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 <title>FAO news &gt; Formazione e sviluppo di capacità</title>
 <link>http://www.fao.org/news/newsroom-home/en/</link>
 <description>Notizie dall'Organizzazione dell'ONU per l'Alimentazione e l'Agricoltura</description>
 <language>it</language>
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 <copyright>2009 FAO</copyright>
 <managingEditor>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</managingEditor>
 <webMaster>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</webMaster>
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	<title>Linee guida internazionali per combattere la pesca illegale</title>
	
	<description> La pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU l’acronimo inglese) costituisce una delle minacce più pericolose per la pesca sostenibile e per le condizioni di vita di tutti coloro che da essa dipendono. Linee guida internazionali, alla cui formulazione si è arrivati attraverso consultazioni guidate dalla FAO, puntano a ridurre la pesca IUU rendendo maggiormente responsabili i Paesi di bandiera - quei paesi che registrano i pescherecci e li autorizzano a battere la loro bandiera.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 28 febbraio 2013 - </strong>Dopo anni di negoziati, i paesi hanno fatto un grosso passo avanti contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata - (IUU <em>l'acronimo inglese</em>) - una delle minacce più pericolose per una pesca che sia sostenibile e per le condizioni di vita di tutti coloro che da essa dipendono.<br /><br />Linee guida internazionali, alla cui formulazione si è arrivati attraverso un processo di consultazioni guidato dalla FAO, puntano a ridurre la pesca IUU rendendo maggiormente responsabili  i Paesi di bandiera - quei paesi che registrano i pescherecci e li autorizzano a battere la loro bandiera.<br /><br /><em>" </em>Le<em> <a href="http://www.fao.org/fishery/nems/40262/en">Voluntary Guidelines for Flag State Performance</a> (</em>Linee guida volontarie per il comportamento degli Stati di bandiera) sono state approvate dopo più di cinque anni di negoziati tra i Paesi membri della FAO.  Le linee guida saranno presentate, per la loro approvazione finale, alla prossima sessione della Commissione Pesca della FAO, che avrà luogo nel giugno 2014.<br /><br />Le linee guida raccomandano modi per sollecitare, incoraggiare e aiutare gli Stati di bandiera a rispettare i loro doveri internazionali e gli obblighi relativi all'autorizzazione a battere bandiera, ed al controllo dei pescherecci.  Le linee guida presentano anche le eventuali sanzioni in caso d'inadempienza.<br /><br />Anche se non vi sono dati precisi, le informazioni a disposizione fanno ritenere che la pesca IUU nell'ultimo ventennio sia aumentata in modo vertiginoso e che oggi sia un fenomeno di dimensioni molto ampie.<br /><br />La Consultazione Tecnica è stata finanziata dai Governi del Canada, della Nuova Zelanda, della Norvegia, degli Stati Uniti e dalla Commissione Europea.<br /><br /><strong>Un importante passo avanti<br /><br /></strong><em>" </em>Le<em> Voluntary Guidelines for Flag State Performance</em> segnano un reale punto di svolta.  Saranno uno strumento prezioso nell'impegno per impedire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata", ha commentato Árni Mathiesen, Vice Direttore Generale della FAO Della Divisione Pesca e Acquacoltura. <br /><br />"Queste linee guida possono dare un importante contributo alla conservazione e all'uso sostenibile di preziose risorse ed ecosistemi", ha aggiunto Mathiesen.  "Tutti dobbiamo fare i conti con la sostenibilità delle risorse, e queste nuove normative offrono ai paesi un nuovo modo di lavorare insieme e di far fronte a questa sfida".<br /><br />Le nuove linee guida affrontano il problema a tutto campo e propongono, tra l'altro, criteri per valutare il comportamento dei paesi e procedure su come fare queste valutazioni, e la necessità di una maggiore cooperazione tra i Paesi di bandiera ed i Paesi costieri. Suggeriscono anche modi per incoraggiare la conformità alle norme e scoraggiare l'inadempienza da parte Stati di bandiera, modi per cooperare con i paesi in via di sviluppo e assisterli nello sviluppo delle capacità, precisando il ruolo che la FAO può avere nel sostenere questi processi.<br /><br /><strong>Il sostegno della FAO<br /></strong><br />Oltre ad aver facilitato l'elaborazione di queste linee guida, la FAO monitorerà la loro attuazione e ne riferirà i risultati al COFI.  Fornirà inoltre assistenza tecnica ai paesi che lo richiederanno offrendo sostegno nello sviluppo di un quadro legale e normativo adeguato; nel rafforzamento delle organizzazioni istituzionali e dell'infrastruttura necessaria per assicurare controlli adeguati delle imbarcazioni; la promozione di attività di monitoraggio, del controllo e della sorveglianza dei pescherecci.<br /><br />"Alcuni stati di bandiera potrebbero aver bisogno di maggiore assistenza rispetto ad altri, specialmente i paesi in via di sviluppo.  