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 <title>FAO news &gt; Produzione alimentare e scorte</title>
 <link>http://www.fao.org/news/newsroom-home/en/</link>
 <description>Notizie dall'Organizzazione dell'ONU per l'Alimentazione e l'Agricoltura</description>
 <language>it</language>
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 <copyright>2009 FAO</copyright>
 <managingEditor>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</managingEditor>
 <webMaster>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</webMaster>
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	<title>Prevista per il 2013 una forte crescita della produzione cerealicola</title>
	
	<description> Secondo le prime stime della FAO, nel 2013 vi sarà una forte crescita della produzione mondiale di grano, di cereali secondari e di riso. Se vi saranno condizioni atmosferiche più regolari che nel 2012, la produzione mondiale di grano nel 2013 dovrebbe raggiungere i 695 milioni di tonnellate, un incremento del 5,4% rispetto allo scorso anno e solo 6 milioni di tonnellate al di sotto del livello record raggiunto nel 2011. L’Indice FAO dei prezzi alimentari sale dell'uno per cento in aprile.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 9 maggio 2013 - </strong>Secondo le prime stime della FAO, pubblicate oggi nel <a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/csdb/en/" target="_blank">Bollettino mensile sull'Offerta e Domanda di Cereali</a>, nel 2013 vi sarà una forte crescita della produzione mondiale di grano, di cereali secondari e di riso.  Se vi saranno condizioni atmosferiche più regolari che nel 2012, la produzione mondiale di grano nel 2013 dovrebbe raggiungere i 695 milioni di tonnellate, un incremento del 5,4% rispetto allo scorso anno e solo 6 milioni di tonnellate al di sotto del livello record raggiunto nel 2011.  <br /> <br /> Per i cereali secondari si prevede un nuovo record, con una produzione che dovrebbe aggirarsi intorno ai 1266 milioni di tonnellate - una crescita del 9,3 % rispetto al precedente record di 1.167 milioni di tonnellate registrato nel 2011.  Su questo totale, il mais farà la parte del leone con circa 960 milioni di tonnellate, circa il 10 per cento in più rispetto al 2012. La maggior parte dell'aumento si registrerà negli Stati Uniti, il più grande produttore al mondo, dove si prevede le semine di mais raggiungeranno il livello più alto dal 1936. Anche il ritorno alla normalità dopo i periodi di siccità nei maggiori paesi produttori della CSI dovrebbe contribuire alla prevista produzione record.<br /> <br /> Secondo una prima stima ancora preliminare della FAO, la produzione di riso nella prossima stagione 2013 dovrebbe aumentare e raggiungere i 497,7 milioni di tonnellate, 16 milioni di tonnellate in più rispetto al 2012, con aumenti particolarmente rilevanti in India e Indonesia.<br /> <br /> <strong>Utilizzo dei cereali<br /> </strong><br /> Per il 2012/2013, nonostante gli aumenti di produzione, si prevede una stagnazione nell'utilizzo mondiale di cereali, da attribuirsi alla crescita dei prezzi dei cereali e all'incerta domanda di etanolo. L'utilizzo globale di cereali è adesso previsto intorno ai 2.332 milioni di tonnellate, dato sostanzialmente invariato rispetto al livello del 2011/12.<br /> <br /> Le scorte cerealicole mondiali alla fine della stagione 2013 sono stimate intorno a 505 milioni di tonnellate, un aumento dell'1% (5 milioni di tonnellate) rispetto alle proiezioni precedenti, ma 3% (16 milioni di tonnellate) al di sotto del loro livello di apertura.<br /> <br /> Si prevede un brusco calo del commercio mondiale di cereali, che dovrebbe coinvolgere tutti i principali cereali. Attestandosi a 304.4 milioni di tonnellate, sarebbe quasi 1 milione di tonnellate superiore alle previsioni del mese scorso, ma ancora circa il 4% (13 milioni di tonnellate) in meno rispetto al 2011/12.<br /> <br /> <strong>L'Indice dei prezzi alimentari FAO in aumento per il secondo mese consecutivo<br /> </strong><br /> In aprile l'<a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/" target="_blank">Indice dei prezzi alimentari della FAO</a>, per il secondo mese consecutivo, è aumentato dell'1%, vale a dire di due punti.<br /> <br /> Come in marzo, l'incremento del mese scorso è stato trainato quasi esclusivamente dal forte aumento dei prezzi lattiero-caseari. I prezzi della maggior parte delle altre materie prime alimentari sono invece diminuiti. Attestandosi a 215,5 punti, l'Indice FAO è stato anche l'1% più alto rispetto all'aprile 2012.  Attualmente, è il 9 per cento più basso rispetto al picco registrato nel febbraio 2011.<br /> <br /> Nel mese di aprile, <strong>l'Indice FAO dei prezzi lattiero-caseari</strong> ha registrato una media di 259 punti, rispetto a marzo un aumento di quasi 34 punti (14,9%), e la seconda più grande variazione mensile mai registrata. La causa principale è stata il brusco calo della produzione di latte in Nuova Zelanda, il più grande esportatore di prodotti lattiero-caseari del mondo.<br /> <br /> L'Indice FAO dei prezzi cerealicoli ha registrato una media di 235 punti, 10 punti in meno (4,1 per cento) rispetto al mese di marzo, ma quasi 11 punti in più (4,9 per cento) rispetto all'aprile 2012.<br /> <br /> L'Indice FAO dei prezzi dei grassi e dei semi oleosi ha registrato in aprile una media di 199 punti, un calo di 2 punti (1,5 per cento), rispetto al mese di marzo. L'indebolimento dei prezzi dell'energia e le persistenti preoccupazioni circa l'andamento dell'economia globale hanno continuato a pesare su tutti gli oli vegetali nel loro complesso.<br /> <br /> L'Indice <strong>FAO dei prezzi delle carni</strong> ha registrato una media di 179 punti, un livello che si è mantenuto costante sin dalla seconda metà del 2012, oscillando tra i 177 e i 179 punti. Ciò nonostante, i prezzi della carne nel loro insieme rimangono alti rispetto ai loro standard storici.<br /> <br /> Nel mese di aprile l'Indice FAO dei prezzi dello zucchero ha registrato una media di 253 punti, un calo di oltre 9 punti (3,6 per cento), rispetto al mese di marzo.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 08 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>I prodotti lattiero-caseari fanno salire l’Indice dei Prezzi alimentari FAO dell’uno per cento</title>
	
	<description> Nel mese di marzo l’Indice dei prezzi alimentari della FAO è salito dell’uno per cento, trainato principalmente dall’aumento dell’11 per cento dei prodotti lattiero-caseari, che rispetto ai prezzi delle altre commodity incluse nel calcolo dell’Indice FAO incidono per un 17 per cento.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 11 aprile 2013 - </strong>Nel mese di marzo l'Indice dei prezzi alimentari della FAO è salito dell'uno%, trainato principalmente dall'aumento dell'11% dei prodotti lattiero-caseari, che rispetto ai prezzi delle altre commodity incluse nel calcolo dell'Indice FAO incidono per un 17%.<br /> <br /> Il monitoraggio della domanda-offerta cerealicola globale ha in parte corretto la precedente stima della produzione del 2012, che risulta adesso aumentata di circa 3 milioni di tonnellate, solo 2% in meno rispetto alla quantità record del 2011.<br /> <br /> "La produzione cerealicola mondiale nel 2013 potrebbe recuperare fortemente, se non vi saranno condizioni climatiche sfavorevoli nelle principali aree produttive", si legge nell'ultimo Bollettino FAO sull'Offerta e Domanda di Cereali.  Per la produzione cerealicola complessiva le previsioni sono nell'insieme positive, con le colture di grano già a uno stadio avanzato e con le semine di riso e di cereali secondari, che aumenteranno nei prossimi mesi a ragione dei prezzi sostenuti.  La produzione mondiale di grano si prevede aumenterà del 4%, attestandosi a 690 milioni di tonnellate, la più alta mai registrata e seconda solo al record di 700 milioni di tonnellate raggiunto nel 2011.<br /> <br /> <strong>Eccezionale volatilità dei prodotti lattiero-caseari <br /> <br /> </strong>Nel mese di marzo l'Indice FAO dei Prezzi alimentari è balzato di 22 punti attestandosi a 225, una delle variazioni più ampie.  L'impennata è stata causata dal clima caldo e secco dell'Oceania, che ha portato in tutta la regione a un brusco calo della produzione di latte e della relativa lavorazione dei prodotti. <br /> <br /> I prezzi lattiero-caseari impiegati nel calcolo dell'Indice dei Prezzi FAO si sono basati sulle esportazioni della Nuova Zelanda, il maggiore paese esportatore al mondo di prodotti caseari, che rappresenta un terzo del commercio globale.<br /> <br /> I prezzi all'esportazione sono aumentati anche in altri importanti paesi esportatori, come l'Unione Europea e gli Stati Uniti, ma non nella stessa misura.<br /> <br /> "Questo eccezionale aumento è in parte un riflesso dell'incertezza dei mercati, con i compratori in cerca di fonti alternative di approvvigionamento", si legge nel rapporto dell'Indice dei Prezzi alimentari.  "Inoltre va notato che in Europa la produzione lattiera deve ancora dare il suo potenziale dopo un inverno particolarmente freddo, che ha ritardato la crescita dei pascoli per gli animali da latte".<br /> <br /> <strong>Stabili i prezzi delle altre principali commodity<br /> <br /> </strong>In marzo <strong>l'Indice FAO dei Prezzi cerealicoli</strong> ha registrato una media di 244 unti, dato invariato rispetto al mese precedente.  Mentre i prezzi del mais erano aumentati lo scorso mese a causa d un calo delle esportazioni provenienti dagli Stati Uniti, i prezzi più bassi del grano dovuti alla previsione di buoni raccolti compensano questi aumenti.  I prezzi globali del riso sono rimasti invariati.<br /> <br /> <strong>L'Indice FAO dei Prezzi dei grassi e dei semi oleosi </strong>è sceso del 2,5% rispetto al mese di febbraio, a ragione principalmente dei prezzi dell'olio di soia, che è calato a causa delle condizioni climatiche favorevoli registrate in Sudamerica, di una produzione record negli Stat Uniti nel 2013 e dall'annullamento degli acquisti da parte della Cina.  Ance i prezzi dell'olio di palma sono leggermente diminuiti.<br /> <br /> <strong>L'Indice FAO dei Prezzi della carne</strong> ha nel mese di marzo registrato una media di 176 punti, un calo del 2% rispetto al mese di febbraio.<br /> <br /> <strong>L'Indice FAO dei Prezzi dello zucchero </strong>è aumentato di 2,8 punti, l'1% rispetto a febbraio.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/174115/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/174115/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 11 Apr 2013 08:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Lanciato l’Anno Internazionale della Quinoa</title>
	
	<description> La quinoa può avere un ruolo importante nell’eliminazione di fame, malnutrizione e povertà, ha affermato oggi il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva nel corso della cerimonia ufficiale per il lancio dell’Anno Internazionale della Quinoia, che si è svolta presso la sede dell’ONU.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>New York, 21 febbraio 2013 - </strong>La quinoa può avere un ruolo importante nell'eliminazione di fame, malnutrizione e povertà, ha affermato oggi il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva nel corso della cerimonia ufficiale per il lancio dell'Anno Internazionale della Quinoia, che si è svolta presso la sede dell'ONU.<br /> <br /> Tra i partecipanti ad alto livello alla cerimonia, il Segretario Generale dell'ONU, Ban Ki-moon, il Presidente boliviano Evo Morales e la First Lady del Perù, Nadine Heredia Alarcón de Humala, che hanno celebrato quello che viene definito il "super cibo" delle Ande - la quinoa - un prodotto simile ai cereali, altamente nutritivo, ricco di proteine e micronutrienti.<br /> <br /> "Oggi siamo qui per arruolare un nuovo alleato nella lotta contro fame ed insicurezza alimentare - la quinoa",   ha detto Graziano da Silva, facendo riferimento all'adattabilità ed alle caratteristiche nutrizionali di questa eccezionale coltivazione.<br /> <br /> La quinoa è la sola pianta alimentare che contiene tutti gli amminoacidi essenziali, micronutrienti e vitamine, e che ha la capacità di adattarsi a climi e ambienti ecologici differenti.  Resistente alla siccità, può crescere in terreni poveri e con alto tasso di salinità, e può essere coltivata a livello del mare sino ad un'altitudine di quattromila metri, con escursioni di temperature da -8 a 38 gradi.<br /> <br /> Di fronte alla sfida di aumentare la produzione di cibo di qualità per una popolazione in continua crescita, in condizioni di cambiamento climatico, la quinoa offre una fonte di cibo alternativa per quei paesi che soffrono d'insicurezza alimentare.<br /> <br /> In Kenya e in Mali la sua coltivazione sta mostrando alte rese, ha aggiunto il Direttore Generale della FAO, e studi preliminari della FAO mostrano che la quinoa potrebbe essere coltivata anche sull'Himalaya, nelle pianure del nord dell'India, nel Sahel, nello Yemen ed in altre regioni aride del mondo.<br /> <br /> <strong>Un regalo dalle Ande<br /> <br /> </strong>"Questo straordinario cereale è stato un punto di riferimento culturale e un alimento base nella dieta di milioni di persone in tutte le Ande per migliaia di anni ", ha detto il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon nel suo intervento.  "Adesso è venuto il momento di dare alla quinoa il riconoscimento  mondiale che si merita". <br /> <br /> Ban Ki-moon ha messo in evidenza il ruolo potenziale della quinoa nell'ambito dell'iniziativa dell'ONU <em>Sfida Fame Zero</em>, non solo per i suoi valori nutritivi ma anche perché la maggior parte della quinoa è prodotta attualmente dai piccoli contadini.<br /> <br /> "Questa coltura può essere decisiva nel far incrementare i redditi - un elemento chiave della <em>Sfida Fame Zero"</em>, ha aggiunto Ban Ki-Moon, facendo notare che molti paesi in Sudamerica stanno facendo grandi passi avanti verso il raggiungimento dell'Obiettivo di Sviluppo del Millennio di dimezzare la fame, non solo aumentando la produzione, ma anche riducendo la povertà e aumentando l'accesso ad alimenti nutritivi come la quinoa.<br /> <br /> La quinoa è stata una fonte importante di cibo per le civiltà andine pre-colombiane, seconda solo alle patate.  I semi della quinoa vengono tostati e poi macinati in farina per fare il pane.  Può anche essere cucinata, aggiunta alle zuppe, usata come cereale, come pasta e perfino fatta fermentare per fare la birra, o <em>chica</em>, la bevanda tradizionale delle Ande.<br /> <br /> Oggi la quinoa si è guadagnata un posto nella cucina di chef e buongustai di molti paesi, ed un ruolo nell'industria farmaceutica.  La coltivazione della quinoa adesso si estende aldilà della regione andina, e oltre che in Bolivia, Perù, Ecuador, Cile, Colombia ed Argentina, è oggi coltivata anche negli Stati Uniti, in Canada, in Francia, nel Regno Unito, in Svezia, in Danimarca, in Italia, in Kenya ed in India.<br /> <br /> "La quinoa è un dono ancestrale delle popolazioni andine", ha affermato il Presidente boliviano Evo Morales, sottolineando l'importante ruolo delle popolazioni indigene nel fare da custodi a questa coltivazione per oltre 7000 anni.<br /> <br /> <strong>Un alimento per il futuro seminato migliaia di anni fa<br /> </strong><br /> Promuovere la quinoa è parte di una più ampia strategia della FAO a sostegno delle coltivazioni tradizionali spesso dimenticate, come un mezzo per combattere la fame e promuovere un'alimentazione salutare.  <br /> <br /> "L'Anno Internazionale della Quinoa servirà non solo a stimolare lo sviluppo di questa coltivazione in tutto il mondo, ma anche a riconoscere che le sfide del mondo moderno possono essere affrontate facendo ricorso al sapere dei nostri antenati e dei piccoli coltivatori che attualmente ne sono i principali produttori", ha fatto notare Graziano da Silva.<br /> <br /> La cerimonia di New York segna l'avvio di un anno di attività culturali, artistiche e accademiche come pure di ricerca scientifica, che la FAO spera possano contribuire a migliorare le condizioni di vita di migliaia di piccoli contadini e consumatori di tutto il mondo.<br /> <br /> <strong>Ambasciatori speciali<br /> </strong><br /> Il Presidente boliviano Evo Morales e la First Lady del Perù, Nadine Heredia Alarcón de Humala, che sono stati nominati Ambasciatori Speciali della FAO, sono stati encomiati per il loro contributo in una cerimonia speciale.<br /> <br /> La First Lady del Perù ha fatto notare il ruolo della quinoa come "mezzo efficace e concreto per combattere la fame e la malnutrizione", sottolineando l'importante ruolo delle donne nella sua produzione.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/170276/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/170276/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 19 Feb 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Invariato a gennaio l’Indice dei prezzi alimentari FAO</title>
	
	<description> Nel mese di gennaio l'Indice FAO dei prezzi alimentari si è mantenuto stabile a 210 punti, dopo tre mesi consecutivi di flessione. Aumenti del prezzo degli oli e dei grassi hanno controbilanciato le quotazioni più basse dei cereali e dello zucchero, mentre i valori dei prodotti lattiero-caseari e delle carni sono rimasti sostanzialmente invariati.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 7 febbraio 2013 - </strong>Nel mese di gennaio <a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/" target="_blank">l'Indice FAO dei prezzi alimentari</a> si è mantenuto stabile a 210 punti, dopo tre mesi consecutivi di flessione.  Aumenti del prezzo degli oli e dei grassi hanno controbilanciato le quotazioni più basse dei cereali e dello zucchero, mentre i valori dei prodotti lattiero-caseari e delle carni sono rimasti sostanzialmente invariati. La pausa nel calo dell'Indice coincide con una significativa revisione al rialzo delle ultime previsioni della FAO per la produzione cerealicola mondiale nel 2012 - adesso stimata intorno a 2.302 milioni di tonnellate, 20 milioni di tonnellate in più rispetto alle proiezioni di dicembre.<br /><br />Il <a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/csdb/en/" target="_blank">Bollettino mensile della FAO sull'Offerta e Domanda di Cereali</a>, fa notare che questa revisione riflette per lo più gli aggiustamenti sulle stime della produzione di mais in Cina, Nord America e nei paesi dell'Europa centrale e orientale della CSI.  Tuttavia, anche a questo nuovo livello, la produzione cerealicola mondiale rimarrebbe un 2% al di sotto del raccolto record del 2011.<br /><br />Le prime previsioni per la produzione cerealicola del 2013 indicano un aumento della produzione mondiale di grano.  Contribuisce largamente a questa previsione uno stimato 4-5% di aumento delle aree a grano dell'Unione Europea, insieme al fatto che sinora le condizioni climatiche sono state generalmente favorevoli.  <br /><br />Negli Stati Uniti le prospettive sono invece meno favorevoli. Nonostante uno stimato 1% di aumento nelle semine di grano invernali e le previsioni di un'espansione delle aree coltivate a grano primaverili, condizioni di grave siccità continuano ad affliggere i <em>Southern Plains</em>, dove si registra una produzione molto scarsa.<br /><br />"Data la scarsità dell'offerta, il clima rimane un elemento importante nel determinare i prezzi.  Per diversi cereali, la produzione dovrà crescere in modo significativo quest'anno, per evitare inaspettati rialzi dei prezzi", dice Abdolreza Abbassian, economista senior della FAO, analista dell'andamento del mercato cerealicolo. <br /><br /><strong>Calano gli stock cerealicoli mondiali<br /><br /></strong>Le riserve cerealicole mondiali alla chiusura della stagione produttiva del 2013 sono stimate intorno a 495 milioni di tonnellate, dando uno <em>stock-to-use</em> <em>ratio</em> cerealicolo mondiale di 20.6% , più basso del 22% del 2011/12 ma superiore al minimo del 18,7% raggiunto nel biennio 2007/2008.<br /><br />Si prevede che il commercio cerealicolo mondiale nel 2012/13 diminuirà, raggiungendo i 297,5 milioni di tonnellate, un calo del 6% dalla stagione precedente, ma tuttavia circa 2 milioni di tonnellate più alto delle previsioni di dicembre. Tra le indicazioni emergenti del mercato mondiale di cereali nel 2013 vi è la ripresa di grandi esportazioni di grano dall'India, nell'ordine di 6,5 milioni di tonnellate e di mais dal Brasile per la cifra record di 22 milioni di tonnellate, allettando la pressione della domanda/offerta cerealicola a livello mondiale.<br /><br /><strong>I prezzi internazionali<br /><br /></strong>Per quanto riguarda gli attuali prezzi internazionali, l'Indice dei prezzi cerealicoli della FAO è calato dell'1,1 per cento, vale a dire di circa tre punti, attestandosi in gennaio a 247 punti.  L'Indice cerealicolo è continuato a scendere sin da ottobre, riflettendo per lo più migliori condizioni produttive.<br /><br />Nel mese di gennaio l'Indice dei prezzi degli oli e dei grassi è stato in media di 205 punti, un aumento del 4,4%, vale a dire di 9 punti rispetto al mese di dicembre, invertendo il trend negativo dei quattro mesi precedenti. La ripresa è stata principalmente trainata dall'olio di palma, in ragione di un'aumentata domanda di importazioni.<br /><br />L'Indice dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari ha registrato nello stesso periodo una media di 198 punti, appena più alta di quella del mese di dicembre.<br /><br />I prezzi della carne hanno registrato una media di 176 punti, appena sotto quella del mese di dicembre.  Le quotazioni di tutte le categorie di carne sono state per lo più stabili, sebbene vi sia stato un leggero abbassamento dei prezzi del pollame e della carne di maiale. <br /><br />Il prezzo dello zucchero ha registrato una media di 268 punti, un calo del 2,2 % - 6 punti - rispetto al mese di dicembre. I prezzi sono calati per il terzo mese consecutivo, in base alle previsioni di grandi eccedenze produttive a livello mondiale e considerevoli disponibilità per l'esportazione, in particolare dal Brasile e dalla Tailandia. <br /><br />L'Indice dei prezzi alimentari della FAO misura la variazione mensile dei prezzi internazionali di un paniere di prodotti alimentari di base<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/169446/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/169446/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 06 Feb 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Think. Eat. Save. - Lanciata una campagna mondiale per ridurre i 1,3 miliardi di tonnellate di cibo che vanno sprecati ogni anno</title>
	
