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 <title>FAO news &gt; Pesca ed acquicoltura</title>
 <link>http://www.fao.org/news/newsroom-home/en/</link>
 <description>Notizie dall'Organizzazione dell'ONU per l'Alimentazione e l'Agricoltura</description>
 <language>it</language>
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 <copyright>2009 FAO</copyright>
 <managingEditor>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</managingEditor>
 <webMaster>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</webMaster>
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	<title>A rischio d’estinzione gli squali del Mediterraneo e del Mar Nero</title>
	
	<description> Nel Mediterraneo e nel Mar Nero gli stock di squali nel corso degli ultimi duecento anni sono diminuiti drammaticamente, e adesso sono a rischio d’estinzione, con serie implicazioni per l’intero ecosistema marino e la catena alimentare della regione, denuncia un nuovo studio della FAO.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 14 marzo 2013 - </strong>Nel Mediterraneo e nel Mar Nero gli stock di squali nel corso degli ultimi duecento anni sono diminuiti drammaticamente, e adesso sono a rischio d'estinzione, con serie implicazioni per l'intero ecosistema marino e la catena alimentare della regione, denuncia un nuovo studio della FAO. <br /> <br /> "Nel Mar Mediterraneo, nel corso degli ultimi duecento anni, gli squali sono diminuiti di oltre il 97%, sia in numero che nelle catture".  Si legge nel rapporto.  "Adesso sono a rischio d'estinzione se la pressione esercitata dalla pesca continua".<br /> <br /> Anche nel Mar Nero, nonostante le informazioni siano scarse, le catture delle principali specie di squalo si sono circa dimezzate a partire dall'inizio degli anni '90.<br /> <br /> "Questa perdita di predatori potrebbe avere serie implicazioni per l'intero ecosistema marino, con gravi conseguenze per le reti alimentari della regione".<br /> <br /> Lo studio <a href="http://www.fao.org/fileadmin/user_upload/newsroom/docs/i3097e%5B1%5D.pdf" target="_blank"><em>Elasmobranchs of the Mediterranean and Black Sea: Status, Ecology and Biology</em></a>, è stato condotto dalla Commissione Generale della Pesca per il Mediterraneo, uno dei diversi organismi regionali della FAO che lavora nel settore pesca.<br /> <br /> <strong>Pericolo d'estinzione<br /> </strong><br /> Lo studio ha scoperto che le specie di pesci cartilaginei, come gli squali e le razze, "sono di gran lunga il gruppo di pesci marini più a rischio d'estinzione nel Mediterraneo e nel Mar Nero, dove si è a conoscenza di 85 specie.  Delle 71 specie stimate nel Mar Mediterraneo nel 2007, 30 di esse (vale a dire il 42%) sono oggi state definite sotto minaccia, tra queste il 13 % "in condizioni critiche di estinzione" , l'11% a rischio ed il 13% vulnerabili.  Un altro 18% è stato categorizzato come quasi minacciato.<br /> <br /> I pesci cartilaginei vengono così chiamati perché hanno lo scheletro fatto di cartilagine piuttosto che di lische.  All'interno di questo gruppo gli squali e le razze sono denominati scientificamente Elasmobranchii.  Le loro caratteristiche biologiche tra cui il basso tasso di fecondità, una maturità tardiva e la crescita lenta li rendono più vulnerabili rispetto ai pesci con le lische, poiché i loro tassi di rigenerazione sono più lenti.  E' per questi motivi che questioni come la pesca eccessiva, un largo impiego di pratiche di pesca non selettive ed il degrado dell'habitat colpiscono queste specie più di altre.<br /> <br /> In linea generale gli squali e le razze non vengono pescati deliberatamente nel Mediterraneo e nel Mar Nero, ma catturati casualmente.  Gli sbarchi annuali di pesca segnalati nel Mediterraneo e nel Mar Nero ammontano al momento a circa 7.000 tonnellate, rispetto alle 25.000 tonnellate del 1985 - una chiara indicazione della gravità del declino.<br /> <br /> E' comunque vero che adesso la pesca degli squali si sta intensificando a motivo di una domanda crescente di  pinne, carne e cartilagine di squalo.<br /> <br /> <strong>Fattori di "disturbo" all'habitat<br /> <br /> </strong>A tutto ciò si sommano il danno e le  interferenze negative ai loro habitat arrecati dal traffico delle navi, dalle costruzioni sottomarine, dalle miniere, dai prodotti chimici, dal suono e dalla contaminazione elettromagnetica.<br /> <br /> Tra le misure più recenti adottate dalla Commissione Pesca della FAO per proteggere gli squali e le razze vi è stata la proibizione dello "spinnamento", - vale da dire asportare le pinne in mare e gettare le carcasse - e la riduzione ed il confinamento della pesca a strascico a 3 miglia nautiche dalla costa per rafforzare la protezione degli squali costieri.<br /> <br /> La Commissione ha anche raccomandato ai paesi del Mediterraneo e del Mar Nero di investire in programmi di ricerca scientifica tesi a identificare possibili aree vivaio e a prendere in considerazione la possibilità di aree chiuse e periodi di ferma per proteggere il novellame di squali e razze dalle attività di pesca.<br /> <br /> Tra le altre iniziative la Commissione ha organizzato diversi incontri e corsi per meglio comprendere queste specie ed i loro habitat e per creare un  ambito di riferimento di conoscenza regionale che possa guidare i paesi <a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>membri della Commissione nello sviluppo di piani per proteggere queste importanti specie.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 13 Mar 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Conoscere l’ambiente marino con la semplice pressione di un tasto</title>
	
	<description> Volete sapere di più sul pesce che state mangiando o che andrete a comprare? E’ per caso una specie minacciata d’estinzione? Ve lo dirà Applifish. Questa applicazione gratuita, disponibile per telefoni cellulari, sviluppata dagli esperti della Piattaforma i-Marine per la conoscenza delle risorse ittiche e della biodiversità, mette a disposizione di tutti, in qualsiasi momento, dappertutto informazioni sulle risorse acquatiche.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 12 marzo 2013 - </strong>Volete sapere di più sul pesce che state mangiando o che andrete a comprare?  E' per caso una specie minacciata d'estinzione?  Ve lo dirà Applifish.  Questa applicazione gratuita, disponibile per telefoni cellulari, sviluppata dagli esperti della Piattaforma i-Marine per la conoscenza delle risorse ittiche e della biodiversità, mette a disposizione di tutti, in qualsiasi momento, dappertutto informazioni sulle risorse acquatiche.<br /> <br /> Secondo il rapporto FAO "<em>Lo Stato della pesca e dell'acquacoltura nel mondo 2012</em>" circa il 30% degli stock marini valutati nel 2009 erano sfruttati in eccesso.<br /> <br /> "Con Applifish i consumatori possono scegliere il pesce che non è a rischio d'estinzione, contribuendo a preservare le risorse per le generazioni future", dice Marc Taconet, Funzionario senior d'informazione sulla pesca della FAO e Presidente del Consiglio d'Amministrazione di iMarine.  "I consumatori possono anche usare l'applicazione per saperne di più sulle varie specie, sui livelli di cattura e sugli habitat, e quanto queste specie siano minacciate".<br /> <br /> <strong>Scelte informate per responsabili politici e consumatori<br /> <br /> </strong>iMarine è un consorzio mondiale di 13 istituti di ricerca , università ed organizzazioni internazionali di tre continenti che gode di un finanziamento di 5 milioni di euro da parte dell'Unione Europea(EU).<br /> <br /> Questa nuova applicazione AppliFish dispone anche di una versione web che contiene ulteriori informazioni scientifiche, che possono aiutare organi decisionali, produttori e consumatori a prendere decisioni con cognizione di causa e contribuire a definire politiche per una gestione responsabile della pesca e per la conservazione delle risorse marine, come raccomandato dal <em>Codice di Condotta per la Pesca Responsabile</em> della FAO.<br /> <br /> AppliFih si aggiunge ad altre applicazione di iMarine per gestire, elaborare e visualizzare contenuti scientifici che facciano aumentare la consapevolezza delle sfide con cui devono fare i conti gli ecosistemi acquatici.<br /> <br /> Tra queste applicazioni sono degne di nota lo strumento di mappatura della biodiversità AquaMaps, il <em>Vessel Transmitted Information Tool</em>, che riferisce sulle attività delle imbarcazioni e sulle condizioni ambientali per gli scienziati che lavorano nel settore pesca, e <em>l'Integrated Capture Information System (ICIS),</em> che fornisce informazioni a livello regionale e globale sulle catture di specie acquatiche.<br /> <br /> <strong>Più di 550 specie<br /> <br /> </strong>AppliFish ha ricevuto un premio in occasione del <em>10th e-Infrastructure Concertation Meeting,</em> incontro che si è tenuto a Bruxelles il 6-7 marzo scorsi, per discutere il presente ed il futuro delle politiche EU di ricerca ed innovazione.<br /> <br /> L'applicazione è stata ideata nella forma di un libretto tascabile di conoscenze sull'ecosistema marino, consultabile con la semplice pressione di un tasto.  Offre informazioni di base su oltre 550 specie, dai nomi con cui sono comunemente conosciuti i pesci, alle loro dimensioni, alle mappe di distribuzione, oltre a mappe che segnalano le modifiche previste nella distribuzione di quelle specie a causa del cambiamento climatico.<br /> <br /> AppliFish raccoglie dati da fonti internazionali e database autorevoli, tra cui FAO-FishFinder, le statistiche della FAO, WoRMS, Fishbase, SeaLifeBase, IUCN, AquaMaps e OBIS, riuscendo a mettere insieme un enorme patrimonio di competenze al fine di promuovere una comunità di pratiche a sostegno di un approccio rispettoso degli ecosistemi per la gestione della pesca e la conservazione delle risorse marine esistenti.<br /> <br /> AppliFish è disponibile sia per Android che per iOS.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/171708/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/171708/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 12 Mar 2013 08:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Linee guida internazionali per combattere la pesca illegale</title>
	
	<description> La pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU l’acronimo inglese) costituisce una delle minacce più pericolose per la pesca sostenibile e per le condizioni di vita di tutti coloro che da essa dipendono. Linee guida internazionali, alla cui formulazione si è arrivati attraverso consultazioni guidate dalla FAO, puntano a ridurre la pesca IUU rendendo maggiormente responsabili i Paesi di bandiera - quei paesi che registrano i pescherecci e li autorizzano a battere la loro bandiera.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 28 febbraio 2013 - </strong>Dopo anni di negoziati, i paesi hanno fatto un grosso passo avanti contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata - (IUU <em>l'acronimo inglese</em>) - una delle minacce più pericolose per una pesca che sia sostenibile e per le condizioni di vita di tutti coloro che da essa dipendono.<br /><br />Linee guida internazionali, alla cui formulazione si è arrivati attraverso un processo di consultazioni guidato dalla FAO, puntano a ridurre la pesca IUU rendendo maggiormente responsabili  i Paesi di bandiera - quei paesi che registrano i pescherecci e li autorizzano a battere la loro bandiera.<br /><br /><em>" </em>Le<em> <a href="http://www.fao.org/fishery/nems/40262/en">Voluntary Guidelines for Flag State Performance</a> (</em>Linee guida volontarie per il comportamento degli Stati di bandiera) sono state approvate dopo più di cinque anni di negoziati tra i Paesi membri della FAO.  Le linee guida saranno presentate, per la loro approvazione finale, alla prossima sessione della Commissione Pesca della FAO, che avrà luogo nel giugno 2014.<br /><br />Le linee guida raccomandano modi per sollecitare, incoraggiare e aiutare gli Stati di bandiera a rispettare i loro doveri internazionali e gli obblighi relativi all'autorizzazione a battere bandiera, ed al controllo dei pescherecci.  Le linee guida presentano anche le eventuali sanzioni in caso d'inadempienza.<br /><br />Anche se non vi sono dati precisi, le informazioni a disposizione fanno ritenere che la pesca IUU nell'ultimo ventennio sia aumentata in modo vertiginoso e che oggi sia un fenomeno di dimensioni molto ampie.<br /><br />La Consultazione Tecnica è stata finanziata dai Governi del Canada, della Nuova Zelanda, della Norvegia, degli Stati Uniti e dalla Commissione Europea.<br /><br /><strong>Un importante passo avanti<br /><br /></strong><em>" </em>Le<em> Voluntary Guidelines for Flag State Performance</em> segnano un reale punto di svolta.  Saranno uno strumento prezioso nell'impegno per impedire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata", ha commentato Árni Mathiesen, Vice Direttore Generale della FAO Della Divisione Pesca e Acquacoltura. <br /><br />"Queste linee guida possono dare un importante contributo alla conservazione e all'uso sostenibile di preziose risorse ed ecosistemi", ha aggiunto Mathiesen.  "Tutti dobbiamo fare i conti con la sostenibilità delle risorse, e queste nuove normative offrono ai paesi un nuovo modo di lavorare insieme e di far fronte a questa sfida".<br /><br />Le nuove linee guida affrontano il problema a tutto campo e propongono, tra l'altro, criteri per valutare il comportamento dei paesi e procedure su come fare queste valutazioni, e la necessità di una maggiore cooperazione tra i Paesi di bandiera ed i Paesi costieri. Suggeriscono anche modi per incoraggiare la conformità alle norme e scoraggiare l'inadempienza da parte Stati di bandiera, modi per cooperare con i paesi in via di sviluppo e assisterli nello sviluppo delle capacità, precisando il ruolo che la FAO può avere nel sostenere questi processi.<br /><br /><strong>Il sostegno della FAO<br /></strong><br />Oltre ad aver facilitato l'elaborazione di queste linee guida, la FAO monitorerà la loro attuazione e ne riferirà i risultati al COFI.  Fornirà inoltre assistenza tecnica ai paesi che lo richiederanno offrendo sostegno nello sviluppo di un quadro legale e normativo adeguato; nel rafforzamento delle organizzazioni istituzionali e dell'infrastruttura necessaria per assicurare controlli adeguati delle imbarcazioni; la promozione di attività di monitoraggio, del controllo e della sorveglianza dei pescherecci.<br /><br />"Alcuni stati di bandiera potrebbero aver bisogno di maggiore assistenza rispetto ad altri, specialmente i paesi in via di sviluppo.  In alcuni potrebbero non avere l'assetto istituzionale o il know-how tecnico necessari.  Potrebbero essere a corto di risorse umane e finanziarie.  O potrebbero non  avere le necessarie motivazioni per investire risorse nell'attuazione dei loro doveri nell'ambito delle leggi internazionali che regolano la pesca.  In questo caso occorrerà fare opera di sensibilizzazione sui vantaggi dell'adempienza alle norme nel lungo periodo", ha detto Matthew Camilleri, funzionario di collegamento nell'ambito della Divisione FAO Politiche ed economia della pesca e acquacoltura.<br /><br />Le Linee guida traggono spunto dalla legislazione internazionale esistente, come la <a href="http://www.un.org/Depts/los/convention_agreements/convention_overview_convention.htm" target="_blank">Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare del 10 dicembre del 1982</a> ed altri strumenti internazionali come <a href="http://www.fao.org/docrep/013/i1900e/i1900e00.htm" target="_blank">Il Codice di condotta per la pesca responsabile della FAO</a> del 1995 ed il <a href="http://www.fao.org/fishery/ipoa-iuu/legal-text/en" target="_blank">Piano d'Azione internazionale per impedire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale (IUU)</a> del 2001.<br /><br /><strong>La Commissione Pesca della FAO<br /></strong><br />Il COFI è il solo forum mondiale intergovernativo dove con frequenza periodica vengono esaminate e discusse le principali questioni relative a pesca e acquacoltura a livello internazionale e espresse raccomandazioni ai governi, agli organismi regionali, alle ONG alla FAO ed a tutta la comunità internazionale.<br /><br />Il COFI evidenzia gli aspetti essenziali dell'ottemperanza degli Stati ai loro doveri nell'ambito della legislazione internazionale.<br /><br />Per maggiori informazioni sulle <em>Voluntary Guidelines for Flag State Performance </em>ed altri strumenti internazionali per combattere la pesca IUU: <a href="http://www.fao.org/fishery/en">http://www.fao.org/fishery/en</a>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/170775/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/170775/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 28 Feb 2013 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Pesca ed acquacoltura: far sì che contribuiscano meglio alla sicurezza alimentare di milioni di persone</title>
	