In alcuni potrebbero non avere l'assetto istituzionale o il know-how tecnico necessari.  Potrebbero essere a corto di risorse umane e finanziarie.  O potrebbero non  avere le necessarie motivazioni per investire risorse nell'attuazione dei loro doveri nell'ambito delle leggi internazionali che regolano la pesca.  In questo caso occorrerà fare opera di sensibilizzazione sui vantaggi dell'adempienza alle norme nel lungo periodo", ha detto Matthew Camilleri, funzionario di collegamento nell'ambito della Divisione FAO Politiche ed economia della pesca e acquacoltura.<br /><br />Le Linee guida traggono spunto dalla legislazione internazionale esistente, come la <a href="http://www.un.org/Depts/los/convention_agreements/convention_overview_convention.htm" target="_blank">Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare del 10 dicembre del 1982</a> ed altri strumenti internazionali come <a href="http://www.fao.org/docrep/013/i1900e/i1900e00.htm" target="_blank">Il Codice di condotta per la pesca responsabile della FAO</a> del 1995 ed il <a href="http://www.fao.org/fishery/ipoa-iuu/legal-text/en" target="_blank">Piano d'Azione internazionale per impedire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale (IUU)</a> del 2001.<br /><br /><strong>La Commissione Pesca della FAO<br /></strong><br />Il COFI è il solo forum mondiale intergovernativo dove con frequenza periodica vengono esaminate e discusse le principali questioni relative a pesca e acquacoltura a livello internazionale e espresse raccomandazioni ai governi, agli organismi regionali, alle ONG alla FAO ed a tutta la comunità internazionale.<br /><br />Il COFI evidenzia gli aspetti essenziali dell'ottemperanza degli Stati ai loro doveri nell'ambito della legislazione internazionale.<br /><br />Per maggiori informazioni sulle <em>Voluntary Guidelines for Flag State Performance </em>ed altri strumenti internazionali per combattere la pesca IUU: <a href="http://www.fao.org/fishery/en">http://www.fao.org/fishery/en</a>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/170775/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/170775/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 28 Feb 2013 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Pubblicato il nuovo Annuario Statistico della FAO: quando i dati aiutano a capire le tendenze</title>
	
	<description> Tenere traccia delle statistiche sull’alimentazione e l’agricoltura è parte importante dell’impegno generale per ridurre la fame e promuovere lo sviluppo. Rendere questi dati più accessibili e significativi per chi deve usarli, è il concetto di fondo di questa nuova edizione, completamente rivista, dell’Annuario Statistico della FAO. Scompone una miriade di cifre raccolte in tutto il mondo in quattro ampie categorie tematiche: lo stato delle risorse agricole di base; le dimensioni della fame; come nutrire il mondo; e la sostenibilità.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>20 marzo 2012, Roma - </strong>Tenere traccia delle statistiche sull'alimentazione e l'agricoltura è parte importante dell'impegno generale per ridurre la fame e promuovere lo sviluppo.  Rendere questi dati più accessibili e significativi per chi deve usarli, è il concetto di fondo di questa nuova edizione, completamente rivista, dell'<a href="http://www.fao.org/docrep/015/i2490e/i2490e00.htm" target="_blank">Annuario Statistico della FAO</a>.<br /> <br /> L'Annuario, la più importante raccolta e punto di riferimento per i dati statistici sull'alimentazione e sull'agricoltura, ne fotografa le tendenze e le relative questioni economiche, ambientali e sociali.  Scompone una miriade di cifre raccolte in tutto il mondo in quattro ampie categorie tematiche: lo stato delle risorse agricole di base; le dimensioni della fame; come nutrire il mondo; e la sostenibilità.<br /> <br /> Ciascuna sezione dell'Annuario è accompagnata da un testo introduttivo, che ne fornisce una descrizione generale, da grafici, da mappe e da riferimenti ad altre pubblicazioni, tutti elementi che consentono uno sguardo più approfondito ad un'ampia serie di argomenti.<br /> <br /> Tra le questioni esaminate nella pubblicazione vi sono la pressione esercitata dall'agricoltura sulla terra e sulle risorse idriche, nella forma di sovrasfruttamento o inquinamento; l'impatto negativo sull'economia nazionale e sullo sviluppo sociale della mancanza di accesso delle donne agli input produttivi e alla terra; lo stato degli investimenti in agricoltura; i livelli di malnutrizione; le perdite e gli sprechi alimentari; la sostenibilità ambientale ed agricola; la volatilità dei prezzi alimentari.<br /> <br /> "Nell'Annuario si può trovare - per così dire - una risposta ad ogni tipo di indicatore statistico.  Questo nuovo volume aiuta ricercatori, mondo politico, ONG, giornalisti, chiunque abbia bisogno di informazioni statistiche, ad analizzare nel dettaglio un determinato argomento ed usarlo per approfondire questioni complesse", afferma Pietro Gennari, Direttore della Divisione di Statistica della FAO.