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 <title>FAO news &gt; { Reuters RSS }</title>
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 <description>Notizie dall'Organizzazione dell'ONU per l'Alimentazione e l'Agricoltura</description>
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 <copyright>2009 FAO</copyright>
 <managingEditor>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</managingEditor>
 <webMaster>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</webMaster>
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	<title>Il Direttore Generale sottopone il programma di lavoro all’approvazione della Conferenza</title>
	
	<description> Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha sottoposto oggi alla Conferenza dell’Organizzazione in corso a Roma, l'approvazione del programma di lavoro ed il budget, entrambi focalizzati a migliorare l’assistenza che l’Organizzazione fornisce ai Paesi Membri, così che essi possano raggiungere la sicurezza alimentare e lo sviluppo agricolo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 17 giugno 2013</strong> - Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha sottoposto oggi alla Conferenza dell'Organizzazione in corso a Roma, l'approvazione del programma di lavoro ed il budget, entrambi focalizzati a migliorare l'assistenza che l'Organizzazione fornisce ai Paesi Membri, così che essi possano raggiungere la sicurezza alimentare e lo sviluppo agricolo.<br /> <br /> "Da quando ho assunto la direzione, mattone dopo mattone, abbiamo gettato le basi di cui avevamo bisogno per migliorare l'assistenza che offriamo ai Paesi Membri", ha affermato Graziano da Silva nel suo intervento alla Conferenza.<br /> <br /> "Questo è il pezzo mancante che trasformerà in azioni concrete i risultati del Rivisto Quadro Strategico che abbiamo costruito insieme", ha aggiunto.<br /> <br /> Per attuare il programma, l'Organizzazione chiede un aumento dell'1% del budget in termini reali per i prossimi due anni, e meno del 4% per coprire l'inflazione e l'aumento dei costi.<br /> <br /> "E' in momenti come questi, quando le sfide sono maggiori, che abbiamo maggiormente bisogno di dimostrare il nostro impegno collettivo nei confronti dell'Organizzazione e dei suoi obiettivi".  Negli ultimi vent'anni, le successive riduzioni del bilancio della FAO, hanno causato una perdita del 27% del suo valore reale, ha fatto notare Graziano da Silva, che ha anche sottolineato la necessità di trovare un consenso su un bilancio che consentirebbe all'Organizzazione di  attuare il programma di lavoro proposto per il 2014-2015, il primo da quando è stato eletto Direttore Generale della FAO.<br /> <br /> <strong>Trasformare la FAO<br /> <br /> </strong>Rivolgendosi alla Conferenza, Graziano da Silva ha evidenziato il lavoro svolto nei suoi primi 18 mesi di mandato: aver focalizzato il lavoro della FAO intorno a cinque nuovi obiettivi strategici e un sesto obiettivo tecnico, l'approvazione di strategie di collaborazione con il settore privato e con la società civile, come pure il rafforzamento dei partenariati con istituzioni scientifiche e di ricerca, e l'aver portato a termine la riforma dell'Organizzazione.<br /> <br /> Ricordando la <em>lectio magistralis</em> con cui il professor Amartya Sen ha aperto la Conferenza, il Direttore Generale ha sottolineato un cambiamento importante nel lavoro dell'organizzazione.<br /> <br /> "Se continuiamo a guardare alla fame semplicemente in termini di produzione alimentare, non riusciremo a risolvere questo problema, come il professor Amartya Sen ci ha ricordato", ha detto Graziano da Silva.  "Il mondo produce già oggi cibo a sufficienza. La causa principale della fame è la mancanza di accesso al cibo".<br /> <br /> "Oggi per garantire la sicurezza alimentare, è indispensabile integrare la dimensione dell'accesso alle nostre risposte, insieme ad un sostegno continuo per aumentare la produzione alimentare in modo sostenibile", ha spiegato.<br /> <br /> Graziano da Silva ha poi evidenziato la maggiore efficienza dell'organizzazione, che dalla sua elezione a Direttore Generale, ha portato a un risparmio di quasi 45 milioni di dollari. Questo, a sua volta, ha permesso di rafforzare la presenza tecnica dell'Organizzazione sul campo e l'attuazione di sei iniziative regionali che rispondono alle esigenze individuate dai Paesi Membri nelle Conferenze regionali della FAO tenute nel corso del 2012.<br /> <br /> "Tutto questo aiuterà ad ottenere con il nostro lavoro risultati migliori laddove è veramente importante: a livello di paese, trasformando la FAO in una vera organizzazione della conoscenza con i piedi per terra", ha sottolineato.<br /> <br /> <strong>L'impegno per sradicare la fame<br /> <br /> </strong>Il Direttore Generale ha proseguito dicendo che la Conferenza sarà chiamata ad approvare una modifica del primo obiettivo dell'Organizzazione, e cioè puntare all'eradicazione, piuttosto che alla riduzione della fame, dell'insicurezza alimentare e della malnutrizione.<br /> <br /> "E' solo una parola, ma fa una grande differenza".  "L'eliminazione della fame e della malnutrizione avrà una grande ricaduta in termini di pace e prosperità, da cui tutti i paesi trarranno beneficio. Ed è parte cruciale del futuro sostenibile che vogliamo."<br /> <br /> La Conferenza si è aperta Sabato con l'annuale  <em>McDougall Lecture,</em> tenuta quest'anno dal premio Nobel Amartya Sen, che ha concentrato la sua attenzione sulla necessità di un approccio più ampio per combattere la fame, e con la consegna dei <em>FAO Awards</em> per il contributo dato da istituzioni ed individui alla sicurezza alimentare.  Quest'anno sono stati assegnati tra gli altri alla <em>Self Employed Women's Association of India</em> e all'Unione Europea, rappresentata dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso.<br /> <br /> Nella giornata di domenica sono stati assegnati diplomi di riconoscimento a quei paesi che hanno già raggiunto il Primo obiettivo di sviluppo del Millennio e quello stabilito<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a> dal Vertice Mondiale dell'Alimentazione.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La prova che la fame può essere sconfitta</title>
	
	<description> Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha formalmente consegnato attestati di riconoscimento a 38 Paesi per aver dimezzato la fame, in anticipo rispetto al 2015, data stabilita dagli obiettivi internazionali.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma,16 giugno 2013</strong> - Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha formalmente consegnato attestati di riconoscimento a 38 Paesi per aver dimezzato la fame, in anticipo rispetto al 2015, data stabilita dagli obiettivi internazionali.<br /> <br /> Nel corso di una cerimonia ad alto livello, alla quale hanno partecipato diversi capi di stato, 18 paesi hanno ricevuto diplomi per essere riusciti a raggiungere prima del tempo stabilito sia il primo Obiettivo di Sviluppo del Millennio di dimezzare la proporzione di coloro che soffrono la fame entro il 2015 - sia quello stabilito dal Vertice Mondiale dell'Alimentazione, di dimezzare per il 2015 il numero totale delle persone sottonutrite.<br /> <br /> Questi paesi sono: l'Armenia, l'Azerbaigian, Cuba, Djibouti, la Georgia, il Ghana, la Guyana, il Kuwait, il Kirghizistan, il Nicaragua, il Perù, Saint Vincent e Grenadine, Samoa, Sao Tome e Principe, la Tailandia, il Turkmenistan, il Venezuela e il Vietnam.<br /> <br /> Venti paesi hanno ricevuto attestati per aver raggiunto solo il primo degli Obiettivi del Millennio.  Essi sono: l'Algeria, l'Angola, il Bangladesh, il Benin, il Brasile, la Cambogia, il Camerun, il Cile, la Repubblica Dominicana, le Isole Figi, l'Honduras, l'Indonesia, la Giordania, il Malawi, le Maldive, il Niger, la Nigeria, Panama, Togo e l'Uruguay.<br /> <br /> Il riconoscimento in entrambi i casi si è basato per aver conseguito la riduzione della fame tra il 1990-92 e il 2010-2012.<br /> <br /> L'obiettivo del Vertice Mondiale dell'Alimentazione è stato fissato nel 1996, quando 180 nazioni sono convenute presso la FAO per discutere i modi per sconfiggere la fame.  Il Primo Obiettivo di Sviluppo del Millennio è stato istituito dalla comunità internazionale all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2000.<br /> <br /> Inoltre, otto paesi sono stati identificati come essere sulla buona strada per soddisfare il Primo Obiettivo di Sviluppo del Millennio, essi sono: le Bahamas, Ciad, Cina, Etiopia, Gabon, Ruanda, Isole Salomone e Vanuatu.<br /> <br /> "A tutti voi voglio dire che siete la prova vivente che quando una società decide di porre fine alla fame, e quando c'è un impegno politico da parte dei governi, possiamo trasformare quella volontà in azioni e risultati concreti," ha dichiarato Graziano da Silva.<br /> <br /> "La FAO è orgogliosa di lavorare con tutti i nostri Paesi membri, sviluppati e in via di sviluppo, per raggiungere la nostra visione comune di un mondo senza fame e sostenibile", ha aggiunto.<br /> <br /> <strong>La prima generazione che può porre fine alla fame<br /> <br /> </strong>Il Direttore Generale ha fatto notare che mancano 928 giorni alla scadenza degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio del 2015, ma ha esortato i paesi ad andare oltre e puntare alla completa eliminazione della fame.<br /> <br /> "Siamo la prima generazione che può porre fine alla fame, che ha afflitto l'umanità fin dalla nascita della civiltà. Cerchiamo di cogliere questa opportunità ", ha aggiunto.<br /> <br /> Graziano da Silva ha affermato che a livello regionale vi è un grosso impegno per sostenere gli sforzi nazionali contro la fame. Ha poi ringraziato la comunità internazionale dei donatori per aver aiutato ad avviare e promuovere interventi contro la fame in numerosi paesi.<br /> <br /> Il Direttore Generale della FAO ha poi evidenziato che vi sono 15 paesi in via di sviluppo che già dal 1990 avevano tassi di fame inferiori al 5%: Argentina, Barbados, Dominica, Brunei, Egitto, Iran, Kazakhstan, Libano, Malesia, Messico, Repubblica di Corea, Arabia Saudita, Sudafrica, Tunisia ed Emirati Arabi Uniti.<br /> <br /> Alla cerimonia hanno partecipato numerosi rappresentanti di paesi membri della FAO tra cui: il Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili; il Presidente del Ghana, John Dramani Mahama; il Presidente dell'Honduras, Porfirio Lobo Sosa; il Presidente di Panama, Ricardo Martinelli; il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro; il Primo Ministro della Guyana, Samuel AA Hinds; il Primo Ministro di Saint Vincent e Grenadine, Ralph Gonzalves; il Primo Ministro di São Tomé e Principe, Gabriel Arcanjo Ferreira da Costa.<br /> <br /> La cerimonia ha avuto luogo nel corso della Conferenza biennale della FAO (15-22 giugno 2013), il massimo organo di governo dell'Organizzazione.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Sat, 15 Jun 2013 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Mercati dei prodotti alimentari più equilibrati nel 2013-14</title>
	
	<description> I mercati delle materie prime alimentari, in particolare quelli dei cereali, saranno più equilibrati nel 2013-14, secondo il rapporto biennale FAO, Food Outlook (Prospettive alimentari), che analizza i mercati alimentari a livello mondiale.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 13 giugno 2013 </strong>- I mercati delle materie prime alimentari, in particolare quelli dei cereali, saranno più equilibrati nel 2013-14, secondo il rapporto biennale FAO, pubblicato oggi, <a href="http://www.fao.org/giews/english/fo/index.htm" target="_blank"><em>Food Outlook</em></a> (Prospettive alimentari) che analizza i mercati alimentari a livello mondiale.<br /> <br /> Le importazioni alimentari a livello mondiale nel 2013 sono provvisoriamente stimate intorno a 1.090 miliardi di dollari, cifra abbastanza simile al livello dello scorso anno, ma un 13% al di sotto del record del 2011. E si prevede che le fatture più alte dei prodotti ittici e di quelli zootecnici controbilanceranno la spesa più bassa della maggior parte delle altre materie prime, specie dello zucchero.<br /> <br /> I previsti raccolti più abbondanti nei paesi meno sviluppati (LDC), in quelli a basso reddito con deficit alimentare (LIFDC) e nei paesi dell'Africa sub-sahariana, dovrebbero riuscire a far limitare le importazioni.<br /> <br /> Con una produzione mondiale di cereali che nel 2013 dovrebbe raggiungere, secondo il rapporto, la cifra record di 2.460 milioni di tonnellate, i prezzi dei cereali potrebbero rallentare, e i mercati potrebbero essere meno turbolenti.<br /> <br /> Per la nuova stagione di commercializzazione 2013-14, le proiezioni più recenti per il mercato mondiale dei cereali suggeriscono un maggiore equilibrio del rapporto domanda- offerta. Dopo una situazione relativamente tesa e prezzi elevati, nel 2012-13 "le buone prospettive della produzione e la probabile ricostituzione degli stock mondiali potrebbero aprire la strada a mercati più tranquilli e ad un allentamento dei prezzi," si legge nel rapporto.<br /> <br /> La prevista produzione cerealicola record, se mantenuta, rappresenterebbe un aumento del 6,5% rispetto al livello ridotto dello scorso anno, a causa della maggiore produzione mondiale di grano e della forte ripresa della produzione di mais attesa negli Stati Uniti.  Anche la produzione di riso aumenterà nel 2013, sebbene le preoccupazioni per un possibile calo dei prezzi potrebbero frenare la crescita.<br /> <br /> <strong>Maggiore utilizzo<br /> </strong><br /> Nel 2013-14 l'utilizzo globale di cereali si prevede raggiungerà i 2.402 milioni di tonnellate, un 3% in più rispetto al 2012-13. Gran parte della crescita dovrebbe derivare da un maggiore utilizzo di mais per mangimi e per usi industriali negli Stati Uniti.<br /> <br /> Per la seconda stagione consecutiva l'utilizzo totale di cereali secondari si prevede sarà maggiore nei paesi in via di sviluppo che in quelli sviluppati.<br /> <br /> In base alle prospettive attuali, entro la fine della stagione 2014, le scorte mondiali di cereali potrebbero registrare una ripresa dell'11%, raggiungendo 569 milioni di tonnellate, che sarebbe il livello più alto registrato negli ultimi dodici anni.<br /> <br /> Il commercio mondiale di cereali si prevede raggiungerà i 306 milioni di tonnellate, quantità vicina al livello del 2012-13. Una riduzione del commercio di grano compenserà la ripresa del mais mentre il commercio del riso nel 2014 non dovrebbe subire grosse variazioni.<br /> <br /> <strong>Le previsioni per altre commodity alimentari<br /> </strong><br /> <strong>Zucchero</strong> - La produzione mondiale di zucchero nel 2012-13 è destinata ad aumentare di 4,8 milioni di tonnellate, pari ad un incremento del 2,8%, e raggiungere i 180 milioni di tonnellate, con un'eccedenza prevista di 6,6 milioni di tonnellate. L'aumento della produzione in Brasile, negli Stati Uniti, in Australia e in Cina compenserà il calo di produzione previsto in India, nell'Unione Europea ed in Tailandia. Per il consumo mondiale di zucchero è prevista una crescita di circa il 2 %, mentre caleranno i prezzi sui mercati interni.<br /> <br /> <strong>Carne -</strong> Nel 2013 la produzione mondiale di carne dovrebbe aggirarsi intorno ai 308,2 milioni di tonnellate, un modesto incremento di 4,3 milioni di tonnellate, pari all'1,4 %, rispetto al 2012. Mentre i produttori di molti paesi continuano a dover fare i conti con prezzi dei mangimi sostenuti, che però nel 2012 hanno cominciato a calare, e potrebbero diminuire ulteriormente nel corso del 2013.<br /> <br /> <strong>Latte e latticini</strong> - Nei primi quattro mesi del 2013 i prezzi internazionali dei prodotti lattiero-caseari hanno registrato una forte crescita, in particolare in marzo e aprile, e prezzi elevati sono attesi per i prossimi mesi, causa principale del rincaro il brusco calo della produzione di latte in Nuova Zelanda.<br /> <br /> <strong>Pesce e prodotti ittici</strong> - La produzione ittica mondiale nel 2013 dovrebbe raggiungere un nuovo livello record, superando per la prima volta i 160 milioni di tonnellate. Anche il pesce per il consumo umano diretto aumenterà in modo significativo, poiché una percentuale minore delle catture sarà destinata alla produzione di farina di pesce. Su base pro-capite, il consumo di pesce complessivo a livello mondiale si sta avvicinando ai 20 kg l'anno, con l'acquacoltura che rappresenta quasi la metà.<br /> <br /> <strong>Semi oleosi</strong> - L'attesa ripresa della produzione mondiale di semi oleosi, abbinata ad un rallentamento del consumo, hanno portato ad un ammorbidimento dei prezzi. Positive le prime previsioni per il 2013-14 che suggeriscono un maggiore equilibrio della domanda-offerta a livello mondiale e di conseguenza un allentamento generale dei prezzi.<br /> <br /> <strong>La Quinoa in primo piano <br /> </strong><br /> In una sezione speciale dedicata alla quinoa - il 2013 è stato dichiarato dalle Nazioni Unite "Anno Internazionale della Quinoa" - il rapporto fa notare che questa commodity andina ha un grande potenziale per un'espansione sia della produzione che del commercio.<br /> <br /> "Nei prossimi anni la domanda mondiale dovrebbe continuare a crescere in modo sostenuto, trainata soprattutto dai paesi sviluppati, dove la spesa per alimenti sani e naturali è in aumento", si legge nel rapporto.<br /> <br /> Vi è anche la possibilità che la quinoa possa essere introdotta in altre parti del mondo, oltre le Ande, data l'alta resistenza e lo scarso fabbisogno di acqua che la <a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>pianta richiede.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/177857/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/177857/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 13 Jun 2013 08:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La ruggine del grano rimane una minaccia costante, ma trascurata</title>
	