	<description> Pesca e acquacoltura sostenibili hanno un ruolo vitale per milioni di persone, nel garantire loro sicurezza alimentare e nutrizionale, e fornire mezzi di sussistenza. Il rapporto della FAO sullo stato della pesca e dell’acquacoltura nel mondo, lanciato oggi all’aperura dei lavori della 30ma sessione della Commissione Pesca della FAO evidenzia il contributo fondamentale di questo settore, un punto sottolineato anche nel documento finale della recente Conferenza ONU sullo Sviluppo Sostenibile Rio+20.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 9 luglio 2012 - </strong>Pesca e acquacoltura sostenibili hanno un ruolo vitale per milioni di persone, nel garantire loro sicurezza alimentare e nutrizionale, e fornire mezzi di sussistenza.  Il rapporto della FAO sullo stato della pesca e dell'acquacoltura nel mondo, lanciato oggi all'aperura dei lavori della 30ma sessione della Commissione Pesca della FAO evidenzia il contributo fondamentale di questo settore, un punto sottolineato anche nel documento finale della recente Conferenza ONU sullo Sviluppo Sostenibile Rio+20.<br /> <br /> Il settore - si legge nel rapporto<a href="http://www.fao.org/docrep/016/i2727e/i2727e00.htm" target="_blank"> <em>Lo stato della Pesca e dell'Acquacoltura nel mondo 2012</em></a> - ha prodotto la cifra record di 128 milioni di tonnellate di pesce per il consumo umano - una media di 18,4 kg pro-capite - fornendo a più di 4,3 miliardi di persone circa il 15 per cento dell'apporto proteico di origine animale.  Pesca e acquacoltura, inoltre, rappresentano una fonte di reddito per 55 milioni di persone. <ins datetime="2012-07-09T14:13" cite="mailto:concer"><br /> <br /> </ins></p> <p>"La pesca e l'acquacultura giocano un ruolo vitale nell'economia agricola globale e nazionale" sottolinea  Graziano Da Silva, Direttore Generale della FAO. "I mezzi di sussistenza del 12 per cento della popolazione mondiale - aggiunge -  dipendono direttamente o indirettamente da esse. Pesca e acquacoltura danno un contributo di assoluta importanza alla sicurezza alimentare e alla nutrizione: esse rappresentano la fonte principale di proteine animali per il 17 per cento della popolazione mondiale, e quasi il 25 per cento nel caso di paesi a basso reddito e in deficit alimentare".</p> <br /> "Pesca e acquacoltura stanno dando un contributo decisivo alla sicurezza alimentare e alla crescita economica a livello mondiale", dice  Árni M. Mathiesen, Responsabile del Dipartimento Pesca e Acquacoltura della FAO.  " Il settore tuttavia deve fare i conti con non pochi problemi, quali una cattiva <em>governance</em>, regimi di gestione della pesca deboli, conflitti sull'uso delle risorse naturali, e l'impiego <a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>persistente di cattive pratiche di pesca e di acquacoltura.  Il settore, inoltre, è ulteriormente indebolito dall'incapacità di incorporare le priorità e i diritti delle comunità di pescatori su piccola scala, dalle discriminazioni contro le donne e dal persistere dell'impiego di forza lavoro minorile".<br /> <br /> <strong>Fortificare la <em>governance<br /> <br /> </em></strong>La FAO sollecita i governi a impegnarsi affinché a livello  mondiale si faccia un uso sostenibile della pesca.   Il rapporto fa notare che molti stock marini monitorati dalla FAO rimangono sotto enorme pressone.   Stando alle ultime statistiche disponibili, circa il 30 per cento degli stock ittici di mare aperto sono, infatti, sfruttati in eccesso - un leggero calo rispetto agli ultimi due anni - circa il 57 per cento sono pienamente sfruttati (che vuol dire al massimo livello (molto vicino) di una loro produzione sostenibile), e solo il 13 per cento non è pienamente sfruttato.<br /> <br /> "Lo sfruttamento in eccesso non ha solo conseguenze ecologiche negative, ma anche riduce la produzione ittica, che a sua volta causa conseguenza negative a livello economico e sociale" denuncia il rapporto.  " Per aumentare il contributo che la pesca in mare aperto può dare alle economie e alla sicurezza alimentare delle comunità costiere, occorre avviare programmi efficaci di ricostituzione degli stock sfruttati in eccesso".<br /> <br /> <strong>La produzione ittica globale<br /> <br /> </strong>Nel 2010 la pesca di cattura e quella d'allevamento nell'insieme hanno fornito circa 148 milioni di tonnellate di pesce, per un valore stimato che si aggira intorno ai 217,5 miliardi di dollari.<br /> <br /> La produzione ittica da allevamento continua a crescere più velocemente della popolazione, ed è uno dei settori di produzione di cibo animale in più rapida espansione, tendenza che è destinata a continuare.<br /> <br /> Pesce e prodotti ittici sono a livello mondiale tra le commodity alimentari più commerciate.  Dopo un calo registrato nel 2009, il commercio mondiale di pesce e prodotti ittici ha ripreso il suo trend al rialzo, stimolato da una domanda sostenuta, dalle politiche di liberalizzazione del commercio, dalla globalizzazione dei sistemi alimentari e dalle innovazioni tecnologiche.  Il commercio mondiale ha raggiunto nel 2010 la cifra record di 109 miliardi di dollari e le prime stime per il 2011 indicano un possibile nuovo record stimato intorno ai 125 miliardi di dollari.<br /> <br /> <strong>Potenziare il settore<br /> </strong><br /> Il rapporto fa notare che è assai probabile che nei processi decenni si assisterà a grossi cambiamenti a livello di economie, mercati, risorse e condotta sociale, mentre l'impatto del cambiamento climatico farà aumentare l'incertezza di molti settori alimentari, tra cui la pesca.  A questo riguardo sottolinea l'importanza del Codice di Pesca Responsabile della FAO e i relativi piani d'intervento e di linee guide tecniche, per riuscire a raggiungere l'obiettivo di un sistema globale di produzione alimentare sostenibile.<br /> <br /> La pesca su piccola scala a livello mondiale dà occupazione a oltre il 90 per cento dei pescatori di cattura ed è decisiva per la sicurezza alimentare e nutrizionale, e per l'alleviamento e la prevenzione della povertà.  La Commissione Pesca della FAO ha raccomandato di sviluppare a livello internazionale linee guida volontarie per contribuire allo sviluppo di politiche che rafforzino la pesca su piccola scala e creino benefici.<br /> <br /> <strong>Il ruolo delle donne<br /> <br /> </strong>Sebbene le donne rappresentino almeno il 50 per cento della forza lavoro della pesca in acque interne, e in Asia e in Africa Occidentale arrivino a commerciare sino al 60 per cento dei prodotti ittici, il loro ruolo è spesso sottovalutato e trascurato.  In questo caso ancora una volta, come riaffermato al Rio+20, il rapporto mostra che l'integrazione di genere, oltre a lavorare per l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio di raggiungere l'eguaglianza di genere e dare maggiori strumenti alle donne, è una componente essenziale per alleviare la povertà, raggiungere la sicurezza alimentare e consentire lo sviluppo sostenibile delle risorse ittiche.<br /> <br /> Il rapporto esamina inoltre come riuscire a incrementare la preparazione e la capacità di risposta delle comunità di pescatori ai disastri verso cui sono particolarmente vulnerabili.<br /> <br /> "Per far sì che il settore pesca e acquacoltura cresca in modo responsabile e sostenibile è necessario il pieno coinvolgimento della società civile e del settore privato", dice Mathiesen, che aggiunge: "Industria e business possono ad aiutare a sviluppare tecnologie e offrire soluzioni, fornire investimenti e dare origine a trasformazioni positive.  La società civile e le organizzazioni non-governative, locali e internazionali, possono invece far sì che i governi rispondano degli impegni presi e che siano ascoltate le voci di tute le parti interessate".<br /> <br /> <strong>Guardando al futuro<br /> <br /> </strong>Il rapporto evidenzia che le principali minacce che mettono a repentaglio il potenziale del settore pesca sono la gestione inefficace e la cattiva conservazione degli habitat.  Ritiene dunque necessaria una transizione verso un approccio basato sulle comunità.  Come rilevato alla Conferenza Rio+20, tale cambiamento potrebbe spronare la comunità internazionale a rispondere alle esigenze del presente senza perdere di vista i benefici per le generazioni future.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/151227/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/151227/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 09 Jul 2012 08:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Drastico calo dell’Indice dei Prezzi Alimentari FAO</title>
	
	<description> I prezzi alimentari mondiali sono scesi fortemente nel mese di maggio, grazie al concomitante effetto di raccolti generalmente positivi, di un aumento delle incertezze economiche mondiali e del rafforzamento del dollaro. L’Indice dei Prezzi Alimentari della FAO è sceso del quattro per cento nel mese di maggio. L’indice ha registrato una media di 204 punti, 9 punti in meno rispetto ad aprile. È il livello più basso registrato da settembre 2011, e pari a circa 14 punti percentuali in meno rispetto al picco massimo di febbraio 2011.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>7 Giugno 2012, Roma</strong> - I prezzi alimentari mondiali sono scesi fortemente nel mese di maggio, grazie al concomitante effetto di raccolti generalmente positivi, di un aumento delle incertezze economiche mondiali e del rafforzamento del dollaro, ha reso noto oggi la FAO.<br /> <br /> L'Indice dei Prezzi Alimentari della FAO, che misura la variazione mensile dei prezzi internazionali di un paniere di beni alimentari, è sceso del quattro per cento nel mese di  maggio. L'indice ha registrato una media di 204 punti, 9 punti in meno rispetto ad aprile. È il livello più basso registrato da settembre 2011, e pari a circa 14 punti percentuali in meno rispetto al picco massimo di febbraio 2011.<br />  <br /> "I prezzi dei cereali sono diminuiti drasticamente dal loro livello massimo ma restano comunque alti e vulnerabili ai rischi connessi alle condizioni climatiche nei critici mesi avvenire della crescita dei raccolti", afferma Abdolreza Abbassian, analista della FAO per l'andamento del mercato cerealicolo.<br /> <br /> La FAO ha al tempo stesso rivisto al rialzo, di 48.5 milioni di tonnellate rispetto a maggio, le previsioni per la produzione mondiale di cereali, prevalentemente sulla base delle attese di un raccolto eccezionale di mais negli Stati Uniti.<br /> <br /> L'ultima previsione della FAO per la <strong>produzione cerealicola</strong> mondiale nel 2012 tocca il livello record di 2 419 milioni di tonnellate, il 3.2 percento in più rispetto al livello record del 2011. <br /> <br /> Il grosso dell'aumento è previsto scaturire sostanzialmente da un'abbondante produzione di mais negli Stati Uniti, grazie ad un inizio anticipato della stagione della semina e a condizioni produttive generalmente favorevoli. Di conseguenza, la produzione mondiale di cereali secondari è prevista raggiungere i 1 248 milioni di tonnellate, con un aumento di ben 85 milioni di tonnellate rispetto all'anno scorso.  <br /> <br /> Ciononostante, con la stagione della semina ancora in corso e la maggior parte dei raccolti ancora ai primi stadi di crescita, il risultato finale dipenderà notevolmente dalle condizioni climatiche nei prossimi mesi.<br /> <br /> Con le principali coltivazioni di riso dell'emisfero nord attualmente già seminate in molti paesi, la previsione per la produzione mondiale di riso nel 2012 è più stabile e pari a circa 490 milioni di tonnellate, con una crescita del 2.2 percento rispetto al 2011, in prevalenza dovuta ad un aumento delle semine in Asia.<br /> <br /> Per quanto riguarda il grano, le ultime stime prevedono un calo della produzione di circa il 3 per cento nel 2012, al livello di 680 milioni di tonnellate, comunque ben superiore alla media degli ultimi cinque anni. <br /> <br /> Il <strong>consumo di cereali</strong> mondiale è previsto crescere di almeno il 2 percento nel 2012/13, al livello di 2 376 milioni di tonnellate, con un aumento del consumo di mangime animale previsto pari al 3.8 percento, mentre quello a fini alimentari solo all'uno per cento, sostanzialmente in linea con la crescita della popolazione mondiale.  <br /> <br /> Stando alle attuali previsioni, la produzione mondiale di cereali nel 2012/13 dovrebbe superare il loro consumo (il cui livello è stato rivisto al rialzo di 19 milioni di tonnellate, ovvero l'1 percento, rispetto al mese scorso), portando quindi ad una significativa ricostituzione degli <strong>stock cerealicoli</strong> mondiali, con un aumento di 36 milioni di tonnellate, pari al 7 percento, rispetto alla stagione precedente.  <br /> <br /> </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/147446/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/147446/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 06 Jun 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Adottate le linee guida internazionali sui regimi fondiari</title>
	