	<description> Semplici interventi da parte dei consumatori e dei dettaglianti possono contribuire notevolmente a tagliare i 1,3 miliardi di tonnellate di cibo che ogni anno vanno perdute o sprecate e gettare le basi per un futuro sostenibile secondo la nuova campagna mondiale contro gli sprechi alimentari lanciata oggi dall’UNEP, dalla FAO e da altri partner.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Ginevra, 22 gennaio 2013 - </strong>Semplici interventi da parte dei consumatori e dei dettaglianti possono contribuire notevolmente a tagliare i 1,3 miliardi di tonnellate di cibo che ogni anno vanno perdute o sprecate e gettare le basi per un futuro sostenibile secondo la nuova campagna mondiale contro gli sprechi alimentari lanciata oggi dall'UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, dalla FAO, l'Organizzazione ONU per l'Alimentazione e l'Agricoltura e da altri partner.<br /><br />La campagna <strong>Think. Eat. Save.,  </strong>riduci a tua impronta ecologica alimentare<strong>, </strong>nasce a sostegno di  <a href="http://www.fao.org/save-food/en/" target="_blank">SAVE FOOD</a>, l'iniziativa per ridurre le perdite e gli sprechi alimentari lungo l'intera catena della produzione e del consumo alimentare - gestita dalla FAO e dall'organizzazione di fiere commerciali Messe Dusseldorf - e nell'ambito dell'iniziativa del Segretario Generale dell'ONU Fame Zero.  Questa nuova campagna pone al centro specificatamente gli sprechi alimentari da parte dei consumatori, della distribuzione e dell'industria turistica.<br /><br />La campagna si avvantaggia dell'<em>expertise</em> di organizzazioni come WRAP, Feeding the 5,000 ed altre che lavorano per eliminare gli sprechi di cibo, e che hanno una notevole esperienza nell'individuare e cambiare pratiche di spreco alimentare.<br /><br /><strong>Think. Eat. Save. </strong>punta ad accelerare gli interventi, ed a fornire una visione globale e la condivisione delle informazioni sulle iniziative in tutto il mondo, sul portale <a href="http://www.thinkatsave.org/">www.thinkatsave.org</a>. <br /><br /><strong>Un terzo di tutto il cibo prodotto va perduto<br /><br /></strong>Secondo i dati della FAO, a livello mondiale, circa un terzo di tutto il cibo prodotto, per un valore approssimativo di mille miliardi di dollari, va perduto o sprecato lungo la produzione ed il  consumo.  Le perdite alimentari avvengono per lo più a livello della produzione - raccolto, trasformazione e distribuzione - mentre gli sprechi di cibo avvengono in genere a livello di dettaglianti e di consumatori.<br /><br />"In un mondo di sette miliardi di persone, che raggiungerà i nove miliardi per il 2050, sprecare cibo è assolutamente illogico - dal punto di vista economico, ambientale ed etico", ha dichiarato Achim Steiner, Sotto Segretario Generale dell'ONU e Direttore Esecutivo dell'UNEP.<br /><br />"A parte le implicazioni sui costi, va notato che vanno sprecati anche la terra, l'acqua, i fertilizzanti e la mano d'opera che sono stati necessari per coltivare quel cibo - senza contare l'emissione di gas serra prodotti dalla decomposizione del cibo nelle discariche ed il trasporto di cibo che alla fine viene gettato", ha aggiunto.  Per un mondo che sia realmente sostenibile, dobbiamo cambiare il modo in cui produciamo e consumiamo le nostre risorse naturali".<br /><br /><strong>Gli sprechi dei paesi industrializzati superiori a tutta la produzione dell'Africa Subsahariana<br /></strong><br />"Insieme possiamo ribaltare questa inaccettabile tendenza e migliorare le condizioni di vita. Nei paesi industrializzati, circa metà di tutto il cibo viene dissipato - circa 300 milioni di tonnellate - perché produttori, distributori e consumatori eliminano alimenti che sono ancora buoni per essere consumati", ha dichiarato José Graziano da Silva, Direttore Generale della FAO.  "Questo è più del totale netto della produzione alimentare dell'Africa Subsahariana, e sarebbe sufficiente a nutrire i circa 870 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo".<br /><br />"Se riusciamo ad aiutare i produttori a ridurre le perdite mediante migliori sistemi di raccolto, di trasformazione, di immagazzinamento, di trasporto e di commercializzazione, ed uniamo a questo un cambiamento profondo e duraturo del modo in cui la gente consuma il cibo, possiamo raggiungere un mondo più salutare e libero dal problema della fame", ha aggiunto Graziano da Silva.<br /><br /><strong>L'impatto ambientale<br /><br /></strong>Il sistema alimentare mondiale ha profonde implicazioni per l'ambiente e produrre maggior cibo serve solo a esacerbare la pressione su di esso.<br /><br /><ul><li>Oltre il 20 % di tutta la terra coltivata, il 30% delle foreste ed il 10% dei pascoli sono degradati;</li></ul><ul><li>A livello globale viene prelevato il 9% delle risorse idriche, il 70% del quale viene utilizzato dall'agricoltura irrigua;</li></ul><ul><li>I cambi di destinazione agricola e del territorio, come ad esempio la deforestazione, incidono per oltre il 30% sul totale delle emissioni di gas serra;</li></ul><ul><li>A livello mondiale, i sistemi agro-alimentari incidono per circa il 30% dell'energia disponibile a livello di fruitore finale;</li></ul><ul><li>Lo sfruttamento eccessivo delle risorse marine, insieme ad una loro cattiva gestione, contribuisce a sminuire le risorse ittiche, con la conseguenza che circa il 30% degli stock ittici sono adesso sfruttati in eccesso.</li></ul><br />Il via alla campagna è stato in parte dato dal Vertice Rio+20 del giugno 2012, nel quale Capi di Stato e di Governo hanno approvato un Quadro Programmatico Decennale per modelli di consumo e produzione sostenibili (SCP, <em>l'acronimo inglese).</em>  Sviluppare in questo ambito un programma per il settore alimentare deve essere un elemento centrale di questo quadro programmatico, considerata la necessità di sostenere la base della produzione alimentare mondiale , ridurre l'impatto ecologico ad essa associata e nutrire una popolazione mondiale in continua crescita.<br /><br />"Non c'è forse nessun'altra area così che mostri in modo emblematico l'opportunità di raggiungere un mondo più efficiente dal punto di vista delle risorse e più sostenibile - e non c'è nessuna altra questione che può unire il Nord ed il Sud, e consumatori i produttori in una causa comune", ha detto Steiner.<br /><br />Secondo la FAO (<a href="http://www.fao.org/save-food/en/">http://www.fao.org/save-food/en/</a>) circa il 95% delle perdite e degli sprechi alimentari nei paesi in via di sviluppo sono perdite non intenzionali che avvengono ai primi stadi della filiera agroalimentare dovuti a limiti finanziari, manageriali, nelle tecniche di raccolto, nelle strutture per l'immagazzinamento e la refrigerazione in condizioni climatiche difficili, nelle infrastrutture, e nei sistemi di imballaggio e commercializzazione.<br /><br />Nei paesi industrializzati la parte finale della catena alimentare ha un ruolo molto più importante.  A livello di industria alimentare e distribuzione al dettaglio grosse quantità di cibo vanno sprecate a causa di cattive pratiche, standard di qualità che danno troppa importanza all'apparenza, confusione sulle etichette di scadenza e consumatori che buttano via cibo ancora buono per il consumo a causa di acquisti di cibo eccessivi, tecniche di conservazione inappropriate e pasti troppo abbondanti.<br /><br />Si calcola che lo spreco pro-capite a livello di consumatore in Europa, in Nord America ed in Oceania, sia di 95/115 kg l'anno, mentre nell'Africa Subsahariana, nel sud e sudest asiatico oscilli soltanto tra i 6 e gli 11 kg l'anno.<br /><br />Secondo l'organizzazione WRAP, nel Regno Unito se si affrontasse il problema dello spreco di cibo, in media una famiglia potrebbe risparmiare circa 680 sterline l'anno (1,090 dollari) ed il settore turistico circa 724 milioni di sterline (1,2 miliardi di dollari).<br /><br />"Nel Regno Unito abbiamo dimostrato come affrontando il problema dello spreco di cibo coinvolgendo i consumatori e istituendo degli accordi con i distributori e con l'industria alimentare, si riduca la pressione sull'ambiente e si contribuisca alla crescita economica", ha dichiarato La Dott.ssa Liz Goodwin, amministratrice delegata di WRAP.  "Con l'incremento demografico in atto vi sarà una pressione ancora maggiore sulle risorse.  Noi siamo entusiasti di essere partner della campagna della FAO e dell'UNEP <strong>Think.Eat.Save, </strong>un inizio importante per affrontare lo spreco alimentare su scala mondiale".<br /><br />In modo analogo in altre parti del mondo, l'Unione Europea ha preso n esame la questione degli sprechi alimentari, e la Commissione Europea ha dato tutto il suo appoggio all'iniziativa.<br /><br />"Nell'Unione Europea ci siamo prefissi l'obiettivo di dimezzare lo spreco di cibo commestibile entro il 2020 e per la stessa data eliminare quasi del tutto le discariche.  La Commissione l'anno prossimo intende presentare proposte sulla sostenibilità dei sistemi alimentari con una grande attenzione agli sprechi di cibo", ha dichiarato Janez Potočnik, Commissario Europeo per l'ambiente.<br /><br />"Un minore spreco di cibo porterebbe ad un uso più efficiente della terra, ad una gestione migliore delle risorse idriche, ad un impiego più sostenibile del fosforo, ed avrebbe ripercussioni positive sul cambiamento climatico.  Il nostro lavoro è assolutamente in linea con questa iniziativa", ha aggiunto.<br /><br />Affinché la campagna possa raggiungere il suo enorme potenziale è necessario che tutti siano coinvolti - le famiglie, i supermercati, le catene alberghiere, le scuole, i club sportivi , le associazioni, come pure amministratori delegati, sindaci e leader mondiali.<br /><br />Il sito della campagna <a href="http://www.thinkeatsave.org/">www.thinkeatsave.org</a> offre a consumatori e dettaglianti semplici suggerimenti, e fornisce a coloro impegnati nella campagna un foro per scambiare idee e creare una vera cultura mondiale di consumo alimentare sostenibile.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/168670/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/168670/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 21 Jan 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Per il buon esito degli investimenti stranieri necessario coinvolgere gli agricoltori locali</title>
	
	<description> Gli investimenti stranieri che coinvolgono in modo attivo gli agricoltori locali, lasciando loro il controllo della terra, sono quelli che hanno i maggiori effetti positivi sulle economie locali e sullo sviluppo sociale, sostiene il nuovo rapporto della FAO &quot;Trends and Impacts of Foreign Investment in Developing Country Agriculture&quot; pubblicato oggi.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 13 novembre 2012 - </strong>Gli investimenti stranieri che coinvolgono in modo attivo gli agricoltori locali, lasciando loro il controllo della terra, sono quelli che hanno i maggiori effetti positivi sulle economie locali e sullo sviluppo sociale, sostiene il nuovo rapporto della FAO<a href="http://www.fao.org/fileadmin/user_upload/newsroom/docs/Trends%20publication%2012%20November%202012.pdf" target="_blank"> </a><em><a href="http://www.fao.org/fileadmin/user_upload/newsroom/docs/Trends%20publication%2012%20November%202012.pdf" target="_blank">Trends and Impacts of Foreign Investment in Developing Country Agriculture</a> </em>("Tendenze ed effetti degli investimenti stranieri nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo" N.d.R.) pubblicato oggi.<br /> <br /> Il rapporto fa notare che gli investimenti che riescono a mettere insieme i punti di forza degli investitori (capitale, competenza in materia di gestione e marketing, tecnologia) con quelli degli agricoltori locali (mano d'opera e conoscenze locali) sono quelli destinati ad avere più successo.<br /> <br /> I modelli d'investimento che lasciano ai contadini il controllo della loro terra rappresentano un incentivo a investire nel miglioramento della terra e inoltre favoriscono uno sviluppo sostenibile.  Il rapporto offre una serie di studi del caso sull'impatto degli investimenti esteri in Africa ed in Asia , comprese un tipo di acquisizione su larga scala spesso definite "<em>accaparramento delle terre</em>".<br /> <br />  "Mentre diversi studi documentano con chiarezza gli effetti negativi delle acquisizioni di terra su larga scala nei paesi in via di sviluppo, non ci sono molti riscontri sui loro possibili benefici per il paese ospite, specialmente nel breve periodo e a livello locale" si legge nel rapporto.. "Per gli investimenti che implichino acquisizioni di terra su vasta scala in paesi dove i diritti fondiari sono incerti e precari, gli svantaggi spesso superano di molto i pochi benefici apportati alla comunità locale".<br /> <br /> "Si dovrebbe evitare l'acquisizione di terre già utilizzate per avviare nuove e ben più ampie attività agricole, ma si dovrebbero invece prendere in considerazione altre forme d'investimento".<br /> <br /> <strong>Molti i dubbi sul fatto che creino occupazione<br /> <br /> </strong>Negli investimenti terrieri su larga scala il principale tipo di beneficio dovrebbe essere la creazione di occupazione, ma ci sono molti dubbi sul reale aumento dei posti di lavoro e sulla loro sostenibilità.  "In parecchi dei progetti esaminati, il numero dei posti di lavoro creati è stato decisamente inferiore  a quanto non fosse stato inizialmente annunciato... ed in alcuni casi perfino i posti di lavoro per mano d'opera poco qualificata sono stati presi da personale non locale".<br /> <br /> Nel corso dell'ultimo decennio, gli investimenti stranieri in terre coltivabili nei paesi in via di sviluppo sono cresciuti in modo esponenziale. Per di più le terre acquistate in genere sono le migliori disponibili, quelle con una qualità buona del terreno e sistemi d'irrigazione, fa notare il rapporto.<br /> <br /> Non solo. Ma poiché la maggior parte dei progetti d'investimento straniero punta al mercato d'esportazione o alla produzione di biocarburanti, "possono costituire nei paesi a basso reddito e con deficit alimentare una grave minaccia per la sicurezza alimentare, specialmente se sostituiscono coltivazioni alimentari che erano destinate al mercato locale".<br /> <br /> Tra gli altri effetti negativi di questo tipo di investimenti il fatto che in molti casi i piccoli contadini hanno dovuto abbandonare le terre per mancanza di occupazione e che i pastori sono stati privati dei loro pascoli, con conseguente perdita di reddito e di possibilità di guadagnarsi da vivere per le popolazioni rurali locali, oltre al degrado della terra, delle risorse idriche e della biodiversità.<br /> <br /> Tra le possibili alternative all'acquisizione della terra potrebbero esservi accordi di agricoltura contrattuale, sistemi di piantagioni satellite che diano ai contadini una condivisione del capitale e <em>joint ventures</em> tra le compagnie che investono e le cooperative contadine.  Accordi commerciali davvero inclusivi richiedono organizzazioni locali efficaci che rappresentino anche gruppi spesso marginalizzati come le donne, i giovani, i contadini senza terra e i lavoratori migranti.<br /> <br /> <strong>Fondamentale il ruolo delle istituzioni e della legislazione nazionale<br /> <br /> </strong>La legislazione nazionale e le istituzioni che regolano gli investimenti agricoli e i diritti fondiari hanno un ruolo decisivo nel determinare se questi investimenti hanno effetti positivi o negativi.<br /> <br /> Accordi internazionali come le <em>Direttive volontarie per una governance responsabile dei regimi di proprietà applicabili alle terre, alla pesca e alle foreste </em>adottate nel Maggio 2012 dalla Commissione per la sicurezza alimentare mondiale (CFS) possono offrire ai paesi una guida su come agire insieme ai <em>Principi guida volontari per gli investimenti agricoli responsabili</em> che rispettano i diritti, le condizioni di vita e le risorse, proposti congiuntamente dalla FAO, dall'IFAD, dall'UNCTAD e dalla Banca Mondiale.  Inoltre il CFS sta per avviare consultazioni per lo sviluppo, e una più ampia base di partecipazione, di principi per investimenti agricoli responsabili che rafforzino la sicurezza alimentare e nutrizionale.<br /> <br /> Anche se investire in agricoltura è la strategia più importante ed efficace per ridurre la povertà nelle aree rurali, "la sfida per i responsabili politici, per le agenzie di sviluppo e per le comunità locali è quella di massimizzare i benefici degli investimenti esteri in agricoltura minimizzandone i rischi" , secondo il rapporto.<br /> <br /> <strong>In aumento gli investimenti esteri diretti<br /> <br /> </strong>La FAO stima che, per riuscire a stare al passo con l'incremento demografico e la crescita del reddito e nutrire una popolazione che per il 2050 si prevede sarà di oltre 9 miliardi di persone<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>, siano necessari investimenti nell'ordine di oltre 80 miliardi di dollari l'anno.<br /> <br /> Sebbene gli investimenti esteri diretti nell'ultimo decennio siano aumentati in modo considerevole, specialmente in Asia e America Latina, il rapporto fa notare che solo una piccola parte va al settore agricolo - in Africa Subsahariana ad esempio meno del cinque per cento.  Questi investimenti potrebbero tuttavia rappresentare un'opportunità in considerazione delle possibilità di crescita, in particolare alla luce degli attuali prezzi sostenuti dei prodotti alimentari.<br /> <br /> "Qualsiasi investimento estero dovrebbe portare benefici allo sviluppo del paese ricevente... ed essere vantaggiosi per entrambe le parti piuttosto che essere forme di "neocolonialismo", conclude nella prefazione al rapporto David Hallam, Direttore della Divisione FAO Commercio e Mercati.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/164336/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/164336/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 12 Nov 2012 14:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>In ottobre leggera flessione dell’Indice dei prezzi alimentari FAO</title>
	
	<description> L’Indice dei prezzi alimentari della FAO ha registrato nel mese di ottobre un calo dell’uno per cento, e nei primi dieci mesi dell'anno i prezzi sono stati in media un otto per cento più bassi rispetto allo stesso periodo del 2011.L'Indice è sceso di due punti, attestandosi a 213 punti rispetto ai 215 registrati a settembre. Il calo è dipeso in larga misura dai prezzi internazionali più bassi registrati dai cereali e dal gruppo oli e grassi.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 8 novembre 2012 - </strong>L'<a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/" target="_blank">Indice dei prezzi alimentari della FAO</a> ha registrato nel mese di ottobre un calo dell'uno per cento, e nei primi dieci mesi dell'anno i prezzi sono stati in media un otto per cento più bassi rispetto allo stesso periodo del 2011.<br /> <br /> L'Indice è sceso di due punti, attestandosi a 213 punti rispetto ai 215 registrati a settembre.  Il calo è dipeso in larga misura dai prezzi internazionali più bassi registrati dai cereali e dal gruppo oli e grassi, che hanno controbilanciato gli aumenti dei prezzi dello zucchero e dei prodotti lattiero-caseari.<br /> <br /> Secondo il <em><a href="http://www.fao.org/giews/english/fo/index.htm" target="_blank">Food Outlook</a>, </em>il rapporto semestrale della FAO sui mercati globali, pubblicato anch'esso oggi, prezzi internazionali e tariffe di trasporto più bassi, insieme a minori acquisti di cereali, potrebbero nel 2012 spingere al ribasso il costo totale delle importazioni alimentari.<br /> <br /> Per il 2012 la spesa globale delle importazioni alimentari è stata stimata intorno a 1.14 trilioni di dollari, un dieci per cento più bassa rispetto al livello record dell'anno precedente.<br /> <br /> "Nonostante la rigidità dei mercati, una serie di condizioni e misure sono riuscite sinora a fermare una crescita vertiginosa dei prezzi alimentari internazionali come era invece avvenuto nel 2007-08 ed ancora nel 2009-10.  Decisivi in questo senso il migliore coordinamento a livello internazionale ed una maggiore trasparenza dei mercati introdotti dall' <em>Agricultural market information system </em>AMIS del G20 ("Sistema d'informazione dei mercati agricoli") che ha contribuito a prevenire il panico ed evitare che i gravi periodi di siccità si trasformassero in crisi dei prezzi alimentari, come è accaduto in passato", ha dichiarato il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva.  AMIS ha il suo Segretariato presso la FAO.<br /> <br /> "Non sono siccità o inondazioni che provocano le crisi.  E' la mancanza di <em>governance.  </em>In un mondo globalizzato non possiamo avere la sicurezza alimentare solo in un paese o in una regione. Dobbiamo rafforzare la <em>governance</em> mondiale della sicurezza alimentare", ha aggiunto Graziano da Silva.<br /> <br /> <strong>Irrigidimento del saldo domanda-offerta cerealicola <br /> <br /> </strong>Secondo il <em>Food Outlook</em> si prevede che il saldo domanda-offerta nel 2012-013 si irrigidirà in modo considerevole, principalmente a causa del calo della produzione di grano e di mais.  La produzione cerealicola mondiale si prevede diminuirà del 2,7 per cento rispetto al raccolto record del 2011, con una contrazione di 25 milioni di tonnellate degli stock mondiali.<br /> <br /> Mentre l'Indice FAO dei prezzi cerealicoli è rimasto il 12 per cento più alto rispetto all'ottobre dello scorso anno, è calato dell'1,2 per cento rispetto al mese di settembre 2012, principalmente per i prezzi leggermente più bassi di grano e mais.  Gli attuali prezzi del grano riflettono la ridotta attività commerciale, mentre i valori del mais sono calati a causa del rallentamento della domanda proveniente dal settore zootecnico e da quello industriale.  Si prevede che nel 2012-13 per il grano il volume di scambi a livello mondiale sarà al di sotto del picco raggiunto la scorsa stagione, con i prezzi che resteranno ai livelli del 2011.<br /> <br /> Anche i mercati dei cereali secondari rimarranno estremamente ristretti nel 2012-13, con le ultime proiezioni della FAO che indicano un calo del 2,5 per cento rispetto al livello record del 2011.  Si prevede anche che gli stock diminuiranno e raggiungeranno uno storico ribasso.<br /> <br /> <strong>La produzione risicola potrebbe registrare un nuovo record<br /> <br /> </strong>La produzione mondiale di riso nel 2012 potrebbe superare il record raggiunto nella scorsa stagione, sostenuta da favorevoli condizioni per le colture.  Una domanda d'importazioni stabile insieme ad un'offerta molto ampia per le esportazioni, corroborano un'espansione degli scambi per il 2012, con un ulteriore seppure piccolo aumento previsto per il 2012.<br /> <br /> Per la produzione mondiale di cassava nel 2012 si prevede una crescita vigorosa, che potrebbe protrarsi nel 2013, sostenuta dalla crescita in Africa dove la cassava continua a essere una coltura strategica sia per la sicurezza alimentare che per la diminuzione della povertà.  Più incerte le previsioni per l'Asia, dove l'espansione del settore il prossimo anno dipenderà in larga misura dalla competitività della cassava come materia prima per la produzione di etanolo.  Nel 2012 si prevede che nel suo complesso il commercio mondiale di cassava registrerà un forte aumento, sostenuto interamente dalla domanda industriale.<br /> <br /> Nel 2012-13 la stagione produttiva degli oli si apre con l'eredità di un saldo ristretto e di un deludente raccolto di semi di soia negli Stati Uniti.  Le attuali previsioni della domanda e dell'offerta per la nuova stagione non fanno sperare un allentamento dei prezzi - almeno fintanto che non trovino conferma le previsioni di una produzione record in Sud America. <br /> <br /> <strong>Nuovo record anche per lo zucchero<br /> <br /> </strong>Si prevede che anche la produzione di zucchero raggiungerà un nuovo record, andando più che a soddisfare il previsto consumo di zucchero a livello mondiale.   L'ampia disponibilità per l'esportazione in paesi produttori chiave, insieme alla ricostituzione delle scorte nei principali paesi importatori, farà aumentare il volume di scambi nel 2012-13.  L'Indice FAO ha registrato nel mese di ottobre una media di 288 punti, un aumento dell'1,6 per cento (vale a dire 4,5 punti) dal mese di settembre, ma un 20,2 per cento in meno (73 punti) rispetto all'ottobre dello scorso anno.<br /> <br /> Per quanto riguarda la carne, i mercati devono fare i conti con i prezzi sostenuti dei mangimi animali, con una stagnazione dei consumi ed un calo di redditività.   Per la carne nel 2012 si prevede una crescita inferiore al 2 per cento.  Con prezzi internazionali prossimi a picchi record, anche il commercio mondiale registrerà una fase di stagnazione.  L'Indice FAO dei prezzi della carne ha registrato nel mese di ottobre una media di 174 punti, dato invariato rispetto a settembre.<br /> <br /> L'Indice FAO dei prezzi dei prodotti latteo-caseari nel mese di ottobre ha registrato una media di 194 punti, un incremento del 3 per cento (6 punti) rispetto al mese di settembre, responsabili un restringimento stagionale dell'offerta per l'esportazione e scorte limitate insieme ad una stabile domanda a livello mondiale.  I prezzi del latte potrebbe ulteriormente aumentare a causa della mancanza di una crescita significativa della produzione nei principali paesi esportatori.  La produzione di latte si prevede continuerà ad aumentare in molti paesi, specialmente in Asia, in Oceania ed in Sud America.<br /> <br /> Un rallentamento della domanda d'importazioni ha causato nella prima metà del 2012 una caduta dei prezzi dei prodotti ittici.  Il calo ha principalmente interessato le specie di allevamento, e non quelle di mare aperto,<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a> come ad esempio il tonno.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/164000/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/164000/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 07 Nov 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>In settembre aumentato dell’1,4% l’Indice dei prezzi alimentari FAO</title>
	
	<description> Dopo due mesi di stabilità, l’Indice FAO dei prezzi alimentari nel mese di settembre è aumentato di 3 punti, vale a dire dell’1,4 rispetto al mese di agosto. L’Indice, che si basa sui prezzi internazionali di un paniere di prodotti alimentari di base, ha registrato infatti 216 punti rispetto ai 213 del mese di agosto.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 4 ottobre 2012 - </strong>Dopo due mesi di stabilità, <a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/" target="_blank" title="in inglese">l'Indice FAO dei prezzi alimentari</a> nel mese di settembre è aumentato di 3 punti, vale a dire dell'1,4 % rispetto al mese di agosto.<br /><br />L'Indice, che si basa sui prezzi internazionali di un paniere di prodotti alimentari di base, ha registrato infatti 216 punti rispetto ai 213 del mese di agosto. L'incremento riflette il rafforzamento dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari e della carne e aumenti più contenuti dei cereali. I prezzi dello zucchero e degli oli sono invece calati.<br /><br />L'Indice FAO è attualmente 22 punti sotto il picco di 238 punti raggiunto nel febbraio 2011, e 9 punti al di sotto dei 225 registrati nel settembre del 2011. <br /><br />L'Indice FAO dei prezzi cerealicoli ha registrato in settembre una media di 263 punti, un incremento di 3 punti rispetto ad agosto vale a dire dell'1,0%, con l'aumento dei prezzi del grano e del riso bilanciati da un calo di quelli del mais. Se la riduzione delle disponibilità di mais per l'esportazione e i suoi prezzi sostenuti hanno caratterizzato negli ultimi mesi i mercati cerealicoli, desta adesso preoccupazione il restringimento dell'offerta cerealicola. Ciononostante, i prezzi internazionali del grano intorno alla seconda metà del mese sono calati, dopo l'annuncio della Federazione Russa che non avrebbe imposto restrizioni alle esportazioni.<br /><br /><strong>I prezzi della carne<br /><br /></strong>In settembre l'Indice FAO dei prezzi della carne ha registrato una media di 175 punti, un aumento di 4 punti, il 2,1% rispetto ad agosto. In particolare hanno registrato forti aumenti i settori suino e avicolo a impiego intensivo di cereali, con incrementi rispettivamente del 6% e del 2%.<br /><br />I prodotti lattiero-caseari hanno registrato una media di 188 punti, un aumento del 7 %, ovvero di 12 punti rispetto al mese precedente, l'incremento mensile più sostenuto dal gennaio 2011. Tutti e cinque i prodotti lattiero-caseari esaminati hanno visto incrementi di prezzo, con una domanda mondiale che rimane stabile, elemento che insieme ai costi dei mangimi animali sostiene i prezzi a livello mondiale.<br /><br /><strong>In calo la produzione cerealicola <br /><br /></strong>Le ultime previsioni della FAO confermano per quest'anno un calo della produzione cerealicola mondiale, rispetto al record registrato nel 2011. Ma si prevedono invece raccolti record nei Paesi a basso reddito e con deficit alimentare (LIFDC l'acronimo inglese, N.d.T.)<br /><br />Secondo l'ultimo rapporto trimestrale della FAO <strong><em><u><a href="http://www.fao.org/giews/english/cpfs/index.htm" target="_blank" title="in inglese">Crop Prospects and Food Situation</a></u></em></strong> (Prospettive dei raccolti e situazione alimentare, N.d.T.) anch'esso pubblicato oggi, la produzione cerealicola mondiale nel 2012 sarà intorno ai 2.286 milioni di tonnellate, leggermente in ribasso rispetto ai 2.295 milioni di tonnellate previsti nel mese di settembre.<br /><br />Stando alle nuove stime, la produzione cerealicola mondiale nel 2012 dovrebbe calare del 2,6% rispetto a quella record dello scorso anno, ma rimanere abbastanza vicina a quella del 2008, seconda per abbondanza. Il calo generale comprende una riduzione del 5,2% della produzione di grano ed un 2,3% in meno dei cereali secondari. Questo porterà, alla chiusura della stagione nel 2013, a una notevole riduzione degli stock cerealicoli a livello mondiale (si prevede un calo di 28 milioni di tonnellate, per attestarsi a 499 milioni di tonnellate) perfino di fronte ad una diminuzione della domanda causata dai prezzi sostenuti. La produzione totale ha anche risentito negativamente della prolungata siccità in zone produttive chiave come gli Stati Uniti, l'Europa e l'Asia Centrale.<br /><br />Tuttavia, le primissime proiezioni per la produzione di grano del 2013 sono incoraggianti, con le semine invernali nell'emisfero settentrionale già in fase avanzata, ed in condizioni climatiche favorevoli.<br /><br /><strong>Previsti raccolti record nei Paesi LIFDC<br /><br /></strong>Il rapporto FAO <em>Crop Prospects and Food Situation</em> analizza in dettaglio la situazione alimentare e produttiva dei Paesi in via di sviluppo e in particolare di quelli a basso reddito e con deficit alimentare (LIFDC), per i quali prevede per il 2012 una produzione cerealicola aggregata che potrebbe raggiungere il livello record di 534 milioni di tonnellate, un aumento dell'1,7% rispetto al raccolto già positivo del 2011.<br /><br />Ad eccezione dell'India, il paese più grande in questo gruppo, dove quest'anno si prevede una produzione cerealicola nell'insieme stagnante, si stima che la produzione cerealicola aggregata dei rimanenti 65 paesi LIFDC si espanda del 2,9%.<br /><br />Ciononostante, si prevede nel 2012/2013 che i prezzi sostenuti spingeranno il costo totale delle importazioni alimentari dei paesi LIFDC alla cifra record di 36,5 miliardi di dollari, rispetto ai 35,2 miliardi del 2011/12.<br /><br />In Africa settentrionale, la produzione di grano è calata bruscamente in Marocco a causa delle sfavorevoli condizioni climatiche.  Poiché la regione è molto dipendente dalle importazioni di grano, il previsto incremento del costo totale delle importazioni insieme ai sussidi per gli alimenti di base causerà ulteriore pressione sul bilancio nazionale.<br /><br />In Africa occidentale, nonostante le prospettive favorevoli nella regione, la situazione della sicurezza alimentare nel Sahel continua a destare grande preoccupazione con circa 19 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza continuata, soprattutto a causa del perdurare degli effetti negativi dello scarso raccolto dello scorso anno. A questo si aggiunge la minaccia di un'invasione di locuste del deserto.<br /><br /><strong>Migliora la situazione in Africa orientale<br /><br /></strong>Per quanto riguarda l'Africa orientale, in molti paesi con l'avvio della stagione dei raccolti sembra migliorare la situazione di sicurezza alimentare, con il calo dei prezzi alimentari e migliori condizioni per l'allevamento del bestiame grazie alle maggiori piogge. Ciononostante, sono ancora circa 13,4 milioni le persone che nel Corno d'Africa hanno bisogno di assistenza umanitaria.<br /><p>In Africa meridionale un prolungato periodo di siccità ha causato una diminuzione della produzione cerealicola complessiva, con molti paesi che registrano cali significativi, come ad esempio il Lesotho. I minori raccolti hanno contribuito ad aumentare il numero delle persone con problemi d'insicurezza alimentare.<br /><br />In Asia orientale, la produzione totale di cereali nel 2012 dovrebbe superare, secondo le stime, il raccolto record del 2011.  Tuttavia, il ritardato inizio della stagione dei monsoni e le mutevoli condizioni climatiche di alcuni Paesi possono compromettere il risultato finale. Si ritiene che raccolti migliori possano ridurre la domanda globale di importazioni.<br /><br /><strong>Grande preoccupazione per la situazione in Siria<br /><br /></strong>Il deteriorarsi dei livelli di sicurezza alimentare a causa delle agitazioni civili in corso continua a destare grande preoccupazione in Siria, ed anche nello Yemen.  In Siria il numero delle persone che hanno bisogno di aiuti alimentari urgenti ha raggiunto 1,5 milioni e questa cifra potrebbe addirittura raddoppiare entro la fine dell'anno se la situazione non migliora. In Yemen si stima che siano dieci milioni - cioè metà della popolazione - le persone che hanno bisogno di aiuti alimentari d'urgenza a causa dell'alto livello di povertà, del prolungato conflitto e dei prezzi sostenuti degli alimenti e del carburante. In Afghanistan si è avuto invece un raccolto di grano eccezionale.<br /><br />Nei Paesi CSI (Comunità degli Stati Indipendenti), la produzione cerealicola è calata bruscamente rispetto all'anno scorso. Le minori disponibilità per le esportazioni hanno fatto rincarare i prezzi nella regione e rafforzato i prezzi della farina di grano - alimento di base - nei paesi importatori.<br /><br />Secondo il rapporto<em> Crop Prospects and Food Situation</em> sono 35 i paesi - 28 dei quali in Africa - che soffrono d'insicurezza alimentare ed hanno bisogno di assistenza alimentare esterna.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 03 Oct 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Ancora stabile l’Indice dei prezzi alimentari FAO</title>
	