	<description> La FAO fa appello a tutti i paesi dove si coltiva grano di intensificare il monitoraggio e la prevenzione della ruggine del grano - un’infezione fungina che si sviluppa specialmente nelle stagioni più umide. Le rese potrebbero essere compromesse in tutto il Nord Africa, in Medio Oriente, in Asia meridionale ed occidentale, aree che rappresentano più del 30 per cento della produzione mondiale di grano e quasi il 40 per cento della superficie totale destinata alla semina del cereale.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 13 giugno 2013</strong> - La FAO fa appello a tutti i paesi dove si coltiva grano di intensificare il monitoraggio e la prevenzione della ruggine del grano - un'infezione fungina che si sviluppa specialmente nelle stagioni più umide.  Le rese potrebbero essere compromesse in tutto il Nord Africa, in Medio Oriente, in Asia meridionale ed occidentale, aree che rappresentano più del 30 per cento della produzione mondiale di grano e quasi il 40 per cento della superficie totale destinata alla semina del cereale.<br /> <br /> "Condizioni di crescita favorevoli per il grano sono buone anche per la ruggine, così quando ci sono buone precipitazioni per le colture, è anche quando le ruggini crescono meglio e proliferano", dice Fazil Dusunceli, esperto FAO specialista in ruggini del grano, della Divisione Produzione e Protezione delle piante.<br /> <br /> "La strategia migliore per prevenire la diffusione di questa infezione fungina, è coltivare le varietà più appropriate, resistenti alla ruggine. Questo minimizza il rischio di contagio. In caso di epidemie improvvise, l'erogazione di fungicidi può aiutare a mitigare gli effetti della malattia, ma solo se presa in una fase iniziale", aggiunge.<br />  <br /> La ruggine del grano si manifesta con la comparsa sulle foglie e sugli steli della pianta di vescicole nerastre, marroni o di colore giallo, pieni di milioni di spore. Queste spore - che ricordano la ruggine e da qui il nome - infettano i tessuti vegetali, ostacolando la fotosintesi e facendo diminuire la capacità di produrre.<br /> <br /> <strong>Ancora a rischio imminente le aree degli altopiani in Africa orientale <br /> <br /> </strong>Dusunceli insiste sul fatto che vanno intensificate le attività di monitoraggio e la sorveglianza, soprattutto in Africa orientale, in Etiopia e in Kenya, dove è in corso stagione di crescita e le piogge sono state favorevoli. Se la ruggine attacca varietà suscettibili in una fase iniziale di coltivazione, l'intero raccolto può andare perduto.<br /> <br /> "Anche se in pianura, nelle zone più calde, le coltivazioni sono ormai completamente mature e in molte parti il raccolto è stato già fatto, sugli altipiani e nelle regioni più montagnose, anche dell'Asia centrale e occidentale, c'è ancora il rischio di epidemie.   Ma c'è ancora tempo per contenere le perdite, soprattutto quelle causate dalla varietà di ruggine di colore giallo, dal momento che le colture ad altitudini più elevate ed a  temperature più basse sono ancora in fase di maturazione ", continua Dusunceli.<br /> <br /> Stando all'allerta lanciata congiuntamente su <a href="http://www.rusttracker.org/">www.rusttracker.org</a> dal Centro Internazionale di Miglioramento del Mais e del Grano (CIMMYT) e dal Centro Internazionale per la Ricerca Agricola nelle Zone Aride (ICARDA), entrambi partner della FAO, "Condizioni climatiche favorevoli per le ruggini, soprattutto per la ruggine gialla, hanno portato allo scoppio di focolai potenzialmente molto gravi in Asia centrale e occidentale e in Nord Africa. Condizioni climatiche più fredde e umide persistono in molti paesi dal Marocco al Bhutan".<br /> <br /> Secondo l'allerta, è specialmente la ruggine gialla che sta danneggiando varietà sensibili in alcune parti dell'Afghanistan, dell'Azerbaijan, dell'India, dell'Iran, dell'Iraq, del Marocco, del Pakistan, della Turchia e dell'Uzbekistan.  Un'epidemia estesa come quella del 2010 non si è comunque ancora verificata, anche grazie alla progressiva introduzione di varietà resistenti, al controllo chimico e a condizioni climatiche sfavorevoli. Tuttavia, in alcune località la malattia è peggiorata e adesso è necessario intervenire con dosi elevate di fungicidi.<br /> <br /> In Pakistan è stato segnalato un aumento di gravità per tutti e tre i tipi di malattie della ruggine, marcato in alcune zone (oltre il 40 per cento) e moderato (sopra il 20 per cento) in altre, ma gli effetti della ruggine gialla sono stati più pronunciati, essendo stati riscontrati nel 53% dei campi ispezionati.<br /> <br /> In Afghanistan, la ruggine gialla ha fatto la sua comparsa alla fine di marzo, all'est, al nord e nel nord-est del paese. L'incidenza e la gravità sono aumentate sulle colture sensibili fino all'ultima settimana di aprile, ma il previsto arrivo di condizioni climatiche più calde dovrebbe limitare l'ulteriore diffusione della malattia.<br /> <br /> In Marocco, la ruggine striata si è diffusa quasi dappertutto: il 40% dei campi ispezionati registrano un grado di gravità del 50% o più, e richiedono l'impiego di fungicidi.<br /> <br /> <strong>Decisive la prevenzione, l'allerta precoce e la risposta rapida<br /> </strong><br /> L'impiego di varietà resistenti e l'intervento precoce sono i princìpi chiave per tenere sotto controllo la ruggine del grano, ma in molti paesi il monitoraggio sul campo è piuttosto scarso, come sono lenti i tempi di segnalazione.<br /> <br /> Nel tentativo di ridurre i tempi di segnalazione, fa notare Dusunceli, la FAO ha di recente lanciato in Turchia un sistema pilota di sorveglianza con telefoni cellulari, che utilizza gli smart-phones e la tecnologia di comunicazione SMS. Un elemento chiave è che il compito di segnalare è stato assegnato a funzionari di divulgazione agricola, che nel loro lavoro quotidiano normalmente visitano i campi di grano di ogni distretto.<br /> <br /> "L'informazione è ora istantanea", dice Dusunceli, "ed è incanalata direttamente in un database ospitato presso il Ministero dell'Agricoltura. Questi dati forniranno alle istituzioni le informazioni e i primi segnali di allarme necessari per reagire rapidamente ".<br /> <br /> <strong>Il Programma mondiale della ruggine del grano ed i partenariati<br /> </strong><br /> La FAO sin dal 2008 ha avviato un programma globale per fornire sostegno politico e tecnico ai paesi colpiti, in collaborazione con il CIMMYT, l'ICARDA, l'IFAD e la Cornell University, nell'ambito della <em>Rust Borlaug Global Initiative,</em> GRI, (Iniziativa Globale contro le ruggini). L'accento è posto sulla prevenzione, favorendo lo sviluppo e la messa a dimora di varietà resistenti, l'uso di sementi certificate, la rapida moltiplicazione delle sementi, la formazione degli agricoltori, il rafforzamento della sorveglianza, la capacità di risposta d'emergenza e la cooperazione internazionale.<br /> <br /> La ruggine del grano, come molti altri agenti patogeni, nel corso del tempo può evolversi in nuovi ceppi più virulenti e dannosi.  L'Ug99 è un ceppo di ruggine dello stelo con queste caratteristiche.  E' emerso in Uganda nel 1998-1999 e da allora si è diffuso ben oltre i confini dell'Africa orientale, sino all'Iran.  Adesso si teme che la maggior parte delle varietà di grano in tutta la fascia di Africa orientale, occidentale e meridionale siano sensibili a questo ceppo virulento.  In modo piuttosto simile il virulento ceppo Yr 27 di ruggine gialla ha causato grosse perdite nelle stesse zone, dal Nord-Africa all'Asia meridionale e occidentale, durante le gravi epidemie del 2009 e del 2010.<br /> <a name="_GoBack" title="_GoBack"></a><br /> La ruggine del grano deve essere tenuta sotto stretto controllo come parte di un impegno collettivo a livello globale. Per ottenere una maggiore produttività del grano, che sia anche più sostenibile, sono necessari maggiori investimenti a sostegno degli sforzi di collaborazione a livello regionale e internazionale, per una gestione integrata della malattia nelle regioni a rischio di epidemie, in Nord Africa, in Africa orientale, in Medio Oriente e in Asia centrale e meridionale.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/177903/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/177903/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 13 Jun 2013 07:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>38 paesi raggiungono gli obiettivi anti-fame stabiliti per il 2015</title>
	
	<description> Storie di successo in molti paesi, ma ancora milioni di persone restano sottonutrite</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma,12 giugno 2013</strong> - Trentotto paesi hanno già raggiunto gli obiettivi di sviluppo nella lotta contro la fame stabiliti a livello internazionale, conseguendo un grande successo prima della data stabilita del 2015, ha reso noto oggi la FAO.  <br /> <br /> "Questi paesi aprono la strada a un futuro migliore, e sono la dimostrazione pratica che con una forte  volontà politica, con il coordinamento e la cooperazione, è possibile ottenere una riduzione rapida e duratura della fame", ha affermato il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva.<br /> <br /> Graziano da Silva ha esortato tutti i paesi a mantenere vivo questo impegno, puntando alla completa eradicazione della fame, in linea con la Sfida Fame Zero lanciata nel 2012 dal Segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon.<br /> <br /> "Nel corso degli ultimi dieci anni, a livello mondiale, la fame è diminuita, ma sono ancora 870 milioni le persone che sono ancora sottonutrite, e milioni di altri soffrono le conseguenze di carenze vitaminiche e di minerali, che per molti bambini significa un arresto della crescita".<br /> <br /> "Dobbiamo continuare nel nostro impegno, fino a quando tutti possano vivere una vita sana e produttiva."<br /> <br /> <strong>Alcune storie di successo<br /> </strong><br /> Venti paesi hanno soddisfatto il primo degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG), quello di dimezzare la percentuale delle persone che soffrono la fame tra il 1990-92 ed il 2010-2012, come stabilito dalla comunità internazionale in occasione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 2000.<br /> <br /> Altri diciotto paesi sono riusciti a raggiungere sia il primo Obiettivo di Sviluppo del Millennio che quello stabilito al Vertice Mondiale dell'Alimentazione, di dimezzare il numero totale delle persone sottonutrite fra 1990-1992 e 2010-2012, Vertice a cui partecipavano 180 paesi. <br /> <br /> I paesi che hanno raggiunto solo il primo degli Obiettivi del Millennio sono stati: l'Algeria, l'Angola, il Bangladesh, il Benin, il Brasile, la Cambogia, il Camerun, il Cile, la Repubblica Dominicana, le Isole Figi, l'Honduras, l'Indonesia, la Giordania, il Malawi, le Maldive, il Niger, la Nigeria, Panama, Togo e l'Uruguay.<br /> <br /> I paesi che hanno raggiunto sia il primo obiettivo di sviluppo del millennio che quello stabilito dal Vertice Mondiale del 1996 sono: l'Armenia, l'Azerbaigian, Cuba, Djibouti, la Georgia, il Ghana, la Guyana, il Kuwait, il Kirghizistan, il Nicaragua, il Perù, Saint Vincent e Grenadine, Samoa, Sao Tome e Principe, la Tailandia, il Turkmenistan, il Venezuela ed il  Vietnam.<br /> <br /> I paesi saranno premiati in una cerimonia ad alto livello che avrà luogo presso la FAO il 16 giugno, in occasione della Conferenza della FAO, il massimo organo di governo dell'organizzazione.<br /> <br /> <strong>Ma ancora milioni di persone restano sottonutrite<br /> </strong><br /> Secondo l'ultimo rapporto FAO <a href="http://www.fao.org/publications/sofi/en/" target="_blank"><em>The State of Food Insecurity in the World</em> </a> (Lo stato dell'insicurezza alimentare nel mondo), la stragrande maggioranza di coloro che soffrono la fame - 852 milioni - vive nei paesi in via di sviluppo - circa il 15 per cento della popolazione - mentre si stima siano circa 16 milioni le persone denutrite nei paesi sviluppati.<br /> <br /> Ma nonostante la generale tendenza ad un calo e nonostante i successi conseguiti a livello nazionale, negli ultimi anni il numero delle persone sottonutrite in Africa è aumentato.<br /> <br /> A livello mondiale, l'insicurezza alimentare oggi è in gran parte un problema di accesso alle risorse o ai servizi necessari alle famiglie per produrre, acquistare, o comunque ottenere cibo nutriente a sufficienza.<br /> <br /> L'agricoltura svolge un ruolo fondamentale nel fornire l'accesso al cibo. Più del 70% delle persone povere vivono nelle aree rurali e la maggior parte di esse dipende per il proprio sostentamento - direttamente o indirettamente - dall'agricoltura.  Aumentare la produttività agricola è quindi un elemento decisivo per migliorare l'accesso al cibo.<br /> <br /> Il Direttore Generale della FAO si è detto incoraggiato dai segnali di un impegno maggiore da parte di molti paesi di porre fine alla fame e alla malnutrizione puntando sull'agricoltura e sullo sviluppo sostenibile, inclusa la partecipazione a programmi regionali ispirati alla <em>Sfida Fame Zero.</em>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 12 Jun 2013 04:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Nuovo rapporto FAO/OCSE - Nel prossimo decennio crescita più lenta della produzione agricola</title>
	
