente eliminano anche le zecche, per esempio modificando la quantità impiegata e facendo sì che arrivino sino a terra.  Questo significa che malattie causate dalle zecche, per esempio la cosiddetta <em>East Coast Fever </em>(teileriosi bovina) molto diffusa in Africa orientale, potrebbe essere ridotta sostanzialmente con la stessa strategia di base, spiega Mattioli.<br /> <br /> "Questo progetto, sebbene concepito per migliorare la salute animale e la produzione, rappresenta un esempio concreto di un approccio unico alla malattia, dove gli interventi per migliorare le condizioni di salute animale e di quella degli esseri umani convergono e fanno parte di un più ampio sistema sanitario interconnesso - incluse le piante e gli ecosistemi in cui essi vivono", conclude Mattioli.<br /> <br /> <strong>Estensione del progetto<br /> <br /> </strong>In Ghana anche i piccoli allevatori di maiali stanno impiegando il sistema delle reti protettive impregnate. Le punture di fastidiose mosche sono state ridotte praticamente a zero e la produzione e la salute dei suini sono migliorate. Il lavoro in Ghana è condotto in coordinamento con l'ufficio nazionale del <em>Pan African Tsetse and Trypanosomosis Eradication Campaign</em> (PATTEC).  Un terzo progetto pilota sta per partire in Burkina Faso, dove i sistemi zootecnici sono prevalentemente pastorali.<br /> <br /> In riunioni recenti su questo tipo di progetti, tirocinanti dei governi e del settore privato interessati a replicare questo modello hanno ricevuto formazione su come usare le reti.  I partecipanti venivano da molti paesi africani, dal Burundi, dall'Eritrea, dall'Etiopia, dal Kenya e dal Ruanda in Africa orientale e dal Benin, dal Burkina Faso, dalla Côte d'Ivoire, dal Ghana, dal Mali, dal Niger, dalla Nigeria, dalla Sierra Leone e dal Togo in <a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>Africa occidentale.<br /> <br /> I progetti pilota sono sostenuto da un finanziamento di 1.6 milioni di dollari da parte del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD).<strong><br /> </strong></p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 27 Mar 2013 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Kenya - I telefoni cellulari stanno rivoluzionando il settore zootecnico</title>
	
	<description> Allevatori e veterinari in Africa stanno sempre più utilizzando i telefoni cellulari per segnalare possibili focolai di malattie animali così da poter intervenire ad uno stadio iniziale e avviare rapidamente campagne di vaccinazioni su vasta scala. Applicazioni smartphones stanno rendendo il sistema di &quot;allarme rapido&quot; una questione di secondi invece che settimane.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 1 marzo 2013 - </strong>Allevatori e veterinari in Africa stanno sempre più utilizzando i telefoni cellulari per allertare rapidamente su possibili focolai di malattie animali così da poter intervenire ad uno stadio iniziale e avviare con prontezza campagne di vaccinazioni su vasta scala.<br /> <br /> Alcune applicazioni per smartphones stanno rendendo il sistema di "allarme rapido" una questione di secondi invece che settimane, e gli interventi veterinari possono essere localizzati con estrema precisione e velocità grazie alla funzione <em>Global Positioning System </em>(GPS - Sistema di localizzazione globale via satellite) adesso disponibile nella maggior parte dei cellulari.<br /> <br /> "La FAO e altre organizzazioni partner stanno profittando della grande diffusione della tecnologia cellulare al fine di informare rapidamente su focolai di malattie animali, localizzando con precisione le campagne di vaccinazione e le cure veterinarie, come ad esempio terapie contro i parassiti intestinali degli animali", dice Robert Allport, Assistente del Rappresentante FAO in Kenya per l'Attuazione dei Programmi.<br /> <br /> <strong>Un'applicazione per localizzare le campagne di vaccinazioni e le terapie<br /> </strong><br /> In Kenya, ad esempio, dove tre persone su quattro possiedono oggi un cellulare, la FAO insieme al <em>Royal Veterinary College</em> di Londra e la ONG locale Vetaid sostiene la sperimentazione pilota di un'applicazione per cellulari sviluppata dai ricercatori dell' <em>Imperial College London's School of Public Health.  </em><br /> <br /> <em>EpiCollect</em> - questo il nome dell'applicazione - aiuta a localizzare le campagne di vaccinazioni animali e le terapie. L'applicazione e gli arichvi di memoria sono forniti gratuitamente dal sito di <em>EpiCollect,</em> che assegna a ogni progetto uno spazio specifico, accessibile solo agli utenti di ogni singolo progetto. Il database di <em>EpiCollect</em> non è raggiungibile tramite i motori di ricerca, per evitare che occhi indiscreti possano avere accesso a informazioni sensibili.<br /> <br /> "I telefoni eliminano ritardi nel ricevere i dati dal campo poiché tutte le informazioni vengono trasmesse attraverso la rete cellulare", chiarisce Allport. Non solo, ma le informazioni hanno una precisa localizzazione geografica che ne consente un'estrema accuratezza in tempo reale. <br /> <br /> Solo sino a cinque anni fa, i veterinari dovevano recarsi in località remote, raccogliere le informazioni e dopo ritornare negli uffici distrettuali per lavorare ai dati raccolti.  Adesso invece, grazie ai cellulari, le informazioni vengono trasmesse in tempo reale.  I dati - ad esempio il numero totale di capi di bestiame di una mandria o il numero degli animali vaccinati - vengono  salvati elettronicamente e poi trasferiti ad un sito specifico per ogni singolo progetto.  E se le mandrie si spostano da una zona a pascolo ad un'altra, i loro movimenti possono essere seguiti ed aggiornati. <br /> <br /> <strong>Dai campi ad un database centrale<br /> <br /> </strong>Sino adesso l'applicazione <em>EpiCollect</em> è stata usata soltanto dai veterinari sul campo, con cellulari forniti da Google Kenya per una fase di prova, gli strumenti vengono perfezionati ed i problemi tecnici risolti secondo il riscontro che ne danno gli utenti.  Alla fine di questo periodo di prova, potrebbero essere messi a disposizione degli anziani dei villaggi e dalle associazioni di operatori di salute animale radicate nelle comunità, poiché sempre più persone in Kenya passano a telefoni abilitati al collegamento ad internet e i prezzi sono di conseguenza scesi.  Sebbene per adesso solo un terzo della popolazione in Kenya abbia accesso a internet, va notato che il 99% delle connessioni avviene attraverso telefoni cellulari.<br /> <br /> La FAO dispone di un Sistema mondiale d'informazione sulle malattie animali, conosciuto come EMPRES-i, che ospita i dati sui focolai di malattie animali raccolti sul campo, una volta che sono confermati. La FAO ha sviluppato adesso un'applicazione per cellulari chiamata EMPRES-i EMA che consente di riportare informazioni sui focolai di malattie animali direttamente nel database. La tecnologia, disponibile per telefoni con sistemi operativi Blackberry e Android, sarà sperimentata sul campo dai servizi veterinari dell'Uganda nella prima metà del 2013 in una fase pilota finanziata dal Governo irlandese. Una versione di EMA per iPhones è in fase di sviluppo.. <br /> <br /> Grazie alle allerte trasmesse così con estrema rapidità, le malattie animali possono essere individuate ed isolate in tempi record. L'allerta precoce può impedire la morte di decine di migliaia di capi di bestiame, salvaguardando in questo modo le condizioni di vita e la sicurezza alimentare della popolazione e impedendo una possibile trasmissione della malattia agli esseri umani.<br /> <br /> <strong>Un bene pubblico mondiale<br /> <br /> </strong>"Il sistema EMPRES-i della FAO è davvero un bene pubblico mondiale, e i nostri tempi di risposta migliorano costantemente grazie a questi incredibili progressi tecnologici", dice il Dott. Juan Lubroth, Veterinario Capo della FAO.  "La prevenzione, la preparazione e la risposta precoce sono dei concetti potenti che quando sono tradotti in strumenti possono essere efficacemente usati contro le malattie infettive, salvaguardando in questo modo le condizioni di vita delle popolazioni, allontanando lo spettro della fame ed in alcuni casi il contagio agli esseri umani", ha aggiunto Lubroth.<br /> <br /> Inoltre l'Ufficio regionale d'emergenza della FAO per l'Africa orientale e centrale, in partenariato con Oxfam, sta utilizzando la tecnologia <em>Nokia Data Gathering</em> (NDG) per monitorare i punti d'acqua delle zone pastorali come indicatori precoci di siccità in Kenya ed Etiopia. Le comunità locali tengono regolarmente sotto controllo il livello dell'acqua tramite telefoni con connessione internet. Nella regione di Karamoja, nel vicino Uganda, lo stesso sistema NDG è utilizzato dai capi villaggio per monitorare gli indicatori di siccità e consentire una risposta rapida, in partenariato con ACTED.<br /> <br /> La FAO sta anche valutando come le nuove tecnologie mobili possono essere utilizzate per meglio connettere gli allevatori con i mercati e con i commercianti di bestiame.<br /> <br /> "Chi commercia in bestiame non si reca in zone remote per comprare animali, a meno che non abbia la garanzia di poter comprare un certo numero di capi, altrimenti, non vale la pena di affrontare le spese del viaggio", fa notare Allport.  "Ma se i venditori di bestiame possono centralizzare le informazioni sul numero di capi che  hanno<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>, dove ed a che prezzo, allora il mercato funziona in modo più efficiente e vi sarà una maggiore trasparenza dei prezzi, oltre a poter contrattare collettivamente per prezzi migliori". <br /> <br /> <strong>Penne digitali per scrivere nei campi<br /> <br /> </strong>In un certo numero di paesi africani, tra cui il Kenya, una versione moderna della vecchia carta e penna sta conferendo un fascino aggiuntivo alla raccolta digitale di dati dai campi. Con le penne digitali non solo le informazioni vengono trasmesse in pochi secondi ad un server centrale per essere analizzate, ma consentono ai veterinari di scrivere come hanno sempre fatto, conversando con gli allevatori senza "l'interferenza" che la moderna tecnologia mobile potrebbe creare.<br /> <br /> "Uno degli aspetti più importanti del lavoro di un veterinario è stabilire un buon rapporto di fiducia con gli agricoltori e con le popolazioni", spiega Philip Fong, funzionario FAO responsabile delle tecnologie informatiche della regione, con sede a Nairobi, che ha già introdotto l'impiego di penne digitali in Africa australe, dove hanno avuto enorme successo.<br /> <br /> Gli operatori ed i veterinari sul campo non possono stare ore a mandare informazioni dalla piccola tastiera di un cellulare, spesso da un <em>touch screen</em> su cui in pieno sole non si riesce a vedere nulla.<br /> <br /> Una penna digitale dispone invece di una piccola telecamera a raggi infrarossi che registra la scrittura quando la penna vi passa sopra, e usando la tecnologia Bluetooth invia i dati ad un telefono cellulare da dove vengono trasmessi ad un server centrale per essere analizzati.<br /> <br /> I benefici a catena di queste nuove tecnologie mobili sono davvero infiniti.<br /> <br /> <em>Epicollect</em> è finanziata da <em>Wellcome Trust</em>, una fondazione di beneficienza senza fini di lucro con sede nel Regno Unito.<br /> <br /> L'applicazione <em>Nokia Data Gathering </em>è anch'essa messa a disposizione gratuitamente nell'ambito del <em>Nokia's corporate social responsibility programme.</em>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Fri, 01 Mar 2013 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La FAO sollecita misure più incisive contro le emergenze sanitarie mondiali</title>
	
