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 <title>FAO news &gt; Fame ed insicurezza alimentare</title>
 <link>http://www.fao.org/news/newsroom-home/en/</link>
 <description>Notizie dall'Organizzazione dell'ONU per l'Alimentazione e l'Agricoltura</description>
 <language>it</language>
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 <copyright>2009 FAO</copyright>
 <managingEditor>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</managingEditor>
 <webMaster>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</webMaster>
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	<title>I prodotti forestali decisivi per la lotta contro la fame - inclusi gli insetti</title>
	
	<description> Le foreste e i prodotti agroforestali sono fondamentali nella lotta contro la fame e dovrebbero essere meglio integrati nelle politiche per la sicurezza alimentare e di uso del suolo, ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, intervenendo alla Conferenza internazionale su &quot;Le foreste per la sicurezza alimentare e la nutrizione&quot; che si è aperta oggi presso la FAO (13-15 maggio).</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 13 maggio 2013 - </strong>Le foreste e i prodotti agroforestali sono fondamentali nella lotta contro la fame e dovrebbero essere meglio integrati nelle politiche per la sicurezza alimentare e di uso del suolo, ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, intervenendo alla Conferenza internazionale su "<a href="http://www.fao.org/forestry/food-security/en/" target="_blank">Le foreste per la sicurezza alimentare e la nutrizione</a>" che si è aperta oggi presso la FAO (13-15 maggio).<br /> <br /> "Le foreste contribuiscono alla sussistenza di oltre un miliardo di persone, molte delle quali tra le più povere al mondo" ha detto Graziano da Silva. "Le foreste forniscono cibo, combustibile per cucinare, foraggio per gli animali e reddito per comprare alimenti".<br /> <br /> "Gli animali selvatici e gli insetti sono spesso la principale fonte di proteine ​​per le persone che vivono in aree forestali, mentre foglie, semi, funghi, miele e frutta forniscono minerali e vitamine, garantendo così una dieta nutriente."<br /> <br /> "Ma le foreste ed i sistemi agroforestali raramente sono presi in considerati nelle politiche di uso del territorio e per la sicurezza alimentare. Spesso, le popolazioni rurali non hanno chiari diritti di accesso alle foreste, e questo mette a rischio la loro sicurezza alimentare" ha continuato Graziano da Silva.<br /> Dovrebbe essere meglio riconosciuto l'importante contributo che le foreste possono dare alla sicurezza alimentare e alla nutrizione delle popolazioni rurali".<br /> <br /> <strong>Animaletti fritti - Insetti selvatici e allevati <br /> </strong><br /> Secondo un nuovo studio della FAO, presentato alla conferenza, gli insetti che si trovano nelle foreste rappresentano una fonte importante di cibo nutriente, ricco di proteine e facilmente reperibile. Si stima che gli insetti siano parte delle diete tradizionali di almeno due miliardi di persone. La raccolta di insetti ed il loro allevamento potrebbe offrire occupazione e reddito, per il momento solo a livello familiare, ma potenzialmente anche a livello commerciale.<br /> <br /> <strong>Un'incredibile varietà di creature     <br /> </strong><br /> Con circa 1 milione di specie conosciute, gli insetti rappresentano più della metà di tutti gli organismi viventi classificati finora sul pianeta.<br /> <br /> Secondo lo studio della FAO, realizzato in collaborazione con l'Università di Wageningen nei Paesi Bassi, nel mondo sono già oltre 1900 le specie di insetti di cui si cibano gli esseri umani. A livello globale, gli insetti più consumati sono: i coleotteri (31%); i bruchi (18%), api, vespe e formiche (14%); cavallette, locuste e grilli (13%). Molti insetti sono ricchi di proteine ​​e grassi buoni, e di calcio, ferro e zinco. La carne bovina ha un contenuto di ferro di 6 mg per 100g di peso secco, mentre il contenuto di ferro delle locuste oscilla tra gli 8 ed i 20 mg per 100 g di peso secco, a seconda della specie e del tipo di alimento di cui si nutrono. <br /> <br /> <strong>Un approccio per i più schizzinosi<br /> </strong><br /> "Non stiamo dicendo che le persone dovrebbero da domani cominciare a mangiare insetti", ha dichiarato Eva Muller, Direttrice della Divisione Politica economica e dei prodotti forestali della FAO, co-autrice di "<a href="http://www.fao.org/docrep/018/i3253e/i3253e00.htm" target="_blank">Insetti commestibili: prospettive future per la sicurezza alimentare e per il foraggio animale</a>."<br /> <br /> "Quello che lo studio cerca di dire è che gli insetti sono una delle risorse fornite dalle foreste ancora non sfruttate per il loro potenziale come cibo umano, e soprattutto animale", ha spiegato la Muller.<br /> <br /> Allevare insetti in modo sostenibile potrebbe contribuire ad evitare una sovrapproduzione, che potrebbe avere conseguenze sulle specie più pregiate. Alcune specie, come ad esempio i vermi pasto, vengono già prodotte a livello commerciale, e sono utilizzati in mercati di nicchia come alimenti per gli animali domestici, per i giardini zoologici e come esche nella pesca da diporto.  Se la produzione dovesse essere ulteriormente automatizzata, questo alla fine abbasserebbe i costi a un livello in cui l'industria potrebbe trarre profitto dal sostituire per esempio la farina di pesce, con farina di insetti per l'alimentazione del bestiame. Il vantaggio sarebbe un aumento della disponibilità di pesce per il consumo umano.<br /> <br /> <strong>Gli insetti producono di più con meno <br /> </strong><br /> Poiché sono a sangue freddo, gli insetti non usano energia da alimenti per mantenere la temperatura corporea. In media, gli insetti usano solo 2 kg di mangime per produrre un chilo di carne. I bovini invece, richiedono 8 kg di foraggio per produrre 1 kg di carne.<br /> <br /> Non solo, ma gli insetti producono molte meno emissioni che contaminano l'ambiente, come metano, ammoniaca, gas serra e letame.<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a> Infatti, gli insetti possono essere utilizzati per scomporre i rifiuti, aiutando i processi di compostaggio che forniscono nutrienti al suolo, facendo diminuire al tempo stesso cattivi odori.<br /> <br /> <strong>Una legislazione carente<br /> </strong><br /> Tuttavia, la legislazione nella maggior parte dei paesi industrializzati vieta di alimentare gli animali con rifiuti e liquami, anche se questo è in realtà il materiale di cui normalmente si nutrono gli insetti. Sarebbero necessarie ulteriori ricerche, soprattutto per quanto riguarda l'allevamento di insetti in canali di scarico. Ma è ampiamente accettato dagli scienziati che gli insetti sono così diversi dai mammiferi dal punto di vista biologico che è assai improbabile possano trasmettere malattie agli esseri umani.<br /> <br /> Come con altri tipi di prodotti alimentari, sarà importante disporre di norme di produzione, di trasformazione e di preparazione dei cibi altamente igieniche per evitare la crescita di batteri e di altri microrganismi che potrebbero avere effetti sulla salute umana.  Si potrebbero ampliare gli standard di sicurezza igienico-sanitaria per includere gli insetti e i prodotti a base di insetti, e norme di controllo della qualità lungo la catena di produzione per creare la fiducia dei consumatori in alimenti e mangimi contenenti o derivanti ​​da insetti.<br /> <br /> "Il settore privato è pronto ad investire nell'allevamento degli insetti. Abbiamo enormi opportunità davanti a noi ", ha detto Paul Vantomme, uno degli autori del rapporto. "Ma finché non vi sarà chiarezza per quanto concerne la sfera giuridica, nessuna impresa importante è disposta a correre il rischio di investire risorse quando le leggi rimangono poco chiare addirittura ostacolano lo sviluppo di questo nuovo settore".]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 13 May 2013 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il Direttore Generale delinea le riforme attuate e presenta il nuovo Programma di lavoro e il Bilancio</title>
	
	<description> Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha aperto oggi i lavori del Consiglio della FAO con la presentazione del Programma di Lavoro e il Bilancio per il 2014-2015, che prevede un aumento dell'1% del budget in termini reali per sostenere il lavoro di base dell'Organizzazione nella lotta contro fame e malnutrizione e per promuovere uno sviluppo agricolo sostenibile.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 22 aprile 2013 - </strong>Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha aperto oggi i lavori del Consiglio della FAO con la presentazione del Programma di Lavoro e il Bilancio per il 2014-2015, che prevede un aumento dell'1% del budget in termini reali per sostenere il lavoro di base dell'Organizzazione nella lotta contro fame e malnutrizione e per promuovere uno sviluppo agricolo sostenibile.<br /> <br /> Il Direttore Generale ha inoltre presentato i risultati ottenuti nel corso dell'ultimo anno nel taglio della burocrazia e di altri costi, che aiuteranno l'organizzazione a operare in modo più efficace.<br /> <br /> "Si tratta di una trasformazione ambiziosa, che è appena iniziata, il cui impatto non è sempre immediatamente visibile, ma tuttavia indispensabile affinché la FAO possa funzionare nel 21mo secolo e svolgere il ruolo per cui è stata creata", ha dichiarato.<br /> <br /> <strong>Aumentare l'efficienza e rafforzare la presenza sul campo<br /> </strong><br /> Guardando agli ultimi sedici mesi, da quando è al timone dell'Organizzazione, Graziano da Silva ha osservato che oltre ai 6,5 milioni di dollari di risparmio che i paesi membri  avevano richiesto di  individuare, l'organizzazione è stata in grado di ridurre i costi di ulteriori 19,3 milioni di dollari. Il risparmio totale di 25,8 milioni dollari - quasi quattro volte rispetto a quello che era stato richiesto - è derivato principalmente dalla razionalizzazione nelle aree amministrative, soprattutto presso la sede centrale della FAO a Roma.<br /> <br /> Graziano da Silva ha fatto notare che questi risparmi hanno consentito di fare importanti passi avanti nel processo di decentramento dell'Organizzazione, con la creazione di 55 posti di lavoro professionali in tutto il mondo, pur mantenendo le capacità tecniche presso la sede centrale.<br /> <br /> "Come ho sostenuto in precedenza, credo che una forte presenza sul campo sia il modo migliore per fare veramente della FAO un'organizzazione della conoscenza con i piedi ben piantati per terra", ha aggiunto Graziano da Silva.<br /> <br /> Il Direttore Generale ha chiesto ai paesi, quando discuteranno del Programma di lavoro e del bilancio, di tenere in considerazione l'impegno dell'organizzazione nell'adempiere il proprio mandato ottimizzando al massimo le risorse disponibili - i risparmi senza precedenti, la riduzione complessiva del personale e l'aumento netto delle posizioni decentrate.<br /> <br /> Ha poi fatto notare che i significativi cambiamenti già intrapresi, e quelli necessari per continuare questo processo, forgeranno una nuova FAO, che procederà decisa verso i suoi obiettivi strategici. "Per la prima volta nella storia della FAO, il suo bilancio sarà guidato dagli obiettivi e dai risultati che ci proponiamo di raggiungere, e non semplicemente dalle attività che svolgiamo."<br /> <br /> <strong>Maggiore enfasi sulla protezione sociale<br /> </strong><br /> Graziano da Silva ha annunciato che proporrà il rafforzamento delle capacità della FAO in materia di protezione sociale, spiegando che le ragioni dietro questa decisione sono abbastanza semplici.<br /> <br /> "La missione principale della FAO è sradicare la fame. Quando la FAO è stata creata, a ridosso della seconda guerra mondiale, la causa principale della fame era l'insufficiente produzione di cibo. Allora, la prima e unica priorità, era incrementare la produzione".<br /> <br /> Oggi, ha spiegato, sebbene la produzione alimentare sia da allora aumentata in modo esponenziale, vi sono ancora circa 870 milioni di persone cronicamente sottoalimentate.<br /> <br /> "Il problema ora è più complesso e di più difficile soluzione.  La causa principale della fame oggi è la mancanza di accesso al cibo. E' un problema legato alla povertà, soprattutto alla povertà rurale.  Migliorare le reti di protezione sociale è un modo efficace per aumentare la capacità dei poveri di comprare il cibo di cui hanno bisogno nel breve termine e completa le iniziative per far incrementare la produttività dei piccoli proprietari e l'occupazione rurale".<br /> <br /> Ha poi osservato che guardando al futuro, ci sono quattro aree chiave della FAO che devono essere rafforzate: il Programma di Cooperazione Tecnica (il nucleo centrale del lavoro tecnico della FAO sul campo); l'integrazione delle reti di protezione sociale nelle strategie di riduzione della povertà; la comunicazione, le iniziative di promozione e patrocinio, le partnership e l<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>o sviluppo delle capacità, oltre al lavoro di monitoraggio e valutazione.<br /> <br /> <strong>Principali punti all'ordine del giorno<br /> <br /> </strong>Nel suo nuovo Programma di lavoro e nel bilancio, la FAO propone un aumento di meno dell'1%, in grado di apportare grandi cambiamenti nel modo in cui l'organizzazione svolge la propria attività. <br /> Alcuni punti salienti del Nuovo Programma di Lavoro e del Bilancio sono:<br /> <br />• Un aumento del budget di 10 milioni di dollari per rafforzare le aree prioritarie di lavoro, come il Programma di Cooperazione • Tecnica (il lavoro tecnico della FAO sul campo), incluse le reti di protezione sociale.<br /> • Lo sviluppo e l'attuazione d'iniziative programmatiche regionali, come parte del Piano d'azione per gli obiettivi strategici.<br /> • Un ulteriore rafforzamento della decentralizzazione.<br /> <br /> <br /> Il Consiglio della FAO ha confermato nella carica di Vice Direttore Generale per il Dipartimento Conoscenza Maria Helena Semedo, di Capo Verde, con la FAO sin dal 2003 quando ha aderito all'Organizzazione nella qualità di Rappresentante in Niger.  Nel 2008 è stata nominata Vice Rappresentante Regionale per l'Africa e Coordinatrice sub-regionale per l'Africa occidentale.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/174964/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/174964/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 21 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>In Madagascar occorrono più di 41 milioni di dollari per porre fine al flagello delle locuste</title>
	
	<description> Entro giugno il Madagascar avrà bisogno di oltre 22 milioni di dollari in fondi d’emergenza per iniziare a lottare contro una grave infestazione di locuste che sta minacciando la prossima stagione produttiva del paese e la sicurezza alimentare di più della metà della popolazione, ha reso noto oggi la FAO. L’agenzia ONU ha tuttavia sottolineato che occorrerà una strategia triennale per una totale eliminazione dell’infestazione che richiederà ulteriori 19 milioni di dollari.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 26 marzo 2013 - </strong>Entro giugno il Madagascar avrà bisogno di oltre 22 milioni di dollari in fondi d'emergenza per iniziare a lottare contro una grave infestazione di locuste che sta minacciando la prossima stagione produttiva del paese e la sicurezza alimentare di più della metà della popolazione, ha reso noto oggi la FAO.  L'agenzia ONU ha tuttavia sottolineato che occorrerà una strategia triennale per una totale eliminazione dell'infestazione che richiederà ulteriori 19 milioni di dollari.<br /> <br /> Al momento attuale, circa metà del paese è infestato da cavallette giovani e da sciami ciascuno dei quali composto da miliardi di insetti che divorano ogni tipo di piante al loro passaggio. La FAO stima che per il settembre 2013 circa due terzi del paese sarà colpito dall'infestazione se non si interverrà al più presto.<br /> <br /> In considerazione del deteriorarsi della situazione, il 27 novembre 2012 il Ministero dell'Agricoltura del Madagascar ha dichiarato lo stato di calamità nazionale.  In dicembre ha richiesto alla FAO assistenza tecnica e finanziaria per affrontare l'infestazione in corso, per assicurare l'erogazione di fondi ma anche il coordinamento e l'attuazione di una risposta d'emergenza.<br /> <br /> Questo finanziamento d'emergenza, che deve arrivare entro giugno, consentirà alla FAO insieme al Ministero dell'Agricoltura di lanciare per il primo anno una campagna di nebulizzazione su larga scala.<br /> <br /> Circa il 60% degli oltre 22 milioni di abitanti dell'isola potrebbero essere minacciati da un pesante peggioramento delle condizioni di fame in un paese che già soffre di alti tassi d'insicurezza alimentare e malnutrizione. Nelle regioni più povere del sud del paese, dove l'infestazione ha avuto origine, oggi circa il 70% delle famiglie soffrono d'insicurezza alimentare.<br /> <br /> L'infestazione minaccia adesso il 60% della produzione di riso, che rimane l'alimento di base in un paese dove l'80 % della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno.<br /> <br /> Gli sciami inoltre consumano al loro passaggio quasi tutta la vegetazione che incontrano che normalmente serve come pascolo per il bestiame.<br /> <br /> <strong>Indagini aeree e operazioni di controllo<br /> </strong><br /> "Sappiamo dall'esperienza passata che le infestazioni di questa portata richiedono tre anni d'interventi.  Abbiamo bisogno dei fondi adesso per avviare la campagna procurare mezzi e forniture e organizzare per tempestive indagini aeree e operazioni di controllo", dice Annie Monard, esperta senior della FAO e coordinatrice della risposta FAO alle locuste.<br /> <br /> " Una mancata risposta adesso porterà più avanti alla necessità di estesi programmi di aiuti alimentari", aggiunge Dominique Burgeon, Direttore della Divisione FAO Emergenza e Riabilitazione.<br /> <br /> "Negli anni passati molte delle campagne anti locuste non hanno goduto dei finanziamenti necessari e questo sfortunatamente ha voluto dire che non tutte le infestazioni sono state tenute sotto controllo", fa notare Monard, che paragona la situazione a quando non si estirpano le malerbe dalle radici nel qual caso ritornano perfino più erbacce.<br /> <br /> <strong>Gli interventi in corso a livello nazionale<br /> </strong><br /> Il Centro Nazionale controllo Locuste da quando la stagione semestrale delle piogge è iniziata nell'ottobre 2012, ha sinora trattato circa 30.000 ettari di terreni coltivati, ma ulteriori 100.000 ettari che necessitano di essere trattati non lo sono stati a causa dei limitati mezzi del governo. <br /> <br /> Alla fine di febbraio la situazione è ulteriormente peggiorata a causa del Ciclone Haruna, che non solo ha danneggiato le coltivazioni ma ha fornito condizioni ottimali per il riprodursi di una nuova generazione di locuste.<br /> <br /> Per il primo anno la strategia di controllo delle locuste della FAO punterà su operazioni aeree su larga scala. Nel corso del 2013-14 verranno trattati circa 1.5 milioni di ettari, che caleranno a 500.000 ettari il secondo anno e 150.000 il terzo ed ultimo anno del piano strategico. Tutti gli interventi saranno realizzati nel pieno rispetto della salute umana e dell'ambiente.<br /> <br /> La strategia comprende inoltre:<br /> <br />• L'istituzione e la formazione di una Unità di sorveglianza delle locuste all'interno della Direzione Generale per la Protezione delle piante, per monitorare e analizzare la situazione delle locuste nell'intera area da esse invasa;<br />• Operazioni aeree e sul terreno;<br /> • Monitoraggio e mitigazione delle operazioni di controllo per proteggere la salute umana e l'ambiente;<br /> • Formazione nella gestione dei pesticidi e delle irrorazioni.<br /> <br /> Ogni anno verrà condotto u<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>no studio dell'impatto della crisi delle locuste sulle coltivazioni e sui pascoli per determinare il tipo di sostegno di cui hanno bisogno le famiglie le cui condizioni di vita sono state duramente colpite.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/173162/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/173162/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 10:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il responsabile FAO per le foreste coordinerà le iniziative ONU per Expo Milano 2015</title>
	
	<description> La creazione di sistemi alimentari sicuri e sostenibili sarà una delle questioni prioritarie all’ordine del giorno di Expo 2015 di Milano, ha dichiarato Eduardo Roja-Briales, Vice Direttore Generale della FAO per il settore foreste, che è stato nominato Commissario Generale per i preparativi delle Nazioni Unite all’evento.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 25 marzo 2013 - </strong>La creazione di sistemi alimentari sicuri e sostenibili sarà una delle questioni prioritarie all'ordine del giorno di Expo 2015 di Milano, ha dichiarato Eduardo Roja-Briales, Vice Direttore Generale della FAO per il settore foreste, che è stato nominato Commissario Generale per i preparativi delle Nazioni Unite all'evento.<br /> <br /> Il tema dell'Expo 2015 è "Nutrire il Pianeta. Energia per la vita".  La discussione verterà intorno ad argomenti questioni come la sicurezza alimentare, le donne e la nutrizione, lo sviluppo sostenibile e il cambiamento climatico, tutte questioni strettamente collegate al lavoro della FAO ed di altre agenzie ONU.<br /> <br /> "La nostra sfida per Expo 2015 sarà quella di far riflettere e riuscire ad ispirare interventi ed iniziative per creare sistemi alimentari sicuri e sostenibili", ha detto Rojas che è stato nominato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon Commissario Generale per il coordinamento delle iniziative ONU.<br /> <br /> "L'ONU lavorerà con i suoi partner e con l'Italia, il paese che ospita l'Expo, per condividere quello che abbiamo imparato nel nostro impegno per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni", ha aggiunto Rojas.  "Speriamo di riuscire ad aiutare i governi, le organizzazioni, il settore privato e le famiglie a prendere decisioni più consapevoli e coerenti su sicurezza alimentare, nutrizione, sviluppo sostenibile e altre questioni vitali per il futuro del nostro pianeta".<br /> <br /> La FAO in collaborazione con il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), il Programma Alimentare Mondiale (PAM), e Bioversity International, illustrerà le attività e le pratiche migliori delle Nazioni Unite nei settori relativi ai temi dell'Expo.<br /> <br /> <strong>Expo 2015<br /> <br /> </strong>L'Expo, conosciuto anche come Esposizione Universale, è stato tenuto per la prima volta 160 anni fa ed è un'esposizione mondiale non a fini commerciali che punta a promuovere lo scambio d'idee nel campo della cultura, dell'economia, della scienza e della tecnologia. E' prevista la partecipazione di oltre 140 paesi, di cui circa 80 in via di sviluppo.  Saranno presenti anche organizzazioni internazionali, della società civile, settore privato e media.<br /> <br /> <em>Oltre ad essere Vice Direttore Generale della FAO, il Dr. Rojas-Briales è l'attuale Presidente del Partenariato Collaborativo per le Foreste, un organismo informale che riunisce 14 organizzazioni internazionali, agenzie e segretariati per promuovere la gestione sostenibile di tutti i tipi di foreste.</em>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/172996/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/172996/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 24 Mar 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Papa Francesco può aiutare a combattere fame e povertà estrema</title>
	
	<description> Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha partecipato oggi in Vaticano alla Messa inaugurale del Pontificato di Papa Francesco, ed ha affermato che le Nazioni Unite guardano a Papa Francesco come un “amico dei poveri” a sostegno della lotta contro la fame, la malnutrizione e la povertà estrema.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 19 marzo 2013 - </strong>Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha partecipato oggi in Vaticano alla Messa inaugurale del Pontificato di Papa Francesco, ed ha affermato che le Nazioni Unite guardano a Papa Francesco come un "amico dei poveri" a sostegno della lotta contro la fame, la malnutrizione e la povertà estrema.<br /> <br /> Graziano da Silva ha partecipato alla cerimonia anche a nome del Segretario Generale dell'ONU Ba Ki-moon, unendosi a molte altre personalità e folle di fedeli riunite a Piazza San Pietro per l'evento.<br /> <br /> "Guardiamo a Papa Francesco come un sostegno importante per diritti ed i bisogni dei bambini più vulnerabili, delle donne e degli uomini dovunque essi siano", ha detto Graziano da Silva, facendo notare come Papa Francesco abbia scelto il suo nome proprio da San Francesco d'Assisi, il santo amico dei poveri.<br /> <br /> "Il sostegno della Chiesa Cattolica e delle altre religioni è indispensabile nella nostra scommessa di eliminare la fame, costruire un futuro sostenibile e migliorare la vita dei più vulnerabili tra noi", ha detto Graziano da Silva.  "Questo impegno non solo ha una sua ragion d'essere politica ed economica, ma è dal punto di vista morale un imperativo e la cosa giusta da fare".<br /> <br /> Dopo la cerimonia Graziano da Silva ha salutato Papa Francesco ed ha lodato il suo predecessore, Papa Emerito Benedetto XVI, per il suo sostegno alla lotta contro la fame e in particolare per aver sollecitato interventi contro la speculazione sui prezzi dei prodotti alimentari sul mercato delle commodity.<br /> <br /> "Papa Francesco mi ha rassicurato che il sostegno del Vaticano per azioni a favore dei poveri e contro la fame continuerà, e che intende porterà avanti questa nostra iniziale conversazione per discutere modi per proseguire il cammino".]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/172467/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/172467/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 19 Mar 2013 15:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Mali: a rischio l’imminente stagione della semina, essenziale sostenere il settore agricolo</title>
	
	<description> Con la prossima stagione delle semine, che inizierà nel mese di maggio, occorre aiutare urgentemente i contadini che hanno dovuto abbandonare le proprie case, a ritornare alle proprie terre e riprendere la produzione alimentare, laddove e quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno, ha affermato oggi la FAO a seguito dei colloqui intercorsi tra il Ministro dell’Agricoltura del Mali, Baba Berthè, e il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 15 febbraio 2013 - </strong>Con la prossima stagione delle semine, che inizierà nel mese di maggio, occorre aiutare urgentemente i contadini che hanno dovuto abbandonare le proprie case, a ritornare alle proprie terre e riprendere la produzione alimentare, laddove e quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno, ha affermato oggi la FAO a seguito dei colloqui intercorsi tra il Ministro dell'Agricoltura del Mali, Baba Berthè, e il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva.<br /> <br /> Il Ministro Berthè ha sottolineato l'importanza di assistere i contadini che ritornano nelle aree dove sono migliorate le condizioni di sicurezza, e la necessità di rafforzare la capacità di risposta degli agricoltori in tutto il paese. <br /> <br /> "La principale stagione produttiva del Mali è prevista per maggio. Con il continuo evolversi delle condizioni di sicurezza nel paese, la FAO, le agenzie partner e la comunità internazionale devono fare tutto il possibile per aiutare il governo del Mali a dare assistenza ai contadini che fanno ritorno alle proprie terre a ricominciare a produrre cibo, laddove le condizioni di sicurezza lo consentono", ha affermato Graziano da Silva.  "Il Mali non può permettersi di perdere la prossima stagione produttiva".<br /> <br /> Complessivamente si stima che nel paese vi siano 2 milioni di persone che soffrono d'insicurezza alimentare.  Metà di essi si trovano nel nord del paese, ma gli effetti persistenti della crisi del 2011-12, provocata da un sovrapporsi di fattori, siccità, prezzi cerealicoli sostenuti, degrado ambientale associati alla situazione di insicurezza nel paese che ha costretto tanti a lasciare le proprie case, ha significato che un altro milione di persone nel sud del paese soffre di insicurezza alimentare.<br /> <br /> <strong>Sfollati e rifugiati<br /> </strong><br /> Sono più di 400.000 le persone che, da quando è scoppiato il conflitto nel nord del paese l'anno scorso, hanno dovuto lasciare le proprie case, situazione che ha esacerbato la crisi già esistente.<br /> <br /> Molti degli sfollati sono contadini, rifugiati nei campi profughi o accolti in famiglie nei confinanti Burkina Faso, Mauritania e Niger. Altri piccoli agricoltori si sono temporaneamente trasferiti nel sud del paese, accentuando la pressione sulle risorse alimentari locali.<br /> <br /> Sebbene alcuni abbiano iniziato a fare rientro nelle proprie case, non hanno potuto riprendere a coltivare la terra per la mancanza di attrezzi, di sementi, di bestiame necessari per riavviare la produzione. Per altro, nonostante la situazione nel nord sia in parte migliorata, la maggior parte dei mercati sono ancora chiusi.<br /> <br /> Le famiglie fanno affidamento sulle scarse riserve alimentari domestiche, e saranno costrette a dipendere dal mercato proprio quando comincerà la stagione "magra" ed i prezzi saranno al loro massimo.  Potrebbero dover ricorrere a consumare o vendere le riserve di sementi destinate alla semina, come pure vendere attrezzi agricoli e derrate per tirare avanti.<br /> <br /> Il Programma Alimentare Mondiale (PAM) sta distribuendo derrate alimentari d'emergenza a profughi e sfollati (<a href="http://www.wfp.org/countries/mali" target="_blank"><u>per saperne di più</u></a>) con l'obiettivo di portare aiuti alimentari salva vita a circa 564.000 persone in Mali e nei paesi confinanti.<br /> <br /> Nel loro incontro Berthè e Graziano da Silva hanno tuttavia sottolineato che in aggiunta a questi aiuti d'emergenza, è assolutamente necessario far partire la produzione alimentare prima dell'imminente stagione produttiva che va da maggio a luglio.<br /> <br /> Per migliorare la sicurezza alimentare del Mali nel lungo periodo sarà essenziale risolvere il conflitto in corso e ristabilire situazioni di sicurezza in tutto il paese.<br /> <br /> <strong>Ripristinare i mezzi di sussistenza<br /> </strong><br /> La FAO ha chiesto circa 12 milioni di dollari per portare assistenza umanitaria ed aiutare circa 490.000 famiglie non solo a far fronte agli effetti della passata siccità, ma anche a ricostruire più robusti mezzi di sussistenza e sistemi agricoli più resistenti alle crisi tramite un'ampia gamma di aiuti all'agricoltura ed al bestiame.  Inoltre la FAO stima che saranno necessari ulteriori 10 milioni di dollari per assistere sfollati e profughi a far ritorno a far ritorno alle proprie case e riprendere a coltivare la terra.<br /> <br /> Questo significala fornire sementi di qualità, di attrezzi e forniture agricole, servizi sanitari veterinari, oltre a programmi di divulgazione agricola per offrire agli agricoltori i mezzi e le conoscenze per produrre, trasformare e conservare meglio i propri prodotti (<a href="http://www.fao.org/fileadmin/templates/tc/tce/pdf/cap2013/CAP_2013_Mali.pdf" target="_blank"><u>per maggiori dettagli</u></a>).<br /> <br /> Nei colloqui con Graziano da Silva, il Ministro Berthè ha ribadito l'importanza di rafforzare gli esistenti progetti di irrigazione che si sono dimostrati molto efficaci nel combattere la siccità, come pure dare assistenza agli allevatori per ricostituire  il patrimonio zootecnico andato perduto.<br /> <br /> Il conflitto ha anche interrotto la capacità della FAO di monitorare gli spostamenti delle locuste in Mali, e Berthe e Da Silva hanno auspicato di riprendere al più presto l'attività di monitoraggio per scongiurare una possibile insorgenza di infestazioni dopo le piogge estive.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Thu, 14 Feb 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Think. Eat. Save. - Lanciata una campagna mondiale per ridurre i 1,3 miliardi di tonnellate di cibo che vanno sprecati ogni anno</title>
	
