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 <title>FAO news &gt; Agricoltura e coltivazioni</title>
 <link>http://www.fao.org/news/newsroom-home/en/</link>
 <description>Notizie dall'Organizzazione dell'ONU per l'Alimentazione e l'Agricoltura</description>
 <language>it</language>
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 <copyright>2009 FAO</copyright>
 <managingEditor>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</managingEditor>
 <webMaster>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</webMaster>
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	<title>Il difficile compito di proteggere le piante in un’era globalizzata</title>
	
	<description> Si è conclusa la riunione annuale del Consiglio direttivo della Convenzione Internazionale sulle Risorse Fitogenetiche con l’approvazione di due nuovi standard fitosanitari, che puntano a prevenire che infestazioni e malattie delle piante si diffondano attraverso il commercio internazionale. Secondo il Segretariato della Convenzione Internazionale per la Protezione delle Piante ospitato dalla FAO, ogni anno le rese produttive si riducono tra il 20 ed il 40% a causa di emergenze fitosanitarie.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 12 aprile 2013 - </strong>Le probabilità che oggi sulla nostra tavola ci sia cibo proveniente da un altro emisfero sono alte, soprattutto se consideriamo che la cifra da capogiro di ben 1.100 miliardi di dollari in prodotti agricoli vengono commerciati ogni anno a livello internazionale, con quelli alimentari che incidono per l'82% del totale.<br /> <br /> E se frutta e piante possono viaggiare, possono farlo anche individui meno attraenti.  La frutta ad esempio può trasportare uova di mosche nascoste e non viste nella buccia delle arance.  Coleotteri e scarabei scavano tane nelle pedane di legno per il trasporto, sfuggendo a ogni controllo.  Spore di funghi s'insinuano nelle fessure dei container metallici e viaggiano ben più lontano di quanto non possa trasportarli il vento.<br /> <br /> Se non ci si occupa di questi non graditi ospiti quando arrivano a destinazione, le conseguenze possono davvero essere disastrose: ogni anno, secondo il Segretariato della <a href="http://www.ippc.int/" target="_blank">Convenzione Internazionale per la Protezione Fitosanitaria</a> ospitato dalla FAO, le rese produttive si riducono tra il 20 ed il 40% a causa di parassiti  e malattie.  Non si hanno dati precisi al riguardo, ma è ormai assodato che molte di queste infestazioni si sono introdotte tramite il commercio internazionale.<br /> <br /> E a rischio non è solamente la produzione alimentare.  Sono state colpite anche le foreste di tutto il mondo - da cui dipendono in un modo o nell'altro circa 1.6 miliardi di persone per il proprio sostentamento.<br /> <br /> Oltre ai tristemente noti "soliti sospetti" - le mosche della frutta del Mediterraneo, la ruggine del frumento, i bruchi africani - un autentico assortimento di rei danneggia le coltivazioni e mina le condizioni di vita degli agricoltori di tutto il mondo: il baco delle melenzane, la batteriosi della cassava, i nematodi della patata, la tignola delle viti europea, e la lumaca gigante del riso.  La lista è lunga e molto colorita.<br /> <br /> Oltre agli effetti immediati sulla produzione e sulla sicurezza alimentare, vi sono anche altre conseguenze.  Affrontare infestazioni di parassiti ed epidemie costa ogni anno ai governi, agli agricoltori e ai consumatori miliardi di dollari.  Non solo, ma una volta che certe infestazioni si introducono spesso diventa impossibile sradicarle, e la gestione per tenerle sotto controllo prende una parte significativa dei costi di produzione.<br /> <br /> Per tutti questi motivi è stata creata la Convenzione Internazionale per la Protezione Fitosanitaria (<em>IPPC l'acronimo inglese</em>).<br /> <br /> <strong>Fondamentale la definizione di norme e standard<br /> </strong><br /> Nel 1952, con il volume degli scambi di prodotti agricoli in continuo aumento, la comunità internazionale decise di istituire un meccanismo mediante il quale i paesi lavorassero insieme per prevenire che emergenze fitosanitarie si potessero diffondere attraverso il commercio di prodotti agricoli.<br /> <br /> La Convenzione IPPC rappresenta un network per la condivisione delle informazioni sulle infestazioni, sulle misure di controllo, sulle norme fitosanitarie e sulle pratiche migliori - a sostegno dell'impegno dei paesi per proteggere le risorse fitogenetiche e per un sistema di scambi sicuro.  Tra le altre attività centrali dell'IPPC vi è l'attuazione di standard e norme attraverso lo sviluppo di capacità e la risoluzione delle dispute sul commercio.<br /> <br /> L'attività principale della Convenzione è tuttavia la formulazione di standard e norme basate sulle conoscenze scientifiche, la loro approvazione a livello internazionale per stabilire nel dettaglio come gestire il commercio di piante e prodotti fitosanitari: le Norme internazionali per le misure fitosanitarie (<em>ISPM l'acronimo inglese</em>).  <br /> <br /> Sino ad oggi sono state sviluppate <a href="https://www.ippc.int/index.php?id=ispms&no_cache=1&L=0" target="_blank">50 norme</a>, che coprono questioni che vanno da come dovrebbero essere trattati i prodotti fitosanitari o i materiali di imballaggio in legno prima dell'esportazione, a procedure e metodologie raccomandate dagli ispettori agricoli, alle procedure per condurre analisi del rischio ed i formati richiesti per i certificati fitosanitari.  Sono al vaglio altre 90 questioni.<br /> <br /> "Viviamo in un mondo globalizzato e incredibilmente interconnesso, pieno di rischi per la diffusione da un paese all'altro d'infestazioni di parassiti e malattie.  Ridurre il rischio e prevenire o quanto meno minimizzare, la diffusione è molto più vantaggioso in termini di costi che cercare di sradicare o gestire un'epidemia in un secondo tempo", dice Craig Fedchock, Coordinatore del Segretariato IPPC.<br /> <br /> "Così facendo, proteggiamo gli agricoltori dalle disastrose conseguenze economiche delle emergenze fitosanitarie, difendiamo le industrie e i consumatori dai costi dei controlli e dell'eliminazione delle infestazioni, e al tempo stesso evitiamo la perdita di biodiversità - contribuendo a mantenere ecosistemi sostenibili e ben funzionanti", aggiunge Fedchock.<br /> <br /> <strong>Aggiornate due norme <br /> </strong><br /> Questa settimana la <a href="https://www.ippc.int/index.php?id=cpm&no_cache=1" target="_blank">Commissione sulle misure fitosanitarie (CPM)</a>, l'organismo direttivo dell'IPPC, nel corso della sua riunione annuale (Roma, 8-11 aprile) ha riesaminato e approvato due norme fitosanitarie.<br /> <br /> La prima è l'<a href="https://www.ippc.int/file_uploaded/1358518547_2005-001_ISPM_11_20--_En_2012-11.pdf" target="_blank">aggiornamento</a> di una già esistente: <em>Analisi del rischio fitosanitario per gli organismi da quarantena, comprendente l'analisi dei rischi per l'ambiente e gli organismi viventi modificati</em>, che aggiunge una guida dettagliata su come le autorità debbano intraprendere l'analisi dei rischi per determinare se una pianta importata potrebbe essere un parassita di piante coltivate o selvatiche, se debba essere regolamentata, e come identificare misure fitosanitarie che riducano il rischio ad un livello accettabile.<br /> <br /> La seconda: <em>Regolamentazione del materiale dei container di legno nel commercio internazionale</em> rivede una normativa già in vigore e fornisce indicazioni più specifiche sui trattamenti autorizzati per il materiale da imballaggio in legno.<br /> <br /> Il CPM anche deciso di continuare a lavorare ad una<a href="https://www.ippc.int/file_uploaded/1363787585_CPM_2013_28_Sea_Containers_2013-.pdf" target="_blank"> nuova norma volta a ridurre la trasmissione di parassiti e malattie</a> delle piante tramite container trasportati via mare.  (Questo tipo di container rappresenta il 90% di tutte le merci trasportate al mondo con circa 5 milioni in transito per via marittima).<br /> <br /> I membri della Commissione hanno anche discusso delle <a href="https://www.ippc.int/file_uploaded/1359549984_CPM_2013_06_Int_Move_Grain_2013-.pdf" target="_blank">opzioni </a>per migliorare il monitoraggio, il controllo e la lotta contro i parassiti per le spedizioni internazionali di cereali.<strong><br /> <br /> </strong>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Fri, 12 Apr 2013 10:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il Direttore Generale della FAO elogia la tendenza verso una produzione di cibo su piccola scala e locale</title>
	
	<description> La produzione su piccola scala, i circuiti locali di produzione e di consumo e il recupero di colture tradizionali sono tutti fattori che giocano un ruolo importante nella lotta alla fame, ha detto oggi il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, in un incontro con professori e studenti dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>25 marzo 2013, Pollenzo/Bra - </strong>La produzione su piccola scala, i circuiti locali di produzione e di consumo e il recupero di colture tradizionali sono tutti fattori che giocano un ruolo importante nella lotta alla fame, ha detto oggi il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, in un incontro con i professori e gli studenti dell'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, aggiungendo che esistono molte possibilità di cooperazione tra la FAO e l'ateneo stesso per realizzare la visione di un mondo libero dalla fame e sostenibile. <br /> <br /> Il Direttore Generale ha sottolineato come la <em>Rivoluzione Verde</em> negli anni '60 fosse riuscita ad aumentare la disponibilità di cibo pro capite di oltre il 40 per cento, ma al costo della perdita di diversità alimentare dovuta alla concentrazione su poche colture e con un impatto di notevole portata sull'ambiente dovuto all'uso intensivo di prodotti chimici. <br /> <br /> Ora invece esiste una tendenza verso la coltivazione e la messa sul mercato di alimenti tradizionali, verso il miglioramento delle infrastrutture e dei mercati locali, favorendo in questo modo i produttori di piccola scala. E tutto questo è buono per l'ambiente e per l'economia delle aree rurali dove la fame colpisce più duramente, ha sottolineato il Direttore. <br /> <br /> "Le colture sotto utilizzate ... possono avere un impatto positivo sulla sicurezza alimentare," ha aggiunto. "Recuperare queste colture è un modo per raggiungere la sicurezza alimentare ma anche per riscoprire sapori perduti e per conoscerne di nuovi. Questo è qualcosa che avvicina tutti voi ai contadini poveri di tutto il mondo" ha continuato il Direttore, rivolgendosi  al pubblico dell'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche. <br /> <br /> Graziano da Silva, ha citato la cassava in Africa e in Sud America e la quinoa nelle Ande come esempi di cereali che cominciano finalmente ad essere conosciuti, a tutto beneficio dei contadini poveri e delle loro famiglie. Egli ha inoltre incoraggiato il pubblico in sala a sostenere e  a promuovere l'<a href="http://www.fao.org/quinoa-2013/en/" target="_blank">Anno internazionale della Quinoa</a>, che viene celebrato quest'anno. <br /> <br /> <strong>Scienze Gastronomiche e Slow Food<br /> <br /> </strong>L'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche è stata fondata nel 2004 dal Movimento Slow Food, presieduto da Carlo Petrini, che era presente tra il pubblico. Slow Food collabora con la FAO in un progetto per la mappatura della biodiversità alimentare in quattro paesi africani: Guinea Bissau, Mali, Senegal e Sierra Leone. Il progetto ha aiutato produttori locali a portare i loro prodotti alimentari tradizionali su mercati dei paesi sviluppati attraverso un evento annuale. <br /> <br /> "Questo collegamento con i mercati completa un circolo virtuoso: recupero di coltivazioni tradizionali, supporto alla produzione locale e messa sul mercato, con conseguente aumento delle entrate dei piccoli produttori" ha detto Graziano da Silva. <br /> <br /> "Il vostro interesse nel riscoprire cibi differenti, è un modo per riconoscere il valore culturale del cibo, un valore che spesso viene dimenticato nel mondo globalizzato e veloce di oggi" ha concluso il Direttore Generale della FAO.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Sun, 24 Mar 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il sostegno della FAO per trasformare il settore agricolo dell’Uganda</title>
	
	<description> Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, si è incontrato nei giorni scorsi con il Vice Presidente dell’Uganda Edward Sekandi, per discutere delle strategie per assicurare la sicurezza alimentare a tutta la popolazione e ridurre la povertà sostenendo i piccoli coltivatori e il settore agricolo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Kampala/Roma, 8 marzo 2013 - </strong>Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, si è incontrato nei giorni scorsi con il Vice Presidente dell'Uganda Edward Sekandi, per discutere delle strategie per assicurare la sicurezza alimentare a tutta la popolazione e ridurre la povertà sostenendo i piccoli coltivatori e il settore agricolo.<br /> <br /> Sekandi ha incontrato Graziano da Silva a nome del Presidente Yoweri Kaguta Museveni, nel corso di una visita di un giorno del Direttore Generale della FAO in Uganda.<br /> <br /> Graziano da Silva ha esordito elogiando il governo ugandese per la sua leadership nel guidare gli sforzi del paese per un maggiore sviluppo agricolo e gli interventi per mitigare il cambiamento climatico.  Ha poi sottolineato che l'Uganda ha bisogno di un forte incremento del settore agricolo per riuscire ad accelerare lo sviluppo. Il settore occupa oltre l'80% della popolazione.<br /> <br /> "Abbiamo convenuto che per far crescere il settore agricolo occorre sia dare sostegno ai piccoli contadini che praticano un'agricoltura di sussistenza sia agli agricoltori su piccola scala che vogliono intraprendere un'agricoltura rivolta al mercato.", ha affermato il Direttore Generale, che ha garantito il sostegno della FAO nell'operare questa trasformazione dell'agricoltura.<br /> <br /> Nonostante, in genere, l'Uganda disponga di cibo, la sua sicurezza alimentare e la situazione nutrizionale talvolta è messa a dura prova, vi sono sacche d'insicurezza alimentare in zone come Karamoja, nel nordest del paese e spesso una distribuzione ineguale della disponibilità alimentare. <br /> <br /> <strong>Attività e aree d'intervento prioritarie<br /> <br /> </strong>Sin dal 1981, la FAO lavora con il Governo dell'Uganda al fine di definire programmi e attuare politiche finalizzate a eliminare le cause di fondo della fame, della malnutrizione e della povertà, sviluppare le organizzazioni contadine, le capacità di immagazzinamento, migliorare la gestione integrata delle risorse idriche e la raccolta dell'acqua.<br /> <br /> La FAO ha al momento in fase di attuazione il Quadro Programmatico del Paese (2000-2014), che ha al centro le aree e attività prioritarie dell'assistenza della FAO al Paese a sostegno degli obiettivi politici di sviluppo nazionale del governo nel campo dell'agricoltura, della pesca, delle foreste, delle risorse naturali e dello sviluppo rurale.<br /> <br /> <strong>Le donne e la sicurezza alimentare<br /> <br /> </strong>A ridosso delle celebrazioni della Giornata Internazionale della Donna, Graziano da Silva ha espresso rammarico che nonostante l'importante ruolo svolto dalle donne nella produzione di cibo e nel dar da mangiare alle proprie famiglie, poca attenzione viene data al ruolo decisivo che le donne rurali hanno nell'assicurare decenti condizioni di vita ai propri nuclei familiari.<br /> <br /> "Continueremo ad assicurare il sostegno della FAO ai Paesi membri, inclusa l'Uganda, nell'aiutare le cooperative e le organizzazioni di produttori a crescere, mediante lo sviluppo di politiche appropriate, quadri normativi, incentivi economici, sviluppo delle capacità e forum di dialogo sui processi decisionali", ha affermato il Direttore Generale della FAO nel corso della Conferenza stampa a conclusione dell'incontro.<strong><br /> </strong><br /> Nell'adempiere il suo mandato di sconfiggere la fame e ridurre la povertà in modo sostenibile, la FAO ha generato conoscenza e buone pratiche che dimostrano la necessità di puntare a organizzazioni e cooperative di produttori inclusive, autosufficienti, sensibili alle specificità di genere e orientate verso il mercato.<br /> <br /> Nel corso della sua visita in Uganda Graziano ha incontrato rappresentanti del governo e del settore privato, del mondo accademico, di organizzazioni contadine e della società civile, per discutere delle condizioni del settore agricolo in Uganda, del loro contributo alla sua crescita e della necessità di ulteriore assistenza al paese, specialmente da parte della FAO.<br /> <br /> Nei suoi colloqui con diversi ministri ha evidenziato l'importanza di un coordinamento multisettoriale e interministeriale nell'affrontare tutto ciò che ostacola lo sviluppo agricolo.  Per riuscire a migliorare le condizioni dei piccoli contadini e di quelli che iniziano a produrre per il mercato, Graziano da Silva ha messo in rilievo l'importanza delle "<em><a href="http://www.fao.org/fileadmin/user_upload/newsroom/docs/VGsennglish.pdf" target="_blank">Direttive Volontarie per una governance responsabile dei regimi di proprietà applicabili alle terre, alla pesca e alle foreste nel contesto della sicurezza alimentare nazionale</a>"</em>, aggiungendo che il paese dovrebbe con urgenza iniziare un processo per la loro attuazione.  Questo processo dovrebbe coinvolgere la società civile e il settore privato.<br /> <br /> Negli incontri è stato deciso con il sostegno della FAO di avviare questo processo al più presto.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/171595/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/171595/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 08 Mar 2013 10:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La certificazione per i biocombustibili rischia di escludere i piccoli contadini</title>
	
	<description> Il modo in cui i piani per la certificazione dei biocombustibili sono strutturati, rende difficile per i piccoli contadini di molti paesi in via di sviluppo partecipare al mercato delle esportazioni, denuncia il nuovo rapporto della FAO, Biofuels and the Sustainability Challenge.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 26 febbraio 2013 - </strong>Il modo in cui i piani per la certificazione dei biocombustibili sono strutturati, rende difficile per i piccoli contadini di molti paesi in via di sviluppo partecipare al mercato delle esportazioni, denuncia il nuovo rapporto della FAO, <a href="http://www.fao.org/docrep/017/i3126e/i3126e.pdf" target="_blank"><em>Biofuels and the Sustainability Challenge</em></a>.<br /> <br /> Lo studio argomenta che gli attuali piani di certificazione, che sono volontari e per lo più gestiti da privati, possono escludere i piccoli contadini perché sono prevalentemente concepiti per l'agro-industria su larga scala.  Molti di essi richiedono enormi quantità di dati e informazioni oltre a costi e capacità spesso fuori dalla portata della maggior parte dei piccoli produttori.<br /> <br /> "Così come sono strutturati attualmente, questi piani tendono ad avvantaggiare operatori su larga scala e forniscono incentivi per aumentare la produzione e riuscire così ad assorbire i costi di certificazione", si legge nel rapporto.<br /> <br /> La certificazione, tuttavia, può anche avere alcuni effetti positivi sulle aziende per esempio "maggiore efficienza, minori rischi e maggiore trasparenza e consapevolezza sui problemi che possono sorgere lungo la catena produttiva". <br /> <br /> <strong>L'accesso al mercato<br /> <br /> </strong>Ma queste certificazioni "nella misura in cui sono state istituite per controllare le importazioni, possono penalizzare il commercio e ridurre l'accesso al mercato - specialmente per i paesi in via di sviluppo con vantaggi comparativi nella produzione, che vedono in questa industria una reale opportunità di sviluppo per superare la povertà rurale e offrire occupazione".<br /> <br /> "Molti paesi in via di sviluppo hanno espresso la loro preoccupazione che i piani di certificazione possano diventare indirette barriere al commercio se non gestiti in modo appropriato".<br /> <br /> Per esempio, mentre è facile per i produttori dei paesi industrializzati ottemperare alla richiesta di accesso all'istruzione per la forza lavoro impiegata, questo potrebbe essere molto più difficile per i produttori su piccola scala dei paesi in via di sviluppo.<br /> <br /> Allo stesso modo, le grandi compagnie mantengono regolarmente la contabilità finanziaria per la revisione dei conti mentre i piccoli agricoltori tendono a mantenere a mente i dati sulle rese, sull'impiego di fertilizzanti e di altri  fattori di produzione necessari per le stime sulle Emissioni di Gas Serra.<br /> <br /> "Per incrementare l'utilizzazione delle certificazioni" - secondo il rapporto - "i governi e le organizzazioni internazionali dovrebbero istituire, nei paesi consumatori e in quelli produttori, meccanismi complementari al fine di creare un ambiente favorevole".<br /> <br /> <strong>Legislazione nazionale<br /> <br /> </strong>"Questi meccanismi potrebbero essere legislazioni nazionali, politiche per appalti pubblici, incentivi fiscali, riduzioni delle imposte e sovvenzioni per avviare nuove imprese", suggerisce il rapporto.  Anche le istituzioni finanziarie hanno un ruolo importante per sostenere e rendere possibili i progetti.<br /> <br /> Un modo per ridurre i costi per i piccoli produttori è promuovere organismi d'ispezione locali, aggiunge il rapporto.  "Questi comportano costi minori per i produttori, sono meglio in grado di condurre controlli spontanei e in genere sono più informati sulle caratteristiche presenti in loco".<br /> <br /> "Questi sono gli effetti positivi, negativi e misti della certificazione sui biocombustibili", conclude il rapporto.  "L'impatto ambientale delle certificazioni sarà positivo se esse faciliteranno la programmazione e l'inventario forestale, il monitoraggio, la protezione della biodiversità e la conformità con le normative della silvicoltura".<br /> <br /> "Anche l'impatto economico può essere positivo se le certificazione riusciranno a generare maggiori guadagni ... per i fornitori, assicurare salari decenti ai lavoratori e l'accesso al mercato.  Negativi, invece, gli effetti sui piccoli produttori, che sembrano essere tagliati fuori dai progetti di certificazione".<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a><br /> <br /> </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/170620/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/170620/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 25 Feb 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Invariato a gennaio l’Indice dei prezzi alimentari FAO</title>
	
	<description> Nel mese di gennaio l'Indice FAO dei prezzi alimentari si è mantenuto stabile a 210 punti, dopo tre mesi consecutivi di flessione. Aumenti del prezzo degli oli e dei grassi hanno controbilanciato le quotazioni più basse dei cereali e dello zucchero, mentre i valori dei prodotti lattiero-caseari e delle carni sono rimasti sostanzialmente invariati.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 7 febbraio 2013 - </strong>Nel mese di gennaio <a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/" target="_blank">l'Indice FAO dei prezzi alimentari</a> si è mantenuto stabile a 210 punti, dopo tre mesi consecutivi di flessione.  Aumenti del prezzo degli oli e dei grassi hanno controbilanciato le quotazioni più basse dei cereali e dello zucchero, mentre i valori dei prodotti lattiero-caseari e delle carni sono rimasti sostanzialmente invariati. La pausa nel calo dell'Indice coincide con una significativa revisione al rialzo delle ultime previsioni della FAO per la produzione cerealicola mondiale nel 2012 - adesso stimata intorno a 2.302 milioni di tonnellate, 20 milioni di tonnellate in più rispetto alle proiezioni di dicembre.<br /><br />Il <a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/csdb/en/" target="_blank">Bollettino mensile della FAO sull'Offerta e Domanda di Cereali</a>, fa notare che questa revisione riflette per lo più gli aggiustamenti sulle stime della produzione di mais in Cina, Nord America e nei paesi dell'Europa centrale e orientale della CSI.  Tuttavia, anche a questo nuovo livello, la produzione cerealicola mondiale rimarrebbe un 2% al di sotto del raccolto record del 2011.<br /><br />Le prime previsioni per la produzione cerealicola del 2013 indicano un aumento della produzione mondiale di grano.  Contribuisce largamente a questa previsione uno stimato 4-5% di aumento delle aree a grano dell'Unione Europea, insieme al fatto che sinora le condizioni climatiche sono state generalmente favorevoli.  <br /><br />Negli Stati Uniti le prospettive sono invece meno favorevoli. Nonostante uno stimato 1% di aumento nelle semine di grano invernali e le previsioni di un'espansione delle aree coltivate a grano primaverili, condizioni di grave siccità continuano ad affliggere i <em>Southern Plains</em>, dove si registra una produzione molto scarsa.<br /><br />"Data la scarsità dell'offerta, il clima rimane un elemento importante nel determinare i prezzi.  Per diversi cereali, la produzione dovrà crescere in modo significativo quest'anno, per evitare inaspettati rialzi dei prezzi", dice Abdolreza Abbassian, economista senior della FAO, analista dell'andamento del mercato cerealicolo. <br /><br /><strong>Calano gli stock cerealicoli mondiali<br /><br /></strong>Le riserve cerealicole mondiali alla chiusura della stagione produttiva del 2013 sono stimate intorno a 495 milioni di tonnellate, dando uno <em>stock-to-use</em> <em>ratio</em> cerealicolo mondiale di 20.6% , più basso del 22% del 2011/12 ma superiore al minimo del 18,7% raggiunto nel biennio 2007/2008.<br /><br />Si prevede che il commercio cerealicolo mondiale nel 2012/13 diminuirà, raggiungendo i 297,5 milioni di tonnellate, un calo del 6% dalla stagione precedente, ma tuttavia circa 2 milioni di tonnellate più alto delle previsioni di dicembre. Tra le indicazioni emergenti del mercato mondiale di cereali nel 2013 vi è la ripresa di grandi esportazioni di grano dall'India, nell'ordine di 6,5 milioni di tonnellate e di mais dal Brasile per la cifra record di 22 milioni di tonnellate, allettando la pressione della domanda/offerta cerealicola a livello mondiale.<br /><br /><strong>I prezzi internazionali<br /><br /></strong>Per quanto riguarda gli attuali prezzi internazionali, l'Indice dei prezzi cerealicoli della FAO è calato dell'1,1 per cento, vale a dire di circa tre punti, attestandosi in gennaio a 247 punti.  L'Indice cerealicolo è continuato a scendere sin da ottobre, riflettendo per lo più migliori condizioni produttive.<br /><br />Nel mese di gennaio l'Indice dei prezzi degli oli e dei grassi è stato in media di 205 punti, un aumento del 4,4%, vale a dire di 9 punti rispetto al mese di dicembre, invertendo il trend negativo dei quattro mesi precedenti. La ripresa è stata principalmente trainata dall'olio di palma, in ragione di un'aumentata domanda di importazioni.<br /><br />L'Indice dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari ha registrato nello stesso periodo una media di 198 punti, appena più alta di quella del mese di dicembre.<br /><br />I prezzi della carne hanno registrato una media di 176 punti, appena sotto quella del mese di dicembre.  Le quotazioni di tutte le categorie di carne sono state per lo più stabili, sebbene vi sia stato un leggero abbassamento dei prezzi del pollame e della carne di maiale. <br /><br />Il prezzo dello zucchero ha registrato una media di 268 punti, un calo del 2,2 % - 6 punti - rispetto al mese di dicembre. I prezzi sono calati per il terzo mese consecutivo, in base alle previsioni di grandi eccedenze produttive a livello mondiale e considerevoli disponibilità per l'esportazione, in particolare dal Brasile e dalla Tailandia. <br /><br />L'Indice dei prezzi alimentari della FAO misura la variazione mensile dei prezzi internazionali di un paniere di prodotti alimentari di base<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/169446/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/169446/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 06 Feb 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Necessarie nuove politiche per promuovere il sistema agroforestale</title>
	