	<description> Il mondo rischia una ripetizione della disastrosa ondata d’influenza aviaria del 2006 se non verranno rafforzate a livello mondiale le misure di controllo e monitoraggio di questa, ma anche di altre pericolose malattie animali, denuncia oggi la FAO.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 29 gennaio 2013 - </strong>Il mondo rischia una ripetizione della disastrosa ondata d'influenza aviaria del 2006 se non verranno rafforzate a livello mondiale le misure di controllo e monitoraggio di questa, ma anche di altre pericolose malattie animali, denuncia oggi la FAO.<br /> <br /> "La crisi economica internazionale ha significato minori risorse disponibili per la prevenzione dell'influenza aviaria H5N1 e di altre malattie di origine animale", ha dichiarato il Veterinario Capo della FAO, Juan Lubroth.  "E questo vale non solo per le organizzazioni internazionali, ma anche per i singoli paesi".   "Nonostante tutti sappiano che prevenire sia meglio che curare, sono preoccupato che nel clima attuale i  governi non siano in grado di mantenere alta la guardia".<br /> <br /> E' necessario mantenere una stretta vigilanza, dati i grandi serbatoi di virus H5N1 che ancora esistono in alcuni paesi asiatici e del Medio Oriente, dove la malattia è diventata endemica.  In mancanza di controlli adeguati, potrebbe facilmente diffondersi a livello mondiale, com'è successo al momento della sua massima diffusione nel 2006, quando ne furono colpiti 63 paesi. <br /> <br /> <strong>Investire nella prevenzione<br /> <br /> </strong>Investire maggiormente nella prevenzione ha un senso dal punto di vista economico considerato l'enorme costo che comporta un'epidemia su larga scala.  Tra il 2003 e il 2011 la malattia ha ucciso direttamente, o costretto ad abbattere oltre 400 milioni di polli ed anatre, causando un danno economico stimato intorno ai 20 miliardi di dollari.<br /> <br /> Come molte altre malattie animali, il virus H5N1può anche trasmettersi agli esseri umani.  Tra il 2003 ed il 2011, secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha infettato più di 500 persone, uccidendone 300.<br /> <br /> "Non vedo iniziative, nonostante la reale minaccia esistente per la salute di animali e per gli esseri umani", ha aggiunto Lubroth.<br /> <br /> Questo è ancora più deplorevole dal momento che è stato dimostrato che con misure appropriate il virus H5N1 può essere del tutto eliminato dal settore aviario, proteggendo così sia la salute umana che le condizioni economiche di milioni di persone.  Il pollame domestico è oggi immune dal virus nella maggior parte dei 63 paesi che erano stati infettai nel 2006, tra essi la Turchia, Hong Kong, la Tailandia e la Nigeria.  E dopo molti anni d'intenso lavoro ed impegno finanziario internazionale, anche in Indonesia si stanno facendo grandi passi avanti contro di esso.<br /> <br /> <strong>La minaccia di un'altra malattia animale <br /> <br /> </strong>Un'altra minaccia crescente è rappresentata dalla <em>Peste dei piccoli ruminanti</em>, (PPR) una malattia altamente contagiosa che può decimare intere greggi di capre e di pecore.  "La malattia si sta espandendo in Africa Subsahariana, causando al momento enormi danni nella Repubblica Democratica del Congo, uno dei paesi colpiti - e sta cominciando ad espandersi in Africa australe", ha aggiunto Lubroth.  "Il danno potrebbe davvero essere d'immense proporzioni".  <br /> <br /> "L'ironia della situazione è che contro la PPR esiste un validissimo vaccino, ma poche persone lo stanno usando".   Oltre alle risorse limitate, la mancanza di volontà politica e scarso coordinamento e pianificazione, sono le altre ragioni per le quali si consente che la PPR, come altre malattie animali, si diffonda.<br /> <br /> Investire nella prevenzione significa migliorare l'igiene, i controlli ai mercati e alle frontiere e le misure sanitarie negli allevamenti e nei mercati.  Significa attrezzare laboratori e formare personale in grado di fare diagnosi precoci e rispondere efficacemente in caso di epidemie, ed organizzare efficaci servizi di divulgazione per aiutare i piccoli allevatori.<br /> <br /> Nonostante i budget limitati, le organizzazioni internazionali dovrebbero anche cercare di agire di più con azioni concertate.  "Dobbiamo insieme trovare i modi per assicurare la sicurezza lungo l'intera catena agroalimentare a livello globale", sollecita Lubroth.<br /> <br /> "Il costo - e i pericoli - di non agire sono davvero troppo alti". <br /> </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/168968/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/168968/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 28 Jan 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Passi avanti nel Piano d’azione per fermare il calo di diversità genetica del bestiame</title>
	
	<description> Nonostante molti Paesi abbiano iniziato ad attuare programmi per fermare l’allarmante calo nel numero delle razze di bestiame indigene - cruciali per la sicurezza alimentare - ancora molto resta da fare per arginare la perdita di diversità genetica.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 24 ottobre 2012 - </strong>Nonostante molti Paesi abbiano iniziato ad attuare programmi per fermare l'allarmante calo nel numero delle razze di bestiame indigene - cruciali per la sicurezza alimentare - ancora molto resta da fare per arginare la perdita di diversità genetica.<br /> <br /> Nel corso della Conferenza internazionale che si svolge in questi giorni presso la FAO ("Gruppo di lavoro tecnico sulle risorse genetiche animali per l'alimentazione e l'agricoltura" 24-26 Ottobre), i rappresentanti di circa 100 paesi discuteranno dei progressi fatti nell'attuazione del "Piano d'azione mondiale per le risorse zoogenetiche", adottato nel 2007 con l'obiettivo specifico di migliorare la gestione della biodiversità zoogenetica mondiale.<br /> <br /> "La buona notizia è che i circa 80 paesi che hanno presentato relazioni hanno iniziato a realizzare circa metà di quanto concordato nell'ambito del Piano d'Azione Mondiale: da programmi per la salvaguardia delle specie, ad indagini statistiche sul numero del patrimonio zootecnico esistente, allo sviluppo di politiche e di un quadro giuridico che affronti il problema della biodiversità animale", dice Irene Hoffmann, Responsabile del Servizio risorse zoogenetiche della FAO.<br /> <br /> I progressi tuttavia sono stati più visibili nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo.  Molti paesi africani, latino-americani e del Vicino oriente sono ancora molto in ritardo.<br /> <br /> La regione del Vicino Oriente è considerata una delle culle della diversità zootecnica.  E' stato qui che molte varietà di bovini, di ovini, di capre, di dromedari e di cammelli sono state addomesticate per la prima volta.  L'Africa con il suo diversificato ambiente tropicale e sub-tropicale, è un'altra importante area di biodiversità.<br /> <br /> In agricoltura le razze indigene sono importanti perché si sono adattate a condizioni locali spesso difficili, contengono materiale genetico unico al mondo, importante per i programmi di riproduzione genetica e rappresentano spesso per le famiglie povere una fonte insostituibile di sopravvivenza perché più facili da allevare rispetto alle specie introdotte dall'estero<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>.  In un mondo minacciato dal cambiamento climatico, le specie resistenti alla siccità, al caldo estremo o alle malattie tropicali sono di vitale importanza.<br /> <br /> <strong>A rischio d'estinzione il 22% delle varietà zootecniche<br /> <br /> </strong>Stando alle ultime stime, circa il 22% delle varietà zootecniche mondiali sono a rischio d'estinzione, ma va notato che è difficile valutare le reali dimensioni del fenomeno perché spesso i dati sul bestiame non sono aggiornati o segnalati.<br /> <br /> Nonostante in generale nei paesi in via di sviluppo i passi avanti siano stati piuttosto limitati, dalle relazioni presentate dai paesi partecipanti si evince che però esempi di attuazione possono riscontrarsi in ogni regione.<br /> <br /> In Asia molti paesi sono relativamente avanti nella formulazione di programmi di conservazione delle proprie razze minacciate.  In Africa ed in America Latina vi sono esempi di successi a livello nazionale in quasi tutte le aree prioritarie enunciate nel Piano d'Azione Mondiale.<br /> <br /> "Vi sono circa 45 paesi che stanno preparando o hanno già approntato, strategie nazionali e piani d'azione per le proprie risorse genetiche animali, e metà di essi son paesi in via di sviluppo", aggiunge la Hoffmann.<br /> <br /> <strong>I nuovi progetti avviati<br /> <br /> </strong>La Germania, la Norvegia e la Svizzera hanno contribuito con oltre 1 milione di Dollari al Fondo Fiduciario della FAO che sovvenziona la realizzazione del Piano Globale d'azione.  La FAO ha lanciato i primi otto progetti per la gestione delle risorse genetiche animali, che coinvolgono 22 paesi.<br /> <br /> I Paesi della Ex- Jugoslavia si uniranno all'Albania ed alla Bulgaria per preservare la minacciata razza bovina <em>Busha</em>.  L'Etiopia, il Kenya e l'Uganda collaboreranno per migliorare la gestione delle loro razze avicole indigene. La Bolivia e il Perù lavoreranno insieme per attuare progetti di difesa dei lama. Nella regione del Pacifico sudoccidentale, un progetto istituirà centri di conservazione per il pollame e i suini delle Isole Cook, Fiji e Niue. L'Algeria e il Marocco collaboreranno alla conservazione della locale specie ovina <em>Béni Guil</em>. Infine un progetto che coinvolge il Gambia, la Guinea, il Mali ed il Senegal studierà l'impatto del bestiame nomade sulla gestione della diversità genetica. Oltre a questi vi sono due progetti a livello di singolo paese, uno in Mozambico ed uno nel Togo, rispettivamente sulle locali risorse genetiche bovine ed avicole.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/163078/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/163078/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 23 Oct 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Appello FAO/OIE per una moratoria sull’impiego nella ricerca di virus vivi di peste bovina</title>
	
	<description> La FAO e l’OIE (l’Organizzazione Mondiale per la salute animale) lanciano un appello ai governi affinché sottoscrivano una moratoria a livello mondiale sulla ricerca di laboratorio che implichi lavorare con virus vivi di peste bovina.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma/Parigi 23 luglio 2012 - </strong>La FAO e l'OIE (l'Organizzazione Mondiale per la salute animale) lanciano un appello ai governi affinché sottoscrivano una moratoria a livello mondiale sulla ricerca di laboratorio che implichi lavorare con virus vivi di peste bovina.<br /> <br /> L'iniziativa FAO/OIE è stata decisa per far sì che venga distrutto il materiale biologico ed i campioni di virus potenzialmente pericolosi attualmente conservati in oltre 40 laboratori, alcuni dei quali con insufficienti livelli di biosicurezza.  Alcune riserve di virus dovrebbero comunque essere conservate per poter produrre vaccini e per la ricerca, nel caso la malattia dovesse riapparire a livello di animali selvatici o in conseguenza di  comportamenti accidentali o intenzionali.<br /> <br /> La peste bovina è stata dichiarata ufficialmente debellata un anno fa, intendendo con questo che il virus che causa questa letale malattia non esiste più se non in esemplari di laboratorio.  La peste bovina non colpisce gli esseri umani.<br /> <br /> Con due risoluzioni approvate nel 2011, i paesi membri delle due organizzazioni hanno concordato di distruggere le scorte rimanenti di virus o di conservarle in condizioni di sicurezza in un numero limitato di laboratori approvati e di bandire la ricerca che impieghi esemplari vivi del virus, a meno che non sia autorizzata dalla FAO e dall'OIE.<br /> <br /> Nel catalogare il materiale esistente contenente il virus  è stato scoperto che in alcuni laboratori i livelli di biosicurezza sono insufficienti ed il rischio troppo grande. Ed è per questo che la FAO e l'OIE sollecitano i paesi a sottoscrivere la moratoria ed a sottoporre all'approvazione delle due organizzazioni qualsiasi futura proposta di ricerca.  La FAO e l'OIE stanno lavorando alla formulazione di un protocollo standard per richiedere l'autorizzazione e le condizioni che queste richieste dovranno soddisfare per poter essere approvate.<br /> <br /> "La moratoria è fondamentale per evitare rischi biologici, fino a quando non sarà istituito un meccanismo di controllo che approvi solo la ricerca necessaria per continuare il lavoro di vigilanza e di preparazione all'emergenza nel caso la malattia dovesse riapparire", dice il Dott. Kazuaki Miyagishima, a capo del Dipartimento scientifico e tecnico dell'OIE.  "Fintanto che il virus è presente in così tanti laboratori, non possiamo affermare che non vi sia rischio di una ricomparsa della malattia".  "Bisogna distruggere i rimanenti stock di virus non sicuri e mantenere un livello alto di sorveglianza fino a che quest'operazione non sarà portata a termine", ha aggiunto Miyagishima.<br /> <br /> "La peste bovina è stata debellata con successo, e va conservato materiale biologico e gli esemplari di virus che potrebbero essere utili per lo sviluppo di vaccini e per continuare la ricerca", dice Juan Lubroth, Veterinario Capo della FAO.  "Ma dobbiamo assolutamente assicurarci che questo materiale sia conservato solo in alcuni laboratori che garantiscono condizioni di massima sicurezza per non correre inaccettabili rischi".   I campioni di virus devono essere conservati in modo sicuro o altrimenti devono essere distrutti".<br /> <br /> "Dobbiamo continuare a vigilare affinché la peste bovina rimanga una malattia del passato, consegnata ai libri di storia e agli annali di medicina veterinaria", ha aggiunto Lubroth.<br /> <br /> Una commissione esterna composta da sette esperti indipendenti in materia di virologia, biotecnologia, epidemiologia, misure per la riduzione della minaccia biologica, sicurezza di laboratorio convocata dalla FAO e dall'OIE ha raccomandato di seguire quanto fatto nel caso del vaiolo - il letale virus umano dichiarato debellato nel 1979.  In quell'occasione, sotto la supervisione dell'Organizzazione mondiale della sanità, il virus del vaiolo fu isolato e distrutto ovunque tranne che in due laboratori dove il virus è conservato in condizioni di estrema sicurezza.  Secondo il gruppo di esperti della peste bovina si potrebbe seguire un percorso simile.<br /> <br /> La distruzione del virus dovrebbe dunque essere la priorità.  In alcuni casi il materiale biologico contenente il virus potrebbe essere mandato ad una struttura ad alto livello di isolamento, approvata dalla FAO e dall'OIE, per essere conservato in condizioni di sicurezza biologica.  Per fare ciò le due organizzazioni forniranno consulenza e sostegno ai laboratori e promuoveranno e supervisioneranno il processo per ridurre il numero di strutture dove sarà consentito continuare a conservare il virus.<br /> <br /> I Paesi africani, per esempio, hanno trovato un buon modello concordando di distruggere o trasferire il loro materiale biologico contenente il virus sotto la custodia del Centro Panafricano di vaccini dell'Unione Africana che ha sede in Etiopia.  Altri paesi dovrebbero seguire questo modello.<br /> <br /> Come parte della strategia post-sradicamento, i Paesi membri della FAO e dell'OIE si sono impegnati a mantenere un adeguato livello di monitoraggio e sorveglianza per possibili focolai di virus di peste bovina sino all'anno 2020.<br /> <br /> L'impegno dei donatori è stato decisivo per debellare la peste bovina, la seconda malattia nella storia ad essere debellata con successo.  I finanziamenti dei donatori continueranno ad essere fondamentali per mantenere la peste bovina eradicata per sempre.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Sun, 22 Jul 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La FAO in soccorso delle famiglie disperse a causa del conflitto nel Sudan del Sud</title>
	