	<description> Semplici interventi da parte dei consumatori e dei dettaglianti possono contribuire notevolmente a tagliare i 1,3 miliardi di tonnellate di cibo che ogni anno vanno perdute o sprecate e gettare le basi per un futuro sostenibile secondo la nuova campagna mondiale contro gli sprechi alimentari lanciata oggi dall’UNEP, dalla FAO e da altri partner.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Ginevra, 22 gennaio 2013 - </strong>Semplici interventi da parte dei consumatori e dei dettaglianti possono contribuire notevolmente a tagliare i 1,3 miliardi di tonnellate di cibo che ogni anno vanno perdute o sprecate e gettare le basi per un futuro sostenibile secondo la nuova campagna mondiale contro gli sprechi alimentari lanciata oggi dall'UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, dalla FAO, l'Organizzazione ONU per l'Alimentazione e l'Agricoltura e da altri partner.<br /><br />La campagna <strong>Think. Eat. Save.,  </strong>riduci a tua impronta ecologica alimentare<strong>, </strong>nasce a sostegno di  <a href="http://www.fao.org/save-food/en/" target="_blank">SAVE FOOD</a>, l'iniziativa per ridurre le perdite e gli sprechi alimentari lungo l'intera catena della produzione e del consumo alimentare - gestita dalla FAO e dall'organizzazione di fiere commerciali Messe Dusseldorf - e nell'ambito dell'iniziativa del Segretario Generale dell'ONU Fame Zero.  Questa nuova campagna pone al centro specificatamente gli sprechi alimentari da parte dei consumatori, della distribuzione e dell'industria turistica.<br /><br />La campagna si avvantaggia dell'<em>expertise</em> di organizzazioni come WRAP, Feeding the 5,000 ed altre che lavorano per eliminare gli sprechi di cibo, e che hanno una notevole esperienza nell'individuare e cambiare pratiche di spreco alimentare.<br /><br /><strong>Think. Eat. Save. </strong>punta ad accelerare gli interventi, ed a fornire una visione globale e la condivisione delle informazioni sulle iniziative in tutto il mondo, sul portale <a href="http://www.thinkatsave.org/">www.thinkatsave.org</a>. <br /><br /><strong>Un terzo di tutto il cibo prodotto va perduto<br /><br /></strong>Secondo i dati della FAO, a livello mondiale, circa un terzo di tutto il cibo prodotto, per un valore approssimativo di mille miliardi di dollari, va perduto o sprecato lungo la produzione ed il  consumo.  Le perdite alimentari avvengono per lo più a livello della produzione - raccolto, trasformazione e distribuzione - mentre gli sprechi di cibo avvengono in genere a livello di dettaglianti e di consumatori.<br /><br />"In un mondo di sette miliardi di persone, che raggiungerà i nove miliardi per il 2050, sprecare cibo è assolutamente illogico - dal punto di vista economico, ambientale ed etico", ha dichiarato Achim Steiner, Sotto Segretario Generale dell'ONU e Direttore Esecutivo dell'UNEP.<br /><br />"A parte le implicazioni sui costi, va notato che vanno sprecati anche la terra, l'acqua, i fertilizzanti e la mano d'opera che sono stati necessari per coltivare quel cibo - senza contare l'emissione di gas serra prodotti dalla decomposizione del cibo nelle discariche ed il trasporto di cibo che alla fine viene gettato", ha aggiunto.  Per un mondo che sia realmente sostenibile, dobbiamo cambiare il modo in cui produciamo e consumiamo le nostre risorse naturali".<br /><br /><strong>Gli sprechi dei paesi industrializzati superiori a tutta la produzione dell'Africa Subsahariana<br /></strong><br />"Insieme possiamo ribaltare questa inaccettabile tendenza e migliorare le condizioni di vita. Nei paesi industrializzati, circa metà di tutto il cibo viene dissipato - circa 300 milioni di tonnellate - perché produttori, distributori e consumatori eliminano alimenti che sono ancora buoni per essere consumati", ha dichiarato José Graziano da Silva, Direttore Generale della FAO.  "Questo è più del totale netto della produzione alimentare dell'Africa Subsahariana, e sarebbe sufficiente a nutrire i circa 870 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo".<br /><br />"Se riusciamo ad aiutare i produttori a ridurre le perdite mediante migliori sistemi di raccolto, di trasformazione, di immagazzinamento, di trasporto e di commercializzazione, ed uniamo a questo un cambiamento profondo e duraturo del modo in cui la gente consuma il cibo, possiamo raggiungere un mondo più salutare e libero dal problema della fame", ha aggiunto Graziano da Silva.<br /><br /><strong>L'impatto ambientale<br /><br /></strong>Il sistema alimentare mondiale ha profonde implicazioni per l'ambiente e produrre maggior cibo serve solo a esacerbare la pressione su di esso.<br /><br /><ul><li>Oltre il 20 % di tutta la terra coltivata, il 30% delle foreste ed il 10% dei pascoli sono degradati;</li></ul><ul><li>A livello globale viene prelevato il 9% delle risorse idriche, il 70% del quale viene utilizzato dall'agricoltura irrigua;</li></ul><ul><li>I cambi di destinazione agricola e del territorio, come ad esempio la deforestazione, incidono per oltre il 30% sul totale delle emissioni di gas serra;</li></ul><ul><li>A livello mondiale, i sistemi agro-alimentari incidono per circa il 30% dell'energia disponibile a livello di fruitore finale;</li></ul><ul><li>Lo sfruttamento eccessivo delle risorse marine, insieme ad una loro cattiva gestione, contribuisce a sminuire le risorse ittiche, con la conseguenza che circa il 30% degli stock ittici sono adesso sfruttati in eccesso.</li></ul><br />Il via alla campagna è stato in parte dato dal Vertice Rio+20 del giugno 2012, nel quale Capi di Stato e di Governo hanno approvato un Quadro Programmatico Decennale per modelli di consumo e produzione sostenibili (SCP, <em>l'acronimo inglese).</em>  Sviluppare in questo ambito un programma per il settore alimentare deve essere un elemento centrale di questo quadro programmatico, considerata la necessità di sostenere la base della produzione alimentare mondiale , ridurre l'impatto ecologico ad essa associata e nutrire una popolazione mondiale in continua crescita.<br /><br />"Non c'è forse nessun'altra area così che mostri in modo emblematico l'opportunità di raggiungere un mondo più efficiente dal punto di vista delle risorse e più sostenibile - e non c'è nessuna altra questione che può unire il Nord ed il Sud, e consumatori i produttori in una causa comune", ha detto Steiner.<br /><br />Secondo la FAO (<a href="http://www.fao.org/save-food/en/">http://www.fao.org/save-food/en/</a>) circa il 95% delle perdite e degli sprechi alimentari nei paesi in via di sviluppo sono perdite non intenzionali che avvengono ai primi stadi della filiera agroalimentare dovuti a limiti finanziari, manageriali, nelle tecniche di raccolto, nelle strutture per l'immagazzinamento e la refrigerazione in condizioni climatiche difficili, nelle infrastrutture, e nei sistemi di imballaggio e commercializzazione.<br /><br />Nei paesi industrializzati la parte finale della catena alimentare ha un ruolo molto più importante.  A livello di industria alimentare e distribuzione al dettaglio grosse quantità di cibo vanno sprecate a causa di cattive pratiche, standard di qualità che danno troppa importanza all'apparenza, confusione sulle etichette di scadenza e consumatori che buttano via cibo ancora buono per il consumo a causa di acquisti di cibo eccessivi, tecniche di conservazione inappropriate e pasti troppo abbondanti.<br /><br />Si calcola che lo spreco pro-capite a livello di consumatore in Europa, in Nord America ed in Oceania, sia di 95/115 kg l'anno, mentre nell'Africa Subsahariana, nel sud e sudest asiatico oscilli soltanto tra i 6 e gli 11 kg l'anno.<br /><br />Secondo l'organizzazione WRAP, nel Regno Unito se si affrontasse il problema dello spreco di cibo, in media una famiglia potrebbe risparmiare circa 680 sterline l'anno (1,090 dollari) ed il settore turistico circa 724 milioni di sterline (1,2 miliardi di dollari).<br /><br />"Nel Regno Unito abbiamo dimostrato come affrontando il problema dello spreco di cibo coinvolgendo i consumatori e istituendo degli accordi con i distributori e con l'industria alimentare, si riduca la pressione sull'ambiente e si contribuisca alla crescita economica", ha dichiarato La Dott.ssa Liz Goodwin, amministratrice delegata di WRAP.  "Con l'incremento demografico in atto vi sarà una pressione ancora maggiore sulle risorse.  Noi siamo entusiasti di essere partner della campagna della FAO e dell'UNEP <strong>Think.Eat.Save, </strong>un inizio importante per affrontare lo spreco alimentare su scala mondiale".<br /><br />In modo analogo in altre parti del mondo, l'Unione Europea ha preso n esame la questione degli sprechi alimentari, e la Commissione Europea ha dato tutto il suo appoggio all'iniziativa.<br /><br />"Nell'Unione Europea ci siamo prefissi l'obiettivo di dimezzare lo spreco di cibo commestibile entro il 2020 e per la stessa data eliminare quasi del tutto le discariche.  La Commissione l'anno prossimo intende presentare proposte sulla sostenibilità dei sistemi alimentari con una grande attenzione agli sprechi di cibo", ha dichiarato Janez Potočnik, Commissario Europeo per l'ambiente.<br /><br />"Un minore spreco di cibo porterebbe ad un uso più efficiente della terra, ad una gestione migliore delle risorse idriche, ad un impiego più sostenibile del fosforo, ed avrebbe ripercussioni positive sul cambiamento climatico.  Il nostro lavoro è assolutamente in linea con questa iniziativa", ha aggiunto.<br /><br />Affinché la campagna possa raggiungere il suo enorme potenziale è necessario che tutti siano coinvolti - le famiglie, i supermercati, le catene alberghiere, le scuole, i club sportivi , le associazioni, come pure amministratori delegati, sindaci e leader mondiali.<br /><br />Il sito della campagna <a href="http://www.thinkeatsave.org/">www.thinkeatsave.org</a> offre a consumatori e dettaglianti semplici suggerimenti, e fornisce a coloro impegnati nella campagna un foro per scambiare idee e creare una vera cultura mondiale di consumo alimentare sostenibile.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/168670/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/168670/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 21 Jan 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>FAO e Governo di Haiti: servono 74 milioni di dollari per riavviare il settore agricolo</title>
	
	<description> Secondo la FAO e il Governo di Haiti occorrono 74 milioni di dollari entro i prossimi 12 mesi per aiutare il settore agricolo del paese a rimettersi in piedi in seguito all’uragano Sandy. Colossali i danni che la “supertempesta” ha apportato ai raccolti, al territorio, alla zootecnia, alle infrastrutture rurali al settore della pesca quando si è abbattuto su Haiti alla fine di ottobre lasciando più di 600.000 haitiani a rischio di insicurezza alimentare e nutrizionale.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 6 novembre 2012 - </strong>La FAO e il Governo di Haiti reputano necessari 74 milioni di dollari entro i prossimi 12 mesi per aiutare il settore agricolo del paese a rimettersi in piedi a seguito all'uragano Sandy.<br /> <br /> Colossali i danni che la "supertempesta" ha apportato ai raccolti, al territorio, alla zootecnia, alle infrastrutture rurali al settore della pesca, quando si è abbattuto su Haiti alla fine di ottobre lasciando più di 600.000 haitiani a rischio di insicurezza alimentare e nutrizionale.<br /> <br /> Sul totale dei fondi richiesti, 4 milioni di dollari servono urgentemente per aiutare 20.000 famiglie a sopravvivere alla stagione produttiva invernale che inizia a dicembre.<br /> <br /> L'uragano Sandy si è abbattuto su Haiti il 23 ottobre. Tre giorni consecutivi di venti intensi e piogge torrenziali hanno causato inondazioni, hanno danneggiato e distrutto case, coltivazioni ed infrastrutture.<br /> <br /> Sandy è stato il terzo disastro a colpire il paese nell'arco di pochi mesi.  Tra maggio e giugno una grave siccità aveva compromesso i raccolti della cruciale stagione primaverile.  In agosto Haiti era stata colpita dalla tempesta tropicale Isaac, seguita solo due mesi dopo dall'uragano Sandy.<br /> <br /> <strong>Effetti congiunti<br /> <br /> </strong>Gli effetti congiunti di queste tre calamità sul settore agricolo sono stati valutati dal Governo di Haiti nell'ordine di 254 milioni di dollari, con una pesantissima ricaduta sulle condizioni di vita di circa 1.5 milioni di persone.<br /> <br /> La FAO, il Programma Alimentare Mondiale (PAM) ed altri partner stanno aiutando il Governo di Haiti a condurre una valutazione post-disastro che possa dare un quadro completo dei danni arrecati e di cosa occorre per riavviare il settore agricolo e consentire una risposta adeguata per uscire dalla crisi.<br /> <br /> Alcune zone del sud, del sudest e della <em>Grand Anse</em> sono ancora in buona parte isolate a causa della distruzione massiccia delle strade e di altre infrastrutture.  La FAO, il PAM e l'Ufficio ONU per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) condurranno un'indagine aerea su queste aree.<br /> <br /> L'Equipe Umanitaria del paese ad Haiti, il gruppo di donatori che sostiene Haiti ed il governo haitiano stanno al momento discutendo delle prossime iniziative per rispondere alla crisi nell'immediato, ma anche nel medio e lungo periodo, cercando anche di affrontare le cause di fondo dell'estrema vulnerabilità del paese ai ricorrenti disastri naturali.<br /> <br /> "I recenti disastri naturali d Haiti esigono una risposta vigorosa da parte della comunità internazionale che sostenga le iniziative intraprese dal Governo haitiano", ha dichiarato Adam Yao, il Coordinatore FAO dell'Emergenza ad Haiti.<br /> <br /> La FAO fornisce il suo aiuto al Governo di Haiti mediante una serie di interventi nel settore forestale, nella produzione zootecnica, nella produzione delle sementi, nella gestione dei bacini idrografici e nella nutrizione.  Questi programmi possono essere ampliati ed adattati per affrontare i bisogni seguiti all'uragano Sandy, in linea con la programmazione del governo.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/163875/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/163875/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 05 Nov 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
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<item>
	<title>Il Direttore Generale della FAO: Serve un &quot;nuovo grande passo&quot; nella lotta alla fame</title>
	
	<description> Il Direttore Generale della FAO ha fatto appello alle comunitá alimentari internazionali e a tutti gli attori del sistema alimentare mondiale perché si uniscano in uno sforzo congiunto per cancellare la fame dalla terra “nel corso di questa generazione”. Parlando all’inaugurazione della conferenza Terra Madre ha affermato che per sconfiggere definitivamente la fame è necessario, tra le altre cose, porre fine allo spreco e alla perdita di cibo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>24 ottobre 2012, Roma </strong>- Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha fatto appello oggi alle comunità internazionali del cibo e ai diversi attori del sistema alimentare mondiale perché si uniscano in uno sforzo congiunto per cancellare la fame dalla terra "nel corso di questa generazione".<br /> <br /> Intervenendo all'inaugurazione della conferenza biennale <a href="http://www.terramadre.org/" target="_blank">Terra Madre</a>, organizzata a Torino da <a href="http://www.slowfood.com/" target="_blank">Slow Food International</a>, Graziano da Silva ha affermato che per sconfiggere definitivamente la fame è necessario, tra le altre cose, agire per porre fine allo spreco e alla perdita di cibo. <br /> <br /> "Ogni anno nel mondo un terzo della produzione globale di cibo viene perduta o sprecata" ha sottolineato. Quanto basta per sfamare 500 milioni di persone senza aggiungere ulteriore pressione sulle risorse naturali. "Non avrebbe senso cambiare il modo di produrre il nostro cibo se continuassimo a consumare come facciamo oggi".<br /><br />"Serve un novo grande passo nella lotta alla malnutrizione" ha affermato Graziano Da Silva. <br /><br /> <strong>La Sfida Fame Zero<br /> <br /> </strong>La FAO ha fatto propria la sfida del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, di cancellare la fame nel mondo nel corso di questa generazione, ha detto Graziano da Silva. <br /> <br /> "Io mi appello a voi perché anche voi facciate lo stesso" ha sollecitato "Facciamo della <em>Sfida Fame Zero</em> la nostra sfida".<br /> <br /> Affrontare questa sfida significa fare sí che tutti i sistemi alimentari diventino sostenibili, fare in modo che i piccoli proprietari terrieri - e specialmente le donne -  possano raddoppiare la produttività e i propri introiti, ridurre lo spreco di cibo, assicurarsi che le popolazioni più povere abbiano accesso a cibo nutriente durante tutto l'anno, porre fine alla malnutrizione e alle cause che impediscono ai bambini di crescere sani. <br /> <br /> <strong>Un grande contraddizione<br /> <br /> </strong>Graziano da Silva ha aggiunto che una delle ragioni per le quali il cibo viene sprecato "sta nella tendenza al consumo eccessivo dei paesi a medio e alto reddito". <br /> <br />Il risultato è che circa 1,5 miliardi di persone al mondo sono oggi sovrappeso, mentre 868 milioni sono sotto alimentate - ha continuato. "Ciò rappresenta una delle più grandi contraddizioni del nostro mondo: la distribuzione iniqua di cibo, reddito ed opportunità".<br /> <br /> La conferenza Terra Madre, alla quale partecipano delegati di circa 130 paesi, affronta tematiche relative al cibo, all'agricoltura, allo sviluppo sostenibile, alla gastronomia, alla globalizzazione e alle politiche economiche. <br /> <br /> Slow Food International è una organizzazione non-profit con oltre 100 000 membri in tutto il mondo che si occupa di promuovere il cibo tradizionale, sostenibile, nutriente e di qualità.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/163134/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/163134/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 24 Oct 2012 19:00:00 GMT</pubDate>
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<item>
	<title>Le cooperative agricole, strumenti cruciali nella lotta alla fame nel mondo</title>
	
	<description> Le cooperative agricole, che già offrono assistenza a milioni di piccoli agricoltori, potrebbero espandersi e contribuire in misura ancora maggiore alla lotta contro la fame e la povertà se ricevessero il giusto sostegno da parte di governi, società civile e mondo accademico. Questo è il messaggio chiave della Giornata Mondiale dell'Alimentazione che si è celebrata oggi in 150 paesi.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>16 ottobre 2012, Roma</strong> - Le cooperative agricole, che già offrono assistenza a milioni di piccoli agricoltori, potrebbero espandersi e contribuire in misura ancora maggiore alla lotta contro la fame e la povertà, se ricevessero il giusto sostegno da parte di governi, società civile e mondo accademico.<br /><br />Questo è il messaggio chiave della <a href="http://www.fao.org/getinvolved/worldfoodday/it/" target="_blank">Giornata Mondiale dell'Alimentazione</a>, che si è celebrata oggi in 150 paesi. Il tema di quest'anno è <em>Le cooperative agricole nutrono il mondo</em> e coincide con l'Anno Internazionale delle Cooperative. La Giornata Mondiale commemora inoltre il giorno in cui fu creata la FAO nel 1945.  <br /><br />La lotta contro la fame ha ricevuto un nuovo stimolo la settimana scorsa con la pubblicazione di dati che indicano che, sebbene il numero degli affamati sia diminuito di 132 milioni rispetto a 20 anni fa, vi sono ancora quasi 870 milioni di persone nel mondo che non hanno cibo sufficiente ogni giorno.<br /><br /><strong>La cerimonia della Giornata Mondiale dell'Alimentazione <br /><br /></strong>Papa Benedetto XVI, nel suo messaggio per la Giornata Mondiale dell'Alimentazione, ha dichiarato che grazie alla loro dimensione umana, le cooperative sono in grado di stimolare uno sviluppo economico che va incontro ai più pressanti bisogni delle comunità locali.<br /><br />"Le cooperative agricole offrono una visione alternativa rispetto a quei modelli economici che sembrano avere come unici fini il profitto, gli interessi del mercato, l'uso di prodotti agricoli per scopi non alimentari e l'introduzione di nuove tecnologie nella produzione alimentare senza le necessarie precauzioni," ha affermato il Pontefice. <br /><br />"La presenza delle cooperative può aiutare a porre un freno alla tendenza a speculare sui beni alimentari di base che dovrebbero essere riservati al consumo umano, e a ridurre le acquisizioni di larga scala di terre arabili, che in molte regioni costringono i contadini ad abbandonare le loro terre perché troppo deboli per difendere i propri diritti da soli," ha aggiunto. <br /><br />Il messaggio del Papa è stato letto dall'Arcivescovo Luigi Travaglino durante una cerimonia tenutasi presso la sede centrale della FAO, cui hanno partecipato dignitari, i capi delle agenzie ONU con sede a Roma e altri invitati speciali.  <br /><br /><strong>Un appello ai governi<br /><br /></strong>Il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva ha rimarcato la necessità di impegnarsi per un' eradicazione totale della fame, aggiungendo che molti paesi - in America del Sud, in Africa e in Asia - stanno dando prova che ciò è possibile.<br /><br />Graziano da Silva ha dato il suo completo appoggio alle cooperative in quanto strumenti cruciali per emancipare i piccoli agricoltori dalla fame e dalla povertà. Sebbene responsabili della maggior parte della produzione alimentare in molti paesi, ha detto, gli agricoltori su piccola scala hanno scarso accesso ai mercati per vendere i propri prodotti, mancano di potere contrattuale per acquistare gli input a prezzi migliori e non hanno accesso ai servizi finanziari.<br /><br />"Le cooperative agricole possono aiutare i piccoli proprietari a superare questi limiti, " ha continuato. "Le cooperative giocano un ruolo chiave nel creare occupazione, ridurre la povertà, migliorare la sicurezza alimentare e contribuire al prodotto nazionale lordo in molti paesi."<br /><br />Il Direttore della FAO ha infine esortato i governi a fare la loro parte nel "creare le condizioni che permettano alle organizzazioni e alle cooperative di produttori di espandersi".<br /><br /><strong>Il messaggio del Segretario Generale dell'ONU<br /><br /></strong>Il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon, in un messaggio per la Giornata Mondiale dell'Alimentazione, ha sottolineato come le cooperative agricole siano essenziali per riuscire a vincere la Sfida Fame Zero, da lui lanciato alla Conferenza sullo Sviluppo Sostenibile Rio+20 tenutasi a giugno.<br /><br />"La grande competenza settoriale delle cooperative agricole avrà un valore inestimabile nel raggiungere uno degli obiettivi chiave dell'iniziativa: raddoppiare il reddito e la produttività dei piccoli agricoltori," ha dichiarato.<br /><br /><strong>Il messaggio di Giorgio Napolitano<br /></strong><br />Il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano nel suo messaggio alla cerimonia, ha detto che "le cooperative aiutano a mantenere i livelli di profitto e di occupazione anche in momenti di recessione economica. Potrebbero quindi rappresentare per gli attori economici e i responsabili politici un modello per ispirare decisioni future, ripensando lo sviluppo economico in una maniera più sostenibile, che ponga nuovamente l'uomo al centro di ogni processo economico."<br /><br />"Le cooperative... sono anche uno stimolo per la democrazia, come dimostrato dalla loro capacità di promuovere la partecipazione, il rispetto delle regole e l'aggregazione dei loro soci attorno a dei valori comuni," ha aggiunto Napolitano.<br /><br /><strong>L'IFAD e le cooperative <br /><br /></strong>Il Presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo, Kanayo F. Nwanze, ha riferito durante la cerimonia che il Fondo lavora a stretto contatto con le cooperative in tutto il mondo.<br /><br />"Dai coltivatori di tè in Ruanda ai centri d'allevamento in Nepal, vi sono molti esempi di come le cooperative offrano un grosso aiuto ai piccoli agricoltori non solo ad organizzarsi tra loro, ma anche ad aumentare collettivamente le loro opportunità e risorse," ha detto.<br /><br />"La nostra esperienza all'IFAD nel lavorare con gli agricoltori ha dimostrato ripetutamente che le cooperative sono cruciali per raggiungere questi obiettivi," ha continuato. Ed è per questo che diamo enorme importanza a tali cooperative e continuiamo a rafforzare la nostra collaborazione con loro."  <br /><br /><strong>La Direttrice del WFP sulla fame nel mondo <br /><br /></strong>Nel suo intervento, la Direttrice Esecutiva del Programma Alimentare Mondiale (WFP) Ertharin Cousin ha sottolineato il bisogno di costruire reti di sicurezza sociale per coloro che possono a stento nutrirsi.<br /><br />"Oggi nel mondo vi sono ancora troppe persone che faticano a garantirsi il loro prossimo pasto. Programmi di protezione sociale e reti di sicurezza permettono ai più vulnerabili, in particolare donne e bambini, di emanciparsi dalla fame e dalla povertà," ha dichiarato. "Questi programmi offrono loro degli ammortizzatori che sarebbero altrimenti non fruibili, e rafforzano la loro capacità di resistenza agli shock economici e ambientali".    </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/162461/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/162461/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 15 Oct 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>L’Obiettivo del Millennio sulla fame è ancora raggiungibile</title>
	
	<description> Se le nazioni si impegneranno ad aumentare i loro sforzi per ridurre la fame nel mondo, l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio di dimezzare la proporzione di persone affamate entro il 2015 può ancora essere raggiunto, ha dichiarato il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva alla sessione d'apertura del Commissione sulla Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS)</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>15 ottobre 2012, Roma</strong> - Se le nazioni si impegneranno ad aumentare i loro sforzi per ridurre la fame nel mondo, l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio di dimezzare  la proporzione di persone affamate entro il 2015 può ancora essere raggiunto, ha dichiarato oggi il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva alla sessione d'apertura del Commissione sulla Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS).<br /><br />Graziano da Silva ha sottolineato che un enorme progresso è stato fatto nel ridurre il numero delle persone affamate di 132 milioni dal 1990 ad oggi. Inoltre, la percentuale di affamati nei paesi in via di sviluppo è diminuita dal 23.2% al 14.9%. <br /><br />Tuttavia, ha espresso la sua preoccupazione per il fatto che ancora circa 870 milioni di persone nel mondo soffrano la fame, e che la malnutrizione sia aumentata sia in Africa che in Medio Oriente. A partire dal 2007 i progressi nel ridurre la fame hanno cominciato a stagnare, ha affermato. <br /><br />"Nel rinnovare e rafforzare il nostro impegno a raggiungere l'Obiettivo del Millennio sulla riduzione della fame, dobbiamo anche guardare oltre ad esso, verso un' eradicazione totale della fame nel mondo, perché quando si parla di fame, l'unico numero accettabile è ‘zero'," ha  dichiarato Graziano Da Silva.<br /><br />Il CFS è la più inclusiva piattaforma per tutti i soggetti interessati per lavorare insieme e proporre politiche per la promozione della sicurezza alimentare a livello globale. Il CFS è un organo inter-governativo che vede la partecipazione di società civile, settore privato, organizzazioni internazionali e regionali e associazioni filantropiche che si occupano di sicurezza alimentare e nutrizione. Alla sessione di quest'anno è prevista anche la partecipazione di ben 18 Ministri.  <br /><br /><strong>La sfida della "Fame Zero"<br /><br /></strong>Un ulteriore appello alla lotta alla fame è venuto dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, che in un video-intervento trasmesso durante la sessione d'apertura si è rivolto alla Commissione affermando che "voi siete alla base del prossimo grande traguardo da raggiungere - eliminare la fame nel mondo nell'arco di questa generazione".<br /><br />La nostra sfida della "Fame Zero" ha cinque obiettivi: <ul><li>1. Un mondo in cui tutti abbiano accesso a cibo nutriente durante tutto l'arco dell'anno.</li><li>2. Niente più malnutrizione in gravidanza e nella prima infanzia: la fine della tragedia dei ritardi della crescita. </li><li>3. Tutti i sistemi alimentari sostenibili, ovunque.</li><li>4. Maggiori opportunità per i piccoli agricoltori - e in particolare le donne - responsabili della maggior parte della produzione alimentare mondiale - in modo che siano in grado di raddoppiare la loro produttività e i loro redditi.</li><li>5. Riduzione delle perdite di cibo post-produzione, eliminazione degli sprechi alimentari e consumo responsabile.</li></ul><p><strong>Investimenti responsabili in agricoltura <br /><br /></strong>Il Direttore della FAO ha definito la nuova Commissione sulla Sicurezza Alimentare Mondiale "la pietra miliare nella nuova governance globale che stiamo costruendo insieme". Ha poi sollecitato la comunità rappresentata dalla Commissione a lavorare insieme per stabilire dei principi comuni per degli investimenti responsabili nel settore agricolo che rispettino i diritti, i mezzi di sostentamento e le risorse delle popolazioni.<br /><br />A maggio di quest'anno,<strong> </strong>dopo un processo di negoziazioni inclusive e partecipative,<strong> </strong>la Commissione ha approvato le "Direttive Volontarie per una governance responsabile dei regimi di proprietà applicabili alle terre, alla pesca e alle foreste nel contesto della sicurezza alimentare nazionale". La Commissione avvierà ora un simile processo di negoziati nell'arco dei prossimi due anni per concordare dei principi comuni per degli investimenti responsabili nel settore agricolo che faranno da complemento alle Direttive Volontarie.<br /><br />"Trovare un accordo su tali questione richiede molto tempo", afferma il Presidente del CFS Yaya Olaniran, "ma il risultato sono delle politiche che si basano su realtà concrete e che sono sostenute da tutti".<br /><br />La cerimonia d'apertura ha visto anche gli interventi della Direttrice Esecutiva del WFP, Ertharin Cousin, e del Presidente dell'IFAD, Kanayo F. Nwanze.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/162337/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/162337/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 14 Oct 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Nuovo rapporto sulla fame nel mondo - Quasi 870 milioni di persone sono cronicamente sottonutrite</title>
	
	<description> Sono quasi 870 milioni le persone - vale a dire una su otto - che nel biennio 2010-2012 hanno sofferto di malnutrizione cronica, denuncia il nuovo rapporto ONU sulla fame nel mondo presentato oggi</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 9 ottobre 2012 - </strong>Sono quasi 870 milioni le persone - vale a dire una su otto - che nel biennio 2010-2012 hanno sofferto di malnutrizione cronica, denuncia il nuovo rapporto ONU sulla fame nel mondo presentato oggi.<br /><br /><em><a href="http://www.fao.org/publications/sofi/en/" target="_blank" title="SOFI 2012 in inglese">The State of Food Insecurity in the World 2012</a> (SOFI)</em> (Lo Stato dell'Insicurezza Alimentare nel mondo), pubblicato congiuntamente dalle tre agenzie ONU di Roma - l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) e il Programma Alimentare Mondiale (PAM) - presenta stime aggiornate sulla fame nel mondo, basate su dati più precisi e su una migliore metodologia per misurarli.<br /><br />La maggioranza delle persone che soffrono la fame - circa 852 milioni - vive nei paesi in via di sviluppo, e rappresenta il 15% della loro popolazione complessiva, mentre i restanti 16 milioni vivono nei paesi sviluppati.<br /><br />Nel periodo compreso tra il 1990-92 e il 2010-12 il numero totale delle persone che soffrono la fame è diminuito di 132 milioni, passando dal 18,6% della popolazione mondiale al 12,5%, e dal 23,2% al 14,9% nei paesi in via di sviluppo.  Questi dati, secondo il rapporto, rendono l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio (MDG, <em>l'acronimo inglese)</em> una meta raggiungibile, ma solo se s'interverrà in modo appropriato e adeguato.<br /><br />Tra il 1990 e il 2007 il numero delle persone che soffrono la fame è calato in modo molto più marcato di quanto non si prevedesse, mentre invece dal 2007-08 i progressi si sono rallentati e stabilizzati.<br /><br />"In un mondo di opportunità tecnologiche ed economiche senza precedenti, troviamo assolutamente inaccettabile che più di 100 milioni di bambini sotto i cinque anni siano sottopeso, in condizioni di non poter sviluppare a pieno il proprio potenziale umano e socio-economico, e che la malnutrizione infantile uccida ogni anno più di 2,5 milioni di bambini", denunciano José Graziano da Silva, Kanayo F. Nwanze ed Ertharin Cousin, rispettivamente a capo della FAO, dell'IFAD e del PAM, nella prefazione del rapporto.<br /><br />"Ci preoccupa, in particolare, che la ripresa economica dalla crisi finanziaria mondiale degli ultimi anni sia ancora molto fragile.  Ciononostante, facciamo appello alla comunità internazionale affinché faccia uno sforzo supplementare per assistere i più poveri a realizzare il diritto fondamentale a un'alimentazione adeguata.  Il mondo dispone delle conoscenze e dei mezzi per eliminare tutte le forme d'insicurezza alimentare e malnutrizione", aggiungono i responsabili delle tre agenzie ONU.  "E' necessaria una strategia del "doppio binario", che punti da una parte a una generale crescita economica (incluso il settore agricolo) e dall'altra fornisca reti di protezione sociale per i più vulnerabili".<br /><br /><strong>L'impatto della crisi economica<br /><br /></strong>Le nuove stime mostrano che l'aumento della malnutrizione nel periodo 2007-2010 è stato meno marcato di quanto non si pensasse.  In molti paesi in via di sviluppo la crisi economica del 2008-09 non ha causato quell'immediato e brusco rallentamento economico che si temeva.  Il trasferimento dei prezzi alimentari internazionali sui mercati locali è stato meno pronunciato anche perché alcuni governi sono riusciti ad attutirne l'impatto e proteggere i più vulnerabili dagli effetti dei picchi raggiunti dai prezzi alimentari.<br /><br />I dati sulla fame pubblicati oggi sono stati riveduti e corretti a partire da quelli registrati nel 1990.  Sono state impiegate informazioni aggiornate sulla popolazione, sulla disponibilità di cibo, sulle perdite alimentari, sul fabbisogno dietetico e su molti altri fattori.  Inoltre essi danno stime più accurate sulla distribuzione del cibo (misurato in termini di approvvigionamento energetico alimentare).<br /><br />Il SOFI 2012 fa notare tuttavia che la metodologia impiegata non riesce a cogliere gli effetti dell'aumento dei prezzi alimentari di breve periodo e di altri shock economici.  La FAO sta lavorando per mettere a punto una serie più ampia di indicatori, che possa far cogliere la qualità delle diete e altre dimensioni della sicurezza alimentare.<br /><br /><strong>Raggiungibile l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio <br /><br /></strong>Il rapporto indica che con interventi e piani d'azione appropriati, tesi a invertire il rallentamento registrato negli anni 2007-2008, l'obiettivo di sviluppo del millennio di dimezzare la proporzione di coloro che soffrono la fame nei paesi in via di sviluppo entro il 2015 è ancora raggiungibile.<br /><br />"Se la media annuale di riduzione della fame degli ultimi vent'anni continua di questo passo sino al 2015, la percentuale dei sottonutriti nei paesi in via di sviluppo raggiungerebbe il 12,5 % - percentuale ancora superiore all'obiettivo di sviluppo del millennio dell'11,6%, ma molto più vicino ad esso di quanto non si fosse stimato in precedenza", si legge nel rapporto.<br /><br /><strong>In Asia il maggior numero di persone che soffrono la fame - In aumento in Africa<br /><br /></strong>Per quanto concerne la distribuzione regionale, in Asia il numero delle persone che soffrono la fame negli ultimi vent'anni è diminuito di quasi il 30%, passando da 739 milioni a 563 milioni, un calo dovuto in larga misura allo sviluppo socio-economico di alcuni paesi della regione. Nonostante l'incremento demografico, la percentuale di sottonutriti nella regione è scesa dal 23,7% al 13,9%.<br /><br />Anche in America Latina e Caraibi si sono fatti dei passi avanti, con il numero dei sottonutriti passato dai 65 milioni del 1990-92 a 49 milioni nel 2010-12, e con una percentuale scesa dal 14,6% all'8%. Il rapporto rileva tuttavia che il tasso di avanzamento è di recente rallentato.<br /><br />L'Africa è la sola regione dove, nello stesso periodo, il numero delle persone che soffrono la fame è cresciuto, passando da 175 milioni a 239, con circa 20 milioni che si sono aggiunti negli ultimi quattro anni. La percentuale, sebbene sia calata nell'arco del periodo considerato, è leggermente aumentata nel corso degli ultimi tre anni, passando da 22,6% a 22,9% della popolazione totale, vale a dire soffre la fame una persona su quattro. E nell'Africa Subsahariana i modesti progressi registrati sino al 2007 sono stati ribaltati, e la sottonutrizione da allora è aumentata del 2% l'anno.<br /><br />Anche nei paesi sviluppati si è registrato un aumento del numero delle persone che soffrono la fame, e dai 13 milioni rilevati nel biennio 2004-06 si è passati a 16 milioni nel 2010-12, invertendo una tendenza costante al ribasso registrata negli anni precedenti, a partire dai 20 milioni del biennio 1990-92.<br /><br /><strong>Potenziare l'agricoltura per ridurre fame e malnutrizione<br /><br /></strong>Il rapporto sottolinea che per una riduzione sostenibile della fame è necessaria una generale crescita economica. Ma fa notare come la crescita del settore agricolo sia particolarmente efficace nel ridurre fame e malnutrizione nei paesi poveri, poiché la maggior parte di essi dipende dall'agricoltura e dalle attività ad essa correlate per la propria sopravvivenza. Una crescita agricola che coinvolga i piccoli contadini, specialmente le donne, si è rivelata lo strumento più efficace nel ridurre la povertà estrema e la fame, specialmente quando genera occupazione per i più vulnerabili.<br /><br />Ma la crescita non deve limitarsi a beneficiare i poveri, deve essere anche attenta ai valori nutrizionali per riuscire a ridurre le varie forme di denutrizione, rileva il rapporto. Ridurre la fame non significa soltanto aumentare la quantità di cibo, significa anche migliorare la qualità del cibo in termini di diversità, valori nutritivi e sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti.<br /><br />Il rapporto fa infatti notare come, se da una parte vi sono 870 milioni di persone sottonutrite, il mondo deve fare i conti con un doppio fardello: sottonutrizione cronica e malnutrizione da micronutrienti coesistono infatti con il grave problema dell'obesità, del sovrappeso e delle malattie correlate, che si stima coinvolgano circa 1,4 miliardi di persone al mondo.<br /><br />Secondo il rapporto, il legame tra crescita economica e migliore nutrizione non è stato evidenziato a sufficienza, occorre invece un sistema integrato agricoltura-nutrizione-salute.<br /><br /><strong>Sistemi di protezione sociale<br /><br /></strong>La crescita è necessaria e importante, ma non sempre sufficiente o rapida.   Da qui la necessità di sistemi di protezione sociale per assicurare che i più vulnerabili non siano lasciati da soli ma possano invece partecipare, contribuire e beneficiare della crescita. Per i più deboli, coloro che spesso non possono trarre immediato beneficio dalle opportunità offerte dalla crescita economica, sono necessarie misure come i trasferimenti di denaro, i buoni pasto o la copertura sanitaria. <br /><br />Le reti di protezione sociale possano far migliorare la nutrizione dei bambini - un investimento che ripagherà nel futuro con adulti più robusti, più in salute e con migliori livelli d'istruzione. Con reti di protezione sociale a complemento della crescita economica, fame e malnutrizione possono essere eliminate, conclude il rapporto.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 08 Oct 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Ancora stabile l’Indice dei prezzi alimentari FAO</title>
	
