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 <title>FAO news &gt; Settore foreste</title>
 <link>http://www.fao.org/news/newsroom-home/en/</link>
 <description>Notizie dall'Organizzazione dell'ONU per l'Alimentazione e l'Agricoltura</description>
 <language>it</language>
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 <copyright>2009 FAO</copyright>
 <managingEditor>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</managingEditor>
 <webMaster>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</webMaster>
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	<title>I prodotti forestali decisivi per la lotta contro la fame - inclusi gli insetti</title>
	
	<description> Le foreste e i prodotti agroforestali sono fondamentali nella lotta contro la fame e dovrebbero essere meglio integrati nelle politiche per la sicurezza alimentare e di uso del suolo, ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, intervenendo alla Conferenza internazionale su &quot;Le foreste per la sicurezza alimentare e la nutrizione&quot; che si è aperta oggi presso la FAO (13-15 maggio).</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 13 maggio 2013 - </strong>Le foreste e i prodotti agroforestali sono fondamentali nella lotta contro la fame e dovrebbero essere meglio integrati nelle politiche per la sicurezza alimentare e di uso del suolo, ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, intervenendo alla Conferenza internazionale su "<a href="http://www.fao.org/forestry/food-security/en/" target="_blank">Le foreste per la sicurezza alimentare e la nutrizione</a>" che si è aperta oggi presso la FAO (13-15 maggio).<br /> <br /> "Le foreste contribuiscono alla sussistenza di oltre un miliardo di persone, molte delle quali tra le più povere al mondo" ha detto Graziano da Silva. "Le foreste forniscono cibo, combustibile per cucinare, foraggio per gli animali e reddito per comprare alimenti".<br /> <br /> "Gli animali selvatici e gli insetti sono spesso la principale fonte di proteine ​​per le persone che vivono in aree forestali, mentre foglie, semi, funghi, miele e frutta forniscono minerali e vitamine, garantendo così una dieta nutriente."<br /> <br /> "Ma le foreste ed i sistemi agroforestali raramente sono presi in considerati nelle politiche di uso del territorio e per la sicurezza alimentare. Spesso, le popolazioni rurali non hanno chiari diritti di accesso alle foreste, e questo mette a rischio la loro sicurezza alimentare" ha continuato Graziano da Silva.<br /> Dovrebbe essere meglio riconosciuto l'importante contributo che le foreste possono dare alla sicurezza alimentare e alla nutrizione delle popolazioni rurali".<br /> <br /> <strong>Animaletti fritti - Insetti selvatici e allevati <br /> </strong><br /> Secondo un nuovo studio della FAO, presentato alla conferenza, gli insetti che si trovano nelle foreste rappresentano una fonte importante di cibo nutriente, ricco di proteine e facilmente reperibile. Si stima che gli insetti siano parte delle diete tradizionali di almeno due miliardi di persone. La raccolta di insetti ed il loro allevamento potrebbe offrire occupazione e reddito, per il momento solo a livello familiare, ma potenzialmente anche a livello commerciale.<br /> <br /> <strong>Un'incredibile varietà di creature     <br /> </strong><br /> Con circa 1 milione di specie conosciute, gli insetti rappresentano più della metà di tutti gli organismi viventi classificati finora sul pianeta.<br /> <br /> Secondo lo studio della FAO, realizzato in collaborazione con l'Università di Wageningen nei Paesi Bassi, nel mondo sono già oltre 1900 le specie di insetti di cui si cibano gli esseri umani. A livello globale, gli insetti più consumati sono: i coleotteri (31%); i bruchi (18%), api, vespe e formiche (14%); cavallette, locuste e grilli (13%). Molti insetti sono ricchi di proteine ​​e grassi buoni, e di calcio, ferro e zinco. La carne bovina ha un contenuto di ferro di 6 mg per 100g di peso secco, mentre il contenuto di ferro delle locuste oscilla tra gli 8 ed i 20 mg per 100 g di peso secco, a seconda della specie e del tipo di alimento di cui si nutrono. <br /> <br /> <strong>Un approccio per i più schizzinosi<br /> </strong><br /> "Non stiamo dicendo che le persone dovrebbero da domani cominciare a mangiare insetti", ha dichiarato Eva Muller, Direttrice della Divisione Politica economica e dei prodotti forestali della FAO, co-autrice di "<a href="http://www.fao.org/docrep/018/i3253e/i3253e00.htm" target="_blank">Insetti commestibili: prospettive future per la sicurezza alimentare e per il foraggio animale</a>."<br /> <br /> "Quello che lo studio cerca di dire è che gli insetti sono una delle risorse fornite dalle foreste ancora non sfruttate per il loro potenziale come cibo umano, e soprattutto animale", ha spiegato la Muller.<br /> <br /> Allevare insetti in modo sostenibile potrebbe contribuire ad evitare una sovrapproduzione, che potrebbe avere conseguenze sulle specie più pregiate. Alcune specie, come ad esempio i vermi pasto, vengono già prodotte a livello commerciale, e sono utilizzati in mercati di nicchia come alimenti per gli animali domestici, per i giardini zoologici e come esche nella pesca da diporto.  Se la produzione dovesse essere ulteriormente automatizzata, questo alla fine abbasserebbe i costi a un livello in cui l'industria potrebbe trarre profitto dal sostituire per esempio la farina di pesce, con farina di insetti per l'alimentazione del bestiame. Il vantaggio sarebbe un aumento della disponibilità di pesce per il consumo umano.<br /> <br /> <strong>Gli insetti producono di più con meno <br /> </strong><br /> Poiché sono a sangue freddo, gli insetti non usano energia da alimenti per mantenere la temperatura corporea. In media, gli insetti usano solo 2 kg di mangime per produrre un chilo di carne. I bovini invece, richiedono 8 kg di foraggio per produrre 1 kg di carne.<br /> <br /> Non solo, ma gli insetti producono molte meno emissioni che contaminano l'ambiente, come metano, ammoniaca, gas serra e letame.<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a> Infatti, gli insetti possono essere utilizzati per scomporre i rifiuti, aiutando i processi di compostaggio che forniscono nutrienti al suolo, facendo diminuire al tempo stesso cattivi odori.<br /> <br /> <strong>Una legislazione carente<br /> </strong><br /> Tuttavia, la legislazione nella maggior parte dei paesi industrializzati vieta di alimentare gli animali con rifiuti e liquami, anche se questo è in realtà il materiale di cui normalmente si nutrono gli insetti. Sarebbero necessarie ulteriori ricerche, soprattutto per quanto riguarda l'allevamento di insetti in canali di scarico. Ma è ampiamente accettato dagli scienziati che gli insetti sono così diversi dai mammiferi dal punto di vista biologico che è assai improbabile possano trasmettere malattie agli esseri umani.<br /> <br /> Come con altri tipi di prodotti alimentari, sarà importante disporre di norme di produzione, di trasformazione e di preparazione dei cibi altamente igieniche per evitare la crescita di batteri e di altri microrganismi che potrebbero avere effetti sulla salute umana.  Si potrebbero ampliare gli standard di sicurezza igienico-sanitaria per includere gli insetti e i prodotti a base di insetti, e norme di controllo della qualità lungo la catena di produzione per creare la fiducia dei consumatori in alimenti e mangimi contenenti o derivanti ​​da insetti.<br /> <br /> "Il settore privato è pronto ad investire nell'allevamento degli insetti. Abbiamo enormi opportunità davanti a noi ", ha detto Paul Vantomme, uno degli autori del rapporto. "Ma finché non vi sarà chiarezza per quanto concerne la sfera giuridica, nessuna impresa importante è disposta a correre il rischio di investire risorse quando le leggi rimangono poco chiare addirittura ostacolano lo sviluppo di questo nuovo settore".]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 13 May 2013 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Nella Giornata internazionale delle foreste la FAO lancia l’obiettivo “Deforestazione Illegale Zero”</title>
	
	<description> Nella Giornata Internazionale delle Foreste celebrata oggi per la prima volta dalle Nazioni Unite, il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva ha lanciato l’obiettivo “Deforestazione Illegale Zero” nel contesto del dibattito post-2015.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 21 marzo 2013 - </strong>Nella <a href="http://www.fao.org/forestry/international-day-of-forests/en/" target="_blank">Giornata Internazionale delle Foreste</a> celebrata oggi per la prima volta dalle Nazioni Unite, il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva ha lanciato l'obiettivo  "<em>Deforestazione Illegale Zero" </em>nel contesto del dibattito post-2015.<br /> <br /> "In molti paesi la deforestazione illegale sta arrecando grave degrado agli ecosistemi, facendo diminuire la disponibilità d'acqua e limitando quella di legna da ardere - fattori tutti che riducono la sicurezza alimentare, specialmente per i poveri", ha detto Graziano da Silva in occasione della cerimonia celebrativa della Giornata Internazionale delle Foreste.  "Fermare la deforestazione illegale e il degrado delle foreste contribuirebbe in modo decisivo a porre fine alla fame, alla povertà estrema dando così luogo ala sostenibilità".<br /> <br /> "Questa è la ragione di fondo per cui vorrei incoraggiare i paesi a promuovere la forestazione ed a considerare l'obiettivo <em>Deforestazione Illegale Zero</em> nel contesto del dibattito post-2015.  Questi due traguardi dovrebbero essere strettamente collegati tra loro.  Possiamo raggiungere risultati positivi se i paesi, le istituzioni finanziarie internazionali, le agenzie ONU, la società civile ed il settore privato uniscono le loro forze per affrontare queste questioni".<br /> <br /> <strong>Foreste del Mediterraneo minacciate, la risposta dei Paesi<br /> <br /> </strong>Parallelamente, si svolge in questi giorni (17 al 21 marzo) a Tlemcen, in Algeria, la <a href="http://www.iii-med.forestweek.org/" target="_blank">Terza Settimana delle Foreste Mediterranee</a>, un incontro dei Paesi del Mediterraneo per discutere dello stato delle foreste del Mediterraneo e per adottare un Quadro Normativo Strategico per le foreste del Mediterraneo.<br /> <br /> Si prevede, infatti, che le foreste del Mediterraneo saranno tra le più colpite dagli effetti del cambiamento climatico, mentre sono già sottoposte a forte pressione a causa dell'incremento demografico, avverte il primo rapporto FAO sull'argomento <a href="http://www.fao.org/docrep/017/i3226e/i3226e.pdf" target="_blank"><em>Lo Stato delle Foreste del Mediterraneo</em></a> pubblicato oggi.  Questo causerà una crescente competizione per le già scarse risorse idriche e alimentari della regione.<br /> <br /> <strong>Cambiamento climatico ed incremento demografico<br /> </strong><br /> Nell'area del Mediterraneo nel corso del ventesimo secolo le temperature sono aumentate di un grado mentre in certe aree le piogge sono diminuite del 20%.  Per la fine di questo secolo si prevede che le temperature saliranno ancora di altri due gradi, fattore che con tutta probabilità metterà alcune specie boschive a rischio d'estinzione con grave perdita di biodiversità.<br /> <br /> Si prevede che l'incremento demografico in corso porterà entro il 2050 la popolazione che vive nell'area Mediterranea dagli attuali 500 milioni di persone a circa 625 milioni, portando ulteriore pressione sulle foreste come fonte di cibo e di acqua.<br /> <br /> La situazione differisce nelle varie aree della regione.  Nel paesi della sponda nord del Mediterraneo l'abbandono delle terre boschive ha causato un drammatico incremento degli incendi boschivi.  Nella sponda sud, la crescita demografica ha causato uno sfruttamento eccessivo della terra a destinazione pascoli o perdita di superficie forestale per guadagnare terreni da coltivare o per l'espansione urbana.  In entrambi i casi, il risultato è stato deforestazione e degrado, acuiti dall'impatto del cambiamento climatico e dalla crisi economica. Sono dunque necessarie nuove strategie di collaborazione per riuscire a gestire, in modo sostenibile, questi fragili e vitali ecosistemi, denuncia il rapporto.  In Paesi come la Turchia e la Tunisia, dove vi è stata una forte volontà politica di intervenire, negli ultimi decenni si è recuperata una notevole area forestale.<br /> <br /> "La regione Mediterranea sta subendo molti cambiamenti nell'organizzazione della società, negli stili di vita e nel clima", fa notare Eduardo Rojas-Briales, Vice Direttore Generale della FAO per il settore forestale.  "Se non vengono gestiti in modo appropriato questi cambiamenti potrebbero causare effetti negativi sulle condizioni di vita delle popolazioni, sulla biodiversità, sul rischio incendi, sui bacini idrografici e causare desertificazione.  Occorre monitorare con regolarità lo stato delle foreste del Mediterraneo, impiegando dati oggettivi ed affidabili e gestire così le risorse forestali in modo più sostenibile".<br /> <br /> <strong>Nuove strategie per assicurare i servizi ambientali</strong> <br /> <br /> Le foreste del Mediterraneo svolgono un grande ruolo di assorbimento del carbonio.   Nel 2010 si calcola che abbiano immagazzinato circa 5 miliardi di tonnellate di carbonio, che rappresenta 1.6% dell'assorbimento globale di carbonio dalle foreste.  Esse forniscono inoltre preziosi servizi ambientali come il controllo delle risorse idriche e del clima, la fornitura di prodotti legnosi e non e la conservazione della biodiversità.  Infatti la regione Mediterranea è una delle aree più ricche di biodiversità al mondo.  Vi sono più di 25.000 specie di piante, a paragone delle circa 6.000 censite in Europa centrale e del nord.<br /> <br /> Il rapporto sottolinea che il valore delle foreste mediterranee ed il loro ruolo vitale nella mitigazione e nell'adattamento al cambiamento climatico debba essere riconosciuto a livello locale, regionale e nazionale.  Fa appello ai governi e agli operatori forestali affinché promuovano l'uso di prodotti forestali legnosi e non legnosi, ad esempio il sughero, per l'immagazzinamento di carbonio nel lungo periodo, e per potenziare un possibile investimento dei piccoli proprietari che lavorano con i prodotti legnosi e non, e con industrie basate sulle foreste (pinoli, erba alfa, funghi, miele etc).<br /> <br /> Il rapporto sollecita gli operatori forestali ad usare nelle loro pratiche di silvicoltura quelle varietà di risorse genetiche boschive e quelle specie che meglio si adattano al cambio delle condizioni climatiche.<br /> <br /> A livello locale, essi dovrebbero anche migliorare la pianificazione nella gestione degli ecosistemi forestali con una densità ottimale di alberi, affrontando al tempo stesso il problema della scarsità delle risorse idriche , laddove le attività su ampia sala dovrebbero includere la prevenzione degli incendi boschivi.<br /> <br /> <strong>Prevenire gli incendi boschivi<br /> <br /> </strong>Il cambiamento climatico potrebbe portare a più frequenti e più gravi incendi, avverte il rapporto.  Tra il 2006 ed il 2010  si calcola che nell'area Mediterranea siano stati colpiti dagli incendi circa due milioni di ettari di superficie forestale.  Senza misure di prevenzione adeguate, tra cui la riduzione del rischio incendi e<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a> incendi controllati per bruciare biomassa durante la stagione invernale per ridurre i livelli di materia incendiabile, condizioni climatiche estreme potrebbero causare incendi boschivi di proporzioni catastrofiche.<br /> <br /> Il rapporto è stato elaborato da più di 20 istituzioni scientifiche e tecniche, da organizzazioni non governative e vi hanno contribuito circa 50 autori coordinati dalla FAO e da Pan Bleu, il principale centro di sostegno della Commissione Mediterranea per lo Sviluppo Sostenibile.   La FAO intende pubblicare <em>Lo Stato delle Foreste del Mediterraneo </em>ogni cinque anni, fornendo opportunità di unire e mobilitare partner nella gestione delle foreste mediterranee e di altre superfici boschive.<br /> <br /> Basata sulle raccomandazioni adottate nella Dichiarazione di Tlemcen nel corso del suo segmento ad alto livello, la futura attuazione del Quadro Normativo Strategico per le foreste del Mediterraneo potrebbe rappresentare un utile strumento a livello regionale per adattare le politiche forestali nazionali di fronte ai cambiamenti globali in corso che colpiscono la regione Mediterranea.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/172636/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/172636/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 20 Mar 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Necessarie nuove politiche per promuovere il sistema agroforestale</title>
	