	<description> La FAO sta assistendo le popolazioni dello stato di Jonglei, nel Sudan del Sud, a ricostruire le proprie vite e riuscire a essere autosufficienti dopo anni di conflitti, attraverso una serie di interventi sia d'emergenza che di lungo periodo per avviare un processo di sviluppo agricolo e delle infrastrutture di lungo periodo in quella che è la più giovane nazione al mondo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 17 febbraio 2012 - </strong>La FAO sta assistendo le popolazioni dello stato di Jonglei, nel Sudan del Sud, a ricostruire le proprie vite e riuscire a essere autosufficienti dopo anni di conflitti, attraverso una serie di interventi sia d'emergenza che di lungo periodo. <br /><br />Lavorando a fianco delle comunità locali, la FAO ha iniziato la distribuzione di vaccini per il bestiame, di attrezzature per la pesca, di sementi e attrezzi agricoli, per avviare un processo di sviluppo agricolo e delle infrastrutture di lungo periodo in quella che è la più giovane nazione al mondo. <br /><br />L'Organizzazione punta a fornire tutti gli aiuti possibili entro i prossimi due o tre mesi, prima che inizi la stagione delle piogge e le strade diventino impraticabili.  Sono previste inoltre iniziative future per la raccolta dell'acqua ed altre misure che possano rafforzare la capacità di risposta della popolazione nel lungo periodo.<br /><br />Nello Jonglei, ed in tutto il Sudan del Sud, le cause della grave situazione attuale sono da ricercarsi nei cattivi raccolti, nell'aumento della domanda, nel rapido incremento dei prezzi, nel conflitto e nel grande numero di rifugiati.  Il calo della produzione cerealicola ha effetti particolarmente pesanti su comunità già duramente provate.<br /><br />La produzione cerealicola nella più giovane nazione al mondo è stata circa il 19 per cento inferiore allo scorso anno ed il 25 per cento in meno della media degli ultimi cinque anni.  Si calcola che il deficit di cereali per il 2012 sarà di oltre 470.000 tonnellate - circa metà del fabbisogno annuale totale del paese.<br /><br />Le stime più aggiornate provengono dalla recente missione di valutazione congiunta della FAO e del PAM sulla produzione e sulla sicurezza alimentare nel Sudan del Sud: <em><a href="http://www.fao.org/docrep/015/al984e/al984e00.pdf" target="_blank" title="il rapporto in inglese">Crop and Food Security Assessment Mission to South Sudan</a><strong>.<br /><br /></strong></em><strong>Decisivo proteggere il bestiame<br /><br /></strong>Come misura d'emergenza per proteggere la risorsa principale di cibo e di sussistenza, la FAO è in procinto di fornire vaccini ed antibiotici per prevenire la diffusione di malattie animali e di trattare oltre 100.000 capi di bestiame nel primo mese d'intervento.  Le somministrazioni saranno gestite da una rete di veterinari e di collaboratori, i <em>Lavoratori comunitari di salute animale</em>, un sistema basato sulle comunità locali che garantisce che gli aiuti sanitari raggiungano il bestiame anche nei villaggi più remoti.<br /><br />"Queste sono comunità di pastori ed allevatori nomadi", dice Nimaya Mogga, funzionario FAO di zootecnica.  "Queste mandrie sono il loro mezzo di sussistenza, senza di esse non hanno nulla".<br /><br />Il Sudan del Sud è la sesta economia zootecnica dell'Africa.  "Le mandrie nel Sudan del Sud significano ricchezza", aggiunge Nimaya Mogga.  "Durante i periodi di penuria alimentare, vengono venduti o barattati in cambio di cibo.  La vendita di una sola vacca può sfamare una famiglia per tre mesi". <br /><br />Questo è particolarmente vero nello Jonglei, dove l'economia e l'agricoltura si basano principalmente sulla proprietà di mandrie. "Queste popolazioni coltivano marginalmente la terra.  Di solito in piccoli appezzamenti intorno ai loro <em>tukul </em>- le loro capanne.  La perdita del bestiame ha effetti devastanti sulle loro condizioni di vita", continua Mogga che fa notare che quando ci sono razzíe di bestiame vengono messi insieme mandrie differenti, con il rischio di un aumento delle epidemie animali.<br /><br /><strong>Opportunità dalla pesca<br /><br /></strong>Molti di coloro in fuga dal conflitto hanno trovato rifugio nella città di Boma.  Secondo le autorità locali qui molti degli abitanti si sono fatti carico dei rifugiati, ma adesso si stanno esaurendo le loro scorte di cibo, per esempio sorgo e mais, ed hanno anch'essi bisogno di aiuti.<br /><br />E' arrivata la stagione arida e non ci sono colture nei campi, però la presenza di un fiume nei pressi della città ha suscitato qualche speranza.<br /><br />"Il fiume Chelimon è a circa due ore di cammino da Boma", dice Michael Oyat, Vice Coordinatore FAO dell'emergenza nel Sudan del Sud.  Riteniamo che possa offrire opportunità di pesca per i rifugiati".  "Quello che impedisce che ciò avvenga è la mancanza di attrezzature per pescare".<br /><br />La FAO distribuirà circa 20.000 attrezzature per la pesca nella città di Boma ed in altre due città coinvolte nel conflitto dello scorso dicembre: Pibor e Likuangole.  A Pibor l'ONU ha stabilito un centro di distribuzione dei soccorsi.<br /><br />La FAO aiuta inoltre le comunità locali nell'avvio di orti lungo le sponde del fiume.  Per fornire asistenza l'agenzia si coordina con organizzazioni non governative locali, la Associazione giovanile dell'Alto Nilo per la mobilitazione e lo sviluppo (UNYMAM) e la <em>South Sudan Partner International </em>(SSPI).<br /><br />"E' essenziale intervenire rapidamente", dice Etienne Peterschmitt, funzionario FAO per la pianificazione ed i programmi nel Sudan del Sud.  Prima interveniamo in soccorso di queste popolazioni vulnerabili, prima esse saranno in grado di farcela da soli".  <br /><br /><strong>Guardando al futuro<br /><br /></strong>Il lavoro della FAO ha come obiettivo immediato quello di fornire assistenza urgente alle famiglie colpite, ma allo stesso tempo mira a costruire la loro capacità di resistenza nel lungo periodo.  Su richiesta del governo del Sudan del Sud, la FAO sta preparando anche un programma di <em>Cash for work</em> (denaro in cambio di lavoro N.d.T.) simile a quello realizzato in Somalia, dove le famiglie hanno denaro per comprare cibo localmente mentre al tempo stesso lavorano al ripristino delle infrastrutture locali.<br /><br />Sono in atto anche interventi per una ripresa di più lungo periodo.  Mediante un progetto finanziato dall'Agenzia canadese per lo sviluppo internazionale (CIDA), la FAO sostiene l'attuazione di interventi di lungo periodo che puntano a combattere le cause di fondo dell'insicurezza alimentare ed i conflitti generati dall'accesso alle risorse nelle due province dello Jonglei di Uror e Nyirol.<br /><br />Il progetto prevede lo sviluppo di strutture per la raccolta dell'acqua sia per il consumo umano che per abbeverare il bestiame ed il rafforzamento dei servizi agricoli tramite approcci di divulgazione innovatori e partecipativi, come le Scuole sul campo per agricoltori e pastori. <br /><br />"La fornitura d'acqua per il bestiame in questi due distretti aiuterà a mitigare i conflitti che ciclicamente sorgono per l'accesso all'acqua ed alle zone di pascolo, mentre le Scuole sul campo contribuiranno a far incrementare la produzione e la produttività, migliorando così la sicurezza alimentare della popolazione nel lungo periodo", spiega il principale responsabile tecnico del progetto, Ali Said.<br /><br />Peterschmitt da parte sua aggiunge che il carattere informale delle Scuole sul campo per agricoltori rappresenta anche un eccellente punto di partenza per affrontare le questioni sociali alla base dei conflitti.<br /><br />Alfine di affrontare l'insicurezza alimentare nello Jonglei al livello richiesto dalla situazione, la FAO fa appello ai donatori affinché si impegnino con finanziamenti in risposta all'Appello consolidato delle Nazioni Unite a favore di popolazioni particolarmente vulnerabili che necessitano dell'aiuto dei vari organismi ONU, delle organizzazioni non governative e di altri partner.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Necessaria una maggior efficienza dei sistemi zootecnici</title>
	
	<description> La crescita della popolazione e del reddito mondiale stanno alimentando un trend di progressivo aumento del consumo pro-capite di proteine animali nei paesi in via di sviluppo, riferisce il rapporto &quot;World Livestock 2011: livestock in food security&quot;. Si stima che il consumo di carne crescerà di circa il 73% entro il 2050, mentre il consumo di prodotti caseari salirà del 58% rispetto ai livelli odierni.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>14 dicembre 2011, Roma</strong> - Per il 2050, una popolazione mondiale in costante crescita arriverà a consumare due terzi di proteine animali in più di quanto non faccia attualmente, gravando ulteriormente sulle risorse naturali del pianeta, secondo un rapporto FAO pubblicato oggi.<br /><br />La crescita della popolazione e del reddito mondiale stanno alimentando un trend di progressivo aumento del consumo pro-capite di proteine animali nei paesi in via di sviluppo, riferisce il rapporto <em>"<a href="http://www.fao.org/docrep/014/i2373e/i2373e00.htm" target="_blank">World Livestock 2011: Lvestock in food security</a>" (La Zootecnia nel Mondo 2011)</em>. Si stima che il consumo di carne crescerà di circa il 73% entro il 2050, mentre il consumo di prodotti caseari salirà del 58% rispetto ai livelli odierni.<br /><p><br />Gran parte della domanda futura di prodotti d'allevamento - in particolare nelle aree metropolitanee in espansione, in cui si concentra la maggior parte della crescita della popolazione - verrà soddisfatta dall'uso di sistemi d'allevamento intensivo su larga scala, afferma il rapporto FAO.<br /><br />"Allo stato attuale, non esistono alternative tecnicamente o economicamente fattibili alla produzione intensiva per realizzare l'offerta di prodotti alimentari zootecnici necessaria a soddisfare i bisogni delle città in espansione", sostiene il rapporto.<br /><br />Ma tali sistemi sono fonte di preoccupazione sia per il loro impatto ambientale, come l'inquinamento delle falde acquifere e l'emissione di gas serra, sia in quanto potenziali incubatori di malattie, segnala il rapporto, avvertendo che "una sfida inderogabile è quella di rendere la produzione zootecnica intensiva più sostenibile a livello ambientale".<br /><br />Secondo la FAO, allo stato attuale delle conoscenze e della tecnologia vi sono tre modi di farlo: ridurre il livello di inquinamento prodotto dagli scarti e dai gas serra; ridurre la quantità di acqua e cereali necessaria a produrre ogni dato ammontare di proteine animali; e riciclare i sotto-prodotti agro-industriali tra le popolazioni di bestiame. <br /><br /><strong>Una maggiore efficienza è l'unico modo per soddisfare la domanda<br /><br /></strong>La crescita della produzione zootecnica verificatasi negli ultimi 40 anni è stata dovuta principalmente all'aumento del numero totale dei capi di bestiame allevati. Ma "è difficile immaginare di poter soddisfare la crescente domanda prevista in futuro allevando il doppio del pollame, l'80% in più di piccoli ruminanti, il 50% in più di bovini e il 40% in più di suini, e continuando a sfruttare lo stesso livello di risorse naturali di adesso", afferma il rapporto FAO.<br /><br />Al contrario, gli aumenti produttivi dovranno scaturire da una maggiore efficienza dei sistemi zootecnici nel convertire le risorse naturali in cibo e nel ridurre gli sprechi. <br /><br />Ciò richiederà investimenti di capitali nonché politiche e un contesto normativo favorevoli.<br /><br /><strong>La salute animale è cruciale <br /><br /></strong>Altri problemi di cui tener conto sono la siccità, l'insufficienza di risorse idriche ed altri effetti relativi al clima - per non parlare delle malattie animali, alcune delle quali possono minacciare direttamente la salute stessa dell'uomo - tutte sfide che andranno affrontate con il progressivo aumento della produzione zootecnica.<br /><br />I sistemi intensivi, e quelli che sfruttano le aree boschive o extra-urbane senza adeguate misure igieniche, sono terreno fertile per nuove malattie - e molti di essi sono di fatto gestiti in modi nocivi per la salute e il benessere degli animali, secondo il rapporto.<br /><br />"Non basta stanziare fondi per combattere le minacce impellenti delle malattie attuali - bisogna anche finanziare la ricerca epidemiologica e lo studio delle malattie per prevenire epidemie future nei paesi in cui si realizza il grosso della produzione zootecnica," afferma il rapporto.  <br /><br /><strong>Zootecnia e sicurezza alimentare<br /><br /></strong>Dal 1967, la produzione globale di pollame è aumentata di circa il 700%. Anche altri prodotti hanno visto una notevole crescita produttiva, come le uova, che hanno registrato un aumento del 350%, la carne di maiale (290%), la carne di pecora e di capra (200%), la carne di bovini e bufali (180%) e il latte (180%).   <br /><br />I prodotti zootecnici oggi forniscono il 12,9% delle calorie consumate a livello mondiale - il 20,3% nei paesi sviluppati. Il loro contributo al consumo di proteine è stimato pari al 27,9% a livello mondiale e al 47,8% nei paesi sviluppati.<br /><br />Tuttavia, tali trend globali non si sono manifestati in maniera uniforme in tutto il mondo. In molte aree gli aumenti produttivi non ci sono stati, e le comunità povere e vulnerabili non hanno visto crescere il loro consumo di proteine animali, sottolinea la FAO. La produzione è aumentata rapidamente in Asia orientale e sud-orientale e in America latina e nei Caraibi, mentre la crescita nell'Africa sub-sahariana è stata lenta.   <br /><br />"Il consumo medio di proteine animali in Africa è meno di un quarto di quello nelle Americhe, in Europa e in Oceania, ed è pari a solo il 17% del livello raccomandato di consumo di proteine in generale", riferisce il rapporto FAO. "Al contrario, il consumo di proteine animali nelle Americhe, in Europa e in Oceania nel 2005 era tra il 78% e il 98% del fabbisogno proteico totale, il che indica un sovra-consumo di prodotti zootecnici in queste regioni."    <br /><br />Ma nei paesi in via di sviluppo, l'allevamento e i prodotti zootecnici possono contribuire in maniera cruciale alla sicurezza economica e alimentare delle famiglie, nonché alla loro alimentazione. <br /><br />Anche piccole quantità di alimenti d'origine animale possono migliorare lo stato nutrizionale delle famiglie a basso reddito. Carne, latte e uova forniscono proteine con una vasta gamma di amminoacidi e di micro-nutrienti come il ferro, lo zinco, la vitamina A, la vitamina B12 e il calcio, di cui le persone malnutrite sono carenti.<br /><br />Per le comunità pastorali dipendenti dall'allevamento, come quelle dell'Africa Orientale -sostiene il rapporto- obiettivi prioritari dovrebbero essere: aumentare il contributo del settore zootecnico alla sicurezza alimentare, risanando i pascoli in degrado e gestendoli in maniera migliore; perfezionare la cura della salute animale; rendere più facile per gli allevatori il collocare i propri animali e beni sul mercato. </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/117111/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/117111/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Debellata la peste bovina – Cosa fare adesso</title>
	