	<description> Nel mese di agosto l’Indice dei prezzi alimentari della FAO è rimasto invariato rispetto al mese di luglio, registrando una media di 213 punti. In conferenza stampa il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha dichiarato: &quot;Questo dato è rassicurante. Sebbene non vada abbassata la guardia, i prezzi attuali non giustificano timori circa una possibile crisi alimentare mondiale. Ma la comunità internazionale può e dovrebbe cercare di calmare ulteriormente i mercati&quot;.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 6 settembre 2012 - </strong>Nel mese di agosto l'<a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/" target="_blank">Indice dei prezzi alimentari della FAO</a> è rimasto invariato rispetto al mese di luglio, registrando una media di 213 punti.  <br /> <br /> Nel corso della conferenza stampa di presentazione dell'Indice, il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha dichiarato: "Questo dato è rassicurante.  Sebbene non vada abbassata la guardia, i prezzi attuali non giustificano timori circa una possibile crisi alimentare mondiale".  Ed ha poi aggiunto: "Ma la comunità internazionale può e dovrebbe cercare di calmare ulteriormente i mercati". <br /> <br /> L'Indice dei prezzi alimentari FAO nel mese di luglio era aumentato del 6%, dopo tre mesi di ribassi.<br /> <br /> Il nuovo Indice mostra che nel mese di agosto i prezzi dei cereali e degli oli e dei grassi hanno subito poche variazioni, mentre quelli dello zucchero sono calati bruscamente, compensando gli aumenti dei prezzi della carne e dei prodotti latto-caseari.<br /> <br /> Sebbene ancora alto, l'Indice FAO adesso si attesta a 25 punti al di sotto del picco di 238 punti raggiunto nel febbraio del 2011 e 18 punti in meno rispetto al livello dell'agosto 2011.  L'Indice dei prezzi alimentari FAO misura il cambiamento mensile dei prezzi internazionali di un paniere di prodotti alimentari di base.<br /> <br /> L'Indice FAO dei prezzi dei cereali in agosto ha registrato una media di 260 punti, la stessa del mese di luglio, con qualche aumento per il grano e il riso, che compensa il leggero indebolimento di quelli del mais.  Il peggiorare delle prospettive produttive del mais negli Stati Uniti e del grano nella Federazione Russa inizialmente aveva alimentato le quotazioni delle esportazioni.  Ma verso la fine del mese i prezzi si sono attenuati a seguito delle abbondanti piogge che hanno interessato negli Stati Uniti zone solitamente colpite da siccità e dell'annuncio della Federazione Russa che non avrebbe imposto restrizioni alle esportazioni.  La nuova domanda d'importazioni ha sostenuto le quotazioni internazionali del riso.<br /> <br /> <strong>Irrigidimento del rapporto domanda-offerta<br /> <br /> </strong>Le ultime proiezioni confermano un irrigidimento per i cereali del rapporto domanda-offerta nella stagione di commercializzazione 2012/13.  Il Bollettino FAO sull'offerta e la domanda cerealicola, pubblicato insieme all'Indice dei prezzi alimentari, fa notare che la produzione cerealicola potrebbe non essere sufficiente a coprire del tutto l'utilizzo previsto per il 2012/13, indicando una contrazione degli stock cerealicoli superiore a quanto in precedenza anticipato.<br /> <br /> Secondo le ultime previsioni della FAO la produzione mondiale di cereali nel 2012 sarà intorno ai 2.295 milioni di tonnellate, 52 milioni di tonnellate in meno, un calo del 2,2, rispetto al record raggiunto nel 2011.  Questa stima è circa 4% più bassa di quella fatta nel mese di luglio, e riflette soprattutto il peggioramento delle prospettive per il raccolto di mais negli Stati Uniti dovute alla diffusa e severa siccità che ha interessato le zone produttive .<br /> <br /> L'utilizzo globale di cereali per il 2012/13 è stimato intorno ai 2.317 milioni di tonnellate, leggermente inferiore rispetto alla stagione precedente e il 2% al di sotto del trend degli ultimi 10 anni.  Si ritiene che prezzi sostenuti dei cereali tengano a freno la domanda, specialmente per quanto riguarda la produzione di etanolo da mais.<br /> <br /> <strong>I cereali secondari<br /> <br /> </strong>La produzione mondiale di cereali secondari - mais, orzo, sorgo, miglio, segala e avena - è prevista intorno ai 1.148 milioni di tonnellate, 17 milioni di tonnellate in meno, ovvero un calo dell'1,5% rispetto al 2011. Questo ribasso riflette soprattutto la minore produzione di mais che si stima nel 2012 sarà di 864 milioni di tonnellate, 20 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2011.<br /> <br /> Anche per la produzione mondiale di <strong>grano</strong> si prevede una diminuzione rispetto al mese di luglio.  Si stima, infatti, che nel 2012 dovrebbe raggiungere i 663 milioni di tonnellate, 15 milioni di tonnellate in meno, con una diminuzione del 2% rispetto alle stime precedenti.  La produzione di grano nella Federazione Russa diminuirà del 29% - 40 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2011, e si calerà bruscamente anche in Kazakistan e in Ucraina, rispettivamente del 47% e del 37.  Invece per la produzione di grano degli Stati Uniti si anticipa un aumento del 13%, con una produzione superiore alla media che dovrebbe attestarsi intorno ai 61,7 milioni di tonnellate.  Raccolti record sono previsti anche in India e in Cina.<br /> <br /> <strong>Le altre commodity<br /> <br /> </strong>Per quanto riguarda i prezzi di altre commodity, l'Indice dei prezzi FAO per gli oli e i grassi ha registrato nel mese di agosto una media di 226 punti, dato invariato rispetto a luglio.  Gli aumenti nei prezzi dell'olio di soia e le migliori quotazioni di quello di girasole sono stati neutralizzati dalla persistente debolezza di quelli dell'olio di palma.<br /> <br /> L'Indice FAO dei prezzi della carne ha registrato in agosto una media di 170 punti, un aumento di 4 punti ovvero del 2,2% rispetto a luglio.  Tutti i prezzi della carne sono saliti, ma principalmente quelli del settore suino e avicolo a impiego intensivo di cereali.  L'aumento di agosto fa seguito a tre mesi consecutivi di ribassi.<br /> <br /> Per i prodotti latto-caseari l'Indice ha registrato in agosto una media di 176 punti, un aumento di 3 punti, vale a dire dell'1,6% rispetto a luglio,  dovuto all'aumento dei prezzi del latte scremato in polvere, della caseina, del burro, del latte intero in polvere, mentre i prezzi dei formaggi sono rimasti invariati.  Molto di questo incremento deriva da una domanda rafforzata insieme a difficoltà produttive in zone colpite da siccità e dall'aumento dei costi degli alimenti animali.<br /> <br /> L'indice FAO dei prezzi dello zucchero in agosto ha registrato una media di 297 punti, un calo di 27,7 punti, ovvero dell'8,5% rispetto a luglio, e 97 punti in meno - il 25% - rispetto all'agosto dello scorso anno.  Questo brusco calo riflette le migliori prospettive produttive dovute tra l'altro a più favorevoli condizioni climatiche in Brasile - il più grande esportatore di zucchero a livello mondiale - che hanno favorito il raccolto di canna da zucchero e il ristabilirsi delle piogge monsoniche in India.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/155662/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/155662/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 05 Sep 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Comunicato congiunto FAO, IFAD, WFP sui prezzi internazionali degli alimenti</title>
	
	<description> Le tre agenzie delle Nazioni Unite lanciano l’appello per un’azione rapida e coordinata sui prezzi dei prodotti alimentari. Si tratta di affrontare non solo la questione imminente dell’aumento dei prezzi, ma anche - a più lungo termine - il modo in cui il cibo viene prodotto, commercializzato e consumato in un periodo, come questo, di crescita demografica, d’intensificazione della domanda e di cambiamenti climatici.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p class="MsoNormal"><strong>4 settembre 2012, Roma</strong> -  <em>Segue un comunicato congiunto sui prezzi dei prodotti alimentari da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) e il Programma Alimentare Mondiale (WFP)</em><em>          </em>           </p><p><strong>                          </strong> </p><p><strong>Combattere le cause che provocano alti prezzi del cibo e fame<br /> </strong>di José Graziano da Silva, Kanayo F. Nwanze  e Ertharin Cousin*<br /> <br /> L'attuale situazione dei mercati mondiali degli alimenti, con il forte rialzo dei prezzi di mais, frumento e soia, ripropone il timore  per il riaffacciarsi di una crisi alimentare mondiale come negli anni 2007-2008. Tuttavia, una rapida e coordinata azione internazionale può evitare che ciò accada. Dobbiamo agire rapidamente affinchè questi shock dei prezzi non si traducano in una catastrofe per decine di milioni di persone nei prossimi mesi. <br /> <br /> Si devono affrontare due questioni correlate. La prima, immediata, riguarda gli alti prezzi di alcuni alimenti che possono avere un impatto fortemente negativo nei paesi che dipendono dalle importazioni. Nel lungo periodo, la questione riguarda, invece, come produciamo, commercializziamo e consumiamo il cibo in un'epoca di aumento della popolazione, della domanda e a fronte dei cambiamenti climatici.<br /> <br /> Siamo meglio attrezzati oggi rispetto a cinque anni fa nel rispondere a queste sfide. Abbiamo sviluppato nuove politiche e nuovi strumenti come la Task Force di Alto Livello delle Nazioni Unite sulla Sicurezza Alimentare Globale e AMNIS, l'Agricultural Markets Information System del G20 per accrescere la trasparenza sui mercati globali. Collegato ad AMNIS, esiste anche il Forum per una Risposta Rapida, creato per facilitare risposte politiche coordinate da parte dei grandi produttori mondiali e dei commercianti dei principali cereali e della soia nel caso di turbativa dei mercati.<br /> <br /> Sappiamo che non tutti vengono colpiti  in egual misura da questa situazione. Le popolazioni urbane, quelle contadine povere e quanti vivono in paesi dipendenti dalle importazioni alimentari risentono maggiormente dell'aumento dei prezzi delle <em>commodity</em> internazionali, quando tali aumenti si trasmettono ai mercati locali, per il fatto che spendono gran parte del loro reddito nell'acquisto del cibo. Sappiamo anche che i piccoli contadini, molti dei quali sono poveri e vivono una condizione di insicurezza alimentare, possono riuscire a trarre beneficio dai più alti prezzi alimentari e diventare parte della soluzione riducendo i picchi delle oscillazioni e migliorando la sicurezza alimentare nel suo complesso. Abbiamo, perciò, adottato un doppio approccio: sostenere gli investimenti di lungo periodo in agricoltura, soprattutto per quanto riguarda i piccoli contadini e, contemporaneamente, garantire, nel breve periodo, una rete di protezione sociale per sostenere i consumi alimentari dei consumatori e produttori poveri ed evitare la fame, la perdita dei mezzi di produzione e la trappola della povertà.<br /> <br /> Molti paesi hanno un sistema di protezione sociale, incluse reti assistenziali -  come l'aiuto ai piccoli contadini, il sostegno nutrizionale a madri e bambini, i pasti a scuola - per garantire che i cittadini più poveri abbiano di che mangiare. Ora, queste misure vanno ampliate considerevolmente nei paesi più poveri. Reti di protezione sociale sostenibili, pianificabili e trasparenti sono un'assoluta necessità se ci dobbiamo proteggere da ricorrenti shock dei prezzi e dalle crisi. Anche i piccoli produttori di cibo devono essere meglio attrezzati per accrescere la loro produttività e la loro capacità di accedere ai mercati e ridurre la loro esposizione ai rischi. Ovviamente, la gente ha bisogno di un lavoro decente e di un reddito per procurarsi il cibo di cui ha bisogno e fuggire dalla povertà. <br /> <br /> Nel rispondere agli alti prezzi degli alimenti, le cose che dobbiamo evitare sono importanti quanto le cose che dobbiamo fare. In particolare, gli Stati devono evitare acquisti dettati dal panico e l'imposizione di restrizioni alle esportazioni che, seppure possono aiutare temporaneamente alcuni consumatori nazionali, sono di solito insufficienti e rendono la vita più difficile a tutti gli altri.<br /> <br /> Soprattutto dobbiamo capire che i prezzi alti sono un sintomo, non la malattia. Perciò, anche se la comunità internazionale deve agire presto per prevenire eccessivi aumenti dei prezzi, deve anche intervenire sulle cause che determinano tali incrementi. <br /> <br /> Negli ultimi cinque anni i prezzi internazionali del cibo hanno registrato tre picchi. Tra le cause che hanno determinato queste situazioni vi sono sempre state le condizioni climatiche. La siccità in alcune aree del mondo ha compromesso la produzione mondiale di grano, praticamente ogni anno, a partire dal 2007. Altrove, forti inondazioni hanno danneggiato i raccolti. Tra i fattori che hanno determinato prezzi più elevati e una loro forte volatilità, vanno ricordate le crescenti destinazioni di stock alimentari per usi non alimentari e una più forte speculazione finanziaria. Sino a quando non troveremo il modo di proteggere il nostro sistema alimentare dagli shock e dal clima, persisterà una situazione di pericolo. Nel breve periodo, tutto ciò ha un costo non solo per quanti vengono colpiti direttamente ma per la comunità internazionale nel suo complesso. Ad esempio, il Programma Alimentare Mondiale (WFP) stima che per ogni dieci centesimi di aumento nel prezzo del paniere alimentare che fornisce, deve reperire, per l'assistenza alimentare, 200 milioni di dollari Usa aggiuntivi, su base annua. <br /> <br /> Siamo vulnerabili perchè, anche negli anni positivi, la produzione globale di grano è a malapena sufficiente a far fronte alla crescente domanda per l'alimentazione, gli allevamenti e il carburante in un mondo in cui, ogni anno, ci sono 80 milioni di bocche in più da sfamare. Siamo a rischio perchè esistono solo poche nazioni che sono grandi produttori di beni alimentari di base  e quando esse vengono colpite, tutti lo sono.<br /> <br /> La sfida - ma anche l'opportunità - è di ridurre e condividere il rischio. Il modo più ovvio di farlo è promuovere una produzione alimentare sostenibile nei paesi poveri, importatori di  cibo, dove vi sono spesso ampie potenzialità per migliorare la produzione. Ciò consentirebbe di avere più cibo sui mercati locali e maggiori opportunità di lavoro e di produzione del reddito, specialmente nelle zone rurali dove vive il 70 per cento dei poveri del mondo. Dovremmo anche affrontare la questione di quel terzo del cibo prodotto che, globalmente, viene sprecato o perso  perchè scartato, danneggiato o per altre cause.<br /> <br /> L'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) e il Programma Alimentare Mondiale (WFP) aiutano  le popolazioni povere a sfamarsi oggi mentre costruiscono le condizioni di resilienza e autonomo sostentamento per il domani. Ma bisogna fare di più. Dobbiamo investire maggiori risorse nell'agricolura e nella protezione sociale, compresi quei programmi che aiutano le persone a procurarsi il cibo sul mercato locale quando esso diventa inaccessibile. <br /> <br /> Infine, dobbiamo rivedere e aggiustare, quando applicabili, quelle politiche esistenti che incoraggiano un uso alternativo delle granaglie. Ad esempio, la modifica dei mandati sul biocarburante,  quando i mercati globali sono sotto pressione e sono a rischio i rifornimenti alimentari, sono misure raccomandate da un gruppo di organizzazioni internazionali inclusi FAO, IFAD, il Fondo Monetario Internazionale, l'Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo, la Conferenza delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo, il WFP, la Banca Mondiale e l'Organizzazione per il Commercio Mondiale. Si tratta di una raccomandazione fatta nel 2011 al summit del G20 a Parigi e ancora attuale. <br /> <br /> Nell'agire per prevenire il deteriorarsi della situazione, dobbiamo vigilare e prepararci al peggio nel breve periodo, continuando a lavorare a soluzioni sostenibili di lungo periodo. Non farlo significherebbe, inevitabilmente, far pagare il prezzo maggiore ai  più poveri del mondo e ai più vulnerabili. Agire nella giusta direzione, ci aiuterà a rispondere alla sfida della "Fame Zero" lanciata dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon per sradicare la fame dal mondo.<br /> <em><br /> Gli autori sono rispettivamente il Direttore Generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura, il Presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo e il Direttore Esecutivo del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite</em></p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 03 Sep 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Maggiore produttività e sistemi alimentari più sostenibili per incrementare la sicurezza alimentare mondiale</title>
	
	<description> Mentre i mercati internazionali delle commodity agricole sembra siano entrati in una fase più calma dopo i picchi raggiunti l’anno scorso, nel prossimo decennio i prezzi dei prodotti di base agricoli rimarranno sostenuti, trainati da una domanda forte e stabile ma in presenza di una crescita rallentata della produzione globale, è quanto afferma l’ultimo rapporto congiunto OCSE-FAO Agricultural Outlook (Prospettive alimentari ndt) pubblicato oggi.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 11 luglio 2012 - </strong>Mentre i mercati internazionali delle commodity agricole sembra siano entrati in una fase più calma dopo i picchi raggiunti l'anno scorso, nel prossimo decennio i prezzi dei prodotti di base agricoli rimarranno sostenuti, trainati da una domanda forte e stabile ma in presenza di una crescita rallentata della produzione globale,  è quanto afferma l'ultimo rapporto congiunto <a href="http://www.agri-outlook.org/pages/0,2987,en_36774715_36775671_1_1_1_1_1,00.html" target="_blank">OCSE-FAO <em>Agricultural Outlook </em></a>(Prospettive alimentari <em>ndt)</em> pubblicato oggi.<br /><br />Il rapporto sostiene che oltre alla crescita della popolazione questa pressione sulla domanda è motivata da redditi pro-capite più alti, dall'urbanizzazione crescente, dal cambiamento della dieta nei paesi in via di sviluppo e dall'aumento del fabbisogno di materie prime alimentari per l'industria dei combustibili.<br /><br />Allo stesso tempo, nell'ultimo decennio la produzione agricola nei paesi sviluppati tradizionalmente esportatori è stata lenta, in risposta ai prezzi più alti.  Una domanda più sostenuta sarà sempre più soddisfatta da un'offerta che raggiunge il mercato a costi più alti.  Secondo il rapporto, le aree coltivate nel prossimo decennio si espanderanno molto limitatamente e la maggiore produzione dovrà provenire da un incremento della produttività, anche riducendo il divario di produttività nei paesi in via di sviluppo.<br /><br />Il rapporto prevede che la crescita della produzione agricola nel corso dei prossimi dieci anni sarà in media dell'1.7% l'anno, in calo rispetto al trend degli ultimi decenni che era di oltre il 2% l'anno.  Tra gli altri fattori che contribuiscono a smorzare la risposta dell'offerta vengono indicati i costi produttivi più alti, le limitazioni imposte dalle risorse, la crescente pressione ambientale e l'impatto del cambiamento climatico.  Buona parte della prevista crescita avrà luogo nei paesi in via di sviluppo, che sempre di più domineranno nella produzione della maggior parte dei prodotti agricoli di base, ed anche assumeranno un ruolo più importante nel loro commercio.<br /><br />"Maggiore produttività, una crescita eco-sostenibile e mercati più aperti saranno elementi essenziali per riuscire a soddisfare il fabbisogno alimentare e nutrizionale delle generazioni future", dice il Segretario Generale dell'OCSE Angel Gurría.  "I governi dovrebbero rinunciare a pratiche che distorcono gli scambi e creare invece un ambiente favorevole per lo sviluppo di un'agricoltura fiorente e sostenibile basata su una migliore produttività.  Abbiamo evidenziato molte di queste qestioni nel nostro lavoro sulla sicurezza alimentare per il G20 e questo rapporto fornisce ulteriori importanti analisi e raccomandazioni ai governi".<br /><br />"Per i consumatori, in particolare per i milioni di persone che vivono in condizioni di povertà estrema, l'aumento dei prezzi alimentari è stato causa di enormi difficoltà".  "Dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi per far diminuire il numero delle persone che soffrono la fame.  Dobbiamo puntare ad aumentare una crescita produttiva sostenibile, specialmente nei paesi in via di sviluppo e specialmente per i piccoli produttori", ha affermato a sua volta il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva.  "Prezzi reali sostenuti forniscono maggiori incentivi per gli agricoltori e per lo sviluppo rurale, specialmente laddove i mercati sono aperti e i meccanismi dei prezzi sono ben funzionanti, e naturalmente dove gli agricoltori hanno anche la capacità di rispondervi".<br /><br /><strong> Il problema della sostenibilità<br /></strong><br />Il rapporto fa notare che il 25% di tutta la terra coltivata è oltremodo degradata.  Scarsità d'acqua a livelli critici è purtroppo una realtà in molti paesi.  Parecchi stock ittici sono sfruttati in eccesso o sono a rischio.  Ed è ormai riconosciuto che gli eventi climatici estremi stanno diventando sempre più frequenti e che i modelli climatici stanno cambiando in molte parti del mondo.<br /><br />Oltre a fare appello ad ulteriori politiche che affrontino il nodo della produttività congiunta alla sostenibilità, il rapporto prevede che il settore privato avrà sempre più un ruolo guida in campo agricolo. I governi dovrebbero incoraggiare migliori pratiche agronomiche, favorire il più consono ambiente commerciale, tecnico e normativo e rafforzare sistemi di innovazione agricola (ad es. ricerca, formazione, servizi di divulgazione, infrastrutture) con un'attenzione particolare alle esigenze specifiche dei piccoli coltivatori.<br /><br />Creare un ambiente favorevole significa anche far sì che il contesto delle attività favorisca gli investimenti nazionali ed internazionali,  per cui i governi dovrebbero limitare le restrizioni agli scambi e quei programmi nazionali di sostegno che distorcono gli incentivi alla produzione e gli investimenti agricoli.  Occorre, secondo il rapporto, sviluppare programmi d'investimento a livello nazionale e dare maggiore assistenza allo sviluppo agricolo, adottare pratiche innovative e sviluppare le infrastrutture.<br /><br />Da parte loro i paesi in via di sviluppo dovrebbero promuovere gli investimenti nelle infrastrutture agricole delle aree rurali, per migliorare le strutture per l'immagazzinamento, i sistemi di trasporto ed irrigazione, come pure investire maggiormente nell'elettrificazione, nei sistemi informativi e di comunicazione.  L'investimento sul capitale umano è equamente importante e significa maggiore denaro pubblico nei servizi sanitari, nella scolarizzazione e nella formazione.<br /><br />Queste politiche dovrebbero pure affrontare le perdite e gli sprechi alimentari - che secondo un recente studio FAO ammontano a circa un terzo del cibo prodotto per il consumo umano - per limitare la necessità di aumentare la produzione e allo stesso preservare le risorse.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Tue, 10 Jul 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La FAO e i suoi partner esortano a un maggior impegno nel ridurre le perdite alimentari e lo spreco di cibo</title>
	
	<description> L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione l’Agricoltura (FAO) e alcuni partner chiave stanno esortando compagnie ed organizzazioni in tutto il mondo ad aderire alla campagna “SAVE FOOD”, un’iniziativa globale volta a ridurre le perdite alimentari e lo spreco di cibo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>13 Giugno 2012, Roma</strong> - L'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione l'Agricoltura (FAO) e alcuni partner chiave stanno esortando compagnie ed organizzazioni in tutto il mondo ad aderire alla campagna "SAVE FOOD", un'iniziativa globale volta a ridurre le perdite alimentari e lo spreco di cibo.<br /><br />Lanciata nel 2011, SAVE FOOD - l'Iniziativa Globale per la Riduzione delle Perdite e degli Sprechi Alimentari - mira a ridurre l'attuale ammontare di 1.3 miliardi di tonnellate di cibo che vanno perse o sprecate ogni anno. Il valore di tali perdite è stimato attorno ai mille miliardi di dollari l'anno.<br /><br />La campagna SAVE FOOD ha attualmente oltre 50 partner. La FAO, in collaborazione con Messe Düsseldorf GmbH, compagnia organizzatrice di fiere, e con Interpack, la fiera annuale dell'industria dell'imballaggio, sta esortando nuovi partner coinvolti lungo tutta la filiera alimentare, sia nel settore privato che nel non-profit, ad aderire all'iniziativa e a condividere le proprie competenze.  <br /><br />Nuove tecnologie, pratiche migliori, un maggior coordinamento ed investimenti in infrastrutture - dalla produzione al consumo nella filiera alimentare - sono cruciali per riuscire a ridurre le perdite alimentari e lo spreco di cibo. <br /><br /><strong>La sostenibilità</strong><br /><strong><br /></strong>"Con oltre 900 milioni di persone che, nel mondo, soffrono la fame e mille miliardi di dollari in gioco, un'azione coordinata per ridurre le perdite alimentari e lo spreco di cibo può contribuire a migliorare la sicurezza alimentare e i mezzi di sostentamento, minimizzando allo stesso tempo l'impatto ambientale," afferma Gavin Wall, Direttore della Divisione Infrastrutture Rurali e Industrie Agricole della FAO.  <br /><br />Un terzo del cibo prodotto a livello mondiale per il consumo umano viene buttato o perso, così come le risorse naturali utilizzate per produrlo. Le perdite e gli sprechi di cibo a livello globale ammontano a quasi 680 miliardi di dollari nei paesi industrializzati, ed a circa 310 miliardi di dollari nei paesi in via di sviluppo.<br /><br />"Migliorare la sicurezza alimentare tramite la riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari è una sfida che noi tutti dobbiamo affrontare e sarà un tema centrale di discussione alla <a href="http://www.fao.org/rioplus20/en/" target="_blank">Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile Rio+20</a>," ha concluso Wall. <br /><br />"Se si riuscisse a recuperare anche solo un quarto del cibo che attualmente va perso o sprecato a livello globale, ciò sarebbe sufficiente a sfamare 900 milioni di persone che nel mondo soffrono la fame" afferma Robert van Otterdijk, Coordinatore di SAVE FOOD.<br /><br /><strong>Un impatto di vasta portata <br /><br /></strong>Sebbene le perdite alimentari si verifichino a tutti gli stadi della filiera alimentare, tanto le cause quanto i loro effetti variano notevolmente a livello globale. <br /><br />Nei paesi in via di sviluppo, le perdite alimentari riguardano prevalentemente i piccoli contadini. Quasi il 65% di tali perdite si verifica durante gli stadi del raccolto, del dopo-raccolto e della lavorazione. Per questo ad esempio, un progetto attualmente in corso in Gambia che adotta l'approccio Un-Villaggio-Un-Prodotto sta aiutando i contadini a ridurre sensibilmente le loro perdite alimentari.<br /><br />Nei paesi industrializzati invece, gli sprechi di cibo avvengono soprattutto al livello della vendita e del consumo, a causa di una tipica mentalità "dello spreco". Il valore pro-capite degli sprechi alimentari per consumatore in Europa e in Nord America si aggira tra i 95 e i 115 chilogrammi (kg) l'anno, mentre i consumatori in Africa Sub-Sahariana e nel Sud e Sud-Est Asiatico sprecano annualmente solo tra i 6 e gli 11 kg di cibo pro-capite.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/148794/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/148794/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 12 Jun 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Adottate le linee guida internazionali sui regimi fondiari</title>
	
	<description> Con una storica decisione la Commissione sulla Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS) ha adottato oggi un vasto corpo di linee guida globali volte ad aiutare i governi a tutelare i diritti di proprieta’ e di accesso alle terre, alle foreste e alla risorse ittiche delle popolazioni.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>11 Maggio 2012, Roma</strong> - Con una storica decisione la Commissione sulla Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS) ha adottato oggi un vasto corpo di linee guida globali volte ad aiutare i governi a tutelare i diritti di proprieta' e di accesso alle terre, alle foreste e alla risorse ittiche delle popolazioni.<br /> <br /> Le nuove<em> </em><a href="http://www.fao.org/nr/tenure/voluntary-guidelines/en/" target="_blank"><strong><em>Direttive Volontarie per una Governance Responsabile dei Regimi di Proprietà Applicabili alla Terra, alla Pesca e alle Foreste nel Contesto della Sicurezza Alimentare Nazionale</em></strong></a><em><strong> </strong></em>tracciano i principi e le pratiche a cui governi possono far riferimento nell'amministrare i diritti di proprietà sulla terra e sulle risorse ittiche e forestali.<em><br /> </em><br /> Le linee guida sono il frutto di un inclusivo processo di consultazioni iniziato dalla FAO nel 2009 e poi ultimato dai negoziati intergovernativi coordinati dal CFS, che hanno visto la partecipazione di rappresentanti governativi, delle organizzazioni della societa' civile, del settore privato,  delle organizzazioni internazionali e del mondo accademico.<br /> <br /> Lo scopo delle direttive è quello di promuovere la sicurezza alimentare e lo sviluppo sostenibile migliorando la garanzia dei diritti di accesso alle risorse di terra, forestali e ittiche e proteggendo i diritti di milioni di persone spesso in condizioni di estrema povertà.  <br /> <br /> <strong>Una svolta di portata storica <br /> </strong><br /> "Garantire alle popolazioni povere e vulnerabili sicurezza ed equità nei diritti di accesso alla terra e alle altre risorse naturali è una condizione indispensabile nella lotta contro la fame e la povertà. Il fatto che per la prima volta i paesi abbiano concordato delle linee guida globali sui regimi fondiari rappresenta una svolta storica. Ora abbiamo una visione comune. E' un punto di partenza che aiuterà a migliorare le spesso terribili condizioni dei poveri e degli affamati", ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva.<br /> <br /> Gran parte del dibattito pubblico ultimamente si è incentrato sul fenomeno del cosiddetto ‘accaparramento delle terre', che è una delle questioni affrontate nelle linee guida.<br /> <br /> Se da una parte le direttive riconoscono che gli investimenti responsabili da parte del pubblico e del privato sono indispensabili per migliorare la sicurezza alimentare, esse raccomandano anche che vengano messi in atto meccanismi di tutela che preservino i diritti di proprietà delle popolazioni locali dai rischi derivanti dalle acquisizioni di larga-scala, e che difendano i diritti umani, i mezzi di sussistenza, la sicurezza alimentare e l'ambiente.  <br /><br /> Sistemi di investimento che non si traducono in acquisizioni di terre su larga-scala esistono, e sono tali modelli alternativi che dovrebbero essere sostenuti. Gli investimenti dovrebbero anche promuovere obiettivi di politica nazionale quali il miglioramento della sicurezza alimentare locale, l'eradicazione della povertà, la creazione di posti di lavoro, nonché "creare vantaggi per il paese e la sua gente, in particolare i poveri e i più vulnerabili"<br /> <br /> Le linee guida affrontano una vasta gamma di questioni, tra cui: <br /> <br /><ul><li> Il riconoscimento e la protezione dei legittimi diritti fondiari, anche nei sistemi informali </li></ul><ul><li> Migliori pratiche per la registrazione e il trasferimento dei diritti fondiari</li></ul><ul><li> Garantire che i regimii amministrativi di proprieta' siano concretamente ed economicamente accessibili </li></ul><ul><li> Una corretta gestione degli espropri e la restituzione delle terre a coloro che ne sono stati forzatamente privati in passato </li></ul><ul><li> I diritti delle comunita' indigene</li></ul><ul><li> Assicurare che gli investimenti fondiari avvengano in maniera responsabile e trasparente</li></ul><ul><li> I meccanismi di risoluzione delle dispute sui diritti di proprieta' </li></ul><ul><li> Gestire il problema dell'espansione delle aree urbane verso le campagne</li></ul><br />"Alcune delle questioni che le Direttive Volontarie affrontano risalgono addirittura a secoli addietro. Il fatto che tali linee guida affrontino queste vecchie questioni irrisolte cosi' come problematiche assai piu' recenti e' cio' che le rende tanto importanti," afferma Graziano da Silva.<br /> <strong><br /> Le prossime iniziative<br /> </strong><br /> "Queste direttive sono il risultato di un processo di consultazioni e negoziati durato tre anni che ha riunito una gran varietà di parti interessate assicurando che una vasta gamma di voci venisse ascoltata," afferma Yaya Olaniran, attuale Presidente del CFS. "Il risultato è che ora disponiamo di un considerevole compendio di principi e pratiche che tutti - paesi, settore privato, agricoltori, società civile - potranno adottare e promuovere, e che avrà effettivo riscontro nel mondo reale. Starà ora ai paesi che hanno adottato le linee guida di metterle in pratica realmente, afferma Olaniran. "Questi cambiamenti non si avranno da un giorno all'altro. Ma sappiamo anche, come emerso dalle ampie consultazioni alla FAO e dai negoziati condotti dal CFS, che esiste un grande sostegno a tali direttive. L' approvazione da parte del CFS conferisce loro legittimità e forza , e tutti i paesi che vi sono stati coinvolti sono ora pronti ad a metterle realmente in pratica, " ha concluso.    <br /> <br /> Parlando a nome delle organizzazioni della società civile coinvolte nel processo di stesura delle direttive, Ángel Strapazzón, del <em>Movimiento Campesino Indígena-Vía Campesina Argentina</em>, ha dichiarato: "Noi elogiamo il processo portato avanti per la stesura delle linee guida, che ha offerto alla società civile e ai rappresentanti dei piccoli produttori alimentari l'opportunità di partecipare a tutte le fasi delle consultazioni, di sollevare l'attenzione su problematiche reali e di indicare proposte concrete".<br /> <br /> "Noi abbracciamo le linee guida, seppur sottolineando che esse presentano lacune in alcune aree che sono cruciali per la sussistenza dei piccoli produttori alimentari. Nonostante ciò, invitiamo i governi e le agenzie intergovernative ad attuarle e ad  impegnarsi urgentemente nel migliorare la governance dei sistemi fondiari per la sicurezza alimentare", ha aggiunto. <br /> <br /> Luc Maene, Presidente del Network Internazionale Agro-Alimentare, che rappresenta il settore privato, ha dichiarato: "I regimi fondiari sono fondamentali per la sicurezza alimentare, ed è tramite la loro regolamentazione che la Commissione sulla Sicurezza Alimentare, da poco riformata, sta guidando tale processo. Le direttive stabiliscono dei punti cardine affinché i regimi fondiari funzionino.  In molti posti, i regimi di proprietà delle terre sono di fatto inesistenti. Per noi del settore privato e per i nostri partner agricoltori, è importante che vi sia un'efficiente amministrazione locale dei registri fondiari, senza corruzione. Regole eque e trasparenti avvantaggiano tutti, garantendo alle donne un uguale diritto di accesso alle terre e favorendo investimenti responsabili lungo l'intera catena agro-alimentare."<br /> <br /> Il Direttore Generale della FAO Graziano da Silva ha aggiunto che l'Organizzazione è pronta ad offrire supporto ed assistenza ai paesi nell'adeguarsi alle direttive ed attuarle.<br /> <br /> Come già fatto in precedenza nel caso di altri accordi simili - ad esempio per il Codice di Condotta per una Pesca Responsabile  - la FAO si impegnerà ora a produrre una serie di manuali pratici volti ad aiutare i paesi ad adattare le direttive ai rispettivi contesti locali e a metterle in pratica. Allo stesso scopo, l'Organizzazione offrirà anche assistenza tecnica specifica ai governi. <br /> <br /> Da parte sua, il CFS si concentrerà ora sulla questione degli investimenti agricoli responsabili in generale.  La Commissione sta attualmente programmando un round di consultazioni di durata annuale, previsto iniziare ad Ottobre, che dovrebbe portare alla stesura di un corpo di principi guida per gli investimenti agricoli responsabili al più tardi nel 2013. <br /> <br /> Costituito da governi, agenzie ONU, organizzazioni della società civile, centri di ricerca in campo agricolo, istituzioni finanziarie, organizzazioni del settore privato e fondazioni filantropiche, il CFS è la più importante piattaforma mondiale per la discussione sui temi della sicurezza alimentare, che opera come meccanismo sia di creazione di un consenso internazionale sia di promozione delle giuste politiche a livello nazionale.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/142614/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/142614/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 11 May 2012 11:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il calcio professionistico europeo si mobilita per il Sahel</title>
	