	<description> Aumenterà invece la posizione di mercato dei paesi in via di sviluppo</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Pechino- Roma, 6 giugno 2013</strong> - Secondo il nuovo rapporto congiunto FAO/OCSE <a href="http://www.oecd.org/site/oecd-faoagriculturaloutlook/" target="_blank"><em>The OECD-FAO Agricultural Outlook 2013-2022</em></a>, ("Prospettive Agricole" n.d.t.) pubblicato oggi, nel prossimo decennio la produzione agricola globale crescerà in media dell'1,5% l'anno, a fronte di una crescita annua del 2,1% registrata tra il 2003 e il 2012.<br /> <br /> La limitata espansione della terra coltivata, l'aumento dei costi di produzione, la pressione crescente sulle risorse e sull'ambiente sono i principali fattori alla base di questa tendenza. Il rapporto sostiene tuttavia che l'offerta di materie prime agricole dovrà tenere il passo con la domanda globale.<br /> <br /> Il rapporto <em>Agricultural Outlook</em> <em>2013-2022</em> prevede che i prezzi, sia dei prodotti agricoli che di quelli di origine animale, nel medio termine rimarranno al di sopra dei valori medi storici, questo a causa della  crescita più lenta della produzione e di una domanda più sostenuta, anche di biocarburanti.<br /> <br /> Secondo il rapporto l'agricoltura è diventata un settore sempre più trainato dal mercato, piuttosto che dalle politiche, come in passato, e questo offre ai paesi in via di sviluppo importanti opportunità d'investimento e benefici economici, in considerazione della loro accresciuta domanda alimentare, del conseguente potenziale per un'espansione della produzione e per i loro vantaggi comparativi in molti mercati globali.<br /> <br /> Tuttavia, il calo della produzione, la volatilità dei prezzi e le perturbazioni dei mercati restano una minaccia per la sicurezza alimentare globale. "Fino a che le scorte alimentari nei principali paesi produttori e consumatori rimarranno basse, il rischio di volatilità dei prezzi è amplificato", avverte il rapporto.  "Una siccità diffusa, come quella del 2012, in aggiunta a scorte alimentari limitate, potrebbe far aumentare i prezzi del 15-40%".<br /> <br /> La Cina, con un quinto della popolazione mondiale, con una crescita del reddito elevata e un settore agro-alimentare in rapida espansione, avrà una grande influenza sui mercati mondiali, e su questo trend il rapporto concentra la sua attenzione. La Cina dovrebbe rimanere autosufficiente per quanto riguarda le principali coltivazioni alimentari, anche se si prevede che nel prossimo decennio la produzione rallenterà a causa della crescente pressione sulle risorse idriche, sulla terra disponibile e sulla manodopera rurale.<br /> <br /> Alla presentazione del rapporto congiunto, avvenuta oggi a Pechino, il Segretario Generale dell'OCSE, Angel Gurría, ha dichiarato: "Le prospettive per l'agricoltura globale sono relativamente positive, con una forte domanda, un'espansione del commercio e prezzi elevati. Ma questo quadro presuppone una ripresa economica duratura".  "Se non riusciremo a imprimere una svolta all'economia globale, gli investimenti e la crescita in agricoltura ne soffriranno e la sicurezza alimentare potrebbe esserne compromessa". <br /> <br /> "I governi devono creare un ambiente favorevole per la crescita e il commercio", ha aggiunto. "Le riforme agricole sono state centrali in Cina per ottenere i notevoli progressi fatti dal paese nella direzione di un'espansione della produzione e del miglioramento della sicurezza alimentare nazionale."<br /> <br />  Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, nel suo intervento ha dichiarato: "Prezzi alimentari sostenuti sono un incentivo ad aumentare la produzione.   E dobbiamo fare del nostro meglio per assicurare che siano gli agricoltori poveri a beneficiarne. Non dimentichiamo che il 70% della popolazione che soffre d'insicurezza alimentare vive nelle aree rurali dei paesi in via di sviluppo e che molti di essi sono piccoli contadini che praticano un'agricoltura di sussistenza".<br /> <br /> Graziano da Silva ha poi proseguito: "La produzione agricola della Cina ha fatto straordinari passi. Dal 1978, il suo volume è quasi quintuplicato e il paese ha compiuto progressi significativi verso la sicurezza alimentare. La Cina è sulla buona strada nel raggiungimento del primo obiettivo di sviluppo del millennio di ridurre la fame.<br /> <br /> Ma mentre la produzione della Cina si è ampliata e sono migliorati i livelli di sicurezza alimentare, alcune questioni concernenti l'ambiente e lo sfruttamento delle risorse richiedono maggiore attenzione. Anche l'espansione del settore zootecnico potrebbe trovarsi di fronte una serie di sfide da affrontare. Siamo felici di lavorare con la Cina per trovare insieme soluzioni valide e durature".<br /> <br /> <strong>La crescita nei Paesi in via di sviluppo <br /> </strong><br /> Il consumo dei principali prodotti agricoli, trainato dall'incremento demografico, da redditi più elevati, dall'urbanizzazione e dal cambiamento delle abitudini alimentari, aumenterà più rapidamente in Europa orientale e in Asia centrale, seguite dall'America Latina e da altre economie asiatiche.<br /> <br /> La quota di produzione globale proveniente dai paesi in via di sviluppo continuerà ad aumentare, via via che gli investimenti nei rispettivi settori agricoli restringeranno il divario di produttività con le economie avanzate. Si prevede che nel corso dei prossimi 10 anni i paesi in via di sviluppo rappresenteranno l'80 per cento della crescita della produzione globale di carne, e che da qui al 2022 saranno responsabili di buona parte della crescita del commercio, ad esempio della maggior parte delle esportazioni mondiali di cereali, riso, semi oleosi, oli vegetali, zucchero, carne bovina, pollame e pesce.<br /> <br /> Per riuscire ad ottenere una quota di questi benefici economici, i governi dovranno investire nel settore agricolo per incoraggiare l'innovazione, aumentare la produttività e migliorare l'integrazione nelle catene di valore aggiunto, sottolinea il rapporto.<br /> <br /> Le politiche agricole dovranno affrontare la volatilità intrinseca dei mercati delle materie prime con migliori strumenti di gestione dei rischi, garantendo nello stesso tempo l'uso sostenibile della terra e delle risorse idriche e riducendo la perdita e lo spreco di cibo.<br /> <br /> <strong>Prospettive per la Cina<br /> </strong><br /> Secondo il rapporto la crescita dei consumi in Cina supererà la sua crescita produttiva di circa lo 0,3% l'anno, indice di un'ulteriore seppure modesta apertura del settore agricolo del paese.  Nel corso dei prossimi dieci anni si prevede che le importazioni di semi oleosi aumenteranno del 40%, raggiungendo una quota pari al 59% del commercio mondiale.<br /> <br /> Continueranno ad espandersi sia il settore lattiero-caseario che quello delle carni, e questo si tradurrà in maggiori importazioni di cereali foraggeri. Da qui al 2022 la Cina diventerà il più grande consumatore a livello mondiale di carni suine su base pro capite, superando l'Unione europea, ed il paese dovrebbe riuscire a mantenere il primato a livello mondiale nel settore dell'acquacoltura con il 63% della produzione globale, rimanendo il maggiore esportatore di pesce.<br /> <br /> La Cina riuscirà a rimanere autosufficiente per quanto riguarda le principali colture alimentari, anche se la crescita della produzione si prevede rallenterà nel prossimo decennio.  Secondo il rapporto tuttavia dovrebbero essere attentamente monitorati e affrontati alcuni fattori d'incertezza, per esempio la sostenibilità di livelli di crescita economica così elevati, la pressione sulle risorse, il degrado del territorio, l'esaurimento delle risorse idriche, e una maggiore variabilità della produzione a causa del cambiamento climatico.<br /> <br /> Secondo le stime della FAO, la sicurezza alimentare in Cina è migliorata, con il numero dei sottonutriti calato dal 1990 ad oggi di quasi 100 milioni di unità, nonostante la popolazione sia cresciuta di 200 milioni. Garantire la sicurezza alimentare dei circa 158 milioni di persone ancora denutriti rimane una sfida importante, avverte tuttavia il rapporto.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Thu, 06 Jun 2013 02:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>I prodotti forestali decisivi per la lotta contro la fame - inclusi gli insetti</title>
	
	<description> Le foreste e i prodotti agroforestali sono fondamentali nella lotta contro la fame e dovrebbero essere meglio integrati nelle politiche per la sicurezza alimentare e di uso del suolo, ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, intervenendo alla Conferenza internazionale su &quot;Le foreste per la sicurezza alimentare e la nutrizione&quot; che si è aperta oggi presso la FAO (13-15 maggio).</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 13 maggio 2013 - </strong>Le foreste e i prodotti agroforestali sono fondamentali nella lotta contro la fame e dovrebbero essere meglio integrati nelle politiche per la sicurezza alimentare e di uso del suolo, ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, intervenendo alla Conferenza internazionale su "<a href="http://www.fao.org/forestry/food-security/en/" target="_blank">Le foreste per la sicurezza alimentare e la nutrizione</a>" che si è aperta oggi presso la FAO (13-15 maggio).<br /> <br /> "Le foreste contribuiscono alla sussistenza di oltre un miliardo di persone, molte delle quali tra le più povere al mondo" ha detto Graziano da Silva. "Le foreste forniscono cibo, combustibile per cucinare, foraggio per gli animali e reddito per comprare alimenti".<br /> <br /> "Gli animali selvatici e gli insetti sono spesso la principale fonte di proteine ​​per le persone che vivono in aree forestali, mentre foglie, semi, funghi, miele e frutta forniscono minerali e vitamine, garantendo così una dieta nutriente."<br /> <br /> "Ma le foreste ed i sistemi agroforestali raramente sono presi in considerati nelle politiche di uso del territorio e per la sicurezza alimentare. Spesso, le popolazioni rurali non hanno chiari diritti di accesso alle foreste, e questo mette a rischio la loro sicurezza alimentare" ha continuato Graziano da Silva.<br /> Dovrebbe essere meglio riconosciuto l'importante contributo che le foreste possono dare alla sicurezza alimentare e alla nutrizione delle popolazioni rurali".<br /> <br /> <strong>Animaletti fritti - Insetti selvatici e allevati <br /> </strong><br /> Secondo un nuovo studio della FAO, presentato alla conferenza, gli insetti che si trovano nelle foreste rappresentano una fonte importante di cibo nutriente, ricco di proteine e facilmente reperibile. Si stima che gli insetti siano parte delle diete tradizionali di almeno due miliardi di persone. La raccolta di insetti ed il loro allevamento potrebbe offrire occupazione e reddito, per il momento solo a livello familiare, ma potenzialmente anche a livello commerciale.<br /> <br /> <strong>Un'incredibile varietà di creature     <br /> </strong><br /> Con circa 1 milione di specie conosciute, gli insetti rappresentano più della metà di tutti gli organismi viventi classificati finora sul pianeta.<br /> <br /> Secondo lo studio della FAO, realizzato in collaborazione con l'Università di Wageningen nei Paesi Bassi, nel mondo sono già oltre 1900 le specie di insetti di cui si cibano gli esseri umani. A livello globale, gli insetti più consumati sono: i coleotteri (31%); i bruchi (18%), api, vespe e formiche (14%); cavallette, locuste e grilli (13%). Molti insetti sono ricchi di proteine ​​e grassi buoni, e di calcio, ferro e zinco. La carne bovina ha un contenuto di ferro di 6 mg per 100g di peso secco, mentre il contenuto di ferro delle locuste oscilla tra gli 8 ed i 20 mg per 100 g di peso secco, a seconda della specie e del tipo di alimento di cui si nutrono. <br /> <br /> <strong>Un approccio per i più schizzinosi<br /> </strong><br /> "Non stiamo dicendo che le persone dovrebbero da domani cominciare a mangiare insetti", ha dichiarato Eva Muller, Direttrice della Divisione Politica economica e dei prodotti forestali della FAO, co-autrice di "<a href="http://www.fao.org/docrep/018/i3253e/i3253e00.htm" target="_blank">Insetti commestibili: prospettive future per la sicurezza alimentare e per il foraggio animale</a>."<br /> <br /> "Quello che lo studio cerca di dire è che gli insetti sono una delle risorse fornite dalle foreste ancora non sfruttate per il loro potenziale come cibo umano, e soprattutto animale", ha spiegato la Muller.<br /> <br /> Allevare insetti in modo sostenibile potrebbe contribuire ad evitare una sovrapproduzione, che potrebbe avere conseguenze sulle specie più pregiate. Alcune specie, come ad esempio i vermi pasto, vengono già prodotte a livello commerciale, e sono utilizzati in mercati di nicchia come alimenti per gli animali domestici, per i giardini zoologici e come esche nella pesca da diporto.  Se la produzione dovesse essere ulteriormente automatizzata, questo alla fine abbasserebbe i costi a un livello in cui l'industria potrebbe trarre profitto dal sostituire per esempio la farina di pesce, con farina di insetti per l'alimentazione del bestiame. Il vantaggio sarebbe un aumento della disponibilità di pesce per il consumo umano.<br /> <br /> <strong>Gli insetti producono di più con meno <br /> </strong><br /> Poiché sono a sangue freddo, gli insetti non usano energia da alimenti per mantenere la temperatura corporea. In media, gli insetti usano solo 2 kg di mangime per produrre un chilo di carne. I bovini invece, richiedono 8 kg di foraggio per produrre 1 kg di carne.<br /> <br /> Non solo, ma gli insetti producono molte meno emissioni che contaminano l'ambiente, come metano, ammoniaca, gas serra e letame.<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a> Infatti, gli insetti possono essere utilizzati per scomporre i rifiuti, aiutando i processi di compostaggio che forniscono nutrienti al suolo, facendo diminuire al tempo stesso cattivi odori.<br /> <br /> <strong>Una legislazione carente<br /> </strong><br /> Tuttavia, la legislazione nella maggior parte dei paesi industrializzati vieta di alimentare gli animali con rifiuti e liquami, anche se questo è in realtà il materiale di cui normalmente si nutrono gli insetti. Sarebbero necessarie ulteriori ricerche, soprattutto per quanto riguarda l'allevamento di insetti in canali di scarico. Ma è ampiamente accettato dagli scienziati che gli insetti sono così diversi dai mammiferi dal punto di vista biologico che è assai improbabile possano trasmettere malattie agli esseri umani.<br /> <br /> Come con altri tipi di prodotti alimentari, sarà importante disporre di norme di produzione, di trasformazione e di preparazione dei cibi altamente igieniche per evitare la crescita di batteri e di altri microrganismi che potrebbero avere effetti sulla salute umana.  Si potrebbero ampliare gli standard di sicurezza igienico-sanitaria per includere gli insetti e i prodotti a base di insetti, e norme di controllo della qualità lungo la catena di produzione per creare la fiducia dei consumatori in alimenti e mangimi contenenti o derivanti ​​da insetti.<br /> <br /> "Il settore privato è pronto ad investire nell'allevamento degli insetti. Abbiamo enormi opportunità davanti a noi ", ha detto Paul Vantomme, uno degli autori del rapporto. "Ma finché non vi sarà chiarezza per quanto concerne la sfera giuridica, nessuna impresa importante è disposta a correre il rischio di investire risorse quando le leggi rimangono poco chiare addirittura ostacolano lo sviluppo di questo nuovo settore".]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/175982/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/175982/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 13 May 2013 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il Direttore Generale delinea le riforme attuate e presenta il nuovo Programma di lavoro e il Bilancio</title>
	