	<description> Milioni di persone potrebbero sconfiggere fame, povertà e fermare il degrado ambientale, se i paesi si impegnassero maggiormente nel promuovere il settore agroforestale, un sistema integrato che mette insieme alberi, coltivazioni alimentari e allevamento del bestiame. Una nuova guida, pubblicata oggi dalla FAO, fornisce strategie d'azione, esempi e storie di successo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 5 febbraio 2013 - </strong>Milioni di persone potrebbero sconfiggere fame, povertà e fermare il degrado ambientale, se i paesi si impegnassero maggiormente nel promuovere il settore agroforestale, un sistema integrato che mette insieme alberi, coltivazioni alimentari e allevamento del bestiame, ha sollecitato oggi la FAO.<br /> <br /> Il settore agroforestale è una fonte importante sia di prodotti locali di base come legna da ardere, legname, frutta e foraggio per il bestiame, che di prodotti per il commercio mondiale quali cocco, caffè, tè, caucciù e gomma.  Circa metà delle terre agricole del mondo ha almeno un 10% di copertura arborea, percentuale che rende il settore agroforestale fondamentale per le condizioni di vita di milioni di persone.<br /> <br /> <strong>Un potenziale da sviluppare<br /> <br /> </strong>In una nuova guida pubblicata oggi (<a href="http://www.fao.org/docrep/017/i3182e/i3182e00.pdf" target="_blank">Advancing Agroforestry on the Policy Agenda</a>), rivolta a responsabili politici, amministratori, ONG ed istituzioni governative, la FAO mostra come integrare il settore agroforestale nelle strategie nazionali e come adattare le politiche alle situazioni specifiche.  La guida fornisce esempi delle pratiche migliori e menziona alcuni dei buoni risultati ottenuti, oltre ad illustrare le lezioni apprese da situazioni difficili e dagli errori.<br /> <br /> "In molti paesi il potenziale del settore agroforestale per far migliorare le condizioni degli agricoltori, delle comunità e del settore industriale non è stato sviluppato a pieno", ha affermato Eduardo Mansur, Direttore della Divisione FAO Valutazione, Gestione e Conservazione delle Foreste.  "Nonostante i numerosi vantaggi di uno sviluppo del settore, esso è stato penalizzato da politiche inadeguate, da limiti di natura giuridica e dalla mancanza di coordinamento tra i diversi ambiti che coinvolge: agricoltura, settore forestale, sviluppo rurale, ambiente e commercio".<br /> <br /> <strong>Alcune storie di successo<br /> </strong><br /> Possibili nuove opportunità del settore agroforestale stanno emergendo nelle foreste <em>miombo</em> dell'Africa centrale, orientale ed australe, che coprono circa tre milioni di chilometri quadrati in 11 paesi, e contribuiscono in modo significativo alle condizioni di vita di circa 100 milioni di persone a reddito basso.  Per esempio, tenere a freno le emissioni di gas serra rallentando la conversione delle foreste in terra coltivabile e promuovendo il sequestro di carbonio degli alberi mediante incentivi finanziari offerti dallo scambio di crediti energetici e dall'iniziativa REDD+. (<em>L'Iniziativa per ridurre le emissioni provocate da deforestazione e degrado forestale nei paesi in via di sviluppo</em>).  Analogamente, l'espansione della rigenerazione naturale di oltre cinque milioni di ettari di territorio arido degradato in Niger contribuirà a mitigare il cambiamento climatico e a far aumentare il reddito rurale.<br /> <br /> <strong>L'azione politica<br /> <br /> </strong>La guida fornisce dieci indicazioni principali per l'azione politica: per esempio sensibilizzare gli agricoltori e la comunità globale sui sistemi agroforestali; modificare le norme forestali, agricole e rurali che ostacolano lo sviluppo del settore; chiarire le regolamentazioni politiche sull'utilizzazione del territorio.  Quest'ultimo punto non significa necessariamente una titolazione formale della terra.  E' stato infatti provato che alcune forme consuetudinarie di ordinamento fondiario garantiscono che vengano piantati alberi, riducendo formalità e costi amministrativi.<br /> <br /> <strong>Ricompense agli agricoltori per i servizi ambientali forniti<br /> <br /> </strong>Secondo lo studio FAO, gli agricoltori che introducono alberi nei propri appezzamenti dovrebbero essere ricompensati per i servizi ambientali che forniscono mediante incentivi finanziari o altre forme di agevolazioni come sovvenzioni, esenzione fiscale, programmi di partecipazione ai costi, forme di micro-credito o consegne in natura, specialmente con servizi di divulgazione e con lo sviluppo delle infrastrutture.<br /> <br /> Anche le forme di credito a lungo termine sono fondamentali, poiché i vantaggi del piantare alberi raggiungono gli agricoltori solo dopo alcuni anni.  Il valore del carbonio sequestrato e gli altri servizi ambientali forniti dagli alberi potrebbero perfino essere impiegati per pagare gli interessi.<br /> <br /> In Costarica, un fondo nazionale di finanziamento istituito nel 1996 per sovvenzionare attività forestali, è stato esteso nel 2001 e nel2005 ai sistemi agroforestali che integrano coltivazioni alimentari, alberi e zootecnia. Nel corso degli ultimi otto anni, sono stati firmati più di 10.000 contratti di forestazione con il risultato che nelle aziende agricole sono stati piantati oltre <a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>3,5 milioni di alberi. <br /> <br /> La guida è stata elaborata dalla FAO in cooperazione con l'ICRAF (Centro Agroforestale Mondiale), il CATIE (Centro di ricerca agricola tropicale e di istruzione superiore) ed il CIRAD (Centro di ricerca agricola per lo sviluppo internazionale).]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/169283/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/169283/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 04 Feb 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Adottate le linee guida internazionali sui regimi fondiari</title>
	
	<description> Con una storica decisione la Commissione sulla Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS) ha adottato oggi un vasto corpo di linee guida globali volte ad aiutare i governi a tutelare i diritti di proprieta’ e di accesso alle terre, alle foreste e alla risorse ittiche delle popolazioni.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>11 Maggio 2012, Roma</strong> - Con una storica decisione la Commissione sulla Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS) ha adottato oggi un vasto corpo di linee guida globali volte ad aiutare i governi a tutelare i diritti di proprieta' e di accesso alle terre, alle foreste e alla risorse ittiche delle popolazioni.<br /> <br /> Le nuove<em> </em><a href="http://www.fao.org/nr/tenure/voluntary-guidelines/en/" target="_blank"><strong><em>Direttive Volontarie per una Governance Responsabile dei Regimi di Proprietà Applicabili alla Terra, alla Pesca e alle Foreste nel Contesto della Sicurezza Alimentare Nazionale</em></strong></a><em><strong> </strong></em>tracciano i principi e le pratiche a cui governi possono far riferimento nell'amministrare i diritti di proprietà sulla terra e sulle risorse ittiche e forestali.<em><br /> </em><br /> Le linee guida sono il frutto di un inclusivo processo di consultazioni iniziato dalla FAO nel 2009 e poi ultimato dai negoziati intergovernativi coordinati dal CFS, che hanno visto la partecipazione di rappresentanti governativi, delle organizzazioni della societa' civile, del settore privato,  delle organizzazioni internazionali e del mondo accademico.<br /> <br /> Lo scopo delle direttive è quello di promuovere la sicurezza alimentare e lo sviluppo sostenibile migliorando la garanzia dei diritti di accesso alle risorse di terra, forestali e ittiche e proteggendo i diritti di milioni di persone spesso in condizioni di estrema povertà.  <br /> <br /> <strong>Una svolta di portata storica <br /> </strong><br /> "Garantire alle popolazioni povere e vulnerabili sicurezza ed equità nei diritti di accesso alla terra e alle altre risorse naturali è una condizione indispensabile nella lotta contro la fame e la povertà. Il fatto che per la prima volta i paesi abbiano concordato delle linee guida globali sui regimi fondiari rappresenta una svolta storica. Ora abbiamo una visione comune. E' un punto di partenza che aiuterà a migliorare le spesso terribili condizioni dei poveri e degli affamati", ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva.<br /> <br /> Gran parte del dibattito pubblico ultimamente si è incentrato sul fenomeno del cosiddetto ‘accaparramento delle terre', che è una delle questioni affrontate nelle linee guida.<br /> <br /> Se da una parte le direttive riconoscono che gli investimenti responsabili da parte del pubblico e del privato sono indispensabili per migliorare la sicurezza alimentare, esse raccomandano anche che vengano messi in atto meccanismi di tutela che preservino i diritti di proprietà delle popolazioni locali dai rischi derivanti dalle acquisizioni di larga-scala, e che difendano i diritti umani, i mezzi di sussistenza, la sicurezza alimentare e l'ambiente.  <br /><br /> Sistemi di investimento che non si traducono in acquisizioni di terre su larga-scala esistono, e sono tali modelli alternativi che dovrebbero essere sostenuti. Gli investimenti dovrebbero anche promuovere obiettivi di politica nazionale quali il miglioramento della sicurezza alimentare locale, l'eradicazione della povertà, la creazione di posti di lavoro, nonché "creare vantaggi per il paese e la sua gente, in particolare i poveri e i più vulnerabili"<br /> <br /> Le linee guida affrontano una vasta gamma di questioni, tra cui: <br /> <br /><ul><li> Il riconoscimento e la protezione dei legittimi diritti fondiari, anche nei sistemi informali </li></ul><ul><li> Migliori pratiche per la registrazione e il trasferimento dei diritti fondiari</li></ul><ul><li> Garantire che i regimii amministrativi di proprieta' siano concretamente ed economicamente accessibili </li></ul><ul><li> Una corretta gestione degli espropri e la restituzione delle terre a coloro che ne sono stati forzatamente privati in passato </li></ul><ul><li> I diritti delle comunita' indigene</li></ul><ul><li> Assicurare che gli investimenti fondiari avvengano in maniera responsabile e trasparente</li></ul><ul><li> I meccanismi di risoluzione delle dispute sui diritti di proprieta' </li></ul><ul><li> Gestire il problema dell'espansione delle aree urbane verso le campagne</li></ul><br />"Alcune delle questioni che le Direttive Volontarie affrontano risalgono addirittura a secoli addietro. Il fatto che tali linee guida affrontino queste vecchie questioni irrisolte cosi' come problematiche assai piu' recenti e' cio' che le rende tanto importanti," afferma Graziano da Silva.<br /> <strong><br /> Le prossime iniziative<br /> </strong><br /> "Queste direttive sono il risultato di un processo di consultazioni e negoziati durato tre anni che ha riunito una gran varietà di parti interessate assicurando che una vasta gamma di voci venisse ascoltata," afferma Yaya Olaniran, attuale Presidente del CFS. "Il risultato è che ora disponiamo di un considerevole compendio di principi e pratiche che tutti - paesi, settore privato, agricoltori, società civile - potranno adottare e promuovere, e che avrà effettivo riscontro nel mondo reale. Starà ora ai paesi che hanno adottato le linee guida di metterle in pratica realmente, afferma Olaniran. "Questi cambiamenti non si avranno da un giorno all'altro. Ma sappiamo anche, come emerso dalle ampie consultazioni alla FAO e dai negoziati condotti dal CFS, che esiste un grande sostegno a tali direttive. L' approvazione da parte del CFS conferisce loro legittimità e forza , e tutti i paesi che vi sono stati coinvolti sono ora pronti ad a metterle realmente in pratica, " ha concluso.    <br /> <br /> Parlando a nome delle organizzazioni della società civile coinvolte nel processo di stesura delle direttive, Ángel Strapazzón, del <em>Movimiento Campesino Indígena-Vía Campesina Argentina</em>, ha dichiarato: "Noi elogiamo il processo portato avanti per la stesura delle linee guida, che ha offerto alla società civile e ai rappresentanti dei piccoli produttori alimentari l'opportunità di partecipare a tutte le fasi delle consultazioni, di sollevare l'attenzione su problematiche reali e di indicare proposte concrete".<br /> <br /> "Noi abbracciamo le linee guida, seppur sottolineando che esse presentano lacune in alcune aree che sono cruciali per la sussistenza dei piccoli produttori alimentari. Nonostante ciò, invitiamo i governi e le agenzie intergovernative ad attuarle e ad  impegnarsi urgentemente nel migliorare la governance dei sistemi fondiari per la sicurezza alimentare", ha aggiunto. <br /> <br /> Luc Maene, Presidente del Network Internazionale Agro-Alimentare, che rappresenta il settore privato, ha dichiarato: "I regimi fondiari sono fondamentali per la sicurezza alimentare, ed è tramite la loro regolamentazione che la Commissione sulla Sicurezza Alimentare, da poco riformata, sta guidando tale processo. Le direttive stabiliscono dei punti cardine affinché i regimi fondiari funzionino.  In molti posti, i regimi di proprietà delle terre sono di fatto inesistenti. Per noi del settore privato e per i nostri partner agricoltori, è importante che vi sia un'efficiente amministrazione locale dei registri fondiari, senza corruzione. Regole eque e trasparenti avvantaggiano tutti, garantendo alle donne un uguale diritto di accesso alle terre e favorendo investimenti responsabili lungo l'intera catena agro-alimentare."<br /> <br /> Il Direttore Generale della FAO Graziano da Silva ha aggiunto che l'Organizzazione è pronta ad offrire supporto ed assistenza ai paesi nell'adeguarsi alle direttive ed attuarle.<br /> <br /> Come già fatto in precedenza nel caso di altri accordi simili - ad esempio per il Codice di Condotta per una Pesca Responsabile  - la FAO si impegnerà ora a produrre una serie di manuali pratici volti ad aiutare i paesi ad adattare le direttive ai rispettivi contesti locali e a metterle in pratica. Allo stesso scopo, l'Organizzazione offrirà anche assistenza tecnica specifica ai governi. <br /> <br /> Da parte sua, il CFS si concentrerà ora sulla questione degli investimenti agricoli responsabili in generale.  La Commissione sta attualmente programmando un round di consultazioni di durata annuale, previsto iniziare ad Ottobre, che dovrebbe portare alla stesura di un corpo di principi guida per gli investimenti agricoli responsabili al più tardi nel 2013. <br /> <br /> Costituito da governi, agenzie ONU, organizzazioni della società civile, centri di ricerca in campo agricolo, istituzioni finanziarie, organizzazioni del settore privato e fondazioni filantropiche, il CFS è la più importante piattaforma mondiale per la discussione sui temi della sicurezza alimentare, che opera come meccanismo sia di creazione di un consenso internazionale sia di promozione delle giuste politiche a livello nazionale.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/142614/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/142614/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 11 May 2012 11:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>In pericolo le foreste montane</title>
	