	<description> Dal 30 marzo al 2 aprile l’iniziativa “Il Calcio Professionistico contro la fame” mobiliterà i tifosi in centinaia di stadi calcistici in tutta Europa in una campagna a favore della regione africana del Sahel, dove una gravissima crisi umanitaria provocata da un concatenarsi di cause quali siccità, povertà cronica, prezzi alimentari alle stelle e conflitti minaccia milioni di persone.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Bruxelles, Roma, Nyon, 28 marzo 2012 - </strong>Dal 30 marzo al 2 aprile l'iniziativa "Il Calcio Professionistico contro la fame" mobiliterà i tifosi in centinaia di stadi calcistici in tutta Europa in una campagna a favore della regione africana del Sahel, dove una gravissima crisi umanitaria provocata da un concatenarsi di cause quali siccità, povertà cronica, prezzi alimentari alle stelle e conflitti minaccia milioni di persone. <br /><br />Promossa dall'Associazione delle Leghe Europee di Calcio Professionistico (EPFL), dalla Commissione Europea e dalla FAO, dal 30 marzo prenderà il via la terza, e quest'anno più estesa, "Giornata calcistica europea contro la fame" che lancerà un appello affinché si intervenga con urgenza a favore delle popolazioni del Sahel.  Il Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, assisterà a Dortmund alla partita tra il Borussia Dortmund ed il VFB Stoccarda.<br /><br />Per la data finale del 2 aprile il messaggio e le iniziative connesse avranno raggiunto milioni di tifosi in tutta Europa, da Glasgow a Vienna, da Malaga a Novosibirsk, coinvolgendo oltre 300 club calcistici di 20 leghe europee in 16 paesi.<br /><br />"Dobbiamo intervenire adesso e aiutare queste popolazioni ad aiutare se stesse", ha dichiarato José Graziano da Silva, Direttore Generale della FAO.  "Allo stesso tempo dobbiamo lavorare per rafforzare la capacità di risposta delle comunità locali, per interrompere il circolo vizioso che le porta da una crisi all'altra e per evitare che siccità significhi inevitabilmente carestia".<br /><br /><strong>Il calcio megafono di sensibilizzazione<br /></strong><br />Si stima che siano circa 16 milioni le persone a rischio carestia nel Sahel, per lo più famiglie di piccoli contadini e di pastori.  L'ECHO (l'Ufficio Affari Umanitari della Commissione Europea) e la FAO stanno fornendo aiuti urgenti nella forma di cibo, programmi in denaro e distribuzione di fattori produttivi agricoli oltre ad interventi di più lungo periodo, che affrontano le cause di fondo delle crisi ricorrenti del Sahel, tesi a proteggere e rimettere in piedi i mezzi di sussistenza delle comunità.<br /><br />"Il calcio è un veicolo perfetto per mettere in luce la grave situazione che stanno vivendo le popolazioni del Sahel", ha affermato <strong>Kristalina Georgieva,</strong> Commissaria europea per la Cooperazione Internazionale, gli Aiuti Umanitari e la Risposta alle Crisi.  "Per dare una risposta adeguata a questa emergenza, è necessario che governi, donatori e agenzie lavorino insieme.  Uniti possiamo salvare vite umane".<br /><br />"Il calcio è il più grande unificatore del mondo", dice <strong>Sir David Richards</strong>, Presidente della EPFL. "Le leghe e i giocatori sono consci del potere e della popolarità del nostro sport e siamo fieri di usare questo potere per far conoscere realtà che altrimenti passerebbero sotto silenzio.  Il calcio europeo professionistico fornisce un megafono a questo messaggio affinché si riesca a mandare a queste persone l'aiuto urgente di cui hanno impellente bisogno". <br /><br />Il calciatore spagnolo e Ambasciatore di Buona Volontà della FAO <strong>Ra</strong><strong>úl Gonzáles Blanco</strong> ha affermato: "Abbiamo bisogno del sostegno pubblico per crisi di queste dimensioni.  Nessuno sa meglio dei calciatori quanto sia importante avere lo stadio dalla tua parte per vincere la partita".<br /><br /><strong>Patrick Vieira</strong>, ex star del calcio francese e anch'egli Ambasciatore di Buona Volontà della FAO, originario del Senegal - uno dei paesi colpiti dalla crisi- ha detto: "Noi siamo responsabili verso coloro che sono in difficoltà senza che ne abbiano colpa alcuna".  "Il diritto al cibo è un diritto umano fondamentale, nessuno al mondo d'oggi dovrebbe soffrire la fame".<br /><br />L'ex giocatore bulgaro e Ambasciatore di Buona Volontà della FAO, <strong>Hristo Stoichkov, </strong>che<strong> </strong>l'anno scorso ha visitato il Burkina Faso per vedere da vicino il lavoro congiunto della Commissione europea<strong> </strong>e della<strong> </strong>FAO, ha così commentato: "Ho avuto l'opportunità di toccare con mano il loro lavoro per salvare vite umane e cambiare quello che sembrava un destino segnato.  Questi progetti aiutano le persone a nutrirsi da sole e a prepararsi meglio al domani.  Credo che sia un tipo di aiuto corretto, che serve ad aiutare le persone che ne hanno più bisogno".  <br /><br />"E' una sconfitta per tutti quando qualcuno, in qualche parte del pianeta, muore di fame", ha affermato il calciatore brasiliano <strong>Roberto Carlos</strong>, giocatore e assistente allenatore nel club di serie A russo Anzhi Mahackala, che ha aggiunto: "E' ancora più triste quando sappiamo che la tragedia può essere evitata.  Uniti possiamo salvare tantissime vite nel Sahel".<br /><br />L'ex portiere della nazionale italiana e ambasciatore di questa campagna di mobilitazione per la Lega di serie A, <strong>Francesco Toldo</strong> ha sottolineato che: "La gente del Sahel deve sapere che il mondo non si è dimenticato di loro.  Questo week-end il calcio europeo esprimerà tutta la sua solidarietà nei loro confronti affinché sappiano che non sono soli".<br /><br />Un'altra star del calcio internazionale, il calciatore spagnolo <strong>Roberto Soldado,</strong> ha affermato: "Tutti insieme possiamo impedire che questa crisi diventi una catastrofe umanitaria di ampie dimensioni".<br /><br />L'ex calciatore tedesco, e attuale allenatore nella Bundesliga, <strong>Felix Magath</strong> ha affermato: "Chiederemo ai nostri tifosi di unirsi a noi nel sollecitare soccorsi urgenti a favore delle popolazioni del Sahel".<br /><br />Tra gli altri ambasciatori della campagna a favore del Sahel vi sono <strong>Herbert Prohaska</strong> (nominato dalla Österreichische Fußball Bundesliga austriaca); <strong>Steffen Freund</strong> (per la DFL Deutsche Fußball Liga GmbH tedesca); <strong>Vidar Riseth</strong> (per la Toppfotball norvegese) e <strong>Jerzy Dudek</strong> (per la Professional Football League polacca).<br /><br /><strong>Il calcio contro la fame<br /><br /></strong>La "Giornata calcistica europea contro la fame" è l'evento principale dell'iniziativa "Il Calcio Professionistico contro la f<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>ame", la campagna lanciata nel 2008 dalla EPFL (l'Associazione delle Leghe Europee di Calcio Professionistico), che rappresenta le 30 leghe di calcio europeo più grandi e circa 800 club.<br /><br />L'anno scorso il Dipartimento della Commissione Europea per gli aiuti umanitari e la protezione civile (ECHO) - uno dei donatori umanitari più grandi al modo - si è unito a questo partenariato e l'attenzione della campagna si è rivolta verso il lavoro che l'ECHO e la FAO svolgono per ricostituire i mezzi di sussistenza delle popolazioni colpite da disastri.<br /><br />Le emergenze hanno conseguenze devastanti sulle comunità rurali povere dei paesi in via di sviluppo, dove le persone dipendono per lo più dall'agricoltura per la propria sopravvivenza.  La FAO e l'ECHO aiutano queste comunità a rimettersi in piedi, a tornare produrre ed essere così autosufficienti e in grado di provvedere al proprio sostentamento, affrontando al tempo stesso le cause di fondo della loro vulnerabilità per incrementare la loro capacità di risposta a possibili crisi future. ]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/130844/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/130844/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Per sconfiggere la fame occorre un uso più efficiente dell’acqua</title>
	
	<description> Per produrre cibo a sufficienza per nutrire la popolazione mondiale è necessario impegnarsi a fare un uso sostenibile dell’acqua, la “risorsa più critica e limitata del pianeta”, ha affermato oggi il Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-moon. Il 22 marzo di ogni anno il partenariato UN-Water celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua per porre l’attenzione della comunità internazionale su tutte le questioni connesse con la risorsa acqua e sulla necessità di una sua gestione sostenibile.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 22 marzo 2012 </strong><strong>- </strong>Per produrre cibo a sufficienza per nutrire la popolazione mondiale è necessario impegnarsi a fare un uso sostenibile dell'acqua, la "risorsa più critica e limitata del pianeta", ha affermato oggi il Segretario Generale dell'ONU, Ban Ki-moon. <br /> <br /> "Se non riusciremo ad usare in modo più saggio l'acqua in agricoltura, falliremo nel nostro intento di porre fine alla fame e daremo invece adito a tutta una serie di mali: siccità, carestia, instabilità politica", ha avvertito Ban Ki-moon nel suo intervento letto all'inizio della cerimonia per la Giornata Mondiale dell'Acqua 2012 che ha luogo oggi presso la FAO.<br /> <br /> Vi è sempre più scarsità d'acqua in diverse parti del mondo ed il tasso di crescita della produttività agricola si è via via rallentato, ha osservato Ban Ki-moon.  Contemporaneamente, il cambiamento climatico fa aumentare i fattori di rischio e imprevedibilità per gli agricoltori, "specialmente per i contadini poveri dei paesi a basso reddito che sono i più vulnerabili e quelli meno in grado di adattarvisi", ha affermato.<br /> <br /> Per garantire a tutti una sicurezza alimentare e idrica che sia sostenibile, occorrerà trasferire tecnologie appropriate, fornire i piccoli produttori di maggiori strumenti e preservare i servizi degli ecosistemi, ha continuato il Segretario Generale dell'ONU, che ha poi sollecitato politiche che promuovano il diritto all'acqua per tutti, una normativa più robusta e l'uguaglianza uomo-donna.<br /> <br /> "L'acqua sarà centrale nella creazione del futuro che vogliamo", ha concluso Ban Ki-moon.  "Al prossimo Vertice della Terra Rio+20, la comunità internazionale dovrà riuscire a vedere la stretta connessione esistente tra sicurezza idrica e sicurezza alimentare e nutrizionale nel contesto di un'economia verde".<br /> <br /> <strong>Acqua per il futuro<br /> </strong><br />  "Vent'anni fa, il primo Vertice sulla Terra di Rio, ha evidenziato l'importanza di una gestione accorta delle risorse idriche per riuscire a garantire un futuro sostenibile e la sicurezza alimentare al pianeta", ha affermato nel suo intervento il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva.  " Da allora molti paesi hanno fatto grandi passi avanti nella gestione delle proprie risorse idriche, ma ancora molto resta da fare". <br /> <br /> "Occorre soddisfare la domanda agricola in modo da riuscire a preservare l'acqua e le altre risorse naturali, con interventi che vanno dall'intensificazione sostenibile dell'agricoltura, mettendola in grado di produrre il cibo di cui il mondo ha bisogno usando allo stesso tempo l'acqua in modo più intelligente, alla riduzione di perdite e sprechi, alla promozione di diete più salutari ", ha aggiunto.<br /> <br /> Per fare ciò occorreranno investimenti sulle persone, sulle infrastrutture, nell'istruzione e nella sensibilizzazione, e trovare incentivi affinché i piccoli coltivatori adottino le pratiche migliori, e rafforzino la capacità di incrementare la propria produttività, ha proseguito Graziano da Silva.<br /> <br /> Secondo il Direttore Generale della FAO altre aree prioritarie d'intervento sono lavorare per aumentare la capacità di risposta degli agricoltori al cambiamento climatico, rafforzare la <em>governance </em>dell'acqua e creare istituzioni per migliorare la gestione nazionale e regionale delle risorse idriche.<br /><br /> </p><p><strong>Cibo e s</strong><strong>preco delle risorse idriche <br /><br /></strong> </p><p> La FAO stima che ogni anno vanno sprecati circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo.  Una riduzione del 50 per cento delle perdite alimentari e dello spreco di cibo a livello globale farebbe risparmiare 1.350 km<sup>3 </sup>di acqua all'anno.  Per dare un'idea basti pensare che le precipitazioni medie annuali in un paese come la Spagna sono di 350 km<sup>3 </sup>, che la capacità di deposito del Lago Nasser in Egitto e Sudan è di circa 85 km<sup>3 </sup>, e che l'acqua che attraversa la città di Bonn sul fiume Reno nell'arco di un anno ammonta a circa 60 km<sup>3 </sup>.  <br /> <br /> <strong>Agricoltura e sicurezza idrica sono interconnesse<br /> <br /> </strong>Al momento attuale sono circa 1,6 miliardi le persone che vivono in paesi o regioni con un'assoluta scarsità d'acqua e si stima che per il 2025 due terzi della popolazione mondiale potrebbe vivere in condizioni di stress idrico.  Una delle principali ragioni di ciò è il necessario uso di acqua per la produzione alimentare.  In media un essere umano beve da 2 a 4 litri di acqua al giorno, ma ci vogliono da 2.000 a 5.000 litri di acqua per produrre la quantità di cibo che esso consuma in un giorno.<br /> <br /> Ed infatti l'agricoltura, a livello mondiale, è responsabile del 70 per cento del consumo d'acqua di superficie e delle falde freatiche.<br /> <br /> Ma la ragione di questo pesante <em>footprint</em> ecologico è evidente: con l'irrigazione gli agricoltori possono produrre più cibo.  L'agricoltura irrigua rappresenta solo il 20 per cento delle terre coltivate del pianeta, ma produce il 40 per cento del cibo ad esso necessario.<br /> <br /> Il 22 marzo di ogni anno il partenariato UN-Water, che raccoglie 28 organizzazioni ONU, celebra la Giornata Mondiale dell'Acqua per porre l'attenzione della comunità internazionale su tutte le questioni connesse con la risorsa acqua e sulla necessità di una sua gestione sostenibile.<br /> <br /> La FAO è l'agenzia che guida le celebrazioni della giornata quest' anno dal tema<strong> "</strong>Acqua per la sicurezza alimentare<strong>".  </strong>Presso la sede dell'agenzia si tengono per l'intera giornata dibattiti e tavole rotonde cui partecipano esperti internazionali.  (<a href="http://www.fao.org/webcast/">Per seguire gli eventi online</a>).</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/130260/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/130260/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Lotta contro il tempo per aiutare le popolazioni del Sahel colpito dalla siccità</title>
	
	<description> Occorre intervenire e con urgenza in soccorso dei paesi del Sahel per scongiurare una crisi alimentare e nutrizionale di ampie proporzioni, e proteggere e ricostituire i mezzi di sussistenza delle comunità che dipendono dal bestiame e dall’agricoltura per la propria sopravvivenza, avverte oggi la FAO. Si calcola che siano almeno 15 milioni le persone a rischio fame nel Sahel.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 9 marzo 2012 – </strong>Occorre intervenire e con urgenza in soccorso dei paesi del Sahel per scongiurare una crisi alimentare e nutrizionale di ampie proporzioni,<strong> </strong>e proteggere e ricostituire i mezzi di sussistenza delle comunità che dipendono dal bestiame e dall'agricoltura per la propria sopravvivenza, avverte oggi la FAO. <br /><br />L'agenzia ONU lancia un appello per un ulteriore finanziamento di almeno 69,8 milioni di dollari per fornire assistenza a circa 790.000 famiglie contadine vulnerabili intrappolate in un ciclo di crisi alimentari ricorrenti.<br /><br />Si calcola che siano almeno 15 milioni le persone a rischio fame nel Sahel, in parte anche a causa di cali localizzati, ma di notevole entità, della produzione agro-pastorale, così distribuiti: 5,4 milioni di persone nel Niger (35 per cento della popolazione); 3 milioni in Mali (20 per cento); circa 1,7 milioni in Burkina Faso (10 per cento); circa 3,6 milioni in Ciad (28 per cento); 850.000 in Senegal (6 per cento); 713.500 in Gambia (37 per cento) e 700.000 in Mauritania (22 per cento).<br /><br />Molti i fattori che hanno determinato la crisi incombente: la siccità, il brusco calo della produzione cerealicola e il rialzo dei prezzi, la scarsità di foraggio per il bestiame, una riduzione delle rimesse dall'estero da parte dei lavoratori emigrati, il degrado ambientale, le migrazioni e la povertà cronica aggravata da crisi ricorrenti.<br /><br />Nel Sahel la produzione complessiva di cereali nel 2011 è stata in media il 25 per cento inferiore a quella del 2010, ma in Ciad e in Mauritania il calo è stato del 50 per cento rispetto all'anno precedente.  In molti paesi vi è stato anche un massiccio, seppur localizzato, calo della produzione (sino all'80 per cento) secondo quanto riferisce il <em>Food Crisis Prevention Network</em> (RPCA) un forum di governi, donatori ed altre istituzioni che lavorano su questioni di sicurezza alimentare in Africa occidentale.<br /><br />E' stato segnalato inoltre il notevole aumento di sfollati e rifugiati, tra cui circa 63.000 sfollati interni in Mali scappati a causa del conflitto in atto nel nord del paese, ed altri 60.000 rifugiati nei paesi vicini.<br /><br />"Dobbiamo intervenire per evitare un ulteriore deterioramento della situazione alimentare ed una crisi alimentare e nutrizionali su vasta scala", ha affermato José Graziano da Silva, Direttore Generale della FAO.  <br /><br />"Parte della soluzione risiede nel migliorare l'accesso dei contadini e degli allevatori ai mercati locali, incoraggiare l'uso di prodotti locali e applicare buone pratiche di riduzione del rischio per rafforzare la loro capacità di resistenza alle emergenze", ha aggiunto Graziano da Silva.<br /><br /><strong>Intervenire per interrompere un circolo vizioso<br /><br /></strong>La FAO insieme ai suoi partner lavora per fermare il meccanismo per cui si passa da una crisi all'altra "fornendo programmi di <em>cash for work</em>, cibo fattori produttivi agricoli e formazione a quei settori di popolazione che ne ha maggiore bisogno, oltre a pianificare interventi di più lungo periodo per proteggere e ricostituire i mezzi di sussistenza dei contadini e dei pastori", ha detto il Direttore Generale della FAO.<br /><br />Gli interventi più immediati prevedono:</p><ul><li>distribuzione di sementi alimentari in tempo per la stagione della semina che inizia a maggio</li></ul><ul><li>incremento delle produzioni irrigue fuori stagione</li></ul><ul><li>assistenza ai pastori con la distribuzione di foraggio, con l'impiego di buoni in denaro per ripristinare i pascoli ed i punti d'erogazione d'acqua, assistenza veterinaria</li></ul><ul><li>programmi di pratiche integrate di nutrizione mediante l'agricoltura, gli orti scolastici, informazioni sulla nutrizione per le donne con bambini, etc.</li></ul><ul><li>migliori sistemi d'informazione sulla sicurezza alimentare, coordinamento dei sistemi di allerta rapida.</li></ul><p><br />Il Direttore Generale della FAO ha poi aggiunto che per il successo di questa strategia a doppio binario sarà fondamentale che la leadership degli interventi sia locale e regionale, sostenuta dal coordinamento dell'ONU.  L'approccio del doppio binario punta a far sì che si dia una risposta immediata alla fame, mentre al tempo stesso si interviene per proteggere le attività ed i sistemi di sussistenza dei contadini e dei pastori e la loro capacità di risposta nel lungo periodo.<br /><br />"Se vogliamo evitare un altro disastro, la risposta umanitaria deve fondarsi e applicarsi su una scala che assicuri protezione di tutte le comunità vulnerabili <em>prima </em>che<em> </em>perdano i propri beni", ha affermato Graziano da Silva.<br /><br /><strong>Coordinamento regionale<br /><br /></strong>La risposta della FAO alla grave situazione del Sahel avviene all'interno di una strategia regionale già esistente ed attiva.  Le organizzazioni umanitarie hanno già lanciato una "Strategia Regionale di preparazione e risposta alla crisi alimentare, nutrizionale e dei mezzi di sussistenza del Sahel" del Comitato permanente inter-agenzie (IASC), oltre alla Procedura d'Appello Unificata per il Ciad ed il Niger. <br /><br />La FAO lavora insieme al "Comitato Permanente intergovernativo per il controllo della siccità nel Sahel" (CILSS, l'acronimo in francese), al Network dei sistemi di allerta rapida sulla carestia (FEWSNET), al PAM e ai governi tramite valutazioni congiunte della sicurezza alimentare, della produzione agricola e dei mercati.  L'Organizzazione fornisce sostegno inoltre tramite il Comitato permanente inter-agenzie alla Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS) per rafforzare ulteriormente la propria capacità di intervenire in caso di potenziali crisi umanitarie.<br /><strong><br />L'appello della FAO per la risposta d'emergenza</strong></p><p><strong><br /></strong>Dal 2010 tramite la FAO è stato allocato al Sahel un totale di 25,4 milioni di dollari.  Sono oggi necessari almeno altri 75,4 milioni di dollari per dare assistenza a circa 790.000 famiglie.  Sinora sono stati mobilitati solo 5,6 milioni, <strong>rimangono da mobilitare ancora 69,8 milioni di finanziamenti.</strong>  I donatori che hanno fornito assistenza alla regione sono l'Austria, il Belgio, il Brasile, il Fondo centrale d'intervento per le emergenze (CERF), l'Unione Europea e la sua Direzione Generale per gli Aiuti umanitari e la protezione civile (ECHO), la Finlandia, la Francia, il Lussemburgo, la Spagna, la Svezia, la Svizzera e gli USA.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/128388/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/128388/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Le istituzioni rurali strumenti di progresso economico e sociale</title>
	
	<description> Organizzazioni rurali efficienti come associazioni di produttori e cooperative sono decisive per la riduzione di fame e povertà. Esse, infatti, consentono ai piccoli produttori di rispondere meglio alla crescente domanda di cibo sui mercati locali, nazionali e internazionali, riuscendo al tempo stesso a migliorare le proprie condizioni economiche, sociali e politiche.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 1 marzo 2012 - </strong>Organizzazioni rurali efficienti come associazioni di produttori e cooperative sono decisive per la riduzione di fame e povertà.  Esse, infatti, consentono ai piccoli produttori di rispondere meglio alla crescente domanda di cibo sui mercati locali, nazionali e internazionali, riuscendo al tempo stesso a migliorare le proprie condizioni economiche, sociali e politiche.<br /><br />Questo è il filo conduttore di una serie di studi del caso riportati in una nuova pubblicazione congiunta della FAO e dell'IFAD (il Fondo Internazionale per lo sviluppo agricolo).<br /><br />Lo studio <em><a href="http://www.fao.org/docrep/015/i2258e/i2258e00.pdf" target="_blank" title="en inglés">Good practices in building innovative rural institutions to increase food security</a></em> (Buone pratiche nella costruzione di istituzioni rurali innovative per incrementare la sicurezza alimentare N.d.T.), pubblicato in coincidenza con l'<a href="http://www.2012.coop/" target="_blank">Anno Internazionale delle Cooperative</a>, presenta trentacinque casi di positive innovazioni istituzionali che sono riuscite a rafforzare e dare maggiori strumenti ai produttori su piccola scala, e contribuito così alla sicurezza alimentare in diverse regioni del mondo.<br /><br />"Per essere pienamente produttivi i piccoli contadini, i pescatori, i pastori, le popolazioni forestali dei paesi in via di sviluppo hanno estremo bisogno di servizi al momento completamente assenti nelle aree rurali", affermano il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, e il Presidente dell'IFAD, Kanayo F. Nwanze, nell’ introduzione.<br /><br />"Occorre riconoscere il ruolo cruciale di organizzazioni e assetti istituzionali innovativi per essere più efficaci nell'impegno di ridurre la povertà e garantire la sicurezza alimentare".<br /><br />I casi studiati illustrano alcuni dei servizi e delle risorse che questi assetti istituzionali e nuovi modelli di partecipazione pubblico-privato possono offrire ai piccoli produttori: possono consentire l'accesso alle risorse naturali e alla loro gestione; fornire input produttivi come sementi e attrezzi; facilitare lo sbocco sui mercati; migliorare le informazioni e le comunicazioni; e soprattutto aiutare i piccoli produttori ad avere maggiore voce in capitolo nei processi decisionali.<br /><br /><strong>Scuole sul campo, accesso al credito, sementi, decentramento... ecco alcuni esempi di storie di successo<br /></strong><br /><ul><li>Le scuole sul campo per agricoltori promosse dalla FAO in Asia prima e poi in Africa, hanno consentito a milioni di piccoli contadini di analizzare i propri sistemi di produzione, identificare i rischi e le opportunità, verificare possibili soluzioni alternative, e adottare nuove pratiche che hanno poi portato a migliorare le loro condizioni di vita e la sicurezza alimentare.</li></ul><ul><li>Associazioni di contadini in India e in Africa occidentale hanno aiutato i partecipanti ad ottenere crediti a breve termine mediante un sistema di "ricevute di deposito".  In collaborazione con istituzioni di micro-credito, esse hanno fornito strutture per l'immagazzinamento dei prodotti agricoli.  Queste ricevute sono poi servite come garanzia per ottenere crediti a breve termine.</li></ul><ul><li>In India, dove un cattivo raccolto può costringere i contadini poveri a dover ipotecare il proprio appezzamento di terra, un'associazione di donne ha fornito prestiti per sbloccare terre ipotecate e liberare chi si era indebitato dalla schiavitù degli usurai.</li></ul><ul><li>In Camerun, gruppi di contadini, insieme a associazioni di dettaglianti, di venditori, a ricercatori hanno lavorato insieme alla selezione di una nuova varietà di banano da cottura che è riuscito non solo a vendersi a un prezzo migliore rispetto alla variante tradizionale, ma anche a fornire sbocchi lavorativi come la trasformazione in patatine.</li></ul><ul><li>In Gambia, è stata creata una Piattaforma nazionale ittica di pescatori e operatori del settore, che è servita ad aprire un dialogo con il governo, un ambito nel quale i pescatori hanno potuto presentare al governo le proprie difficoltà e necessità.</li></ul><ul><li>In Honduras, come parte di un processo di decentralizzazione, un maggiore controllo delle risorse naturali è stato trasferito alle comunità locali ottenendo una loro gestione più efficiente e migliori raccolti. Questi Consigli comunitari per lo sviluppo, che rappresentano le famiglie rurali, hanno guadagnato il diritto di partecipare ai Consigli Comunali e sono riuscite a bandire la pratica di bruciare i residui delle coltivazioni.</li></ul><br />Alcuni di queste esperienze riportate nello studio FAO-IFAD hanno mostrato anche l'importanza di includere i giovani nelle organizzazioni contadine e nei processi decisionali.<br /><br />"Mettendo in luce i fattori di successo, queste buone pratiche consentono a chi si occupa di sviluppo e a tutte le altre parti coinvolte di imparare dai risultati positivi conseguiti in alcuni paesi, e replicare altrove queste esperienze", dicono Graziano da Silva e Nwanze nell'introduzione. "Ci auguriamo che responsabili politici e operatori dello sviluppo possano trarre ispirazione e portare avanti questo tipo d'esperienze, per promuovere partenariati innovativi per il raggiungimento di efficaci strategie di sicurezza alimentare e di sviluppo rurale".<br /><br /><strong>Sostegno alle donne <br /><br /></strong>Nei paesi in via di sviluppo le donne sono tra coloro che hanno tratto maggiore beneficio dalle organizzazioni rurali e da altri tipi di istituzioni innovative.  Le donne rappresentano in media il 43 per cento della forza lavoro agricola dei paesi in via di sviluppo ma rispetto agli uomini sono in genere meno pagate, hanno lavori meno sicuri e minore accesso a risorse agricole quali terra, bestiame, manodopera agricola, istruzione, servizi di divulgazione, credito, fertilizzanti e attrezzature meccaniche.<br /><br />Questa pubblicazione sulle buone pratiche mostra come le organizzazioni rurali, ad esempio le cooperative, possano aiutare le donne a superare le barriere sociali, economiche e ambientali con cui devono fare i conti ogni giorno, offrendo l'accesso ai mercati, al credito, all'informazione, a corsi di divulgazione agricola e alle risorse naturali.<br /><br /><ul><li>In India agricoltrici appartenenti ad un'associazione di donne sono riuscite ad incrementare la produzione di ortaggi grazie ad una migliore gestione delle risorse naturali.  Hanno usato tecniche per un miglior sviluppo dei bacini idrografici per esempio costruendo argini di pietra, e barriere vegetali per controllare l'erosione del suolo, e sono riuscite a recuperare 3.000 ettari di terra scoscesa in 73 villaggi.</li></ul><ul><li>In Burkina Faso, una rete di micro-finanziamenti ha fornito alle donne crediti a breve termine per aiutarle a sostenere lo sviluppo di riso parboiled, che in genere è più commercializzabile a ragione del suo miglior gusto e valore nutritivo.</li></ul><ul><li>In Ghana una cooperativa per la gestione dell'acqua aiuta le donne ad avere accesso alla terra mediante la raccolta di una tariffa d'iscrizione annuale all'associazione con la quale si ha diritto ad un appezzamento da coltivare ad orto. </li></ul><br />Organizzazioni di produttori insieme a collegamenti con le organizzazioni non governative, con la ricerca, con il settore pubblico e privato, possono anche aiutare i produttori su piccoli scala a dare voce alle proprie esigenze e ai propri interessi ed influenzare così i processi decisionali.<em><br /><br /></em>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/124312/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/124312/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 01 Mar 2012 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il nuovo Direttore Generale della FAO rafforza l’impegno per l’eliminazione della fame nel mondo</title>
	
	<description> Due giorni dopo aver assunto l’incarico, il nuovo Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva ha annunciato alla conferenza stampa inaugurale che l’impegno per la totale eliminazione della fame e della denutrizione nel mondo sarà la sua priorità assoluta.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>3 gennaio 2012, Roma </strong>- Due giorni dopo aver assunto l'incarico, il nuovo Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva ha annunciato nel corso della conferenza stampa inaugurale che l'impegno per la totale eliminazione della fame e della denutrizione nel mondo sarà la sua priorità assoluta. </p><p><br />Graziano da Silva ha detto ai giornalisti che con un mandato di soli tre anni e mezzo non c'è tempo da perdere. La FAO comincerà con l'intensificare il suo sostegno a molti paesi a basso reddito e in deficit alimentare, in particolare quelli che affrontano crisi prolungate. <br /><br /> "Porre fine alla fame nel mondo richiede l'impegno di tutti: né la FAO, né altre agenzie o governi - singolarmente - potranno vincere questa battaglia.", ha dichiarato Graziano da Silva, aggiungendo che è suo intendimento lavorare "nel modo più trasparente e democratico possibile" con i paesi membri, le agenzie delle Nazioni Unite, il settore privato, la società civile e gli altri soggetti coinvolti.<br /><br />L'eliminazione della fame nel mondo è la prima delle cinque priorità strategiche che intende perseguire lavorando alla FAO, ha affermato. Le altre sono: adottare sistemi di produzione e consumo alimentare più sostenibili; conseguire una maggiore equità nella gestione globale del cibo; completare il processo di riforma e decentralizzazione della FAO; espandere la cooperazione Sud-Sud e le altre partneship. <br /><br /> <strong>Ricostruire la fiducia</strong><br /><br /> "Dobbiamo ricostruire la fiducia tra il Segretariato e gli Stati Membri per poter andar avanti, ed io conto di farlo promuovendo un rapporto trasparente e costruttivo con gli Stati Membri e gli Organi Direttivi della FAO", ha dichiarato. <br /><br /> Il Direttore Generale ha anche sottolineato che si impegnerà a fondo per rendere la FAO più efficiente e reattiva tramite tagli ai costi e miglioramenti dell'efficienza a livello amministrativo. Ha anche precisato che i guadagni in termini di efficienza non andranno ad inficiare il lavoro tecnico della FAO e dovrebbero anzi essere usati per rafforzare l'assistenza diretta dell'Organizzazione nei paesi assistiti". </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/119352/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/119352/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>José Graziano da Silva inizia il suo mandato come nuovo Direttore Generale della FAO</title>
	
	<description> Il brasiliano José Graziano da Silva è da oggi ufficialmente alla guida della FAO. Da Silva intende promuovere un rinnovato impegno per la sicurezza alimentare, proponendo di incrementare il sostegno della FAO a favore dei Paesi a basso reddito con deficit alimentare – specialmente quelli con crisi prolungate. Graziano da Silva terrà la sua prima conferenza stampa come Direttore Generale martedì 3 gennaio 2012.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p class="MsoNormal"><strong>Roma, 1 gennaio 2012 – </strong>Il brasiliano José Graziano da Silva è da oggi ufficialmente alla guida della FAO.</p> <p class="MsoNormal">Da Silva intende promuovere un rinnovato impegno per la sicurezza alimentare, proponendo di incrementare il sostegno della FAO a favore dei Paesi a basso reddito con deficit alimentare – specialmente quelli con crisi prolungate.<br /><br />“Creeremo gruppi di lavoro che mettano insieme tutte le competenze dell’Organizzazione per dare consulenza sulle politiche di sviluppo, sulla programmazione degli investimenti, sulla mobilizzazione delle risorse, sulla risposta alle emergenze, per uno sviluppo sostenibile”, ha affermato il Direttore Generale.<br /><br />“La lotta per l’eliminazione della fame non deve essere separata dalle altre sfide globali come quella di rilanciare le economie nazionali, proteggere le risorse naturali dal degrado e mitigare e adattarsi al cambiamento climatico”, ha aggiunto.<br /><br />La FAO è stata una delle prime agenzie ONU ad essere create dopo la Seconda Guerra Mondiale, con il presupposto che la pace conseguita avesse creato le condizioni necessarie per assicurare la liberazione dell’umanità dal giogo della fame.<br /><br />Oltre mezzo secolo dopo vi sono ancora circa 925 milioni di persone che soffrono la fame cronica e molti paesi sono be lontani dal raggiungimento del Primo Obiettivo di sviluppo del Millennio di dimezzare tra il 1990 ed il 2015 la proporzione di persone che vivono in condizioni di fame e povertà estrema.<br /><br />Come Direttore Generale della FAO Graziano da Silva punta all’eliminazione della fame, ad una produzione e consumo alimentare sostenibili, ad una maggiore equità nella gestione mondiale degli alimenti, al completamento della riforma interna della FAO per migliorarne l’efficienza, la trasparenza e l’attendibilità, l’allargamento delle partnership e della cooperazione sud-sud.<strong><u><br /><br /></u></strong></p> <p class="MsoNormal">Graziano da Silva terrà la sua prima conferenza stampa come Direttore Generale martedì 3 gennaio 2012. <a href="http://www.fao.org/webcast" title="Per seguirla via webcast: http://www.fao.org/webcast"><strong><u>Per seguirla via webcast: </u></strong></a><a href="http://www.fao.org/webcast" title="Per seguirla via webcast: http://www.fao.org/webcast"><strong><u>http://www.fao.org/webcast</u></strong></a><strong><br /><br />Ottavo Direttore Generale della FAO</strong><br /><br />Da Silva, ottavo Direttore Generale della FAO, subentra al senegalese Jacques Diouf, in carica dal 1994 al 2011.  Il suo mandato va dal 1 gennaio 2012 al 31 luglio del 2015.<br /><br />Graziano da Silva è stato tra i responsabili dell’ideazione e della realizzazione del programma brasiliano “Fame Zero”, lanciato nel 2003 e che ha conseguito enormi risultati.   Tra il 2006 ed il 2011, precedentemente alla sua elezione, è stato Vice Direttore Generale della FAO e Rappresentate Regionale per l’America Latina ed i Caraibi.<br /><br />Da Silva è nato il 17 novembre del 1949.  Di nazionalità brasiliana ed italiana, ha conseguito un Bachelor in Agronomia ed un Master in Economia e Sociologia Rurale presso l’Università di San Paulo ed un PH.D. in Scienze Economiche presso l’Università di Campinas.  Inoltre ha due lauree post-dottorato in Studi Latino Americani (University College di Londra) e in Studi Ambientali (Università della California, Santa Cruz).</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/117617/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/117617/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La corruzione mette a repentaglio l’accesso alla terra e lo sviluppo</title>
	
