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 <title>FAO news &gt; Cambiamento climatico</title>
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 <description>Notizie dall'Organizzazione dell'ONU per l'Alimentazione e l'Agricoltura</description>
 <language>it</language>
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 <copyright>2009 FAO</copyright>
 <managingEditor>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</managingEditor>
 <webMaster>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</webMaster>
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	<title>Il patrimonio genetico mondiale decisivo per la sopravvivenza dell’umanità</title>
	
	<description> Conservare e fare il miglior uso della ricchezza delle risorse genetiche del pianeta sarà fondamentale per la sopravvivenza dell’umanità, che dovrà produrre cibo nutriente a sufficienza per una popolazione in continua crescita, ha dichiarato oggi il Direttore Generale Aggiunto della FAO, M. Dan Gustafson nel suo intervento alla Commissione sulle Risorse Genetiche per l’Alimentazione e l’Agricoltura.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 15 aprile 2013 -</strong> Conservare e fare il miglior uso della ricchezza delle risorse genetiche del pianeta sarà fondamentale per la sopravvivenza dell'umanità, che dovrà produrre cibo nutriente a sufficienza per una popolazione in continua crescita, ha dichiarato oggi il Direttore Generale Aggiunto della FAO, M. Dan Gustafson nel suo intervento alla Commissione sulle Risorse Genetiche per l'Alimentazione e l'Agricoltura.<br /> <br /> La Commissione, l'unico organismo intergovernativo che affronti specificamente tutte le questioni relative al patrimonio genetico per l'alimentazione e l'agricoltura del mondo, si riunisce presso la FAO questa settimana in coincidenza con il suo 30mo anniversario.<br /> <br /> "La FAO ritiene che l'adattamento del settore agricolo non sia solo una delle opzioni possibili, ma piuttosto un imperativo per la sopravvivenza umana, e che le risorse genetiche saranno parte essenziale di qualsiasi strategia di adattamento", ha detto Gustafson.<br /> <br /> "Garantire la sicurezza alimentare nonostante il cambiamento climatico è una delle sfide più impegnative che dovrà affrontare l'umanità", ha proseguito.<br /> <br /> Le piante costituiscono più dell'80 % della dieta umana. Una trentina di colture coprono il 95% del fabbisogno energetico alimentare umano e solo cinque di esse - riso, grano, mais, miglio e sorgo - ne forniscono il 60%.  Eppure, più di 7000 specie di piante sono state raccolte e coltivate da quando l'uomo ha imparato a farlo molti millenni fa. E nel mondo esistono ben trentamila specie commestibili di piante terrestri.<br /> <br /> "Gli effetti del cambiamento climatico faranno ridurre la produttività agricola, la stabilità e il reddito in molte zone che già soffrono di alti livelli d'insicurezza alimentare", spiega Gustafson.  "La produzione agricola mondiale dovrà aumentare del 60 per cento entro la metà di questo secolo - meno di 40 anni da oggi - per stare al passo con il fabbisogno alimentare della crescente popolazione mondiale.<br /> <br /> "Le risorse genetiche per l'alimentazione e l'agricoltura svolgono un ruolo cruciale nel garantire sicurezza alimentare, mezzi di sussistenza sicuri e servizi ambientali. Esse sono anche fondamentali nel far sì che colture, zootecnia, organismi acquatici e alberi nelle foreste riescano a resistere a condizioni associate al cambiamento climatico".<br /> <br /> <strong>La tabella di marcia <br /> <br /> </strong>Per una prima fase fino al 2017, la Commissione prenderà in esame una tabella di marcia su cambiamento climatico e risorse genetiche.  Le attività previste comprendono la sensibilizzazione, lo sviluppo di linee guida per l'integrazione delle risorse genetiche per l'alimentazione e l'agricoltura nella pianificazione dell'adattamento, individuando punti caldi dove la biodiversità è particolarmente minacciata, e la definizione di un piano d'azione per la proteggere le piante selvatiche apparentate a quelle coltivate dalla minaccia di estinzione.<br /> <br /> Se la Commissione è più avanzata per quanto riguarda le risorse fitogenetiche e zoogenetiche, la FAO sta facendo importanti passi avanti nel campo delle risorse genetiche delle foreste, della vita acquatica, dei microrganismi e degli invertebrati, attività che riflettono il mandato ampliato della Commissione a partire dal 1995.  I batteri, ad esempio, sono essenziali per la produzione di yogurt e formaggi, i lombrichi rivoltano il suolo e scompongono la materia organica in sostanze nutritive essenziali e una pletora d'impollinatori, come le api, consentono al 35% dei raccolti di riprodursi.<br /> <br /> <strong>Colpire dove duole<br /> <br /> </strong>I paesi delle regioni più calde del pianeta saranno i più colpiti dal cambiamento climatico, poiché l'aumento della temperatura sarà più netto ed i loro sistemi agricoli saranno meno preparati ad affrontarne l'impatto.  Le zone aride e semi-aride sono destinate a diventare più secche, mentre le precipitazioni in altre aree saranno più variabili e molto meno prevedibili.<br /> <br /> "Con il riscaldamento del pianeta l'umanità sarà costretta a usare tutti gli strumenti a sua disposizione, al fine di affrontare la sfida di produrre cibo a sufficienza ", ha detto Linda Collette, Segretaria della Commissione sulle Risorse Genetiche per l'Alimentazione e l'Agricoltura.<br /> <br /> "Stiamo costantemente ampliando i già lunghi inventari di animali terrestri ed acquatici, di piante, di alberi, di invertebrati come gli insetti impollinatori e anche di organismi microscopici - e dei loro geni - alcuni di essi possiedono la chiave per adattarsi al cambiamento climatico.  Non solo dobbiamo conservare quella diversità genetica, ma dobbiamo anche garantirne l'accesso e assicurarne la giusta ed equa condivisione dei benefici derivanti dal loro uso", ha spiegato.<br /> <br /> <strong>La diversità genetica in pericolo<br /> </strong><br /> La FAO stima che nel secolo scorso, circa il 75 per cento della diversità genetica delle colture sia andata perduta, quando gli agricoltori di tutto il mondo sono passati a varietà geneticamente uniformi, ad alto rendimento e hanno abbandonato molte delle varietà locali.<br /> <br /> Il ricorso a materiale genetico è tuttavia indispensabile per adattare e migliorare l'agricoltura di fronte a minacce quali le malattie o il riscaldamento del clima che possono alterarne le condizioni di crescita.  Ad esempio, una varietà di grano della Turchia, raccolta e conservata in una banca genetica di semi nel 1948, è stata riscoperta negli anni ‘80, quando è stato trovato che possedeva geni resistenti a molti tipi di funghi patogeni.  Selezionatori di sementi ora usano quei geni per sviluppare varietà di grano resistenti a molte malattie.<br /> <br /> Secondo i più recenti dati FAO, il 22 % delle razze animali sono a rischio di estinzione. Tuttavia, le razze locali, spesso le meno studiate, posseggono difese genetiche che consentono loro di percorrere lunghe distanze per raggiungere pozze d'acqua, sopravvivere con poca acqua e cibo combattere le malattie tropicali. Molte razze bovine "industriali" - ad esempio, gli animali da latte ad alto rendimento - spesso non ce la fanno in condizioni così difficili.  Inoltre:<br /> <br /> Gli ecosistemi acquatici del mondo sono costituiti da circa 175 000 specie di pesci, molluschi, crostacei e piante acquatiche. Appena dieci specie costituiscono il grosso delle catture ittiche al mondo, ed altrettante<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a> specie rappresentano la metà della produzione mondiale di acquacoltura.<br /> <br /> Al mondo si calcola esistano 80.000 specie di alberi, ma solo l'1% è stato studiato in modo approfondito. Le foreste ospitano l'80 per cento della biodiversità terrestre, ma vengono cancellate ad un ritmo allarmante - con gravi conseguenze per il riscaldamento globale.<br /> <br /> Gli invertebrati costituiscono il 95 % dell'intera vita animale, e il tesoro nascosto della biodiversità dei microrganismi è incalcolabile.<br /> <br /> La Commissione si sforza di arrestare la perdita di risorse genetiche per l'alimentazione e l'agricoltura, e garantire la sicurezza alimentare mondiale e lo sviluppo sostenibile, promuovendo la loro conservazione, il loro uso sostenibile, compreso lo scambio, e la ripartizione giusta ed equa dei vantaggi derivanti dal loro utilizzo.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/174345/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/174345/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 14 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>In pericolo le foreste montane</title>
	
	<description> L’integrità e la capacità di risposta delle foreste di montagna sono minacciate dall’aumento delle temperature, dagli incendi, dall’incremento demografico e dall’insicurezza alimentare ed energetica, avverte la FAO in un nuovo studio pubblicato oggi</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 9 dicembre 2011 - </strong>L'integrità e la capacità di risposta delle foreste di montagna<strong> </strong>sono minacciate dall'aumento delle temperature, dagli incendi, dall'incremento demografico e dall'insicurezza alimentare ed energetica, avverte la FAO in un nuovo studio pubblicato oggi.<br /><br />La crescita demografica, e con essa l'estendersi dell'agricoltura intensiva, hanno spinto molti piccoli contadini a spostarsi in altitudine, verso aree marginali e pendii ripidi, provocando una perdita di foresta, avverte il rapporto <a href="http://www.mountainpartnership.org/common/files/pdf/web_TKohler.pdf" target="_blank"><em>Mountain Forests in a Changing World</em></a> (Le foreste di montagna in un mondo che cambia <em>ndt.</em>).  Il rapporto fa notare che il cambiamento climatico è destinato a far aumentare le infestazioni e la diffusione di agenti patogeni, fattori anch'essi che contribuiscono a danneggiarne l'integrità.<br /><br />Il rapporto, prodotto congiuntamente dal Segretariato della Partnership delle Montagne, ospitato dalla FAO, e dall'Agenzia Svizzera per lo sviluppo e la cooperazione, è stato pubblicato a ridosso della Giornata Internazionale della Montagna dell'ONU, che si celebra l'11 dicembre.<br /><br />"Le foreste di montagna proteggono le comunità locali dai disastri naturali e tutelano le risorse naturali ed i sevizi ambientali su cui miliardi di persone fanno affidamento per la propria sussistenza", dice Eduardo Rojas-Briales, Vice Direttore Generale della FAO per le Foreste.  "Le foreste montane hanno risentito delle conseguenze di molte sfide globali: cambiamento climatico, penuria idrica, perdita di biodiversità, desertificazione, ma esse offrono anche notevoli opportunità per trovare le soluzioni.  Credo che lo sviluppo sostenibile delle foreste di montagna richieda, e meriti, un posto prominente nell'agenda politica internazionale".<br /><br /><strong>Fonte di acqua dolce<br /><br /></strong>Le montagne forniscono il 60 per cento delle risorse di acqua dolce mondiali, nonostante coprano solo il 12 per cento della superficie terrestre, si legge nel rapporto. Le foreste di montagna incidono fortemente sulla quantità e sulla qualità dell'approvvigionamento idrico delle comunità e delle industrie delle zone montane ma anche di quelle delle zone pianeggianti.  Quando le foreste vengono abbattute e la terra è lasciata senza protezione, aumentano deflusso ed erosione del suolo, con un conseguente deteriorarsi della qualità dell'acqua nei torrenti e nei fiumi.<br /><br />Molte città dipendono pesantemente dalle risorse idriche montane, basti pensare che il 95 per cento del rifornimento idrico di una città come Vienna proviene dalle foreste montane delle Alpi Noriche, che il 40 per cento dell'acqua di Tegucigalpa, in Honduras, proviene dalla foresta amazzonica di La Tigra National Park.  In Kenya l'acqua proveniente dal Monte Kenya genera il 97 per cento dell'energia idroelettrica di quel paese.  In Asia l'altopiano tibetano funge da rifornitore idrico per circa 3 miliardi di persone.<br /><br /><strong>Integrazione con le politiche per il cambiamento climatico<br /><br /></strong>Le foreste montane sequestrano un'enorme quantità di carbonio e possono svolgere un ruolo importante nelle politiche volte a contrastare il cambiamento climatico, fa notare il rapporto.  La perdita di foreste montane farebbe rilasciare grandi quantità di carbonio nell'atmosfera.<br /><br />I responsabili politici nazionali dovrebbero prendere in considerazione l'importanza di proteggere e conservare le foreste montane, ed integrare questi aspetti nelle politiche di mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico.<br /><br />A livello globale i servizi ambientali chiave forniti dalle foreste montane dovrebbero meglio riflettersi nei negoziati e negli incontri internazionali sul cambiamento climatico, sulla qualità dell'acqua ed su altre questioni ambientali, in particolare alla luce dei risultati delle ricerche sull'inquinamento e sullo scioglimento dei ghiacciai presentati nel corso della Giornata della Montagna alla conferenza sul cambiamento climatico (UNFCCC COP17) di Durban, in Sudafrica.<br /><br /><strong>Maggiori strumenti alle popolazioni montane<br /><br /></strong>Le popolazioni montane - che sono tra le più povere e con maggiori problemi di insicurezza alimentare al mondo - sono decisive per il mantenimento degli ecosistemi montani, fa notare il rapporto.  E dovrebbero dunque avere voce in capitolo nella gestione delle risorse forestali locali dalle quali dipendono e condividere i benefici del loro uso e della loro conservazione.<br /><br />Insieme al rapporto sulle foreste montane, la FAO ha diffuso due altre pubblicazioni sull'importante ruolo degli ecosistemi montani nel miglioramento delle condizioni di vita rurali e per l'alleviamento della povertà:<em> <a href="http://www.fao.org/docrep/014/i2248e/i2248e00.pdf" target="_blank">Highlands and Drylands: Mountains, a source of resilience in arid regions</a></em><em> </em>e <em><a href="http://www.fao.org/mnts/products-2011/en/" target="_blank">Why invest in Sustainable mountain development?</a>.<br /><br /></em>Lunedì 12 dicembre si terrà presso la sede FAO una cerimonia per celebrare la Giornata Internazionale della Montagna 2011, dal tema quest'anno "Foreste montane - le radici del nostro futuro".</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/116720/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/116720/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 10:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>FAO – Proteggere le colture tradizionali dall’impatto del cambiamento climatico</title>
	
	<description> Le colture alimentari tradizionali ed altre varietà vegetali hanno bisogno di essere difese dall’impatto del cambiamento climatico e di altri stress ambientali, ha affermato oggi la FAO in occasione del decimo anniversario del Trattato internazionale sulle Risorse Fitogenetiche per l’Alimentazione e l’Agricoltura.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 14 novembre 2011 - </strong>Le colture alimentari tradizionali ed altre varietà vegetali hanno bisogno di essere difese dall'impatto del cambiamento climatico e di altri stress ambientali, ha affermato oggi la FAO, in occasione del decimo anniversario del <a href="http://www.planttreaty.org/" target="_blank">Trattato internazionale sulle Risorse Fitogenetiche per l'Alimentazione e l'Agricoltura</a>.<br /><br />Il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf, ha fatto appello ai paesi affinché sviluppino politiche ad hoc finalizzate ad un uso più ampio e alla conservazione delle varietà vegetali per le generazioni a venire.  Diouf ha salutato con soddisfazione lo stanziamento di 6 milioni di dollari reso disponibile nell'ambito del Trattato per aiutare i contadini di colture tradizionali ad adattarsi al cambiamento climatico.<br /><br />"La conservazione e l'uso sostenibile delle risorse fitogenetiche per l'alimentazione e l'agricoltura è un elemento chiave per far sì che il mondo riesca a produrre abbastanza cibo per nutrire in futuro la crescente popolazione", ha affermato Diouf.<br /><br />Diouf ha poi osservato che la banca genetica mondiale che conserva oltre 1,5 milioni di campioni di materiale fitogenetico, governata collettivamente e in modo multilaterale dai paesi sottoscrittori, "costituisce la base di oltre l'80 per cento dell'alimentazione mondiale di origine vegetale e con tutta probabilità lo strumento più importante in nostro possesso per adattarsi al cambiamento climatico in agricoltura negli anni a venire".<br /><br />Il "<a href="ftp://ftp.fao.org/ag/agp/planttreaty/funding/call2010/BSF2010_Projects_Maps_en.pdf" target="_blank">Fondo per la condivisione dei benefici</a>" del Trattato è stato usato per aiutare i contadini e gli allevatori di 21 paesi in via di sviluppo ad adattare coltivazioni chiave alle nuove difficili condizioni create da cambiamento climatico, inondazioni, siccità, infestazioni parassitarie, malattie delle piante ed altre sfide.<br /><br />"Gli effetti del cambiamento climatico sull'agricoltura non rispettano i confini nazionali, ma coprono intere zone agro-ecologiche", fa osservare Shakeel Batti, Segretario del Trattato.  "Per questa ragione, questo pacchetto di progetti ha un approccio pionieristico nel generare una base globale di conoscenza.  Alcuni di questi progetti ci aiuteranno a stabilire chiari piani d'azione e priorità per futuri interventi".<br /><br /><strong>Il Parco della patata in Perù<br /><br /></strong>Uno dei progetti è realizzato nel Parco della patata in Perù, una riserva dove i membri della comunità locale uniscono le conoscenze tradizionali con lo sforzo di conservare le specie native, migliorare la produzione agricola e garantire la sicurezza alimentare.<br /><br />"Quand'ero piccola, le specie native venivano coltivate a minore altitudine.  Oggi queste zone sono molto più calde e non è più possibile coltivarvi patate.  Di conseguenza dobbiamo coltivarle molto più in alto, in zone montagnose", dice Francisca Pacco, guardiana della riserva.<br /><br />Nel corso di una recente sessione di scambio di conoscenze con agricoltori provenienti dall'Etiopia, Francisca ed altri residenti della riserva hanno mostrato come usano la loro conoscenza dei venti in quella zona e delle specie native per riuscire a cambiare l'ubicazione ed i periodi di coltivazioni delle patate.  Grazie al sostegno del Fondo per la condivisione dei benefici i residenti della riserva stanno anche riuscendo ad incrementare le attività generatrici di reddito. <br /><br /><strong>Riconoscere il lavoro degli agricoltori<br /><br /></strong>"Gli agricoltori hanno un ruolo chiave nella conservazione e nell'uso sostenibile delle colture alimentari, ed al momento sono in difficoltà con tutti i cambiamenti in atto.  Se lavoriamo con impegno, con una solida base scientifica e con l'integrazione degli agricoltori, tra due anni quando questi progetti saranno portati a compimento vedremo grossi risultati", fa notare Zoila Fundora, un'esperta che risiede a Cuba, che ha fatto parte del gruppo di valutazione dei progetti approvati.<br /><br />"Il finanziamento aiuta gli agricoltori in modo molto concreto ad adattarsi al cambiamento climatico e contribuisce alla sicurezza alimentare col riconoscere che una parte della soluzione sta nella diversificazione dei raccolti", aggiunge David Cunningham, australiano, anche lui del gruppo di esperti che ha valutato i progetti.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/94664/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/94664/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Ripartire dalla natura per lo sviluppo agricolo</title>
	