	<description> Milioni di persone potrebbero sconfiggere fame, povertà e fermare il degrado ambientale, se i paesi si impegnassero maggiormente nel promuovere il settore agroforestale, un sistema integrato che mette insieme alberi, coltivazioni alimentari e allevamento del bestiame. Una nuova guida, pubblicata oggi dalla FAO, fornisce strategie d'azione, esempi e storie di successo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 5 febbraio 2013 - </strong>Milioni di persone potrebbero sconfiggere fame, povertà e fermare il degrado ambientale, se i paesi si impegnassero maggiormente nel promuovere il settore agroforestale, un sistema integrato che mette insieme alberi, coltivazioni alimentari e allevamento del bestiame, ha sollecitato oggi la FAO.<br /> <br /> Il settore agroforestale è una fonte importante sia di prodotti locali di base come legna da ardere, legname, frutta e foraggio per il bestiame, che di prodotti per il commercio mondiale quali cocco, caffè, tè, caucciù e gomma.  Circa metà delle terre agricole del mondo ha almeno un 10% di copertura arborea, percentuale che rende il settore agroforestale fondamentale per le condizioni di vita di milioni di persone.<br /> <br /> <strong>Un potenziale da sviluppare<br /> <br /> </strong>In una nuova guida pubblicata oggi (<a href="http://www.fao.org/docrep/017/i3182e/i3182e00.pdf" target="_blank">Advancing Agroforestry on the Policy Agenda</a>), rivolta a responsabili politici, amministratori, ONG ed istituzioni governative, la FAO mostra come integrare il settore agroforestale nelle strategie nazionali e come adattare le politiche alle situazioni specifiche.  La guida fornisce esempi delle pratiche migliori e menziona alcuni dei buoni risultati ottenuti, oltre ad illustrare le lezioni apprese da situazioni difficili e dagli errori.<br /> <br /> "In molti paesi il potenziale del settore agroforestale per far migliorare le condizioni degli agricoltori, delle comunità e del settore industriale non è stato sviluppato a pieno", ha affermato Eduardo Mansur, Direttore della Divisione FAO Valutazione, Gestione e Conservazione delle Foreste.  "Nonostante i numerosi vantaggi di uno sviluppo del settore, esso è stato penalizzato da politiche inadeguate, da limiti di natura giuridica e dalla mancanza di coordinamento tra i diversi ambiti che coinvolge: agricoltura, settore forestale, sviluppo rurale, ambiente e commercio".<br /> <br /> <strong>Alcune storie di successo<br /> </strong><br /> Possibili nuove opportunità del settore agroforestale stanno emergendo nelle foreste <em>miombo</em> dell'Africa centrale, orientale ed australe, che coprono circa tre milioni di chilometri quadrati in 11 paesi, e contribuiscono in modo significativo alle condizioni di vita di circa 100 milioni di persone a reddito basso.  Per esempio, tenere a freno le emissioni di gas serra rallentando la conversione delle foreste in terra coltivabile e promuovendo il sequestro di carbonio degli alberi mediante incentivi finanziari offerti dallo scambio di crediti energetici e dall'iniziativa REDD+. (<em>L'Iniziativa per ridurre le emissioni provocate da deforestazione e degrado forestale nei paesi in via di sviluppo</em>).  Analogamente, l'espansione della rigenerazione naturale di oltre cinque milioni di ettari di territorio arido degradato in Niger contribuirà a mitigare il cambiamento climatico e a far aumentare il reddito rurale.<br /> <br /> <strong>L'azione politica<br /> <br /> </strong>La guida fornisce dieci indicazioni principali per l'azione politica: per esempio sensibilizzare gli agricoltori e la comunità globale sui sistemi agroforestali; modificare le norme forestali, agricole e rurali che ostacolano lo sviluppo del settore; chiarire le regolamentazioni politiche sull'utilizzazione del territorio.  Quest'ultimo punto non significa necessariamente una titolazione formale della terra.  E' stato infatti provato che alcune forme consuetudinarie di ordinamento fondiario garantiscono che vengano piantati alberi, riducendo formalità e costi amministrativi.<br /> <br /> <strong>Ricompense agli agricoltori per i servizi ambientali forniti<br /> <br /> </strong>Secondo lo studio FAO, gli agricoltori che introducono alberi nei propri appezzamenti dovrebbero essere ricompensati per i servizi ambientali che forniscono mediante incentivi finanziari o altre forme di agevolazioni come sovvenzioni, esenzione fiscale, programmi di partecipazione ai costi, forme di micro-credito o consegne in natura, specialmente con servizi di divulgazione e con lo sviluppo delle infrastrutture.<br /> <br /> Anche le forme di credito a lungo termine sono fondamentali, poiché i vantaggi del piantare alberi raggiungono gli agricoltori solo dopo alcuni anni.  Il valore del carbonio sequestrato e gli altri servizi ambientali forniti dagli alberi potrebbero perfino essere impiegati per pagare gli interessi.<br /> <br /> In Costarica, un fondo nazionale di finanziamento istituito nel 1996 per sovvenzionare attività forestali, è stato esteso nel 2001 e nel2005 ai sistemi agroforestali che integrano coltivazioni alimentari, alberi e zootecnia. Nel corso degli ultimi otto anni, sono stati firmati più di 10.000 contratti di forestazione con il risultato che nelle aziende agricole sono stati piantati oltre <a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>3,5 milioni di alberi. <br /> <br /> La guida è stata elaborata dalla FAO in cooperazione con l'ICRAF (Centro Agroforestale Mondiale), il CATIE (Centro di ricerca agricola tropicale e di istruzione superiore) ed il CIRAD (Centro di ricerca agricola per lo sviluppo internazionale).]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 04 Feb 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Think. Eat. Save. - Lanciata una campagna mondiale per ridurre i 1,3 miliardi di tonnellate di cibo che vanno sprecati ogni anno</title>
	
	<description> Semplici interventi da parte dei consumatori e dei dettaglianti possono contribuire notevolmente a tagliare i 1,3 miliardi di tonnellate di cibo che ogni anno vanno perdute o sprecate e gettare le basi per un futuro sostenibile secondo la nuova campagna mondiale contro gli sprechi alimentari lanciata oggi dall’UNEP, dalla FAO e da altri partner.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Ginevra, 22 gennaio 2013 - </strong>Semplici interventi da parte dei consumatori e dei dettaglianti possono contribuire notevolmente a tagliare i 1,3 miliardi di tonnellate di cibo che ogni anno vanno perdute o sprecate e gettare le basi per un futuro sostenibile secondo la nuova campagna mondiale contro gli sprechi alimentari lanciata oggi dall'UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, dalla FAO, l'Organizzazione ONU per l'Alimentazione e l'Agricoltura e da altri partner.<br /><br />La campagna <strong>Think. Eat. Save.,  </strong>riduci a tua impronta ecologica alimentare<strong>, </strong>nasce a sostegno di  <a href="http://www.fao.org/save-food/en/" target="_blank">SAVE FOOD</a>, l'iniziativa per ridurre le perdite e gli sprechi alimentari lungo l'intera catena della produzione e del consumo alimentare - gestita dalla FAO e dall'organizzazione di fiere commerciali Messe Dusseldorf - e nell'ambito dell'iniziativa del Segretario Generale dell'ONU Fame Zero.  Questa nuova campagna pone al centro specificatamente gli sprechi alimentari da parte dei consumatori, della distribuzione e dell'industria turistica.<br /><br />La campagna si avvantaggia dell'<em>expertise</em> di organizzazioni come WRAP, Feeding the 5,000 ed altre che lavorano per eliminare gli sprechi di cibo, e che hanno una notevole esperienza nell'individuare e cambiare pratiche di spreco alimentare.<br /><br /><strong>Think. Eat. Save. </strong>punta ad accelerare gli interventi, ed a fornire una visione globale e la condivisione delle informazioni sulle iniziative in tutto il mondo, sul portale <a href="http://www.thinkatsave.org/">www.thinkatsave.org</a>. <br /><br /><strong>Un terzo di tutto il cibo prodotto va perduto<br /><br /></strong>Secondo i dati della FAO, a livello mondiale, circa un terzo di tutto il cibo prodotto, per un valore approssimativo di mille miliardi di dollari, va perduto o sprecato lungo la produzione ed il  consumo.  Le perdite alimentari avvengono per lo più a livello della produzione - raccolto, trasformazione e distribuzione - mentre gli sprechi di cibo avvengono in genere a livello di dettaglianti e di consumatori.<br /><br />"In un mondo di sette miliardi di persone, che raggiungerà i nove miliardi per il 2050, sprecare cibo è assolutamente illogico - dal punto di vista economico, ambientale ed etico", ha dichiarato Achim Steiner, Sotto Segretario Generale dell'ONU e Direttore Esecutivo dell'UNEP.<br /><br />"A parte le implicazioni sui costi, va notato che vanno sprecati anche la terra, l'acqua, i fertilizzanti e la mano d'opera che sono stati necessari per coltivare quel cibo - senza contare l'emissione di gas serra prodotti dalla decomposizione del cibo nelle discariche ed il trasporto di cibo che alla fine viene gettato", ha aggiunto.  Per un mondo che sia realmente sostenibile, dobbiamo cambiare il modo in cui produciamo e consumiamo le nostre risorse naturali".<br /><br /><strong>Gli sprechi dei paesi industrializzati superiori a tutta la produzione dell'Africa Subsahariana<br /></strong><br />"Insieme possiamo ribaltare questa inaccettabile tendenza e migliorare le condizioni di vita. Nei paesi industrializzati, circa metà di tutto il cibo viene dissipato - circa 300 milioni di tonnellate - perché produttori, distributori e consumatori eliminano alimenti che sono ancora buoni per essere consumati", ha dichiarato José Graziano da Silva, Direttore Generale della FAO.  "Questo è più del totale netto della produzione alimentare dell'Africa Subsahariana, e sarebbe sufficiente a nutrire i circa 870 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo".<br /><br />"Se riusciamo ad aiutare i produttori a ridurre le perdite mediante migliori sistemi di raccolto, di trasformazione, di immagazzinamento, di trasporto e di commercializzazione, ed uniamo a questo un cambiamento profondo e duraturo del modo in cui la gente consuma il cibo, possiamo raggiungere un mondo più salutare e libero dal problema della fame", ha aggiunto Graziano da Silva.<br /><br /><strong>L'impatto ambientale<br /><br /></strong>Il sistema alimentare mondiale ha profonde implicazioni per l'ambiente e produrre maggior cibo serve solo a esacerbare la pressione su di esso.<br /><br /><ul><li>Oltre il 20 % di tutta la terra coltivata, il 30% delle foreste ed il 10% dei pascoli sono degradati;</li></ul><ul><li>A livello globale viene prelevato il 9% delle risorse idriche, il 70% del quale viene utilizzato dall'agricoltura irrigua;</li></ul><ul><li>I cambi di destinazione agricola e del territorio, come ad esempio la deforestazione, incidono per oltre il 30% sul totale delle emissioni di gas serra;</li></ul><ul><li>A livello mondiale, i sistemi agro-alimentari incidono per circa il 30% dell'energia disponibile a livello di fruitore finale;</li></ul><ul><li>Lo sfruttamento eccessivo delle risorse marine, insieme ad una loro cattiva gestione, contribuisce a sminuire le risorse ittiche, con la conseguenza che circa il 30% degli stock ittici sono adesso sfruttati in eccesso.</li></ul><br />Il via alla campagna è stato in parte dato dal Vertice Rio+20 del giugno 2012, nel quale Capi di Stato e di Governo hanno approvato un Quadro Programmatico Decennale per modelli di consumo e produzione sostenibili (SCP, <em>l'acronimo inglese).</em>  Sviluppare in questo ambito un programma per il settore alimentare deve essere un elemento centrale di questo quadro programmatico, considerata la necessità di sostenere la base della produzione alimentare mondiale , ridurre l'impatto ecologico ad essa associata e nutrire una popolazione mondiale in continua crescita.<br /><br />"Non c'è forse nessun'altra area così che mostri in modo emblematico l'opportunità di raggiungere un mondo più efficiente dal punto di vista delle risorse e più sostenibile - e non c'è nessuna altra questione che può unire il Nord ed il Sud, e consumatori i produttori in una causa comune", ha detto Steiner.<br /><br />Secondo la FAO (<a href="http://www.fao.org/save-food/en/">http://www.fao.org/save-food/en/</a>) circa il 95% delle perdite e degli sprechi alimentari nei paesi in via di sviluppo sono perdite non intenzionali che avvengono ai primi stadi della filiera agroalimentare dovuti a limiti finanziari, manageriali, nelle tecniche di raccolto, nelle strutture per l'immagazzinamento e la refrigerazione in condizioni climatiche difficili, nelle infrastrutture, e nei sistemi di imballaggio e commercializzazione.<br /><br />Nei paesi industrializzati la parte finale della catena alimentare ha un ruolo molto più importante.  A livello di industria alimentare e distribuzione al dettaglio grosse quantità di cibo vanno sprecate a causa di cattive pratiche, standard di qualità che danno troppa importanza all'apparenza, confusione sulle etichette di scadenza e consumatori che buttano via cibo ancora buono per il consumo a causa di acquisti di cibo eccessivi, tecniche di conservazione inappropriate e pasti troppo abbondanti.<br /><br />Si calcola che lo spreco pro-capite a livello di consumatore in Europa, in Nord America ed in Oceania, sia di 95/115 kg l'anno, mentre nell'Africa Subsahariana, nel sud e sudest asiatico oscilli soltanto tra i 6 e gli 11 kg l'anno.<br /><br />Secondo l'organizzazione WRAP, nel Regno Unito se si affrontasse il problema dello spreco di cibo, in media una famiglia potrebbe risparmiare circa 680 sterline l'anno (1,090 dollari) ed il settore turistico circa 724 milioni di sterline (1,2 miliardi di dollari).<br /><br />"Nel Regno Unito abbiamo dimostrato come affrontando il problema dello spreco di cibo coinvolgendo i consumatori e istituendo degli accordi con i distributori e con l'industria alimentare, si riduca la pressione sull'ambiente e si contribuisca alla crescita economica", ha dichiarato La Dott.ssa Liz Goodwin, amministratrice delegata di WRAP.  "Con l'incremento demografico in atto vi sarà una pressione ancora maggiore sulle risorse.  Noi siamo entusiasti di essere partner della campagna della FAO e dell'UNEP <strong>Think.Eat.Save, </strong>un inizio importante per affrontare lo spreco alimentare su scala mondiale".<br /><br />In modo analogo in altre parti del mondo, l'Unione Europea ha preso n esame la questione degli sprechi alimentari, e la Commissione Europea ha dato tutto il suo appoggio all'iniziativa.<br /><br />"Nell'Unione Europea ci siamo prefissi l'obiettivo di dimezzare lo spreco di cibo commestibile entro il 2020 e per la stessa data eliminare quasi del tutto le discariche.  La Commissione l'anno prossimo intende presentare proposte sulla sostenibilità dei sistemi alimentari con una grande attenzione agli sprechi di cibo", ha dichiarato Janez Potočnik, Commissario Europeo per l'ambiente.<br /><br />"Un minore spreco di cibo porterebbe ad un uso più efficiente della terra, ad una gestione migliore delle risorse idriche, ad un impiego più sostenibile del fosforo, ed avrebbe ripercussioni positive sul cambiamento climatico.  Il nostro lavoro è assolutamente in linea con questa iniziativa", ha aggiunto.<br /><br />Affinché la campagna possa raggiungere il suo enorme potenziale è necessario che tutti siano coinvolti - le famiglie, i supermercati, le catene alberghiere, le scuole, i club sportivi , le associazioni, come pure amministratori delegati, sindaci e leader mondiali.<br /><br />Il sito della campagna <a href="http://www.thinkeatsave.org/">www.thinkeatsave.org</a> offre a consumatori e dettaglianti semplici suggerimenti, e fornisce a coloro impegnati nella campagna un foro per scambiare idee e creare una vera cultura mondiale di consumo alimentare sostenibile.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/168670/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/168670/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 21 Jan 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Per il buon esito degli investimenti stranieri necessario coinvolgere gli agricoltori locali</title>
	
	<description> Gli investimenti stranieri che coinvolgono in modo attivo gli agricoltori locali, lasciando loro il controllo della terra, sono quelli che hanno i maggiori effetti positivi sulle economie locali e sullo sviluppo sociale, sostiene il nuovo rapporto della FAO &quot;Trends and Impacts of Foreign Investment in Developing Country Agriculture&quot; pubblicato oggi.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 13 novembre 2012 - </strong>Gli investimenti stranieri che coinvolgono in modo attivo gli agricoltori locali, lasciando loro il controllo della terra, sono quelli che hanno i maggiori effetti positivi sulle economie locali e sullo sviluppo sociale, sostiene il nuovo rapporto della FAO<a href="http://www.fao.org/fileadmin/user_upload/newsroom/docs/Trends%20publication%2012%20November%202012.pdf" target="_blank"> </a><em><a href="http://www.fao.org/fileadmin/user_upload/newsroom/docs/Trends%20publication%2012%20November%202012.pdf" target="_blank">Trends and Impacts of Foreign Investment in Developing Country Agriculture</a> </em>("Tendenze ed effetti degli investimenti stranieri nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo" N.d.R.) pubblicato oggi.<br /> <br /> Il rapporto fa notare che gli investimenti che riescono a mettere insieme i punti di forza degli investitori (capitale, competenza in materia di gestione e marketing, tecnologia) con quelli degli agricoltori locali (mano d'opera e conoscenze locali) sono quelli destinati ad avere più successo.<br /> <br /> I modelli d'investimento che lasciano ai contadini il controllo della loro terra rappresentano un incentivo a investire nel miglioramento della terra e inoltre favoriscono uno sviluppo sostenibile.  Il rapporto offre una serie di studi del caso sull'impatto degli investimenti esteri in Africa ed in Asia , comprese un tipo di acquisizione su larga scala spesso definite "<em>accaparramento delle terre</em>".<br /> <br />  "Mentre diversi studi documentano con chiarezza gli effetti negativi delle acquisizioni di terra su larga scala nei paesi in via di sviluppo, non ci sono molti riscontri sui loro possibili benefici per il paese ospite, specialmente nel breve periodo e a livello locale" si legge nel rapporto.. "Per gli investimenti che implichino acquisizioni di terra su vasta scala in paesi dove i diritti fondiari sono incerti e precari, gli svantaggi spesso superano di molto i pochi benefici apportati alla comunità locale".<br /> <br /> "Si dovrebbe evitare l'acquisizione di terre già utilizzate per avviare nuove e ben più ampie attività agricole, ma si dovrebbero invece prendere in considerazione altre forme d'investimento".<br /> <br /> <strong>Molti i dubbi sul fatto che creino occupazione<br /> <br /> </strong>Negli investimenti terrieri su larga scala il principale tipo di beneficio dovrebbe essere la creazione di occupazione, ma ci sono molti dubbi sul reale aumento dei posti di lavoro e sulla loro sostenibilità.  "In parecchi dei progetti esaminati, il numero dei posti di lavoro creati è stato decisamente inferiore  a quanto non fosse stato inizialmente annunciato... ed in alcuni casi perfino i posti di lavoro per mano d'opera poco qualificata sono stati presi da personale non locale".<br /> <br /> Nel corso dell'ultimo decennio, gli investimenti stranieri in terre coltivabili nei paesi in via di sviluppo sono cresciuti in modo esponenziale. Per di più le terre acquistate in genere sono le migliori disponibili, quelle con una qualità buona del terreno e sistemi d'irrigazione, fa notare il rapporto.<br /> <br /> Non solo. Ma poiché la maggior parte dei progetti d'investimento straniero punta al mercato d'esportazione o alla produzione di biocarburanti, "possono costituire nei paesi a basso reddito e con deficit alimentare una grave minaccia per la sicurezza alimentare, specialmente se sostituiscono coltivazioni alimentari che erano destinate al mercato locale".<br /> <br /> Tra gli altri effetti negativi di questo tipo di investimenti il fatto che in molti casi i piccoli contadini hanno dovuto abbandonare le terre per mancanza di occupazione e che i pastori sono stati privati dei loro pascoli, con conseguente perdita di reddito e di possibilità di guadagnarsi da vivere per le popolazioni rurali locali, oltre al degrado della terra, delle risorse idriche e della biodiversità.<br /> <br /> Tra le possibili alternative all'acquisizione della terra potrebbero esservi accordi di agricoltura contrattuale, sistemi di piantagioni satellite che diano ai contadini una condivisione del capitale e <em>joint ventures</em> tra le compagnie che investono e le cooperative contadine.  Accordi commerciali davvero inclusivi richiedono organizzazioni locali efficaci che rappresentino anche gruppi spesso marginalizzati come le donne, i giovani, i contadini senza terra e i lavoratori migranti.<br /> <br /> <strong>Fondamentale il ruolo delle istituzioni e della legislazione nazionale<br /> <br /> </strong>La legislazione nazionale e le istituzioni che regolano gli investimenti agricoli e i diritti fondiari hanno un ruolo decisivo nel determinare se questi investimenti hanno effetti positivi o negativi.<br /> <br /> Accordi internazionali come le <em>Direttive volontarie per una governance responsabile dei regimi di proprietà applicabili alle terre, alla pesca e alle foreste </em>adottate nel Maggio 2012 dalla Commissione per la sicurezza alimentare mondiale (CFS) possono offrire ai paesi una guida su come agire insieme ai <em>Principi guida volontari per gli investimenti agricoli responsabili</em> che rispettano i diritti, le condizioni di vita e le risorse, proposti congiuntamente dalla FAO, dall'IFAD, dall'UNCTAD e dalla Banca Mondiale.  Inoltre il CFS sta per avviare consultazioni per lo sviluppo, e una più ampia base di partecipazione, di principi per investimenti agricoli responsabili che rafforzino la sicurezza alimentare e nutrizionale.<br /> <br /> Anche se investire in agricoltura è la strategia più importante ed efficace per ridurre la povertà nelle aree rurali, "la sfida per i responsabili politici, per le agenzie di sviluppo e per le comunità locali è quella di massimizzare i benefici degli investimenti esteri in agricoltura minimizzandone i rischi" , secondo il rapporto.<br /> <br /> <strong>In aumento gli investimenti esteri diretti<br /> <br /> </strong>La FAO stima che, per riuscire a stare al passo con l'incremento demografico e la crescita del reddito e nutrire una popolazione che per il 2050 si prevede sarà di oltre 9 miliardi di persone<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>, siano necessari investimenti nell'ordine di oltre 80 miliardi di dollari l'anno.<br /> <br /> Sebbene gli investimenti esteri diretti nell'ultimo decennio siano aumentati in modo considerevole, specialmente in Asia e America Latina, il rapporto fa notare che solo una piccola parte va al settore agricolo - in Africa Subsahariana ad esempio meno del cinque per cento.  Questi investimenti potrebbero tuttavia rappresentare un'opportunità in considerazione delle possibilità di crescita, in particolare alla luce degli attuali prezzi sostenuti dei prodotti alimentari.<br /> <br /> "Qualsiasi investimento estero dovrebbe portare benefici allo sviluppo del paese ricevente... ed essere vantaggiosi per entrambe le parti piuttosto che essere forme di "neocolonialismo", conclude nella prefazione al rapporto David Hallam, Direttore della Divisione FAO Commercio e Mercati.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/164336/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/164336/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 12 Nov 2012 14:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Malgrado un miglioramento nei raccolti, nella RDP di Corea persiste la minaccia della denutrizione</title>
	
	<description> Un nuovo rapporto delle agenzie delle Nazioni Unite stima che nella Repubblica Democratica Popolare di Corea (DPRK), per il secondo anno consecutivo, si sia verificato un aumento nella produzione alimentare di prodotti di prima necessità. Ciò non deve però far dimenticare la lotta in corso contro la denutrizione nel paese e la mancanza di proteine vitali e di grassi nella dieta della popolazione, specialmente per i 2,8 milioni stimati di persone a rischio.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>12 novembre 2012 Roma/Pyongyang</strong> - Un nuovo rapporto elaborato dalle agenzie delle Nazioni Unite stima che nella Repubblica Democratica Popolare di Corea (DPRK), per il secondo anno consecutivo, si sia verificato un aumento nella produzione alimentare di prodotti di prima necessità. Ciò non deve però far dimenticare la lotta in corso contro la denutrizione nel paese e la mancanza di proteine vitali e di grassi nella dieta della popolazione, specialmente per i 2,8 milioni stimati di persone a rischio. <br /> <br /> La missione congiunta dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) e del Programma Alimentare Mondiale (WFP) di valutazione della produzione e della sicurezza alimentare, ha visitato tutte le nove provincie del paese, tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre, mentre era in corso il più importante raccolto di cereali dell'anno. <br /> <br /> La missione ha valutato con particolare preoccupazione  il calo del 30 per cento verificatosi nella produzione di soia, così come la quantità esigua di verdure disponibili, confermando una grave mancanza di proteine fondamentali, oli, grassi, vitamine e micronutrienti nella maggior parte delle diete. La produzione di soia è stata la più colpita dal prolungato periodo di siccità, verificatosi durante la prima metà del 2012, la più importante stagione per il raccolto. L'impatto di tale fenomeno sul raccolto di mais è stato ampiamente mitigato grazie all'opera di irrigazione manuale delle coltivazioni, che ha mobilitato una moltitudine di persone.<br /> <br /> Si prevede che la produzione globale derivante dal raccolto principale di quest'anno e dal primo raccolto del 2013, sarà di 5,8 milioni di tonnellate. Si tratta di un miglioramento del 10 per cento rispetto allo scorso anno. La missione ha stimato che servirà importare 507.000 tonnellate di cereali per rispondere ai bisogni fondamentali di alimentazione del paese. Prevedendo che l'obiettivo del governo di importare 300.000 tonnellate di cereali sia rispettato, il deficit di alimenti di base dovrebbe essere pari a 207.000 tonnellate -  il più basso in molti anni.<br /> <br /> "Il paese ha bisogno di produrre una quantità maggiore di cibi ricchi di proteine, come soia e pesce, e di cercare di avere  due raccolti all'anno, di modo che tutti possano accedere ad una dieta più variegata", ha affermato Kisan Gunjal, economista della FAO e co-leader della missione.  Orti familiari aiuterebbero a migliorare le abitudini nutrizionali della popolazione, ed è inoltre necessario riformare il sistema di commercializzazione dei prodotti agricoli, permettendo agli agricoltori di vendere il proprio riso, mais e grano sui <a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>mercati, ha affermato Gunjal.<br /> <br /> "La Repubblica Democratica Popolare di  Corea ha ancora bisogno di aiuti internazionali ma la via da percorrere per incrementare la produzione di beni alimentari e migliorare così le abitudini nutrizionali della popolazione è ormai tracciata", ha affermato Gunjal.<br /> <br /> I livelli di malnutrizione acuta sono diminuiti, ma esiste ancora una certa preoccupazione, considerando che molti bambini sono particolarmente esposti a eventuali crisi. Un approvvigionamento più regolare di cibi nutrienti come biscotti fortificati e alimenti misti, inclusi cereali arricchiti con speciali elementi nutritivi, inclusi i prodotti  <em>Super  Cereal</em>, durante la stagione "del non raccolto", rappresenta un fattore fondamentale per combattere la malnutrizione. <br /> <br /> "Questo rapporto ha mostrato chiaramente che il nostro lavoro sta avendo un importante riscontro nella lotta alla denutrizione ed è quindi vitale che il programma continui per poter raggiungere milioni di bambini in asili, presidi medici, scuole elementari con approvvigionamenti di cibo garantiti nel flusso e adeguati alle necessità", ha affermato il Direttore del WFP  in Corea del Nord, Claudia von Roehl.<br /> <br /> "I nuovi dati sul raccolto sono una buona notizia, ma la mancanza di proteine e grassi nella dieta della popolazione è allarmante. Dobbiamo raddoppiare  gli sforzi per nutrire due milioni di bambini con un flusso costante di alimenti nutrienti, fornendo così una dieta più bilanciata e sana", ha detto. <br /> <br /> Anche il sostegno a donne incinte e con neonati rimane una priorità, dato che per loro l'assunzione di cibi nutrienti come legumi e oli è importantissima durante la gravidanza e immediatamente dopo la nascita del bambino, un periodo critico per la loro salute e per quella dei loro figli.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/164236/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/164236/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 11 Nov 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>In ottobre leggera flessione dell’Indice dei prezzi alimentari FAO</title>
	
	<description> L’Indice dei prezzi alimentari della FAO ha registrato nel mese di ottobre un calo dell’uno per cento, e nei primi dieci mesi dell'anno i prezzi sono stati in media un otto per cento più bassi rispetto allo stesso periodo del 2011.L'Indice è sceso di due punti, attestandosi a 213 punti rispetto ai 215 registrati a settembre. Il calo è dipeso in larga misura dai prezzi internazionali più bassi registrati dai cereali e dal gruppo oli e grassi.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 8 novembre 2012 - </strong>L'<a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/" target="_blank">Indice dei prezzi alimentari della FAO</a> ha registrato nel mese di ottobre un calo dell'uno per cento, e nei primi dieci mesi dell'anno i prezzi sono stati in media un otto per cento più bassi rispetto allo stesso periodo del 2011.<br /> <br /> L'Indice è sceso di due punti, attestandosi a 213 punti rispetto ai 215 registrati a settembre.  Il calo è dipeso in larga misura dai prezzi internazionali più bassi registrati dai cereali e dal gruppo oli e grassi, che hanno controbilanciato gli aumenti dei prezzi dello zucchero e dei prodotti lattiero-caseari.<br /> <br /> Secondo il <em><a href="http://www.fao.org/giews/english/fo/index.htm" target="_blank">Food Outlook</a>, </em>il rapporto semestrale della FAO sui mercati globali, pubblicato anch'esso oggi, prezzi internazionali e tariffe di trasporto più bassi, insieme a minori acquisti di cereali, potrebbero nel 2012 spingere al ribasso il costo totale delle importazioni alimentari.<br /> <br /> Per il 2012 la spesa globale delle importazioni alimentari è stata stimata intorno a 1.14 trilioni di dollari, un dieci per cento più bassa rispetto al livello record dell'anno precedente.<br /> <br /> "Nonostante la rigidità dei mercati, una serie di condizioni e misure sono riuscite sinora a fermare una crescita vertiginosa dei prezzi alimentari internazionali come era invece avvenuto nel 2007-08 ed ancora nel 2009-10.  Decisivi in questo senso il migliore coordinamento a livello internazionale ed una maggiore trasparenza dei mercati introdotti dall' <em>Agricultural market information system </em>AMIS del G20 ("Sistema d'informazione dei mercati agricoli") che ha contribuito a prevenire il panico ed evitare che i gravi periodi di siccità si trasformassero in crisi dei prezzi alimentari, come è accaduto in passato", ha dichiarato il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva.  AMIS ha il suo Segretariato presso la FAO.<br /> <br /> "Non sono siccità o inondazioni che provocano le crisi.  E' la mancanza di <em>governance.  </em>In un mondo globalizzato non possiamo avere la sicurezza alimentare solo in un paese o in una regione. Dobbiamo rafforzare la <em>governance</em> mondiale della sicurezza alimentare", ha aggiunto Graziano da Silva.<br /> <br /> <strong>Irrigidimento del saldo domanda-offerta cerealicola <br /> <br /> </strong>Secondo il <em>Food Outlook</em> si prevede che il saldo domanda-offerta nel 2012-013 si irrigidirà in modo considerevole, principalmente a causa del calo della produzione di grano e di mais.  La produzione cerealicola mondiale si prevede diminuirà del 2,7 per cento rispetto al raccolto record del 2011, con una contrazione di 25 milioni di tonnellate degli stock mondiali.<br /> <br /> Mentre l'Indice FAO dei prezzi cerealicoli è rimasto il 12 per cento più alto rispetto all'ottobre dello scorso anno, è calato dell'1,2 per cento rispetto al mese di settembre 2012, principalmente per i prezzi leggermente più bassi di grano e mais.  Gli attuali prezzi del grano riflettono la ridotta attività commerciale, mentre i valori del mais sono calati a causa del rallentamento della domanda proveniente dal settore zootecnico e da quello industriale.  Si prevede che nel 2012-13 per il grano il volume di scambi a livello mondiale sarà al di sotto del picco raggiunto la scorsa stagione, con i prezzi che resteranno ai livelli del 2011.<br /> <br /> Anche i mercati dei cereali secondari rimarranno estremamente ristretti nel 2012-13, con le ultime proiezioni della FAO che indicano un calo del 2,5 per cento rispetto al livello record del 2011.  Si prevede anche che gli stock diminuiranno e raggiungeranno uno storico ribasso.<br /> <br /> <strong>La produzione risicola potrebbe registrare un nuovo record<br /> <br /> </strong>La produzione mondiale di riso nel 2012 potrebbe superare il record raggiunto nella scorsa stagione, sostenuta da favorevoli condizioni per le colture.  Una domanda d'importazioni stabile insieme ad un'offerta molto ampia per le esportazioni, corroborano un'espansione degli scambi per il 2012, con un ulteriore seppure piccolo aumento previsto per il 2012.<br /> <br /> Per la produzione mondiale di cassava nel 2012 si prevede una crescita vigorosa, che potrebbe protrarsi nel 2013, sostenuta dalla crescita in Africa dove la cassava continua a essere una coltura strategica sia per la sicurezza alimentare che per la diminuzione della povertà.  Più incerte le previsioni per l'Asia, dove l'espansione del settore il prossimo anno dipenderà in larga misura dalla competitività della cassava come materia prima per la produzione di etanolo.  Nel 2012 si prevede che nel suo complesso il commercio mondiale di cassava registrerà un forte aumento, sostenuto interamente dalla domanda industriale.<br /> <br /> Nel 2012-13 la stagione produttiva degli oli si apre con l'eredità di un saldo ristretto e di un deludente raccolto di semi di soia negli Stati Uniti.  Le attuali previsioni della domanda e dell'offerta per la nuova stagione non fanno sperare un allentamento dei prezzi - almeno fintanto che non trovino conferma le previsioni di una produzione record in Sud America. <br /> <br /> <strong>Nuovo record anche per lo zucchero<br /> <br /> </strong>Si prevede che anche la produzione di zucchero raggiungerà un nuovo record, andando più che a soddisfare il previsto consumo di zucchero a livello mondiale.   L'ampia disponibilità per l'esportazione in paesi produttori chiave, insieme alla ricostituzione delle scorte nei principali paesi importatori, farà aumentare il volume di scambi nel 2012-13.  L'Indice FAO ha registrato nel mese di ottobre una media di 288 punti, un aumento dell'1,6 per cento (vale a dire 4,5 punti) dal mese di settembre, ma un 20,2 per cento in meno (73 punti) rispetto all'ottobre dello scorso anno.<br /> <br /> Per quanto riguarda la carne, i mercati devono fare i conti con i prezzi sostenuti dei mangimi animali, con una stagnazione dei consumi ed un calo di redditività.   Per la carne nel 2012 si prevede una crescita inferiore al 2 per cento.  Con prezzi internazionali prossimi a picchi record, anche il commercio mondiale registrerà una fase di stagnazione.  L'Indice FAO dei prezzi della carne ha registrato nel mese di ottobre una media di 174 punti, dato invariato rispetto a settembre.<br /> <br /> L'Indice FAO dei prezzi dei prodotti latteo-caseari nel mese di ottobre ha registrato una media di 194 punti, un incremento del 3 per cento (6 punti) rispetto al mese di settembre, responsabili un restringimento stagionale dell'offerta per l'esportazione e scorte limitate insieme ad una stabile domanda a livello mondiale.  I prezzi del latte potrebbe ulteriormente aumentare a causa della mancanza di una crescita significativa della produzione nei principali paesi esportatori.  La produzione di latte si prevede continuerà ad aumentare in molti paesi, specialmente in Asia, in Oceania ed in Sud America.<br /> <br /> Un rallentamento della domanda d'importazioni ha causato nella prima metà del 2012 una caduta dei prezzi dei prodotti ittici.  Il calo ha principalmente interessato le specie di allevamento, e non quelle di mare aperto,<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a> come ad esempio il tonno.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/164000/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/164000/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 07 Nov 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>FAO e Governo di Haiti: servono 74 milioni di dollari per riavviare il settore agricolo</title>
	