	<description> Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha aperto oggi i lavori del Consiglio della FAO con la presentazione del Programma di Lavoro e il Bilancio per il 2014-2015, che prevede un aumento dell'1% del budget in termini reali per sostenere il lavoro di base dell'Organizzazione nella lotta contro fame e malnutrizione e per promuovere uno sviluppo agricolo sostenibile.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 22 aprile 2013 - </strong>Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha aperto oggi i lavori del Consiglio della FAO con la presentazione del Programma di Lavoro e il Bilancio per il 2014-2015, che prevede un aumento dell'1% del budget in termini reali per sostenere il lavoro di base dell'Organizzazione nella lotta contro fame e malnutrizione e per promuovere uno sviluppo agricolo sostenibile.<br /> <br /> Il Direttore Generale ha inoltre presentato i risultati ottenuti nel corso dell'ultimo anno nel taglio della burocrazia e di altri costi, che aiuteranno l'organizzazione a operare in modo più efficace.<br /> <br /> "Si tratta di una trasformazione ambiziosa, che è appena iniziata, il cui impatto non è sempre immediatamente visibile, ma tuttavia indispensabile affinché la FAO possa funzionare nel 21mo secolo e svolgere il ruolo per cui è stata creata", ha dichiarato.<br /> <br /> <strong>Aumentare l'efficienza e rafforzare la presenza sul campo<br /> </strong><br /> Guardando agli ultimi sedici mesi, da quando è al timone dell'Organizzazione, Graziano da Silva ha osservato che oltre ai 6,5 milioni di dollari di risparmio che i paesi membri  avevano richiesto di  individuare, l'organizzazione è stata in grado di ridurre i costi di ulteriori 19,3 milioni di dollari. Il risparmio totale di 25,8 milioni dollari - quasi quattro volte rispetto a quello che era stato richiesto - è derivato principalmente dalla razionalizzazione nelle aree amministrative, soprattutto presso la sede centrale della FAO a Roma.<br /> <br /> Graziano da Silva ha fatto notare che questi risparmi hanno consentito di fare importanti passi avanti nel processo di decentramento dell'Organizzazione, con la creazione di 55 posti di lavoro professionali in tutto il mondo, pur mantenendo le capacità tecniche presso la sede centrale.<br /> <br /> "Come ho sostenuto in precedenza, credo che una forte presenza sul campo sia il modo migliore per fare veramente della FAO un'organizzazione della conoscenza con i piedi ben piantati per terra", ha aggiunto Graziano da Silva.<br /> <br /> Il Direttore Generale ha chiesto ai paesi, quando discuteranno del Programma di lavoro e del bilancio, di tenere in considerazione l'impegno dell'organizzazione nell'adempiere il proprio mandato ottimizzando al massimo le risorse disponibili - i risparmi senza precedenti, la riduzione complessiva del personale e l'aumento netto delle posizioni decentrate.<br /> <br /> Ha poi fatto notare che i significativi cambiamenti già intrapresi, e quelli necessari per continuare questo processo, forgeranno una nuova FAO, che procederà decisa verso i suoi obiettivi strategici. "Per la prima volta nella storia della FAO, il suo bilancio sarà guidato dagli obiettivi e dai risultati che ci proponiamo di raggiungere, e non semplicemente dalle attività che svolgiamo."<br /> <br /> <strong>Maggiore enfasi sulla protezione sociale<br /> </strong><br /> Graziano da Silva ha annunciato che proporrà il rafforzamento delle capacità della FAO in materia di protezione sociale, spiegando che le ragioni dietro questa decisione sono abbastanza semplici.<br /> <br /> "La missione principale della FAO è sradicare la fame. Quando la FAO è stata creata, a ridosso della seconda guerra mondiale, la causa principale della fame era l'insufficiente produzione di cibo. Allora, la prima e unica priorità, era incrementare la produzione".<br /> <br /> Oggi, ha spiegato, sebbene la produzione alimentare sia da allora aumentata in modo esponenziale, vi sono ancora circa 870 milioni di persone cronicamente sottoalimentate.<br /> <br /> "Il problema ora è più complesso e di più difficile soluzione.  La causa principale della fame oggi è la mancanza di accesso al cibo. E' un problema legato alla povertà, soprattutto alla povertà rurale.  Migliorare le reti di protezione sociale è un modo efficace per aumentare la capacità dei poveri di comprare il cibo di cui hanno bisogno nel breve termine e completa le iniziative per far incrementare la produttività dei piccoli proprietari e l'occupazione rurale".<br /> <br /> Ha poi osservato che guardando al futuro, ci sono quattro aree chiave della FAO che devono essere rafforzate: il Programma di Cooperazione Tecnica (il nucleo centrale del lavoro tecnico della FAO sul campo); l'integrazione delle reti di protezione sociale nelle strategie di riduzione della povertà; la comunicazione, le iniziative di promozione e patrocinio, le partnership e l<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>o sviluppo delle capacità, oltre al lavoro di monitoraggio e valutazione.<br /> <br /> <strong>Principali punti all'ordine del giorno<br /> <br /> </strong>Nel suo nuovo Programma di lavoro e nel bilancio, la FAO propone un aumento di meno dell'1%, in grado di apportare grandi cambiamenti nel modo in cui l'organizzazione svolge la propria attività. <br /> Alcuni punti salienti del Nuovo Programma di Lavoro e del Bilancio sono:<br /> <br />• Un aumento del budget di 10 milioni di dollari per rafforzare le aree prioritarie di lavoro, come il Programma di Cooperazione • Tecnica (il lavoro tecnico della FAO sul campo), incluse le reti di protezione sociale.<br /> • Lo sviluppo e l'attuazione d'iniziative programmatiche regionali, come parte del Piano d'azione per gli obiettivi strategici.<br /> • Un ulteriore rafforzamento della decentralizzazione.<br /> <br /> <br /> Il Consiglio della FAO ha confermato nella carica di Vice Direttore Generale per il Dipartimento Conoscenza Maria Helena Semedo, di Capo Verde, con la FAO sin dal 2003 quando ha aderito all'Organizzazione nella qualità di Rappresentante in Niger.  Nel 2008 è stata nominata Vice Rappresentante Regionale per l'Africa e Coordinatrice sub-regionale per l'Africa occidentale.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/174964/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/174964/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 21 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il patrimonio genetico mondiale decisivo per la sopravvivenza dell’umanità</title>
	
	<description> Conservare e fare il miglior uso della ricchezza delle risorse genetiche del pianeta sarà fondamentale per la sopravvivenza dell’umanità, che dovrà produrre cibo nutriente a sufficienza per una popolazione in continua crescita, ha dichiarato oggi il Direttore Generale Aggiunto della FAO, M. Dan Gustafson nel suo intervento alla Commissione sulle Risorse Genetiche per l’Alimentazione e l’Agricoltura.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 15 aprile 2013 -</strong> Conservare e fare il miglior uso della ricchezza delle risorse genetiche del pianeta sarà fondamentale per la sopravvivenza dell'umanità, che dovrà produrre cibo nutriente a sufficienza per una popolazione in continua crescita, ha dichiarato oggi il Direttore Generale Aggiunto della FAO, M. Dan Gustafson nel suo intervento alla Commissione sulle Risorse Genetiche per l'Alimentazione e l'Agricoltura.<br /> <br /> La Commissione, l'unico organismo intergovernativo che affronti specificamente tutte le questioni relative al patrimonio genetico per l'alimentazione e l'agricoltura del mondo, si riunisce presso la FAO questa settimana in coincidenza con il suo 30mo anniversario.<br /> <br /> "La FAO ritiene che l'adattamento del settore agricolo non sia solo una delle opzioni possibili, ma piuttosto un imperativo per la sopravvivenza umana, e che le risorse genetiche saranno parte essenziale di qualsiasi strategia di adattamento", ha detto Gustafson.<br /> <br /> "Garantire la sicurezza alimentare nonostante il cambiamento climatico è una delle sfide più impegnative che dovrà affrontare l'umanità", ha proseguito.<br /> <br /> Le piante costituiscono più dell'80 % della dieta umana. Una trentina di colture coprono il 95% del fabbisogno energetico alimentare umano e solo cinque di esse - riso, grano, mais, miglio e sorgo - ne forniscono il 60%.  Eppure, più di 7000 specie di piante sono state raccolte e coltivate da quando l'uomo ha imparato a farlo molti millenni fa. E nel mondo esistono ben trentamila specie commestibili di piante terrestri.<br /> <br /> "Gli effetti del cambiamento climatico faranno ridurre la produttività agricola, la stabilità e il reddito in molte zone che già soffrono di alti livelli d'insicurezza alimentare", spiega Gustafson.  "La produzione agricola mondiale dovrà aumentare del 60 per cento entro la metà di questo secolo - meno di 40 anni da oggi - per stare al passo con il fabbisogno alimentare della crescente popolazione mondiale.<br /> <br /> "Le risorse genetiche per l'alimentazione e l'agricoltura svolgono un ruolo cruciale nel garantire sicurezza alimentare, mezzi di sussistenza sicuri e servizi ambientali. Esse sono anche fondamentali nel far sì che colture, zootecnia, organismi acquatici e alberi nelle foreste riescano a resistere a condizioni associate al cambiamento climatico".<br /> <br /> <strong>La tabella di marcia <br /> <br /> </strong>Per una prima fase fino al 2017, la Commissione prenderà in esame una tabella di marcia su cambiamento climatico e risorse genetiche.  Le attività previste comprendono la sensibilizzazione, lo sviluppo di linee guida per l'integrazione delle risorse genetiche per l'alimentazione e l'agricoltura nella pianificazione dell'adattamento, individuando punti caldi dove la biodiversità è particolarmente minacciata, e la definizione di un piano d'azione per la proteggere le piante selvatiche apparentate a quelle coltivate dalla minaccia di estinzione.<br /> <br /> Se la Commissione è più avanzata per quanto riguarda le risorse fitogenetiche e zoogenetiche, la FAO sta facendo importanti passi avanti nel campo delle risorse genetiche delle foreste, della vita acquatica, dei microrganismi e degli invertebrati, attività che riflettono il mandato ampliato della Commissione a partire dal 1995.  I batteri, ad esempio, sono essenziali per la produzione di yogurt e formaggi, i lombrichi rivoltano il suolo e scompongono la materia organica in sostanze nutritive essenziali e una pletora d'impollinatori, come le api, consentono al 35% dei raccolti di riprodursi.<br /> <br /> <strong>Colpire dove duole<br /> <br /> </strong>I paesi delle regioni più calde del pianeta saranno i più colpiti dal cambiamento climatico, poiché l'aumento della temperatura sarà più netto ed i loro sistemi agricoli saranno meno preparati ad affrontarne l'impatto.  Le zone aride e semi-aride sono destinate a diventare più secche, mentre le precipitazioni in altre aree saranno più variabili e molto meno prevedibili.<br /> <br /> "Con il riscaldamento del pianeta l'umanità sarà costretta a usare tutti gli strumenti a sua disposizione, al fine di affrontare la sfida di produrre cibo a sufficienza ", ha detto Linda Collette, Segretaria della Commissione sulle Risorse Genetiche per l'Alimentazione e l'Agricoltura.<br /> <br /> "Stiamo costantemente ampliando i già lunghi inventari di animali terrestri ed acquatici, di piante, di alberi, di invertebrati come gli insetti impollinatori e anche di organismi microscopici - e dei loro geni - alcuni di essi possiedono la chiave per adattarsi al cambiamento climatico.  Non solo dobbiamo conservare quella diversità genetica, ma dobbiamo anche garantirne l'accesso e assicurarne la giusta ed equa condivisione dei benefici derivanti dal loro uso", ha spiegato.<br /> <br /> <strong>La diversità genetica in pericolo<br /> </strong><br /> La FAO stima che nel secolo scorso, circa il 75 per cento della diversità genetica delle colture sia andata perduta, quando gli agricoltori di tutto il mondo sono passati a varietà geneticamente uniformi, ad alto rendimento e hanno abbandonato molte delle varietà locali.<br /> <br /> Il ricorso a materiale genetico è tuttavia indispensabile per adattare e migliorare l'agricoltura di fronte a minacce quali le malattie o il riscaldamento del clima che possono alterarne le condizioni di crescita.  Ad esempio, una varietà di grano della Turchia, raccolta e conservata in una banca genetica di semi nel 1948, è stata riscoperta negli anni ‘80, quando è stato trovato che possedeva geni resistenti a molti tipi di funghi patogeni.  Selezionatori di sementi ora usano quei geni per sviluppare varietà di grano resistenti a molte malattie.<br /> <br /> Secondo i più recenti dati FAO, il 22 % delle razze animali sono a rischio di estinzione. Tuttavia, le razze locali, spesso le meno studiate, posseggono difese genetiche che consentono loro di percorrere lunghe distanze per raggiungere pozze d'acqua, sopravvivere con poca acqua e cibo combattere le malattie tropicali. Molte razze bovine "industriali" - ad esempio, gli animali da latte ad alto rendimento - spesso non ce la fanno in condizioni così difficili.  Inoltre:<br /> <br /> Gli ecosistemi acquatici del mondo sono costituiti da circa 175 000 specie di pesci, molluschi, crostacei e piante acquatiche. Appena dieci specie costituiscono il grosso delle catture ittiche al mondo, ed altrettante<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a> specie rappresentano la metà della produzione mondiale di acquacoltura.<br /> <br /> Al mondo si calcola esistano 80.000 specie di alberi, ma solo l'1% è stato studiato in modo approfondito. Le foreste ospitano l'80 per cento della biodiversità terrestre, ma vengono cancellate ad un ritmo allarmante - con gravi conseguenze per il riscaldamento globale.<br /> <br /> Gli invertebrati costituiscono il 95 % dell'intera vita animale, e il tesoro nascosto della biodiversità dei microrganismi è incalcolabile.<br /> <br /> La Commissione si sforza di arrestare la perdita di risorse genetiche per l'alimentazione e l'agricoltura, e garantire la sicurezza alimentare mondiale e lo sviluppo sostenibile, promuovendo la loro conservazione, il loro uso sostenibile, compreso lo scambio, e la ripartizione giusta ed equa dei vantaggi derivanti dal loro utilizzo.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Sun, 14 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>I prodotti lattiero-caseari fanno salire l’Indice dei Prezzi alimentari FAO dell’uno per cento</title>
	
	<description> Nel mese di marzo l’Indice dei prezzi alimentari della FAO è salito dell’uno per cento, trainato principalmente dall’aumento dell’11 per cento dei prodotti lattiero-caseari, che rispetto ai prezzi delle altre commodity incluse nel calcolo dell’Indice FAO incidono per un 17 per cento.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 11 aprile 2013 - </strong>Nel mese di marzo l'Indice dei prezzi alimentari della FAO è salito dell'uno%, trainato principalmente dall'aumento dell'11% dei prodotti lattiero-caseari, che rispetto ai prezzi delle altre commodity incluse nel calcolo dell'Indice FAO incidono per un 17%.<br /> <br /> Il monitoraggio della domanda-offerta cerealicola globale ha in parte corretto la precedente stima della produzione del 2012, che risulta adesso aumentata di circa 3 milioni di tonnellate, solo 2% in meno rispetto alla quantità record del 2011.<br /> <br /> "La produzione cerealicola mondiale nel 2013 potrebbe recuperare fortemente, se non vi saranno condizioni climatiche sfavorevoli nelle principali aree produttive", si legge nell'ultimo Bollettino FAO sull'Offerta e Domanda di Cereali.  Per la produzione cerealicola complessiva le previsioni sono nell'insieme positive, con le colture di grano già a uno stadio avanzato e con le semine di riso e di cereali secondari, che aumenteranno nei prossimi mesi a ragione dei prezzi sostenuti.  La produzione mondiale di grano si prevede aumenterà del 4%, attestandosi a 690 milioni di tonnellate, la più alta mai registrata e seconda solo al record di 700 milioni di tonnellate raggiunto nel 2011.<br /> <br /> <strong>Eccezionale volatilità dei prodotti lattiero-caseari <br /> <br /> </strong>Nel mese di marzo l'Indice FAO dei Prezzi alimentari è balzato di 22 punti attestandosi a 225, una delle variazioni più ampie.  L'impennata è stata causata dal clima caldo e secco dell'Oceania, che ha portato in tutta la regione a un brusco calo della produzione di latte e della relativa lavorazione dei prodotti. <br /> <br /> I prezzi lattiero-caseari impiegati nel calcolo dell'Indice dei Prezzi FAO si sono basati sulle esportazioni della Nuova Zelanda, il maggiore paese esportatore al mondo di prodotti caseari, che rappresenta un terzo del commercio globale.<br /> <br /> I prezzi all'esportazione sono aumentati anche in altri importanti paesi esportatori, come l'Unione Europea e gli Stati Uniti, ma non nella stessa misura.<br /> <br /> "Questo eccezionale aumento è in parte un riflesso dell'incertezza dei mercati, con i compratori in cerca di fonti alternative di approvvigionamento", si legge nel rapporto dell'Indice dei Prezzi alimentari.  "Inoltre va notato che in Europa la produzione lattiera deve ancora dare il suo potenziale dopo un inverno particolarmente freddo, che ha ritardato la crescita dei pascoli per gli animali da latte".<br /> <br /> <strong>Stabili i prezzi delle altre principali commodity<br /> <br /> </strong>In marzo <strong>l'Indice FAO dei Prezzi cerealicoli</strong> ha registrato una media di 244 unti, dato invariato rispetto al mese precedente.  Mentre i prezzi del mais erano aumentati lo scorso mese a causa d un calo delle esportazioni provenienti dagli Stati Uniti, i prezzi più bassi del grano dovuti alla previsione di buoni raccolti compensano questi aumenti.  I prezzi globali del riso sono rimasti invariati.<br /> <br /> <strong>L'Indice FAO dei Prezzi dei grassi e dei semi oleosi </strong>è sceso del 2,5% rispetto al mese di febbraio, a ragione principalmente dei prezzi dell'olio di soia, che è calato a causa delle condizioni climatiche favorevoli registrate in Sudamerica, di una produzione record negli Stat Uniti nel 2013 e dall'annullamento degli acquisti da parte della Cina.  Ance i prezzi dell'olio di palma sono leggermente diminuiti.<br /> <br /> <strong>L'Indice FAO dei Prezzi della carne</strong> ha nel mese di marzo registrato una media di 176 punti, un calo del 2% rispetto al mese di febbraio.<br /> <br /> <strong>L'Indice FAO dei Prezzi dello zucchero </strong>è aumentato di 2,8 punti, l'1% rispetto a febbraio.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Thu, 11 Apr 2013 08:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Reti impregnate con insetticidi proteggono il bestiame e incrementano la produzione di latte</title>
	
