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 <title>FAO news &gt; Parassiti e malattie (Piante e animali)</title>
 <link>http://www.fao.org/news/newsroom-home/en/</link>
 <description>Notizie dall'Organizzazione dell'ONU per l'Alimentazione e l'Agricoltura</description>
 <language>it</language>
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 <copyright>2009 FAO</copyright>
 <managingEditor>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</managingEditor>
 <webMaster>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</webMaster>
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	<title>Il difficile compito di proteggere le piante in un’era globalizzata</title>
	
	<description> Si è conclusa la riunione annuale del Consiglio direttivo della Convenzione Internazionale sulle Risorse Fitogenetiche con l’approvazione di due nuovi standard fitosanitari, che puntano a prevenire che infestazioni e malattie delle piante si diffondano attraverso il commercio internazionale. Secondo il Segretariato della Convenzione Internazionale per la Protezione delle Piante ospitato dalla FAO, ogni anno le rese produttive si riducono tra il 20 ed il 40% a causa di emergenze fitosanitarie.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 12 aprile 2013 - </strong>Le probabilità che oggi sulla nostra tavola ci sia cibo proveniente da un altro emisfero sono alte, soprattutto se consideriamo che la cifra da capogiro di ben 1.100 miliardi di dollari in prodotti agricoli vengono commerciati ogni anno a livello internazionale, con quelli alimentari che incidono per l'82% del totale.<br /> <br /> E se frutta e piante possono viaggiare, possono farlo anche individui meno attraenti.  La frutta ad esempio può trasportare uova di mosche nascoste e non viste nella buccia delle arance.  Coleotteri e scarabei scavano tane nelle pedane di legno per il trasporto, sfuggendo a ogni controllo.  Spore di funghi s'insinuano nelle fessure dei container metallici e viaggiano ben più lontano di quanto non possa trasportarli il vento.<br /> <br /> Se non ci si occupa di questi non graditi ospiti quando arrivano a destinazione, le conseguenze possono davvero essere disastrose: ogni anno, secondo il Segretariato della <a href="http://www.ippc.int/" target="_blank">Convenzione Internazionale per la Protezione Fitosanitaria</a> ospitato dalla FAO, le rese produttive si riducono tra il 20 ed il 40% a causa di parassiti  e malattie.  Non si hanno dati precisi al riguardo, ma è ormai assodato che molte di queste infestazioni si sono introdotte tramite il commercio internazionale.<br /> <br /> E a rischio non è solamente la produzione alimentare.  Sono state colpite anche le foreste di tutto il mondo - da cui dipendono in un modo o nell'altro circa 1.6 miliardi di persone per il proprio sostentamento.<br /> <br /> Oltre ai tristemente noti "soliti sospetti" - le mosche della frutta del Mediterraneo, la ruggine del frumento, i bruchi africani - un autentico assortimento di rei danneggia le coltivazioni e mina le condizioni di vita degli agricoltori di tutto il mondo: il baco delle melenzane, la batteriosi della cassava, i nematodi della patata, la tignola delle viti europea, e la lumaca gigante del riso.  La lista è lunga e molto colorita.<br /> <br /> Oltre agli effetti immediati sulla produzione e sulla sicurezza alimentare, vi sono anche altre conseguenze.  Affrontare infestazioni di parassiti ed epidemie costa ogni anno ai governi, agli agricoltori e ai consumatori miliardi di dollari.  Non solo, ma una volta che certe infestazioni si introducono spesso diventa impossibile sradicarle, e la gestione per tenerle sotto controllo prende una parte significativa dei costi di produzione.<br /> <br /> Per tutti questi motivi è stata creata la Convenzione Internazionale per la Protezione Fitosanitaria (<em>IPPC l'acronimo inglese</em>).<br /> <br /> <strong>Fondamentale la definizione di norme e standard<br /> </strong><br /> Nel 1952, con il volume degli scambi di prodotti agricoli in continuo aumento, la comunità internazionale decise di istituire un meccanismo mediante il quale i paesi lavorassero insieme per prevenire che emergenze fitosanitarie si potessero diffondere attraverso il commercio di prodotti agricoli.<br /> <br /> La Convenzione IPPC rappresenta un network per la condivisione delle informazioni sulle infestazioni, sulle misure di controllo, sulle norme fitosanitarie e sulle pratiche migliori - a sostegno dell'impegno dei paesi per proteggere le risorse fitogenetiche e per un sistema di scambi sicuro.  Tra le altre attività centrali dell'IPPC vi è l'attuazione di standard e norme attraverso lo sviluppo di capacità e la risoluzione delle dispute sul commercio.<br /> <br /> L'attività principale della Convenzione è tuttavia la formulazione di standard e norme basate sulle conoscenze scientifiche, la loro approvazione a livello internazionale per stabilire nel dettaglio come gestire il commercio di piante e prodotti fitosanitari: le Norme internazionali per le misure fitosanitarie (<em>ISPM l'acronimo inglese</em>).  <br /> <br /> Sino ad oggi sono state sviluppate <a href="https://www.ippc.int/index.php?id=ispms&no_cache=1&L=0" target="_blank">50 norme</a>, che coprono questioni che vanno da come dovrebbero essere trattati i prodotti fitosanitari o i materiali di imballaggio in legno prima dell'esportazione, a procedure e metodologie raccomandate dagli ispettori agricoli, alle procedure per condurre analisi del rischio ed i formati richiesti per i certificati fitosanitari.  Sono al vaglio altre 90 questioni.<br /> <br /> "Viviamo in un mondo globalizzato e incredibilmente interconnesso, pieno di rischi per la diffusione da un paese all'altro d'infestazioni di parassiti e malattie.  Ridurre il rischio e prevenire o quanto meno minimizzare, la diffusione è molto più vantaggioso in termini di costi che cercare di sradicare o gestire un'epidemia in un secondo tempo", dice Craig Fedchock, Coordinatore del Segretariato IPPC.<br /> <br /> "Così facendo, proteggiamo gli agricoltori dalle disastrose conseguenze economiche delle emergenze fitosanitarie, difendiamo le industrie e i consumatori dai costi dei controlli e dell'eliminazione delle infestazioni, e al tempo stesso evitiamo la perdita di biodiversità - contribuendo a mantenere ecosistemi sostenibili e ben funzionanti", aggiunge Fedchock.<br /> <br /> <strong>Aggiornate due norme <br /> </strong><br /> Questa settimana la <a href="https://www.ippc.int/index.php?id=cpm&no_cache=1" target="_blank">Commissione sulle misure fitosanitarie (CPM)</a>, l'organismo direttivo dell'IPPC, nel corso della sua riunione annuale (Roma, 8-11 aprile) ha riesaminato e approvato due norme fitosanitarie.<br /> <br /> La prima è l'<a href="https://www.ippc.int/file_uploaded/1358518547_2005-001_ISPM_11_20--_En_2012-11.pdf" target="_blank">aggiornamento</a> di una già esistente: <em>Analisi del rischio fitosanitario per gli organismi da quarantena, comprendente l'analisi dei rischi per l'ambiente e gli organismi viventi modificati</em>, che aggiunge una guida dettagliata su come le autorità debbano intraprendere l'analisi dei rischi per determinare se una pianta importata potrebbe essere un parassita di piante coltivate o selvatiche, se debba essere regolamentata, e come identificare misure fitosanitarie che riducano il rischio ad un livello accettabile.<br /> <br /> La seconda: <em>Regolamentazione del materiale dei container di legno nel commercio internazionale</em> rivede una normativa già in vigore e fornisce indicazioni più specifiche sui trattamenti autorizzati per il materiale da imballaggio in legno.<br /> <br /> Il CPM anche deciso di continuare a lavorare ad una<a href="https://www.ippc.int/file_uploaded/1363787585_CPM_2013_28_Sea_Containers_2013-.pdf" target="_blank"> nuova norma volta a ridurre la trasmissione di parassiti e malattie</a> delle piante tramite container trasportati via mare.  (Questo tipo di container rappresenta il 90% di tutte le merci trasportate al mondo con circa 5 milioni in transito per via marittima).<br /> <br /> I membri della Commissione hanno anche discusso delle <a href="https://www.ippc.int/file_uploaded/1359549984_CPM_2013_06_Int_Move_Grain_2013-.pdf" target="_blank">opzioni </a>per migliorare il monitoraggio, il controllo e la lotta contro i parassiti per le spedizioni internazionali di cereali.<strong><br /> <br /> </strong>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Fri, 12 Apr 2013 10:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Reti impregnate con insetticidi proteggono il bestiame e incrementano la produzione di latte</title>
	
	<description> Zanzariere trattate con insetticidi che durano a lungo - sostanzialmente le stesse usate per proteggere gli esseri umani - stanno facendo migliorare la salute animale e le condizioni di vita delle popolazioni che da essi dipendono. Esempi positivi dalle fattorie di produzione lattiera gestite per lo più da donne del Kenya ai piccoli allevamenti di maiali del Ghana. Il positivo effetto a catena? Con meno insetti in circolazione anche le persone si ammalano di meno.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 27 marzo 2013 - </strong>In Kenya, a Kisii, negli altopiani occidentali del paese, un semplice ma innovativo impiego di reti impregnate di insetticida per proteggere il bestiame, sta facendo raddoppiare, ed in alcuni casi addirittura triplicare, la produzione di latte delle piccole fattorie lattiere ed anche facendo ridurre le malattie causate dagli insetti negli esseri umani.  Il progetto è parte di una strategia più ampia tesa a migliorare in modo consistente la salute animale nelle zone più colpite da malattie tropicali.<br /> <br /> Le reti impregnate sono sicure dal punto di vista ambientale, e hanno contribuito a ridurre in modo drastico -di circa il 90%-  la quantità di mosche, zanzare e altri insetti che trasmettono malattie.  Nel caso della mastite - un'infezione batterica che può essere diffusa dalle mosche ed anche dalla scarsa igiene durante le operazioni di mungitura - la malattia è stata dimezzata nelle piccole fattorie a conduzione familiare.  Gli allevatori hanno anche imparato basilari misure igieniche per ridurre i contagi.<br /> <br /> Ma le reti stanno anche portando grandi benefici alle famiglie: a Kisii, dai primi risultati appare che tra i contadini vi siano stati circa il 40% in meno di casi di malaria.  Se i keniani spesso attribuiscono le malattie alla malaria senza conoscerne la vera causa, un beneficio diretto per la salute umana non dovrebbe venire come una sorpresa.<br /> <br /> Dice Mary Munyega Nyndeo una contadina della zona di Kisii "Di solito riuscivo a mungere circa due litri di latte al giorno, ma da quando sono arrivate le zanzariere le mosche sono scomparse e adesso riesco a fare 4 o 5 litri di latte al giorno, e così posso fare un piccolo profitto".<br /> <br /> Ma quello che è più importante, dice "è che non abbiamo più avuto casi di malaria".<br /> <br /> "Prima di questo ho sempre pensato che il latte fosse solo per il nostro uso familiare", dice Mary Owendo, un'altra contadina. "Non sapevo che vendere latte potesse aiutarmi a pagare la scuola dei miei figli". Lei è perfino riuscita a pagare per avere l'elettricità in casa, grazie alle mucche.<br /> <br /> <strong>Dai pascoli all'aperto alla soluzione "zero pascoli"<br /> <br /> </strong>Negli ultimi decenni, con il restringimento della terra disponibile a causa dell'espansione urbana o per differente destinazione d'uso, i piccoli allevatori hanno sempre più adottato il modello "zero pascolo", dove alle mucche da latte viene dato da mangiare in stalle ben ventilate piuttosto che lasciate libere di brucare in pascoli all'aperto.  Nella zona di Kisii una dopo l'altra, quasi tutte le piccole fattorie sono passate a questo metodo, anche perché gli appezzamenti di terra degli allevatori sono sempre più piccoli. Il problema però era diventato come gestire la crescente popolazione di mosche e insetti attratti dentro le stalle dalle mucche e dallo stallatico.<br /> <br /> "Questi pacchetti specifici di salute animale, con reti per proteggere i capanni delle mucche e delle fosse per lo stallatico non solo si sono dimostrati di grande efficacia nel mantenere l'area libera dalle punture di mosche e zanzare, ma hanno contribuito a migliorare la salute animale a tutto campo", spiega Rajinder Saini, un entomologo che lavora con l'ICIPE, un istituto di ricerca con sede a Nairobi partner della FAO nella realizzazione del progetto di Kisii. L'ICIPE ha addirittura cambiato il proprio acronimo in "Scienza africana sugli insetti per l'alimentazione e la salute".<br /> <br /> "Adesso le mucche sono felici, non sprecano energia scalciando e agitando la coda per scacciare gli insetti mangiano meglio, ingrassano e producono più latte" dice Saini. "I contadini ovviamente sono anch'essi felici dei risultati".<br /> <br /> Ovviamente anche la salute umana ne guadagna enormemente, per la riduzione del numero di insetti che trasmettono malattie agli esseri umani, spesso dai propri allevamenti. <br /> <strong><br /> Fermate le morie<br /> <br /> </strong>"Nei miei primi anni in Africa ho visto morire animali a frotte, specialmente le specie esotiche", dice Burkhard Bauer, consulente scientifico indipendente della <em>Freie Universität </em>di Berlino, che lavora al progetto della FAO, basato principalmente sull'impiego di reti protettive trattate con insetticidi per migliorare le condizioni di salute dei piccoli allevatori anche in situazioni povere di risorse.<br /> <br /> Il Dr. Bauer è stato per la prima volta in Kenya nel 2001, dove gestiva un progetto finanziato dall'Unione Europea sulle piccole fattorie lattiere in zone dove l'infestazione di mosche tse-tse era un problema.  La mosca tse-tse trasmette agli animali la tripanosomiasi, detta anche nagana, malattia che ogni anno nell'Africa Sub-sahariana è responsabile della morte di circa 3 milioni di bovini e di perdite economiche per oltre 4.5 miliardi di dollari.  <br /> <br /> La malattia quando viene trasmessa agli esseri umani è meglio conosciuta come la "malattia del sonno" ed è inevitabilmente fatale se non viene trattata in modo appropriato. In Africa si calcola che circa 30.000 persone ogni anno contraggano la malattia, con tutte le gravi conseguenze economiche e sociali che questo comporta nelle zone chiamate T&T (tse-tse e tripanosomiasi).<br /> <br /> In paesi come il Kenya, dove i piccoli allevatori possiedono solo una mucca o poco più, ma che in realtà rappresentano l'80% degli animali da latte coprendo più di tre quarti della produzione nazionale, la perdita di un capo di bestiame può essere devastante per le condizioni economiche di una famiglia.<br /> <br /> "Continuavamo a sottoporre a trattamenti gli animali già malati, che però continuavano a morire", continua Bauer. "Dovevamo andare all'origine e ai veri colpevoli - gli insetti che trasmettono la malattia". L'idea di fondo di Bauer, con il sostegno dell'Università di Berlino e di partner come la FAO, è stata sperimentata sul campo e perfezionata nel corso degli anni.<br /> <br /> La soluzione era così semplice, dice Bauer, non potevo credere che nessuno ci avesse pensato prima.<br /> <br /> <strong>Sostenibile dal punto di vista ambientale<br /> <br /> </strong>Le reti impregnate di insetticida si sono dimostrate anche sicure dal punto di vista ecologico.  Vengono usate al minimo necessario, poiché la tse-tse in genere vola basso in prossimità del suolo. Per cui è sufficiente una rete protettiva di solo un metro d'altezza intorno ai capanni per gli animali per proteggerli.<br /> <br /> "L'insetticida impiegato è fatto delle stesse sostanze chimiche usate per i collari antipulci degli animali domestici", spiega Raffaele Mattioli Esperto Senior del Sevizio di Salute Animale della FAO.<br /> <br /> Di solito la procedura prevedeva che i capi di bestiame venissero immersi in acqua trattata con insetticidi piretroidi, che non hanno conseguenze sui mammiferi.  Oppure gli allevatori li emulsionavano con uno strato sulle gambe.  Ma adesso le reti protettive vengono impregnate con sostanze chimiche solo per la quantità necessaria e cambiate spesso per minimizzare il rischio che gli insetti possano sviluppare una resistenza agli insetticidi.  I piretroidi costituiscono adesso i principali insetticidi sul mercato per uso domestico.<br /> <br /> Le reti impregnate, inoltre, potenzialmente eliminano anche le zecche, per esempio modificando la quantità impiegata e facendo sì che arrivino sino a terra.  Questo significa che malattie causate dalle zecche, per esempio la cosiddetta <em>East Coast Fever </em>(teileriosi bovina) molto diffusa in Africa orientale, potrebbe essere ridotta sostanzialmente con la stessa strategia di base, spiega Mattioli.<br /> <br /> "Questo progetto, sebbene concepito per migliorare la salute animale e la produzione, rappresenta un esempio concreto di un approccio unico alla malattia, dove gli interventi per migliorare le condizioni di salute animale e di quella degli esseri umani convergono e fanno parte di un più ampio sistema sanitario interconnesso - incluse le piante e gli ecosistemi in cui essi vivono", conclude Mattioli.<br /> <br /> <strong>Estensione del progetto<br /> <br /> </strong>In Ghana anche i piccoli allevatori di maiali stanno impiegando il sistema delle reti protettive impregnate. Le punture di fastidiose mosche sono state ridotte praticamente a zero e la produzione e la salute dei suini sono migliorate. Il lavoro in Ghana è condotto in coordinamento con l'ufficio nazionale del <em>Pan African Tsetse and Trypanosomosis Eradication Campaign</em> (PATTEC).  Un terzo progetto pilota sta per partire in Burkina Faso, dove i sistemi zootecnici sono prevalentemente pastorali.<br /> <br /> In riunioni recenti su questo tipo di progetti, tirocinanti dei governi e del settore privato interessati a replicare questo modello hanno ricevuto formazione su come usare le reti.  I partecipanti venivano da molti paesi africani, dal Burundi, dall'Eritrea, dall'Etiopia, dal Kenya e dal Ruanda in Africa orientale e dal Benin, dal Burkina Faso, dalla Côte d'Ivoire, dal Ghana, dal Mali, dal Niger, dalla Nigeria, dalla Sierra Leone e dal Togo in <a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>Africa occidentale.<br /> <br /> I progetti pilota sono sostenuto da un finanziamento di 1.6 milioni di dollari da parte del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD).<strong><br /> </strong></p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/173272/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/173272/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 27 Mar 2013 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Kenya - I telefoni cellulari stanno rivoluzionando il settore zootecnico</title>
	