	<description> Secondo la FAO e il Governo di Haiti occorrono 74 milioni di dollari entro i prossimi 12 mesi per aiutare il settore agricolo del paese a rimettersi in piedi in seguito all’uragano Sandy. Colossali i danni che la “supertempesta” ha apportato ai raccolti, al territorio, alla zootecnia, alle infrastrutture rurali al settore della pesca quando si è abbattuto su Haiti alla fine di ottobre lasciando più di 600.000 haitiani a rischio di insicurezza alimentare e nutrizionale.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 6 novembre 2012 - </strong>La FAO e il Governo di Haiti reputano necessari 74 milioni di dollari entro i prossimi 12 mesi per aiutare il settore agricolo del paese a rimettersi in piedi a seguito all'uragano Sandy.<br /> <br /> Colossali i danni che la "supertempesta" ha apportato ai raccolti, al territorio, alla zootecnia, alle infrastrutture rurali al settore della pesca, quando si è abbattuto su Haiti alla fine di ottobre lasciando più di 600.000 haitiani a rischio di insicurezza alimentare e nutrizionale.<br /> <br /> Sul totale dei fondi richiesti, 4 milioni di dollari servono urgentemente per aiutare 20.000 famiglie a sopravvivere alla stagione produttiva invernale che inizia a dicembre.<br /> <br /> L'uragano Sandy si è abbattuto su Haiti il 23 ottobre. Tre giorni consecutivi di venti intensi e piogge torrenziali hanno causato inondazioni, hanno danneggiato e distrutto case, coltivazioni ed infrastrutture.<br /> <br /> Sandy è stato il terzo disastro a colpire il paese nell'arco di pochi mesi.  Tra maggio e giugno una grave siccità aveva compromesso i raccolti della cruciale stagione primaverile.  In agosto Haiti era stata colpita dalla tempesta tropicale Isaac, seguita solo due mesi dopo dall'uragano Sandy.<br /> <br /> <strong>Effetti congiunti<br /> <br /> </strong>Gli effetti congiunti di queste tre calamità sul settore agricolo sono stati valutati dal Governo di Haiti nell'ordine di 254 milioni di dollari, con una pesantissima ricaduta sulle condizioni di vita di circa 1.5 milioni di persone.<br /> <br /> La FAO, il Programma Alimentare Mondiale (PAM) ed altri partner stanno aiutando il Governo di Haiti a condurre una valutazione post-disastro che possa dare un quadro completo dei danni arrecati e di cosa occorre per riavviare il settore agricolo e consentire una risposta adeguata per uscire dalla crisi.<br /> <br /> Alcune zone del sud, del sudest e della <em>Grand Anse</em> sono ancora in buona parte isolate a causa della distruzione massiccia delle strade e di altre infrastrutture.  La FAO, il PAM e l'Ufficio ONU per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) condurranno un'indagine aerea su queste aree.<br /> <br /> L'Equipe Umanitaria del paese ad Haiti, il gruppo di donatori che sostiene Haiti ed il governo haitiano stanno al momento discutendo delle prossime iniziative per rispondere alla crisi nell'immediato, ma anche nel medio e lungo periodo, cercando anche di affrontare le cause di fondo dell'estrema vulnerabilità del paese ai ricorrenti disastri naturali.<br /> <br /> "I recenti disastri naturali d Haiti esigono una risposta vigorosa da parte della comunità internazionale che sostenga le iniziative intraprese dal Governo haitiano", ha dichiarato Adam Yao, il Coordinatore FAO dell'Emergenza ad Haiti.<br /> <br /> La FAO fornisce il suo aiuto al Governo di Haiti mediante una serie di interventi nel settore forestale, nella produzione zootecnica, nella produzione delle sementi, nella gestione dei bacini idrografici e nella nutrizione.  Questi programmi possono essere ampliati ed adattati per affrontare i bisogni seguiti all'uragano Sandy, in linea con la programmazione del governo.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/163875/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/163875/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 05 Nov 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
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<item>
	<title>In settembre aumentato dell’1,4% l’Indice dei prezzi alimentari FAO</title>
	
	<description> Dopo due mesi di stabilità, l’Indice FAO dei prezzi alimentari nel mese di settembre è aumentato di 3 punti, vale a dire dell’1,4 rispetto al mese di agosto. L’Indice, che si basa sui prezzi internazionali di un paniere di prodotti alimentari di base, ha registrato infatti 216 punti rispetto ai 213 del mese di agosto.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 4 ottobre 2012 - </strong>Dopo due mesi di stabilità, <a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/" target="_blank" title="in inglese">l'Indice FAO dei prezzi alimentari</a> nel mese di settembre è aumentato di 3 punti, vale a dire dell'1,4 % rispetto al mese di agosto.<br /><br />L'Indice, che si basa sui prezzi internazionali di un paniere di prodotti alimentari di base, ha registrato infatti 216 punti rispetto ai 213 del mese di agosto. L'incremento riflette il rafforzamento dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari e della carne e aumenti più contenuti dei cereali. I prezzi dello zucchero e degli oli sono invece calati.<br /><br />L'Indice FAO è attualmente 22 punti sotto il picco di 238 punti raggiunto nel febbraio 2011, e 9 punti al di sotto dei 225 registrati nel settembre del 2011. <br /><br />L'Indice FAO dei prezzi cerealicoli ha registrato in settembre una media di 263 punti, un incremento di 3 punti rispetto ad agosto vale a dire dell'1,0%, con l'aumento dei prezzi del grano e del riso bilanciati da un calo di quelli del mais. Se la riduzione delle disponibilità di mais per l'esportazione e i suoi prezzi sostenuti hanno caratterizzato negli ultimi mesi i mercati cerealicoli, desta adesso preoccupazione il restringimento dell'offerta cerealicola. Ciononostante, i prezzi internazionali del grano intorno alla seconda metà del mese sono calati, dopo l'annuncio della Federazione Russa che non avrebbe imposto restrizioni alle esportazioni.<br /><br /><strong>I prezzi della carne<br /><br /></strong>In settembre l'Indice FAO dei prezzi della carne ha registrato una media di 175 punti, un aumento di 4 punti, il 2,1% rispetto ad agosto. In particolare hanno registrato forti aumenti i settori suino e avicolo a impiego intensivo di cereali, con incrementi rispettivamente del 6% e del 2%.<br /><br />I prodotti lattiero-caseari hanno registrato una media di 188 punti, un aumento del 7 %, ovvero di 12 punti rispetto al mese precedente, l'incremento mensile più sostenuto dal gennaio 2011. Tutti e cinque i prodotti lattiero-caseari esaminati hanno visto incrementi di prezzo, con una domanda mondiale che rimane stabile, elemento che insieme ai costi dei mangimi animali sostiene i prezzi a livello mondiale.<br /><br /><strong>In calo la produzione cerealicola <br /><br /></strong>Le ultime previsioni della FAO confermano per quest'anno un calo della produzione cerealicola mondiale, rispetto al record registrato nel 2011. Ma si prevedono invece raccolti record nei Paesi a basso reddito e con deficit alimentare (LIFDC l'acronimo inglese, N.d.T.)<br /><br />Secondo l'ultimo rapporto trimestrale della FAO <strong><em><u><a href="http://www.fao.org/giews/english/cpfs/index.htm" target="_blank" title="in inglese">Crop Prospects and Food Situation</a></u></em></strong> (Prospettive dei raccolti e situazione alimentare, N.d.T.) anch'esso pubblicato oggi, la produzione cerealicola mondiale nel 2012 sarà intorno ai 2.286 milioni di tonnellate, leggermente in ribasso rispetto ai 2.295 milioni di tonnellate previsti nel mese di settembre.<br /><br />Stando alle nuove stime, la produzione cerealicola mondiale nel 2012 dovrebbe calare del 2,6% rispetto a quella record dello scorso anno, ma rimanere abbastanza vicina a quella del 2008, seconda per abbondanza. Il calo generale comprende una riduzione del 5,2% della produzione di grano ed un 2,3% in meno dei cereali secondari. Questo porterà, alla chiusura della stagione nel 2013, a una notevole riduzione degli stock cerealicoli a livello mondiale (si prevede un calo di 28 milioni di tonnellate, per attestarsi a 499 milioni di tonnellate) perfino di fronte ad una diminuzione della domanda causata dai prezzi sostenuti. La produzione totale ha anche risentito negativamente della prolungata siccità in zone produttive chiave come gli Stati Uniti, l'Europa e l'Asia Centrale.<br /><br />Tuttavia, le primissime proiezioni per la produzione di grano del 2013 sono incoraggianti, con le semine invernali nell'emisfero settentrionale già in fase avanzata, ed in condizioni climatiche favorevoli.<br /><br /><strong>Previsti raccolti record nei Paesi LIFDC<br /><br /></strong>Il rapporto FAO <em>Crop Prospects and Food Situation</em> analizza in dettaglio la situazione alimentare e produttiva dei Paesi in via di sviluppo e in particolare di quelli a basso reddito e con deficit alimentare (LIFDC), per i quali prevede per il 2012 una produzione cerealicola aggregata che potrebbe raggiungere il livello record di 534 milioni di tonnellate, un aumento dell'1,7% rispetto al raccolto già positivo del 2011.<br /><br />Ad eccezione dell'India, il paese più grande in questo gruppo, dove quest'anno si prevede una produzione cerealicola nell'insieme stagnante, si stima che la produzione cerealicola aggregata dei rimanenti 65 paesi LIFDC si espanda del 2,9%.<br /><br />Ciononostante, si prevede nel 2012/2013 che i prezzi sostenuti spingeranno il costo totale delle importazioni alimentari dei paesi LIFDC alla cifra record di 36,5 miliardi di dollari, rispetto ai 35,2 miliardi del 2011/12.<br /><br />In Africa settentrionale, la produzione di grano è calata bruscamente in Marocco a causa delle sfavorevoli condizioni climatiche.  Poiché la regione è molto dipendente dalle importazioni di grano, il previsto incremento del costo totale delle importazioni insieme ai sussidi per gli alimenti di base causerà ulteriore pressione sul bilancio nazionale.<br /><br />In Africa occidentale, nonostante le prospettive favorevoli nella regione, la situazione della sicurezza alimentare nel Sahel continua a destare grande preoccupazione con circa 19 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza continuata, soprattutto a causa del perdurare degli effetti negativi dello scarso raccolto dello scorso anno. A questo si aggiunge la minaccia di un'invasione di locuste del deserto.<br /><br /><strong>Migliora la situazione in Africa orientale<br /><br /></strong>Per quanto riguarda l'Africa orientale, in molti paesi con l'avvio della stagione dei raccolti sembra migliorare la situazione di sicurezza alimentare, con il calo dei prezzi alimentari e migliori condizioni per l'allevamento del bestiame grazie alle maggiori piogge. Ciononostante, sono ancora circa 13,4 milioni le persone che nel Corno d'Africa hanno bisogno di assistenza umanitaria.<br /><p>In Africa meridionale un prolungato periodo di siccità ha causato una diminuzione della produzione cerealicola complessiva, con molti paesi che registrano cali significativi, come ad esempio il Lesotho. I minori raccolti hanno contribuito ad aumentare il numero delle persone con problemi d'insicurezza alimentare.<br /><br />In Asia orientale, la produzione totale di cereali nel 2012 dovrebbe superare, secondo le stime, il raccolto record del 2011.  Tuttavia, il ritardato inizio della stagione dei monsoni e le mutevoli condizioni climatiche di alcuni Paesi possono compromettere il risultato finale. Si ritiene che raccolti migliori possano ridurre la domanda globale di importazioni.<br /><br /><strong>Grande preoccupazione per la situazione in Siria<br /><br /></strong>Il deteriorarsi dei livelli di sicurezza alimentare a causa delle agitazioni civili in corso continua a destare grande preoccupazione in Siria, ed anche nello Yemen.  In Siria il numero delle persone che hanno bisogno di aiuti alimentari urgenti ha raggiunto 1,5 milioni e questa cifra potrebbe addirittura raddoppiare entro la fine dell'anno se la situazione non migliora. In Yemen si stima che siano dieci milioni - cioè metà della popolazione - le persone che hanno bisogno di aiuti alimentari d'urgenza a causa dell'alto livello di povertà, del prolungato conflitto e dei prezzi sostenuti degli alimenti e del carburante. In Afghanistan si è avuto invece un raccolto di grano eccezionale.<br /><br />Nei Paesi CSI (Comunità degli Stati Indipendenti), la produzione cerealicola è calata bruscamente rispetto all'anno scorso. Le minori disponibilità per le esportazioni hanno fatto rincarare i prezzi nella regione e rafforzato i prezzi della farina di grano - alimento di base - nei paesi importatori.<br /><br />Secondo il rapporto<em> Crop Prospects and Food Situation</em> sono 35 i paesi - 28 dei quali in Africa - che soffrono d'insicurezza alimentare ed hanno bisogno di assistenza alimentare esterna.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/161666/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/161666/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 03 Oct 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Ancora stabile l’Indice dei prezzi alimentari FAO</title>
	
	<description> Nel mese di agosto l’Indice dei prezzi alimentari della FAO è rimasto invariato rispetto al mese di luglio, registrando una media di 213 punti. In conferenza stampa il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha dichiarato: &quot;Questo dato è rassicurante. Sebbene non vada abbassata la guardia, i prezzi attuali non giustificano timori circa una possibile crisi alimentare mondiale. Ma la comunità internazionale può e dovrebbe cercare di calmare ulteriormente i mercati&quot;.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 6 settembre 2012 - </strong>Nel mese di agosto l'<a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/" target="_blank">Indice dei prezzi alimentari della FAO</a> è rimasto invariato rispetto al mese di luglio, registrando una media di 213 punti.  <br /> <br /> Nel corso della conferenza stampa di presentazione dell'Indice, il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha dichiarato: "Questo dato è rassicurante.  Sebbene non vada abbassata la guardia, i prezzi attuali non giustificano timori circa una possibile crisi alimentare mondiale".  Ed ha poi aggiunto: "Ma la comunità internazionale può e dovrebbe cercare di calmare ulteriormente i mercati". <br /> <br /> L'Indice dei prezzi alimentari FAO nel mese di luglio era aumentato del 6%, dopo tre mesi di ribassi.<br /> <br /> Il nuovo Indice mostra che nel mese di agosto i prezzi dei cereali e degli oli e dei grassi hanno subito poche variazioni, mentre quelli dello zucchero sono calati bruscamente, compensando gli aumenti dei prezzi della carne e dei prodotti latto-caseari.<br /> <br /> Sebbene ancora alto, l'Indice FAO adesso si attesta a 25 punti al di sotto del picco di 238 punti raggiunto nel febbraio del 2011 e 18 punti in meno rispetto al livello dell'agosto 2011.  L'Indice dei prezzi alimentari FAO misura il cambiamento mensile dei prezzi internazionali di un paniere di prodotti alimentari di base.<br /> <br /> L'Indice FAO dei prezzi dei cereali in agosto ha registrato una media di 260 punti, la stessa del mese di luglio, con qualche aumento per il grano e il riso, che compensa il leggero indebolimento di quelli del mais.  Il peggiorare delle prospettive produttive del mais negli Stati Uniti e del grano nella Federazione Russa inizialmente aveva alimentato le quotazioni delle esportazioni.  Ma verso la fine del mese i prezzi si sono attenuati a seguito delle abbondanti piogge che hanno interessato negli Stati Uniti zone solitamente colpite da siccità e dell'annuncio della Federazione Russa che non avrebbe imposto restrizioni alle esportazioni.  La nuova domanda d'importazioni ha sostenuto le quotazioni internazionali del riso.<br /> <br /> <strong>Irrigidimento del rapporto domanda-offerta<br /> <br /> </strong>Le ultime proiezioni confermano un irrigidimento per i cereali del rapporto domanda-offerta nella stagione di commercializzazione 2012/13.  Il Bollettino FAO sull'offerta e la domanda cerealicola, pubblicato insieme all'Indice dei prezzi alimentari, fa notare che la produzione cerealicola potrebbe non essere sufficiente a coprire del tutto l'utilizzo previsto per il 2012/13, indicando una contrazione degli stock cerealicoli superiore a quanto in precedenza anticipato.<br /> <br /> Secondo le ultime previsioni della FAO la produzione mondiale di cereali nel 2012 sarà intorno ai 2.295 milioni di tonnellate, 52 milioni di tonnellate in meno, un calo del 2,2, rispetto al record raggiunto nel 2011.  Questa stima è circa 4% più bassa di quella fatta nel mese di luglio, e riflette soprattutto il peggioramento delle prospettive per il raccolto di mais negli Stati Uniti dovute alla diffusa e severa siccità che ha interessato le zone produttive .<br /> <br /> L'utilizzo globale di cereali per il 2012/13 è stimato intorno ai 2.317 milioni di tonnellate, leggermente inferiore rispetto alla stagione precedente e il 2% al di sotto del trend degli ultimi 10 anni.  Si ritiene che prezzi sostenuti dei cereali tengano a freno la domanda, specialmente per quanto riguarda la produzione di etanolo da mais.<br /> <br /> <strong>I cereali secondari<br /> <br /> </strong>La produzione mondiale di cereali secondari - mais, orzo, sorgo, miglio, segala e avena - è prevista intorno ai 1.148 milioni di tonnellate, 17 milioni di tonnellate in meno, ovvero un calo dell'1,5% rispetto al 2011. Questo ribasso riflette soprattutto la minore produzione di mais che si stima nel 2012 sarà di 864 milioni di tonnellate, 20 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2011.<br /> <br /> Anche per la produzione mondiale di <strong>grano</strong> si prevede una diminuzione rispetto al mese di luglio.  Si stima, infatti, che nel 2012 dovrebbe raggiungere i 663 milioni di tonnellate, 15 milioni di tonnellate in meno, con una diminuzione del 2% rispetto alle stime precedenti.  La produzione di grano nella Federazione Russa diminuirà del 29% - 40 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2011, e si calerà bruscamente anche in Kazakistan e in Ucraina, rispettivamente del 47% e del 37.  Invece per la produzione di grano degli Stati Uniti si anticipa un aumento del 13%, con una produzione superiore alla media che dovrebbe attestarsi intorno ai 61,7 milioni di tonnellate.  Raccolti record sono previsti anche in India e in Cina.<br /> <br /> <strong>Le altre commodity<br /> <br /> </strong>Per quanto riguarda i prezzi di altre commodity, l'Indice dei prezzi FAO per gli oli e i grassi ha registrato nel mese di agosto una media di 226 punti, dato invariato rispetto a luglio.  Gli aumenti nei prezzi dell'olio di soia e le migliori quotazioni di quello di girasole sono stati neutralizzati dalla persistente debolezza di quelli dell'olio di palma.<br /> <br /> L'Indice FAO dei prezzi della carne ha registrato in agosto una media di 170 punti, un aumento di 4 punti ovvero del 2,2% rispetto a luglio.  Tutti i prezzi della carne sono saliti, ma principalmente quelli del settore suino e avicolo a impiego intensivo di cereali.  L'aumento di agosto fa seguito a tre mesi consecutivi di ribassi.<br /> <br /> Per i prodotti latto-caseari l'Indice ha registrato in agosto una media di 176 punti, un aumento di 3 punti, vale a dire dell'1,6% rispetto a luglio,  dovuto all'aumento dei prezzi del latte scremato in polvere, della caseina, del burro, del latte intero in polvere, mentre i prezzi dei formaggi sono rimasti invariati.  Molto di questo incremento deriva da una domanda rafforzata insieme a difficoltà produttive in zone colpite da siccità e dall'aumento dei costi degli alimenti animali.<br /> <br /> L'indice FAO dei prezzi dello zucchero in agosto ha registrato una media di 297 punti, un calo di 27,7 punti, ovvero dell'8,5% rispetto a luglio, e 97 punti in meno - il 25% - rispetto all'agosto dello scorso anno.  Questo brusco calo riflette le migliori prospettive produttive dovute tra l'altro a più favorevoli condizioni climatiche in Brasile - il più grande esportatore di zucchero a livello mondiale - che hanno favorito il raccolto di canna da zucchero e il ristabilirsi delle piogge monsoniche in India.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/155662/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/155662/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 05 Sep 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
</item>
<item>
	<title>Comunicato congiunto FAO, IFAD, WFP sui prezzi internazionali degli alimenti</title>
	
	<description> Le tre agenzie delle Nazioni Unite lanciano l’appello per un’azione rapida e coordinata sui prezzi dei prodotti alimentari. Si tratta di affrontare non solo la questione imminente dell’aumento dei prezzi, ma anche - a più lungo termine - il modo in cui il cibo viene prodotto, commercializzato e consumato in un periodo, come questo, di crescita demografica, d’intensificazione della domanda e di cambiamenti climatici.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p class="MsoNormal"><strong>4 settembre 2012, Roma</strong> -  <em>Segue un comunicato congiunto sui prezzi dei prodotti alimentari da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) e il Programma Alimentare Mondiale (WFP)</em><em>          </em>           </p><p><strong>                          </strong> </p><p><strong>Combattere le cause che provocano alti prezzi del cibo e fame<br /> </strong>di José Graziano da Silva, Kanayo F. Nwanze  e Ertharin Cousin*<br /> <br /> L'attuale situazione dei mercati mondiali degli alimenti, con il forte rialzo dei prezzi di mais, frumento e soia, ripropone il timore  per il riaffacciarsi di una crisi alimentare mondiale come negli anni 2007-2008. Tuttavia, una rapida e coordinata azione internazionale può evitare che ciò accada. Dobbiamo agire rapidamente affinchè questi shock dei prezzi non si traducano in una catastrofe per decine di milioni di persone nei prossimi mesi. <br /> <br /> Si devono affrontare due questioni correlate. La prima, immediata, riguarda gli alti prezzi di alcuni alimenti che possono avere un impatto fortemente negativo nei paesi che dipendono dalle importazioni. Nel lungo periodo, la questione riguarda, invece, come produciamo, commercializziamo e consumiamo il cibo in un'epoca di aumento della popolazione, della domanda e a fronte dei cambiamenti climatici.<br /> <br /> Siamo meglio attrezzati oggi rispetto a cinque anni fa nel rispondere a queste sfide. Abbiamo sviluppato nuove politiche e nuovi strumenti come la Task Force di Alto Livello delle Nazioni Unite sulla Sicurezza Alimentare Globale e AMNIS, l'Agricultural Markets Information System del G20 per accrescere la trasparenza sui mercati globali. Collegato ad AMNIS, esiste anche il Forum per una Risposta Rapida, creato per facilitare risposte politiche coordinate da parte dei grandi produttori mondiali e dei commercianti dei principali cereali e della soia nel caso di turbativa dei mercati.<br /> <br /> Sappiamo che non tutti vengono colpiti  in egual misura da questa situazione. Le popolazioni urbane, quelle contadine povere e quanti vivono in paesi dipendenti dalle importazioni alimentari risentono maggiormente dell'aumento dei prezzi delle <em>commodity</em> internazionali, quando tali aumenti si trasmettono ai mercati locali, per il fatto che spendono gran parte del loro reddito nell'acquisto del cibo. Sappiamo anche che i piccoli contadini, molti dei quali sono poveri e vivono una condizione di insicurezza alimentare, possono riuscire a trarre beneficio dai più alti prezzi alimentari e diventare parte della soluzione riducendo i picchi delle oscillazioni e migliorando la sicurezza alimentare nel suo complesso. Abbiamo, perciò, adottato un doppio approccio: sostenere gli investimenti di lungo periodo in agricoltura, soprattutto per quanto riguarda i piccoli contadini e, contemporaneamente, garantire, nel breve periodo, una rete di protezione sociale per sostenere i consumi alimentari dei consumatori e produttori poveri ed evitare la fame, la perdita dei mezzi di produzione e la trappola della povertà.<br /> <br /> Molti paesi hanno un sistema di protezione sociale, incluse reti assistenziali -  come l'aiuto ai piccoli contadini, il sostegno nutrizionale a madri e bambini, i pasti a scuola - per garantire che i cittadini più poveri abbiano di che mangiare. Ora, queste misure vanno ampliate considerevolmente nei paesi più poveri. Reti di protezione sociale sostenibili, pianificabili e trasparenti sono un'assoluta necessità se ci dobbiamo proteggere da ricorrenti shock dei prezzi e dalle crisi. Anche i piccoli produttori di cibo devono essere meglio attrezzati per accrescere la loro produttività e la loro capacità di accedere ai mercati e ridurre la loro esposizione ai rischi. Ovviamente, la gente ha bisogno di un lavoro decente e di un reddito per procurarsi il cibo di cui ha bisogno e fuggire dalla povertà. <br /> <br /> Nel rispondere agli alti prezzi degli alimenti, le cose che dobbiamo evitare sono importanti quanto le cose che dobbiamo fare. In particolare, gli Stati devono evitare acquisti dettati dal panico e l'imposizione di restrizioni alle esportazioni che, seppure possono aiutare temporaneamente alcuni consumatori nazionali, sono di solito insufficienti e rendono la vita più difficile a tutti gli altri.<br /> <br /> Soprattutto dobbiamo capire che i prezzi alti sono un sintomo, non la malattia. Perciò, anche se la comunità internazionale deve agire presto per prevenire eccessivi aumenti dei prezzi, deve anche intervenire sulle cause che determinano tali incrementi. <br /> <br /> Negli ultimi cinque anni i prezzi internazionali del cibo hanno registrato tre picchi. Tra le cause che hanno determinato queste situazioni vi sono sempre state le condizioni climatiche. La siccità in alcune aree del mondo ha compromesso la produzione mondiale di grano, praticamente ogni anno, a partire dal 2007. Altrove, forti inondazioni hanno danneggiato i raccolti. Tra i fattori che hanno determinato prezzi più elevati e una loro forte volatilità, vanno ricordate le crescenti destinazioni di stock alimentari per usi non alimentari e una più forte speculazione finanziaria. Sino a quando non troveremo il modo di proteggere il nostro sistema alimentare dagli shock e dal clima, persisterà una situazione di pericolo. Nel breve periodo, tutto ciò ha un costo non solo per quanti vengono colpiti direttamente ma per la comunità internazionale nel suo complesso. Ad esempio, il Programma Alimentare Mondiale (WFP) stima che per ogni dieci centesimi di aumento nel prezzo del paniere alimentare che fornisce, deve reperire, per l'assistenza alimentare, 200 milioni di dollari Usa aggiuntivi, su base annua. <br /> <br /> Siamo vulnerabili perchè, anche negli anni positivi, la produzione globale di grano è a malapena sufficiente a far fronte alla crescente domanda per l'alimentazione, gli allevamenti e il carburante in un mondo in cui, ogni anno, ci sono 80 milioni di bocche in più da sfamare. Siamo a rischio perchè esistono solo poche nazioni che sono grandi produttori di beni alimentari di base  e quando esse vengono colpite, tutti lo sono.<br /> <br /> La sfida - ma anche l'opportunità - è di ridurre e condividere il rischio. Il modo più ovvio di farlo è promuovere una produzione alimentare sostenibile nei paesi poveri, importatori di  cibo, dove vi sono spesso ampie potenzialità per migliorare la produzione. Ciò consentirebbe di avere più cibo sui mercati locali e maggiori opportunità di lavoro e di produzione del reddito, specialmente nelle zone rurali dove vive il 70 per cento dei poveri del mondo. Dovremmo anche affrontare la questione di quel terzo del cibo prodotto che, globalmente, viene sprecato o perso  perchè scartato, danneggiato o per altre cause.<br /> <br /> L'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) e il Programma Alimentare Mondiale (WFP) aiutano  le popolazioni povere a sfamarsi oggi mentre costruiscono le condizioni di resilienza e autonomo sostentamento per il domani. Ma bisogna fare di più. Dobbiamo investire maggiori risorse nell'agricolura e nella protezione sociale, compresi quei programmi che aiutano le persone a procurarsi il cibo sul mercato locale quando esso diventa inaccessibile. <br /> <br /> Infine, dobbiamo rivedere e aggiustare, quando applicabili, quelle politiche esistenti che incoraggiano un uso alternativo delle granaglie. Ad esempio, la modifica dei mandati sul biocarburante,  quando i mercati globali sono sotto pressione e sono a rischio i rifornimenti alimentari, sono misure raccomandate da un gruppo di organizzazioni internazionali inclusi FAO, IFAD, il Fondo Monetario Internazionale, l'Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo, la Conferenza delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo, il WFP, la Banca Mondiale e l'Organizzazione per il Commercio Mondiale. Si tratta di una raccomandazione fatta nel 2011 al summit del G20 a Parigi e ancora attuale. <br /> <br /> Nell'agire per prevenire il deteriorarsi della situazione, dobbiamo vigilare e prepararci al peggio nel breve periodo, continuando a lavorare a soluzioni sostenibili di lungo periodo. Non farlo significherebbe, inevitabilmente, far pagare il prezzo maggiore ai  più poveri del mondo e ai più vulnerabili. Agire nella giusta direzione, ci aiuterà a rispondere alla sfida della "Fame Zero" lanciata dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon per sradicare la fame dal mondo.<br /> <em><br /> Gli autori sono rispettivamente il Direttore Generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura, il Presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo e il Direttore Esecutivo del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite</em></p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 03 Sep 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La FAO intensifica la lotta contro una grave infestazione parassitaria in Medio Oriente</title>
	