<br /> <br /> "L'ampia portata di questo nuovo annuario serve a non farci dimenticare che lo sradicamento della fame non può essere separato dalle altre sfide globali", aggiunge.<br /> <br /> Nell'insieme le statistiche contenute nell'annuario riflettono il riconoscimento sempre più condiviso da governi, agenzie e altre organizzazioni internazionali, che l'agricoltura deve essere il perno centrale di qualsiasi agenda di sviluppo e di qualsiasi politica di crescita economica.  E poiché il settore agricolo è strettamente collegato a qualsiasi politica di sviluppo, è fondamentale riuscire a cogliere e monitorare i molteplici ruoli che l'agricoltura può avere.  Questo è particolarmente vero nei paesi in via di sviluppo, dove vive il 98 per cento delle persone che soffrono la fame e dove l'agricoltura rimane il settore centrale delle economie nazionali.<br /> <br /> La pubblicazione aiuta inoltre a comprendere meglio come, per riuscire a raggiungere uno sviluppo che sia davvero sostenibile, il tanto necessario incremento di produttività agricola debba essere considerato anche in relazione ai costi sociali ed ambientali che esso comporta.<br /> <br /> L'Annuario Statistico della FAO è disponibile sia online che in versione cartacea.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/129700/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/129700/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Le istituzioni rurali strumenti di progresso economico e sociale</title>
	
	<description> Organizzazioni rurali efficienti come associazioni di produttori e cooperative sono decisive per la riduzione di fame e povertà. Esse, infatti, consentono ai piccoli produttori di rispondere meglio alla crescente domanda di cibo sui mercati locali, nazionali e internazionali, riuscendo al tempo stesso a migliorare le proprie condizioni economiche, sociali e politiche.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 1 marzo 2012 - </strong>Organizzazioni rurali efficienti come associazioni di produttori e cooperative sono decisive per la riduzione di fame e povertà.  Esse, infatti, consentono ai piccoli produttori di rispondere meglio alla crescente domanda di cibo sui mercati locali, nazionali e internazionali, riuscendo al tempo stesso a migliorare le proprie condizioni economiche, sociali e politiche.<br /><br />Questo è il filo conduttore di una serie di studi del caso riportati in una nuova pubblicazione congiunta della FAO e dell'IFAD (il Fondo Internazionale per lo sviluppo agricolo).<br /><br />Lo studio <em><a href="http://www.fao.org/docrep/015/i2258e/i2258e00.pdf" target="_blank" title="en inglés">Good practices in building innovative rural institutions to increase food security</a></em> (Buone pratiche nella costruzione di istituzioni rurali innovative per incrementare la sicurezza alimentare N.d.T.), pubblicato in coincidenza con l'<a href="http://www.2012.coop/" target="_blank">Anno Internazionale delle Cooperative</a>, presenta trentacinque casi di positive innovazioni istituzionali che sono riuscite a rafforzare e dare maggiori strumenti ai produttori su piccola scala, e contribuito così alla sicurezza alimentare in diverse regioni del mondo.<br /><br />"Per essere pienamente produttivi i piccoli contadini, i pescatori, i pastori, le popolazioni forestali dei paesi in via di sviluppo hanno estremo bisogno di servizi al momento completamente assenti nelle aree rurali", affermano il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, e il Presidente dell'IFAD, Kanayo F. Nwanze, nell’ introduzione.<br /><br />"Occorre riconoscere il ruolo cruciale di organizzazioni e assetti istituzionali innovativi per essere più efficaci nell'impegno di ridurre la povertà e garantire la sicurezza alimentare".<br /><br />I casi studiati illustrano alcuni dei servizi e delle risorse che questi assetti istituzionali e nuovi modelli di partecipazione pubblico-privato possono offrire ai piccoli produttori: possono consentire l'accesso alle risorse naturali e alla loro gestione; fornire input produttivi come sementi e attrezzi; facilitare lo sbocco sui mercati; migliorare le informazioni e le comunicazioni; e soprattutto aiutare i piccoli produttori ad avere maggiore voce in capitolo nei processi decisionali.<br /><br /><strong>Scuole sul campo, accesso al credito, sementi, decentramento... ecco alcuni esempi di storie di successo<br /></strong><br /><ul><li>Le scuole sul campo per agricoltori promosse dalla FAO in Asia prima e poi in Africa, hanno consentito a milioni di piccoli contadini di analizzare i propri sistemi di produzione, identificare i rischi e le opportunità, verificare possibili soluzioni alternative, e adottare nuove pratiche che hanno poi portato a migliorare le loro condizioni di vita e la sicurezza alimentare.