	<description> Zanzariere trattate con insetticidi che durano a lungo - sostanzialmente le stesse usate per proteggere gli esseri umani - stanno facendo migliorare la salute animale e le condizioni di vita delle popolazioni che da essi dipendono. Esempi positivi dalle fattorie di produzione lattiera gestite per lo più da donne del Kenya ai piccoli allevamenti di maiali del Ghana. Il positivo effetto a catena? Con meno insetti in circolazione anche le persone si ammalano di meno.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 27 marzo 2013 - </strong>In Kenya, a Kisii, negli altopiani occidentali del paese, un semplice ma innovativo impiego di reti impregnate di insetticida per proteggere il bestiame, sta facendo raddoppiare, ed in alcuni casi addirittura triplicare, la produzione di latte delle piccole fattorie lattiere ed anche facendo ridurre le malattie causate dagli insetti negli esseri umani.  Il progetto è parte di una strategia più ampia tesa a migliorare in modo consistente la salute animale nelle zone più colpite da malattie tropicali.<br /> <br /> Le reti impregnate sono sicure dal punto di vista ambientale, e hanno contribuito a ridurre in modo drastico -di circa il 90%-  la quantità di mosche, zanzare e altri insetti che trasmettono malattie.  Nel caso della mastite - un'infezione batterica che può essere diffusa dalle mosche ed anche dalla scarsa igiene durante le operazioni di mungitura - la malattia è stata dimezzata nelle piccole fattorie a conduzione familiare.  Gli allevatori hanno anche imparato basilari misure igieniche per ridurre i contagi.<br /> <br /> Ma le reti stanno anche portando grandi benefici alle famiglie: a Kisii, dai primi risultati appare che tra i contadini vi siano stati circa il 40% in meno di casi di malaria.  Se i keniani spesso attribuiscono le malattie alla malaria senza conoscerne la vera causa, un beneficio diretto per la salute umana non dovrebbe venire come una sorpresa.<br /> <br /> Dice Mary Munyega Nyndeo una contadina della zona di Kisii "Di solito riuscivo a mungere circa due litri di latte al giorno, ma da quando sono arrivate le zanzariere le mosche sono scomparse e adesso riesco a fare 4 o 5 litri di latte al giorno, e così posso fare un piccolo profitto".<br /> <br /> Ma quello che è più importante, dice "è che non abbiamo più avuto casi di malaria".<br /> <br /> "Prima di questo ho sempre pensato che il latte fosse solo per il nostro uso familiare", dice Mary Owendo, un'altra contadina. "Non sapevo che vendere latte potesse aiutarmi a pagare la scuola dei miei figli". Lei è perfino riuscita a pagare per avere l'elettricità in casa, grazie alle mucche.<br /> <br /> <strong>Dai pascoli all'aperto alla soluzione "zero pascoli"<br /> <br /> </strong>Negli ultimi decenni, con il restringimento della terra disponibile a causa dell'espansione urbana o per differente destinazione d'uso, i piccoli allevatori hanno sempre più adottato il modello "zero pascolo", dove alle mucche da latte viene dato da mangiare in stalle ben ventilate piuttosto che lasciate libere di brucare in pascoli all'aperto.  Nella zona di Kisii una dopo l'altra, quasi tutte le piccole fattorie sono passate a questo metodo, anche perché gli appezzamenti di terra degli allevatori sono sempre più piccoli. Il problema però era diventato come gestire la crescente popolazione di mosche e insetti attratti dentro le stalle dalle mucche e dallo stallatico.<br /> <br /> "Questi pacchetti specifici di salute animale, con reti per proteggere i capanni delle mucche e delle fosse per lo stallatico non solo si sono dimostrati di grande efficacia nel mantenere l'area libera dalle punture di mosche e zanzare, ma hanno contribuito a migliorare la salute animale a tutto campo", spiega Rajinder Saini, un entomologo che lavora con l'ICIPE, un istituto di ricerca con sede a Nairobi partner della FAO nella realizzazione del progetto di Kisii. L'ICIPE ha addirittura cambiato il proprio acronimo in "Scienza africana sugli insetti per l'alimentazione e la salute".<br /> <br /> "Adesso le mucche sono felici, non sprecano energia scalciando e agitando la coda per scacciare gli insetti mangiano meglio, ingrassano e producono più latte" dice Saini. "I contadini ovviamente sono anch'essi felici dei risultati".<br /> <br /> Ovviamente anche la salute umana ne guadagna enormemente, per la riduzione del numero di insetti che trasmettono malattie agli esseri umani, spesso dai propri allevamenti. <br /> <strong><br /> Fermate le morie<br /> <br /> </strong>"Nei miei primi anni in Africa ho visto morire animali a frotte, specialmente le specie esotiche", dice Burkhard Bauer, consulente scientifico indipendente della <em>Freie Universität </em>di Berlino, che lavora al progetto della FAO, basato principalmente sull'impiego di reti protettive trattate con insetticidi per migliorare le condizioni di salute dei piccoli allevatori anche in situazioni povere di risorse.<br /> <br /> Il Dr. Bauer è stato per la prima volta in Kenya nel 2001, dove gestiva un progetto finanziato dall'Unione Europea sulle piccole fattorie lattiere in zone dove l'infestazione di mosche tse-tse era un problema.  La mosca tse-tse trasmette agli animali la tripanosomiasi, detta anche nagana, malattia che ogni anno nell'Africa Sub-sahariana è responsabile della morte di circa 3 milioni di bovini e di perdite economiche per oltre 4.5 miliardi di dollari.  <br /> <br /> La malattia quando viene trasmessa agli esseri umani è meglio conosciuta come la "malattia del sonno" ed è inevitabilmente fatale se non viene trattata in modo appropriato. In Africa si calcola che circa 30.000 persone ogni anno contraggano la malattia, con tutte le gravi conseguenze economiche e sociali che questo comporta nelle zone chiamate T&T (tse-tse e tripanosomiasi).<br /> <br /> In paesi come il Kenya, dove i piccoli allevatori possiedono solo una mucca o poco più, ma che in realtà rappresentano l'80% degli animali da latte coprendo più di tre quarti della produzione nazionale, la perdita di un capo di bestiame può essere devastante per le condizioni economiche di una famiglia.<br /> <br /> "Continuavamo a sottoporre a trattamenti gli animali già malati, che però continuavano a morire", continua Bauer. "Dovevamo andare all'origine e ai veri colpevoli - gli insetti che trasmettono la malattia". L'idea di fondo di Bauer, con il sostegno dell'Università di Berlino e di partner come la FAO, è stata sperimentata sul campo e perfezionata nel corso degli anni.<br /> <br /> La soluzione era così semplice, dice Bauer, non potevo credere che nessuno ci avesse pensato prima.<br /> <br /> <strong>Sostenibile dal punto di vista ambientale<br /> <br /> </strong>Le reti impregnate di insetticida si sono dimostrate anche sicure dal punto di vista ecologico.  Vengono usate al minimo necessario, poiché la tse-tse in genere vola basso in prossimità del suolo. Per cui è sufficiente una rete protettiva di solo un metro d'altezza intorno ai capanni per gli animali per proteggerli.<br /> <br /> "L'insetticida impiegato è fatto delle stesse sostanze chimiche usate per i collari antipulci degli animali domestici", spiega Raffaele Mattioli Esperto Senior del Sevizio di Salute Animale della FAO.<br /> <br /> Di solito la procedura prevedeva che i capi di bestiame venissero immersi in acqua trattata con insetticidi piretroidi, che non hanno conseguenze sui mammiferi.  Oppure gli allevatori li emulsionavano con uno strato sulle gambe.  Ma adesso le reti protettive vengono impregnate con sostanze chimiche solo per la quantità necessaria e cambiate spesso per minimizzare il rischio che gli insetti possano sviluppare una resistenza agli insetticidi.  I piretroidi costituiscono adesso i principali insetticidi sul mercato per uso domestico.<br /> <br /> Le reti impregnate, inoltre, potenzialmente eliminano anche le zecche, per esempio modificando la quantità impiegata e facendo sì che arrivino sino a terra.  Questo significa che malattie causate dalle zecche, per esempio la cosiddetta <em>East Coast Fever </em>(teileriosi bovina) molto diffusa in Africa orientale, potrebbe essere ridotta sostanzialmente con la stessa strategia di base, spiega Mattioli.<br /> <br /> "Questo progetto, sebbene concepito per migliorare la salute animale e la produzione, rappresenta un esempio concreto di un approccio unico alla malattia, dove gli interventi per migliorare le condizioni di salute animale e di quella degli esseri umani convergono e fanno parte di un più ampio sistema sanitario interconnesso - incluse le piante e gli ecosistemi in cui essi vivono", conclude Mattioli.<br /> <br /> <strong>Estensione del progetto<br /> <br /> </strong>In Ghana anche i piccoli allevatori di maiali stanno impiegando il sistema delle reti protettive impregnate. Le punture di fastidiose mosche sono state ridotte praticamente a zero e la produzione e la salute dei suini sono migliorate. Il lavoro in Ghana è condotto in coordinamento con l'ufficio nazionale del <em>Pan African Tsetse and Trypanosomosis Eradication Campaign</em> (PATTEC).  Un terzo progetto pilota sta per partire in Burkina Faso, dove i sistemi zootecnici sono prevalentemente pastorali.<br /> <br /> In riunioni recenti su questo tipo di progetti, tirocinanti dei governi e del settore privato interessati a replicare questo modello hanno ricevuto formazione su come usare le reti.  I partecipanti venivano da molti paesi africani, dal Burundi, dall'Eritrea, dall'Etiopia, dal Kenya e dal Ruanda in Africa orientale e dal Benin, dal Burkina Faso, dalla Côte d'Ivoire, dal Ghana, dal Mali, dal Niger, dalla Nigeria, dalla Sierra Leone e dal Togo in <a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>Africa occidentale.<br /> <br /> I progetti pilota sono sostenuto da un finanziamento di 1.6 milioni di dollari da parte del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD).<strong><br /> </strong></p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 27 Mar 2013 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>In Madagascar occorrono più di 41 milioni di dollari per porre fine al flagello delle locuste</title>
	
	<description> Entro giugno il Madagascar avrà bisogno di oltre 22 milioni di dollari in fondi d’emergenza per iniziare a lottare contro una grave infestazione di locuste che sta minacciando la prossima stagione produttiva del paese e la sicurezza alimentare di più della metà della popolazione, ha reso noto oggi la FAO. L’agenzia ONU ha tuttavia sottolineato che occorrerà una strategia triennale per una totale eliminazione dell’infestazione che richiederà ulteriori 19 milioni di dollari.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 26 marzo 2013 - </strong>Entro giugno il Madagascar avrà bisogno di oltre 22 milioni di dollari in fondi d'emergenza per iniziare a lottare contro una grave infestazione di locuste che sta minacciando la prossima stagione produttiva del paese e la sicurezza alimentare di più della metà della popolazione, ha reso noto oggi la FAO.  L'agenzia ONU ha tuttavia sottolineato che occorrerà una strategia triennale per una totale eliminazione dell'infestazione che richiederà ulteriori 19 milioni di dollari.<br /> <br /> Al momento attuale, circa metà del paese è infestato da cavallette giovani e da sciami ciascuno dei quali composto da miliardi di insetti che divorano ogni tipo di piante al loro passaggio. La FAO stima che per il settembre 2013 circa due terzi del paese sarà colpito dall'infestazione se non si interverrà al più presto.<br /> <br /> In considerazione del deteriorarsi della situazione, il 27 novembre 2012 il Ministero dell'Agricoltura del Madagascar ha dichiarato lo stato di calamità nazionale.  In dicembre ha richiesto alla FAO assistenza tecnica e finanziaria per affrontare l'infestazione in corso, per assicurare l'erogazione di fondi ma anche il coordinamento e l'attuazione di una risposta d'emergenza.<br /> <br /> Questo finanziamento d'emergenza, che deve arrivare entro giugno, consentirà alla FAO insieme al Ministero dell'Agricoltura di lanciare per il primo anno una campagna di nebulizzazione su larga scala.<br /> <br /> Circa il 60% degli oltre 22 milioni di abitanti dell'isola potrebbero essere minacciati da un pesante peggioramento delle condizioni di fame in un paese che già soffre di alti tassi d'insicurezza alimentare e malnutrizione. Nelle regioni più povere del sud del paese, dove l'infestazione ha avuto origine, oggi circa il 70% delle famiglie soffrono d'insicurezza alimentare.<br /> <br /> L'infestazione minaccia adesso il 60% della produzione di riso, che rimane l'alimento di base in un paese dove l'80 % della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno.<br /> <br /> Gli sciami inoltre consumano al loro passaggio quasi tutta la vegetazione che incontrano che normalmente serve come pascolo per il bestiame.<br /> <br /> <strong>Indagini aeree e operazioni di controllo<br /> </strong><br /> "Sappiamo dall'esperienza passata che le infestazioni di questa portata richiedono tre anni d'interventi.  Abbiamo bisogno dei fondi adesso per avviare la campagna procurare mezzi e forniture e organizzare per tempestive indagini aeree e operazioni di controllo", dice Annie Monard, esperta senior della FAO e coordinatrice della risposta FAO alle locuste.<br /> <br /> " Una mancata risposta adesso porterà più avanti alla necessità di estesi programmi di aiuti alimentari", aggiunge Dominique Burgeon, Direttore della Divisione FAO Emergenza e Riabilitazione.<br /> <br /> "Negli anni passati molte delle campagne anti locuste non hanno goduto dei finanziamenti necessari e questo sfortunatamente ha voluto dire che non tutte le infestazioni sono state tenute sotto controllo", fa notare Monard, che paragona la situazione a quando non si estirpano le malerbe dalle radici nel qual caso ritornano perfino più erbacce.<br /> <br /> <strong>Gli interventi in corso a livello nazionale<br /> </strong><br /> Il Centro Nazionale controllo Locuste da quando la stagione semestrale delle piogge è iniziata nell'ottobre 2012, ha sinora trattato circa 30.000 ettari di terreni coltivati, ma ulteriori 100.000 ettari che necessitano di essere trattati non lo sono stati a causa dei limitati mezzi del governo. <br /> <br /> Alla fine di febbraio la situazione è ulteriormente peggiorata a causa del Ciclone Haruna, che non solo ha danneggiato le coltivazioni ma ha fornito condizioni ottimali per il riprodursi di una nuova generazione di locuste.<br /> <br /> Per il primo anno la strategia di controllo delle locuste della FAO punterà su operazioni aeree su larga scala. Nel corso del 2013-14 verranno trattati circa 1.5 milioni di ettari, che caleranno a 500.000 ettari il secondo anno e 150.000 il terzo ed ultimo anno del piano strategico. Tutti gli interventi saranno realizzati nel pieno rispetto della salute umana e dell'ambiente.<br /> <br /> La strategia comprende inoltre:<br /> <br />• L'istituzione e la formazione di una Unità di sorveglianza delle locuste all'interno della Direzione Generale per la Protezione delle piante, per monitorare e analizzare la situazione delle locuste nell'intera area da esse invasa;<br />• Operazioni aeree e sul terreno;<br /> • Monitoraggio e mitigazione delle operazioni di controllo per proteggere la salute umana e l'ambiente;<br /> • Formazione nella gestione dei pesticidi e delle irrorazioni.<br /> <br /> Ogni anno verrà condotto u<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>no studio dell'impatto della crisi delle locuste sulle coltivazioni e sui pascoli per determinare il tipo di sostegno di cui hanno bisogno le famiglie le cui condizioni di vita sono state duramente colpite.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/173162/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/173162/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 10:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il responsabile FAO per le foreste coordinerà le iniziative ONU per Expo Milano 2015</title>
	