	<description> La FAO sta intensificando la lotta contro un insetto parassita del pomodoro che sta minacciando i raccolti nel Medio Oriente. Insieme ai governi dei paesi colpiti, la FAO promuove programmi ecologici di controllo delle infestazioni di tignola del pomodoro che sono già riusciti a minimizzarne i danni nell’area del Mediterraneo e nei paesi Nord-Africani.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>19 luglio 2012 - Roma, </strong>La FAO sta intensificando la lotta contro un insetto parassita del pomodoro che sta minacciando i raccolti nel Medio Oriente.  Insieme ai governi dei paesi colpiti, la FAO promuove programmi ecologici di controllo delle infestazioni di tignola del pomodoro che sono già riusciti a minimizzarne i danni nell'area del Mediterraneo e nei paesi Nord-Africani.<br /><br />L'agenzia ONU sta lavorando a un progetto sub-regionale di gestione della tignola del pomodoro - o <em>Tuta absoluta -</em> in Egitto, in Iran, in Iraq, in Giordania, in Siria e nello Yemen.<br /><br />L'idea è mantenere il danno al minimo impiegando metodi ecologici e sostenibili dal punto di vista economico, riducendo quindi l'impiego di pesanti pesticidi ma impiegando invece nemici naturali e trappole di feromone "attract-and-kill" ("attrai ed uccidi"). <br /><br />La <em>Tuta absoluta</em> si ciba anche di varie altre piante della famiglia delle solanacee come le patate, le melanzane, i peperoni, i fagioli, ma il pomodoro è la coltivazione economicamente più importante della regione.<br /><br />La piccola tignola di colore marroncino è stata introdotta per la prima volta nel 2006 in Spagna dal Sudamerica e si è diffusa poi nei paesi del bacino del Mediterraneo e in Medio Oriente - spingendosi al nord sino alla Svizzera, al sud sino al Marocco e all'Algeria, a oriente sino alla Turchia ed anche coinvolgendo i Paesi del golfo a sudest.<br /><br />"La tignola del pomodoro si è rapidamente moltiplicata, oltrepassando con facilità i confini nazionali.  Alcuni paesi sono riusciti a minimizzare l'abilità dell'insetto di riprodursi e a limitarne la diffusione e i danni alle coltivazioni.  L'obiettivo della FAO è replicare questi successi adesso che l'infestazione si è spostata verso est e sudest", dice Khaled Alrouechdi, esperto FAO di controllo delle infestazioni parassitarie.<br /><br />"Ci sono due motivi perché cerchiamo di ridurre la quantità di pesticidi usati: il primo  è che un impiego massiccio di prodotti chimici non è sostenibile dal punto di vista ambientale.  Il secondo è che la tignola del pomodoro ha cominciato a sviluppare resistenza agli insetticidi", spiega Alrouechdi.<br /><br /><strong>Lotta antiparassitaria meno aggressiva<br /><br /></strong>La FAO nei paesi colpiti ha impiegato programmi di Gestione Integrata delle Infestazioni (IPM l'acronimo inglese <em>ndt)</em> e sviluppato tecniche poco tossiche ed a costo contenuto per il controllo delle infestazioni parassitarie quali:<br /><br /><ul><li>un uso ridotto di pesticidi chimici privilegiando invece quelli naturali;</li></ul><ul><li>trappole feromoniche che attraggono gli insetti imitando esemplari di sesso opposto per l'accoppiamento;</li></ul><ul><li>il rilascio di nemici naturali (predatori e parassitoidi della tignola del pomodoro);</li></ul><ul><li>l'impiego  di schermi resistenti agli insetti e di doppie porte nelle serre;</li></ul><ul><li>la gestione dei vivai con l'impiego di piantine sane, prive di insetti;</li></ul><ul><li>l'eliminazione delle colture infestate e delle piante selvatiche ospiti;</li></ul><ul><li>la rotazione delle colture con varietà diverse dalle solanacee, che non attraggono il parassita.</li></ul><br />"Da tempo i feromoni vengono impiegati in diversi paesi per monitorare la presenza degli insetti e per  intrappolarli in gran numero.  E' una tecnica economica, facile da applicare e ben accetta dai contadini", prosegue Alrouechdi.  "L'impiego di trappole feromoniche per eliminare ile infestazioni di parassiti usando quello che noi chiamiamo il metodo di "attrai e uccidi" è una delle nostre soluzioni più promettenti", aggiunge.<br /><br />La FAO promuove la Gestione Integrata delle Infestazioni (IPM) per proteggere le coltivazioni e ridurre i rischi dei pesticidi, una strategia che offre agli agricoltori alternative valide e praticabili per gestire le infestazioni e gli ecosistemi agricoli per un futuro più sostenibile.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 18 Jul 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Maggiore produttività e sistemi alimentari più sostenibili per incrementare la sicurezza alimentare mondiale</title>
	
	<description> Mentre i mercati internazionali delle commodity agricole sembra siano entrati in una fase più calma dopo i picchi raggiunti l’anno scorso, nel prossimo decennio i prezzi dei prodotti di base agricoli rimarranno sostenuti, trainati da una domanda forte e stabile ma in presenza di una crescita rallentata della produzione globale, è quanto afferma l’ultimo rapporto congiunto OCSE-FAO Agricultural Outlook (Prospettive alimentari ndt) pubblicato oggi.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 11 luglio 2012 - </strong>Mentre i mercati internazionali delle commodity agricole sembra siano entrati in una fase più calma dopo i picchi raggiunti l'anno scorso, nel prossimo decennio i prezzi dei prodotti di base agricoli rimarranno sostenuti, trainati da una domanda forte e stabile ma in presenza di una crescita rallentata della produzione globale,  è quanto afferma l'ultimo rapporto congiunto <a href="http://www.agri-outlook.org/pages/0,2987,en_36774715_36775671_1_1_1_1_1,00.html" target="_blank">OCSE-FAO <em>Agricultural Outlook </em></a>(Prospettive alimentari <em>ndt)</em> pubblicato oggi.<br /><br />Il rapporto sostiene che oltre alla crescita della popolazione questa pressione sulla domanda è motivata da redditi pro-capite più alti, dall'urbanizzazione crescente, dal cambiamento della dieta nei paesi in via di sviluppo e dall'aumento del fabbisogno di materie prime alimentari per l'industria dei combustibili.<br /><br />Allo stesso tempo, nell'ultimo decennio la produzione agricola nei paesi sviluppati tradizionalmente esportatori è stata lenta, in risposta ai prezzi più alti.  Una domanda più sostenuta sarà sempre più soddisfatta da un'offerta che raggiunge il mercato a costi più alti.  Secondo il rapporto, le aree coltivate nel prossimo decennio si espanderanno molto limitatamente e la maggiore produzione dovrà provenire da un incremento della produttività, anche riducendo il divario di produttività nei paesi in via di sviluppo.<br /><br />Il rapporto prevede che la crescita della produzione agricola nel corso dei prossimi dieci anni sarà in media dell'1.7% l'anno, in calo rispetto al trend degli ultimi decenni che era di oltre il 2% l'anno.  Tra gli altri fattori che contribuiscono a smorzare la risposta dell'offerta vengono indicati i costi produttivi più alti, le limitazioni imposte dalle risorse, la crescente pressione ambientale e l'impatto del cambiamento climatico.  Buona parte della prevista crescita avrà luogo nei paesi in via di sviluppo, che sempre di più domineranno nella produzione della maggior parte dei prodotti agricoli di base, ed anche assumeranno un ruolo più importante nel loro commercio.<br /><br />"Maggiore produttività, una crescita eco-sostenibile e mercati più aperti saranno elementi essenziali per riuscire a soddisfare il fabbisogno alimentare e nutrizionale delle generazioni future", dice il Segretario Generale dell'OCSE Angel Gurría.  "I governi dovrebbero rinunciare a pratiche che distorcono gli scambi e creare invece un ambiente favorevole per lo sviluppo di un'agricoltura fiorente e sostenibile basata su una migliore produttività.  Abbiamo evidenziato molte di queste qestioni nel nostro lavoro sulla sicurezza alimentare per il G20 e questo rapporto fornisce ulteriori importanti analisi e raccomandazioni ai governi".<br /><br />"Per i consumatori, in particolare per i milioni di persone che vivono in condizioni di povertà estrema, l'aumento dei prezzi alimentari è stato causa di enormi difficoltà".  "Dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi per far diminuire il numero delle persone che soffrono la fame.  Dobbiamo puntare ad aumentare una crescita produttiva sostenibile, specialmente nei paesi in via di sviluppo e specialmente per i piccoli produttori", ha affermato a sua volta il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva.  "Prezzi reali sostenuti forniscono maggiori incentivi per gli agricoltori e per lo sviluppo rurale, specialmente laddove i mercati sono aperti e i meccanismi dei prezzi sono ben funzionanti, e naturalmente dove gli agricoltori hanno anche la capacità di rispondervi".<br /><br /><strong> Il problema della sostenibilità<br /></strong><br />Il rapporto fa notare che il 25% di tutta la terra coltivata è oltremodo degradata.  Scarsità d'acqua a livelli critici è purtroppo una realtà in molti paesi.  Parecchi stock ittici sono sfruttati in eccesso o sono a rischio.  Ed è ormai riconosciuto che gli eventi climatici estremi stanno diventando sempre più frequenti e che i modelli climatici stanno cambiando in molte parti del mondo.<br /><br />Oltre a fare appello ad ulteriori politiche che affrontino il nodo della produttività congiunta alla sostenibilità, il rapporto prevede che il settore privato avrà sempre più un ruolo guida in campo agricolo. I governi dovrebbero incoraggiare migliori pratiche agronomiche, favorire il più consono ambiente commerciale, tecnico e normativo e rafforzare sistemi di innovazione agricola (ad es. ricerca, formazione, servizi di divulgazione, infrastrutture) con un'attenzione particolare alle esigenze specifiche dei piccoli coltivatori.<br /><br />Creare un ambiente favorevole significa anche far sì che il contesto delle attività favorisca gli investimenti nazionali ed internazionali,  per cui i governi dovrebbero limitare le restrizioni agli scambi e quei programmi nazionali di sostegno che distorcono gli incentivi alla produzione e gli investimenti agricoli.  Occorre, secondo il rapporto, sviluppare programmi d'investimento a livello nazionale e dare maggiore assistenza allo sviluppo agricolo, adottare pratiche innovative e sviluppare le infrastrutture.<br /><br />Da parte loro i paesi in via di sviluppo dovrebbero promuovere gli investimenti nelle infrastrutture agricole delle aree rurali, per migliorare le strutture per l'immagazzinamento, i sistemi di trasporto ed irrigazione, come pure investire maggiormente nell'elettrificazione, nei sistemi informativi e di comunicazione.  L'investimento sul capitale umano è equamente importante e significa maggiore denaro pubblico nei servizi sanitari, nella scolarizzazione e nella formazione.<br /><br />Queste politiche dovrebbero pure affrontare le perdite e gli sprechi alimentari - che secondo un recente studio FAO ammontano a circa un terzo del cibo prodotto per il consumo umano - per limitare la necessità di aumentare la produzione e allo stesso preservare le risorse.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Tue, 10 Jul 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Drastico calo dell’Indice dei Prezzi Alimentari FAO</title>
	
	<description> I prezzi alimentari mondiali sono scesi fortemente nel mese di maggio, grazie al concomitante effetto di raccolti generalmente positivi, di un aumento delle incertezze economiche mondiali e del rafforzamento del dollaro. L’Indice dei Prezzi Alimentari della FAO è sceso del quattro per cento nel mese di maggio. L’indice ha registrato una media di 204 punti, 9 punti in meno rispetto ad aprile. È il livello più basso registrato da settembre 2011, e pari a circa 14 punti percentuali in meno rispetto al picco massimo di febbraio 2011.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>7 Giugno 2012, Roma</strong> - I prezzi alimentari mondiali sono scesi fortemente nel mese di maggio, grazie al concomitante effetto di raccolti generalmente positivi, di un aumento delle incertezze economiche mondiali e del rafforzamento del dollaro, ha reso noto oggi la FAO.<br /> <br /> L'Indice dei Prezzi Alimentari della FAO, che misura la variazione mensile dei prezzi internazionali di un paniere di beni alimentari, è sceso del quattro per cento nel mese di  maggio. L'indice ha registrato una media di 204 punti, 9 punti in meno rispetto ad aprile. È il livello più basso registrato da settembre 2011, e pari a circa 14 punti percentuali in meno rispetto al picco massimo di febbraio 2011.<br />  <br /> "I prezzi dei cereali sono diminuiti drasticamente dal loro livello massimo ma restano comunque alti e vulnerabili ai rischi connessi alle condizioni climatiche nei critici mesi avvenire della crescita dei raccolti", afferma Abdolreza Abbassian, analista della FAO per l'andamento del mercato cerealicolo.<br /> <br /> La FAO ha al tempo stesso rivisto al rialzo, di 48.5 milioni di tonnellate rispetto a maggio, le previsioni per la produzione mondiale di cereali, prevalentemente sulla base delle attese di un raccolto eccezionale di mais negli Stati Uniti.<br /> <br /> L'ultima previsione della FAO per la <strong>produzione cerealicola</strong> mondiale nel 2012 tocca il livello record di 2 419 milioni di tonnellate, il 3.2 percento in più rispetto al livello record del 2011. <br /> <br /> Il grosso dell'aumento è previsto scaturire sostanzialmente da un'abbondante produzione di mais negli Stati Uniti, grazie ad un inizio anticipato della stagione della semina e a condizioni produttive generalmente favorevoli. Di conseguenza, la produzione mondiale di cereali secondari è prevista raggiungere i 1 248 milioni di tonnellate, con un aumento di ben 85 milioni di tonnellate rispetto all'anno scorso.  <br /> <br /> Ciononostante, con la stagione della semina ancora in corso e la maggior parte dei raccolti ancora ai primi stadi di crescita, il risultato finale dipenderà notevolmente dalle condizioni climatiche nei prossimi mesi.<br /> <br /> Con le principali coltivazioni di riso dell'emisfero nord attualmente già seminate in molti paesi, la previsione per la produzione mondiale di riso nel 2012 è più stabile e pari a circa 490 milioni di tonnellate, con una crescita del 2.2 percento rispetto al 2011, in prevalenza dovuta ad un aumento delle semine in Asia.<br /> <br /> Per quanto riguarda il grano, le ultime stime prevedono un calo della produzione di circa il 3 per cento nel 2012, al livello di 680 milioni di tonnellate, comunque ben superiore alla media degli ultimi cinque anni. <br /> <br /> Il <strong>consumo di cereali</strong> mondiale è previsto crescere di almeno il 2 percento nel 2012/13, al livello di 2 376 milioni di tonnellate, con un aumento del consumo di mangime animale previsto pari al 3.8 percento, mentre quello a fini alimentari solo all'uno per cento, sostanzialmente in linea con la crescita della popolazione mondiale.  <br /> <br /> Stando alle attuali previsioni, la produzione mondiale di cereali nel 2012/13 dovrebbe superare il loro consumo (il cui livello è stato rivisto al rialzo di 19 milioni di tonnellate, ovvero l'1 percento, rispetto al mese scorso), portando quindi ad una significativa ricostituzione degli <strong>stock cerealicoli</strong> mondiali, con un aumento di 36 milioni di tonnellate, pari al 7 percento, rispetto alla stagione precedente.  <br /> <br /> </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/147446/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/147446/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 06 Jun 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>I prezzi alimentari diminuiscono ma restano alti</title>
	
	<description> Il livello dei prezzi alimentari mondiali, misurato dall’Indice FAO dei Prezzi Alimentari, è sceso di tre punti - pari all’1.4% - tra Marzo ed Aprile 2012, ma sembra essersi stabilizzato al valore relativamente alto di 214 punti. Si è trattato della prima diminuzione dopo tre mesi consecutivi di aumenti</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>3 Maggio 2012, Roma</strong> - Il livello dei prezzi alimentari mondiali, misurato dall'Indice FAO dei Prezzi Alimentari, è sceso di tre punti - pari all'1.4% - tra Marzo ed Aprile 2012, ma sembra essersi stabilizzato al valore relativamente alto di 214 punti, ha dichiarato oggi la FAO. <br /> <br /> Si è trattato della prima diminuzione dopo tre mesi consecutivi di aumenti, e sebbene l'indice sia notevolmente sceso rispetto al record di 235 punti registrato ad Aprile 2011, è ancora ben al di sopra dei valori inferiori ai 200 punti che si registravano prima della crisi alimentare del 2008.<br /> <br /> L'indice è apparso nell'ultimo rapporto della FAO, <a href="http://www.fao.org/giews/english/fo/index.htm" target="_blank"><em>Food Outlook</em></a>, un'analisi di mercato globale  pubblicata semestralmente. Il rapporto osserva che le previsioni per la seconda metà del 2012 e per l'inizio 2013 indicano un generale miglioramento nell'offerta alimentare ed una domanda stabilmente sostenuta.<br /> <br /> Di conseguenza, la fattura delle importazioni globali alimentari nel 2012 potrebbe diminuire fino al livello di 1.24 miliardi di dollari, leggermente inferiore rispetto al livello record di 1.29 miliardi di dollari dell'anno scorso, afferma il rapporto FAO. <br /> <br /> <strong>Produzione cerealicola record <br /> <br /> </strong>Le previsioni per la produzione di cereali indicano una modesta espansione nel 2012 verso un nuovo record di 2 371 milioni di tonnellate, rispetto ai 2 344 milioni di tonnellate del 2011. <br /> <br /> Ciononostante, nell'ambito del settore cerealicolo, la produzione di grano è prevista diminuire nel 2012 del 3.6% rispetto al 2011, al livello di 675 milioni di tonnellate, con il calo maggiore previsto in Ucraina, seguita da Kazakistan, Cina, Marocco ed Unione Europea. La diminuzione attesa nella produzione coincide con previsioni di leggero calo anche per il consumo totale di grano per la stagione commerciale 2012/2013.<br /> <br /> La minor produzione di grano è controbilanciata dal livello record della produzione dei grani secondari, prevista pari a 1 207 milioni di tonnellate nel 2012, rispetto ai 1 164 milioni di tonnellate del 2011 - che era stato anch'esso un livello record. Ma l'aumento, previsto a seguito di una forte espansione delle semine negli Stati Uniti, sembra insufficiente ad allentare l'attuale ristrettezza del mercato, per via del livello estremamente basso degli stock iniziali, con conseguente continua pressione sui prezzi. <br /> <br /> La produzione di riso è prevista crescere dell'1.7% nel 2012 al livello di 488 milioni di tonnellate, ma la domanda di importazioni stagnante e il riaffacciarsi dell'India come maggiore esportatore contribuiscono a mantenere i prezzi moderati. La produzione mondiale di riso quest'anno è  prevista superare la domanda per l'ottavo anno consecutivo. <br /> <br /> <strong>La produzione di semi oleosi non soddisfa la domanda in crescita<br /> </strong><br /> Dopo due stagioni produttive relativamente buone, nel 2011/2012, il mercato dei semi oleosi e dei prodotti derivati è previsto restringersi nuovamente. La produzione globale di semi oleosi non sarà sufficiente a soddisfare la crescente domanda di tali prodotti e dei pasti in generale. La produzione mondiale di semi di soia è prevista diminuire di quasi il 10%, uno dei peggiori crolli annuali mai registrati. Con gli altri semi oleosi a compensare solo in parte tale crollo, la produzione totale di tali prodotti dovrebbe scendere del 4% rispetto alla scorsa stagione, toccando il minimo degli ultimi tre anni. I prezzi internazionali dei semi oleosi e dei prodotti derivati, che erano aumentati bruscamente da Gennaio a questa parte, rimarranno dunque presumibilmente stabili.   <br /> <br /> La produzione globale di zucchero per il 2011/2012 è prevista aumentare di oltre 8 milioni di tonnellate, pari al 4.6% rispetto al 2010/11, arrivando a toccare quasi i 173 milioni di tonnellate. Per il secondo anno consecutivo la produzione è prevista superare la domanda, con un surplus stimato attorno ai 5.4 milioni di tonnellate, che dovrebbe aiutare a ricostituire gli attuali livelli piuttosto bassi degli stock.<br /> <br /> L'aumento della produzione di zucchero è attribuito alla notevole espansione delle aree coltivate e dell'impiego di input, favorita dagli alti prezzi dello zucchero a livello globale e dalle migliori condizioni metereologiche. Il calo della produzione previsto in Brasile, il maggior produttore a livello mondiale, dovrebbe essere controbilanciato da un'aumento della produzione negli altri principali paesi produttori, tra cui Tailandia e India.<br /> <br /> <strong>Produzione in crescita per carne, pesce e prodotti caseari <br /> </strong><br /> Grazie soprattutto agli aumenti nella produzione di pollame e carne suina, la produzione globale di carne è prevista crescere di quasi il 2%, fino a 302 milioni di tonnellate nel 2012. La maggior parte dell' aumento dovrebbe aversi dei paesi in via di sviluppo. L'attuale competizione sui mercati è prevista intensificarsi nel corso 2012, poiché la crescita della produzione in alcuni paesi importatori chiave rallenterà l'espansione del commercio globale di carne. Questo, unito ai bassi livelli produttivi dei paesi esportatori sviluppati, sta provocando un trasferimemento delle quote di mercato verso i paesi in via di sviluppo, in particolare Brasile e India. <br /> <br /> La produzione mondiale di latte nel 2012 è prevista crescere del 2.7% fino a 750 milioni di tonnellate. Il grosso dell'aumento dovrebbe aversi in <a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>Asia, ma aumenti produttivi sono previsti in quasi tutte le regioni. Il commercio mondiale di prodotti caseari dovrebbe continuare a crescere nel corso del 2012. La domanda resterà stabile, con le importazioni previste raggiungere i 52.7 milioni di tonnellate di equivalenti del latte. L'Asia continuerà ad essere il mercato principale, seguita da Nord Africa, Medio Oriente e America Latina e Caraibica.<br /> <br /> La crescente domanda di pesce e prodotti ittici sta stimolando la produzione ittica a livello globale, facendo crescere i prezzi, nonostante qualche resistenza dei consumatori nei mercati più tradizionali del Sud-Europa. La produzione totale è prevista crescere nel 2012 del 2.1%, fino a un livello di 157.3 milioni di tonnellate, grazie ad un aumento del 5.8% nella pesca da allevamento che più che compensa un leggero calo nella pesca da cattura, dovuto alle limitazioni alla caccia imposte su alcune piccole specie oceaniche del Pacifico.  ]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/141979/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/141979/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 02 May 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Pubblicato il nuovo Annuario Statistico della FAO: quando i dati aiutano a capire le tendenze</title>
	
	<description> Tenere traccia delle statistiche sull’alimentazione e l’agricoltura è parte importante dell’impegno generale per ridurre la fame e promuovere lo sviluppo. Rendere questi dati più accessibili e significativi per chi deve usarli, è il concetto di fondo di questa nuova edizione, completamente rivista, dell’Annuario Statistico della FAO. Scompone una miriade di cifre raccolte in tutto il mondo in quattro ampie categorie tematiche: lo stato delle risorse agricole di base; le dimensioni della fame; come nutrire il mondo; e la sostenibilità.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>20 marzo 2012, Roma - </strong>Tenere traccia delle statistiche sull'alimentazione e l'agricoltura è parte importante dell'impegno generale per ridurre la fame e promuovere lo sviluppo.  Rendere questi dati più accessibili e significativi per chi deve usarli, è il concetto di fondo di questa nuova edizione, completamente rivista, dell'<a href="http://www.fao.org/docrep/015/i2490e/i2490e00.htm" target="_blank">Annuario Statistico della FAO</a>.<br /> <br /> L'Annuario, la più importante raccolta e punto di riferimento per i dati statistici sull'alimentazione e sull'agricoltura, ne fotografa le tendenze e le relative questioni economiche, ambientali e sociali.  Scompone una miriade di cifre raccolte in tutto il mondo in quattro ampie categorie tematiche: lo stato delle risorse agricole di base; le dimensioni della fame; come nutrire il mondo; e la sostenibilità.<br /> <br /> Ciascuna sezione dell'Annuario è accompagnata da un testo introduttivo, che ne fornisce una descrizione generale, da grafici, da mappe e da riferimenti ad altre pubblicazioni, tutti elementi che consentono uno sguardo più approfondito ad un'ampia serie di argomenti.<br /> <br /> Tra le questioni esaminate nella pubblicazione vi sono la pressione esercitata dall'agricoltura sulla terra e sulle risorse idriche, nella forma di sovrasfruttamento o inquinamento; l'impatto negativo sull'economia nazionale e sullo sviluppo sociale della mancanza di accesso delle donne agli input produttivi e alla terra; lo stato degli investimenti in agricoltura; i livelli di malnutrizione; le perdite e gli sprechi alimentari; la sostenibilità ambientale ed agricola; la volatilità dei prezzi alimentari.<br /> <br /> "Nell'Annuario si può trovare - per così dire - una risposta ad ogni tipo di indicatore statistico.  Questo nuovo volume aiuta ricercatori, mondo politico, ONG, giornalisti, chiunque abbia bisogno di informazioni statistiche, ad analizzare nel dettaglio un determinato argomento ed usarlo per approfondire questioni complesse", afferma Pietro Gennari, Direttore della Divisione di Statistica della FAO.<br /> <br /> "L'ampia portata di questo nuovo annuario serve a non farci dimenticare che lo sradicamento della fame non può essere separato dalle altre sfide globali", aggiunge.<br /> <br /> Nell'insieme le statistiche contenute nell'annuario riflettono il riconoscimento sempre più condiviso da governi, agenzie e altre organizzazioni internazionali, che l'agricoltura deve essere il perno centrale di qualsiasi agenda di sviluppo e di qualsiasi politica di crescita economica.  E poiché il settore agricolo è strettamente collegato a qualsiasi politica di sviluppo, è fondamentale riuscire a cogliere e monitorare i molteplici ruoli che l'agricoltura può avere.  Questo è particolarmente vero nei paesi in via di sviluppo, dove vive il 98 per cento delle persone che soffrono la fame e dove l'agricoltura rimane il settore centrale delle economie nazionali.<br /> <br /> La pubblicazione aiuta inoltre a comprendere meglio come, per riuscire a raggiungere uno sviluppo che sia davvero sostenibile, il tanto necessario incremento di produttività agricola debba essere considerato anche in relazione ai costi sociali ed ambientali che esso comporta.<br /> <br /> L'Annuario Statistico della FAO è disponibile sia online che in versione cartacea.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La FAO in soccorso delle famiglie disperse a causa del conflitto nel Sudan del Sud</title>
	