	<description> Allevatori e veterinari in Africa stanno sempre più utilizzando i telefoni cellulari per segnalare possibili focolai di malattie animali così da poter intervenire ad uno stadio iniziale e avviare rapidamente campagne di vaccinazioni su vasta scala. Applicazioni smartphones stanno rendendo il sistema di &quot;allarme rapido&quot; una questione di secondi invece che settimane.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 1 marzo 2013 - </strong>Allevatori e veterinari in Africa stanno sempre più utilizzando i telefoni cellulari per allertare rapidamente su possibili focolai di malattie animali così da poter intervenire ad uno stadio iniziale e avviare con prontezza campagne di vaccinazioni su vasta scala.<br /> <br /> Alcune applicazioni per smartphones stanno rendendo il sistema di "allarme rapido" una questione di secondi invece che settimane, e gli interventi veterinari possono essere localizzati con estrema precisione e velocità grazie alla funzione <em>Global Positioning System </em>(GPS - Sistema di localizzazione globale via satellite) adesso disponibile nella maggior parte dei cellulari.<br /> <br /> "La FAO e altre organizzazioni partner stanno profittando della grande diffusione della tecnologia cellulare al fine di informare rapidamente su focolai di malattie animali, localizzando con precisione le campagne di vaccinazione e le cure veterinarie, come ad esempio terapie contro i parassiti intestinali degli animali", dice Robert Allport, Assistente del Rappresentante FAO in Kenya per l'Attuazione dei Programmi.<br /> <br /> <strong>Un'applicazione per localizzare le campagne di vaccinazioni e le terapie<br /> </strong><br /> In Kenya, ad esempio, dove tre persone su quattro possiedono oggi un cellulare, la FAO insieme al <em>Royal Veterinary College</em> di Londra e la ONG locale Vetaid sostiene la sperimentazione pilota di un'applicazione per cellulari sviluppata dai ricercatori dell' <em>Imperial College London's School of Public Health.  </em><br /> <br /> <em>EpiCollect</em> - questo il nome dell'applicazione - aiuta a localizzare le campagne di vaccinazioni animali e le terapie. L'applicazione e gli arichvi di memoria sono forniti gratuitamente dal sito di <em>EpiCollect,</em> che assegna a ogni progetto uno spazio specifico, accessibile solo agli utenti di ogni singolo progetto. Il database di <em>EpiCollect</em> non è raggiungibile tramite i motori di ricerca, per evitare che occhi indiscreti possano avere accesso a informazioni sensibili.<br /> <br /> "I telefoni eliminano ritardi nel ricevere i dati dal campo poiché tutte le informazioni vengono trasmesse attraverso la rete cellulare", chiarisce Allport. Non solo, ma le informazioni hanno una precisa localizzazione geografica che ne consente un'estrema accuratezza in tempo reale. <br /> <br /> Solo sino a cinque anni fa, i veterinari dovevano recarsi in località remote, raccogliere le informazioni e dopo ritornare negli uffici distrettuali per lavorare ai dati raccolti.  Adesso invece, grazie ai cellulari, le informazioni vengono trasmesse in tempo reale.  I dati - ad esempio il numero totale di capi di bestiame di una mandria o il numero degli animali vaccinati - vengono  salvati elettronicamente e poi trasferiti ad un sito specifico per ogni singolo progetto.  E se le mandrie si spostano da una zona a pascolo ad un'altra, i loro movimenti possono essere seguiti ed aggiornati. <br /> <br /> <strong>Dai campi ad un database centrale<br /> <br /> </strong>Sino adesso l'applicazione <em>EpiCollect</em> è stata usata soltanto dai veterinari sul campo, con cellulari forniti da Google Kenya per una fase di prova, gli strumenti vengono perfezionati ed i problemi tecnici risolti secondo il riscontro che ne danno gli utenti.  Alla fine di questo periodo di prova, potrebbero essere messi a disposizione degli anziani dei villaggi e dalle associazioni di operatori di salute animale radicate nelle comunità, poiché sempre più persone in Kenya passano a telefoni abilitati al collegamento ad internet e i prezzi sono di conseguenza scesi.  Sebbene per adesso solo un terzo della popolazione in Kenya abbia accesso a internet, va notato che il 99% delle connessioni avviene attraverso telefoni cellulari.<br /> <br /> La FAO dispone di un Sistema mondiale d'informazione sulle malattie animali, conosciuto come EMPRES-i, che ospita i dati sui focolai di malattie animali raccolti sul campo, una volta che sono confermati. La FAO ha sviluppato adesso un'applicazione per cellulari chiamata EMPRES-i EMA che consente di riportare informazioni sui focolai di malattie animali direttamente nel database. La tecnologia, disponibile per telefoni con sistemi operativi Blackberry e Android, sarà sperimentata sul campo dai servizi veterinari dell'Uganda nella prima metà del 2013 in una fase pilota finanziata dal Governo irlandese. Una versione di EMA per iPhones è in fase di sviluppo.. <br /> <br /> Grazie alle allerte trasmesse così con estrema rapidità, le malattie animali possono essere individuate ed isolate in tempi record. L'allerta precoce può impedire la morte di decine di migliaia di capi di bestiame, salvaguardando in questo modo le condizioni di vita e la sicurezza alimentare della popolazione e impedendo una possibile trasmissione della malattia agli esseri umani.<br /> <br /> <strong>Un bene pubblico mondiale<br /> <br /> </strong>"Il sistema EMPRES-i della FAO è davvero un bene pubblico mondiale, e i nostri tempi di risposta migliorano costantemente grazie a questi incredibili progressi tecnologici", dice il Dott. Juan Lubroth, Veterinario Capo della FAO.  "La prevenzione, la preparazione e la risposta precoce sono dei concetti potenti che quando sono tradotti in strumenti possono essere efficacemente usati contro le malattie infettive, salvaguardando in questo modo le condizioni di vita delle popolazioni, allontanando lo spettro della fame ed in alcuni casi il contagio agli esseri umani", ha aggiunto Lubroth.<br /> <br /> Inoltre l'Ufficio regionale d'emergenza della FAO per l'Africa orientale e centrale, in partenariato con Oxfam, sta utilizzando la tecnologia <em>Nokia Data Gathering</em> (NDG) per monitorare i punti d'acqua delle zone pastorali come indicatori precoci di siccità in Kenya ed Etiopia. Le comunità locali tengono regolarmente sotto controllo il livello dell'acqua tramite telefoni con connessione internet. Nella regione di Karamoja, nel vicino Uganda, lo stesso sistema NDG è utilizzato dai capi villaggio per monitorare gli indicatori di siccità e consentire una risposta rapida, in partenariato con ACTED.<br /> <br /> La FAO sta anche valutando come le nuove tecnologie mobili possono essere utilizzate per meglio connettere gli allevatori con i mercati e con i commercianti di bestiame.<br /> <br /> "Chi commercia in bestiame non si reca in zone remote per comprare animali, a meno che non abbia la garanzia di poter comprare un certo numero di capi, altrimenti, non vale la pena di affrontare le spese del viaggio", fa notare Allport.  "Ma se i venditori di bestiame possono centralizzare le informazioni sul numero di capi che  hanno<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>, dove ed a che prezzo, allora il mercato funziona in modo più efficiente e vi sarà una maggiore trasparenza dei prezzi, oltre a poter contrattare collettivamente per prezzi migliori". <br /> <br /> <strong>Penne digitali per scrivere nei campi<br /> <br /> </strong>In un certo numero di paesi africani, tra cui il Kenya, una versione moderna della vecchia carta e penna sta conferendo un fascino aggiuntivo alla raccolta digitale di dati dai campi. Con le penne digitali non solo le informazioni vengono trasmesse in pochi secondi ad un server centrale per essere analizzate, ma consentono ai veterinari di scrivere come hanno sempre fatto, conversando con gli allevatori senza "l'interferenza" che la moderna tecnologia mobile potrebbe creare.<br /> <br /> "Uno degli aspetti più importanti del lavoro di un veterinario è stabilire un buon rapporto di fiducia con gli agricoltori e con le popolazioni", spiega Philip Fong, funzionario FAO responsabile delle tecnologie informatiche della regione, con sede a Nairobi, che ha già introdotto l'impiego di penne digitali in Africa australe, dove hanno avuto enorme successo.<br /> <br /> Gli operatori ed i veterinari sul campo non possono stare ore a mandare informazioni dalla piccola tastiera di un cellulare, spesso da un <em>touch screen</em> su cui in pieno sole non si riesce a vedere nulla.<br /> <br /> Una penna digitale dispone invece di una piccola telecamera a raggi infrarossi che registra la scrittura quando la penna vi passa sopra, e usando la tecnologia Bluetooth invia i dati ad un telefono cellulare da dove vengono trasmessi ad un server centrale per essere analizzati.<br /> <br /> I benefici a catena di queste nuove tecnologie mobili sono davvero infiniti.<br /> <br /> <em>Epicollect</em> è finanziata da <em>Wellcome Trust</em>, una fondazione di beneficienza senza fini di lucro con sede nel Regno Unito.<br /> <br /> L'applicazione <em>Nokia Data Gathering </em>è anch'essa messa a disposizione gratuitamente nell'ambito del <em>Nokia's corporate social responsibility programme.</em>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/170878/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/170878/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 01 Mar 2013 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La FAO sollecita misure più incisive contro le emergenze sanitarie mondiali</title>
	
	<description> Il mondo rischia una ripetizione della disastrosa ondata d’influenza aviaria del 2006 se non verranno rafforzate a livello mondiale le misure di controllo e monitoraggio di questa, ma anche di altre pericolose malattie animali, denuncia oggi la FAO.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 29 gennaio 2013 - </strong>Il mondo rischia una ripetizione della disastrosa ondata d'influenza aviaria del 2006 se non verranno rafforzate a livello mondiale le misure di controllo e monitoraggio di questa, ma anche di altre pericolose malattie animali, denuncia oggi la FAO.<br /> <br /> "La crisi economica internazionale ha significato minori risorse disponibili per la prevenzione dell'influenza aviaria H5N1 e di altre malattie di origine animale", ha dichiarato il Veterinario Capo della FAO, Juan Lubroth.  "E questo vale non solo per le organizzazioni internazionali, ma anche per i singoli paesi".   "Nonostante tutti sappiano che prevenire sia meglio che curare, sono preoccupato che nel clima attuale i  governi non siano in grado di mantenere alta la guardia".<br /> <br /> E' necessario mantenere una stretta vigilanza, dati i grandi serbatoi di virus H5N1 che ancora esistono in alcuni paesi asiatici e del Medio Oriente, dove la malattia è diventata endemica.  In mancanza di controlli adeguati, potrebbe facilmente diffondersi a livello mondiale, com'è successo al momento della sua massima diffusione nel 2006, quando ne furono colpiti 63 paesi. <br /> <br /> <strong>Investire nella prevenzione<br /> <br /> </strong>Investire maggiormente nella prevenzione ha un senso dal punto di vista economico considerato l'enorme costo che comporta un'epidemia su larga scala.  Tra il 2003 e il 2011 la malattia ha ucciso direttamente, o costretto ad abbattere oltre 400 milioni di polli ed anatre, causando un danno economico stimato intorno ai 20 miliardi di dollari.<br /> <br /> Come molte altre malattie animali, il virus H5N1può anche trasmettersi agli esseri umani.  Tra il 2003 ed il 2011, secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha infettato più di 500 persone, uccidendone 300.<br /> <br /> "Non vedo iniziative, nonostante la reale minaccia esistente per la salute di animali e per gli esseri umani", ha aggiunto Lubroth.<br /> <br /> Questo è ancora più deplorevole dal momento che è stato dimostrato che con misure appropriate il virus H5N1 può essere del tutto eliminato dal settore aviario, proteggendo così sia la salute umana che le condizioni economiche di milioni di persone.  Il pollame domestico è oggi immune dal virus nella maggior parte dei 63 paesi che erano stati infettai nel 2006, tra essi la Turchia, Hong Kong, la Tailandia e la Nigeria.  E dopo molti anni d'intenso lavoro ed impegno finanziario internazionale, anche in Indonesia si stanno facendo grandi passi avanti contro di esso.<br /> <br /> <strong>La minaccia di un'altra malattia animale <br /> <br /> </strong>Un'altra minaccia crescente è rappresentata dalla <em>Peste dei piccoli ruminanti</em>, (PPR) una malattia altamente contagiosa che può decimare intere greggi di capre e di pecore.  "La malattia si sta espandendo in Africa Subsahariana, causando al momento enormi danni nella Repubblica Democratica del Congo, uno dei paesi colpiti - e sta cominciando ad espandersi in Africa australe", ha aggiunto Lubroth.  "Il danno potrebbe davvero essere d'immense proporzioni".  <br /> <br /> "L'ironia della situazione è che contro la PPR esiste un validissimo vaccino, ma poche persone lo stanno usando".   Oltre alle risorse limitate, la mancanza di volontà politica e scarso coordinamento e pianificazione, sono le altre ragioni per le quali si consente che la PPR, come altre malattie animali, si diffonda.<br /> <br /> Investire nella prevenzione significa migliorare l'igiene, i controlli ai mercati e alle frontiere e le misure sanitarie negli allevamenti e nei mercati.  Significa attrezzare laboratori e formare personale in grado di fare diagnosi precoci e rispondere efficacemente in caso di epidemie, ed organizzare efficaci servizi di divulgazione per aiutare i piccoli allevatori.<br /> <br /> Nonostante i budget limitati, le organizzazioni internazionali dovrebbero anche cercare di agire di più con azioni concertate.  "Dobbiamo insieme trovare i modi per assicurare la sicurezza lungo l'intera catena agroalimentare a livello globale", sollecita Lubroth.<br /> <br /> "Il costo - e i pericoli - di non agire sono davvero troppo alti". <br /> </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 28 Jan 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Appello FAO/OIE per una moratoria sull’impiego nella ricerca di virus vivi di peste bovina</title>
	