	<description> La FAO ha annunciato oggi il lancio di una nuova grande iniziativa per riuscire a produrre più cibo per una popolazione mondiale in continua crescita in modo sostenibile dal punto di vista ambientale. Il nuovo approccio si rivolge soprattutto ai piccoli contadini dei paesi in via di sviluppo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 13 giugno 2011 - </strong>La FAO ha annunciato oggi il lancio di una nuova grande iniziativa per riuscire a produrre più cibo per una popolazione mondiale in continua crescita in modo sostenibile dal punto di vista ambientale.<br /><br />L'appello della FAO per un'intensificazione della produzione agricola che sia sostenibile, ad oltre mezzo secolo dalla Rivoluzione Verde degli anni '60, è contenuto in una nuova pubblicazione "<a href="http://www.fao.org/ag/save-and-grow/" target="_blank"><em>Save and Grow</em></a>" curata dalla Divisione FAO Produzione vegetale e protezione delle piante.<br /><br /><strong>Puntare sui piccoli contadini<br /><br /></strong>Il nuovo approccio si rivolge soprattutto ai piccoli contadini dei paesi in via di sviluppo.  Aiutare le famiglie rurali a basso reddito dei paesi in via di sviluppo - circa 2,5 miliardi di persone - ad economizzare sui costi di produzione e costruire prosperi sistemi agro-alimentari, li metterà nelle condizioni di massimizzare le rese ed investire i risparmi nella salute e nella scolarizzazione.<br /><br />Si stima che la Rivoluzione verde abbia salvato dalla carestia un miliardo di persone, e che tra il 1960 ed il 2000 sia riuscita a produrre cibo più che a sufficienza per una popolazione mondiale che nello stesso periodo era raddoppiata, passando da 3 a 6 miliardi di persone.<br /><br /><strong>Preservare per crescere<br /><br /></strong>Tuttavia, l'attuale paradigma di produzione intensiva non riesce più a stare al passo con le sfide poste dal nuovo millennio.  Per crescere l'agricoltura deve ora imparare a preservare.<br /><br />L'approccio "produrre di più con meno" attinge in parte alle tecniche dell'agricoltura di conservazione - una serie di pratiche agronomiche che permettono una migliore gestione del suolo, limitando gli effetti negativi sulla sua composizione. Per fare questo essa promuove una lavorazione minima del terreno, facendo a meno di un'aratura profonda, per mantenere in modo permanente la copertura organica.  I residui delle coltivazioni vengono lasciati sui campi e si fanno rotare le colture alternando quelle cerealicole con le leguminose che arricchiscono il terreno.  <br /><strong><br />Irrigazione di precisione<br /><br /></strong>Tra le altre tecniche sviluppate dalla FAO e dai suoi partner nel corso degli ultimi anni ed ora presentate nella pubblicazione "<em><em>Save and Grow</em></em>"<em>, </em> vi è l'irrigazione di precisione, per produrre di più con meno acqua, ed un impiego più preciso dei fertilizzanti per raddoppiare l'ammontare di nutrienti assorbiti dalle piante.<br /><br />La gestione integrata delle infestazioni parassitarie, le cui tecniche combattono i parassiti senza un eccessivo ricorso ai pesticidi, è un altro elemento chiave.<br /><br />Questi metodi aiutano le colture ad adattarsi al cambiamento climatico e non solo fanno produrre più cibo, ma contribuiscono anche a ridurre il fabbisogno di acqua del 30 per cento ed i costi energetici sino al 60 per cento.  In alcuni casi si possono incrementare le rese di sei volte, come dimostrano i test effettuati di recente in Africa australe.  Le rese dei coltivatori che hanno seguito queste tecniche in 57 paesi a basso reddito sono aumentate di circa l'80 per cento.<br /><br /><strong>Rispettare gli ecosistemi<br /><br /></strong>Questo nuovo modello produttivo proposto dalla FAO incorpora anche un approccio che rispetta gli ecosistemi e capitalizza il ruolo della natura nella crescita delle colture - sostanze organiche contenute nel suolo, regolazione del flusso idrico, predatori contro i parassiti, pollinazione naturale. <br /><br />Questo nuovo approccio affonda le sue radici sull'esperienza fatta con la Rivoluzione Verde degli anni '60, che puntava ad innalzare i livelli produttivi, trascurando però l'impatto ambientale.<br /><br /><strong>La biodiversità<br /><br /></strong>Decenni di coltivazione intensiva hanno talvolta degradato terre una volta fertili ed esaurito le falde acquifere, provocato recrudescenze di infestazioni parassitarie, eroso la biodiversità, inquinato l'aria, il suolo e l'acqua.  Peraltro va notato che stanno calando i tassi di crescita dei rendimenti dei principali cereali.<br /><br />Per nutrire una popolazione mondiale che si prevede nel 2050 raggiungerà i 9,2 miliardi di persone - che nei paesi in via di sviluppo implica riuscire a soddisfare una domanda alimentare raddoppiata - non c'è altra scelta se non intensificare ulteriormente la produzione agricola.  Per sconfiggere la fame e soddisfare la domanda di cibo per il 2050, la produzione deve crescere del 70 per cento nel mondo, e del 100 per cento nei paesi in via di sviluppo.<br /><br />L'elemento chiave per vincere questa sfida sta in un'intensificazione della produzione che sia sostenibile, che è quello che viene proposto in "<em><em>Save and Grow</em></em>".  Questo implicherà un passaggio da un modello omogeneo di produzione agricola a sistemi produttivi responsabili che si adattino ai diversi luoghi e situazioni. <br /><strong><br />Il sostegno agli agricoltori<br /><br /></strong>Sarà inoltre necessario dare sostegno agli agricoltori così che possano apprendere le nuove pratiche e tecnologie, mentre i governi da parte loro dovranno rafforzare i programmi nazionali di miglioramento e selezione delle specie vegetali per sviluppare nuove varietà di sementi resistenti ai cambiamenti climatici.<br /><br />I governi dovranno anche fornire incentivi all'adozione di questo nuovo modello, come ad esempio ricompensare la buona gestione degli ecosistemi e promuovere maggiori investimenti in agricoltura.  I paesi sviluppati dovranno incrementare la quota di aiuti ufficiali allo sviluppo da destinare all'agricoltura dei paesi in via di sviluppo, i quali da parte loro dovranno allocare una quota più ampia dei loro budget nazionali al settore agricolo.  Lo studio auspica anche un aumento degli investimenti del settore privato sia a livello nazionale che internazionale.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/80136/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/80136/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Foreste e cambiamento climatico nel Mediterraneo</title>
	
	<description> Una nuova partnership per le foreste del Mediterraneo è stata creata per affrontare le principali sfide riguardanti le foreste della regione, aggravate dal duro impatto del cambiamento climatico. La partnership è stata annunciata durante la Seconda Settimana della Foresta Mediterranea, che si sta svolgendo in questi giorni (5-8 aprile) ad Avignone, in Francia.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p align="left"><strong>6 aprile 2011, Roma/Avignone</strong> - Una nuova <a href="http://www.fao.org/forestry/silvamed/66624/en/" target="_blank">partnership per le foreste del Mediterraneo</a> è stata creata per affrontare le principali sfide riguardanti le foreste della regione, aggravate dal duro impatto del cambiamento climatico. La partnership è stata annunciata durante la Seconda Settimana della Foresta Mediterranea, che si sta svolgendo in questi giorni (5-8 aprile) ad Avignone, in Francia. <br /><br />"La Partnership di Collaborazione per le Foreste nel Mediterraneo contribuirà a sollevare l'attenzione sulla ricchezza delle funzioni vitali che le foreste della regione forniscono ai loro abitanti. Tra queste vi sono la protezione del suolo e dell'acqua, la valorizzazione del territorio, il sequestramento del carbonio e la conservazione della biodiversità. E' urgente unire i nostri sforzi al fine di conservare e preservare queste funzioni vitali per le generazioni future", afferma Eduardo Rojas-Briales, Vicedirettore Generale, Dipartimento Foreste della FAO. <br /><br />La partnership coinvolge dodici tra istituzioni e organizzazioni, tra cui la FAO, e riguarderà principalmente sei paesi del Mediterraneo Meridionale ed Orientale: Marocco, Algeria, Tunisia, Siria, Libano e Turchia. La nuova partnership è uno strumento dinamico al servizio di tutti i soggetti interessati nella regione mediterranea, per affrontare le crescenti sfide che minacciano gli ecosistemi forestali della regione e per dar maggior risonanza al valore di tali aree forestali e alla urgente necessità di proteggerle. <br /><br />Il bacino del Mediterraneo perde ogni anno tra 0,7 e un milione di ettari di foreste a causa degli incendi, una perdita stimata in termini economici attorno al valore di un miliardo di euro.</p> <p align="left">La regione del Mediterraneo sta assistendo ad un considerevole aumento nella durata e nella frequenza delle siccità e delle ondate di caldo, che si traduce in un crescente rischio di incendi boschivi di larga scala così come in una maggiore scarsità d'acqua, che si ripercuote a sua volta sulle popolazioni rurali e urbane. <br /><br /><strong>Le foreste afflitte da diverse minacce<br /><br /></strong>La superficie forestale totale nella regione mediterranea è pari a 73 milioni di ettari, vale a dire l'8,5% della superficie totale terrestre. Le foreste del Mediterraneo forniscono una gran varietà di prodotti quali il legno e prodotti non legnosi come sughero, mangime per il bestiame, piante aromatiche e selvaggina, tutti prodotti estremamente importanti per lo sviluppo socio-economico e che contribuiscono alla sicurezza alimentare e alla riduzione della povertà nelle aree rurali.<br /><br />Ma le foreste mediterranee si trovano anche ad affrontare un'insieme di minacce quali il cambiamento climatico, l'espansione agricola, il turismo, lo sviluppo urbano ed altre pratiche di utilizzo della terra che stanno contribuendo notevolmente alla perdita del manto forestale.<br /><br />Ad esempio, nel Mediterraneo settentrionale, dove la superficie forestale è prevalentemente di proprietà privata, la vegetazione selvaggia si è estesa considerevolmente in conseguenza di dinamiche naturali e, per via dell'assenza di un'adeguata gestione, il rischio di incendi boschivi è aumentato. <br /><br />Nel Mediterraneo meridionale la crescente pressione esercitata sulle risorse forestali da pratiche quali lo sfruttamento eccessivo dei pascoli, il disboscamento per far spazio ad altri usi, la raccolta eccessiva di legna per combustibile e di carbone, sono tra i fattori che contribuiscono maggiormente al degrado forestale e alla deforestazione.<br /><br /><strong>Necessaria un'azione a tutti i livelli<br /><br /></strong>La partnership mira ad integrare le politiche e gli investimenti a livello nazionale in modo da adattare le foreste al cambiamento climatico; questo implicherà il coinvolgimento di diversi settori quali quello forestale, l'agricoltura, lo sviluppo urbano, la gestione dell'acqua, l'ambiente, la pianificazione della gestione del territorio, l'istruzione, il turismo, etc. Ulteriore scopo, sviluppare un approccio regionale integrato alla gestione delle foreste e in particolare alla prevenzione degli incendi boschivi, attraverso la condivisione di competenze, conoscenze e migliori pratiche.   <br /><br />A livello locale la partnership contribuirà a promuovere una gestione sostenibile delle foreste tra i vari soggetti interessati, quali comunità locali, proprietari e amministratori del settore, contadini, allevatori, ambientalisti, gestori di aree protette e studiosi. </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/54679/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/54679/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 05 Apr 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Si apre l’Anno internazionale delle foreste</title>
	
	<description> I milioni di persone che dipendono dalle foreste per la propria sopravvivenza svolgono un ruolo esenziale nella gestione, nella conservazione e nello sviluppo sostenibili delle foreste mondiali. Ciononostante, i loro diritti ad usare e trarre beneficio dalle risorse forestali spesso non vengono tenuti nella giusta considerazione, afferma il nuovo rapporto della FAO &quot;Lo stato delle risorse forestali mondiali&quot; (SOFO 2010), presentato oggi a New York nel corso della cerimonia che ha aperto l'Anno Internazionale delle Foreste</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma/New York, 2 febbraio 2011 - </strong>I milioni di persone che dipendono dalle foreste per la propria sopravvivenza svolgono un ruolo esenziale nella gestione, nella conservazione e nello sviluppo sostenibili delle foreste mondiali.  Ciononostante, i loro diritti ad usare e trarre beneficio dalle risorse forestali spesso non vengono tenuti nella giusta considerazione, afferma il nuovo rapporto della FAO <em><a href="http://www.fao.org/docrep/013/i2000e/i2000e00.htm" target="_blank" title="Il rapporto completo">Lo stato delle risorse forestali mondiali</a></em> (SOFO 2011), presentato oggi a New York nel corso della cerimonia che ha aperto l'Anno Internazionale delle Foreste.<br /><br />"Nel corso dell'Anno Internazionale delle Foreste sarà importante riuscire a mettere in evidenza il rapporto che esiste tra le persone e le foreste ed i benefici che possono derivare quando le foreste sono gestite dalle popolazioni locali in modo sostenibile ed innovativo", ha affermato Eduardo Rojas, Vice Direttore Generale della FAO, del Dipartimento Foreste.<br /><br /><strong>Verso un'economia "più verde"<br /><br /></strong>L'accresciuto interesse per la sostenibilità sociale ed ambientale offre all'industria forestale una grande opportunità di rinnovarsi e ristrutturarsi, non solo per riuscire a rispondere alle esigenze del XXI secolo, ma anche per far cambiare la percezione di molti consumatori che spesso hanno sensi di colpa nell'usare il legno, poiché ritengono sbagliato dal punto di vista etico tagliare gli alberi.<br /><br />Il rapporto FAO sottolinea come, al contrario, l'industria forestale possa essere parte importante di un'economia "più verde", e come i prodotti legnosi abbiano caratteristiche ambientali che possono interessare le persone.  Il legno ed i prodotti legnosi in quanto materiali naturali provengono da risorse rinnovabili che immagazzinano carbonio, e possono essere riciclati.<br /><br /><strong>Una maggiore efficienza energetica<br /><br /></strong>L'industria forestale risponde alle molte preoccupazioni sollevate dal punto di vista ambientale e sociale cercando di migliorare l'uso delle risorse nella direzione di una loro maggiore sostenibilità, facendo maggiore uso di materiali da scarto per i propri prodotti, aumentando l'efficienza energetica e riducendo le emissioni.<br /><br />Ne è un esempio il fatto che nel 2010 il 37 per cento del totale della produzione forestale è derivata da carta riciclata, scarti di legno e fibre non legnose, e questa percentuale è probabile possa arrivare al 45 per cento nel 2030, principalmente in Cina ed India.<br /><br />Non solo, ma la maggior parte dei prodotti legnosi solidi, come segatura e compensato, vengono adesso prodotti con un relativo basso impiego di energia, e questo vuol dire che la loro produzione ed il loro uso ha un'impronta di carbonio bassa, ulteriormente rafforzata dal fatto che i prodotti legnosi immagazzinano carbonio.  La produzione di carta e di pasta di cellulosa ha una più alta intensità energetica ma vi è crescente pressione affinché si riducano l'intensità energetica e le emissioni di carbonio mediante l'adozione di migliori tecnologie e lo scambio di quote d'emissione.<br /><br />Molti governi ritengono che l'industria forestale abbia in sé la potenzialità di promuovere una "economia più verde" mediante per esempio l'impiego di bioenergia, di attività di promozione del legno e di nuovi prodotti e biomateriali legnosi.<br /><br /><strong>Ridurre le emissioni e sostenere le comunità locali<br /><br /></strong>Il rapporto FAO sottolinea la necessità che si intervenga al più presto per proteggere le foreste, che offrono mezzi di sostentamento alle comunità locali, dagli effetti del cambiamento climatico.<br /><br />Le recenti decisioni prese a Cancun nel dicembre 2010 sul REDD+ (<em>Riduzione delle Emissioni da Deforestazione e Degrado delle foreste</em>) dovrebbero essere inserite in una più ampia riforma della <em>governance</em> forestale e consentire la partecipazione delle popolazioni indigene e delle comunità locali.  Secondo il rapporto, i loro diritti dovrebbero essere rispettati in tutte le attività e strategie nazionali del REDD+.<br /><br />Secondo il rapporto i paesi dovranno adottare leggi per chiarire i cosiddetti "<em>carbon rights</em>" ed assicurare una distribuzione equa di costi e benefici dai programmi REDD+.<br /><br /><strong>Sottovalutate le strategie di adattamento <br /><br /></strong>Mentre gli interventi forestali previsti dal REDD+ per mitigare gli effetti del cambiamento climatico stanno ricevendo attenzione e finanziamenti, il ruolo delle foreste nell'adattamento al cambiamento climatico nonostante sia decisivo è stato spesso sottovalutato dai governi.  A questo riguardo il rapporto sottolinea l'importante contributo delle foreste al raggiungimento di strategie nazionali di adattamento.<br /><br />Adeguate misure forestali possono ridurre l'impatto del cambiamento climatico su ecosistemi e settori della società particolarmente vulnerabili.  Se per esempio si mettesse un freno all'abbattimento delle mangrovie (un quinto delle quali dal 1980 ad oggi si stima sia andato perduto) aiuterebbe a proteggere le coste dalle tempeste sempre più intense e dagli tsunami che sempre più frequenti le colpiscono.  Piantare foreste ed alberi a fini di protezione ambientale e per produrre reddito potrebbe aiutare le popolazioni povere che vivono in paesi aridi ad essere meno soggetti alla siccità.   <br /><br />Tra gli esempi positivi di misure di adattamento nei paesi in via di sviluppo il rapporto cita lo sviluppo e la conservazione delle mangrovie in Bangladesh, la prevenzione degli incendi boschivi a Samoa ed i programmi di rimboschimento ad Haiti.<br /><br />Il rapporto fa notare che il legame esistente tra foreste, condizioni di vita rurali e stabilità ambientale evidenzia la necessità di un robusto sostegno finanziario alle misure di adattamento forestale al cambiamento climatico.<br /><br />"Senza questa dovuta attenzione alle questioni ed istanze a livello locale, vi è il rischio di corrodere modi tradizionali di vita e minacciare alcune delle foreste tra le più varie dal punto di vista biologico e tra le più importanti dal punto di vista ambientale", conclude il rapporto.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Vertice internazionale per dare nuovo stimolo al Trattato sulle Risorse Fitogenetiche</title>
	