	<description> Cogliendo nel segno una delle questioni centrali che ultimamente minacciano l'agricoltura e la sicurezza alimentare in tutto il mondo, lo studio fatto dalla FAO e da Trasparency International in più di 61 paesi mostra che una governance debole ha fatto aumentare il rischio di corruzione nel possesso e nell'amministrazione della terra, e ne sta intensificando l'impatto negativo sul suo uso.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 12 dicembre 2011 - </strong>"Una pressione senza precedenti grava oggi sulla terra a causa della coltivazione di nuove aree da parte dei centri urbani in espansione o del suo abbandono a causa del degrado, del cambiamento climatico o dei conflitti", si legge in <a href="http://www.fao.org/docrep/014/am943e/am943e00.pdf" target="_blank" title="il rapporto in inglese">un documento</a> preparato congiuntamente dalla FAO e dall'organizzazione internazionale che vigila sulla corruzione a livello mondiale Trasparency International (TI).<br /><br />"Questa nuova situazione ha avuto pesanti ripercussioni sulle regole, sui processi e sulle istituzioni che determinano quali risorse fondiarie vengono usate, da chi, per quanto tempo e a che condizioni", si legge nel documento.<br /><br />Cogliendo nel segno una delle questioni centrali che ultimamente minacciano l'agricoltura e la sicurezza alimentare in tutto il mondo, lo studio fatto dalla FAO e da Trasparency International in più di 61 paesi mostra che una <em>governance </em>debole ha fatto aumentare il rischio di corruzione nel possesso e nell'amministrazione della terra, e ne sta intensificando l'impatto negativo sul suo uso. <br /><br />"Le conclusioni dello studio riflettono quello che per anni ci hanno detto contadini, pastori, investitori, governi e ONG in molti paesi in via di sviluppo, e cioè che laddove vi è una <em>governance </em>carente vi è sempre un alto rischio di corruzione", dice Alexander Mueller, Vice Direttore Generale della FAO per le Risorse Naturali.<br /><br />"Accesso sicuro alla terra e protezione delle risorse naturali da un loro uso sfrenato sono alcuni degli elementi chiave per garantire la sicurezza alimentare, la stabilità sociale, gli investimenti, la generale crescita economica ed uno sviluppo sostenibile", aggiunge Mueller.<br /><br />"Trasparenza e assunzione di responsabilità contribuiscono ad un ciclo positivo di <em>governance</em>, assicurando che le risorse fondiarie avvantaggino tutti e non solo i potenti", dice Rueben Lifuka, Presidente di Trasparency International Zambia, e Membro del Comitato Esecutivo di TI.<br /><br />"Tuttavia, quando non vi è trasparenza e non si deve rispondere del proprio operato, la corruzione aumenta e minaccia di trasformare la terra in uno strumento di perdita dei diritti per la gente comune.  Per colpa della corruzione, la gente perde i benefici culturali ed economici delle proprie risorse fondiarie", aggiunge Lifuka.<br /><br />Il <a target="_blank">documento di lavoro</a> ha scoperto fenomeni di corruzione nel settore fondiario che vanno da bustarelle e frodi su piccola scala sino ad abusi di grande entità a livello di governi e di potere politico e decisionale.<br /><br />La corsa a investire nei biocombustibili, come modo per mitigare il cambiamento climatico, rappresenta una delle pressioni che gravano sull'uso della terra in molti paesi, specialmente perché "molti paesi con problemi di <em>governance</em> e di corruzione sono considerati le destinazioni più allettanti per investimenti nei biocombustibili", secondo il documento. La FAO e Trasparency International hanno in programma ulteriori indagini ed incontri sulla corruzione dei regimi di proprietà e sull'ordinamento fondiario.<br /><strong><br />Migliorare la <em>governance</em></strong><br /><br />La questione di come rafforzare la <em>governance</em> è attualmente all'esame della FAO e dei suoi partner mediante la proposta di linee guida volontarie per la comunità internazionale.  Della formulazione di <a href="http://www.fao.org/nr/tenure/voluntary-guidelines/en/" target="_blank" title="le direttive (in inglese)">Direttive volontarie per una <em>governance</em> responsabile dei regimi di proprietà applicabili alle terre, alla pesca e alle foreste</a> nel contesto della sicurezza alimentare nazionale" discute attualmente la Commissione sulla Sicurezza Alimentare Mondiale.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/116489/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/116489/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>L'Expo Globale per lo Sviluppo Sud-Sud volge al termine</title>
	
	<description> L’edizione 2011 dell’Expo Globale per lo Sviluppo Sud-Sud si conclude oggi con una cerimonia alla FAO. L’Expo è un evento annuale dedicato ad illustrare esempi positivi di progetti di sviluppo gestiti da paesi del Sud, organizzata annualmente dall’Unità Speciale per la Cooperazione Sud-Sud del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) in vari luoghi nel mondo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>9 dicembre 2011, Roma</strong> - L'edizione 2011 dell'Expo Globale per lo Sviluppo Sud-Sud si conclude oggi con una cerimonia alla FAO. L'Expo è un evento annuale dedicato ad illustrare esempi positivi di progetti di sviluppo gestiti da paesi del Sud, organizzata annualmente dall'Unità Speciale per la Cooperazione Sud-Sud del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) in vari luoghi nel mondo. </p><p><br />Ospitata dalla FAO, quest'anno l'Expo ha voluto puntare l'attenzione sulla situazione dell'insicurezza alimentare globale e guardare ad esempi di cooperazione tra paesi del Sud nella lotta alla fame e alla povertà. </p><p><br />Durante la cerimonia di chiusura di oggi (inizio ore XXX), l'UNDP premierà tre progetti che esemplificano soluzioni vincenti di cooperazione tra paesi del Sud nelle aree: collaborazione, innovazione e leadership. </p><p><br /><strong>Webcast: Cerimonia di chiusura dell'</strong><strong>Expo Globale per lo Sviluppo Sud-Sud</strong></p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/116696/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/116696/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 03:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Rapporto sulla fame nel mondo 2011: I prezzi alimentari resteranno alti e volatili</title>
	
	<description> I prezzi alimentari sono destinati a rimanere sostenuti - e forse ad aumentare - e saranno caratterizzati da grande volatilità, è quanto afferma il rapporto annuale sulla fame nel mondo pubblicato oggi 'The State of Food Insecurity in the World' (SOFI 2011), quest'anno redatto congiuntamente dalle tre agenzie di Roma: la FAO, l'IFAD ed il PAM.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 10 ottobre 2011 - </strong>I prezzi alimentari sono destinati a rimanere sostenuti - e forse ad aumentare - e saranno caratterizzati da grande volatilità, è quanto afferma il rapporto annuale sulla fame nel mondo pubblicato oggi <em><a href="http://www.fao.org/publications/sofi/en/" target="_blank" title="Il SOFI 2011">The State of Food Insecurity in the World</a> </em>(SOFI 2011), quest'anno redatto congiuntamente dalle tre agenzie di Roma: la FAO, (l'Organizzazione ONU per l'alimentazione e l'agricoltura), l'IFAD (il Fondo Internazionale per lo sviluppo agricolo) ed il PAM (il Programma alimentare mondiale).<br /><br />I più a rischio saranno i piccoli paesi, dipendenti dalle importazioni, specialmente quelli africani.  Molti di essi stanno ancora pagando le gravi conseguenze della crisi alimentare e di quella economica del 2006-2008.<br /><br />Crisi come queste, compresa quella nel Corno d'Africa, "mettono a rischio i nostri sforzi per raggiungere l'obiettivo di Sviluppo del Millennio di dimezzare per il 2015 la proporzione di persone che soffrono la fame", mettono in guardia i responsabili delle tre agenzie: Jacques Diouf della FAO, Kanayo F. Nwanze dell'IFAD e Josette Sheeran del PAM, nell'introduzione al rapporto.<br /><br /><strong>Un dato inaccettabile<br /><br /></strong>"Ma anche se gli obiettivi di sviluppo del millennio venissero raggiunti per il 2015, nei paesi in via di sviluppo rimarrebbero comunque circa 600 milioni di persone sottonutrite.  E che 600 milioni di persone soffrano di fame cronica non è mai accettabile".<br /><br />"L'intera comunità internazionale deve agire oggi ed agire in modo efficace per mettere al bando l'insicurezza alimentare dal pianeta", hanno aggiunto.<br /><br />"I Governi devono garantire un contesto normativo trasparente e sicuro, un contesto che promuova gli investimenti privati e faccia incrementare la produttività agricola.  Dobbiamo ridurre lo spreco di cibo nei paesi sviluppati con l'informazione e con politiche adeguate, e ridurre le perdite nei paesi in via di sviluppo con investimenti lungo tutta la catena alimentare, specialmente nella fase del dopo raccolto e della trasformazione alimentare.  Una gestione più sostenibile delle nostre risorse naturali, delle foreste e del patrimonio ittico è cruciale per la sicurezza alimentare dei più poveri", hanno aggiunto.<br /><br /><strong>Prezzi alti e volatili<br /><br /></strong>Quest'anno il rapporto s'incentra sulla volatilità dei prezzi alimentari, identificati come uno dei principali fattori dell'insicurezza alimentare a livello globale e fonte di grave preoccupazione per la comunità internazionale.<br /><br />"L'aumento dei consumi alimentari nelle economie in rapida ascesa, la crescita demografica e l'ulteriore espansione dei biocombustibili pongono un ulteriore pressione sul sistema alimentare", si legge nel rapporto.<br /><br />Per di più, la volatilità dei prezzi alimentari potrebbe aumentare nel prossimo decennio per lo stretto rapporto tra mercato agricolo e mercato energetico e per i sempre più frequenti fenomeni climatici estremi.<br /><br /><strong>Piccoli contadini e consumatori poveri<br /><br /></strong>La volatilità dei prezzi rende i piccoli contadini e i consumatori poveri sempre più vulnerabili ed esposti alla povertà, perchè alterazioni dei prezzi di breve periodo possono avere un impatto di lungo termine sullo sviluppo, fa notare il rapporto.  Un calo del reddito dovuto alle fluttuazioni dei prezzi, che causa un minor consumo di alimenti, può far ridurre l'assunzione di elementi nutritivi, chiave per i bambini durante i primi 1000 giorni dal concepimento, portando ad una riduzione permanente della loro futura capacità di guadagnarsi da vivere ed una maggiore probabilità di povertà nel futuro, con effetti negativi sull'intera economia.<br /><br />Ma l'altalena dei prezzi, fa notare il rapporto, ha colpito i paesi, le popolazioni e le famiglie in modo assai diverso.  I più esposti sono stati i poveri e gli indigenti, particolarmente in Africa, dove il numero delle persone sottonutrite è salito dell'8 per cento tra il 2007 ed il 2008, mentre in Asia è rimasto pressoché costante.<br /><br />Alcuni grandi paesi sono stati in grado di proteggere i propri mercati alimentari dalle turbolenze internazionali con un insieme di misure quali restrizioni commerciali, reti di protezione sociale per i più poveri ed il rilascio delle scorte alimentari.  Tuttavia, l'isolamento commerciale ha a sua volta incrementato i prezzi e la volatilità sui mercati internazionali ed ha aggravato l'impatto della carenza di prodotti alimentari nei paesi che dipendono dalle importazioni, fa notare il rapporto.<br /><br /><strong>Investimenti di lungo termine<br /><br /></strong>Ma economie più forti e prezzi alimentari sostenuti rappresentano incentivi per maggiori investimenti di lungo termine nel settore agricolo, che possono contribuire a migliorare la sicurezza alimentare nel lungo periodo.  Quando gli agricoltori reagiscono all'aumento dei prezzi con un incremento della produzione è fondamentale far leva sulla loro risposta di breve termine con maggiori investimenti in agricoltura, ponendo l'accento su tutte quelle iniziative che vadano a sostegno dei piccoli contadini, che sono in molti paesi in via di sviluppo i principali produttori di cibo.<br /><br />Contemporaneamente, occorrono reti di protezione sociale mirate ad alleviare l'insicurezza alimentare nel breve periodo, che devono essere programmate in anticipo, d'intesa con le popolazioni più vulnerabili.<br /><br />Il rapporto sottolinea che gli investimenti in agricoltura rimangono l'elemento essenziale per una sicurezza alimentare duratura.  I settori chiave verso cui dirigere questi investimenti sono l'irrigazione, migliori pratiche di gestione della terra e lo sviluppo di sementi di migliore qualità mediante la ricerca agricola.  Questo aiuterebbe a ridurre i rischi produttivi con cui devono fare i conti gli agricoltori, specialmente quelli su piccola scala, ed a mitigare la volatilità dei prezzi.<br /><br /><strong>Gli investimenti privati<br /><br /></strong>Le iniziative private di milioni di agricoltori ed imprenditori rurali formeranno il grosso degli investimenti agricoli.  Prezzi alimentari sostenuti hanno anche fornito incentivi per maggiori investimenti da parte delle imprese (comprese entità pubbliche e private internazionali) in tutti i settori della catena produttiva.  E' importante però, sottolinea il rapporto, che tutti gli investimenti tengano in considerazione e rispettino i diritti di tutti gli esistenti fruitori della terra e delle relative risorse naturali, avvantaggino le comunità locali, promuovano la sicurezza alimentare e la sostenibilità ambientale, e contribuiscano all'adattamento ed alla mitigazione degli effetti del cambiamento climatico.<br /><br />Insieme ad un incremento degli investimenti, una maggiore prevedibilità delle politiche ed una generale apertura al commercio sono strategie più efficaci rispetto ad altre come il divieto alle esportazioni, rileva il rapporto.  Politiche commerciali restrittive possono proteggere i prezzi nazionali dalle fluttuazioni dei prezzi internazionali, ma tali restrizioni spesso aumentano la vulnerabilità della produzione nazionale a possibili shock, non riuscendo così a ridurre la volatilità dei prezzi a livello nazionale.  Misure commerciali restrittive inoltre rischiano di far aumentare la volatilità ed i prezzi sui mercati internazionali.<br /><br />La migliore stima della FAO sul numero delle persone che soffrono la fame rimane per il 2010 quella di 925 milioni di persone, mentre per il periodo 2006-2008 era di 850 milioni.  La metodologia usata dalla FAO per calcolare il numero di coloro che soffrono è al momento in fase di revisione, ed è per questo che il rapporto non fornisce stime per il 2011. ]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/92593/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/92593/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 08:00:00 GMT</pubDate>
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<item>
	<title>I mercati cerealicoli rimarranno tesi nonostante l’aumento di produzione</title>
	
	<description> Nonostante le prospettive di un aumento della produzione globale, i mercati cerealicoli mondiali è assai probabile resteranno tesi per il 2011/2012, secondo il rapporto trimestrale della FAO sulle Prospettive dei raccolti e la situazione alimentare pubblicato oggi. Il rapporto prevede che la produzione mondiale di cereali raggiungerà in questa stagione commerciale i 2.310 milioni di tonnellate, un aumento di 68 milioni di tonnellate, pari al 3 %, rispetto al 2010/2011.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 6 ottobre 2011 - </strong>Nonostante le prospettive di un aumento della produzione globale, i mercati cerealicoli mondiali è assai probabile resteranno tesi per il 2011/2012, secondo il rapporto trimestrale della FAO <em><a href="http://www.fao.org/docrep/014/al980e/al980e00.pdf" target="_blank" title="il rapporto in inglese">Crop Prospects and Food Situation</a></em> (Prospettive dei raccolti e situazione alimentare ndt) pubblicato oggi.<br /><br />Il rapporto prevede che la produzione mondiale di cereali raggiungerà in questa stagione commerciale i 2.310 milioni di tonnellate, un aumento di 68 milioni di tonnellate, pari al 3 per cento, rispetto al 2010/2011.  Questa proiezione è 3 milioni di tonnellate superiore rispetto a quello che la FAO aveva previsto lo scorso mese, principalmente per le migliori prospettive dei raccolti di grano e di riso.<br /><br />Questo incremento complessivo annuo comprende infatti aumenti del 4,6 per cento (30 milioni di tonnellate) per la produzione globale di grano, del 3 per cento (14 milioni di tonnellate) per il riso e del 2,1 per cento (24 milioni di tonnellate) per i cereali secondari.<br /><br />Anche l'utilizzazione totale di cereali si prevede aumenterà leggermente per il 2011/2012, attestandosi a 2.302 milioni di tonnellate, vale a dire 1,3 per cento in più del 2010/2011. <br /><br />Ma nonostante questi incrementi previsti, il rapporto avverte che a causa della lenta ripresa economica globale e degli accresciuti rischi di recessione, vi è incertezza per quanto riguarda l'impatto sulla sicurezza alimentare mondiale.  Il peggioramento delle condizioni economiche potrebbe portare ad un aumento della disoccupazione e a un calo dei redditi per i più vulnerabili ed indigenti nei paesi in via di sviluppo.<br /><br /><strong>Calo dei prezzi<br /><br /></strong>Il rapporto afferma che la prevista ripresa della produzione cerealicola globale insieme ad una domanda più bassa di quanto precedentemente anticipato, compresa quella per la produzione di etanolo, contribuiscono ad un calo dei prezzi.  In settembre, i prezzi internazionali di tutti i cereali, ad eccezione di quelli del riso, sono calati bruscamente, a motivo anche delle massicce esportazioni provenienti dalla regione del Mar Nero e delle prospettive di un indebolimento della domanda.<br /><br />L' Indice mensile dei Prezzi Alimentari della FAO, anch'esso pubblicato oggi, ha registrato in settembre un calo del 2 per cento rispetto all'agosto scorso, totalizzando 225 punti, per lo più a causa dei prezzi internazionali più bassi dei cerali, dello zucchero e degli oli.  L'Indice è adesso 13 punti al di sotto del picco di 238 punti raggiunto nel febbraio 2011, ma tuttavia ancora più alto dei 195 punti del settembre 2010.<br /><br /><strong>Leggero aumento degli stock<br /><br /></strong>Le riserve cerealicole mondiali alla chiusura della stagione nel 2012 si prevede si attesteranno a 494 milioni di tonnellate, 7 milioni di tonnellate in più dal loro livello iniziale.  Questo incremento deriverà principalmente dall'aumento di 10 milioni di tonnellate delle scorte mondiali di riso, mentre gli stock di grano aumenteranno solo marginalmente e quelli di cereali secondari invece si ridurranno di 4 milioni di tonnellate  raggiungendo 161 milioni di tonnellate, il livello più basso mai raggiunto dal 2007.  Nell' insieme, lo "<em>stock to use ratio</em>" (il rapporto tra stock finali ed utilizzazioni interne ndt.) per i cereali si prevede resterà basso, intorno al 21 per cento.<br /><br />Dopo aver sofferto cali nei due anni precedenti, il totale delle importazioni di cereali dei Paesi a basso reddito con deficit alimentare (LIFDC) nell'anno commerciale 2011/2012 si prevede aumenterà di circa 4 milioni di tonnellate, un incremento del 5 per cento rispetto al 2010/2011.<br /><br />Questo coincide con la situazione di stagnazione della produzione cerealicola nei paesi LIFDC - ad esclusione dell'India - nel 2011 e della previsione di una costituzione di riserve durante l'anno commerciale.<br /><br /><strong>Zone critiche con prospettive negative<br /><br /></strong>Esaminando la situazione alimentare a livello regionale, il rapporto della FAO segnala che la crisi umanitaria in Africa orientale, e specialmente nel sud della Somalia afflitta da una grave carestia, continua a mietere vittime ed a decimare il bestiame, e che le prospettiva immediate per le aree pastorali colpite dalla siccità rimangono molto negative.  In Somalia la crisi coinvolge quattro milioni di persone, 750.000 delle quali rischiano di morire nei prossimi mesi in assenza di una risposta adeguata.<br /><br />Tuttavia, gli interventi umanitari in corso dovrebbero cominciare a far migliorare la situazione entro la fine dell'anno.<br /><br /><strong>La discontinuità delle precipitazione minaccia i raccolti<br /><br /></strong>In Africa occidentale, diverse aree del Sahel hanno patito piogge irregolari durante la stagione agricola del 2011.  Una cessazione prematura delle piogge porterebbe ad una calo notevole della produzione con conseguente aumento dell'insicurezza alimentare in queste regioni.<br /><br />In Estremo Oriente, si prevede per il 2011 un raccolto record, ma le gravi inondazioni provocate dal monsone in diversi paesi - Bangladesh, Corea del Nord, India, Laos, Pakistan, Tailandia e Filippine - potrebbero far abbassare il dato finale.  In particolare, le inondazioni nella provincia di Sindh in Pakistan hanno provocato gravi devastazioni che hanno colpito oltre 8 milioni di persone, distruggendo circa 880.000 ettari di coltivazioni e causando la morte di molti capi di bestiame.<br /><br />Le ultime stime della FAO indicano che 32 paesi nel mondo avranno bisogno di aiuti esterni a causa della perdita dei raccolti, di conflitti o di situazioni di insicurezza, di disastri naturali o di prezzi alimentari elevati a livello nazionale.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/92570/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/92570/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 05 Oct 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Una riunione sul Corno d’Africa sollecita ad affrontare le cause ultime della carestia</title>
	
	<description> I governi, le agenzie delle Nazioni Unite e le organizzazioni internazionali riunite oggi a Roma hanno esortato la comunità internazionale a proseguire nel proprio supporto alle operazioni volte a salvare vite umane nel Corno d’Africa, ma hanno anche posto l’accento sulla necessità di fornire aiuto immediato agli agricoltori produttori di cibo ed agli allevatori, per evitare che la crisi si aggravi.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>18 agosto 2011, Roma</strong><strong> </strong>- I governi, le agenzie delle Nazioni Unite e le organizzazioni internazionali riunite oggi a Roma hanno esortato la comunità internazionale a proseguire nel proprio supporto alle operazioni volte a salvare vite umane nel Corno d'Africa, ma hanno anche posto l'accento sulla necessità di fornire aiuto immediato agli agricoltori produttori di cibo ed agli allevatori, per evitare che la crisi si aggravi.<br /> <br /> <br /> All'incontro di oggi hanno partecipato i ministri dell'agricoltura dei paesi del Corno d'Africa, ministri e rappresentanti degli stati membri della FAO, dell'Unione Africana, della presidenza del G20 (Francia), del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), del Programma Alimentare Mondiale (WFP), il rappresentante del segretario Generale dell'ONU, l'Oxfam e molte altre organizzazioni internazionali e della società civile.<br /> <br /> L'incontro, durato l'intera giornata, si è concluso con l'auspicio che si possa operare su due direttrici, affrontando sia i bisogni urgenti di assistenza, sia le cause ultime del problema e rafforzare così la capacità di adattamento delle popolazioni di fronte a future crisi.<br /> <br /> "Anche se oggi siamo impegnati a salvare vite, dovremmo guardare oltre ed agire per prevenire calamità future. Dobbiamo cominciare a costruire per il futuro ora. Sono già disponibili piani d'investimento completi, approvati dai governi, ma i deficit di finanziamento sono grandi ed evidenti. Se i governi e i donatori non investono nell'agricoltura ora, la terribile carestia che stiamo combattendo e cercando di mitigare, tornerà, ricoprendoci di vergogna." ha dichiarato il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf.<br /> <br /> "Nutrire gli affamati non pone fine alla fame, a meno che non aiutiamo le persone a provvedere per il proprio futuro. Se i donatori, le agenzie di sviluppo e i governi non si interessano anche del medio e del lungo termine, queste tragedie accadranno ancora" ha affermato il Vicepresidente dell'IFAD Yukiko Omura. "Non possiamo controllare le siccità, ma possiamo controllare la fame. Per farlo, dobbiamo investire nei piccoli agricoltori, consentendo loro di poter nutrire le loro comunità e le loro famiglie".<br /> <br /> La Direttrice Esecutiva Aggiunta del WFP, Sheila Sisulu ha dichiarato: "Utilizzando il potere delle istituzioni regionali e delle collaborazioni, le istituzioni nazionali, la volontà politica e l'impegno internazionale, possiamo spezzare questo ciclo, rafforzando la resistenza degli insediamenti, proteggendo le risorse produttive e ponendo in atto misure per evitare simili crisi quando le piogge, inevitabilmente, torneranno a essere scarse in futuro.<br /> <br /> "Quello che sta affliggendo la regione del Corno d'Africa oggi dimostra fino a che punto i mezzi di sussistenza in questo continente siano vulnerabili alle crisi. Di qui la necessità di affrontare l'estrema vulnerabilità di tali mezzi di sussistenza e delle economie delle comunità e delle nazioni" ha affermato Tumusiime Rhoda Peace, Commissaria per l'economia rurale e l'agricoltura dell'Unione Africana.<br /> <strong><br /> Salvaguardare la produzione alimentare locale</strong><br /> <br /> Mentre la crisi alimentare in Africa è stata provocata dalla siccità, dai conflitti e dagli elevati prezzi alimentari, le cause di fondo della vulnerabilità della regione a tali shock risiedono nell'insufficienza di investimenti in agricoltura e nella gestione inadeguata delle risorse naturali.<br /> Le misure di carattere immediato presentate come priorità nel corso dei colloqui odierni includono:<br /><br /> </p><ul><li> Garantire che vengano soddisfatti i bisogni di assistenza alimentare ed esteso il supporto alla nutrizione </li></ul><ul><li> Salvaguardare il bestiame superstite per proteggere la sicurezza alimentare degli allevatori</li></ul><ul><li> Tutelare l'imminente stagione di semina, che inizia in ottobre, assicurando agli agricoltori l'accesso a input come sementi, fertilizzanti e acqua per irrigazione</li></ul><ul><li> Espandere i programmi "denaro in cambio di lavoro" che permettono alla popolazione di acquistare cibo ai mercati locali e scongiura la vendita di beni </li></ul><p> <br /> La riunione ha anche sottolineato l'importanza vitale delle azioni di supporto mirate ad affrontare le cause ultime del problema del Corno d'Africa:<br /><br /> </p><ul><li> Proteggere e risanare le risorse delle terre degradate</li></ul><ul><li> Migliorare la gestione dell'acqua ed espandere l'irrigazione (solo l'1% delle terre della regione del Corno d'Africa è irrigato, contro il 7% dell'Africa e il 38% dell'Asia)</li></ul><ul><li> Migliorare le pratiche di gestione degli animali, delle piante e dei pascoli dei piccoli agricoltori per renderli meno vulnerabili agli imprevisti e alla variabilità del clima</li></ul><ul><li> Rafforzare i servizi di sanità animale delle comunità</li></ul><ul><li> Identificare opzioni praticabili e alternative accettabili per i mezzi di sussistenza pastorale</li></ul><p> <br /> I partecipanti hanno specificato che tali attività dovrebbero beneficiare di un supporto prolungato, ripartito su più anni, ed andare di pari passo con i miglioramenti nei servizi basilari come l'istruzione, la sanità e l'acqua potabile.<br /> <br /> La riunione ha raccomandato inoltre di proseguire nell'appoggio al Programma Dettagliato di Sviluppo dell'Agricoltura in Africa (CAADP), promosso dall'Unione Africana, che prevede un aumento degli investimenti per supportare la tenuta dei mezzi di sussistenza nelle aree tendenti alle siccità.<br /> <br /> <strong>Dalla crisi alla ripresa</strong><br /> <br /> La riunione tecnica è stata organizzata dalla FAO come prosieguo alla riunione ministeriale di emergenza sul Corno d'Africa convocata lo scorso 25 luglio 2011 su richiesta della presidenza francese del G20. L'evento aveva l'obiettivo di fare il punto sugli interventi immediati e di più lungo termine decisi a seguito della crisi. Le raccomandazioni elaborate nei colloqui orienteranno gli sforzi internazionali e aiuteranno a preparare i prossimi eventi di sensibilizzazione, raccolta fondi e coordinamento in favore delle popolazioni colpite nella regione.<br /> <br /> </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/86854/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/86854/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 16 Aug 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
</item>
<item>
	<title>Riunione ministeriale d’emergenza in soccorso del Corno d’Africa</title>
	
	<description> La comunità internazionale si è riunita oggi a Roma presso la FAO per coordinare gli aiuti alle popolazioni del Corno d'Africa colpite da siccità e carestia, e concordare un programma che nell'immediato scongiuri la catastrofe incombente e dall'altro serva a gettare le basi per la costruzione di una sicurezza alimentare di lungo termine nella regione.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 25 luglio 2011 - </strong>La comunità internazionale si è riunita oggi a Roma presso la FAO per coordinare gli aiuti alle popolazioni del Corno d'Africa colpite da siccità e carestia, e concordare un programma che nell'immediato scongiuri la catastrofe incombente e dall'altro serva a gettare le basi per la costruzione di una sicurezza alimentare di lungo termine nella regione.<br /><br />All'incontro, organizzato dalla FAO su richiesta urgente della Presidenza francese di turno del G20, hanno partecipato Ministri e delegati ad alto livello dei 191 paesi membri della FAO, di altre agenzie ONU e di organizzazioni internazionali e non governative.<br /><br />La crisi alimentare nel Corno d'Africa, scatenata da un concatenarsi di cause quali siccità, conflitti armati e rialzo dei prezzi alimentari, sta colpendo oltre 12 milioni di persone, con due regioni nel sud della Somalia già in una situazione di grave carestia.<br /><br />I partecipanti alla riunione d'emergenza hanno concordato che "se la crisi non verrá fermata al più presto, potrebbe rapidamente diventare un disastro umanitario di grandi dimensioni in molte parti della regione del Corno d'Africa. E' dunque di primaria importanza che noi ci si faccia carico dei bisogni delle popolazioni colpite e dei mezzi di sussistenza dai quali esse dipendono per la propria sopravvivenza".<br /><br /><strong>Salvare vite umane e mezzi di sussistenza<br /><br /></strong>Il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf intervenendo ha detto: "Gli effetti congiunti di siccità, inflazione e conflitti hanno causato una situazione catastrofica che richiede un urgente e robusto sostegno internazionale. Se vogliamo evitare future carestie e crisi alimentari nella regione, i paesi e la comunità internazionale tutta devono con urgenza sostenere il settore agricolo ed accelerare gli investimenti nello sviluppo rurale".<br /><br />Il Ministro francese dell'Agricoltura, Bruno Le Maire ha affermato: "Questa crisi mette in evidenza quanto sia urgente attuare il piano d'azione contro la volatilitá dei prezzi agricoli adottato dai ministri dell'Agricoltura del G20 il 23 giugno scorso a Parigi, soprattutto per quanto riguarda il coordinamento internazionale delle politiche agricole, della produzione e della produttivitá del settore e la creazione di riserve alimentari d'emergenza per fare fronte alle crisi alimentari". <br /><br />"Molte delle donne che ho incontrato in Somalia e Kenia nei giorni scorsi avevano perso i figli e non avevano alcun mezzo di sussistenza se non gli aiuti umanitari forniti dalle agenzie sul campo", ha affermato Josette Sheeran Direttrice Esecutiva del PAM. "Questa siccitá ha straziato il Corno d'Africa, dove ora piú di 11 milioni di persone hanno bisogno di assistenza alimentare. In questo momento siamo particolarmente preoccupati per la Somalia ed è di vitale importanza riuscire a raggiungere con gli aiuti chi si trova all'epicentro della carestia, portando alimenti altamente vitaminizzati che sono indispensabili per i bambini."<br /><br />Il Presidente dell'IFAD Kanayo F. Nwanze ha detto: "Ricostituire la capacità di risposta e di ripresa delle comunità agricole e pastorizie del Corno d'Africa - ed in tutto il mondo - richiede un impegno di lungo periodo.  Ma l'attuale devastante situazione del Corno d'Africa non ci lascia molto tempo a disposizione.  E' necessario incrementare gli  investimenti adesso, in modo che quando il prossimo periodo di siccità arriverà, in qualsiasi parte del mondo, non causi così tanta sofferenza e disperazione.  La pioggia potrebbe non arrivare, ma noi dovremo esserci".<br /><br />La responsabile di Oxfam Barbara Stocking ha aggiunto:" Oggi nel Corno d'Africa moltissime vite sono appese ad un filo. I leader mondiali non hanno scuse per non rispondere generosamente a questa emergenza. Non possono esistere problemi piú pressanti, piú urgenti, piú gravi di milioni di vite intrappolate davanti allo spettro della carestia in quest'angolo d'Africa. E' davvero scandaloso che tutti gli appelli e gli avvertimenti siano stati sinora inascoltati e che le lezioni di precedenti carestie sono state ignorate.  Adesso dobbiamo salvare vite, ma dobbiamo anche far sì che queste popolazioni abbiano un futuro.  Soprattutto dobbiamo costruire un sistema alimentare globale che consenta a tutti di avere cibo a sufficienza".<br /><br /><strong>Una risposta guidata dai paesi colpiti<br /><br /></strong>Nella riunione si è concordato che siano i governi dei sei paesi colpiti dalla crisi a gestire la risposta, tenuti informati dal Piano d'azione per il Corno d'Africa del Comitato permanente interagenzie (IASC).<br /><br />Si è sottolineato come ancora ci sia un margine per intervenire a sostegno delle popolazioni colpite, per rimettere in piedi i loro mezzi di sussistenza e consentire a queste comunità di piccoli contadini, pastori e pescatori di superare la crisi nell'ambito delle proprie realtà, aggiungendo che andrebbe evitata per quanto possibile la costituzione di campi profughi con l'aggregazione di un enorme numero di sfollati.<br /><br />I partecipanti hanno concordato che un sostegno specifico vada dato a tutti coloro che vivono di pastorizia, che nella regione rappresenta un sistema di sopravvivenza dinamico e sostenibile.  E' stato infatti evidenziato come il nomadismo dei pastori e delle loro mandrie all'interno dei paesi ed attraverso le frontiere potrebbe rappresentare un elemento essenziale per salvare vite e preservare le basi dell'alimentazione e della sicurezza nutrizionale.<br /><br /><strong>Le questioni umanitarie<br /><br /></strong>Assicurare una sicurezza alimentare e nutrizionale di lungo periodo nel Corno d'Africa richiede affrontare una serie di complesse questioni umanitarie che affliggono la regione: conflitti armati, la difesa di un ambito umanitario in cui intervenire, la nutrizione, la riduzione della vulnerabilità ai disastri, la mancanza di servizi sanitari e scolastici, la capacità di adattamento al cambiamento climatico.  In aggiunta occorre che gli investimenti in un'agricoltura sostenibile diventino una priorità insieme a politiche che la sostengano e l'aiutino a crescere ed espandersi.  C'è poi un'altra questione centrale che riguarda il carico di lavoro delle donne ed il loro controllo delle risorse produttive.<br /><br />"Ci impegniamo ad assicurare una risposta immediata ed appropriata per far sì che le comunità ed i paesi colpiti siano messi nelle condizioni di preservare i loro fragili mezzi di sussistenza dai quali dipende la sopravvivenza di così tante persone, mentre contemporaneamente si lavori alla costruzione di una capacità di resistenza di lungo periodo che salvaguardi le basi fondamentali della sicurezza alimentare e assicuri una riduzione sostenibile di fame e malnutrizione", hanno concordato i partecipanti alla riunione nel documento finale.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La siccità nel Corno d’Africa minaccia milioni di persone</title>
	