	<description> La FAO e l’OIE (l’Organizzazione Mondiale per la salute animale) lanciano un appello ai governi affinché sottoscrivano una moratoria a livello mondiale sulla ricerca di laboratorio che implichi lavorare con virus vivi di peste bovina.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma/Parigi 23 luglio 2012 - </strong>La FAO e l'OIE (l'Organizzazione Mondiale per la salute animale) lanciano un appello ai governi affinché sottoscrivano una moratoria a livello mondiale sulla ricerca di laboratorio che implichi lavorare con virus vivi di peste bovina.<br /> <br /> L'iniziativa FAO/OIE è stata decisa per far sì che venga distrutto il materiale biologico ed i campioni di virus potenzialmente pericolosi attualmente conservati in oltre 40 laboratori, alcuni dei quali con insufficienti livelli di biosicurezza.  Alcune riserve di virus dovrebbero comunque essere conservate per poter produrre vaccini e per la ricerca, nel caso la malattia dovesse riapparire a livello di animali selvatici o in conseguenza di  comportamenti accidentali o intenzionali.<br /> <br /> La peste bovina è stata dichiarata ufficialmente debellata un anno fa, intendendo con questo che il virus che causa questa letale malattia non esiste più se non in esemplari di laboratorio.  La peste bovina non colpisce gli esseri umani.<br /> <br /> Con due risoluzioni approvate nel 2011, i paesi membri delle due organizzazioni hanno concordato di distruggere le scorte rimanenti di virus o di conservarle in condizioni di sicurezza in un numero limitato di laboratori approvati e di bandire la ricerca che impieghi esemplari vivi del virus, a meno che non sia autorizzata dalla FAO e dall'OIE.<br /> <br /> Nel catalogare il materiale esistente contenente il virus  è stato scoperto che in alcuni laboratori i livelli di biosicurezza sono insufficienti ed il rischio troppo grande. Ed è per questo che la FAO e l'OIE sollecitano i paesi a sottoscrivere la moratoria ed a sottoporre all'approvazione delle due organizzazioni qualsiasi futura proposta di ricerca.  La FAO e l'OIE stanno lavorando alla formulazione di un protocollo standard per richiedere l'autorizzazione e le condizioni che queste richieste dovranno soddisfare per poter essere approvate.<br /> <br /> "La moratoria è fondamentale per evitare rischi biologici, fino a quando non sarà istituito un meccanismo di controllo che approvi solo la ricerca necessaria per continuare il lavoro di vigilanza e di preparazione all'emergenza nel caso la malattia dovesse riapparire", dice il Dott. Kazuaki Miyagishima, a capo del Dipartimento scientifico e tecnico dell'OIE.  "Fintanto che il virus è presente in così tanti laboratori, non possiamo affermare che non vi sia rischio di una ricomparsa della malattia".  "Bisogna distruggere i rimanenti stock di virus non sicuri e mantenere un livello alto di sorveglianza fino a che quest'operazione non sarà portata a termine", ha aggiunto Miyagishima.<br /> <br /> "La peste bovina è stata debellata con successo, e va conservato materiale biologico e gli esemplari di virus che potrebbero essere utili per lo sviluppo di vaccini e per continuare la ricerca", dice Juan Lubroth, Veterinario Capo della FAO.  "Ma dobbiamo assolutamente assicurarci che questo materiale sia conservato solo in alcuni laboratori che garantiscono condizioni di massima sicurezza per non correre inaccettabili rischi".   I campioni di virus devono essere conservati in modo sicuro o altrimenti devono essere distrutti".<br /> <br /> "Dobbiamo continuare a vigilare affinché la peste bovina rimanga una malattia del passato, consegnata ai libri di storia e agli annali di medicina veterinaria", ha aggiunto Lubroth.<br /> <br /> Una commissione esterna composta da sette esperti indipendenti in materia di virologia, biotecnologia, epidemiologia, misure per la riduzione della minaccia biologica, sicurezza di laboratorio convocata dalla FAO e dall'OIE ha raccomandato di seguire quanto fatto nel caso del vaiolo - il letale virus umano dichiarato debellato nel 1979.  In quell'occasione, sotto la supervisione dell'Organizzazione mondiale della sanità, il virus del vaiolo fu isolato e distrutto ovunque tranne che in due laboratori dove il virus è conservato in condizioni di estrema sicurezza.  Secondo il gruppo di esperti della peste bovina si potrebbe seguire un percorso simile.<br /> <br /> La distruzione del virus dovrebbe dunque essere la priorità.  In alcuni casi il materiale biologico contenente il virus potrebbe essere mandato ad una struttura ad alto livello di isolamento, approvata dalla FAO e dall'OIE, per essere conservato in condizioni di sicurezza biologica.  Per fare ciò le due organizzazioni forniranno consulenza e sostegno ai laboratori e promuoveranno e supervisioneranno il processo per ridurre il numero di strutture dove sarà consentito continuare a conservare il virus.<br /> <br /> I Paesi africani, per esempio, hanno trovato un buon modello concordando di distruggere o trasferire il loro materiale biologico contenente il virus sotto la custodia del Centro Panafricano di vaccini dell'Unione Africana che ha sede in Etiopia.  Altri paesi dovrebbero seguire questo modello.<br /> <br /> Come parte della strategia post-sradicamento, i Paesi membri della FAO e dell'OIE si sono impegnati a mantenere un adeguato livello di monitoraggio e sorveglianza per possibili focolai di virus di peste bovina sino all'anno 2020.<br /> <br /> L'impegno dei donatori è stato decisivo per debellare la peste bovina, la seconda malattia nella storia ad essere debellata con successo.  I finanziamenti dei donatori continueranno ad essere fondamentali per mantenere la peste bovina eradicata per sempre.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Sun, 22 Jul 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La FAO intensifica la lotta contro una grave infestazione parassitaria in Medio Oriente</title>
	
	<description> La FAO sta intensificando la lotta contro un insetto parassita del pomodoro che sta minacciando i raccolti nel Medio Oriente. Insieme ai governi dei paesi colpiti, la FAO promuove programmi ecologici di controllo delle infestazioni di tignola del pomodoro che sono già riusciti a minimizzarne i danni nell’area del Mediterraneo e nei paesi Nord-Africani.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>19 luglio 2012 - Roma, </strong>La FAO sta intensificando la lotta contro un insetto parassita del pomodoro che sta minacciando i raccolti nel Medio Oriente.  Insieme ai governi dei paesi colpiti, la FAO promuove programmi ecologici di controllo delle infestazioni di tignola del pomodoro che sono già riusciti a minimizzarne i danni nell'area del Mediterraneo e nei paesi Nord-Africani.<br /><br />L'agenzia ONU sta lavorando a un progetto sub-regionale di gestione della tignola del pomodoro - o <em>Tuta absoluta -</em> in Egitto, in Iran, in Iraq, in Giordania, in Siria e nello Yemen.<br /><br />L'idea è mantenere il danno al minimo impiegando metodi ecologici e sostenibili dal punto di vista economico, riducendo quindi l'impiego di pesanti pesticidi ma impiegando invece nemici naturali e trappole di feromone "attract-and-kill" ("attrai ed uccidi"). <br /><br />La <em>Tuta absoluta</em> si ciba anche di varie altre piante della famiglia delle solanacee come le patate, le melanzane, i peperoni, i fagioli, ma il pomodoro è la coltivazione economicamente più importante della regione.<br /><br />La piccola tignola di colore marroncino è stata introdotta per la prima volta nel 2006 in Spagna dal Sudamerica e si è diffusa poi nei paesi del bacino del Mediterraneo e in Medio Oriente - spingendosi al nord sino alla Svizzera, al sud sino al Marocco e all'Algeria, a oriente sino alla Turchia ed anche coinvolgendo i Paesi del golfo a sudest.<br /><br />"La tignola del pomodoro si è rapidamente moltiplicata, oltrepassando con facilità i confini nazionali.  Alcuni paesi sono riusciti a minimizzare l'abilità dell'insetto di riprodursi e a limitarne la diffusione e i danni alle coltivazioni.  L'obiettivo della FAO è replicare questi successi adesso che l'infestazione si è spostata verso est e sudest", dice Khaled Alrouechdi, esperto FAO di controllo delle infestazioni parassitarie.<br /><br />"Ci sono due motivi perché cerchiamo di ridurre la quantità di pesticidi usati: il primo  è che un impiego massiccio di prodotti chimici non è sostenibile dal punto di vista ambientale.  Il secondo è che la tignola del pomodoro ha cominciato a sviluppare resistenza agli insetticidi", spiega Alrouechdi.<br /><br /><strong>Lotta antiparassitaria meno aggressiva<br /><br /></strong>La FAO nei paesi colpiti ha impiegato programmi di Gestione Integrata delle Infestazioni (IPM l'acronimo inglese <em>ndt)</em> e sviluppato tecniche poco tossiche ed a costo contenuto per il controllo delle infestazioni parassitarie quali:<br /><br /><ul><li>un uso ridotto di pesticidi chimici privilegiando invece quelli naturali;</li></ul><ul><li>trappole feromoniche che attraggono gli insetti imitando esemplari di sesso opposto per l'accoppiamento;</li></ul><ul><li>il rilascio di nemici naturali (predatori e parassitoidi della tignola del pomodoro);</li></ul><ul><li>l'impiego  di schermi resistenti agli insetti e di doppie porte nelle serre;</li></ul><ul><li>la gestione dei vivai con l'impiego di piantine sane, prive di insetti;</li></ul><ul><li>l'eliminazione delle colture infestate e delle piante selvatiche ospiti;</li></ul><ul><li>la rotazione delle colture con varietà diverse dalle solanacee, che non attraggono il parassita.</li></ul><br />"Da tempo i feromoni vengono impiegati in diversi paesi per monitorare la presenza degli insetti e per  intrappolarli in gran numero.  E' una tecnica economica, facile da applicare e ben accetta dai contadini", prosegue Alrouechdi.  "L'impiego di trappole feromoniche per eliminare ile infestazioni di parassiti usando quello che noi chiamiamo il metodo di "attrai e uccidi" è una delle nostre soluzioni più promettenti", aggiunge.<br /><br />La FAO promuove la Gestione Integrata delle Infestazioni (IPM) per proteggere le coltivazioni e ridurre i rischi dei pesticidi, una strategia che offre agli agricoltori alternative valide e praticabili per gestire le infestazioni e gli ecosistemi agricoli per un futuro più sostenibile.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/152719/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/152719/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 18 Jul 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Un monumento celebra la sconfitta della peste bovina</title>
	
	<description> La FAO e il Ministero della Salute italiano hanno celebrato stamattina la sconfitta di una delle più devastanti malattie animali che l'umanità abbia mai dovuto affrontare: la peste bovina, epidemia che nel corso dei secoli ha decimato milioni di capi di bestiame causando crisi economiche, insicurezza alimentare e carestie.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 18 ottobre 2011 - </strong>La FAO e il Ministero della Salute italiano hanno celebrato stamattina, nella sede del Ministero all'EUR, la sconfitta di una delle più devastanti malattie animali che l'umanità abbia mai dovuto affrontare: la peste bovina, epidemia che nel corso dei secoli ha decimato milioni di capi di bestiame causando crisi economiche, insicurezza alimentare e carestie. <br /><br />Alla presenza del Ministro della Salute Prof. Ferruccio Fazio, del Direttore Generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricultura (FAO), Jacques Diouf, del Direttore Generale dell'Organizzazione Mondiale di Salute Animale (OIE), Bernard Vallat, e di molte autorità e delegazioni straniere, è stato inaugurato un monumento - opera dello scultore Alessandro Romano - che ne celebra la definitiva eliminazione.<br /><br />Con questa cerimonia la FAO ha voluto anche ringraziare il governo italiano per il contributo di oltre sei milioni di dollari che ha dato alla battaglia per sradicare la malattia in Europa, Africa e Asia, oltre al sostegno fornito in tutti questi anni alla lotta contro le malattie transfrontaliere come ad esempio l'influenza aviaria.  <br /><br />L'Italia in questa battaglia ha avuto un ruolo importante anche dal punto di vista storico, poiché uno dei primi scienziati ad aver studiato i modi di trasmissione del virus della peste bovina è stato l'italiano Giovanni Maria Lancisi, che nel 1715 ha proposto metodi per controllarlo.  In suo onore la FAO divulgherà una copia digitale del suo trattato <em>De Bovilla Peste</em>, il cui testo originario è conservato nella Biblioteca Lancisiana, a Roma.<br /><br />L'eradicazione definitiva della peste bovina, dichiarata ufficialmente debellata lo scorso giugno, rappresenta la prima volta che l'umanità è riuscita a sconfiggere una malattia animale, e solo la seconda che abbia eliminato del tutto una malattia, dopo il vaiolo nel 1980.<br /><br /><strong>Un grande impegno congiunto<br /><br /></strong>"L'eradicazione della peste bovina, ottenuta con uno sforzo eccezionale che ha fruttuosamente coinvolto molti scienziati e parecchi paesi, è considerata il successo più importante nella storia della veterinaria e può essere d'esempio per affrontare altre impegnative sfide mondiali che abbiamo davanti", ha detto il prof. Ferruccio Fazio, Ministro della Salute, nel suo intervento.  <br /><br />Il Direttore Generale della FAO, nel sottolineare la portata storica di questo successo, ha detto:  "Coordinamento efficiente, partenariati, cooperazione a livello regionale ed internazionale, l'impegno di governi, organizzazioni regionali in Africa, Asia ed  Europa, del settore privato, della società civile sono stati gli elementi decisivi che hanno portato al successo che celebriamo oggi".  <br /><br />"Vorrei cogliere quest'occasione per dare merito all'eccellente lavoro fatto dal Servizio di salute animale della FAO, che sia sul campo che in laboratorio insieme ai colleghi dell'OIE, ha rappresentato la prima linea di attacco che ha portato a debellare con successo la malattia". <br /><br />"Questo network potrà essere usato in futuro e diventare la piattaforma per galvanizzare il sostegno alle iniziative di controllo e lo sradicamento di altre malattie transfrontaliere", ha aggiunto Diouf.<br /><br />Dal canto suo Juan Lubroth, veterinario Capo della FAO, ha evidenziato il ruolo di un altro importante partner della FAO e dell'OIE, l'Agenzia per l'energia atomica Internazionale (IAEA), "... che ha sviluppato kit diagnostici pratici ed economici per monitorare l'efficacia del vaccino e formare veterinari sul campo nell'uso di questi strumenti".  <br /><br />Il ministro Fazio ha poi concluso dicendo "Siamo di fronte ad un lusinghiero esito mondiale che attesta non solo il rilevante ruolo giocato dalla FAO, dall'Italia e da Roma, ma che dà risalto all'abilità e all'impegno, nel XVIII secolo, di Giovanni Lancisi nel campo dell'epidemiologia umana e veterinaria. Sono lieto di ospitare nella sede del Ministero della Salute il monumento dell'artista Alessandro Romano per celebrare questa vittoria storica".]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/93142/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/93142/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Ricompare l’influenza aviaria</title>
	