</li></ul><ul><li>Associazioni di contadini in India e in Africa occidentale hanno aiutato i partecipanti ad ottenere crediti a breve termine mediante un sistema di "ricevute di deposito".  In collaborazione con istituzioni di micro-credito, esse hanno fornito strutture per l'immagazzinamento dei prodotti agricoli.  Queste ricevute sono poi servite come garanzia per ottenere crediti a breve termine.</li></ul><ul><li>In India, dove un cattivo raccolto può costringere i contadini poveri a dover ipotecare il proprio appezzamento di terra, un'associazione di donne ha fornito prestiti per sbloccare terre ipotecate e liberare chi si era indebitato dalla schiavitù degli usurai.</li></ul><ul><li>In Camerun, gruppi di contadini, insieme a associazioni di dettaglianti, di venditori, a ricercatori hanno lavorato insieme alla selezione di una nuova varietà di banano da cottura che è riuscito non solo a vendersi a un prezzo migliore rispetto alla variante tradizionale, ma anche a fornire sbocchi lavorativi come la trasformazione in patatine.</li></ul><ul><li>In Gambia, è stata creata una Piattaforma nazionale ittica di pescatori e operatori del settore, che è servita ad aprire un dialogo con il governo, un ambito nel quale i pescatori hanno potuto presentare al governo le proprie difficoltà e necessità.</li></ul><ul><li>In Honduras, come parte di un processo di decentralizzazione, un maggiore controllo delle risorse naturali è stato trasferito alle comunità locali ottenendo una loro gestione più efficiente e migliori raccolti. Questi Consigli comunitari per lo sviluppo, che rappresentano le famiglie rurali, hanno guadagnato il diritto di partecipare ai Consigli Comunali e sono riuscite a bandire la pratica di bruciare i residui delle coltivazioni.</li></ul><br />Alcuni di queste esperienze riportate nello studio FAO-IFAD hanno mostrato anche l'importanza di includere i giovani nelle organizzazioni contadine e nei processi decisionali.<br /><br />"Mettendo in luce i fattori di successo, queste buone pratiche consentono a chi si occupa di sviluppo e a tutte le altre parti coinvolte di imparare dai risultati positivi conseguiti in alcuni paesi, e replicare altrove queste esperienze", dicono Graziano da Silva e Nwanze nell'introduzione. "Ci auguriamo che responsabili politici e operatori dello sviluppo possano trarre ispirazione e portare avanti questo tipo d'esperienze, per promuovere partenariati innovativi per il raggiungimento di efficaci strategie di sicurezza alimentare e di sviluppo rurale".<br /><br /><strong>Sostegno alle donne <br /><br /></strong>Nei paesi in via di sviluppo le donne sono tra coloro che hanno tratto maggiore beneficio dalle organizzazioni rurali e da altri tipi di istituzioni innovative.  Le donne rappresentano in media il 43 per cento della forza lavoro agricola dei paesi in via di sviluppo ma rispetto agli uomini sono in genere meno pagate, hanno lavori meno sicuri e minore accesso a risorse agricole quali terra, bestiame, manodopera agricola, istruzione, servizi di divulgazione, credito, fertilizzanti e attrezzature meccaniche.<br /><br />Questa pubblicazione sulle buone pratiche mostra come le organizzazioni rurali, ad esempio le cooperative, possano aiutare le donne a superare le barriere sociali, economiche e ambientali con cui devono fare i conti ogni giorno, offrendo l'accesso ai mercati, al credito, all'informazione, a corsi di divulgazione agricola e alle risorse naturali.<br /><br /><ul><li>In India agricoltrici appartenenti ad un'associazione di donne sono riuscite ad incrementare la produzione di ortaggi grazie ad una migliore gestione delle risorse naturali.  Hanno usato tecniche per un miglior sviluppo dei bacini idrografici per esempio costruendo argini di pietra, e barriere vegetali per controllare l'erosione del suolo, e sono riuscite a recuperare 3.000 ettari di terra scoscesa in 73 villaggi.</li></ul><ul><li>In Burkina Faso, una rete di micro-finanziamenti ha fornito alle donne crediti a breve termine per aiutarle a sostenere lo sviluppo di riso parboiled, che in genere è più commercializzabile a ragione del suo miglior gusto e valore nutritivo.</li></ul><ul><li>In Ghana una cooperativa per la gestione dell'acqua aiuta le donne ad avere accesso alla terra mediante la raccolta di una tariffa d'iscrizione annuale all'associazione con la quale si ha diritto ad un appezzamento da coltivare ad orto. </li></ul><br />Organizzazioni di produttori insieme a collegamenti con le organizzazioni non governative, con la ricerca, con il settore pubblico e privato, possono anche aiutare i produttori su piccoli scala a dare voce alle proprie esigenze e ai propri interessi ed influenzare così i processi decisionali.<em><br /><br /></em>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/124312/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/124312/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 01 Mar 2012 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>FAO – Proteggere le colture tradizionali dall’impatto del cambiamento climatico</title>
	