	<description> Con una storica decisione la Commissione sulla Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS) ha adottato oggi un vasto corpo di linee guida globali volte ad aiutare i governi a tutelare i diritti di proprieta’ e di accesso alle terre, alle foreste e alla risorse ittiche delle popolazioni.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>11 Maggio 2012, Roma</strong> - Con una storica decisione la Commissione sulla Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS) ha adottato oggi un vasto corpo di linee guida globali volte ad aiutare i governi a tutelare i diritti di proprieta' e di accesso alle terre, alle foreste e alla risorse ittiche delle popolazioni.<br /> <br /> Le nuove<em> </em><a href="http://www.fao.org/nr/tenure/voluntary-guidelines/en/" target="_blank"><strong><em>Direttive Volontarie per una Governance Responsabile dei Regimi di Proprietà Applicabili alla Terra, alla Pesca e alle Foreste nel Contesto della Sicurezza Alimentare Nazionale</em></strong></a><em><strong> </strong></em>tracciano i principi e le pratiche a cui governi possono far riferimento nell'amministrare i diritti di proprietà sulla terra e sulle risorse ittiche e forestali.<em><br /> </em><br /> Le linee guida sono il frutto di un inclusivo processo di consultazioni iniziato dalla FAO nel 2009 e poi ultimato dai negoziati intergovernativi coordinati dal CFS, che hanno visto la partecipazione di rappresentanti governativi, delle organizzazioni della societa' civile, del settore privato,  delle organizzazioni internazionali e del mondo accademico.<br /> <br /> Lo scopo delle direttive è quello di promuovere la sicurezza alimentare e lo sviluppo sostenibile migliorando la garanzia dei diritti di accesso alle risorse di terra, forestali e ittiche e proteggendo i diritti di milioni di persone spesso in condizioni di estrema povertà.  <br /> <br /> <strong>Una svolta di portata storica <br /> </strong><br /> "Garantire alle popolazioni povere e vulnerabili sicurezza ed equità nei diritti di accesso alla terra e alle altre risorse naturali è una condizione indispensabile nella lotta contro la fame e la povertà. Il fatto che per la prima volta i paesi abbiano concordato delle linee guida globali sui regimi fondiari rappresenta una svolta storica. Ora abbiamo una visione comune. E' un punto di partenza che aiuterà a migliorare le spesso terribili condizioni dei poveri e degli affamati", ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva.<br /> <br /> Gran parte del dibattito pubblico ultimamente si è incentrato sul fenomeno del cosiddetto ‘accaparramento delle terre', che è una delle questioni affrontate nelle linee guida.<br /> <br /> Se da una parte le direttive riconoscono che gli investimenti responsabili da parte del pubblico e del privato sono indispensabili per migliorare la sicurezza alimentare, esse raccomandano anche che vengano messi in atto meccanismi di tutela che preservino i diritti di proprietà delle popolazioni locali dai rischi derivanti dalle acquisizioni di larga-scala, e che difendano i diritti umani, i mezzi di sussistenza, la sicurezza alimentare e l'ambiente.  <br /><br /> Sistemi di investimento che non si traducono in acquisizioni di terre su larga-scala esistono, e sono tali modelli alternativi che dovrebbero essere sostenuti. Gli investimenti dovrebbero anche promuovere obiettivi di politica nazionale quali il miglioramento della sicurezza alimentare locale, l'eradicazione della povertà, la creazione di posti di lavoro, nonché "creare vantaggi per il paese e la sua gente, in particolare i poveri e i più vulnerabili"<br /> <br /> Le linee guida affrontano una vasta gamma di questioni, tra cui: <br /> <br /><ul><li> Il riconoscimento e la protezione dei legittimi diritti fondiari, anche nei sistemi informali </li></ul><ul><li> Migliori pratiche per la registrazione e il trasferimento dei diritti fondiari</li></ul><ul><li> Garantire che i regimii amministrativi di proprieta' siano concretamente ed economicamente accessibili </li></ul><ul><li> Una corretta gestione degli espropri e la restituzione delle terre a coloro che ne sono stati forzatamente privati in passato </li></ul><ul><li> I diritti delle comunita' indigene</li></ul><ul><li> Assicurare che gli investimenti fondiari avvengano in maniera responsabile e trasparente</li></ul><ul><li> I meccanismi di risoluzione delle dispute sui diritti di proprieta' </li></ul><ul><li> Gestire il problema dell'espansione delle aree urbane verso le campagne</li></ul><br />"Alcune delle questioni che le Direttive Volontarie affrontano risalgono addirittura a secoli addietro. Il fatto che tali linee guida affrontino queste vecchie questioni irrisolte cosi' come problematiche assai piu' recenti e' cio' che le rende tanto importanti," afferma Graziano da Silva.<br /> <strong><br /> Le prossime iniziative<br /> </strong><br /> "Queste direttive sono il risultato di un processo di consultazioni e negoziati durato tre anni che ha riunito una gran varietà di parti interessate assicurando che una vasta gamma di voci venisse ascoltata," afferma Yaya Olaniran, attuale Presidente del CFS. "Il risultato è che ora disponiamo di un considerevole compendio di principi e pratiche che tutti - paesi, settore privato, agricoltori, società civile - potranno adottare e promuovere, e che avrà effettivo riscontro nel mondo reale. Starà ora ai paesi che hanno adottato le linee guida di metterle in pratica realmente, afferma Olaniran. "Questi cambiamenti non si avranno da un giorno all'altro. Ma sappiamo anche, come emerso dalle ampie consultazioni alla FAO e dai negoziati condotti dal CFS, che esiste un grande sostegno a tali direttive. L' approvazione da parte del CFS conferisce loro legittimità e forza , e tutti i paesi che vi sono stati coinvolti sono ora pronti ad a metterle realmente in pratica, " ha concluso.    <br /> <br /> Parlando a nome delle organizzazioni della società civile coinvolte nel processo di stesura delle direttive, Ángel Strapazzón, del <em>Movimiento Campesino Indígena-Vía Campesina Argentina</em>, ha dichiarato: "Noi elogiamo il processo portato avanti per la stesura delle linee guida, che ha offerto alla società civile e ai rappresentanti dei piccoli produttori alimentari l'opportunità di partecipare a tutte le fasi delle consultazioni, di sollevare l'attenzione su problematiche reali e di indicare proposte concrete".<br /> <br /> "Noi abbracciamo le linee guida, seppur sottolineando che esse presentano lacune in alcune aree che sono cruciali per la sussistenza dei piccoli produttori alimentari. Nonostante ciò, invitiamo i governi e le agenzie intergovernative ad attuarle e ad  impegnarsi urgentemente nel migliorare la governance dei sistemi fondiari per la sicurezza alimentare", ha aggiunto. <br /> <br /> Luc Maene, Presidente del Network Internazionale Agro-Alimentare, che rappresenta il settore privato, ha dichiarato: "I regimi fondiari sono fondamentali per la sicurezza alimentare, ed è tramite la loro regolamentazione che la Commissione sulla Sicurezza Alimentare, da poco riformata, sta guidando tale processo. Le direttive stabiliscono dei punti cardine affinché i regimi fondiari funzionino.  In molti posti, i regimi di proprietà delle terre sono di fatto inesistenti. Per noi del settore privato e per i nostri partner agricoltori, è importante che vi sia un'efficiente amministrazione locale dei registri fondiari, senza corruzione. Regole eque e trasparenti avvantaggiano tutti, garantendo alle donne un uguale diritto di accesso alle terre e favorendo investimenti responsabili lungo l'intera catena agro-alimentare."<br /> <br /> Il Direttore Generale della FAO Graziano da Silva ha aggiunto che l'Organizzazione è pronta ad offrire supporto ed assistenza ai paesi nell'adeguarsi alle direttive ed attuarle.<br /> <br /> Come già fatto in precedenza nel caso di altri accordi simili - ad esempio per il Codice di Condotta per una Pesca Responsabile  - la FAO si impegnerà ora a produrre una serie di manuali pratici volti ad aiutare i paesi ad adattare le direttive ai rispettivi contesti locali e a metterle in pratica. Allo stesso scopo, l'Organizzazione offrirà anche assistenza tecnica specifica ai governi. <br /> <br /> Da parte sua, il CFS si concentrerà ora sulla questione degli investimenti agricoli responsabili in generale.  La Commissione sta attualmente programmando un round di consultazioni di durata annuale, previsto iniziare ad Ottobre, che dovrebbe portare alla stesura di un corpo di principi guida per gli investimenti agricoli responsabili al più tardi nel 2013. <br /> <br /> Costituito da governi, agenzie ONU, organizzazioni della società civile, centri di ricerca in campo agricolo, istituzioni finanziarie, organizzazioni del settore privato e fondazioni filantropiche, il CFS è la più importante piattaforma mondiale per la discussione sui temi della sicurezza alimentare, che opera come meccanismo sia di creazione di un consenso internazionale sia di promozione delle giuste politiche a livello nazionale.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Fri, 11 May 2012 11:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>I prezzi alimentari diminuiscono ma restano alti</title>
	
	<description> Il livello dei prezzi alimentari mondiali, misurato dall’Indice FAO dei Prezzi Alimentari, è sceso di tre punti - pari all’1.4% - tra Marzo ed Aprile 2012, ma sembra essersi stabilizzato al valore relativamente alto di 214 punti. Si è trattato della prima diminuzione dopo tre mesi consecutivi di aumenti</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>3 Maggio 2012, Roma</strong> - Il livello dei prezzi alimentari mondiali, misurato dall'Indice FAO dei Prezzi Alimentari, è sceso di tre punti - pari all'1.4% - tra Marzo ed Aprile 2012, ma sembra essersi stabilizzato al valore relativamente alto di 214 punti, ha dichiarato oggi la FAO. <br /> <br /> Si è trattato della prima diminuzione dopo tre mesi consecutivi di aumenti, e sebbene l'indice sia notevolmente sceso rispetto al record di 235 punti registrato ad Aprile 2011, è ancora ben al di sopra dei valori inferiori ai 200 punti che si registravano prima della crisi alimentare del 2008.<br /> <br /> L'indice è apparso nell'ultimo rapporto della FAO, <a href="http://www.fao.org/giews/english/fo/index.htm" target="_blank"><em>Food Outlook</em></a>, un'analisi di mercato globale  pubblicata semestralmente. Il rapporto osserva che le previsioni per la seconda metà del 2012 e per l'inizio 2013 indicano un generale miglioramento nell'offerta alimentare ed una domanda stabilmente sostenuta.<br /> <br /> Di conseguenza, la fattura delle importazioni globali alimentari nel 2012 potrebbe diminuire fino al livello di 1.24 miliardi di dollari, leggermente inferiore rispetto al livello record di 1.29 miliardi di dollari dell'anno scorso, afferma il rapporto FAO. <br /> <br /> <strong>Produzione cerealicola record <br /> <br /> </strong>Le previsioni per la produzione di cereali indicano una modesta espansione nel 2012 verso un nuovo record di 2 371 milioni di tonnellate, rispetto ai 2 344 milioni di tonnellate del 2011. <br /> <br /> Ciononostante, nell'ambito del settore cerealicolo, la produzione di grano è prevista diminuire nel 2012 del 3.6% rispetto al 2011, al livello di 675 milioni di tonnellate, con il calo maggiore previsto in Ucraina, seguita da Kazakistan, Cina, Marocco ed Unione Europea. La diminuzione attesa nella produzione coincide con previsioni di leggero calo anche per il consumo totale di grano per la stagione commerciale 2012/2013.<br /> <br /> La minor produzione di grano è controbilanciata dal livello record della produzione dei grani secondari, prevista pari a 1 207 milioni di tonnellate nel 2012, rispetto ai 1 164 milioni di tonnellate del 2011 - che era stato anch'esso un livello record. Ma l'aumento, previsto a seguito di una forte espansione delle semine negli Stati Uniti, sembra insufficiente ad allentare l'attuale ristrettezza del mercato, per via del livello estremamente basso degli stock iniziali, con conseguente continua pressione sui prezzi. <br /> <br /> La produzione di riso è prevista crescere dell'1.7% nel 2012 al livello di 488 milioni di tonnellate, ma la domanda di importazioni stagnante e il riaffacciarsi dell'India come maggiore esportatore contribuiscono a mantenere i prezzi moderati. La produzione mondiale di riso quest'anno è  prevista superare la domanda per l'ottavo anno consecutivo. <br /> <br /> <strong>La produzione di semi oleosi non soddisfa la domanda in crescita<br /> </strong><br /> Dopo due stagioni produttive relativamente buone, nel 2011/2012, il mercato dei semi oleosi e dei prodotti derivati è previsto restringersi nuovamente. La produzione globale di semi oleosi non sarà sufficiente a soddisfare la crescente domanda di tali prodotti e dei pasti in generale. La produzione mondiale di semi di soia è prevista diminuire di quasi il 10%, uno dei peggiori crolli annuali mai registrati. Con gli altri semi oleosi a compensare solo in parte tale crollo, la produzione totale di tali prodotti dovrebbe scendere del 4% rispetto alla scorsa stagione, toccando il minimo degli ultimi tre anni. I prezzi internazionali dei semi oleosi e dei prodotti derivati, che erano aumentati bruscamente da Gennaio a questa parte, rimarranno dunque presumibilmente stabili.   <br /> <br /> La produzione globale di zucchero per il 2011/2012 è prevista aumentare di oltre 8 milioni di tonnellate, pari al 4.6% rispetto al 2010/11, arrivando a toccare quasi i 173 milioni di tonnellate. Per il secondo anno consecutivo la produzione è prevista superare la domanda, con un surplus stimato attorno ai 5.4 milioni di tonnellate, che dovrebbe aiutare a ricostituire gli attuali livelli piuttosto bassi degli stock.<br /> <br /> L'aumento della produzione di zucchero è attribuito alla notevole espansione delle aree coltivate e dell'impiego di input, favorita dagli alti prezzi dello zucchero a livello globale e dalle migliori condizioni metereologiche. Il calo della produzione previsto in Brasile, il maggior produttore a livello mondiale, dovrebbe essere controbilanciato da un'aumento della produzione negli altri principali paesi produttori, tra cui Tailandia e India.<br /> <br /> <strong>Produzione in crescita per carne, pesce e prodotti caseari <br /> </strong><br /> Grazie soprattutto agli aumenti nella produzione di pollame e carne suina, la produzione globale di carne è prevista crescere di quasi il 2%, fino a 302 milioni di tonnellate nel 2012. La maggior parte dell' aumento dovrebbe aversi dei paesi in via di sviluppo. L'attuale competizione sui mercati è prevista intensificarsi nel corso 2012, poiché la crescita della produzione in alcuni paesi importatori chiave rallenterà l'espansione del commercio globale di carne. Questo, unito ai bassi livelli produttivi dei paesi esportatori sviluppati, sta provocando un trasferimemento delle quote di mercato verso i paesi in via di sviluppo, in particolare Brasile e India. <br /> <br /> La produzione mondiale di latte nel 2012 è prevista crescere del 2.7% fino a 750 milioni di tonnellate. Il grosso dell'aumento dovrebbe aversi in <a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>Asia, ma aumenti produttivi sono previsti in quasi tutte le regioni. Il commercio mondiale di prodotti caseari dovrebbe continuare a crescere nel corso del 2012. La domanda resterà stabile, con le importazioni previste raggiungere i 52.7 milioni di tonnellate di equivalenti del latte. L'Asia continuerà ad essere il mercato principale, seguita da Nord Africa, Medio Oriente e America Latina e Caraibica.<br /> <br /> La crescente domanda di pesce e prodotti ittici sta stimolando la produzione ittica a livello globale, facendo crescere i prezzi, nonostante qualche resistenza dei consumatori nei mercati più tradizionali del Sud-Europa. La produzione totale è prevista crescere nel 2012 del 2.1%, fino a un livello di 157.3 milioni di tonnellate, grazie ad un aumento del 5.8% nella pesca da allevamento che più che compensa un leggero calo nella pesca da cattura, dovuto alle limitazioni alla caccia imposte su alcune piccole specie oceaniche del Pacifico.  ]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/141979/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/141979/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 02 May 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Consumo di pesce al massimo storico</title>
	