	<description> La FAO ha sollecitato oggi maggiore allerta e sorveglianza contro una possibile recrudescenza dell’influenza aviaria altamente patogena H5N1, in relazione ai segnali che un ceppo mutato del virus mortale si sta diffondendo in Asia ed altrove con imprevedibili rischi per la salute umana.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 29 agosto 2011 - </strong>La FAO ha sollecitato oggi maggiore allerta e sorveglianza contro una possibile recrudescenza dell'influenza aviaria altamente patogena H5N1, in relazione ai segnali che un ceppo mutato del virus mortale si sta diffondendo in Asia ed altrove con imprevedibili rischi per la salute umana.<br /><br />Secondo i dati dell'OMS, da quando è apparso la prima volta, nel 2003, il virus H5N1 ha infettato 565 persone uccidendone 331.  L'ultimo decesso è avvenuto all'inizio del mese in Cambogia, dove dall'inizio dell'anno si sono registrati otto casi umani, tutti con esito fatale.<br /><br />Dal 2003 ad oggi il virus H5N1 ha ucciso, o ha obbligato ad abbattere, più di 400 milioni di capi di pollame domestico ed ha causato nel mondo un danno economico calcolato intorno ai 20 miliardi di dollari, prima di venire eliminato dalla maggior parte dei 63 paesi che aveva infettato nel momento di maggiore diffusione, nel 2006. <br /><br />Tuttavia il virus è rimasto endemico in sei paesi, nonostante il numero dei focolai tra le popolazioni di pollame domestico ed uccelli selvatici sia diminuito costantemente, passando dal picco di 4000 casi l'anno, a soli 302 nel 2008.  Ma da allora i focolai hanno ripreso ad aumentare progressivamente, con circa 800 casi registrati nel 2010-2011.<br /><br /><strong>Diffusione sia tra il pollame domestico che tra gli uccelli selvatici<br /><br /></strong>Il 2008 ha anche segnato l'inizio di una nuova espansione geografica del virus H5N1 sia tra il pollame domestico che tra gli uccelli selvatici.<br /><br />Questa avanzata sembra da associare ai movimenti migratori degli uccelli, secondo il capo veterinario della FAO Juan Lubroth, che ha affermato che il virus viaggia lungo grandi distanze ed è per questo che negli ultimi 24 mesi esso è comparso in pollame o uccelli selvatici di paesi che erano stati esenti dal virus per diversi anni.<br /><br />"Possono essere gli uccelli selvatici ad introdurre il virus ma sono le attività umane nella produzione e nella commercializzazione del pollame a diffonderlo", ha fatto notare Lubroth.  Di recente sono stati scoperti focolai in Israele, nei Territori Palestinesi, in Bulgaria, in Romania, in Nepal ed in Mongolia.<br /><br />Un ulteriore motivo di preoccupazione, ha aggiunto, è la comparsa di una variante del virus in Cina e Vietnam che sembrerebbe in grado di eludere le difese fornite dai vaccini vigenti.<br /><br />In Vietnam, che ha sospeso quest'anno la campagna di vaccinazioni del pollame di primavera, la maggior parte del nord e del centro del paese  - dove l'H5N1 è endemico - è stato invaso da un nuovo ceppo conosciuto come H5N1 - 2.3.2.1.<br /><br /><strong>Stato d'allerta<br /><br /></strong>In Vietnam i servizi veterinari sono in stato di allerta e giungono notizie che stiano considerando per questo autunno di lanciare una nuova campagna di vaccinazioni mirate.  La circolazione del virus in Vietnam rappresenta una minaccia diretta per molti paesi confinanti come Cambogia, Tailandia e Malesia, ma anche per paesi più lontani come la penisola coreana ed il Giappone, mentre le migrazioni di uccelli selvatici possono diffondere il virus anche su altri continenti.<br /><br />"Questo cambio di tendenza dal progressivo declino osservato negli anni 2004-2008 potrebbe indicare un ritorno con forza dell'H5N1 il prossimo autunno e inverno, con la gente che all'improvviso potrebbe trovarsi il virus nel cortile di casa", ha avvertito Lubroth.<br /><br />I paesi dove il virus H5N1 è fermamente radicato - Bangladesh, Cina, Egitto, India, Indonesia e Vietnam - sono quelli che dovranno affrontare i problemi maggiori, ma secondo Lubroth nessun paese può considerarsi completamente al sicuro.<br /><br />"Piani per affrontare una possibile emergenza e vigilanza rimangono essenziali", ha sottolineato Lubroth.  "Questo non è il momento dell'autocompiacimento.  Nessuno può abbassare la guardia con un virus come l'H5N1". </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/87241/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/87241/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 28 Aug 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Cerimonia alla FAO per celebrare la vittoria sulla peste bovina</title>
	
	<description> Alla presenza di Presidenti, Vice Presidenti, Ministri ed altre personalità internazionali, il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf ha scoperto oggi una targa per celebrare l’eliminazione della peste bovina, una delle malattie animali più letali, che per secoli ha seminato devastazione ed ha rappresentato una grave minaccia per le condizioni di vita di milioni di persone.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 25 giugno 2011 - </strong>Alla presenza di Presidenti, Vice Presidenti, Ministri ed altre personalità internazionali, il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf ha scoperto oggi una targa per celebrare l'eliminazione della peste bovina, una delle malattie animali più letali, che per secoli ha seminato devastazione ed ha rappresentato una grave minaccia per le condizioni di vita di milioni di persone.</p><p><br />Questa è la prima volta nella storia dell'umanità che una malattia animale è stata del tutto debellata e solo la seconda, dopo il vaiolo nel 1980, che una malattia sia stata eliminata grazie all'impegno umano ed alla cooperazione internazionale.</p><p><br />"Nel corso degli anni ho spesso detto che il mondo ha i mezzi per eliminare fame, denutrizione e povertà estrema", ha detto Diouf.  </p><p><br />"La totale eliminazione della peste bovina - una malattia che ha decimato bovini, bufali e molte altre specie domestiche e selvatiche - è oggi una realtà comprovata".</p><p><br />Questo è un successo di grande portata per il genere umano, poiché per centinaia di anni la malattia ha continuato a diffondersi su tutti i continenti, portando devastazione, annientando milioni di capi di bestiame, causando fame e carestie e condizioni di vita precarie.<br /><br />La targa commemorativa all'interno della sede FAO riporta i nomi di tutte le istituzioni tecniche, professionali, finanziarie e di tutti i Paesi membri che con il loro lavoro e con la loro collaborazione hanno contribuito ad eliminare la malattia.</p><p><br />Hanno partecipato alla cerimonia tra gli altri: il Presidente del Ciad,  Idriss Déby Itno, il Presidente del Togo Faure Gnassingbé, la Vice Presidente del Gambia Aja Dr. Isatou Njie, rappresentanti dei Paesi membri della FAO e di altre organizzazioni internazionali, il Direttore Generale dell'Organizzazione mondiale di salute animale, Bernard Vallat, l'ex Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ed il veterinario e Premio Nobel Peter Doherty.  Parteciperanno inoltre gli Ambasciatori di buona volontà della FAO Pierre Cardin, Mory Kanté ed Anggun.</p><p><br />La cerimonia ha avuto luogo nella giornata d'apertura della 37ma Conferenza biennale della FAO, il massimo organo direttivo dell'agenzia, che il 28 giugno dichiarerà ufficialmente debellata la malattia.<br /><br />Sin dal 1994, la FAO è stata alla guida del Programma mondiale per l'eliminazione della peste bovina (GREP), in stretto coordinamento con l'Organizzazione mondiale di salute animale (OIE), l'Agenzia Internazionale per l'energia atomica (IAEA), altri partner, governi, organizzazioni non governative, istituzioni regionali come l'Ufficio interafricano per le risorse animali dell'Unione Africana, e donatori quali l'Unione Europea.<br /><br />Lunedì 27 giugno responsabili veterinari ed altri esperti di tutto il mondo si incontreranno presso la FAO per discutere su come salvaguardare i campioni di virus ancora esistenti nei laboratori ed i vaccini, e per valutare rischi e risposte necessarie nella lotta contro altre malattie animali ad alto impatto.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/80768/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/80768/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Si conclude la campagna contro la peste bovina</title>
	
	<description> L’impegno mondiale contro la peste bovina – una malattia infettiva a forte mortalità che colpisce i ruminanti – ha avuto i suoi frutti e con la cessazione di tutte le attività sul campo ad essa collegate, tra breve ne sarà annunciato il totale sradicamento. Sarà la prima volta nella storia dell’umanità che una malattia animale sia stata del tutto debellata.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 14 ottobre 2010 - </strong>L'impegno mondiale contro la peste bovina - una malattia infettiva a forte mortalità che colpisce i ruminanti - ha avuto i suoi frutti e con la cessazione di tutte le attività sul campo ad essa collegate, tra breve ne sarà annunciato il totale sradicamento.<br /><br />Questa sarà la prima volta nella storia dell'umanità che una malattia animale sia stata del tutto debellata e solo la seconda, dopo il vaiolo nel 1980, che una malattia sia stata eliminata grazie agli sforzi compiuti dall'uomo.<br /><br />La peste bovina non colpisce direttamente l'uomo, ma la sua capacità di causare in poco tempo massicce perdite di bovini e di altri tipi di animali ungulati (<em>muniti di zoccoli,</em> ndr) ha avuto per millenni effetti devastanti sul settore rurale, con code drammatiche di carestie e crisi economica dopo ogni grande epidemia.<br /><br />"Il controllo e l'eliminazione della peste bovina sono sempre stati una priorità per l'organizzazione sin dall'inizio della sua missione per sconfiggere la fame e rafforzare la sicurezza alimentare mondiale", ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf, rivolgendosi ai ministri, agli esperti di salute animale ed altri partner riuniti a Roma (13-14 ottobre) per il Simposio Mondiale per lo sradicamento della peste bovina.<br /><br />"La malattia ha imperversato su Africa, Asia ed Europa per secoli, decimando milioni di capi di bestiame e causando miseria e carestia.  Intorno al 1880 ha provocato perdite per un milione di capi di bestiame nella Russia europea ed in Europa centrale", ha detto Diouf.<br /><br />Quando è penetrata in Africa, alla fine del diciannovesimo scolo, ha decimato milioni di capi di bestiame ed ha scatenato miseria e carestia.  Si stima in conseguenza di quella specifica epidemia che circa un terzo della popolazione dell'Etiopia sia morta a causa della mancanza di cibo.  L'ultimo focolaio di cui si abbia notizia risale al 2001 in Kenya.<br /><br /><p>Si prevede che per la metà del 2011, dopo che arriveranno all'Organizzazione mondiale per la salute animale (OIE) le ultime relazioni sullo status della malattia, con un documento ufficiale congiunto FAO/OIE dichiareranno la malattia ufficialmente debellata.<br /><br />"Siamo sicuri che l'Assemblea Mondiale dei delegati OIE per il maggio 2011 riconoscerà ufficialmente le ultime relazioni sullo status della malattia così da dichiarare concluse quello stesso giorno tutte le procedure OIE per l'eliminazione della peste bovina. Il Programma OIE è stato lanciato nel 1989 ed è stato estremamente affidabile nel valutare la presenza o meno del virus in tutti i paesi del mondo. Dovrebbe servire da modello per future attività comuni per debellare altre malattie animali", ha dichiarato il Dr Bernard Vallat, Direttore Generale dell'OIE.<br /><br />I partecipanti al Simposio hanno discusso di come capitalizzare l'esperienza fatta nel debellare la malattia ed estenderla alla lotta contro altre malattie, e analizzare quello che rimane da fare prima e dopo la dichiarazione finale di sradicamento della malattia.<br /><br /><strong>Un impegno a livello mondiale<br /><br /></strong>La FAO è stata promotrice di un impegno globale e coordinato per studiare le caratteristiche e la natura della peste bovina, aiutare i piccoli allevatori ed i servizi veterinari a riconoscere e tenere sotto controllo la malattia, sviluppare campagne di vaccinazioni e alla fine riuscire ad eliminare la malattia secondo le metodologie dell'OIE.  <br /><br />Questo impegno ha coinvolto un'ampia alleanza di partner internazionali come l'OIE, la IAEA (Agenzia internazionale per l'energia atomica) ed i donatori, sino al più recente Programma Mondiale di sradicamento della peste bovina (GREP l'acronimo inglese, ndr).  <br /><br />Il Programma è stato lanciato nel 1994 come meccanismo globale di coordinamento per consentire alla comunità internazionale di affrontare la peste bovina in modo congiunto, sistematico e organico.  Il GREP è stata l'iniziativa decisiva di una campagna di ricerca scientifica, attività di sorveglianza sul campo e vaccinazioni a tappeto durata decenni.<br /><br />"Il successo straordinario conseguito dal programma GREP non sarebbe stato possibile senza gli sforzi congiunti e determinati dei governi di tutti i paesi colpiti ed esposti alla malattia, senza l'Ufficio Interafricano per le risorse animali dell'Unione Africana e le organizzazioni regionali in Europa ed Asia, senza le agenzie donatrici", ha dichiarato Diouf.<br /><br />Speciale gratitudine è stata espressa nei confronti dell'Unione europea ed altri grandi donatori, e dell'impegno generoso di tutti gli esperti e ricercatori delle istituzioni e delle agenzie di sviluppo bilaterali e multilaterali.<br /><br />"Insieme abbiamo sconfitto la peste bovina.  Insieme siamo più forti.  Insieme sconfiggeremo la fame", ha concluso Diouf.<br /><br /><strong>Una storia devastante<br /><br /></strong>Causata da un virus, la peste bovina si propaga per contatto diretto o tramite materiali contaminati.  Nel corso dei secoli ha ucciso milioni di bovini, di bufali, di yak e dei loro simili allo stato brado, con tassi di mortalità che sono arrivati a raggiungere il 100% del bestiame colpito.<br /><br />Nel momento di maggior diffusione, negli anni '20, la malattia si estendeva dalla Scandinavia al Capo di Buona Speranza e dalle coste Atlantiche dell'Africa alle Filippine, con focolai epidemici segnalati anche in Brasile ed in Australia.<br /><br />Agli inizi degli anni '80, la malattia era ancora saldamente radicata in tutto il mondo, con allarmanti epidemie nel sud dell'Asia, in Medio Oriente ed in Africa.  In quegli stessi anni le perdite in Nigeria hanno raggiunto i 2 miliardi di dollari.  Un'epidemia nel 1994 nel nord del Pakistan ha annientato più di 50.000 capi di bovini prima che la situazione fosse riportata sotto controllo con l'aiuto della FAO.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 11:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La FAO lancia un nuovo sito per monitorare la ruggine del grano</title>
	