	<description> Le colture alimentari tradizionali ed altre varietà vegetali hanno bisogno di essere difese dall’impatto del cambiamento climatico e di altri stress ambientali, ha affermato oggi la FAO in occasione del decimo anniversario del Trattato internazionale sulle Risorse Fitogenetiche per l’Alimentazione e l’Agricoltura.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 14 novembre 2011 - </strong>Le colture alimentari tradizionali ed altre varietà vegetali hanno bisogno di essere difese dall'impatto del cambiamento climatico e di altri stress ambientali, ha affermato oggi la FAO, in occasione del decimo anniversario del <a href="http://www.planttreaty.org/" target="_blank">Trattato internazionale sulle Risorse Fitogenetiche per l'Alimentazione e l'Agricoltura</a>.<br /><br />Il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf, ha fatto appello ai paesi affinché sviluppino politiche ad hoc finalizzate ad un uso più ampio e alla conservazione delle varietà vegetali per le generazioni a venire.  Diouf ha salutato con soddisfazione lo stanziamento di 6 milioni di dollari reso disponibile nell'ambito del Trattato per aiutare i contadini di colture tradizionali ad adattarsi al cambiamento climatico.<br /><br />"La conservazione e l'uso sostenibile delle risorse fitogenetiche per l'alimentazione e l'agricoltura è un elemento chiave per far sì che il mondo riesca a produrre abbastanza cibo per nutrire in futuro la crescente popolazione", ha affermato Diouf.<br /><br />Diouf ha poi osservato che la banca genetica mondiale che conserva oltre 1,5 milioni di campioni di materiale fitogenetico, governata collettivamente e in modo multilaterale dai paesi sottoscrittori, "costituisce la base di oltre l'80 per cento dell'alimentazione mondiale di origine vegetale e con tutta probabilità lo strumento più importante in nostro possesso per adattarsi al cambiamento climatico in agricoltura negli anni a venire".<br /><br />Il "<a href="ftp://ftp.fao.org/ag/agp/planttreaty/funding/call2010/BSF2010_Projects_Maps_en.pdf" target="_blank">Fondo per la condivisione dei benefici</a>" del Trattato è stato usato per aiutare i contadini e gli allevatori di 21 paesi in via di sviluppo ad adattare coltivazioni chiave alle nuove difficili condizioni create da cambiamento climatico, inondazioni, siccità, infestazioni parassitarie, malattie delle piante ed altre sfide.<br /><br />"Gli effetti del cambiamento climatico sull'agricoltura non rispettano i confini nazionali, ma coprono intere zone agro-ecologiche", fa osservare Shakeel Batti, Segretario del Trattato.  "Per questa ragione, questo pacchetto di progetti ha un approccio pionieristico nel generare una base globale di conoscenza.  Alcuni di questi progetti ci aiuteranno a stabilire chiari piani d'azione e priorità per futuri interventi".<br /><br /><strong>Il Parco della patata in Perù<br /><br /></strong>Uno dei progetti è realizzato nel Parco della patata in Perù, una riserva dove i membri della comunità locale uniscono le conoscenze tradizionali con lo sforzo di conservare le specie native, migliorare la produzione agricola e garantire la sicurezza alimentare.<br /><br />"Quand'ero piccola, le specie native venivano coltivate a minore altitudine.  Oggi queste zone sono molto più calde e non è più possibile coltivarvi patate.  Di conseguenza dobbiamo coltivarle molto più in alto, in zone montagnose", dice Francisca Pacco, guardiana della riserva.<br /><br />Nel corso di una recente sessione di scambio di conoscenze con agricoltori provenienti dall'Etiopia, Francisca ed altri residenti della riserva hanno mostrato come usano la loro conoscenza dei venti in quella zona e delle specie native per riuscire a cambiare l'ubicazione ed i periodi di coltivazioni delle patate.  Grazie al sostegno del Fondo per la condivisione dei benefici i residenti della riserva stanno anche riuscendo ad incrementare le attività generatrici di reddito. <br /><br /><strong>Riconoscere il lavoro degli agricoltori<br /><br /></strong>"Gli agricoltori hanno un ruolo chiave nella conservazione e nell'uso sostenibile delle colture alimentari, ed al momento sono in difficoltà con tutti i cambiamenti in atto.  Se lavoriamo con impegno, con una solida base scientifica e con l'integrazione degli agricoltori, tra due anni quando questi progetti saranno portati a compimento vedremo grossi risultati", fa notare Zoila Fundora, un'esperta che risiede a Cuba, che ha fatto parte del gruppo di valutazione dei progetti approvati.<br /><br />"Il finanziamento aiuta gli agricoltori in modo molto concreto ad adattarsi al cambiamento climatico e contribuisce alla sicurezza alimentare col riconoscere che una parte della soluzione sta nella diversificazione dei raccolti", aggiunge David Cunningham, australiano, anche lui del gruppo di esperti che ha valutato i progetti.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/94664/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/94664/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Corso di apprendimento virtuale della FAO adottato da un’Università spagnola</title>
	