	<description> La FAO sta assistendo le popolazioni dello stato di Jonglei, nel Sudan del Sud, a ricostruire le proprie vite e riuscire a essere autosufficienti dopo anni di conflitti, attraverso una serie di interventi sia d'emergenza che di lungo periodo per avviare un processo di sviluppo agricolo e delle infrastrutture di lungo periodo in quella che è la più giovane nazione al mondo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 17 febbraio 2012 - </strong>La FAO sta assistendo le popolazioni dello stato di Jonglei, nel Sudan del Sud, a ricostruire le proprie vite e riuscire a essere autosufficienti dopo anni di conflitti, attraverso una serie di interventi sia d'emergenza che di lungo periodo. <br /><br />Lavorando a fianco delle comunità locali, la FAO ha iniziato la distribuzione di vaccini per il bestiame, di attrezzature per la pesca, di sementi e attrezzi agricoli, per avviare un processo di sviluppo agricolo e delle infrastrutture di lungo periodo in quella che è la più giovane nazione al mondo. <br /><br />L'Organizzazione punta a fornire tutti gli aiuti possibili entro i prossimi due o tre mesi, prima che inizi la stagione delle piogge e le strade diventino impraticabili.  Sono previste inoltre iniziative future per la raccolta dell'acqua ed altre misure che possano rafforzare la capacità di risposta della popolazione nel lungo periodo.<br /><br />Nello Jonglei, ed in tutto il Sudan del Sud, le cause della grave situazione attuale sono da ricercarsi nei cattivi raccolti, nell'aumento della domanda, nel rapido incremento dei prezzi, nel conflitto e nel grande numero di rifugiati.  Il calo della produzione cerealicola ha effetti particolarmente pesanti su comunità già duramente provate.<br /><br />La produzione cerealicola nella più giovane nazione al mondo è stata circa il 19 per cento inferiore allo scorso anno ed il 25 per cento in meno della media degli ultimi cinque anni.  Si calcola che il deficit di cereali per il 2012 sarà di oltre 470.000 tonnellate - circa metà del fabbisogno annuale totale del paese.<br /><br />Le stime più aggiornate provengono dalla recente missione di valutazione congiunta della FAO e del PAM sulla produzione e sulla sicurezza alimentare nel Sudan del Sud: <em><a href="http://www.fao.org/docrep/015/al984e/al984e00.pdf" target="_blank" title="il rapporto in inglese">Crop and Food Security Assessment Mission to South Sudan</a><strong>.<br /><br /></strong></em><strong>Decisivo proteggere il bestiame<br /><br /></strong>Come misura d'emergenza per proteggere la risorsa principale di cibo e di sussistenza, la FAO è in procinto di fornire vaccini ed antibiotici per prevenire la diffusione di malattie animali e di trattare oltre 100.000 capi di bestiame nel primo mese d'intervento.  Le somministrazioni saranno gestite da una rete di veterinari e di collaboratori, i <em>Lavoratori comunitari di salute animale</em>, un sistema basato sulle comunità locali che garantisce che gli aiuti sanitari raggiungano il bestiame anche nei villaggi più remoti.<br /><br />"Queste sono comunità di pastori ed allevatori nomadi", dice Nimaya Mogga, funzionario FAO di zootecnica.  "Queste mandrie sono il loro mezzo di sussistenza, senza di esse non hanno nulla".<br /><br />Il Sudan del Sud è la sesta economia zootecnica dell'Africa.  "Le mandrie nel Sudan del Sud significano ricchezza", aggiunge Nimaya Mogga.  "Durante i periodi di penuria alimentare, vengono venduti o barattati in cambio di cibo.  La vendita di una sola vacca può sfamare una famiglia per tre mesi". <br /><br />Questo è particolarmente vero nello Jonglei, dove l'economia e l'agricoltura si basano principalmente sulla proprietà di mandrie. "Queste popolazioni coltivano marginalmente la terra.  Di solito in piccoli appezzamenti intorno ai loro <em>tukul </em>- le loro capanne.  La perdita del bestiame ha effetti devastanti sulle loro condizioni di vita", continua Mogga che fa notare che quando ci sono razzíe di bestiame vengono messi insieme mandrie differenti, con il rischio di un aumento delle epidemie animali.<br /><br /><strong>Opportunità dalla pesca<br /><br /></strong>Molti di coloro in fuga dal conflitto hanno trovato rifugio nella città di Boma.  Secondo le autorità locali qui molti degli abitanti si sono fatti carico dei rifugiati, ma adesso si stanno esaurendo le loro scorte di cibo, per esempio sorgo e mais, ed hanno anch'essi bisogno di aiuti.<br /><br />E' arrivata la stagione arida e non ci sono colture nei campi, però la presenza di un fiume nei pressi della città ha suscitato qualche speranza.<br /><br />"Il fiume Chelimon è a circa due ore di cammino da Boma", dice Michael Oyat, Vice Coordinatore FAO dell'emergenza nel Sudan del Sud.  Riteniamo che possa offrire opportunità di pesca per i rifugiati".  "Quello che impedisce che ciò avvenga è la mancanza di attrezzature per pescare".<br /><br />La FAO distribuirà circa 20.000 attrezzature per la pesca nella città di Boma ed in altre due città coinvolte nel conflitto dello scorso dicembre: Pibor e Likuangole.  A Pibor l'ONU ha stabilito un centro di distribuzione dei soccorsi.<br /><br />La FAO aiuta inoltre le comunità locali nell'avvio di orti lungo le sponde del fiume.  Per fornire asistenza l'agenzia si coordina con organizzazioni non governative locali, la Associazione giovanile dell'Alto Nilo per la mobilitazione e lo sviluppo (UNYMAM) e la <em>South Sudan Partner International </em>(SSPI).<br /><br />"E' essenziale intervenire rapidamente", dice Etienne Peterschmitt, funzionario FAO per la pianificazione ed i programmi nel Sudan del Sud.  Prima interveniamo in soccorso di queste popolazioni vulnerabili, prima esse saranno in grado di farcela da soli".  <br /><br /><strong>Guardando al futuro<br /><br /></strong>Il lavoro della FAO ha come obiettivo immediato quello di fornire assistenza urgente alle famiglie colpite, ma allo stesso tempo mira a costruire la loro capacità di resistenza nel lungo periodo.  Su richiesta del governo del Sudan del Sud, la FAO sta preparando anche un programma di <em>Cash for work</em> (denaro in cambio di lavoro N.d.T.) simile a quello realizzato in Somalia, dove le famiglie hanno denaro per comprare cibo localmente mentre al tempo stesso lavorano al ripristino delle infrastrutture locali.<br /><br />Sono in atto anche interventi per una ripresa di più lungo periodo.  Mediante un progetto finanziato dall'Agenzia canadese per lo sviluppo internazionale (CIDA), la FAO sostiene l'attuazione di interventi di lungo periodo che puntano a combattere le cause di fondo dell'insicurezza alimentare ed i conflitti generati dall'accesso alle risorse nelle due province dello Jonglei di Uror e Nyirol.<br /><br />Il progetto prevede lo sviluppo di strutture per la raccolta dell'acqua sia per il consumo umano che per abbeverare il bestiame ed il rafforzamento dei servizi agricoli tramite approcci di divulgazione innovatori e partecipativi, come le Scuole sul campo per agricoltori e pastori. <br /><br />"La fornitura d'acqua per il bestiame in questi due distretti aiuterà a mitigare i conflitti che ciclicamente sorgono per l'accesso all'acqua ed alle zone di pascolo, mentre le Scuole sul campo contribuiranno a far incrementare la produzione e la produttività, migliorando così la sicurezza alimentare della popolazione nel lungo periodo", spiega il principale responsabile tecnico del progetto, Ali Said.<br /><br />Peterschmitt da parte sua aggiunge che il carattere informale delle Scuole sul campo per agricoltori rappresenta anche un eccellente punto di partenza per affrontare le questioni sociali alla base dei conflitti.<br /><br />Alfine di affrontare l'insicurezza alimentare nello Jonglei al livello richiesto dalla situazione, la FAO fa appello ai donatori affinché si impegnino con finanziamenti in risposta all'Appello consolidato delle Nazioni Unite a favore di popolazioni particolarmente vulnerabili che necessitano dell'aiuto dei vari organismi ONU, delle organizzazioni non governative e di altri partner.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/123155/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/123155/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>José Graziano da Silva inizia il suo mandato come nuovo Direttore Generale della FAO</title>
	
	<description> Il brasiliano José Graziano da Silva è da oggi ufficialmente alla guida della FAO. Da Silva intende promuovere un rinnovato impegno per la sicurezza alimentare, proponendo di incrementare il sostegno della FAO a favore dei Paesi a basso reddito con deficit alimentare – specialmente quelli con crisi prolungate. Graziano da Silva terrà la sua prima conferenza stampa come Direttore Generale martedì 3 gennaio 2012.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p class="MsoNormal"><strong>Roma, 1 gennaio 2012 – </strong>Il brasiliano José Graziano da Silva è da oggi ufficialmente alla guida della FAO.</p> <p class="MsoNormal">Da Silva intende promuovere un rinnovato impegno per la sicurezza alimentare, proponendo di incrementare il sostegno della FAO a favore dei Paesi a basso reddito con deficit alimentare – specialmente quelli con crisi prolungate.<br /><br />“Creeremo gruppi di lavoro che mettano insieme tutte le competenze dell’Organizzazione per dare consulenza sulle politiche di sviluppo, sulla programmazione degli investimenti, sulla mobilizzazione delle risorse, sulla risposta alle emergenze, per uno sviluppo sostenibile”, ha affermato il Direttore Generale.<br /><br />“La lotta per l’eliminazione della fame non deve essere separata dalle altre sfide globali come quella di rilanciare le economie nazionali, proteggere le risorse naturali dal degrado e mitigare e adattarsi al cambiamento climatico”, ha aggiunto.<br /><br />La FAO è stata una delle prime agenzie ONU ad essere create dopo la Seconda Guerra Mondiale, con il presupposto che la pace conseguita avesse creato le condizioni necessarie per assicurare la liberazione dell’umanità dal giogo della fame.<br /><br />Oltre mezzo secolo dopo vi sono ancora circa 925 milioni di persone che soffrono la fame cronica e molti paesi sono be lontani dal raggiungimento del Primo Obiettivo di sviluppo del Millennio di dimezzare tra il 1990 ed il 2015 la proporzione di persone che vivono in condizioni di fame e povertà estrema.<br /><br />Come Direttore Generale della FAO Graziano da Silva punta all’eliminazione della fame, ad una produzione e consumo alimentare sostenibili, ad una maggiore equità nella gestione mondiale degli alimenti, al completamento della riforma interna della FAO per migliorarne l’efficienza, la trasparenza e l’attendibilità, l’allargamento delle partnership e della cooperazione sud-sud.<strong><u><br /><br /></u></strong></p> <p class="MsoNormal">Graziano da Silva terrà la sua prima conferenza stampa come Direttore Generale martedì 3 gennaio 2012. <a href="http://www.fao.org/webcast" title="Per seguirla via webcast: http://www.fao.org/webcast"><strong><u>Per seguirla via webcast: </u></strong></a><a href="http://www.fao.org/webcast" title="Per seguirla via webcast: http://www.fao.org/webcast"><strong><u>http://www.fao.org/webcast</u></strong></a><strong><br /><br />Ottavo Direttore Generale della FAO</strong><br /><br />Da Silva, ottavo Direttore Generale della FAO, subentra al senegalese Jacques Diouf, in carica dal 1994 al 2011.  Il suo mandato va dal 1 gennaio 2012 al 31 luglio del 2015.<br /><br />Graziano da Silva è stato tra i responsabili dell’ideazione e della realizzazione del programma brasiliano “Fame Zero”, lanciato nel 2003 e che ha conseguito enormi risultati.   Tra il 2006 ed il 2011, precedentemente alla sua elezione, è stato Vice Direttore Generale della FAO e Rappresentate Regionale per l’America Latina ed i Caraibi.<br /><br />Da Silva è nato il 17 novembre del 1949.  Di nazionalità brasiliana ed italiana, ha conseguito un Bachelor in Agronomia ed un Master in Economia e Sociologia Rurale presso l’Università di San Paulo ed un PH.D. in Scienze Economiche presso l’Università di Campinas.  Inoltre ha due lauree post-dottorato in Studi Latino Americani (University College di Londra) e in Studi Ambientali (Università della California, Santa Cruz).</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/117617/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/117617/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>L'Expo Globale per lo Sviluppo Sud-Sud volge al termine</title>
	
	<description> L’edizione 2011 dell’Expo Globale per lo Sviluppo Sud-Sud si conclude oggi con una cerimonia alla FAO. L’Expo è un evento annuale dedicato ad illustrare esempi positivi di progetti di sviluppo gestiti da paesi del Sud, organizzata annualmente dall’Unità Speciale per la Cooperazione Sud-Sud del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) in vari luoghi nel mondo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>9 dicembre 2011, Roma</strong> - L'edizione 2011 dell'Expo Globale per lo Sviluppo Sud-Sud si conclude oggi con una cerimonia alla FAO. L'Expo è un evento annuale dedicato ad illustrare esempi positivi di progetti di sviluppo gestiti da paesi del Sud, organizzata annualmente dall'Unità Speciale per la Cooperazione Sud-Sud del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) in vari luoghi nel mondo. </p><p><br />Ospitata dalla FAO, quest'anno l'Expo ha voluto puntare l'attenzione sulla situazione dell'insicurezza alimentare globale e guardare ad esempi di cooperazione tra paesi del Sud nella lotta alla fame e alla povertà. </p><p><br />Durante la cerimonia di chiusura di oggi (inizio ore XXX), l'UNDP premierà tre progetti che esemplificano soluzioni vincenti di cooperazione tra paesi del Sud nelle aree: collaborazione, innovazione e leadership. </p><p><br /><strong>Webcast: Cerimonia di chiusura dell'</strong><strong>Expo Globale per lo Sviluppo Sud-Sud</strong></p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/116696/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/116696/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 03:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>FAO – Proteggere le colture tradizionali dall’impatto del cambiamento climatico</title>
	
	<description> Le colture alimentari tradizionali ed altre varietà vegetali hanno bisogno di essere difese dall’impatto del cambiamento climatico e di altri stress ambientali, ha affermato oggi la FAO in occasione del decimo anniversario del Trattato internazionale sulle Risorse Fitogenetiche per l’Alimentazione e l’Agricoltura.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 14 novembre 2011 - </strong>Le colture alimentari tradizionali ed altre varietà vegetali hanno bisogno di essere difese dall'impatto del cambiamento climatico e di altri stress ambientali, ha affermato oggi la FAO, in occasione del decimo anniversario del <a href="http://www.planttreaty.org/" target="_blank">Trattato internazionale sulle Risorse Fitogenetiche per l'Alimentazione e l'Agricoltura</a>.<br /><br />Il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf, ha fatto appello ai paesi affinché sviluppino politiche ad hoc finalizzate ad un uso più ampio e alla conservazione delle varietà vegetali per le generazioni a venire.  Diouf ha salutato con soddisfazione lo stanziamento di 6 milioni di dollari reso disponibile nell'ambito del Trattato per aiutare i contadini di colture tradizionali ad adattarsi al cambiamento climatico.<br /><br />"La conservazione e l'uso sostenibile delle risorse fitogenetiche per l'alimentazione e l'agricoltura è un elemento chiave per far sì che il mondo riesca a produrre abbastanza cibo per nutrire in futuro la crescente popolazione", ha affermato Diouf.<br /><br />Diouf ha poi osservato che la banca genetica mondiale che conserva oltre 1,5 milioni di campioni di materiale fitogenetico, governata collettivamente e in modo multilaterale dai paesi sottoscrittori, "costituisce la base di oltre l'80 per cento dell'alimentazione mondiale di origine vegetale e con tutta probabilità lo strumento più importante in nostro possesso per adattarsi al cambiamento climatico in agricoltura negli anni a venire".<br /><br />Il "<a href="ftp://ftp.fao.org/ag/agp/planttreaty/funding/call2010/BSF2010_Projects_Maps_en.pdf" target="_blank">Fondo per la condivisione dei benefici</a>" del Trattato è stato usato per aiutare i contadini e gli allevatori di 21 paesi in via di sviluppo ad adattare coltivazioni chiave alle nuove difficili condizioni create da cambiamento climatico, inondazioni, siccità, infestazioni parassitarie, malattie delle piante ed altre sfide.<br /><br />"Gli effetti del cambiamento climatico sull'agricoltura non rispettano i confini nazionali, ma coprono intere zone agro-ecologiche", fa osservare Shakeel Batti, Segretario del Trattato.  "Per questa ragione, questo pacchetto di progetti ha un approccio pionieristico nel generare una base globale di conoscenza.  Alcuni di questi progetti ci aiuteranno a stabilire chiari piani d'azione e priorità per futuri interventi".<br /><br /><strong>Il Parco della patata in Perù<br /><br /></strong>Uno dei progetti è realizzato nel Parco della patata in Perù, una riserva dove i membri della comunità locale uniscono le conoscenze tradizionali con lo sforzo di conservare le specie native, migliorare la produzione agricola e garantire la sicurezza alimentare.<br /><br />"Quand'ero piccola, le specie native venivano coltivate a minore altitudine.  Oggi queste zone sono molto più calde e non è più possibile coltivarvi patate.  Di conseguenza dobbiamo coltivarle molto più in alto, in zone montagnose", dice Francisca Pacco, guardiana della riserva.<br /><br />Nel corso di una recente sessione di scambio di conoscenze con agricoltori provenienti dall'Etiopia, Francisca ed altri residenti della riserva hanno mostrato come usano la loro conoscenza dei venti in quella zona e delle specie native per riuscire a cambiare l'ubicazione ed i periodi di coltivazioni delle patate.  Grazie al sostegno del Fondo per la condivisione dei benefici i residenti della riserva stanno anche riuscendo ad incrementare le attività generatrici di reddito. <br /><br /><strong>Riconoscere il lavoro degli agricoltori<br /><br /></strong>"Gli agricoltori hanno un ruolo chiave nella conservazione e nell'uso sostenibile delle colture alimentari, ed al momento sono in difficoltà con tutti i cambiamenti in atto.  Se lavoriamo con impegno, con una solida base scientifica e con l'integrazione degli agricoltori, tra due anni quando questi progetti saranno portati a compimento vedremo grossi risultati", fa notare Zoila Fundora, un'esperta che risiede a Cuba, che ha fatto parte del gruppo di valutazione dei progetti approvati.<br /><br />"Il finanziamento aiuta gli agricoltori in modo molto concreto ad adattarsi al cambiamento climatico e contribuisce alla sicurezza alimentare col riconoscere che una parte della soluzione sta nella diversificazione dei raccolti", aggiunge David Cunningham, australiano, anche lui del gruppo di esperti che ha valutato i progetti.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/94664/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/94664/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Ripartire dalla natura per lo sviluppo agricolo</title>
	
	<description> La FAO ha annunciato oggi il lancio di una nuova grande iniziativa per riuscire a produrre più cibo per una popolazione mondiale in continua crescita in modo sostenibile dal punto di vista ambientale. Il nuovo approccio si rivolge soprattutto ai piccoli contadini dei paesi in via di sviluppo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 13 giugno 2011 - </strong>La FAO ha annunciato oggi il lancio di una nuova grande iniziativa per riuscire a produrre più cibo per una popolazione mondiale in continua crescita in modo sostenibile dal punto di vista ambientale.<br /><br />L'appello della FAO per un'intensificazione della produzione agricola che sia sostenibile, ad oltre mezzo secolo dalla Rivoluzione Verde degli anni '60, è contenuto in una nuova pubblicazione "<a href="http://www.fao.org/ag/save-and-grow/" target="_blank"><em>Save and Grow</em></a>" curata dalla Divisione FAO Produzione vegetale e protezione delle piante.<br /><br /><strong>Puntare sui piccoli contadini<br /><br /></strong>Il nuovo approccio si rivolge soprattutto ai piccoli contadini dei paesi in via di sviluppo.  Aiutare le famiglie rurali a basso reddito dei paesi in via di sviluppo - circa 2,5 miliardi di persone - ad economizzare sui costi di produzione e costruire prosperi sistemi agro-alimentari, li metterà nelle condizioni di massimizzare le rese ed investire i risparmi nella salute e nella scolarizzazione.<br /><br />Si stima che la Rivoluzione verde abbia salvato dalla carestia un miliardo di persone, e che tra il 1960 ed il 2000 sia riuscita a produrre cibo più che a sufficienza per una popolazione mondiale che nello stesso periodo era raddoppiata, passando da 3 a 6 miliardi di persone.<br /><br /><strong>Preservare per crescere<br /><br /></strong>Tuttavia, l'attuale paradigma di produzione intensiva non riesce più a stare al passo con le sfide poste dal nuovo millennio.  Per crescere l'agricoltura deve ora imparare a preservare.<br /><br />L'approccio "produrre di più con meno" attinge in parte alle tecniche dell'agricoltura di conservazione - una serie di pratiche agronomiche che permettono una migliore gestione del suolo, limitando gli effetti negativi sulla sua composizione. Per fare questo essa promuove una lavorazione minima del terreno, facendo a meno di un'aratura profonda, per mantenere in modo permanente la copertura organica.  I residui delle coltivazioni vengono lasciati sui campi e si fanno rotare le colture alternando quelle cerealicole con le leguminose che arricchiscono il terreno.  <br /><strong><br />Irrigazione di precisione<br /><br /></strong>Tra le altre tecniche sviluppate dalla FAO e dai suoi partner nel corso degli ultimi anni ed ora presentate nella pubblicazione "<em><em>Save and Grow</em></em>"<em>, </em> vi è l'irrigazione di precisione, per produrre di più con meno acqua, ed un impiego più preciso dei fertilizzanti per raddoppiare l'ammontare di nutrienti assorbiti dalle piante.<br /><br />La gestione integrata delle infestazioni parassitarie, le cui tecniche combattono i parassiti senza un eccessivo ricorso ai pesticidi, è un altro elemento chiave.<br /><br />Questi metodi aiutano le colture ad adattarsi al cambiamento climatico e non solo fanno produrre più cibo, ma contribuiscono anche a ridurre il fabbisogno di acqua del 30 per cento ed i costi energetici sino al 60 per cento.  In alcuni casi si possono incrementare le rese di sei volte, come dimostrano i test effettuati di recente in Africa australe.  Le rese dei coltivatori che hanno seguito queste tecniche in 57 paesi a basso reddito sono aumentate di circa l'80 per cento.<br /><br /><strong>Rispettare gli ecosistemi<br /><br /></strong>Questo nuovo modello produttivo proposto dalla FAO incorpora anche un approccio che rispetta gli ecosistemi e capitalizza il ruolo della natura nella crescita delle colture - sostanze organiche contenute nel suolo, regolazione del flusso idrico, predatori contro i parassiti, pollinazione naturale. <br /><br />Questo nuovo approccio affonda le sue radici sull'esperienza fatta con la Rivoluzione Verde degli anni '60, che puntava ad innalzare i livelli produttivi, trascurando però l'impatto ambientale.<br /><br /><strong>La biodiversità<br /><br /></strong>Decenni di coltivazione intensiva hanno talvolta degradato terre una volta fertili ed esaurito le falde acquifere, provocato recrudescenze di infestazioni parassitarie, eroso la biodiversità, inquinato l'aria, il suolo e l'acqua.  Peraltro va notato che stanno calando i tassi di crescita dei rendimenti dei principali cereali.<br /><br />Per nutrire una popolazione mondiale che si prevede nel 2050 raggiungerà i 9,2 miliardi di persone - che nei paesi in via di sviluppo implica riuscire a soddisfare una domanda alimentare raddoppiata - non c'è altra scelta se non intensificare ulteriormente la produzione agricola.  Per sconfiggere la fame e soddisfare la domanda di cibo per il 2050, la produzione deve crescere del 70 per cento nel mondo, e del 100 per cento nei paesi in via di sviluppo.<br /><br />L'elemento chiave per vincere questa sfida sta in un'intensificazione della produzione che sia sostenibile, che è quello che viene proposto in "<em><em>Save and Grow</em></em>".  Questo implicherà un passaggio da un modello omogeneo di produzione agricola a sistemi produttivi responsabili che si adattino ai diversi luoghi e situazioni. <br /><strong><br />Il sostegno agli agricoltori<br /><br /></strong>Sarà inoltre necessario dare sostegno agli agricoltori così che possano apprendere le nuove pratiche e tecnologie, mentre i governi da parte loro dovranno rafforzare i programmi nazionali di miglioramento e selezione delle specie vegetali per sviluppare nuove varietà di sementi resistenti ai cambiamenti climatici.<br /><br />I governi dovranno anche fornire incentivi all'adozione di questo nuovo modello, come ad esempio ricompensare la buona gestione degli ecosistemi e promuovere maggiori investimenti in agricoltura.  I paesi sviluppati dovranno incrementare la quota di aiuti ufficiali allo sviluppo da destinare all'agricoltura dei paesi in via di sviluppo, i quali da parte loro dovranno allocare una quota più ampia dei loro budget nazionali al settore agricolo.  Lo studio auspica anche un aumento degli investimenti del settore privato sia a livello nazionale che internazionale.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/80136/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/80136/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Gli orti urbani nella RD Congo fruttano 400 milioni di dollari per i piccoli coltivatori</title>
	
	<description> L'esperienza della Repubblica Democratica del Congo dimostra cosa si può ottenere con l'orticoltura urbana se vi sono le giuste condizioni.Il livello produttivo raggiunto mediante la realizzazione del programma di 10,4 milioni di dollari della FAO - finanziato dal Belgio ed attuato dal Ministero congolese per lo Sviluppo Rurale a partire dal 2000 - si è tradotto in circa 28,6 chili di ortaggi per abitante l’anno.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 10 giugno 2011</strong> - Un programma di orticoltura urbana nelle cinque città principali della Repubblica Democratica del Congo ha avuto un grosso impatto sui livelli di malnutrizione cronica delle città, ed ha creato eccedenze per un valore di mercato di 400 milioni di dollari.<br /><br />Il programma è stato avviato per rispondere alla migrazione urbana di massa seguita a cinque anni di conflitti armati nella parte est del paese.  Adesso aiuta i coltivatori locali a produrre 330.000 tonnellate di ortaggi l'anno.  Questo dato rappresenta un incremento del 122 per cento rispetto alle 148.000 tonnellate prodotte solo cinque anni prima, nel biennio 2005/06.<br /><br />Il resto, oltre 250.000 tonnellate di frutta e verdura, viene venduto al mercato locale ed ai supermercati.  Nelle città coinvolte nel programma - Kinshasa, Lubumbashi, Mbanza-Ngungu, Kisangani e Likasi - vivono circa 11,5 milioni di persone su una popolazione totale di circa 68 milioni.<br /><br /><strong>Ortaggi a volontà<br /><br /></strong>Il livello produttivo raggiunto mediante la realizzazione del programma di 10,4 milioni di dollari della FAO - finanziato dal Belgio ed attuato dal Ministero congolese per lo Sviluppo Rurale a partire dal 2000 - si è tradotto in circa 28,6 chili di ortaggi per abitante l'anno. <br /><br />"Il programma ha fatto aumentare l'apporto giornaliero di micronutrienti grazie ai diversi tipi di ortaggi prodotti.  Questo ha rappresentato un elemento importante della lotta contro la denutrizione urbana, particolarmente alta tra i bambini e le donne in fase d'allattamento", dice Remi Nono-Womdin, esperto agrario della FAO.  "Si stima che circa la metà dei bambini che vivono nella Repubblica Democratica del Congo siano cronicamente sottonutriti". <br /><br /><strong>Sessantamila posti di lavoro<br /><br /></strong>Oltre al cibo il programma è riuscito a fornire occupazione diretta e reddito a circa 16.000 orticultori su piccola scala, e ad altre 60.000 persone se si considera l'intera filiera.  <br /><br />Il progetto della FAO nella Repubblica Democratica del Congo rappresenta un modello esemplare di come si possano aiutare le città a coltivare il cibo di cui hanno bisogno e soddisfare la domanda di una popolazione urbana in continuo aumento.  Il numero delle persone che vivono nei centri urbani sorpassa oggi quello di coloro che vivono nelle aree rurali, e con l'urbanizzazione particolarmente rapida in atto nei paesi in via di sviluppo, coltivare ortaggi nelle città, nelle aree suburbane e nelle periferie più povere è decisivo per migliorare la sicurezza alimentare.<br /><br />La popolazione di Lubumbashi, la seconda città della RD Congo per numero di abitanti, in soli 10 anni è cresciuta del 50 per cento raggiungendo un milione e mezzo di persone.  Grazie al progetto FAO la produzione locale di ortaggi è riuscita a stare al passo con questo incremento. Oggi gli orti urbani che sorgono intorno alla città producono oltre 60.000 tonnellate di frutta e verdura l'anno, dando occupazione a circa 7.800 orticultori su piccola scala.<br /><br /><strong>Le ragioni di un successo<br /><br /></strong>La FAO ha iniziato il lavoro nella RD del Congo con uno studio preliminare per individuare i problemi che ostacolano lo sviluppo dell'orticultura urbana e peri-urbana, tra essi la mancanza di diritti di proprietà certi sulla terra, il limitato accesso alle risorse idriche, i bassi rendimenti dovuti a sementi di scarsa qualità, l'assenza di appropriate tecniche produttive e la mancanza di accesso al credito per i piccoli coltivatori.<br /><br />Tra le altre difficoltà individuate dallo studio la scarsa formazione specifica tra il personale del  Ministero per lo Sviluppo Rurale, e l'assenza di tecnologie post-raccolto e di infrastrutture commerciali che obbligano spesso i coltivatori a vendere direttamente dai loro campi a prezzi più bassi.<br /><br />"Un elemento che ha contribuito al successo del progetto è stato il fatto che molti dei nuovi abitanti della città venissero da zone rurali ed avessero già le conoscenze di base su come coltivare la terra", dice Nono-Womdim.  "Inoltre erano disponibili ampi appezzamenti di terra fertile, specialmente nelle periferie intorno a Lubumbashi".<br /><br /><strong>L'approccio della FAO<br /><br /></strong>La prima cosa che la FAO ha fatto è stata quella di avviare strutture istituzionali per collegare la FAO, il governo e le autorità locali con i gruppi di orticultori.  Ha fornito nuove varietà di sementi ed investito nella riparazione delle infrastrutture per l'irrigazione e per il controllo delle acque, che hanno peraltro avuto come effetto collaterale di fornire acqua pulita e sicura alle comunità.<br /><br />Gli agricoltori hanno visto crescere i propri redditi notevolmente.  A Kinshasa e Lubumbashi, in media il reddito annuale di ciascun coltivatore è passato da 500 dollari nel 2004 a 2000 dollari nel 2010, e a Likasi è aumentato da 700 a 3.500 dollari, ed incrementi simili si sono registrati nelle altre città.<br /><br />Per assicurare al consumatore la sicurezza igienico-sanitaria e la qualità dei prodotti, la FAO ha introdotto una gestione integrata della produzione che ha contribuito a ridurre di molto il ricorso ai pesticidi sintetici.<br /><br />Ancora molto resta da fare, ed il servizio nazionale della Repubblica Democratica del Congo per l'orticultura urbana e peri-urbana si sta accingendo a gestire il progetto in prima persona.<br /><br />"La cosa importante è essere riusciti a dimostrare che questo obiettivo poteva essere raggiunto, quello che occorre adesso è ampliare la produzione nella RD Congo ed estendere l'esperienza ad altri paesi africani", dice Nono-Womdin.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/79935/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/79935/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>I prezzi alimentari resteranno sostenuti</title>
	