	<description> A livello mondiale il consumo di prodotti ittici ha raggiunto la cifra record di quasi 17 kg a persona e rappresenta il 15 per cento dell’apporto medio di proteine animali per oltre tre miliardi di persone. L’incremento è dovuto alla crescita della pesca d’allevamento che, secondo il rapporto FAO “Stato della pesca e dell’acquacoltura” pubblicato oggi, supererà presto la pesca di cattura nel consumo di pesce.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 31 gennaio 2011 - </strong>A livello mondiale il contributo dei prodotti ittici alla dieta ha raggiunto in media la cifra record di quasi 17 kg a persona, fornendo ad oltre tre miliardi di persone il 15 per cento almeno dell'apporto medio di proteine animali.<br /><br />Questo incremento è dovuto principalmente alla continua crescita della pesca d'allevamento, che secondo il rapporto FAO <em>"<a href="http://www.fao.org/docrep/013/i1820e/i1820e00.htm" target="_blank" title="Il rapporto">Lo stato della pesca e dell'acquacoltura nel mondo</a>"</em> (SOFIA 2010) pubblicato oggi, supererà presto la pesca di cattura nel consumo di pesce.  Il rapporto sottolinea inoltre che non migliora lo stato degli stock ittici mondiali.<br /><br />Secondo il rapporto FAO, la pesca e l'acquacoltura nel complesso danno occupazione a circa 540 milioni di persone, vale a dire l'otto per cento della popolazione mondiale.  Mai prima d'ora si è registrato un così alto consumo di prodotti ittici e mai prima d'ora così tante persone sono state coinvolte nel settore o dipendono da esso.<br /><br />I prodotti ittici continuano ad essere le derrate più scambiate sui mercati, e nel 2008 hanno raggiunto l'ammontare record di 102 miliardi di dollari, un incremento del nove per cento rispetto al 2007.<br /><br />La percentuale complessiva di stock ittici oceanici sfruttati in eccesso, esauriti o in fase di ricostituzione non è diminuita, secondo il rapporto, al contrario si stima sia leggermente più alta che nel 2006.  Circa il 32 per cento degli stock ittici mondiali risultano sfruttati in eccesso, esauriti o in fase di ricostituzione, e secondo il rapporto necessitano di ricostituirsi al più presto. <br /><br />Invece all'altra estremità della rilevazione, il 15 per cento degli stock monitorati dalla FAO sono stati stimati sotto-sfruttati (3 per cento), o moderatamente sfruttati (12 per cento) ed in grado di produrre di più del loro livello attuale.<br /><br />"E' davvero motivo di grande preoccupazione che non vi sia stato alcun miglioramento nello status degli stock", dice l'esperto FAO Richard Grainger, uno dei curatori del rapporto.  "E' necessario che la percentuale di sovrasfruttamento cali, sebbene almeno sembra si sia raggiunta una certa stabilità".<br /><br /><strong>Controlli più severi<br /><br /></strong>Il rapporto prende in esame anche il crescente impegno di far valere a livello legislativo controlli più rigidi mediante misure commerciali o misure contro la <a href="http://www.fao.org/fishery/topic/3195/en" target="_blank">pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata</a>.  <br /><br />Le misure commerciali intendono bandire dal commercio internazionale l'ingresso di pesce e prodotti ittici provenienti da questo tipo di pesca, per assicurare una migliore gestione dell'intero settore e ridurre così i livelli di sovrasfruttamento.  Uno studio recente valuta il costo della pesca illegale e non dichiarata tra i 10 ed i 23,5 miliardi di dollari l'anno.<br /><br />Il rapporto fa anche riferimento al dibattito in corso sulla proposta di registrare a livello mondiale tutti i pescherecci, in questo modo si assegnerebbe a ciascun peschereccio un'identificazione unica che rimarrebbe costante indipendentemente dalla proprietà o dal cambio di bandiera.  Una trasparenza di questo tipo renderebbe più facile vigilare sulle imbarcazioni coinvolte in attività di pesca illegale.<br /><br />L'aumentata domanda di pesce e prodotti ittici evidenzia la necessità di una gestione sostenibile delle risorse acquatiche.  Il rapporto raccomanda un approccio ecosistemico alla pesca, un approccio che sia integrato e che bilanci gli obiettivi delle comunità con lo stato della pesca e del suo ambiente naturale ed umano.<br /><br /><strong>Il settore in cifre<br /><br /></strong>Il rapporto stima che la produzione mondiale complessiva di pesce e di prodotti ittici sia aumentata, passando da 140 milioni di tonnellate nel 2007 a 145 milioni di tonnellate nel 2009.  Buona parte della produzione viene adesso dalla pesca d'allevamento, che continua a crescere a un tasso di quasi il sette per cento l'anno.<br /><br />Nel rapporto si citano come un buon esempio di gestione bilanciata le politiche di acquacoltura del sudest asiatico, dove il pesce è parte fondamentale della dieta della popolazione.  Vengono apprezzati gli interventi governativi volti a migliorare il settore basati su vantaggi comparativi e su incentivi economici, che hanno portato ad una crescita del settore, alla sicurezza alimentare ed a migliori condizioni di vita.<br /><br />Un capitolo speciale è dedicato alla pesca nelle acque interne, spesso trascurata dagli interventi politici.  Programmi irrigui ed idroelettrici secondo il rapporto sono a volte concepiti senza tenere in considerazione l'impatto che hanno sulle condizioni di vita dei pescatori che operano in quelle acque.  Non va dimenticato che il settore della pesca in acque interne dà occupazione a livello mondiale a 61 milioni di persone.<br /><br />"Il pesce rappresenta un nutrimento di buona qualità e ad alto contenuto proteico, ed il settore contribuisce in modo rilevante alla sicurezza alimentare mondiale", commenta Grainger.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/50312/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/50312/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Pesca: nuove regole di accesso al mercato, la crisi economica colpisce il settore</title>
	
	<description> Il pesce è una delle derrate più commerciate al mondo: ogni anno vengono commerciate a livello internazionale 53 milioni di tonnellate per un valore di 102 miliardi di dollari. Buona parte di questo pesce viene dai paesi in via di sviluppo. Questo procura reddito ed occupazione. Ma fare arrivare il pesce sui mercati non sempre è impresa facile, come svelano le relazioni preparate per la riunione della FAO a Buenos Aires di questa settimana.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma/Buenos Aires, 26 aprile 2010 - </strong>Una volta pesce e frutti di mare erano apprezzati e consumati principalmente dalle popolazioni costiere, ed il pesce d'acqua dolce era solo per i fortunati che vivevano vicino a fiumi  o laghi.  Oggi il pesce lo si trova dappertutto.  E non solo  salmone o merluzzo.  Ma anche pesci esotici, provenienti da luoghi lontani, dai nomi strani:  Tilapia, Swai, Mahi Mahi, Kingclip.<br /> <br /> Il pesce è ormai globalizzato.  Ed è una delle derrate più commerciate al mondo: basti pensare che circa il 37 per cento di tutta la produzione ittica - 53 milioni di tonnellate - viene commerciato a livello internazionale. Le esportazioni ittiche nel 2008 sono state stimate a ben 102 miliardi di dollari.<br /> <br /> La parte del leone la fanno naturalmente i paesi sviluppati, che ne importano il 60 per cento in termini di peso, e ben l'80 per cento in termini di valore economico.  Europa, Giappone e Stati Uniti da soli rappresentano il 70 per cento di tutte le importazioni. l totale delle importazioni di pesce nel 2008 è stato valutato intorno a 108 miliardi di dollari, in termini di valore.<br /> <br /> Buona parte di questo pesce viene dai paesi in via di sviluppo - fonte del 50 per cento di tutte le importazioni ittiche da parte dei paesi ricchi (per un valore di 43 miliardi di dollari).<br /> <br /> Questo significa reddito  - i proventi netti da esportazioni ittiche per i paesi in via di sviluppo ammontano attualmente a 27 miliardi di dollari l'anno.<br /> <br /> Ma significa anche occupazione.  Si stima che il settore pesca e acquacoltura dia lavoro a circa 45 milioni di persone, a tempo pieno o a part-time.  Altri 6,5 milioni sono inoltre impegnati nel settore su base occasionale.  Se si aggiungono le persone occupate nell'industria di trasformazione - principalmente manodopera femminile - nella commercializzazione e nei servizi correlati, e si includono i membri familiari di tutta la gente occupata, si stima che circa mezzo miliardo di persone dipendano, in parte o per la totalità del proprio reddito, dal settore ittico.<br /> <br /> Ma fare arrivare il pesce sul mercato non sempre è impresa facile.  E secondo <a href="ftp://ftp.fao.org/FI/DOCUMENT/COFI/cofift_12/Default.htm" target="_blank">le relazioni</a> preparate per la riunione della Sottocommissione FAO sul Commercio ittico che si svolge questa settimana (Buenos Aires 26-29 aprile), per i paesi in via di sviluppo sta diventando sempre più difficile.<br /> <br /> <strong>Difficoltà vecchie e nuove<br /><br /></strong>Dal 1 gennaio di quest'anno il più grande mercato importatore di pesce, l'Unione Europea, richiede che tutte le importazioni di pesce non d'allevamento siano accompagnate da un certificato di convalida da parte delle autorità del paese di bandiera dei pescherecci che li hanno originariamente pescati.  L'intento è combattere la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU <em>l'acronimo inglese</em>), un problema di grosse dimensioni, ma secondo la FAO l'attuazione di questa norma pone nuovi e difficili oneri per gli esportatori.  E altri mercati importatori preoccupati per la pesca IUU, stanno pensando a misure simili.<br /> <br /> Intanto un numero crescente di dettaglianti ha deciso di trasportare soltanto il pesce provvisto di certificato di sostenibilità, ne è un esempio la grande compagnia americana Trader's Joe.  Per fare ciò sono stati impiegati una serie di sistemi di certificazione sia pubblici che privati, innalzando ulteriormente il livello di conformità richiesta.<br /> <br /> Per i piccoli produttori, acquisire il know-how tecnico, investire nell'ammodernamento delle strutture e delle attrezzature, ed avere dimestichezza con le procedure e le pratiche da seguire per soddisfare i requisiti richiesti non è facile, specialmente se occorre conformarsi a più di una normativa.<br /> <br /> <strong>Una discussione a livello globale<br /> <br /> </strong>In questo contesto la Sottocommissione FAO sul Commercio ittico ha un ruolo chiave da svolgere.<br /> <br /> "Questo organismo è l'unico foro globale dove gli organi politici dei paesi importatori come di quelli esportatori, dei paesi produttori di pesce d'allevamento e di mare aperto, di stati mercato e di quelli di bandiera, si riuniscono per trovare modi di creare un ambiente favorevole affinché il settore si sviluppi affrontando al tempo stesso tutte le sfide che lo sviluppo presenta", ha affermato Ichiro Nomura, Vice Direttore Generale della FAO per la Pesca e l'Acquacoltura, nel suo intervento d'apertura alla conferenza.<br /> <br /> "Il commercio del  pesce di mare aperto dipende da una base di risorse naturali rinnovabili che devono essere gestite in modo responsabile.  I requisiti di accesso al mercato devono essere tali da rappresentare incentivi per raggiungere una pesca responsabile.  La sfida per i governi è far sì che queste misure siano valide, basate su conoscenze scientifiche, trasparenti e non creino inutili barriere", ha aggiunto Nomura.<br /> <br /> Quest'anno, per la prima volta da quando è stata creata nel 1984, la Sottocommissione si tiene ad di fuori dell'Europa, ospitata da un paese del G77 come l'Argentina.  La sessione di quest'anno è presieduta da Ramiro Sánchez, del Ministero per l'Agricoltura, la Zootecnia e la Pesca argentino.<br /> <br /> <strong>Gestione responsabile<br /> <br /> </strong>Secondo la FAO, una gestione corretta e responsabile della pesca da parte dei paesi in via di sviluppo è la condizione essenziale perchè possano continuare a beneficiarne nel lungo periodo.<br /> <br /> Un'accresciuta domanda di pescato per fornire i mercati internazionali può talvolta portare ad un'eccessiva pressione sulla pesca, e potenzialmente arrivare al supersfruttamento delle risorse e a uno smodato uso di alcuni stock ittici.<br /> <br /> L'anno scorso la FAO ha preparato un insieme di <a href="ftp://ftp.fao.org/docrep/fao/011/i0590e/i0590e00.pdf" target="_blank">Linee guida per un commercio ittico responsabile</a>, che propongono le pratiche migliori e forniscono consulenza tecnica su come massimizzare  la riduzione della povertà, la sicurezza alimentare ed i benefici dal punto di vista nutrizionale del commercio ittico minimizzando invece i possibili aspetti negativi.<br /> <br /> <strong>Gli effetti della crisi economica<br /> </strong><br /> Il commercio internazionale di pesce è cresciuto per quasi tutto il 2008, ma nel 2009 la flessione economica a livello mondiale ha portato ad una caduta delle importazione in quasi tutti i mercati.  Le esportazioni di pesce nel 2008 sono cresciute dell'8,7 percento, raggiungendo 102 miliardi di dollari; i dati parziali per il 2009 indicano un calo sia del volume che del valore.<br /> <br /> L'Unione Europea è il più grande mercato di pesce importato.  Il valore delle importazioni di prodotti non europei da parte dei 27 paesi dell'UE ha raggiunto i 24,6 miliardi di dollari nel 2008.  Le prime stime per il 2009 mostrano una caduta del 6 per cento (calcolate in euro). <br /> <br /> Nel 2009 con 13,2 miliardi di dollari, il Giappone si è confermato il più grande mercato importatore in termini di singolo paese, seguito dagli USA con 13,1 miliardi di dollari.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/41633/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/41633/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 10:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Proposte restrizioni al commercio di alcune specie marine minacciate</title>
	
	<description> Un gruppo consultivo di esperti indipendenti riunito presso la FAO ha formulato raccomandazioni relative a sei proposte per la limitazione del commercio internazionale di alcune specie acquatiche nell’ambito della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate d'estinzione (CITES). Queste proposte saranno esaminate nel corso della 15a Conferenza del CITES (Doha, Qatar, 13-25 marzo 2010).</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><strong>Roma, 14 dicembre 2009 – </strong>Un gruppo consultivo di esperti indipendenti riunito presso la FAO ha formulato raccomandazioni relative a sei proposte per la limitazione del commercio internazionale di alcune specie acquatiche nell’ambito della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate d'estinzione. (CITES).<br /><br />La Convenzione CITES è stata istituita per proteggere le specie selvagge che hanno subito in modo diretto gli effetti negativi della commercializzazione.  Non è stata concepita per proteggere le specie che sono a rischio d'estinzione per altri motivi.  Quando una specie è inclusa nell’elenco CITES il suo commercio a livello internazionale è soggetto a vari gradi di controllo, a seconda del suo status, dall’imposizione di misure restrittive del commercio (se incluse nell’Appendice II del CITES) al bando totale di ogni attività commerciale (Appendice I).<br /><br />Le proposte, presentate da vari componenti del CITES, chiedono alla Convenzione di controllare il commercio internazionale di certe specie di squali e di coralli, e di bandire del tutto il commercio internazionale del tonno rosso (<em>Thunnus thynnus)</em>.  Queste proposte saranno esaminate nel corso della 15<sup>a </sup>Conferenza del CITES (Doha, Qatar, 13-25 marzo 2010).<br /><br />Il gruppo consultivo, formato da 22 esperti internazionali di 15 paesi differenti, è stato convocato per valutare le proposte in accordanza con i criteri stabiliti dalla Convenzione e per formulare raccomandazioni indipendenti ed imparziali basate su criteri scientifici presentati per ogni singola proposta.  Questo rappresenta la procedura formale con cui la FAO canalizza pareri e consulenze di studiosi esterni al CITES.  Sarà poi compito della Conferenza delle Parti prendere una decisione finale.<br /><br /><strong>Le proposte del gruppo d’esperti <br /><br /></strong>Dopo un’analisi approfondita durata sei giorni e utilizzando i criteri CITES, il <em>panel </em>d’esperti ha determinato che esistono prove sufficienti per includere le seguenti specie nell’Appendice II del CITES: lo <strong>squalo longimanus (</strong><em>Carcharhinus longimanus</em>), lo <strong>smeriglio (</strong><em>Lamna nasus), </em>lo <strong>squalo martello merlato</strong> (<em>Sphyrna lewini</em>).  Inoltre, per rafforzare la protezione dello squalo martello si è proposta l’inclusione di altre due specie di “aspetto simile”, il <strong>pesce martello maggiore, (</strong><em>Sphyrna mokarran</em>) ed il <strong>pesce martello</strong> <em>(Sphyrna zygaena).<br /><br /></em>Il panel d’esperti non ha raggiunto l’unanimità sulla proposta di includere il <strong>tonno rosso </strong>(<em>Thunnus thynnus)</em><strong> </strong>nell’Appendice I, anche se la maggioranza ha ritenuto che vi fossero prove scientifiche sufficienti per farlo.  Vi è stata invece unanimità sulla sua inclusione nell’Appendice II.<br /><br />Per quanto riguarda le restanti specie in considerazione, lo <em>Squalus acanthias</em> conosciuto comunemente come <strong>spinarolo, </strong>e tutte le specie della <strong>famiglia corallina delle Coralliidae, </strong>gli esperti hanno stabilito che non vi fossero abbastanza prove secondo i criteri CITES, per una loro inclusione nell’Appendice II.  Tuttavia hanno fatto notare che una gestione non appropriata in molte zone di distribuzione di queste specie è motivo di “seria preoccupazione”.  E per questo hanno sollecitato che i paesi e le organizzazioni regionali di pertinenza di queste aree vi pongano rimedio per evitare che i tassi di sfruttamento superino livelli accettabili.   <br /><br />Il rapporto completo del gruppo consultivo d’esperti sarà disponibile entro il mese prossimo e sarà pubblicato sulla pagina web del Dipartimento Pesca ed Acquicoltura della FAO.<br /><br /><strong><u>Nota per i giornalisti</u></strong> <br /><br />Per informazioni sulla Convenzione CITES vedere: <a href="http://www.cites.org/eng/disc/text.shtml">http://www.cites.org/eng/disc/text.shtml</a> <br />I criteri usati dagli esperti sono pubblicati su: <a href="http://www.cites.org/eng/res/09/09-24R14.shtml">http://www.cites.org/eng/res/09/09-24R14.shtml</a>.<br /><br />Informazioni sulle proposte fatte per la prossima Conferenza delle parti CITES sono disponibili al seguente URL: <a href="http://www.cites.org/eng/cop/15/doc/index.shtml">http://www.cites.org/eng/cop/15/doc/index.shtml</a></p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/38200/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/38200/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 12:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Pesca ed acquacoltura minacciate dal cambiamento climatico</title>
	