	<description> Rappresentanti di alto livello di oltre 60 paesi, tra cui 22 ministri, si sono incontrati a Roma allo scopo di dare nuovo stimolo e rinvigorire il sostegno al Trattato Internazionale sulle Risorse Fitogenetiche ed al suo Fondo per la Distribuzione dei Benefici, ritenuto cruciale per la tutela e l’utilizzo a fini agricoli ed alimentari delle risorse fitogenetiche mondiali a rischio</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>8 Decembre 2010, Roma</strong> - Rappresentanti di alto livello di oltre 60 paesi, tra cui 22 ministri di gabinetto, si sono incontrati a Roma allo scopo di dare nuovo stimolo e rinvigorire il sostegno al Trattato Internazionale sulle Risorse Fitogenetiche ed al suo Fondo per la Distribuzione dei Benefici, ritenuto cruciale per la tutela e l'utilizzo a fini agricoli ed alimentari delle risorse fitogenetiche mondiali attualmente a rischio.<br /><br />L'incontro è stato aperto dal suo organizzatore, il Ministro Italiano per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Giancarlo Galan, che ha sollecitato i governi ad usare il Trattato "per superare l'antico e deletereo conflitto tra agricolutra tradizionale e modernità". </p><p>Il Ministro ha spiegato che il Trattato facilita l'accesso al materiale genetico delle specie vegetali, sottolineando come, da quando l'accordo è entrato in vigore nel 2004, vi siano stati oltre 800 prelievi giornalieri di semi ed altro materiale fitogenetico da un campione di oltre 1.3 milioni di campioni.   <br /><br />Il governo Italiano, insieme a Spagna, Norvegia e Australia, è uno dei maggiori finanziatori del Fondo per la Condivisione dei Benefici (BSF l'acronimo inglese), istituito dal Trattato per aiutare i contadini poveri nei paesi in via di sviluppo a preservare e adattare al cambiamento climatico le colture alimentari principali. <br /><br /><strong>L'adattamento al cambiamento climatico</strong><br /><br />"Questo vertice di alto livello ha reso ancor più evidente come il Trattato sia in grado di affrontare contemporaneamente diverse sfide, tra cui la perdita di biodiversità, le crisi alimentari globali, l'adattamento al cambiamento climatico, la lotta alla povertà e lo sviluppo agricolo", ha detto Shakeel Bhatti, Segretario del Trattato Internazionale. <br /><br />Il Fondo, operativo a partire dal 2008/2009, è stato accettato dalla Convenzione-Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico come uno strumento internazionale chiave per l'adattamento al cambiamento climatico, mentre il Trattato è stato risconosciuto dalla conferenza cha ha adottato il recente e innovativo Protocollo di Nagoya come uno dei quattro pilastri del nuovo regime internazionale per l'accesso e la condivisione dei benefici delle risorse fito-genetiche. <br /><br />Attualmente, il Fondo (denominato "<em>Leading the Field</em>") sta finanziando 11 progetti ad alto impatto per i piccoli agricoltori in quattro regioni del mondo. Per esempio in Perù,  sei comunità indigene hanno risposto al cambiamento climatico re-introducendo le vecchie varietà di patate originarie del luogo, ed adattandole ai terreni di montagna a maggiori altitudini. Nei prossimi tre mesi altri 10 milioni di dollari verranno utilizzati per promuovere la sicurezza alimentare fornendo ai contadini supporto nell'adattamento al cambiamento climatico.<br /><br />La Tavola Rotonda ha anche ribadito la necessità di impegnarsi nell'obiettivo di raccogliere stanziamenti per 116 milioni di dollari entro il 2014. <br /><br /><strong>Affrontare la perdita di biodiversità agricola</strong><br /><br />Il Trattato è il primo meccanismo internazionale pienamente operativo per l'accesso e la condivisione dei benefici di ogni componente della diversità biologica vegetale e la sua ratifica da parte di 126 paesi oltre all'Unione Europea rappresenta il più rapido processo di adesione mai avutosi nella storia dei trattati e degli accordi negoziati sotto l'egida della FAO. <br /><br />Il Trattato sulle Risorse Fito-genetiche è e stato concepito per facilitare la cooperazione internazionale e l'equo scambio di risorse genetiche.<br /><br />La FAO stima che il 75% della bio-diversità agricola è andato perso tra il 1900 e il 2000. Un recente studio ha previsto che circa il 22% delle varietà selvatiche di importanti colture alimentari quali arachidi, patate e fagioli, potrebbe sparire netro il 2055 a causa del cambiamento climatico. <br /><br />Dal lato positivo, la consapevolezza del problema è andata crescendo molto rapidamente. Attualmente esistono circa 1750 banche genetiche in tutto il mondo, che insieme raccolgono oltre sette milioni di campioni.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/48582/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/48582/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Contributo dell’Italia al Trattato sulle risorse fitogenetiche</title>
	
	<description> L’Italia ha annunciato un contributo di un milione e 200 mila euro per compensare alcuni dei contadini più poveri al mondo per la loro opera di tutela e diffusione di varietà di colture che nel corso dei prossimi decenni potrebbero dimostrarsi decisive per la sicurezza alimentare mondiale.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 21 maggio 2010 - </strong>L'Italia ha annunciato un contributo di un milione e 200 mila euro per compensare alcuni dei contadini più poveri al mondo per la loro opera di tutela e diffusione di varietà di colture che nel corso dei prossimi decenni potrebbero dimostrarsi decisive per la sicurezza alimentare mondiale.</p><br /><p>Il contributo dato ad un programma di condivisione dei benefici gestito dal Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l'alimentazione e l'agricoltura, è stato annunciato alla vigilia della Giornata Mondiale della Biodiversità che ricorre il 22 maggio, e che quest'anno ha per tema: "Biodiversità, sviluppo ed alleviamento della povertà".  Il Segretariato del Trattato ha sede presso la FAO.</p><br /><p>Il contributo italiano segue a ruota quello di 2,2 milioni di dollari dato dalla Spagna alla fine dello scorso anno, ed evidenzia l'interesse di molti paesi mediterranei nei confronti della tutela della diversità delle coltivazioni alimentari.</p><br /><p>Molti degli alimenti che mangiamo tutti i giorni hanno avuto origine nell'area del Mediterraneo - prodotti come le olive, l'avena, i carciofi, i datteri - e l'Italia conserva molte varietà di ortaggi e verdure che si trovano solo in questo paese.</p><br /><p>"Il Mediterraneo possiede ancora uno dei patrimoni genetici alimentari tra i più ricchi al mondo, e l'Italia, dove perfino i cavolfiori comuni, che si comprano al mercato, possono ancora variare da regione a regione, è un grande sostenitore di questo impegno", ha dichiarato Shakeel Batti, Segretario del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche.   "Siamo molto riconoscenti all'Italia per la sua generosa donazione e per il sostegno datoci".</p><br /><p>Una parte essenziale del trattato è costituita dal programma di condivisione dei benefici che sostiene progetti nei paesi in via di sviluppo.  Per esempio uno in Egitto tutela varietà rare di agrumi, o un altro in Marocco protegge varietà di grano che si sono dimostrate resistenti al fungo UG99, chiamato comunemente ruggine nera del frumento.  Alcuni ricercatori ritengono che il fungo UG99 potrebbe diffondersi dall'Africa sub-sahariana al resto del pianeta e spazzare via più dell'80 per cento delle coltivazioni di grano del mondo.</p><br /><p>"La diversità fitogenetica è fondamentale per far fronte alle sfide globali che presentano l'insicurezza alimentare ed il cambiamento climatico.  Il sostegno offerto dall'Italia al Fondo del Trattato per la condivisione dei benefici promuoverà una base alimentare sostenibile e diversificata dei piccoli contadini nei paesi in via di sviluppo", ha commentato Shivaji Pandey, Direttore della Divisione FAO produzione e protezione delle piante.</p><br /><p>Il Trattato ha istituito una banca mondiale comprendente 64 coltivazioni alimentari che formano più di un milioni dei campioni di risorse fitogenetiche conosciute.</p><br /><p>Il Trattato stipula che ogni qual volta un prodotto commerciale derivi dall'impiego di questo patrimonio genetico e se il prodotto è brevettato, l'1,1 per cento dei proventi delle vendite debba andare al fondo per la condivisione dei benefici del Trattato.</p><br /><p>Tra gli altri paesi che hanno contribuito a questo programma vi sono la Norvegia e la Svizzera.  L'iniziativa, che è sulla buona strada per riuscire a raccogliere entro quest'anno 10 milioni di dollari, ha già avviato undici progetti che puntano ai piccoli contadini dei paesi in via di sviluppo.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/42614/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/42614/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 21 May 2010 08:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il cambiamento climatico minaccia il continente africano</title>
	
	<description> Il cambiamento climatico può avere pesanti ricadute sulla sicurezza alimentare e la riduzione della povertà in Africa, secondo un documento presentato alla conferenza regionale per l'Africa della FAO. La principale conseguenza di temperature più alte e della crescente imprevedibilità del clima sarà con tutta probabilità la riduzione della resa delle coltivazioni.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 4 maggio 2010 - </strong>Il cambiamento climatico può avere pesanti ricadute sulla sicurezza alimentare e la riduzione della povertà in Africa, secondo un documento presentato alla conferenza regionale per l'Africa della FAO, che si tiene questa settimana a Luanda, in Angola.<br /><br />La principale conseguenza di temperature più alte e della crescente imprevedibilità del clima sarà con tutta probabilità la riduzione della resa delle coltivazioni - per il mais, importante cibo base, si stima di un 6,9 per cento - e dunque maggiori rischi di insicurezza alimentare.<br /><br />Il documento "<a href="http://www.fao.org/docrep/meeting/018/k7542e.pdf">Le implicazioni del cambiamento climatico per la sicurezza alimentare e per la gestione delle risorse naturali in Africa</a>", avverte che non è più possibile continuare ad andare avanti come se nulla fosse ed esorta i governi dei paesi africani a "dare priorità ed attuare misure per sviluppare l'agricoltura ed una gestione sostenibile delle risorse naturali". <br /><br />Un terzo della popolazione africana vive in zone inclini alla siccità.  Sei delle dieci città più grandi del continente sorgono lungo le coste, anch'esse esposte al cambiamento climatico.   <br /><br />Il cambiamento climatico colpirà i paesi africani più poveri in modo smisurato, e le persone più povere in questi paesi saranno quelle che ne soffriranno maggiormente.  I piccoli coltivatori africani, che praticano un'agricoltura di pura sussistenza, sono i più vulnerabili, e quelli che hanno minori strumenti per contrastarne gli effetti. <br /><br /><strong>Cibo locale<br /><br /></strong>Secondo il documento, dovrebbe diventare una priorità l'adattamento al cambiamento locale tramite pratiche sostenibili come ad esempio la promozione e la protezione del cibo locale e delle conoscenze agricole tradizionali. <br /><br />Poiché il cambiamento climatico colpirà i più poveri, sono necessarie politiche di sviluppo che puntino ai gruppi più vulnerabili, in particolare le donne, il cui carico di lavoro crescerà enormemente in conseguenza degli effetti sulle risorse idriche e sulla terra.<br /><br />Il documento sottolinea inoltre che vi è urgente bisogno di creare e promuovere le capacità per l'iniziativa della FAO in Africa "Gestione sostenibile della terra" (SLM, <em>l'acronimo inglese)</em>, che utilizza conoscenze tecniche per mitigare gli effetti del cambiamento climatico mediante una gestione integrata del territorio, delle risorse idriche, della biodiversità e dell'ambiente.<br /><br /><strong>Il mercato del carbonio <br /><br /></strong>Il documento fa poi notare come esista un potenziale per i paesi africani per trarre vantaggio dal mercato del carbonio e da altri strumenti internazionali come il Meccanismo per uno sviluppo pulito.<br /><br />Strategie per ridurre le emissioni di carbonio, tramite progetti di rimboschimento che coinvolgano le comunità, hanno il potenziale di creare sinergie per incrementare la produzione alimentare dei piccoli contadini.<br /><br />Nella riunione di cinque giorni si discuterà, tra le altre cose, degli effetti dei prezzi alimentari sostenuti sulla sicurezza alimentare dell'Africa e le sfide e le opportunità che presenta la produzione bioenergetica per il continente.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/41943/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/41943/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 03 May 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Un nuovo rapporto FAO analizza le emissioni di gas serra del settore caseario</title>
	
	<description> Il settore lattiero-caseario incide per circa il 4 % sul totale di tutte le emissioni di gas serra antropogene, cioè causate dall'uomo, denuncia un nuovo rapporto pubblicato dalla FAO. Questo ammontare include sia le emissioni derivanti dalla produzione, dalla trasformazione e dal trasporto dei prodotti caseari, sia le emissioni relative alla produzione di carne di animali appartenenti al sistema.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 20 aprile 2010 - </strong>Il settore lattiero-caseario incide per circa il quattro per cento sul totale di tutte le emissioni di gas serra antropogene, cioè causate dall'uomo, denuncia un <a href="http://www.fao.org/docrep/012/k7930e/k7930e00.pdf" target="_blank">nuovo rapporto </a>pubblicato dalla FAO.  Questo ammontare include sia le emissioni derivanti dalla produzione, dalla trasformazione e dal trasporto dei prodotti caseari, sia le emissioni relative alla produzione di carne di animali appartenenti al sistema.<br /><br />Se si considerano solo la produzione, la trasformazione ed il trasporto dei prodotti lattieri, escludendo la produzione di carne, il settore contribuisce con il 2,7 per cento alle emissioni di gas serra antropogene globali.<br /><br />Nel 2007, il settore lattiero-caseario ha emesso 1.969 milioni di tonnellate equivalenti di biossido di carbonio (CO2), dei quali 1.328 milioni di tonnellate sono da attribuire al latte, 151 milioni di tonnellate alla carne di animali lattieri, e 490 milioni da vitelli allevati espressamente per la carne.  L'emissione CO2 equivalente è una misura standard per comparare le emissioni dei diversi gas serra. <br /><br />La media globale delle emissioni di gas serra per chilo di latte e relativi prodotti caseari è stimata a 2.4 kg di CO2 equivalenti.<br /><br />Il metano è il gas che contribuisce più di tutti al riscaldamento globale da latte, rappresentando circa il 52 per cento delle emissioni di gas serra sia nei paesi sviluppati sia in quelli in via di sviluppo.  Il protossido d'azoto contribuisce per il 27 per cento alle emissioni serra nei paesi sviluppati e con il 38 per cento in quelli in via di sviluppo.  Il biossido di carbonio incide con una percentuale più alta nei paesi sviluppati (21 per cento) rispetto ai paesi in via di sviluppo (10 per cento).<br /><br />Il rapporto FAO "<em><a href="http://www.fao.org/docrep/012/k7930e/k7930e00.pdf" target="_blank">Greenhouse gas emissions from the dairy sector</a>"</em> copre tutti i maggiori sistemi produttivi caseari dalle mandrie nomadi agli allevamenti intensivi.  Prende in esame l'intera catena alimentare, compresi la produzione ed il trasporto dei fattori produttivi (fertilizzanti, pesticidi ed alimenti animali) impiegati nelle aziende lattiero-casearie, le emissioni a livello di allevamento e quelle associate alla trasformazione del latte ed al confezionamento, oltre il trasporto dei prodotti caseari ai dettaglianti.  Il margine di errore stimato è ± 26 per cento.<br /><br />"Il rapporto è uno strumento fondamentale per capire ed identificare le opportunità per ridurre l'impatto ambientale del settore lattiero-caseario, continuando a fornire al tempo stesso prodotti alimentari sicuri e nutritivi", afferma Samuel Jutzi, Direttore della Divisione FAO Produzione e salute animale.<br /><br />Lo studio è parte di un programma in corso avviato per analizzare e raccomandare le possibili opzioni per mitigare il cambiamento climatico.  Il passo successivo sarà quello di usare un approccio simile per quantificare le emissioni di gas serra associate ad altre specie di bestiame, come i bufali, il pollame, i piccoli ruminanti ed i suini.  Per verificare l'efficacia e le implicazioni per l'economia rurale e per il commercio delle opzioni politiche, saranno svolte modellizzazioni economiche.  Un rapporto finale sarà pubblicato nel 2011.<br /><br />Nel suo rapporto del 2006 "<em>Livestock's Long Shadow"</em>, - vera pietra miliare sull'argomento - la FAO aveva scoperto che il 18 per cento di tutte le emissioni di gas serra erano causate dal settore zootecnico, prendendo in considerazione l'intero ciclo vitale aggregato.  Il rapporto finale sulle emissioni di gas serra impiegherà lo stesso approccio, ma utilizzando dati aggiornati e fornendo un'analisi disaggregata dei diversi sistemi produttivi, nonché indicando soluzioni per i produttori, per l'industria di trasformazione e per gli organi politici.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/41374/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/41374/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Haiti – Programma d’intervento agricolo di 700 milioni di dollari</title>
	
	<description> Il programma speciale, redatto dal Ministero dell’Agricoltura, delle Risorse Naturali e dello Sviluppo Rurale haitiano fornisce specifici criteri guida per gli aiuti internazionali nel settore nei prossimi 18 mesi, e rappresenta uno dei capisaldi della strategia del governo per la ricostruzione del paese dopo il sisma del 12 gennaio scorso</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Port-au-Prince, 29 gennaio 2010 - </strong>La FAO fa appello ai donatori internazionali affinché sostengano un piano d'investimento di 700 milioni di dollari nel settore agricolo elaborato dal governo di Haiti per riparare le infrastrutture danneggiate dal terremoto, stimolare la produzione alimentare e creare occupazione per le persone che stanno abbandonando la capitale Port-au-Prince.<br /><br />Il programma speciale, redatto dal Ministero dell'Agricoltura, delle Risorse Naturali e dello Sviluppo Rurale haitiano fornisce specifici criteri guida per gli aiuti internazionali nel settore nei prossimi 18 mesi, e rappresenta uno dei capisaldi della strategia del governo per la ricostruzione del paese dopo il sisma del 12 gennaio scorso.<br /><br />La FAO e l'Istituto inter-americano per la cooperazione agricola hanno firmato un accordo con il Ministero per sostenere il piano del Governo.<br /><br />La FAO guida il gruppo di coordinamento delle Nazioni Unite e delle organizzazioni non governative partner che operano nel settore dell'agricoltura.<br /><br />Il 27 gennaio si è tenuta una riunione nella Repubblica Dominicana a cui hanno partecipato Joanas Gué, Ministro haitiano dell'agricoltura ed il suo corrispettivo della Repubblica Dominicana, Salvador Jiménez, insieme a rappresentanti delle organizzazioni internazionali d'aiuti.<br /><br /><strong>Situazione alimentare fragile già prima del sisma<br /><br /></strong>"La situazione alimentare di Haiti era già molto fragile prima del terremoto ed il paese era fortemente dipendente dalle importazioni alimentari", dice Alexander Jones, responsabile della risposta d'emergenza della FAO ad Haiti.<br /><br />"Con l'esodo di persone verso le zone rurali, la crescita del settore agricolo è adesso diventata una priorità urgente ed il piano del governo haitiano fa un buon lavoro nell'indicare le priorità immediate".<br /><br />Prima del sisma circa il 60 per cento degli haitiani viveva in aree rurali estremamente povere, con l'80 per cento della popolazione che sopravviveva sul filo della povertà con meno di due dollari al giorno. <br /><br />Nel suo piano programmatico il governo haitiano stima che servano circa 32 milioni di dollari adesso per comprare urgentemente sementi, attrezzi e fertilizzanti in modo da mettere i contadini nelle condizioni di avviare la semina in marzo per la stagione primaverile, che di solito copre circa il 60 per cento della produzione agricola di Haiti.<br /><br /><strong>Danneggiata la raffineria di zucchero<br /><br /></strong>Tra gli interventi a breve termine previsti nel piano vi sono la riparazione della raffineria di zucchero di Darbonne, vicino Léogane, danneggiata dal terremoto, la protezione dei bacini idrografici, la riforestazione, la ricostruzione ed il rinforzo degli argini fluviali crollati e dei canali d'irrigazione danneggiati, e la riattivazione di 600 km di strade.<br /><br />Il governo ha anche raccomandato l'acquisto di migliaia di tonnellate di sementi di cereali, di legumi e di verdura, prodotti in loco ed all'estero, attrezzi agricoli e fertilizzanti, e sostegno al settore zootecnico per un periodo di 18 mesi.<br /><br />Tra le altre priorità vi sono il rilancio di un programma che incoraggi la semina di nutritive patate dolci in tutti e 10 i dipartimenti amministrativi di Haiti e la costruzione di strutture per l'immagazzinamento e la conservazione di prodotti e sementi, in modo che il paese sia meglio attrezzato ad affrontare la prossima stagione di uragani.<br /><br />La FAO inizierà le sue attività, in linea con le priorità indicate dal governo haitiano, con i fondi ricevuti da Spagna, Belgio, Brasile, Canada e con i fondi propri dell'agenzia.<br /><br />Nel settembre 2008 il settore agricolo ad Haiti aveva subito gravi danni a causa di una serie consecutiva di cicloni ed uragani, da cui ampie zone del paese non si sono ancora riprese.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/39546/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/39546/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Pesca ed acquacoltura minacciate dal cambiamento climatico</title>
	