	<description> Con ogni probabilità per il resto di quest’anno e per l’inizio del 2012 i prezzi alimentari resteranno sostenuti e caratterizzati da grande volatilità, avverte l’ultimo rapporto semestrale della FAO, Food Outlook, pubblicato oggi.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 7 giugno 2011 - </strong>Con ogni probabilità per il resto di quest'anno e per l'inizio del 2012 i prezzi alimentari resteranno sostenuti e caratterizzati da grande volatilità, avverte l'ultimo rapporto semestrale della FAO, <em><a href="http://www.fao.org/docrep/014/al978e/al978e00.pdf" target="_blank" title="il rapporto">Food Outlook,</a> </em>pubblicato oggi.<br /><br />A motivo dei prezzi sostenuti, il rapporto cita la marcata riduzione delle giacenze rispetto al modesto incremento produttivo delle principali colture.<br /><br />I prossimi mesi saranno cruciali per determinare l'andamento delle principali produzioni alimentari.  Sebbene le prospettive siano incoraggianti per alcuni paesi, ad esempio la Federazione Russa e l'Ucraina, condizioni meteorologiche incerte - scarse precipitazioni in alcune zone e piogge troppo abbondanti altrove - potrebbero avere conseguenze negative sulla produzione di mais e di grano in Europa ed in Nord America.<br /><br />"La situazione generale della produzione agricola e delle materie prime alimentari è abbastanza tesa, con i prezzi che continuano ad essere ostinatamente alti, costituendo una minaccia per molti paesi a basso reddito con deficit alimentare", dice David Hallam, Direttore della Divisione FAO Mercati e Commercio.<br /><br /><strong>Leggero calo dei prezzi alimentari in maggio<br /><br /></strong>I prezzi alimentari, che all'inizio dell'anno erano balzati ai livelli della crisi alimentare del 2007-08, sono calati nel mese di maggio di un modesto 1 per cento.   <a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/en/" target="_blank" title="el indice FAO">L'Indice dei prezzi alimentari della FAO</a> ha registrato in maggio una media di 232 punti da una stima in aprile di 235 punti, ma tuttavia ancora il 37 per cento più alti rispetto al maggio dello scorso anno.<br /><br />Responsabile del lieve calo registrato dall'Indice del mese di maggio è stato il ribasso dei prezzi internazionali dei cereali e dello zucchero, che hanno più che compensato gli aumenti del prezzo della carne e dei prodotti latteo-caseari.<br /><strong><br /></strong>Stando alle prospettive attuali, per i cereali si prevede un raccolto record di 2.315 milioni di tonnellate - un aumento del 3,5 per cento rispetto al 2010, che a sua volta registrava un calo dell'uno per cento rispetto al 2009.<br /><br /><strong>I cereali<br /></strong><br />La produzione globale di grano si prevede avrà un incremento del 3,2 per cento rispetto alla produzione dell'anno scorso, per lo più conseguenza della maggiore produzione nella Federazione Russa.<br /><br />La produzione mondiale dei cereali secondari salirà del 3,9 per cento, superando il record raggiunto nel 2008.  La maggior parte di questo incremento avrà luogo nella Federazione Russa ed in altri Paesi della Comunità di Stati Indipendenti (CSI). <br /><br />Sebbene siano solo stime preliminari, per la produzione mondiale di riso si prevede un raccolto record pari a 463,8 milioni di tonnellate - un incremento del due per cento rispetto allo scorso anno, stando alle previsioni di condizioni meteorologiche migliori.<br /><br />Si stima che alla fine della stagione produttiva del 2012, gli stock cerealicoli raggiungeranno i 494 milioni di tonnellate, un incremento di solo il due per cento da un livello d'apertura sensibilmente ridotto.<br /><strong> <br /></strong>Anche la domanda di cereali è aumentata cosicché la produzione del 2011, anche se a livelli record, si prevede riuscirà a stento a coprire il fabbisogno.  Tuttavia, "l'annuncio della Federazione Russa che a partire dal luglio 2011 toglierà il blocco imposto alle esportazioni di cereali, potrebbe aiutare ad allentare in parte la pressione sui prezzi", afferma Abdolreza Abbassian, analista della FAO per l'andamento del mercato cerealicolo.<br /><br />Per quanto riguarda il mercato dei semi oleosi, l'offerta nel 2011/12 potrebbe non essere sufficiente a coprire l'accresciuta domanda, elemento che comporterà ulteriori riduzioni delle giacenze mondiali.<br /><strong><br /></strong>Al contrario, per lo zucchero il saldo tra domanda e offerta anticipa alcuni miglioramenti sostenuti dall'abbondante produzione prevista per il 2010/11, che con tutta probabilità per la prima volta dal 2007/08 supererà il consumo.<br /><br /><strong>Prezzi record per la carne<br /><br /></strong>Per quanto riguarda il mercato della carne, i prezzi sostenuti dei mangimi, le epidemie e l'esaurimento delle giacenze nel 2011, limiteranno la produzione a 294 milioni di tonnellate, solo uno per cento in più rispetto al 2010.  Nel maggio 2010 l'indice dei prezzi della carne aveva raggiunto il record di 183 punti e l'insieme di alcuni fattori - la forte domanda di importazioni da una parte e la limitata disponibilità per l'esportazione - fanno prevedere per i prossimi mesi un ulteriore consolidamento dei prezzi.<br /><br />Dopo due anni consecutivi di prezzi bassi, il mercato ittico quest'anno ha avuto una forte ripresa e tutto fa pensare ad una produzione record per il 2011, ma i prezzi saranno spinti dalla forte domanda dei paesi in via di sviluppo.<br /><br /><strong>La fattura delle importazioni alimentari<br /></strong><br />Nel commercio internazionale delle derrate, la fattura globale delle importazioni alimentari si prevede raggiungerà nel 2011 il nuovo record di 1,29 trilioni di dollari, 21 per cento in più rispetto al 2010.  I Paesi a basso reddito e con deficit alimentare (LIFDC, <em>l'acronimo inglese</em>) ed i Paesi meno sviluppati (LDC) saranno i più colpiti, poiché rispetto allo scorso anno dovranno spendere rispettivamente il 27 ed il 30 per cento in più per le loro importazioni alimentari.<br /><br />La spesa per le importazioni alimentari dei paesi vulnerabili potrebbe incidere all'incirca per il 18 per cento delle loro fatture complessive, rispetto alla media mondiale che è di circa il sette per cento.<br /><br /><strong>Sotto esame il mercato dei <em>futures<br /></em></strong><br />Il rapporto evidenzia alcune differenze su come si sono comportati gli investitori in occasione del rialzo dei prezzi nel 2010/11 rispetto alla crisi del 2007/08.  Molto è stato fatto ai fini di una maggiore trasparenza dei mercati, ma ancora molto resta da fare secondo l'opinione di alcuni esperti che hanno contribuito al capitolo <em>Special Future</em> del rapporto.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/79927/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/79927/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 08:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La riduzione delle perdite post-raccolto è cruciale per la sicurezza alimentare in Africa</title>
	
	<description> Investire nelle tecnologie post-raccolto per ridurre le perdite di cibo potrebbe contribuire notevolmente ad aumentare l'offerta alimentare nell'Africa subsahariana, scondo un rapporto FAO/Banca Mondiale che stima il valore delle perdite post-raccolto di grano nell'Africa subsahariana attorno ai 4 miliardi di dollari l'anno.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>31 maggio 2011, Roma/Accra - </strong>Investire nelle tecnologie post-raccolto per ridurre le perdite di cibo potrebbe contribuire notevolmente ad aumentare l'offerta alimentare nell'Africa subsahariana, è quanto afferma un nuovo rapporto FAO/Banca Mondiale, presentato oggi in occasione di un incontro tra esperti tecnici dell'area riunitisi per discutere il problema.<br /><br />Il rapporto <a href="http://siteresources.worldbank.org/INTARD/Resources/MissingFoods10_web.pdf" target="_blank">Missing Food: The Case of Postharvest Grain Losses in Sub-Saharan Africa</a> (Il cibo mancante: il caso delle perdite post-raccolto di grano nell'Africa Sub-Sahariana<em>)</em>, realizzato in collaborazione con l'Istituto per le Risorse Naturali del Regno Unito, stima il valore delle perdite post-raccolto di grano nell'Africa subsahariana attorno ai 4 miliardi di dollari l'anno. <br /><br />"Tutto questo cibo che va perso basterebbe a soddisfare i requisiti minimi nutrizionali di almeno 48 milioni di persone", afferma il Vice-Direttore Generale della FAO Maria Helena Semedo. "Se siamo d'accordo che bisogna sviluppare sistemi agricoli sostenibili che riescano a sfamare 9 miliardi di persone per il 2050, affrontare il problema degli sprechi lungo tutta la catena alimentare deve essere un punto chiave delle future strategie alimentari nazionali".    <br /><br /><strong>Il cibo mancante<br /><br /></strong>Secondo le stime realizzate dal Sistema d'informazione africano sulle perdite di grano post-raccolto, le perdite fisiche di grano prima della fase di lavorazione possono variare tra il 10 e il 20 per cento del raccolto.  <br /><br />Solo nell'Africa orientale e meridionale le perdite di cibo sono stimate intorno al valore di 1,6 miliardi di dollari l'anno, ovvero circa il 13,5% del valore totale della produzione di grano.<br /><br />Poiché non sono disponibili simili stime delle perdite regionali per l'Africa centrale e occidentale, assumendo perdite di pari grandezza per tale regione, il valore delle perdite di grano post-raccolto nell'Africa subsahariana ammonterebbe a un totale di circa 4 miliardi di dollari, su una produzione annua di grano stimata intorno al valore di 27 miliardi di dollari (media annua del biennio 2005-2007).<br /><br />Tale cifra è grossomodo equivalente al valore delle importazioni annuali di cereali nella regione per lo stesso periodo. Dato il quasi raddoppio dei prezzi mondiali del grano a partire dal 2005-2007, il valore delle attuali perdite è molto maggiore.    <br /><br /><strong>Opportunità perse<br /><br /></strong>Le perdite di grano si hanno quando il cereale marcisce, o è infestato da insetti, funghi o microbi, e le perdite fisiche sono solo parte del problema. Le perdite possono anche essere economiche, conseguenza dei bassi prezzi e della mancanza di accesso al mercato per i grani di qualità inferiore, oppure ancora nutrizionali, nei casi di cibi di bassa qualità o contaminati. <br /><br />Le perdite di cibo contribuiscono agli alti prezzi alimentari poiché riducono parte dell'offerta alimentare dal mercato. Hanno inoltre anche un impatto negativo a livello ambientale dal momento che terra, acqua e risorse non rinnovabili come fertilizzanti organici ed energia vengono usate per produrre, lavorare, trattare e trasportare del cibo che nessuno consumerà.   <br /><br /><strong>Una maggiore attenzione al problema<br /><br /></strong>Le recenti crisi alimentare e finanziaria hanno sollevato in maniera particolare l'attenzione sul problema delle perdite post-raccolto. <br /><br />"L'Africa non può permettersi di perdere il 20% della sua produzione di grano," afferma Jamal Saghir, Direttore del Dipartimento Sviluppo Sostenibile dell' Unità Africa della Banca Mondiale. "Il contenimento delle perdite alimentari è sempre più riconosciuto come parte di un approccio integrato volto ad ottenere il massimo potenziale dall'agricoltura,  per riuscire al tempo stesso a sfruttare efficientemente le coltivazioni odierne, migliorare la produttività dei terreni attualmente coltivati e inserire in maniera sostenibile ulteriori aree nella filiera produttiva."<br /><br /><strong>Tecnologie efficaci <br /><br /></strong>Vi sono svariate pratiche e tecnologie attuabili per ridurre le perdite post-raccolto, tra cui sistemi di protezione del raccolto e contenitori per lo stoccaggio, come i sacchi sigillati ermeticamente e i silos di metallo.   <br /><br />Sebbene molte di tali tecniche si siano dimostrate vincenti in Asia, sono necessari ancora ulteriori studi e sperimentazioni per riuscire ad individuare interventi adatti ai contesti locali in Africa. Per risultare efficaci, gli interventi devono esser calibrati alle circostanze e alle pratiche locali, venir valutati secondo particolari sistemi di valori, e garantire che vengano messi in atto incentivi economici adeguati.       <br /><br />Le tecnologie che hanno trovato diffusione in Asia, come le tecniche per l'essicazione del riso su piccola scala e l'introduzione delle trebbiatrici a pedali e delle macine per riso, sono state adottate con successo anche in alcune zone dell'Africa e potrebbero trovare ulteriore diffusione man mano che le migrazioni, l'invecchiamento della popolazione rurale e gli alti tassi di contagio da HIV/AIDS vanno riducendo la forza lavoro disponibile e aumentando i salari. <br /><br />I governi possono contribuire creando condizioni burocratiche favorevoli; riducendo i costi di transazione del mercato tramite investimenti in infrastrutture come strade, elettricità ed acqua; promuovendo la ricerca nel settore agricolo e l'aumento delle terre a coltura, in particolare individuando dove nella catena alimentare avvengono le perdite e come contrastarle. </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/79493/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/79493/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 30 May 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>I prezzi alimentari stabili</title>
	
	<description> I prezzi alimentari sono rimasti quasi invariati nel mese di aprile, dopo il calo di marzo seguito ad otto mesi consecutivi di aumenti, ha reso noto oggi la FAO</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 5 maggio 2011</strong> - I prezzi alimentari sono rimasti quasi invariati nel mese di aprile, dopo il calo di marzo seguito ad otto mesi consecutivi di aumenti, ha reso noto oggi la FAO.<br /><br />Tuttavia, mentre <a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/" target="_blank">l'Indice FAO dei prezzi alimentari</a> nel mese di aprile ha rilevato una media di 232 punti,  poco è cambiato rispetto a marzo, ancora un 36 per cento più alto rispetto all'aprile 2010 e solo il due per cento in meno rispetto al picco raggiunto nel febbraio 2011.<br /><br />Il calo del prezzo dello zucchero e di quello del riso hanno contribuito a stabilizzare l'indice, ma i prezzi internazionali di quasi tutte le altre derrate sono rimasti stabili.<br /><br />"Il calo del dollaro e l'incremento del prezzo del petrolio stanno contribuendo a mantenere alti i prezzi delle derrate, in particolare dei cereali", dice David Hallam, Direttore della Divisione FAO Commercio e Mercati.  "Con una domanda che continua ad essere sostenuta, le prospettive di un ritorno a prezzi più normali dipenderà principalmente da quanto la produzione aumenterà nel 2011 e in che misura nella prossima stagione verranno ricostituite le scorte cerealicole".<br /><br /><strong>Salgono i prezzi del grano e del mais<br /><br /></strong>I pochi cambiamenti dell'indice sono da attribuire al fatto che nonostante i prezzi internazionali dei cereali siano saliti bruscamente in aprile,  l'aumento è stato più che controbilanciato dal calo dei prezzi caseari, di quelli dello zucchero e del riso mentre quelli degli oli e della carne sono rimasti per lo più immutati.<br /><br /><strong>L'Indice FAO dei prezzi cerealicoli </strong>ha registrato una media di 265 punti, un aumento del 5,5 per cento rispetto a marzo e del 71 per cento rispetto all'aprile 2010.  Il mais è salito dell'11 per cento ed il grano del quattro per cento ad aprile 2011 in conseguenza di clima avverso e ritardi nelle semine. Ma grandi forniture per l'esportazione hanno tenuto i prezzi del riso sotto una pressione al ribasso.<br /><br /><strong>L'Indice FAO dei prezzi </strong><strong>di grassi ed oli, </strong>che era calato del 7 per cento in marzo, è rimasto quasi invariato nel mese di aprile.<br /><br /><strong>L'Indice FAO dei prezzi </strong><strong>dello zucchero</strong> ha registrato una media di quasi 348 punti, un calo del 7 per cento rispetto a marzo e del 17 per cento rispetto al record raggiunto in gennaio.<br /><br /><strong>L'Indice FAO dei prezzi latteo-caseari</strong> ha rilevato una media di 229 punti, 2,4 per cento in meno rispetto a marzo.  Il buon inizio della stagione nell'emisfero settentrionale ha evitato un rialzo dei prezzi dopo sette mesi di continua crescita.<br /><br /><strong>L'Indice FAO dei prezzi della carne</strong>, sebbene ad un livello record, è rimasto stabile rispetto alla stima rivista di 172 punti in marzo.<br /><br /><strong>Il mercato cerealicolo resterà ristretto<br /><br /></strong>Le ultime indicazioni fanno pensare ad una ripresa della produzione cerealicola nel 2011 in risposta ai prezzi sostenuti, assumendo che vi siano condizioni meteorologiche normali.  Si prevede che la produzione mondiale di grano aumenti del 3,5 per cento e quella del riso del tre per cento.<br /><br />Invece le scorte cerealicole mondiali per la stagione che si conclude nel 2011 si prevede caleranno al loro livello più basso dal 2008, principalmente a causa della riduzione delle scorte dei cereali secondari.  Anche le scorte mondiali di grano caleranno, anche se il rapporto scorte/utilizzo rimarrà relativamente agevole, con le scorte di riso che si prevedono perfino in aumento.  <br /><br />"Sebbene le prime previsioni per la produzione cerealicola del 2011 siano buone, saranno determinanti le condizioni climatiche ", ha detto Abdolreza Abbassian, esperto FAO del mercato del grano.  " Le prospettive della produzione per il 2010 erano estremamente favorevoli un anno fa in questo stesso periodo, ma poi condizioni meteorologiche avverse tra luglio ed ottobre hanno cambiato drasticamente le previsioni".<br /><br />"Tra tutti i cereali, il mais è quello che desta maggiori preoccupazioni", fa notare Abbassian.  "Quest'anno avremmo bisogno di una produzione sopra la media, se non addirittura record, negli Stati Uniti per far si che la situazione del mais migliori.  Ma sinora le semine hanno subito notevoli ritardi a causa del freddo e della pioggia".</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/73951/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/73951/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 04 May 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Pakistan - Buone le prospettive del prossimo raccolto di grano</title>
	
	<description> La FAO ha impiegato 54 milioni di dollari di fondi forniti da donatori internazionali per comprare e distribuire sementi di grano di qualità a 18 milioni di persone colpite dalle gravi inondazioni che hanno devastato il paese la scorsa estate.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Islamabad/Roma, 30 marzo 2011 - </strong>La distribuzione su vasta scala da parte della FAO di sementi di grano alle vittime delle inondazioni che lo scorso anno hanno colpito il Pakistan, sta per dare i i primi risultati con una produzione alimentare in grado di nutrire circa mezzo milione di famiglie rurali.<br /><br />Con una media di otto componenti a famiglia, questo si traduce in un raccolto in grado di dar cibo a circa quattro milioni di persone per i prossimi sei mesi.  <br /><br />La FAO, nell'ambito del suo intervento d'emergenza iniziato lo scorso agosto, ha impiegato 54 milioni di dollari di fondi forniti da donatori internazionali per comprare e distribuire sementi di grano di qualità.  Quando la stagione dei raccolti si concluderà, questa donazione avrà prodotto, in base agli attuali prezzi locali, circa 190 milioni di dollari di farina di grano - il principale alimento di base del paese.<br /><br />"L'investimento reso possibile con i fondi dei donatori si è quadruplicato", dice Daniele Donati, responsabile del Servizio Operazioni d'Emergenza della FAO.  "Non solo, ma gli agricoltori avranno abbastanza per conservare le sementi per la semina dell'anno prossimo". <br /><br />In Pakistan, sono più di 18 milioni le persone colpite dalle gravi inondazioni che hanno devastato il paese la scorsa estate e che hanno arrecato danni alle abitazioni, alle infrastrutture ed all'agricoltura.<br /><br /><strong>Il settore agricolo finanziato quasi interamente <br /><br /></strong>Per dare una risposta all'emergenza immediata provocata dalle inondazioni del 2010, la FAO ha coordinato il Gruppo Agricoltura, formato da oltre 200 organizzazioni, che è riuscito a raggiungere oltre 1,4 milioni di famiglie rurali in tutto il Pakistan.<br /><br />Dei 107 milioni di dollari richiesti nel suo appello, la FAO ne ha ricevuti 92 milioni, che hanno consentito all'organizzazione di sostenere l'intero settore agricolo su piccola scala delle quattro province colpite dal disastro.  I donatori sono stati l'Australia, il Belgio, il Canada, il CERF (il Fondo centrale d'intervento per le emergenze dell'ONU, <em>ndr</em>), la Commissione Europea, l'IFAD, l'Italia, il Regno Unito, gli Stati Uniti e la Svezia.<br /><br />Oltre a rendere possibile la stagione di semina del grano "Rabi", come viene chiamata localmente, si stima che la FAO abbia salvato circa un milione di capi di bestiame fornendo riparo temporaneo, medicinali vermifughi e foraggio secco a circa 290.000 famiglie.  Il foraggio verde comincia ad essere disponibile solo adesso con l'avvicinarsi della primavera dopo un lungo e duro inverno. <br /><br />"Gli interventi sul bestiame hanno davvero dato buoni frutti", dice Donati.  "Costa dieci volte di più comprare un nuovo animale, che spesso per le famiglie rappresenta i risparmi di una vita". <br /><br />La FAO sta coordinando anche migliaia di progetti <em>cash-for-work</em> (denaro in cambio di lavoro <em>ndr</em>) nell'ambito dei quali si da denaro in cambio di lavoro per sbloccare i canali d'irrigazione intasati da fango e detriti.<br /><br />Solo una provincia, quella di Sindh, anch'essa duramente colpita finora non ha potuto ricevere aiuto a causa del fatto che i campi sono rimasti coperti dalle acque ben oltre la fine della stagione della semina Rabi, ed in alcuni casi sono ancora allagati.  In questa provincia la FAO distribuirà sementi di riso a circa 25.000 famiglie in tempo per la prossima stagione di semina, ma sono più di 700.000 le famiglie che avranno bisogno d'assistenza nei prossimi mesi.<br /><br /><strong>Le priorità della ricostruzione<br /><br /></strong>La FAO insieme al Governo del Pakistan ha individuato le priorità della ricostruzione per i prossimi due mesi.  Tra esse incrementare la produzione agricola, la zootecnia, le attività di pesca e la produzione agro-forestale, per migliorare la dieta ed i livelli nutrizionali della popolazione, e promuovere la divulgazione agricola per offrire consulenza ed aiuto ai braccianti ed ai piccoli proprietari.<br /><br />"Il conseguimento di questi obiettivi farà ridurre in modo significativo la vulnerabilità della popolazione, farà migliorare la produzione alimentare e la possibilità di generare reddito e farà crescere la capacità della popolazione di rispondere ai possibili shock futuri", ha aggiunto Donati.  La FAO prevede che il suo programma di ricostruzione costerà intorno a 94 milioni di dollari, sufficienti a dare assistenza a 430.000 famiglie dislocate in 24 distretti.<br /><br />E' stato istituito un gruppo di lavoro per una ricostruzione rapida, presieduto congiuntamente dall'Autorità Nazionale per la gestione dei disastri del Governo Pakistano e dal Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite.  Esso copre otto settori tra cui uno dedicato all'agricoltura ed alla sicurezza alimentare, coordinato da FAO, PAM e dal Ministero Pakistano per l'alimentazione e l'agricoltura.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/54168/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/54168/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Colmare la disparità uomo donna in agricoltura</title>
	
	<description> Se le donne delle zone rurali avessero le stesse opportunità degli uomini in termini di accesso alla terra, alla tecnologia, ai servizi finanziari, alla scolarizzazione ed ai mercati, la produzione agricola potrebbe aumentare e 100-150 milioni di persone uscirebbero dalla fame, afferma la FAO nell’ultima edizione del rapporto &quot;Lo stato dell’alimentazione e dell’agricoltura&quot; (SOFA 2010-11).</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 7 marzo 2011 - </strong>Se le donne delle zone rurali avessero le stesse opportunità degli uomini in termini di accesso alla terra, alla tecnologia, ai servizi finanziari, alla scolarizzazione ed ai mercati, la produzione agricola potrebbe aumentare ed il numero delle persone che soffrono la fame potrebbe ridursi di 100-150 milioni di unità, afferma la FAO nell'ultima edizione del rapporto <a href="http://www.fao.org/docrep/013/i2050e/i2050e00.htm" target="_blank"><em>Lo stato dell'alimentazione e dell'agricoltura </em>(SOFA 2010-11)</a>.<br /><br />I rendimenti degli appezzamenti coltivati dalle donne sono spesso più bassi, ammette il rapporto.  Ma questo avviene non perché le donne coltivino la terra peggio degli uomini, ma solo perchè non dispongono di uguali fattori produttivi.  Secondo il rapporto, se vi avessero accesso, i loro  rendimenti salirebbero, produrrebbero di più e la produzione agricola nel suo complesso aumenterebbe.<br /><br />"Il rapporto argomenta in modo convincente a favore dell'eguaglianza tra i sessi in agricoltura", afferma il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf.<br /><br />"L'uguaglianza uomo donna non è soltanto un nobile ideale, è una condizione decisiva per lo sviluppo agricolo e la sicurezza alimentare.  Dobbiamo promuovere l'uguaglianza uomo donna e dare maggiori strumenti alle donne se vogliamo vincere in modo sostenibile la lotta contro fame e povertà estrema", ha aggiunto.<br /><br /><strong>Pari opportunità<br /><br /></strong>Il rapporto stima che se nei paesi in via di sviluppo le donne che lavorano la terra avessero lo stesso accesso alle risorse che hanno gli uomini, la loro produzione potrebbe aumentare del 20/30 per cento.  Questo potrebbe far aumentare la produzione agricola totale dei paesi in via di sviluppo del 2,5/4 per cento, fattore che a sua volta farebbe ridurre il numero delle persone che soffrono la fame nel mondo del 12-17 per cento, vale a dire un calo di 100-150 milioni di persone.  Secondo i dati FAO nel 2010 erano 925 milioni le persone sottonutrite al mondo, di cui 906 milioni nei paesi in via di sviluppo.<br /><br />"Dobbiamo eliminare ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne, e far sì che il loro accesso alle risorse sia più equo, che ogni politica e programma di sviluppo tenga presente la disparità di genere e che le voci delle donne siano ascoltate ad ogni livello decisionale.  Le donne devono essere viste come partner paritarie nello sviluppo sostenibile", ha detto Diouf.<br /><br /><strong>Il lavoro delle donne<br /><br /></strong>Le donne rappresentano in media il 43 per cento della forza lavoro agricola dei paesi in via di sviluppo, con percentuali che vanno dal 20 per cento dell'America Latina a circa il 50 per cento del Sudest asiatico e dell'Africa sub-sahariana.  La percentuale è più alta in alcuni paesi e talvolta varia molto all'interno dello stesso paese (vedi dati nella barra laterale). <br /><br />Quando le donne delle zone rurali vengono impiegate, in genere sono relegate ad occupazioni meno pagate ed è più probabile che abbiano forme di occupazione meno sicure, più precarie, stagionali o a part-time.<br /><br />Il rapporto fa notare come i nuovi lavori offerti dalle industrie agro-alimentari, orientate verso l'esportazione, in genere offrano opportunità migliori alle donne rispetto all'agricoltura tradizionale.<br /><br /><strong>Minore accesso alle risorse<br /><br /></strong>Il rapporto documenta differenze sostanziali tra uomo e donna nell'accesso a numerose risorse agricole, quali la terra, il bestiame, il bracciantato, la scolarizzazione, i servizi di divulgazione agricola, il credito, i fertilizzanti e le attrezzature meccaniche.<br /><br />In tutte le regioni le donne hanno in genere minore accesso alla terra, e per quei paesi in via di sviluppo dove i dati sono disponibili, il rapporto mostra che la percentuale di donne proprietarie dei campi che lavorano oscilla tra il 3 ed il 20 per cento, a fronte di una percentuale di forza lavoro agricola femminile che va dal 20 al 50 per cento.<br /><br />"Le donne hanno rese più basse degli uomini", dice la dottoressa Terry Raney, che ha curato il rapporto, "ma non perché sono meno brave, ma perché lavorano in appezzamenti più piccoli, ed usano pochi fattori produttivi come fertilizzanti, sementi migliorate ed attrezzi".<br /><br /><strong>Eliminare le discriminazioni <br /></strong><br />"L'esperienza di molti paesi dimostra che politiche adeguate possono promuovere l'uguaglianza dei sessi.  La priorità è eliminare ogni forma di discriminazione ai sensi della legge", ha aggiunto Raney.  "In molti paesi le donne non hanno gli stessi diritti degli uomini per quanto riguarda comprare, vendere o ereditare terra, aprire un conto di risparmio o avere un prestito, firmare un contratto o vendere i propri prodotti.  E perfino laddove sulla carta esistono diritti legislativi, nella pratica sono spesso disattesi".<br /><br />L'amministrazione statale deve essere ritenuta responsabile del rispetto della legge e le donne devono essere consapevoli dei loro diritti e messe nelle condizioni di reclamarli.<br /><br />In agricoltura le donne devono fare i conti con moltissimi ostacoli, derivanti dalla natura stessa dell'attività agricola e da come dividere il proprio tempo tra lavoro e famiglia.  Per essere efficace qualsiasi intervento deve affrontare questi problemi nel loro insieme, dice il rapporto.<br /><br />La politica e le istituzioni hanno un impatto molto differente sugli uomini e sulle donne - perfino quando non vi è alcun intento di discriminazione esplicita.  "Gli uomini e le donne hanno ruoli differenti nella società e fanno i conti con opportunità e difficoltà differenti", aggiunge la Raney.  "Non possiamo fare delle buone politiche agricole se non teniamo presente queste differenze di genere".<br /><br /><strong>Costruire il capitale umano  <br /><br /></strong>Oltre ad aumentare la produzione agricola complessiva, l'eliminazione della disparità uomo donna in agricoltura servirebbe anche a mettere più soldi nelle mani delle donne, una strategia che si è dimostrata efficace per migliorare le condizioni di salute, l'alimentazione e la scolarizzazione dei bambini.<br /><br />"Uno dei migliori investimenti che possiamo fare è costruire il capitale umano delle donne e delle ragazze - scolarizzazione di base, informazioni commerciali e servizi di divulgazione sono la base per promuovere produttività agricola e crescita economica", ha concluso la Raney.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/52181/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/52181/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 10:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Vertice internazionale per dare nuovo stimolo al Trattato sulle Risorse Fitogenetiche</title>
	