	<description> La pesca, già minacciata da ipersfruttamento, perdita di habitat e cattiva gestione delle risorse, avrà difficoltà ad affrontare le nuove sfide poste dal cambiamento climatico, avverte un nuovo studio della FAO. Particolarmente vulnerabili sono i Piccoli Stati insulari in via di sviluppo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><strong>Roma, 11 dicembre 2009 – </strong>La pesca, già minacciata da ipersfruttamento, perdita di habitat e cattiva gestione delle risorse, avrà difficoltà ad affrontare le nuove sfide poste dal cambiamento climatico, avverte un nuovo studio della FAO.<br /><br />Particolarmente vulnerabili sono i Piccoli Stati insulari in via di sviluppo, che dipendono dalla pesca e dall’acquacoltura per almeno il 50% del loro apporto di proteine animali.<br /><br />Anche la pesca nelle acque interne – il 90% della quale è condotta in Africa ed Asia – è ad alto rischio, con prevedibili conseguenze per le condizioni di vita e la sicurezza alimentare di alcune tra le più povere popolazioni al mondo.  Il riscaldamento in Africa ed in Asia centrale sarà superiore alla media globale, e le previsioni indicano che per il 2100 l’impatto negativo sarà avvertito dal 25% degli ecosistemi di acque interne africani. <br /><br />L’impatto si farà sentire anche sulla pesca d’allevamento.  Circa il 65% dell’acquacoltura è in acque interne ed è concentrata per lo più nelle regioni tropicali e sub-tropicali dell’Asia, spesso nei delta dei grandi fiumi.  L’innalzamento del livello del mare previsto per i prossimi decenni incrementerà la salinità dei fiumi, ripercuotendosi sugli allevamenti ittici.<br /><br />Lo studio FAO <em>Climate change implications for fisheries and aquaculture</em> redatto con i contributi dei maggiori esperti mondiali, è una delle indagini più esaustive sugli effetti del cambiamento climatico sulla pesca e sull’acquacoltura.<br /><br />Basato su circa 500 relazioni scientifiche, il quadro che il rapporto FAO traccia è quello di un settore già molto vulnerabile che dovrà adesso fare i conti con sfide di grande portata.<br /><br /><strong>Probabili scenari<br /><br /></strong>Secondo lo studio FAO, già ora si può predire con ampio margine di sicurezza l’impatto che fenomeni connessi con le temperature, con i venti e con l’acidificazione del mare avranno sui sistemi marini ed acquatici.<br /><br />Nel giro di pochi anni l’aumento delle temperature avrà un impatto sulla fisiologia dei pesci a causa del minore trasporto d’ossigeno ai tessuti in presenza di temperature più alte.  Questo a sua volta porterà a cambiamenti nella distribuzione sia delle specie marine che di quelle d’acqua dolce. Le popolazioni ittiche con l’innalzamento delle temperature aumenteranno verso i poli e caleranno nelle zone di distribuzione più a sud.  <br /><br /><strong>In balía delle temperature<br /><br /></strong>Poiché la maggior parte delle specie acquatiche sono a sangue freddo, il loro metabolismo è fortemente influenzato dalle condizioni ambientali, specialmente dalle temperature che possono avere grandi ripercussioni sui cicli riproduttivi, per esempio sulla velocità con cui raggiungono la maturità sessuale, sul periodo di riproduzione e sulle dimensioni delle uova deposte.<br /><br />Dunque, oltre a cambiamenti sulla distribuzione dei pesci, con molta probabilità ci saranno cambiamenti nella loro diffusione oltre che nei cicli vitali con cui gli esemplari giovani raggiungono la maturità.<br /><strong><br />Situazioni critiche<br /><br /></strong>La pesca del merluzzo nell’Atlantico settentrionale, da decenni in difficoltà, sarà una delle prime a risentire del cambiamento climatico.  Le fluttuazioni nel plancton causate dalle variazioni di temperatura hanno già avuto un impatto negativo sui tassi di sopravvivenza dei merluzzi giovani.  Gli stock di merluzzo nel Golfo del Maine sono al limite più meridionale di distribuzione dei banchi e sono particolarmente vulnerabili.  Le proiezioni indicano che la loro sopravvivenza si abbasserà.  Analogamente le simulazioni suggeriscono che nell’Atlantico nord occidentale l’aumento delle temperature provocherà il declino delle popolazioni di merluzzi del Mar nel Nord.<br /><br />Le specie che vivono a temperature fredde, come ad esempio il salmone atlantico, “potrebbero venire estirpati dai loro habitat attuali a causa degli effetti congiunti del riscaldamento, del cambiamento di habitat, dell’introduzione di nuovi predatori e dell’aumento dei parassiti”, fa notare il rapporto FAO. <br /><br />Il gambero polare dal 1976 ad oggi si è ridotto tra il 38 ed il 75 per cento per decennio, probabilmente in conseguenza della riduzione del ghiaccio marino nella zona occidentale della penisola Antartica, con implicazioni non da poco per la rete alimentare dell’Oceano meridionale, dove i gamberi polari sono fonte primaria di cibo per pinguini, foche e balene.<br /><br />Da tempo le barriere coralline sono identificate come particolarmente a rischio per l’aumento delle temperature, dell’acidità delle acque, dell’intensità delle tempeste e del livello dei mari.  Esse sono l’habitat di un quarto di tutte le specie marine e rappresentano un’importante fonte di proteine e di reddito per molti paesi in via di sviluppo.<br /><br /><strong>Settore cruciale per milioni di persone tra le più povere al mondo<br /><br /></strong>Circa 520 milioni di persone dipendono dalla pesca e dall’acquacoltura come fonte primaria di sussistenza.  Per 400 milioni di esse, tra le più povere al mondo, il pesce fornisce più della metà dell’apporto di proteine animali e di minerali.<br /><br />Molte comunità costiere vivono già in condizioni precarie a causa della povertà e del sottosviluppo rurale, con i mezzi di sussistenza a repentaglio a causa del ipersfruttamento delle risorse marine e dal degrado degli ecosistemi.<br /><br />Una questione cruciale sarà secondo il rapporto quanto queste comunità riusciranno ad adattarsi al cambiamento.  È improbabile, ad esempio, che il cambiamento climatico abbia un grosso impatto sulla pesca costiera africana.  È pur vero tuttavia, che la capacità di adattamento della regione al cambiamento climatico è scarsa, fattore che rende queste comunità assai vulnerabili anche a piccoli cambiamenti di clima e di temperatura.<br /><br />“Servono misure urgenti di adattamento per rispondere alle possibili opportunità ed alle minacce per la sicurezza alimentare e per le condizioni di vita dovute alle variazioni climatiche”, conclude il rapporto FAO.  </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/38159/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/38159/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Aiutare la ricostruzione in Myanmar dopo il Ciclone Nargis</title>
	
	<description> E' stato firmato un programma triennale della FAO, finanziato dal governo italiano, volto a garantire la sicurezza alimentare di lungo periodo di 32 000 famiglie di pescatori e contadini poveri in Myanmar. Il programma servirà ad assistere il Myanmar a sviluppare attività di pesca sostenibile su piccola scala e strutture per l'acqualcultura negli ecosistemi costieri di mangrovie, così come a migliorare la produzione di riso.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>28 maggio 2009, Roma</strong> - E' stato firmato un programma triennale della FAO, finanziato dal governo italiano, volto a garantire la sicurezza alimentare di lungo periodo di 32 000 famiglie di pescatori e contadini poveri in Myanmar, ha comunicato oggi la FAO.<br /><br />Il programma servirà ad assistere il Myanmar a sviluppare attività di pesca sostenibile su piccola scala e strutture per l'acquacultura negli ecosistemi costieri di mangrovie, così come a migliorare la produzione di riso. Molti dei beneficiari saranno le vittime del devastante ciclone Nargis che l'anno scorso ha ucciso circa 150 000 persone.<br /><br />"Nel complesso, le condizioni di sopravvivenza di oltre 32 000 famiglie verranno migliorate grazie a questi tre progetti", dice Shin Imao, Rappresentante della FAO in Myanmar.<br /><br />"Queste famiglie si aggiungeranno agli oltre 112 000 famiglie che la FAO ha assistito tra giugno 2008 e maggio 2009, come parte del suo programma di assistenza di 17 milioni di dollari per il ciclone Nargis, e alle centinaia di migliaia di altre famiglie in varie parti del Myanmar con cui la FAO sta lavorando e ha lavorato durante questi trent'anni di attività nel paese."<br /><br />Secondo Giuseppe Cinti, Ambasciatore italiano in Myanmar, l'Italia ha già contribuito con 8 milioni di dollari agli sforzi di ricostruzione in Myanmar, di cui 6 milioni a finanziamento dei progetti gestiti dalla FAO. "Il nuovo programma - afferma Cinti - verrà attuato con lo scopo di dare alla gente in Myanmar gli strumenti per la loro autosufficienza".<br /><br />Nell'ambito di questi tre progetti, i piccoli contadini e pescatori verranno aiutati a migliorare la produzione tramite l'introduzione di tecnologie moderne. Inoltre, nuovi posti di lavoro e migliori redditi dovrebbero essere ottenuti tramite l'aumento della disponibilità di sementi di qualità, una gestione dell'acqua a livello locale e la ricostituzione degli ecosistemi.<br /><br />L'accordo è stato firmato durante una cerimonia svoltasi a Yangon lo scorso fine settimana, cui hanno partecipato Htay Oo, Ministro dell'Agricoltura e dell'Irrigazione del Myanmar, e Giuseppe Cinti, Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario dell'Italia in Myanmar.<br /><br />Il Ministro ha lodato la FAO per il ruolo svolto nel coordinare le attività di molti partners nella ricostruzione delle infrastrutture agricole nel periodo successivo al ciclone Nagis, che hanno contribuito allo sviluppo del programma di transizione finanziato dall'Italia.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/20086/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/20086/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 27 May 2009 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Le “reti fantasma” danneggiano l’ecosistema marino</title>
	
	<description> Le grandi quantità di attrezzature da pesca perse in mare o abbandonate dai pescatori stanno danneggiando l'ecosistema marino, compromettendo gli stock marini attraverso la &quot;pesca fantasma&quot; e costituendo un pericolo per le imbarcazioni, afferma il nuovo rapporto realizzato congiuntamente dalla FAO e dal Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP).</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>6 maggio 2009, Roma</strong> - Le grandi quantità di attrezzature da pesca perse in mare o abbandonate dai pescatori stanno danneggiando l'ecosistema marino, compromettendo gli stock marini attraverso la "pesca fantasma" e costituendo un pericolo per le imbarcazioni, afferma il nuovo rapporto realizzato congiuntamente dalla FAO e dal Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP).</p><br /><p>Secondo lo studio, il problema delle attrezzature da pesca abbandonate, perse o altrimenti dismesse (<em>ALDFG</em> l'acronimo inglese) sta peggiorando a causa dell'aumento nella scala delle operazioni di pesca e dell'introduzione di attrezzature da pesca particolarmente resistenti perchè fatte di materiali sintetici altamente durevoli.  </p><br /><p>Il rapporto stima che le attrezzature marine abbandonate, perse o dismesse negli oceani ammontano ad un 10% (640 000 tonnellate) di tutti i rifiuti presenti in mare. In mare aperto, le navi mercantili costituiscono la fonte primaria di rifiuti marini, mentre la principale fonte di rifiuti nelle zone costiere è l'attività di pesca a terra..  </p><br /><p>La maggior parte delle attrezzature da pesca non viene deliberatamente abbandonata ma viene persa durante le tempeste, trasportata via da forti correnti, o è il risultato dei cosiddetti "conflitti tra attrezzature", per esempio, quando si pesca con le reti in aree dove sono già state sistemate sul fondo trappole in cui le nuove reti possono incagliarsi.  </p><br /><p>I principali danni causati dalle reti abbandonate o perse sono:</p><br /><ul><li>la cattura continua di pesci - conosciuta come "pesca fantasma" - e di altri animali quali tartarughe, uccelli marini e mammiferi marini, che rimangono intrappolati e muoiono;</li><li>l'alterazione degli ecosistemi dei fondali marini; </li><li>la creazione di rischi per la navigazione in termini di possibili incidenti in mare e danni alle imbarcazioni. </li></ul><br /><p>I tramagli, le nasse e le trappole per pesci contribuiscono alla  "pesca fantasma", mentre le reti da pesca estese tendono prevalentemente a intrappolare altri organismi marini e le reti a strascico a danneggiare gli ecosistemi sottomarini.  </p><br /><p><strong>La pesca fantasma</strong></p><br /><p>In passato, le reti da pesca mal gestite portate alla deriva dalla corrente erano additate come le principali responsabili, ma la loro messa al bando in molte aree nel 1992 ha ridotto il loro contributo alla pesca fantasma.</p><br /><p>Oggi sono i tramagli posti sui fondali ad essere più spesso riconosciuti come il principale problema. L'estremità inferiore di queste reti è ancorata al fondale marino, mentre alla sommità sono posti dei galleggianti,,così da formare un muro sottomarino verticale di reti che può estendersi dai 600 ai 10 000 metri di lunghezza. Se un tramaglio viene abbandonato o perso, può continuare a pescare da solo per mesi - a volte anni - uccidendo indiscriminatamente pesci ed altri animali. </p><br /><p>Le trappole per pesci e le nasse sono un' altra principale causa di pesca fantasma. Nella Baia di Chesapeake, negli Stati Uniti, si stima vengano perse ogni anno circa 150 000 trappole per granchi, su un totale di 500 000. Solo sull'isola caraibica di Guadalupe, circa 20 000 di tutte le trappole sistemate ogni anno vengono perse in ogni stagione degli uragani, un tasso di perdita pari al 50%. Come i tramagli, queste trappole possono continuare a pescare da sole per lunghi periodi di tempo. </p><br /><p><strong>Le soluzioni</strong></p><br /><p>"L'ammontare di attrezzature da pesca che restano in mare continuerà a crescere e le conseguenze sugli ecosistemi marini continueranno a peggiorare se la comunità internazionale non si decide a prendere delle misure effettive per fronteggiare il problema dei rifiuti marini nel suo complesso. Le strategie per affrontare il problema devono dispiegarsi su vari fronti, e comprendere misure di prevenzione, di mitigazione e di cura", afferma Ichiro Nomura, Vice-Direttore Generale della FAO per la Pesca e l'Acquacultura. Nomura ha anche sottolineato che la FAO sta lavorando a stretto contatto con l'Organizzazione Marittima Internazionale (<em>IMO</em> l'acronimo inglese) per la revisione attualmente in corso dell' Allegato V della "Convenzione Internazionale sulla Prevenzione dell'Inquinamento da Navi" (<em>MARPOL </em>l'acronimo inglese), per quanto riguarda le attrezzature da pesca in mare e sugli scogli.</p><br /><p>Il Sotto-Segretario Generale dell' ONU e Direttore Esecutivo dell'UNEP Achim Steiner ha detto: "Ci sono molti ‘fantasmi' nell'ecosistema marino, dalla sovrapesca e dall'acidificazione degli oceani legata ai gas serra, alla crescita delle ‘zone morte' de-ossigenate causata dagli scarichi e da altre fonti terrestri d'inquinamento. Le attrezzature da pesca abbandonate e perse fanno parte di questa serie di problemi che devono essere affrontati colletivamente con urgenza, affinchè la capacità di riproduzione dei nostri oceani e mari possa esser preservata per le generazioni odierne e future, e non di meno pe ril raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio dell'ONU."  </p><br /><p>Il Rapporto FAO/UNEP elenca una serie di raccomandazioni per affrontare il problema delle reti fantasma: </p><br /><p><strong>Incentivi finanziari. </strong>Gli incentivi economici potrebbero incoraggiare i pescatori a denunciare le perdite di attrezzature o a riportare a terra le reti vecchie e danneggiate, così come ogni altra rete fantasma in cui possano accidentalmente imbattersi durante le loro attività di pesca.</p><br /><p><strong>Contrassegnare le reti. </strong>Non tutte le attrezzature vengono deliberatamente gettate via, quindi la pratica di contrassegnarle non dovrebbe essere usata per "additare i colpevoli" ma piuttosto per capire le ragioni delle perdite di attrezzature e identificare appropriate e specifiche misure preventive.   </p><br /><p><strong>Nuove tecnologie.  </strong>Le nuove tecnologie offrono diverse possibilità per ridurre il rischio di pesca fantasma. La visualizzazione radar del fondale marino può essere usata per evitare gli ostacoli. Le attrezzature da pesca possono essere molto costose e molti pescatori spesso percorrono lunghe distanze per recuperare le reti perdute. Sarebbero utili tecnologie che possano aiutarli in queste ricerchei. Utilizzando il GPS (<em>Global Position System</em>), le imbarcazioni possono localizzare i punti in cui sono state perse le reti, facilitandone il recupero, e allo stesso scopo possono essere attaccati dei <em>transponder</em> alle reti da pesca. Ugualmente, miglioramenti nelle tecniche di previsione metereologica possono aiutare i pescatori ad evitare di sistemare le reti quando sono imminenti condizioni metereologiche particolarmente negative. </p><br /><p>Così come i nuovi materiali sintetici e di altro tipo usati per le attrezzature da pesca hanno contribuito al problema delle reti fantasma, essi possono anche aiutare a risolverlo. Si sta infatti attualmente lavorando per velocizzare l'adozione a fini commerciali di componenti delle reti da pesca che incorporino elementi bio-degradabili. Per esempio, in alcuni paesi le trappole per pesci sono costruite con uno "sportello di fuga" che si disintegra se lasciato sott'acqua a lungo, rendendo così la trappola inoffensiva. Poichè questo non contribuirebbe necessariamente a ridurre il livello dei rifiuti, si dovrebbe anche adottare un adeguato sistema di rendicontazione delle reti e di recupero.</p><br /><p><strong>Migliorare gli schemi di raccolta, eliminazione e riciclaggio.</strong> E' necessario facilitare un' adeguata eliminazione di tutte le reti da pesca vecchie, danneggiate e recuperate, afferma il rapporto. La maggioranza dei porti però non dispone delle attrezzature necessarie. Una buona soluzione potrebbe quindi essere quella di collocare dei cestini per i rifiuti sugli scogli e di dotare le imbarcazioni di recipienti di grandi dimensioni e molto resistenti per raccogliere le reti vecchie o parti di esse da buttare. </p><br /><p><strong>Migliore rendicontazione delle attrezzature perse. </strong>Una raccomandazione chiave del rapporto è che le imbarcazioni dovrebbero aver l'obbligo di riferire ogni eventuale perdita di attrezzatura. Ciò nonostante, si dovrebbe adottare un approccio "non colpevolizzante" per quanto riguarda le perdite, i loro effetti e tutti i tentativi di recupero, afferma il rapporto. Lo scopo dovrebbe essere quello di accrescere la consapevolezza dei rischi potenziali ed aumentare le probabilità di recupero delle reti. </p><br /><p>Il rapporto suggerisce anche numerose altre misure che possono esser d'aiuto.</p><br /><p>"Chiaramente le soluzioni per questo problema esistono, e la nostra speranza è che questo rapporto stimoli le industrie e i governi ad agire concretamente per ridurre in maniera significativa la quantità di reti perse o abbandonate presenti nell'ambiente marino", ha affermato Nomura.<br /><br />Questo nuovo rapporto viene pubblicato in contemporanea alla Conferenza Mondiale sugli Oceani che si terrà a Manado, in Indonesia (11-15 Maggio 2009), dove il tema del recupero degli ecosistemi marini figurerà tra i punti chiavi in agenda. </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/19405/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/19405/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 05 May 2009 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La pesca mondiale deve prepararsi ad affrontare il cambiamento climatico</title>
	