	<description> La pesca, già minacciata da ipersfruttamento, perdita di habitat e cattiva gestione delle risorse, avrà difficoltà ad affrontare le nuove sfide poste dal cambiamento climatico, avverte un nuovo studio della FAO. Particolarmente vulnerabili sono i Piccoli Stati insulari in via di sviluppo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><strong>Roma, 11 dicembre 2009 – </strong>La pesca, già minacciata da ipersfruttamento, perdita di habitat e cattiva gestione delle risorse, avrà difficoltà ad affrontare le nuove sfide poste dal cambiamento climatico, avverte un nuovo studio della FAO.<br /><br />Particolarmente vulnerabili sono i Piccoli Stati insulari in via di sviluppo, che dipendono dalla pesca e dall’acquacoltura per almeno il 50% del loro apporto di proteine animali.<br /><br />Anche la pesca nelle acque interne – il 90% della quale è condotta in Africa ed Asia – è ad alto rischio, con prevedibili conseguenze per le condizioni di vita e la sicurezza alimentare di alcune tra le più povere popolazioni al mondo.  Il riscaldamento in Africa ed in Asia centrale sarà superiore alla media globale, e le previsioni indicano che per il 2100 l’impatto negativo sarà avvertito dal 25% degli ecosistemi di acque interne africani. <br /><br />L’impatto si farà sentire anche sulla pesca d’allevamento.  Circa il 65% dell’acquacoltura è in acque interne ed è concentrata per lo più nelle regioni tropicali e sub-tropicali dell’Asia, spesso nei delta dei grandi fiumi.  L’innalzamento del livello del mare previsto per i prossimi decenni incrementerà la salinità dei fiumi, ripercuotendosi sugli allevamenti ittici.<br /><br />Lo studio FAO <em>Climate change implications for fisheries and aquaculture</em> redatto con i contributi dei maggiori esperti mondiali, è una delle indagini più esaustive sugli effetti del cambiamento climatico sulla pesca e sull’acquacoltura.<br /><br />Basato su circa 500 relazioni scientifiche, il quadro che il rapporto FAO traccia è quello di un settore già molto vulnerabile che dovrà adesso fare i conti con sfide di grande portata.<br /><br /><strong>Probabili scenari<br /><br /></strong>Secondo lo studio FAO, già ora si può predire con ampio margine di sicurezza l’impatto che fenomeni connessi con le temperature, con i venti e con l’acidificazione del mare avranno sui sistemi marini ed acquatici.<br /><br />Nel giro di pochi anni l’aumento delle temperature avrà un impatto sulla fisiologia dei pesci a causa del minore trasporto d’ossigeno ai tessuti in presenza di temperature più alte.  Questo a sua volta porterà a cambiamenti nella distribuzione sia delle specie marine che di quelle d’acqua dolce. Le popolazioni ittiche con l’innalzamento delle temperature aumenteranno verso i poli e caleranno nelle zone di distribuzione più a sud.  <br /><br /><strong>In balía delle temperature<br /><br /></strong>Poiché la maggior parte delle specie acquatiche sono a sangue freddo, il loro metabolismo è fortemente influenzato dalle condizioni ambientali, specialmente dalle temperature che possono avere grandi ripercussioni sui cicli riproduttivi, per esempio sulla velocità con cui raggiungono la maturità sessuale, sul periodo di riproduzione e sulle dimensioni delle uova deposte.<br /><br />Dunque, oltre a cambiamenti sulla distribuzione dei pesci, con molta probabilità ci saranno cambiamenti nella loro diffusione oltre che nei cicli vitali con cui gli esemplari giovani raggiungono la maturità.<br /><strong><br />Situazioni critiche<br /><br /></strong>La pesca del merluzzo nell’Atlantico settentrionale, da decenni in difficoltà, sarà una delle prime a risentire del cambiamento climatico.  Le fluttuazioni nel plancton causate dalle variazioni di temperatura hanno già avuto un impatto negativo sui tassi di sopravvivenza dei merluzzi giovani.  Gli stock di merluzzo nel Golfo del Maine sono al limite più meridionale di distribuzione dei banchi e sono particolarmente vulnerabili.  Le proiezioni indicano che la loro sopravvivenza si abbasserà.  Analogamente le simulazioni suggeriscono che nell’Atlantico nord occidentale l’aumento delle temperature provocherà il declino delle popolazioni di merluzzi del Mar nel Nord.<br /><br />Le specie che vivono a temperature fredde, come ad esempio il salmone atlantico, “potrebbero venire estirpati dai loro habitat attuali a causa degli effetti congiunti del riscaldamento, del cambiamento di habitat, dell’introduzione di nuovi predatori e dell’aumento dei parassiti”, fa notare il rapporto FAO. <br /><br />Il gambero polare dal 1976 ad oggi si è ridotto tra il 38 ed il 75 per cento per decennio, probabilmente in conseguenza della riduzione del ghiaccio marino nella zona occidentale della penisola Antartica, con implicazioni non da poco per la rete alimentare dell’Oceano meridionale, dove i gamberi polari sono fonte primaria di cibo per pinguini, foche e balene.<br /><br />Da tempo le barriere coralline sono identificate come particolarmente a rischio per l’aumento delle temperature, dell’acidità delle acque, dell’intensità delle tempeste e del livello dei mari.  Esse sono l’habitat di un quarto di tutte le specie marine e rappresentano un’importante fonte di proteine e di reddito per molti paesi in via di sviluppo.<br /><br /><strong>Settore cruciale per milioni di persone tra le più povere al mondo<br /><br /></strong>Circa 520 milioni di persone dipendono dalla pesca e dall’acquacoltura come fonte primaria di sussistenza.  Per 400 milioni di esse, tra le più povere al mondo, il pesce fornisce più della metà dell’apporto di proteine animali e di minerali.<br /><br />Molte comunità costiere vivono già in condizioni precarie a causa della povertà e del sottosviluppo rurale, con i mezzi di sussistenza a repentaglio a causa del ipersfruttamento delle risorse marine e dal degrado degli ecosistemi.<br /><br />Una questione cruciale sarà secondo il rapporto quanto queste comunità riusciranno ad adattarsi al cambiamento.  È improbabile, ad esempio, che il cambiamento climatico abbia un grosso impatto sulla pesca costiera africana.  È pur vero tuttavia, che la capacità di adattamento della regione al cambiamento climatico è scarsa, fattore che rende queste comunità assai vulnerabili anche a piccoli cambiamenti di clima e di temperatura.<br /><br />“Servono misure urgenti di adattamento per rispondere alle possibili opportunità ed alle minacce per la sicurezza alimentare e per le condizioni di vita dovute alle variazioni climatiche”, conclude il rapporto FAO.  </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/38159/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/38159/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Firmato un accordo per misurare il cambiamento climatico</title>
	
	<description> La FAO e l’Istituto nazionale brasiliano per la ricerca spaziale (INPE) hanno firmato oggi un accordo con il quale si impegnano a lavorare insieme per misurare e segnalare le emissioni di gas serra nelle attività di mitigazione del cambiamento climatico.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><strong>Roma, 10 dicembre 2009 – </strong>La FAO e l’<a href="http://www.inpe.br/" target="_blank">Istituto nazionale brasiliano per la ricerca spaziale (INPE</a>) hanno firmato oggi un accordo con il quale si impegnano a lavorare insieme per misurare e segnalare le emissioni di gas serra nelle attività di mitigazione del cambiamento climatico.<br /><br />L’accordo, che è stato firmato dal Direttore Generale della FAO Jacques Diouf e dal responsabile dell’INPE, Gilberto Câmara, getta le basi per un maggiore impegno nell’assistere i paesi in via di sviluppo a monitorare l’impatto del cambiamento climatico.<br /><br />Il monitoraggio delle foreste è parte essenziale del <a href="http://www.un-redd.org/" target="_blank">Programma UN-REDD </a> (Programma di cooperazione delle Nazioni Unite per ridurre le emissioni da deforestazione e degrado forestale nei paesi in via di sviluppo).  Molti paesi in via di sviluppo dovranno investire in sistemi di monitoraggio delle foreste nazionali prima di poter entrare a far parte del meccanismo REDD.  Al momento i sistemi di questi paesi non sono accurati a sufficienza per le attività di misurazione, di segnalazione e di verificazione dello stock di carbonio delle foreste richieste dal REDD.  Per questo motivo, i paesi stanno cercando di mettere in piedi propri sistemi di monitoraggio forestale.<br /><br />Il lavoro svolto dall’Istituto nazionale brasiliano per la ricerca spaziale (INPE) è all’avanguardia nel campo del monitoraggio della deforestazione e del degrado forestale ed è stato in grado di fornire dati accurati e trasparenti all’opinione pubblica.  Questi stessi dati e sistemi saranno ora a disposizione di altri paesi.<br /><br />La FAO è impegnata, anche attraverso il Programma UN-REDD, a sostenere i paesi in via di sviluppo ad essere pronti per il REDD.  Lo sviluppo di sistemi di monitoraggio forestale è spesso una priorità sia dei programmi nazionali che delle funzioni dell’aiuto internazionale.  La FAO lavora da decenni nella valutazione delle risorse forestali mondiali e nazionali.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 14:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Cambiamento climatico e sicurezza alimentare vanno affrontati insieme</title>
	
	<description> Le pratiche agricole che sequestrano carbonio e lo trattengono nel terreno offrono alcune delle opzioni più promettenti per interventi immediati ed economicamente vantaggiosi per contrastare il cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo, contribuendo al tempo stesso alla sicurezza alimentare.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 1 dicembre 2009 – </strong>Le pratiche agricole che sequestrano carbonio e lo trattengono nel terreno offrono alcune delle opzioni più promettenti per interventi immediati ed economicamente vantaggiosi finalizzati a contrastare il cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo, contribuendo al tempo stesso alla sicurezza alimentare, si legge in un documento FAO preparato per l’imminente Vertice di Copenaghen.<br /><br />Nonostante ciò il settore agricolo è stato quasi sempre escluso dai principali meccanismi di finanziamento per il cambiamento climatico che sono in discussione a Copenaghen, dice l’agenzia ONU.<br /><br />L’agricoltura da una parte è vittima del cambiamento climatico, ma dall’altra ne è anche responsabile, contribuendo con il 14 per cento del totale delle emissioni di gas serra. L’agricoltura tuttavia, può anche essere una parte importante della soluzione, mediante la mitigazione, la riduzione e/o l’eliminazione, di un ammontare significativo delle emissioni globali.  E circa il 70 per cento di queste strategie, secondo il documento FAO, potrebbero essere attuate nei paesi in via di sviluppo.<br /><br />“Speriamo che il Vertice ONU di Copenaghen, mandi un segnale forte e dica che l’agricoltura nei paesi in via di sviluppo deve avere un ruolo vitale nella risposta a questa sfida globale”, ha detto Alexander Müller, Vice Direttore Generale della FAO.  “Vi sono sinergie evidenti, tra mitigazione/adattamento al cambiamento climatico e sicurezza alimentare, che possono essere colte se si agisce in modo corretto”, ha aggiunto.<br /><br />Il documento FAO pubblicato oggi, sollecita finanziamenti per assistere i paesi vulnerabili a rispondere “in modo più complessivo alla doppia sfida del cambiamento climatico e della sicurezza alimentare”.   Ed aggiunge che questo sostegno dovrebbe premiare le azioni volte a ridurre le emissioni e ad attuare strategie di adattamento al cambiamento climatico, ma che al tempo stesso incoraggiano lo sviluppo agricolo e migliorano la sicurezza alimentare.  Inoltre propone di esplorare i punti di contatto tra gli Aiuti ufficiali allo sviluppo (ODA) e i nuovi finanziamenti supplementari.<br /><br /><strong>Parte della soluzione<br /><br /></strong>Nel rapporto la FAO dice che la produzione alimentare dovrà aumentare del 70 per cento per riuscire a nutrire i 2,3 miliardi di persone in più che secondo le stime popoleranno il mondo nel 2050.  Il cambiamento climatico minaccia la produzione agricola per l’aumento delle temperature, per l’alterazione nel ciclo delle precipitazioni, e per la maggiore frequenza di eventi estremi come siccità ed inondazioni, soprattutto in regioni che sono già soggette a disastri naturali causati dal clima.<br /><br />“L’agricoltura presenta già opzioni economiche ed a portata di mano per ridurre le emissioni di gas serra che possono essere attuate da subito”, ha detto Müller.  “Ed i meccanismi di finanziamento per il clima che puntano all’agricoltura potrebbero accelerare gli sforzi per ridurre le emissioni ed adattarsi al cambiamento climatico contribuendo al tempo stesso a ridurre fame e povertà”. <br /><br />Altri settori invece - ha aggiunto - potrebbero richiedere investimenti in tecnologie costose e maggiore ricerca di lungo termine.<br /><br />Certe pratiche agricole, come per esempio quelle impiegate nell’agricoltura biologica e in quella di conservazione, catturano carbonio e lo immagazzinano nel suolo.  Tra esse vi sono la scarsa lavorazione del terreno, l’utilizzo dei residui come composto o per la copertura del terreno, l’impiego di colture perenni per coprire il suolo, la risemina dei pascoli, o una loro migliore gestione, e le attività agro-forestali che associano colture ed alberi. <br /><br />L’idea di fondo, prosegue Müller, è quella di disturbare il suolo il meno possibile, mantenerlo coperto e mischiare e ruotare le coltivazioni, in modo che il carbonio sia catturato dall’atmosfera e trattenuto nel terreno e nella vegetazione.  Circa il 90 per cento della capacità potenziale dell’agricoltura di ridurre o eliminare le emissioni dall’atmosfera proviene da questo tipo di pratiche.<br /><br />Oltre al sequestro del carbonio, altre opzioni promettenti per la riduzione o l’eliminazione delle emissioni sono l’utilizzo più efficiente dei fertilizzanti ed una migliore gestione della zootecnia.  Molte di queste attività possono anche ridurre la deforestazione ed il degrado delle foreste grazie alla maggiore produttività a loro associata.  Ciò significa che si può produrre una maggiore quantità di cibo senza che l’agricoltura debba sottrarre terra alle foreste.<br /><br /><strong>La strada da seguire<br /><br /></strong>Oltre a lanciare un appello per finanziamenti a favore di programmi agricoli di mitigazione e di adattamento, la FAO ritiene che un programma di lavoro, in seno all’Organo sussidiario del consiglio scientifico e tecnologico della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (UNFCCC), potrebbe far crescere la fiducia a livello internazionale sul ruolo dell’agricoltura nelle strategie di mitigazione e di adattamento.<br /><br />Progetti pilota a livello di paese possono dimostrare come sfruttare le sinergie tra mitigazione/adattamento al cambiamento climatico e sicurezza alimentare, sviluppando al tempo stesso le competenze, la fiducia nell’impiego delle tecnologie, i meccanismi di finanziamento e le metodologie necessarie per raggiungere tale traguardo.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/37942/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/37942/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Sicurezza alimentare a rischio nell’area del Pacifico a causa del cambiamento climatico</title>
	
	<description> Il cambiamento climatico avrà pesanti ripercussioni sul settore agricolo, forestale ed ittico delle isole del Pacifico, con conseguente aumento dell’insicurezza alimentare e della malnutrizione, ha avvertito oggi la FAO, in vista del Vertice ONU sul cambiamento climatico di Copenaghen.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 26 novembre 2009 – </strong>Il cambiamento climatico avrà pesanti ripercussioni sul settore agricolo, forestale ed ittico delle isole del Pacifico, con conseguente aumento dell’insicurezza alimentare e della malnutrizione, ha avvertito oggi la FAO, in vista del Vertice ONU sul cambiamento climatico di Copenaghen.<br /><br />Secondo il documento programmatico della FAO “<em>Cambiamento climatico e sicurezza alimentare nel Pacifico”</em>, preparato per il Vertice di Copenaghen, il cambiamento climatico avrà un “effetto negativo moltiplicatore” in una regione che è già sotto una grande pressione ecologica ed economica.<br /><br />Le isole del Pacifico dovranno fare i conti con l’innalzamento del livello del mare, con il riscaldamento e l’acidificazione degli oceani, con alterazioni delle precipitazioni e della quantità di esposizione ai raggi solari, con modelli alterati di circolazione atmosferica ed oceanica e con una maggiore frequenza di eventi climatici estremi, quali i cicloni tropicali o prolungati periodi di siccità.<br /><br />Molti di questi eventi potrebbero avere ripercussioni negative sulla resa agricola ed ittica, e dunque sulla sicurezza alimentare. Il degrado del territorio e dell’ecosistema marino, l’aumento delle temperature, l’erosione del suolo, la salinizzazione del terreno e la perdita dei nutrienti, la diffusione di malattie ed infestazioni, una maggiore frequenza di incendi boschivi, di siccità ed inondazioni, pongono a serio repentaglio la produzione alimentare di queste isole.<br /><br /><strong>Adattamento e diversificazione<br /><br /></strong>“I contadini non devono essere lasciati soli di fronte alle minacce del cambiamento climatico”, ha affermato il Vice Direttore Generale della FAO Alexander Müller.  “I paesi ed i loro partner per lo sviluppo devono far sì che essi ricevano le migliori informazioni a disposizione sulle possibili varietà di colture come pure sulle possibili diverse gestioni del terreno e delle risorse idriche per meglio adattarsi al cambiamento climatico”, ha aggiunto.<br /><br />Quelle isole del Pacifico con produzione agricola a monocoltura, dovranno considerarne la ricaduta futura sulla sicurezza alimentare, poiché sistemi agricoli diversificati sono in grado di reagire meglio a mutati scenari climatici.  “Sistemi integrati, che comprendano colture, alberi e possibilmente zootecnia offrono migliori opportunità per un’intensificazione sostenibile della produzione alimentare, creando al tempo stesso un ecosistema più resistente”, ha aggiunto Müller.<br /><br /><strong>La pesca<br /><br /></strong>Il cambiamento climatico minaccia anche la sostenibilità dell’industria ittica e potrebbe mettere a repentaglio la sicurezza alimentare di una regione che dipende fortemente dal pesce come fonte primaria di proteine e di reddito, derivante dall’affitto delle acque territoriali a flotte straniere.  La pesca di sussistenza e commerciale, in particolare quella di varie specie di tonno, è il perno di molte economie delle isole del Pacifico.  Un possibile cambiamento nella distribuzione e nella disponibilità di tonno nel lungo periodo avrà serie implicazioni per la redditività della pesca industriale e per la relativa industria conserviera del Pacifico occidentale.  La pesca di sussistenza e commerciale dovrà diversificare la produzione, le infrastrutture e la distribuzione per riuscire ad adattarsi a bruschi cambiamenti ambientali ed industriali.<br /><br /><strong>Il settore forestale<br /><br /></strong>Secondo la FAO, “L’impatto del cambiamento climatico unito al supersfruttamento delle risorse forestali della regione, porrà un’enorme pressione sulle rimanenti foreste”.  Foreste ed alberi forniscono importanti alimenti di base nella regione del Pacifico, quali ad esempio l’albero del pane, il mango, gli agrumi e le noci di cocco.  Le foreste di mangrovie impediscono l’erosione delle coste, forniscono protezione da mareggiate e possibili tsunami, ed offrono un importante habitat per numerose specie di pesce.  I governi della regione dovrebbero essere aiutati a gestire in modo sostenibile le foreste ed a promuovere sistemi agroforestali integrati.  Andrebbe infine riconosciuto l’importante ruolo delle foreste nel sequestro di carbonio.<br /><br /><strong>Adattamento<br /><br /></strong>“I negoziati internazionali sul cambiamento climatico dovranno tenere in considerazione lo stretto legame che esiste tra sicurezza alimentare e riscaldamento globale”, ha detto Müller.  “Le isole del Pacifico debvono essere sostenute nella messa in pratica nei loro “Programmi nazionali d’azione di adattamento”, includendo in essi anche tutte le questioni di sicurezza alimentare. <br /><br />Occorre maggiore ricerca nel settore agricolo e forestale e nella pesca per identificare e promuovere l’impiego di varietà più resistenti al sale ed alla siccità. <br /><br />“Non agire oggi potrebbe portare ad un aumento della povertà, dell’instabilità politica e dei conflitti”, ha sottolineato Müller.<br /><br />Il documento programmatico è stato scritto insieme al “Gruppo di Esperti del Pacifico per il cambiamento climatico e la sicurezza alimentare”.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/37796/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/37796/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Cambiamento climatico: Promuovere un’agricoltura “intelligente”</title>
	