	<description> Rappresentanti di alto livello di oltre 60 paesi, tra cui 22 ministri, si sono incontrati a Roma allo scopo di dare nuovo stimolo e rinvigorire il sostegno al Trattato Internazionale sulle Risorse Fitogenetiche ed al suo Fondo per la Distribuzione dei Benefici, ritenuto cruciale per la tutela e l’utilizzo a fini agricoli ed alimentari delle risorse fitogenetiche mondiali a rischio</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>8 Decembre 2010, Roma</strong> - Rappresentanti di alto livello di oltre 60 paesi, tra cui 22 ministri di gabinetto, si sono incontrati a Roma allo scopo di dare nuovo stimolo e rinvigorire il sostegno al Trattato Internazionale sulle Risorse Fitogenetiche ed al suo Fondo per la Distribuzione dei Benefici, ritenuto cruciale per la tutela e l'utilizzo a fini agricoli ed alimentari delle risorse fitogenetiche mondiali attualmente a rischio.<br /><br />L'incontro è stato aperto dal suo organizzatore, il Ministro Italiano per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Giancarlo Galan, che ha sollecitato i governi ad usare il Trattato "per superare l'antico e deletereo conflitto tra agricolutra tradizionale e modernità". </p><p>Il Ministro ha spiegato che il Trattato facilita l'accesso al materiale genetico delle specie vegetali, sottolineando come, da quando l'accordo è entrato in vigore nel 2004, vi siano stati oltre 800 prelievi giornalieri di semi ed altro materiale fitogenetico da un campione di oltre 1.3 milioni di campioni.   <br /><br />Il governo Italiano, insieme a Spagna, Norvegia e Australia, è uno dei maggiori finanziatori del Fondo per la Condivisione dei Benefici (BSF l'acronimo inglese), istituito dal Trattato per aiutare i contadini poveri nei paesi in via di sviluppo a preservare e adattare al cambiamento climatico le colture alimentari principali. <br /><br /><strong>L'adattamento al cambiamento climatico</strong><br /><br />"Questo vertice di alto livello ha reso ancor più evidente come il Trattato sia in grado di affrontare contemporaneamente diverse sfide, tra cui la perdita di biodiversità, le crisi alimentari globali, l'adattamento al cambiamento climatico, la lotta alla povertà e lo sviluppo agricolo", ha detto Shakeel Bhatti, Segretario del Trattato Internazionale. <br /><br />Il Fondo, operativo a partire dal 2008/2009, è stato accettato dalla Convenzione-Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico come uno strumento internazionale chiave per l'adattamento al cambiamento climatico, mentre il Trattato è stato risconosciuto dalla conferenza cha ha adottato il recente e innovativo Protocollo di Nagoya come uno dei quattro pilastri del nuovo regime internazionale per l'accesso e la condivisione dei benefici delle risorse fito-genetiche. <br /><br />Attualmente, il Fondo (denominato "<em>Leading the Field</em>") sta finanziando 11 progetti ad alto impatto per i piccoli agricoltori in quattro regioni del mondo. Per esempio in Perù,  sei comunità indigene hanno risposto al cambiamento climatico re-introducendo le vecchie varietà di patate originarie del luogo, ed adattandole ai terreni di montagna a maggiori altitudini. Nei prossimi tre mesi altri 10 milioni di dollari verranno utilizzati per promuovere la sicurezza alimentare fornendo ai contadini supporto nell'adattamento al cambiamento climatico.<br /><br />La Tavola Rotonda ha anche ribadito la necessità di impegnarsi nell'obiettivo di raccogliere stanziamenti per 116 milioni di dollari entro il 2014. <br /><br /><strong>Affrontare la perdita di biodiversità agricola</strong><br /><br />Il Trattato è il primo meccanismo internazionale pienamente operativo per l'accesso e la condivisione dei benefici di ogni componente della diversità biologica vegetale e la sua ratifica da parte di 126 paesi oltre all'Unione Europea rappresenta il più rapido processo di adesione mai avutosi nella storia dei trattati e degli accordi negoziati sotto l'egida della FAO. <br /><br />Il Trattato sulle Risorse Fito-genetiche è e stato concepito per facilitare la cooperazione internazionale e l'equo scambio di risorse genetiche.<br /><br />La FAO stima che il 75% della bio-diversità agricola è andato perso tra il 1900 e il 2000. Un recente studio ha previsto che circa il 22% delle varietà selvatiche di importanti colture alimentari quali arachidi, patate e fagioli, potrebbe sparire netro il 2055 a causa del cambiamento climatico. <br /><br />Dal lato positivo, la consapevolezza del problema è andata crescendo molto rapidamente. Attualmente esistono circa 1750 banche genetiche in tutto il mondo, che insieme raccolgono oltre sette milioni di campioni.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/48582/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/48582/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Mille miliardi il costo delle importazioni alimentari - Prezzi in rialzo</title>
	
	<description> Il costo totale delle importazioni alimentari potrebbe nel 2010 superare la soglia dei mille miliardi di dollari, con i prezzi della maggior parte delle derrate in brusco rialzo rispetto al 2009, ha reso noto oggi la FAO. Nel 2010 il costo delle importazioni alimentari aumenterà dell’11 per cento per i paesi più poveri e del 20 per cento per i paesi a basso reddito con deficit alimentare.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 17 novembre 2010 – </strong>Il costo totale delle importazioni alimentari potrebbe nel 2010 superare la soglia dei mille miliardi di dollari, con i prezzi della maggior parte delle derrate in brusco rialzo rispetto al 2009, ha reso noto oggi la FAO.<br /><br />Nell’ultima edizione del rapporto semestrale <a href="http://www.fao.org/docrep/013/al969e/al969e00.pdf" target="_blank"><em>Food Outlook</em></a> l’agenzia ONU avverte la comunità internazionale che si profilano tempi non facili, a meno che nel 2011 la produzione delle principali colture alimentari non aumenti in modo significativo.<br /><br />Si prevede che nel 2010 il costo delle importazioni alimentari aumenterà dell’11 per cento per i paesi più poveri e del 20 per cento per i paesi a basso reddito con deficit alimentare.  Il costo totale delle importazioni alimentari a livello mondiale con tutta probabilità supererà il tetto dei mille miliardi, portandolo ad un livello non riscontrato sin dal record raggiunto nel 2008, ha affermato la FAO. <br /><br />“Con la pressione sui prezzi delle principali derrate che non accenna ad allentarsi, la comunità internazionale deve essere pronta e rimanere vigile contro il pericolo di ulteriori shock da parte dell’offerta”, ha detto la FAO.<br /><br /><strong>Colpa in parte di condizioni atmosferiche sfavorevoli<br /><br /></strong>Contrariamente alle previsioni iniziali, <strong>la produzione cerealicola mondiale</strong> adesso sembra si ridurrà del due per cento piuttosto che espandersi dell’1,2 per cento, come anticipato in giugno.  Responsabili di questo cambio di direzione, secondo il rapporto, un’imprevista riduzione dell’offerta dovuta a condizioni meteorologiche sfavorevoli. <br /><br />Gli <strong>stock cerealicoli</strong> mondiali potrebbero ridursi notevolmente, ed a questo riguardo il rapporto lancia un forte appello affinché si aumenti la produzione così da riuscire a ricostituire le scorte.  Secondo la FAO, si prevede che gli stock cerealicoli mondiali caleranno del sette per cento, il mais del 12 per cento, il grano del 10 per cento, e l’orzo crollerà del 35 per cento.  Solo le riserve di riso si prevedono in aumento, con un incremento del sei per cento.<br /><br /><strong>A farne le spese i consumatori<br /><br /></strong>“Date queste previsioni di calo delle scorte mondiali, il volume della produzione del prossimo anno sarà cruciale per la stabilità dei mercati internazionali”, secondo la FAO.<br /><br />“Per i cereali più importanti, la produzione dovrà aumentare notevolmente per far fronte all’utilizzo e ricostituire le scorte mondiali, ed è assai probabile che gli agricoltori rispondano ai prezzi correnti di mercato con un incremento delle semine”.<br /><br />“Ma i cereali potrebbero non essere le sole colture che si cercherà di produrre di più, dal momento che l’aumento di prezzi ha reso attraenti anche altre derrate, dai semi di soia, allo zucchero, al cotone.  Questo potrebbe limitare le risposte produttive di singole produzioni a livelli che potrebbero essere insufficienti per allentare la ristrettezza del mercato.  In un tale contesto, i consumatori non avranno altra scelta che pagare prezzi più alti per gli alimenti”, ha messo in guardia la FAO.<br /><br />Gli aumenti dei prezzi registrati dalla maggior parte dei prodotti agricoli di base negli ultimi sei mesi, sono dovuti ad un insieme di fattori, in particolare ad inaspettate riduzioni dell’offerta dovute a condizioni meteorologiche avverse, alle risposte politiche di alcuni paesi esportatori, ed alle fluttuazioni dei mercati delle valute.<br /><br />Ma i prezzi internazionali potrebbero ancora salire se la produzione l’anno prossimo non aumenterà, ed in modo significativo – specialmente il mais, i semi di soia ed il grano, si legge nel rapporto FAO.  Perfino il prezzo del riso, la cui offerta secondo la FAO è più che adeguata a paragone degli altri cereali, potrebbe risentirne, se i prezzi delle altre principali colture alimentari dovessero continuare a lievitare. <br /><br /><strong>Lo zucchero ai massimi trentennali<br /><br /></strong>Lo<strong> zucchero </strong>è stato nei mesi scorsi una delle ragioni dell’aumento dei prezzi del paniere alimentare globale.  Secondo la FAO, i prezzi dello zucchero che di recente hanno superato i massimi trentennali, rimarranno elevati ed estremamente volatili.<br /><br />Nel settore dei <strong>semi oleosi</strong> i prezzi riflettono la crescita relativamente lenta della produzione mondiale che, secondo il rapporto, non è stata al passo con una domanda in rapida crescita.<br /><br />Anche i prezzi della <strong>carne </strong>sono saliti, ma sinora l’aumento è stato molto più contenuto.  Per quanto riguarda il settore <strong>lattiero-caseario</strong>, il burro ha già toccato il massimo storico.  Anche i prezzi della <strong>manioca</strong> commerciata a livello internazionale nel 2010 hanno raggiunto un livello record, con la produzione che adesso si prevede calerà per la prima volta in 15 anni.<br /><br /><strong>Recupera il settore ittico<br /><br /></strong>Anche il <strong>settore ittico</strong> registra aumenti dei prezzi, mostrando una ripresa sostenuta dopo il brusco calo subito a partire dalla fine del 2008.  Ciò è da addebitarsi al fatto che gli addetti all’acquacoltura hanno risposto al calo dei prezzi riducendo gli stock.  I prezzi del pesce continuano ad essere sostenuti da una forte domanda sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo, afferma il rapporto.<br /><br />Il rapporto<em> Food Outlook </em>è prodotto dalla Divisione FAO Commercio e mercati nell’ambito del Sistema mondiale d'informazione e preavviso rapido (GIEWS).  È una pubblicazione semestrale - esce a giugno e novembre - che analizza tutte le dinamiche dei mercati mondiali degli alimenti e dei mangimi animali.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/47746/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/47746/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Giornata del calcio europeo contro la fame</title>
	
	<description> 16 leghe di calcio europee dedicheranno un weekend di partite alla lotta contro fame e povertà, dando la solidarietà del mondo del calcio all’iniziativa “Giornata calcistica europea contro la fame” (22-24 ottobre) promossa dalla FAO e della Lega europea calcio professionista (EPFL).</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 20 ottobre 2010 - </strong>16 leghe di calcio europee dedicheranno un weekend di partite alla lotta contro fame e povertà, dando la solidarietà del mondo del calcio all'iniziativa "Giornata calcistica europea contro la fame" (22-24 ottobre) promossa dalla FAO e della Lega europea calcio professionista (EPFL).</p><br /><p>Le leghe inviteranno i tifosi a firmare la petizione online (<a href="file:///C:/Users/deLapuerta/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Northoff/Local%20Settings/AppData/Local/Microsoft/Windows/Temporary%20Internet%20Files/Content.Outlook/LNUP3Q56/www.1billionhungry.org">www.1billionhungry.org</a> e sul sito della FAO <a href="http://www.fao.org/">www.fao.org</a>) che chiede ai governanti di tutto il modo di fare dell'eliminazione della fame la loro priorità. </p><br /><p>Il progetto 1billionhungry è un'estesa campagna di sensibilizzazione promossa dalla FAO.  Dal suo lancio, lo scorso maggio, la petizione è stata già firmata da oltre 1 milione e 600 mila persone.  " Questo dato testimonia che in tutto il mondo la gente ha molto a cuore le sorti di tutti coloro che soffrono la fame cronica", ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf.   " Tutte queste persone chiedono con forza ai governi di intervenire in modo più deciso contro fame e povertà estrema". </p><br /><p>Il Presidente delle Leghe europee calcio professionistico<strong>, </strong>Emanuel Macedo de Medeiros, si è detto "orgoglioso" dell'impegno delle Leghe nell'organizzare, per il secondo anno consecutivo, questa Giornata calcistica contro la fame.  "La EPFL è schierata a fianco della FAO, in prima linea nella lotta per il più basilare dei diritti umani: il diritto al cibo.  Questo è il dovere morale della nostra generazione".</p><br /><p>"Il calcio può svolgere un ruolo molto importante nel tenere viva l'attenzione sul problema della fame" , ha affermato Frank Rutten, Presidente della Lega olandese di serie A (<em>Eredivisie)</em>.  "Nonostante vi siano quasi un miliardo di persone che nel mondo soffrono di fame cronica, il problema spesso sembra dimenticato.  La <em>Eredivisie</em> sostiene questa giornata e lavora insieme ai colleghi europei usando il potere universale del calcio per sensibilizzare e fare passi avanti verso la sua risoluzione". </p><br /><p><strong>Un fischietto giallo in tutti gli stadi d'Europa</strong></p><br /><p>Alla Giornata calcistica europea contro la fame organizzata da EPFL e FAO parteciperanno 16 leghe nazionali, 314 club professionisti che giocheranno in 157 stadi europei.  Milioni di tifosi vedranno giocatori, allenatori ed arbitri che armati di fischietti gialli - il simbolo della campagna - " fischieranno" per dire che è venuto il momento di dire basta alle sofferenze causate dalla fame cronica.  Il suono del fischietto giallo sarà sentito da Lisbona a Novosibirsk, in Siberia, da Glasgow a Palermo.</p><br /><p>" Il calcio ha una grande responsabilità sociale che noi prendiamo molto seriamente", ha dichiarato il Presidente della Bundesliga tedesca, Tom Bender.  "Questo weekend, con uno spirito unitario, tutte le più importanti Leghe europee, utilizzeranno la loro presenza mediatica collettiva per fare pressione nella battaglia contro la fame".</p><br /><p>Ogni lega nazionale ed ogni club parteciperà all'evento con iniziative diverse.  In Spagna tutti i giocatori, tra cui il campione uruguayano vincitore del pallone d'oro Diego Forlan, lo spagnolo Iker Casillas e l'argentino Lionel Messi, entreranno nello stadio con indosso la T-shirt di 1billionhungry e con il fischietto giallo.  </p><br /><p>In Italia, capitani ed arbitri avranno al collo il fischietto giallo.  Moltissimi giocatori hanno assicurato il loro appoggio come Luca Toni e l'ex campione della Roma Bruno Conti che hanno sostenuto la campagna sin dal suo avvio. </p><br /><p>In Russia i giocatori entreranno in campo indossando le magliette di 1billionhungry e con i fischietti gialli al collo.  In alcune partite in Olanda, come pure nella partita del Bayern Monaco contro l'Amburgo in Germania, tutti i giocatori metteranno la loro firma sul pallone e l'arbitro fischierà con un fischietto giallo sia il calcio d'inizio che l'intera partita.</p><br /><p><strong>"Sul campo" contro la fame</strong></p><br /><p>Alcuni giocatori sono andati di persona a vedere cosa significa soffrire la fame.  "Ho avuto l'opportunità di visitare alcuni progetti della FAO in Africa", ha dichiarato il campione spagnolo Raúl González Ambasciatore di buona volontà della FAO, e giocatore della squadra tedesca Schalke 04.  " Ho visto che per risolvere il problema della fame esistono soluzioni concrete.  E' totalmente inaccettabile che ogni 6 secondi muoia un bambino per problemi legati alla sottonutrizione".   </p><br /><p>Gli ha fatto eco Hansi Mueller, ambasciatore della Bundesliga, che ha affermato:  "Nel corso della visita sul campo ad un progetto della FAO in Egitto, ho potuto constatare con i miei occhi le terribili condizioni di centinaia di bambini che soffrono la fame.  Il calcio ha il potere di mobilitare e sensibilizzare l'opinione pubblica .  E' nostro dovere come personalità pubbliche di sostenere cause sociali come questa".</p><br /><p>Nel comunicato della EPFL che annuncia l'iniziativa si dice che la lotta contro la fame è un " dovere morale di questa generazione" e "la sfida della nostra civiltà".  "La Giornata calcistica europea contro la fame è stata organizzata affinché in ogni stadio d'Europa tutte le Leghe della EPFL, tutti i club, giocatori e tifosi possono dare un messaggio comune.  e' il messaggio che usando il potere del calcio fa appello alle nazioni, ai leader mondiali ed a tutte le persone di buona volontà di unire gli sforzi, mobilitare risorse ed aiutare a vincere questa battaglia per il più basilare e fondamentale diritto umano: il diritto al cibo ed alla dignità umana"</p><br /><p>Nel comunicato si esorta tutti a firmare la petizione di 1billionhungry.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/46695/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/46695/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Agricoltura urbana: produrre cibo in città più verdi</title>
	
	<description> Per il 2025 le proiezioni demografiche indicano che più di metà della popolazione dei paesi in via di sviluppo (circa 3,5 miliardi di persone) vivrà in agglomerati urbani. Per i governanti e gli urbanisti dei paesi poveri, città &quot;più verdi&quot; potrebbero rappresentare una possibilità reale per assicurare alimenti sani e nutrienti, mezzi di sussistenza sostenibili e migliori condizioni di salute.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 28 settembre 2010 -</strong> Per il 2025 le proiezioni demografiche indicano che più di metà della popolazione dei paesi in via di sviluppo - circa 3,5 miliardi di persone - vivrà in agglomerati urbani.  Per i governanti e gli urbanisti dei paesi poveri che dovranno confrontarsi con questa sfida, città "più verdi" potrebbero rappresentare una possibilità reale per assicurare alimenti sani e nutrienti, mezzi di sussistenza sostenibili e migliori condizioni di salute.<br /><br />Il concetto di "città verdi" è in genere associato alla pianificazione urbana dei paesi più sviluppati.  Ma ha un'applicazione speciale - e dimensioni economiche e sociali assai diverse - nei paesi in via di sviluppo a basso reddito.<br /><br />Il progressivo espandersi delle aree urbane per far posto a nuovi edifici ed infrastrutture ogni anno erode preziosa terra agricola, mentre la produzione di cibo fresco viene sempre più spinta verso le aree rurali.  I costi del trasporto, dell'imballaggio e della refrigerazione, il cattivo stato delle strade rurali, e le perdite durante gli spostamenti incidono sui prezzi e sono responsabili della minore disponibilità di frutta e verdura sui mercati urbani. <br /><br /><strong>La "bomba demografica"<br /><br /></strong>"Storicamente le città sono sempre state luoghi di opportunità, di occupazione ed in genere di migliori condizioni di vita", dice Shivaji Pandey, Direttore della Divisione FAO Produzione vegetale e protezione delle piante.  "Ma in molti paesi in via di sviluppo, la rapida crescita urbana non è stata indotta dalle opportunità economiche ma dall'alto tasso di natalità e dall'afflusso massiccio di popolazione rurale che cerca di sfuggire a fame, povertà ed insicurezza". <br /><br />Per il 2020, la proporzione di popolazione urbana che vive in povertà potrebbe raggiungere il 45 per cento, vale a dire 1,4 miliardi di persone.  Per quella data, l'85 per cento delle persone povere in America Latina, e circa la metà in Africa ed Asia, saranno concentrate in aree urbane.<br /><br />Questa prospettiva è stata descritta come la nuova "bomba demografica" ed un incubo da gestire e governare: città che si estendono a dismisura, degradate ed impoverite, con un'estesa popolazione vulnerabile, socialmente esclusa, giovane e disoccupata.<br /><br /><strong>Reinventare le aree verdi <br /><br /></strong>La sfida è far cambiar rotta all'urbanizzazione dalla strada insostenibile intrapresa, promuovendo città più verdi che offrano agli abitanti opportunità, possibilità di scelta e speranza.  Vanno in questa direzione, secondo la FAO, le esperienze di orticultura urbana e periurbana.  <br /><br />Coltivare la terra nelle città o nelle periferie non è un' idea nuova. La cittadella Incas di Machu Pichu, in Perù, comprendeva al suo interno una zona residenziale ed una zona terrazzata per colture intensive.<br /><br />La FAO stima che le persone coinvolte nell'agricoltura urbana siano più di 130 milioni in Africa e circa 230 milioni in America Latina.  Si tratta principalmente di orticoltura, che fornisce cibo per le famiglie e reddito dalla vendita dei prodotti.<br /><br />"L'orticoltura urbana offre una via d'uscita alla povertà", dice il Dott. Pandey, menzionando il basso costo iniziale per avviare l'attività, la brevità dei cicli produttivi e l'alta resa per unità di tempo, terra ed acqua impiegati.<br /><br />Il cibo urbano a buon mercato è spesso di cattiva qualità, con un alto contenuto di grassi e zuccheri, e per questo responsabile dell'accresciuto livello di obesità, e di malattie croniche correlate alla dieta ed al soprappeso come il diabete.<br /><br />Coltivare frutta e verdura - le maggiori fonti naturali di micronutrienti - nelle aree urbane incrementa la disponibilità di prodotti freschi e nutrienti e migliora l'accesso al cibo degli strati più poveri della popolazione.<br /><br /><strong>A sostegno degli orticultori urbani<br /><br /></strong>Nel corso dell'ultimo decennio, Governi di 20 paesi hanno chiesto l'assistenza della FAO per fornire incentivi, fattori produttivi e formazione agli orticultori urbani a basso reddito.  La FAO ha anche fornito attrezzi, sementi e formazione per avviare in più di 30 paesi migliaia di orti scolastici, un mezzo collaudato per promuovere la nutrizione infantile.<br /><br />Dalle brulicanti città dell'Africa occidentale e centrale, ai <em>barrios</em> a basso reddito di Managua, Caracas e Bogotà, la FAO ha aiutato i governi a promuovere orti irrigati nelle periferie urbane, semplici mini-colture idroponiche in slum di grandi città, e tetti verdi nei centri di città densamente popolate.<br /><br />Nella Repubblica Popolare del Congo, in cinque città, la FAO ha suggerito misure per regolarizzare la proprietà di 1.600 ettari di orti, gestite da circa 20.000 coltivatori a tempo pieno.  Nell'ambito del progetto sono state introdotte migliori varietà di frutta e verdura ed installate 40 strutture di irrigazione che consentono di disporre di acqua per l'intero anno. <br /><br />Per assicurare la qualità e la sicurezza dei prodotti, per 450 associazioni di coltivatori sono stati organizzati corsi di formazione sulle migliori pratiche agricole, per esempio sull'impiego di fertilizzanti e biopesticidi. Gli orti della capitale Kinshasa adesso producono tra le 75.000 e le 85.000 tonnellate di ortaggi l'anno, ammontare che rappresenta il 65 per cento dell'approvvigionamento della città.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La volatilità dei prezzi alimentari una minaccia per la sicurezza alimentare</title>
	
	<description> I Gruppi intergovernativi del Grano e del Riso della FAO hanno convenuto che nonostante la situazione non giustifichi un eccesso d'ottimismo, non vi sono indicazioni che suggeriscano una crisi alimentare mondiale imminente. Ed hanno proposto di continuare a esplorare nuove misure per tenere sotto controllo la volatilità dei prezzi e gestire i rischi ad essa associati.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 24 settembre 2010 -</strong> Esperti di oltre 75 paesi membri della FAO, riuniti oggi presso la sede dell'Organizzazione a Roma, hanno convenuto che nonostante la situazione non giustifichi un eccesso d'ottimismo, non vi sono indicazioni che suggeriscano una crisi alimentare mondiale imminente.  Ed hanno proposto di continuare a esplorare nuove misure per tenere sotto controllo la volatilità dei prezzi e gestire i rischi ad essa associati.<br /><br />A conclusione della riunione straordinaria di un giorno, gli esperti hanno affermato che i recenti bruschi ed improvvisi picchi dei prezzi "rappresentano una grave minaccia per la sicurezza alimentare" ed hanno raccomandato di continuare a lavorare per affrontarne le cause di fondo.<br /><br />Le raccomandazioni proposte dai Gruppi intergovernativi del Grano (IGG) e del Riso sono coincise con la pubblicazione del rapporto trimestrale della FAO sulle prospettive delle derrate che mostra che dallo scorso luglio i prezzi internazionali del grano sono rincarati del 60/80 per cento e quelli del mais del 40 per cento.<br /><br /><strong>Equilibrio tra l'offerta e la domanda<br /><br /></strong>Nel documento finale della riunione si afferma che "l'offerta globale di cereali e la domanda appaiono ancora abbastanza in equilibrio", e che "i fattori principali dietro la recente escalation e volatilità dei prezzi mondiali sono stati l'imprevista perdita dei raccolti in alcuni grandi paesi esportatori, seguiti da risposte nazionali e da comportamenti speculativi, piuttosto che i fondamentali del mercato". <br /><br />Tra le cause di fondo della volatilità il gruppo di esperti ha identificato "il legame crescente con mercati esterni, in particolare l'impatto della ‘finanzializzazione' dei mercati a termine".  Tra le altre cause le informazioni insufficienti, la mancanza di trasparenza dei mercati, i cambiamenti imprevisti provocati dalla situazione della sicurezza alimentare a livello nazionale, e le alterazioni del mercato innescate da febbre d'acquisti o di tesaurizzazione.<br /><br /><strong>Approcci alternativi<br /><br /></strong>Sulla base di questa analisi, il gruppo di esperti ha raccomandato di esplorare "approcci alternativi per mitigare la volatilità dei prezzi alimentari", e "nuovi meccanismi per rafforzare la trasparenza e gestire i rischi associati con le nuove fonti di volatilità del mercato".  <br /><br />Alcune di queste questioni saranno analizzate nel corso della prossima riunione della Commissione sulla Sicurezza alimentare (CFS) della FAO.<br /><br />Tra le altre proposte emerse dalla riunione la richiesta di intensificare il lavoro di raccolta delle informazioni e diffusione a tutti i livelli da parte della FAO.  La riunione ha sollecitato lo sviluppo di capacità per quanto riguarda il monitoraggio delle intenzioni di semina, lo sviluppo delle colture, le informazioni sui mercati nazionali e le differenti dimensioni del comportamento dei mercati a termine, inclusa la partecipazione di operatori non commerciali.<br /><br />In conclusione, gli esperti hanno ricordato che il Vertice Mondiale sulla Sicurezza alimentare ospitato dai Paesi Membri della FAO nel 2009 aveva concordato "di astenersi dal prendere misure non conformi con le norme dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), che comportano effetti negativi sulla sicurezza alimentare a livello nazionale, regionale e mondiale".  Ed hanno espresso solidarietà ai paesi di recente colpiti da disastri naturali.<br /><br /><strong>Le prospettive dei raccolti<br /><br /></strong>In concomitanza con la riunione la FAO ha pubblicato i dati sugli ultimi aumenti del prezzo dei cereali contenuti nella pubblicazione trimestrale sull'andamento dell'offerta e della domanda mondiali di cereali "<em>Crop Prospects and Food Situation"</em> ( Prospettive dei raccolti e situazione alimentare ndt).<br /><br />Le proiezioni per il 2010 sulla produzione cerealicola mondiale sono di 2.239 milioni di tonnellate, solo l'uno per cento in meno dell'anno scorso ed il terzo più abbondante raccolto mai registrato, la leggera flessione da addebitarsi alla minore produzione di cereali nei paesi della Comunità di Stati indipendenti (CSI).<br /><br />Il rapporto rileva che in contrasto con il forte rialzo dei prezzi del grano (tra il 60-80 per cento) e del mais (del 40 per cento), il prezzo del riso tra luglio e settembre di quest'anno è aumentato solo del sette per cento.  Ma anche con questi aumenti i prezzi dei cereali sono tuttavia più bassi di un terzo rispetto ai picchi raggiunti nel 2008.<br /><br /><strong>Più alto il costo delle importazioni <br /><br /></strong>Il rapporto fa notare che il costo totale delle importazioni cerealicole dei 77 paesi più poveri al mondo - il Gruppo dei Paesi a basso reddito e con deficit alimentare (LIFDC) - in conseguenza degli aumenti dei prezzi internazionali, aumenterà dell'8 per cento nel biennio 2009-10 e raggiungerà 27,8 miliardi di dollari.<br /><br />I più colpiti dall'aumento dei prezzi internazionali del grano saranno quei paesi importatori dove il grano rappresenta il cibo base.  Tra questi alcuni paesi della regione del Vicino Oriente e Nord Africa - in particolare l'Egitto, il più grande importatore di grano del mondo - oltre ad alcuni paesi in Asia e Sud America.  L'impatto del rincaro dei prezzi del grano sui consumatori dipenderà dalle politiche che a livello nazionale saranno prese dai singoli paesi.<br /><br /><strong>Aumenti non generalizzati<br /><br /></strong>Nel rapporto si legge che i rialzi dei prezzi degli ultimi due mesi non sono stati generalizzati, ed infatti i prezzi sono saliti bruscamente in alcuni paesi e calati in altri, a seconda delle condizioni locali.<br /><br />I prezzi del grano e della farina di grano erano già aumentati notevolmente in luglio ed agosto scorsi in alcuni paesi LIFDC, tra cui Afghanistan (24 per cento), Kirghizistan (19 per cento) e Pakistan (in media 8 per cento nella prima settimana di settembre).<br /><br />In America Latina i prezzi della farina di grano sono rimasti generalmente stabili.  In Mozambico l'aumento del 30 per cento del prezzo calmierato del pane, agli inizi di settembre, è stato revocato dal governo a seguito dei gravi disordini che hanno avuto luogo nel paese.<br /><br /><strong>Africa Sub-Sahariana<br /><br /></strong>Nell'insieme, è previsto un impatto meno immediato per l'Africa Sub-Sahariana, dove l'alimento base è rappresentato dal mais e da altri cereali secondari.  In Africa orientale ed australe i prezzi dei cereali sono calati a ragione dei buoni raccolti del 2010 e si sono attestati sotto il livello ante-crisi alimentare, ad eccezione del Sudan, dove nonostante i recenti cali il prezzo del sorgo - l'alimento base - è rimasto alto.<br /><br />Anche in Africa occidentale i prezzi sono calati all'inizio di settembre, ma sono rimasti alti in Niger ed in parte del Ciad.  In Asia, il trend dei prezzi del riso - l'alimento base della regione - è stato alterno.  In Bangladesh e Vietnam il prezzo del riso è aumentato in agosto ed all'inizio di settembre, ma è invece calato nelle Filippine, in Tailandia ed a Sri Lanka.  In America centrale il prezzo del mais - l'alimento base - è leggermente aumentato in luglio ma è comunque rimasto più basso rispetto a due anni fa.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Thu, 23 Sep 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il rialzo del prezzo del grano fa crescere i prezzi alimentari</title>
	