	<description> L’integrità e la capacità di risposta delle foreste di montagna sono minacciate dall’aumento delle temperature, dagli incendi, dall’incremento demografico e dall’insicurezza alimentare ed energetica, avverte la FAO in un nuovo studio pubblicato oggi</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 9 dicembre 2011 - </strong>L'integrità e la capacità di risposta delle foreste di montagna<strong> </strong>sono minacciate dall'aumento delle temperature, dagli incendi, dall'incremento demografico e dall'insicurezza alimentare ed energetica, avverte la FAO in un nuovo studio pubblicato oggi.<br /><br />La crescita demografica, e con essa l'estendersi dell'agricoltura intensiva, hanno spinto molti piccoli contadini a spostarsi in altitudine, verso aree marginali e pendii ripidi, provocando una perdita di foresta, avverte il rapporto <a href="http://www.mountainpartnership.org/common/files/pdf/web_TKohler.pdf" target="_blank"><em>Mountain Forests in a Changing World</em></a> (Le foreste di montagna in un mondo che cambia <em>ndt.</em>).  Il rapporto fa notare che il cambiamento climatico è destinato a far aumentare le infestazioni e la diffusione di agenti patogeni, fattori anch'essi che contribuiscono a danneggiarne l'integrità.<br /><br />Il rapporto, prodotto congiuntamente dal Segretariato della Partnership delle Montagne, ospitato dalla FAO, e dall'Agenzia Svizzera per lo sviluppo e la cooperazione, è stato pubblicato a ridosso della Giornata Internazionale della Montagna dell'ONU, che si celebra l'11 dicembre.<br /><br />"Le foreste di montagna proteggono le comunità locali dai disastri naturali e tutelano le risorse naturali ed i sevizi ambientali su cui miliardi di persone fanno affidamento per la propria sussistenza", dice Eduardo Rojas-Briales, Vice Direttore Generale della FAO per le Foreste.  "Le foreste montane hanno risentito delle conseguenze di molte sfide globali: cambiamento climatico, penuria idrica, perdita di biodiversità, desertificazione, ma esse offrono anche notevoli opportunità per trovare le soluzioni.  Credo che lo sviluppo sostenibile delle foreste di montagna richieda, e meriti, un posto prominente nell'agenda politica internazionale".<br /><br /><strong>Fonte di acqua dolce<br /><br /></strong>Le montagne forniscono il 60 per cento delle risorse di acqua dolce mondiali, nonostante coprano solo il 12 per cento della superficie terrestre, si legge nel rapporto. Le foreste di montagna incidono fortemente sulla quantità e sulla qualità dell'approvvigionamento idrico delle comunità e delle industrie delle zone montane ma anche di quelle delle zone pianeggianti.  Quando le foreste vengono abbattute e la terra è lasciata senza protezione, aumentano deflusso ed erosione del suolo, con un conseguente deteriorarsi della qualità dell'acqua nei torrenti e nei fiumi.<br /><br />Molte città dipendono pesantemente dalle risorse idriche montane, basti pensare che il 95 per cento del rifornimento idrico di una città come Vienna proviene dalle foreste montane delle Alpi Noriche, che il 40 per cento dell'acqua di Tegucigalpa, in Honduras, proviene dalla foresta amazzonica di La Tigra National Park.  In Kenya l'acqua proveniente dal Monte Kenya genera il 97 per cento dell'energia idroelettrica di quel paese.  In Asia l'altopiano tibetano funge da rifornitore idrico per circa 3 miliardi di persone.<br /><br /><strong>Integrazione con le politiche per il cambiamento climatico<br /><br /></strong>Le foreste montane sequestrano un'enorme quantità di carbonio e possono svolgere un ruolo importante nelle politiche volte a contrastare il cambiamento climatico, fa notare il rapporto.  La perdita di foreste montane farebbe rilasciare grandi quantità di carbonio nell'atmosfera.<br /><br />I responsabili politici nazionali dovrebbero prendere in considerazione l'importanza di proteggere e conservare le foreste montane, ed integrare questi aspetti nelle politiche di mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico.<br /><br />A livello globale i servizi ambientali chiave forniti dalle foreste montane dovrebbero meglio riflettersi nei negoziati e negli incontri internazionali sul cambiamento climatico, sulla qualità dell'acqua ed su altre questioni ambientali, in particolare alla luce dei risultati delle ricerche sull'inquinamento e sullo scioglimento dei ghiacciai presentati nel corso della Giornata della Montagna alla conferenza sul cambiamento climatico (UNFCCC COP17) di Durban, in Sudafrica.<br /><br /><strong>Maggiori strumenti alle popolazioni montane<br /><br /></strong>Le popolazioni montane - che sono tra le più povere e con maggiori problemi di insicurezza alimentare al mondo - sono decisive per il mantenimento degli ecosistemi montani, fa notare il rapporto.  E dovrebbero dunque avere voce in capitolo nella gestione delle risorse forestali locali dalle quali dipendono e condividere i benefici del loro uso e della loro conservazione.<br /><br />Insieme al rapporto sulle foreste montane, la FAO ha diffuso due altre pubblicazioni sull'importante ruolo degli ecosistemi montani nel miglioramento delle condizioni di vita rurali e per l'alleviamento della povertà:<em> <a href="http://www.fao.org/docrep/014/i2248e/i2248e00.pdf" target="_blank">Highlands and Drylands: Mountains, a source of resilience in arid regions</a></em><em> </em>e <em><a href="http://www.fao.org/mnts/products-2011/en/" target="_blank">Why invest in Sustainable mountain development?</a>.<br /><br /></em>Lunedì 12 dicembre si terrà presso la sede FAO una cerimonia per celebrare la Giornata Internazionale della Montagna 2011, dal tema quest'anno "Foreste montane - le radici del nostro futuro".</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/116720/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/116720/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 10:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La tecnologia satellitare fornisce nuove stime sulle perdite di superficie forestale</title>
	