	<description> Nel mese di agosto l’Indice dei prezzi alimentari della FAO è rimasto invariato rispetto al mese di luglio, registrando una media di 213 punti. In conferenza stampa il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha dichiarato: &quot;Questo dato è rassicurante. Sebbene non vada abbassata la guardia, i prezzi attuali non giustificano timori circa una possibile crisi alimentare mondiale. Ma la comunità internazionale può e dovrebbe cercare di calmare ulteriormente i mercati&quot;.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 6 settembre 2012 - </strong>Nel mese di agosto l'<a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/" target="_blank">Indice dei prezzi alimentari della FAO</a> è rimasto invariato rispetto al mese di luglio, registrando una media di 213 punti.  <br /> <br /> Nel corso della conferenza stampa di presentazione dell'Indice, il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha dichiarato: "Questo dato è rassicurante.  Sebbene non vada abbassata la guardia, i prezzi attuali non giustificano timori circa una possibile crisi alimentare mondiale".  Ed ha poi aggiunto: "Ma la comunità internazionale può e dovrebbe cercare di calmare ulteriormente i mercati". <br /> <br /> L'Indice dei prezzi alimentari FAO nel mese di luglio era aumentato del 6%, dopo tre mesi di ribassi.<br /> <br /> Il nuovo Indice mostra che nel mese di agosto i prezzi dei cereali e degli oli e dei grassi hanno subito poche variazioni, mentre quelli dello zucchero sono calati bruscamente, compensando gli aumenti dei prezzi della carne e dei prodotti latto-caseari.<br /> <br /> Sebbene ancora alto, l'Indice FAO adesso si attesta a 25 punti al di sotto del picco di 238 punti raggiunto nel febbraio del 2011 e 18 punti in meno rispetto al livello dell'agosto 2011.  L'Indice dei prezzi alimentari FAO misura il cambiamento mensile dei prezzi internazionali di un paniere di prodotti alimentari di base.<br /> <br /> L'Indice FAO dei prezzi dei cereali in agosto ha registrato una media di 260 punti, la stessa del mese di luglio, con qualche aumento per il grano e il riso, che compensa il leggero indebolimento di quelli del mais.  Il peggiorare delle prospettive produttive del mais negli Stati Uniti e del grano nella Federazione Russa inizialmente aveva alimentato le quotazioni delle esportazioni.  Ma verso la fine del mese i prezzi si sono attenuati a seguito delle abbondanti piogge che hanno interessato negli Stati Uniti zone solitamente colpite da siccità e dell'annuncio della Federazione Russa che non avrebbe imposto restrizioni alle esportazioni.  La nuova domanda d'importazioni ha sostenuto le quotazioni internazionali del riso.<br /> <br /> <strong>Irrigidimento del rapporto domanda-offerta<br /> <br /> </strong>Le ultime proiezioni confermano un irrigidimento per i cereali del rapporto domanda-offerta nella stagione di commercializzazione 2012/13.  Il Bollettino FAO sull'offerta e la domanda cerealicola, pubblicato insieme all'Indice dei prezzi alimentari, fa notare che la produzione cerealicola potrebbe non essere sufficiente a coprire del tutto l'utilizzo previsto per il 2012/13, indicando una contrazione degli stock cerealicoli superiore a quanto in precedenza anticipato.<br /> <br /> Secondo le ultime previsioni della FAO la produzione mondiale di cereali nel 2012 sarà intorno ai 2.295 milioni di tonnellate, 52 milioni di tonnellate in meno, un calo del 2,2, rispetto al record raggiunto nel 2011.  Questa stima è circa 4% più bassa di quella fatta nel mese di luglio, e riflette soprattutto il peggioramento delle prospettive per il raccolto di mais negli Stati Uniti dovute alla diffusa e severa siccità che ha interessato le zone produttive .<br /> <br /> L'utilizzo globale di cereali per il 2012/13 è stimato intorno ai 2.317 milioni di tonnellate, leggermente inferiore rispetto alla stagione precedente e il 2% al di sotto del trend degli ultimi 10 anni.  Si ritiene che prezzi sostenuti dei cereali tengano a freno la domanda, specialmente per quanto riguarda la produzione di etanolo da mais.<br /> <br /> <strong>I cereali secondari<br /> <br /> </strong>La produzione mondiale di cereali secondari - mais, orzo, sorgo, miglio, segala e avena - è prevista intorno ai 1.148 milioni di tonnellate, 17 milioni di tonnellate in meno, ovvero un calo dell'1,5% rispetto al 2011. Questo ribasso riflette soprattutto la minore produzione di mais che si stima nel 2012 sarà di 864 milioni di tonnellate, 20 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2011.<br /> <br /> Anche per la produzione mondiale di <strong>grano</strong> si prevede una diminuzione rispetto al mese di luglio.  Si stima, infatti, che nel 2012 dovrebbe raggiungere i 663 milioni di tonnellate, 15 milioni di tonnellate in meno, con una diminuzione del 2% rispetto alle stime precedenti.  La produzione di grano nella Federazione Russa diminuirà del 29% - 40 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2011, e si calerà bruscamente anche in Kazakistan e in Ucraina, rispettivamente del 47% e del 37.  Invece per la produzione di grano degli Stati Uniti si anticipa un aumento del 13%, con una produzione superiore alla media che dovrebbe attestarsi intorno ai 61,7 milioni di tonnellate.  Raccolti record sono previsti anche in India e in Cina.<br /> <br /> <strong>Le altre commodity<br /> <br /> </strong>Per quanto riguarda i prezzi di altre commodity, l'Indice dei prezzi FAO per gli oli e i grassi ha registrato nel mese di agosto una media di 226 punti, dato invariato rispetto a luglio.  Gli aumenti nei prezzi dell'olio di soia e le migliori quotazioni di quello di girasole sono stati neutralizzati dalla persistente debolezza di quelli dell'olio di palma.<br /> <br /> L'Indice FAO dei prezzi della carne ha registrato in agosto una media di 170 punti, un aumento di 4 punti ovvero del 2,2% rispetto a luglio.  Tutti i prezzi della carne sono saliti, ma principalmente quelli del settore suino e avicolo a impiego intensivo di cereali.  L'aumento di agosto fa seguito a tre mesi consecutivi di ribassi.<br /> <br /> Per i prodotti latto-caseari l'Indice ha registrato in agosto una media di 176 punti, un aumento di 3 punti, vale a dire dell'1,6% rispetto a luglio,  dovuto all'aumento dei prezzi del latte scremato in polvere, della caseina, del burro, del latte intero in polvere, mentre i prezzi dei formaggi sono rimasti invariati.  Molto di questo incremento deriva da una domanda rafforzata insieme a difficoltà produttive in zone colpite da siccità e dall'aumento dei costi degli alimenti animali.<br /> <br /> L'indice FAO dei prezzi dello zucchero in agosto ha registrato una media di 297 punti, un calo di 27,7 punti, ovvero dell'8,5% rispetto a luglio, e 97 punti in meno - il 25% - rispetto all'agosto dello scorso anno.  Questo brusco calo riflette le migliori prospettive produttive dovute tra l'altro a più favorevoli condizioni climatiche in Brasile - il più grande esportatore di zucchero a livello mondiale - che hanno favorito il raccolto di canna da zucchero e il ristabilirsi delle piogge monsoniche in India.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 05 Sep 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Comunicato congiunto FAO, IFAD, WFP sui prezzi internazionali degli alimenti</title>
	
	<description> Le tre agenzie delle Nazioni Unite lanciano l’appello per un’azione rapida e coordinata sui prezzi dei prodotti alimentari. Si tratta di affrontare non solo la questione imminente dell’aumento dei prezzi, ma anche - a più lungo termine - il modo in cui il cibo viene prodotto, commercializzato e consumato in un periodo, come questo, di crescita demografica, d’intensificazione della domanda e di cambiamenti climatici.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p class="MsoNormal"><strong>4 settembre 2012, Roma</strong> -  <em>Segue un comunicato congiunto sui prezzi dei prodotti alimentari da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) e il Programma Alimentare Mondiale (WFP)</em><em>          </em>           </p><p><strong>                          </strong> </p><p><strong>Combattere le cause che provocano alti prezzi del cibo e fame<br /> </strong>di José Graziano da Silva, Kanayo F. Nwanze  e Ertharin Cousin*<br /> <br /> L'attuale situazione dei mercati mondiali degli alimenti, con il forte rialzo dei prezzi di mais, frumento e soia, ripropone il timore  per il riaffacciarsi di una crisi alimentare mondiale come negli anni 2007-2008. Tuttavia, una rapida e coordinata azione internazionale può evitare che ciò accada. Dobbiamo agire rapidamente affinchè questi shock dei prezzi non si traducano in una catastrofe per decine di milioni di persone nei prossimi mesi. <br /> <br /> Si devono affrontare due questioni correlate. La prima, immediata, riguarda gli alti prezzi di alcuni alimenti che possono avere un impatto fortemente negativo nei paesi che dipendono dalle importazioni. Nel lungo periodo, la questione riguarda, invece, come produciamo, commercializziamo e consumiamo il cibo in un'epoca di aumento della popolazione, della domanda e a fronte dei cambiamenti climatici.<br /> <br /> Siamo meglio attrezzati oggi rispetto a cinque anni fa nel rispondere a queste sfide. Abbiamo sviluppato nuove politiche e nuovi strumenti come la Task Force di Alto Livello delle Nazioni Unite sulla Sicurezza Alimentare Globale e AMNIS, l'Agricultural Markets Information System del G20 per accrescere la trasparenza sui mercati globali. Collegato ad AMNIS, esiste anche il Forum per una Risposta Rapida, creato per facilitare risposte politiche coordinate da parte dei grandi produttori mondiali e dei commercianti dei principali cereali e della soia nel caso di turbativa dei mercati.<br /> <br /> Sappiamo che non tutti vengono colpiti  in egual misura da questa situazione. Le popolazioni urbane, quelle contadine povere e quanti vivono in paesi dipendenti dalle importazioni alimentari risentono maggiormente dell'aumento dei prezzi delle <em>commodity</em> internazionali, quando tali aumenti si trasmettono ai mercati locali, per il fatto che spendono gran parte del loro reddito nell'acquisto del cibo. Sappiamo anche che i piccoli contadini, molti dei quali sono poveri e vivono una condizione di insicurezza alimentare, possono riuscire a trarre beneficio dai più alti prezzi alimentari e diventare parte della soluzione riducendo i picchi delle oscillazioni e migliorando la sicurezza alimentare nel suo complesso. Abbiamo, perciò, adottato un doppio approccio: sostenere gli investimenti di lungo periodo in agricoltura, soprattutto per quanto riguarda i piccoli contadini e, contemporaneamente, garantire, nel breve periodo, una rete di protezione sociale per sostenere i consumi alimentari dei consumatori e produttori poveri ed evitare la fame, la perdita dei mezzi di produzione e la trappola della povertà.<br /> <br /> Molti paesi hanno un sistema di protezione sociale, incluse reti assistenziali -  come l'aiuto ai piccoli contadini, il sostegno nutrizionale a madri e bambini, i pasti a scuola - per garantire che i cittadini più poveri abbiano di che mangiare. Ora, queste misure vanno ampliate considerevolmente nei paesi più poveri. Reti di protezione sociale sostenibili, pianificabili e trasparenti sono un'assoluta necessità se ci dobbiamo proteggere da ricorrenti shock dei prezzi e dalle crisi. Anche i piccoli produttori di cibo devono essere meglio attrezzati per accrescere la loro produttività e la loro capacità di accedere ai mercati e ridurre la loro esposizione ai rischi. Ovviamente, la gente ha bisogno di un lavoro decente e di un reddito per procurarsi il cibo di cui ha bisogno e fuggire dalla povertà. <br /> <br /> Nel rispondere agli alti prezzi degli alimenti, le cose che dobbiamo evitare sono importanti quanto le cose che dobbiamo fare. In particolare, gli Stati devono evitare acquisti dettati dal panico e l'imposizione di restrizioni alle esportazioni che, seppure possono aiutare temporaneamente alcuni consumatori nazionali, sono di solito insufficienti e rendono la vita più difficile a tutti gli altri.<br /> <br /> Soprattutto dobbiamo capire che i prezzi alti sono un sintomo, non la malattia. Perciò, anche se la comunità internazionale deve agire presto per prevenire eccessivi aumenti dei prezzi, deve anche intervenire sulle cause che determinano tali incrementi. <br /> <br /> Negli ultimi cinque anni i prezzi internazionali del cibo hanno registrato tre picchi. Tra le cause che hanno determinato queste situazioni vi sono sempre state le condizioni climatiche. La siccità in alcune aree del mondo ha compromesso la produzione mondiale di grano, praticamente ogni anno, a partire dal 2007. Altrove, forti inondazioni hanno danneggiato i raccolti. Tra i fattori che hanno determinato prezzi più elevati e una loro forte volatilità, vanno ricordate le crescenti destinazioni di stock alimentari per usi non alimentari e una più forte speculazione finanziaria. Sino a quando non troveremo il modo di proteggere il nostro sistema alimentare dagli shock e dal clima, persisterà una situazione di pericolo. Nel breve periodo, tutto ciò ha un costo non solo per quanti vengono colpiti direttamente ma per la comunità internazionale nel suo complesso. Ad esempio, il Programma Alimentare Mondiale (WFP) stima che per ogni dieci centesimi di aumento nel prezzo del paniere alimentare che fornisce, deve reperire, per l'assistenza alimentare, 200 milioni di dollari Usa aggiuntivi, su base annua. <br /> <br /> Siamo vulnerabili perchè, anche negli anni positivi, la produzione globale di grano è a malapena sufficiente a far fronte alla crescente domanda per l'alimentazione, gli allevamenti e il carburante in un mondo in cui, ogni anno, ci sono 80 milioni di bocche in più da sfamare. Siamo a rischio perchè esistono solo poche nazioni che sono grandi produttori di beni alimentari di base  e quando esse vengono colpite, tutti lo sono.<br /> <br /> La sfida - ma anche l'opportunità - è di ridurre e condividere il rischio. Il modo più ovvio di farlo è promuovere una produzione alimentare sostenibile nei paesi poveri, importatori di  cibo, dove vi sono spesso ampie potenzialità per migliorare la produzione. Ciò consentirebbe di avere più cibo sui mercati locali e maggiori opportunità di lavoro e di produzione del reddito, specialmente nelle zone rurali dove vive il 70 per cento dei poveri del mondo. Dovremmo anche affrontare la questione di quel terzo del cibo prodotto che, globalmente, viene sprecato o perso  perchè scartato, danneggiato o per altre cause.<br /> <br /> L'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) e il Programma Alimentare Mondiale (WFP) aiutano  le popolazioni povere a sfamarsi oggi mentre costruiscono le condizioni di resilienza e autonomo sostentamento per il domani. Ma bisogna fare di più. Dobbiamo investire maggiori risorse nell'agricolura e nella protezione sociale, compresi quei programmi che aiutano le persone a procurarsi il cibo sul mercato locale quando esso diventa inaccessibile. <br /> <br /> Infine, dobbiamo rivedere e aggiustare, quando applicabili, quelle politiche esistenti che incoraggiano un uso alternativo delle granaglie. Ad esempio, la modifica dei mandati sul biocarburante,  quando i mercati globali sono sotto pressione e sono a rischio i rifornimenti alimentari, sono misure raccomandate da un gruppo di organizzazioni internazionali inclusi FAO, IFAD, il Fondo Monetario Internazionale, l'Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo, la Conferenza delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo, il WFP, la Banca Mondiale e l'Organizzazione per il Commercio Mondiale. Si tratta di una raccomandazione fatta nel 2011 al summit del G20 a Parigi e ancora attuale. <br /> <br /> Nell'agire per prevenire il deteriorarsi della situazione, dobbiamo vigilare e prepararci al peggio nel breve periodo, continuando a lavorare a soluzioni sostenibili di lungo periodo. Non farlo significherebbe, inevitabilmente, far pagare il prezzo maggiore ai  più poveri del mondo e ai più vulnerabili. Agire nella giusta direzione, ci aiuterà a rispondere alla sfida della "Fame Zero" lanciata dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon per sradicare la fame dal mondo.<br /> <em><br /> Gli autori sono rispettivamente il Direttore Generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura, il Presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo e il Direttore Esecutivo del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite</em></p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/155532/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/155532/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 03 Sep 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La FAO e i suoi partner esortano a un maggior impegno nel ridurre le perdite alimentari e lo spreco di cibo</title>
	
	<description> L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione l’Agricoltura (FAO) e alcuni partner chiave stanno esortando compagnie ed organizzazioni in tutto il mondo ad aderire alla campagna “SAVE FOOD”, un’iniziativa globale volta a ridurre le perdite alimentari e lo spreco di cibo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>13 Giugno 2012, Roma</strong> - L'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione l'Agricoltura (FAO) e alcuni partner chiave stanno esortando compagnie ed organizzazioni in tutto il mondo ad aderire alla campagna "SAVE FOOD", un'iniziativa globale volta a ridurre le perdite alimentari e lo spreco di cibo.<br /><br />Lanciata nel 2011, SAVE FOOD - l'Iniziativa Globale per la Riduzione delle Perdite e degli Sprechi Alimentari - mira a ridurre l'attuale ammontare di 1.3 miliardi di tonnellate di cibo che vanno perse o sprecate ogni anno. Il valore di tali perdite è stimato attorno ai mille miliardi di dollari l'anno.<br /><br />La campagna SAVE FOOD ha attualmente oltre 50 partner. La FAO, in collaborazione con Messe Düsseldorf GmbH, compagnia organizzatrice di fiere, e con Interpack, la fiera annuale dell'industria dell'imballaggio, sta esortando nuovi partner coinvolti lungo tutta la filiera alimentare, sia nel settore privato che nel non-profit, ad aderire all'iniziativa e a condividere le proprie competenze.  <br /><br />Nuove tecnologie, pratiche migliori, un maggior coordinamento ed investimenti in infrastrutture - dalla produzione al consumo nella filiera alimentare - sono cruciali per riuscire a ridurre le perdite alimentari e lo spreco di cibo. <br /><br /><strong>La sostenibilità</strong><br /><strong><br /></strong>"Con oltre 900 milioni di persone che, nel mondo, soffrono la fame e mille miliardi di dollari in gioco, un'azione coordinata per ridurre le perdite alimentari e lo spreco di cibo può contribuire a migliorare la sicurezza alimentare e i mezzi di sostentamento, minimizzando allo stesso tempo l'impatto ambientale," afferma Gavin Wall, Direttore della Divisione Infrastrutture Rurali e Industrie Agricole della FAO.  <br /><br />Un terzo del cibo prodotto a livello mondiale per il consumo umano viene buttato o perso, così come le risorse naturali utilizzate per produrlo. Le perdite e gli sprechi di cibo a livello globale ammontano a quasi 680 miliardi di dollari nei paesi industrializzati, ed a circa 310 miliardi di dollari nei paesi in via di sviluppo.<br /><br />"Migliorare la sicurezza alimentare tramite la riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari è una sfida che noi tutti dobbiamo affrontare e sarà un tema centrale di discussione alla <a href="http://www.fao.org/rioplus20/en/" target="_blank">Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile Rio+20</a>," ha concluso Wall. <br /><br />"Se si riuscisse a recuperare anche solo un quarto del cibo che attualmente va perso o sprecato a livello globale, ciò sarebbe sufficiente a sfamare 900 milioni di persone che nel mondo soffrono la fame" afferma Robert van Otterdijk, Coordinatore di SAVE FOOD.<br /><br /><strong>Un impatto di vasta portata <br /><br /></strong>Sebbene le perdite alimentari si verifichino a tutti gli stadi della filiera alimentare, tanto le cause quanto i loro effetti variano notevolmente a livello globale. <br /><br />Nei paesi in via di sviluppo, le perdite alimentari riguardano prevalentemente i piccoli contadini. Quasi il 65% di tali perdite si verifica durante gli stadi del raccolto, del dopo-raccolto e della lavorazione. Per questo ad esempio, un progetto attualmente in corso in Gambia che adotta l'approccio Un-Villaggio-Un-Prodotto sta aiutando i contadini a ridurre sensibilmente le loro perdite alimentari.<br /><br />Nei paesi industrializzati invece, gli sprechi di cibo avvengono soprattutto al livello della vendita e del consumo, a causa di una tipica mentalità "dello spreco". Il valore pro-capite degli sprechi alimentari per consumatore in Europa e in Nord America si aggira tra i 95 e i 115 chilogrammi (kg) l'anno, mentre i consumatori in Africa Sub-Sahariana e nel Sud e Sud-Est Asiatico sprecano annualmente solo tra i 6 e gli 11 kg di cibo pro-capite.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/148794/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/148794/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 12 Jun 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Drastico calo dell’Indice dei Prezzi Alimentari FAO</title>
	
	<description> I prezzi alimentari mondiali sono scesi fortemente nel mese di maggio, grazie al concomitante effetto di raccolti generalmente positivi, di un aumento delle incertezze economiche mondiali e del rafforzamento del dollaro. L’Indice dei Prezzi Alimentari della FAO è sceso del quattro per cento nel mese di maggio. L’indice ha registrato una media di 204 punti, 9 punti in meno rispetto ad aprile. È il livello più basso registrato da settembre 2011, e pari a circa 14 punti percentuali in meno rispetto al picco massimo di febbraio 2011.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>7 Giugno 2012, Roma</strong> - I prezzi alimentari mondiali sono scesi fortemente nel mese di maggio, grazie al concomitante effetto di raccolti generalmente positivi, di un aumento delle incertezze economiche mondiali e del rafforzamento del dollaro, ha reso noto oggi la FAO.<br /> <br /> L'Indice dei Prezzi Alimentari della FAO, che misura la variazione mensile dei prezzi internazionali di un paniere di beni alimentari, è sceso del quattro per cento nel mese di  maggio. L'indice ha registrato una media di 204 punti, 9 punti in meno rispetto ad aprile. È il livello più basso registrato da settembre 2011, e pari a circa 14 punti percentuali in meno rispetto al picco massimo di febbraio 2011.<br />  <br /> "I prezzi dei cereali sono diminuiti drasticamente dal loro livello massimo ma restano comunque alti e vulnerabili ai rischi connessi alle condizioni climatiche nei critici mesi avvenire della crescita dei raccolti", afferma Abdolreza Abbassian, analista della FAO per l'andamento del mercato cerealicolo.<br /> <br /> La FAO ha al tempo stesso rivisto al rialzo, di 48.5 milioni di tonnellate rispetto a maggio, le previsioni per la produzione mondiale di cereali, prevalentemente sulla base delle attese di un raccolto eccezionale di mais negli Stati Uniti.<br /> <br /> L'ultima previsione della FAO per la <strong>produzione cerealicola</strong> mondiale nel 2012 tocca il livello record di 2 419 milioni di tonnellate, il 3.2 percento in più rispetto al livello record del 2011. <br /> <br /> Il grosso dell'aumento è previsto scaturire sostanzialmente da un'abbondante produzione di mais negli Stati Uniti, grazie ad un inizio anticipato della stagione della semina e a condizioni produttive generalmente favorevoli. Di conseguenza, la produzione mondiale di cereali secondari è prevista raggiungere i 1 248 milioni di tonnellate, con un aumento di ben 85 milioni di tonnellate rispetto all'anno scorso.  <br /> <br /> Ciononostante, con la stagione della semina ancora in corso e la maggior parte dei raccolti ancora ai primi stadi di crescita, il risultato finale dipenderà notevolmente dalle condizioni climatiche nei prossimi mesi.<br /> <br /> Con le principali coltivazioni di riso dell'emisfero nord attualmente già seminate in molti paesi, la previsione per la produzione mondiale di riso nel 2012 è più stabile e pari a circa 490 milioni di tonnellate, con una crescita del 2.2 percento rispetto al 2011, in prevalenza dovuta ad un aumento delle semine in Asia.<br /> <br /> Per quanto riguarda il grano, le ultime stime prevedono un calo della produzione di circa il 3 per cento nel 2012, al livello di 680 milioni di tonnellate, comunque ben superiore alla media degli ultimi cinque anni. <br /> <br /> Il <strong>consumo di cereali</strong> mondiale è previsto crescere di almeno il 2 percento nel 2012/13, al livello di 2 376 milioni di tonnellate, con un aumento del consumo di mangime animale previsto pari al 3.8 percento, mentre quello a fini alimentari solo all'uno per cento, sostanzialmente in linea con la crescita della popolazione mondiale.  <br /> <br /> Stando alle attuali previsioni, la produzione mondiale di cereali nel 2012/13 dovrebbe superare il loro consumo (il cui livello è stato rivisto al rialzo di 19 milioni di tonnellate, ovvero l'1 percento, rispetto al mese scorso), portando quindi ad una significativa ricostituzione degli <strong>stock cerealicoli</strong> mondiali, con un aumento di 36 milioni di tonnellate, pari al 7 percento, rispetto alla stagione precedente.  <br /> <br /> </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/147446/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/147446/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 06 Jun 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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<item>
	<title>I prezzi alimentari diminuiscono ma restano alti</title>
	