	<description> La battaglia per migliorare la sicurezza alimentare e contenere al tempo stesso l’impatto del cambiamento climatico, può essere combattuta su un solo fronte, a partire dalle terre agricole di tutto il pianeta, afferma un rapporto della FAO pubblicato oggi.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 5 novembre 2009 – </strong>La battaglia per migliorare la sicurezza alimentare e contenere al tempo stesso l’impatto del cambiamento climatico, può essere combattuta su un solo fronte, a partire dalle terre agricole di tutto il pianeta, afferma un rapporto della FAO pubblicato oggi.<br /><br />L’agricoltura da una parte è vittima del cambiamento climatico, ma dall’altra ne è anche responsabile, contribuendo con il 14 per cento del totale delle emissioni di gas serra. L’agricoltura tuttavia, può anche essere una parte importante della soluzione, mediante la mitigazione, la riduzione e/o l’eliminazione, di un ammontare significativo delle emissioni globali.  E circa il 70 per cento di queste strategie, secondo la FAO, potrebbero essere attuate nei paesi in via di sviluppo. <br /><br />“Molte delle strategie agricole per mitigare il cambiamento climatico sono positive anche per la sicurezza alimentare, per lo sviluppo e per l’adattamento al cambiamento climatico”, dice Alexander Mueller, Vice Direttore Generale della FAO.  “La sfida è riuscire a capitalizzare queste sinergie potenziali, e nel frattempo gestire i <em>trade-off</em> rischi-benefici per la sicurezza alimentare”. <br /><br />Il rapporto “<a href="ftp://ftp.fao.org/docrep/fao/012/ak596e/ak596e00.pdf" title="Food Security and Agricultural Mitigation in Developing Countries"><em>Food Security and Agricultural Mitigation in Developing Countries: Options for Capturing Synergies</em></a><em>”</em> è stato lanciato in occasione dei colloqui sul cambiamento climatico di Barcellona (2-6 novembre) organizzati in preparazione del Vertice di Copenaghen del dicembre prossimo.<br /><br /><strong>Migliorare la gestione delle colture<br /><br /></strong>Le opzioni tecniche più importanti per far sì che l’agricoltura contribuisca a mitigare il cambiamento climatico consistono nel migliorare la gestione delle colture e delle terre a pascolo ed il risanamento biologico del suolo e delle terre degradate. <br /><br />Circa il 90 per cento del potenziale della mitigazione tecnica da agricoltura proviene dal sequestro del carbonio nel terreno.  Questo implica l’incremento del livello di sostanze organiche, delle quali il carbonio è la componente principale, nel suolo.  Questo può tradursi in un migliore contenuto di nutrienti della pianta, in un aumento della sua capacità di ritenzione dell’acqua ed in una migliore struttura, tutti elementi che alla fine portano a migliori rendimenti e ad una maggiore resistenza. <br /><br />Tra le opzioni per incrementare il sequestro di carbonio vi sono: una minore lavorazione del terreno, l’utilizzo dei residui colturali come composto e per la copertura dei terreni, l’impiego di colture perenni per coprire il suolo, la risemina dei pascoli ed una loro migliore gestione.<br /><br /><strong>Bilanciare benefici e rischi<br /><br /></strong>Altre opzioni comportano un difficile compromesso tra azioni positive per la mitigazione ma che hanno possibili conseguenze negative per la sicurezza alimentare e per lo sviluppo.  In alcuni casi vi sono possibili sinergie nel lungo periodo ma compromessi a breve termine.<br /><br />La produzione di biocombustibili ad esempio, fornisce un’alternativa pulita ai carburanti fossili, ma può entrare in competizione la produzione alimentare per quanto riguarda la terra e le risorse idriche.  Il risanamento biologico del suolo consente ad esempio un maggiore sequestro di carbonio, ma può ridurre la terra disponibile per la produzione alimentare.  Ed ancora, il risanamento delle superfici destinate al pascolo può incrementare l’opera di sequestro di carbonio, ma può comportare nel breve periodo un calo dei redditi per la limitazione del numero di capi di bestiame.<br /><br />Alcune di queste sfide possono controbilanciarsi con misure per incrementare l’efficienza o mediante il pagamento di incentivi e di compensazioni.<br /><br />Molte delle opzioni tecniche di mitigazione sono in realtà già disponibili e potrebbero essere messe in pratica da subito.  Va tuttavia tenuto presente che mentre questo tipo di interventi generano un vantaggio netto nel lungo periodo, implicano considerevoli costi iniziali.<br /><br />Devono superarsi anche altre barriere, come diritti fondiari incerti, mancanza di informazioni e di assistenza tecnica, o di accesso a sementi e fertilizzanti.  “Rapportarsi agli sforzi di sviluppo agricolo in corso che affrontano queste stesse questioni è un modo economicamente vantaggioso di operare”, dice Kostas Stamoulis, Direttore della Divisione dell’economia dello sviluppo agricolo della FAO.<br /><br /><strong>Necessari meccanismi di finanziamento<br /><br /></strong>Il rapporto delinea possibili meccanismi di finanziamento che potrebbero sbloccare i benefici potenziali per una mitigazione del cambiamento climatico, per la sicurezza alimentare e per lo sviluppo agricolo.<br /><br />Al momento sono all’esame una serie di possibilità finanziarie – pubbliche, pubbliche e private, e mercati del carbonio – per interventi di mitigazione del cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo.  Secondo il rapporto potrebbero diventare future fonti di finanziamento per interventi di mitigazione da agricoltura.  Lo stesso potrebbe fare un fondo internazionale dedicato specificatamente al sostegno delle azioni di mitigazione da parte dell’agricoltura nei paesi in via di sviluppo ed al coordinamento di finanziamenti provenienti dagli aiuti ufficiali allo sviluppo. <br /><br /><strong>Vantaggi su più fronti<br /><br /></strong>Nonostante il suo notevole potenziale, l’attenuazione del cambiamento climatico da parte del settore agricolo è rimasta relativamente marginale nei negoziati sul cambiamento climatico.<br />  <br />Per riuscire a trarne pienamente profitto, il rapporto raccomanda per tutte le questioni relative alla sua attuazione, di attenersi al programma di lavoro proposto dall’Organismo Sussidiario di consulenza tecnica e scientifica della Convenzione quadro dell’ONU sul cambiamento climatico (UNFCCC). <br /><br />Il rapporto propone anche interventi e sperimentazioni sul campo guidate dai paesi, con un approccio graduale in funzione alle capacità nazionali e sostenuto da un’adeguata formazione e da trasferimento di tecnologie e finanziamenti.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/36967/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/36967/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 10:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>L’agricoltura verso il 2050: le sfide da affrontare</title>
	
	<description> L’agricoltura dovrà essere più produttiva per riuscire a nutrire una popolazione in continuo aumento e rispondere alle grandi sfide ambientali che abbiamo di fronte, ha affermato oggi il Direttore Generale della FAO.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><strong>Roma, 12 ottobre 2009 – </strong>L’agricoltura dovrà essere più produttiva per riuscire a nutrire una popolazione in continuo aumento e rispondere alle grandi sfide ambientali che abbiamo di fronte, ha affermato oggi il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf, aprendo i lavori del Forum di esperti ad alto livello su come nutrire il mondo nel 2050 (Roma, 12-13 ottobre).<br /><br />Di fronte ad oltre 300 esperti di tutto il mondo, Diouf ha poi proseguito: “Gli effetti combinati dell’incremento demografico, della forte crescita del reddito e dell’urbanizzazione… avranno come risultato una domanda di cibo, di foraggio, di fibre doppia rispetto ad oggi”.<br /><br />“Non ci sarà altra scelta che aumentare la produttività agricola”, ha aggiunto Diouf, facendo notare che questo incremento dovrà derivare principalmente da una crescita della resa e da una maggiore intensità delle colture piuttosto che dall’estensione delle terre coltivate, nonostante ci siano ancora vaste aree che potrebbero essere coltivate, in particolare nell’Africa sub-sahariana ed in America latina.  Aggiungendo poi che “se è vero che l’agricoltura biologica contribuisce alla riduzione di fame e povertà e dovrebbe essere incentivata, non è in grado da sola di nutrire una popolazione mondiale in rapido aumento”.<br /><br />Le proiezioni indicano che la popolazione mondiale raggiungerà nel 2050 i 9,1 miliardi di persone, dagli attuali 6,7 miliardi, e richiederà dunque un incremento del 70 per cento della produzione.<br /><br /><strong>Crescente scarsità delle risorse<br /><br /></strong>Oltre ad una crescente scarsità delle risorse disponibili, terra, acqua e biodiversità, “l’agricoltura a livello mondiale dovrà fare i conti con gli effetti del cambiamento climatico, in particolare con l’aumento delle temperature, con una maggiore variabilità delle precipitazioni e con una maggiore frequenza di fenomeni meteorologici estremi, come alluvioni e siccità”.<br /><br />A causa del cambiamento climatico si ridurrà la disponibilità di acqua e vi sarà un aumento delle infestazioni di parassiti e delle malattie delle piante.  Si stima che gli effetti combinati del cambiamento climatico potrebbero far calare la produzione del 30 per cento in Africa e del 21 per cento in Asia.<br /><br />“La sfida non è solo incrementare la produzione globale futura, ma aumentarla laddove e per coloro che ne hanno più bisogno”, ha sottolineato il Direttore Generale della FAO.  “Un’attenzione particolare dovrà essere posta ai piccoli contadini, alle donne ed alle famiglie rurali ed al loro accesso alla terra, alle risorse idriche, alle sementi di migliore qualità… ed ad altri moderni fattori produttivi”.<br /><br /><strong>Il problema acqua<br /><br /></strong>Diouf si è soffermato sul particolare problema dell’acqua dal momento che il cambiamento climatico renderà le precipitazioni sempre più inaffidabili.  Gli investimenti nel controllo e nella gestione delle risorse idriche dovranno dunque diventare prioritari.<br /><br />È anche importante colmare il gap tecnologico tra i paesi tramite il trasferimento delle conoscenze nord-sud, sud-sud e la cooperazione triangolare.<br /><br /><strong>In concorrenza con la bioenergia<br /><br /></strong>La produzione alimentare mondiale dovrà anche competere con il mercato dei biocombustibili “che potrebbe cambiare le varianti fondamentali del mercato agricolo mondiale” considerato che le proiezioni indicano un aumento della produzione di circa il 90 per cento nei prossimi 10 anni per raggiungere i 192 miliardi di litri per il 2018.<br /><br />Nei due giorni di dibattito 300 eminenti esperti provenienti da tutto il mondo discuteranno degli investimenti, delle tecnologie e delle misure politiche necessarie per assicurare la disponibilità di cibo per il 2050.  Si calcola che occorrerà investire nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo 44 miliardi di aiuti ufficiali allo sviluppo (ODA) – di contro agli attuali 7.9 miliardi l’anno.  Maggiori investimenti, includendo risorse derivanti dai budget nazionali, da investimenti esteri diretti e dal settore privato, dovrebbero assicurare un migliore accesso a moderni fattori produttivi, a sistemi di irrigazione, ai macchinari, a strutture per l’immagazzinaggio, a strade e migliori infrastrutture rurali, ed avere manodopera agricola esperta e qualificata con corsi di formazione.<br /><br />Le conclusioni e le raccomandazioni del Forum serviranno da base di discussione al dibattito del Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare in programma presso la sede FAO dal 16 al 18 novembre 2009, cui parteciperanno capi di stato e di governo dei 191 paesi membri della FAO.  Da esso si spera vengano iniziative concrete per una rapida e completa eliminazione della fame nel mondo, così da assicurare il più basilare dei diritti umani: il diritto al cibo.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>A Buenos Aires il Congresso Forestale Mondiale</title>
	
	<description> Si terrà a Buenos Aires dal 18 al 23 ottobre 2009 il Congresso Forestale Mondiale, proprio a ridosso dei negoziati sul cambiamento climatico che culmineranno nella Conferenza di Copenaghen in dicembre prossimo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 9 ottobre 2009</strong> – Si terrà a Buenos Aires dal 18 al 23 ottobre il Congresso Forestale Mondiale, proprio a ridosso dei negoziati sul cambiamento climatico che culmineranno nella Conferenza di Copenaghen il prossimo dicembre. <br /><br />Considerata la conferenza più importante a livello mondiale del settore, il Congresso Forestale Mondiale si tiene ogni sei anni (sin dal 1926) ed è organizzato dal governo ospitante sotto l’egida della FAO.<br /><br /><strong>Oltre 4.500 participanti<br /></strong><br />Il Congresso, dal tema: “<em>Sviluppo Forestale. Equilibrio vitale”</em> vedrà la partecipazione di oltre 4.500 delegati, tra rappresentanti governativi, del settore privato e di organizzazioni ambientaliste di oltre 120 paesi.  Come base dei colloqui sono stati selezionati 300 documenti, sugli oltre 3.500 ricevuti, per assicurare un alto livello di discussione.  I principali temi di dibattito saranno la bio-energia, il cambiamento climatico, lo sviluppo sostenibile e la necessità di sinergie tra i diversi settori per identificare una tabella di marcia che aiuti a uscire dalla crisi.<br /><br />“I danni agli ecosistemi forestali stanno avendo conseguenze in tutto il mondo a causa del cambiamento climatico, della scarsità di acqua e della perdita della diversità biologica”, ha affermato Jan Heino Vice Direttore Generale della FAO del Dipartimento Foreste.  Heino ha auspicato l’adozione di più efficaci pratiche agricole, zootecniche e di gestione del territorio. “Considerato che il cambiamento di destinazione d’uso della terra a fini agricoli, per esempio la deforestazione, incide per circa un terzo sul totale delle emissioni di gas serra, il ruolo che questi settori possono avere nel mitigare l’impatto del cambiamento climatico è enorme”. <br /><br />Uno dei risultati concreti del Congresso sarà una raccomandazione tecnica da presentare alla conferenza di Copenaghen del UNFCCC COP15 (<em>Conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico</em>).  <br /><br />“Con il previsto incremento demografico mondiale, e con il riscaldamento globale che incalza, è sempre più difficile raggiungere gli obiettivi prefissi di combattere la povertà ed eliminare la fame.  La situazione peggiorerà se i leader di tutto il mondo non interverranno in modo deciso.  Le mezze misure non saranno sufficienti”, ha aggiunto Heino.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 03:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>2050: Il cambiamento climatico aggraverà le condizioni di povertà</title>
	