	<description> Un innovativo programma di apprendimento online della FAO è stato incorporato nel piano di studi della Universitat Oberta de Catalunya (UOC). Questa è la prima volta che un corso di apprendimento virtuale viene messo a disposizione di studenti che possono per questo ottenere un certificato accademico riconosciuto.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 18 maggio 2010 - </strong>Un innovativo programma di apprendimento online della FAO è stato incorporato nel piano di studi della <em>Universitat Oberta de Catalunya</em> (UOC).  Questa è la prima volta che un corso di apprendimento virtuale viene messo a disposizione di studenti che possono per questo ottenere un certificato accademico riconosciuto.<br /><br />Il programma si basa su un corso virtuale a distanza sviluppato dalla FAO nel corso di diversi anni e viene insegnato nel Campus Virtuale della UOC da un gruppo di esperti internazionali con ampia esperienza sul campo.<br /><br />E' ormai da parecchi mesi che la UOC offre il corso <em>Food Security: Assessment and Action</em> (Sicurezza alimentare: valutazione ed interventi, <em>ndt</em>).  Sinora hanno partecipato studenti di 29 paesi tra cui Sudan, Etiopia, Burkina Faso, Camerun, Bangladesh e Mali.<br /><br /><strong>Trasferire la conoscenza laddove serve<br /><br /></strong>"Il corso offre a studenti con ogni genere di formazione alle spalle, non solo una conoscenza solida ed olistica della sicurezza alimentare, ma anche le capacità per riuscire ad analizzare e valutare i progetti sulla sicurezza alimentare e gli strumenti per mettere in pratica queste capacità", ha dichiarato la Professoressa Imma Tubella i Casadevall, Rettrice della UOC, nel corso di una cerimonia che si è tenuta oggi presso la FAO per formalizzare questa nuova collaborazione.<br /><br />"La <em>Universitat Oberta de Catalunya</em> è per noi un partner naturale", ha aggiunto Anton Mangstl, Direttore dell'Ufficio FAO Interscambio delle Conoscenze, Ricerca e Divulgazione.  "L'Università è conosciuta non solo per l'eccellenza del suo programma di apprendimento online, ma anche per l'enfasi che pone nell'insegnare agli studenti dei paesi in via di sviluppo". <br /><br />"Questo accordo rappresenta un importante passo avanti nell'impegno della FAO di trasferire conoscenza e di costruire capacità nei paesi in via di sviluppo", ha osservato Cristina Petracchi, funzionaria FAO, che si occupa di sviluppo delle capacità e che ha contribuito all'elaborazione dei corsi sulla sicurezza alimentare.<br /><br />Come parte della collaborazione con la FAO, la UOC ha adottato un nucleo centrale di 12 corsi di apprendimento virtuale sulla sicurezza alimentare e li ha integrati con altre attività e materiali di studio.  Gli studenti interagiscono tra loro e con gli insegnanti attraverso un foro online interattivo.<br /><br />Una volta completato il corso con successo, gli studenti conseguono un Diploma congiunto FAO-UOC in Sicurezza Alimentare: Valutazione ed intervento, che può essere trasferito al Master della UOC in Alimentazione, Società e <em>Governance</em> internazionale dell'alimentazione. <br /><br />Il corso al momento è disponibile solo in inglese, ma la FAO e la UOC stanno vedendo come estenderlo ad altre lingue.<br /><br /><strong>Estesa rete di collaborazioni <br /><br /></strong>Con l'intento di far arrivare il suo ricco bagaglio di conoscenze sul campo, la FAO ha promosso collaborazioni e partenariati con diverse istituzioni scolastiche e culturali tra cui: <em>l'United Nations Institute for Training and Research</em> (UNITAR), l'Università Virtuale Africana (AVU), il Programma Alimentare Mondiale (PAM), l'organizzazione no-profit tedesca <em>InWent</em> ed il <em>Groupe de recherche et d'échanges technologiques</em> (GRET).]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/42434/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/42434/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 17 May 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Un albero per ogni bambino haitiano</title>
	
	<description> La FAO invita tutti a dare una mano ai bambini d'Haiti donando un albero da frutta da piantare in tutte le scuole del paese. Il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf, lancerà l'iniziativa Un albero da frutta per Haiti nel corso di una cerimonia simbolica presso una scuola di Croix des Bouquets.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 12 marzo 2010 - </strong>La FAO invita tutti a dare una mano ai bambini d'Haiti donando un albero da frutta da piantare in tutte le scuole del paese.<br /><br />Il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf, lancerà l'iniziativa <em>Un albero da frutta per Haiti</em> nel corso di una cerimonia simbolica presso una scuola di Croix des Bouquets, appena fuori da Port-au-Prince, una città che nonostante non sia stata colpita dal sisma oggi ospita decine di migliaia di senza tetto e sfollati dalla capitale.