	<description> La Conferenza della FAO ha adottato una risoluzione che dichiara la peste bovina debellata a livello mondiale. La risoluzione esorta anche la comunità mondiale a prendere le necessarie misure di follow-up, garantendo che campioni del virus e del relativo vaccino vengano conservati in laboratorio in condizioni sicure e che vengano applicati standard rigorosi in materia di monitoraggio e segnalazione della malattia.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 28 giugno 2011</strong> - "Nel celebrare uno dei maggiori successi per la FAO e i suoi partner, vorrei ricordare che questo straordinario risultato non sarebbe stato possibile senza gli sforzi congiunti e il forte impegno dei governi, delle principali organizzazioni in Africa, in Asia e in Europa, e senza il costante sostegno dei donatori e delle istituzioni internazionali", ha dichiarato oggi il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf.<br /><br />Le parole di Diouf fanno seguito al riconoscimento ufficiale da parte dei paesi membri della FAO dell'eliminazione a livello mondiale del letale virus della peste bovina.<br /><br />La Conferenza della FAO, il più alto organo direttivo dell'agenzia ONU, ha adottato una risoluzione che dichiara la peste bovina debellata a livello mondiale.  La risoluzione esorta anche la comunità mondiale a prendere le necessarie misure di <em>follow-up</em>, garantendo che campioni del virus e del relativo vaccino vengano conservati in laboratorio in condizioni sicure e che vengano applicati standard rigorosi in materia di monitoraggio e segnalazione della malattia.<br /><br />La dichiarazione è il passo finale di una decennale campagna globale portata avanti dalla FAO, in stretto coordinamento con l'Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (OIE), e con altri partner per debellare la peste bovina. Questo virus altamente contagioso ha ucciso negli anni milioni di bovini, di bufali e di altre specie animali, causando fame, carestie e crisi economiche, principalmente in Africa, in Asia e in Europa.<br /><br />L'annuncio è arrivato dopo la conferma da parte dell'Assemblea Mondiale dell'OIE che il virus non è più in circolazione nel suo habitat naturale. L'ultimo focolaio di peste bovina è stato registrato tra i bufali selvatici del Kenya nel 2001, e l'ultima vaccinazione è stata effettuata nel 2006.  <br /><br />"Questo successo nell'eliminazione di un virus animale dimostra che gli interventi contro le malattie animali non rispondano alla logica del bene agricolo o commerciale bensì a quella di "Bene Pubblico Globale", in quanto contribuendo a ridurre la povertà, a migliorare la salute pubblica e la sicurezza alimentare, a garantire un più ampio accesso al mercato e migliori condizioni di salute degli animali, esse apportano benefici alle popolazioni e alle generazioni di tutto il mondo", afferma Bernard Vallat, Direttore Generale dell'OIE.  <br /><br /><strong>Un impegno comune<br /><br /></strong>A partire dal 1994, la FAO ha guidato il Programma Mondiale di Sradicamento della Peste Bovina (GREP <em>l'acronimo inglese</em>), insieme all'OIE, all'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA) e ad altri partner istituzionali, governi, organizzazioni regionali quali l'Ufficio Inter-africano per le Risorse Animali e a tantissime comunità locali in tutto il mondo. <br /><br />Questi meccanismi di cooperazione e coordinamento internazionale, finanziati da Unione Europea, Giappone, Irlanda, Italia, Francia, Svezia, Regno Unito, Stati Uniti, UNDP e altri, e col supporto di istituzioni accademiche e di ricerca di tutto il mondo, sono stati fondamentali per riuscire a debellare la peste bovina, specialmente nei paesi più poveri. <br /><br />Il successo del programma ha dimostrato l'importanza del sostegno politico e finanziario per i servizi veterinari, per il raggiungimento delle comunità locali, per la cooperazione regionale e la ricerca.<br /><br /><strong>Le prossime iniziative<br /><br /></strong>Sebbene il virus della peste bovina non sia più in circolazione tra gli animali viventi, esso è ancora presente in molti laboratori. La priorità immediata della fase post-eradicazione è quella di vigilare sulla possibilità di ricomparsa del virus tra gli animali a seguito di fuoriuscite accidentali o dolose dai laboratori.  <br /><br />"La peste bovina è la prima malattia animale ad essere stata debellata dall'uomo e la seconda malattia in generale dopo il vaiolo. Ma dobbiamo ora concentrare la nostra attenzione sulle misure da prendere affinché tale risultato sia sostenibile nel tempo e ne possano beneficiare anche le generazioni future. A tal fine, è necessario mettere in atto una strategia post-eradicazione che prevenga eventuali possibili ricomparse della malattia", ha affermato Diouf.<br /><br />La FAO, l'OIE e i loro partner sono determinati a mettere in atto delle procedure concordate a livello internazionale per tenere questi stock di virus confinati all'interno di sicure strutture di laboratorio.<br /><br /><strong>Cos'è la peste bovina<br /></strong><br />La peste bovina è una malattia virale altamente contagiosa che colpisce diverse specie di animali ungulati selvatici e domestici, in particolare i bovini e i bufali. Molte specie, tra cui le pecore e le capre, quando infettate possono mostrare sintomi della malattia più lievi, ma il tasso di mortalità può raggiungere anche il 100% tra le mandrie di bovini e bufali. L'epidemia di peste bovina scoppiata in Belgio nel 1920 tra gli animali importati ha segnato un punto di svolta per attivare una cooperazione internazionale in materia di controllo delle malattie animali, e è stato fattore principale che ha portato alla creazione dell' OIE nel 1924.   <br /><br /><strong>Altre malattie animali ad alto impatto<br /></strong><br />La Peste dei Piccoli Ruminanti (<em>Peste des Petits Ruminants</em>, PPR) è una malattia animale transfrontaliera altamente contagiosa che colpisce i piccoli ruminanti sia selvatici che domestici, appartenente alla stessa famiglia del virus della peste bovina e del morbillo nell'uomo. Le pecore e le capre colpite mostrano gravi problemi respiratori e digestivi con alti tassi di mortalità.<br /><br />L'afta epizootica (<em>Foot-and-mouth disease</em>, FMD) è una malattia virale degli animali ungulati, anch'essa altamente contagiosa, caratterizzata da febbre alta e lesioni ulcerose intorno alla bocca, sulla lingua e sulle zampe. L'infezione può essere letale negli animali giovani, come agnelli e maialini. Può anche provocare serie perdite a livello produttivo e costituire un grosso ostacolo al commercio internazionale dei prodotti da allevamento.  <br /><br />La brucellosi è una malattia infettiva da batterio, che provoca aborto, infertilità e diminuzione del latte da mungitura nei bovini, nelle pecore e nelle capre. Può inoltre colpire in maniera violenta anche gli uomini.<br /><br />La rabbia è una malattia virale dei mammiferi, sia domestici che selvatici, che può influire negativamente sulla produzione agricola. Negli uomini l'infezione viene spesso trasmessa tramite i morsi dei cani. Essa costituisce una seria minaccia per la salute dell'uomo, specialmente nel caso dei bambini.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/80909/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/80909/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 27 Jun 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Cerimonia alla FAO per celebrare la vittoria sulla peste bovina</title>
	
	<description> Alla presenza di Presidenti, Vice Presidenti, Ministri ed altre personalità internazionali, il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf ha scoperto oggi una targa per celebrare l’eliminazione della peste bovina, una delle malattie animali più letali, che per secoli ha seminato devastazione ed ha rappresentato una grave minaccia per le condizioni di vita di milioni di persone.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 25 giugno 2011 - </strong>Alla presenza di Presidenti, Vice Presidenti, Ministri ed altre personalità internazionali, il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf ha scoperto oggi una targa per celebrare l'eliminazione della peste bovina, una delle malattie animali più letali, che per secoli ha seminato devastazione ed ha rappresentato una grave minaccia per le condizioni di vita di milioni di persone.</p><p><br />Questa è la prima volta nella storia dell'umanità che una malattia animale è stata del tutto debellata e solo la seconda, dopo il vaiolo nel 1980, che una malattia sia stata eliminata grazie all'impegno umano ed alla cooperazione internazionale.</p><p><br />"Nel corso degli anni ho spesso detto che il mondo ha i mezzi per eliminare fame, denutrizione e povertà estrema", ha detto Diouf.  </p><p><br />"La totale eliminazione della peste bovina - una malattia che ha decimato bovini, bufali e molte altre specie domestiche e selvatiche - è oggi una realtà comprovata".</p><p><br />Questo è un successo di grande portata per il genere umano, poiché per centinaia di anni la malattia ha continuato a diffondersi su tutti i continenti, portando devastazione, annientando milioni di capi di bestiame, causando fame e carestie e condizioni di vita precarie.<br /><br />La targa commemorativa all'interno della sede FAO riporta i nomi di tutte le istituzioni tecniche, professionali, finanziarie e di tutti i Paesi membri che con il loro lavoro e con la loro collaborazione hanno contribuito ad eliminare la malattia.</p><p><br />Hanno partecipato alla cerimonia tra gli altri: il Presidente del Ciad,  Idriss Déby Itno, il Presidente del Togo Faure Gnassingbé, la Vice Presidente del Gambia Aja Dr. Isatou Njie, rappresentanti dei Paesi membri della FAO e di altre organizzazioni internazionali, il Direttore Generale dell'Organizzazione mondiale di salute animale, Bernard Vallat, l'ex Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ed il veterinario e Premio Nobel Peter Doherty.  Parteciperanno inoltre gli Ambasciatori di buona volontà della FAO Pierre Cardin, Mory Kanté ed Anggun.</p><p><br />La cerimonia ha avuto luogo nella giornata d'apertura della 37ma Conferenza biennale della FAO, il massimo organo direttivo dell'agenzia, che il 28 giugno dichiarerà ufficialmente debellata la malattia.<br /><br />Sin dal 1994, la FAO è stata alla guida del Programma mondiale per l'eliminazione della peste bovina (GREP), in stretto coordinamento con l'Organizzazione mondiale di salute animale (OIE), l'Agenzia Internazionale per l'energia atomica (IAEA), altri partner, governi, organizzazioni non governative, istituzioni regionali come l'Ufficio interafricano per le risorse animali dell'Unione Africana, e donatori quali l'Unione Europea.<br /><br />Lunedì 27 giugno responsabili veterinari ed altri esperti di tutto il mondo si incontreranno presso la FAO per discutere su come salvaguardare i campioni di virus ancora esistenti nei laboratori ed i vaccini, e per valutare rischi e risposte necessarie nella lotta contro altre malattie animali ad alto impatto.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>22 paesi in “crisi prolungata”</title>
	