	<description> Le regioni più povere con un alto tasso di povertà cronica saranno le più colpite dagli effetti del cambiamento climatico, secondo un nuovo documento di lavoro della FAO pubblicato oggi. Molti paesi in via di sviluppo, specialmente in Africa, potrebbero diventare molto più dipendenti dalle importazioni alimentari.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 30 settembre 2009 - </strong>Le regioni più povere con un alto tasso di povertà cronica saranno le più colpite dagli effetti del cambiamento climatico, secondo un nuovo <a href="../../../../wsfs/forum2050/wsfs-background-documents/issues-briefs/en/" target="_blank">documento di lavoro </a>della FAO pubblicato oggi.  Molti paesi in via di sviluppo, specialmente in Africa, potrebbero diventare molto più dipendenti dalle importazioni alimentari.<br /><br />Se infatti l'impatto del cambiamento climatico sulla produzione alimentare potrebbe nel complesso essere contenuto, almeno fino al 2050, la distribuzione della produzione avrà invece pesanti conseguenze sulla sicurezza alimentare.  Il documento stima che i paesi in via di sviluppo potrebbero dover fare i conti con un calo di produttività agricola complessiva tra il 9 ed il 21 per cento.<br /><br />Il documento individua nel cambiamento climatico alcune delle principali sfide a cui dovrà far fronte il settore agricolo per riuscire ad alimentare la popolazione mondiale che per il 2050 si stima raggiungerà circa 9.1 miliardi di persone.<br /><br />Allo stesso tempo, le diverse opzioni di mitigarne gli effetti basate sull'agricoltura potrebbero apportare notevoli benefici sia sul fronte della sicurezza alimentare che su quello delle strategie di adattamento.  L'incremento della capacità di sequestro del carbonio tramite iniziative forestali ed agro-forestali, migliori pratiche di lavorazione del suolo, una maggiore efficienza nella gestione dei nutrienti ed il risanamento delle terre degradate sono esempi di intereventi che hanno un forte potenziale di mitigazione ed elevati benefici collaterali.<br /><br />Cambiamenti anomali delle temperature e delle precipitazioni, elevate concentrazioni di biossido di carbonio e la sempre maggiore frequenza ed intensità di siccità da una parte e di inondazioni dall'altra, con il relativo aumento di erbe infestanti, di parassiti e malattie delle hanno implicazioni di lungo periodo sulla capacità produttiva del pianeta.<br /><br />L'agricoltura incide all'incirca per il 14 per cento sul totale delle emissioni serra a livello mondiale.  Ed il 74 per cento delle emissioni da agricoltura, ma anche il più grande potenziale di strategie agricole di mitigazione - circa il 70 per cento - è nei paesi in via di sviluppo.  <br /><br />Il documento fa notare come qualsiasi strategia per contrastare il cambiamento climatico dovrà necessariamente riconoscere e valutare i contributi che essa può dare al mitigamento ed all'adattamento mediante scelte che salvaguardino anche il suo contributo alla sicurezza alimentare.<br /><br /><strong>L'impatto sulla sicurezza alimentare<br /><br /></strong>Il cambiamento climatico avrà conseguenze sulla sicurezza alimentare in ogni suo aspetto: sulla disponibilità di cibo, sull'accessibilità ad esso, sulla sua utilizzazione e sulla sua stabilità, osserva il documento FAO.<br /><br />In termini di disponibilità, si prevede che le aumentate concentrazioni atmosferiche di CO2 possano avere effetti positivi sulla resa di molte colture, ma il valore nutritivo dei prodotti potrà non essere proporzionale alla crescita dei raccolti.  <br /><br />Il cambiamento climatico farà incrementare la variabilità della produzione un po' ovunque, con una maggiore frequenza di eventi climatici estremi, ed ancora una volta le regioni più povere saranno quelle più esposte al maggiore grado di instabilità.<br /><br />In media i prezzi alimentari saliranno moderatamente in linea con il moderato aumento delle temperature sino al 2050.  Dopo quella data e con l'ulteriore aumento delle temperature, le proiezioni anticipano cali significativi del potenziale produttivo agricolo nei paesi in via di sviluppo e si prevede che i prezzi subiranno rialzi sostanziosi.  <br /><br />È assai probabile che il cambiamento climatico altererà le condizioni della sicurezza igienico-sanitaria del cibo, per l'incremento di malattie generate da vettori, dall'acqua e dagli alimenti.  Il risultato sarà un calo sostanziale della produttività agricola, compresa la produttività della mano d'opera, con un conseguente aumento della povertà e dei tassi di mortalità.<br /><br /><strong>L'Africa particolarmente vulnerabile <br /><br /></strong>La produzione agricola ed alimentare di molti paesi in via di sviluppo ne risentirà negativamente, secondo il documento, specialmente di quelli a basso reddito e con un'alta incidenza di fame e povertà, già adesso molto vulnerabili nei confronti di siccità, inondazioni e cicloni.<br /><br />In Africa questo potrebbe portare ad una maggiore dipendenza dalle importazioni alimentari.  È stato stimato che il cambiamento climatico potrebbe ridurre il potenziale della produzione agricola africana per il periodo sino al 2080-2100 tra il 15 ed il 30 per cento.<br /><br />L'impatto più negativo del cambiamento climatico sull'agricoltura si prevede sarà nell'Africa sub-sahariana.  Questo significa che le regioni più povere e con la maggiore incidenza di insicurezza alimentare saranno quelle che subiranno la maggiore contrazione delle entrate agricole.  <br /><br /><strong>Il clima ha ragione</strong><br /><br />L'adattamento del settore agricolo al cambiamento climatico sarà costoso ma essenziale per la sicurezza alimentare, per la riduzione della povertà e per il mantenimento degli ecosistemi. L'impulso attuale ad investire in migliori politiche, istituzioni e tecnologie agricole al fine di raggiungere gli obiettivi energetici e di sicurezza alimentare, rappresenta un'opportunità unica di canalizzare gli interventi relativi al cambiamento climatico in agricoltura, afferma il documento FAO.<br /><br />Esso fa notare inoltre come, sino a tempi recenti, l'agricoltura sia rimasta per lo più una questione marginale all'interno dei negoziati sul cambiamento climatico, con qualche eccezione per quanto riguarda le attività di mitigazione del degrado forestale.  Secondo la FAO una delle ragioni è da ricercare nel fatto che l'obiettivo dei meccanismi di finanziamento attuali ha teso ad escludere molte attività agricole, incluse quelle relative al sequestro di carbonio.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/35845/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/35845/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 08:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>2050 – La sfida alimentare in Africa</title>
	
	<description> I recenti risultati positivi registrati dal settore agricolo nell’Africa subsahariana rappresentano un punto di rottura con il passato e lasciano intravedere buone prospettive di miglioramento per il settore nel futuro, sebbene si richiedano “misure politiche concertate e decise” per mantenere l’impulso, afferma un nuovo rapporto della FAO.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>28 settembre 2009, Roma</strong> - I recenti risultati positivi registrati dal settore agricolo nell'Africa subsahariana rappresentano un punto di rottura con il passato e lasciano intravedere buone prospettive di miglioramento per il settore nel futuro, sebbene si richiedano "misure politiche concertate e decise" per mantenere l'impulso, afferma un nuovo rapporto della FAO.  <br /><br />Dopo decenni di declino, il settore agricolo subsahariano, costituito per l'80% da piccoli contadini, è cresciuto di oltre il 3,5% nel 2008, ben al di sopra del tasso di crescita della popolazione, pari al 2%.<br /><br />Tale aumento è stato agevolato da un contesto politico più favorevole all'agricoltura in molti paesi e dalla crescita dei prezzi mondiali dei generi alimentari primari come il grano e il riso. Anche i progressi in campo tecnologico come il NERICA (il Nuovo Riso per l'Africa), una varietà di riso più resistente alle siccità, hanno contribuito alla crescita della produzione nella regione.   <br /><br />"Il forte potenziale di crescita mostrato dal settore agricolo nell'Africa subsahariana è un'ottima notizia: l'agricoltura rappresenta la spina dorsale della crescita complessiva per la maggioranza dei paesi nella regione ed è essenziale per la riduzione della povertà e dell'insicurezza alimentare", ha dichiarato il Vice-Direttore Generale della FAO Hafez Ghanem.  <br /><br />Il rapporto è stato preparato per il Forum di Esperti di Alto Livello che si terrà a Roma il 12 e 13 ottobre per discutere le strategie su "Come Nutrire il Mondo nel 2050". Esso sottolinea la necessità di azioni decise in aree quali l'innovazione tecnologica, lo sviluppo dei mercati e del settore dei servizi e la migliore gestione delle risorse naturali, per riuscire a nutrire la popolazione mondiale in costante crescita ed eliminare la piaga della fame nella regione.     <br /><br />Si prevede che la popolazione dell'Africa subsahariana crescerà dai 770 milioni di persone del 2005 a 1,5/2 miliardi di persone nel 2050. Nonostante le continue migrazioni verso le città e la crescita della popolazione urbana, il numero assoluto di residenti nelle aree rurali è probabilmente destinato ugualmente a crescere. <br /><br />L'agricoltura è il motore dello sviluppo rurale e della riduzione della povertà e della fame in tutta l'Africa subsahariana. Secondo il rapporto, la crescita agricola nell'Africa subsahariana sarà molto probabilmente trainata dalla crescita della domanda interna e continentale di beni alimentari primari, dovuta all'urbanizzazione e alla crescita demografica nel medio e lungo termine.   <br /><br />Il Forum di Esperti di Alto Livello riunirà circa 300 tra i maggiori esperti del mondo accademico, di istituzioni non governative e del settore privato, provenienti da paesi in via di sviluppo e sviluppati, e servirà a preparare il terreno per il Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare, che si terrà a Roma dal 16 al 18 novembre 2009. <br /><br /><strong>La gestione delle risorse naturali<br /><br /></strong>Uno dei principali vantaggi di cui gode la regione è l'abbondanza di risorse naturali, tra le quali l'acqua, la cui distribuzione è però assai diseguale sul territorio. Ad oggi solo il 3% delle colture alimentari della regione è prodotto con tecniche irrigue, a confronto con una percentuale mondiale pari al 20%. L'uso dell'irrigazione aumenterebbe notevolmente il rendimento dei terreni e la produzione agricola.<br /><br />La terra è inoltre sfruttata al di sotto delle potenzialità. Seppur riconoscendo che ogni ulteriore espansione delle terre coltivate abbia conseguenze in termini ambientali, la FAO ha stimato che il potenziale di terre aggiuntive disponibili per la messa a coltura nell'Africa subsahariana ammonta ad oltre 700 milioni di ettari. <br /><br />In particolare la regione della savana guineana - un'area pari al doppio di quella coltivata a grano a livello mondiale - offre un enorme potenziale produttivo. Ma solo il 10% di tale regione - che copre una superficie stimata attorno ai 600 milioni di ettari - è attualmente soggetta a coltura. L'apertura di nuove attività agricole richiederebbe enormi investimenti in infrastrutture e in nuove tecnologie, così come adeguate precauzioni per evitare i possibili effetti negativi sull'ambiente.<br /><br /><strong>Le altre sfide<br /><br /></strong>Vi sono molte altre sfide che devono essere affrontate dai governi, dai donatori internazionali e dal settore privato, per migliorare il settore agricolo nell'Africa subsahariana e assicurare che la crescita della produzione agricola e lo sviluppo rurale vadano di pari passo con la riduzione della povertà. <br /><br />Tra le maggiori, vi sono il lento progresso dell'integrazione regionale, carenze istituzionali e di governance in alcuni paesi, conflitti e malattie quali l'HIV/AIDS, le difficoltà di accesso ai mercati per i piccoli contadini, la necessità di creare opportunità d'impiego nelle aree rurali e di fornire un'adeguata formazione ai più giovani.  <br /><br />C'è soprattutto bisogno di programmi e politiche che accrescano le possibilità dei piccoli agricoltori di inserirsi nei settori dinamici dei mercati nazionali, regionali e internazionali. <br /><br />Il rapporto raccomanda la riduzione dei costi di transazione dovuti ai piccoli volumi e agli sprechi di coltivazioni povere e mal gestite, suggerendo la creazione di cooperative e di altre forme di associazione imprenditoriale per raggiungere una scala minima ottimale, nonché il controllo della qualità e della sicurezza dei prodotti alimentari.    <br /><br />Sono anche necessarie delle politiche volte a proteggere i contadini africani dalle alluvioni, dalle siccità e dagli shock dei prezzi alimentari internazionali. Trasferimenti di conoscenze e tecnologie dai paesi ricchi a quelli poveri, insieme a maggiori investimenti nella ricerca agricola, sono infine cruciali per ottenere dei progressi nella lotta alla fame e stimolare lo sviluppo agricolo. <br /><br /><strong>Le sfide del settore agricolo in Africa <br /><br /></strong>Si stima che in Africa circa 218 milioni di persone, pari a circa il 30% della popolazione totale, soffrano di fame cronica e malnutrizione. <br /><ul><li>L'80% delle aziende agricole in Africa, ovvero 33 milioni di unità produttive, hanno un'estensione inferiore ai due ettari. </li><li>Il rendimento delle colture cerealicole è cresciuto poco e nella regione è ancora intorno alle 1,2 tonnellate per ettaro, mentre nel complesso dei paesi in via di sviluppo raggiunge le 3 tonnellate per ettaro. </li><li>L'uso di fertilizzanti nell'Africa subsahariana nel 2002 ammontava a soli 13 kg per ettaro, a fronte dei 73 kg per ettaro consumati in Medio Oriente e nel Nord Africa e dei 190 kg per ettaro consumati in Asia orientale e nel Pacifico. </li><li>Solo il 3% delle terre nell'Africa subsahariana è irrigato, a fronte di una percentuale a livello globale superiore al 20%. </li><li>Il 40% della popolazione nella regione vive in paesi che non si affacciano sul mare, un livello ben superiore alla media del 7.5% degli altri paesi in via di sviluppo, ed i costi di trasporto in Africa subsahariana possono raggiungere addirittura il 77% del valore delle esportazioni. </li></ul><p><br />La spesa in ricerca e sviluppo nel settore agricolo è molto bassa ed è oltretutto andata diminuendo nel corso degli anni ‘90. Se gli agricoltori africani fossero aiutati a vincere queste sfide e a sfruttare le opportunità offerte da nuovi e più appetibili mercati con il graduale attenuarsi della crisi economica globale, tutti concordano che il settore agricolo nel continente avrebbe un enorme potenziale di crescita.  </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/35816/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/35816/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Aiutare la ricostruzione in Myanmar dopo il Ciclone Nargis</title>
	
	<description> E' stato firmato un programma triennale della FAO, finanziato dal governo italiano, volto a garantire la sicurezza alimentare di lungo periodo di 32 000 famiglie di pescatori e contadini poveri in Myanmar. Il programma servirà ad assistere il Myanmar a sviluppare attività di pesca sostenibile su piccola scala e strutture per l'acqualcultura negli ecosistemi costieri di mangrovie, così come a migliorare la produzione di riso.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>28 maggio 2009, Roma</strong> - E' stato firmato un programma triennale della FAO, finanziato dal governo italiano, volto a garantire la sicurezza alimentare di lungo periodo di 32 000 famiglie di pescatori e contadini poveri in Myanmar, ha comunicato oggi la FAO.<br /><br />Il programma servirà ad assistere il Myanmar a sviluppare attività di pesca sostenibile su piccola scala e strutture per l'acquacultura negli ecosistemi costieri di mangrovie, così come a migliorare la produzione di riso. Molti dei beneficiari saranno le vittime del devastante ciclone Nargis che l'anno scorso ha ucciso circa 150 000 persone.<br /><br />"Nel complesso, le condizioni di sopravvivenza di oltre 32 000 famiglie verranno migliorate grazie a questi tre progetti", dice Shin Imao, Rappresentante della FAO in Myanmar.<br /><br />"Queste famiglie si aggiungeranno agli oltre 112 000 famiglie che la FAO ha assistito tra giugno 2008 e maggio 2009, come parte del suo programma di assistenza di 17 milioni di dollari per il ciclone Nargis, e alle centinaia di migliaia di altre famiglie in varie parti del Myanmar con cui la FAO sta lavorando e ha lavorato durante questi trent'anni di attività nel paese."<br /><br />Secondo Giuseppe Cinti, Ambasciatore italiano in Myanmar, l'Italia ha già contribuito con 8 milioni di dollari agli sforzi di ricostruzione in Myanmar, di cui 6 milioni a finanziamento dei progetti gestiti dalla FAO. "Il nuovo programma - afferma Cinti - verrà attuato con lo scopo di dare alla gente in Myanmar gli strumenti per la loro autosufficienza".<br /><br />Nell'ambito di questi tre progetti, i piccoli contadini e pescatori verranno aiutati a migliorare la produzione tramite l'introduzione di tecnologie moderne. Inoltre, nuovi posti di lavoro e migliori redditi dovrebbero essere ottenuti tramite l'aumento della disponibilità di sementi di qualità, una gestione dell'acqua a livello locale e la ricostituzione degli ecosistemi.<br /><br />L'accordo è stato firmato durante una cerimonia svoltasi a Yangon lo scorso fine settimana, cui hanno partecipato Htay Oo, Ministro dell'Agricoltura e dell'Irrigazione del Myanmar, e Giuseppe Cinti, Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario dell'Italia in Myanmar.<br /><br />Il Ministro ha lodato la FAO per il ruolo svolto nel coordinare le attività di molti partners nella ricostruzione delle infrastrutture agricole nel periodo successivo al ciclone Nagis, che hanno contribuito allo sviluppo del programma di transizione finanziato dall'Italia.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/20086/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/20086/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 27 May 2009 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>L'agricoltura deve cambiare per riuscire a nutrire il pianeta</title>
	
	<description> Gli agricoltori di tutto il mondo dovranno presto passare a sistemi agricoli più sostenibili e produttivi per riuscire a produrre il cibo necessario per una popolazione mondiale in aumento, ha affermato oggi un esperto FAO, agronomo di fama mondiale, interevndo in un Congresso internazionale di agricoltura conservativa.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Delhi, 4 febbraio 2009 - </strong>Gli agricoltori di tutto il mondo dovranno presto passare a sistemi agricoli più sostenibili e produttivi per riuscire a produrre il cibo necessario per una popolazione mondiale in aumento e rispondere alle sfide del cambiamento climatico, ha affermato oggi Shivaji Pandey, Direttore della Divisione Produzione vegetale e protezione della piante.<br /><br />Pandey, agronomo di fama internazionale, nel suo intervento al IV Congresso Mondiale di agricoltura di conservazione (AC) - che si svolge in questi giorni a Delhi e che vede la partecipazione di oltre 1.000 esperti provenienti da tutto il mondo - ha individuato nell'agricoltura di conservazione un elemento essenziale di questo cambiamento.<br /><br />"Il mondo non ha alternative se non perseguire l'intensificazione sostenibile della produzione agricola per soddisfare la domanda crescente di cibo e di foraggio, per alleviare la povertà e proteggere le risorse naturali.  L'agricoltura conservativa è un elemento essenziale di questa intensificazione", ha detto Pandey.<br /><br />L'agricoltura di conservazione, o agricoltura senza lavorazione, consiste in una serie di pratiche agronomiche che permettono una migliore gestione del suolo, limitando gli effetti negativi sulla sua composizione, sulla struttura, sul contenuto di sostanza organica.  Promuove un intervento minimo sul terreno, una maggiore copertura del suolo e la rotazione delle colture.  Introdotta circa 30 anni fa, è oggi praticata a livello mondiale su circa 100 milioni di ettari di terra.  <br /><br /><strong>Il danno all'ambiente<br /><br /></strong>I metodi agricoli intensivi tradizionali hanno spesso contribuito a danneggiare l'ambiente, con la conseguenza di un calo della produttività, proprio quando invece il mondo deve raddoppiare la produzione alimentare per riuscire a dar da mangiare ad una popolazione che si prevede per il 2050 raggiungerà i nove miliardi di persone", ha detto Pandey.<br /><br />"In nome dell'intensificazione in molte parti del mondo i contadini hanno arato il terreno in eccesso, hanno utilizzato troppi fertilizzanti, troppi pesticidi ed hanno fatto un uso eccessivo d'acqua", ha affermato l'esperto. "Ma questo ha avuto conseguenze sull'equilibrio del suolo, dell'acqua, della terra, della biodiversità e su tutti i servizi offerti dagli ecosistemi.  Tutto ciò ha causato un graduale calo dei rendimenti".<br /><br />Secondo la FAO, il tasso di crescita della produzione agricola calerà all'1,5 per cento tra adesso ed il 2030 e allo 0,9 per cento tra il 2030 ed 2050, a paragone del 2,3 per cento l'anno registrato dal 1961 ad oggi.<br /><br />Nei paesi in via di sviluppo, i rendimenti delle colture sono calati, passando da circa il 5 per cento nel 1980 al 2 per cento nel 2005.  Il rendimento del riso è sceso nello stesso periodo dal 3,2 per cento all'1,2 per cento, mentre quello del mais è calato dal 3,1 per cento all'1 per cento.<br /><br /><strong>Minore impatto <br /><br /></strong>L'agricoltura conservativa potrebbe non solo aiutare a far risalire la resa, ma avere anche importanti benefici dal punto di vista ambientale, ha continuato Pandey.  Oltre a ristabilire la qualità del suolo, fa risparmiare sull'impiego di energia in agricoltura, riducendo l'impatto ambientale di un settore che attualmente incide per circa il 30 per cento sul totale delle emissioni di gas serra.<br /><br />Potrebbe anche mitigare gli effetti del cambiamento climatico contribuendo a sequestrare carbonio nel suolo ed anche potenzialmente far risparmiare 1,200 Km<sup>3  </sup>di acqua l'anno da qui al 2030, dal momento che un terreno in sane condizioni trattiene maggiore umidità ed ha bisogno di minore irrigazione.<br /><br />Solo con un'intensificazione della produzione agricola che sia sostenibile si possono fare passai avanti verso il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio relativi alla riduzione di fame e povertà ed alla sostenibilità ambientale, ha messo in guardia Pandey.   "Al momento andiamo nella direzione sbagliata", ha aggiunto.<br /><br />Pandey ha poi esortato governi, donatori e tutte le altre parti in causa, a fornire sostegno politico e finanziario per assicurare una più ampia e rapida diffusione dell'agricoltura conservativa.  Tra le raccomandazioni che ha fatto promuovere la formazione, la ricerca e la costituzione di organizzazioni contadine.  Allo stesso tempo dovrebbero essere maggiormente disponibili le attrezzature necessarie, che dovrebebro essere fabbricate localmente. <br /><br />Hanno partecipato al Congresso di quattro giorni agricoltori, esperti e rappresentanti del mondo politico di tutto il mondo.  La conferenza era ospitata dall'<em>Indian Council of Agruicultural research </em>(ICAR) e dall'Accademia Nazionale di Scienze agricole indiana (NAAS).  La FAO insieme all'IFAD e ad altre organizzazioni indiane ed internazionali hanno contribuito alla sponsorizzazione ed all'organizzazione di questo importante incontro mondiale della comunità di agricoltura conservativa.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 00:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Liberia: lotta contro il tempo per contenere l'infestazione di bruchi</title>
	