	<description> Un nuovo rilevamento su dati satellitari appena pubblicato dalla FAO fornisce un quadro più accurato dei cambiamenti che hanno interessato il patrimonio forestale mondiale, mostrando un declino nell’uso della superficie forestale tra il 1990 e il 2005</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>30 novembre 2011, Roma</strong> - Un nuovo rilevamento su dati satellitari appena pubblicato dalla FAO fornisce un quadro più  accurato dei cambiamenti che hanno interessato il patrimonio forestale mondiale, mostrando un declino nell'uso della superficie forestale tra il 1990 e il 2005. <br /><br />I risultati dell'<a href="http://www.fao.org/forestry/fra/remotesensingsurvey/en/" target="_blank">indagine di rilevamento a distanza condotta a livello globale</a> mostrano che la superficie forestale totale nel 2005 copriva 3,69 milioni di ettari, ovvero il 30% dell'estensione totale delle terre globali.<br /><br />I nuovi rilevamenti indicano che il tasso di deforestazione a livello globale è stato pari in media a 14,5 milioni di ettari l'anno tra il 1990 e il 2005, in linea con le stime precedenti. La deforestazione é avvenuta soprattutto ai tropici, verosimilmente a causa della conversione di foreste tropicali in terre agricole.<br /><br />D'altro lato, l'indagine mostra che globalmente la perdita netta di foreste tra il 1990 e il 2005 è stata inferiore a quanto creduto in precedenza, poiché le aree forestali guadagnate sono state maggiori di quanto indicato dalle precedenti stime.   <br /><br />La perdita netta di foreste - quando le perdite di area boschiva sono parzialmente compensate da riforestazione o espansione naturale del manto forestale - è stata pari a 72,9 milioni di ettari, ovvero il 32% in meno della precedente stima di 107,4 milioni di ettari, secondo il nuovo rivelamento. In altre parole, la terra ha perso in media 4,9 milioni di ettari di foreste l'anno, ovvero quasi 10 ettari di foreste al minuto, nell'arco dei 15 anni.  <br /><br />I nuovi dati rivelano anche che la perdita netta di foreste è andata accelerando, aumentando dai 4,1 milioni di ettari l'anno tra il 1990 e il 2000 ai 6,4 millioni di ettari tra il 2000 e il 2005. <br /><br />Le stime sono state realizzate sulla base del più vasto uso fatto fin'ora di dati satellitari ad alta risoluzione per fornire un quadro dell'estensione boschiva su tutto il globo. Esse differiscono dalle precedenti stime della FAO riportate nella <a href="http://www.fao.org/forestry/fra/fra2010/en/" target="_blank">Valutazione delle Risorse Forestali Globali 2010</a> (FRA 2010), basate sulla compilazione di studi condotti a livello nazionale usando una vasta gamma di fonti diverse.<br /><br />"La deforestazione sta privando milioni di persone di beni e servizi derivanti dalle foreste che sono cruciali per la sicurezza alimentare, il benessere economico e la salute ambientale", ha dichiarato Eduardo Rojas-Briales, Vice-Direttore Generale della FAO per il Settore Forestale.<br /><br />"Le nuove stime basate sui dati satellitari ci danno un quadro più completo e globale, nel tempo, della situazione delle foreste nel mondo. Insieme alla vasta gamma di informazioni fornite dai singoli rapporti nazionali, esse offrono agli organi decisionali ad ogni livello informazioni più accurate e sottolineano la necessità che i paesi e le organizzazioni si impegnino urgentemente per porre un freno alla perdita di questi preziosi ecosistemi forestali", ha aggiunto Rojas-Briales.<br /><br />L'indagine di rilevamento a distanza è stata condotta su una sola fonte di dati in tre diversi momenti - 1990, 2000 e 2005 - usando gli stessi dati input e la stessa metodologia per tutti i paesi. <br /><br />"Per quanto riguarda le modifiche dell'estensione della superficie forestale, i nuovi risultati arricchiscono soprattutto le nostre informazioni sull'Africa, dove i dati relativi a molti paesi erano vecchi o di scarsa qualitá. Qui il rilevamento satellitare mostra un tasso di perdita forestale inferiore a quello precedentemente stimato sulla base dei rapporti nazionali," afferma Adam Gerrand, Esperto forestale della FAO.  <br /><br /><strong>Perdite e guadagni a livello regionale <br /><br /></strong>I dati mostrano anche ampie differenze regionali nelle perdite e nei guadagni di superficie boschiva. Tra il 1990 e il 2005 la perdita di foreste è stata maggiore ai tropici, dove si trova poco meno della metà della superficie forestale mondiale. Le perdite nette in questa regione sono state in media di 6., milioni di ettari l'anno tra il 1990 e il 2005. Il piu' alto tasso di conversione di superficie forestale ad altri usi non meglio specificati si è registrato per entrambi i periodi in America del Sud, seguita dall'Africa.     <br /><br />L'Asia è l'unica regione ad aver registrato guadagni netti di superficie forestale in entrambi i periodi. La deforestazione ha riguardato si tutte le regioni, Asia compresa, ma l'estesa attività di rimboschimento che è stata riportata in diversi paesi in Asia (principalmente in Cina) ha più che compensato le aree forestali andate perdute. <br /><br />Modesti guadagni netti di area boschiva si sono registrati nelle regioni subtropicali, temperate e boreali nell'arco di tutto il quindicennio. Ulteriori successivi rilevamenti a distanza saranno in grado di rilevare i cambiamenti avvenuti a partire dal 2005, compreso ogni progresso che può esser stato fatto nella protezione delle foreste esistenti e nella creazione di nuove foreste dal 2005 in avanti. <br /><br /><strong>Una visione globale<br /><br /></strong>I nuovi dati forniscono input importanti per quei processi di monitoraggio nazionale ed internazionale che richiedono informazioni e statistiche sulle aree forestali e sui cambiamenti di destinazione d'uso delle terre. Tra di essi, la Convenzione sulla biodiversitá e la nuova Iniziativa per ridurre le emissioni provocate da deforestazione e degrado forestale nei paesi in via di sviluppo (REDD+), nell'ambito della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico (UNFCCC), attualmente alla discussione della XVII Conferenza delle Nazioni Unite ospitata a Durban, in Sud Africa (28 novembre-9 dicembre 2011).    <br /><br />Per condurre tale studio, la FAO ha lavorato per quattro anni con i suoi partner tecnici del Centro comune di ricerca della Commissione Europea ed oltre 200 ricercatori da 102 paesi, per analizzare i dati provenienti dall'Ente Nazionale per le Attivitá Spaziali e Areonautiche (NASA) e dall'Istituto Geologico degli Stati Uniti (USGS).<br /><br />La ricerca è stata finanziata con contributi della Commissione Europea, del Centro Heinz, dei governi di Australia, Finlandia e Francia e della FAO.  </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il crescente numero di incendi di vasta scala potrebbe contribuire al riscaldamento globale</title>
	
	<description> Se il cambiamento climatico sta probabilmente contribuendo all’aumento del numero di incendi di vaste proporzioni in tutto il mondo, gli incendi potrebbero a loro volta star contribuendo al riscaldamento globale, afferma la FAO.L'agenzia ha sollecitato i paesi ad adottare strategie più integrate per la gestione degli incendi boschivi e a migliorare il monitoraggio delle emissioni di gas serra da essi provocati, in quanto contribuiscono al riscaldamento globale.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>10 maggio, 2011, Roma/Sun City</strong> - Se il cambiamento climatico sta probabilmente contribuendo all'aumento del numero di incendi di vaste proporzioni in tutto il mondo, gli incendi potrebbero a loro volta contribuire al riscaldamento globale, afferma la FAO in un rapporto presentato oggi alla V Conferenza Internazionale sugli Incendi Boschivi tenutasi a Sun City, in Sudafrica.<br /><strong><br /></strong>L'agenzia ha sollecitato i paesi ad adottare strategie più integrate per la gestione degli incendi boschivi e a migliorare il monitoraggio delle emissioni di gas serra da essi provocati, in quanto contribuiscono al riscaldamento globale. <br /><br />"Gli incendi di vaste proporzioni sono principalmente provocati dagli uomini e tendenzialmente aggravati dal cambiamento climatico, ma ora sospettiamo anche che essi costituiscano un vero e proprio circolo vizioso che sta facendo aumentare il riscaldamento globale", dice Pieter van Lierop, esperto forestale della FAO. "Dato l'aumento sia della frequenza sia delle proporzioni di tali incendi, insieme a previsioni climatiche che annunciano stagioni secche via via più calde e asciutte, questa sta diventando una questione urgente", afferma.   <br /><br />Tra gli esempi più recenti di incendi di vaste proporzioni vi sono il "Sabato Nero" australiano - la serie di incendi che ha devastato l'Australia nel 2009, uccidendo 173 persone e distruggendo diverse città - e l'ondata record di incendi - oltre 32 000 - che ha investito la Russia nell'estate 2010, facendo 62 vittime e bruciando circa 2,3 milioni di ettari di terra. <br /><br />Il rapporto, intitolato <em><a href="http://foris.fao.org/static/pdf/fm/5thIWFConference2011.pdf" target="_blank" title="il rapporto (pdf)">Findings and Implications from a Coarse-Scale Global Assessment of Recent Selected Mega-Fires</a></em> (Risultati e implicazioni di uno studio su scala approssimativamente globale di recenti casi selezionati di incendi di vasta scala), esamina i recenti incendi scoppiati in Australia, Botswana, Brasile, Indonesia, Israele, Grecia, Russia e Stati Uniti. <br /> <br /><strong>Le principali cause degli incendi di vasta scala<br /></strong><br />Quasi tutti gli incendi di vaste proporzioni esaminati nel rapporto sono stati causati dall'uomo. Spesso gli incendi sono provocati intenzionalmente per rendere disponibile la terra a fini agricoli e di sviluppo. La siccità ha avuto un peso rilevante in tutti gli incendi esaminati nel rapporto, eccetto uno, mentre condizioni climatiche calde, secche e ventose erano presenti in tutti i casi. Nelle foreste tropicali, gli incendi di vaste proporzioni sono principalmente alimentati dalla legna e dalla sterpaglia secca residuo dei disboscamenti finalizzati all'utilizzo di tali aree per le piantagioni alimentari.<br /><br /><strong>Strategie equilibrate per la gestione degli incendi boschivi<br /><br /></strong>Sebbene la siccità venga spesso indicata come fattore decisivo per il diffondersi incontrollato degli incendi di vasta scala, Florida e Australia Occidentale offrono due esempi di casi in cui, nonostante la presenza prolungata di forti siccità, i costi, le perdite e i danni causati dagli incendi boschivi sono molto inferiori che altrove. Ciò è conseguenza dell'adozione di strategie più equilibrate per la prevenzione, la mitigazione e la gestione degli incendi.<br /><br />In Florida, il Servizio Forestale degli Stati Uniti e lo Stato della Florida possiedono all'incirca 800 000 ettari. Ogni anno le due istituzioni bruciano in media tra il 10 e il 20 per cento delle loro foreste in maniera controllata. Gli incendi controllati vengono attuati a rotazione ogni due/quattro anni e costano tra i 10 e i 30 dollari l'ettaro. Nelle foreste lasciate prive di tale gestione, i costi per la lotta contro gli incendi possono anche superare le molte centinaia, addirittura le migliaia, di dollari l'ettaro, senza contare i costi aggiuntivi in termini di danni e perdite eventualmente provocati dagli incendi. <br /><br />Nella zona sud-ovest dell'Australia Occidentale, il Dipartimento per lo Sviluppo e la Conservazione protegge un territorio di circa 2,5 milioni di ettari. Gli incendi controllati vengono qui usati regolarmente per la manutenzione di circa l'8-9 per cento di tale area, e costituiscono il 70-90 per cento degli incendi. I costi, le perdite e i danni provocati dagli incendi boschivi sono diminuiti notevolmente da quando è stato introdotto il programma di incendi controllati.<br /><br />In alcune aree sono in atto delle iniziative di gestione degli incendi incentrate sulle comunità locali. Questi programmi, gestiti insieme da proprietari terrieri privati e pubblici, sono in grado di conciliare interessi contrastanti e di rendere più sicure e resistenti le aree forestali maggiormente a rischio di incendio sull'intero territorio.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/74234/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/74234/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 09 May 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Foreste e cambiamento climatico nel Mediterraneo</title>
	
	<description> Una nuova partnership per le foreste del Mediterraneo è stata creata per affrontare le principali sfide riguardanti le foreste della regione, aggravate dal duro impatto del cambiamento climatico. La partnership è stata annunciata durante la Seconda Settimana della Foresta Mediterranea, che si sta svolgendo in questi giorni (5-8 aprile) ad Avignone, in Francia.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p align="left"><strong>6 aprile 2011, Roma/Avignone</strong> - Una nuova <a href="http://www.fao.org/forestry/silvamed/66624/en/" target="_blank">partnership per le foreste del Mediterraneo</a> è stata creata per affrontare le principali sfide riguardanti le foreste della regione, aggravate dal duro impatto del cambiamento climatico. La partnership è stata annunciata durante la Seconda Settimana della Foresta Mediterranea, che si sta svolgendo in questi giorni (5-8 aprile) ad Avignone, in Francia. <br /><br />"La Partnership di Collaborazione per le Foreste nel Mediterraneo contribuirà a sollevare l'attenzione sulla ricchezza delle funzioni vitali che le foreste della regione forniscono ai loro abitanti. Tra queste vi sono la protezione del suolo e dell'acqua, la valorizzazione del territorio, il sequestramento del carbonio e la conservazione della biodiversità. E' urgente unire i nostri sforzi al fine di conservare e preservare queste funzioni vitali per le generazioni future", afferma Eduardo Rojas-Briales, Vicedirettore Generale, Dipartimento Foreste della FAO. <br /><br />La partnership coinvolge dodici tra istituzioni e organizzazioni, tra cui la FAO, e riguarderà principalmente sei paesi del Mediterraneo Meridionale ed Orientale: Marocco, Algeria, Tunisia, Siria, Libano e Turchia. La nuova partnership è uno strumento dinamico al servizio di tutti i soggetti interessati nella regione mediterranea, per affrontare le crescenti sfide che minacciano gli ecosistemi forestali della regione e per dar maggior risonanza al valore di tali aree forestali e alla urgente necessità di proteggerle. <br /><br />Il bacino del Mediterraneo perde ogni anno tra 0,7 e un milione di ettari di foreste a causa degli incendi, una perdita stimata in termini economici attorno al valore di un miliardo di euro.</p> <p align="left">La regione del Mediterraneo sta assistendo ad un considerevole aumento nella durata e nella frequenza delle siccità e delle ondate di caldo, che si traduce in un crescente rischio di incendi boschivi di larga scala così come in una maggiore scarsità d'acqua, che si ripercuote a sua volta sulle popolazioni rurali e urbane. <br /><br /><strong>Le foreste afflitte da diverse minacce<br /><br /></strong>La superficie forestale totale nella regione mediterranea è pari a 73 milioni di ettari, vale a dire l'8,5% della superficie totale terrestre. Le foreste del Mediterraneo forniscono una gran varietà di prodotti quali il legno e prodotti non legnosi come sughero, mangime per il bestiame, piante aromatiche e selvaggina, tutti prodotti estremamente importanti per lo sviluppo socio-economico e che contribuiscono alla sicurezza alimentare e alla riduzione della povertà nelle aree rurali.<br /><br />Ma le foreste mediterranee si trovano anche ad affrontare un'insieme di minacce quali il cambiamento climatico, l'espansione agricola, il turismo, lo sviluppo urbano ed altre pratiche di utilizzo della terra che stanno contribuendo notevolmente alla perdita del manto forestale.<br /><br />Ad esempio, nel Mediterraneo settentrionale, dove la superficie forestale è prevalentemente di proprietà privata, la vegetazione selvaggia si è estesa considerevolmente in conseguenza di dinamiche naturali e, per via dell'assenza di un'adeguata gestione, il rischio di incendi boschivi è aumentato. <br /><br />Nel Mediterraneo meridionale la crescente pressione esercitata sulle risorse forestali da pratiche quali lo sfruttamento eccessivo dei pascoli, il disboscamento per far spazio ad altri usi, la raccolta eccessiva di legna per combustibile e di carbone, sono tra i fattori che contribuiscono maggiormente al degrado forestale e alla deforestazione.<br /><br /><strong>Necessaria un'azione a tutti i livelli<br /><br /></strong>La partnership mira ad integrare le politiche e gli investimenti a livello nazionale in modo da adattare le foreste al cambiamento climatico; questo implicherà il coinvolgimento di diversi settori quali quello forestale, l'agricoltura, lo sviluppo urbano, la gestione dell'acqua, l'ambiente, la pianificazione della gestione del territorio, l'istruzione, il turismo, etc. Ulteriore scopo, sviluppare un approccio regionale integrato alla gestione delle foreste e in particolare alla prevenzione degli incendi boschivi, attraverso la condivisione di competenze, conoscenze e migliori pratiche.   <br /><br />A livello locale la partnership contribuirà a promuovere una gestione sostenibile delle foreste tra i vari soggetti interessati, quali comunità locali, proprietari e amministratori del settore, contadini, allevatori, ambientalisti, gestori di aree protette e studiosi. </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/54679/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/54679/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 05 Apr 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Si apre l’Anno internazionale delle foreste</title>
	