	<description> Il livello dei prezzi alimentari mondiali, misurato dall’Indice FAO dei Prezzi Alimentari, è sceso di tre punti - pari all’1.4% - tra Marzo ed Aprile 2012, ma sembra essersi stabilizzato al valore relativamente alto di 214 punti. Si è trattato della prima diminuzione dopo tre mesi consecutivi di aumenti</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>3 Maggio 2012, Roma</strong> - Il livello dei prezzi alimentari mondiali, misurato dall'Indice FAO dei Prezzi Alimentari, è sceso di tre punti - pari all'1.4% - tra Marzo ed Aprile 2012, ma sembra essersi stabilizzato al valore relativamente alto di 214 punti, ha dichiarato oggi la FAO. <br /> <br /> Si è trattato della prima diminuzione dopo tre mesi consecutivi di aumenti, e sebbene l'indice sia notevolmente sceso rispetto al record di 235 punti registrato ad Aprile 2011, è ancora ben al di sopra dei valori inferiori ai 200 punti che si registravano prima della crisi alimentare del 2008.<br /> <br /> L'indice è apparso nell'ultimo rapporto della FAO, <a href="http://www.fao.org/giews/english/fo/index.htm" target="_blank"><em>Food Outlook</em></a>, un'analisi di mercato globale  pubblicata semestralmente. Il rapporto osserva che le previsioni per la seconda metà del 2012 e per l'inizio 2013 indicano un generale miglioramento nell'offerta alimentare ed una domanda stabilmente sostenuta.<br /> <br /> Di conseguenza, la fattura delle importazioni globali alimentari nel 2012 potrebbe diminuire fino al livello di 1.24 miliardi di dollari, leggermente inferiore rispetto al livello record di 1.29 miliardi di dollari dell'anno scorso, afferma il rapporto FAO. <br /> <br /> <strong>Produzione cerealicola record <br /> <br /> </strong>Le previsioni per la produzione di cereali indicano una modesta espansione nel 2012 verso un nuovo record di 2 371 milioni di tonnellate, rispetto ai 2 344 milioni di tonnellate del 2011. <br /> <br /> Ciononostante, nell'ambito del settore cerealicolo, la produzione di grano è prevista diminuire nel 2012 del 3.6% rispetto al 2011, al livello di 675 milioni di tonnellate, con il calo maggiore previsto in Ucraina, seguita da Kazakistan, Cina, Marocco ed Unione Europea. La diminuzione attesa nella produzione coincide con previsioni di leggero calo anche per il consumo totale di grano per la stagione commerciale 2012/2013.<br /> <br /> La minor produzione di grano è controbilanciata dal livello record della produzione dei grani secondari, prevista pari a 1 207 milioni di tonnellate nel 2012, rispetto ai 1 164 milioni di tonnellate del 2011 - che era stato anch'esso un livello record. Ma l'aumento, previsto a seguito di una forte espansione delle semine negli Stati Uniti, sembra insufficiente ad allentare l'attuale ristrettezza del mercato, per via del livello estremamente basso degli stock iniziali, con conseguente continua pressione sui prezzi. <br /> <br /> La produzione di riso è prevista crescere dell'1.7% nel 2012 al livello di 488 milioni di tonnellate, ma la domanda di importazioni stagnante e il riaffacciarsi dell'India come maggiore esportatore contribuiscono a mantenere i prezzi moderati. La produzione mondiale di riso quest'anno è  prevista superare la domanda per l'ottavo anno consecutivo. <br /> <br /> <strong>La produzione di semi oleosi non soddisfa la domanda in crescita<br /> </strong><br /> Dopo due stagioni produttive relativamente buone, nel 2011/2012, il mercato dei semi oleosi e dei prodotti derivati è previsto restringersi nuovamente. La produzione globale di semi oleosi non sarà sufficiente a soddisfare la crescente domanda di tali prodotti e dei pasti in generale. La produzione mondiale di semi di soia è prevista diminuire di quasi il 10%, uno dei peggiori crolli annuali mai registrati. Con gli altri semi oleosi a compensare solo in parte tale crollo, la produzione totale di tali prodotti dovrebbe scendere del 4% rispetto alla scorsa stagione, toccando il minimo degli ultimi tre anni. I prezzi internazionali dei semi oleosi e dei prodotti derivati, che erano aumentati bruscamente da Gennaio a questa parte, rimarranno dunque presumibilmente stabili.   <br /> <br /> La produzione globale di zucchero per il 2011/2012 è prevista aumentare di oltre 8 milioni di tonnellate, pari al 4.6% rispetto al 2010/11, arrivando a toccare quasi i 173 milioni di tonnellate. Per il secondo anno consecutivo la produzione è prevista superare la domanda, con un surplus stimato attorno ai 5.4 milioni di tonnellate, che dovrebbe aiutare a ricostituire gli attuali livelli piuttosto bassi degli stock.<br /> <br /> L'aumento della produzione di zucchero è attribuito alla notevole espansione delle aree coltivate e dell'impiego di input, favorita dagli alti prezzi dello zucchero a livello globale e dalle migliori condizioni metereologiche. Il calo della produzione previsto in Brasile, il maggior produttore a livello mondiale, dovrebbe essere controbilanciato da un'aumento della produzione negli altri principali paesi produttori, tra cui Tailandia e India.<br /> <br /> <strong>Produzione in crescita per carne, pesce e prodotti caseari <br /> </strong><br /> Grazie soprattutto agli aumenti nella produzione di pollame e carne suina, la produzione globale di carne è prevista crescere di quasi il 2%, fino a 302 milioni di tonnellate nel 2012. La maggior parte dell' aumento dovrebbe aversi dei paesi in via di sviluppo. L'attuale competizione sui mercati è prevista intensificarsi nel corso 2012, poiché la crescita della produzione in alcuni paesi importatori chiave rallenterà l'espansione del commercio globale di carne. Questo, unito ai bassi livelli produttivi dei paesi esportatori sviluppati, sta provocando un trasferimemento delle quote di mercato verso i paesi in via di sviluppo, in particolare Brasile e India. <br /> <br /> La produzione mondiale di latte nel 2012 è prevista crescere del 2.7% fino a 750 milioni di tonnellate. Il grosso dell'aumento dovrebbe aversi in <a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>Asia, ma aumenti produttivi sono previsti in quasi tutte le regioni. Il commercio mondiale di prodotti caseari dovrebbe continuare a crescere nel corso del 2012. La domanda resterà stabile, con le importazioni previste raggiungere i 52.7 milioni di tonnellate di equivalenti del latte. L'Asia continuerà ad essere il mercato principale, seguita da Nord Africa, Medio Oriente e America Latina e Caraibica.<br /> <br /> La crescente domanda di pesce e prodotti ittici sta stimolando la produzione ittica a livello globale, facendo crescere i prezzi, nonostante qualche resistenza dei consumatori nei mercati più tradizionali del Sud-Europa. La produzione totale è prevista crescere nel 2012 del 2.1%, fino a un livello di 157.3 milioni di tonnellate, grazie ad un aumento del 5.8% nella pesca da allevamento che più che compensa un leggero calo nella pesca da cattura, dovuto alle limitazioni alla caccia imposte su alcune piccole specie oceaniche del Pacifico.  ]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 02 May 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>I mercati cerealicoli rimarranno tesi nonostante l’aumento di produzione</title>
	
	<description> Nonostante le prospettive di un aumento della produzione globale, i mercati cerealicoli mondiali è assai probabile resteranno tesi per il 2011/2012, secondo il rapporto trimestrale della FAO sulle Prospettive dei raccolti e la situazione alimentare pubblicato oggi. Il rapporto prevede che la produzione mondiale di cereali raggiungerà in questa stagione commerciale i 2.310 milioni di tonnellate, un aumento di 68 milioni di tonnellate, pari al 3 %, rispetto al 2010/2011.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 6 ottobre 2011 - </strong>Nonostante le prospettive di un aumento della produzione globale, i mercati cerealicoli mondiali è assai probabile resteranno tesi per il 2011/2012, secondo il rapporto trimestrale della FAO <em><a href="http://www.fao.org/docrep/014/al980e/al980e00.pdf" target="_blank" title="il rapporto in inglese">Crop Prospects and Food Situation</a></em> (Prospettive dei raccolti e situazione alimentare ndt) pubblicato oggi.<br /><br />Il rapporto prevede che la produzione mondiale di cereali raggiungerà in questa stagione commerciale i 2.310 milioni di tonnellate, un aumento di 68 milioni di tonnellate, pari al 3 per cento, rispetto al 2010/2011.  Questa proiezione è 3 milioni di tonnellate superiore rispetto a quello che la FAO aveva previsto lo scorso mese, principalmente per le migliori prospettive dei raccolti di grano e di riso.<br /><br />Questo incremento complessivo annuo comprende infatti aumenti del 4,6 per cento (30 milioni di tonnellate) per la produzione globale di grano, del 3 per cento (14 milioni di tonnellate) per il riso e del 2,1 per cento (24 milioni di tonnellate) per i cereali secondari.<br /><br />Anche l'utilizzazione totale di cereali si prevede aumenterà leggermente per il 2011/2012, attestandosi a 2.302 milioni di tonnellate, vale a dire 1,3 per cento in più del 2010/2011. <br /><br />Ma nonostante questi incrementi previsti, il rapporto avverte che a causa della lenta ripresa economica globale e degli accresciuti rischi di recessione, vi è incertezza per quanto riguarda l'impatto sulla sicurezza alimentare mondiale.  Il peggioramento delle condizioni economiche potrebbe portare ad un aumento della disoccupazione e a un calo dei redditi per i più vulnerabili ed indigenti nei paesi in via di sviluppo.<br /><br /><strong>Calo dei prezzi<br /><br /></strong>Il rapporto afferma che la prevista ripresa della produzione cerealicola globale insieme ad una domanda più bassa di quanto precedentemente anticipato, compresa quella per la produzione di etanolo, contribuiscono ad un calo dei prezzi.  In settembre, i prezzi internazionali di tutti i cereali, ad eccezione di quelli del riso, sono calati bruscamente, a motivo anche delle massicce esportazioni provenienti dalla regione del Mar Nero e delle prospettive di un indebolimento della domanda.<br /><br />L' Indice mensile dei Prezzi Alimentari della FAO, anch'esso pubblicato oggi, ha registrato in settembre un calo del 2 per cento rispetto all'agosto scorso, totalizzando 225 punti, per lo più a causa dei prezzi internazionali più bassi dei cerali, dello zucchero e degli oli.  L'Indice è adesso 13 punti al di sotto del picco di 238 punti raggiunto nel febbraio 2011, ma tuttavia ancora più alto dei 195 punti del settembre 2010.<br /><br /><strong>Leggero aumento degli stock<br /><br /></strong>Le riserve cerealicole mondiali alla chiusura della stagione nel 2012 si prevede si attesteranno a 494 milioni di tonnellate, 7 milioni di tonnellate in più dal loro livello iniziale.  Questo incremento deriverà principalmente dall'aumento di 10 milioni di tonnellate delle scorte mondiali di riso, mentre gli stock di grano aumenteranno solo marginalmente e quelli di cereali secondari invece si ridurranno di 4 milioni di tonnellate  raggiungendo 161 milioni di tonnellate, il livello più basso mai raggiunto dal 2007.  Nell' insieme, lo "<em>stock to use ratio</em>" (il rapporto tra stock finali ed utilizzazioni interne ndt.) per i cereali si prevede resterà basso, intorno al 21 per cento.<br /><br />Dopo aver sofferto cali nei due anni precedenti, il totale delle importazioni di cereali dei Paesi a basso reddito con deficit alimentare (LIFDC) nell'anno commerciale 2011/2012 si prevede aumenterà di circa 4 milioni di tonnellate, un incremento del 5 per cento rispetto al 2010/2011.<br /><br />Questo coincide con la situazione di stagnazione della produzione cerealicola nei paesi LIFDC - ad esclusione dell'India - nel 2011 e della previsione di una costituzione di riserve durante l'anno commerciale.<br /><br /><strong>Zone critiche con prospettive negative<br /><br /></strong>Esaminando la situazione alimentare a livello regionale, il rapporto della FAO segnala che la crisi umanitaria in Africa orientale, e specialmente nel sud della Somalia afflitta da una grave carestia, continua a mietere vittime ed a decimare il bestiame, e che le prospettiva immediate per le aree pastorali colpite dalla siccità rimangono molto negative.  In Somalia la crisi coinvolge quattro milioni di persone, 750.000 delle quali rischiano di morire nei prossimi mesi in assenza di una risposta adeguata.<br /><br />Tuttavia, gli interventi umanitari in corso dovrebbero cominciare a far migliorare la situazione entro la fine dell'anno.<br /><br /><strong>La discontinuità delle precipitazione minaccia i raccolti<br /><br /></strong>In Africa occidentale, diverse aree del Sahel hanno patito piogge irregolari durante la stagione agricola del 2011.  Una cessazione prematura delle piogge porterebbe ad una calo notevole della produzione con conseguente aumento dell'insicurezza alimentare in queste regioni.<br /><br />In Estremo Oriente, si prevede per il 2011 un raccolto record, ma le gravi inondazioni provocate dal monsone in diversi paesi - Bangladesh, Corea del Nord, India, Laos, Pakistan, Tailandia e Filippine - potrebbero far abbassare il dato finale.  In particolare, le inondazioni nella provincia di Sindh in Pakistan hanno provocato gravi devastazioni che hanno colpito oltre 8 milioni di persone, distruggendo circa 880.000 ettari di coltivazioni e causando la morte di molti capi di bestiame.<br /><br />Le ultime stime della FAO indicano che 32 paesi nel mondo avranno bisogno di aiuti esterni a causa della perdita dei raccolti, di conflitti o di situazioni di insicurezza, di disastri naturali o di prezzi alimentari elevati a livello nazionale.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/92570/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/92570/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 05 Oct 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Ridurre gli sprechi alimentari per nutrire il mondo</title>
	
	<description> Secondo uno studio commissionato dalla FAO, circa un terzo del cibo prodotto ogni anno per il consumo umano – grosso modo 1,3 miliardi di tonnellate – va perduto o sprecato.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 11 maggio 2011 - </strong>Secondo uno studio commissionato dalla FAO, circa un terzo del cibo prodotto ogni anno per il consumo umano - grosso modo 1,3 miliardi di tonnellate - va perduto o sprecato.<br /><br />Il documento, <em><a href="http://www.fao.org/fileadmin/user_upload/ags/publications/GFL_web.pdf" target="_blank" title="pdf, in inglese">Global Food Losses and Food Waste</a></em> (Perdita e spreco di cibo a livello mondiale ndt.), è stato commissionato dalla FAO all'Istituto svedese per il cibo e la biotecnologia (SIK) in occasione di <em>Save the food!</em>, il congresso internazionale che si tiene a Dusseldorf il 16 e17 maggio nell'ambito della fiera dell'industria d'imballaggio, Interpack2011.<br /><br />Lo studio ha inoltre evidenziato che:</p><ul><li>I paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo dissipano all'incirca la stessa quantità di cibo - rispettivamente 670 e 630 milioni di tonnellate.</li></ul><ul><li>Ogni anno i consumatori dei paesi ricchi sprecano quasi la stessa quantità di cibo (222 milioni di tonnellate) dell'intera produzione alimentare netta dell'Africa sub-sahariana (230 milioni di tonnellate).</li></ul><ul><li>Frutta e verdura, insieme a radici e tuberi, sono gli alimenti che vengono sprecati maggiormente.</li></ul><ul><li>L'ammontare di cibo che va perduto o sprecato ogni anno è equivalente a più di metà dell'intera produzione annuale mondiale di cereali (2,3 miliardi di tonnellate nel 2009/2010). </li></ul><p><strong>Perdite e sprechi<br /><br /></strong>Il rapporto distingue tra perdite alimentari e spreco di cibo.  Le perdite alimentari - che avvengono in fase di produzione, di raccolto e dopo raccolto, e di lavorazione - sono più rilevanti nei paesi in via di sviluppo a causa delle infrastrutture carenti, della scarsa tecnologia e della mancanza di investimenti nei sistemi agro-alimentari.<br /><br />Lo spreco di cibo è invece più un problema dei paesi industrializzati, che assai spesso avviene a livello di venditori e consumatori che gettano nella spazzatura cibo in perfette condizioni che si potrebbe benissimo mangiare.  In Europa ed in Nord America lo spreco pro capite da parte del consumatore è calcolato intorno ai 95-115 kg all'anno, mentre in Africa sub-sahariana e nel sudest asiatico ammonta a soli 6-11 kg l'anno.<br /><br />La produzione alimentare totale pro capite destinata al consumo umano è calcolata nei paesi ricchi intorno ai 900 kg l'anno, quasi il doppio dei 460 kg che vengono prodotti nei paesi più poveri.  Nei paesi in via di sviluppo il 40 per cento delle perdite avviene nella fase del dopo raccolto e nella lavorazione, mentre nei paesi industrializzati più del 40 per cento delle perdite avviene a livello di rivenditore e di consumatore.<br /><br />Le perdite al momento del raccolto e del magazzinaggio si traducono in perdite di reddito per i piccoli contadini ed in prezzi più alti per i consumatori poveri, fa notare il rapporto.  La riduzione delle perdite potrebbe dunque avere un impatto "immediato e significativo" sulle loro condizioni di vita e sulla sicurezza alimentare.<br /><br /><strong>Sperpero di risorse<br /><br /></strong>Perdite e sprechi significano anche enorme sperpero di risorse come acqua, terra, energia, manodopera e capitale oltre a produrre inutile emissioni di gas serra e contribuire a riscaldamento globale e cambiamento climatico.<br /><br />Il rapporto offre una serie di suggerimenti pratici su come ridurrli.  Nei paesi in via di sviluppo il problema è principalmente dovuto a tecniche inadeguate di produzione, ad una gestione carente del dopo raccolto, alla mancanza di infrastrutture adeguate di trasformazione alimentare e d'imballaggio, ed alla mancanza di informazioni sulla commercializzazione che consentirebbe alla produzione di meglio adeguarsi alla domanda.<br /><br />Il consiglio in questi casi è dunque quello di rafforzare la filiera agro-alimentare assistendo i piccoli contadini a collegarsi direttamente con gli acquirenti.  Il settore pubblico e privato dovrebbero inoltre investire di più nelle infrastrutture, nel trasporto, nella trasformazione e nell'imballaggio.<br /><br />Nei paesi a medio e alto reddito invece le perdite alimentari derivano principalmente dal comportamento del consumatore ed anche dalla mancanza di comunicazione tra i diversi settori della catena alimentare.<br /><br /><strong>Eccessiva enfasi sull'apparenza<br /><br /></strong>A livello di dettagliante grandi quantità di cibo vengono sprecate anche a causa di standard di qualità che danno eccessiva importanza all'apparenza.  Ricerche mostrano che il consumatore sarebbe disposto a comprare prodotti che non rispondono a questi standard di apparenza purché essi siano sicuri ed abbiano un buon sapore.  Di conseguenza i consumatori hanno il potere di influenzare gli standard di qualità e dovrebbero esercitarlo, secondo il rapporto.<br /><br />Vendere i prodotti della terra direttamente senza dover conformarsi alle norme qualitative dei supermercati è un altro dei suggerimento proposti dal rapporto.  Questo potrebbe avvenire tramite negozi e mercati gestiti dai produttori.<br /><br />Si dovrebbe inoltre trovare un buon utilizzo del cibo che altrimenti viene gettato via.  Organizzazioni commerciali e di beneficenza potrebbero lavorare con i dettaglianti per raccogliere e dopo vendere o distribuire prodotti destinati all'eliminazione ma ancora buoni in termini di sicurezza, sapore e valore nutritivo.<br /><br /><strong>Cambiare l'attitudine del consumatore<br /><br /></strong>I consumatori dei paesi ricchi sono in genere incoraggiati a comprare più cibo di quello di cui hanno in realtà bisogno.  Ne è un esempio il classico "Compra tre e paghi due" proposto in molte promozioni, come pure le porzioni eccessive dei pasti pronti prodotti dall'industria alimentare.  Ci sono poi i buffet a prezzo fisso offerti da molti ristoranti che spingono il consumatore a riempire il proprio piatto oltre misura.<br /><br />Il rapporto fa notare come in generale il consumatore non programmi l'acquisto di generi alimentari in modo corretto, che significa che spesso viene buttato cibo inutilizzato quando la data "da consumarsi entro" scade.<br /><br />Informazioni nelle scuole ed iniziative politiche potrebbero essere un punto di partenza per cambiare questo comportamento, suggerisce il rapporto.  Si dovrebbe insegnare ai consumatori dei paesi ricchi che gettare via cibo senza motivo è inaccettabile.<br /><br />Dovrebbero anche essere informati che data la limitata disponibilità delle risorse naturali a disposizione è più efficace ridurre le perdite di cibo che incrementare la produzione alimentare per riuscire a nutrire la crescente popolazione mondiale.<br /><br />In un altro rapporto su confezionamento ed imballaggio dei prodotti nei paesi in via di sviluppo - anche questo preparato per il congresso <em>Save the food!</em> - si fa notare che un imballaggio appropriato è un elemento fondamentale che ha effetti sulle perdite che avvengono a quasi tutte le fasi della catena alimentare.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/74267/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/74267/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 10 May 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>I prezzi alimentari stabili</title>
	
	<description> I prezzi alimentari sono rimasti quasi invariati nel mese di aprile, dopo il calo di marzo seguito ad otto mesi consecutivi di aumenti, ha reso noto oggi la FAO</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 5 maggio 2011</strong> - I prezzi alimentari sono rimasti quasi invariati nel mese di aprile, dopo il calo di marzo seguito ad otto mesi consecutivi di aumenti, ha reso noto oggi la FAO.<br /><br />Tuttavia, mentre <a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/" target="_blank">l'Indice FAO dei prezzi alimentari</a> nel mese di aprile ha rilevato una media di 232 punti,  poco è cambiato rispetto a marzo, ancora un 36 per cento più alto rispetto all'aprile 2010 e solo il due per cento in meno rispetto al picco raggiunto nel febbraio 2011.<br /><br />Il calo del prezzo dello zucchero e di quello del riso hanno contribuito a stabilizzare l'indice, ma i prezzi internazionali di quasi tutte le altre derrate sono rimasti stabili.<br /><br />"Il calo del dollaro e l'incremento del prezzo del petrolio stanno contribuendo a mantenere alti i prezzi delle derrate, in particolare dei cereali", dice David Hallam, Direttore della Divisione FAO Commercio e Mercati.  "Con una domanda che continua ad essere sostenuta, le prospettive di un ritorno a prezzi più normali dipenderà principalmente da quanto la produzione aumenterà nel 2011 e in che misura nella prossima stagione verranno ricostituite le scorte cerealicole".<br /><br /><strong>Salgono i prezzi del grano e del mais<br /><br /></strong>I pochi cambiamenti dell'indice sono da attribuire al fatto che nonostante i prezzi internazionali dei cereali siano saliti bruscamente in aprile,  l'aumento è stato più che controbilanciato dal calo dei prezzi caseari, di quelli dello zucchero e del riso mentre quelli degli oli e della carne sono rimasti per lo più immutati.<br /><br /><strong>L'Indice FAO dei prezzi cerealicoli </strong>ha registrato una media di 265 punti, un aumento del 5,5 per cento rispetto a marzo e del 71 per cento rispetto all'aprile 2010.  Il mais è salito dell'11 per cento ed il grano del quattro per cento ad aprile 2011 in conseguenza di clima avverso e ritardi nelle semine. Ma grandi forniture per l'esportazione hanno tenuto i prezzi del riso sotto una pressione al ribasso.<br /><br /><strong>L'Indice FAO dei prezzi </strong><strong>di grassi ed oli, </strong>che era calato del 7 per cento in marzo, è rimasto quasi invariato nel mese di aprile.<br /><br /><strong>L'Indice FAO dei prezzi </strong><strong>dello zucchero</strong> ha registrato una media di quasi 348 punti, un calo del 7 per cento rispetto a marzo e del 17 per cento rispetto al record raggiunto in gennaio.<br /><br /><strong>L'Indice FAO dei prezzi latteo-caseari</strong> ha rilevato una media di 229 punti, 2,4 per cento in meno rispetto a marzo.  Il buon inizio della stagione nell'emisfero settentrionale ha evitato un rialzo dei prezzi dopo sette mesi di continua crescita.<br /><br /><strong>L'Indice FAO dei prezzi della carne</strong>, sebbene ad un livello record, è rimasto stabile rispetto alla stima rivista di 172 punti in marzo.<br /><br /><strong>Il mercato cerealicolo resterà ristretto<br /><br /></strong>Le ultime indicazioni fanno pensare ad una ripresa della produzione cerealicola nel 2011 in risposta ai prezzi sostenuti, assumendo che vi siano condizioni meteorologiche normali.  Si prevede che la produzione mondiale di grano aumenti del 3,5 per cento e quella del riso del tre per cento.<br /><br />Invece le scorte cerealicole mondiali per la stagione che si conclude nel 2011 si prevede caleranno al loro livello più basso dal 2008, principalmente a causa della riduzione delle scorte dei cereali secondari.  Anche le scorte mondiali di grano caleranno, anche se il rapporto scorte/utilizzo rimarrà relativamente agevole, con le scorte di riso che si prevedono perfino in aumento.  <br /><br />"Sebbene le prime previsioni per la produzione cerealicola del 2011 siano buone, saranno determinanti le condizioni climatiche ", ha detto Abdolreza Abbassian, esperto FAO del mercato del grano.  " Le prospettive della produzione per il 2010 erano estremamente favorevoli un anno fa in questo stesso periodo, ma poi condizioni meteorologiche avverse tra luglio ed ottobre hanno cambiato drasticamente le previsioni".<br /><br />"Tra tutti i cereali, il mais è quello che desta maggiori preoccupazioni", fa notare Abbassian.  "Quest'anno avremmo bisogno di una produzione sopra la media, se non addirittura record, negli Stati Uniti per far si che la situazione del mais migliori.  Ma sinora le semine hanno subito notevoli ritardi a causa del freddo e della pioggia".</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/73951/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/73951/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 04 May 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Mille miliardi il costo delle importazioni alimentari - Prezzi in rialzo</title>
	