	<description> Ventidue i paesi che si trovano ad affrontare crisi alimentari ricorrenti ed un’altissima prevalenza di sottonutriti, conseguenza degli effetti combinati di disastri naturali, conflitti ed istituzioni deboli. Il rapporto “State of Food Insecurity in the World 2011” ne analizza le cause e propone soluzioni.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 6 ottobre 2010 - </strong>Sono ventidue i paesi che si trovano ad affrontare crisi alimentari ricorrenti ed un'altissima prevalenza di sottonutriti, conseguenza degli effetti combinati di disastri naturali, conflitti ed istituzioni deboli.  Questi paesi si trovano in una situazione definita di "crisi prolungata" dal rapporto congiunto FAO/PAM (Programma Alimentare Mondiale) <strong><em><a href="http://www.fao.org/docrep/013/i1683e/i1683e.pdf" target="_blank" title="SOFI 2010">State of Food Insecurity in the World 2011</a></em></strong> (SOFI - Lo stato dell'insicurezza alimentare nel mondo), pubblicato oggi.<br /><br />Fame cronica ed insicurezza alimentare sono le caratteristiche più comuni di una crisi prolungata.  In media la proporzione delle persone che sono sottonutrite in paesi che devono fare i conti con questi problemi complessi, è di circa tre volte più alta che negli altri paesi in via di sviluppo.<br /><br /><strong>166 milioni di sottonutriti<br /><br /></strong>Il rapporto stima che siano più di 166 milioni le persone sottonutrite nei paesi in crisi prolungata - circa il 20 per cento delle persone che soffrono la fame al mondo, ma più di un terzo del totale, se si escludono grandi paesi come India e Cina. <br /><br />Buona parte degli aiuti a questi paesi vengono dati nella forma di aiuti alimentari umanitari d'emergenza che non solo aiutano a salvare vite umane, ma forniscono anche un investimento per il futuro del paese, preservando e rafforzando il capitale umano e le condizioni di vita, fondamento della stabilità e dello sviluppo futuri.  Quando affiancati da altri strumenti come denaro o voucher, e se vanno a sostegno dell'acquisto di prodotti agricoli locali, si massimizza la possibilità che l'assistenza alimentare umanitaria diventi la base per raggiungere una sicurezza alimentare nel lungo periodo.<br /><br />Nelle scorse settimane la FAO aveva anticipato che sono 925 milioni le persone al mondo che vivono in condizioni di fame cronica, 98 milioni in meno rispetto al miliardo e 20 milioni del 2009.  Questo calo è stato attribuito alle migliori prospettive economiche nel 2010 ed al ribasso dei prezzi alimentari a partire dalla metà del 2008.<br /><br /><strong>Un circolo vizioso<br /><br /></strong>"Dovendo fare i conti con così tante difficoltà, non c'è da stupirsi che le crisi prolungate possano diventare un circolo vizioso che si autoalimenta", si legge nella prefazione al rapporto SOFI firmata congiuntamente dal Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf, e dalla Direttrice Esecutiva del PAM, Josette Sheeran.  "Sono enormi minacce che incombono su vite umane e mezzi di sussistenza, la ripresa di questi paesi potrebbe diventare sempre più difficile col passare del tempo".<br /><br />Per la prima volta FAO e PAM offrono una definizione chiara di crisi prolungata che contribuirà a migliorare gli aiuti umanitari.  Vengono considerati in crisi prolungata quei paesi che hanno registrato una crisi alimentare per otto anni consecutivi o più, che ricevono più del 10 per cento degli aiuti internazionali nella forma di soccorsi umanitari e che sono nella lista dei Paesi a basso reddito con deficit alimentare.<br /><br />A livello mondiale, circa il 10 per cento del totale degli aiuti pubblici allo sviluppo (ODA) viene dato nella forma di assistenza umanitaria, ma nei paesi in crisi prolungata, quella percentuale è molto più alta.  In Somalia, per esempio, il 64 per cento degli aiuti è nella forma di assistenza umanitaria ed in Sudan la percentuale è del 62 per cento.  A livello mondiale questi paesi ricevono quasi il 60 per cento del totale degli aiuti umanitari.<br /><br /><strong>La strada per la ripresa<br /><br /></strong>La FAO ed il PAM hanno sollecitato un ripensamento profondo di come vengono dati gli aiuti umanitari ai paesi in crisi prolungata. Gli aiuti pubblici devono reimpostare le proprie priorità su soluzioni di lungo periodo, rafforzando la capacità produttiva dei paesi vulnerabili e la loro capacità di resistenza agli shock esterni, continuando nel frattempo a promuovere attività volte a salvare vite umane e proteggere i mezzi di sussistenza.  Circa i due terzi dei paesi in crisi prolungata ricevono meno assistenza allo sviluppo per persona che la media dei paesi meno sviluppati.<br /><br />Ma soprattutto, l'agricoltura riceve solo tra il tre ed il quattro per cento dei fondi destinati allo sviluppo ed all'assistenza umanitaria, anche se essi rappresentano circa un terzo del loro prodotto interno lordo e sono la principale fonte di cibo e di reddito per quasi due terzi della popolazione.<br /><br /><strong>Assistenza mirata<br /><br /></strong>"Le crisi prolungate vanno affrontate con assistenza mirata e specificatamente pensata", scrivono nell'introduzione Diouf e la Sheeran.  "Occorre inoltre intervenire con urgenza per proteggere vite umane e mezzi di sussistenza, ed aiutare così i paesi a rimettersi in piedi".<br /><br />"L'esperienza in molti paesi insegna che avviare attività di assistenza di lungo periodo nell'ambito delle istituzioni locali esistenti, o rinnovate, rappresenta la migliore speranza di sostenibilità e di un miglioramento reale della sicurezza alimentare.  Meccanismi di protezione sociale, come pasti scolastici, programmi di denaro e cibo in cambio di lavoro e voucher, possono fare la differenza nel lungo periodo". <br /><br />Un'altra misura che si è dimostrata estremamente efficace è stata quella di stimolare i mercati mediante l'acquisto degli aiuti alimentari sui mercati locali.<br /><br />I risultati del rapporto sulla fame saranno discussi alla prossima riunione della Commissione sulla sicurezza alimentare mondiale - di recente riformata - che si tiene a Roma presso la FAO dall'11 al 16 ottobre 2010.  La CFS è un organismo intergovernativo che opera come forum all'interno del sistema delle Nazioni Unite per esaminare e seguire lo sviluppo delle politiche relative alla sicurezza alimentare mondiale, alla produzione ed all'accesso fisico ed economico al cibo.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 08:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Produzione lattiero-casearia su piccola scala: una via d’uscita dalla povertà</title>
	
	<description> Aiutare la piccola produzione lattiero-casearia ad essere più competitiva può essere un modo vincente di ridurre la povertà, innalzare i livelli di nutrizione e migliorare le condizioni di vita delle popolazioni rurali di molti paesi in via di sviluppo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 29 settembre 2010 - </strong>Aiutare<strong> </strong>la produzione lattiero-casearia su piccola scala ad essere più competitiva può essere un modo vincente di ridurre la povertà, innalzare i livelli di nutrizione e migliorare le condizioni di vita delle popolazioni rurali di molti paesi in via di sviluppo, afferma la FAO in un nuovo rapporto sulla produzione lattiera pubblicato oggi.<br /><br />"La domanda mondiale di latte sta crescendo di 15 milioni di tonnellate l'anno, principalmente nei paesi in via di sviluppo.  La produzione di questo accresciuto volume di latte da parte dei piccoli produttori creerà approssimativamente tre milioni di posti di lavoro l'anno, contando solo la produzione primaria", afferma Samuel Jutzi, Direttore della Divisione FAO per la produzione e la salute animale. <br /><br />"Si tratta di un'opportunità unica di creare filiere lattiero-casearie sostenibili in grado di soddisfare la domanda dei consumatori locali ed accedere al mercato mondiale.  Uno sviluppo responsabile del settore caseario potrebbe dunque dare un contributo decisivo al raggiungimento dell'Obiettivo di Sviluppo del Millennio di eliminare fame e povertà". <br /><br /><strong>Un settore in crescita<br /><br /></strong>Si stima che nel mondo siano coinvolte nella produzione di latte circa 150 milioni di piccole aziende a conduzione familiare, vale a dire intorno a 750 milioni di persone, la maggioranza delle quali nei paesi in via di sviluppo, secondo lo studio <em><a href="http://www.fao.org/docrep/012/i1522e/i1522e00.htm" target="_blank">Status and Prospects for Smallholder Milk Production - A global Perspective</a></em> pubblicato oggi congiuntamente dalla FAO e dall'"<em>International Farm Comparison Network </em>IFCN".  A livello mondiale la dimensione media di una mandria è di 2 mucche che forniscono in media 11 litri di latte al giorno per azienda.<br /><br />Si calcola che nel mondo siano circa 6 miliardi i consumatori di latte e di prodotti caseari, la maggior parte dei quali nei paesi in via di sviluppo.<br /><br />Dallo studio FAO/IFCN si evince che nei paesi presi in esame i piccoli produttori caseari hanno costi produttivi molto competitivi, e potrebbero, se organizzati, riuscire a competere con sistemi produttivi su larga scala, ad elevata intensità di capitale investito, ed alta tecnologia, sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo.  Tranne poche eccezioni, i piccoli produttori riescono ad ottenere redditi proporzionalmente alti per litro di latte.  Sono anche relativamente resistenti all'aumento dei prezzi del foraggio, in considerazione del fatto che solitamente non utilizzano grandi quantità di foraggio comprato. <br /><br />Secondo il rapporto FAO/IFCN la domanda crescente di prodotti caseari nei paesi in via di sviluppo indotta dall'incremento demografico, offre importanti opportunità di mercato ai piccoli produttori che potrebbero trarre beneficio dai possibili rialzi dei prezzi dei prodotti caseari.  Migliore pratiche di allevamento, l'aumento delle dimensioni delle mandrie ed una maggiore resa potrebbero far migliorare di molto la produttività dei piccoli allevatori, al momento piuttosto bassa. Proprio per questo, secondo il rapporto "lo sviluppo del settore lattiero-caseario potrebbe diventare uno strumento potente per ridurre la povertà". <br /><br /><strong>Esposti e penalizzati<br /><br /></strong>Ma i piccoli produttori saranno in grado di sviluppare tutte le potenzialità che il mercato presenta solo se aiutati a superare le difficoltà con cui il settore deve attualmente fare i conti.  In molti paesi in via di sviluppo, i piccoli produttori non hanno le capacità imprenditoriali necessarie per gestire i propri allevamenti come piccole 'imprese', hanno scarso accesso a servizi di sostegno e ad informazioni sulle migliori pratiche produttive e sulla commercializzazione, poco capitale da reinvestire e limitatissimo accesso al credito, mandrie troppo piccole e rese troppo basse.<br /><br />Gli interventi massicci dei paesi sviluppati a favore del proprio settore caseario (sostegno ai prezzi, quote latte, pagamenti diretti, programmi a sostegno degli investimenti, sussidi alle esportazioni) secondo il rapporto creano posizioni di privilegio per il settore caseario dei paesi OCSE, ma penalizzano i piccoli allevatori e produttori dei paesi in via di sviluppo.<br /><br />I piccoli produttori sono anche penalizzati dalla liberalizzazione del commercio che li espone sempre più alla competizione dei grandi gruppi latteo-caseari in grado di reagire molto più rapidamente ai cambiamenti del mercato.<br /><br />Un'altra minaccia che grava sulla piccola produzione viene dall'impatto ambientale.  Si stima che i sistemi latteo-caseari a bassa resa dell'Africa e dell'Asia meridionale abbiano un'impronta di carbonio maggiore per 100 kg di latte prodotto rispetto ai sistemi ad alta resa degli Stati Uniti e dell'Europa occidentale.  Questa impronta di carbonio potrebbe essere ridotta in modo significativo con una migliore alimentazione animale.<br /><br /><strong>Creare valore aggiunto <br /><br /></strong>Lo studio FAO/IFCN raccomanda che qualsiasi strategia di sviluppo del settore debba guardare non soltanto ai produttori ma puntare a migliorare la competitività dell'intera filiera: produttori di latte, fornitori di input, operatori commerciali, addetti alla trasformazione, dettaglianti, etc.<br /><br />Creare valore a ciascun livello della catena produttiva alla fine gioverà anche ai consumatori, che saranno in grado di avere sul mercato più prodotti caseari allo stesso prezzo o di spendere meno per i prodotti caseari che consumano.<br /><br />"I piccoli produttori fanno in genere un uso molto efficiente delle risorse", fa notare Joachim Otte, uno dei coautori dello studio.  "È decisivo assicurare maggiore accesso al credito, migliori risorse genetiche animali e servizi veterinari, insieme a misure politiche di sostegno che aiutino i piccoli produttori ad essere parte di mercati in continuo cambiamento". </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Allerta FAO: aumenta la minaccia di afta epizootica</title>
	