	<description> La creazione di sistemi alimentari sicuri e sostenibili sarà una delle questioni prioritarie all’ordine del giorno di Expo 2015 di Milano, ha dichiarato Eduardo Roja-Briales, Vice Direttore Generale della FAO per il settore foreste, che è stato nominato Commissario Generale per i preparativi delle Nazioni Unite all’evento.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 25 marzo 2013 - </strong>La creazione di sistemi alimentari sicuri e sostenibili sarà una delle questioni prioritarie all'ordine del giorno di Expo 2015 di Milano, ha dichiarato Eduardo Roja-Briales, Vice Direttore Generale della FAO per il settore foreste, che è stato nominato Commissario Generale per i preparativi delle Nazioni Unite all'evento.<br /> <br /> Il tema dell'Expo 2015 è "Nutrire il Pianeta. Energia per la vita".  La discussione verterà intorno ad argomenti questioni come la sicurezza alimentare, le donne e la nutrizione, lo sviluppo sostenibile e il cambiamento climatico, tutte questioni strettamente collegate al lavoro della FAO ed di altre agenzie ONU.<br /> <br /> "La nostra sfida per Expo 2015 sarà quella di far riflettere e riuscire ad ispirare interventi ed iniziative per creare sistemi alimentari sicuri e sostenibili", ha detto Rojas che è stato nominato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon Commissario Generale per il coordinamento delle iniziative ONU.<br /> <br /> "L'ONU lavorerà con i suoi partner e con l'Italia, il paese che ospita l'Expo, per condividere quello che abbiamo imparato nel nostro impegno per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni", ha aggiunto Rojas.  "Speriamo di riuscire ad aiutare i governi, le organizzazioni, il settore privato e le famiglie a prendere decisioni più consapevoli e coerenti su sicurezza alimentare, nutrizione, sviluppo sostenibile e altre questioni vitali per il futuro del nostro pianeta".<br /> <br /> La FAO in collaborazione con il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), il Programma Alimentare Mondiale (PAM), e Bioversity International, illustrerà le attività e le pratiche migliori delle Nazioni Unite nei settori relativi ai temi dell'Expo.<br /> <br /> <strong>Expo 2015<br /> <br /> </strong>L'Expo, conosciuto anche come Esposizione Universale, è stato tenuto per la prima volta 160 anni fa ed è un'esposizione mondiale non a fini commerciali che punta a promuovere lo scambio d'idee nel campo della cultura, dell'economia, della scienza e della tecnologia. E' prevista la partecipazione di oltre 140 paesi, di cui circa 80 in via di sviluppo.  Saranno presenti anche organizzazioni internazionali, della società civile, settore privato e media.<br /> <br /> <em>Oltre ad essere Vice Direttore Generale della FAO, il Dr. Rojas-Briales è l'attuale Presidente del Partenariato Collaborativo per le Foreste, un organismo informale che riunisce 14 organizzazioni internazionali, agenzie e segretariati per promuovere la gestione sostenibile di tutti i tipi di foreste.</em>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/172996/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/172996/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 24 Mar 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Papa Francesco può aiutare a combattere fame e povertà estrema</title>
	
	<description> Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha partecipato oggi in Vaticano alla Messa inaugurale del Pontificato di Papa Francesco, ed ha affermato che le Nazioni Unite guardano a Papa Francesco come un “amico dei poveri” a sostegno della lotta contro la fame, la malnutrizione e la povertà estrema.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 19 marzo 2013 - </strong>Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha partecipato oggi in Vaticano alla Messa inaugurale del Pontificato di Papa Francesco, ed ha affermato che le Nazioni Unite guardano a Papa Francesco come un "amico dei poveri" a sostegno della lotta contro la fame, la malnutrizione e la povertà estrema.<br /> <br /> Graziano da Silva ha partecipato alla cerimonia anche a nome del Segretario Generale dell'ONU Ba Ki-moon, unendosi a molte altre personalità e folle di fedeli riunite a Piazza San Pietro per l'evento.<br /> <br /> "Guardiamo a Papa Francesco come un sostegno importante per diritti ed i bisogni dei bambini più vulnerabili, delle donne e degli uomini dovunque essi siano", ha detto Graziano da Silva, facendo notare come Papa Francesco abbia scelto il suo nome proprio da San Francesco d'Assisi, il santo amico dei poveri.<br /> <br /> "Il sostegno della Chiesa Cattolica e delle altre religioni è indispensabile nella nostra scommessa di eliminare la fame, costruire un futuro sostenibile e migliorare la vita dei più vulnerabili tra noi", ha detto Graziano da Silva.  "Questo impegno non solo ha una sua ragion d'essere politica ed economica, ma è dal punto di vista morale un imperativo e la cosa giusta da fare".<br /> <br /> Dopo la cerimonia Graziano da Silva ha salutato Papa Francesco ed ha lodato il suo predecessore, Papa Emerito Benedetto XVI, per il suo sostegno alla lotta contro la fame e in particolare per aver sollecitato interventi contro la speculazione sui prezzi dei prodotti alimentari sul mercato delle commodity.<br /> <br /> "Papa Francesco mi ha rassicurato che il sostegno del Vaticano per azioni a favore dei poveri e contro la fame continuerà, e che intende porterà avanti questa nostra iniziale conversazione per discutere modi per proseguire il cammino".]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/172467/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/172467/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 19 Mar 2013 15:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>A rischio d’estinzione gli squali del Mediterraneo e del Mar Nero</title>
	
	<description> Nel Mediterraneo e nel Mar Nero gli stock di squali nel corso degli ultimi duecento anni sono diminuiti drammaticamente, e adesso sono a rischio d’estinzione, con serie implicazioni per l’intero ecosistema marino e la catena alimentare della regione, denuncia un nuovo studio della FAO.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 14 marzo 2013 - </strong>Nel Mediterraneo e nel Mar Nero gli stock di squali nel corso degli ultimi duecento anni sono diminuiti drammaticamente, e adesso sono a rischio d'estinzione, con serie implicazioni per l'intero ecosistema marino e la catena alimentare della regione, denuncia un nuovo studio della FAO. <br /> <br /> "Nel Mar Mediterraneo, nel corso degli ultimi duecento anni, gli squali sono diminuiti di oltre il 97%, sia in numero che nelle catture".  Si legge nel rapporto.  "Adesso sono a rischio d'estinzione se la pressione esercitata dalla pesca continua".<br /> <br /> Anche nel Mar Nero, nonostante le informazioni siano scarse, le catture delle principali specie di squalo si sono circa dimezzate a partire dall'inizio degli anni '90.<br /> <br /> "Questa perdita di predatori potrebbe avere serie implicazioni per l'intero ecosistema marino, con gravi conseguenze per le reti alimentari della regione".<br /> <br /> Lo studio <a href="http://www.fao.org/fileadmin/user_upload/newsroom/docs/i3097e%5B1%5D.pdf" target="_blank"><em>Elasmobranchs of the Mediterranean and Black Sea: Status, Ecology and Biology</em></a>, è stato condotto dalla Commissione Generale della Pesca per il Mediterraneo, uno dei diversi organismi regionali della FAO che lavora nel settore pesca.<br /> <br /> <strong>Pericolo d'estinzione<br /> </strong><br /> Lo studio ha scoperto che le specie di pesci cartilaginei, come gli squali e le razze, "sono di gran lunga il gruppo di pesci marini più a rischio d'estinzione nel Mediterraneo e nel Mar Nero, dove si è a conoscenza di 85 specie.  Delle 71 specie stimate nel Mar Mediterraneo nel 2007, 30 di esse (vale a dire il 42%) sono oggi state definite sotto minaccia, tra queste il 13 % "in condizioni critiche di estinzione" , l'11% a rischio ed il 13% vulnerabili.  Un altro 18% è stato categorizzato come quasi minacciato.<br /> <br /> I pesci cartilaginei vengono così chiamati perché hanno lo scheletro fatto di cartilagine piuttosto che di lische.  All'interno di questo gruppo gli squali e le razze sono denominati scientificamente Elasmobranchii.  Le loro caratteristiche biologiche tra cui il basso tasso di fecondità, una maturità tardiva e la crescita lenta li rendono più vulnerabili rispetto ai pesci con le lische, poiché i loro tassi di rigenerazione sono più lenti.  E' per questi motivi che questioni come la pesca eccessiva, un largo impiego di pratiche di pesca non selettive ed il degrado dell'habitat colpiscono queste specie più di altre.<br /> <br /> In linea generale gli squali e le razze non vengono pescati deliberatamente nel Mediterraneo e nel Mar Nero, ma catturati casualmente.  Gli sbarchi annuali di pesca segnalati nel Mediterraneo e nel Mar Nero ammontano al momento a circa 7.000 tonnellate, rispetto alle 25.000 tonnellate del 1985 - una chiara indicazione della gravità del declino.<br /> <br /> E' comunque vero che adesso la pesca degli squali si sta intensificando a motivo di una domanda crescente di  pinne, carne e cartilagine di squalo.<br /> <br /> <strong>Fattori di "disturbo" all'habitat<br /> <br /> </strong>A tutto ciò si sommano il danno e le  interferenze negative ai loro habitat arrecati dal traffico delle navi, dalle costruzioni sottomarine, dalle miniere, dai prodotti chimici, dal suono e dalla contaminazione elettromagnetica.<br /> <br /> Tra le misure più recenti adottate dalla Commissione Pesca della FAO per proteggere gli squali e le razze vi è stata la proibizione dello "spinnamento", - vale da dire asportare le pinne in mare e gettare le carcasse - e la riduzione ed il confinamento della pesca a strascico a 3 miglia nautiche dalla costa per rafforzare la protezione degli squali costieri.<br /> <br /> La Commissione ha anche raccomandato ai paesi del Mediterraneo e del Mar Nero di investire in programmi di ricerca scientifica tesi a identificare possibili aree vivaio e a prendere in considerazione la possibilità di aree chiuse e periodi di ferma per proteggere il novellame di squali e razze dalle attività di pesca.<br /> <br /> Tra le altre iniziative la Commissione ha organizzato diversi incontri e corsi per meglio comprendere queste specie ed i loro habitat e per creare un  ambito di riferimento di conoscenza regionale che possa guidare i paesi <a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>membri della Commissione nello sviluppo di piani per proteggere queste importanti specie.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 13 Mar 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Un nuovo rilievo metrico per valutare fame e insicurezza alimentare</title>
	
	<description> Sarà presto testato dalla FAO in diversi paesi pilota, un modo nuovo, più veloce e più preciso, di misurare la fame e l’insicurezza alimentare nel mondo. Il nuovo approccio si basa sulla raccolta d’informazioni circa le dimensioni e la gravità della fame dalle stesse popolazioni che soffrono d’insicurezza alimentare, mediante un sondaggio annuale attentamente concepito.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 13 marzo 2013 - </strong>Sarà presto testato dalla FAO in diversi paesi pilota, un modo nuovo, più veloce e più preciso, di misurare la fame e l'insicurezza alimentare nel mondo. <br /> <br /> Il nuovo approccio si basa sulla raccolta d'informazioni circa le dimensioni e la gravità della fame dalle stesse popolazioni che soffrono d'insicurezza alimentare, mediante un sondaggio annuale attentamente concepito da condurre in collaborazione con la Gallup.<br /> <br /> Entro questo mese il progetto, denominato "<em><a href="http://www.fao.org/fileadmin/user_upload/newsroom/docs/VOH_final_COLOR.pdf" target="_blank">The Voices of the hungry</a>" </em>("La voce degli affamati" N.d.T.), verrà finalizzato in collaborazione con i maggiori esperti del settore e sperimentato su una base pilota in quattro paesi da identificare.<em><br /> <br /> </em>Il programma prevede di estendere l'inchiesta sul campo a più di 160.000 intervistati nei 150 paesi coperti dalla Gallup e di pubblicare ogni anno i risultati aggiornati di ciascun paese. Il progetto durerà cinque anni e porterà alla creazione di un nuovo standard per il monitoraggio della sicurezza alimentare certificato dalla FAO, che potrebbe poi essere facilmente adottato per altre inchieste sui nuclei familiari poveri.<br /> <br /> <strong>Uno strumento fondamentale nella lotta contro la fame<br /> <br /> </strong>"Questo metodo innovativo sarà uno strumento fondamentale per i governi, per la società civile e per altre organizzazioni nazionali e internazionali nella lotta contro la fame", dice Jomo Sundaram, Vice Direttore Generale della FAO per il Dipartimento Sviluppo Economico e Sociale.  "Sarà anche molto importante per incrementare l'assunzione di responsabilità dei governi e incoraggiarli ad impegnarsi per l'eliminazione della fame".<br /> <br /> Nonostante i recenti miglioramenti, la metodologia usata dalla FAO attualmente non è in grado di fornire un quadro onnicomprensivo delle molte dimensioni della fame.  Al momento la FAO è in grado di monitorare con accuratezza la disponibilità di cibo a livello nazionale, in particolare in termini di potenziale assunzione energetica, laddove questo nuovo indicatore misurerà anche l'accesso al cibo a livello individuale, fornendo un'immagine più chiara dell'esperienza personale con l'insicurezza alimentare.<br /> <br /> Questo nuovo metodo farà da complemento agli indicatori già usati dalla FAO per valutare la percentuale di popolazione sottonutrita, metodologia sviluppata per monitorare i progressi verso il raggiungimento del primo Obiettivo di Sviluppo del Millennio di dimezzare la prevalenza della fame entro il 2015.  Di questo ampliamento c'era bisogno, poiché fornisce informazioni su una varietà di aspetti che caratterizzano l'esperienza dell'insicurezza alimentare, piuttosto che soltanto il consumo calorico.<br /> <br /> <strong>Otto domande<br /> <br /> </strong>Nell'ambito del progetto <em>La voce degli affamati,</em> a livello nazionale saranno scelti campioni da 1.000 a 5.000 persone, a seconda della grandezza del paese, per rispondere alle otto domande individuate per indicare se ed in che misura gli intervistati hanno sofferto d'insicurezza alimentare nei 12 mesi precedenti.<br /> <br /> Le domande sono:<br />Nel corso degli ultimi 12 mesi c'è stato un momento quando a causa della mancanza di denaro o altre risorse:<br /> <em><br /></em><ol><li><em>Eri preoccupato che non ci fosse più cibo da mangiare?</em></li><li><em> Sei stato impossibilitato a mangiare cibo salutare e nutriente?</em></li><li><em> Hai mangiato solo alcuni tipi di cibo?</em></li><li><em> Hai dovuto saltare il pasto?</em></li><li><em> Hai mangiato meno di quanto pensavi fosse necessario?</em></li><li><em> La tua famiglia è rimasta senza cibo?</em></li><li><em> Avevi fame ma non avevi niente da mangiare?</em></li><li><em> Non hai mangiato nulla per un intero giorno?</em></li></ol><em> </em><br /> Le domande sono poste in modo da riuscire a stabilire la posizione dell'intervistato su una scala di esperienza d'insicurezza alimentare, da leggera a moderata a grave insicurezza alimentare.  Questionari simili e scale per determinare l'insicurezza alimentare sono stati usati dal Governo statunitense per identificare i beneficiari di buoni pasto, e dal Brasile nell'individuare il suo programma di welfare sociale per la <em>Bolsa Familia.<br /> <br /> </em><strong>Un indicatore conveniente e tempestivo<br /> <br /> </strong>"E' un'avvincente nuova iniziativa per la FAO perché ci metterà in grado di capire meglio la severità dell'insicurezza alimentare  in modo tempestivo ed efficiente in termini di costi", dice Carlo Cafiero, lo statistico della FAO responsabile del progetto. "Doterà inoltre la FAO di uno strumento economico e coerente dal punto di vista metodologico per riuscire a monitorare la fame in tutto il mondo".<br /> <br /> I risultati dei sondaggi saranno disponibili dopo pochi giorni piuttosto che anni, fattore che consentirà alla FAO di avere un quadro immediato in tempo reale della situazione d'insicurezza alimentare di un paese.  Questa sarà la prima occasione nella quale la FAO si assume la responsabilità della raccolta dei dati.  Contemporaneamente la FAO assisterà i paesi a includere questa scala di valutazione nei loro progetti e programmi di rilevamento per assicurare la sostenibilità futura. <br /> <br /> La FAO sta discutendo con possibili partner finanziatori futuri, di mobilitare risorse per un'estensione del progetto <em>La voce degli affamati </em>nel resto del mondo, mentre i progetti nei quattro paesi pilota sono finanziati da un'iniziativa separata.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/171825/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/171825/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 12 Mar 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Nel 2013 previsto un aumento della produzione di grano</title>
	