	<description> Il numero delle persone che rischiano grave scarsità di cibo è destinato ad aumentare a causa della grave siccità e dei prezzi alti del cibo e del combustibile che continuano ad affliggere il Corno d’Africa. In tutti i paesi della regione si registra grave malnutrizione diffusa e si stima che siano oltre 8 milioni le persone che hanno bisogno di aiuti umanitari d’emergenza in Etiopia, Gibuti, Kenya e Somalia.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma/Nairobi, 14 giugno 2011 - </strong>Il numero delle persone che rischiano grave scarsità di cibo è destinato ad aumentare a causa della grave siccità e dei prezzi alti del cibo e del combustibile che continuano ad affliggere il Corno d'Africa, ha avvertito oggi la FAO.<br /><br />In tutti i paesi della regione si registra grave malnutrizione diffusa e si stima che siano oltre 8 milioni le persone che hanno bisogno di aiuti umanitari d'emergenza in Etiopia, Gibuti, Kenya e Somalia.<br /><br />Nella regione, per la seconda stagione consecutiva, le piogge sono state molto scarse ed al di sotto della media.  Questo ha provocato la perdita dei raccolti, l'esaurimento dei pascoli ed un'alta mortalità di bestiame.<br /><br />"La crisi attuale non è un'improvvisa emergenza naturale ma piuttosto una caratteristica cronica della regione.  La sfida che ci troviamo di fronte è quella di mettere i piccoli contadini ed i pastori nelle condizioni di adattarsi a condizioni meteorologiche variabili ed ai sempre più frequenti eventi climatici estremi", dice Rod Charters, Coordinatore della FAO per le emergenze in Africa orientale e centrale.<br /><br />"Insieme ai nostri partner del "Gruppo di lavoro per la sicurezza alimentare e la nutrizione", ci siamo preparati ad affrontare questa siccità sin dallo scorso anno quando si è registrata una estrema scarsità di precipitazioni.  La FAO ha lanciato più volte lo stato d'allerta ed ha sostenuto i programmi di preparazione e risposta all'emergenza". <br /><br />In <strong>Somalia </strong>i tassi di denutrizione sono tra i più alti al mondo.  Nel sud del paese si stima che un bambino su quattro sia denutrito in modo grave.  La siccità sta colpendo l'intero paese, causando morie di bestiame e facendo schizzare i prezzi alimentari alle stelle.  Questa situazione rende sempre più difficile per le famiglie procurarsi da mangiare.  <br /><br />Attualmente sono 2,5 milioni le persone che in Somalia hanno bisogno di aiuti umanitari - vale a dire un abitante su tre - ma con il conflitto in corso nel sud del paese, e con le prospettive negative dei raccolti, saranno molti di più i somali che avranno bisogno d'assistenza alimentare alla fine della stagione.<br /><br />In <strong>Kenya</strong>, si stima che siano più di 2,4 milioni le persone che non riescono ad avere accesso al cibo ed all'acqua, principalmente nel nord e nel nordest del paese, dove la popolazione è dedita per lo più alla pastorizia.   Si prevede che la situazione alimentare si deteriorerà ulteriormente dal momento che nelle zone colpite dalla siccità è crollata la produzione di latte.  E non vi sono prospettive di miglioramento prima di ottobre, quando si spera dovrebbero iniziare le piogge. <br /><br />Per di più le distanze per raggiungere fonti d'acqua sono più che raddoppiate ed in molte zone occorre percorrere 30/40 km.  I conflitti sorti per spartirsi i pochi pascoli rimasti hanno causato perdita di vite umane e di bestiame. <br /><br />Sono necessari interventi urgenti per mitigare l'impatto che sta avendo la siccità e proteggere le popolazioni da un ulteriore deterioramento delle condizioni di vita e dalla denutrizione.<br /><br />In <strong>Etiopia, </strong>in conseguenza dell'evento climatico La Niña, per due stagioni consecutive vi sono state piogge scarsissime.  Questo ha provocato penuria d'acqua, pascoli scarsi ed un notevole deterioramento delle condizioni di salute degli animali che ha portato al crollo dei prezzi del bestiame nei bassopiani del sud e del sudest. <br /><br />Nella zona di Borana, al confine meridionale con il Kenya, sono andati perduti oltre 22.000 capi di bestiame.  La siccità ha avuto ripercussioni pesanti su una delle due stagioni produttive del paese, la stagione "Belg", i cui raccolti si sarebbero dovuti mietere in giugno/luglio, ma che si prevede sarà molto scarsa soprattutto nelle regioni di Oromia, del Tigri, di Ahmara e del SNNP (Nazionalità e popoli delle nazioni del sud).<br /><br />All'inizio del mese il numero delle persone che necessitavano di aiuti umanitari in Etiopia era stimato intorno agli 11,4 milioni di persone, di cui 3,2 milioni avevano bisogno di assistenza d'emergenza e 8,2 erano registrati sotto il programma di assistenza di più lungo periodo.<br /><br />A <strong>Gibuti</strong> la siccità attuale insieme ai prezzi sostenuti degli alimenti di base, all'alto tasso di disoccupazione e all'aumentata migrazione rurale verso i centri urbani, hanno peggiorato la situazione alimentare delle famiglie.  Si prevede inoltre che la carenza d'acqua a Gibuti City diventerà un problema sempre più grave nei prossimi mesi, in coincidenza con il picco della domanda.<br /><br /><strong>L'aumento dei prezzi delle derrate e del carburante<br /><br /></strong>I prezzi alti raggiunti da derrate e combustibile si sono aggiunti ad una situazione di già grave difficoltà delle famiglie povere di procurarsi cibo a sufficienza.  In alcuni mercati al dettaglio della Somalia si sono registrati prezzi record, a Mogadiscio ed a Marka ad esempio, ad aprile i prezzi del sorgo erano 150/180 % più alti di un anno fa.  <br /><br />Una situazione simile si è verificata in Kenya, dove i prezzi all'ingrosso del mais nei principali mercati cittadini di Nairobi e Mombasa erano circa 60/85 % superiori ai livelli del maggio 2010.  <br /><br />Anche in Etiopia, dove i mercati avevano registrato livelli abbastanza bassi sino all'inizio del 2011 per la buona produzione della stagione principale nel 2010, a partire da febbraio si è registrata una brusca impennata dei prezzi dei cereali ed i prezzi del mais tra marzo e maggio sono aumentati tra il 60 ed il 120 per cento.<br /><br /><strong>Occorrono aiuti urgenti <br /><br /></strong>Il Corno d'Africa necessita urgentemente di fondi aggiuntivi per proteggere, laddove è ancora possibile, i capi di bestiame sopravvissuti, e rimettere in piedi il settore zootecnico, distribuire appropriati fattori produttori - sementi resistenti alla siccità, foraggio ed acqua per gli allevamenti - dare assistenza nelle attività di sorveglianza e controllo delle malattie di animali e piante. <br /><br />Nel breve e medio periodo devono continuare le attività di formazione dei contadini su come incrementare la produzione in condizioni di aridità, sulle migliori pratiche di gestione delle scarse risorse idriche per rafforzare le comunità e far sì che in futuro siano meglio attrezzate per rispondere a possibili disastri. <br /><br />In tutta la regione, la FAO ha assistito le popolazioni locali ed i governi con interventi per ripristinare le strutture idriche, con la distribuzione di sementi, attrezzi ed altri input agricoli, e con le attività di produzione e salute animale. In partenariato con istituzioni governative, ONG ed altre agenzie ONU, la FAO coordina adesso tutti gli interventi connessi con la siccità nella regione. <br /><br />La FAO sta lavorando anche per cercare di limitare l'impatto della variabilità del clima sulle popolazioni dedite alla pastorizia mediante la raccolta sistematica di dati ed informazioni, cercando di identificare lacune negli interventi in corso e sviluppando strategie per far sì che le comunità colpite siano meglio preparate in futuro.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 08:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Ripartire dalla natura per lo sviluppo agricolo</title>
	
	<description> La FAO ha annunciato oggi il lancio di una nuova grande iniziativa per riuscire a produrre più cibo per una popolazione mondiale in continua crescita in modo sostenibile dal punto di vista ambientale. Il nuovo approccio si rivolge soprattutto ai piccoli contadini dei paesi in via di sviluppo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 13 giugno 2011 - </strong>La FAO ha annunciato oggi il lancio di una nuova grande iniziativa per riuscire a produrre più cibo per una popolazione mondiale in continua crescita in modo sostenibile dal punto di vista ambientale.<br /><br />L'appello della FAO per un'intensificazione della produzione agricola che sia sostenibile, ad oltre mezzo secolo dalla Rivoluzione Verde degli anni '60, è contenuto in una nuova pubblicazione "<a href="http://www.fao.org/ag/save-and-grow/" target="_blank"><em>Save and Grow</em></a>" curata dalla Divisione FAO Produzione vegetale e protezione delle piante.<br /><br /><strong>Puntare sui piccoli contadini<br /><br /></strong>Il nuovo approccio si rivolge soprattutto ai piccoli contadini dei paesi in via di sviluppo.  Aiutare le famiglie rurali a basso reddito dei paesi in via di sviluppo - circa 2,5 miliardi di persone - ad economizzare sui costi di produzione e costruire prosperi sistemi agro-alimentari, li metterà nelle condizioni di massimizzare le rese ed investire i risparmi nella salute e nella scolarizzazione.<br /><br />Si stima che la Rivoluzione verde abbia salvato dalla carestia un miliardo di persone, e che tra il 1960 ed il 2000 sia riuscita a produrre cibo più che a sufficienza per una popolazione mondiale che nello stesso periodo era raddoppiata, passando da 3 a 6 miliardi di persone.<br /><br /><strong>Preservare per crescere<br /><br /></strong>Tuttavia, l'attuale paradigma di produzione intensiva non riesce più a stare al passo con le sfide poste dal nuovo millennio.  Per crescere l'agricoltura deve ora imparare a preservare.<br /><br />L'approccio "produrre di più con meno" attinge in parte alle tecniche dell'agricoltura di conservazione - una serie di pratiche agronomiche che permettono una migliore gestione del suolo, limitando gli effetti negativi sulla sua composizione. Per fare questo essa promuove una lavorazione minima del terreno, facendo a meno di un'aratura profonda, per mantenere in modo permanente la copertura organica.  I residui delle coltivazioni vengono lasciati sui campi e si fanno rotare le colture alternando quelle cerealicole con le leguminose che arricchiscono il terreno.  <br /><strong><br />Irrigazione di precisione<br /><br /></strong>Tra le altre tecniche sviluppate dalla FAO e dai suoi partner nel corso degli ultimi anni ed ora presentate nella pubblicazione "<em><em>Save and Grow</em></em>"<em>, </em> vi è l'irrigazione di precisione, per produrre di più con meno acqua, ed un impiego più preciso dei fertilizzanti per raddoppiare l'ammontare di nutrienti assorbiti dalle piante.<br /><br />La gestione integrata delle infestazioni parassitarie, le cui tecniche combattono i parassiti senza un eccessivo ricorso ai pesticidi, è un altro elemento chiave.<br /><br />Questi metodi aiutano le colture ad adattarsi al cambiamento climatico e non solo fanno produrre più cibo, ma contribuiscono anche a ridurre il fabbisogno di acqua del 30 per cento ed i costi energetici sino al 60 per cento.  In alcuni casi si possono incrementare le rese di sei volte, come dimostrano i test effettuati di recente in Africa australe.  Le rese dei coltivatori che hanno seguito queste tecniche in 57 paesi a basso reddito sono aumentate di circa l'80 per cento.<br /><br /><strong>Rispettare gli ecosistemi<br /><br /></strong>Questo nuovo modello produttivo proposto dalla FAO incorpora anche un approccio che rispetta gli ecosistemi e capitalizza il ruolo della natura nella crescita delle colture - sostanze organiche contenute nel suolo, regolazione del flusso idrico, predatori contro i parassiti, pollinazione naturale. <br /><br />Questo nuovo approccio affonda le sue radici sull'esperienza fatta con la Rivoluzione Verde degli anni '60, che puntava ad innalzare i livelli produttivi, trascurando però l'impatto ambientale.<br /><br /><strong>La biodiversità<br /><br /></strong>Decenni di coltivazione intensiva hanno talvolta degradato terre una volta fertili ed esaurito le falde acquifere, provocato recrudescenze di infestazioni parassitarie, eroso la biodiversità, inquinato l'aria, il suolo e l'acqua.  Peraltro va notato che stanno calando i tassi di crescita dei rendimenti dei principali cereali.<br /><br />Per nutrire una popolazione mondiale che si prevede nel 2050 raggiungerà i 9,2 miliardi di persone - che nei paesi in via di sviluppo implica riuscire a soddisfare una domanda alimentare raddoppiata - non c'è altra scelta se non intensificare ulteriormente la produzione agricola.  Per sconfiggere la fame e soddisfare la domanda di cibo per il 2050, la produzione deve crescere del 70 per cento nel mondo, e del 100 per cento nei paesi in via di sviluppo.<br /><br />L'elemento chiave per vincere questa sfida sta in un'intensificazione della produzione che sia sostenibile, che è quello che viene proposto in "<em><em>Save and Grow</em></em>".  Questo implicherà un passaggio da un modello omogeneo di produzione agricola a sistemi produttivi responsabili che si adattino ai diversi luoghi e situazioni. <br /><strong><br />Il sostegno agli agricoltori<br /><br /></strong>Sarà inoltre necessario dare sostegno agli agricoltori così che possano apprendere le nuove pratiche e tecnologie, mentre i governi da parte loro dovranno rafforzare i programmi nazionali di miglioramento e selezione delle specie vegetali per sviluppare nuove varietà di sementi resistenti ai cambiamenti climatici.<br /><br />I governi dovranno anche fornire incentivi all'adozione di questo nuovo modello, come ad esempio ricompensare la buona gestione degli ecosistemi e promuovere maggiori investimenti in agricoltura.  I paesi sviluppati dovranno incrementare la quota di aiuti ufficiali allo sviluppo da destinare all'agricoltura dei paesi in via di sviluppo, i quali da parte loro dovranno allocare una quota più ampia dei loro budget nazionali al settore agricolo.  Lo studio auspica anche un aumento degli investimenti del settore privato sia a livello nazionale che internazionale.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/80136/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/80136/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Ridurre gli sprechi alimentari per nutrire il mondo</title>
	
	<description> Secondo uno studio commissionato dalla FAO, circa un terzo del cibo prodotto ogni anno per il consumo umano – grosso modo 1,3 miliardi di tonnellate – va perduto o sprecato.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 11 maggio 2011 - </strong>Secondo uno studio commissionato dalla FAO, circa un terzo del cibo prodotto ogni anno per il consumo umano - grosso modo 1,3 miliardi di tonnellate - va perduto o sprecato.<br /><br />Il documento, <em><a href="http://www.fao.org/fileadmin/user_upload/ags/publications/GFL_web.pdf" target="_blank" title="pdf, in inglese">Global Food Losses and Food Waste</a></em> (Perdita e spreco di cibo a livello mondiale ndt.), è stato commissionato dalla FAO all'Istituto svedese per il cibo e la biotecnologia (SIK) in occasione di <em>Save the food!</em>, il congresso internazionale che si tiene a Dusseldorf il 16 e17 maggio nell'ambito della fiera dell'industria d'imballaggio, Interpack2011.<br /><br />Lo studio ha inoltre evidenziato che:</p><ul><li>I paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo dissipano all'incirca la stessa quantità di cibo - rispettivamente 670 e 630 milioni di tonnellate.</li></ul><ul><li>Ogni anno i consumatori dei paesi ricchi sprecano quasi la stessa quantità di cibo (222 milioni di tonnellate) dell'intera produzione alimentare netta dell'Africa sub-sahariana (230 milioni di tonnellate).</li></ul><ul><li>Frutta e verdura, insieme a radici e tuberi, sono gli alimenti che vengono sprecati maggiormente.</li></ul><ul><li>L'ammontare di cibo che va perduto o sprecato ogni anno è equivalente a più di metà dell'intera produzione annuale mondiale di cereali (2,3 miliardi di tonnellate nel 2009/2010). </li></ul><p><strong>Perdite e sprechi<br /><br /></strong>Il rapporto distingue tra perdite alimentari e spreco di cibo.  Le perdite alimentari - che avvengono in fase di produzione, di raccolto e dopo raccolto, e di lavorazione - sono più rilevanti nei paesi in via di sviluppo a causa delle infrastrutture carenti, della scarsa tecnologia e della mancanza di investimenti nei sistemi agro-alimentari.<br /><br />Lo spreco di cibo è invece più un problema dei paesi industrializzati, che assai spesso avviene a livello di venditori e consumatori che gettano nella spazzatura cibo in perfette condizioni che si potrebbe benissimo mangiare.  In Europa ed in Nord America lo spreco pro capite da parte del consumatore è calcolato intorno ai 95-115 kg all'anno, mentre in Africa sub-sahariana e nel sudest asiatico ammonta a soli 6-11 kg l'anno.<br /><br />La produzione alimentare totale pro capite destinata al consumo umano è calcolata nei paesi ricchi intorno ai 900 kg l'anno, quasi il doppio dei 460 kg che vengono prodotti nei paesi più poveri.  Nei paesi in via di sviluppo il 40 per cento delle perdite avviene nella fase del dopo raccolto e nella lavorazione, mentre nei paesi industrializzati più del 40 per cento delle perdite avviene a livello di rivenditore e di consumatore.<br /><br />Le perdite al momento del raccolto e del magazzinaggio si traducono in perdite di reddito per i piccoli contadini ed in prezzi più alti per i consumatori poveri, fa notare il rapporto.  La riduzione delle perdite potrebbe dunque avere un impatto "immediato e significativo" sulle loro condizioni di vita e sulla sicurezza alimentare.<br /><br /><strong>Sperpero di risorse<br /><br /></strong>Perdite e sprechi significano anche enorme sperpero di risorse come acqua, terra, energia, manodopera e capitale oltre a produrre inutile emissioni di gas serra e contribuire a riscaldamento globale e cambiamento climatico.<br /><br />Il rapporto offre una serie di suggerimenti pratici su come ridurrli.  Nei paesi in via di sviluppo il problema è principalmente dovuto a tecniche inadeguate di produzione, ad una gestione carente del dopo raccolto, alla mancanza di infrastrutture adeguate di trasformazione alimentare e d'imballaggio, ed alla mancanza di informazioni sulla commercializzazione che consentirebbe alla produzione di meglio adeguarsi alla domanda.<br /><br />Il consiglio in questi casi è dunque quello di rafforzare la filiera agro-alimentare assistendo i piccoli contadini a collegarsi direttamente con gli acquirenti.  Il settore pubblico e privato dovrebbero inoltre investire di più nelle infrastrutture, nel trasporto, nella trasformazione e nell'imballaggio.<br /><br />Nei paesi a medio e alto reddito invece le perdite alimentari derivano principalmente dal comportamento del consumatore ed anche dalla mancanza di comunicazione tra i diversi settori della catena alimentare.<br /><br /><strong>Eccessiva enfasi sull'apparenza<br /><br /></strong>A livello di dettagliante grandi quantità di cibo vengono sprecate anche a causa di standard di qualità che danno eccessiva importanza all'apparenza.  Ricerche mostrano che il consumatore sarebbe disposto a comprare prodotti che non rispondono a questi standard di apparenza purché essi siano sicuri ed abbiano un buon sapore.  Di conseguenza i consumatori hanno il potere di influenzare gli standard di qualità e dovrebbero esercitarlo, secondo il rapporto.<br /><br />Vendere i prodotti della terra direttamente senza dover conformarsi alle norme qualitative dei supermercati è un altro dei suggerimento proposti dal rapporto.  Questo potrebbe avvenire tramite negozi e mercati gestiti dai produttori.<br /><br />Si dovrebbe inoltre trovare un buon utilizzo del cibo che altrimenti viene gettato via.  Organizzazioni commerciali e di beneficenza potrebbero lavorare con i dettaglianti per raccogliere e dopo vendere o distribuire prodotti destinati all'eliminazione ma ancora buoni in termini di sicurezza, sapore e valore nutritivo.<br /><br /><strong>Cambiare l'attitudine del consumatore<br /><br /></strong>I consumatori dei paesi ricchi sono in genere incoraggiati a comprare più cibo di quello di cui hanno in realtà bisogno.  Ne è un esempio il classico "Compra tre e paghi due" proposto in molte promozioni, come pure le porzioni eccessive dei pasti pronti prodotti dall'industria alimentare.  Ci sono poi i buffet a prezzo fisso offerti da molti ristoranti che spingono il consumatore a riempire il proprio piatto oltre misura.<br /><br />Il rapporto fa notare come in generale il consumatore non programmi l'acquisto di generi alimentari in modo corretto, che significa che spesso viene buttato cibo inutilizzato quando la data "da consumarsi entro" scade.<br /><br />Informazioni nelle scuole ed iniziative politiche potrebbero essere un punto di partenza per cambiare questo comportamento, suggerisce il rapporto.  Si dovrebbe insegnare ai consumatori dei paesi ricchi che gettare via cibo senza motivo è inaccettabile.<br /><br />Dovrebbero anche essere informati che data la limitata disponibilità delle risorse naturali a disposizione è più efficace ridurre le perdite di cibo che incrementare la produzione alimentare per riuscire a nutrire la crescente popolazione mondiale.<br /><br />In un altro rapporto su confezionamento ed imballaggio dei prodotti nei paesi in via di sviluppo - anche questo preparato per il congresso <em>Save the food!</em> - si fa notare che un imballaggio appropriato è un elemento fondamentale che ha effetti sulle perdite che avvengono a quasi tutte le fasi della catena alimentare.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/74267/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/74267/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 10 May 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Colmare la disparità uomo donna in agricoltura</title>
	
	<description> Se le donne delle zone rurali avessero le stesse opportunità degli uomini in termini di accesso alla terra, alla tecnologia, ai servizi finanziari, alla scolarizzazione ed ai mercati, la produzione agricola potrebbe aumentare e 100-150 milioni di persone uscirebbero dalla fame, afferma la FAO nell’ultima edizione del rapporto &quot;Lo stato dell’alimentazione e dell’agricoltura&quot; (SOFA 2010-11).</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 7 marzo 2011 - </strong>Se le donne delle zone rurali avessero le stesse opportunità degli uomini in termini di accesso alla terra, alla tecnologia, ai servizi finanziari, alla scolarizzazione ed ai mercati, la produzione agricola potrebbe aumentare ed il numero delle persone che soffrono la fame potrebbe ridursi di 100-150 milioni di unità, afferma la FAO nell'ultima edizione del rapporto <a href="http://www.fao.org/docrep/013/i2050e/i2050e00.htm" target="_blank"><em>Lo stato dell'alimentazione e dell'agricoltura </em>(SOFA 2010-11)</a>.<br /><br />I rendimenti degli appezzamenti coltivati dalle donne sono spesso più bassi, ammette il rapporto.  Ma questo avviene non perché le donne coltivino la terra peggio degli uomini, ma solo perchè non dispongono di uguali fattori produttivi.  Secondo il rapporto, se vi avessero accesso, i loro  rendimenti salirebbero, produrrebbero di più e la produzione agricola nel suo complesso aumenterebbe.<br /><br />"Il rapporto argomenta in modo convincente a favore dell'eguaglianza tra i sessi in agricoltura", afferma il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf.<br /><br />"L'uguaglianza uomo donna non è soltanto un nobile ideale, è una condizione decisiva per lo sviluppo agricolo e la sicurezza alimentare.  Dobbiamo promuovere l'uguaglianza uomo donna e dare maggiori strumenti alle donne se vogliamo vincere in modo sostenibile la lotta contro fame e povertà estrema", ha aggiunto.<br /><br /><strong>Pari opportunità<br /><br /></strong>Il rapporto stima che se nei paesi in via di sviluppo le donne che lavorano la terra avessero lo stesso accesso alle risorse che hanno gli uomini, la loro produzione potrebbe aumentare del 20/30 per cento.  Questo potrebbe far aumentare la produzione agricola totale dei paesi in via di sviluppo del 2,5/4 per cento, fattore che a sua volta farebbe ridurre il numero delle persone che soffrono la fame nel mondo del 12-17 per cento, vale a dire un calo di 100-150 milioni di persone.  Secondo i dati FAO nel 2010 erano 925 milioni le persone sottonutrite al mondo, di cui 906 milioni nei paesi in via di sviluppo.<br /><br />"Dobbiamo eliminare ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne, e far sì che il loro accesso alle risorse sia più equo, che ogni politica e programma di sviluppo tenga presente la disparità di genere e che le voci delle donne siano ascoltate ad ogni livello decisionale.  Le donne devono essere viste come partner paritarie nello sviluppo sostenibile", ha detto Diouf.<br /><br /><strong>Il lavoro delle donne<br /><br /></strong>Le donne rappresentano in media il 43 per cento della forza lavoro agricola dei paesi in via di sviluppo, con percentuali che vanno dal 20 per cento dell'America Latina a circa il 50 per cento del Sudest asiatico e dell'Africa sub-sahariana.  La percentuale è più alta in alcuni paesi e talvolta varia molto all'interno dello stesso paese (vedi dati nella barra laterale). <br /><br />Quando le donne delle zone rurali vengono impiegate, in genere sono relegate ad occupazioni meno pagate ed è più probabile che abbiano forme di occupazione meno sicure, più precarie, stagionali o a part-time.<br /><br />Il rapporto fa notare come i nuovi lavori offerti dalle industrie agro-alimentari, orientate verso l'esportazione, in genere offrano opportunità migliori alle donne rispetto all'agricoltura tradizionale.<br /><br /><strong>Minore accesso alle risorse<br /><br /></strong>Il rapporto documenta differenze sostanziali tra uomo e donna nell'accesso a numerose risorse agricole, quali la terra, il bestiame, il bracciantato, la scolarizzazione, i servizi di divulgazione agricola, il credito, i fertilizzanti e le attrezzature meccaniche.<br /><br />In tutte le regioni le donne hanno in genere minore accesso alla terra, e per quei paesi in via di sviluppo dove i dati sono disponibili, il rapporto mostra che la percentuale di donne proprietarie dei campi che lavorano oscilla tra il 3 ed il 20 per cento, a fronte di una percentuale di forza lavoro agricola femminile che va dal 20 al 50 per cento.<br /><br />"Le donne hanno rese più basse degli uomini", dice la dottoressa Terry Raney, che ha curato il rapporto, "ma non perché sono meno brave, ma perché lavorano in appezzamenti più piccoli, ed usano pochi fattori produttivi come fertilizzanti, sementi migliorate ed attrezzi".<br /><br /><strong>Eliminare le discriminazioni <br /></strong><br />"L'esperienza di molti paesi dimostra che politiche adeguate possono promuovere l'uguaglianza dei sessi.  La priorità è eliminare ogni forma di discriminazione ai sensi della legge", ha aggiunto Raney.  "In molti paesi le donne non hanno gli stessi diritti degli uomini per quanto riguarda comprare, vendere o ereditare terra, aprire un conto di risparmio o avere un prestito, firmare un contratto o vendere i propri prodotti.  E perfino laddove sulla carta esistono diritti legislativi, nella pratica sono spesso disattesi".<br /><br />L'amministrazione statale deve essere ritenuta responsabile del rispetto della legge e le donne devono essere consapevoli dei loro diritti e messe nelle condizioni di reclamarli.<br /><br />In agricoltura le donne devono fare i conti con moltissimi ostacoli, derivanti dalla natura stessa dell'attività agricola e da come dividere il proprio tempo tra lavoro e famiglia.  Per essere efficace qualsiasi intervento deve affrontare questi problemi nel loro insieme, dice il rapporto.<br /><br />La politica e le istituzioni hanno un impatto molto differente sugli uomini e sulle donne - perfino quando non vi è alcun intento di discriminazione esplicita.  "Gli uomini e le donne hanno ruoli differenti nella società e fanno i conti con opportunità e difficoltà differenti", aggiunge la Raney.  "Non possiamo fare delle buone politiche agricole se non teniamo presente queste differenze di genere".<br /><br /><strong>Costruire il capitale umano  <br /><br /></strong>Oltre ad aumentare la produzione agricola complessiva, l'eliminazione della disparità uomo donna in agricoltura servirebbe anche a mettere più soldi nelle mani delle donne, una strategia che si è dimostrata efficace per migliorare le condizioni di salute, l'alimentazione e la scolarizzazione dei bambini.<br /><br />"Uno dei migliori investimenti che possiamo fare è costruire il capitale umano delle donne e delle ragazze - scolarizzazione di base, informazioni commerciali e servizi di divulgazione sono la base per promuovere produttività agricola e crescita economica", ha concluso la Raney.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/52181/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/52181/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 10:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Oltre 3 milioni di persone chiedono ai governi un’azione decisa contro la fame</title>
	
	<description> Le firme di oltre 3 milioni di persone che chiedono un’azione immediata contro la fame nel mondo sono state presentate oggi ai governi nel corso di una cerimonia presso la FAO. Sostenuta da celebrità internazionali, atleti, attori, cantanti, intellettuali e le stelle del calcio europeo, la campagna ha raggiunto milioni di persone tramite eventi live e si ulteriormente diffusa via internet.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 30 novembre 2010</strong> - Le firme di oltre 3 milioni di persone che chiedono un'azione immediata per porre fine al problema della fame nel mondo sono state presentate oggi ai governi durante una cerimonia presso la FAO a Roma.<br /><br />La petizione - e la campagna che la sostiene - chiede ai leader mondiali di fare dell'eliminazione della fame la loro priorità. Secondo le ultime stime della FAO il numero di persone che soffrono di fame cronica nel mondo è pari a 925 milioni. L'anno scorso, la crisi economica mondiale e l'aumento dei prezzi alimentari, per la prima volta, nella storia avevano spinto tale cifra oltre la soglia del miliardo.<br /><br />"Milioni di persone da ogni parte del mondo chiedono un cambiamento, ed esortano i leader politici a prendere azioni decise ed affrontare fame ed insicurezza alimentare nelle loro cause di fondo," afferma il Direttore Generale della FAO Jacque Diouf. "Mi auguro davvero che le loro richieste vengano ascoltate. Sconfiggere la fame è un traguardo realistico per i nostri tempi, a patto che vengano adottate soluzioni politiche, economiche, finanziarie e tecniche lungimiranti e durature".<br /><br /><strong>Una valanga di adesioni <br /><br /></strong>L'obiettivo iniziale dell'Organizzazione era di raccogliere un milione di firme, ma il successo della campagna ha confermato con quanta forza può reagire la gente, una volta che è messa a conoscenza delle dimensioni della fame. <br /><br />Sostenuta da celebrità internazionali, atleti, attori, cantanti, intellettuali e stelle del calcio europeo, la campagna ha raggiunto milioni di persone in tutto il mondo tramite migliaia di eventi live e si ulteriormente diffusa via internet. <br /><br />Gli ambasciatori di buona volontà della FAO e molte altre personalità hanno aderito alla campagna e firmato la petizione. Tra questi, gli attori Susan Sarandon, Gong Li e Raoul Bova; gli atleti Carl Lewis e Roberto Baggio; i cantanti Celine Dion, Gilberto Gil, Dionne Warwick e Anggun e gli scrittori Isabel Allende e Andrea Camilleri.<br /><br />La campagna "1billionhungry" si è diffusa rapidamente via internet grazie ai social network dove le persone hanno condiviso materiale informativo sul tema della fame, ed ha chiesto ai propri amici di firmare la petizione su <a href="http://www.1billionhungry.org/" target="_blank">1billionhungry.org</a>, dando voce a propri appelli personali. Solo su Facebook la campagna ha raccolto 70,000 sostenitori, ed ha avuto un seguito enorme anche su Twitter, Tuenti, Flickr e YouTube. Le firme sono state raccolte anche durante numerose manifestazioni, incontri, cerimonie, workshops ed altri eventi.<br /><br /><strong>Uniti contro la fame<br /><br /></strong>Il sostegno alla campagna "1billionhungry" è arrivato anche da un crescente numero di leader politici in tutto il mondo. Capi di Stato come il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, il Presidente argentino Cristina Fernández de Kirchner, il Presidente dell'Honduras Porfirio Lobo, il Primo Ministro del Nepal Madhav Kumar, il Presidente del Ruanda Paul Kagame, il Presidente del Guatemala Álvaro Colóm Caballeros ed il Presidente della Repubblica Dominicana, Leonel Fernández, hanno tutti firmato la petizione, e la lista si allunga di giorno in giorno.<br /><br />La campagna gode anche del sostegno delle altre agenzie delle Nazioni Unite, e di molte compagnie di comunicazione che hanno messo a disposizione, gratuitamente, spazi pubblicitari, anche su radio e tv.  Anche molte ONG, associazioni di agricoltori, università ed amministrazioni comunali hanno partecipato all'iniziativa.<br /><br /><strong>La campagna entra in una seconda fase<br /><br /></strong>"Il successo della Campagna 1billionhungry dà ancora più urgenza e significato al nostro lavoro.  Ci da degli alleati che non pensavamo di avere.  E questo movimento continuerà nella nuova fase della campagna", ha detto Diouf. <br /><br />La prossima fase intende mantenere il problema della fame al centro dell'attenzione mondiale, offrire alla gente modi diversi per dare il proprio contributo e dare risonanza alle iniziative contro la fame che funzionano.<br /><br />Su <a href="http://www.1billionhungry.org/" target="_blank">1billionhungry.org</a> sono disponibili i dati per paese.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/48110/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/48110/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Giornata del calcio europeo contro la fame</title>
	
	<description> 16 leghe di calcio europee dedicheranno un weekend di partite alla lotta contro fame e povertà, dando la solidarietà del mondo del calcio all’iniziativa “Giornata calcistica europea contro la fame” (22-24 ottobre) promossa dalla FAO e della Lega europea calcio professionista (EPFL).</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 20 ottobre 2010 - </strong>16 leghe di calcio europee dedicheranno un weekend di partite alla lotta contro fame e povertà, dando la solidarietà del mondo del calcio all'iniziativa "Giornata calcistica europea contro la fame" (22-24 ottobre) promossa dalla FAO e della Lega europea calcio professionista (EPFL).</p><br /><p>Le leghe inviteranno i tifosi a firmare la petizione online (<a href="file:///C:/Users/deLapuerta/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Northoff/Local%20Settings/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.Outlook/LNUP3Q56/www.1billionhungry.org">www.1billionhungry.org</a> e sul sito della FAO <a href="http://www.fao.org/">www.fao.org</a>) che chiede ai governanti di tutto il modo di fare dell'eliminazione della fame la loro priorità. </p><br /><p>Il progetto 1billionhungry è un'estesa campagna di sensibilizzazione promossa dalla FAO.  Dal suo lancio, lo scorso maggio, la petizione è stata già firmata da oltre 1 milione e 600 mila persone.  " Questo dato testimonia che in tutto il mondo la gente ha molto a cuore le sorti di tutti coloro che soffrono la fame cronica", ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf.   " Tutte queste persone chiedono con forza ai governi di intervenire in modo più deciso contro fame e povertà estrema". </p><br /><p>Il Presidente delle Leghe europee calcio professionistico<strong>, </strong>Emanuel Macedo de Medeiros, si è detto "orgoglioso" dell'impegno delle Leghe nell'organizzare, per il secondo anno consecutivo, questa Giornata calcistica contro la fame.  "La EPFL è schierata a fianco della FAO, in prima linea nella lotta per il più basilare dei diritti umani: il diritto al cibo.  Questo è il dovere morale della nostra generazione".</p><br /><p>"Il calcio può svolgere un ruolo molto importante nel tenere viva l'attenzione sul problema della fame" , ha affermato Frank Rutten, Presidente della Lega olandese di serie A (<em>Eredivisie)</em>.  "Nonostante vi siano quasi un miliardo di persone che nel mondo soffrono di fame cronica, il problema spesso sembra dimenticato.  La <em>Eredivisie</em> sostiene questa giornata e lavora insieme ai colleghi europei usando il potere universale del calcio per sensibilizzare e fare passi avanti verso la sua risoluzione". </p><br /><p><strong>Un fischietto giallo in tutti gli stadi d'Europa</strong></p><br /><p>Alla Giornata calcistica europea contro la fame organizzata da EPFL e FAO parteciperanno 16 leghe nazionali, 314 club professionisti che giocheranno in 157 stadi europei.  Milioni di tifosi vedranno giocatori, allenatori ed arbitri che armati di fischietti gialli - il simbolo della campagna - " fischieranno" per dire che è venuto il momento di dire basta alle sofferenze causate dalla fame cronica.  Il suono del fischietto giallo sarà sentito da Lisbona a Novosibirsk, in Siberia, da Glasgow a Palermo.</p><br /><p>" Il calcio ha una grande responsabilità sociale che noi prendiamo molto seriamente", ha dichiarato il Presidente della Bundesliga tedesca, Tom Bender.  "Questo weekend, con uno spirito unitario, tutte le più importanti Leghe europee, utilizzeranno la loro presenza mediatica collettiva per fare pressione nella battaglia contro la fame".</p><br /><p>Ogni lega nazionale ed ogni club parteciperà all'evento con iniziative diverse.  In Spagna tutti i giocatori, tra cui il campione uruguayano vincitore del pallone d'oro Diego Forlan, lo spagnolo Iker Casillas e l'argentino Lionel Messi, entreranno nello stadio con indosso la T-shirt di 1billionhungry e con il fischietto giallo.  </p><br /><p>In Italia, capitani ed arbitri avranno al collo il fischietto giallo.  Moltissimi giocatori hanno assicurato il loro appoggio come Luca Toni e l'ex campione della Roma Bruno Conti che hanno sostenuto la campagna sin dal suo avvio. </p><br /><p>In Russia i giocatori entreranno in campo indossando le magliette di 1billionhungry e con i fischietti gialli al collo.  In alcune partite in Olanda, come pure nella partita del Bayern Monaco contro l'Amburgo in Germania, tutti i giocatori metteranno la loro firma sul pallone e l'arbitro fischierà con un fischietto giallo sia il calcio d'inizio che l'intera partita.</p><br /><p><strong>"Sul campo" contro la fame</strong></p><br /><p>Alcuni giocatori sono andati di persona a vedere cosa significa soffrire la fame.  "Ho avuto l'opportunità di visitare alcuni progetti della FAO in Africa", ha dichiarato il campione spagnolo Raúl González Ambasciatore di buona volontà della FAO, e giocatore della squadra tedesca Schalke 04.  " Ho visto che per risolvere il problema della fame esistono soluzioni concrete.  E' totalmente inaccettabile che ogni 6 secondi muoia un bambino per problemi legati alla sottonutrizione".   </p><br /><p>Gli ha fatto eco Hansi Mueller, ambasciatore della Bundesliga, che ha affermato:  "Nel corso della visita sul campo ad un progetto della FAO in Egitto, ho potuto constatare con i miei occhi le terribili condizioni di centinaia di bambini che soffrono la fame.  Il calcio ha il potere di mobilitare e sensibilizzare l'opinione pubblica .  E' nostro dovere come personalità pubbliche di sostenere cause sociali come questa".</p><br /><p>Nel comunicato della EPFL che annuncia l'iniziativa si dice che la lotta contro la fame è un " dovere morale di questa generazione" e "la sfida della nostra civiltà".  "La Giornata calcistica europea contro la fame è stata organizzata affinché in ogni stadio d'Europa tutte le Leghe della EPFL, tutti i club, giocatori e tifosi possono dare un messaggio comune.  e' il messaggio che usando il potere del calcio fa appello alle nazioni, ai leader mondiali ed a tutte le persone di buona volontà di unire gli sforzi, mobilitare risorse ed aiutare a vincere questa battaglia per il più basilare e fondamentale diritto umano: il diritto al cibo ed alla dignità umana"</p><br /><p>Nel comunicato si esorta tutti a firmare la petizione di 1billionhungry.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/46695/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/46695/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Servono azioni concrete ed incisive contro la fame</title>
	