	<description> La FAO ha lanciato un nuovo sito web per seguire l'avanzamento del fungo Ug99 - un devastante ceppo di ruggine del grano - ma anche di altre ruggini, per timore di una possibile diffusione del fungo dall'Africa al sud dell'Asia.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 2 giugno 2010 - </strong>La FAO ha lanciato un nuovo sito web per seguire l'avanzamento del fungo Ug99 - un devastante ceppo di ruggine del grano - ma anche di altre ruggini, per timore di una possibile diffusione del fungo dall'Africa al sud dell'Asia.<br /><br />L'intento di <em>Rust SPORE</em> è quello di fornire informazioni aggiornate sulla situazione della ruggine del grano, monitorare la presenza di possibili nuovi ceppi della malattia e sintetizzare e offrire un facile accesso ad affidabili dati su scala globale.<br /><br />Le informazioni sono ottenute dai dati raccolti sul campo dalle squadre di controllo nazionali dei paesi che partecipano al progetto, addestrate nell'impiego di protocolli di sorveglianza armonizzati e che formano in questo modo una rete internazionale di sorveglianza della ruggine.<br /><br />La recente segnalazione della diffusione di una variante virulenta dell'Ug99 in Sudafrica ha sollevato nuove preoccupazioni.  Esistono attualmente sette varianti conosciute del ceppo a cui sono vulnerabili il 90 per cento delle varietà commerciali di grano del mondo.<br /><br /><strong>Un annoso problema <br /><br /></strong>A memoria d'uomo la malattia fungina della ruggine ha sempre rappresentato una minaccia ricorrente per le coltivazioni di grano in tutto il mondo.  Tre le affezioni più dannose dal punto di vista economico per la produzione di grano vi sono la ruggine dello stelo (nera), la ruggine striata (gialla) e la ruggine delle foglie (marrone).  Di recente si è assistito ad una escalation della ruggine dello stelo e di quella striata.<br /><br />"La comparsa delle sottospecie di Ug99 nell'Africa orientale ha trasformato la ruggine dello stelo (<em>Puccinia graminis</em>) da malattia sotto controllo in minaccia a livello mondiale", ha detto David Hodson, coordinatore della FAO per la ruggine del grano.<br /><br />"Il ceppo Ug99 è simile al virus dell'influenza, si evolve di continuo.  La sua propagazione costante e la comparsa di nuove varianti che hanno spezzato la resistenza dei principali geni esistenti ne fanno una minaccia crescente".<br /><br /><strong>I vettori della malattia<br /><br /></strong>"Le spore della ruggine si spostano principalmente spinte dal vento, ma possono anche trasportarsi con i vestiti e con sostanze vegetali.  La paura è dunque che possa passare da un continente all'altro tramite inconsapevoli trasportatori umani".<br /><br />Delle ruggini del grano, ed in particolare del ceppo Ug99, discuteranno esperti di tutto il mondo, riuniti a Pietroburgo, in Russia, dal 1-4 giugno, per la VIII Conferenza Internazionale sul Grano, organizzata dalla <em>Borlaug Global Rust Initiative</em> (BGRI).  <br /><br /><em>Rust SPORE</em> è parte del Programma Mondiale contro la malattia della ruggine del grano della FAO e parte importante dell'impegno del BGRI di mitigare gli effetti delle malattie della ruggine a livello mondiale.<br /><br />Individuato per la prima volta in Uganda nel 1999 - da cui il nome - il ceppo patogeno Ug99 è stato confermato in Etiopia, Kenya, Sudan ed Iran; varianti della malattia sono adesso state registrate in Kenya, Etiopia, Sudafrica e Zimbabwe.<br /><br />L'intento principale degli sforzi internazionali è quello di vigilare e monitorare i cambiamenti patogeni, di sviluppare nuove varietà di grano resistenti, di sostenere i paesi nel rafforzamento della loro capacità di risposta e nella moltiplicazione rapida di varietà di sementi resistenti al fungo, e di sostenere i contadini.<br /><br /><strong>La pericolosa varietà gialla<br /><br /></strong>Un altro motivo di preoccupazione a livello mondiale è la recente individuazione di un nuovo ed altamente aggressivo ceppo di ruggine gialla o striata che sta attraversando i continenti, radicandosi molto rapidamente, e causando gravi focolai d'infezione in numerosi paesi.<br /><br />Questi nuovi ceppi striati rappresentano un'ulteriore minaccia per la produzione di grano mondiale poiché si adattano a temperature più calde, mentre prima erano confinati in zone climatiche più fresche.<br /><br />"Quest'anno dovremo aspettarci perdite nei raccolti per milioni di dollari a causa dei focolai di ruggine gialla verificatisi in Medio Oriente, in Asia Centrale, nel Caucaso e nell'Africa del Nord", ha aggiunto Hodson.<br /><br />Il sistema d'informazione <em>Rust SPORE</em> si concentra attualmente sulla ruggine dello stelo e sul ceppo Ug99, ma presto si espanderà per incorporare anche le altre specie di ruggine.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Allerta FAO: aumenta la minaccia di afta epizootica</title>
	
	<description> La FAO ha oggi sollecitato maggiore sorveglianza internazionale contro l’afta epizootica a seguito di tre recenti episodi in Giappone e Corea del Sud. Si teme una possibile ripetizione della disastrosa epidemia del 2001 che si diffuse in Sudafrica, in Gran Bretagna ed in Europa.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 28 aprile 2010 - </strong>La FAO ha oggi sollecitato maggiore sorveglianza internazionale contro l'afta epizootica (FMD, <em>l'acronimo inglese)</em> a seguito di tre recenti episodi in Giappone e Corea del Sud.<br /><br />"Siamo preoccupati perché le rigorose misure di biosicurezza applicate dai due paesi sono state completamente travolte, segno di una infezione recente, su larga scala, nella zona d'origine, molto probabilmente in Estremo Oriente", ha dichiarato Juan Lubroth, veterinario Capo della FAO.<br /><br />"Negli ultimi 9 anni, le incursioni della malattia in paesi ufficialmente immuni, come erano il Giappone e la Corea del Sud, sono state estremamente rare, per cui avere adesso 3 episodi in soli 4 mesi è motivo di seria preoccupazione", ha fatto notare l'esperto.<br /><br />"Dobbiamo anche chiederci se non ci troviamo di fronte ad una possibile ripetizione della disastrosa epidemia del 2001 che si diffuse in Sudafrica, in Gran Bretagna ed in Europa a partire da precedenti incursioni proprio in Giappone e Corea del Sud", ha aggiunto Lubroth.<br /><br /><strong>Perdite per milioni di dollari<br /><br /></strong>L'epidemia di afta epizootica del 2001 ha causato nella sola Gran Bretagna circa otto miliardi di sterline (più di 12 miliardi di dollari) di perdite per l'agricoltura, per il commercio di bestiame e per il turismo.  Si stima che per evitare l'ulteriore diffusione dell'epidemia in quell'occasione siano stati abbattuti in Gran Bretagna più di sei milioni di capi di ovini e bovini.<br /><br />All'inizio di questo mese le autorità veterinarie giapponesi hanno confermato un focolaio del tipo "O" del virus dell'afta epizootica, attualmente il più comune nei paesi asiatici dove la malattia è endemica.  La Corea del Sud è stata colpita in gennaio dal più raro tipo "A" e poi in aprile ha sofferto l'infezione del tipo "O".<br /><br />Sinora il Giappone ha dovuto abbattere 385 capi di bestiame - bufali, bovini e suini - nella sua iniziale risposta al focolaio e la Corea del Sud ha abbattuto oltre 3500 capi, per lo più suini.<br /><br /><strong>I costi di un nuovo focolaio<br /><br /></strong>"Anche un focolaio di modeste proporzioni, in un paese fino a quel momento immune dalla malattia, può causare perdite per milioni di dollari, poiché si chiudono i mercati globali e si devono attuare le misure di controllo della malattia", ha aggiunto Lubroth.<br /><br />Le strade seguite dal virus non sono state ancora identificate, ma gli esperti ritengono che l'infezione si sia potuta verificare a causa di rifiuti alimentari (dei maiali potrebbero aver mangiato avanzi di carne infetti).  Capire come si sia aperta una breccia nelle misure di biosicurezza è importante per riuscire ad impedire che si ripetano eventi simili altrove.<br /><br />"In simili circostanze, riteniamo che tutti i paesi siano a rischio e dunque sarebbe opportuna una revisione delle misure preventive e della capacità di risposta", ha detto Lubroth.<br /><br /><strong>Maggiore sorveglianza<br /><br /></strong>Il rafforzamento delle misure di biosicurezza potrebbe implicare un riesame delle possibili strade di entrata del virus e misure per rinforzare i controlli nei porti e negli aeroporti e sensibilizzare sui rischi della malattia, per far sì che vi sia un'immediata segnalazione dei focolai.<br /><br />L'afta epizootica è una malattia infettiva altamente contagiosa che colpisce gli animali con zoccoli: bovini, ovini, caprini e suini. Prende il nome dalle lesioni ulcerose che lascia in bocca e nelle estremità degli arti degli animali colpiti.  Non colpisce gli esseri umani.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Nonostante i passi avanti, l’influenza aviaria rimane una minaccia</title>
	
	<description> Nonostante l'azione concertata a livello internazionale sia riuscita ad eliminare il virus mortale dell'influenza aviaria H5N1 dal pollame in quasi tutti i 63 paesi infettati all'apice dell'epidemia mondiale nel 2006, la malattia persiste ancora in cinque paesi e continua dunque a rappresentare una minaccia per la salute animale ed umana a livello mondiale.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><strong>Roma, 16 aprile 2010 - </strong>Nonostante l'azione concertata a livello internazionale sia riuscita ad eliminare il virus mortale dell'influenza aviaria H5N1 dal pollame in quasi tutti i 63 paesi infettati all'apice dell'epidemia mondiale nel 2006, la malattia persiste ancora in cinque paesi e continua dunque a rappresentare una minaccia per la salute animale ed umana a livello mondiale.<br /><br />Alla vigilia della Conferenza ministeriale internazionale sull'epidemia animale dell'influenza aviaria, che si aprirà lunedì prossimo ad Hanoi, il veterinario capo della FAO, Dr Juan Lubroth ha dichiarato che nonostante i notevoli risultati ottenuti contro il virus H5N1, esso è ancora radicato in Egitto, Indonesia, Bangladesh, Vietnam e Cina.<br /><br />"Il controllo progressivo del virus in questi paesi rimane una priorità internazionale", ha aggiunto Lubroth.  "Sebbene l'attenzione pubblica nel 2009 si sia spostata sull'epidemia d'influenza suina H1N1, il virus H5N1 continua a rappresentare una grave minaccia.<br /><br /><strong>Danni per 20 miliardi di dollari <br /><br /></strong>"Non dobbiamo dimenticare che il virus ha ucciso 292 esseri umani, ha costretto ad abbattere o ucciso oltre 260 milioni di volatili, ha provocato perdite economiche in tutto il mondo per circa 20 miliardi di dollari ed ha distrutto le condizioni di vita a livello di piccoli allevatori.  Fino a quando sarà presente anche in un solo paese, ci sarà un rischio per la salute pubblica da prendere seriamente in considerazione". <br /><br />Il ceppo H5N1 dell'influenza aviaria rimane radicato in posti dove sono presenti decine di milioni di anatre domestiche allevate all'aperto, dove esiste un'importante produzione industriale di carni bianche a fianco di mercati di volatili vivi, e dove la densità di popolazione umana, ma anche animale, è assai alta.  "In presenza di situazioni di questo genere trovare soluzioni efficaci rimane una grossa sfida", ha aggiunto Lubroth.<br /><br />Lubroth ha poi fatto notare come lo stesso processo di crescita economica e demografica, compresa l'intensificazione agricola che comporta, crei le condizioni per l'emergere di nuove malattie infettive, dal momento che concentrazioni sempre più grandi di animali e di esseri umani occupano delicati ecosistemi.<br /><br /><strong>Rischio per gli esseri umani<br /><br /></strong>"E' evidente che gli esseri umani continueranno ad essere esposti ad una varietà di virus influenzali di origine animale, anche se la gravità e le dimensioni dei focolai rimangono imprevedibili, sappiamo che ve ne sono le condizioni".<br /><br />La FAO, l'OMS e OIE, (l'Organizzazione per la salute animale), le tre organizzazioni che hanno guidato l'impegno internazionale contro il virus H5N1, devono assumere un ruolo guida per cercare una soluzione definitiva al problema.  Allo stesso tempo le tre agenzie dovrebbero collaborare per rafforzare le difese internazionali contro l'emergere di nuove malattie infettive, ha auspicato Lubroth.<br /><br />La Conferenza ministeriale di Hanoi intende mobilitare la cooperazione internazionale contro future malattie infettive basandosi sull'esperienza fatta nella risposta all'epidemia di influenza suina A/H1N1 e di influenza aviaria H5N1.<br /><br /><strong>Da una crisi all'altra<br /><br /></strong>"Occorre smettere di saltellare da una situazione di crisi all'altra", ha detto Lubroth.  "Dobbiamo riuscire a prevedere meglio e monitorare i fattori che provocano l'emergenza e diffondono le malattie, e stabilire una migliore gestione dei rischi".<br /><br />"Dobbiamo essere in grado di affrontare i problemi alla radice prima che diventino minacce a livello regionale o di intero continente".<br /><br />Oltre a discutere delle epidemie di H1N1 ed H5N1, la Conferenza di Hanoi cercherà di promuovere il Quadro strategico guidato dalle Nazioni Unite "Un mondo, una salute", creato per ridurre i rischi delle malattie infettive emergenti.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/41285/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/41285/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Sulle tracce dell’influenza aviaria</title>
	