	<description> La produzione di grano nel 2013 secondo le prime stime si aggirerà intorno ai 690 milioni di tonnellate - un aumento del 4,3% rispetto al 2012 - e rappresenterebbe la seconda più grande produzione mai registrata. Nel frattempo, a febbraio, l'Indice dei Prezzi Alimentari della FAO rimane invariato a 210 punti per il secondo mese consecutivo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 7 marzo 2013 - </strong>La produzione di grano nel 2013 secondo le prime stime si aggirerà intorno ai 690 milioni di tonnellate - un aumento del 4,3% rispetto al 2012.  Secondo l'ultimo rapporto della FAO <a href="http://www.fao.org/docrep/017/al998e/al998e.htm" target="_blank"><em>Crop Prospects and Food Situation</em> </a>(Prospettive dei raccolti e situazione alimentare) pubblicato oggi, questa sarebbe la seconda più grande produzione mai registrata.<br /> <strong><br /> </strong>Questo balzo in avanti avrà luogo principalmente in Europa, trainato da un aumento delle semine fatto come risposta ai prezzi sostenuti e a un miglioramento delle rese, soprattutto nella Federazione Russa.<br /> <br /> Le prospettive per gli Stati Uniti, benché meno favorevoli a causa di condizioni di siccità precedenti, nelle ultime settimane sono, in qualche modo, migliorate. <br /> <br /> Nel frattempo, la recente flessione dei prezzi del grano, e in una certa misura anche del mais, ha contributo a mantenere invariato in febbraio, per il secondo mese consecutivo, <a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/" target="_blank">l'Indice dei Prezzi Alimentari della FAO</a> - anch'esso pubblicato oggi - che si attesta a 210 punti.  Un calo del 2,5 %, vale a dire 5 punti in meno rispetto al febbraio 2012. <br /> <br /> Dal mese di novembre dello scorso anno l'Indice è variato poco, mantenendosi tra i 210 e i 212 punti, poiché gli aumenti dei prezzi dei prodotti latto-caseari e degli oli e grassi sono stati ampiamente bilanciati dal calo di quelli dei cereali e dello zucchero.<br /> <br /> <strong>Ancora presto per una previsione sull'andamento globale dei cereali <br /> <br /> </strong>A questo stadio della stagione, con il grosso delle coltivazioni di cereali e del riso ancora da essere seminate, è troppo presto perfino per una stima preliminare della produzione cerealicola globale nel 2013. Tuttavia, le previsioni sui primi raccolti cerealicoli del 2013 nell'emisfero australe sono generalmente favorevoli.  Incoraggianti anche quelle del riso in molti paesi sotto l'equatore. <br /> <br /> Il rapporto <em>Crop Prospects and Food Situation</em> si concentra sugli sviluppi che hanno ripercussioni sulla situazione alimentare dei paesi in via di sviluppo.  Nella sua analisi delle zone più esposte all'insicurezza alimentare, il rapporto indica tra gli altri i seguenti paesi:<br /> <br /> <strong>La</strong> <strong>Siria</strong>, dove a causa del protrarsi della guerra civile, si stima che 4 milioni di persone necessitino con urgenza di assistenza alimentare e sostegno alle condizioni di vita. I rifugiati siriani esuli stanno mettendo in difficoltà altri paesi della regione.  Sono già stati forniti aiuti internazionali e ne serviranno ancora.<br /> <br /> <strong>La</strong> <strong>Corea del nord</strong>, dove il periodo di siccità del maggio-giugno del 2012, seguito da localizzate inondazioni nei mesi di luglio-agosto, ha influito negativamente sulla produzione che è diminuita e danneggiato le infrastrutture agricole.  Nel Paese l'insicurezza alimentare è cronica, con circa 2,8 milioni di persone molto vulnerabili che hanno bisogno di assistenza alimentare per il 2012/13.<br /> <br /> <strong>L'acutizzarsi dei conflitti<br /> <br /> La</strong> <strong>Repubblica Democratica del Congo</strong>, dove l'escalation del conflitto ha fatto aumentare sensibilmente il numero degli sfollati, stimati adesso intorno a 2,7 milioni di persone.  Le attività agricole hanno subito forti rallentamenti, specialmente nella parte orientale del paese, mentre i prezzi hanno continuato a essere sostenuti.  A livello nazionale si stima che siano ben 6.4 milioni le persone in uno stato d'emergenza alimentare e con condizioni di vita precarie.<strong><br /> <br /> Il</strong> <strong>Mali</strong>, dove il conflitto in corso nel nord del paese, ha interrotto la circolazione dei prodotti alimentari e provocato un grosso numero di sfollati e rifugiati.  Tutto ciò non ha fatto che peggiorare la già precaria situazione alimentare del paese creata dalla grave siccità del 2011.<br /> <br /> <strong>Il</strong> <strong>Sudan</strong> dove si stima siano circa 3.5 milioni le persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria, soprattutto nelle zone coinvolte nel conflitto che affligge il paese.<br /> <br /> Per quanto riguarda i prezzi alimentari internazionali, l'Indice dei prezzi cerealicoli della FAO ha registrato nel mese di febbraio una media di 245 punti, una flessione di meno dell'1% da gennaio, ma ancora un 8% in più rispetto al febbraio dell'anno scorso.  <a name="_GoBack" title="_GoBack"></a><br /> <br /> L'Indice dei prezzi degli oli e grassi ha registrato una media di 206 punti, un aumento dello 0,4% rispetto a gennaio.  L'aumento è stato trainato dall'olio di palma, riflesso del previsto rallentamento della produzione e della riduzione delle scorte rispetto al loro alto livello attuale.<br /> <br /> L'Indice dei prezzi dei prodotti latto-caseari ha registrato una media di 203 punti, un aumento 2,4 %, ovvero 5 punti, l'incremento più alto dal settembre 2012.  Questo rialzo riflette per lo più la flessione della produzione in Oceania a causa della stagione troppo calda.<br /> <br /> I prezzi della carne si sono mantenuti stabili rispetto al mese di gennaio, attestandosi a 178 punti.  I prezzi del pollame sono stati leggermente più bassi mentre quelli della carne suina più alti di misura, quelli di tutti gli altri tipi di carne sono rimasti immutati. L'Indice è sostanzialmente stabile sin dal mese di ottobre 2012.<br /> <br /> Il prezzo dello zucchero ha registrato una media di 259 punti, un calo del 3%, ovvero 8 punti, rispetto al mese di gennaio.  I prezzi sono calati per il quarto mese consecutivo, in base alle prospettive di eccedenze produttive a livello mondiale e alle conseguenti maggiori disponibilità per le esportazioni nel 2012/13.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/171372/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/171372/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 06 Mar 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Kenya - I telefoni cellulari stanno rivoluzionando il settore zootecnico</title>
	
	<description> Allevatori e veterinari in Africa stanno sempre più utilizzando i telefoni cellulari per segnalare possibili focolai di malattie animali così da poter intervenire ad uno stadio iniziale e avviare rapidamente campagne di vaccinazioni su vasta scala. Applicazioni smartphones stanno rendendo il sistema di &quot;allarme rapido&quot; una questione di secondi invece che settimane.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 1 marzo 2013 - </strong>Allevatori e veterinari in Africa stanno sempre più utilizzando i telefoni cellulari per allertare rapidamente su possibili focolai di malattie animali così da poter intervenire ad uno stadio iniziale e avviare con prontezza campagne di vaccinazioni su vasta scala.<br /> <br /> Alcune applicazioni per smartphones stanno rendendo il sistema di "allarme rapido" una questione di secondi invece che settimane, e gli interventi veterinari possono essere localizzati con estrema precisione e velocità grazie alla funzione <em>Global Positioning System </em>(GPS - Sistema di localizzazione globale via satellite) adesso disponibile nella maggior parte dei cellulari.<br /> <br /> "La FAO e altre organizzazioni partner stanno profittando della grande diffusione della tecnologia cellulare al fine di informare rapidamente su focolai di malattie animali, localizzando con precisione le campagne di vaccinazione e le cure veterinarie, come ad esempio terapie contro i parassiti intestinali degli animali", dice Robert Allport, Assistente del Rappresentante FAO in Kenya per l'Attuazione dei Programmi.<br /> <br /> <strong>Un'applicazione per localizzare le campagne di vaccinazioni e le terapie<br /> </strong><br /> In Kenya, ad esempio, dove tre persone su quattro possiedono oggi un cellulare, la FAO insieme al <em>Royal Veterinary College</em> di Londra e la ONG locale Vetaid sostiene la sperimentazione pilota di un'applicazione per cellulari sviluppata dai ricercatori dell' <em>Imperial College London's School of Public Health.  </em><br /> <br /> <em>EpiCollect</em> - questo il nome dell'applicazione - aiuta a localizzare le campagne di vaccinazioni animali e le terapie. L'applicazione e gli arichvi di memoria sono forniti gratuitamente dal sito di <em>EpiCollect,</em> che assegna a ogni progetto uno spazio specifico, accessibile solo agli utenti di ogni singolo progetto. Il database di <em>EpiCollect</em> non è raggiungibile tramite i motori di ricerca, per evitare che occhi indiscreti possano avere accesso a informazioni sensibili.<br /> <br /> "I telefoni eliminano ritardi nel ricevere i dati dal campo poiché tutte le informazioni vengono trasmesse attraverso la rete cellulare", chiarisce Allport. Non solo, ma le informazioni hanno una precisa localizzazione geografica che ne consente un'estrema accuratezza in tempo reale. <br /> <br /> Solo sino a cinque anni fa, i veterinari dovevano recarsi in località remote, raccogliere le informazioni e dopo ritornare negli uffici distrettuali per lavorare ai dati raccolti.  Adesso invece, grazie ai cellulari, le informazioni vengono trasmesse in tempo reale.  I dati - ad esempio il numero totale di capi di bestiame di una mandria o il numero degli animali vaccinati - vengono  salvati elettronicamente e poi trasferiti ad un sito specifico per ogni singolo progetto.  E se le mandrie si spostano da una zona a pascolo ad un'altra, i loro movimenti possono essere seguiti ed aggiornati. <br /> <br /> <strong>Dai campi ad un database centrale<br /> <br /> </strong>Sino adesso l'applicazione <em>EpiCollect</em> è stata usata soltanto dai veterinari sul campo, con cellulari forniti da Google Kenya per una fase di prova, gli strumenti vengono perfezionati ed i problemi tecnici risolti secondo il riscontro che ne danno gli utenti.  Alla fine di questo periodo di prova, potrebbero essere messi a disposizione degli anziani dei villaggi e dalle associazioni di operatori di salute animale radicate nelle comunità, poiché sempre più persone in Kenya passano a telefoni abilitati al collegamento ad internet e i prezzi sono di conseguenza scesi.  Sebbene per adesso solo un terzo della popolazione in Kenya abbia accesso a internet, va notato che il 99% delle connessioni avviene attraverso telefoni cellulari.<br /> <br /> La FAO dispone di un Sistema mondiale d'informazione sulle malattie animali, conosciuto come EMPRES-i, che ospita i dati sui focolai di malattie animali raccolti sul campo, una volta che sono confermati. La FAO ha sviluppato adesso un'applicazione per cellulari chiamata EMPRES-i EMA che consente di riportare informazioni sui focolai di malattie animali direttamente nel database. La tecnologia, disponibile per telefoni con sistemi operativi Blackberry e Android, sarà sperimentata sul campo dai servizi veterinari dell'Uganda nella prima metà del 2013 in una fase pilota finanziata dal Governo irlandese. Una versione di EMA per iPhones è in fase di sviluppo.. <br /> <br /> Grazie alle allerte trasmesse così con estrema rapidità, le malattie animali possono essere individuate ed isolate in tempi record. L'allerta precoce può impedire la morte di decine di migliaia di capi di bestiame, salvaguardando in questo modo le condizioni di vita e la sicurezza alimentare della popolazione e impedendo una possibile trasmissione della malattia agli esseri umani.<br /> <br /> <strong>Un bene pubblico mondiale<br /> <br /> </strong>"Il sistema EMPRES-i della FAO è davvero un bene pubblico mondiale, e i nostri tempi di risposta migliorano costantemente grazie a questi incredibili progressi tecnologici", dice il Dott. Juan Lubroth, Veterinario Capo della FAO.  "La prevenzione, la preparazione e la risposta precoce sono dei concetti potenti che quando sono tradotti in strumenti possono essere efficacemente usati contro le malattie infettive, salvaguardando in questo modo le condizioni di vita delle popolazioni, allontanando lo spettro della fame ed in alcuni casi il contagio agli esseri umani", ha aggiunto Lubroth.<br /> <br /> Inoltre l'Ufficio regionale d'emergenza della FAO per l'Africa orientale e centrale, in partenariato con Oxfam, sta utilizzando la tecnologia <em>Nokia Data Gathering</em> (NDG) per monitorare i punti d'acqua delle zone pastorali come indicatori precoci di siccità in Kenya ed Etiopia. Le comunità locali tengono regolarmente sotto controllo il livello dell'acqua tramite telefoni con connessione internet. Nella regione di Karamoja, nel vicino Uganda, lo stesso sistema NDG è utilizzato dai capi villaggio per monitorare gli indicatori di siccità e consentire una risposta rapida, in partenariato con ACTED.<br /> <br /> La FAO sta anche valutando come le nuove tecnologie mobili possono essere utilizzate per meglio connettere gli allevatori con i mercati e con i commercianti di bestiame.<br /> <br /> "Chi commercia in bestiame non si reca in zone remote per comprare animali, a meno che non abbia la garanzia di poter comprare un certo numero di capi, altrimenti, non vale la pena di affrontare le spese del viaggio", fa notare Allport.  "Ma se i venditori di bestiame possono centralizzare le informazioni sul numero di capi che  hanno<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>, dove ed a che prezzo, allora il mercato funziona in modo più efficiente e vi sarà una maggiore trasparenza dei prezzi, oltre a poter contrattare collettivamente per prezzi migliori". <br /> <br /> <strong>Penne digitali per scrivere nei campi<br /> <br /> </strong>In un certo numero di paesi africani, tra cui il Kenya, una versione moderna della vecchia carta e penna sta conferendo un fascino aggiuntivo alla raccolta digitale di dati dai campi. Con le penne digitali non solo le informazioni vengono trasmesse in pochi secondi ad un server centrale per essere analizzate, ma consentono ai veterinari di scrivere come hanno sempre fatto, conversando con gli allevatori senza "l'interferenza" che la moderna tecnologia mobile potrebbe creare.<br /> <br /> "Uno degli aspetti più importanti del lavoro di un veterinario è stabilire un buon rapporto di fiducia con gli agricoltori e con le popolazioni", spiega Philip Fong, funzionario FAO responsabile delle tecnologie informatiche della regione, con sede a Nairobi, che ha già introdotto l'impiego di penne digitali in Africa australe, dove hanno avuto enorme successo.<br /> <br /> Gli operatori ed i veterinari sul campo non possono stare ore a mandare informazioni dalla piccola tastiera di un cellulare, spesso da un <em>touch screen</em> su cui in pieno sole non si riesce a vedere nulla.<br /> <br /> Una penna digitale dispone invece di una piccola telecamera a raggi infrarossi che registra la scrittura quando la penna vi passa sopra, e usando la tecnologia Bluetooth invia i dati ad un telefono cellulare da dove vengono trasmessi ad un server centrale per essere analizzati.<br /> <br /> I benefici a catena di queste nuove tecnologie mobili sono davvero infiniti.<br /> <br /> <em>Epicollect</em> è finanziata da <em>Wellcome Trust</em>, una fondazione di beneficienza senza fini di lucro con sede nel Regno Unito.<br /> <br /> L'applicazione <em>Nokia Data Gathering </em>è anch'essa messa a disposizione gratuitamente nell'ambito del <em>Nokia's corporate social responsibility programme.</em>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/170878/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/170878/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 01 Mar 2013 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Mali: a rischio l’imminente stagione della semina, essenziale sostenere il settore agricolo</title>
	