<br /><br />Il programma della FAO ha come obiettivo quello di offrire ai maestri uno strumento pratico per aiutare gli scolari, in un paese che ha uno dei tassi di deforestazione più alti al mondo.  Sono stati scelti gli alberi da frutta perché, una volta cresciuti, contribuiranno anche a migliorare la nutrizione dei bambini.<br /><br />Con una donazione di soli 5 dollari è possibile comprare un albero di avocado o di mango per un giardino scolastico di Haiti, e coprire anche il costo di fertilizzanti e di altri fattori produttivi, oltre che per il materiale educativo.<br /><br />Diouf sarà ad Haiti per una missione di tre giorni per sensibilizzare l'opinione pubblica mondiale sulla necessità del sostegno internazionale al settore agricolo del paese caraibico, che ancora lotta per riprendersi dal terremoto del 12 gennaio scorso che ha causato  la morte di oltre 200.000 persone.<br /><br />L'iniziativa <em>Un albero da frutta per Haiti </em>si fonda sulla lunga esperienza della FAO nello sviluppo di orti scolastici nei paesi in via di sviluppo.  Gli edifici circondati da alberi sono inoltre meglio protetti dalle inondazioni che ad Haiti possono aver luogo durante la stagione delle piogge.<br /><br />Per comprare un albero per Haiti <u><a href="https://getinvolved-donate.fao.org/plug.php?e=fao&m=createentry_it&np=M18z&">cliccare qui</a></u>.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/40706/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/40706/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 01:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Nuovo impulso alle esportazioni di prodotti biologici dall’Africa</title>
	
	<description> Circa 5.000 agricoltori africani sono in grado oggi di trarre profitto dalla crescente popolarità e diffusione dei prodotti biologici nei paesi industrializzati grazie ad un programma della FAO, finanziato dalla Germania, che li ha aiutati ad ottenere la certificazione e conformarsi agli altri requisiti richiesti.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 9 marzo 2010 - </strong>Circa 5.000 agricoltori africani sono in grado oggi di trarre profitto dalla crescente popolarità e diffusione dei prodotti biologici nei paesi industrializzati grazie ad un programma della FAO, finanziato dalla Germania, che li ha aiutati ad ottenere la certificazione e conformarsi agli altri requisiti richiesti.<br /><br />Le proiezioni indicano che nei paesi sviluppati, nei prossimi tre anni, il mercato dei prodotti biologici e del commercio equo e solidale aumenterà tra il 5 ed il 10 per cento, aprendo nuove opportunità per i piccoli contadini dei paesi poveri.   Tuttavia gli ostacoli non sono pochi, soprattutto per la difficoltà che questi agricoltori incontrano per ottemperare alle esigenti norme alimentari richieste dai paesi sviluppati e per ottenere la certificazione necessaria.<br /><br />Non solo, ma per entrare nel mercato del biologico i contadini devono prima passare un periodo di conversione dall'agricoltura convenzionale all'agricoltura biologica, durante il quale devono affrontare costi più elevati per riuscire ad applicare le nuove tecniche biologiche, senza però poterne ancora cogliere i benefici derivanti dai prezzi più alti associati di solito all'etichettatura di biologico.<br /><br />I progetti della FAO in Burkina Faso, Camerun, Ghana, Senegal e Sierra Leone hanno aiutato gruppi di contadini e di piccoli esportatori a superare queste difficoltà ed a migliorare le proprie capacità tecniche e la qualità dei prodotti riuscendo così ad ottenere la certificazione di biologico e commercio equo e solidale e profittare di mercati altamente remunerativi.<br /><br />"Alcune associazioni di contadini non erano mai riusciti, prima d'ora, ad esportare i propri prodotti, nella migliore delle ipotesi li avevano messi sul mercato locale a prezzi molto bassi.  La maggior parte di essi non possedeva capacità istituzionale, abilità tecnica e risorse finanziarie", dice l'economista della FAO Pascal Liu.  "Adesso la maggior parte di queste associazioni hanno uno status legale, si riuniscono regolarmente, mantengono registri e sono costituiti da veri e propri membri associati con quote d'iscrizione", aggiunge Liu.<br /><br /><strong>Migliori condizioni commerciali<br /><br /></strong>Come risultato della migliore struttura ed organizzazione, le associazioni contadine sono adesso nella condizione di elaborare e negoziare contratti con gli esportatori.<br /><br />"Alcuni esportatori di ananas del Ghana e del Camerun riescono ancora, nonostante la crisi economica, ad incrementare le proprie esportazioni", fa notare Cora Dankers, che coordina i progetti della FAO in questi paesi.  "Un gruppo di contadini in Camerun, per esempio, non solo è riuscito a trovare compratori per le proprie ananas, ma grazie all'analisi dei costi che abbiamo condotto insieme ad essi, sono adesso in grado di negoziare migliori condizioni con i loro compratori convenzionali".