	<description> Lotta contro il tempo per un'equipe di esperti internazionali guidati dalla FAO per riuscire a contenere un'infestazione devastante e di vaste proporzioni di voraci bruchi che ha provocato un'emergenza nazionale in Liberia e che, se non fermata in tempo, potrebbe diffondersi in buona parte dell'Africa occidentale.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 29 gennaio 2009 </strong>- Lotta contro il tempo per un'equipe di esperti internazionali guidati dalla FAO per riuscire a contenere un'infestazione devastante e di vaste proporzioni di voraci bruchi che ha provocato un'emergenza nazionale in Liberia e che, se non fermata in tempo, potrebbe diffondersi in buona parte dell'Africa occidentale.<br /><br />Secondo il rappresentante permanente della FAO in Liberia, Winfred Hammond, sono circa 100 i villaggi al momento coinvolti, nel nord e nel centro del paese.  Inoltre sono state colpite sei comunità rurali nella vicina Guinea.  Le orde, formate da milioni di insetti, divorano al loro passaggio ogni tipo di coltura e vegetazione ed inquinano con i loro escrementi pozzi e corsi d'acqua.<br /><br />In alcuni casi hanno invaso case ed edifici, costringendo gli abitanti in preda al panico alla fuga.  Secondo le autorità liberiane, l'emergenza coinvolge circa 500.000 persone.  Non è chiaro se l'infestazione si sta diffondendo rapidamente - i primi resoconti la settimana scorsa parlavano di 45 villaggi infestati - o se solo adesso vengono segnalati preesistenti focolai.<br /><br /><strong>Il peggio deve ancora venire?<br /><br /></strong>Ma il peggio potrebbe ancora arrivare.  Secondo Hammond molti bruchi adesso si sono trincerati sotto terra, al sicuro dai pesticidi, creando bozzoli protettivi intorno ad essi.<br /><br />Quando riemergono dopo 7/12 giorni sono ormai falene.  "Ogni falena può volare sino a 1.000 chilometri di distanza e depositare 1.000 uova", ha spiegato Hammond, lui stesso entomologo.  "Ci sono tutti gli elementi perché questo si trasformi in una catastrofe di ampie proporzioni".  <br /><br />Una delle possibilità prese al vaglio è quella di disporre delle trappole al feromone contro le falene maschio.   L'esca è costituita dall'odore che le femmine usano per attrarre i maschi all'accoppiamento - ma che in questo caso li attirerebbe verso la morte.<br /><br />L'equipe internazionale della FAO comprende esperti del Ghana, della Sierra leone e della Liberia.<br /><br /><strong>Comportamento anomalo<br /><br /></strong>Contemporaneamente il Ministero dell'Agricoltura liberiano ha dispiegato un potente sistema motorizzato di nebulizzazione di pesticidi che riesce a raggiungere i bruchi anche tra le foglie della <em>Dahoma,</em> un albero ad alto fusto dove gli insetti tendono a raggrupparsi.  "Questo è in realtà un comportamento assai insolito ", ha commentato Hammond, "Perché in genere amano stare molto più vicini al terreno". <br /><br />Infatti all'inizio dubitava che potesse trattarsi di questa specie di bruchi, chiamati in inglese <em>Armworms</em>, una delle specie più distruttive, che sono stati invece identificati con certezza nei test fatti la scorsa settimana.<br /><br />Hammond non ha saputo spiegare il perché di questo comportamento anomalo, che verrà verificato dagli esperti sul campo nei prossimi 3-4 giorni.  Quanto al perché gli insetti abbiano raggiunto una così alta concentrazione, Hammond ritiene potrebbe addebitarsi al clima.<br /><br />La Presidentessa della Liberia Ellen Johnson-Sirleaf, che lo scorso mese ha ricevuto la medaglia <em>Ceres </em>della FAO per l'agricoltura, lunedì scorso ha dichiarato lo stato d'emergenza nazionale ed ha fatto appello alla comunità internazionale affinché dia il proprio sostegno. </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Sviluppare le risorse idriche africane per l'agricoltura e l'energia</title>
	
	<description> La conferenza ministeriale panafricana di tre giorni che si è conclusa oggi, si è impegnata a promuovere lo sviluppo delle risorse idriche in tutto il continente per sfruttare a pieno il potenziale agricolo ed idroelettrico dell'Africa.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Sirte, Libia, 17 dicembre 2008 - </strong>La conferenza ministeriale panafricana di tre giorni "Acqua per l'agricoltura ed energia in Africa: le sfide del cambiamento climatico" che si è conclusa oggi, si è impegnata a promuovere lo sviluppo delle risorse idriche in tutto il continente per sfruttare a pieno il potenziale agricolo ed idroelettrico dell'Africa.<strong><br /><br /></strong>Nella Dichiarazione finale si afferma che l'acqua è una risorsa chiave per lo sviluppo economico e sociale come pure per lo sradicamento della fame e della povertà in Africa, e che la sicurezza alimentare ed energetica sono prerequisiti essenziali per lo sviluppo del capitale umano del Continente.<br /><br />La Conferenza, a cui hanno partecipato ministri di 53 paesi africani, ha riconosciuto che le sfide con cui il continente deve fare i conti per quanto riguarda la sicurezza alimentare, il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, l'aumento della domanda energetica e la lotta al cambiamento climatico, richiedono che tutti i paesi si muovano in modo concertato.<br /><br />La realizzazione di programmi integrati relativi all'agricoltura, alle risorse idriche e all'energia, per promuovere lo sviluppo sostenibile dell'Africa dovrebbero diventare la priorità, si legge nella Dichiarazione. Questo implica una gestione sostenibile della terra ed un affidabile controllo dell'acqua, ed un incremento degli investimenti nelle infrastrutture idriche per l'agricoltura e per produrre energia elettrica.<br /><br />La Conferenza ha dato pieno appoggio all'impegno di rafforzare la produzione di energia pulita nel continente, soprattutto nello sviluppo dell'energia idroelettrica e nel rafforzamento dei consorzi energetici regionali.<br /><br /><strong>Il cambiamento climatico<br /><br /></strong>Per quanto riguarda il cambiamento climatico, il cui impatto sarà molto pesante per il Continente africano, la Conferenza ha deciso di promuovere la ricerca e lo sviluppo di fonti d'energia rinnovabile per incrementare le capacità di resistenza ed adattamento.<br /><br />La Conferenza ha lanciato un appello ai paesi che condividono il Lago Ciad affinché raddoppino i propri sforzi ed ai donatori ed ai partner dello sviluppo affinché forniscano assistenza immediata per aiutare a salvare il lago ed il suo bacino "dall'incombente disastro umano ed ambientale". Una volta sesto lago del mondo, il lago Ciad negli ultimi 35 anni si è ridotto ad un decimo delle sue dimensioni originarie, con pesanti effetti sulle condizioni di vita delle popolazioni locali.<br /><br /><strong>Un vertice mondiale nel 2009<br /><br /></strong>La Conferenza ha accolto positivamente la proposta della FAO di convocare nel 2009 un Vertice Mondiale di Capi di Stato e di Governo, per concordare misure rapide e definitive per lo sradicamento della fame nel mondo mediante una migliore <em>governance</em> della sicurezza alimentare mondiale e lo stanziamento di 30 miliardi di dollari l'anno da investire nelle infrastrutture rurali ed irrigue e nell'incremento della produttività agricola nei paesi in via di sviluppo.<br /><br />La Conferenza era organizzata dalla FAO insieme al Governo libico ed in collaborazione con l'Unione Africana, il Consiglio dei ministri africani per lo sviluppo dell'acqua (AMCOW), la Banca per lo Sviluppo Africano e la Commissione Economica per l'Africa.<br /><br />La FAO ha la presidenza di turno di <em>UN Water, </em>il meccanismo inter-agenzie che coordina le attività relative all'acqua dell'ONU.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Tue, 16 Dec 2008 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Diouf: l'irrigazione decisiva per la sicurezza alimentare dell'Africa</title>
	
	<description> La gestione delle risorse idriche è un elemento decisivo per la sicurezza alimentare, ha detto il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf intervenendo alla conferenza internazionale ad alto livello &quot;Acqua per l'agricoltura ed energia in Africa: le sfide del cambiamento climatico&quot;.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Sirte (Libia), 15 dicembre 2008 -</strong> La gestione delle risorse idriche è un elemento decisivo per la sicurezza alimentare, ha detto il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf, intervenendo alla conferenza internazionale ad alto livello "Acqua per l'agricoltura ed energia in Africa: le sfide del cambiamento climatico", che si è aperta oggi a Sirte.<br /><br />La Conferenza è organizzata dalla FAO, come presidente di turno di <em>UN Water,</em> insieme al Governo libico, ed in collaborazione con l'Unione Africana, il Consiglio dei ministri africani per lo sviluppo dell'acqua (AMCOW), la Banca per lo Sviluppo Africano e la Commissione Economica per l'Africa.<br /><br />Nel corso della conferenza di tre giorni, ministri di 53 paesi africani discuteranno di un programma per una "Rivoluzione Blu" che valorizzi le risorse idriche sinora largamente inutilizzate dell'Africa.  La Conferenza punta a raggiungere conclusioni concrete e passare dalle parole ai fatti.<br /><br />Questo programma, dell'entità di 65 miliardi di dollari e della durata prevista di 20 anni, esamina in dettaglio gli investimenti necessari, in ciascun paese, per l'irrigazione e per la costruzione di centrali idroelettriche.  Si prevede che l'Africa sub-sahariana, che ha il tasso di malnutrizione più alto del mondo, sarà colpita molto duramente dagli effetti del cambiamento climatico, mentre con una popolazione che per il 2050 raggiungerà i due miliardi di persone, dovrà essere in grado di triplicare la propria produzione alimentare.<br /><br />In realtà questa è la prima volta che sono stati preparati documenti di sintesi a livello nazionale sugli investimenti per singolo paese, basati su valutazioni di breve, medio e lungo periodo che prendono in esame gli investimenti necessari, dal controllo dell'acqua a livello di villaggio, a sistemi di irrigazione di vasta portata che utilizzino i bacini dei fiumi più importanti, sia per l'agricoltura che per la generazione di energia elettrica.<br /><br />Parlando dell'attuale crisi finanziaria, economica ed alimentare mondiale, Diouf ha sottolineato che "la promozione della produzione agricola dei paesi poveri è la sola soluzione possibile e duratura per combattere la fame.  Dobbiamo dunque investire maggiormente in agricoltura". <br /><br />Ha poi osservato che "è essenziale migliorare le condizioni in cui gli agricoltori lavorano e l'attuale situazione del commercio internazionale", ricordando che proprio questa è stata la ragione per cui di recente ha sollecitato un nuovo Vertice Mondiale di Capi di Stato e di Governo nel 2009, "assicurare una maggiore coerenza nella <em>governance</em> della sicurezza alimentare mondiale e per gettare le basi per un nuovo sistema di commercio agricolo che dia agli agricoltori sia dei paesi in via di sviluppo che di quelli sviluppati la possibilità di guadagnarsi da vivere in modo decente".<br /><br />"Dobbiamo avere l'intelligenza e la creatività di concepire politiche di sviluppo agricolo, regole e meccanismi che ci diano un regime di commercio internazionale che non sia solo libero ma anche equo", ha continuato Diouf.<br /><br />Nell'immediato il Vertice dovrebbe lavorare all'istituzione di un "Fondo di risposta rapida" per riavviare la produzione agricola a livello locale in caso di crisi, in particolare nei paesi a basso reddito fortemente dipendenti dalle importazioni alimentari.<br /><br /><strong>Una dichiarazione congiunta</strong><br /><br />Si prevede che i delegati a conclusione della conferenza adottino una Dichiarazione congiunta per promuovere lo sviluppo delle risorse idriche a livello nazionale, regionale e continentale e riuscire a sfruttare a pieno le potenzialità del settore agricolo ed energetico del continente per assicurare la sicurezza alimentare e soddisfare il crescente fabbisogno alimentare ed energetico.<br /><br /><em>UN Water</em> è un meccanismo inter-agenzie che coordina le attività relative all'acqua dell'ONU.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/8962/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/8962/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 15 Dec 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>L'agricoltura e le foreste possono contrastare il cambiamento climatico</title>
	
	<description> Il problema del riscaldamento globale causato dalle emissioni di gas serra richiede un maggiore coinvolgimento delle comunità agricole e forestali nella loro riduzione.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 4 dicembre 2008 - </strong>Il problema del riscaldamento globale causato dalle emissioni di gas serra richiede un maggiore coinvolgimento delle comunità agricole e forestali nella riduzione delle emissioni, ha affermato oggi la FAO.<br /><br />"L'agricoltura e la deforestazione sono tra i fattori che più contribuiscono al cambiamento climatico, ma per lo stesso motivo gli agricoltori e coloro che utilizzano le foreste potrebbero avere un ruolo chiave nella riduzione delle emissioni di gas serra", ha detto Alexander Müller, Vice Direttore Generale della FAO.<br /><br /><strong>Ricadute positive<br /><br /></strong>"Per sbloccare il potenziale del settore agricolo e di quello forestale nell'opera di mitigazione del cambiamento climatico occorrono meccanismi finanziari a favore dei piccoli agricoltori e dei forestali di tutto il mondo, soprattutto nei paesi in via di sviluppo", ha aggiunto Müller.  <br /><br />"Questi meccanismi dovrebbero privilegiare le misure di riduzione delle emissioni che hanno ricadute positive per la sicurezza alimentare ed energetica, per la riduzione della povertà, per un uso sostenibile delle risorse naturali. Il settore forestale e quello agricolo offrono molte opportunità per questo tipo di misure di vantaggio reciproco", ha detto Müller.<br /><br />Le emissioni di gas serra prodotte dalle foreste e dall'agricoltura rappresentano oltre il 30 per cento del totale annuo attuale delle emissioni prodotte (deforestazione e degrado forestale 17,4 per cento, agricoltura 13,5 per cento).  L'agricoltura è responsabile per il 50 per cento del metano (produzione zootecnica e risaie) e per oltre il 75 per cento del protossido d'azoto (principalmente dall'impiego di fertilizzanti) emessi da attività umane. <br /><br />"Il cambiamento climatico avrà conseguenze pesanti sulle condizioni di vita degli agricoltori, dei pescatori e di coloro che dipendono dalle risorse forestali dei paesi in via di sviluppo, molti dei quali sono già in difficoltà per riuscire a guadagnarsi da vivere e dar da mangiare alle proprie famiglie".<br /><br /><strong>Rischi crescenti<br /><br /></strong>Le comunità rurali, specialmente quelle che vivono in aree già fragili dal punto di vista ambientale, vanno incontro al rischio immediato di perdere sempre più spesso il raccolto, il bestiame, di avere minori prodotti ittici e forestali a disposizione.  <br /><br />Esseri umani, piante, animali e pesci saranno esposti a nuove e più frequenti infestazioni ed epidemie.  "Il cambiamento ha il potenziale di far aumentare la fame in particolare nei paesi più poveri.  Dobbiamo agire adesso se vogliamo evitare un disastro umanitario futuro", ha affermato Müller.<br /><br />Il quaranta per cento della biomassa terrestre è gestita direttamente o indirettamente dagli agricoltori, dai forestali o dagli allevatori di bestiame.  "La comunità internazionale può vincere la battaglia contro il cambiamento climatico solo se riusciremo a mobilitare il potenziale di questi utilizzatori delle terre nella riduzione delle emissioni di gas serra e nel sequestro di carbonio nel suolo e nelle piante.  Dobbiamo adattarci ai cambiamenti climatici che sono oggi di maggiore intensità e rapidità che in passato", ha affermato Müller.<br /><br />L'impiego di varietà di colture più produttive, un maggiore controllo degli incendi boschivi, una migliore gestione delle risorse naturali, la cattura del biogas proveniente dal letame animale, la rigenerazione del terreno mediante il controllo dei pascoli, la gestione organica del suolo, pratiche di agricoltura conservativa, e sistemi agro-forestali integrati sono tutte misure che vanno nella giusta direzione e che dovrebbero essere promosse con maggior vigore per ridurre le emissioni create dal settore agricolo e forestale e migliorare l'adattamento al cambiamento climatico.<br /><br />La FAO sostiene i Paesi insulari del Pacifico nell'integrazione delle strategie di mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico nei piani nazionali del settore agricolo, ittico e forestale e per la sicurezza alimentare.  <br /><br />In Marocco ed in altri paesi in via di sviluppo, la FAO aiuta a valutare gli effetti del cambiamento climatico sull'agricoltura e sulla sicurezza alimentare.<br /><br />In Bangladesh ed in Nepal la FAO collabora al rafforzamento delle capacità locali e nazionali nel settore agricolo, zootecnico, forestale ed ittico per la riduzione dei rischi da disastro, per la gestione dei rischi climatici e per le strategie di adattamento.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/8789/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/8789/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 03 Dec 2008 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Stati insulari del Pacifico: le minacce del cambiamento climatico</title>
	