	<description> La FAO ha oggi sollecitato maggiore sorveglianza internazionale contro l’afta epizootica a seguito di tre recenti episodi in Giappone e Corea del Sud. Si teme una possibile ripetizione della disastrosa epidemia del 2001 che si diffuse in Sudafrica, in Gran Bretagna ed in Europa.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 28 aprile 2010 - </strong>La FAO ha oggi sollecitato maggiore sorveglianza internazionale contro l'afta epizootica (FMD, <em>l'acronimo inglese)</em> a seguito di tre recenti episodi in Giappone e Corea del Sud.<br /><br />"Siamo preoccupati perché le rigorose misure di biosicurezza applicate dai due paesi sono state completamente travolte, segno di una infezione recente, su larga scala, nella zona d'origine, molto probabilmente in Estremo Oriente", ha dichiarato Juan Lubroth, veterinario Capo della FAO.<br /><br />"Negli ultimi 9 anni, le incursioni della malattia in paesi ufficialmente immuni, come erano il Giappone e la Corea del Sud, sono state estremamente rare, per cui avere adesso 3 episodi in soli 4 mesi è motivo di seria preoccupazione", ha fatto notare l'esperto.<br /><br />"Dobbiamo anche chiederci se non ci troviamo di fronte ad una possibile ripetizione della disastrosa epidemia del 2001 che si diffuse in Sudafrica, in Gran Bretagna ed in Europa a partire da precedenti incursioni proprio in Giappone e Corea del Sud", ha aggiunto Lubroth.<br /><br /><strong>Perdite per milioni di dollari<br /><br /></strong>L'epidemia di afta epizootica del 2001 ha causato nella sola Gran Bretagna circa otto miliardi di sterline (più di 12 miliardi di dollari) di perdite per l'agricoltura, per il commercio di bestiame e per il turismo.  Si stima che per evitare l'ulteriore diffusione dell'epidemia in quell'occasione siano stati abbattuti in Gran Bretagna più di sei milioni di capi di ovini e bovini.<br /><br />All'inizio di questo mese le autorità veterinarie giapponesi hanno confermato un focolaio del tipo "O" del virus dell'afta epizootica, attualmente il più comune nei paesi asiatici dove la malattia è endemica.  La Corea del Sud è stata colpita in gennaio dal più raro tipo "A" e poi in aprile ha sofferto l'infezione del tipo "O".<br /><br />Sinora il Giappone ha dovuto abbattere 385 capi di bestiame - bufali, bovini e suini - nella sua iniziale risposta al focolaio e la Corea del Sud ha abbattuto oltre 3500 capi, per lo più suini.<br /><br /><strong>I costi di un nuovo focolaio<br /><br /></strong>"Anche un focolaio di modeste proporzioni, in un paese fino a quel momento immune dalla malattia, può causare perdite per milioni di dollari, poiché si chiudono i mercati globali e si devono attuare le misure di controllo della malattia", ha aggiunto Lubroth.<br /><br />Le strade seguite dal virus non sono state ancora identificate, ma gli esperti ritengono che l'infezione si sia potuta verificare a causa di rifiuti alimentari (dei maiali potrebbero aver mangiato avanzi di carne infetti).  Capire come si sia aperta una breccia nelle misure di biosicurezza è importante per riuscire ad impedire che si ripetano eventi simili altrove.<br /><br />"In simili circostanze, riteniamo che tutti i paesi siano a rischio e dunque sarebbe opportuna una revisione delle misure preventive e della capacità di risposta", ha detto Lubroth.<br /><br /><strong>Maggiore sorveglianza<br /><br /></strong>Il rafforzamento delle misure di biosicurezza potrebbe implicare un riesame delle possibili strade di entrata del virus e misure per rinforzare i controlli nei porti e negli aeroporti e sensibilizzare sui rischi della malattia, per far sì che vi sia un'immediata segnalazione dei focolai.<br /><br />L'afta epizootica è una malattia infettiva altamente contagiosa che colpisce gli animali con zoccoli: bovini, ovini, caprini e suini. Prende il nome dalle lesioni ulcerose che lascia in bocca e nelle estremità degli arti degli animali colpiti.  Non colpisce gli esseri umani.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/41771/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/41771/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Un nuovo rapporto FAO analizza le emissioni di gas serra del settore caseario</title>
	
	<description> Il settore lattiero-caseario incide per circa il 4 % sul totale di tutte le emissioni di gas serra antropogene, cioè causate dall'uomo, denuncia un nuovo rapporto pubblicato dalla FAO. Questo ammontare include sia le emissioni derivanti dalla produzione, dalla trasformazione e dal trasporto dei prodotti caseari, sia le emissioni relative alla produzione di carne di animali appartenenti al sistema.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 20 aprile 2010 - </strong>Il settore lattiero-caseario incide per circa il quattro per cento sul totale di tutte le emissioni di gas serra antropogene, cioè causate dall'uomo, denuncia un <a href="http://www.fao.org/docrep/012/k7930e/k7930e00.pdf" target="_blank">nuovo rapporto </a>pubblicato dalla FAO.  Questo ammontare include sia le emissioni derivanti dalla produzione, dalla trasformazione e dal trasporto dei prodotti caseari, sia le emissioni relative alla produzione di carne di animali appartenenti al sistema.<br /><br />Se si considerano solo la produzione, la trasformazione ed il trasporto dei prodotti lattieri, escludendo la produzione di carne, il settore contribuisce con il 2,7 per cento alle emissioni di gas serra antropogene globali.<br /><br />Nel 2007, il settore lattiero-caseario ha emesso 1.969 milioni di tonnellate equivalenti di biossido di carbonio (CO2), dei quali 1.328 milioni di tonnellate sono da attribuire al latte, 151 milioni di tonnellate alla carne di animali lattieri, e 490 milioni da vitelli allevati espressamente per la carne.  L'emissione CO2 equivalente è una misura standard per comparare le emissioni dei diversi gas serra. <br /><br />La media globale delle emissioni di gas serra per chilo di latte e relativi prodotti caseari è stimata a 2.4 kg di CO2 equivalenti.<br /><br />Il metano è il gas che contribuisce più di tutti al riscaldamento globale da latte, rappresentando circa il 52 per cento delle emissioni di gas serra sia nei paesi sviluppati sia in quelli in via di sviluppo.  Il protossido d'azoto contribuisce per il 27 per cento alle emissioni serra nei paesi sviluppati e con il 38 per cento in quelli in via di sviluppo.  Il biossido di carbonio incide con una percentuale più alta nei paesi sviluppati (21 per cento) rispetto ai paesi in via di sviluppo (10 per cento).<br /><br />Il rapporto FAO "<em><a href="http://www.fao.org/docrep/012/k7930e/k7930e00.pdf" target="_blank">Greenhouse gas emissions from the dairy sector</a>"</em> copre tutti i maggiori sistemi produttivi caseari dalle mandrie nomadi agli allevamenti intensivi.  Prende in esame l'intera catena alimentare, compresi la produzione ed il trasporto dei fattori produttivi (fertilizzanti, pesticidi ed alimenti animali) impiegati nelle aziende lattiero-casearie, le emissioni a livello di allevamento e quelle associate alla trasformazione del latte ed al confezionamento, oltre il trasporto dei prodotti caseari ai dettaglianti.  Il margine di errore stimato è ± 26 per cento.<br /><br />"Il rapporto è uno strumento fondamentale per capire ed identificare le opportunità per ridurre l'impatto ambientale del settore lattiero-caseario, continuando a fornire al tempo stesso prodotti alimentari sicuri e nutritivi", afferma Samuel Jutzi, Direttore della Divisione FAO Produzione e salute animale.<br /><br />Lo studio è parte di un programma in corso avviato per analizzare e raccomandare le possibili opzioni per mitigare il cambiamento climatico.  Il passo successivo sarà quello di usare un approccio simile per quantificare le emissioni di gas serra associate ad altre specie di bestiame, come i bufali, il pollame, i piccoli ruminanti ed i suini.  Per verificare l'efficacia e le implicazioni per l'economia rurale e per il commercio delle opzioni politiche, saranno svolte modellizzazioni economiche.  Un rapporto finale sarà pubblicato nel 2011.<br /><br />Nel suo rapporto del 2006 "<em>Livestock's Long Shadow"</em>, - vera pietra miliare sull'argomento - la FAO aveva scoperto che il 18 per cento di tutte le emissioni di gas serra erano causate dal settore zootecnico, prendendo in considerazione l'intero ciclo vitale aggregato.  Il rapporto finale sulle emissioni di gas serra impiegherà lo stesso approccio, ma utilizzando dati aggiornati e fornendo un'analisi disaggregata dei diversi sistemi produttivi, nonché indicando soluzioni per i produttori, per l'industria di trasformazione e per gli organi politici.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/41374/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/41374/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Nonostante i passi avanti, l’influenza aviaria rimane una minaccia</title>
	
	<description> Nonostante l'azione concertata a livello internazionale sia riuscita ad eliminare il virus mortale dell'influenza aviaria H5N1 dal pollame in quasi tutti i 63 paesi infettati all'apice dell'epidemia mondiale nel 2006, la malattia persiste ancora in cinque paesi e continua dunque a rappresentare una minaccia per la salute animale ed umana a livello mondiale.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><strong>Roma, 16 aprile 2010 - </strong>Nonostante l'azione concertata a livello internazionale sia riuscita ad eliminare il virus mortale dell'influenza aviaria H5N1 dal pollame in quasi tutti i 63 paesi infettati all'apice dell'epidemia mondiale nel 2006, la malattia persiste ancora in cinque paesi e continua dunque a rappresentare una minaccia per la salute animale ed umana a livello mondiale.<br /><br />Alla vigilia della Conferenza ministeriale internazionale sull'epidemia animale dell'influenza aviaria, che si aprirà lunedì prossimo ad Hanoi, il veterinario capo della FAO, Dr Juan Lubroth ha dichiarato che nonostante i notevoli risultati ottenuti contro il virus H5N1, esso è ancora radicato in Egitto, Indonesia, Bangladesh, Vietnam e Cina.<br /><br />"Il controllo progressivo del virus in questi paesi rimane una priorità internazionale", ha aggiunto Lubroth.  "Sebbene l'attenzione pubblica nel 2009 si sia spostata sull'epidemia d'influenza suina H1N1, il virus H5N1 continua a rappresentare una grave minaccia.<br /><br /><strong>Danni per 20 miliardi di dollari <br /><br /></strong>"Non dobbiamo dimenticare che il virus ha ucciso 292 esseri umani, ha costretto ad abbattere o ucciso oltre 260 milioni di volatili, ha provocato perdite economiche in tutto il mondo per circa 20 miliardi di dollari ed ha distrutto le condizioni di vita a livello di piccoli allevatori.  Fino a quando sarà presente anche in un solo paese, ci sarà un rischio per la salute pubblica da prendere seriamente in considerazione". <br /><br />Il ceppo H5N1 dell'influenza aviaria rimane radicato in posti dove sono presenti decine di milioni di anatre domestiche allevate all'aperto, dove esiste un'importante produzione industriale di carni bianche a fianco di mercati di volatili vivi, e dove la densità di popolazione umana, ma anche animale, è assai alta.  "In presenza di situazioni di questo genere trovare soluzioni efficaci rimane una grossa sfida", ha aggiunto Lubroth.<br /><br />Lubroth ha poi fatto notare come lo stesso processo di crescita economica e demografica, compresa l'intensificazione agricola che comporta, crei le condizioni per l'emergere di nuove malattie infettive, dal momento che concentrazioni sempre più grandi di animali e di esseri umani occupano delicati ecosistemi.<br /><br /><strong>Rischio per gli esseri umani<br /><br /></strong>"E' evidente che gli esseri umani continueranno ad essere esposti ad una varietà di virus influenzali di origine animale, anche se la gravità e le dimensioni dei focolai rimangono imprevedibili, sappiamo che ve ne sono le condizioni".<br /><br />La FAO, l'OMS e OIE, (l'Organizzazione per la salute animale), le tre organizzazioni che hanno guidato l'impegno internazionale contro il virus H5N1, devono assumere un ruolo guida per cercare una soluzione definitiva al problema.  Allo stesso tempo le tre agenzie dovrebbero collaborare per rafforzare le difese internazionali contro l'emergere di nuove malattie infettive, ha auspicato Lubroth.<br /><br />La Conferenza ministeriale di Hanoi intende mobilitare la cooperazione internazionale contro future malattie infettive basandosi sull'esperienza fatta nella risposta all'epidemia di influenza suina A/H1N1 e di influenza aviaria H5N1.<br /><br /><strong>Da una crisi all'altra<br /><br /></strong>"Occorre smettere di saltellare da una situazione di crisi all'altra", ha detto Lubroth.  "Dobbiamo riuscire a prevedere meglio e monitorare i fattori che provocano l'emergenza e diffondono le malattie, e stabilire una migliore gestione dei rischi".<br /><br />"Dobbiamo essere in grado di affrontare i problemi alla radice prima che diventino minacce a livello regionale o di intero continente".<br /><br />Oltre a discutere delle epidemie di H1N1 ed H5N1, la Conferenza di Hanoi cercherà di promuovere il Quadro strategico guidato dalle Nazioni Unite "Un mondo, una salute", creato per ridurre i rischi delle malattie infettive emergenti.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/41285/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/41285/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Verso l’estinzione della peste bovina, per anni flagello degli allevatori</title>
	