	<description> Il costo totale delle importazioni alimentari potrebbe nel 2010 superare la soglia dei mille miliardi di dollari, con i prezzi della maggior parte delle derrate in brusco rialzo rispetto al 2009, ha reso noto oggi la FAO. Nel 2010 il costo delle importazioni alimentari aumenterà dell’11 per cento per i paesi più poveri e del 20 per cento per i paesi a basso reddito con deficit alimentare.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 17 novembre 2010 – </strong>Il costo totale delle importazioni alimentari potrebbe nel 2010 superare la soglia dei mille miliardi di dollari, con i prezzi della maggior parte delle derrate in brusco rialzo rispetto al 2009, ha reso noto oggi la FAO.<br /><br />Nell’ultima edizione del rapporto semestrale <a href="http://www.fao.org/docrep/013/al969e/al969e00.pdf" target="_blank"><em>Food Outlook</em></a> l’agenzia ONU avverte la comunità internazionale che si profilano tempi non facili, a meno che nel 2011 la produzione delle principali colture alimentari non aumenti in modo significativo.<br /><br />Si prevede che nel 2010 il costo delle importazioni alimentari aumenterà dell’11 per cento per i paesi più poveri e del 20 per cento per i paesi a basso reddito con deficit alimentare.  Il costo totale delle importazioni alimentari a livello mondiale con tutta probabilità supererà il tetto dei mille miliardi, portandolo ad un livello non riscontrato sin dal record raggiunto nel 2008, ha affermato la FAO. <br /><br />“Con la pressione sui prezzi delle principali derrate che non accenna ad allentarsi, la comunità internazionale deve essere pronta e rimanere vigile contro il pericolo di ulteriori shock da parte dell’offerta”, ha detto la FAO.<br /><br /><strong>Colpa in parte di condizioni atmosferiche sfavorevoli<br /><br /></strong>Contrariamente alle previsioni iniziali, <strong>la produzione cerealicola mondiale</strong> adesso sembra si ridurrà del due per cento piuttosto che espandersi dell’1,2 per cento, come anticipato in giugno.  Responsabili di questo cambio di direzione, secondo il rapporto, un’imprevista riduzione dell’offerta dovuta a condizioni meteorologiche sfavorevoli. <br /><br />Gli <strong>stock cerealicoli</strong> mondiali potrebbero ridursi notevolmente, ed a questo riguardo il rapporto lancia un forte appello affinché si aumenti la produzione così da riuscire a ricostituire le scorte.  Secondo la FAO, si prevede che gli stock cerealicoli mondiali caleranno del sette per cento, il mais del 12 per cento, il grano del 10 per cento, e l’orzo crollerà del 35 per cento.  Solo le riserve di riso si prevedono in aumento, con un incremento del sei per cento.<br /><br /><strong>A farne le spese i consumatori<br /><br /></strong>“Date queste previsioni di calo delle scorte mondiali, il volume della produzione del prossimo anno sarà cruciale per la stabilità dei mercati internazionali”, secondo la FAO.<br /><br />“Per i cereali più importanti, la produzione dovrà aumentare notevolmente per far fronte all’utilizzo e ricostituire le scorte mondiali, ed è assai probabile che gli agricoltori rispondano ai prezzi correnti di mercato con un incremento delle semine”.<br /><br />“Ma i cereali potrebbero non essere le sole colture che si cercherà di produrre di più, dal momento che l’aumento di prezzi ha reso attraenti anche altre derrate, dai semi di soia, allo zucchero, al cotone.  Questo potrebbe limitare le risposte produttive di singole produzioni a livelli che potrebbero essere insufficienti per allentare la ristrettezza del mercato.  In un tale contesto, i consumatori non avranno altra scelta che pagare prezzi più alti per gli alimenti”, ha messo in guardia la FAO.<br /><br />Gli aumenti dei prezzi registrati dalla maggior parte dei prodotti agricoli di base negli ultimi sei mesi, sono dovuti ad un insieme di fattori, in particolare ad inaspettate riduzioni dell’offerta dovute a condizioni meteorologiche avverse, alle risposte politiche di alcuni paesi esportatori, ed alle fluttuazioni dei mercati delle valute.<br /><br />Ma i prezzi internazionali potrebbero ancora salire se la produzione l’anno prossimo non aumenterà, ed in modo significativo – specialmente il mais, i semi di soia ed il grano, si legge nel rapporto FAO.  Perfino il prezzo del riso, la cui offerta secondo la FAO è più che adeguata a paragone degli altri cereali, potrebbe risentirne, se i prezzi delle altre principali colture alimentari dovessero continuare a lievitare. <br /><br /><strong>Lo zucchero ai massimi trentennali<br /><br /></strong>Lo<strong> zucchero </strong>è stato nei mesi scorsi una delle ragioni dell’aumento dei prezzi del paniere alimentare globale.  Secondo la FAO, i prezzi dello zucchero che di recente hanno superato i massimi trentennali, rimarranno elevati ed estremamente volatili.<br /><br />Nel settore dei <strong>semi oleosi</strong> i prezzi riflettono la crescita relativamente lenta della produzione mondiale che, secondo il rapporto, non è stata al passo con una domanda in rapida crescita.<br /><br />Anche i prezzi della <strong>carne </strong>sono saliti, ma sinora l’aumento è stato molto più contenuto.  Per quanto riguarda il settore <strong>lattiero-caseario</strong>, il burro ha già toccato il massimo storico.  Anche i prezzi della <strong>manioca</strong> commerciata a livello internazionale nel 2010 hanno raggiunto un livello record, con la produzione che adesso si prevede calerà per la prima volta in 15 anni.<br /><br /><strong>Recupera il settore ittico<br /><br /></strong>Anche il <strong>settore ittico</strong> registra aumenti dei prezzi, mostrando una ripresa sostenuta dopo il brusco calo subito a partire dalla fine del 2008.  Ciò è da addebitarsi al fatto che gli addetti all’acquacoltura hanno risposto al calo dei prezzi riducendo gli stock.  I prezzi del pesce continuano ad essere sostenuti da una forte domanda sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo, afferma il rapporto.<br /><br />Il rapporto<em> Food Outlook </em>è prodotto dalla Divisione FAO Commercio e mercati nell’ambito del Sistema mondiale d'informazione e preavviso rapido (GIEWS).  È una pubblicazione semestrale - esce a giugno e novembre - che analizza tutte le dinamiche dei mercati mondiali degli alimenti e dei mangimi animali.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/47746/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/47746/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il rialzo del prezzo del grano fa crescere i prezzi alimentari</title>
	
	<description> Il rialzo del prezzo del grano ha portato i prezzi alimentari internazionali ad una crescita del 5% lo scorso mese, il più grande aumento mensile dallo scorso novembre, ha annunciato oggi la FAO. L'Indice dei Prezzi Alimentari FAO ha avuto una media di 176 punti in agosto, circa 9 punti in più rispetto a luglio.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>1 settembre 2010, Roma</strong> - Il rialzo del prezzo del grano ha portato i prezzi alimentari internazionali ad una crescita del 5% lo scorso mese, il più grande aumento mensile dallo scorso novembre, ha annunciato oggi la FAO.<br /><br />L'<a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/FoodPricesIndex/en/">Indice dei Prezzi Alimentari FAO</a> (FFPI) ha avuto una media di 176 punti in agosto, circa 9 punti in più rispetto a luglio, riporta la FAO nel suo ultimo <a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/en/">bollettino</a> sulla situazione della domanda e offerta cerealicola mondiale. L'aumento - pari al 5% - ha portato l'Indice ai livelli più alti registrati da settembre 2008, sebbene ancora inferiori del 38% rispetto al picco registrato a giugno 2008.   <br /><br />L'aumento del FFPI riflette principalmente l'improvvisa impennata del prezzo internazionale del grano, avutasi a seguito della grave siccità che ha colpito la Federazione Russa e che ha costretto il paese a imporre restrizioni alle vendite di grano. Ma tra le altre cause vi sono anche l'aumento dei prezzi dello zucchero e dell'olio di semi.<br /><br /><strong>La produzione cerealicola mondiale <br /><br /></strong>Il bollettino della FAO riporta che le previsioni per la produzione cerealicola mondiale nel 2010 sono state riviste al ribasso al livello di  2.238 milioni di tonnellate, ben 41 milioni di tonnellate in meno rispetto al livello di 2.279 milioni di tonnellate registrato a giugno.<br /><br />Ciononostante, anche a tale più basso livello, la produzione cerealicola mondiale nel 2010 resterà comunque la terza più alta mai avuta, e sempre sopra la media quinquennale. Tra i cereali principali, la maggior parte del calo è attribuibile al grano, la cui riduzione ha riflettuto principalmente la diminuzione dei raccolti dei maggiori produttori dei paesi della CSI (Comunità degli Stati Indipendenti) causata dalle condizioni climatiche avverse.  <br /><br />Stando alle attuali stime, il consumo complessivo di cereali supererà leggermente la produzione mondiale nel 2010/11. Questo porterà ad una contrazione del 2% delle giacenze finali dal livello iniziale record degli ultimi 8 anni, e ad una leggera diminuzione del rapporto stock/utilizzo.  Ad un livello del 23%, comunque, tale rapporto rimarrà comunque ben al di sopra del minimo di 19,5% registrato durante la crisi alimentare del 2007/08. <br /><br /><strong>La produzione di grano<br /><br /></strong>Un'ulteriore riduzione nelle previsioni per la produzione mondiale di grano nel 2010 - rispetto all'ultimo bollettino FAO del 4 agosto scorso - porta la produzione di grano mondiale prevista per quest'anno ad un livello di 646 milioni di tonnellate - il 5% in meno rispetto al 2009, ma ancora il terzo livello più alto mai registrato.<br /><br />Tale ultima revisione riflette un ulteriore calo nelle stime per il raccolto di quest'anno nella Federazione Russa, ad un livello di 43 milioni di tonnellate (dagli iniziali 48 milioni di tonnellate di agosto), che più che compensa le previsioni al rialzo per i raccolti di altri paesi tra cui Stati Uniti e Cina. <br /><br />Le stime per le giacenze finali di grano nel 2011 sono state anch'esse riviste al ribasso, a 181 milioni di tonnellate - un calo del 9% rispetto ai livelli iniziali. Il rapporto stock/utilizzo per il grano per il 2010/11 è stimato pari al 27%, più basso del 3% rispetto alla stagione precedente ma sempre più alto del 5% rispetto al minimo storico degli ultimi 30 anni registratosi nel 2007/08.<br /><br /><strong>Minori squilibri sui mercati dei cereali secondari e del riso <br /><br /></strong>Si prevede che la produzione mondiale di cereali secondari raggiunga i 1.125 milioni di tonnellate, 6 milioni di tonnellate in meno rispetto alle precedenti previsioni effettuate a giugno, ma comunque leggermente al di sopra dei livelli del 2009 e pari al secondo più alto livello mai registrato. Si stima che la produzione di mais raggiunga un record storico di 845 milioni di tonnellate, con previsioni di raccolti record in Cina e Stati Uniti, mentre si prevede che la produzione mondiale di orzo cali del 22% fino a 129 milioni di tonnellate, livello minimo degli ultimi 30 anni, principalmente per via della forte diminuzione della produzione nei paesi della CSI e dell'UE causata delle cattive condizioni climatiche. <br /><br />Anche le previsioni per la produzione mondiale di riso nel 2010 sono state riviste al ribasso e fissate a 467 milioni di tonnellate, 5 milioni di tonnellate in meno rispetto alle stime di giugno ma ancora un livello del 3% più alto di quello del 2009, record storico. Gran parte della riduzione è attribuibile alle alluvioni verificatesi in Pakistan, ma è anche conseguenza delle previsioni al ribasso per i raccolti in Cina, Egitto, India, Laos e Filippine.  <br /><br />I recenti squilibri nella produzione cerealicola mondiale verranno esaminati da un gruppo di delegati in occasione di una sessione speciale di un giorno del Gruppo Intergovernativo sui Cereali e del Gruppo Intergovernativo sul Riso della FAO, prevista per il 24 settembre presso la sede di Roma.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Haiti – Programma d’intervento agricolo di 700 milioni di dollari</title>
	
	<description> Il programma speciale, redatto dal Ministero dell’Agricoltura, delle Risorse Naturali e dello Sviluppo Rurale haitiano fornisce specifici criteri guida per gli aiuti internazionali nel settore nei prossimi 18 mesi, e rappresenta uno dei capisaldi della strategia del governo per la ricostruzione del paese dopo il sisma del 12 gennaio scorso</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Port-au-Prince, 29 gennaio 2010 - </strong>La FAO fa appello ai donatori internazionali affinché sostengano un piano d'investimento di 700 milioni di dollari nel settore agricolo elaborato dal governo di Haiti per riparare le infrastrutture danneggiate dal terremoto, stimolare la produzione alimentare e creare occupazione per le persone che stanno abbandonando la capitale Port-au-Prince.<br /><br />Il programma speciale, redatto dal Ministero dell'Agricoltura, delle Risorse Naturali e dello Sviluppo Rurale haitiano fornisce specifici criteri guida per gli aiuti internazionali nel settore nei prossimi 18 mesi, e rappresenta uno dei capisaldi della strategia del governo per la ricostruzione del paese dopo il sisma del 12 gennaio scorso.<br /><br />La FAO e l'Istituto inter-americano per la cooperazione agricola hanno firmato un accordo con il Ministero per sostenere il piano del Governo.<br /><br />La FAO guida il gruppo di coordinamento delle Nazioni Unite e delle organizzazioni non governative partner che operano nel settore dell'agricoltura.<br /><br />Il 27 gennaio si è tenuta una riunione nella Repubblica Dominicana a cui hanno partecipato Joanas Gué, Ministro haitiano dell'agricoltura ed il suo corrispettivo della Repubblica Dominicana, Salvador Jiménez, insieme a rappresentanti delle organizzazioni internazionali d'aiuti.<br /><br /><strong>Situazione alimentare fragile già prima del sisma<br /><br /></strong>"La situazione alimentare di Haiti era già molto fragile prima del terremoto ed il paese era fortemente dipendente dalle importazioni alimentari", dice Alexander Jones, responsabile della risposta d'emergenza della FAO ad Haiti.<br /><br />"Con l'esodo di persone verso le zone rurali, la crescita del settore agricolo è adesso diventata una priorità urgente ed il piano del governo haitiano fa un buon lavoro nell'indicare le priorità immediate".<br /><br />Prima del sisma circa il 60 per cento degli haitiani viveva in aree rurali estremamente povere, con l'80 per cento della popolazione che sopravviveva sul filo della povertà con meno di due dollari al giorno. <br /><br />Nel suo piano programmatico il governo haitiano stima che servano circa 32 milioni di dollari adesso per comprare urgentemente sementi, attrezzi e fertilizzanti in modo da mettere i contadini nelle condizioni di avviare la semina in marzo per la stagione primaverile, che di solito copre circa il 60 per cento della produzione agricola di Haiti.<br /><br /><strong>Danneggiata la raffineria di zucchero<br /><br /></strong>Tra gli interventi a breve termine previsti nel piano vi sono la riparazione della raffineria di zucchero di Darbonne, vicino Léogane, danneggiata dal terremoto, la protezione dei bacini idrografici, la riforestazione, la ricostruzione ed il rinforzo degli argini fluviali crollati e dei canali d'irrigazione danneggiati, e la riattivazione di 600 km di strade.<br /><br />Il governo ha anche raccomandato l'acquisto di migliaia di tonnellate di sementi di cereali, di legumi e di verdura, prodotti in loco ed all'estero, attrezzi agricoli e fertilizzanti, e sostegno al settore zootecnico per un periodo di 18 mesi.<br /><br />Tra le altre priorità vi sono il rilancio di un programma che incoraggi la semina di nutritive patate dolci in tutti e 10 i dipartimenti amministrativi di Haiti e la costruzione di strutture per l'immagazzinamento e la conservazione di prodotti e sementi, in modo che il paese sia meglio attrezzato ad affrontare la prossima stagione di uragani.<br /><br />La FAO inizierà le sue attività, in linea con le priorità indicate dal governo haitiano, con i fondi ricevuti da Spagna, Belgio, Brasile, Canada e con i fondi propri dell'agenzia.<br /><br />Nel settembre 2008 il settore agricolo ad Haiti aveva subito gravi danni a causa di una serie consecutiva di cicloni ed uragani, da cui ampie zone del paese non si sono ancora riprese.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/39546/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/39546/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 09:00:00 GMT</pubDate>
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<item>
	<title>I prezzi alimentari tornano a salire</title>
	
	<description> [translate to Italiano] Global food prices have risen for four months in a row but market conditions are very different from those that caused the food price crisis two years ago. However market conditions are different from those that triggered the food price crisis that started two years ago.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><strong>Roma, 9 dicembre 2009 – </strong>I prezzi alimentari tornano a salire secondo l’Indice dei prezzi alimentari della FAO (un paniere che comprende cereali, semi oleosi, prodotti caseari, carne e zucchero) che ha registrato aumenti per quattro mesi consecutivi.<br /><br />Tuttavia, le condizioni del mercato sono differenti da quelle che hanno scatenato la crisi dei prezzi alimentari innescata due anni fa, fa notare la FAO nel suo rapporto semestrale <a href="http://www.fao.org/docrep/012/ak341e/ak341e00.htm" target="_blank" title="Read the report"><em>Food Outlook</em></a>  pubblicato oggi.<br /><br />L’indice FAO ha registrato in media 168 punti in novembre, la cifra più alta dal settembre 2008, ma comunque più bassa del 21% rispetto al picco del giugno 2008.  Prima dell’impennata del 2007/08, l’indice non aveva mai superato i 120 punti, anzi per lo più si era mantenuto sotto i 100 punti.<br /><br />“All’inizio del rialzo dei prezzi, nel 2007, la FAO aveva identificato una serie di possibili cause scatenanti: i livelli bassi delle scorte cerealicole, raccolti scarsi nei maggiori paesi esportatori, la domanda crescente di prodotti agricoli per il mercato dei biocombustibili, e l’aumento del prezzo del petrolio”, si legge nel rapporto.<br /><br /> “Via via che i prezzi si sono sempre più rafforzati, altri fattori hanno contribuito alla turbolenza dei mercati, principalmente le restrizioni alle esportazioni imposte dai governi, la debolezza del dollaro e l’appetito crescente degli speculatori in un momento di grande liquidità sui mercati mondiali.  Quello che ha reso l’impennata del 2007-08 eccezionale è stato il concorso di tanti fattori tutti insieme, culminati in un rialzo dei prezzi senza precedenti che ha fomentato la volatilità”<br /><br /><strong>Buone riserve cerealicole<br /><br /></strong>Oggi le riserve cerealicole sono a livelli più rassicuranti, sebbene alcuni mercati debbano fare i conti con situazioni non facili.  In generale gli approvvigionamenti in mano agli esportatori sono più adeguati per rispondere ad un aumento della domanda di quanto non fossero durante il periodo dell’impennata dei prezzi.<br /><br />Per esempio, il rapporto tra scorte finali e il consumo totale di grano (<em>stock-touse ratio</em>) nei maggiori paesi esportatori è salito in questa stagione dal 12% al 20%.  I biocarburanti sono ancora un elemento trainante, mail settore ha rallentato in termini di crescita annuale.<br /><br />Al tempo stesso vi sono fattori macroeconomici, come i tassi di cambio, la volatilità dei prezzi del petrolio e bassi tassi d’interesse che spingono gli investitori a mettere i loro soldi nei mercati dei prodotti di base.<br /><br />“Nonostante i fondamentali di domanda ed offerta continueranno a determinare il mercato dei prodotti di base, occorre vigilare sul sistema alimentare globale ormai intrinsecamente suscettibile ad eventi esterni che nulla hanno a che vedere con l’economia alimentare”, fa notare la FAO nel suo rapporto.<br /><br /><strong>Cresce la produzione<br /><br /></strong>“Lo stato di buona salute delle scorte e le prospettive favorevoli della produzione riducono il rischio di nuove impennate dei prezzi per i prossimi sei mesi, ma la FAO terrà gli occhi aperti sui possibili sviluppi della situazione”, dice Hafez Ghanem, Vice Direttore Generale della FAO del Dipartimento Sviluppo economico e sociale.  Sebbene le previsioni preliminari per i <strong>cereali </strong>indichino un calo della produzione mondiale rispetto al 2008, da addebitare principalmente all’aspettativa di prezzi più bassi che hanno scoraggiato le semine, la produzione del 2009 è ancora stimata a circa 4% in più rispetto al 2007.  <br /><br />La produzione mondiale di <strong>cassava</strong> si prevede che nel 2009 raggiungerà nuovi picchi, in larga parte da addebitare alle iniziative a sostegno della sicurezza alimentare ed alla domanda derivante dalla produzione di etanolo, mercato nel quale la cassava è emersa come importante materia prima.  Tuttavia, i prezzi della cassava sul mercato internazionale sono ancora inferiori a quelli di due anni fa, anche se dovrebbero restare stabili nel 2010.<br /><br />Per quanto riguarda il mercato dei <strong>semi oleosi, </strong>è possibile<strong> </strong>un indebolimento dei prezzi di farine e panelli, dovuto al raccolto abbondante previsto in Sudamerica, ma si prevede che il mercato rimanga ristretto per quanto riguarda gli <strong>oli </strong>ed i<strong> grassi</strong>.  È assai probabile che il prezzo dello <strong>zucchero </strong>rimanga stabile ma a livelli più bassi di quelli attuali.<br /><br /><strong>In ribasso carne, rialzi per caseari e prodotti ittici<br /><br /></strong>Secondo i dati FAO, i prezzi mondiali della <strong>carne,</strong> nei primi dieci mesi del 2009, sono stati in media un 8 per cento più bassi rispetto allo scorso anno.   Si prevede che nel 2009 le minori importazioni a livello mondiale comprimano il commercio mondiale in tutte le varie categorie di carne, ma per il 2010 dovrebbe esserci una modesta ripresa. <br /><br />I prezzi dei <strong>prodotti lattiero-caseari </strong>sono di nuovo in rialzo, con un guadagno dell’80% dal loro livello minimo raggiunto nel febbraio 2009, con il latte in polvere che registra la crescita più rapida.  I prezzi futuri dipenderanno dal fatto se l’Unione Europea metterà sul mercato internazionale le sue grandi riserve di burro e di latte scremato.  Il 2009 è stato un anno difficile per <strong>pesca e prodotti ittici </strong>a causa della recessione mondiale che ha colpito la domanda.  Negli ultimi mesi tuttavia si è registrato un aumento moderato dei prezzi.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/38127/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/38127/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 08:00:00 GMT</pubDate>
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<item>
	<title>La produzione di banane resiste alla crisi economica</title>
	
	<description> Secondo un rapporto della FAO, la produzione di banane resisterà alla crisi economica mondiale meglio di altri prodotti agricoli. L'agenzia ONU chiede maggiori risorse per combattere le malattie che attaccano i banani.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 7 dicembre 2009 – </strong>Si prevede che la produzione di banane resisterà alla crisi economica mondiale meglio di altri prodotti agricoli, dice la FAO in un rapporto pubblicato oggi.<br /><br />L’agenzia ONU anticipa che le importazioni di banane nel 2009 caleranno leggermente attestandosi intorno ai 13,8 milioni di tonnellate, circa il 3.3% in meno del 2007.  Le importazioni di banane da parte dell’Unione Europea, degli USA e di altri paesi sviluppati registreranno rispettivamente cali del 4,1%, 5,5% e 3,2%.<br /><br />I paesi in via di sviluppo continueranno invece a registrare un incremento della domanda, con importazioni che si prevede raggiungeranno i 2,33 milioni di tonnellate, un aumento del 2,5% trainato principalmente dalla Cina.<br /><br />Se la recessione entro la fine del 2009 avrà superato il momento più critico, per il 2010 si prevede che la domanda di banane aumenterà del 7,8% mentre gli altri frutti tropicali aumenteranno del 2%, secondo la FAO.  Ed il motivo principale del perché la domanda di banane si prevede resisterà alla crisi è che il frutto è considerato dai consumatori una necessità e non un bene voluttuario e dunque risente meno dei cambiamenti di prezzo e di reddito.  Inoltre nel bilancio familiare la spesa per la frutta è molto bassa ed incide poco sul totale.<br /><br /><strong>Tendenza all’aumento<br /><br /></strong>“Con la crescita costante della popolazione e del reddito, e con la maggiore conoscenza sul positivo valore nutritivo della frutta, è assai probabile che il consumo globale di banane e di frutta tropicale continui la sua tendenza ad aumentare nei prossimi decenni”, dice il rapporto FAO. <br /><br />Il commercio di banane e frutti tropicali rappresenta oggi circa il 40% del mercato mondiale di frutta.<br /><br />Il rapporto FAO, che esamina anche l’andamento del mercato delle banane nel corso della recessione economica, verrà presentato alla Conferenza internazionale sulla produzione di banane e di frutti tropicali che si terrà presso la FAO dal 9 all’11 dicembre.  Alla conferenza partecipano esperti e rappresentanti politici.<br /><br /><strong>Infestazioni che cancellano 4 miliardi di dollari<br /><br /></strong>In un altro rapporto, che sarà presentato nel corso della stessa conferenza, la FAO chiede maggiori risorse per creare una mappa a livello mondiale delle malattie che attaccano i banani da frutta e da farina, mettendo in guardia che il danno complessivo causato dalle infestazioni potrebbe ammontare nel 2010 ad oltre 4 miliardi di dollari, con un grave impatto sui redditi dei piccoli contadini di molti paesi in via di sviluppo.<br /><br />Il <em>Banana Bunchy Top Virus</em> (BBTV) o il batterio che ne provoca l’avvizzimento minacciano la sicurezza alimentare di circa 70 milioni di persone in 15 paesi dell’Africa sub-sahariana, per i quali i banani sono fonte di reddito e di cibo.  Non solo, ma il rapporto avverte anche che si stanno diffondendo altre due malattie: la malattia delle righe nere (Cercosporiosi) ed un altro patogeno fungino che ne provoca l’avvizzimento.<br /><br />“Tutte e quattro le malattie meritano molta più attenzione e maggiori investimenti per campagne di informazione, per promuovere la ricerca, e per la formazione agricola dei coltivatori”, dice la FAO nel rapporto.  “Sinora le risorse limitate per affrontare questioni e problemi complessi hanno rappresentato un grave ostacolo”.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/38026/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/38026/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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<item>
	<title>Fame nel mondo, alcuni paesi vanno in controtendenza</title>
	