	<description> Il riscaldamento degli oceani, la maggiore frequenza di cicloni tropicali, di inondazioni e di periodi di siccità rischiano di avere effetti devastanti sulla produzione alimentare dei Paesi insulari del Pacifico. Le catastrofi connesse con il cambiamento climatico stanno già mettendo a dura prova lo sviluppo di questi piccoli stati insulari. </description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 2 dicembre 2008 - </strong>Il riscaldamento degli oceani, la maggiore frequenza di cicloni tropicali, di inondazioni e di periodi di siccità rischiano di avere effetti devastanti sulla produzione alimentare dei Paesi insulari del Pacifico, ha avvertito oggi la FAO.<br /><br />Le catastrofi connesse con il cambiamento climatico stanno già mettendo a dura prova lo sviluppo di questi piccoli stati insulari, che sembrano essere in una "costante situazione di ricostruzione post-disastro" secondo un nuovo rapporto dal titolo "Cambiamento climatico e sicurezza alimentare nei Paesi insulari del Pacifico", pubblicato congiuntamente dalla FAO, dal Segretariato del programma ambientale regionale per il Pacifico e dall'Università del Sud Pacifico (USP).<br /><br />"Le prospettive climatiche per i Paesi insulari del Pacifico sono abbastanza cupe ed indicano una riduzione della sicurezza alimentare in particolare per le famiglie", ha affermato Alexander Müller, Vice Direttore Generale della FAO, del Dipartimento Gestione Risorse Naturali ed Ambiente.<br /><br />"È fondamentale rafforzare la capacità di risposta dei sistemi alimentari per scongiurare in futuro ingenti perdite economiche nel settore agricolo, ittico e forestale.  I paesi dovranno valutare la vulnerabilità dei loro sistemi alimentari e come riuscire ad adattare l'agricoltura, la pesca e il settore forestale alle future catastrofi di origine climatica.  Occorre agire senza indugi".<br /><br /><strong>Le minacce del cambiamento climatico<br /><br /></strong>Nei Paesi insulari del Pacifico la produzione agricola dipende largamente dalle piogge estive.  Le previsioni climatiche per la regione suggeriscono variazioni prolungate delle precipitazioni normali, con pesanti effetti sull'agricoltura: stress idrico, maggiore frequenza di parassiti ed erbe infestanti, erosione del terreno e perdita di fertilità.<br /><br />L'aumento delle inondazioni costiere, della salinizzazione e dell'erosione in conseguenza dell'innalzamento del livello del mare e delle attività umane, potrebbe contaminare e ridurre le superfici agricole produttive e dunque minacciare seriamente la sicurezza alimentare della popolazione, secondo il rapporto.<br /><br />Il previsto innalzamento del livello del mare e della temperatura delle acque con tutta probabilità avrà effetti sulla produttività della pesca, causandone un calo.  La maggior parte degli ecosistemi dai quali dipende la pesca costiera ne subiranno le conseguenze.  Il consumo di pesce nei Paesi insulari del Pacifico è molto alto, con una media di circa 70 kg pro-capite l'anno. In certi paesi le esportazioni di pesce rappresentano il 70 per cento del totale delle esportazioni.<br /><br /><strong>Adattarsi al cambiamento<br /><br /></strong>Gli Stati insulari del Pacifico hanno già firmato diversi accordi a livello regionale ed internazionale (l'UNFCCC, il protocollo di Kyoto ed il Piano per il Pacifico) proprio per affrontare gli effetti del cambiamento climatico nel contesto delle loro strategie di sviluppo sostenibile.  Ma nell'insieme la risposta di questi paesi è stata - secondo il rapporto - non strategica ma basata su singoli progetti e fortemente dipendente dalle risorse esterne.<br /><br />"L'integrazione delle strategie di adattamento al cambiamento climatico nelle politiche, nei programmi e nei bilanci nazionali relativi all'agricoltura, alle foreste ed alla pesca, dovrà divenire una priorità assoluta", ha affermato Müller.<br /><br />Il rapporto raccomanda un approccio più sistematico al cambiamento climatico, con piani di sviluppo nazionale che servano da base per l'avvio di misure di adattamento che coinvolgano i governi, il settore privato e la società civile.  Gli Stati insulari del Pacifico dovranno riesaminare seriamente le proprie politiche di sviluppo agricolo, forestale, ittico e quelle relative all'acqua potabile, alla luce delle nuove informazioni disponibili sul cambiamento climatico.<br /><br />Gli agricoltori per evitare il rischio di perdere i raccolti, dovranno ricevere le migliori informazioni disponibili ed indicazioni dettagliate sulla scelta di varietà di colture, sulle possibili opzioni di gestione del suolo e delle risorse idriche nel quadro di condizioni ambientali mutate.<br /> <br />"I paesi che hanno privilegiato sistemi produttivi di monocoltura da destinare ai mercati esteri dovranno valutare il loro potenziale di sicurezza alimentare.  È ormai assodato che sistemi agricoli diversificati avranno migliori possibilità di resistenza nell'ambito degli scenari del cambiamento climatico", si legge nel rapporto.  </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/8758/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/8758/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>L’Africa potrebbe contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra</title>
	
	<description> Sebbene l’Africa contribuisca in misura rilevante alle emissioni globali di gas serra generato da fonti diverse dai combustibili fossili, essa potrebbe assorbire dall’atmosfera più carbonio di quanto non ne rilasci, secondo quanto affermato da CarboAfrica, un progetto di ricerca internazionale promosso da 15 istituzioni in Africa e in Europa, tra cui la FAO.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>25 novembre 2008, Roma/Accra</strong> - Sebbene l'Africa contribuisca in misura rilevante alle emissioni globali di gas serra (GHG, <em>global greenhouse gas</em>) generato da fonti diverse dai combustibili fossili, essa potrebbe assorbire dall'atmosfera più carbonio di quanto non ne rilasci, secondo quanto affermato da <em>CarboAfrica</em>, un progetto di ricerca internazionale promosso da 15 istituzioni in Africa e in Europa, tra cui la FAO.<br /><br />Ricerche condotte da <em>CarboAfrica</em> sugli incendi nel Kruger Park in Sud Africa, sui flussi di diossido di carbonio nelle foreste pluviali del Ghana e sui modelli meteorologici in Sudan, indicano che l'Africa, mentre pesa in modo esiguo sulle emissioni globali di gas serra generate da combustibili fossili - meno del 4% sul totale mondiale - contribuisce invece in misura sostanziale a quelle di gas serra proveniente da fonti naturali, afferma la FAO. <br /><br />Nel continente africano deforestazioni ed incendi contribuiscono rispettivamente al 17% e al 40% delle emissioni globali totali, oltre ad influenzare notevolmente le variazioni stagionali ed annuali di anidride carbonica nell'atmosfera (contando per circa il 50% di esse).<br /><br />"Questi primi risultati dimostrano che l'Africa svolge un ruolo chiave nel sistema climatico globale" afferma il Professore Riccardo Valentini dell'Università della Tuscia (Italia), coordinatore di <em>CarboAfrica</em>, progetto iniziato nel 2006 grazie al fondo di 2,8 milioni di euro stanziato dal Dipartimento per la Ricerca della Commissione Europea.   <br /><br /><strong>Ciò che conta è il ‘ciclo del carbonio'<br /><br /></strong>Ma ciò che più conta, sottolinea Valentini, è l'equilibrio tra il carbonio catturato tramite fotosintesi dall'enorme superficie di foreste e savane africane, e quello rilasciato nell'atmosfera a seguito di deforestazioni, incendi e degrado forestale, ovvero il cosiddetto "ciclo del carbonio" africano.   <br /><br />"I dati raccolti finora ci dicono che l'Africa è in verità un ‘serbatoio di carbonio', ovvero che essa assorbe dall'atmosfera più carbonio di quanto non ne rilasci", afferma Valentini. "Se confermati, questi risultati implicherebbero che l'Africa contribuisce alla riduzione dell'effetto serra, e dunque alla mitigazione delle conseguenze del cambiamento climatico".<br /><br />Negli ultimi due anni <em>CarboAfrica</em> ha studiato il ciclo del carbonio nell'Africa sub-sahariana tramite una rete di stazioni di monitoraggio in ben 11 paesi.<br /><br />I primi risultati del progetto, che saranno finalizzati entro il 2010, verranno discussi in una conferenza che si terrà ad Accra (Ghana) dal 25 al 27 novembre, e che vedrà la partecipazione di oltre 100 tra rappresentanti della comunità scientifica internazionale, dei governi e delle Nazioni Unite.<br /><br /><strong>Il ruolo dell'agricultura è cruciale<br /><br /></strong>"L'agricoltura deve svolgere un ruolo centrale nel ridurre ulteriormente le emissioni di carbonio in Africa", afferma Maria Helena Semedo, Rappresentante dell'Ufficio Regionale della FAO per l'Africa, all'apertura del meeting.<br /><br />"Dovremmo riuscire ad insegnare ai contadini africani come gestire le loro terre e le loro foreste in modo tale che il ciclo del carbonio in Africa diventi un nostro alleato nella lotta contro il cambiamento climatico", continua Semedo. " E' importante, nonchè possibile, che questi sforzi contribuiscano allo stesso tempo ad aumentare la sicurezza alimentare".<br /><br />Semedo sottolinea come tramite una gestione appropriata del suolo, quale quella praticata dall'agricoltura conservativa, le emissioni di gas serra prodotte dall'agricoltura possano essere ridotte, contribuendo al tempo stesso ad aumentare la produttività e addirittura a rafforzare l'agricoltura contro i pericoli del cambiamento climatico.<br /><br />In linea con la Convenzione delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, la lotta alla deforestazione e l'aumento della superficie forestale in Africa dovrebbe costituire un'altra delle priorità.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Tue, 25 Nov 2008 07:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Utilizzare i meccanismi di finanziamento del carbonio per stimolare lo sviluppo agricolo sostenibile</title>
	
	<description> 28 ottobre 2008 - Oltre 100 esperti da tutto il mondo si incontreranno oggi per decidere come impegnare un nuovo consistente flusso di fondi – proveniente dai meccanismi di finanziamento del carbonio - a supporto dello sviluppo agricolo e del miglioramento delle condizioni di vita dei contadini poveri in tutto il mondo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 28 ottobre 2008 –</strong> Oltre 100 esperti da tutto il mondo si incontreranno oggi per decidere come impegnare un nuovo consistente flusso di fondi – proveniente dai meccanismi di finanziamento del carbonio - a supporto dello sviluppo agricolo e del miglioramento delle condizioni di vita dei contadini poveri in tutto il mondo.<br /><br />Miliardi di dollari vengono stanziati ogni anno nell’ambito del Meccanismo per uno Sviluppo Pulito (<em>Clean Development Mechanism, CDM</em>), previsto dal Protocollo di Kyoto, per finanziare iniziative volte a ridurre le emissioni di gas serra (Greenhouse Gas, GHG) nell’atmosfera. <br /><br />Finora solo una piccola parte di tali fondi sono andati al settore agricolo, sebbene esso offra un enorme potenziale per ridurre l’inquinamento da gas serra, in quanto ne costitutisce una delle maggiori fonti di emissione (contribuendo infatti a circa il 30% a livello globale, se si includono i cambiamenti di destinazione d’uso della terra e il settore zoo-tecnico intensivo).<br /><br />Nell’incontro, che si terrà dal 28 al 30 Ottobre a West Lafayette, Indiana, si discuterà di un’agricoltura il cui mercato raggiungerà nel 2007 un valore di 12 miliardi di euro. Tale mercato si è sviluppato nell’ambito del Meccanismo per uno Sviluppo Pulito (CDM) previsto dal Protocollo di Kyoto, secondo il quale le industrie dei paesi sviluppati possono rispettare i propri impegni a ridurre le emissioni di gas serra investendo in progetti salva-emissioni all’estero.  <br /><br /><strong>Un cambiamento lento può aiutare i contadini poveri</strong><br /><br />“Questa è una situazione in cui tuttti hanno da guadagnare”, afferma Theodor Friedrich, Funzionario Principale della FAO in materia di incremento produttivo sostenibile (<em>Sustainable Production Intensification, SPI</em>). “Abbiamo contemporaneamente la possibilità di porre un freno al cambiamento climatico, aiutare i contandini poveri a migliorare le loro condizioni di vita e promuovere una buona conservazione del suolo aumentandone la produttività”.<br /><br />Ma per ottenere finanziamenti nell’ambito del CDM, i progetti devono dare prova scientificamente misurabile di quanto possano ridurre le emissioni di gas serra a confronto con l’agricoltura tradizionale. Sarà inoltre necessario trovare tecniche soddisfacenti per monitorare tali risultati e stabilire prezzi per il sequestramento del carbonio che siano appetibili per i piccoli contadini.   <br /><br />Queste sono alcune delle questioni che verranno trattate nell’incontro, organizzato congiuntamente dalla FAO e dal Centro d’Informazione sulla Tecnologia Conservativa, col supporto della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico.   <br /><br />Quando la terra viene dissodata ed arata, come nei sistemi tradizionali di coltivazione, la CO2 presente nel terreno viene rilasciata nell’atmosfera, contribuendo all’aumento della quantità di gas serra e quindi al cambiamento climatico. Ma sistemi di incremento produttivo sostenibile, come l’agricoltura conservativa senza aratura (<em>Conservative Agriculture, CA</em>), in cui i semi sono piantati direttamente nel terreno attraverso il manto vegetale esistente, hanno un impatto ambientale molto minore.<br /><br /><strong>Niente aratura</strong><br /><br />L’agricoltura conservativa può infatti rimuovere rilevanti quantità di carbonio dall’atmosfera e trattenerle nel suolo. “In teoria - afferma Friederich – l’uso di tecniche di agricoltura conservativa in tutti i 5 miliardi di ettari di terra coltivata nel mondo, potrebbe portare al sequestramento di 3 miliardi di tonnellate di carbonio dall’atmosfera ogni anno per trent’anni, che è all’incirca l’attuale tasso cui l’anidride carbonica prodotta dall’uomo cresce annualmente”.<br /><br />Un suolo ricco di carbonio, oltre ad essere più produttivo, è più salutare e trattiene maggiormente l’acqua, cosituendo quindi un miglior rimedio contro le alte temperature e contro l’incertezza nella frequenza delle precipitazioni, che è prevista aumentare sotto effetto del cambiamento climatico.<br />“Usare i finanziamenti del <em>Clean Development Mechanism</em> per promuovere l’agricoltura conservativa o altri sistemi di incremento produttivo sostenibile nei paesi in via di sviluppo, potrebbe costituire uno stimolo considerevole per lo sviluppo”, aggiunge Friedrich. “Tale destinazione dei fondi aumenterebbe inoltre la sicurezza alimentare e contribuirebbe notevolmente ad aiutare la comunità internazionale in generale e le popolazioni vulnerabili in particolare a superare le sfide poste dal cambiamento climatico”.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/8183/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/8183/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 27 Oct 2008 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Giornata dell’alimentazione 2008: l’impatto di cambiamento climatico e bioenergia</title>
	
	<description> 10 ottobre 2008 - L’impatto del cambiamento climatico e della bioenergia sulla sicurezza alimentare mondiale è il tema della Giornata Mondiale dell’Alimentazione di quest’anno, che sarà celebrata in oltre 150 paesi. La Giornata commemora il 16 ottobre 1945, data di fondazione della FAO.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 10 ottobre 2008</strong> - L’impatto del cambiamento climatico e della bioenergia sulla sicurezza alimentare mondiale è il tema della Giornata Mondiale dell’Alimentazione di quest’anno, che sarà celebrata in oltre 150 paesi. La Giornata commemora il 16 ottobre 1945, data di fondazione della FAO.<br /> <br /> “Il riscaldamento globale è già in corso e le strategie di adattamento sono ormai una questione di urgente necessità, specialmente per i paesi poveri dove vive la maggior parte dei 920 milioni di persone che soffrono la fame cronica. Occorre sviluppare con urgenza strategie di adattamento, e riconsiderare le destinazioni di uso della terra, i programmi di sicurezza alimentare e le politiche per il settore ittico e per quello forestale per proteggere le popolazioni povere dagli effetti del cambiamento climatico”, ha affermato Alexander Müller, Vice Direttore Generale della FAO, del Dipartimento Gestione Risorse Naturali ed Ambiente.<br /> <br /> <strong>Di seguito le principali attività in programma a Roma</strong><br /> <br /> Martedì 14 ottobre<br /> <br /> 10.00 - 13.00 – Apertura dei lavori della 34a Sessione della Commissione FAO sulla sicurezza alimentare mondiale, (14-17 ottobre), Red Room.<br /> <br /> 10.30 - Conferenza stampa di lancio della terza edizione della corsa Run for Food. Campidoglio, Sala Pietro da Cortona.<br />    <br /> 13.30 - 15.00 – L’impatto di prezzi alimentari alti sulla nutrizione, evento collaterale della Commissione sulla sicurezza alimentare, Green Room. <br /> <br /> Mercoledì 15 ottobre<br /> <br /> 10.30 - 12.00 - Presentazione del rapporto: “The Gender in Agriculture Sourcebook” (Dossier su donne e agricoltura), FAO/IFAD/Banca Mondiale, Iran Room.<br /> <br /> 14.45 - 17.00 - Cerimonia di lancio della campagna di solidarietà “Il calcio professionista contro la fame”* (parteciperanno tra gli altri i giocatori Roberto Baggio, Raúl Gonzalez, Rudy Voeller e Dino Zoff, oltre a ministri e sottosegretari allo sport e presidenti delle leghe calcio di diversi paesi), Green Room. <br /> <br /> Giovedì 16 ottobre<br /> <br /> 10.30 - 12.00 - Cerimonia per la Giornata Mondiale dell’Alimentazione* (intervengono tra gli altri la First Lady egiziana, Signora Suzanne Mubarak, Monsignor Renato Volante, Rappresentante Permanente della Santa Sede presso la FAO, che leggerà un messaggio di Sua Santità Papa Benedetto XVI, il Ministro italiano per le Politiche Agricole e Forestali, Luca Zaia, il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf) – Sala Plenaria.<br /> <br /> 17.00 – Il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf, su invito del sindaco di Roma On. Gianni Alemanno, interverrà a nome delle tre agenzie ONU di Roma - FAO, IFAD e PAM - alla sessione speciale del Consiglio comunale dedicata alla fame nel mondo. Campidoglio Palazzo Senatorio, Aula Giulio Cesare. La cerimonia si concluderà con l’accensione di una fiaccola nella piazza. <br /> <br /> Venerdì 17 ottobre<br /> <br /> 9.00 - Mini Run for Food per ragazzi, Stadio delle Terme di Caracalla. <br /> <br /> 9.30-12.30 - Evento speciale - Prezzi alti e sicurezza alimentare, le risposte politiche - Green Room.<br /> <br /> Domenica 19 ottobre<br /> <br /> 9.00 Run for Food, corsa attraverso il centro storico di Roma, con un percorso lungo 10 chilometri per la corsa competitiva e di 5 chilometri per la corsa non competitiva, con partenza ed arrivo allo stadio delle Terme di Caracalla, di fronte la sede della FAO. <br /> Per informazioni ed iscrizione www.runforfood.it<br /> <br /> Martedì 21 ottobre<br /> <br /> 18.30 Veglia a lume di candela – Illuminazione del Colosseo <br /> <br /> <em>Per accreditarsi è necessario un tesserino giornalisti valido o una lettera di incarico di una testata riconosciuta firmata dal caporedattore.</em><hr /><br /> <strong>Contatto:</strong><br /> Alison Small<br /> Ufficio stampa FAO<br /> alison.small@fao.org<br /> (+39) 06 570 56292<br /> (+39) 348 870 5221]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/8206/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/8206/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 09 Oct 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
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