	<description> I milioni di persone che dipendono dalle foreste per la propria sopravvivenza svolgono un ruolo esenziale nella gestione, nella conservazione e nello sviluppo sostenibili delle foreste mondiali. Ciononostante, i loro diritti ad usare e trarre beneficio dalle risorse forestali spesso non vengono tenuti nella giusta considerazione, afferma il nuovo rapporto della FAO &quot;Lo stato delle risorse forestali mondiali&quot; (SOFO 2010), presentato oggi a New York nel corso della cerimonia che ha aperto l'Anno Internazionale delle Foreste</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma/New York, 2 febbraio 2011 - </strong>I milioni di persone che dipendono dalle foreste per la propria sopravvivenza svolgono un ruolo esenziale nella gestione, nella conservazione e nello sviluppo sostenibili delle foreste mondiali.  Ciononostante, i loro diritti ad usare e trarre beneficio dalle risorse forestali spesso non vengono tenuti nella giusta considerazione, afferma il nuovo rapporto della FAO <em><a href="http://www.fao.org/docrep/013/i2000e/i2000e00.htm" target="_blank" title="Il rapporto completo">Lo stato delle risorse forestali mondiali</a></em> (SOFO 2011), presentato oggi a New York nel corso della cerimonia che ha aperto l'Anno Internazionale delle Foreste.<br /><br />"Nel corso dell'Anno Internazionale delle Foreste sarà importante riuscire a mettere in evidenza il rapporto che esiste tra le persone e le foreste ed i benefici che possono derivare quando le foreste sono gestite dalle popolazioni locali in modo sostenibile ed innovativo", ha affermato Eduardo Rojas, Vice Direttore Generale della FAO, del Dipartimento Foreste.<br /><br /><strong>Verso un'economia "più verde"<br /><br /></strong>L'accresciuto interesse per la sostenibilità sociale ed ambientale offre all'industria forestale una grande opportunità di rinnovarsi e ristrutturarsi, non solo per riuscire a rispondere alle esigenze del XXI secolo, ma anche per far cambiare la percezione di molti consumatori che spesso hanno sensi di colpa nell'usare il legno, poiché ritengono sbagliato dal punto di vista etico tagliare gli alberi.<br /><br />Il rapporto FAO sottolinea come, al contrario, l'industria forestale possa essere parte importante di un'economia "più verde", e come i prodotti legnosi abbiano caratteristiche ambientali che possono interessare le persone.  Il legno ed i prodotti legnosi in quanto materiali naturali provengono da risorse rinnovabili che immagazzinano carbonio, e possono essere riciclati.<br /><br /><strong>Una maggiore efficienza energetica<br /><br /></strong>L'industria forestale risponde alle molte preoccupazioni sollevate dal punto di vista ambientale e sociale cercando di migliorare l'uso delle risorse nella direzione di una loro maggiore sostenibilità, facendo maggiore uso di materiali da scarto per i propri prodotti, aumentando l'efficienza energetica e riducendo le emissioni.<br /><br />Ne è un esempio il fatto che nel 2010 il 37 per cento del totale della produzione forestale è derivata da carta riciclata, scarti di legno e fibre non legnose, e questa percentuale è probabile possa arrivare al 45 per cento nel 2030, principalmente in Cina ed India.<br /><br />Non solo, ma la maggior parte dei prodotti legnosi solidi, come segatura e compensato, vengono adesso prodotti con un relativo basso impiego di energia, e questo vuol dire che la loro produzione ed il loro uso ha un'impronta di carbonio bassa, ulteriormente rafforzata dal fatto che i prodotti legnosi immagazzinano carbonio.  La produzione di carta e di pasta di cellulosa ha una più alta intensità energetica ma vi è crescente pressione affinché si riducano l'intensità energetica e le emissioni di carbonio mediante l'adozione di migliori tecnologie e lo scambio di quote d'emissione.<br /><br />Molti governi ritengono che l'industria forestale abbia in sé la potenzialità di promuovere una "economia più verde" mediante per esempio l'impiego di bioenergia, di attività di promozione del legno e di nuovi prodotti e biomateriali legnosi.<br /><br /><strong>Ridurre le emissioni e sostenere le comunità locali<br /><br /></strong>Il rapporto FAO sottolinea la necessità che si intervenga al più presto per proteggere le foreste, che offrono mezzi di sostentamento alle comunità locali, dagli effetti del cambiamento climatico.<br /><br />Le recenti decisioni prese a Cancun nel dicembre 2010 sul REDD+ (<em>Riduzione delle Emissioni da Deforestazione e Degrado delle foreste</em>) dovrebbero essere inserite in una più ampia riforma della <em>governance</em> forestale e consentire la partecipazione delle popolazioni indigene e delle comunità locali.  Secondo il rapporto, i loro diritti dovrebbero essere rispettati in tutte le attività e strategie nazionali del REDD+.<br /><br />Secondo il rapporto i paesi dovranno adottare leggi per chiarire i cosiddetti "<em>carbon rights</em>" ed assicurare una distribuzione equa di costi e benefici dai programmi REDD+.<br /><br /><strong>Sottovalutate le strategie di adattamento <br /><br /></strong>Mentre gli interventi forestali previsti dal REDD+ per mitigare gli effetti del cambiamento climatico stanno ricevendo attenzione e finanziamenti, il ruolo delle foreste nell'adattamento al cambiamento climatico nonostante sia decisivo è stato spesso sottovalutato dai governi.  A questo riguardo il rapporto sottolinea l'importante contributo delle foreste al raggiungimento di strategie nazionali di adattamento.<br /><br />Adeguate misure forestali possono ridurre l'impatto del cambiamento climatico su ecosistemi e settori della società particolarmente vulnerabili.  Se per esempio si mettesse un freno all'abbattimento delle mangrovie (un quinto delle quali dal 1980 ad oggi si stima sia andato perduto) aiuterebbe a proteggere le coste dalle tempeste sempre più intense e dagli tsunami che sempre più frequenti le colpiscono.  Piantare foreste ed alberi a fini di protezione ambientale e per produrre reddito potrebbe aiutare le popolazioni povere che vivono in paesi aridi ad essere meno soggetti alla siccità.   <br /><br />Tra gli esempi positivi di misure di adattamento nei paesi in via di sviluppo il rapporto cita lo sviluppo e la conservazione delle mangrovie in Bangladesh, la prevenzione degli incendi boschivi a Samoa ed i programmi di rimboschimento ad Haiti.<br /><br />Il rapporto fa notare che il legame esistente tra foreste, condizioni di vita rurali e stabilità ambientale evidenzia la necessità di un robusto sostegno finanziario alle misure di adattamento forestale al cambiamento climatico.<br /><br />"Senza questa dovuta attenzione alle questioni ed istanze a livello locale, vi è il rischio di corrodere modi tradizionali di vita e minacciare alcune delle foreste tra le più varie dal punto di vista biologico e tra le più importanti dal punto di vista ambientale", conclude il rapporto.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/50499/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/50499/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>A rischio la biodiversità delle foreste</title>
	
	<description> L'alto tasso di deforestazione, il degrado e la perdita di foreste primarie minacciano la biodiversità forestale. Tuttavia, in molti paesi, grazie all'istituzione di aree forestali protette, continua il trend positivo di conservazione della biodiversità.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 4 ottobre 2010 </strong>- L'alto tasso di deforestazione, il degrado e la perdita di foreste primarie minacciano la biodiversità forestale.  Tuttavia, in molti paesi, si é potuto registrare una tendenza positiva nella conservazione della diversità biologica forestale, attraverso la designazione di nuove aree forestali preposte alla conservazione della biodiversità. <br /><br />Questa è una delle conclusioni del rapporto FAO <strong><em><a href="http://www.fao.org/forestry/fra/fra2010/en/" target="_blank">Global Forest Resources Assessment 2010</a></em></strong> (Valutazione delle Risorse Forestali Mondiali 2010) lo studio più attendibile ed esaustivo finora realizzato sullo stato delle risorse forestali del pianeta.  Il rapporto è stato pubblicato oggi in occasione dell'apertura dei lavori della Commissione Foreste della FAO e della Settimana mondiale delle foreste, che si svolge in questi giorni a Roma.<br /><br />A livello globale, tra il 2000 ed il 2010 ogni anno sono stati convertiti ad altro uso del suolo (incluso quello agricolo) o sono andati perduti a causa di eventi naturali, circa 13 milioni di ettari di foreste, rispetto ai 16 milioni di ettari annui degli anni 90, rende noto <a href="http://www.fao.org/news/story/it/item/40893/icode/en/" target="_blank">il rapporto</a>.<br /><br />Oltre un terzo di tutte le foreste sono classificate come foreste primarie, vale a dire foreste senza segni visibili di intervento umano.  Le foreste primarie, in particolare le foreste umide tropicali, preservano alcuni degli ecosistemi più vari e ricchi di specie al mondo.  Le foreste primarie rappresentano il 36 per cento (1,4 miliardi di ettari) dell'area forestale mondiale, ma nel corso dell'ultimo decennio sono diminuite di oltre 40 milioni di ettari, vale a dire dello 0,4 per cento l'anno.  Tale diminuzione non sempre indica una scomparsa definitiva di tali foreste primarie ma é piú spesso dovuta ad una loro riclassificazione a seguito di tagli selettivi o di altri tipi di intervento antropico occorsi nel periodo analizzato dal rapporto FAO. La FAO sottolinea anche che tali foreste, se gestite in maniera sostenibile, possono ancora svolgere un importante ruolo dal punto di vista della biodiversità oltre a contribuire alla protezione dell'ambiente e fornire mezzi e risorse essenziali per la sussistenza di molte popolazioni. <br /><br />Il Sud America è la regione che ha registrato la maggiore perdita di foresta primaria, seguito dall'Africa e dall'Asia.<br /><br />Altre minacce alla biodiversità forestale, che in alcuni paesi stanno provocando gravi danni, provengono da una gestione forestale insostenibile, dal cambiamento climatico, dagli incendi boschivi, dalle infestazioni di insetti e parassiti, dalle malattie, dai disastri naturali e dalla diffusione di specie invasive. <br /><br /><strong>Aree protette per salvaguardare la biodiversità<br /><br /></strong>Dal 1990 ad oggi, 95 milioni di ettari di foresta sono stati designati specificatamente per la conservazione della biodiversitá (di cui il 46 percento solo negli ultimi 5 anni). Oggi il 12 per cento delle foreste del pianeta (oltre 460 milioni di ettari) è designato specificatamente alla conservazione della diversità biologica. Le aree protette formalmente istituite come parchi nazionali, riserve di caccia ed aree naturali protette, coprono, in molti paesi, più del 10 per cento dell'area forestale nazionale.  La funzione primaria di queste foreste può essere la conservazione della diversità biologica, o la protezione del territorio e delle risorse idriche, o la conservazione di un patrimonio culturale.<br /><br />"Le foreste del mondo rappresentano una fonte vitale di diversità biologica. E la biodiversità è un bene prezioso, specialmente in considerazione del fatto che le foreste non solo si devono adattare al cambiamento climatico, ma sono anche decisive per mitigarne gli effetti", ha detto il Vice Direttore Generale della FAO del Dipartimento Forestale, Eduardo Rojas, che ha poi auspicato maggiori investimenti nella gestione sostenibile delle foreste, fondamentale per proteggere la preziosa biodiversità forestale.<br /><br />Nel rapporto FAO si fa notare come sempre più paesi includano le questioni relative alla salvaguardia della biodiversità nella pianificazione e nelle pratiche di gestione forestale, anche se é necessario agire per migliorare l'effettiva conservazione della biodiversitá ed il suo uso sostenibile specialmente nelle foreste designate a fini produttivi e nell'ambito delle concessioni forestali.<br /><br />"Lo sfruttamento eccessivo e l'uso insostenibile del patrimonio faunistico, spesso anche all'interno di aree protette, é motivo di seria preoccupazione, soprattutto in molti paesi tropicali dell'Africa centrale", ha aggiunto il Vice Direttore Generale Rojas.<br /><br /><strong>Patrimonio faunistico a rischio d'estinzione<br /><br /></strong>Il rapporto FRA 2010 denuncia che la caccia a fini commerciali, sostenuta dalla domanda dei consumatori delle grandi città, causerà in un futuro non lontano l'estinzione di molte specie, a meno che non vengano prese misure efficaci che implichino la partecipazione delle comunità, un'applicazione di leggi più severe, e l'istituzione di semplici sistemi di monitoraggio della fauna selvatica.<br /><br />Il rapporto FRA 2010 contiene dati su 233 paesi e aree geografiche per quanto riguarda l'estensione delle risorse forestali, la diversità biologica, lo stato di salute delle foreste, la loro valenza socio-economica, la loro funzione di salvaguardia dell'ambiente ed il quadro giuridico, politico ed istituzionale che ne regola la gestione e l'uso.   Per la realizzazione del rapporto FAO sulla valutazione delle risorse forestali mondiali 2010 sono stati impiegati 4 anni di lavoro ed é stata necessaria la contribuzione di piú di 900 esperti forestali da 178 paesi del mondo.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/46063/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/46063/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 03 Oct 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La FAO lancia un sistema di monitoraggio degli incendi sviluppato dalla NASA</title>
	