	<description> L'industria ittica e le autorità nazionali per la pesca devono fare di più per capire e prepararsi ad affrontare l'impatto che il cambiamento climatico avrà sulla pesca mondiale, rende noto un nuovo rapporto della FAO pubblicato oggi.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>2 Marzo 2009, Roma </strong>- L'industria ittica e le autorità nazionali per la pesca devono fare di più per capire e prepararsi ad affrontare l'impatto che il cambiamento climatico avrà sulla pesca mondiale, rende noto un nuovo rapporto della FAO pubblicato oggi.<br /><br />Secondo quanto afferma l'ultima edizione dello <em><a href="../../../../docrep/011/i0250e/i0250e00.htm">Stato Mondiale della Pesca e dell'Acquacultura</a></em> (<em>SOFIA </em>l'acronimo inglese), le pratiche di pesca responsabili già esistenti devono essere attuate in misura più vasta a gli attuali piani di gestione dovrebbero essere ampliati per includere strategie volte a fronteggiare il cambiamento climatico.<br /><br />"Le migliori pratiche, che già si trovano nei libri ma che spesso non sono attuate, offrono strumenti chiari e consolidati per rendere la pesca meno vulnerabile al cambiamento climatico" afferma Kevern Cochrane, uno degli autori del <em>SOFIA</em>. "Quindi il messaggio per gli addetti e per le autorità del settore ittico è chiaro: attenetevi alle migliori pratiche, come quelle contenute nel Codice di Condotta per una Pesca Responsabile della FAO, e avrete già fatto un passo importante per mitigare gli effetti del cambiamento climatico". <br /><br /><strong>Sistemi alimentari e comunità vulnerabili <br /></strong><br />Il cambiamento climatico sta già modificando la distribuzione sia delle specie marine sia di quelle d'acqua dolce. Le specie che vivono in acque calde vengono spinte verso i poli e stanno subendo cambiamenti nelle dimensioni degli habitat e nella riproduttività.<br /><br />Il cambiamento climatico sta inoltre influenzando la stagionalità dei processi biologici, alterando i sistemi alimentari marini e d'acqua dolce, con conseguenze imprevedibili per la produzione di pesce.<br /><br />Per le comunità che dipendono prevalentemente dalla pesca, ogni riduzione della disponibilità locale di pesce od aumento dell'instabilità delle loro condizioni di vita porrà dei seri problemi.<br /><br />"In molte zone la pesca è stata sfruttata fino al massimo della sua capacità produttiva. Se si guarda all'impatto che il cambiamento climatico potrebbe avere sugli ecosistemi marini, questo solleva dubbi sulla loro sostenibilità" afferma Cochrane. <br /><br />Sforzi urgenti sono necessari per aiutare le comunità che dipendono dalla pesca e dall'acquacultura, specie le più vulnerabili, a rafforzare la loro resistenza all'impatto del cambiamento climatico.<br /><br /><strong>Le emissioni di carbonio dalla pesca<br /></strong><br />Pesca e acquacultura contribuiscono in misura minore ma rilevante alle emissioni di gas serra durante le operazioni di cattura e nelle fasi di trasporto, lavorazione e stoccaggio del pesce, secondo il rapporto FAO. <br /><br />Il rapporto medio tra carburante ed emissioni di biossido di carbonio (CO2) per la pesca di cattura è stimato attorno ai 3 teragrammi di CO2 per milione di tonnelate di carburante usato. "Tale rapporto potrebbe migliorare. Una buona gestione della pesca può significativamente accrescere l'efficienza del carburante nel settore" dice Cochrane. "La capacità eccessiva dei pescherecci significa meno pesce pescato per imbarcazione - ovvero, una minore efficienza del carburante - mentre la competizione per le risorse limitate implica che i pescatori cercano continuamente di aumentare la potenza del motore, riducendo ulteriormente l'efficienza del carburante" <br /><br />Comparate alle attuali operazioni di pesca, le emissioni per kilogrammo di prodotti ittici post-raccolta trasportati per via aerea sono piuttosto alte, aggiunge il <em>SOFIA</em>. I trasporti aerei intercontinentali emettono 8.5 kg di CO2 per chilo di pesce trasportato. Tale rapporto è pari a circa 3 volte e mezzo quello per il trasporto via mare e a circa 90 volte quello per il trasporto locale di pesce quando consumato entro 400 km dal luogo di cattura. <br /><br /><strong>Nuovi dati sulla produzione<br /></strong><br />La produzione ittica totale mondiale ha raggiunto il nuovo picco di 143.6 milioni di tonnellate nel 2006 (92 milioni di tonnellate dalla pesca di cattura, 51.7 milioni di tonnellate dall'acquacultura). Di queste, 110.4 milioni di tonnellate sono state destinate al consumo umano mentre le restanti sono state impiegate in usi non alimentari (alimentazione animale, farina di pesce per l'acqualcultura).<br /><br />L'aumento della produzione è dovuto al settore dell' acquacultura, che attualmente conta per il 47% di tutto il pesce consumato come cibo dall'uomo. I livelli di produzione nella pesca da cattura sono invece rimasti stazionari ed è improbabile che aumentino oltre gli attuali livelli. <br /><br /><strong>Stato degli stock ittici di mare aperto<br /></strong><strong><br /></strong>Il 19% dei principali stock ittici di mare aperto di valore commerciale monitorati dalla FAO sono sfruttati in eccesso, l'8% sono depauperati e l'1% è classifiicato come in fase di recupero da una situazione di totale depauperamento, afferma il nuovo rapporto. <br /><br />Circa metà (il 52%) è classificato come pienamente sfruttato e le relative operazioni di cattura sono vicine al loro livello massimo di sfruttamento giudicato sostenibile.<br /><br />Il 20% degli stock è invece classificato come moderatamente sfruttato o sotto-sfruttato.<br /><br />Le aree con le più alte percentuali di stock eccessivamente sfruttati sono l'Atlantico nord-orientale, l'Oceano Indiano occidentale e il Pacifico nord-occidentale. <br /><br />Il <em>SOFIA</em> identifica nella sovra-capacità - una combinazione di eccesso di imbarcazioni e di tecniche di pesca altamente efficienti - un problema chiave che attualmente affligge la pesca.<br /><br />I progressi nell'affrontare questo problema sono stati lenti, afferma il rapporto, e "ci sono stati solo modesti miglioramenti per quanto riguarda l'adozione diffusa di approcci precauzionali ed ecologici alla pesca, l'eliminazione delle catture accidentali e degli scarti, la regolamentazione della pesca con reti a strascico, il controllo della caccia degli squali e la lotta alla pesca illegale"<br /><br /><strong>Gli altri punti chiave<br /></strong><strong><br /></strong>Il <em>SOFIA</em> delinea un quadro molto chiaro dell'importanza della pesca e dell'acquacultura per i paesi in via di sviluppo. <br /><br />Si stima che circa 43.5 milioni di persone partecipino direttamente, a tempo pieno o parziale, ad attività di pesca da cattura o di acquacultura. La maggior parte di esse (86%) vive in Asia. Altri 4 milioni sono impiegate nel settore su base occasionale. Considerando insieme l'occupazione nei settori della lavorazione, della commercializzazione e dei servizi legati ai prodotti ittici, e aggiungendo le famiglie di tutti coloro che sono impiegati direttamente o indirettamente nelle attività di pesca e dell'acquacultura, oltre mezzo miliardo di persone nel mondo dipende dal settore ittico. <br /><br />Il pesce fornisce ad oltre 2.9 miliardi di persone almeno il 15% del loro consumo medio pro-capite annuale di proteine animali. Esso contribuisce ad almeno il 50% del consumo totale di proteine animali in molti piccoli stati insulari ed in molti paesi in via di sviluppo come il Bangladesh, la Cambogia, la Guinea Equatoriale, la Guinea Francese, il Gambia, il Ghana, l'Indonesia e la Sierra Leone.<br /><br />Sia l'impiego diretto nella pesca che quello nelle industrie ad essa collegate sono ugualmente importanti per i paesi in via di sviluppo, e i redditi provenienti dalle esportazioni di prodotti ittici hanno raggiunto i 24.6 milioni di dollari l'anno. <br /><br />La flotta peschereccia motorizzata mondiale ammonta in totale a 2.1 milioni di imbarcazioni. La maggior parte di esse (90%) è inferiore ai 12 metri di lunghezza. Circa 23 000 sono imbarcazioni "industrializzate" di ampia portata. La nazionalità di molte migliaia di esse è sconosciuta - e questa categoria "sconosciuta" è aumentata negli ultimi anni nonostante gli sforzi condotti a livello mondiale per eliminare la pesca illegale. <br /><br />Il <em>SOFIA</em> include anche dei capitoli sulla sicurezza sul lavoro degli addetti al settore ittico, sugli schemi di certificazione dei prodotti ittici, sulle risorse genetiche marine, sulla pesca dei gamberi, e sull'uso delle risorse ittiche di mare aperto come sementi e foraggio per l'acquacultura. <br /><br /><strong>Dibattiti alla FAO<br /></strong><br />A partire da oggi, rappresentanti di oltre 80 paesi si incontreranno presso la sede della FAO a Roma per la 28° riunione del Comitato per la Pesca della FAO (COFI), per discutere i temi delineati nel <em>SOFIA</em> e il programma di lavoro del Dipartimento FAO per la Pesca e l' Acquacultura.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 00:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Occhi puntati sulla pesca dei gamberetti</title>
	
	<description> Riducendo la capacità di pesca e limitando l'acceso alla pesca di gamberetti, si potrebbero attenuare lo sfruttamento eccessivo, le catture accidentali e la distruzione dei fondali marini, alcuni dei maggiori effetti collaterali - sia economici che ambientali - della pesca dei gamberetti, afferma un nuovo rapporto FAO pubblicato oggi.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 16 febbraio 2009 - </strong>Riducendo la capacità di pesca e limitando l'acceso alla pesca di gamberetti, si potrebbero attenuare lo sfruttamento eccessivo, le catture accidentali e la distruzione<strong> </strong>dei fondali marini, alcuni dei maggiori effetti collaterali - sia economici che ambientali - della pesca dei gamberetti, afferma un nuovo rapporto FAO pubblicato oggi.<br /><br />Il <em>Global study of shrimp fisheries</em> analizza i problemi, e le possibili soluzioni, della pesca dei gamberetti in dieci paesi: Australia, Cambogia, Indonesia, Kuwait, Madagascar, Messico, Nigeria, Norvegia, Trinidad e Tobago e gli Stati Uniti.<br /><br />"Per milioni di famiglie povere, la pesca dei gamberetti rappresenta un'importante fonte di reddito e di occupazione", dice Jeremy Turner, Responsabile del Servizio di tecnologia della pesca della FAO. "Ma purtroppo la pesca dei gamberetti è purtroppo anche associata allo sfruttamento eccessivo delle risorse, alla cattura di specie giovani importanti dal punto di vista ecologico, al degrado dell'habitat costiero, alla pesca a traino illegale, alla distruzione dei fondali marini e a conflittualità tra la pesca artigianale e quella industriale".<br /><br />Con un approccio più cauto, che tenga in considerazione l'equilibrio dell'ecosistema marino, molti di questi problemi possono essere attenuati. È decisivo per assicurare a questo settore un futuro, promuovere programmi di gestione sostenibile, ridurre la capacità di pesca ed affrontare il problema dell'accesso libero alle risorse. In regime di accesso ristretto, con sicuri e riconosciuti diritti, si stabilisce una relazione di lungo periodo tra i pescatori e le risorse, da qui un forte incentivo a salvaguardare i gamberetti per il futuro". <br /><br />Il rapporto cita la pesca di gamberetti dell'Australia e quella in certe zone in acque fredde, come le meglio gestite al mondo, basate sulla partecipazione attiva dei pescatori, sulla gestione consapevole delle catture accesorie, sulla limitazione degli scarti e sull'impiego di diritti di proprietà.<br /><br /><strong>Tra i prodotti ittici più commerciati<br /><br /></strong>Gamberi e gamberetti sono tra i prodotti ittici più commerciati al mondo, con un volume di scambi di circa 10 miliardi di dollari, il 16 per cento del totale delle esportazioni ittiche mondiali. Ma la loro rilevanza economica deve essere riconciliata con le preoccupazioni legate al loro impatto ambientale, sottolinea il rapporto. L'ipersfruttamento è dilagante, sebbene le risorse non siano ancora al collasso.<br /><br /><strong>Le catture accidentali<br /><br /></strong>La pesca dei gamberetti, specialmente quella a traino nelle regioni tropicali, produce grandi quantità di catture accidentali che vengono poi rigettate morte in mare. Le catture accessorie possono diventare un grave problema se vengono sprecate risorse vive a rischio o sono minacciate specie rare e stock ittici già pesantemente sfruttati ed inutilmente sottoposti ad ulteriore pressione. Le catture accidentali spesso includono la cattura di esemplari giovani di importanti specie commerciali (merluzzi, scorfani, ombrine, sgombri reali e molte altre specie pregiate), come pure tartarughe marine. La FAO stima che la pesca dei gamberetti a strascico sia da sola la più grande fonte di scarti inutilizzati.<br /><br />Se ridurre le catture accidentali nella pesca su piccola scala è estremamente difficile, la riduzione futura dovrà principalmente puntare su quella di medie e grandi dimensioni, dove si sono già raggiunti dei risultati modificando le attrezzature, applicando quote di cattura, divieti di scarto del pescato ed una migliore gestione e commercializzazione delle catture accessorie, afferma il rapporto.<br /><br /><strong>Le cause della cattiva gestione<br /><br /></strong>Secondo il rapporto, all'origine della cattiva gestione del settore vi sarebbe il fatto che in molti paesi gli organismi addetti al settore sono deboli, che manca la volontà politica e che non esiste un'adeguata base giuridica. "Questi sono i principali fattori responsabili della mancanza di risultati, piuttosto che presunte caratteristiche inerenti alla pesca dei gamberetti che la renderebbero ingestibile". <br /><br />Il rapporto esorta i paesi a rafforzare e rendere più efficienti gli organismi addetti alla pesca e ad avere una legislazione appropriata per sostenere sistemi d'accesso fondati sul diritto.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Sun, 15 Feb 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Un trattato per chiudere i porti ai pirati della pesca</title>
	