	<description> &quot;Per affrontare seriamente il problema della fame occorre un'azione urgente, risoluta e concertata da parte di tutti ed a tutti i livelli. Occorre essere uniti&quot;, ha affermato il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 15 ottobre 2010 - </strong>Un forte appello all'unità per trovare soluzioni concrete ed incisive contro la fame producendo più cibo in quei paesi dove la fame alligna, è venuto dal Papa Benedetto XVI, dal Presidente del Ruanda, Paul Kagame, e dal Direttore Generale della FAO Jacques Diouf, riuniti presso la FAO per le celebrazioni della Giornata mondiale dell'alimentazione.  <br /><br />"Per affrontare seriamente il problema della fame occorre un'azione urgente, risoluta e concertata da parte di tutti ed a tutti i livelli.  Occorre essere uniti", ha affermato il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf.  "Il tema della giornata di quest'anno - <em>Uniti contro la fame</em> - intende sottolineare che il raggiungimento della sicurezza alimentare non è responsabilità di una singola parte, ma è responsabilità di ciascuno di noi".<br /><br /><strong>Solidarietà carente<br /><br /></strong>Nel suo discorso Papa Benedetto XVI ha affermato che "per eliminare fame e malnutrizione, devono mettersi da parte egoismi ed interessi particolari e fare posto ad una fruttuosa generosità, che si manifesti nella cooperazione internazionale come espressione di genuina fraternità".<br /><br />"Tutti - dai singoli individui alle organizzazioni della società civile, agli stati ed alle istituzioni internazionali - devono dare priorità ad uno degli obiettivi più urgenti dell'umanità: esseri liberi dalla fame", ha affermato il papa.  "Per far ciò è necessario che vi sia cibo a sufficienza, ma anche che tutti giornalmente vi abbiano accesso". <br /><br />Il papa ha salutato con favore la campagna FAO 1billionhungry che ha detto "ha messo in luce la necessità di dare una risposta adeguata sia a livello di singoli paesi che di comunità internazionale nel suo insieme, perfino quando la risposta si limita agli aiuti d'emergenza".  Sia il Papa che Diouf hanno sottolineato il diritto universale al cibo.<br /><br /><strong>Necessaria una buona <em>governance<br /><br /></em></strong>"Diventare autosufficienti dal punto di vista della produzione alimentare non può separarsi dalla buona <em>governance",</em> ha detto il Presidente del Ruanda Paul Kagame.<br /><br />"Nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo rimane responsabilità del governo creare un clima più favorevole per gli agricoltori, specialmente per i piccoli contadini e per tutti coloro che lavorano nel settore alimentare".<br /><br />"Alla fine una sicurezza alimentare sostenibile si potrà raggiungere solo nel quadro generale dell'eliminazione della povertà" ha detto Kagame. Si stima che siano 925 milioni le persone che soffrono la fame al mondo e che ogni sei secondi muoia un bambino per cause collegate alla malnutrizione.<br /><br /><strong>L'agricoltura e gli aiuti ufficiali allo sviluppo<br /><br /></strong>Jacques Diouf ha evidenziato una serie di misure che occorre prendere per fare diminuire in modo rapido il numero di coloro che soffrono la fame.  "È assolutamente necessario un'inversione di tendenza del trend negativo della quota di aiuti ufficiali allo sviluppo destinati all'agricoltura.  Dal 19 per cento nel 1980, la quota destinata all'agricoltura è calata al 3 per cento nel 2006 e si è adesso attestata al 6 per cento del totale".  <br /><br />"Anche i governi dei paesi a basso reddito con deficit alimentare dovrebbero incrementare la quota destinata al settore agricolo nei loro bilanci nazionali, portandola dall'attuale media del 5 per cento ad almeno il 10 per cento".   Tra le altre misure necessarie per incrementare la sicurezza alimentare, Diouf ha indicato anche la stabilizzazione dei mercati delle derrate, ed una minore volatilità dei prezzi alimentari".<br /><br />"C'è bisogno di maggiore coerenza e coordinazione nelle scelte politiche affinché vi sia un accesso continuo agli approvvigionamenti globali oltre ad una maggiore fiducia e trasparenza nel funzionamento dei mercati". <br /><br />"Servono con urgenza strumenti e meccanismi per affrontare la volatilità dei prezzi".<br /><br />Nel suo intervento Kanayo F. Nwanze, Presidente del Fondo Internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD), ha detto: "Guardiamo le cose dal punto di vista delle opportunità.  La gente lamenta che in Africa solo il 6 per cento della terra sia irrigata e che in media in Africa si utilizzano solo un decimo dei fertilizzanti impiegati a livello mondiale.  Tuttavia sappiamo che il 60 per cento della terra arabile non coltivata si trova in Africa.  Immaginate il potenziale enorme se si utilizzasse opportunamente il lavoro in agricoltura dei 2,5 miliardi di persone che vivono nelle aree rurali, i piccoli contadini del mondo". <br /><br />"Io sono fermamente convinta che è venuto il momento di trasformare il nostro sogno di un mondo libero dalla fame in realtà", ha affermato la Direttrice Esecutiva del PAM, Josette Sheeran.<br /><br />"Nelson Mandela aveva un sogno, Martin Luther King aveva un sogno ed il Mahatma Gandhi aveva un sogno.  Adesso è venuto il momento di avere un grande sogno e mobilitare un irrefrenabile movimento di esseri umani che lottano contro la fame che continua a condannare centinaia di milioni di bambini a vite non realizzate semplicemente perché non hanno accesso al cibo".<br /><br /><strong>I nuovi ambasciatori di buona volontà<br /><br /></strong>Diouf ha annunciato la futura nomina di sua altezza Sheikha Fatima Bint Mubarak al Ketbi, First Lady degli Emirati Arabi Uniti, come ambasciatrice straordinaria di buona volontà della FAO "in riconoscimento del suo profondo impegno a favore dei diritti delle donne a livello locale, regionale ed internazionale oltre ad avere avuto un ruolo cardine nel promuovere i diritti delle donne nel mondo arabo", ha dichiarato Diouf.<br /><br />Ha anche nominato come nuovi Ambasciatori di buona volontà della FAO l'attore italiano Raul Bova, la cantante canadese Céline Dion, la cantante filippina Lea Salonga e l'attrice statunitense Susan Sarandon.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/46495/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/46495/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Verso una migliore governance della sicurezza alimentare</title>
	
	<description> Si riunisce presso la FAO la Commissione sulla sicurezza alimentare mondiale (CFS), un organismo intergovernativo ad alto livello, a seguito dell’ampio processo di riforma che ne ha fatto il punto di riferimento centrale della governance mondiale del settore agricolo e della sicurezza alimentare.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 11 ottobre 2010 - </strong>Si apre oggi presso la FAO la riunione intergovernativa ad alto livello della <a href="http://www.fao.org/cfs/en/" target="_blank" title="sito del CSA">Commissione sulla sicurezza alimentare mondiale (CFS)</a> da poco rinnovata.  L'incontro avviene a ridosso dei recenti aumenti dei prezzi alimentari internazionali che rappresentano un'ulteriore minaccia per la sicurezza alimentare.<br /><br />Dalla sua ultima sessione nell'ottobre 2009, la CFS ha intrapreso un importante processo di riforma per riuscire a farne la piattaforma intergovernativa più onnicomprensiva a livello internazionale, che coinvolga tutti coloro che lavorano per assicurare la sicurezza alimentare.  Trasformato in punto di riferimento centrale della <em>governance</em> mondiale per quanto riguarda il settore agricolo e la sicurezza alimentare, la CFS sarà molto meglio attrezzata per affrontare i problemi della fame nel mondo.<br /><br />Questa prima sessione dopo la riforma è stata allargata ed adesso è coinvolto nelle deliberazioni della Commissione un gruppo molto più ampio di partecipanti: organizzazioni non governative, organizzazioni della società civile, altri organismi ONU, settore privato e rappresentanti di enti filantropici.<br /><br /><strong>Un organismo allargato<br /><br /></strong>Oltre ad ampliare la partecipazione, la Commissione godrà della consulenza di un gruppo di esperti ad alto livello su molte questioni centrali associate alla sicurezza alimentare ed alla nutrizione.  A livello operativo il Segretariato della Commissione è adesso formato da membri delle tre agenzie ONU di Roma, FAO, IFAD e PAM.<br /><br />Nel suo intervento il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf, ha affermato "I problemi globali richiedono soluzioni sia globali che locali.  Questo rinnovato organismo costituisce la piattaforma necessaria per discutere complessi problemi globali e raggiungere un accordo sulle soluzioni".  Ha poi fatto notare "Affinché la CFS riesca ad ottenere risultati concreti e tangibili è necessario che siano stabiliti contatti e partenariati a livello nazionale attraverso meccanismi appropriati e riconosciuti, come i gruppi tematici e le alleanze nazionali per la sicurezza alimentare". <br /><br />"La FAO è impegnata in questo processo di riforma della CFS.  La sua expertise, esperienza, multidisciplinarietà e vasta presenza sul campo saranno elementi chiave per il suo successo", ha aggiunto Diouf.<br /><br />"Questa settimana vede il lancio di un impegno coordinato strategicamente a livello globale che capitalizzerà i punti forza di ciascun attore coinvolto nella lotta contro la fame nel mondo", ha dichiarato la Direttrice Esecutiva del PAM, Josette Sheeran.  "Con la recente volatilità registrata dai prezzi delle derrate, e l'aumentata domanda mondiale di alimenti, un organismo come questo non poteva arrivare in un momento migliore.  La nuova CFS ha l'opportunità e la responsabilità di unire i paesi affinché rispondano in modo più efficace e coerente per fornire la necessaria assistenza umanitaria, dopo disastri, e costruire la sicurezza alimentare nel lungo periodo". </p><p><br />"L'IFAD ritiene che la CFS avrà un ruolo molto importante da svolgere negli anni a venire" ha dichiarato Yukiko Omura, Vice Presidentessa dell'IFAD.  "L'IFAD ha partecipato intensivamente al processo di riforma della CFS e continuerà ad assicurare il proprio impegno in questo organismo rinnovato".  Stiamo lavorando con la FAO e il PAM nel Segretariato congiunto e nel Gruppo consultivo.  Investire nei piccoli contadini, migliorare il loro accesso alla terra, alla tecnologia più appropriata, ai servizi finanziari e al mercato e rispondere alle loro esigenze, rappresenta il modo più efficace per generare un ampio movimento per sconfiggere povertà e fame". <br /><br /><strong>Condividere le esperienze<br /><br /></strong>Questa sessione della CFS è stata dedicata a rafforzare il ruolo della nuova Commissione affinché riesca a fornire un forum che coordini tutte le iniziative a livello mondiale, regionale e nazionale.<br /><br />Delegati provenienti dall'Africa, dall'Asia e Pacifico, dall'Europa orientale, dal Vicino Oriente e dall'America Latina condivideranno le loro esperienze e verranno presentati dei <em>case studies</em> tematici su Bangladesh, Haiti, Giordania e Ruanda.<br /><br />Una serie di tavole rotonde analizzeranno tutte le questioni connesse alla sicurezza alimentare come diritto fondiario e investimenti internazionali in agricoltura; sicurezza alimentare nelle crisi prolungate e modi per gestire la vulnerabilità ed il rischio.<br /><br />"Promette di essere una sessione molto intensa e ricca e noi speriamo che abbia risultati fruttuosi", ha commentato Noel De Luna, presidente della Sessione del CFS.  "Il mondo deve affrontare la situazione della sicurezza alimentare e la CFS è il posto più opportuno dove ciò possa avvenire".   </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/46357/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/46357/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 10 Oct 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
</item>
<item>
	<title>La volatilità dei prezzi alimentari una minaccia per la sicurezza alimentare</title>
	
	<description> I Gruppi intergovernativi del Grano e del Riso della FAO hanno convenuto che nonostante la situazione non giustifichi un eccesso d'ottimismo, non vi sono indicazioni che suggeriscano una crisi alimentare mondiale imminente. Ed hanno proposto di continuare a esplorare nuove misure per tenere sotto controllo la volatilità dei prezzi e gestire i rischi ad essa associati.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 24 settembre 2010 -</strong> Esperti di oltre 75 paesi membri della FAO, riuniti oggi presso la sede dell'Organizzazione a Roma, hanno convenuto che nonostante la situazione non giustifichi un eccesso d'ottimismo, non vi sono indicazioni che suggeriscano una crisi alimentare mondiale imminente.  Ed hanno proposto di continuare a esplorare nuove misure per tenere sotto controllo la volatilità dei prezzi e gestire i rischi ad essa associati.<br /><br />A conclusione della riunione straordinaria di un giorno, gli esperti hanno affermato che i recenti bruschi ed improvvisi picchi dei prezzi "rappresentano una grave minaccia per la sicurezza alimentare" ed hanno raccomandato di continuare a lavorare per affrontarne le cause di fondo.<br /><br />Le raccomandazioni proposte dai Gruppi intergovernativi del Grano (IGG) e del Riso sono coincise con la pubblicazione del rapporto trimestrale della FAO sulle prospettive delle derrate che mostra che dallo scorso luglio i prezzi internazionali del grano sono rincarati del 60/80 per cento e quelli del mais del 40 per cento.<br /><br /><strong>Equilibrio tra l'offerta e la domanda<br /><br /></strong>Nel documento finale della riunione si afferma che "l'offerta globale di cereali e la domanda appaiono ancora abbastanza in equilibrio", e che "i fattori principali dietro la recente escalation e volatilità dei prezzi mondiali sono stati l'imprevista perdita dei raccolti in alcuni grandi paesi esportatori, seguiti da risposte nazionali e da comportamenti speculativi, piuttosto che i fondamentali del mercato". <br /><br />Tra le cause di fondo della volatilità il gruppo di esperti ha identificato "il legame crescente con mercati esterni, in particolare l'impatto della ‘finanzializzazione' dei mercati a termine".  Tra le altre cause le informazioni insufficienti, la mancanza di trasparenza dei mercati, i cambiamenti imprevisti provocati dalla situazione della sicurezza alimentare a livello nazionale, e le alterazioni del mercato innescate da febbre d'acquisti o di tesaurizzazione.<br /><br /><strong>Approcci alternativi<br /><br /></strong>Sulla base di questa analisi, il gruppo di esperti ha raccomandato di esplorare "approcci alternativi per mitigare la volatilità dei prezzi alimentari", e "nuovi meccanismi per rafforzare la trasparenza e gestire i rischi associati con le nuove fonti di volatilità del mercato".  <br /><br />Alcune di queste questioni saranno analizzate nel corso della prossima riunione della Commissione sulla Sicurezza alimentare (CFS) della FAO.<br /><br />Tra le altre proposte emerse dalla riunione la richiesta di intensificare il lavoro di raccolta delle informazioni e diffusione a tutti i livelli da parte della FAO.  La riunione ha sollecitato lo sviluppo di capacità per quanto riguarda il monitoraggio delle intenzioni di semina, lo sviluppo delle colture, le informazioni sui mercati nazionali e le differenti dimensioni del comportamento dei mercati a termine, inclusa la partecipazione di operatori non commerciali.<br /><br />In conclusione, gli esperti hanno ricordato che il Vertice Mondiale sulla Sicurezza alimentare ospitato dai Paesi Membri della FAO nel 2009 aveva concordato "di astenersi dal prendere misure non conformi con le norme dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), che comportano effetti negativi sulla sicurezza alimentare a livello nazionale, regionale e mondiale".  Ed hanno espresso solidarietà ai paesi di recente colpiti da disastri naturali.<br /><br /><strong>Le prospettive dei raccolti<br /><br /></strong>In concomitanza con la riunione la FAO ha pubblicato i dati sugli ultimi aumenti del prezzo dei cereali contenuti nella pubblicazione trimestrale sull'andamento dell'offerta e della domanda mondiali di cereali "<em>Crop Prospects and Food Situation"</em> ( Prospettive dei raccolti e situazione alimentare ndt).<br /><br />Le proiezioni per il 2010 sulla produzione cerealicola mondiale sono di 2.239 milioni di tonnellate, solo l'uno per cento in meno dell'anno scorso ed il terzo più abbondante raccolto mai registrato, la leggera flessione da addebitarsi alla minore produzione di cereali nei paesi della Comunità di Stati indipendenti (CSI).<br /><br />Il rapporto rileva che in contrasto con il forte rialzo dei prezzi del grano (tra il 60-80 per cento) e del mais (del 40 per cento), il prezzo del riso tra luglio e settembre di quest'anno è aumentato solo del sette per cento.  Ma anche con questi aumenti i prezzi dei cereali sono tuttavia più bassi di un terzo rispetto ai picchi raggiunti nel 2008.<br /><br /><strong>Più alto il costo delle importazioni <br /><br /></strong>Il rapporto fa notare che il costo totale delle importazioni cerealicole dei 77 paesi più poveri al mondo - il Gruppo dei Paesi a basso reddito e con deficit alimentare (LIFDC) - in conseguenza degli aumenti dei prezzi internazionali, aumenterà dell'8 per cento nel biennio 2009-10 e raggiungerà 27,8 miliardi di dollari.<br /><br />I più colpiti dall'aumento dei prezzi internazionali del grano saranno quei paesi importatori dove il grano rappresenta il cibo base.  Tra questi alcuni paesi della regione del Vicino Oriente e Nord Africa - in particolare l'Egitto, il più grande importatore di grano del mondo - oltre ad alcuni paesi in Asia e Sud America.  L'impatto del rincaro dei prezzi del grano sui consumatori dipenderà dalle politiche che a livello nazionale saranno prese dai singoli paesi.<br /><br /><strong>Aumenti non generalizzati<br /><br /></strong>Nel rapporto si legge che i rialzi dei prezzi degli ultimi due mesi non sono stati generalizzati, ed infatti i prezzi sono saliti bruscamente in alcuni paesi e calati in altri, a seconda delle condizioni locali.<br /><br />I prezzi del grano e della farina di grano erano già aumentati notevolmente in luglio ed agosto scorsi in alcuni paesi LIFDC, tra cui Afghanistan (24 per cento), Kirghizistan (19 per cento) e Pakistan (in media 8 per cento nella prima settimana di settembre).<br /><br />In America Latina i prezzi della farina di grano sono rimasti generalmente stabili.  In Mozambico l'aumento del 30 per cento del prezzo calmierato del pane, agli inizi di settembre, è stato revocato dal governo a seguito dei gravi disordini che hanno avuto luogo nel paese.<br /><br /><strong>Africa Sub-Sahariana<br /><br /></strong>Nell'insieme, è previsto un impatto meno immediato per l'Africa Sub-Sahariana, dove l'alimento base è rappresentato dal mais e da altri cereali secondari.  In Africa orientale ed australe i prezzi dei cereali sono calati a ragione dei buoni raccolti del 2010 e si sono attestati sotto il livello ante-crisi alimentare, ad eccezione del Sudan, dove nonostante i recenti cali il prezzo del sorgo - l'alimento base - è rimasto alto.<br /><br />Anche in Africa occidentale i prezzi sono calati all'inizio di settembre, ma sono rimasti alti in Niger ed in parte del Ciad.  In Asia, il trend dei prezzi del riso - l'alimento base della regione - è stato alterno.  In Bangladesh e Vietnam il prezzo del riso è aumentato in agosto ed all'inizio di settembre, ma è invece calato nelle Filippine, in Tailandia ed a Sri Lanka.  In America centrale il prezzo del mais - l'alimento base - è leggermente aumentato in luglio ma è comunque rimasto più basso rispetto a due anni fa.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Thu, 23 Sep 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>IIl Presidente Brasiliano “fischia” contro la fame</title>
	
	<description> Il Presidente Brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha aderito alla campagna globale contro la fame organizzata dalla FAO, firmando la petizione internazionale della FAO “1billionhungry” e “fischiando contro la fame” con il fischietto giallo icona della campagna. Il “fischio contro la fame” del Presidente ha avuto luogo durante la cerimonia di firma svoltasi a Brasilia. Quasi mezzo milione di persone in tutto il mondo hanno fin’ora sottoscritto la petizione “1billionhungry”, che fa appello ai leader mondiali affinché facciano dell’eliminazione della fame la loro priorità numero uno. I sostenitori della campagna sono invitati a “fischiare contro la fame”.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[      <p><strong>26 Agosto 2010, Brasilia - </strong>Il Presidente Brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha aderito alla campagna globale contro la fame organizzata dalla FAO, firmando la petizione internazionale della FAO "1billionhungry" e "fischiando contro la fame" con il fischietto giallo icona della campagna.</p><br /><p>Il "fischio contro la fame" del Presidente ha avuto luogo durante una cerimonia svoltasi a Brasilia. Quasi mezzo milione di persone in tutto il mondo hanno fin'ora sottoscritto la petizione "1billionhungry", che fa appello ai leader mondiali affinché facciano dell'eliminazione della fame la loro priorità numero uno. I sostenitori della campagna sono invitati a "fischiare contro la fame".</p><br /><p>E' possibile firmare la petizione su: </p><p><u><a href="http://www.1billionhungry.org/rlc">http://www.1billionhungry.org/rlc</a></u></p><br /><p><strong>Un milione di firme</strong></p><br /><p>La FAO punta a raggiungere un milione di firme per la fine di Novembre, per presentarle ai 192 Stati Membri che parteciperanno alla prossima riunione del Consiglio Direttivo della FAO. Attualmente circa un miliardo di persone nel mondo soffre di fame cronica.  </p><br /><p>"La fame porta dolore e morte. E noi non possiamo restare indifferenti di fronte a tanta sofferenza," ha dichiarato il Rappresentante della FAO in Brasile, Hélder Muteia , durante la cerimonia prima di invitare Lula da Silva a "fischiare".</p><br /><p>La cerimonia della scorsa notte ha coinciso con un'altra importante iniziativa contro la fame -  il lancio della Politica Nazionale sull'Alimentazione e la Sicurezza Alimentare del Governo Brasiliano, che ha avuto luogo durante la riunione del Forum Brasiliano sull' Alimentazione e la Sicurezza Alimentare (CONSEA).</p><br /><br /><p><strong>Brasile --  l'impegno contro la fame </strong></p><br /><p>A seguito delle ultime riforme, il diritto al cibo costituisce ora in Brasile uno dei diritti sociali garantiti dalla Costituzione, nonché confermato dalla Legge nazionale sull'Alimentazione e la Sicurezza Alimentare. Una legislazione separata richiede poi che il 30% dei prodotti alimentari usati nelle mense scolastiche sia acquistato presso piccoli agricoltori.</p><br /><p>Hélder Mutéia ha espresso un vivo apprezzamento per l'attuale impegno del Brasile nella campagna nazionale Fame Zero e per i decisi sforzi del governo nel promuovere l'inclusione sociale, e fa appello affinché le altre nazioni seguano il suo esempio.</p><br /><br /><p><strong>Il Progetto "1billionhungry" </strong></p><br /><p>Il progetto "1billionhungry" è un' importante campagna di sensibilizzazione volta a raccogliere un supporto globale alla lotta contro la fame nel mondo.  Tra le varie celebrità che hanno firmato la petizione, l'attore Jeremy Irons, il musicista Chucho Valdés e l'atleta Carl Lewis. . </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Oltre 250.000 persone hanno già firmato contro la fame</title>
	
	<description> Più di 250.000 persone hanno già firmato sul sito web 1billionhungry.org la petizione della FAO che fa appello ai governi affinché l'eliminazione della fame nel mondo diventi la loro priorità.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 3 agosto  2010</strong> - Più di 250.000 persone hanno già firmato sul sito web 1billionhungry.org la petizione della FAO che fa appello ai governi affinché l'eliminazione della fame nel mondo diventi la loro priorità.<br /><p><br />"La sfida è ormai lanciata e siamo sulla buona strada per raggiungere il nostro obiettivo di un milione di firme entro la fine di novembre", ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf. "Invito tutti a firmare la petizione online in segno di solidarietà con il miliardo di persone che soffrono la fame".</p><br /><p>Dovrebbero firmare la petizione, (disponibile su <a href="http://www.1billionhungry.org/">http://www.1billionhungry.org/</a>) tutti coloro che "trovano inaccettabile che un miliardo di persone soffrano cronicamente la fame. Facciamo appello ai governi di tutto il mondo affinché facciano dell'eliminazione della fame la loro priorità fino a che questo obiettivo non verrà raggiunto", chiede la petizione.</p><br /><p>Uno degli strumenti della campagna è il video promozionale dell'attore inglese Jeremy Irons, nel quale ripete una famosa scena tratta dal film del 1976 "Quinto Potere" gridando "I'm mad as hell".</p><br /><p>La campagna si avvale di un innovativo software sviluppato dal Prof. Riley Crane, del Laboratorio Media del Massachussetts Institute of Technology (MIT), che consente agli utenti di visualizzare in tempo reale il proprio impatto su una mappa del mondo, man mano che si condivide il link con i propri amici sui social network. Anche la mappa di Google mantiene il conto aggiornato del numero di firme registrate in ogni paese.</p><br /><p>Il passaparola tramite Facebook e gli altri social network è il modo più efficace con il quale la petizione si sta diffondendo. Una nuova applicazione di Facebook consente agli utenti di firmare la petizione e incoraggia amici e parenti a fare altrettanto.</p><br /><p>Al vertice Mondiale dell'Alimentazione del 1996 i leader di 185 paesi hanno concordato l'obiettivo di dimezzare il numero delle persone che soffrono la fame, e di ridurlo a non più di 420 milioni entro il 2015.  </p><br /><p>Tuttavia, al ritmo attuale l'obiettivo verrà raggiunto solo nel 2150, con centinaia di milioni di morti senza ragione e un incalcolabile livello di sofferenza nel frattempo.</p><br /><p>Il simbolo della campagna FAO è un fischietto giallo, per denunciare che la situazione non è più tollerabile. Manifesti e striscioni che invitano le persone a firmare la petizione sono stati tradotti in tredici lingue.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La FAO lancia una petizione mondiale contro la fame</title>
	
	<description> La FAO lancia oggi una grande petizione on line, che esorta la gente in tutto il mondo ad indignarsi per il fatto che circa un miliardo di persone soffrano la fame. Il Progetto 1billionhungry usa immagini forti per mostrare cosa davvero può significare aver fame, mentre un linguaggio diretto ed una grafica innovativa attraggono l'attenzione sul fatto che è giunto il momento di dire basta! Icona della campagna un fischietto giallo per esortare la gente a &quot;fischiare&quot; contro la fame.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 11 maggio 2010 - </strong>La FAO lancia oggi una grande petizione on line, che esorta la gente in tutto il mondo ad indignarsi per il fatto che circa un miliardo di persone soffrano la fame.<br /><br />Il Progetto <strong><em>1billionhungry</em></strong> usa immagini forti per mostrare cosa davvero può significare aver fame, mentre un linguaggio diretto ed una grafica innovativa attraggono l'attenzione sul fatto che è giunto il momento di dire basta!  Icona della campagna un fischietto giallo per esortare la gente a "fischiare" contro la fame.<br /><br />La petizione mondiale fa appello ai governi affinché facciano dell'eliminazione della fame la priorità numero uno.  <br /><br />"Dovremmo tutti essere molto arrabbiati per il fatto che altri esseri umani continuino a soffrire la fame", ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf.<br /><br />"Se anche voi lo siete, vorrei che esprimeste questa rabbia aggiungendo il vostro nome alla petizione <em>1billionhungry</em> che trovate su <a href="http://www.1billionhungry.org/">http://www.1billionhungry.org/</a>, che siate ricchi o poveri, giovani o vecchi, nei paesi in via di sviluppo come in quelli sviluppati", ha aggiunto.<br /><br />La FAO spera che la petizione trovi un'amplificazione attraverso social network come Facebook, Twitter e YouTube.  <br /><br />Assicurando il proprio sostegno all'iniziativa, l'attore inglese Jeremy Irons ha preparato un video promozionale in cui ripete la famosa scena del film del 1976 "Quinto Potere", di Sydney Lumet, in cui Peter Finch, che ha vinto l'oscar per questo ruolo, grida di essere molto arrabbiato, per l'appunto<em> mad as hell!</em>  <br /><br /><strong>Il sostegno internazionale<br /><br /></strong>L'atleta olimpico Carl Lewis ed il calciatore Patrick Vieira sono alcune delle personalità del mondo dello sport e dello spettacolo che hanno partecipato al lancio.<br /><br />L'Associazione delle leghe Europee di calcio professionistico presenta un video di appoggio all'iniziativa con le dichiarazioni di alcuni calciatori famosi, ed inoltre più avanti sponsorizzerà una "Giornata di partite contro la fame".  <br /><br />I cantanti Anggun, Dee Dee Bridgewater, Dionne Warwick, Fanny Lu, Mory Kanté Noa e Chucho Valdés, ambasciatori di buona volontà della FAO, hanno donato musiche alla campagna.<br /><br />Il progetto <em>1billionhungry</em> è appoggiato da una serie di organizzazioni della società civile, tra cui l'Associazione mondiale delle guide e delle ragazze scout, e da un numero crescente di ONG che promuoveranno la campagna attraverso i loro network.<br /><br />"È un'ingiustizia immane che oltre un miliardo di persone vadano a letto a stomaco vuoto, ed è per questo che accogliamo con piacere l'impegno della FAO in questa direzione", ha dichiarato Katia Maia, responsabile della Campagna per l'alimentazione e l'agricoltura di Oxfam.<br /><br /><strong>Un obiettivo che si allontana<br /><br /></strong>Se nella riduzione della fame si continuerà a mantenere il passo attuale, l'Obiettivo del Millennio di dimezzare la percentuale delle persone che soffrono la fame entro il 2015 non sarà raggiunto.<br /><br />Su circa 1 miliardo di persone che soffrono la fame, 642 milioni vivono nella regione Asia e Pacifico, 265 milioni nell'Africa sub-sahariana, 53 milioni in America Latina e Caraibi, 42 milioni in Medio Oriente e Nord Africa e 15 milioni nei paesi sviluppati.<br /><br />La FAO stima che la produzione agricola mondiale dovrebbe aumentare del 70 per cento per riuscire a produrre cibo sufficiente per i 9 miliardi di persone che abiteranno il pianeta nel 2050.<br /><br />Si parlerà di aiuti all'agricoltura dei paesi in via di sviluppo al summit dei leader del G8 che si svolgerà il mese prossimo in Canada.<br /><br />In molte parti del mondo sono stati organizzati eventi a sostegno della campagna <em>1billionhungry.</em>  Solo per fare qualche esempio, ad Yokohama, sede delle agenzie ONU in Giappone, sono stati messi striscioni giganti nei principali punti di riferimento della città.  A Parigi studenti e varie ONG si sono radunati davanti la Torre Eiffel, con indosso le t-shirt della campagna e soffiando nei fischietti gialli. <br /><br /><strong>Importante:</strong> Il materiale della campagna è disponibile e può essere scaricato <a href="ftp://ext-ftp.fao.org/GI/Data/Giii/1billionhungry/MEDIA/" target="_blank">cliccando qui</a></p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/42227/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/42227/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 11 May 2010 13:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Avviate le attività per la ripresa di Haiti</title>
	
	<description> La FAO ha avviato un programma d’emergenza a sostegno di 600 persone, per sgomberare velocemente dalle macerie i canali d’irrigazione nell’area dell’epicentro del sisma del 12 gennaio e salvare così la produzione di fagioli e di mais.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Port-au-Prince, 8 febbraio 2010 - </strong>La FAO ha avviato un programma d'emergenza a sostegno di 600 persone, per sgomberare velocemente dalle macerie i canali d'irrigazione nell'area dell'epicentro del sisma e salvare così la produzione di fagioli e di mais.<br /><br />L'agenzia ONU offre  a ciascun lavoratore una piccola retribuzione e 600 attrezzi manuali, che rimarranno di proprietà delle organizzazioni di contadini delle zone rurali vicino la città di Leogane.<br /><br />Una prima valutazione dei danni fatta dalla FAO nella zona agricola  intorno alla città di Leogane - che è stata quasi completamente distrutta - aveva evidenziato che i detriti del terremoto ed i successivi smottamenti del terreno hanno bloccato i canali con grave rischio per le colture a poche settimane dal raccolto. Da una successiva valutazione è emerso che in alcune zone vi sono stati danni sostanziali a vitali infrastrutture quali canali e strade.  Si stima che circa l'80 per cento degli edifici di Leogane siano andati distrutti.  <br /><br />"Per i contadini della zona di Legane il terremoto non poteva arrivare in un momento peggiore", ha dichiarato Alexander Jones, coordinatore FAO dell'emergenza ad Haiti.  I danni alle infrastrutture per l'irrigazione rischiano di compromettere i raccolti in corso, mentre l'interruzione nella fornitura di sementi e fertilizzanti può fortemente limitare la semina della principale stagione agricola primaverile".<br /><br />All'incirca 40 gruppi, di una quindicina di persone ciascuno, hanno iniziato a lavorare in tre aree.  La FAO ha anche fornito sostegno finanziario, assistenza tecnica e mobilitato una scavatrice dell'esercito canadese per i lavori più grossi, che non possono essere svolti senza l'ausilio delle macchine.  Questa attività dovrebbe andare avanti per circa una settimana.<br /><br />Il settore agricolo di Haiti è stato colpito anche dal crollo parziale del bell'edificio che ospitava il Ministero dell'Agricoltura a Port-au-Prince come pure dalle distruzioni di laboratori e strutture per l'immagazzinamento, che hanno causato vittime e feriti gravi.<br /><br />A partire dal 15 febbraio un piccolo gruppo di esperti FAO sarà sul campo per redigere una valutazione completa ed accurata dei danni, di ciò che occorre per la ricostruzione, e dei programmi per l'agricoltura e per la sicurezza alimentare, che confluirà nel più ampio processo di Valutazione post-disastro delle necessità.<br /><br />Come priorità la FAO è impegnata per assicurare sostegno finanziario e mettere in grado i contadini poveri di Haiti di fare la semina della stagione primaverile, che rappresenta il 60 per cento della produzione nazionale.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/39943/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/39943/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Haiti – Programma d’intervento agricolo di 700 milioni di dollari</title>
	