	<description> La FAO ha lanciato oggi un nuovo portale web per l'informazione e il monitoraggio in tempo reale degli incendi, al fine di aiutare i paesi a controllare efficacemente i roghi e a salvaguardare proprietà e risorse naturali. Il nuovo Sistema Globale di Gestione dell'Informazione sugli Incendi (GFIMS) individua i focolai di incendio mediante i satelliti controllati dall'Amministrazione Nazionale dell'Aereonautica e dello Spazio (NASA).</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, </strong><strong>11 agosto 2010 </strong>- La FAO ha lanciato oggi un nuovo portale web per l'informazione e il monitoraggio in tempo reale degli incendi, al fine di aiutare i paesi a controllare efficacemente i roghi e a salvaguardare proprietà e risorse naturali. Il nuovo Sistema Globale di Gestione dell'Informazione sugli Incendi (GFIMS) individua i focolai di incendio mediante i satelliti controllati dall'Amministrazione Nazionale dell'Aereonautica e dello Spazio (NASA).<br /><br />Sviluppato in collaborazione con l'Università del Maryland, il GFIMS provvede una mappa-interfaccia web che visualizza i focolai di incendio in tempo "quasi-reale", ossia con un ritardo di circa 2,5 ore tra il momento in cui il satellite registra il dato e quello in cui il dato diventa disponibile. Il nuovo sistema consente agli utenti di ricevere anche delle e-mail di allerta su specifiche aree di interesse, permettendo loro così di reagire prontamente.<br /><br />"Il GFIMS è stato lanciato in un momento in cui l'incidenza degli incendi di grosse proporzioni tende ad aumentare" afferma Pieter van Lierop, esperto forestale responsabile delle attività di gestione degli incendi della FAO. "Il controllo di tali incendi è divenuta una questione di estrema importanza, non solo per via del crescente numero di vittime e dell'enorme quantità di aree incendiate, ma anche per le sue relazioni con temi di interesse globale, come ad esempio il cambiamento climatico."<br /><br />Solo in Russia quest'anno, a causa di un'ondata di caldo senza precedenti con temperature che hanno raggiunto i 40°C e venti che hanno toccato i 20 metri al secondo, l'estensione totale delle aree incendiate ha superato i 14 milioni di ettari, secondo i dati forniti dal <em>Sukachev Institute for Forest</em> della città di Krasnoyarsk. Gli incendi boschivi in Russia hanno già fatto 50 vittime quest'estate.  <br /><br />A livello globale, si stima che gli incendi boschivi colpiscano approssimativamente 350 milioni di ettari di terra ogni anno - circa metà dei quali in Africa. Nella regione del Mediterraneo, vengono distrutti dagli incendi boschivi tra i 700 000 e il milione di ettari ogni anno.<strong><br /><br />Facile da usare</strong><br /><br />Ancora fino a poco tempo fa, gli addetti alla gestione delle risorse naturali fronteggiavano notevoli difficoltà nell'ottenere per tempo le informazioni fornite dai satelliti sugli incendi boschivi.<br /><br />"Le informazioni erano molto frammentate perché raccolte da varie fonti, il che le rendeva inadatte ad analisi più precise e ad individuare eventuali trend" - afferma John Latham, esperto ambientale del Dipartimento per la  Gestione delle Risorse Naturali e l'Ambiente della FAO. - "Il GFIMS è un sistema integrato di informazione sugli incendi che mette a disposizione degli utenti i dati essenziali sugli incendi mentre questi sono ancora in atto".<br /><br />Il GFIMS consente agli utenti di scaricare i dati relativi agli incendi su file di piccola dimensioni e in formati facili da usare, come i file di testo, gli shapefile ESRI, i Web Map Services, i file Google Earth/KML, e i plug-in per il NASA World Wind.<br /><br />"Il GFIMS ha anche stimolato un forte interesse di ricerca", ha aggiunto Latham. "Collegare il sistema alla copertura terrestre ci permette di individuare i focolai di incendio. Il GFIMS per ora fornisce analisi sui trend della frequenza degli incendi per anno e per mese, e in futuro fornirà anche informazioni sull'estensione delle aree incendiate per tipo di vegetazione. Ciò porterà ad miglioramento dei dati analitici e ad una tempestiva capacità di risposta."<br /> <br />Il sistema può essere usato dagli operatori forestali e dai vigili del fuoco, così come dalle varie agenzie impegnate nel monitoraggio delle risorse agricole e naturali. L'abbonamento è gratuito. Il sistema richiede solo l'indirizzo e-mail dell'utente. Il GFIMS è stato inizialmente lanciato in tre lingue - Inglese, Francese e Spagnolo. Il sistema di monitoraggio è tenuto presso il Dipartimento per la Gestione della Risorse Naturali e l'Ambiente (NR) della FAO.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 07:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Cina - Piantare pioppi per incrementare la sicurezza alimentare</title>
	
	<description> Le condizioni di vita di circa un milione di persone in Cina, nella Contea di Siyang, sono migliorate grazie alla capacità delle foreste di pioppi di risanare aree soggette ad allagamenti e di stabilizzare gli argini del fiume Giallo, dell'Huai e dello Yangtze. In questa regione le foreste di pioppi sono riuscite a proteggere campi prima devastati dalle inondazioni, dal vento, dalle tempeste di sabbia e dall'erosione, dando così un decisivo impulso all'attività agricola.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 4 agosto 2010</strong> - Le condizioni di vita di circa un milione di persone in Cina, nella Contea di Siyang, sono migliorate grazie alla capacità delle foreste di pioppi di risanare aree soggette ad allagamenti e di stabilizzare gli argini del fiume Giallo, dell'Huai e dello Yangtze.  In questa regione le foreste di pioppi sono riuscite a proteggere campi prima devastati dalle inondazioni, dal vento, dalle tempeste di sabbia e dall'erosione, dando così un decisivo impulso all'attività agricola.<br /><br />"I pioppi crescono velocemente e sono incredibilmente resistenti", dice Jim Carle, che coordina il <em>Forestry Management Team</em> della FAO. "Possono crescere in molti modi e si integrano facilmente con altri impieghi della terra, una versatilità che li rende ideali per la zootecnia, per l'agricoltura, per l'acquacoltura, per la viticoltura e per l'orticoltura".<br /><br />Sono molti i servizi che questi alberi poliedrici forniscono: materiale da costruzione, ombra e riparo, foraggio animale oltre a proteggere le coltivazioni ed offrire valide fonti di bio-energia.<br /><br />I pioppi sono una delle specie che cresce più velocemente, con un ciclo produttivo compreso tra i 5 ed i 15 anni.  Hanno inoltre una gamma di utilizzazione molto ampia.  Sempre più spesso oggi vengono coltivati per la produzione di energia da legno.<br /><br />Il coinvolgimento dei contadini locali in nuove attività generatrici di reddito, lo sviluppo dell'industria del legno e la creazione di migliaia di posti di lavoro hanno contribuito ad un generale miglioramento della situazione economica della regione e ad un aumento del reddito pro-capite delle popolazioni urbane e rurali. <strong><br /><br />Le ragioni di un successo</strong><br /><br />Siyang viene da tempo citata come esempio positivo del trasferimento internazionale di germoplasma, di conoscenze scientifiche e di tecnologia.  La storia della partnership di cooperazione per la coltivazione del pioppo risale agli anni '70, quando la Contea di Siyang per la prima volta ha importato 32 cloni di pioppi dall'Italia, paese che ospita centri d'eccellenza per la ricerca e lo sviluppo del pioppo.  Queste attività sono state condotte nell'ambito della <a href="http://www.fao.org/forestry/ipc/en/">Commissione Internazionale del pioppo </a>della FAO (IPC).<br /><br />Con una copertura di oltre 100.000 ettari, i poppi sono oggi la principale specie arborea della Contea, con una estensione che negli ultimi 30 anni è enormemente aumentata, passando dal sette al 47 per cento del territorio. <br /><br />"In ragione delle dimensioni e proprio per la capacità di crescita veloce degli alberi, il programma è diventato un grande progetto di sviluppo rurale che promuove anche la sicurezza alimentare e le generali condizioni di vita della popolazione.  L'l'area d' intervento si è estesa ben al di là dei confini previsti originariamente", aggiunge Carle.<br /><br />La Cina è oggi il paese con la maggiore estensione di foreste di pioppi, seguito dalla Francia.  In Cina l'area dedicata alla pioppicoltura ed a sistemi agroforestali che uniscono la coltivazione arborea a quella agricola o alla zootecnia, è di circa 8 milioni di ettari, 30 volte più grande di quella francese.<strong><br /><br />Sostegno all'agricoltura</strong><br /><br />L'attività agroforestale basata sui pioppi e gestita dai piccoli contadini ha trasformato il paesaggio della Contea di Siyang.  Le aree soggette ad allagamenti hanno fatto spazio ad un mosaico di appezzamenti verdi.  Inoltre la veloce decomposizione del fogliame e la trasformazione in biomassa ha reso fertile quello che una volta era terreno sabbioso, non sempre adatto ad essere coltivato.<br /><br />"La gente può adesso diversificare le proprie attività", dice Alberto Del Lungo, esperto forestale della Commissione Internazionale del pioppo della FAO.   "In virtù della compatibilità del pioppo con molte produzioni alimentari, i contadini adesso coltivano con successo grano e granturco oltre che vari tipi di prodotti ortofrutticoli".   " I piccoli contadini, per esempio, usano anche i rami tagliati dei pioppi per coltivare funghi nelle serre".<strong><br /><br />L'industria del legno</strong><br /><br />I pioppi forniscono anche legname, fibra e legna da ardere.  Il legno di pioppo è incolore, inodore ed insapore, qualità che lo rendono particolarmente adatto per costruire cassette di frutta, strumenti medici, chopstick, mobili, parquet, e per fabbricare pasta di cellulosa e carta.<br /><br />L'industria di trasformazione del legno di Siyang oggi sforna circa 100 tipi di prodotti tra cui cartoni di fibra, multistrati, compensati, impiallacciature e naturalmente mobili.  Attualmente sono oltre 1.200 le ditte che lavorano il legno attive nella regione, con una manodopera di oltre 50.000 persone.  La capacità complessiva di Siyang ha superato i 2 milioni di metri cubi l'anno, ed i suoi prodotti vengono esportati in Europa, Africa e Sudest asiatico.<strong><br /><br />Serbatoio di carbonio</strong><br /><br />L'attività agroforestale  basata sui pioppi risulta proficua anche per un'altra importante ragione.  La funzione di serbatoio del carbonio è infatti un altro fondamentale servizio ambientale che i pioppi forniscono,  decisivo per mitigare gli effetti del cambiamento climatico.<br /><br />Molti studi hanno dimostrato che le attività agroforestali offrono grandi opportunità per creare efficaci serbatoi di carbone.  E la concomitanza di pioppi e grano in particolare rappresenta, secondo la FAO, una buona opzione di uso del territorio ai fini di un maggiore sequestro di carbonio in agricoltura.<strong><br /><br />La "Grande Muraglia verde" della Cina</strong><br /><br />La pioppicoltura è diventata popolare anche in altre parti della Cina.  "Copri la montagna non fertile con gli alberi, trasforma il deserto che avanza in oasi" è lo slogan usato dagli attivisti verdi cinesi riferendosi alla Grande Muraglia Verde di foreste di pioppi e salici costruita per ridurre l'erosione del suolo e l'intensità delle tempeste di sabbia.<br /><br />I piccoli contadini che riuscivano a ricavare molto poco dalla terra non fertile della sabbiosa regione, nel nord ovest del paese, hanno iniziato a piantare pioppi e salici resistenti alla siccità per fornire ombra e riparo dalle tempeste di sabbia.  A poco a poco, una volta fermata l'avanzata del deserto, hanno cominciato a fare raccolti ed a vendere il legname, creando al tempo stesso una cintura verde nella zona.<br /><br />Shi Guangyin, un contadino di 67 anni che per tutta la vita ha dovuto combattere contro le tempeste di sabbia, ha avuto un ruolo di guida in questo cambiamento.  E proprio in riconoscimento dei risultati raggiunti nel 2002 ha ricevuto un premio dalla FAO.  Nel 1984 Shi si è consorziato con altre sette famiglie rurali ed ha fondato una compagnia per combattere l'avanzamento della sabbia in questa regione piantando alberi su 200 ettari di terra.  Adesso la sua compagnia è riuscita  a mobilitare l'equivalente di oltre 1,47 milioni di dollari per piantare ed ampliare 13.000 ettari di foreste nella Contea di Dingbian, nella Provincia di Shaanxi. <strong><br /><br />Il Museo del pioppo</strong><br /><br />La pioppicoltura in Cina è stata un grande successo", dice Carle.  "La Cina è diventata un esperto mondiale nella coltivazione del pioppo ed è adesso in grado di trasferire conoscenza e tecnologia non solo in altre parti del paese, ma anche in altre regioni ed in altri territori, ad esempio in Asia Centrale".<br /><br />"La Commissione Internazionale del pioppo della FAO svolge un ruolo importante e aiuta a migliorare le condizioni di vita dei contadini.  Promuove l'integrazione della coltivazione dei pioppi nei sistemi agroforestali mediante il trasferimento di conoscenza e tecnologie dai paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo e dando assistenza agli organi politici, ai pianificatori ed agli investitori nella realizzazione della pioppicoltura per contribuire ad uno sviluppo e ad un uso della terra sostenibili". <br /><br />In riconoscimento del ruolo dei pioppi nello sviluppo rurale, e per sottolineare il ruolo di catalizzatore della FAO, della Commissione del pioppo e della Cooperazione Italiana, la Contea di Siyang ha creato - unico al mondo - il Museo storico del pioppo. È stato costruito esattamente nello stesso posto dove sono stati piantati i primi due cloni italiani. <br /><br />A partire dal trasferimento di tecnologia agevolato dai membri della IPC, specificatamente dall'Italia, nel corso di 30 anni e con ulteriori investimenti, la Cina è diventata un leader mondiale nella genomica e nella biotecnologia per aumentare la resistenza agli agenti biotici, migliorare la qualità del legname, incrementare la produttività ed il contributo dei pioppi allo sviluppo rurale.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/44544/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/44544/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Per prevenire gli incendi coinvolgere le comunità locali</title>
	