	<description> Ha il valore di un evento epocale, di quelli che marcano la storia dell’umanità. Entro due anni la FAO e l’Organizzazione mondiale per la salute animale insieme ad altri partner dichiareranno ufficialmente sconfitta una delle più devastanti malattie animali che l’umanità abbia mai dovuto affrontare: la peste bovina.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 30 novembre 2009</strong> - Ha il valore di un evento epocale, di quelli che marcano la storia dell’umanità.  All’incirca entro 18 mesi, la FAO e l’OIE (l’Organizzazione mondiale per la salute animale) insieme ad altri partner dichiareranno ufficialmente sconfitta una delle più devastanti malattie animali che l’umanità abbia mai dovuto affrontare: la peste bovina.<br /><br />È la prima volta nella storia dell’umanità che si è riusciti a sconfiggere una malattia animale e solo la seconda volta si è riusciti a debellare una malattia, la prima è stata il vaiolo nel 1980.<br /><br />Questa vittoria arriva a coronamento di un’intensa campagna durata decenni, condotta dalla FAO con un ampio numero di partner, per riuscire prima a relegare la malattia in isolate sacche e dopo spazzarla via una volta per tutte.<br /><br /><strong>Un nemico di lunga data<br /><br /></strong>La peste bovina non colpisce l’uomo direttamente, ma è letale per i bovini e tutti gli animali ungulati (muniti di zoccoli ndr) dai quali dipende per nutrirsi, come fonte di reddito e come forza da tiro.  I tassi di mortalità durante le epidemie possono raggiungere il 100%.<br /><br />Causata da un virus, si propaga per contatto diretto o tramite materiali contaminati.  Nel corso dei secoli ha ucciso milioni di bovini, di bufali, di yak e dei loro simili allo stato brado, causando perdite economiche enormi e contribuendo a creare disordini sociali ed insicurezza alimentare.<br /><br />Importato in Europa dall’Asia, dalle tribù d’invasori, si ha notizia di epidemie di peste bovina già nell’antica Roma, nel 376-386 d.C. e c’è chi arriva a sostenere che addirittura abbia avuto un ruolo nel suo declino.<br /><br />Epidemie ricorrenti nella Francia del XVIII secolo hanno provocato carestie e cadute di produttività, alimentando le agitazioni culminate poi nella rivoluzione francese del 1789.<br /><br />Quando la peste bovina si è introdotta in Africa sub-sahariana, alla fine del XIX secolo, ha ucciso tra l’80 ed 90 per cento del bestiame della regione, mettendo a serio repentaglio le condizioni di vita di contadini e pastori, causando carestia diffusa, ed indebolendo notevolmente la regione nei confronti della colonizzazione europea.  <br /><br />Nel momento di maggior diffusione, negli anni ’20, la malattia si estendeva dalla Scandinavia al Capo di Buona Speranza e dalle coste Atlantiche dell’Africa all’arcipelago filippino, con un focolaio epidemico segnalato in Brasile ed un altro in Australia.<br /><br />Agli inizi degli anni ’80, la malattia portava devastazione tra il bestiame del vecchio mondo, mentre devastanti epidemie colpivano il Sud dell’Asia, il Medio Oriente e l’Africa.  In quegli stessi anni le perdite in Nigeria raggiungevano i 2 miliardi di dollari.  Un’epidemia nel 1994 nel nord del Pakistan ha annientato più di 50.000 capi di bestiame prima che la situazione fosse riportata sotto controllo con l’aiuto della FAO.<br /><br /><strong>Come la FAO ha contribuito a cambiare le cose<br /><br /></strong>Nonostante alcuni paesi fossero riusciti a fare dei passi avanti nella lotta contro la peste bovina sul proprio territorio, la malattia continuava a sopravvivere e propagarsi in altre zone, formando serbatoi virali che periodicamente sfociavano in epidemie.<br /><br />Grazie allo sviluppo di un nuovo vaccino, a partire dal 1960 sono state lanciate campagne per combattere la peste bovina su scala più ampia.  Dopo gli iniziali risultati positivi però, questi programmi venivano di soliti interrotti, causando un ritorno drammatico della malattia.  <br /><br />Come l’influenza altamente patogena del virus H5N1 – l’aviaria – o l’attuale virus influenzale H1N1, la peste bovina sembrava inarrestabile.<br /><br />A partire dalla fine degli anni ’80, la FAO ha cominciato a tenere con regolarità una serie di incontri con le autorità di salute animali di tutto il mondo, insieme ad organizzazioni chiave come l’OIE o l’Ufficio interafricano di risorse animali dell’Unione Africana.<br /><br />Nel 1994 a partire da queste consultazioni scientifiche veniva lanciato il Programma Mondiale di sradicamento della peste bovina (GREP l’acronimo inglese ndr), che raccoglieva le raccomandazioni di esperti di tutto il mondo.  L’intento del Programma era quello di creare un centro di coordinamento a livello mondiale per consentire alla comunità internazionale di unire gli sforzi per combattere la malattia in modo sistematico e comprensivo.<br /><br />Con la FAO incaricata di fare da Segretariato di coordinamento e con il coinvolgimento di un vasto gruppo di governi, agenzie ed organizzazioni, il Programma Mondiale si è inizialmente concentrato nella mappatura della distribuzione geografica della malattia, cercando di avere una comprensione migliore della sua epidemiologia ed aiutando i paesi nelle situazioni d’emergenza.<br /><br />La fase due delle attività ha comportato un’azione mirata a livello locale, dove il virus era in circolazione.<br /><br />La FAO è intervenuta estesamente fornendo assistenza tecnica ai paesi per aiutarli a spegnere i focolai ed attuare misure per evitare recidive.  <br /><br />Le attività abbracciavano una vasta gamma di interventi: insegnare ai contadini come riconoscere e segnalare la malattia; istituire piani di risposta d’emergenza, protocolli di bio-sicurezza e programmi nazionali di monitoraggio e controllo; formare i veterinari per l’avvio di campagne di indagine sierologia e per l’istituzione di laboratori.<br /><br />E dopo questo massiccio impegno, lentamente, la peste suina ha cominciato gradualmente a recedere (vedi grafico).<br /><br />Grazie al Programma Mondiale tra il 1994 ed il 2009, circa 170 paesi sono riusciti ad eliminare dal proprio territorio la peste bovina ed ottenere la certificazione di paese “libero dalla malattia” dall’OIE.<br /><br />All’inizio del 2000 il virus della peste bovina era ormai confinato solo in parti dell’ecosistema somalo - un’area che copre il sud della Somalia e le parti adiacenti dell’Etiopia e del Kenya - dove si potevano ancora riscontrare trovare tracce del virus nel sangue del bestiame.  L’ultimo focolaio in Kenya risale ormai al 2001.<br /><br />Oggi il virus appare ormai debellato ed entro il prossimo anno la FAO in partnership con l’OIE completerà tutte le attività di controllo per una globale certificazione di sradicamento della malattia.<br /><br /><strong>Incremento della produzione e del reddito<br /><br /></strong>Secondo le stime FAO, la produzione aggiuntiva ottenuta tra il 1965 ed il 1998 grazie allo sradicamento della peste bovina in India ammontava a 289 miliardi di dollari, ed in Africa a circa un miliardo l’anno, durante lo stesso periodo.  Ed è certo che anche in altri paesi come ad esempio Sri Lanka, Pakistan, Afghanistan, Iran, Iraq e Turchia, vi siano stati guadagni nell’ordine di miliardi di dollari.<br /><br />“Ma quello che è più importante è che la protezione del bestiame in Africa sub-sahariana, nel Vicino Oriente ed in Asia ha migliorato sia l’alimentazione che i redditi per centinaia di migliaia, se non milioni, di pastori e di piccoli contadini, ed ha contribuito a scongiurare carestie e la perdita di forza da tiro tra le comunità rurali”, dice Felix Neumi, del Segretariato del Programma presso la FAO.  <br /><br /><strong>Immaginare l’impossibile<br /><br /></strong>“A pensarci è davvero straordinario essere arrivati a questo traguardo”, dice Juan Lubroth Veterinario Capo della FAO.  “È una malattia che per secoli è stata un vero flagello per agricoltori e pastori”.<br /><br />“Ma la soluzione col senno del poi era abbastanza semplice.  Avevamo le conoscenze, avevamo il vaccino, quello che mancava erano innanzitutto gli investimenti ed in secondo luogo un meccanismo mondiale di coordinamento concertato.  Una volta ottenuto tutto ciò, la soluzione del problema è stata solo questione di tempo.  I finanziamenti di molti partner in questo Programma, primo tra tutti la Commissione Europea, ed il forte impegno dei governi nazionali e delle organizzazioni regionali è stato decisivo per raggiungere questo successo”.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Prezzi alimentari ancora sostenuti nei paesi poveri</title>
	
	<description> Nei paesi poveri, importatori netti di alimenti, i prezzi alimentari continuano a rimanere sostenuti, nonostante la buona produzione cerealicola registrata nel 2009, ha avvertito oggi la FAO nel suo ultimo rapporto Crop Prospects and Food Situation, pubblicato alla vigilia del Vertice Mondiale sulla sicurezza alimentare.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 10 novembre 2009 – </strong>Nei paesi poveri, importatori netti di alimenti, i prezzi alimentari continuano a rimanere sostenuti, nonostante la buona produzione cerealicola registrata nel 2009, ha avvertito oggi la FAO nel suo ultimo rapporto <em><em><a href="../../../../docrep/012/ai484e/ai484e00.htm" title="Crop Prospects and Food Situation">Crop Prospects and Food Situation</a></em><em> </em></em> (Prospettive dei raccolti e situazione alimentare ndr).<br /><br />Una situazione di grave insicurezza alimentare colpisce al momento 31 paesi che per questo necessitano di aiuti d’emergenza.  La situazione è particolarmente grave in Africa orientale dove a causa della siccità e dei conflitti in corso circa 20 milioni di persone hanno bisogno di aiuti alimentari, ha denunciato la FAO.<br /><br />Nonostante i prezzi alimentari a livello internazionale siano calati in modo significativo rispetto ai picchi raggiunti un paio d’anni fa, i prezzi del grano e del mais in ottobre sono saliti e quelli del riso di esportazione rimangono più alti dei livelli ante crisi.<br /><br />“Per le popolazioni più povere, il cui bilancio familiare viene speso sino all’80 per cento per il cibo, la crisi dei prezzi alimentari non è ancora finita”, dice Hafez Ghanem, Vice Direttore Generale della FAO.  “Oggi, per combattere fame e povertà, la priorità a livello mondiale è incrementare gli investimenti nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo”. <br /><br />La FAO ha convocato un Vertice Mondiale dal 16 al 18 novembre 2009 allo scopo di raggiungere un ampio consenso per l’immediata riduzione della fame con l’obiettivo di promuovere gli investimenti pubblici e privati nello sviluppo agricolo dei paesi in via di sviluppo.<br /><br /><strong>Africa occidentale<br /></strong><br />In Africa occidentale la produzione cerealicola nel 2009 calerà rispetto ai buoni raccolti dello scorso anno.  Le piogge scarse, inferiori alle medie stagionali, hanno reso necessario in molte zone della regione ripiantare le colture ed hanno causato la perdita del bestiame in Mali, Ciad e Niger, secondo il rapporto.  I prezzi dei cereali nella regione sono ancora ben al di sopra i livelli di due anni fa prima della crisi dei prezzi alimentari.<br /><br />Ad esempio il prezzo del miglio sul mercato di Bamako, la capitale del Mali, di Ouagadougou in Burkina Faso e di Niamey in Niger è aumentato rispettivamente del 35 per cento, del 42 per cento e del 21 per cento rispetto allo stesso periodo del 2007.  Il prezzo del riso importato è incrementato tra il 22 ed il 46 per cento.  La FAO mette in guardia che il previsto calo della produzione cerealicola della Nigeria potrebbe portare a nuovi rialzi dei prezzi in tutta l’Africa occidentale.<br /><br /><strong>Africa orientale<br /><br /></strong>In Africa orientale la situazione desta grande preoccupazione a causa delle scarse precipitazioni che in molte aree hanno distrutto raccolti e pascoli, dell’incremento dei conflitti, dell’interruzione degli scambi commerciali e della permanenza di prezzi alimentari sostenuti.  <br /><br />In Kenya si prevede che la produzione di mais sarà inferiore del 30 per cento rispetto allo scorso anno passato.  Si stima che circa 3,8 milioni di keniani soffrano di insicurezza alimentare elevata o estrema, per lo più nelle aree agricole e pastorali marginali.<br /><br />In Etiopia il numero delle persone che necessitano di soccorsi umanitari è aumentato, passando dai 5,3 milioni del maggio scorso a 6,2 in ottobre.<br /><br />In Uganda circa 1,1 milioni di persone hanno bisogno di assistenza alimentare. Nel Sudan meridionale ed in Darfur il proseguire della guerra civile sta facendo peggiorare la già grave situazione alimentare della popolazione: si stima che siano circa 5,9 milioni le persone che dipendono dagli aiuti alimentari d’emergenza per sopravvivere.<br /><br /><strong>Altre regioni del mondo<br /><br /></strong>In Africa australe, nonostante la buona produzione cerealicola del 2009, persistono prezzi alimentari elevati in diversi paesi, con gravi conseguenze sulla sicurezza alimentare della popolazione.<br /><br />In Nord Africa la produzione complessiva di grano si prevede raggiungerà il nuovo record di 21,5 milioni di tonnellate, rispetto ai 14,3 milioni di tonnellate del 2008, quando la produzione era stata compromessa a causa della siccità.<br /><br />In Asia, le prospettive della produzione di riso nel 2009 si sono deteriorate dal luglio scorso a seguito delle irregolari piogge monsoniche in India, uno dei principali paesi produttori, e dei disastri naturali in alcuni altri paesi, come il Giappone, la Repubblica della Corea del Nord, la Repubblica democratica popolare del Laos e lo Sri Lanka.<br /><br />La FAO produce il rapporto <em>Crop Prospects and Food Situation</em> ogni tre mesi.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>L’influenza da virus H1N1 tra i tacchini potrebbe propagarsi</title>
	