	<description> Un team di esperti internazionale ha messo in guardia che, a causa del minore interesse da parte dei governi e dell’opinione pubblica, è diminuita l’attività di ricerca sul ruolo degli uccelli selvatici nella diffusione del virus altamente patogeno H5N1 dell’influenza aviaria, nonostante oggi si sappia molto di più su un loro possibile coinvolgimento.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 23 marzo 2010 - </strong>Un team di esperti internazionale ha messo in guardia che,<strong> </strong>a causa del minore interesse da parte dei governi e dell'opinione pubblica, è diminuita l'attività di ricerca sul ruolo degli uccelli selvatici nella diffusione del virus altamente patogeno H5N1 dell'influenza aviaria, nonostante<strong> </strong>oggi si sappia molto di più su un loro possibile coinvolgimento.<br /><br />"Il calo d'attenzione nei confronti del virus altamente patogeno H5N1 dell'influenza aviaria ha causato una diminuzione delle attività di sorveglianza e di ricerca, con conseguenze negative sullo sviluppo delle capacità e sul coordinamento tra autorità agricole ed ambientali, ed anche sul lavoro di ricerca per capire meglio l'epidemiologia e l'ecologia del virus", denuncia la Task Force scientifica su Influenza aviaria ed uccelli selvaggi in un documento redatto a conclusione di una riunione tenutasi presso la FAO.<br /><br />Istituita nel 2005 e guidata congiuntamente dalla FAO e dalla Convenzione dell'UNEP per le Specie Migratorie, la task force è un partenariato di cooperazione che coinvolge 15 organizzazioni internazionali, tra cui diverse agenzie ONU, altre organizzazioni intergovernative ed organizzazioni non governative specialistiche (vedi box a fianco).<br /><br />"Purtroppo, anche se per alcuni non è più al centro dell'attenzione, il virus H5N1 continua a rappresentare un grosso problema, specialmente in Egitto ed in parte dell'Asia, dove sta avendo effetti molto negativi sulla sicurezza alimentare e sulle condizioni di vita dei contadini e delle comunità", dice Juan Lubroth, Veterinario Capo della FAO.  Il virus altamente patogeno H5N1 non è circoscritto all'Asia, ha aggiunto l'esperto FAO, ma è stato riscontrato anche in Europa, in Asia Centrale ed in parte dell'Africa.<br /><br />Negli ultimi sei mesi sono stati individuati focolai del virus nel pollame domestico in Bangladesh, Cambogia, Romania, Israele, Myanmar, Nepal, Egitto, Indonesia, India, Vietnam, ed in uccelli selvatici in Cina, Mongolia e nella Federazione Russa.  Proprio questa settimana, per la prima volta, il Butan ha segnalato focolai ed il virus è stato individuato nel pollame domestico in Romania dopo tre anni di assenza.<br /><br />Scarse misure di biosicurezza ed il commercio di pollame infetto sono le cause principali della diffusione della malattia.  Gli uccelli selvatici hanno un ruolo molto più limitato nella ecologia del virus, ma comprendere il loro ruolo nella malattia e gestirne i rischi associati è impresa non facile.<br /><br />La malattia, in passato, ha avuto enormi implicazioni sulla conservazione, ha infatti causato la morte di migliaia di uccelli selvatici esposti al virus e provocato risposte inappropriate, quali ad esempio l'abbattimento di uccelli selvatici sani e la distruzione dei loro habitat.<br /><br /><strong>Non riscontrati portatori sani<br /><br /></strong>Alla ricerca  del virus H5N1, negli ultimi cinque anni nel mondo sono stati testati dalle autorità nazionali, da ONG o da organizzazioni internazionali come la FAO, circa 750.000 uccelli selvatici sani. <br /><br />Ci si aspettava di trovare "specie serbatoio", vale a dire uccelli selvatici portatori sani e diffusori del virus.  Ma sinora si sono riscontrati pochissimi casi di uccelli salvatici infetti ma apparentemente sani.<br /><br />La FAO ha anche guidato le attività di monitoraggio con trasmettitori satellitari di oltre 500 anatre ed oche selvatiche in varie regioni, allo scopo di raccogliere informazioni sui loro movimenti ed identificare possibili correlazioni con il verificarsi di casi di influenza aviaria.<br /><p>Ma da queste attività non è emerso nessun elemento che indichi una chiara correlazione.<br /><br />Questo indica che il contagio del pollame domestico da parte degli uccelli selvatici è raro e che il rischio per gli esseri umani è del tutto trascurabile.  Tuttavia sono necessari ulteriori esami per consolidare questa ipotesi.<br /><br />"Settecento cinquanta mila uccelli sono tantissimi, ma se si considera la dimensione della popolazione globale di uccelli, potremmo aver bisogno di testarne ancora molti altri se vogliamo scoprire l'origine del virus", spiega Scott Newman, Coordinatore dell'Unità animali selvatici di EMPRES (Sistema Preventivo di Emergenza contro le Malattie Transfrontaliere degli Animali e delle Piante).  "Occorre accertare con esattezza se il motivo è perché non vi sono animali selvatici serbatoi del virus o perché noi non ne abbiamo testati abbastanza".<br /><br />"Di certo, in alcuni casi, gli uccelli selvatici sono stati coinvolti nella trasmissione del virus, per esempio in Mongolia l'anno scorso - e ricercatori in Cina hanno reso noto di recente di aver riscontrato il virus in oche ed anatre selvatiche apparentemente sane", ha aggiunto Newman.<br /><br />Di questi e di altri problemi ha discusso la task force riunita alla FAO, che ha segnalato questioni su cui occorre lavorare:</p><br /><ul><li>La standardizzazione delle metodologie di segnalazione e di campionamento in base alle pratiche scientifiche più aggiornate;</li><li>Il proseguimento e l'ampliamento delle attività di monitoraggio delle popolazioni di uccelli selvatici, insieme ad una migliore comprensione delle rotte migratorie, dell'uso degli habitat e dei movimenti delle specie;</li><li>Il rafforzamento delle capacità di chi conduce le indagini sui focolai, per poter valutare l'origine dell'introduzione del virus;</li><li>Maggiore attività di ricerca per ridurre l'indiscriminato coinvolgimento degli uccelli selvatici quali capri espiatori dei focolai tra il pollame domestico.</li></ul><br /><p><strong>Positivi effetti collaterali<br /><br /></strong>Uno degli effetti collaterali delle attività di monitoraggio condotte dalla FAO e dai suoi partner è stato quello di poter raccogliere un'immensa quantità di informazioni sull'uso degli habitat e sulle rotte migratorie di alcune specie selvatiche.<br /><br />"I dati sono stati raccolti in modo da poter meglio valutare i possibili collegamenti tra le migrazioni degli uccelli selvatici e la presenza del virus H5N1, ma si sono dimostrati di enorme valore anche per riuscire ad identificare e comprendere le zone acquatiche, di cruciale importanza per la conservazione", ha concluso Newman.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/40920/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/40920/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La produzione di banane resiste alla crisi economica</title>
	
	<description> Secondo un rapporto della FAO, la produzione di banane resisterà alla crisi economica mondiale meglio di altri prodotti agricoli. L'agenzia ONU chiede maggiori risorse per combattere le malattie che attaccano i banani.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 7 dicembre 2009 – </strong>Si prevede che la produzione di banane resisterà alla crisi economica mondiale meglio di altri prodotti agricoli, dice la FAO in un rapporto pubblicato oggi.<br /><br />L’agenzia ONU anticipa che le importazioni di banane nel 2009 caleranno leggermente attestandosi intorno ai 13,8 milioni di tonnellate, circa il 3.3% in meno del 2007.  Le importazioni di banane da parte dell’Unione Europea, degli USA e di altri paesi sviluppati registreranno rispettivamente cali del 4,1%, 5,5% e 3,2%.<br /><br />I paesi in via di sviluppo continueranno invece a registrare un incremento della domanda, con importazioni che si prevede raggiungeranno i 2,33 milioni di tonnellate, un aumento del 2,5% trainato principalmente dalla Cina.<br /><br />Se la recessione entro la fine del 2009 avrà superato il momento più critico, per il 2010 si prevede che la domanda di banane aumenterà del 7,8% mentre gli altri frutti tropicali aumenteranno del 2%, secondo la FAO.  Ed il motivo principale del perché la domanda di banane si prevede resisterà alla crisi è che il frutto è considerato dai consumatori una necessità e non un bene voluttuario e dunque risente meno dei cambiamenti di prezzo e di reddito.  Inoltre nel bilancio familiare la spesa per la frutta è molto bassa ed incide poco sul totale.<br /><br /><strong>Tendenza all’aumento<br /><br /></strong>“Con la crescita costante della popolazione e del reddito, e con la maggiore conoscenza sul positivo valore nutritivo della frutta, è assai probabile che il consumo globale di banane e di frutta tropicale continui la sua tendenza ad aumentare nei prossimi decenni”, dice il rapporto FAO. <br /><br />Il commercio di banane e frutti tropicali rappresenta oggi circa il 40% del mercato mondiale di frutta.<br /><br />Il rapporto FAO, che esamina anche l’andamento del mercato delle banane nel corso della recessione economica, verrà presentato alla Conferenza internazionale sulla produzione di banane e di frutti tropicali che si terrà presso la FAO dal 9 all’11 dicembre.  Alla conferenza partecipano esperti e rappresentanti politici.<br /><br /><strong>Infestazioni che cancellano 4 miliardi di dollari<br /><br /></strong>In un altro rapporto, che sarà presentato nel corso della stessa conferenza, la FAO chiede maggiori risorse per creare una mappa a livello mondiale delle malattie che attaccano i banani da frutta e da farina, mettendo in guardia che il danno complessivo causato dalle infestazioni potrebbe ammontare nel 2010 ad oltre 4 miliardi di dollari, con un grave impatto sui redditi dei piccoli contadini di molti paesi in via di sviluppo.<br /><br />Il <em>Banana Bunchy Top Virus</em> (BBTV) o il batterio che ne provoca l’avvizzimento minacciano la sicurezza alimentare di circa 70 milioni di persone in 15 paesi dell’Africa sub-sahariana, per i quali i banani sono fonte di reddito e di cibo.  Non solo, ma il rapporto avverte anche che si stanno diffondendo altre due malattie: la malattia delle righe nere (Cercosporiosi) ed un altro patogeno fungino che ne provoca l’avvizzimento.<br /><br />“Tutte e quattro le malattie meritano molta più attenzione e maggiori investimenti per campagne di informazione, per promuovere la ricerca, e per la formazione agricola dei coltivatori”, dice la FAO nel rapporto.  “Sinora le risorse limitate per affrontare questioni e problemi complessi hanno rappresentato un grave ostacolo”.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Verso l’estinzione della peste bovina, per anni flagello degli allevatori</title>
	
	<description> Ha il valore di un evento epocale, di quelli che marcano la storia dell’umanità. Entro due anni la FAO e l’Organizzazione mondiale per la salute animale insieme ad altri partner dichiareranno ufficialmente sconfitta una delle più devastanti malattie animali che l’umanità abbia mai dovuto affrontare: la peste bovina.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 30 novembre 2009</strong> - Ha il valore di un evento epocale, di quelli che marcano la storia dell’umanità.  All’incirca entro 18 mesi, la FAO e l’OIE (l’Organizzazione mondiale per la salute animale) insieme ad altri partner dichiareranno ufficialmente sconfitta una delle più devastanti malattie animali che l’umanità abbia mai dovuto affrontare: la peste bovina.<br /><br />È la prima volta nella storia dell’umanità che si è riusciti a sconfiggere una malattia animale e solo la seconda volta si è riusciti a debellare una malattia, la prima è stata il vaiolo nel 1980.<br /><br />Questa vittoria arriva a coronamento di un’intensa campagna durata decenni, condotta dalla FAO con un ampio numero di partner, per riuscire prima a relegare la malattia in isolate sacche e dopo spazzarla via una volta per tutte.<br /><br /><strong>Un nemico di lunga data<br /><br /></strong>La peste bovina non colpisce l’uomo direttamente, ma è letale per i bovini e tutti gli animali ungulati (muniti di zoccoli ndr) dai quali dipende per nutrirsi, come fonte di reddito e come forza da tiro.  I tassi di mortalità durante le epidemie possono raggiungere il 100%.<br /><br />Causata da un virus, si propaga per contatto diretto o tramite materiali contaminati.  Nel corso dei secoli ha ucciso milioni di bovini, di bufali, di yak e dei loro simili allo stato brado, causando perdite economiche enormi e contribuendo a creare disordini sociali ed insicurezza alimentare.<br /><br />Importato in Europa dall’Asia, dalle tribù d’invasori, si ha notizia di epidemie di peste bovina già nell’antica Roma, nel 376-386 d.C. e c’è chi arriva a sostenere che addirittura abbia avuto un ruolo nel suo declino.<br /><br />Epidemie ricorrenti nella Francia del XVIII secolo hanno provocato carestie e cadute di produttività, alimentando le agitazioni culminate poi nella rivoluzione francese del 1789.<br /><br />Quando la peste bovina si è introdotta in Africa sub-sahariana, alla fine del XIX secolo, ha ucciso tra l’80 ed 90 per cento del bestiame della regione, mettendo a serio repentaglio le condizioni di vita di contadini e pastori, causando carestia diffusa, ed indebolendo notevolmente la regione nei confronti della colonizzazione europea.  <br /><br />Nel momento di maggior diffusione, negli anni ’20, la malattia si estendeva dalla Scandinavia al Capo di Buona Speranza e dalle coste Atlantiche dell’Africa all’arcipelago filippino, con un focolaio epidemico segnalato in Brasile ed un altro in Australia.<br /><br />Agli inizi degli anni ’80, la malattia portava devastazione tra il bestiame del vecchio mondo, mentre devastanti epidemie colpivano il Sud dell’Asia, il Medio Oriente e l’Africa.  In quegli stessi anni le perdite in Nigeria raggiungevano i 2 miliardi di dollari.  Un’epidemia nel 1994 nel nord del Pakistan ha annientato più di 50.000 capi di bestiame prima che la situazione fosse riportata sotto controllo con l’aiuto della FAO.<br /><br /><strong>Come la FAO ha contribuito a cambiare le cose<br /><br /></strong>Nonostante alcuni paesi fossero riusciti a fare dei passi avanti nella lotta contro la peste bovina sul proprio territorio, la malattia continuava a sopravvivere e propagarsi in altre zone, formando serbatoi virali che periodicamente sfociavano in epidemie.<br /><br />Grazie allo sviluppo di un nuovo vaccino, a partire dal 1960 sono state lanciate campagne per combattere la peste bovina su scala più ampia.  Dopo gli iniziali risultati positivi però, questi programmi venivano di soliti interrotti, causando un ritorno drammatico della malattia.  <br /><br />Come l’influenza altamente patogena del virus H5N1 – l’aviaria – o l’attuale virus influenzale H1N1, la peste bovina sembrava inarrestabile.<br /><br />A partire dalla fine degli anni ’80, la FAO ha cominciato a tenere con regolarità una serie di incontri con le autorità di salute animali di tutto il mondo, insieme ad organizzazioni chiave come l’OIE o l’Ufficio interafricano di risorse animali dell’Unione Africana.<br /><br />Nel 1994 a partire da queste consultazioni scientifiche veniva lanciato il Programma Mondiale di sradicamento della peste bovina (GREP l’acronimo inglese ndr), che raccoglieva le raccomandazioni di esperti di tutto il mondo.  L’intento del Programma era quello di creare un centro di coordinamento a livello mondiale per consentire alla comunità internazionale di unire gli sforzi per combattere la malattia in modo sistematico e comprensivo.<br /><br />Con la FAO incaricata di fare da Segretariato di coordinamento e con il coinvolgimento di un vasto gruppo di governi, agenzie ed organizzazioni, il Programma Mondiale si è inizialmente concentrato nella mappatura della distribuzione geografica della malattia, cercando di avere una comprensione migliore della sua epidemiologia ed aiutando i paesi nelle situazioni d’emergenza.<br /><br />La fase due delle attività ha comportato un’azione mirata a livello locale, dove il virus era in circolazione.<br /><br />La FAO è intervenuta estesamente fornendo assistenza tecnica ai paesi per aiutarli a spegnere i focolai ed attuare misure per evitare recidive.  <br /><br />Le attività abbracciavano una vasta gamma di interventi: insegnare ai contadini come riconoscere e segnalare la malattia; istituire piani di risposta d’emergenza, protocolli di bio-sicurezza e programmi nazionali di monitoraggio e controllo; formare i veterinari per l’avvio di campagne di indagine sierologia e per l’istituzione di laboratori.<br /><br />E dopo questo massiccio impegno, lentamente, la peste suina ha cominciato gradualmente a recedere (vedi grafico).<br /><br />Grazie al Programma Mondiale tra il 1994 ed il 2009, circa 170 paesi sono riusciti ad eliminare dal proprio territorio la peste bovina ed ottenere la certificazione di paese “libero dalla malattia” dall’OIE.<br /><br />All’inizio del 2000 il virus della peste bovina era ormai confinato solo in parti dell’ecosistema somalo - un’area che copre il sud della Somalia e le parti adiacenti dell’Etiopia e del Kenya - dove si potevano ancora riscontrare trovare tracce del virus nel sangue del bestiame.  L’ultimo focolaio in Kenya risale ormai al 2001.<br /><br />Oggi il virus appare ormai debellato ed entro il prossimo anno la FAO in partnership con l’OIE completerà tutte le attività di controllo per una globale certificazione di sradicamento della malattia.<br /><br /><strong>Incremento della produzione e del reddito<br /><br /></strong>Secondo le stime FAO, la produzione aggiuntiva ottenuta tra il 1965 ed il 1998 grazie allo sradicamento della peste bovina in India ammontava a 289 miliardi di dollari, ed in Africa a circa un miliardo l’anno, durante lo stesso periodo.  Ed è certo che anche in altri paesi come ad esempio Sri Lanka, Pakistan, Afghanistan, Iran, Iraq e Turchia, vi siano stati guadagni nell’ordine di miliardi di dollari.<br /><br />“Ma quello che è più importante è che la protezione del bestiame in Africa sub-sahariana, nel Vicino Oriente ed in Asia ha migliorato sia l’alimentazione che i redditi per centinaia di migliaia, se non milioni, di pastori e di piccoli contadini, ed ha contribuito a scongiurare carestie e la perdita di forza da tiro tra le comunità rurali”, dice Felix Neumi, del Segretariato del Programma presso la FAO.  <br /><br /><strong>Immaginare l’impossibile<br /><br /></strong>“A pensarci è davvero straordinario essere arrivati a questo traguardo”, dice Juan Lubroth Veterinario Capo della FAO.  “È una malattia che per secoli è stata un vero flagello per agricoltori e pastori”.<br /><br />“Ma la soluzione col senno del poi era abbastanza semplice.  Avevamo le conoscenze, avevamo il vaccino, quello che mancava erano innanzitutto gli investimenti ed in secondo luogo un meccanismo mondiale di coordinamento concertato.  Una volta ottenuto tutto ciò, la soluzione del problema è stata solo questione di tempo.  I finanziamenti di molti partner in questo Programma, primo tra tutti la Commissione Europea, ed il forte impegno dei governi nazionali e delle organizzazioni regionali è stato decisivo per raggiungere questo successo”.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Liberia: qualche spiraglio nell'infestazione di bruchi?</title>
	