	<description> Per combattere gli incendi boschivi è necessaria la partecipazione delle comunità locali, poiché la maggior parte degli incendi è provocata da attività umane, è una delle indicazioni contenute nella nuova versione del manuale sulla gestione degli incendi boschivi “Wildland Fire Management Handbook for Trainers”, pubblicato oggi dalla FAO insieme al Ministero degli Esteri finlandese.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 19 aprile 2010 - </strong>Per combattere<strong> </strong>gli incendi boschivi è necessaria la partecipazione delle comunità locali, poiché la maggior parte degli incendi è provocata da attività umane, è una delle indicazioni contenute nella nuova versione del manuale sulla gestione degli incendi boschivi "<em>Wildland Fire Management Handbook for Trainers"</em>, pubblicato oggi dalla FAO insieme al Ministero degli Esteri finlandese.<br /><br />"Se le comunità locali traggono vantaggi concreti dalla protezione delle proprie risorse naturali è più probabile che si mobilitino per prevenire gli incendi", ha affermato Pieter van Lierop, esperto forestale della FAO.  Laddove la gente ha un interesse diretto nella protezione del proprio habitat, il numero e le dimensioni degli incendi causati dall'uomo tendono a ridursi in modo significativo.<br /><br />Il manuale sottolinea che con un approccio più integrato, che includa non solo l'individuazione e la soppressione dei roghi, ma anche un lavoro di monitoraggio, allerta rapida, prevenzione e capacità di risposta, si possono ridurre i rischi, la frequenza, l'intensità e gli effetti degli incendi.<br /><br />"Dovrebbe esserci un giusto equilibrio tra le attività finalizzate a domare gli incendi, come investimenti in costose attrezzature per spegnere i roghi, e l'istituzione di un efficace sistema preventivo di allerta e di sensibilizzazione tra le comunità locali", ha aggiunto van Lierop.<br /><br />A livello globale si stima che ogni anno siano coinvolti in incendi più di 350 milioni di ettari, e che almeno metà - se non di più - di questa area bruciata siano in Africa.  Su un totale registrato di circa 1,8 miliardi di ettari di foresta tropicale si stima che ogni anno sia colpiti da incendi tra i 150 ed i 250 milioni di ettari.  Nella zona mediterranea ogni anno bruciano tra 700 mila ed 1 milione di ettari.  E circa il 90/95 per cento di tutti gli incendi boschivi sono causati dall'uomo.<br /><br />La continua espansione dell'agricoltura, ed altre forme di conversione del territorio nei paesi in via di sviluppo, la negligenza nell'impiego del fuoco, il sempre maggiore uso delle zone forestali per il tempo libero, ad esempio per picnic o barbecue all'aperto, ed il turismo sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo sono alcune delle cause alla base dell'incremento degli incendi boschivi.<br /><br />Molti incendi sono provocati intenzionalmente per guadagnare terra per l'agricoltura o per fini commerciali, e molto spesso bruciano aree molto più estese di quanto non si fosse previsto originariamente.<br /><br />Ma la semplice proibizione di fare fuochi nelle aree boschive non rappresenta una reale soluzione.  "La gente continuerà comunque ad accendere fuochi, anche se è vietato legalmente, per ottenere terra o per smaltire rifiuti", ha detto van Lierop.  "E' dunque più efficace offrire formazione alle comunità locali sulla gestione degli incendi ed al tempo stesso sviluppare con esse soluzioni alternative e meno dannose.  Bruciare alla fine dell'inverno, per esempio, farà diminuire il rischio di incendi più grandi e più devastanti in seguito". <br /><br /><strong>L'incendio, un male necessario<br /><br /></strong>L'incendio può essere distruttivo ma allo stesso tempo essere uno strumento molto utile di gestione della terra se usato con attenzione e fatto al momento giusto.  Gli incendi e gli ecosistemi sono collegati da millenni e questo va tenuto presente affinché qualsiasi gestione degli incendi boschivi risulti efficace.  Per mantenere la biodiversità, per assicurare la rigenerazione delle piante e per la produzione di foraggio è importante che negli ecosistemi vi siano roghi pianificati.<br /><br />In Africa australe, ad esempio, il rogo controllato della savana fornisce foraggio di buona qualità rispetto a quello di aree non bruciate e riducendo l'accumulazione di erba secca più vecchia e non utilizzabile come foraggio riduce anche il rischio di incendi.  Nelle aree a pascolo gli incendi sono la principale modalità di decomposizione, essenziale per restituire i nitriti alla terra e consentire al pascolo di sostenere la sua alta produttività.<br /><br />Una buona gestione degli incendi implica formare le comunità locali sui loro effetti per la sicurezza alimentare e per le generali condizioni di vita delle aree rurali.  Ma anche le autorità preposte all'utilizzo del territorio dovrebbero ricevere maggiori informazioni sulla gestione ecologica degli incendi.  Un altro importante passo per monitorare e prevenire disastrosi incendi boschivi è inoltre la creazione in ogni paese di speciali unità di controllo degli incendi.<br /><br />Nel manuale viene portato l'esempio della Tailandia, dove estesi programmi di formazione ed istruzione, che hanno coinvolto sia personale forestale che gente comune, hanno portato ad una diminuzione di circa il 30 per cento dei roghi indiscriminati.  "I paesi in via di sviluppo dovrebbero prendere in considerazione pratiche positive di questo tipo ed impegnarsi maggiormente nella formazione  e nella prevenzione degli incendi puntando sulle comunità", ha concluso van Lierop.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/41349/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/41349/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>A Buenos Aires il Congresso Forestale Mondiale</title>
	
	<description> Si terrà a Buenos Aires dal 18 al 23 ottobre 2009 il Congresso Forestale Mondiale, proprio a ridosso dei negoziati sul cambiamento climatico che culmineranno nella Conferenza di Copenaghen in dicembre prossimo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 9 ottobre 2009</strong> – Si terrà a Buenos Aires dal 18 al 23 ottobre il Congresso Forestale Mondiale, proprio a ridosso dei negoziati sul cambiamento climatico che culmineranno nella Conferenza di Copenaghen il prossimo dicembre. <br /><br />Considerata la conferenza più importante a livello mondiale del settore, il Congresso Forestale Mondiale si tiene ogni sei anni (sin dal 1926) ed è organizzato dal governo ospitante sotto l’egida della FAO.<br /><br /><strong>Oltre 4.500 participanti<br /></strong><br />Il Congresso, dal tema: “<em>Sviluppo Forestale. Equilibrio vitale”</em> vedrà la partecipazione di oltre 4.500 delegati, tra rappresentanti governativi, del settore privato e di organizzazioni ambientaliste di oltre 120 paesi.  Come base dei colloqui sono stati selezionati 300 documenti, sugli oltre 3.500 ricevuti, per assicurare un alto livello di discussione.  I principali temi di dibattito saranno la bio-energia, il cambiamento climatico, lo sviluppo sostenibile e la necessità di sinergie tra i diversi settori per identificare una tabella di marcia che aiuti a uscire dalla crisi.<br /><br />“I danni agli ecosistemi forestali stanno avendo conseguenze in tutto il mondo a causa del cambiamento climatico, della scarsità di acqua e della perdita della diversità biologica”, ha affermato Jan Heino Vice Direttore Generale della FAO del Dipartimento Foreste.  Heino ha auspicato l’adozione di più efficaci pratiche agricole, zootecniche e di gestione del territorio. “Considerato che il cambiamento di destinazione d’uso della terra a fini agricoli, per esempio la deforestazione, incide per circa un terzo sul totale delle emissioni di gas serra, il ruolo che questi settori possono avere nel mitigare l’impatto del cambiamento climatico è enorme”. <br /><br />Uno dei risultati concreti del Congresso sarà una raccomandazione tecnica da presentare alla conferenza di Copenaghen del UNFCCC COP15 (<em>Conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico</em>).  <br /><br />“Con il previsto incremento demografico mondiale, e con il riscaldamento globale che incalza, è sempre più difficile raggiungere gli obiettivi prefissi di combattere la povertà ed eliminare la fame.  La situazione peggiorerà se i leader di tutto il mondo non interverranno in modo deciso.  Le mezze misure non saranno sufficienti”, ha aggiunto Heino.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/36157/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/36157/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 03:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il problema degli incendi boschivi</title>
	
	<description> Ogni anno gli incendi colpiscono circa 350 milioni di ettari di terra, con danni a proprietà e mezzi di sostentamento e spesso perdite di vite umane. Gli incendi boschivi fuori controllo contribuiscono inoltre al riscaldamento globale, all’inquinamento, alla desertificazione ed alla perdita di bio-diversità. La prevenzione degli incendi è una delle contro-misure più efficaci, ed un efficiente monitoraggio degli incendi può aiutare a segnalarli per tempo, decidere gli interventi opportuni e misurarne gli effetti.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>27 luglio 2009, Roma - </strong>Ogni anno gli incendi colpiscono circa 350 milioni di ettari di terra, con danni a proprietà e mezzi di sostentamento e spesso perdite di vite umane. Gli incendi boschivi fuori controllo contribuiscono inoltre al riscaldamento globale, all'inquinamento, alla desertificazione ed alla perdita di bio-diversità. La prevenzione degli incendi è una delle contro-misure più efficaci, ed un efficiente monitoraggio degli incendi può aiutare a segnalarli per tempo, decidere gli interventi opportuni e misurarne gli effetti.   <br /><p><br />I paesi in via di sviluppo sono spesso i più a rischio per quanto riguarda i danni provocati dagli incendi, che possono includere perdite di vite umane, danni alle proprietà e distruzione di risorse naturali. </p><br /><p>In Etiopia e nel Sudan meridionale, gli incendi distruggono milioni di ettari di terra ogni anno. Tra il 2000 e il 2008 in Sudan sono stati registrati oltre 200 000 incendi, e 400 000 nello stesso periodo in Etiopia.</p><br /><p>All'inizio del 2009 gli incendi boschivi hanno provocato danni per milioni di dollari in California e nello stato australiano di Victoria. Gli incendi propagatisi nel Victoria nel febbraio 2009 hanno ucciso 173 persone, lasciato 7500 persone senza casa, distrutto circa 2000 abitazioni, bruciato 450 000 ettari di terra, e i costi totali d'assicurazione hanno riaggiunto l'ammontare di 1.5 miliardi di dollari. </p><br /><p>Di recente, 10 000 persone sono state evacuate a causa di incendi boschivi nel Canada Occidentale. Cospicue forze anti-incendio sono state dispiegate in Grecia, Spagna, Francia meridionale e in Sardegna, dove gli incendi sono stati particolarmente violenti, portando alla distruzione di molte proprietà nonchè causando vittime tra gli operatori della protezione civile. </p><br /><p><strong>Di chi è la responsabilità?</strong></p><br /><p>La crescente densità di popolazione aumenta il rischio di incendi, a causa dell'aumento della domanda di terra ed altre risorse naturali. Sebbene la stragrande maggioranza degli incendi sia causata dall'uomo, a causa di negligenza, interessi economici, uso disinvolto del fuoco nell'agricoltura e nei pascoli, disboscamenti illegali o incendi dolosi, è anche vero che il costruire in aree ad alto rischio di incendio aumenta i problemi legati al controllo e alla gestione degli incendi.  </p><br /><p>E' giusto che i governi mettano a rischio soldi e vite umane in zone ad alta probabilità d'incendio, permettendo alla gente di scegliere di vivere in tali aree senza prendere le adeguate misure di prevenzione? Tali misure comprendono l'eliminazione di arbusti e boscaglia nelle strette vicinanze delle abitazioni umane che non sono state costruite in regola con le norme di sicurezza anti-incendio. Tanto i governi quanto i cittadini hanno responsabilità in questo. La gestione degli incendi sta diventando una questione sempre più complessa che richiede il coinvolgimento di diversi settori e gruppi d'interesse per risultare efficace.</p><p><strong><br />Monitoraggio degli incendi</strong></p><br /><p>Poichè gli incendi boschivi sono aumentati sia in frequenza che in intensità, in aree quali il Mediterraneo, l'Africa sub-sahariana, l'Australia, il Canada e gli Stati Uniti, il controllo degli incendi è cruciale per la salute umana, la protezione ambientale e la gestione delle risorse naturali.  </p><br /><p>Sempre di più i satelliti offrono l'opportunità di monitorare gli incendi, fornendo informazioni in tempo reale ai servizi preposti alla gestione degli incendi. La FAO, lavorando insieme all'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e all'Amministrazione Nazionale per l'Aereonautica e lo Spazio (NASA), usa i satelliti per il monitoraggio degli incendi, creando un sistema di allerta rapida, fornendo dati sulla localizzazione degli incendi boschivi e stimando i danni in termini di bio-massa e bio-diversità. Allo stesso tempo sono però essenziali delle misurazioni sul campo al fine di convalidare i dati inviati dai satelliti.</p><br /><p><strong>Partecipazione delle comunità locali</strong></p><br /><p>Il coinvolgimento delle comunità locali è cruciale per ridurre gli incendi selvaggi e i loro danni. Per questo motivo la maggioranza dei progetti della FAO sulla gestione degli incendi includono attività di assistenza delle comunità locali nella prevenzione, nel monitoraggio e nel controllo degli incendi. </p><br /><p>Tra le altre, tali attività comprendono campagne di sensibilizzazione del pubblico e programmi di formazione ed equipaggiamento dei vigili del fuoco.  </p><br /><p><strong>Gestione integrata degli incendi</strong></p><br /><p>Data la complessità della gestione degli incendi, le misure ad essa relative dovrebbero adottare un approccio integrato, con un giusto equilibrio tra le diverse attività e la dovuta attenzione e dispiegamento di risorse per ognuna di esse. Tali attività includono: prevenzione degli incendi, allerta preventiva, monitoraggio e valutazione, preparazione operativa e spegnimento, ma anche azioni di recupero post-incendio. La FAO lavora con i paesi in via di sviluppo per rafforzare la loro capacità di attuare i pricipi e le azioni specificate nelle <a href="../../../../docrep/009/j9255e/j9255e00.htm">Linee-guida Volontarie per la Gestione degli Incendi,</a> coordinate dalla stessa FAO.</p><br /><p>Gli incendi si sviluppano sia nelle aree boschive sia al di fuori di esse, colpendo tanto le foreste quanto altri tipi di vegetazione. Per questo una gestione integrata degli incendi deve riguardare tutti i diversi tipi di vegetazione a rischio - foreste, boschi, arbusti, campi, terreni coltivati e pascoli. </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/29147/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/29147/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 08:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Foreste ed economia: 10 milioni di nuovi posti di lavoro</title>
	