	<description> Il rilevamento del virus H1N1 in alcuni allevamenti di tacchini in Cile solleva la preoccupazione che anche altri allevamenti di pollame altrove nel mondo possano essere contagiati dal virus influenzale pandemico attualmente in corso di diffusione tra gli uomini. Tuttavia, il rilevamento del virus tra i tacchini non costituisce alcuna minaccia immediata per la salute umana.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>27 agosto 2009, Roma</strong> - Il rilevamento del virus H1N1 in alcuni allevamenti di tacchini in Cile solleva la preoccupazione che anche altri allevamenti di pollame altrove nel mondo possano essere contagiati dal virus influenzale pandemico attualmente in corso di diffusione tra gli uomini, ha annunciato oggi la FAO. <br /><br />Le autorità cilene hanno annunciato il 20 agosto 2009 che sono stati rilevati casi di infezione da virus pandemico H1N1/2009 tra i tacchini in due allevamenti nei pressi del porto di Valparaiso. La forma influenzale rilevata in questi due casi è identica a quella dell'influenza pandemica da H1N1/2009 che sta attualmente diffondendosi nella popolazione umana in tutto il mondo.<br /><br /><strong>Nessun pericolo per gli uomini<br /><br /></strong>Tuttavia, il rilevamento del virus tra i tacchini non costituisce alcuna minaccia immediata per la salute umana e la carne di tacchino può continuare ad essere commerciata, previ adeguati controlli veterinari e trattamenti sanitari. <br /><br />"La reazione delle autorità cilene alla scoperta del virus H1N1 nei tacchini - ovvero l'immediata comunicazione del rilevamento alle organizzazioni internazionali, la fissazione di una temporanea quarantena e la decisione di permettere la guarigione del pollame infetto piuttosto che procedere subito all'eliminazione - è stata sensata e opportuna da un punto di vista scientifico", ha detto Juan Lubroth, Veterinario Capo ad interim della FAO. <br /><br />"Una volta che il pollame è guarito dall'influenza, la produzione e la lavorazione possono continuare in tutta sicurezza. Non costituisce alcun pericolo per la catena alimentare", afferma Lubroth.<br /><br /><strong>Monitorare il contagio <br /><br /></strong>La forma del virus H1N1 attualmente in corso di diffusione  è un misto di geni umani, suini e aviari, e si è rivelata essere molto contagiosa, ma non più letale dei comuni virus influenzali stagionali. Tuttavia, potrebbe teoricamente diventare più pericolosa se si combinasse nuovamente con altri virus, ad esempio con il virus H5N1, conosciuto comunemente come "influenza aviaria", che è molto più letale ma anche meno contagiosa tra gli uomini. Questo fenomeno è chiamato riassortimento o ricombinazione genetica e può avvenire in casi di infezioni virali simultanee del portatore.<br /><br />"In Cile non ci sono casi di influenza da H5N1. Nel Sud-Est Asiatico, dove il virus H5N1 sta circolando tra gli allevamenti di polli, il rilevamento dell'H1N1 in tali popolazioni animali sarebbe stato un problema di ben maggior portata", ha affermato Lubroth. <br /><br />Questa è una delle ragioni per cui la FAO incoraggia il miglioramento del monitoraggio della malattia tra gli animali e il controllo del rispetto delle norme igieniche e delle pratiche di buon allevamento, tra cui anche proteggere la salute dei lavoratori negli allevamenti infettati ed evitare la vicinanza di lavoratori malati con gli animali.  <br /><br />"Dobbiamo monitorare più da vicino il contagio tra gli animali e rafforzare i servizi veterinari nei paesi poveri e in transizione. Questi paesi hanno bisogno di adeguate capacità di rilevamento ed esperti sul campo competenti e ben equipaggiati, per reagire alle eventuali emergenze."   <br /><br />Il Cile è ormai il quarto paese che sta osservando la trasmissione del virus H1N1/2009 dai lavoratori agricoli affetti da virus di tipo influenzali agli animali, dopo i casi di infezione negli allevamenti suini rilevati in Canada, Argentina, e più recentemente in Australia. <br /><br />Sebbene le infezioni nei suini e nei tacchini osservate finora siano state generalmente leggere, è importante ricordare che la diffusione pandemica del virus H1N1 in tali allevamenti può potenzialmente portare a conseguenze economiche negative, quali restrizioni commerciali e percezioni sbagliate della qualità e della sicurezza della carne. <br /><br />L'emergere di nuove forme di virus influenzale capaci di colpire sia gli esseri umani che gli animali d'allevamento rimane un problema più generale e di più grande portata, che è attualmente sotto attento monitoraggio da parte della FAO, dell'Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (OIE) e dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO).  ]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/29561/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/29561/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 27 Aug 2009 08:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Lanciato nuovo portale sul benessere degli animali</title>
	
	<description> E' stato inaugurato oggi dalla FAO un nuovo portale internet che servirà da sportello unico per singoli ed organizzazioni che cerchino le informazioni più aggiornate sul tema del benessere degli animali da allevamento.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>22 maggio 2009, Roma</strong> - E' stato inaugurato oggi dalla FAO un nuovo portale internet che servirà da sportello unico per singoli ed organizzazioni alla ricerca delle informazioni più aggiornate sul tema del benessere degli animali da allevamento.<br /><br />Il Portale sul Benessere degli Animali da Allevamento è stato pensato per fornire un'informazione affidabile sulla legislazione e sui risultati delle ricerche nel settore, così come sugli standard, le pratiche e le politiche in materia di benessere animale. Ne trarranno beneficio contadini, funzionari governativi, avvocati, ricercatori, industria alimentare e zootecnica e associazioni non governative.<br /><br /><strong>Un foro importante</strong><br /><br />Il portale costituirà un importante forum per le questioni riguardanti le condizioni del bestiame relativamente ad attività quali il trasporto, la gestione della macellazione e della pre-macellazione, la zootecnica, il trattamento e la selezione del bestiame per controlli sanitari.<br /><br />La produzione zootecnica conta per il 40% del valore della produzione mondiale agricola e i prodotti di origine animale provvedono ad un terzo del consumo di proteine della popolazione mondiale. Il bestiame fornisce anche reddito, stato sociale e sicurezza a quasi un miliardo di persone, tra cui moltissimi poveri.<br /><br />A partire dagli anni novanta, il centro gravitazionale della produzione zootecnica si è spostato dal Nord al Sud ed un piccolo gruppo di paesi in via di sviluppo sono emersi come nuovi importanti attori sulla scena mondiale.<br /><br />"Ogni programma di sviluppo che migliori la salute del bestiame, aumenti la produzione zootecnica e risponda a disastri naturali in cui sia coinvolto il bestiame, necessita di una componente relativa al benessere animale" afferma Samuel Jutzi, Direttore del Dipartimento Produzione e Salute Animale della FAO. "Questo portale risponde a un reale bisogno di informazione in quest'area estremamente importante".<br /><br />Fornendo a governi, esperti e produttori dei paesi economicamente meno sviluppati un accesso on-line alle informazioni più aggiornate e l'opportunità di contribuire essi stessi con informazioni relative alla loro situazione, il portale aiuterà a migliorare le condizioni, la salute e la produttività del bestiame in tutto il mondo. Il rispetto degli standard di benessere animale può dar accesso al mercato internazionale a prodotti provenienti appunto dai paesi economicamente meno sviluppati.<br /><br />Il portale offrirà anche conferenze e seminari on-line.<br /><br />La FAO ha sviluppato il portale in collaborazione con altri partners chiave internazionali in materia di benessere degli animali: la Commissione Europea, il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo, l'Organizzazione Mondiale per la Salute Animale, l'associazione <em>Compassion In World Farming</em>, la <em>Humane Society International</em>, il Fondo Internazionale per il Benessere degli Animali, la Società Reale per la Prevenzione della Crudeltà contro gli Animali, il <em>Brooke</em>, la Società Mondiale per la Protezione degli Animali, la Federazione Casearia Internazionale, la Federazione Internazionale dei Produttori Agricoli e l'Associazione Veterinaria Mondiale.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/19915/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/19915/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 22 May 2009 08:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Marocco: per la prima volta un focolaio di Peste dei piccoli ruminanti</title>
	
	<description> 9 settembre 2008 - La FAO sta aiutando il Marocco nella sua battaglia contro un focolaio epidemico di peste dei piccoli ruminanti (PPR), che potrebbe causare la morte di milioni di pecore e capre e diffondersi nei paesi vicini.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 9 settembre 2008</strong> - La FAO sta aiutando il Marocco nella sua battaglia contro un focolaio epidemico di peste dei piccoli ruminanti (PPR), che potrebbe causare la morte di milioni di pecore e capre e diffondersi nei paesi vicini.<br /> <br /> Finora sono stati registrati 133 casi in 29 province.<br /> <br /> La PPR è una malattia virale molto contagiosa che colpisce capre e pecore e piccoli ruminanti selvatici. Si trasmette attraverso il contatto, e nelle sue forme acute è caratterizzata da febbre alta, secrezioni agli occhi ed al naso, ulcere nel cavo orale, lesioni necrotiche e corrosive delle mucose, respiro affannoso e diarrea.<br /> <br /> Il tasso di mortalità può raggiungere l’80 per cento, ma nei casi “super acuti” anche il 100 per cento, e gli animali muoiono durante la prima settimana di contagio. <br /> <br /> È la prima volta che in Marocco si registra un focolaio epidemico, chiara indicazione che la PPR ha ormai superato la naturale barriera del Sahara e può rappresentare una grave minaccia per tutti i paesi nordafricani.<br /> <br /> È tutt’ora sconosciuta l’origine di questa ondata epidemica, ma appare verosimile che la malattia sia stata introdotta dalla circolazione di animali infetti. Per i paesi del Nord Africa, è difficile controllare gli spostamenti degli animali lungo i confini, specialmente nel sud della regione, dove i pastori sono per lo più nomadi.<br /> <br /> <strong>Rischio di diffusione</strong><br /> <br /> In Marocco si stima vi siano 17 milioni di pecore e 5 milioni di capre. Questo patrimonio zootecnico dà da vivere a milioni di famiglie.<br /> <br /> Con il mese del Ramadan iniziato a settembre, e le celebrazioni della festa musulmana di Eid al-Adha a dicembre, il commercio di bestiame, in particolare di pecore, aumenterà notevolmente. Senza appropriati meccanismi di controllo, la diffusione del virus potrebbe accelerarsi, avverte la FAO.<br /> <br /> Queste epidemie possono portare a serie perdite economiche, aggravate dall’imposizione di strette misure sanitarie, dai controlli sui movimenti del bestiame e dalle restrizioni commerciali. Vi è anche un serio rischio per i Paesi dell’Europa meridionale che mantengono strette relazioni commerciali con il Marocco, in particolare la Spagna.<br /> <br /> “Se questo scenario dovesse evolversi verso livelli di mortalità più alti, le condizioni di vita dei pastori saranno seriamente messe a repentaglio. L’impatto economico potrebbe non essere così rilevante come nel caso della peste bovina, ma l’impatto sociale potrebbe essere anche maggiore, se si considera il ruolo svolto dai piccoli ruminanti nella vita socio-economica delle comunità colpite”, ha messo in guardia Joseph Domenech, responsabile del servizio veterinario della FAO.<br /> <br /> <strong> La risposta della FAO</strong><br /> <br /> Rispondendo alla richiesta di assistenza delle autorità marocchine, la FAO è subito intervenuta inviando dal 12 al 21 agosto un gruppo di esperti del Centro di Gestione Crisi FAO/OIE nella zona coinvolta per valutare la situazione. Il gruppo di esperti ha fornito la propria assistenza stabilendo misure urgenti di controllo per limitare la diffusione della malattia.<br /> <br /> Il Centro di Emergenza per le malattie transfrontaliere degli animali (ECTAD) ha organizzato una riunione di due giorni in Tunisia, il 29 e il 30 agosto, con tutti i responsabili veterinari del Maghreb, che hanno concordato di assistere il Marocco nei suoi sforzi per combattere l’epidemia di PPR. Alla FAO è stato chiesto di aiutare le autorità marocchine a redigere un piano di preparazione all’emergenza, ed assicurare che venga attuato, e a migliorare il coordinamento tra i servizi veterinari del Maghreb con quelli dei vicini Paesi dell’Europa meridionale.<br /> <br /> La FAO è adesso impegnata nella formulazione di un progetto urgente di cooperazione tecnica nella regione.<br /> <br /> <strong>Misure di contenimento</strong><br /> <br /> Le misure di prevenzione e di controllo della PPR raccomandate dalla FAO prevedono il controllo degli spostamenti del bestiame, l’istituzione di quarantene nelle fattorie affette o sospette e la profilassi medica (campagne di vaccinazioni nelle zone dove si è sviluppata l’epidemia e nelle zone più a rischio).<br /> <br /> Riguardo alla situazione in Nord Africa, l’agenzia ONU inoltre raccomanda che i Paesi:<br /> <br /> •  Rivedano e aggiornino i piani e le misure di emergenza per le malattie animali.<br /> • Conducano campagne di sensibilizzazione e di informazione nei confronti dei veterinari, dei produttori e dei differenti servizi governativi riguardo alla PPR, ai suoi rischi ed alla sua sintomatologia. <br /> •  Promuovano una rapida denuncia dei casi sospetti alle autorità.<br /> •  Rinforzino il controllo epidemiologico nelle zone ad alto rischio.<br /> • Migliorino il controllo e gli accertamenti sulle greggi ovine e caprine e istituiscano procedure di monitoraggio degli spostamenti degli animali.<br /> <br /> Il controllo e la gestione dei mercati di bestiame e la sorveglianza dei casi sospetti sono di capitale importanza per contenere la diffusione dell’epidemia.<hr /><br /> <strong>Contatti:</strong><br /> George Kourous<br /> Ufficio stampa FAO<br /> george.kourous@fao.org<br /> (+39) 06 570 53168<br /> (+39) 348 141 6802]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/8215/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/8215/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
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