	<description> Il programma speciale, redatto dal Ministero dell’Agricoltura, delle Risorse Naturali e dello Sviluppo Rurale haitiano fornisce specifici criteri guida per gli aiuti internazionali nel settore nei prossimi 18 mesi, e rappresenta uno dei capisaldi della strategia del governo per la ricostruzione del paese dopo il sisma del 12 gennaio scorso</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Port-au-Prince, 29 gennaio 2010 - </strong>La FAO fa appello ai donatori internazionali affinché sostengano un piano d'investimento di 700 milioni di dollari nel settore agricolo elaborato dal governo di Haiti per riparare le infrastrutture danneggiate dal terremoto, stimolare la produzione alimentare e creare occupazione per le persone che stanno abbandonando la capitale Port-au-Prince.<br /><br />Il programma speciale, redatto dal Ministero dell'Agricoltura, delle Risorse Naturali e dello Sviluppo Rurale haitiano fornisce specifici criteri guida per gli aiuti internazionali nel settore nei prossimi 18 mesi, e rappresenta uno dei capisaldi della strategia del governo per la ricostruzione del paese dopo il sisma del 12 gennaio scorso.<br /><br />La FAO e l'Istituto inter-americano per la cooperazione agricola hanno firmato un accordo con il Ministero per sostenere il piano del Governo.<br /><br />La FAO guida il gruppo di coordinamento delle Nazioni Unite e delle organizzazioni non governative partner che operano nel settore dell'agricoltura.<br /><br />Il 27 gennaio si è tenuta una riunione nella Repubblica Dominicana a cui hanno partecipato Joanas Gué, Ministro haitiano dell'agricoltura ed il suo corrispettivo della Repubblica Dominicana, Salvador Jiménez, insieme a rappresentanti delle organizzazioni internazionali d'aiuti.<br /><br /><strong>Situazione alimentare fragile già prima del sisma<br /><br /></strong>"La situazione alimentare di Haiti era già molto fragile prima del terremoto ed il paese era fortemente dipendente dalle importazioni alimentari", dice Alexander Jones, responsabile della risposta d'emergenza della FAO ad Haiti.<br /><br />"Con l'esodo di persone verso le zone rurali, la crescita del settore agricolo è adesso diventata una priorità urgente ed il piano del governo haitiano fa un buon lavoro nell'indicare le priorità immediate".<br /><br />Prima del sisma circa il 60 per cento degli haitiani viveva in aree rurali estremamente povere, con l'80 per cento della popolazione che sopravviveva sul filo della povertà con meno di due dollari al giorno. <br /><br />Nel suo piano programmatico il governo haitiano stima che servano circa 32 milioni di dollari adesso per comprare urgentemente sementi, attrezzi e fertilizzanti in modo da mettere i contadini nelle condizioni di avviare la semina in marzo per la stagione primaverile, che di solito copre circa il 60 per cento della produzione agricola di Haiti.<br /><br /><strong>Danneggiata la raffineria di zucchero<br /><br /></strong>Tra gli interventi a breve termine previsti nel piano vi sono la riparazione della raffineria di zucchero di Darbonne, vicino Léogane, danneggiata dal terremoto, la protezione dei bacini idrografici, la riforestazione, la ricostruzione ed il rinforzo degli argini fluviali crollati e dei canali d'irrigazione danneggiati, e la riattivazione di 600 km di strade.<br /><br />Il governo ha anche raccomandato l'acquisto di migliaia di tonnellate di sementi di cereali, di legumi e di verdura, prodotti in loco ed all'estero, attrezzi agricoli e fertilizzanti, e sostegno al settore zootecnico per un periodo di 18 mesi.<br /><br />Tra le altre priorità vi sono il rilancio di un programma che incoraggi la semina di nutritive patate dolci in tutti e 10 i dipartimenti amministrativi di Haiti e la costruzione di strutture per l'immagazzinamento e la conservazione di prodotti e sementi, in modo che il paese sia meglio attrezzato ad affrontare la prossima stagione di uragani.<br /><br />La FAO inizierà le sue attività, in linea con le priorità indicate dal governo haitiano, con i fondi ricevuti da Spagna, Belgio, Brasile, Canada e con i fondi propri dell'agenzia.<br /><br />Nel settembre 2008 il settore agricolo ad Haiti aveva subito gravi danni a causa di una serie consecutiva di cicloni ed uragani, da cui ampie zone del paese non si sono ancora riprese.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/39546/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/39546/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La produzione di banane resiste alla crisi economica</title>
	
	<description> Secondo un rapporto della FAO, la produzione di banane resisterà alla crisi economica mondiale meglio di altri prodotti agricoli. L'agenzia ONU chiede maggiori risorse per combattere le malattie che attaccano i banani.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 7 dicembre 2009 – </strong>Si prevede che la produzione di banane resisterà alla crisi economica mondiale meglio di altri prodotti agricoli, dice la FAO in un rapporto pubblicato oggi.<br /><br />L’agenzia ONU anticipa che le importazioni di banane nel 2009 caleranno leggermente attestandosi intorno ai 13,8 milioni di tonnellate, circa il 3.3% in meno del 2007.  Le importazioni di banane da parte dell’Unione Europea, degli USA e di altri paesi sviluppati registreranno rispettivamente cali del 4,1%, 5,5% e 3,2%.<br /><br />I paesi in via di sviluppo continueranno invece a registrare un incremento della domanda, con importazioni che si prevede raggiungeranno i 2,33 milioni di tonnellate, un aumento del 2,5% trainato principalmente dalla Cina.<br /><br />Se la recessione entro la fine del 2009 avrà superato il momento più critico, per il 2010 si prevede che la domanda di banane aumenterà del 7,8% mentre gli altri frutti tropicali aumenteranno del 2%, secondo la FAO.  Ed il motivo principale del perché la domanda di banane si prevede resisterà alla crisi è che il frutto è considerato dai consumatori una necessità e non un bene voluttuario e dunque risente meno dei cambiamenti di prezzo e di reddito.  Inoltre nel bilancio familiare la spesa per la frutta è molto bassa ed incide poco sul totale.<br /><br /><strong>Tendenza all’aumento<br /><br /></strong>“Con la crescita costante della popolazione e del reddito, e con la maggiore conoscenza sul positivo valore nutritivo della frutta, è assai probabile che il consumo globale di banane e di frutta tropicale continui la sua tendenza ad aumentare nei prossimi decenni”, dice il rapporto FAO. <br /><br />Il commercio di banane e frutti tropicali rappresenta oggi circa il 40% del mercato mondiale di frutta.<br /><br />Il rapporto FAO, che esamina anche l’andamento del mercato delle banane nel corso della recessione economica, verrà presentato alla Conferenza internazionale sulla produzione di banane e di frutti tropicali che si terrà presso la FAO dal 9 all’11 dicembre.  Alla conferenza partecipano esperti e rappresentanti politici.<br /><br /><strong>Infestazioni che cancellano 4 miliardi di dollari<br /><br /></strong>In un altro rapporto, che sarà presentato nel corso della stessa conferenza, la FAO chiede maggiori risorse per creare una mappa a livello mondiale delle malattie che attaccano i banani da frutta e da farina, mettendo in guardia che il danno complessivo causato dalle infestazioni potrebbe ammontare nel 2010 ad oltre 4 miliardi di dollari, con un grave impatto sui redditi dei piccoli contadini di molti paesi in via di sviluppo.<br /><br />Il <em>Banana Bunchy Top Virus</em> (BBTV) o il batterio che ne provoca l’avvizzimento minacciano la sicurezza alimentare di circa 70 milioni di persone in 15 paesi dell’Africa sub-sahariana, per i quali i banani sono fonte di reddito e di cibo.  Non solo, ma il rapporto avverte anche che si stanno diffondendo altre due malattie: la malattia delle righe nere (Cercosporiosi) ed un altro patogeno fungino che ne provoca l’avvizzimento.<br /><br />“Tutte e quattro le malattie meritano molta più attenzione e maggiori investimenti per campagne di informazione, per promuovere la ricerca, e per la formazione agricola dei coltivatori”, dice la FAO nel rapporto.  “Sinora le risorse limitate per affrontare questioni e problemi complessi hanno rappresentato un grave ostacolo”.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Vertice mondiale: rilanciare l’agricoltura per porre fine alla fame</title>
	
	<description> Si è concluso oggi presso la sede della FAO il Vertice mondiale sulla sicurezza alimentare, che ha riaffermato l’impegno della comunità internazionale ad investire di più nel settore agricolo ed eliminare la fame al più presto.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><strong>Roma, 18 novembre 2009</strong> – Si è concluso oggi presso la sede della FAO il Vertice mondiale sulla sicurezza alimentare, che ha riaffermato l’impegno della comunità internazionale ad investire di più nel settore agricolo ed eliminare la fame al più presto.<br /><br />Il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf, che ha ospitato l’evento, ha detto che il vertice ha rappresentato “un importante passo avanti verso il raggiungimento del nostro comune obiettivo: un mondo libero dalla fame”.<br /><br />Ma ha poi aggiunto “con mio rammarico” la Dichiarazione ufficiale adottata all’unanimità lunedì scorso “non contiene obiettivi misurabili né termini specifici entro cui essere realizzati …” <br /><br />La FAO ha proposto l’aumento della quota degli aiuti ufficiali allo sviluppo destinati all’agricoltura ed alle infrastrutture rurali dei paesi in via di sviluppo, portandoli  a 44 miliardi di dollari l’anno, e la data del 2025 per la totale eliminazione della fame.<br /><br /><strong>Importanti impegni<br /><br /></strong>Allo stesso tempo dal Vertice sono stati presi quattro impegni importanti, ha affermato Diouf.<br /><br />1. Maggiori sforzi per raggiungere il Primo degli obiettivi di sviluppo del Millennio di dimezzare la fame entro il 2015 ed eliminarla del tutto il più presto possibile.<br /><br />2. Un impegno a migliorare il coordinamento internazionale e la <em>governance</em> della sicurezza alimentare, mediante una profonda riforma dell’esistente Commissione FAO sulla Sicurezza Alimentare (CFS) che diventerebbe una componente centrale di una nuova Partnership Globale per l’agricoltura, la sicurezza alimentare e la nutrizione. Questo rinnovato organismo, ampliato per includere partner sia del settore pubblico che di quello privato ed organizzazioni non-governative, ed elevato a livello ministeriale, dovrà coordinare gli sforzi internazionali contro la fame e prendere decisioni informate e rapide su tutte le questioni alimentari a livello mondiale.  In questo compito sarà assistita da un comitato di esperti di alto livello.<br /><br /><strong>Investimenti internazionali<br /><br /></strong>3. La promessa di invertire la tendenza alla riduzione degli investimenti nazionali ed internazionali in agricoltura, nella sicurezza alimentare e nello sviluppo rurale dei paesi in via di sviluppo e di aumentare in modo sensibile la quota di aiuti pubblici allo sviluppo.<br /><br />4. La decisione di promuovere nuovi investimenti nella produzione agricola e nella produttività dei nei paesi in via di sviluppo per riuscire a ridurre la povertà e raggiungere la sicurezza alimentare per tutti.<br /><br />“Sono convinto che insieme possiamo eliminare la fame dal pianeta.”, ha dichiarato Diouf.  “Ma occorre passare dalle parole ai fatti”. <br /><br />“Dobbiamo farlo se vogliamo creare un mondo più prospero, più giusto, più equo e con meno conflitti.  Ma soprattutto dobbiamo intervenire subito perché coloro che soffrono la fame non possono aspettare”, ha aggiunto. <br /><br />Il Vertice ha adottato cinque Principi Strategici per la sicurezza alimentare sostenibile globale: 1) investire in programmi non calati dall’alto, canalizzando le risorse in alleanze e progetti ben concepiti e basati sui risultati; 2) sostenere un coordinamento strategico a tutti i livelli per migliorare la <em>governance</em>, e l’allocazione delle risorse evitando duplicati; 3) intervenire con un approccio del doppio binario che comporti sia misure d’emergenza di breve periodo che interventi di sviluppo di lungo termine; 4) lavorare per migliorare il coordinamento, l’efficienza e l’efficacia delle istituzioni multilaterali; e 5) assicurare un impegno sostenibile e sostanzioso da parte di tutti i partner per investire nel settore agricolo, nella sicurezza alimentare e nella nutrizione<br /><br /><strong>Il cambiamento climatico<br /><br /></strong>Il vertice ha anche concordato di “affrontare in modo più attivo la minaccia del cambiamento climatico per la sicurezza alimentare e la necessità di adattamento e mitigazione dell’agricoltura… con un’attenzione particolare ai piccoli produttori ed alle popolazioni vulnerabili”. <br /><br /><strong>Partecipazione di tutti i soggetti<br /><br /></strong>Oltre ai Paesi Membri ed a rappresentanti di organizzazioni internazionali e regionali, che sono intervenuti nella Plenary, nei giorni che hanno preceduto il Vertice si sono tenuti diversi incontri per far sì che fossero sentite tutte le voci.  Il 12 e 13 novembre si è tenuto a Milano un Forum del Settore Privato ed il 13 novembre è stato organizzato a Roma un incontro interparlamentare.  Un Forum della Società Civile si è tenuto a Roma dal 14 al 16 novembre.  Dichiarazioni di tutti e tre gli eventi sono state lette nella Plenary.<br /><strong><br /></strong>Al Vertice hanno partecipato 60 Capi di Stato e di Governo e 191 Ministri su 182 paesi oltre la Comunità europea che erano presenti al Vertice.  Tra le personalità intervenute Papa Benedetto XVI che nel suo intervento ha detto che le regole che governano il commercio internazionale dovrebbero essere separate “dalla logica del profitto visto come fine a se stesso”.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 01:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Rinnovato impegno per porre fine alla fame</title>
	
	<description> I leader di tutto il mondo riuniti alla FAO per il Vertice mondiale sulla sicurezza alimentare hanno adottato oggi all’unanimità una dichiarazione con cui si impegnano a cancellare al più presto ed in modo duraturo la fame nel mondo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><strong>Roma, 16 novembre 2009 – </strong>I leader di tutto il mondo riuniti alla FAO per il Vertice mondiale sulla sicurezza alimentare hanno adottato oggi all’unanimità una dichiarazione con cui si impegnano a cancellare al più presto ed in modo duraturo la fame nel mondo.<br /><br />I paesi hanno concordato di invertire il calo di finanziamenti nazionali ed internazionali nel settore agricolo, di migliorare la <em>governance </em>mondiale delle questioni alimentari allargando la partnership a tutti gli altri soggetti coinvolti sia del settore pubblici che privato, e di affrontare in modo più incisivo le sfide del cambiamento climatico.<br /><br /><strong>Un campanello d’allarme<br /><br /></strong>Nel suo intervento al Vertice il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki Moon ha detto che l’attuale crisi alimentare rappresenta un campanello d’allarme per il futuro.<br /><br />“Non può esserci sicurezza alimentare senza sicurezza climatica”, ha poi aggiunto.<br /><br />“Se i ghiacciai dell’Himalaya dovessero sciogliersi, questo avrebbe conseguenze sulle condizioni di vita e sulla sopravvivenza stessa di trecento milioni di persone in Cina e di circa un miliardo in tutta l’Asia”. <br /><br />“I piccoli contadini africani, che producono la maggior parte del cibo del continente e dipendono quasi interamente dalle piogge, per il 2020 potrebbero vedere i propri raccolti dimezzati.  Dobbiamo operare profondi cambiamenti nel modo in cui ci nutriamo e soprattutto dobbiamo salvaguardare i più poveri e più vulnerabili”. <br /><br /><strong>“Un tragico risultato”<br /><br /></strong>Definendo il miliardo di persone che soffrono la fame “un tragico risultato”, il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf ha sottolineato la necessità di produrre cibo dove vivono i poveri e gli affamati.<br /><br />“In alcuni paesi sviluppati, tra il due ed il quattro per cento della popolazione è in grado di produrre abbastanza cibo per l’intera nazione e perfino ad avere surplus per l’esportazione, mentre nella maggioranza dei paesi in via di sviluppo, il 68/80 per cento della popolazione non è in grado di soddisfare il fabbisogno alimentare nazionale”, ha affermato Diouf.<br /><br />“Il pianeta è in grado di nutrire se stesso, a condizione che le decisioni prese siano rispettate e le risorse promesse siano realmente mobilizzate”, ha poi detto, sollecitando un incremento degli aiuti ufficiali allo sviluppo destinati all’agricoltura, una maggiore quota nei budget nazionali dei paesi in via di sviluppo per il settore agricolo ed incentivi per incoraggiare gli investimenti privati.<br /><br />“Per eliminare la fame servono 44 miliardi di dollari di aiuti ufficiali allo sviluppo l’anno da investire in infrastrutture, tecnologia e moderni input produttivi.  Questa cifra è ben poca cosa se paragonata ai 365 miliardi di sussidi all’agricoltura che sono stati dati ai produttori dei paesi OCSE nel 2007 ed ai 1,340 miliardi che si sono spesi in armamenti lo stesso anno”, ha detto Diouf.<br /><br />“Negli ultimi cinque anni, molti paesi dell’Africa, dell’America Latina e dell’Asia sono riusciti a ridurre notevolmente il numero delle persone sottonutrite” ha dichiarato Diouf.<br />“Questo significa che sappiamo cosa si dovrebbe e come si dovrebbe intervenire  per sconfiggere la fame”.<br /> <br />Nei paesi a basso reddito e deficit alimentare, i programmi di sicurezza alimentare esistono, ma aspettano la volontà politica ed i finanziamenti per diventare operativi”, ha fatto notare.<br /><br />Diouf ha anche sottolineato il fatto che la sicurezza alimentare va al di là della semplice produzione.  “Abbiamo bisogno di protezione contro le malattie animali e le infestazioni fitosanitarie che spesso possono colpire direttamente anche la salute umana.  Dobbiano anche fare i conti con le emergenze causate dai disastri naturali e conservare la base di risorse naturali della produzione alimentare per assicurarne la sostenibilità”<br /><br /><strong>“Opulenza e sprechi non sono più accettabili”<br /></strong><br />“La fame è il più crudele a tangibile segno della povertà” ha dichiarato Sua Santità Papa Benedetto XVI. “Opulenza e sprechi non sono più accettabili, quando la tragedia della fame assume proporzioni di tale portata”.<br /><br />Il Papa ha fatto appello affinché vengano meglio compresi i bisogni del mondo rurale. “Allo stesso tempo” ha aggiunto “si deve agevolare l’accesso ai mercati internazionali dei prodotti che provengono dalle aree più povere, che oggi sono spesso relegati ai margini. Per raggiungere questi obiettivi, è necessario scindere le regole del mercato internazionale dalla logica del profitto visto come fine a se stesso”.<br /><br />Rivolgendosi agli Stati Membri della FAO in tutti le lingue ufficiali, il Papa ha così concluso: “Dio benedica i vostri sforzi per assicurare che a tutte le persone sia dato il loro pane quotidiano”.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 14:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il Direttore Generale della FAO inizia lo sciopero della fame</title>
	
	<description> Alla vigilia dell’apertura del Vertice mondiale sulla sicurezza alimentare il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf ha iniziato uno sciopero della fame per sollecitare un’azione immediata per porre fine alla vergogna della fame ed in solidarietà con il miliardo di uomini donne e bambini che soffrono di malnutrizione cronica. Il Segretario Generale dell’ONU Ban ki Moon ha annunciato che si unirà a lui e domenica digiunerà per l’intera giornata.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><strong>Roma, 14 novembre 2009 – </strong>Alla vigilia dell’apertura del Vertice mondiale sulla sicurezza alimentare il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf ha iniziato uno sciopero della fame per sollecitare un’azione immediata per porre fine alla vergogna della fame ed in solidarietà con il miliardo di uomini donne e bambini che soffrono di malnutrizione cronica.<br /><br />Diouf ha fatto appello alle persone “di buona volontà” in tutto il mondo affinché si uniscano a lui in uno sciopero della fame mondiale nel corso di questo fine settimana.  Il Segretario Generale dell’ONU Ban ki Moon ha annunciato che si unirà a lui e domenica digiunerà per l’intera giornata.  <br /><br />Per dare maggiore risalto a questa iniziativa ieri sera alle 20:00 Diouf ha iniziato lo sciopero della fame nell’atrio della sede FAO, dove ha pure trascorso la notte.  Diouf ha detto ai giornalisti “Spero che con questo gesto si riesca a far crescere la consapevolezza e far sì che l’opinione pubblica faccia pressione affinché coloro che possono cambiare questa situazione lo facciano”.<br /><br /><strong>Un giaciglio di fortuna<br /><br /></strong>Di notte il riscaldamento viene spento nella sede, cosicché Diouf ha indossato sciarpa e cappello di lana e si è messo una coperta sopra il pigiama.  Prima di coricarsi, su un materasso di fortuna fatto di blocchi di gomma piuma, ha regolarmente lavorato ad una scrivania improvvisata, leggendo e firmando documenti, e parlando al telefono.<br /><br />“Abbiamo i mezzi tecnici e le risorse per eliminare la fame dal mondo, adesso è solo una questione di volontà politica, e la volontà politica è influenzata dall’opinione pubblica”, ha detto Diouf.<br /><br />“Io spero che questo gesto, insieme ad altri, possa aiutare a raggiungere il nostro obiettivo di ridurre il numero di coloro che nel mondo soffrono la fame ed il numero dei bambini – uno ogni sei secondi – che muoiono di fame o di malattie ad essa commesse”.<br /><br /><strong>Un digiuno mondiale<br /><br /></strong>Diouf, che mercoledì scorso nel corso di una conferenza stampa aveva lanciato un appello per uno sciopero della fame a livello mondiale, non toccherà cibo e non berrà sino alle 20 di stasera.  Chiunque voglia unirsi a questa iniziativa può farlo in qualsiasi momento durante questo fine settimana, decidendo liberamente quanti pasti saltare.<br /><br />A chi gli chiedeva come ha passato la notte , Diouf ha risposto, di aver dormito bene. “Il solo problema è stato che faceva freddo”.  Oltre a partecipare al Forum delle Organizzazioni Non-Governative che si svolge a Roma oggi e domani, resterà nel suo ufficio improvvisato nell’atrio della FAO per il resto della giornata, lavorando regolarmente.<br /><br />In una iniziativa separata, Diouf nei giorni scorsi aveva lanciato una petizione on line contro la fame.  Coloro che visitano il sito <a href="http://www.1billionhungry.org/home/it/">www.1billionhungry.org/</a> cliccando possono far sentire la propria voce per dire che l’eliminazione di fame e malnutrizione deve diventare l’assoluta priorità del mondo.<br /><br />Il Vertice mondiale che si apre lunedì adotterà una dichiarazione che impegna la comunità internazionale a raggiungere il diritto al cibo per tutti.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/37343/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/37343/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>FAO: sciopero della fame contro la fame</title>
	
	<description> Alla vigilia del Vertice Mondiale sulla sicurezza alimentare della prossima settimana, la FAO ha lanciato un appello per uno sciopero della fame di un giorno in tutto il mondo contro la fame.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>11 novembre 2009, Roma</strong> – Alla vigilia del Vertice Mondiale sulla sicurezza alimentare della prossima settimana, la FAO ha lanciato un appello per uno sciopero della fame di un giorno in tutto il mondo contro la fame.<br /><br />“Proponiamo a chiunque nel mondo voglia manifestare solidarietà con il miliardo di persone sottonutrite, di fare uno sciopero della fame il prossimo sabato o domenica” ha dichiarato il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf nel corso di una conferenza stampa.<br /><br />“Io personalmente inizierò lo sciopero della fame di 24 ore sabato mattina”, ha aggiunto.<br /><br />Secondo le statistiche della FAO 1,02 miliardi di persone vivono in condizione di fame cronica. Il Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare (Roma 16-18 novembre 2009) è stato convocato per concordare al più alto livello un’azione immediata per invertire la tendenza e creare mobilitazione per porre fine al flagello della fame e della malnutrizione.<br /><br /><strong>Capi di Governo<br /><br /></strong>Sono stati invitati tutti i Capi di Stato e di Governo dei 192 Membri della FAO e Diouf ha dichiarato in conferenza stampa che spera ne possano venire tanti quanti parteciparono all’ultimo Vertice FAO, tenutosi nel 2002.<br /><br />“Malgrado tutte le promesse fatte, l’azione concreta contro la fame è stata insufficiente” ha dichiarato Diouf, aggiungendo “in assenza di misure efficaci non può essere esclusa un’altra crisi alimentare a livello mondiale”.<br /><br />Diouf ha anche lanciato una petizione contro la fame online (<a href="http://www.1billionhungry.org/home/it/">http://www.1billionhungry.org/home/it/</a>). Ai visitatori del sito viene chiesto di firmarla se ritengono che sia inaccettabile che un miliardo di persone vivano in condizione di fame cronica.<br /><br />“Chiedo che il maggior numero di persone possibile firmi la nostra petizione” ha detto “Ogni clic servirà come un altro motivo, in aggiunta al miliardo che già abbiamo, per porre fine alla fame. Ogni clic servirà anche come sprone ai leader mondiali per passare dalle parole ai fatti”.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/37264/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/37264/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 18:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Fame nel mondo, alcuni paesi vanno in controtendenza</title>
	
	<description> L’aumento dei dati globali sulla fame maschera il fatto che 31 paesi, su 79 monitorati dalla FAO, a partire dagli anni '90 hanno registrato un calo significativo del numero delle persone sottonutrite.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><strong>Roma, 11 novembre 2009 - </strong>L’aumento dei dati globali sulla fame maschera il fatto che 31 paesi, su 79 monitorati dalla FAO, a partire dagli anni '90 hanno registrato un calo significativo del numero delle persone sottonutrite.<br /><br />Un rapporto pubblicato oggi dal titolo <em>“<em>Pathways to success</em>”</em> (La strada verso il successo), mette in luce i progressi fatti da 16 di questi paesi, che hanno già raggiunto l’obiettivo di dimezzare la fame entro il 2015, o sono sulla strada giusta per farlo.<br /><br />Il numero delle persone che soffrono la fame ha raggiunto il picco storico di 1,02 miliardi.  Più di 60 Capi di Stato hanno confermato la loro partecipazione al Vertice Mondiale sulla sicurezza alimentare che si svolgerà a Roma dal 16 al 18 novembre, per discutere delle strategie più efficaci per incrementare la produzione agricola ed eliminare la fame.<br /><br />Il rapporto FAO, che stamattina è stato presentato alla stampa dal Direttore Generale Jacques Diouf, analizza in dettaglio i fattori di fondo che sottostanno al successo di quattro paesi nel ridurre in modo significativo la fame: Armenia, Brasile, Nigeria e Vietnam.<br /><br /><strong>Una campagna di mobilitazione online<br /><br /></strong>Commentando il rapporto, il Direttore Generale della FAO ha detto “attraverso gli esempi che offre, fornisce un messaggio di speranza: la battaglia contro la fame può essere vinta.  Quello che serve è l’impegno risoluto degli stessi paesi in via di sviluppo ed un forte sostegno da parte della comunità internazionale”. <br /><br />Diouf ha inoltre lanciato una campagna contro la fame online, chiedendo al pubblico di firmare un appello per porre fine alla fame.  Per firmare la petizione collegarsi al seguente sito:  <a href="http://www.1billionhungry.org/it" title="1billionhungry.org">http://www.1billionhungry.org/it</a><br /><br /><strong>Denominatori comuni<br /><br /></strong>Secondo il rapporto della FAO vi sono quattro denominatori comuni dietro queste storie di successo: innanzitutto la creazione di un ambiente favorevole che promuova la crescita economica ed il benessere; in secondo luogo, gli investimenti nel settore rurale ed il raggiungimento dei più vulnerabili; terzo, far sì che i successi raggiunti siano difesi e mantenuti; ultimo, pianificare un futuro sostenibile.<br /><br />Per esempio, per quanto riguarda la capacità di raggiungere i più vulnerabili ed investire nelle popolazioni rurali povere, il Governo brasiliano nel 2003 ha introdotto il Programma di Fame Zero.  Il Governo ha mobilitato autorità locali e organizzazioni della società civile a sostegno di questa strategia, che comportava il trasferimento di fondi per incrementare il potere d’acquisto dei più poveri investendo contemporaneamente nei piccoli contadini.<br /><br />Questo tipo di approccio è riuscito a creare allo stesso tempo la domanda e l’offerta, a vantaggio di tutti.  “Ne è seguita una rapida riduzione della percentuale dei sottonutriti”, afferma il rapporto FAO.  <br />Il Programma nazionale per la sicurezza alimentare della Nigeria è riuscito a raddoppiare la produzione e i redditi dei piccoli contadini, che praticano un’agricoltura pluviale di sopravvivenza, introducendo tecnologie più avanzate che hanno consentito di coltivare due o tre colture diverse invece di dover dipendere solo da una.<br /><br /><strong>Proteggere i risultati<br /><br /></strong>Il Vietnam viene citato nel rapporto come esempio di difesa dei risultati. Il rapporto mostra come di fronte alla minaccia del virus della SARS (la sindrome respiratoria acuta e grave) il paese ha velocemente riorganizzato il settore aviario ed ha rafforzato i servizi veterinari per evitare che malattie di origine animale potessero mutare in epidemie umane.<br /><br />Con lungimiranza, il Governo armeno ha dato la massima priorità agli investimenti per migliorare l’infrastruttura idrica del paese in totale stato di abbandono.  “Con l’attuale sistema di irrigazione oltre il 50 per cento dell’acqua trasferita andava perduto”, fa notare il rapporto.<br /><br />Oltre ai quattro paesi citati sopra, il documento FAO esamina come tre altri paesi in via di sviluppo – Algeria, Malawi e Turchia – sono riusciti a fare del proprio settore agricolo un’importante fonte di crescita e di guadagno grazie alle esportazioni,  elementi che a loro volta hanno contribuito a ridurre fame e povertà e ad assicurare una maggiore offerta di cibo a livello globale.<br /><br /><strong>Elemento chiave i piccoli contadini<br /><br /></strong>Il rapporto conclude che uno dei modi migliori e più fruttuosi dal punto di vista economico per uscire dalla povertà rurale e dalla fame, è investire a favore dei piccoli contadini.  Circa l’85 per cento delle conduzioni agricole del mondo hanno dimensioni inferiori ai due ettari ed i piccoli contadini e le loro famiglie rappresentano due miliardi di persone, vale a dire un terzo della popolazione mondiale.<br /><br />L’Indonesia, il Messico e la Sierra Leone sono esempi di paesi che hanno sviluppato approcci innovativi che rafforzano e sostengono i piccoli contadini.<br /><br />Ci potrebbe comunque essere ancora bisogno di assistenza d’emergenza in alcuni dei paesi dove sono calati i tassi di sottonutrizione, specialmente quelli che partivano da percentuali molte alti di popolazione che soffriva la fame.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/37231/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/37231/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Prezzi alimentari ancora sostenuti nei paesi poveri</title>
	
	<description> Nei paesi poveri, importatori netti di alimenti, i prezzi alimentari continuano a rimanere sostenuti, nonostante la buona produzione cerealicola registrata nel 2009, ha avvertito oggi la FAO nel suo ultimo rapporto Crop Prospects and Food Situation, pubblicato alla vigilia del Vertice Mondiale sulla sicurezza alimentare.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 10 novembre 2009 – </strong>Nei paesi poveri, importatori netti di alimenti, i prezzi alimentari continuano a rimanere sostenuti, nonostante la buona produzione cerealicola registrata nel 2009, ha avvertito oggi la FAO nel suo ultimo rapporto <em><em><a href="../../../../docrep/012/ai484e/ai484e00.htm" title="Crop Prospects and Food Situation">Crop Prospects and Food Situation</a></em><em> </em></em> (Prospettive dei raccolti e situazione alimentare ndr).<br /><br />Una situazione di grave insicurezza alimentare colpisce al momento 31 paesi che per questo necessitano di aiuti d’emergenza.  La situazione è particolarmente grave in Africa orientale dove a causa della siccità e dei conflitti in corso circa 20 milioni di persone hanno bisogno di aiuti alimentari, ha denunciato la FAO.<br /><br />Nonostante i prezzi alimentari a livello internazionale siano calati in modo significativo rispetto ai picchi raggiunti un paio d’anni fa, i prezzi del grano e del mais in ottobre sono saliti e quelli del riso di esportazione rimangono più alti dei livelli ante crisi.<br /><br />“Per le popolazioni più povere, il cui bilancio familiare viene speso sino all’80 per cento per il cibo, la crisi dei prezzi alimentari non è ancora finita”, dice Hafez Ghanem, Vice Direttore Generale della FAO.  “Oggi, per combattere fame e povertà, la priorità a livello mondiale è incrementare gli investimenti nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo”. <br /><br />La FAO ha convocato un Vertice Mondiale dal 16 al 18 novembre 2009 allo scopo di raggiungere un ampio consenso per l’immediata riduzione della fame con l’obiettivo di promuovere gli investimenti pubblici e privati nello sviluppo agricolo dei paesi in via di sviluppo.<br /><br /><strong>Africa occidentale<br /></strong><br />In Africa occidentale la produzione cerealicola nel 2009 calerà rispetto ai buoni raccolti dello scorso anno.  Le piogge scarse, inferiori alle medie stagionali, hanno reso necessario in molte zone della regione ripiantare le colture ed hanno causato la perdita del bestiame in Mali, Ciad e Niger, secondo il rapporto.  I prezzi dei cereali nella regione sono ancora ben al di sopra i livelli di due anni fa prima della crisi dei prezzi alimentari.<br /><br />Ad esempio il prezzo del miglio sul mercato di Bamako, la capitale del Mali, di Ouagadougou in Burkina Faso e di Niamey in Niger è aumentato rispettivamente del 35 per cento, del 42 per cento e del 21 per cento rispetto allo stesso periodo del 2007.  Il prezzo del riso importato è incrementato tra il 22 ed il 46 per cento.  La FAO mette in guardia che il previsto calo della produzione cerealicola della Nigeria potrebbe portare a nuovi rialzi dei prezzi in tutta l’Africa occidentale.<br /><br /><strong>Africa orientale<br /><br /></strong>In Africa orientale la situazione desta grande preoccupazione a causa delle scarse precipitazioni che in molte aree hanno distrutto raccolti e pascoli, dell’incremento dei conflitti, dell’interruzione degli scambi commerciali e della permanenza di prezzi alimentari sostenuti.  <br /><br />In Kenya si prevede che la produzione di mais sarà inferiore del 30 per cento rispetto allo scorso anno passato.  Si stima che circa 3,8 milioni di keniani soffrano di insicurezza alimentare elevata o estrema, per lo più nelle aree agricole e pastorali marginali.<br /><br />In Etiopia il numero delle persone che necessitano di soccorsi umanitari è aumentato, passando dai 5,3 milioni del maggio scorso a 6,2 in ottobre.<br /><br />In Uganda circa 1,1 milioni di persone hanno bisogno di assistenza alimentare. Nel Sudan meridionale ed in Darfur il proseguire della guerra civile sta facendo peggiorare la già grave situazione alimentare della popolazione: si stima che siano circa 5,9 milioni le persone che dipendono dagli aiuti alimentari d’emergenza per sopravvivere.<br /><br /><strong>Altre regioni del mondo<br /><br /></strong>In Africa australe, nonostante la buona produzione cerealicola del 2009, persistono prezzi alimentari elevati in diversi paesi, con gravi conseguenze sulla sicurezza alimentare della popolazione.<br /><br />In Nord Africa la produzione complessiva di grano si prevede raggiungerà il nuovo record di 21,5 milioni di tonnellate, rispetto ai 14,3 milioni di tonnellate del 2008, quando la produzione era stata compromessa a causa della siccità.<br /><br />In Asia, le prospettive della produzione di riso nel 2009 si sono deteriorate dal luglio scorso a seguito delle irregolari piogge monsoniche in India, uno dei principali paesi produttori, e dei disastri naturali in alcuni altri paesi, come il Giappone, la Repubblica della Corea del Nord, la Repubblica democratica popolare del Laos e lo Sri Lanka.<br /><br />La FAO produce il rapporto <em>Crop Prospects and Food Situation</em> ogni tre mesi.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/37157/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/37157/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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