	<description> Dieci milioni di nuovi “posti di lavoro verdi” possono essere creati investendo nella gestione sostenibile delle foreste, afferma la FAO.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>10 Marzo 2009, Roma –</strong> Dieci milioni di nuovi “posti di lavoro verdi” possono essere creati investendo nella gestione sostenibile delle foreste, afferma la FAO.<br /><br />“In seguito all’enorme perdita di posti di lavoro dovuta all’attuale crisi economica, la gestione sostenibile delle foreste potrebbe divenire un mezzo per creare milioni di posti di lavoro ‘verdi’, contribuendo pertanto a ridurre la povertà e a migliorare le condizioni ambientali”, afferma Jan Heino, Vice Direttore Generale del Dipartimento Foreste della FAO. Poichè foreste ed alberi sono degli importanti serbatoi di carbonio, tali investimenti possono anche notevolmente contribuire agli sforzi per la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico, aggiunge Heino.<br /><br />Secondo un recente studio dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, la disoccupazione mondiale potrebbe aumentare da 179 milioni di persone nel 2007 a 198 milioni nel 2009 nel migliore dei casi; nel caso peggiore, potrebbe arrivare a raggiungere i 230 milioni di persone.<br /><br />Maggiori investimenti nel settore forestale potrebbero creare lavoro in attività quali la gestione delle foreste, le pratiche agro-forestali, un miglior controllo degli incendi, lo sviluppo e la conservazione dei sentieri di montagna e dei luoghi ricreativi, l’espansione delle aree verdi urbane, il recupero delle zone forestali degradate e l’imboschimento di nuove aree. Tali attività potranno essere adattate alle circostanze locali, tra cui la disponibilità di forza lavoro, i livelli di abilità e le condizioni sociali, economici ed ecologiche.<br /><br />Numerosi paesi, tra cui gli Stati Uniti e la Corea del Sud, hanno incluso il settore forestale nei loro piani di stimolo economico. L’imboschimento è una componente importante anche nel programma di promozione dell’occupazione rurale in India. Secondo la FAO, è possibile ottenere almeno 10 milioni di nuovi posti di lavoro a livello mondiale grazie agli investimenti nazionali.<br /><br />Allo stesso tempo, migliori pratiche forestali e ulteriori imboschimenti potrebbero significativamente ridurre il trend di progressiva diminuzione del manto forestale constatato in molti paesi. Questo aiuterebbe a ridurre le emissioni di carbonio causate dal cambiamento di destinazione d’uso della terra e potrebbe potenzialmente avere un effetto positivo sul cambiamento climatico maggiore di ogni altra iniziativa attualmente pianificata o considerata dai leader mondiali<br /><br />Come una gestione sostenibile delle foreste possa aiutare a costruire un futuro “verde” e a soddisfare la crescente domanda da parte della società di beni e servizi derivanti dalle foreste, sarà il tema principale della Settimana Mondiale delle Foreste, che si terrà dal 16 al 24 Marzo a Roma in occasione della riunione del Comitato Foreste della FAO. L'Inviata Speciale per il Cambiamento Climatico del Segretario delle Nazioni Unite, dottoressa Gro Harlem Brundtland, terrà il discorso d’apertura nel quale sottolineerà il ruolo critico del settore forestale nel migliorare la capacità della società di rispondere alle sfide poste dal cambiamento climatico.<br /><br />L’incontro si svolgerà sullo sfondo di una crisi economica globale senza precedenti. Lo stesso settore forestale ne è stato colpito duramente, afferma il rapporto FAO <em>“Lo Stato Mondiale delle Foreste 2009”</em>, che verrà presentato il 16 Marzo 2009. Tuttavia, il settore forestale ha un potenziale considerevole per svolgere un ruolo catalitico nella risposta mondiale alla crisi economica e ambientale globale.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Una poesia per la Foresta Amazzonica</title>
	
	<description> Fino al 10 marzo 2009, inviando un SMS con una poesia dedicata alla Foresta Amazzonica, della lunghezza massima di 800 caratteri, sarà possibile non solo esprimere la propria creatività, ma contribuire a salvaguardare la Foresta Amazzonica.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 10 febbraio 2009 - </strong>Il patrimonio naturale amazzonico continua ad essere minacciato dalla deforestazione su larga scala che rischia di distruggere il più grande polmone naturale del pianeta.<br /><br />Per aiutare a salvare la Foresta Amazzonica, l'Accademia Mondiale della Poesia in collaborazione con FAO, Vodafone, Accademia Kronos Onlus e TAM Airlines ha indetto un concorso di poesie via SMS.<br /><br />A partire dal 1 febbraio e fino al 10 marzo 2009, inviando un SMS con una poesia dedicata alla Foresta Amazzonica al numero 340 4399777 - della lunghezza massima di 800 caratteri spazi inclusi - inserendo all'inizio nome ed età separati da uno spazio, è possibile esprimere la propria creatività e nel contempo contribuire a salvaguardare la Foresta Amazzonica. <br /><br />La premiazione dei vincitori avverrà il 21 marzo, a Verona, nell'ambito della Giornata Mondiale della Poesia.<br /><br />Il primo premio sarà un viaggio per il Brasile, organizzato in collaborazione con la FAO, il Servizio Forestale Brasiliano e Tam Airlines. Il secondo premio, offerto dall'Accademia Kronos ONLUS, sarà una scultura raffigurante un albero, opera di un noto artista, il terzo un cellulare offerto da Vodafone.<br /><br />Le poesie saranno pubblicate sul sito: <a href="http://cis.laser-group.com/giornatapoesiasms">http://cis.laser-group.com/giornatapoesiasms</a>. Anche il pubblico potrà esprimere il proprio parere votando la poesia ritenuta migliore, inviando al numero 3404399777 il testo "VOTO" seguito dal numero della poesia scelta, visibile sul sito internet.<br /><br />La Giuria del concorso è formata da importanti personalità del mondo culturale: due candidati per il Premio Nobel della Letteratura, la poetessa dell'Amazzonia Marcia Theophilo e il poeta italiano Andrea Zanzotto; il noto giornalista e conduttore televisivo Osvaldo Bevilacqua; Alberto Del Lungo, esperto forestale, del Dipartimento Foreste della FAO; Ennio La Malfa, Presidente di Accademia Kronos ONLUS; Renato Minore, poeta, docente della Luiss e critico letterario de "Il Messaggero"; Marina Pallotta, Presidente del Premio Fregene; Riccardo Valentini, Direttore del Dipartimento di Ecologia Forestale dell'Università della Tuscia (Viterbo).</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Cambiamento climatico e foreste in Europa</title>
	
	<description> 17 ottobre 2008  - Le foreste europee crescono al ritmo di circa 360 milioni di metri cubici l'anno, tuttavia solo 2/3 di questa crescita viene sfruttata. Il ruolo delle foreste per l'equilibrio energetico globale e nella lotta contro gli effetti del cambiamento climatico è uno dei temi all'ordine del giorno della &quot;Settimana Europea delle Foreste&quot;, che avrà luogo presso la FAO dal 20 al 24 ottobre.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 17 ottobre 2008 </strong> - Le foreste europee crescono al ritmo di circa 360 milioni di metri cubici l’anno, tuttavia solo 2/3 di questa crescita viene sfruttata. Il ruolo delle foreste per l’equilibrio energetico globale e nella lotta contro gli effetti del cambiamento climatico è uno dei temi all’ordine del giorno della “Settimana Europea delle Foreste”, che avrà luogo presso la FAO dal 20 al 24 ottobre.<br /> <br /> “Le foreste coprono circa il 44 per cento della superficie europea e continuano ad espandersi. La collaborazione tra tutti i settori che si occupano di foreste è di cruciale importanza per trarre vantaggio dalle molteplici risorse che esse possono offrire”, ha detto Jan Heino, Vice Direttore Generale della FAO, del Dipartimento Foreste.<br /> <br /> L’incontro, al quale parteciperanno rappresentanti di 46 paesi, è organizzato congiuntamente dalla Commissione Europea, dalla FAO, dalla Conferenza ministeriale per la Protezione delle foreste europee e dalla Commissione Economica ONU per l’Europa.<br /> <br /> Contemporaneamente all’incontro di Roma, la Commissione Economica e Sociale europea terrà una conferenza a Bruxelles sul “Ruolo delle foreste e del settore legno per la realizzazione degli impegni della UE nella lotta contro il cambiamento climatico”. Inoltre in molti paesi europei sono stati organizzati oltre 130 eventi collaterali, molti dei quali indirizzati ai giovani, per evidenziare il valore delle foreste e quello che occorre fare per utilizzarne a pieno il potenziale.<br /> <br /> La Settimana europea delle foreste, a cui parteciperanno singoli individui ed organizzazioni che lavorano per una gestione sostenibile delle foreste, contribuirà a trovare soluzioni per alcune delle questioni con cui le foreste devono fare i conti: il cambiamento climatico, l’energia e l’acqua.<br /> <br /> <strong> Gli alberi serbatoi di carbonio</strong><br /> <br /> Gli alberi assorbendo ed immagazzinando il diossido di carbonio, hanno un ruolo fondamentale nel mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Il carbonio viene immagazzinato nella biomassa forestale, nel tronco, nei rami, nel fogliame e nelle radici oltre che nel suolo. In una foresta ben gestita, l’immagazzinamento di carbonio non si ferma mai perché nuovi alberi sostituiscono quelli abbattuti, ed anche dopo i prodotti legnosi continuano ad immagazzinare carbonio.<br /> <br /> Negli ultimi 15 anni, la superficie forestale in Europa è cresciuta di circa 13 milioni di ettari, un’area grande quasi quanto la Grecia.<br /> <br /> <strong> Fonti di energia</strong> <br /> <br /> Il legno è ancora ampiamente usato come fonte di energia rinnovabile. Produrre legno di per se fa impiegare meno energia e fa emettere minore CO2 rispetto alla produzione di altri materiali da costruzione comunemente usati. Impiegare di più il legno invece del cemento, della plastica e dell’acciaio, aiuta a ridurre le emissioni di gas serra.<br /> <br /> Per maggiori informazioni sulla settimana europea delle foreste: www.europeanforestweek.com<hr /><br /> <strong>Contatto:</strong> <br /> Alison Small<br /> Ufficio stampa FAO<br /> alison.small@fao.org<br /> (+39)0657056292<br /> (+39) 348 8705221]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/8175/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/8175/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
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