	<description> L’aumento dei dati globali sulla fame maschera il fatto che 31 paesi, su 79 monitorati dalla FAO, a partire dagli anni '90 hanno registrato un calo significativo del numero delle persone sottonutrite.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><strong>Roma, 11 novembre 2009 - </strong>L’aumento dei dati globali sulla fame maschera il fatto che 31 paesi, su 79 monitorati dalla FAO, a partire dagli anni '90 hanno registrato un calo significativo del numero delle persone sottonutrite.<br /><br />Un rapporto pubblicato oggi dal titolo <em>“<em>Pathways to success</em>”</em> (La strada verso il successo), mette in luce i progressi fatti da 16 di questi paesi, che hanno già raggiunto l’obiettivo di dimezzare la fame entro il 2015, o sono sulla strada giusta per farlo.<br /><br />Il numero delle persone che soffrono la fame ha raggiunto il picco storico di 1,02 miliardi.  Più di 60 Capi di Stato hanno confermato la loro partecipazione al Vertice Mondiale sulla sicurezza alimentare che si svolgerà a Roma dal 16 al 18 novembre, per discutere delle strategie più efficaci per incrementare la produzione agricola ed eliminare la fame.<br /><br />Il rapporto FAO, che stamattina è stato presentato alla stampa dal Direttore Generale Jacques Diouf, analizza in dettaglio i fattori di fondo che sottostanno al successo di quattro paesi nel ridurre in modo significativo la fame: Armenia, Brasile, Nigeria e Vietnam.<br /><br /><strong>Una campagna di mobilitazione online<br /><br /></strong>Commentando il rapporto, il Direttore Generale della FAO ha detto “attraverso gli esempi che offre, fornisce un messaggio di speranza: la battaglia contro la fame può essere vinta.  Quello che serve è l’impegno risoluto degli stessi paesi in via di sviluppo ed un forte sostegno da parte della comunità internazionale”. <br /><br />Diouf ha inoltre lanciato una campagna contro la fame online, chiedendo al pubblico di firmare un appello per porre fine alla fame.  Per firmare la petizione collegarsi al seguente sito:  <a href="http://www.1billionhungry.org/it" title="1billionhungry.org">http://www.1billionhungry.org/it</a><br /><br /><strong>Denominatori comuni<br /><br /></strong>Secondo il rapporto della FAO vi sono quattro denominatori comuni dietro queste storie di successo: innanzitutto la creazione di un ambiente favorevole che promuova la crescita economica ed il benessere; in secondo luogo, gli investimenti nel settore rurale ed il raggiungimento dei più vulnerabili; terzo, far sì che i successi raggiunti siano difesi e mantenuti; ultimo, pianificare un futuro sostenibile.<br /><br />Per esempio, per quanto riguarda la capacità di raggiungere i più vulnerabili ed investire nelle popolazioni rurali povere, il Governo brasiliano nel 2003 ha introdotto il Programma di Fame Zero.  Il Governo ha mobilitato autorità locali e organizzazioni della società civile a sostegno di questa strategia, che comportava il trasferimento di fondi per incrementare il potere d’acquisto dei più poveri investendo contemporaneamente nei piccoli contadini.<br /><br />Questo tipo di approccio è riuscito a creare allo stesso tempo la domanda e l’offerta, a vantaggio di tutti.  “Ne è seguita una rapida riduzione della percentuale dei sottonutriti”, afferma il rapporto FAO.  <br />Il Programma nazionale per la sicurezza alimentare della Nigeria è riuscito a raddoppiare la produzione e i redditi dei piccoli contadini, che praticano un’agricoltura pluviale di sopravvivenza, introducendo tecnologie più avanzate che hanno consentito di coltivare due o tre colture diverse invece di dover dipendere solo da una.<br /><br /><strong>Proteggere i risultati<br /><br /></strong>Il Vietnam viene citato nel rapporto come esempio di difesa dei risultati. Il rapporto mostra come di fronte alla minaccia del virus della SARS (la sindrome respiratoria acuta e grave) il paese ha velocemente riorganizzato il settore aviario ed ha rafforzato i servizi veterinari per evitare che malattie di origine animale potessero mutare in epidemie umane.<br /><br />Con lungimiranza, il Governo armeno ha dato la massima priorità agli investimenti per migliorare l’infrastruttura idrica del paese in totale stato di abbandono.  “Con l’attuale sistema di irrigazione oltre il 50 per cento dell’acqua trasferita andava perduto”, fa notare il rapporto.<br /><br />Oltre ai quattro paesi citati sopra, il documento FAO esamina come tre altri paesi in via di sviluppo – Algeria, Malawi e Turchia – sono riusciti a fare del proprio settore agricolo un’importante fonte di crescita e di guadagno grazie alle esportazioni,  elementi che a loro volta hanno contribuito a ridurre fame e povertà e ad assicurare una maggiore offerta di cibo a livello globale.<br /><br /><strong>Elemento chiave i piccoli contadini<br /><br /></strong>Il rapporto conclude che uno dei modi migliori e più fruttuosi dal punto di vista economico per uscire dalla povertà rurale e dalla fame, è investire a favore dei piccoli contadini.  Circa l’85 per cento delle conduzioni agricole del mondo hanno dimensioni inferiori ai due ettari ed i piccoli contadini e le loro famiglie rappresentano due miliardi di persone, vale a dire un terzo della popolazione mondiale.<br /><br />L’Indonesia, il Messico e la Sierra Leone sono esempi di paesi che hanno sviluppato approcci innovativi che rafforzano e sostengono i piccoli contadini.<br /><br />Ci potrebbe comunque essere ancora bisogno di assistenza d’emergenza in alcuni dei paesi dove sono calati i tassi di sottonutrizione, specialmente quelli che partivano da percentuali molte alti di popolazione che soffriva la fame.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/37231/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/37231/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
</item>
<item>
	<title>Prezzi alimentari ancora sostenuti nei paesi poveri</title>
	
	<description> Nei paesi poveri, importatori netti di alimenti, i prezzi alimentari continuano a rimanere sostenuti, nonostante la buona produzione cerealicola registrata nel 2009, ha avvertito oggi la FAO nel suo ultimo rapporto Crop Prospects and Food Situation, pubblicato alla vigilia del Vertice Mondiale sulla sicurezza alimentare.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 10 novembre 2009 – </strong>Nei paesi poveri, importatori netti di alimenti, i prezzi alimentari continuano a rimanere sostenuti, nonostante la buona produzione cerealicola registrata nel 2009, ha avvertito oggi la FAO nel suo ultimo rapporto <em><em><a href="../../../../docrep/012/ai484e/ai484e00.htm" title="Crop Prospects and Food Situation">Crop Prospects and Food Situation</a></em><em> </em></em> (Prospettive dei raccolti e situazione alimentare ndr).<br /><br />Una situazione di grave insicurezza alimentare colpisce al momento 31 paesi che per questo necessitano di aiuti d’emergenza.  La situazione è particolarmente grave in Africa orientale dove a causa della siccità e dei conflitti in corso circa 20 milioni di persone hanno bisogno di aiuti alimentari, ha denunciato la FAO.<br /><br />Nonostante i prezzi alimentari a livello internazionale siano calati in modo significativo rispetto ai picchi raggiunti un paio d’anni fa, i prezzi del grano e del mais in ottobre sono saliti e quelli del riso di esportazione rimangono più alti dei livelli ante crisi.<br /><br />“Per le popolazioni più povere, il cui bilancio familiare viene speso sino all’80 per cento per il cibo, la crisi dei prezzi alimentari non è ancora finita”, dice Hafez Ghanem, Vice Direttore Generale della FAO.  “Oggi, per combattere fame e povertà, la priorità a livello mondiale è incrementare gli investimenti nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo”. <br /><br />La FAO ha convocato un Vertice Mondiale dal 16 al 18 novembre 2009 allo scopo di raggiungere un ampio consenso per l’immediata riduzione della fame con l’obiettivo di promuovere gli investimenti pubblici e privati nello sviluppo agricolo dei paesi in via di sviluppo.<br /><br /><strong>Africa occidentale<br /></strong><br />In Africa occidentale la produzione cerealicola nel 2009 calerà rispetto ai buoni raccolti dello scorso anno.  Le piogge scarse, inferiori alle medie stagionali, hanno reso necessario in molte zone della regione ripiantare le colture ed hanno causato la perdita del bestiame in Mali, Ciad e Niger, secondo il rapporto.  I prezzi dei cereali nella regione sono ancora ben al di sopra i livelli di due anni fa prima della crisi dei prezzi alimentari.<br /><br />Ad esempio il prezzo del miglio sul mercato di Bamako, la capitale del Mali, di Ouagadougou in Burkina Faso e di Niamey in Niger è aumentato rispettivamente del 35 per cento, del 42 per cento e del 21 per cento rispetto allo stesso periodo del 2007.  Il prezzo del riso importato è incrementato tra il 22 ed il 46 per cento.  La FAO mette in guardia che il previsto calo della produzione cerealicola della Nigeria potrebbe portare a nuovi rialzi dei prezzi in tutta l’Africa occidentale.<br /><br /><strong>Africa orientale<br /><br /></strong>In Africa orientale la situazione desta grande preoccupazione a causa delle scarse precipitazioni che in molte aree hanno distrutto raccolti e pascoli, dell’incremento dei conflitti, dell’interruzione degli scambi commerciali e della permanenza di prezzi alimentari sostenuti.  <br /><br />In Kenya si prevede che la produzione di mais sarà inferiore del 30 per cento rispetto allo scorso anno passato.  Si stima che circa 3,8 milioni di keniani soffrano di insicurezza alimentare elevata o estrema, per lo più nelle aree agricole e pastorali marginali.<br /><br />In Etiopia il numero delle persone che necessitano di soccorsi umanitari è aumentato, passando dai 5,3 milioni del maggio scorso a 6,2 in ottobre.<br /><br />In Uganda circa 1,1 milioni di persone hanno bisogno di assistenza alimentare. Nel Sudan meridionale ed in Darfur il proseguire della guerra civile sta facendo peggiorare la già grave situazione alimentare della popolazione: si stima che siano circa 5,9 milioni le persone che dipendono dagli aiuti alimentari d’emergenza per sopravvivere.<br /><br /><strong>Altre regioni del mondo<br /><br /></strong>In Africa australe, nonostante la buona produzione cerealicola del 2009, persistono prezzi alimentari elevati in diversi paesi, con gravi conseguenze sulla sicurezza alimentare della popolazione.<br /><br />In Nord Africa la produzione complessiva di grano si prevede raggiungerà il nuovo record di 21,5 milioni di tonnellate, rispetto ai 14,3 milioni di tonnellate del 2008, quando la produzione era stata compromessa a causa della siccità.<br /><br />In Asia, le prospettive della produzione di riso nel 2009 si sono deteriorate dal luglio scorso a seguito delle irregolari piogge monsoniche in India, uno dei principali paesi produttori, e dei disastri naturali in alcuni altri paesi, come il Giappone, la Repubblica della Corea del Nord, la Repubblica democratica popolare del Laos e lo Sri Lanka.<br /><br />La FAO produce il rapporto <em>Crop Prospects and Food Situation</em> ogni tre mesi.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/37157/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/37157/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>L’agricoltura verso il 2050: le sfide da affrontare</title>
	
	<description> L’agricoltura dovrà essere più produttiva per riuscire a nutrire una popolazione in continuo aumento e rispondere alle grandi sfide ambientali che abbiamo di fronte, ha affermato oggi il Direttore Generale della FAO.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><strong>Roma, 12 ottobre 2009 – </strong>L’agricoltura dovrà essere più produttiva per riuscire a nutrire una popolazione in continuo aumento e rispondere alle grandi sfide ambientali che abbiamo di fronte, ha affermato oggi il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf, aprendo i lavori del Forum di esperti ad alto livello su come nutrire il mondo nel 2050 (Roma, 12-13 ottobre).<br /><br />Di fronte ad oltre 300 esperti di tutto il mondo, Diouf ha poi proseguito: “Gli effetti combinati dell’incremento demografico, della forte crescita del reddito e dell’urbanizzazione… avranno come risultato una domanda di cibo, di foraggio, di fibre doppia rispetto ad oggi”.<br /><br />“Non ci sarà altra scelta che aumentare la produttività agricola”, ha aggiunto Diouf, facendo notare che questo incremento dovrà derivare principalmente da una crescita della resa e da una maggiore intensità delle colture piuttosto che dall’estensione delle terre coltivate, nonostante ci siano ancora vaste aree che potrebbero essere coltivate, in particolare nell’Africa sub-sahariana ed in America latina.  Aggiungendo poi che “se è vero che l’agricoltura biologica contribuisce alla riduzione di fame e povertà e dovrebbe essere incentivata, non è in grado da sola di nutrire una popolazione mondiale in rapido aumento”.<br /><br />Le proiezioni indicano che la popolazione mondiale raggiungerà nel 2050 i 9,1 miliardi di persone, dagli attuali 6,7 miliardi, e richiederà dunque un incremento del 70 per cento della produzione.<br /><br /><strong>Crescente scarsità delle risorse<br /><br /></strong>Oltre ad una crescente scarsità delle risorse disponibili, terra, acqua e biodiversità, “l’agricoltura a livello mondiale dovrà fare i conti con gli effetti del cambiamento climatico, in particolare con l’aumento delle temperature, con una maggiore variabilità delle precipitazioni e con una maggiore frequenza di fenomeni meteorologici estremi, come alluvioni e siccità”.<br /><br />A causa del cambiamento climatico si ridurrà la disponibilità di acqua e vi sarà un aumento delle infestazioni di parassiti e delle malattie delle piante.  Si stima che gli effetti combinati del cambiamento climatico potrebbero far calare la produzione del 30 per cento in Africa e del 21 per cento in Asia.<br /><br />“La sfida non è solo incrementare la produzione globale futura, ma aumentarla laddove e per coloro che ne hanno più bisogno”, ha sottolineato il Direttore Generale della FAO.  “Un’attenzione particolare dovrà essere posta ai piccoli contadini, alle donne ed alle famiglie rurali ed al loro accesso alla terra, alle risorse idriche, alle sementi di migliore qualità… ed ad altri moderni fattori produttivi”.<br /><br /><strong>Il problema acqua<br /><br /></strong>Diouf si è soffermato sul particolare problema dell’acqua dal momento che il cambiamento climatico renderà le precipitazioni sempre più inaffidabili.  Gli investimenti nel controllo e nella gestione delle risorse idriche dovranno dunque diventare prioritari.<br /><br />È anche importante colmare il gap tecnologico tra i paesi tramite il trasferimento delle conoscenze nord-sud, sud-sud e la cooperazione triangolare.<br /><br /><strong>In concorrenza con la bioenergia<br /><br /></strong>La produzione alimentare mondiale dovrà anche competere con il mercato dei biocombustibili “che potrebbe cambiare le varianti fondamentali del mercato agricolo mondiale” considerato che le proiezioni indicano un aumento della produzione di circa il 90 per cento nei prossimi 10 anni per raggiungere i 192 miliardi di litri per il 2018.<br /><br />Nei due giorni di dibattito 300 eminenti esperti provenienti da tutto il mondo discuteranno degli investimenti, delle tecnologie e delle misure politiche necessarie per assicurare la disponibilità di cibo per il 2050.  Si calcola che occorrerà investire nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo 44 miliardi di aiuti ufficiali allo sviluppo (ODA) – di contro agli attuali 7.9 miliardi l’anno.  Maggiori investimenti, includendo risorse derivanti dai budget nazionali, da investimenti esteri diretti e dal settore privato, dovrebbero assicurare un migliore accesso a moderni fattori produttivi, a sistemi di irrigazione, ai macchinari, a strutture per l’immagazzinaggio, a strade e migliori infrastrutture rurali, ed avere manodopera agricola esperta e qualificata con corsi di formazione.<br /><br />Le conclusioni e le raccomandazioni del Forum serviranno da base di discussione al dibattito del Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare in programma presso la sede FAO dal 16 al 18 novembre 2009, cui parteciperanno capi di stato e di governo dei 191 paesi membri della FAO.  Da esso si spera vengano iniziative concrete per una rapida e completa eliminazione della fame nel mondo, così da assicurare il più basilare dei diritti umani: il diritto al cibo.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Da qui al 2050 necessario investire miliardi in agricoltura</title>
	
	<description> Saranno necessari investimenti netti di circa 83 miliardi l’anno nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo per avere cibo a sufficienza per i 9,1 miliardi di persone che si prevede popoleranno il pianeta nel 2050</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 8 ottobre 2009</strong> – Saranno necessari investimenti netti di circa 83 miliardi l’anno nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo per avere cibo a sufficienza per i 9,1 miliardi di persone che si prevede popoleranno il pianeta nel 2050, afferma un documento di lavoro della FAO, pubblicato oggi. <br /><br />Questo vuol dire che gli investimenti in agricoltura dovranno aumentare di circa il 50 per cento, secondo il documento preparato per il Forum ad alto livello su come nutrire il mondo nel 2050 (Roma 12-13 ottobre 2009), che vedrà la partecipazione di circa 300 esperti internazionali.<br /><br />Si dovrà investire in agricoltura e nella zootecnia, ma anche nei servizi di supporto derivanti quali la catena del freddo, l’immagazzinamento, infrastrutture commerciali e la trasformazione dei prodotti.<br /><br /><strong>Decisivi gli investimenti privati<br /><br /></strong>Questo ammontare complessivo di investimenti annuali si scompone in circa 20 miliardi per la produzione alimentare e 13 miliardi per la zootecnia.  La meccanizzazione rappresenterà la quota d’investimento più cospicua, seguita dall’irrigazione.<br /><br />Ulteriori 50 miliardi l’anno saranno necessari per i servizi collegati per raggiungere un’espansione complessiva del 70 per cento della produzione alimentare entro il 2050.<br /><br />La maggior parte di questi investimenti, secondo il documento, verranno da investitori privati, includendo in questa categoria sia i singoli agricoltori che acquistano macchinari e strumenti, sia le imprese che investono in impianti per la trasformazione alimentare.  <br /><br /><strong>Necessari anche gli investimenti pubblici<br /><br /></strong>Saranno anche necessari fondi pubblici per ottenere un miglior funzionamento dei sistemi agricoli.  Le aree prioritarie individuate per gli investimenti pubblici sono: a) ricerca e sviluppo agricolo; b) le grandi infrastrutture come strade, porti, elettricità, le istituzioni agricole ed i servizi di divulgazione; c) la scolarizzazione, particolarmente delle donne, i servizi igienici e fognari, la fornitura d’acqua potabile e l’assistenza sanitaria.<br /><br />Ma nell’anno 2000 - fa notare il documento -  la spesa pubblica totale nella ricerca e nello sviluppo agricolo è ammontata a soli 23 miliardi ed è stata molto discontinua.  Gli aiuti pubblici allo sviluppo in campo agricolo sono diminuiti di circa il 58 per cento in termini reali nel periodo compreso tra il 1980 ed il 2005, passando dal 17 per cento del totale degli aiuti a solo il 3,8 per cento.  Attualmente si attesta intorno al cinque per cento.<br /><br />Dei previsti nuovi investimenti netti in agricoltura, almeno 29 miliardi dovranno essere spesi nei due paesi con la popolazione più grande – India e Cina.  Per quanto riguarda le aree regionali, l’Africa sub-sahariana avrà bisogno di investimenti per circa 11 miliardi di dollari, l’America Latina e Caraibi di 20 miliardi, il Vicino oriente e Nord Africa 10 miliardi, l’Asia del sud 20 miliardi e l’Asia orientale 24 miliardi.<br /><br /><strong>Differenze regionali<br /><br /></strong>Le proiezioni mostrano grandi differenze regionali nell’impatto che i nuovi investimenti avranno, se tradotti in termini pro-capite.  Dati i diversi tassi di crescita demografica, si prevede ad esempio che l’America Latina quasi dimezzerà la propria forza lavoro, mentre l’Africa sub-sahariana la raddoppierà.  Questo significa che per il 2050 un lavoratore agricolo in America Latina disporrà di 28 volte il capitale investito – o di beni come attrezzature, terra e bestiame – rispetto ad un suo collega dell’Africa sub-sahariana.<br /><br />Secondo il documento, gli investimenti esteri nei paesi in via di sviluppo potrebbero dare un grosso contributo a ridurre questa discrepanza.<br /><br />Sono stati però sollevati problemi di tipo politico ed economico a proposito degli investimenti nei cosiddetti “accaparramenti di terre” nei paesi poveri e con alti tassi d’insicurezza alimentare.  Operazioni di questo tipo dovrebbero essere condotte in modo da massimizzare i benefici per le popolazioni ospitanti, così da riuscire efficacemente ad incrementare la sicurezza alimentare e ridurre la povertà.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/36125/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/36125/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>2050 – La sfida alimentare in Africa</title>
	
	<description> I recenti risultati positivi registrati dal settore agricolo nell’Africa subsahariana rappresentano un punto di rottura con il passato e lasciano intravedere buone prospettive di miglioramento per il settore nel futuro, sebbene si richiedano “misure politiche concertate e decise” per mantenere l’impulso, afferma un nuovo rapporto della FAO.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>28 settembre 2009, Roma</strong> - I recenti risultati positivi registrati dal settore agricolo nell'Africa subsahariana rappresentano un punto di rottura con il passato e lasciano intravedere buone prospettive di miglioramento per il settore nel futuro, sebbene si richiedano "misure politiche concertate e decise" per mantenere l'impulso, afferma un nuovo rapporto della FAO.  <br /><br />Dopo decenni di declino, il settore agricolo subsahariano, costituito per l'80% da piccoli contadini, è cresciuto di oltre il 3,5% nel 2008, ben al di sopra del tasso di crescita della popolazione, pari al 2%.<br /><br />Tale aumento è stato agevolato da un contesto politico più favorevole all'agricoltura in molti paesi e dalla crescita dei prezzi mondiali dei generi alimentari primari come il grano e il riso. Anche i progressi in campo tecnologico come il NERICA (il Nuovo Riso per l'Africa), una varietà di riso più resistente alle siccità, hanno contribuito alla crescita della produzione nella regione.   <br /><br />"Il forte potenziale di crescita mostrato dal settore agricolo nell'Africa subsahariana è un'ottima notizia: l'agricoltura rappresenta la spina dorsale della crescita complessiva per la maggioranza dei paesi nella regione ed è essenziale per la riduzione della povertà e dell'insicurezza alimentare", ha dichiarato il Vice-Direttore Generale della FAO Hafez Ghanem.  <br /><br />Il rapporto è stato preparato per il Forum di Esperti di Alto Livello che si terrà a Roma il 12 e 13 ottobre per discutere le strategie su "Come Nutrire il Mondo nel 2050". Esso sottolinea la necessità di azioni decise in aree quali l'innovazione tecnologica, lo sviluppo dei mercati e del settore dei servizi e la migliore gestione delle risorse naturali, per riuscire a nutrire la popolazione mondiale in costante crescita ed eliminare la piaga della fame nella regione.     <br /><br />Si prevede che la popolazione dell'Africa subsahariana crescerà dai 770 milioni di persone del 2005 a 1,5/2 miliardi di persone nel 2050. Nonostante le continue migrazioni verso le città e la crescita della popolazione urbana, il numero assoluto di residenti nelle aree rurali è probabilmente destinato ugualmente a crescere. <br /><br />L'agricoltura è il motore dello sviluppo rurale e della riduzione della povertà e della fame in tutta l'Africa subsahariana. Secondo il rapporto, la crescita agricola nell'Africa subsahariana sarà molto probabilmente trainata dalla crescita della domanda interna e continentale di beni alimentari primari, dovuta all'urbanizzazione e alla crescita demografica nel medio e lungo termine.   <br /><br />Il Forum di Esperti di Alto Livello riunirà circa 300 tra i maggiori esperti del mondo accademico, di istituzioni non governative e del settore privato, provenienti da paesi in via di sviluppo e sviluppati, e servirà a preparare il terreno per il Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare, che si terrà a Roma dal 16 al 18 novembre 2009. <br /><br /><strong>La gestione delle risorse naturali<br /><br /></strong>Uno dei principali vantaggi di cui gode la regione è l'abbondanza di risorse naturali, tra le quali l'acqua, la cui distribuzione è però assai diseguale sul territorio. Ad oggi solo il 3% delle colture alimentari della regione è prodotto con tecniche irrigue, a confronto con una percentuale mondiale pari al 20%. L'uso dell'irrigazione aumenterebbe notevolmente il rendimento dei terreni e la produzione agricola.<br /><br />La terra è inoltre sfruttata al di sotto delle potenzialità. Seppur riconoscendo che ogni ulteriore espansione delle terre coltivate abbia conseguenze in termini ambientali, la FAO ha stimato che il potenziale di terre aggiuntive disponibili per la messa a coltura nell'Africa subsahariana ammonta ad oltre 700 milioni di ettari. <br /><br />In particolare la regione della savana guineana - un'area pari al doppio di quella coltivata a grano a livello mondiale - offre un enorme potenziale produttivo. Ma solo il 10% di tale regione - che copre una superficie stimata attorno ai 600 milioni di ettari - è attualmente soggetta a coltura. L'apertura di nuove attività agricole richiederebbe enormi investimenti in infrastrutture e in nuove tecnologie, così come adeguate precauzioni per evitare i possibili effetti negativi sull'ambiente.<br /><br /><strong>Le altre sfide<br /><br /></strong>Vi sono molte altre sfide che devono essere affrontate dai governi, dai donatori internazionali e dal settore privato, per migliorare il settore agricolo nell'Africa subsahariana e assicurare che la crescita della produzione agricola e lo sviluppo rurale vadano di pari passo con la riduzione della povertà. <br /><br />Tra le maggiori, vi sono il lento progresso dell'integrazione regionale, carenze istituzionali e di governance in alcuni paesi, conflitti e malattie quali l'HIV/AIDS, le difficoltà di accesso ai mercati per i piccoli contadini, la necessità di creare opportunità d'impiego nelle aree rurali e di fornire un'adeguata formazione ai più giovani.  <br /><br />C'è soprattutto bisogno di programmi e politiche che accrescano le possibilità dei piccoli agricoltori di inserirsi nei settori dinamici dei mercati nazionali, regionali e internazionali. <br /><br />Il rapporto raccomanda la riduzione dei costi di transazione dovuti ai piccoli volumi e agli sprechi di coltivazioni povere e mal gestite, suggerendo la creazione di cooperative e di altre forme di associazione imprenditoriale per raggiungere una scala minima ottimale, nonché il controllo della qualità e della sicurezza dei prodotti alimentari.    <br /><br />Sono anche necessarie delle politiche volte a proteggere i contadini africani dalle alluvioni, dalle siccità e dagli shock dei prezzi alimentari internazionali. Trasferimenti di conoscenze e tecnologie dai paesi ricchi a quelli poveri, insieme a maggiori investimenti nella ricerca agricola, sono infine cruciali per ottenere dei progressi nella lotta alla fame e stimolare lo sviluppo agricolo. <br /><br /><strong>Le sfide del settore agricolo in Africa <br /><br /></strong>Si stima che in Africa circa 218 milioni di persone, pari a circa il 30% della popolazione totale, soffrano di fame cronica e malnutrizione. <br /><ul><li>L'80% delle aziende agricole in Africa, ovvero 33 milioni di unità produttive, hanno un'estensione inferiore ai due ettari. </li><li>Il rendimento delle colture cerealicole è cresciuto poco e nella regione è ancora intorno alle 1,2 tonnellate per ettaro, mentre nel complesso dei paesi in via di sviluppo raggiunge le 3 tonnellate per ettaro. </li><li>L'uso di fertilizzanti nell'Africa subsahariana nel 2002 ammontava a soli 13 kg per ettaro, a fronte dei 73 kg per ettaro consumati in Medio Oriente e nel Nord Africa e dei 190 kg per ettaro consumati in Asia orientale e nel Pacifico. </li><li>Solo il 3% delle terre nell'Africa subsahariana è irrigato, a fronte di una percentuale a livello globale superiore al 20%. </li><li>Il 40% della popolazione nella regione vive in paesi che non si affacciano sul mare, un livello ben superiore alla media del 7.5% degli altri paesi in via di sviluppo, ed i costi di trasporto in Africa subsahariana possono raggiungere addirittura il 77% del valore delle esportazioni. </li></ul><p><br />La spesa in ricerca e sviluppo nel settore agricolo è molto bassa ed è oltretutto andata diminuendo nel corso degli anni ‘90. Se gli agricoltori africani fossero aiutati a vincere queste sfide e a sfruttare le opportunità offerte da nuovi e più appetibili mercati con il graduale attenuarsi della crisi economica globale, tutti concordano che il settore agricolo nel continente avrebbe un enorme potenziale di crescita.  </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/35816/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/35816/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>2050: Indispensabile investire nella ricerca agricola</title>
	