<br /><br />Il progetto ha aiutato i contadini in tutti gli stadi della catena d'approvvigionamento, dalla produzione, al raccolto, al confezionamento, alla certificazione, alla commercializzazione.  La parte essenziale del progetto è stata tuttavia ottenere la costosa certificazione durante il periodo di conversione e riuscire ad instaurare migliori condizioni igieniche per ottemperare alle richieste norme internazionali di qualità.<br /><br />"Il progetto ha aiutato i contadini locali, che di solito dalle istituzioni si aspettano aiuti finanziari diretti, ad avere maggiore spirito d'iniziativa.  La loro situazione economica, ma anche la fiducia in se stessi, ne hanno enormemente guadagnato, e adesso possono vendere i loro prodotti sui mercati internazionali a prezzi decisamente migliori - cosa che non si sarebbero neppure sognati solo tre anni fa", aggiunge Liu.  In Ghana - solo per fare un esempio - una trentina di produttori di ananas sono riusciti ad incrementare le vendite portandole da 26 a 116 tonnellate, dopo aver ottenuto la certificazione di produzione biologica.<br /><br /><strong>Maggiore sicurezza alimentare<br /><br /></strong>I guadagni ottenuti dalla vendita di prodotti certificati sono stati usati principalmente per comprare cibo e vestiario, e per pagare tasse scolastiche e spese mediche.  Sono dunque riusciti a migliorare le generali condizioni di vita e la sicurezza alimentare.<br /><br />A livello di comunità il progetto ha significato nuovi posti di lavoro per i braccianti coinvolti nella produzione di prodotti certificati e nei servizi connessi.  Inoltre i nuovi metodi di coltivazione biologica sono stati adottati anche da altri contadini che non sono membri di queste associazioni, spingendoli a chiedere di farne parte.<br /><br />Il progetto ha anche dato sostegno alle reti nazionali di produttori biologici ed alle organizzazione di esportatori e di commercio equo e solidale, tra cui la <em>Fédération nationale de l'agriculture biologique</em> (FENAB) del Senegal.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/40571/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/40571/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>L’Università brasiliana collabora con i programmi FAO</title>
	
	<description> Con un accordo firmato oggi, gli scienziati di una tra le più importanti università brasiliane metteranno le proprie conoscenze a disposizione della FAO dei programmi di sviluppo della FAO in America Latina e in Africa.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><strong>Roma, 15 novembre 2009</strong> – Con un accordo firmato oggi, gli scienziati di una tra le più importanti università brasiliane metteranno le proprie conoscenze a disposizione dei programmi di sviluppo della FAO in America Latina ed  in Africa.<br /><br />Il Protocollo d’Intesa è stato firmato da José M. Sumpsi, Vice-Direttore Generale della FAO, del Dipartimento di Cooperazione Tecnica, e dal Professor Luiz Cláudio Costa, Rettore dell’<em>Universidade Federal de Viçosa </em>(UFV), una delle più autorevoli istituzioni accademiche brasiliane, specializzata in alimentazione e agricoltura. Presenti alla cerimonia il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva e il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf.<br /><br />Con questo accordo, l’Università metterà a disposizione i propri scienziati come esperti nei programmi e nei progetti di cooperazione della FAO, in particolare in quelli che puntano all’intensificazione sostenibile della produzione agricola e della sicurezza alimentare.<br /><br />L’accordo faciliterà inoltre l’accesso di studenti provenienti dai paesi in via di sviluppo, sostenuti dalla FAO nello sviluppo di capacità e nei programmi di sviluppo delle risorse umane della UFV.<br /><br /><strong>Un importante contributo<br /></strong><br />Diouf ha salutato con soddisfazione l’iniziativa ed ha sottolineato l’importante contributo della UFV nello sviluppo del settore agricolo del Brasile, eccellente esempio di cooperazione sud-sud.<br /><br />Ricordando che la comunità scientifica gioca un ruolo fondamentale nella riduzione dell’insicurezza alimentare, Diouf ha elogiato il Presidente Lula per il suo appoggio alla ricerca agricola ed all’istruzione in Brasile e per il suo costante impegno nell’eliminazione della fame in tutto il mondo.<br /><br />Il Rettore Costa ha ringraziato Diouf e la FAO per l’opportunità di poter coinvolgere ancora più a fondo la UFV nelle attività dell’agenzia e ha espresso l’apprezzamento della comunità accademica per la priorità che il Presidente Lula sta dando all’istruzione e alla ricerca scientifica.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/37359/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/37359/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 02:00:00 GMT</pubDate>
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