	<description> Rappresentanti di oltre 60 paesi, a conclusione di cinque giorni di colloqui, hanno definito i punti salienti di un accordo internazionale vincolante che vieti l'attracco alle imbarcazioni coinvolte nella pesca illegale.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 3 febbraio 2009 - </strong>Rappresentati di oltre 60 paesi hanno fatto significativi passi avanti nella definizione di un accordo internazionale vincolante finalizzato a chiudere i porti alle imbarcazioni coinvolte nella pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU <em>l'acronimo inglese</em>).<strong> <br /><br /></strong>A conclusione di 5 giorni di colloqui svoltisi la settimana scorsa presso la FAO, sono stati definiti i punti salienti di un trattato internazionale vincolante sulle misure da parte dello Stato di approdo per vietare l'attracco alle imbarcazioni coinvolte nella pesca illegale. <br /><br />Quando l'accordo sarà operativo, ai pescherecci che vogliono attraccare verrà richiesto in anticipo di essere in possesso di un permesso concesso dalle autorità portuali e di dare informazioni dettagliate sulle attività ittiche svolte e sul carico di pesci che hanno a bordo. Questo darà alle autorità l'opportunità di valutare ed individuare possibili illeciti prima di concedere l'autorizzazione ad ormeggiare.<br /><br />Reti per la condivisione delle informazioni consentiranno ai paesi di negare l'accesso a qualsiasi imbarcazione schedata precedentemente da altri paesi o da organizzazioni regionali per la gestione della pesca.<br /><br />Ed il porto di attracco sarà attrezzato per poter ispezionare le imbarcazioni e monitorare le possibili tracce di attività di pesca illegale.<br /><br />I dettagli finali verranno messi a punto in successivi colloqui, la cui data non è stata ancora stabilita.<br /><br />I negoziati attuali sono stati decisi nel marzo 2007 dai 131 paesi che partecipavano alla Commissione FAO sulla pesca e l'acquacoltura. La FAO ha poi convocato una riunione di esperti per analizzare la questione, prima dell'avvio formale dei negoziati nel giugno 2008.<br /><br />Il piano d'azione internazionale per combattere la pesca IUU ed un progetto modello per migliori misure da parte dello Stato di approdo sviluppato falla FAO, hanno fornito le basi per il <em>draft</em> dell'accordo attualmente in discussione.<br /><br /><strong>Uno strumento chiave<br /><br /></strong>Le misure da parte dello Stato di approdo sono ormai viste come uno dei modi più efficaci per combattere la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. Tra gli illeciti più comuni vi sono operare senza la dovuta autorizzazione, pescare specie protette, impiegare attrezzature fuori legge ed ignorare le quote di pesca.<br /><br />Anche se esistono modi per combattere la pesca illegale in mare, spesso per i paesi in via di sviluppo essi risultano troppo costosi e difficili da mettere in pratica, per le vaste estensioni di oceano che si devono controllare e per il costo delle tecnologie necessarie.<br /><br />"Una maggiore ispezione dei pescherecci ai porti dove scaricano il pesce, dove si riforniscono di carburante, caricano approvvigionamenti e fanno riparazioni, consentirà ai paesi un controllo più stretto ed esteso contro la pesca illegale", ha commentato l'esperto FAO David Doulman.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Pesca: grave crisi del settore in Asia Centrale</title>
	
	<description> La produzione ittica nei paesi dell’Asia centrale e del Caucaso è calata drammaticamente negli anni seguiti al crollo dell’ex Unione Sovietica, ed oggi il settore pesca e acquacoltura versa in uno stato di crisi profonda.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[  <p><strong>Dushanbe (Tagikistan)/Rome</strong><strong>, </strong><strong>10 novembre 2008</strong> - La produzione ittica nei paesi dell'Asia centrale e del Caucaso è calata drammaticamente negli anni seguiti al crollo dell'ex Unione Sovietica, ed oggi il settore pesca e acquacoltura versa in uno stato di crisi profonda, ha avvertito oggi la FAO. <br /> <br /> Nove paesi* dell'Asia centrale e del Caucaso membri della FAO sono riuniti in questi giorni in Tagikistan per discutere della situazione e cercare di dare una risposta coordinata a livello regionale. <br /> <strong><br /> <strong>Il pesce scomparso dalle diete </strong><br /> </strong><br /> Tra il 1989 ed il 2006 in Kazakistan, Turkmenistan ed Uzbekistan la pesca di cattura e quella d'allevamento ha subito un calo annuale del 60/72 per cento. <br /> <br /> Nello stesso periodo in Tagikistan il calo è stato del 94 per cento ed in Kirghizistan del 98 per cento. <br /> <br /> Anche l'Azerbaigian, l'Armenia e la Georgia hanno registrato cali della produzione ittica: rispettivamente del 92, dell'81 e del 98 per cento. <br /> <br /> La conseguenza di questa crisi è stata una diminuzione sensibile del consumo di pesce nell'intera regione, il consumo annuo di pesce è adesso di un chilo pro-capite, e pesce e prodotti ittici sono quasi scomparsi dalle diete della popolazione. <br /> <br /> Mentre i dati aggregati sul consumo di pesce nella regione sono scarsi, le cifre dell'Uzbekistan mostrano che negli anni '80 non erano rari livelli di consumo pari a 5/6 kg pro-capite all'anno. Il consumo mondiale medio di pesce è calcolato intorno a 16 kg pro-capite l'anno. <br /> <strong><br /> <strong>Molte le cause </strong><br /> </strong><br /> Secondo uno studio della FAO presentato alla conferenza, il crollo è da addebitare ad un insieme di fattori: </p>  <ul><li>sovrasfruttamento e cattiva      gestione;</li><li>sensibili      tagli nella ricerca e nelle strutture; </li><li>minori      investimenti nella manutenzione delle flotte e nei vivai;</li><li>gestione      carente delle risorse ed altri problemi ecologici, come l'inquinamento dei      fiumi;</li><li>mancanza      d'investimenti in moderne attrezzature per la trasformazione e nella      commercializzazione.</li></ul>  <p>Uno studio della FAO del 2007 rilevava come la privatizzazione del settore seguita al crollo dell'Unione Sovietica fosse avvenuta troppo rapidamente e come il settore fosse afflitto da corruzione e malgoverno. <br /> <br /> Secondo l'agenzia ONU il bracconaggio nelle acque interne è pratica abbastanza corrente e la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU) è un problema diffuso che coinvolge anche il settore dell'acquacoltura. <br /> <strong><br /> <strong>Necessaria una risposta a livello regionale </strong><br /> </strong><br /> La conferenza dei paesi dell'Asia centrale e del Caucaso membri della FAO, che si conclude il 12 novembre, potrebbe concordare di istituire un organismo intergovernativo per la pesca in grado di guidare gli sforzi per risanare il settore e promuoverne lo sviluppo futuro. <br /> <br /> Secondo Ndiaga Gueye, responsabile del Servizio Istituzioni internazionali e di collegamento della FAO in Asia Centrale, manca la collaborazione regionale da almeno due decenni. "In una situazione come quella dell'Asia Centrale e del Caucaso, i singoli paesi non hanno la capacità di sviluppare il proprio settore pesca da soli", ha detto l'esperto FAO. "Ma l'esperienza di organismi creati in altre parti del mondo, come il Network dei centri di acquacoltura nella Regione dell'Asia Pacifico e la Commissione Generale Pesca nel Mediterraneo, dimostrano che la collaborazione a livello regionale può essere molto efficace e può rappresentare un vero moltiplicatore degli sforzi nazionali per sostenere lo sviluppo e la gestione sostenibili del settore". <br /> <br /> L'incontro di questa settimana è stato organizzato su invito del governo del Tagikistan, insieme alla FAO che fornisce assistenza tecnica e consulenza ai paesi coinvolti. <br /> <br /> <em>*Partecipano all'incontro: Armenia, Azerbaigian, Cina, Federazione Russa, Georgia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Turchia.</em></p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/8418/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/8418/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 09 Nov 2008 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il settore pesca perde ogni anno anno 50 miliardi di dollari</title>
	
	<description> 9 ottobre 2008 - Le perdite economiche della pesca marina causate da cattiva gestione, inefficienze e sfruttamento eccessivo ammonterebbero - secondo un nuovo studio FAO/Banca Mondiale pubblicato oggi - all'impressionante cifra di 50 miliardi di dollari l'anno. Se considerate su base triennale le perdite sono di oltre 2 trilioni di dollari, vale a dire più o meno quanto il PIL di un paese come l'Italia.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma/Washington, 9 ottobre 2008</strong> - Le perdite economiche della pesca marina causate da cattiva gestione, inefficienze e sfruttamento eccessivo ammonterebbero - secondo un nuovo studio FAO/Banca Mondiale pubblicato oggi - all’impressionante cifra di 50 miliardi di dollari l’anno. Se considerate su base triennale le perdite sono di oltre 2 trilioni di dollari, vale a dire più o meno quanto il PIL di un paese come l’Italia.<br /> <br /> Il rapporto <em><a href="http://www.worldbank.org/sunkenbillions">The Sunken Billions: The Economic Justification for Fisheries Reform</a></em>, afferma però anche che una pesca ben gestita potrebbe capovolgere la situazione e trasformare le perdite in benefici economici sostenibili per milioni di pescatori e comunità costiere.<br /> <br /> “Una pesca sostenibile richiede volontà politica affinché gli incentivi a sfruttare in eccesso le risorse marine vengano sostituiti con incentivi per una gestione responsabile”, ha affermato Kieran Kelleher, che coordina il settore pesca alla Banca Mondiale. “Non si tratta solo di barche e pesci. Questo rapporto fornisce agli organi politici decisionali ampie argomentazioni economiche affinché si avvii la necessaria riforma del settore”.<br /> <br /> Il rafforzamento dei diritti di pesca potrebbe rappresentare per i pescatori un incentivo a pescare in modo efficiente dal punto di vista economico, e responsabile dal punto di vista sociale. Eliminando gradualmente i sussidi, che alimentano una capacità di pesca sovrabbondante e non necessaria, si migliorerà anche l’efficienza. Una maggiore trasparenza nella ripartizione delle risorse ittiche insieme ad una maggiore responsabilità pubblica nei confronti della gestione della pesca e dello stato di salute degli stock potrebbe aiutare le iniziative di etichettatura ecologica a certificare la pesca sostenibile.<br /> <br /> Secondo il rapporto il grosso delle perdite si produce in due modi.<br /> <br /> Innanzitutto, stock ittici impoveriti vuol dire che vi sono meno pesci da catturare, e dunque il costo per individuarli e pescarli è maggiore di quanto potrebbe essere. Secondo, la capacità eccessiva delle flotte pescherecce si traduce nel fatto che i benefici economici della pesca vadano dispersi a causa di investimenti e costi operativi eccedenti.<br /> <br /> Il rapporto sottolinea che la cifra di 50 miliardi di dollari rappresenta una stima conservativa, esclude infatti le perdite della pesca da diporto e del turismo marino, e quelle dovute alla pesca illegale.<br /> <br /> <strong>Capacità di pesca in eccesso</strong><br /> <br /> Già molto prima dell’aumento del prezzo del petrolio registrato nel 2008, lo stato economico della pesca mondiale appariva in declino. <br /> <br /> Il graduale aumento delle flotte pescherecce, il dispiegamento di tecnologie sempre più potenti, l’inquinamento crescente e la perdita degli habitat hanno impoverito enormemente gli stock ittici mondiali. Le catture marine a livello globale sono stagnanti da oltre un decennio, e si aggirano intorno a 85 milioni di tonnellate l’anno. Allo steso tempo è declinata la produttività - misurata in termini di catture per addetto o per peschereccio – nonostante le tecnologie impiegate siano molto più avanzate e maggiore sia la capacità.<br /> <br /> Secondo Kelleher: “Vi è una capacità di flotta peschereccia eccedente a livello globale. E flotte in esubero che competono per limitate risorse ittiche si risolvono in produttività stagnante ed inefficienza economica”. <br /> <br /> Secondo il rapporto, se gli stock marini fossero ricostituiti, i livelli di cattura attuale potrebbero essere raggiunti con circa metà dello sforzo di pesca odierno.<br /> <br /> <strong>Scarso rendimento e costi occulti</strong><br /> <br /> Secondo la FAO il 75 per cento degli stock marini mondiali sono sfruttati al massimo della loro capacità o addirittura in eccesso.<br /> <br /> La giusta attenzione allo stato degli stock ha tuttavia portato a trascurare lo stato economico della pesca, che versa in condizioni ancora più critiche. E secondo il rapporto quando gli stock ittici sono sfruttati al massimo della loro capacità, la pesca ad essi associata è quasi sempre al di sotto del livello economico ottimale. In alcuni casi la pesca potrebbe anche essere sostenibile dal punto di vista biologico, ma tuttavia operare a livello di perdita economica.<br /> <br /> E sebbene in alcuni settori la pesca può essere remunerativa, il quadro d’insieme è che la pesca di cattura è tenuta in vita dai sussidi, fa notare il rapporto. “A livello globale, ogni tonnellata di pesce pescato usa quasi mezza tonnellata di combustibile – la maggior parte del quale sprecato in uno sforzo di cattura in eccedenza e superfluo”.<br /> <br /> “Al momento non si può dire che ci sia qualcuno che guadagni da questa situazione”, ha commentato Rolf Willmann, esperto senior di programmazione della pesca della FAO e coautore del rapporto. “ I redditi dei pescatori in termini reali sono in crisi, molti settori dell’industria ittica non sono redditizi, gli stock sono impoveriti ed altri settori economici fanno le spese di un’industria ittica che versa in cattive acque”. <br /> <br /> Secondo il rapporto il recupero dei miliardi “affondati” potrebbe avvenire in due modi.<br /> <br /> Primo, riducendo lo sforzo di pesca che farebbe aumentare la produttività, il rendimento e la prestazione economica. Secondo, ricostituendo gli stock ittici, fattore che porterebbe ad una maggiore resa sostenibile ed a minori costi.<br /> <br /> <strong>Vantaggi per i paesi in via di sviluppo</strong><br /> <br /> Un settore pesca in buona salute dal punto di vista economico è fondamentale non solo per la ricostituzione degli stock ma anche per assicurare migliori condizioni di vita, per le esportazioni e per la generale crescita economica. Le operazioni di pesca in mare sono solo una parte dei 400 miliardi di dollari dell’industria ittica mondiale. Sane attività di cattura rafforzerebbero l’intera filiera ad esse collegate, come le industrie di trasformazione e le attività di distribuzione, grande fonte di occupazione in particolare nei paesi in via di sviluppo.<br /> <br /> “Per ogni persona che lavora in mare, almeno altre tre persone trovano occupazione a riva”, fa notare Willmann. “Per oltre un miliardo di persone il pesce rappresenta la principale fonte di proteine di origine animale. Il settore dà da vivere ad oltre 200 milioni di persone il 90 percento delle quali abita nei paesi in via di sviluppo”.<br /> <br /> <strong>Qualche segnale positivo</strong><br /> <br /> Vi è tuttavia qualche segnale positivo, in alcuni casi, infatti, le riforme della <em>governance</em> hanno ribaltato completamente la situazione, fa notare il rapporto.<br /> <br /> “Rafforzare i sistemi di diritto alla pesca è fondamentale per affrontare i problemi che ha di fronte il settore”, ha detto Ragnar Arnason, economista dell’Università dell’Islanda e co-autore del rapporto, evidenziando le esperienze positive dell’Islanda, della Nuova Zelanda e della Namibia.<br /> <br /> Un crescente numero di organizzazioni chiede il rafforzamento dei diritti di uso, di accesso e di proprietà dei pescatori, allo scopo di creare incentivi per una gestione responsabile. La promozione della “pesca basata sui diritti” compare nella risoluzione dell’ASEAN (Associazione delle Nazioni dell'Asia Sud-Orientale) sulla Pesca Sostenibile per la sicurezza alimentare. Nel continente africano la Dichiarazione di Abuja per una Pesca Sostenibile in Africa, adottata al Vertice <em> “Fish for all summit” </em> che si è tenuto in Nigeria nel 2005, avalla anch’essa il principio di una pesca basata sui diritti. Ed anche uno dei settori ittici più grandi del mondo, la pesca dell’acciuga in Perù, si sta muovendo in questa direzione. <br /> <br /> “Riformare la <em>governance</em> è spesso politicamente difficile, in particolare se implica una riduzione delle flotte pescherecce o del numero di addetti, dice Kelleher, ma è ovvio che i diritti e le condizioni di vita dei pescatori devono comunque essere garantiti in qualsiasi processo di riforma.<br /> <br /> La stesura del rapporto <em> The Sunken Billions: The Economic Justification for Fisheries Reform</em> è stata sostenuta da PROFISH, una partnership della Banca Mondiale che si occupa delle iniziative politiche che promuovono la pesca sostenibile.<hr /><strong>Contatti:</strong><br /> A Washington:<br /> Fionna Douglas, Banca Mondiale<br /> (+1) 202 473 8913<br /> (+1) 240 505-2520 <br /> fdouglas@worldbank.org<br /> <br /> Elizabeth Petheo, Banca Mondiale<br /> (+1) 202 458 2209<br /> (+1) 202 834 3853<br /> epetheo@worldbank.org <br /> <br /> A Roma:<br /> George Kourous, FAO<br /> (+39) 06 570 53168<br /> (+39) 348 141 6802<br /> george.kourous@fao.org]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/8208/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/8208/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Dopo il boom, primi segni di rallentamento per l’acquacoltura?</title>
	