	<description> Con la prossima stagione delle semine, che inizierà nel mese di maggio, occorre aiutare urgentemente i contadini che hanno dovuto abbandonare le proprie case, a ritornare alle proprie terre e riprendere la produzione alimentare, laddove e quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno, ha affermato oggi la FAO a seguito dei colloqui intercorsi tra il Ministro dell’Agricoltura del Mali, Baba Berthè, e il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 15 febbraio 2013 - </strong>Con la prossima stagione delle semine, che inizierà nel mese di maggio, occorre aiutare urgentemente i contadini che hanno dovuto abbandonare le proprie case, a ritornare alle proprie terre e riprendere la produzione alimentare, laddove e quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno, ha affermato oggi la FAO a seguito dei colloqui intercorsi tra il Ministro dell'Agricoltura del Mali, Baba Berthè, e il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva.<br /> <br /> Il Ministro Berthè ha sottolineato l'importanza di assistere i contadini che ritornano nelle aree dove sono migliorate le condizioni di sicurezza, e la necessità di rafforzare la capacità di risposta degli agricoltori in tutto il paese. <br /> <br /> "La principale stagione produttiva del Mali è prevista per maggio. Con il continuo evolversi delle condizioni di sicurezza nel paese, la FAO, le agenzie partner e la comunità internazionale devono fare tutto il possibile per aiutare il governo del Mali a dare assistenza ai contadini che fanno ritorno alle proprie terre a ricominciare a produrre cibo, laddove le condizioni di sicurezza lo consentono", ha affermato Graziano da Silva.  "Il Mali non può permettersi di perdere la prossima stagione produttiva".<br /> <br /> Complessivamente si stima che nel paese vi siano 2 milioni di persone che soffrono d'insicurezza alimentare.  Metà di essi si trovano nel nord del paese, ma gli effetti persistenti della crisi del 2011-12, provocata da un sovrapporsi di fattori, siccità, prezzi cerealicoli sostenuti, degrado ambientale associati alla situazione di insicurezza nel paese che ha costretto tanti a lasciare le proprie case, ha significato che un altro milione di persone nel sud del paese soffre di insicurezza alimentare.<br /> <br /> <strong>Sfollati e rifugiati<br /> </strong><br /> Sono più di 400.000 le persone che, da quando è scoppiato il conflitto nel nord del paese l'anno scorso, hanno dovuto lasciare le proprie case, situazione che ha esacerbato la crisi già esistente.<br /> <br /> Molti degli sfollati sono contadini, rifugiati nei campi profughi o accolti in famiglie nei confinanti Burkina Faso, Mauritania e Niger. Altri piccoli agricoltori si sono temporaneamente trasferiti nel sud del paese, accentuando la pressione sulle risorse alimentari locali.<br /> <br /> Sebbene alcuni abbiano iniziato a fare rientro nelle proprie case, non hanno potuto riprendere a coltivare la terra per la mancanza di attrezzi, di sementi, di bestiame necessari per riavviare la produzione. Per altro, nonostante la situazione nel nord sia in parte migliorata, la maggior parte dei mercati sono ancora chiusi.<br /> <br /> Le famiglie fanno affidamento sulle scarse riserve alimentari domestiche, e saranno costrette a dipendere dal mercato proprio quando comincerà la stagione "magra" ed i prezzi saranno al loro massimo.  Potrebbero dover ricorrere a consumare o vendere le riserve di sementi destinate alla semina, come pure vendere attrezzi agricoli e derrate per tirare avanti.<br /> <br /> Il Programma Alimentare Mondiale (PAM) sta distribuendo derrate alimentari d'emergenza a profughi e sfollati (<a href="http://www.wfp.org/countries/mali" target="_blank"><u>per saperne di più</u></a>) con l'obiettivo di portare aiuti alimentari salva vita a circa 564.000 persone in Mali e nei paesi confinanti.<br /> <br /> Nel loro incontro Berthè e Graziano da Silva hanno tuttavia sottolineato che in aggiunta a questi aiuti d'emergenza, è assolutamente necessario far partire la produzione alimentare prima dell'imminente stagione produttiva che va da maggio a luglio.<br /> <br /> Per migliorare la sicurezza alimentare del Mali nel lungo periodo sarà essenziale risolvere il conflitto in corso e ristabilire situazioni di sicurezza in tutto il paese.<br /> <br /> <strong>Ripristinare i mezzi di sussistenza<br /> </strong><br /> La FAO ha chiesto circa 12 milioni di dollari per portare assistenza umanitaria ed aiutare circa 490.000 famiglie non solo a far fronte agli effetti della passata siccità, ma anche a ricostruire più robusti mezzi di sussistenza e sistemi agricoli più resistenti alle crisi tramite un'ampia gamma di aiuti all'agricoltura ed al bestiame.  Inoltre la FAO stima che saranno necessari ulteriori 10 milioni di dollari per assistere sfollati e profughi a far ritorno a far ritorno alle proprie case e riprendere a coltivare la terra.<br /> <br /> Questo significala fornire sementi di qualità, di attrezzi e forniture agricole, servizi sanitari veterinari, oltre a programmi di divulgazione agricola per offrire agli agricoltori i mezzi e le conoscenze per produrre, trasformare e conservare meglio i propri prodotti (<a href="http://www.fao.org/fileadmin/templates/tc/tce/pdf/cap2013/CAP_2013_Mali.pdf" target="_blank"><u>per maggiori dettagli</u></a>).<br /> <br /> Nei colloqui con Graziano da Silva, il Ministro Berthè ha ribadito l'importanza di rafforzare gli esistenti progetti di irrigazione che si sono dimostrati molto efficaci nel combattere la siccità, come pure dare assistenza agli allevatori per ricostituire  il patrimonio zootecnico andato perduto.<br /> <br /> Il conflitto ha anche interrotto la capacità della FAO di monitorare gli spostamenti delle locuste in Mali, e Berthe e Da Silva hanno auspicato di riprendere al più presto l'attività di monitoraggio per scongiurare una possibile insorgenza di infestazioni dopo le piogge estive.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Thu, 14 Feb 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Think. Eat. Save. - Lanciata una campagna mondiale per ridurre i 1,3 miliardi di tonnellate di cibo che vanno sprecati ogni anno</title>
	
	<description> Semplici interventi da parte dei consumatori e dei dettaglianti possono contribuire notevolmente a tagliare i 1,3 miliardi di tonnellate di cibo che ogni anno vanno perdute o sprecate e gettare le basi per un futuro sostenibile secondo la nuova campagna mondiale contro gli sprechi alimentari lanciata oggi dall’UNEP, dalla FAO e da altri partner.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Ginevra, 22 gennaio 2013 - </strong>Semplici interventi da parte dei consumatori e dei dettaglianti possono contribuire notevolmente a tagliare i 1,3 miliardi di tonnellate di cibo che ogni anno vanno perdute o sprecate e gettare le basi per un futuro sostenibile secondo la nuova campagna mondiale contro gli sprechi alimentari lanciata oggi dall'UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, dalla FAO, l'Organizzazione ONU per l'Alimentazione e l'Agricoltura e da altri partner.<br /><br />La campagna <strong>Think. Eat. Save.,  </strong>riduci a tua impronta ecologica alimentare<strong>, </strong>nasce a sostegno di  <a href="http://www.fao.org/save-food/en/" target="_blank">SAVE FOOD</a>, l'iniziativa per ridurre le perdite e gli sprechi alimentari lungo l'intera catena della produzione e del consumo alimentare - gestita dalla FAO e dall'organizzazione di fiere commerciali Messe Dusseldorf - e nell'ambito dell'iniziativa del Segretario Generale dell'ONU Fame Zero.  Questa nuova campagna pone al centro specificatamente gli sprechi alimentari da parte dei consumatori, della distribuzione e dell'industria turistica.<br /><br />La campagna si avvantaggia dell'<em>expertise</em> di organizzazioni come WRAP, Feeding the 5,000 ed altre che lavorano per eliminare gli sprechi di cibo, e che hanno una notevole esperienza nell'individuare e cambiare pratiche di spreco alimentare.<br /><br /><strong>Think. Eat. Save. </strong>punta ad accelerare gli interventi, ed a fornire una visione globale e la condivisione delle informazioni sulle iniziative in tutto il mondo, sul portale <a href="http://www.thinkatsave.org/">www.thinkatsave.org</a>. <br /><br /><strong>Un terzo di tutto il cibo prodotto va perduto<br /><br /></strong>Secondo i dati della FAO, a livello mondiale, circa un terzo di tutto il cibo prodotto, per un valore approssimativo di mille miliardi di dollari, va perduto o sprecato lungo la produzione ed il  consumo.  Le perdite alimentari avvengono per lo più a livello della produzione - raccolto, trasformazione e distribuzione - mentre gli sprechi di cibo avvengono in genere a livello di dettaglianti e di consumatori.<br /><br />"In un mondo di sette miliardi di persone, che raggiungerà i nove miliardi per il 2050, sprecare cibo è assolutamente illogico - dal punto di vista economico, ambientale ed etico", ha dichiarato Achim Steiner, Sotto Segretario Generale dell'ONU e Direttore Esecutivo dell'UNEP.<br /><br />"A parte le implicazioni sui costi, va notato che vanno sprecati anche la terra, l'acqua, i fertilizzanti e la mano d'opera che sono stati necessari per coltivare quel cibo - senza contare l'emissione di gas serra prodotti dalla decomposizione del cibo nelle discariche ed il trasporto di cibo che alla fine viene gettato", ha aggiunto.  Per un mondo che sia realmente sostenibile, dobbiamo cambiare il modo in cui produciamo e consumiamo le nostre risorse naturali".<br /><br /><strong>Gli sprechi dei paesi industrializzati superiori a tutta la produzione dell'Africa Subsahariana<br /></strong><br />"Insieme possiamo ribaltare questa inaccettabile tendenza e migliorare le condizioni di vita. Nei paesi industrializzati, circa metà di tutto il cibo viene dissipato - circa 300 milioni di tonnellate - perché produttori, distributori e consumatori eliminano alimenti che sono ancora buoni per essere consumati", ha dichiarato José Graziano da Silva, Direttore Generale della FAO.  "Questo è più del totale netto della produzione alimentare dell'Africa Subsahariana, e sarebbe sufficiente a nutrire i circa 870 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo".<br /><br />"Se riusciamo ad aiutare i produttori a ridurre le perdite mediante migliori sistemi di raccolto, di trasformazione, di immagazzinamento, di trasporto e di commercializzazione, ed uniamo a questo un cambiamento profondo e duraturo del modo in cui la gente consuma il cibo, possiamo raggiungere un mondo più salutare e libero dal problema della fame", ha aggiunto Graziano da Silva.<br /><br /><strong>L'impatto ambientale<br /><br /></strong>Il sistema alimentare mondiale ha profonde implicazioni per l'ambiente e produrre maggior cibo serve solo a esacerbare la pressione su di esso.<br /><br /><ul><li>Oltre il 20 % di tutta la terra coltivata, il 30% delle foreste ed il 10% dei pascoli sono degradati;</li></ul><ul><li>A livello globale viene prelevato il 9% delle risorse idriche, il 70% del quale viene utilizzato dall'agricoltura irrigua;</li></ul><ul><li>I cambi di destinazione agricola e del territorio, come ad esempio la deforestazione, incidono per oltre il 30% sul totale delle emissioni di gas serra;</li></ul><ul><li>A livello mondiale, i sistemi agro-alimentari incidono per circa il 30% dell'energia disponibile a livello di fruitore finale;</li></ul><ul><li>Lo sfruttamento eccessivo delle risorse marine, insieme ad una loro cattiva gestione, contribuisce a sminuire le risorse ittiche, con la conseguenza che circa il 30% degli stock ittici sono adesso sfruttati in eccesso.</li></ul><br />Il via alla campagna è stato in parte dato dal Vertice Rio+20 del giugno 2012, nel quale Capi di Stato e di Governo hanno approvato un Quadro Programmatico Decennale per modelli di consumo e produzione sostenibili (SCP, <em>l'acronimo inglese).</em>  Sviluppare in questo ambito un programma per il settore alimentare deve essere un elemento centrale di questo quadro programmatico, considerata la necessità di sostenere la base della produzione alimentare mondiale , ridurre l'impatto ecologico ad essa associata e nutrire una popolazione mondiale in continua crescita.<br /><br />"Non c'è forse nessun'altra area così che mostri in modo emblematico l'opportunità di raggiungere un mondo più efficiente dal punto di vista delle risorse e più sostenibile - e non c'è nessuna altra questione che può unire il Nord ed il Sud, e consumatori i produttori in una causa comune", ha detto Steiner.<br /><br />Secondo la FAO (<a href="http://www.fao.org/save-food/en/">http://www.fao.org/save-food/en/</a>) circa il 95% delle perdite e degli sprechi alimentari nei paesi in via di sviluppo sono perdite non intenzionali che avvengono ai primi stadi della filiera agroalimentare dovuti a limiti finanziari, manageriali, nelle tecniche di raccolto, nelle strutture per l'immagazzinamento e la refrigerazione in condizioni climatiche difficili, nelle infrastrutture, e nei sistemi di imballaggio e commercializzazione.<br /><br />Nei paesi industrializzati la parte finale della catena alimentare ha un ruolo molto più importante.  A livello di industria alimentare e distribuzione al dettaglio grosse quantità di cibo vanno sprecate a causa di cattive pratiche, standard di qualità che danno troppa importanza all'apparenza, confusione sulle etichette di scadenza e consumatori che buttano via cibo ancora buono per il consumo a causa di acquisti di cibo eccessivi, tecniche di conservazione inappropriate e pasti troppo abbondanti.<br /><br />Si calcola che lo spreco pro-capite a livello di consumatore in Europa, in Nord America ed in Oceania, sia di 95/115 kg l'anno, mentre nell'Africa Subsahariana, nel sud e sudest asiatico oscilli soltanto tra i 6 e gli 11 kg l'anno.<br /><br />Secondo l'organizzazione WRAP, nel Regno Unito se si affrontasse il problema dello spreco di cibo, in media una famiglia potrebbe risparmiare circa 680 sterline l'anno (1,090 dollari) ed il settore turistico circa 724 milioni di sterline (1,2 miliardi di dollari).<br /><br />"Nel Regno Unito abbiamo dimostrato come affrontando il problema dello spreco di cibo coinvolgendo i consumatori e istituendo degli accordi con i distributori e con l'industria alimentare, si riduca la pressione sull'ambiente e si contribuisca alla crescita economica", ha dichiarato La Dott.ssa Liz Goodwin, amministratrice delegata di WRAP.  "Con l'incremento demografico in atto vi sarà una pressione ancora maggiore sulle risorse.  Noi siamo entusiasti di essere partner della campagna della FAO e dell'UNEP <strong>Think.Eat.Save, </strong>un inizio importante per affrontare lo spreco alimentare su scala mondiale".<br /><br />In modo analogo in altre parti del mondo, l'Unione Europea ha preso n esame la questione degli sprechi alimentari, e la Commissione Europea ha dato tutto il suo appoggio all'iniziativa.<br /><br />"Nell'Unione Europea ci siamo prefissi l'obiettivo di dimezzare lo spreco di cibo commestibile entro il 2020 e per la stessa data eliminare quasi del tutto le discariche.  La Commissione l'anno prossimo intende presentare proposte sulla sostenibilità dei sistemi alimentari con una grande attenzione agli sprechi di cibo", ha dichiarato Janez Potočnik, Commissario Europeo per l'ambiente.<br /><br />"Un minore spreco di cibo porterebbe ad un uso più efficiente della terra, ad una gestione migliore delle risorse idriche, ad un impiego più sostenibile del fosforo, ed avrebbe ripercussioni positive sul cambiamento climatico.  Il nostro lavoro è assolutamente in linea con questa iniziativa", ha aggiunto.<br /><br />Affinché la campagna possa raggiungere il suo enorme potenziale è necessario che tutti siano coinvolti - le famiglie, i supermercati, le catene alberghiere, le scuole, i club sportivi , le associazioni, come pure amministratori delegati, sindaci e leader mondiali.<br /><br />Il sito della campagna <a href="http://www.thinkeatsave.org/">www.thinkeatsave.org</a> offre a consumatori e dettaglianti semplici suggerimenti, e fornisce a coloro impegnati nella campagna un foro per scambiare idee e creare una vera cultura mondiale di consumo alimentare sostenibile.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/168670/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/168670/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 21 Jan 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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