	<description> Un aumento della produzione agricola fino ai livelli necessari per nutrire una popolazione mondiale costantemente in crescita richiederà un netto aumento degli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo e l’adozione diffusa di nuove tecnologie, nuove tecniche agricole e nuove varietà di coltivazioni.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>25 settembre 2009, Roma</strong> - Un aumento della produzione agricola fino ai livelli necessari per nutrire una popolazione mondiale costantemente in crescita richiederà un netto aumento degli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo e l'adozione diffusa di nuove tecnologie, nuove tecniche agricole e nuove varietà di coltivazioni, afferma un <a href="../../../../wsfs/forum2050/wsfs-background-documents/issues-briefs/en/" target="_blank">nuovo rapporto</a> della FAO pubblicato oggi.<br /><br />Il rapporto è uno dei numerosi documenti realizzati dall'agenzia delle Nazioni Unite per fungere da avvio ai dibattiti previsti per il "<a href="../../../../wsfs/forum2050/wsfs-forum/en/" target="_blank">Forum di Esperti di Alto Livello su Come Nutrire il Mondo nel 2050</a>", che si terrà presso la Sede della FAO a Roma il 12 e 13 ottobre. Il Forum preparerà il terreno per il <a href="../../../../wsfs/world-summit/en/">Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare</a>, che avrà luogo dal 16 al 18 novembre 2009.<br /><br />Le ultime stime della FAO indicano che la produzione agricola mondiale dovrà aumentare del 70% entro il 2050 per poter nutrire 2,3 miliardi di persone in più rispetto ad oggi.<br /><br />Le stime dicono che il maggiore aumento della produzione agricola sarà ottenuto accrescendo l'intensità di sfruttamento dei terreni già coltivati piuttosto che ampliando l'estensione complessiva delle terre messe a coltura.<br /><br />A livello globale, si stima che il 90% dell'aumento produttivo richiesto verrà da una maggiore intensità di sfruttamento delle colture e solo un 10% dall'espansione delle aree coltivate. Per i paesi in via di sviluppo, la FAO stima che tale rapporto sarà di 80 a 20. Ma nei paesi poveri di terre, quasi l'intero aumento produttivo dovrà essere ottenuto migliorando la produttività dei terreni.<br /><br />Questo richiederà di "spingere oltre la frontiera delle tecnologie agricole" su numerosi fronti, afferma il rapporto.<br /><br /><strong>Cambiamento climatico, scarsità d'acqua, perdite post-raccolto</strong><br /><br />La sfida di migliorare la produttività dei raccolti è resa più incalzante dal cambiamento climatico.<br /><br />Si stima che se a livello globale la temperatura crescesse di più di 2<sup>o</sup>C, la produzione alimentare mondiale potenziale diminuirebbe notevolmente e colture di base come quella del mais potrebbero subire cali fortissimi. La contrazione sarebbe particolarmente acuta alle basse latitudini - in Africa, Asia e America latina, i raccolti potrebbero diminuire tra il 20 e il 40 per cento se non venissero prese efficaci contromisure.<br /><br />Saranno pertanto necessarie nuove tecnologie e pratiche migliori per affrontare il problema del cambiamento climatico - così come quello della crescente scarsità delle risorse idriche, afferma il rapporto.<br /><br />L'aumento della produttività agricola per ridurre le perdite post-raccolto è un'altra delle aree in cui si rendono necessarie innovazioni.<br /><br /><strong>Aree prioritarie d'azione</strong><br /><br />Secondo il rapporto, vi sono diverse aree in cui potrebbero essere impiegate tecniche agricole più sviluppate e nuove tecnologie per stimolare la produzione:<em><br /><br />• Migliorare l'efficienza nell'uso degli input agricoli da parte degli agricoltori. </em>Ciò si renderà tanto più necessario man mano che le risorse naturali diventeranno più scarse e che i prezzi di risorse quali i combustibili fossili, l'azoto e il fosforo cominceranno ad aumentare.<br /><br />Una tecnica molto promettente al riguardo è l'agricoltura conservativa senza dissodamento - le aziende agricole che usano tale tecnica riducono il loro consumo di carburante in media di due terzi e al tempo stesso accrescono i livelli di carbonio sequestrato dal suolo.<br /><br />Il rapporto dice anche che sarà necessario usare i fertilizzanti in maniera più efficace tramite un maggiore uso dell'azoto nei campi e una maggior produzione di azoto biologicamente fissato.<br /><br />L'acqua è un'altra risorsa che deve essere usata più efficientemente, tramite pratiche quali la raccolta dell'acqua e la conservazione dell'umidità del terreno.<br /><br /><em>• Sviluppare migliori varietà di colture. </em>Le tecniche di produzione di colture possono produrre delle varietà migliori di coltivazioni che aumentino la produzione, diminuiscano le perdite, e rendano l'agricoltura più resistente ai problemi causati da fattori climatici e alla scarsità di risorse idriche. Tuttavia, il rapporto della FAO sottolinea anche la necessità di valutare con attenzione le nuove tecnologie per evitare possibili impatti negativi sull'ambiente e sulla salute umana.<br /><em><br />• Investire massicciamente in ricerca e sviluppo nel settore agricolo. </em>Osservando che investire in R&S è il modo più efficace di stimolare l'agricoltura, il rapporto sostiene che "sono necessari massicci investimenti pubblici e privati nel campo R&S per far sì che l'agricoltura tragga beneficio dall'uso di nuove tecnologie e tecniche". La necessità di livelli decisamente più elevati di investimenti in R&S nel campo agricolo aumenterà ulteriormente a causa del cambiamento climatico e del peggioramento della scarsità d'acqua, aggiunge il rapporto.<br /><br />•<em> Colmare i "gap produttivi" esistenti. </em>Anche se si esplorano nuove tecnologie, occorre promuovere un migliore impiego di quelle già esistenti. Molte unità agricole oggi producono meno cibo di quanto potrebbero, semplicemente perché non fanno uso di sementi migliorate o di altre tecniche di coltura attualmente disponibili. I motivi di ciò risiedono spesso nella mancanza di incentivi finanziari, in uno scarso accesso alle informazioni e nella mancanza di opportunità per acquisire le capacità tecniche necessarie. <br /><br /><strong>Il Forum di Esperti</strong><br /><br />Nel corso del "Forum di Esperti di Alto Livello su Come Nutrire il Mondo nel 2050" i migliori specialisti che lavorano nelle aree dell'agricoltura, dello sviluppo rurale, della sicurezza alimentare e della lotta alla fame, si uniranno agli esperti della FAO per affrontare le numerose questioni inerenti le strategie necessarie per riuscire a nutrire l'accresciuta popolazione mondiale nel 2050.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/35779/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/35779/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>2050: Un terzo di bocche in più da sfamare</title>
	
	<description> Produrre il 70% di cibo in più per i 2,3 miliardi in più di persone che ci saranno nel 2050, al tempo stesso combattendo i problemi della povertà e della fame, usando in maniera più efficiente le scarse risorse naturali e adattandosi al cambiamento climatico, sono queste le principali sfide che il settore agricolo a livello mondiale si troverà ad affrontare nei prossimi decenni, secondo un rapporto della FAO pubblicato oggi</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[  <p><strong>23 settembre 2009, Roma</strong> - Produrre il 70% di cibo in più per i 2,3 miliardi in più di persone che ci saranno nel 2050, al tempo stesso combattendo i problemi della povertà e della fame, usando in maniera più efficiente le scarse risorse naturali e adattandosi al cambiamento climatico, sono queste le principali sfide che il settore agricolo a livello mondiale si troverà ad affrontare nei prossimi decenni, secondo un rapporto della FAO pubblicato oggi.      </p><br /><p>L'agenzia dell'ONU sta organizzando un Forum di Esperti di Alto Livello, che si terrà a Roma il 12 e 13 ottobre 2009, per discutere le strategie su "Come Nutrire il Mondo nel 2050". Il Forum riunirà circa 300 tra i maggiori esperti del mondo accademico, di istituzioni non governative e del settore privato, provenienti da paesi in via di sviluppo e da paesi sviluppati. Il Forum preparerà il terreno per il Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare, che si terrà a Roma dal 16 al 18 novembre 2009. </p><br /><p><strong>Un cauto ottimismo </strong></p><br /><p>"La FAO è cautamente ottimista riguardo le possibilità del mondo di produrre cibo a sufficienza per nutrire la popolazione mondiale nel 2050", ha dichiarato il Vice-Direttore Generale della FAO Hafez Ghanem. Egli ha però anche sottolineato che riuscire a sfamare tutti per quella data non sarà così automatico e bisognerà affrontare numerose sfide.</p><br />Ghanem ha ribadito la necessità di un'adeguata struttura socio-economica al fine di affrontare gli squilibri e le disuguaglianze esistenti, di assicurare che ogni essere umano nel mondo abbia accesso al cibo di cui ha bisogno e che la produzione alimentare sia realizzata in modo da ridurre la povertà, tenendo al tempo stesso conto dei limiti imposti dalle risorse naturali. Le stime a livello globale mostrano che oltre agli investimenti previsti saranno necessari cospicui investimenti ulteriori per garantire l'accesso al cibo, altrimenti circa 370 milioni di persone, quasi il 5% della popolazione dei paesi in via di sviluppo, potrebbero ancora soffrire la fame nel 2050.  <br /><p><br />Secondo le ultime stime ONU, la popolazione mondiale aumenterà dagli attuali 6,8 miliardi a 9,1 miliardi nel 2050 - un terzo in più di bocche da sfamare rispetto ad oggi. Tale crescita della popolazione avverrà quasi per intero nei paesi in via di sviluppo. Si prevede che la popolazione dell'Africa subsahariana crescerà più velocemente (una crescita del 108%, pari a 910 milioni di persone in più), mentre in Asia orientale e sud-orientale crescerà più lentamente (una crescita dell'11%, pari a 228 milioni di persone in più).  </p><br /><p>Nel 2050, circa il 70% della popolazione mondiale vivrà nelle città e nelle aree urbane, rispetto all'attuale 49%.  </p><br /><p><strong>La domanda di cibo </strong></p><br /><p>Si stima che la domanda di beni alimentari continuerà ad aumentare, come conseguenza della crescita della popolazione e dell'incremento dei redditi. La domanda di cereali (per l'alimentazione umana e del bestiame) è prevista raggiungere circa 3 miliardi di tonnellate nel 2050. La produzione cerealicola annuale dovrà aumentare di almeno un miliardo di tonnellate  (a partire dagli attuali 2,1 miliardi), mentre la produzione di carne dovrà aumentare di oltre 200 milioni di tonnellate per raggiungere nel 2050 un totale di 470 milioni di tonnellate, di cui il 72% verrà consumato nei paesi in via di sviluppo (dove oggi se ne consuma il 58%). </p><br /><p>La produzione di bio-combustibili potrebbe anch'essa contribuire all'aumento della domanda di beni alimentari, a seconda dell'andamento dei prezzi dell'energia e delle politiche adottate dai governi.  </p><br /><p><strong>La terra  </strong></p><br /><p>Sebbene il 90% della crescita della produzione agricola è prevista derivare da un aumento dei rendimenti delle colture e da una maggiore intensità di sfruttamento agricolo, le terre coltivabili dovranno aumentare di circa 120 milioni di ettari nei paesi in via di sviluppo, specie nell'Africa subsahariana e in America latina. Nei paesi sviluppati invece, si prevede che le terre coltivabili diminuiranno di circa 50 milioni di ettari, sebbene su tale trend possa influire inversamente la domanda di bio-carburanti.</p><br /><p>A livello globale, ci sono ancora terre sufficienti a nutrire la popolazione mondiale futura. La FAO ha però avvertito che gran parte di tali terre potenzialmente coltivabili è adatta solo a certi tipi di colture -che possono non essere quelle di cui c'è maggior domanda- ed è concentrata in un ristretto numero di paesi. </p><br /><p>Inoltre, molte delle terre non ancora sfruttate spesso presentano problemi legati alla presenza di sostanze chimiche dannose, alla predisposizione ad epidemie o alla mancanza di infrastrutture, che non sono facilmente risolvibili. Saranno quindi necessari notevoli investimenti per poterle rendere effettivamente produttive. Parte delle terre potenzialmente sfruttabili sono poi coperte dal manto forestale, o sono soggette all'espansione degli insediamenti urbani. Un gran numero di paesi, in particolare in Medio Oriente/Nord Africa e in Asia meridionale, hanno già raggiunto o stanno per raggiungere il limite delle terre disponibili.      </p><br /><p><strong>L'acqua  </strong></p><br /><p>Si prevede che il consumo di acqua per l'irrigazione dei campi aumenterà ad un tasso più modesto, grazie alla ridotta domanda e ad una maggior efficienza nell'uso dell'acqua, ma crescerà comunque di quasi un 11% per il 2050. A livello globale, le risorse idriche sono sufficienti ma distribuite in maniera diseguale, tanto che la scarsità d'acqua raggiungerà livelli preoccupanti in un crescente numero di paesi, o di regioni interne ai paesi, in particolare in Medio Oriente/Nord Africa e in Asia meridionale. Utilizzare una minor quantità d'acqua riuscendo al tempo stesso a produrre più cibo sarà cruciale per affrontare i problemi legati alla scarsità delle risorse idriche. Tale scarsità potrebbe inoltre essere aggravata da alterazioni negli schemi delle precipitazioni causate dal cambiamento climatico.  </p><br /><p><strong>Il potenziale produttivo agricolo </strong></p><br /><p>Tutto considerato, il potenziale di crescita della produzione agricola per poter nutrire la popolazione mondiale in aumento sembra essere considerevole, afferma la FAO. "Se vengono approntati gli appropriati incentivi socio-economici, vi sono ancora degli ampi gap produttivi ‘colmabili' (per esempio, le differenze tra la produzione agro-ecologica ottenibile e quella effettiva) che possono essere sfruttati. Il timore che la produzione agricola stia raggiungendo il suo tetto massimo non sembra essere giustificato, se non in rarissimi casi particolari."</p><br /><p><strong>Meno gente affamata </strong></p><br /><p>La FAO ha sollecitato degli interventi più decisi per ottenere progressi più rapidi verso l'obiettivo della riduzione e dell'eliminazione della fame e della povertà nel mondo. Gli investimenti nell'agricoltura primaria dovrebbero diventare una priorità ed essere aumentati di circa il 60%, poiché l'agricoltura non solo produce cibo ma genera anche redditi e favorisce la sussistenza nelle aree rurali. </p><br /><p>La riduzione della povertà richiede inoltre investimenti nelle infrastrutture rurali (strade, porti, elettricità, sistemi di stoccaggio e d'irrigazione); investimenti nelle istituzioni, nella ricerca, nello sviluppo dei servizi, nei diritti di proprietà terriera, nella gestione del rischio, nei sistemi di controllo veterinario e della sicurezza alimentare; ed anche investimenti nel settore non agricolo, come per esempio la creazione di reti di sicurezza alimentare o trasferimenti monetari ai più bisognosi. </p><br /><p>Senza sviluppo ed investimenti nelle aree rurali dei paesi poveri, il bisogno e le disuguaglianze rimarranno estese, sebbene assai meno di quanto lo siano oggi, secondo la FAO.  </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Brasile, Cile e paesi della CARICOM sostengono la proposta della FAO di un vertice mondiale sulla sicurezza alimentare</title>
	
	<description> I Capi di Governo dei paesi della Comunità Caraibica, insieme al Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula e al Presidente cileno Michelle Bachelet, danno il loro sostegno alla proposta del Direttore Generale della FAO di organizzare un Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare il prossimo novembre a Roma, in occasione della 36esima Sessione della Conferenza FAO.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>23 marzo 2009, Roma</strong> -  I Capi di Governo dei paesi della Comunità Caraibica (CARICOM), insieme al Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula e al Presidente cileno Michelle Bachelet, danno il loro sostegno alla proposta del Direttore Generale della FAO Jacques Diouf di organizzare un Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare il prossimo novembre a Roma, in occasione della 36esima Sessione della Conferenza FAO.<br /><br />L'annuncio arriva dopo la visita effettuata ad inizio mese da Diouf in Cile e in Brasile, dove il Direttore ha avuto colloqui personali con i Presidenti Bachelet e Lula, per poi prender parte al XX Incontro Inter-sessioni della Conferenza dei Capi di Governo della Comunità Caraibica (CARICOM), tenutosi in Belize.<br /><br />In un incontro con Diouf il 7 marzo, il Presidente Bachelet ha annunciato il suo sostegno alla proposta di un Vertice Mondiale dei Capi di Stato e di Governo sulla Sicurezza Alimentare e la sua intenzione di partecipare al Vertice. In un altro incontro il 9 marzo, il Presidente Lula ha espresso a Diouf il suo sostegno alla proposta di Vertice e la sua volontà di parteciparvi.<br /><br />Il 13 marzo, anche i Capi di Governo della Comunità Caraibica hanno deliberato sulla proposta e hanno deciso il loro totale appoggio al Vertice.<br /><br />La proposta della FAO ha già ricevuto il sostegno dei Capi di Stato e di Governo della Lega degli Stati Arabi al Vertice Arabo sullo Sviluppo Economico e Sociale, tenutosi in Kuwait lo scorso Gennaio, e quello dell'Unione Africana alla 12esima Riunione della loro Assemblea, tenutasi ad Addis Abeba ad inizio Febbraio.<br /><br /><strong>Il Vertice 2009 -  dal consenso all'azione<br /><br /></strong>Il Direttore Generale della FAO ha sottolineato che il Vertice dovrebbe ottenere risultati tangibili, assicurando un consenso diffuso sullo sradicamento rapido e totale del problema della fame e promuovendo un nuovo equilibrio alimentare mondiale.<br /><br />"Il Vertice dovrebbe portare ad una maggiore coerenza nella gestione globale della sicurezza alimentare mondiale. Servirà a definire come migliorare le politiche e gli aspetti strutturali del sistema agricolo mondiale dando priorità a soluzioni politiche, finanziarie e tecniche durature", ha affermato Diouf.<br /><br />La situazione dell'insicuerzza alimentare mondiale è insostenibile. Secondo un recente rapporto FAO, il numero totale di persone sotto-nutrite nel mondo ha raggiunto i 963 milioni nel 2008, ovvero quasi un miliardo di esseri umani, pari al 15% della popolazione mondiale. L'attuale crisi globale finanziaria ed economica potrebbe portare ancora più persone a soffrire la fame e la povertà, se non vengono prese decisioni urgenti ed attuate misure coraggiose.<br /><br />Il Direttore Generale della FAO ha ripetutamente fatto appello alla comunità internazionale per tradurre in fatti le promesse di combattere la fame, istituendo un nuovo ordine agricolo mondiale e mobilizzando 30 miliardi di dollari l'anno da investire in infrastrutture rurali per incrementare la produzione e la produttività agricola nei paesi in via di sviluppo. "E' solo in questo modo che riusciremo a sradicare la fame e a nutrire una popolazione mondiale che raggiungerà i 9 miliardi di persone nel 2050", ha sottolineato Diouf.<br /><br /><strong>Condizioni di vita decenti per gli agricoltori<br /><br /></strong>Diouf ribadisce che "deve essere stabilito un nuovo sistema di governance della sicurezza alimentare mondiale" dopo il fallimento del sistema attuale.<br /><br />"Dobbiamo avere l'intelligenza e la capacità innovativa per concepire nuove politiche di sviluppo agricolo, regole e meccanismi che assicurino un commercio internazionale non solo libero ma anche equo, e che soprattutto garantiscano la sicurezza alimentare a tutti e offrano agli agricoltori, tanto nei paesi industrializzati quanto in quelli in via di sviluppo, i mezzi per guadagnarsi una vita decente", ha detto Diouf.<br /><br />"Per restare all'attività rurale, gli agricoltori sia nei paesi industrializzati sia in quelli in via di sviluppo dovrebbero poter guadagnare redditi che siano comparabili a quelli dei loro concittadini impiegati nel settore secondario e terziario", ha aggiunto.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/10750/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/10750/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 22 Mar 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Dalle prime indicazioni, calo della produzione cerealicola mondiale nel 2009</title>
	
	<description> Seminativi più scarsi e condizioni climatiche sfavorevoli è probabile che faranno calare la produzione cerealicola nella maggior parte dei paesi produttori, secondo un nuovo rapporto FAO.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 12 febbraio 2009 - </strong>Nel 2009 la produzione cerealicola mondiale sarà inferiore rispetto ai livelli record del 2008, secondo le previsioni iniziali dell'ultimo rapporto FAO <em><a href="../../../../docrep/011/ai480e/ai480e00.htm">Crop Prospects and Food Situation</a></em> (Prospettive dei raccolti e situazione alimentare).  Le prime indicazioni suggeriscono, infatti, che semine più scarse e condizioni climatiche sfavorevoli faranno calare la produzione cerealicola nella maggior parte dei principali paesi produttori.<br /><br />Secondo il rapporto, in Europa e negli Stati Uniti nonostante condizioni generalmente favorevoli per il grano invernale, le superfici seminate sono diminuite in ragione dei previsti minori guadagni rispetto all'anno scorso, insieme al persistere dei prezzi alti degli input agricoli.<br /><br />Nei paesi a basso reddito con deficit alimentare, le prospettive per la produzione cerealicola agli inizi del 2009 sono al ribasso.  Le prime previsioni indicano un raccolto di mais più ridotto in Africa australe.  Condizioni di siccità prolungata stanno avendo effetti negativi sulla produzione di grano in Asia, specialmente in Cina per la produzione di grano invernale.  Le precipitazioni sono state scarse anche in India. Tuttavia, molto dipenderà dalla produzione di riso che in Asia deve ancora essere piantato.<br /><br />In Sud America, la produzione di grano del 2008 è stata dimezzata a causa della grave siccità in Argentina, e le persistenti condizioni di siccità stanno avendo effetti negativi sulla produzione di cereali secondari della regione.<br /><br /><strong>Aumentano le scorte....<br /><br /></strong>Secondo le ultime stime della produzione cerealicola 2008 e dell'utilizzo cerealicolo mondiale nel 2008/09, la FAO prevede un saldo positivo degli stock pari a 496 milioni di tonnellate disponibili per il 2009/10, questo è il livello più alto mai raggiunto dal 2002.<br /><br />Secondo la FAO nei paesi a basso reddito con deficit alimentare, a seguito dei raccolti superiori alla media del 2008, si allenterà la situazione di squilibrio tra la domanda e l'offerta.<br /><br /><strong>...ma i prezzi rimangono alti<br /><br /></strong>Nonostante il calo dei prezzi internazionali registrato nella seconda metà del 2008, i prezzi alimentari sui mercati interni rimangono sostenuti in molti paesi in via di sviluppo, con gravi conseguenze sull'accesso al cibo per i gruppi di popolazione più vulnerabili.  In Africa australe ed in America centrale, i prezzi dei principali prodotti alimentari non sono calati, ma anzi hanno continuato a salire.<br /><br />Nei paesi dell'Africa occidentale ed orientale, i prezzi sono decisamente calati dall'inizio dei raccolti di settembre-ottobre, ma a gennaio erano ancora ben al di sopra del livello di un anno fa.  La situazione è anche peggiore per il riso ed il grano importati - alimenti base in queste regioni - poiché i prezzi continuano a salire.<br /><br />I prezzi del riso e del grano rimangono alti anche in molti paesi poveri dell'Asia, tra questi l'Afghanistan, il Pakistan e lo Sri Lanka.<br /><br /><strong>Paesi in crisi alimentare</strong><br /><br />Crisi alimentari persistono in 32 paesi. Inoltre a seguito del recente conflitto desta particolare preoccupazione la situazione alimentare nella <strong>Striscia di Gaza</strong>.<br /><br />In Africa orientale, più di 18 milioni di persone devono fare i conti con una grave situazione di insicurezza alimentare a causa dei conflitti, dei disordini interni, delle condizioni climatiche sfavorevoli o dei loro effetti combinati, mentre si stima che in Africa australe il numero complessivo delle persone che soffrono di insicurezza alimentare sia di circa 8,7 milioni.  In <strong>Kenya, Somalia </strong>e <strong>Zimbabwe, </strong>la situazione alimentare è molto critica a causa della siccità, dei disordini interni e/o della generale crisi economica.<br /><br /><a href="../../../../docrep/011/ai480e/ai480e02.htm">Cliccare qui</a> per la lista completa dei paesi che necessitano di aiuti esterni.<br /><br /><strong>I biocombustibili</strong><br /><br />Secondo le ultime stime FAO, per l'anno commerciale 2008/09 (luglio/giugno) il volume di cereali utilizzato per la produzione di biocombustibili sarà di 104 milioni di tonnellate - il 4,6 per cento della produzione cerealicola mondiale - un aumento del 22 per cento rispetto alla quantità stimata per il 2007/08.<br /><br />Negli Stati Uniti, l'impiego complessivo di cereali per la produzione bioenergetica aumenterà, raggiungendo circa 93 milioni di tonnellate (di cui 91 milioni di tonnellate di mais), il 19 per cento in più rispetto al 2007/08.   Previsioni precedenti anticipavano una crescita nell'utilizzazione di mais per i biocarburanti perfino più rapida, ma il brusco calo del prezzo del petrolio ed il rallentamento dell'attività economica mondiale ha frenato questa tendenza.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/10129/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/10129/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>L'agricoltura deve cambiare per riuscire a nutrire il pianeta</title>
	