	<description> Le conclusioni dell'equipe internazionale guidata da esperti FAO e dal Governo liberiano, suggeriscono che essere più facile di quanto non si sia temuto inizialmente contenere l'infestazione di bruchi che lo scorso mese ha spinto il Governo della Liberia a dichiarare lo stato di emergenza nazionale.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 4 febbraio 2009 - </strong>Le conclusioni dell'equipe internazionale guidata da esperti FAO e dal Governo liberiano, di ritorno da una missione sul campo di verifica e valutazione, suggeriscono che la minaccia dell'attuale e di possibili future infestazioni di bruchi potrebbe essere contenuta più facilmente di quanto non si sia temuto inizialmente.<br /><br />L'equipe, che la scorsa settimana ha visitato sette differenti aree colpite del paese, ha stabilito che gli insetti non erano della specie conosciuta in inglese come <em>Armyworm</em>, come indicato precedentemente, ma larve di altre specie di folene. <br /><br />Una differenza importante è che questi insetti si trasformano in crisalide, e tessono il loro bozzolo sul terreno sotto le foglie cadute. Questo rende relativamente più semplice sbarazzarsi dei bozzoli e limitare ulteriori infestazioni.<br /><br />La specie <em>Armyworm</em> invece, in questa fase si infossa 4-5 cm sotto terra, ed è molto più difficile da tenere sotto controllo. Quando vengono fuori dal bozzolo, ormai come falene adulte, possono volare per oltre 1.000 Km e depositare dopo l'accoppiamento più di 1.000 uova.<br /><br /><strong>Lo spettro della catastrofe</strong><br /><br />Questo elemento aveva paventato lo spettro di una seconda infestazione potenzialmente ancora più catastrofica della prima, che aveva colpito circa 500.000 persone ed avevano spinto il Governo della Liberia a dichiarare lo scorso mese lo stato di emergenza nazionale.<br /><br />Invece i componenti dell'equipe di esperti hanno riferito che gli abitanti dei villaggi hanno distrutto i bozzoli calpestandoli o raccogliendoli per poi bruciarli. Tuttavia queste misure non sono sufficienti ad evitare la loro diffusione tra la vegetazione e le coltivazioni alimentari.<br /><br />Esemplari di larve, pupe ed insetti adulti sono stati raccolti per essere studiati ed identificati con precisione. Foto sono state mandate via e-mail a laboratori specializzati in Gran Bretagna, il <em>Commonwealth Agricultural Bureaux International</em> (CABI), ed in Benin, l'<em>International Institute of Tropical Agricolture </em>(IITA) <em>Biological Control/Biodiversity Centre</em>. Quest'ultimo ha identificato gli organismi infestanti come "Achaea catocaloides rena (f.) BERIO (Noctuidae, Catocalinae)".<br /><br />I quattro esperti che componevano l'equipe FAO, provenienti dal Ghana e dalla Sierra Leone, insieme a due entomologi locali, hanno confermato che i bruchi hanno inquinato i corsi d'acqua e danneggiato diverse coltivazioni, tra cui quelle di caffè, di cacao, plantani, di banani e la flora selvatica. Grandi orde di falene adulte hanno anche contaminato l'ambiente con la loro composizione farinosa, col rischio di causare allergie tra la popolazione.<br /><br /><strong>Le produzioni alimentari di base</strong><br /><br />Tuttavia produzioni di base come il mais, il riso, il sorgo ed il miglio, scarse durante la stagione secca, in genere non sono state colpite. Secondo l'equipe d'esperti i bruchi si sono spostati verso altre fonti di cibo dopo aver mangiato le foglie dell'albero chiamato <em>Dahoma</em>, dove solitamente vivono. <br /><br />Nonostante sia una buona notizia il fatto che questi insetti formino i bozzoli non sotto terra ma in superficie, gli esperti hanno fatto notare che "non esistono piani di preparazione all'emergenza per seconde e terze ondate di infestazioni come misura preventiva".<br /><br />Il Ministero dell'Agricoltura liberiano sta adesso discutendo insieme alla FAO e ad altri partner come contenere l'infestazione dopo che sarà confermata la vera identità degli insetti coinvolti. Questa sarà anche un'opportunità per sviluppare un migliore sistema di risposta contro le infestazioni di insetti migratori nella regione, basato sul monitoraggio, sull'allerta rapida, sul controllo biologico, sullo sviluppo delle capacità locali e sulla preparazione di piani di contingenza. </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/10024/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/10024/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Liberia: lotta contro il tempo per contenere l'infestazione di bruchi</title>
	
	<description> Lotta contro il tempo per un'equipe di esperti internazionali guidati dalla FAO per riuscire a contenere un'infestazione devastante e di vaste proporzioni di voraci bruchi che ha provocato un'emergenza nazionale in Liberia e che, se non fermata in tempo, potrebbe diffondersi in buona parte dell'Africa occidentale.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 29 gennaio 2009 </strong>- Lotta contro il tempo per un'equipe di esperti internazionali guidati dalla FAO per riuscire a contenere un'infestazione devastante e di vaste proporzioni di voraci bruchi che ha provocato un'emergenza nazionale in Liberia e che, se non fermata in tempo, potrebbe diffondersi in buona parte dell'Africa occidentale.<br /><br />Secondo il rappresentante permanente della FAO in Liberia, Winfred Hammond, sono circa 100 i villaggi al momento coinvolti, nel nord e nel centro del paese.  Inoltre sono state colpite sei comunità rurali nella vicina Guinea.  Le orde, formate da milioni di insetti, divorano al loro passaggio ogni tipo di coltura e vegetazione ed inquinano con i loro escrementi pozzi e corsi d'acqua.<br /><br />In alcuni casi hanno invaso case ed edifici, costringendo gli abitanti in preda al panico alla fuga.  Secondo le autorità liberiane, l'emergenza coinvolge circa 500.000 persone.  Non è chiaro se l'infestazione si sta diffondendo rapidamente - i primi resoconti la settimana scorsa parlavano di 45 villaggi infestati - o se solo adesso vengono segnalati preesistenti focolai.<br /><br /><strong>Il peggio deve ancora venire?<br /><br /></strong>Ma il peggio potrebbe ancora arrivare.  Secondo Hammond molti bruchi adesso si sono trincerati sotto terra, al sicuro dai pesticidi, creando bozzoli protettivi intorno ad essi.<br /><br />Quando riemergono dopo 7/12 giorni sono ormai falene.  "Ogni falena può volare sino a 1.000 chilometri di distanza e depositare 1.000 uova", ha spiegato Hammond, lui stesso entomologo.  "Ci sono tutti gli elementi perché questo si trasformi in una catastrofe di ampie proporzioni".  <br /><br />Una delle possibilità prese al vaglio è quella di disporre delle trappole al feromone contro le falene maschio.   L'esca è costituita dall'odore che le femmine usano per attrarre i maschi all'accoppiamento - ma che in questo caso li attirerebbe verso la morte.<br /><br />L'equipe internazionale della FAO comprende esperti del Ghana, della Sierra leone e della Liberia.<br /><br /><strong>Comportamento anomalo<br /><br /></strong>Contemporaneamente il Ministero dell'Agricoltura liberiano ha dispiegato un potente sistema motorizzato di nebulizzazione di pesticidi che riesce a raggiungere i bruchi anche tra le foglie della <em>Dahoma,</em> un albero ad alto fusto dove gli insetti tendono a raggrupparsi.  "Questo è in realtà un comportamento assai insolito ", ha commentato Hammond, "Perché in genere amano stare molto più vicini al terreno". <br /><br />Infatti all'inizio dubitava che potesse trattarsi di questa specie di bruchi, chiamati in inglese <em>Armworms</em>, una delle specie più distruttive, che sono stati invece identificati con certezza nei test fatti la scorsa settimana.<br /><br />Hammond non ha saputo spiegare il perché di questo comportamento anomalo, che verrà verificato dagli esperti sul campo nei prossimi 3-4 giorni.  Quanto al perché gli insetti abbiano raggiunto una così alta concentrazione, Hammond ritiene potrebbe addebitarsi al clima.<br /><br />La Presidentessa della Liberia Ellen Johnson-Sirleaf, che lo scorso mese ha ricevuto la medaglia <em>Ceres </em>della FAO per l'agricoltura, lunedì scorso ha dichiarato lo stato d'emergenza nazionale ed ha fatto appello alla comunità internazionale affinché dia il proprio sostegno. </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/9943/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/9943/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Infestazione di bruchi causa distruzione in Liberia</title>
	
	<description> Orde infestanti di bruchi affamati sono comparse nel nord della Liberia, distruggendo le coltivazioni e la vegetazione e costringendo contadini terrorizzati a fuggire dai villaggi, facendo profilare all'orizzonte il rischio di un'emergenza alimentare, sanitaria ed ambientale in tutta l'Africa occidentale.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 22 gennaio 2009 - </strong>Orde infestanti di bruchi affamati sono comparse nel nord della Liberia, distruggendo le coltivazioni e la vegetazione e costringendo contadini terrorizzati a fuggire dai villaggi, facendo profilare all'orizzonte il rischio di un'emergenza alimentare, sanitaria ed ambientale in tutta l'Africa occidentale.<br /><br />Il Rappresentante della FAO in Liberia, Winfred Hammond, lui stesso entomologo, ha definito la situazione in Liberia "emergenza nazionale" ed ha affermato che a meno che l'infestazione non venga al più presto contenuta "è assai probabile" che possa diventare una crisi regionale coinvolgendo i paesi limitrofi Guinea, Sierra leone e Costa d'Avorio.<br /><br />I bruchi delle dimensioni di 2/3 centimetri e descritti dai contadini come"neri, striscianti e pelosi", avanzano a decine di milioni, divorando al passaggio piante ed interi raccolti.  In alcuni casi hanno invaso case e edifici rappresentando dunque un'enorme minaccia per la già precaria situazione di sicurezza alimentare della regione.<br /><br />In alcune comunità rurali gli abitanti non sono stati in grado di raggiungere le proprie case perché completamente circondate dalle orde di parassiti.<br /><br /><strong>Eserciti infestanti<br /><br /></strong>È stato confermato che sono stati coinvolti circa 46 villaggi nelle province settentrionali della Liberia di Bong, Lofa e Gbarpolu, è stato colpito oltre un terzo della popolazione della provincia di Bong, stimata intorno a 200.000 abitanti.  Si ritiene che i bruchi, che si sospetta si tratti della specie <em>Spodoptera spp, </em>stiano attualmente avanzando verso la frontiera con la Guinea.<br /><br />La situazione è aggravata dal fatto che molti pozzi e corsi d'acqua della zona siano stati contaminati per l'enorme volume di feci depositati dalle orde di bruchi e non siano più disponibile per il consumo umano.  La situazione è resa anche difficile dal fatto che buona parte della zona infestata non è raggiungibile in macchina, elemento che impedisce un'esatta e tempestiva valutazione del livello di infestazione raggiunto.<br /><br />La FAO ha creato una <em>task force </em>con esperti del Ghana e della Sierra leone per valutare la situazione, preparare con urgenza un piano d'azione e studiare le contromisure, di medio e lungo periodo, più appropriate, ha detto Hammond.  Esemplari di bruchi sono stati mandati ad Accra, in Ghana, per essere identificati con esattezza e per determinare quali pesticidi siano più appropriati per combatterli.<br /><br />La Liberia ha creato tre comitati per affrontare la crisi che si occupano rispettivamente della pianificazione, della mobilizzazione delle risorse e della comunicazione ed informazione.  Secondo Hammond al paese mancano le risorse finanziarie e la capacità tecnica necessarie per combattere questa emergenza da solo e avrà bisogno di aiuti internazionali.  Ha tuttavia messo in guardia contro l'uso di pesticidi aerei perché contaminerebbero ulteriormente il già precario approvvigionamento idrico della zona.  E la FAO da parte sua raccomanda l'impiego di biopesticidi meno rischiosi, qualsiasi sia il metodo che verrà adottato.<br /><br /><strong>Alberi giganti<br /><br /></strong>Le zone che sinora sono state trattate con pesticidi da terra sono state velocemente reinfestate.  Questo si deve al fatto che molti bruchi vivono sulle foglie di alberi giganti come il <em>Dahoma,</em> che può raggiungere oltre otto metri d'altezza. <br /><br />L'infestazione si sta diffondendo velocemente per due fattori: gli insetti si moltiplicano molto rapidamente e le falene adulte possono volare per lunghe distanze col favore delle tenebre.<br /><br />L'infestazione è stata definita come la peggiore in Liberia negli ultimi trent'anni.  L'ultima infestazione di questa specie di bruchi nella regione è stata nel 2006 in Ghana.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/9842/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/9842/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 00:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La manioca torna sulle mense degli africani</title>
	