	<description> &lt;div class=&quot;indexAbstract&quot;&gt;6 ottobre 2008 - La pesca d’allevamento è arrivata ad un bivio cruciale, per l’emergere di nuove sfide legate alla capacità che avrà il settore di soddisfare la futura domanda mondiale di pesce. I piccoli acquicoltori dei paesi in via di sviluppo hanno bisogno di sostegno per essere competitivi ed avere accesso ai mercati mondiali.&lt;/div&gt;</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<div class="article bodyBox"><strong>Puerto Varas (Cile)/Roma, 6 ottobre 2008</strong> - La pesca d’allevamento è arrivata ad un bivio cruciale, per l’emergere di nuove sfide legate alla capacità che avrà il settore di soddisfare la futura domanda mondiale di pesce. Secondo la FAO, i piccoli acquicoltori dei paesi in via di sviluppo incontrano sempre maggiori difficoltà ad esportare i propri prodotti, e hanno bisogno di sostegno per essere competitivi ed avere accesso ai mercati mondiali.<br /><br />Nel 2006 il consumo mondiale di pesce è stato di 110,4 milioni di tonnellate, 51,7 milioni dei quali provenienti dall’acquacoltura.<br /><br />La produzione ittica da cattura tradizionale ha raggiunto il livello limite e per soddisfare la domanda di un’accresciuta popolazione mondiale, per il 2030 l’acquacoltura dovrà produrre 28,8 milioni di tonnellate in più all’anno – in totale 80,5 milioni di tonnellate - solo per riuscire a mantenere il livello attuale di consumo di pesce pro capite.<br /><br />In un documento presentato alla riunione della Sotto-Commissione Acquacoltura, della Commissione Pesca della FAO (COFI), che si svolge in questi giorni (6-10 ottobre) a Puerto Varas, in Cile, la FAO segnala la necessità di affrontare una serie di sfide emergenti affinché l’acquacoltura possa sviluppare il suo potenziale.<br /><br />“Il problema è se la pesca d’allevamento possa crescere abbastanza in fretta da riuscire a coprire la prevista maggiore domanda di pesce, assicurando al tempo stesso la difesa del consumatore, mantenendo integro l’ambiente e raggiungendo la responsabilità sociale”, avverte il rapporto.<br /><br />Il vero e proprio boom registrato dal settore negli ultimi trent’anni comincia a registrare segni di rallentamento. Il tasso di crescita annua che nel decennio 1985-1995 era dell’11,8 per cento, è sceso nel decennio successivo al 7,1 per cento, ed ha raggiunto il 6,1 per cento nel biennio 2004-06.<br /><br /><strong>Il problema dei mangimi</strong> <br /><br />La maggior parte delle specie consumate nei paesi in via di sviluppo, come carpe e tilapie, sono erbivori o onnivori.<br /><br />Ma specie come il salmone o i gamberetti – spesso allevati nei paesi in via di sviluppo ed esportati nei mercati ricchi del nord del mondo, fornendo occupazione e reddito a milioni di persone - si nutrono di altri pesci, nella forma di farina o di olio.<br /><br />Nel 2006 l’acquacoltura ha consumato 3,06 milioni di tonnellate (il 56 per cento) della produzione mondiale di farina di pesce e 780.000 tonnellate (l’87 per cento) della produzione totale di olio di pesce. Oltre il 50 per cento dell’impiego di olio di pesce del settore è stato assorbito dagli allevamenti di salmone. <br /><br />La produzione di farina e di olio di pesce è rimasta stagnante nel corso dell’ultimo decennio, e secondo la FAO non si prevedono incrementi significativi. Allo stesso tempo, il volume di farina e di olio di pesce impiegati in mangimi composti per l’acquacoltura è triplicato tra il 1996 ed il 2006. Questo è stato possibile grazie alla sensibile riduzione della dipendenza del settore avicolo dalla farina di pesce per il mangime del pollame.<br /><br />“È probabile che il settore avicolo e quello zootecnico continueranno ad usare meno la farina di pesce per i mangimi, che è una buona cosa per il futuro dell’acquacoltura basata sui mangimi”, ha osservato Rohana Subasinghe, esperto FAO di pesca d’allevamento e Segretario della Sottocommissione del COFI sull’acquacoltura. “Per l’alimentazione di pesci onnivori come la carpa sono sempre più impiegati mangimi composti, con un conseguente aumento della domanda di farina di pesce. Dobbiamo dunque fare un uso più efficiente dei mangimi e cercare di trovare complementi di proteine alternativi”, ha aggiunto.<br /><br /><strong>A rischio i piccoli acquicoltori </strong><br /><br />I piccoli acquicoltori potrebbero trarre grande beneficio dal commercio ittico internazionale, stimato intorno ai 79 miliardi di dollari all’anno, sebbene le difficoltà non siano poche. <br /><br />La FAO fa notare che per alcuni prodotti di base e in alcuni paesi produttori, sta diminuendo il numero complessivo di allevamenti, mentre sono aumentate le dimensioni dei singoli allevamenti, segno di una crescente concentrazione del settore in mano di pochi grandi gruppi.<br /><br />“Occorre tenere sotto controllo queste tendenze, per esempio istituendo cooperative e consorzi fra i produttori, in modo che i piccoli coltivatori possano unire le forze, migliorare le loro attività, accedere ai mercati e rimanere competitivi nei confronti dei produttori più grandi”, dice Subasinghe.<br /><br />Tra gli altri problemi individuati nel documento FAO vi sono l’impatto del settore sull’ambiente, la sicurezza igienico-sanitaria dei prodotti, l’uso di antibiotici e le conseguenze che il cambiamento climatico può avere sull’acquacoltura.<br /><br /><strong>Linee guida per la certificazione</strong> <br /><br />Un modo per aiutare l’acquacoltura a limitare il suo impatto ambientale e garantire che essa vada a vantaggio dei piccoli allevatori, è quello di certificare i prodotti in modo che acquirenti e consumatori possano scegliere quelli che sono stati prodotti in modo sostenibile, sano e socialmente responsabile.<br /><br />La certificazione è una pratica sempre più usata sia nella pesca d’allevamento che in quella da cattura tradizionale, ma non è priva di problemi.<br /><br />Poiché questi programmi prolificano, i produttori incontrano difficoltà per riuscire a soddisfare i vari requisiti di qualità applicati dalle diverse compagnie, paesi o organizzazioni di certificazione, che possono differire considerevolmente gli uni dagli altri.<br /><br />Una pletora di normative inoltre, aumenta la probabilità che si usino etichette di certificazione fasulle insieme a quelle attendibili.<br /><br />Per affrontare questi problemi, la FAO sta lavorando con il Network che unisce i centri di acquacoltura dell’Asia e del Pacifico (NACA, <em>la sigla inglese</em>), organizzando consultazioni con i vari organismi addetti alla certificazione, con i gruppi di produttori, con le organizzazioni industriali e dei consumatori, per arrivare a redigere linee guida a livello mondiale su come le norme di certificazione per la pesca d’allevamento debbano essere stabilite ed applicate.<br /><br />Sono state finalizzate un insieme di linee guida che saranno sottoposte alla Sottocommissione del COFI questa settimana per essere discusse ed approvate.<br /><br />Le linee guida non serviranno di per sé come norme di certificazione, ma piuttosto forniranno una base comune per assicurare che chiunque certifichi pesce d’allevamento - sia che si tratti di governo, ONG, o compagnie private - lo faccia nello stesso modo, seguendo le stesse normative.<br /><br />La FAO ha già sviluppato linee guida similari per la certificazione di prodotti ittici provenienti dalla pesca di cattura tradizionale di mare e di acque interne. <hr /><br /><strong>Contatti:</strong><br />Benjamín Labatut<br />Addetto Stampa, FAO (Puerto Varas, Cile)<br />benjamin.labatut@fao.org<br />(+56) 9 775 86261 (cell)<br /><br />Ufficio Regionale per l'America Latina e i Caraibi <br />(Santiago, Cile)<br />RLC-Prensa@fao.org<br />(+56) 2 923 2176<br /><br />George Kourous<br />Ufficio Stampa FAO (Roma, Italia)<br />george.kourous@fao.org<br />(+39) 06 570 53168<br />(+39) 348 141 6802</div>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Sun, 05 Oct 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Nuove misure per tutelare gli uccelli marini vittime della pesca con il palamito</title>
	
	<description> 22 settembre 2008 - Le misure introdotte in anni recenti per proteggere gli uccelli marini dalla pesca con il palamito, sono riuscite a ridurne notevolmente l’uccisione accidentale, e gli esperti adesso sollecitano misure similari per altre forme di pesca commerciale in zone dove gli uccelli marini sono a maggior rischio.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 22 settembre 2008</strong> - Le misure introdotte in anni recenti per proteggere gli uccelli marini dalla pesca con il palamito, sono riuscite a ridurne notevolmente l’uccisione accidentale, e gli esperti adesso sollecitano misure similari per altre forme di pesca commerciale in zone dove gli uccelli marini sono a maggior rischio.<br /><br />Secondo i dati in possesso della FAO, in Cile i danni collaterali provocati dalla pesca con il palamito - che nel 2002 hanno causato la morte di 1.600 uccelli, 1.500 dei quali albatri – nel 2006 sono stati azzerati. Buoni risultati si sono anche conseguiti nell’Oceano Antartico meridionale dove nel 2007 si sono ridotte a zero le morti di uccelli marini causate dalla pesca, che nel 1996 erano stati 6.500, e nelle acque australiane dove le catture accidentali sono scese da 2000 a 200.<br /><br />Sono state adottate misure per diminuire questi effetti deleteri della pesca sugli uccelli marini, in particolare albatri e procellarie, in 10 paesi: Sudafrica, Australia, Cile, Canada, Brasile, Giappone, Uruguay, Stati Uniti, Argentina e Namibia. Queste misure sono comprese in piani di azione nazionale, più precisamente nei “Piani di Azione Nazionale per la riduzione della cattura accidentale degli uccelli marini nella pesca con il palamito (NPOAs <em>l’acronimo inglese</em>) gestiti dai singoli paesi nell’ambito del Piano Internazionale d’Azione per ridurre la cattura accidentale di uccelli marini nella pesca con il palamito, sviluppato dalla FAO e approvato dai paesi membri nel 1999.<br /><br /><strong>Metodi più efficaci </strong><br /><br />La FAO ha organizzato, meno di un mese fa, un seminario di esperti a Bergen, in Norvegia, per cercare di aiutare i paesi a mettere in pratica in modo più efficace questo Piano Internazionale di Azione (IPOA). Tra le “buone pratiche” raccomandate vi è l’estensione delle misure di salvaguardia degli uccelli marini alla pesca a traino e a quella con reti a imbrocco, in zone ad elevata densità di uccelli marini.<br /><br />In mancanza di misure di protezione, l’impatto della pesca su specie già a rischio potrebbe essere notevole. Particolarmente minacciati gli albatri, 18 specie dei quali - su un totale di 22 - sono classificate a rischio d’estinzione. Tuttavia, dice l’esperto senior della Divisione Pesca della FAO, Francis Chopin, “se settore industriale e governi lavorano insieme, l’impatto della pesca può essere ridotto sensibilmente”.<br /><br />Nella pesca con il palamito, che è impiegata per esempio per il tonno, per il pesce spada e per l’aguglia, le imbarcazioni trascinano reti molto lunghe che hanno sino a 2500 uncini con esca. Gli uccelli marini, seguendo le navi si immergono per prendere l’esca ed in mancanza di protezioni restano agganciati e muoiono. Nella pesca a traino, grandi uccelli come albatri e procellarie non riescono a districarsi dai cavi, mentre gli uccelli che pescano immergendosi vi rimangono impigliati.<br /><br /><strong>Il sistema ad ombrello</strong><br /><br />Un’efficace forma di protezione attualmente usata in Cile per catturare il merluzzo della Patagonia, è rappresentato dal “sistema ad ombrello” in cui gli ami vengono avvolti da maniche di rete a maglia stretta, di forma conica, che impediscono agli uccelli marini di agganciare l’esca quando i palamiti vengono lanciati in mare.<br /><br />Sebbene originariamente pensati per proteggere le balene, questi sistemi ad ombrello sono stati molto efficaci nel diminuire le morie di uccelli. Tra le altre misure vi è l’installazione di bandierine aeree per scoraggiare gli uccelli dal tuffarsi dall’alto per seguire l’esca. <hr /><br /><strong>Contatto</strong>: <br />Christopher Matthews<br />Ufficio stampa FAO<br />christopher.matthews@fao.org<br />(+39) 06 570 53762<br />(+39) 349 5893 612 (cell.) ]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/7574/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/7574/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 21 Sep 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
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