	<description> Gli agricoltori di tutto il mondo dovranno presto passare a sistemi agricoli più sostenibili e produttivi per riuscire a produrre il cibo necessario per una popolazione mondiale in aumento, ha affermato oggi un esperto FAO, agronomo di fama mondiale, interevndo in un Congresso internazionale di agricoltura conservativa.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Delhi, 4 febbraio 2009 - </strong>Gli agricoltori di tutto il mondo dovranno presto passare a sistemi agricoli più sostenibili e produttivi per riuscire a produrre il cibo necessario per una popolazione mondiale in aumento e rispondere alle sfide del cambiamento climatico, ha affermato oggi Shivaji Pandey, Direttore della Divisione Produzione vegetale e protezione della piante.<br /><br />Pandey, agronomo di fama internazionale, nel suo intervento al IV Congresso Mondiale di agricoltura di conservazione (AC) - che si svolge in questi giorni a Delhi e che vede la partecipazione di oltre 1.000 esperti provenienti da tutto il mondo - ha individuato nell'agricoltura di conservazione un elemento essenziale di questo cambiamento.<br /><br />"Il mondo non ha alternative se non perseguire l'intensificazione sostenibile della produzione agricola per soddisfare la domanda crescente di cibo e di foraggio, per alleviare la povertà e proteggere le risorse naturali.  L'agricoltura conservativa è un elemento essenziale di questa intensificazione", ha detto Pandey.<br /><br />L'agricoltura di conservazione, o agricoltura senza lavorazione, consiste in una serie di pratiche agronomiche che permettono una migliore gestione del suolo, limitando gli effetti negativi sulla sua composizione, sulla struttura, sul contenuto di sostanza organica.  Promuove un intervento minimo sul terreno, una maggiore copertura del suolo e la rotazione delle colture.  Introdotta circa 30 anni fa, è oggi praticata a livello mondiale su circa 100 milioni di ettari di terra.  <br /><br /><strong>Il danno all'ambiente<br /><br /></strong>I metodi agricoli intensivi tradizionali hanno spesso contribuito a danneggiare l'ambiente, con la conseguenza di un calo della produttività, proprio quando invece il mondo deve raddoppiare la produzione alimentare per riuscire a dar da mangiare ad una popolazione che si prevede per il 2050 raggiungerà i nove miliardi di persone", ha detto Pandey.<br /><br />"In nome dell'intensificazione in molte parti del mondo i contadini hanno arato il terreno in eccesso, hanno utilizzato troppi fertilizzanti, troppi pesticidi ed hanno fatto un uso eccessivo d'acqua", ha affermato l'esperto. "Ma questo ha avuto conseguenze sull'equilibrio del suolo, dell'acqua, della terra, della biodiversità e su tutti i servizi offerti dagli ecosistemi.  Tutto ciò ha causato un graduale calo dei rendimenti".<br /><br />Secondo la FAO, il tasso di crescita della produzione agricola calerà all'1,5 per cento tra adesso ed il 2030 e allo 0,9 per cento tra il 2030 ed 2050, a paragone del 2,3 per cento l'anno registrato dal 1961 ad oggi.<br /><br />Nei paesi in via di sviluppo, i rendimenti delle colture sono calati, passando da circa il 5 per cento nel 1980 al 2 per cento nel 2005.  Il rendimento del riso è sceso nello stesso periodo dal 3,2 per cento all'1,2 per cento, mentre quello del mais è calato dal 3,1 per cento all'1 per cento.<br /><br /><strong>Minore impatto <br /><br /></strong>L'agricoltura conservativa potrebbe non solo aiutare a far risalire la resa, ma avere anche importanti benefici dal punto di vista ambientale, ha continuato Pandey.  Oltre a ristabilire la qualità del suolo, fa risparmiare sull'impiego di energia in agricoltura, riducendo l'impatto ambientale di un settore che attualmente incide per circa il 30 per cento sul totale delle emissioni di gas serra.<br /><br />Potrebbe anche mitigare gli effetti del cambiamento climatico contribuendo a sequestrare carbonio nel suolo ed anche potenzialmente far risparmiare 1,200 Km<sup>3  </sup>di acqua l'anno da qui al 2030, dal momento che un terreno in sane condizioni trattiene maggiore umidità ed ha bisogno di minore irrigazione.<br /><br />Solo con un'intensificazione della produzione agricola che sia sostenibile si possono fare passai avanti verso il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio relativi alla riduzione di fame e povertà ed alla sostenibilità ambientale, ha messo in guardia Pandey.   "Al momento andiamo nella direzione sbagliata", ha aggiunto.<br /><br />Pandey ha poi esortato governi, donatori e tutte le altre parti in causa, a fornire sostegno politico e finanziario per assicurare una più ampia e rapida diffusione dell'agricoltura conservativa.  Tra le raccomandazioni che ha fatto promuovere la formazione, la ricerca e la costituzione di organizzazioni contadine.  Allo stesso tempo dovrebbero essere maggiormente disponibili le attrezzature necessarie, che dovrebebro essere fabbricate localmente. <br /><br />Hanno partecipato al Congresso di quattro giorni agricoltori, esperti e rappresentanti del mondo politico di tutto il mondo.  La conferenza era ospitata dall'<em>Indian Council of Agruicultural research </em>(ICAR) e dall'Accademia Nazionale di Scienze agricole indiana (NAAS).  La FAO insieme all'IFAD e ad altre organizzazioni indiane ed internazionali hanno contribuito alla sponsorizzazione ed all'organizzazione di questo importante incontro mondiale della comunità di agricoltura conservativa.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/10030/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/10030/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 00:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Naturale e non sintetico</title>
	
	<description> È stato lanciato oggi ufficialmente presso la FAO l'Anno internazionale delle fibre naturali 2009. Nel corso dei prossimi 12 mesi eventi e celebrazioni in tutto il mondo aiuteranno a sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza delle fibre naturali nella storia dell'umanità.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 22 gennaio 2009</strong> - È stato lanciato oggi ufficialmente presso la FAO l'Anno internazionale delle fibre naturali 2009, per celebrare l'importanza del cotone, del lino, della canapa, della juta, ma anche della lana, dell'alpaca, dell'angora, del cachemire e di tutte le altre fibre naturali.<br /><br />Come per l'anno internazionale della patata nel 2008, o nel 2004 per quello dedicato al riso, su richiesta dell'Assemblea Generale dell'ONU la FAO è l'agenzia che coordina celebrazioni ed eventi, per contribuire a sensibilizzare l'opinione pubblica sul ruolo di familiari risorse naturali spesso date per scontate.<br /><br />Alla cerimonia di lancio Hafez Ghanem, Vice Direttore Generale della FAO del Dipartimento Economico e Sociale, ha detto che la produzione di fibre di origine animale e vegetale rappresenta un rilevante settore per gli agricoltori di tutto il mondo, valutato nell'ordine di 40 miliardi di dollari l'anno. <br /><br />Le fibre, ha aggiunto, in alcuni casi arrivano a rappresentare fino al 50 per cento delle esportazioni di alcuni paesi in via di sviluppo. "Agricoltori ed addetti alla lavorazione in questi paesi dipendono dai ricavi delle vendite e dalle esportazioni come fonte di reddito primaria e per la propria sicurezza alimentare".<br /><br /><strong>Il cotone<br /><br /></strong>Nel mondo, ogni anno si producono circa 30 milioni di tonnellate di fibre naturali, siano di origine animale che vegetale, dalla Cina (seta) alle Ande (alpaca). La fibra di gran lunga più diffusa è il cotone, con una produzione annua di circa 25 milioni di tonnellate, mentre ogni anno si producono 2.2 milioni di tonnellate di lana in 100 paesi, con l'Australia che da sola rappresenta quasi un quarto del totale. <br /><br />La juta, che si ricava dal fusto di piante del genere <em>Corchorus, </em>è la seconda fibra per volume di produzione (2,3/2,8 milioni di tonnellate), ma in termini di guadagno è molto meno lucrativa della lana. I principi produttori sono l'India ed il Bangladesh.<br /><br />Il sisal, l'henequen e fibre dure simili sono prodotte dalle foglie dell'Agave, principalmente in Africa, America Latina e Cina. La fibra di cocco viene usata per tappezzerie e per materassi ma sta trovando nuovi impieghi nel geotessile ed in materiali composti.<br /><br /><strong>Dai filtri per il tè alle banconote</strong><br /><br />L'abaca, che deriva dallo stelo delle foglie di una pianta simile al banano, viene prodotta quasi esclusivamente nelle Filippine ed in Ecuador, e mentre tradizionalmente veniva impiegata per fare funi, adesso viene ridotta in poltiglia per una varietà di usi: come guaina per salsicce, per bustine da te, per filtri per il caffè, per fare banconote.<br /><br />Una volta di importanza strategica - basti pensare che la ricchezza dell'Inghilterra prima della rivoluzione industriale era fondata sulla lana, mentre la seta per secoli ha avuto un ruolo centrale nel commercio internazionale - le fibre naturali sono state col tempo sempre più sostituite da quelle sintetiche.<br /><br />L'obiettivo primario dell'Anno Internazionale delle fibre naturali è proprio di rimettere in primo piano queste fibre ed evidenziare il loro valore ai consumatori, aiutando al tempo stesso a sostenere i redditi dei produttori.<br /><br />Per celebrare l'Anno Internazionale moltissimi eventi in diversi paesi: conferenze, mostre, sfilate di moda, tra cui un Vertice internazionale sulla lana Mohair in Sudafrica ed un Festival delle fibre creative a South Caterbury, in Nuova Zelanda.<br /><br />La FAO fa appello ai paesi membri ed alle industrie del settore affinché siano resi disponibili i fondi necessari per coordinare le attività e fornire sostegno alle varie iniziative nel mondo. L' Anno Internazionale della Patata, celebrato l'anno scorso, è stato reso possibile grazie a donazioni pari a 800.000 dollari.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/9825/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/9825/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Valorizzare la produzione locale per competere nel mercato globale</title>
	
	<description> 27 ottobre 2008- La valorizzazione della produzione locale nei paesi in via di sviluppo non solo aiuta a promuovere il mercato interno e d'esportazione, ma può dare un contributo importante al raggiungimento della sicurezza alimentare per milioni di persone che dipendono dall'agricoltura per la propria sopravvivenza.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Torino/Roma, 27 ottobre 2008</strong>- La valorizzazione della produzione locale nei paesi in via di sviluppo non solo aiuta a promuovere il mercato interno e d’esportazione, ma può dare un contributo importante al raggiungimento della sicurezza alimentare per milioni di persone che dipendono dall’agricoltura per la propria sopravvivenza.<br /> <br /> Con questo intento è stato avviato un accordo di collaborazione tra la Fondazione Slow Food per la Biodiversità e la FAO, nell’ambito di un programma di Sicurezza alimentare in Africa Occidentale finanziato dalla Cooperazione Italiana che coinvolge quattro paesi: Mali, Senegal, Guinea Bissau e Sierra Leone.<br /> <br /> <strong><em>Terra Madre</em></strong><br /> <br /> L’accordo di collaborazione è stato presentato ieri sera a <em>Terra Madre</em>, la grande kermesse di quattro giorni (Torino 23-27 ottobre) organizzata da Slow Food, che ha visto la partecipazione di oltre 7.000 piccoli produttori e operatori del settore agroalimentare provenienti da tutto il mondo che si sono confrontati su come promuovere una produzione alimentare sostenibile e rispettosa dei metodi tradizionali. <br /> <br /> “Salutiamo con soddisfazione questa collaborazione con l’associazione internazionale Slow Food, di cui apprezziamo e condividiamo la centralità data all’agricoltura come motore dello sviluppo e l’impegno per la tutela della biodiversità agroalimentare e per la difesa dei piccoli produttori dei paesi poveri”, ha affermato Alexander Müller, Vice Direttore Generale della FAO, del Dipartimento Gestione Risorse Naturali ed Ambiente. “Il rilancio del settore agricolo potrà diventare realtà solo se saranno le comunità produttive locali a trarne beneficio. Slow Food sta operando in questo senso e siamo lieti di poter lavorare insieme in Africa Occidentale oggi, ed altrove domani” ha aggiunto Müller.<br /> <br /> <strong>La FAO in Africa occidentale</strong><br /> <br /> “Il programma FAO in Africa occidentale per la Sicurezza Alimentare attraverso la commercializzazione - di cui l’accordo con Slow Food è una componente - finanziato dalla Cooperazione Italiana per un totale di circa 20 milioni di dollari, si qualifica per un approccio innovativo che punta non solo a incrementare la produzione agricola ma anche a trovare sbocchi di mercato”, dice Paolo Lucci Chiarissi, responsabile del Fondo Fiduciario Italiano per la sicurezza alimentare della FAO.<br /> <br /> In paesi dove tra il 40 ed il 50 per cento della popolazione adulta non ha mai frequentato la scuola, è importante che i contadini imparino pratiche agricole più efficienti, ma anche come avviare un piccolo commercio, come fare tesoro delle poche risorse a disposizione, come conservare e trasformare i prodotti per evitare che si debbano vendere al momento del raccolto.<br /> <br /> La diversificazione della produzione è un altro elemento qualificante delle attività dei progetti, per evitare di dipendere da una sola coltura, com’è successo in Guinea Bissau, dove il crollo del prezzo dell'anacardio – che rappresenta il 90 per cento delle esportazioni del paese - ha gravato sull’intera economia nazionale. Ma essa è anche una valida strategia per migliorare la produzione agricola ed incrementare la resistenza degli ecosistemi agrari al cambiamento climatico in corso. <br /> <br /> <strong>”Non si può vivere senza agricoltura”</strong><br /> <br /> “Non si può vivere senza agricoltura”, dice Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food per la biodiversità. “L’economia locale è una delle forze reali contro l’attuale crisi economica e finanziaria globale. Il modello di sviluppo basato solo su iperproduttività e profitto ha fallito: non ha sfamato il pianeta, lo ha inquinato ed ha pesantemente compromesso la biodiversità agroalimentare, che è l’unica garanzia per il nostro futuro. Occorre lavorare per tutelare i prodotti tradizionali, rafforzare i piccoli contadini accorciando la distanza tra questi e i consumatori, promuovendo la cosiddetta filiera corta”, ha proseguito Sardo.<br /> <br /> <strong>Una concorrenza difficile</strong><br /> <br /> La produzione agricola dei paesi in via di sviluppo assai spesso deve competere con i prodotti di un mercato globale distorto dai sussidi e dagli incentivi che i paesi ricchi danno alla propria agricoltura. La difesa della biodiversità agroalimentare locale aiuterà a valorizzare le culture e le abitudini alimentari tradizionali, ed a proteggere i paesi poveri dal dover dipendere per il proprio fabbisogno alimentare dall’importazione di prodotti esteri.<br /> <hr /><br /> <strong>Contatto:</strong><br /> Luisa Guarneri<br /> Ufficio Stampa FAO<br /> luisa.guarneri@fao.org<br /> (+39) 06 570 56350<br /> (+39) 348 870 5979]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Sun, 26 Oct 2008 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Diouf: incrementare la produzione agricola mondiale per uscire dalla crisi dei prezzi</title>
	
	<description> 17 ottobre 2008 - Su invito delle Commissioni Esteri ed Agricoltura del Senato e della Camera italiani, il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf, è stato oggi ascoltato sul tema dell’aumento dei prezzi alimentari e dell’impatto che esso ha sulla sicurezza alimentare mondiale. </description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 17 ottobre 2008</strong> - Su invito delle Commissioni Esteri ed Agricoltura del Senato e della Camera italiani, il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf, è stato oggi ascoltato sul tema dell’aumento dei prezzi alimentari e dell’impatto che esso ha sulla sicurezza alimentare mondiale.<br /><br />L’indice FAO dei prezzi alimentari, ha esordito Diouf, ha registrato tra il 2005 e il 2006 un aumento del 12 per cento, del 24 per cento nel 2007, e di circa il 50 per cento fino a luglio 2008. E nonostante previsioni migliori per la produzione cerealicola mondiale, i prezzi resteranno ancora sostenuti per diversi anni e nei paesi poveri la crisi alimentare continuerà.<br /><br />“Prima dell’impennata dei prezzi del 2007-2008 le persone sottoalimentate erano 850 milioni”, ha affermato Diouf, ma “nel solo 2007, questo numero è aumentato di 75 milioni”. <br /><br /><strong>L’iniziativa FAO contro il rialzo dei prezzi alimentari</strong><br /><br />Diouf ha ricordato come già nel luglio del 2007 la FAO avesse proposto l’organizzazione di una Conferenza ad alto livello sulla sicurezza alimentare e che nel dicembre dello stesso anno, intuendo l’imminenza e l’entità della crisi, avesse lanciato l’Iniziativa contro il rialzo dei prezzi alimentari per incrementare la produzione agricola mondiale. <br /><br />Nell’ambito di questa iniziativa, l’agenzia è oggi impegnata a potenziare la produzione alimentare in circa 79 paesi mediante la fornitura di sementi di qualità, di fertilizzanti, di attrezzi e di altri input agricoli.<br /><br /><strong>La Conferenza ad alto livello di giugno</strong><br /><br />Diouf ha poi valutato positivamente l’esito della Conferenza ad alto livello sulla sicurezza mondiale organizzata dalla FAO, che ha visto la presenza di delegati di 181 paesi, di 43 Capi di Stato e di Governo, di 5.000 partecipanti, tra cui oltre 1.350 giornalisti. <br /><br />“Nella dichiarazione finale”, ha fatto notare Diouf “l’agricoltura e la sicurezza alimentare sono tornate ad essere una priorità dello sviluppo mondiale, al centro dell’agenda politica internazionale, dopo almeno tre decenni in cui gli aiuti allo sviluppo nel settore avevano registrato un calo costante, passando dal 17 per cento del 1980 al 3 per cento nel 2006”.<br /><br />Ne è testimonianza il fatto che nonostante la conferenza non fosse finalizzata alla raccolta di fondi, molti paesi ed istituzioni hanno annunciato risorse per un totale di circa 11 miliardi di dollari. Se si aggiungono i contributi promessi prima e dopo la conferenza, l’ammontare complessivo è di circa 23 miliardi di dollari, anche se molte di queste promesse debbano ancora concretizzarsi, ha fatto notare Diouf.<br /><br /><strong>La risposta del governo italiano</strong><br /><br />Diouf ha quindi ringraziato l’Italia per il suo impegno nella lotta contro la fame e la povertà. Dei 100 milioni di euro annunciati nel 2002 in occasione del <em>Vertice mondiale dell’alimentazione: cinque anni dopo</em>, il Governo Italiano ne ha già versati 87, di questi 14 milioni di euro in seguito alla conferenza. <br /><br />Questi contributi sono andati al Fondo Fiduciario per la sicurezza alimentare della FAO ed hanno consentito di attuare 29 progetti nazionali in 41 paesi, oltre a progetti regionali in 15 paesi della Comunità dei Caraibi (CARICOM) ed in 15 paesi insulari del Pacifico. <br /><br />“In virtù di questi impegni l’Italia nel 2008 è diventato uno dei paesi che ha più contribuito ai fondi fiduciari della FAO”, ha sottolineato Diouf.<br /><br /><strong>Il G8 e la prossima presidenza italiana</strong><br /><br />La FAO è impegnata a collaborare con il G8 e la comunità internazionale per l’attuazione di “un partenariato globale sull’agricoltura e l’alimentazione”, ha ricordato Diouf, e nell’ambito della presidenza italiana del G8 dell’anno prossimo, la FAO ha stabilito dei contatti preliminari con le autorità italiane, per istituire una rete mondiale di esperti di alimentazione ed agricoltura che analizzi bisogni e rischi futuri.<br /><br />“Siamo di fronte ad una sfida di grandi proporzioni” ha detto il Direttore Generale della FAO, “dobbiamo mobilizzare 30 miliardi di dollari l’anno per raddoppiare la produzione alimentare mondiale al fine di nutrire i 9 miliardi di persone che popoleranno il pianeta nel 2050”.<br /><br />Questa cifra è assai modesta se messa in rapporto con il sostegno che i paesi OCSE danno al proprio settore agricolo - 376 miliardi di dollari nel 2006 – e con le spese per gli armamenti che, nello stesso anno, hanno raggiunto i 1204 miliardi di dollari.<br /><br />“È venuto il momento che la comunità internazionale si unisca per affrontare la crisi alimentare mondiale”, “l’Italia che presiederà il G8 l’anno prossimo ha in questo contesto una responsabilità storica”, ha concluso Diouf.<br /><hr /><strong>Per maggiori informazioni:</strong><br />Luisa Guarneri<br />Ufficio Stampa FAO<br /><a href="mailto:luisa.guarneri@fao.org">luisa.guarneri@fao.org</a><br />(+39) 06 570 56350<br />(+39) 348 870 5979]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Nuove opportunità dai campi</title>
	
	<description> 11 settembre 2008 - Per quest’anno si prevede un significativo incremento della produzione agricola nella Federazione russa ed in Ucraina, grazie all’espansione delle aree coltivate che i prezzi alimentari elevati hanno incentivato, ha affermato oggi la FAO nel corso di una riunione a Parigi. E nei due paesi aumenterà anche la produttività. In base a queste proiezioni l’agenzia ONU prevede un raccolto cerealicolo record per il 2008.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Parigi, 11 settembre 2008</strong> - Per quest’anno si prevede un significativo incremento della produzione agricola nella Federazione russa ed in Ucraina, grazie all’espansione delle aree coltivate che i prezzi alimentari elevati hanno incentivato, ha affermato oggi la FAO nel corso di una riunione a Parigi. E nei due paesi aumenterà anche la produttività. In base a queste proiezioni l’agenzia ONU prevede un raccolto cerealicolo record per il 2008.<br /><br /><strong>Il lato positivo di prezzi alimentari elevati</strong><br /><br />“Questo dimostra che prezzi alimentari più alti possono diventare un’opportunità per gli agricoltori”, ha commentato Charles Riemenschneider, Direttore del Centro Investimenti della FAO, all’apertura dei lavori della riunione di due giorni sul potenziale del settore agricolo in Europa Orientale e Centrale, nella regione del Caucaso e nell’Asia Centrale. Alla riunione partecipano rappresentanti di istituzioni finanziarie ed i donatori che operano nella regione. L’incontro è organizzato dalla FAO, dalla Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo (EBRD) e dalla Banca Mondiale riuniti nel consorzio EastAgri, ed è ospitato dal Crédit Agricole. <br /><br />In una riunione FAO/EBRD dello scorso marzo a Londra, si era individuato l’enorme potenziale produttivo non utilizzato dell’Europa orientale e della Comunità degli Stati Indipendenti (CIS). In quella occasione le due organizzazioni avevano stimato che nella regione 13 milioni di ettari di terra non coltivata sarebbero potuti diventare produttivi.<br /><br />Secondo le ultime previsioni della FAO, questo potenziale sta già cominciando ad essere sfruttato, con una produzione aggregata di grano che si prevede raggiungerà oltre 73 milioni di tonnellate, 13 per cento in più del raccolto registrato nel 2007.<br /><br />Questo riflette buone condizioni di crescita nella Federazione russa ed in Ucraina - i due maggiori produttori della regione - e l’allargamento dell’area coltivata a grano, che si stima sia aumentata da 2,6 milioni a 33,8 milioni di ettari.<br /><br />Nella sola Federazione russa l’area coltivata a cereali nel suo insieme (grano, riso e cereali secondari) si prevede raggiungerà circa 46 milioni di ettari – 2,6 milioni di ettari in più del 2007, secondo il rapporto della FAO <em>Crop Prospect</em> (Prospettive dei raccolti).<br /><br /><strong>Necessari investimenti di lungo periodo</strong><br /><br />“Lo scorso marzo abbiamo discusso di come migliorare la produzione agricola, e dai dati a nostra disposizione possiamo già vedere che questi auspici si stanno materializzando, questo potrebbe davvero fare la differenza sui mercati mondiali”, ha affermato Riemenschneider. “Entrambi i paesi producono significativi surplus cerealicoli per l’esportazione, ma servono investimenti di lungo periodo per assicurare che questa risposta sia sostenibile”. <br /><br />“La situazione attuale dei mercati a livello mondiale continua a destare preoccupazione, è fondamentale riuscire ad incrementare la produzione alimentare globale”, ha aggiunto il direttore per l’industria agro-alimentare di EBRD, Gilles Mettetal. “La EBRD ha un ruolo importante da svolgere nell’aiutare la regione a sviluppare pienamente il suo potenziale e contribuire a soddisfare la crescente domanda globale di cibo. La Banca è impegnata a sostenere i necessari investimenti di lungo periodo lungo tutta la filiera affinché costruisca il suo potenziale in modo sostenibile. Questo include investimenti non solo nella trasformazione agro-alimentare ma anche nelle infrastrutture, nella capacità di immagazzinamento e nella logistica, dove al momento si incontrano le maggiori difficoltà”.<br /><br /><strong>Massimizzare gli investimenti</strong><br /><br />Oltre ad esplorare le opportunità potenziali per la Federazione russa e l’Ucraina, nell’incontro si discuterà anche degli strumenti più idonei di finanziamento del settore agricolo e di gestione del rischio nella regione; di come ottenere valore aggiunto dai prodotti agricoli regionali tramite migliori pratiche, di etichettatura di qualità e di indicazioni d’origine; e di approcci partecipativi allo sviluppo rurale dei Balcani occidentali.<br /><br />“Aiutando a sviluppare partenariati e collaborazioni tra le istituzione del settore pubblico e di quello privato che investono nella regione, EastAgri gioca un ruolo esenziale nel far sí che i finanziamenti si completano l’un l’altro ed aiutino a migliorare i risultati lungo tutta la filiera agro-alimentare”, ha concluso Riemenschneider. <hr /><br /><strong>Contatti:</strong><br />Mehdi Drissi<br />Ufficio stampa FAO (Parigi)<br />mehdi.drissi@fao.org<br />(+33) 1 73 30 37 97<br />(+33) 6 79 79 09 81<br /><br />Teresa Buerkle<br />Ufficio stampa FAO (Ginevra)<br />teresamarie.buerkle@fao.org<br />(+41) 22 917 2770<br />(+41) 78 900 43 93]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/7601/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/7601/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 10 Sep 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
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