	<description> Dopo anni in cui a causa di un virus devastante la produzione di manioca - uno degli alimenti più diffusi in Africa - è andata perduta, gli agricoltori della regione dei Grandi Laghi sono oggi tornati ad avere buoni raccolti grazie al partenariato tra l'agenzia ONU e l'Unione Europea.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[  <p><strong>Roma/Bruxelles, 14 Novembre 2008</strong> - Dopo anni in cui a causa di un virus devastante la produzione di manioca - uno degli alimenti più diffusi in Africa - è andata perduta, gli agricoltori della regione dei Grandi Laghi sono oggi tornati ad avere buoni raccolti fa sapere la FAO, che saluta questo risultato come una pietra miliare del solido partenariato tra l'agenzia ONU e l'Unione Europea. <br /> <br /> In tempo per l'ultima stagione di semina, sono state distribuite piantine di manioca immuni dal virus a circa 330.000 piccoli proprietari nei paesi colpiti: Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Uganda, a beneficio di circa 1,65 milioni di persone. <br /> <br /> "Il fatto di avere di nuovo la manioca sulle mense è di grande importanza, specialmente per i gruppi più vulnerabili, quest'anno già colpiti molto duramente dalla crisi alimentare mondiale", ha detto Eric Kueneman, responsabile del Servizio Raccolti e Pascoli della FAO. Incrementare la produzione locale di coltivazioni come la manioca - dice l'esperto - rappresenta un punto di forza della risposta della FAO all'attuale crisi alimentare e finanziaria, che solo nel 2007 ha aggiunto 75 milioni di persone a coloro che soffrono la fame. <br /> <br /> Ma nella regione dei Grandi Laghi, i prezzi alti del cibo e dei fertilizzanti sono solo parte del problema. Come dimostrano i recenti disordini ed episodi di violenza nella Repubblica Democratica del Congo, nella regione la pace è ancora molto lontana dall'essere stata raggiunta.  Ed è proprio in situazioni di instabilità estrema che la manioca può fare la differenza. <br /> <br /> Le radici della manioca possono essere raccolte quando servono, ma possono anche rimanere nel terreno, quando i contadini sono costretti a lasciare la propria terra. Inoltre, la manioca non è una preda facile, quando la terra è incustodita è difficile dissotterrarla per chi volesse rubare il raccolto. <strong><br /> <br /> <strong>Scarsezza di cibo</strong></strong> <br /> <br /> "Abbiamo fatto molti passi avanti per rendere questa regione di nuovo autosufficiente per quanto riguarda la manioca", dice Cees Wittebrood del Dipartimento di Aiuti Umanitari della Commissione Europea (ECHO), principale partner della FAO negli interventi per riavviare la produzione di manioca a livello regionale.  "Una delle nostre priorità è assicurare che ogni contadino possa coltivare per la propria sussistenza, e la collaborazione con la FAO è cruciale per raggiungere questo obiettivo". <br /> <br /> Si calcola che ogni africano consumi in media 80 kg di manioca all'anno.  È facile intuire dunque quali siano state le conseguenze quando un ceppo aggressivo del virus Malattia Mosaico della Manioca (CMD) ha decimato i raccolti nella regione dei Grandi Laghi.  <br /> <br /> In Uganda, per esempio, dove a partire dai primi anni ‘90 il virus CMD ha distrutto circa 150.000 ettari di piantagioni - una perdita stimata intorno a 60 milioni di dollari l'anno - la scarsezza di cibo causata dal virus ha portato a carestie localizzate nel 1993 e nel 1997. <br /> <br /> La lotta contro l'epidemia ha avuto inizio con lo sviluppo di una serie di varietà immuni, messe a punto da uno dei partner della FAO nel campo della ricerca, l'Istituto Internazionale per l'Agricoltura Tropicale in Nigeria.  Queste varietà sono state moltiplicate in vivai sponsorizzati da una vasta gamma di partner, inclusi gli istituti di ricerca nazionali, i governi locali e la società civile, producendo alla fine abbastanza sementi per una distribuzione di massa alla popolazione. <br /> <br /> Contemporaneamente la FAO al fine di incrementare la capacità e gli sforzi dei singoli paesi della regione, ha lanciato nel 2006 un'iniziativa regionale sulla manioca, con i finanziamenti di numerosi donatori guidati dall'ECHO, che da allora ha contribuito con un totale di 3,3 milioni di euro. <br /> <strong><br /> <strong>A tavola!</strong></strong> <br /> <br /> La provincia di Cibitoke, nel Nord del Burundi, è stata l'epicentro dell'epidemia di CMD. I campi aridi ed improduttivi fino ad un anno fa, sono adesso verdeggianti per le giovani piante di manioca. "È dolce e non amara", dice Ernest Nduwimana, un giovane contadino che ha perso il padre durante la guerra civile in Burundi, tenendo in mano un'enorme radice di manioca appena dissotterrata. <br /> <br /> La produzione è stata buona quest'anno, dice Ernest. Ce n'è abbastanza per dar da mangiare alla sua famiglia fino al prossimo raccolto, per il quale si sta già attrezzando con le talee di qualità ricavate dalle sue piante. Alla fine, dopo un lungo giorno di lavoro, ritorna a casa, dove sua madre gli ha preparato il <em>bugari</em>, un piatto locale a base di farina di manioca, servito con fagioli e pesce.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 04:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Combattere la ruggine del grano a livello mondiale</title>
	
	<description> Rappresentanti dei maggiori paesi produttori di grano hanno sollecitato un piano di intervento coordinato contro la virulenta ruggine dello stelo Ug99.  Questo fungo attacca le coltivazioni di grano causando ingenti danni, con grave minaccia per la sicurezza alimentare dei paesi colpiti.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 12 novembre 2008 - </strong>Rappresentanti dei maggiori paesi produttori di grano hanno sollecitato un piano di intervento coordinato contro la virulenta ruggine dello stelo (<em>Puccinia graminis)</em> chiamata Ug99, perché apparsa per la prima volta in Uganda nel 1999.  Questo fungo attacca le coltivazioni di grano causando ingenti danni, con grave minaccia per la sicurezza alimentare dei paesi colpiti.<br /><br />Nel documento finale adottato alla Conferenza Internazionale sulla ruggine del grano Ug99, che si è svolta a Delhi la settimana scorsa, i paesi partecipanti si sono impegnati a promuovere attività di prevenzione e controllo della ruggine dello stelo nell'ambito delle politiche nazionali e della cooperazione internazionale.<br /><br />Si esortano i paesi colpiti, e quelli a rischio, a sviluppare piani di contingenza per evitare una diffusione epidemica della ruggine ed a condividere le conoscenze in materia di sorveglianza, inoltre si raccomanda l'istituzione urgente di un sistema mondiale di allerta rapida.  Tra le altre raccomandazioni il rafforzamento della ricerca e maggiore cooperazione a livello internazionale per sviluppare varietà resistenti alla nuova ruggine.  A livello nazionale si dovrebbero moltiplicare varietà di sementi di qualità resistenti alla ruggine Ug99 da distribuire alle comunità agricole più esposte.<br /><br />Più di 130 rappresentanti di Ministeri dell'agricoltura di 31 paesi, insieme a ricercatori, produttori ed esperti hanno partecipato all'incontro organizzato dal Consiglio Indiano per la ricerca agricola, dal Governo indiano, dalla FAO e dalla <em>Global Rust Intiative</em>, GRI (Iniziativa Globale contro le ruggini).<br /><br /><strong>Una risposta coordinata</strong><br /><br />"La FAO continuerà ad assistere i paesi nello sviluppo di capacità nazionali per quanto riguarda la ricerca, la divulgazione, la protezione delle colture e la produzione di sementi ed a mobilitare il sostegno della comunità internazionale per il raggiungimento del nostro comune obiettivo di sconfiggere questa minaccia e migliorare le condizioni di vita e la sicurezza alimentare", ha dichiarato Modibo Traore, Vice Direttore Generale della FAO, del Dipartimento Agricoltura e Difesa del consumatore.<br /><br />Questo nuovo e virulento ceppo della ruggine del grano individuato nel 1999, nel corso del 2007 si è propagato dall'Africa orientale allo Yemen, al Sudan ed all'Iran.  Al momento non vi sono elementi per ritenere che il fungo si sia diffuso in altri paesi.  Una recente indagine finanziata dalla Cornell University infatti ne ha escluso la presenza in India, in Pakistan, in Egitto ed in Cina. <br /><br />Si stima che almeno l'80 per cento delle varietà di grano che si coltivano in Asia ed in Africa siano potenzialmente esposte alla ruggine del grano, le cui spore trasportate dal vento percorrono lunghe distanze ed attraversano interi continenti.<br /><br /><strong>L'assistenza ai paesi colpiti o a rischio<br /></strong><br />La FAO ha di recente lanciato il Programma Globale contro la ruggine del grano, che attualmente assiste 29 paesi, colpiti o a rischio, in Africa orientale e settentrionale, in Medio Oriente ed in Asia centrale e meridionale.  Questi paesi rappresentano il 37 per cento della produzione mondiale di grano.  L'agenzia ONU aiuta i paesi nella prevenzione e nelle operazioni d'emergenza, nella preparazione di piani di contingenza, nella promozione di varietà resistenti, nella moltiplicazione delle sementi e nella formazione degli agricoltori.<br /><br />L'incontro di Delhi ha fatto appello alla comunità internazionale, ai donatori ed alle organizzazioni internazionali affinché si incrementi l'assistenza alle iniziative a livello nazionale e globale per combattere la ruggine Ug99.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Marocco: per la prima volta un focolaio di Peste dei piccoli ruminanti</title>
	
	<description> 9 settembre 2008 - La FAO sta aiutando il Marocco nella sua battaglia contro un focolaio epidemico di peste dei piccoli ruminanti (PPR), che potrebbe causare la morte di milioni di pecore e capre e diffondersi nei paesi vicini.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 9 settembre 2008</strong> - La FAO sta aiutando il Marocco nella sua battaglia contro un focolaio epidemico di peste dei piccoli ruminanti (PPR), che potrebbe causare la morte di milioni di pecore e capre e diffondersi nei paesi vicini.<br /> <br /> Finora sono stati registrati 133 casi in 29 province.<br /> <br /> La PPR è una malattia virale molto contagiosa che colpisce capre e pecore e piccoli ruminanti selvatici. Si trasmette attraverso il contatto, e nelle sue forme acute è caratterizzata da febbre alta, secrezioni agli occhi ed al naso, ulcere nel cavo orale, lesioni necrotiche e corrosive delle mucose, respiro affannoso e diarrea.<br /> <br /> Il tasso di mortalità può raggiungere l’80 per cento, ma nei casi “super acuti” anche il 100 per cento, e gli animali muoiono durante la prima settimana di contagio. <br /> <br /> È la prima volta che in Marocco si registra un focolaio epidemico, chiara indicazione che la PPR ha ormai superato la naturale barriera del Sahara e può rappresentare una grave minaccia per tutti i paesi nordafricani.<br /> <br /> È tutt’ora sconosciuta l’origine di questa ondata epidemica, ma appare verosimile che la malattia sia stata introdotta dalla circolazione di animali infetti. Per i paesi del Nord Africa, è difficile controllare gli spostamenti degli animali lungo i confini, specialmente nel sud della regione, dove i pastori sono per lo più nomadi.<br /> <br /> <strong>Rischio di diffusione</strong><br /> <br /> In Marocco si stima vi siano 17 milioni di pecore e 5 milioni di capre. Questo patrimonio zootecnico dà da vivere a milioni di famiglie.<br /> <br /> Con il mese del Ramadan iniziato a settembre, e le celebrazioni della festa musulmana di Eid al-Adha a dicembre, il commercio di bestiame, in particolare di pecore, aumenterà notevolmente. Senza appropriati meccanismi di controllo, la diffusione del virus potrebbe accelerarsi, avverte la FAO.<br /> <br /> Queste epidemie possono portare a serie perdite economiche, aggravate dall’imposizione di strette misure sanitarie, dai controlli sui movimenti del bestiame e dalle restrizioni commerciali. Vi è anche un serio rischio per i Paesi dell’Europa meridionale che mantengono strette relazioni commerciali con il Marocco, in particolare la Spagna.<br /> <br /> “Se questo scenario dovesse evolversi verso livelli di mortalità più alti, le condizioni di vita dei pastori saranno seriamente messe a repentaglio. L’impatto economico potrebbe non essere così rilevante come nel caso della peste bovina, ma l’impatto sociale potrebbe essere anche maggiore, se si considera il ruolo svolto dai piccoli ruminanti nella vita socio-economica delle comunità colpite”, ha messo in guardia Joseph Domenech, responsabile del servizio veterinario della FAO.<br /> <br /> <strong> La risposta della FAO</strong><br /> <br /> Rispondendo alla richiesta di assistenza delle autorità marocchine, la FAO è subito intervenuta inviando dal 12 al 21 agosto un gruppo di esperti del Centro di Gestione Crisi FAO/OIE nella zona coinvolta per valutare la situazione. Il gruppo di esperti ha fornito la propria assistenza stabilendo misure urgenti di controllo per limitare la diffusione della malattia.<br /> <br /> Il Centro di Emergenza per le malattie transfrontaliere degli animali (ECTAD) ha organizzato una riunione di due giorni in Tunisia, il 29 e il 30 agosto, con tutti i responsabili veterinari del Maghreb, che hanno concordato di assistere il Marocco nei suoi sforzi per combattere l’epidemia di PPR. Alla FAO è stato chiesto di aiutare le autorità marocchine a redigere un piano di preparazione all’emergenza, ed assicurare che venga attuato, e a migliorare il coordinamento tra i servizi veterinari del Maghreb con quelli dei vicini Paesi dell’Europa meridionale.<br /> <br /> La FAO è adesso impegnata nella formulazione di un progetto urgente di cooperazione tecnica nella regione.<br /> <br /> <strong>Misure di contenimento</strong><br /> <br /> Le misure di prevenzione e di controllo della PPR raccomandate dalla FAO prevedono il controllo degli spostamenti del bestiame, l’istituzione di quarantene nelle fattorie affette o sospette e la profilassi medica (campagne di vaccinazioni nelle zone dove si è sviluppata l’epidemia e nelle zone più a rischio).<br /> <br /> Riguardo alla situazione in Nord Africa, l’agenzia ONU inoltre raccomanda che i Paesi:<br /> <br /> •  Rivedano e aggiornino i piani e le misure di emergenza per le malattie animali.<br /> • Conducano campagne di sensibilizzazione e di informazione nei confronti dei veterinari, dei produttori e dei differenti servizi governativi riguardo alla PPR, ai suoi rischi ed alla sua sintomatologia. <br /> •  Promuovano una rapida denuncia dei casi sospetti alle autorità.<br /> •  Rinforzino il controllo epidemiologico nelle zone ad alto rischio.<br /> • Migliorino il controllo e gli accertamenti sulle greggi ovine e caprine e istituiscano procedure di monitoraggio degli spostamenti degli animali.<br /> <br /> Il controllo e la gestione dei mercati di bestiame e la sorveglianza dei casi sospetti sono di capitale importanza per contenere la diffusione dell’epidemia.<hr /><br /> <strong>Contatti:</strong><br /> George Kourous<br /> Ufficio stampa FAO<br /> george.kourous@fao.org<br /> (+39) 06 570 53168<br /> (+39) 348 141 6802]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
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