	<description> Il rialzo del prezzo del grano ha portato i prezzi alimentari internazionali ad una crescita del 5% lo scorso mese, il più grande aumento mensile dallo scorso novembre, ha annunciato oggi la FAO. L'Indice dei Prezzi Alimentari FAO ha avuto una media di 176 punti in agosto, circa 9 punti in più rispetto a luglio.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>1 settembre 2010, Roma</strong> - Il rialzo del prezzo del grano ha portato i prezzi alimentari internazionali ad una crescita del 5% lo scorso mese, il più grande aumento mensile dallo scorso novembre, ha annunciato oggi la FAO.<br /><br />L'<a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/FoodPricesIndex/en/">Indice dei Prezzi Alimentari FAO</a> (FFPI) ha avuto una media di 176 punti in agosto, circa 9 punti in più rispetto a luglio, riporta la FAO nel suo ultimo <a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/en/">bollettino</a> sulla situazione della domanda e offerta cerealicola mondiale. L'aumento - pari al 5% - ha portato l'Indice ai livelli più alti registrati da settembre 2008, sebbene ancora inferiori del 38% rispetto al picco registrato a giugno 2008.   <br /><br />L'aumento del FFPI riflette principalmente l'improvvisa impennata del prezzo internazionale del grano, avutasi a seguito della grave siccità che ha colpito la Federazione Russa e che ha costretto il paese a imporre restrizioni alle vendite di grano. Ma tra le altre cause vi sono anche l'aumento dei prezzi dello zucchero e dell'olio di semi.<br /><br /><strong>La produzione cerealicola mondiale <br /><br /></strong>Il bollettino della FAO riporta che le previsioni per la produzione cerealicola mondiale nel 2010 sono state riviste al ribasso al livello di  2.238 milioni di tonnellate, ben 41 milioni di tonnellate in meno rispetto al livello di 2.279 milioni di tonnellate registrato a giugno.<br /><br />Ciononostante, anche a tale più basso livello, la produzione cerealicola mondiale nel 2010 resterà comunque la terza più alta mai avuta, e sempre sopra la media quinquennale. Tra i cereali principali, la maggior parte del calo è attribuibile al grano, la cui riduzione ha riflettuto principalmente la diminuzione dei raccolti dei maggiori produttori dei paesi della CSI (Comunità degli Stati Indipendenti) causata dalle condizioni climatiche avverse.  <br /><br />Stando alle attuali stime, il consumo complessivo di cereali supererà leggermente la produzione mondiale nel 2010/11. Questo porterà ad una contrazione del 2% delle giacenze finali dal livello iniziale record degli ultimi 8 anni, e ad una leggera diminuzione del rapporto stock/utilizzo.  Ad un livello del 23%, comunque, tale rapporto rimarrà comunque ben al di sopra del minimo di 19,5% registrato durante la crisi alimentare del 2007/08. <br /><br /><strong>La produzione di grano<br /><br /></strong>Un'ulteriore riduzione nelle previsioni per la produzione mondiale di grano nel 2010 - rispetto all'ultimo bollettino FAO del 4 agosto scorso - porta la produzione di grano mondiale prevista per quest'anno ad un livello di 646 milioni di tonnellate - il 5% in meno rispetto al 2009, ma ancora il terzo livello più alto mai registrato.<br /><br />Tale ultima revisione riflette un ulteriore calo nelle stime per il raccolto di quest'anno nella Federazione Russa, ad un livello di 43 milioni di tonnellate (dagli iniziali 48 milioni di tonnellate di agosto), che più che compensa le previsioni al rialzo per i raccolti di altri paesi tra cui Stati Uniti e Cina. <br /><br />Le stime per le giacenze finali di grano nel 2011 sono state anch'esse riviste al ribasso, a 181 milioni di tonnellate - un calo del 9% rispetto ai livelli iniziali. Il rapporto stock/utilizzo per il grano per il 2010/11 è stimato pari al 27%, più basso del 3% rispetto alla stagione precedente ma sempre più alto del 5% rispetto al minimo storico degli ultimi 30 anni registratosi nel 2007/08.<br /><br /><strong>Minori squilibri sui mercati dei cereali secondari e del riso <br /><br /></strong>Si prevede che la produzione mondiale di cereali secondari raggiunga i 1.125 milioni di tonnellate, 6 milioni di tonnellate in meno rispetto alle precedenti previsioni effettuate a giugno, ma comunque leggermente al di sopra dei livelli del 2009 e pari al secondo più alto livello mai registrato. Si stima che la produzione di mais raggiunga un record storico di 845 milioni di tonnellate, con previsioni di raccolti record in Cina e Stati Uniti, mentre si prevede che la produzione mondiale di orzo cali del 22% fino a 129 milioni di tonnellate, livello minimo degli ultimi 30 anni, principalmente per via della forte diminuzione della produzione nei paesi della CSI e dell'UE causata delle cattive condizioni climatiche. <br /><br />Anche le previsioni per la produzione mondiale di riso nel 2010 sono state riviste al ribasso e fissate a 467 milioni di tonnellate, 5 milioni di tonnellate in meno rispetto alle stime di giugno ma ancora un livello del 3% più alto di quello del 2009, record storico. Gran parte della riduzione è attribuibile alle alluvioni verificatesi in Pakistan, ma è anche conseguenza delle previsioni al ribasso per i raccolti in Cina, Egitto, India, Laos e Filippine.  <br /><br />I recenti squilibri nella produzione cerealicola mondiale verranno esaminati da un gruppo di delegati in occasione di una sessione speciale di un giorno del Gruppo Intergovernativo sui Cereali e del Gruppo Intergovernativo sul Riso della FAO, prevista per il 24 settembre presso la sede di Roma.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/45050/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/45050/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Cina - Piantare pioppi per incrementare la sicurezza alimentare</title>
	
	<description> Le condizioni di vita di circa un milione di persone in Cina, nella Contea di Siyang, sono migliorate grazie alla capacità delle foreste di pioppi di risanare aree soggette ad allagamenti e di stabilizzare gli argini del fiume Giallo, dell'Huai e dello Yangtze. In questa regione le foreste di pioppi sono riuscite a proteggere campi prima devastati dalle inondazioni, dal vento, dalle tempeste di sabbia e dall'erosione, dando così un decisivo impulso all'attività agricola.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 4 agosto 2010</strong> - Le condizioni di vita di circa un milione di persone in Cina, nella Contea di Siyang, sono migliorate grazie alla capacità delle foreste di pioppi di risanare aree soggette ad allagamenti e di stabilizzare gli argini del fiume Giallo, dell'Huai e dello Yangtze.  In questa regione le foreste di pioppi sono riuscite a proteggere campi prima devastati dalle inondazioni, dal vento, dalle tempeste di sabbia e dall'erosione, dando così un decisivo impulso all'attività agricola.<br /><br />"I pioppi crescono velocemente e sono incredibilmente resistenti", dice Jim Carle, che coordina il <em>Forestry Management Team</em> della FAO. "Possono crescere in molti modi e si integrano facilmente con altri impieghi della terra, una versatilità che li rende ideali per la zootecnia, per l'agricoltura, per l'acquacoltura, per la viticoltura e per l'orticoltura".<br /><br />Sono molti i servizi che questi alberi poliedrici forniscono: materiale da costruzione, ombra e riparo, foraggio animale oltre a proteggere le coltivazioni ed offrire valide fonti di bio-energia.<br /><br />I pioppi sono una delle specie che cresce più velocemente, con un ciclo produttivo compreso tra i 5 ed i 15 anni.  Hanno inoltre una gamma di utilizzazione molto ampia.  Sempre più spesso oggi vengono coltivati per la produzione di energia da legno.<br /><br />Il coinvolgimento dei contadini locali in nuove attività generatrici di reddito, lo sviluppo dell'industria del legno e la creazione di migliaia di posti di lavoro hanno contribuito ad un generale miglioramento della situazione economica della regione e ad un aumento del reddito pro-capite delle popolazioni urbane e rurali. <strong><br /><br />Le ragioni di un successo</strong><br /><br />Siyang viene da tempo citata come esempio positivo del trasferimento internazionale di germoplasma, di conoscenze scientifiche e di tecnologia.  La storia della partnership di cooperazione per la coltivazione del pioppo risale agli anni '70, quando la Contea di Siyang per la prima volta ha importato 32 cloni di pioppi dall'Italia, paese che ospita centri d'eccellenza per la ricerca e lo sviluppo del pioppo.  Queste attività sono state condotte nell'ambito della <a href="http://www.fao.org/forestry/ipc/en/">Commissione Internazionale del pioppo </a>della FAO (IPC).<br /><br />Con una copertura di oltre 100.000 ettari, i poppi sono oggi la principale specie arborea della Contea, con una estensione che negli ultimi 30 anni è enormemente aumentata, passando dal sette al 47 per cento del territorio. <br /><br />"In ragione delle dimensioni e proprio per la capacità di crescita veloce degli alberi, il programma è diventato un grande progetto di sviluppo rurale che promuove anche la sicurezza alimentare e le generali condizioni di vita della popolazione.  L'l'area d' intervento si è estesa ben al di là dei confini previsti originariamente", aggiunge Carle.<br /><br />La Cina è oggi il paese con la maggiore estensione di foreste di pioppi, seguito dalla Francia.  In Cina l'area dedicata alla pioppicoltura ed a sistemi agroforestali che uniscono la coltivazione arborea a quella agricola o alla zootecnia, è di circa 8 milioni di ettari, 30 volte più grande di quella francese.<strong><br /><br />Sostegno all'agricoltura</strong><br /><br />L'attività agroforestale basata sui pioppi e gestita dai piccoli contadini ha trasformato il paesaggio della Contea di Siyang.  Le aree soggette ad allagamenti hanno fatto spazio ad un mosaico di appezzamenti verdi.  Inoltre la veloce decomposizione del fogliame e la trasformazione in biomassa ha reso fertile quello che una volta era terreno sabbioso, non sempre adatto ad essere coltivato.<br /><br />"La gente può adesso diversificare le proprie attività", dice Alberto Del Lungo, esperto forestale della Commissione Internazionale del pioppo della FAO.   "In virtù della compatibilità del pioppo con molte produzioni alimentari, i contadini adesso coltivano con successo grano e granturco oltre che vari tipi di prodotti ortofrutticoli".   " I piccoli contadini, per esempio, usano anche i rami tagliati dei pioppi per coltivare funghi nelle serre".<strong><br /><br />L'industria del legno</strong><br /><br />I pioppi forniscono anche legname, fibra e legna da ardere.  Il legno di pioppo è incolore, inodore ed insapore, qualità che lo rendono particolarmente adatto per costruire cassette di frutta, strumenti medici, chopstick, mobili, parquet, e per fabbricare pasta di cellulosa e carta.<br /><br />L'industria di trasformazione del legno di Siyang oggi sforna circa 100 tipi di prodotti tra cui cartoni di fibra, multistrati, compensati, impiallacciature e naturalmente mobili.  Attualmente sono oltre 1.200 le ditte che lavorano il legno attive nella regione, con una manodopera di oltre 50.000 persone.  La capacità complessiva di Siyang ha superato i 2 milioni di metri cubi l'anno, ed i suoi prodotti vengono esportati in Europa, Africa e Sudest asiatico.<strong><br /><br />Serbatoio di carbonio</strong><br /><br />L'attività agroforestale  basata sui pioppi risulta proficua anche per un'altra importante ragione.  La funzione di serbatoio del carbonio è infatti un altro fondamentale servizio ambientale che i pioppi forniscono,  decisivo per mitigare gli effetti del cambiamento climatico.<br /><br />Molti studi hanno dimostrato che le attività agroforestali offrono grandi opportunità per creare efficaci serbatoi di carbone.  E la concomitanza di pioppi e grano in particolare rappresenta, secondo la FAO, una buona opzione di uso del territorio ai fini di un maggiore sequestro di carbonio in agricoltura.<strong><br /><br />La "Grande Muraglia verde" della Cina</strong><br /><br />La pioppicoltura è diventata popolare anche in altre parti della Cina.  "Copri la montagna non fertile con gli alberi, trasforma il deserto che avanza in oasi" è lo slogan usato dagli attivisti verdi cinesi riferendosi alla Grande Muraglia Verde di foreste di pioppi e salici costruita per ridurre l'erosione del suolo e l'intensità delle tempeste di sabbia.<br /><br />I piccoli contadini che riuscivano a ricavare molto poco dalla terra non fertile della sabbiosa regione, nel nord ovest del paese, hanno iniziato a piantare pioppi e salici resistenti alla siccità per fornire ombra e riparo dalle tempeste di sabbia.  A poco a poco, una volta fermata l'avanzata del deserto, hanno cominciato a fare raccolti ed a vendere il legname, creando al tempo stesso una cintura verde nella zona.<br /><br />Shi Guangyin, un contadino di 67 anni che per tutta la vita ha dovuto combattere contro le tempeste di sabbia, ha avuto un ruolo di guida in questo cambiamento.  E proprio in riconoscimento dei risultati raggiunti nel 2002 ha ricevuto un premio dalla FAO.  Nel 1984 Shi si è consorziato con altre sette famiglie rurali ed ha fondato una compagnia per combattere l'avanzamento della sabbia in questa regione piantando alberi su 200 ettari di terra.  Adesso la sua compagnia è riuscita  a mobilitare l'equivalente di oltre 1,47 milioni di dollari per piantare ed ampliare 13.000 ettari di foreste nella Contea di Dingbian, nella Provincia di Shaanxi. <strong><br /><br />Il Museo del pioppo</strong><br /><br />La pioppicoltura in Cina è stata un grande successo", dice Carle.  "La Cina è diventata un esperto mondiale nella coltivazione del pioppo ed è adesso in grado di trasferire conoscenza e tecnologia non solo in altre parti del paese, ma anche in altre regioni ed in altri territori, ad esempio in Asia Centrale".<br /><br />"La Commissione Internazionale del pioppo della FAO svolge un ruolo importante e aiuta a migliorare le condizioni di vita dei contadini.  Promuove l'integrazione della coltivazione dei pioppi nei sistemi agroforestali mediante il trasferimento di conoscenza e tecnologie dai paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo e dando assistenza agli organi politici, ai pianificatori ed agli investitori nella realizzazione della pioppicoltura per contribuire ad uno sviluppo e ad un uso della terra sostenibili". <br /><br />In riconoscimento del ruolo dei pioppi nello sviluppo rurale, e per sottolineare il ruolo di catalizzatore della FAO, della Commissione del pioppo e della Cooperazione Italiana, la Contea di Siyang ha creato - unico al mondo - il Museo storico del pioppo. È stato costruito esattamente nello stesso posto dove sono stati piantati i primi due cloni italiani. <br /><br />A partire dal trasferimento di tecnologia agevolato dai membri della IPC, specificatamente dall'Italia, nel corso di 30 anni e con ulteriori investimenti, la Cina è diventata un leader mondiale nella genomica e nella biotecnologia per aumentare la resistenza agli agenti biotici, migliorare la qualità del legname, incrementare la produttività ed il contributo dei pioppi allo sviluppo rurale.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/44544/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/44544/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>OCSE e FAO: Si prevedono prezzi alimentari in media più alti, persistono preoccupazioni per la sicurezza alimentare</title>
	
	<description> I prezzi dei prodotti agricoli di base sono calati dal picco record raggiunto due anni fa, ma è improbabile che ritornino ai livelli medi dell’ultimo decennio, secondo il rapporto annuale congiunto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici e della FAO.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 15 giugno 2010 - </strong>I prezzi dei prodotti agricoli di base sono calati dal picco record raggiunto due anni fa, ma è improbabile che ritornino ai livelli medi dell'ultimo decennio, secondo il rapporto annuale congiunto dell'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici) e della FAO.<br /><br />Secondo il rapporto OCSE/FAO <a href="http://www.agri-outlook.org/" target="_blank"><em>Agricultural Outlook</em> <em>2010-19</em></a> (Prospettive Agricole <em>ndt</em>) i prezzi del grano e dei cereali secondari nel corso dei prossimi 10 anni saranno in media 15-40 per cento più alti in termini reali (al netto dell'inflazione) rispetto al periodo 1997-2006.  Si prevede che i prezzi reali per gli oli vegetali saranno più alti di oltre il 40 per cento, e quelli dei prodotti caseari del 16-45 per cento.<br /><br />I prezzi del bestiame nei prossimi 10 anni registreranno aumenti nell'insieme meno accentuati, frenati dagli incrementi di produttività, nonostante la domanda mondiale di carne stia crescendo più velocemente di altre derrate, in conseguenza dell'aumento di ricchezza di settori di popolazione nelle economie emergenti, che sta cambiando le abitudini alimentari.<br /><br />Un fattore importante dell'incremento della domanda e dei prezzi più alti è rappresentato dalla crescita economica sostenuta e di più lungo termine dei mercati emergenti.  Anche la costante espansione della produzione bioenergetica - spesso per soddisfare obiettivi governativi - contribuirà ad incrementare la domanda di grano, cereali secondari, oli vegetali e zucchero.  Sempre più i maggiori costi di produzione imprimeranno ai prezzi una spinta verso l'alto, specialmente dove vi è un impiego intensivo di energia.<br /><br /><strong>La crescita della produzione alimentare<br /><br /></strong>Secondo il rapporto la produzione agricola globale crescerà più lentamente nei prossimi 10 anni rispetto al decennio scorso, ma rimarrà tuttavia in linea con le stime precedenti di aumentare del 70 per cento necessario per soddisfare la domanda dell'accresciuta popolazione mondiale nel 2050.  Il Brasile è di gran lunga il produttore agricolo con la crescita più rapida, con una produzione che si prevede aumenterà di oltre il 40 per cento tra adesso ed il 2019.  Si prevedono incrementi di produzione di ben oltre il 20 per cento anche in Russia, Ucraina, Cina ed India.<br /><br />Il rapporto aggiunge che, sebbene il pianeta produca cibo a sufficienza per nutrire la popolazione mondiale, i recenti picchi dei prezzi e la crisi economica hanno portato ad un aumento di fame ed insicurezza alimentare.  Si stima che oggi quasi un miliardo di persone siano sottonutrite.<br /><br />A questo proposito il rapporto sostiene che dovranno aumentare sia la produzione che la produttività, ma che allo stesso tempo un sistema commerciale ben funzionante e basato su regole sarà decisivo per assicurare che il cibo possa trasferirsi dalle zone con produzione in  eccedenza a quelle con produzione deficitaria. <br /><br />Sulla scia dell'aumento dei prezzi del 2007-2008, in molti paesi i prezzi alimentari al dettaglio inizialmente sono rimasti alti, anche dopo che i prezzi delle derrate a livello mondiale erano calati.  Quando i prezzi dei prodotti di base sono calati, il contributo degli aumenti dei prezzi alimentari all'inflazione è calato in modo netto nei paesi OCSE, ma è rimasto un fattore chiave in alcune economie emergenti e in via di sviluppo.  Costi alimentari alti, se prolungati nel tempo, continueranno a minacciare la sicurezza alimentare, specialmente delle popolazioni povere, che spendono una parte significativa dei proprio redditi in cibo.<br /><br /><strong>Volatilità dei prezzi<br /><br /></strong>La volatilità dei prezzi è fonte di grande preoccupazione per i governi in considerazione del fatto che shock recenti - deficit/eccedenza produttivi, scorte basse/alte, fluttuazioni del prezzo del petrolio, recessione economica mondiale - hanno scombussolato i mercati dei prodotti agricoli di base.<br /><br />Tuttavia, il rapporto afferma che mentre la volatilità dei prezzi a breve termine sia adesso alta, non vi sono elementi sufficienti per affermare che sia cambiata nel lungo periodo per le maggiori produzioni alimentari.  Il rapporto aggiunge che varia enormemente da paese a paese la misura in cui le fluttuazioni dei prezzi a livello mondiale si ripercuotano direttamente sui mercati nazionali.  La trasmissione dei prezzi dipende dall'integrazione di un paese con i mercati mondiali, dalle sue infrastrutture e spesso - e soprattutto - dalle sue politiche agricole e commerciali.<br /><br />Presentando il rapporto insieme al Direttore Generale della FAO Jacques Diouf, il Segretario Generale dell'OCSE Angel Gurría ha dichiarato: "Il settore agricolo ha mostrato capacità di risposta alla crisi dei prezzi ed alla generale recessione economica.  Nell'insieme, le prospettive di quest'anno sono cautamente più positive di quelle degli ultimi anni.  Ma guardando avanti i governi dovrebbero prendere misure per assicurare che i contadini abbiamo a disposizione migliori strumenti per affrontare i possibili rischi futuri, come contratti di produzione, programmi assicurativi e mercati futuri".<br /><br />Jacques Diouf ha concordato ed ha aggiunto: "Il ruolo dei paesi in via di sviluppo sui mercati internazionali è in rapida crescita, ed insieme al loro impatto anche le loro politiche hanno un crescente peso sulle condizioni dei mercati globali".  Ha poi aggiunto: "Questo rende cruciale il loro ruolo ed il loro contributo alle questioni politiche mondiali.  Il dibattito politico deve avere una dimensione globale, e noi dobbiamo migliorare gli ambiti per un tale scambio di vedute e punti di vista".  Ha poi fatto notare a questo proposito la riforma in corso della Commissione sulla Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS <em>l'acronimo inglese</em>), che punta a rafforzare in modo considerevole la Commissione facendone una piattaforma mondiale per la convergenza delle politiche e per il coordinamento delle <em>expertise</em> e degli interventi nella lotta contro fame e malnutrizione nel mondo.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Prezzi agricoli in ribasso</title>
	
	<description> I prezzi internazionali di alcuni prodotti alimentari di base sono calati nel corso dei primi cinque mesi del 2010, secondo l'ultima edizione del rapporto semestrale della FAO Food Outlook, pubblicato oggi.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 3 giugno 2010 - </strong>I prezzi internazionali di alcuni prodotti alimentari di base sono calati nel corso dei primi cinque mesi del 2010, secondo l'ultima edizione del rapporto semestrale della FAO <em>Food Outlook</em>, pubblicato oggi.<br /><br />Nel mese di maggio 2010 l'indice dei prezzi dei prodotti agricoli della FAO è stato in media pari a 164 punti, in diminuzione rispetto ai 174 punti di gennaio, e molto più basso del picco di 214 raggiunto nella primavera del 2008, fa notare il rapporto.<br /><br />La caduta dei prezzi dei cereali e dello zucchero è stato uno dei fattori trascinanti di questo declino.  Il prezzo dello zucchero si è circa dimezzato rispetto al picco raggiunto all'inizio dell'anno, per le prospettive di un aumento significativo della produzione.<br /><br />Ma l'agenzia fa notare che ciononostante il costo del paniere alimentare rimane in media circa un 69 per cento più alto degli anni 2002-04.<br /><br />La maggior parte degli indicatori suggeriscono un aumento mondiale dell'offerta, uno dei fattori principali del brusco declino dei prezzi dei maggiori prodotti di base quest'anno secondo il rapporto.  "Il boom dei prezzi registrato nel biennio 2008-2009 ha stimolato le semine e l'aumento di produzione di molte colture, che hanno avuto come conseguenza una ripresa delle scorte ed un aumento del rapporto stock/utilizzo, una tendenza che è probabile prevarrà anche nel 2010/11", si legge nel rapporto.<br /><br /><strong>Previsioni iniziali per il mercato cerealicolo mondiale 2010/11<br /><br /></strong>Il rapporto <em>Food Outlook </em>fornisce le previsioni della FAO per l'andamento del commercio, delle scorte e dell'utilizzo di cereali nella prossima stagione 2010/11. <br /><br />Le prime indicazioni suggeriscono un'altra stagione rassicurante, con una produzione mondiale che è probabile nel 2010 eguagli il record raggiunto nel 2008, e con gli approvvigionamenti in aumento per il terzo anno consecutivo.<br /><br />Ma soprattutto, con una crescita produttiva che potrebbe non essere confinata solo agli esportatori, dal momento che si prevede che anche molti paesi importatori registreranno raccolti record.<br /><br /><strong>Il calo dei prezzi maschera l'aumento della fattura delle importazioni <br /><br /></strong>Nonostante il calo dei prezzi, il costo totale delle importazioni alimentari si prevede raggiungerà nel 2010 i 921 miliardi di dollari, circa 100 miliardi - ovvero l'11 per cento - in più rispetto al 2009, tuttavia ancora sotto la cifra record di 1 trilione di dollari del 2008, quando la crisi dei prezzi alimentari era al suo picco.<br /><br />Buona parte del previsto aumento sarà alimentato dalla maggiore spesa per i prodotti non cerealicoli, che potrebbe aumentare sino al 17 per cento, e raggiungere 650 miliardi di dollari, vale a dire circa due terzi della spesa globale delle importazioni alimentari.<br /><br />I caseari, gli oli vegetali e lo zucchero sono alcune delle derrate che spingeranno le fatture verso l'alto, per una combinazione sia di aumentati volumi d'importazione che di prezzi più alti.  La spesa per questi prodotti importati eguaglierà o addirittura supererà i livelli record registrati nel 2008.<br /><br />L'aumento del costo delle spedizioni è un altro fattore che farà salire la fattura delle importazioni alimentari.  Le prime stime dell'andamento delle tariffe dei trasporti indicano che rispetto al 2009 sono circa il 75 per cento più alte.<br /><br />Ne consegue che il costo per l'acquisto di derrate sul mercato internazionale da parte dei gruppi più vulnerabili dal punto di vista economico - i Paesi meno sviluppati (LDCs) ed i Paesi a basso reddito e con deficit alimentare (LIFDCs) - è destinato a salire rispettivamente del 10 e del 14 per cento rispetto allo scorso anno.<br /><br /><strong>Zucchero e cereali in calo<br /><br /></strong>Il prezzo dello zucchero è crollato dimezzandosi dal picco degli inizi dell'anno - quando ha raggiunto la media di 583 dollari la tonnellata, la più alta in 30 anni - per le previsioni di un significativo aumento della produzione.<br /><br />Il calo del prezzo dei cereali è stato più modesto, intorno al 10 per cento, ma le previsioni di un'altra annata positiva potrebbero imprimere ai prezzi un'ulteriore spinta verso il basso.<br /><br /><strong>Semi oleosi e caseari stabili<br /><br /></strong>I prezzi dei semi oleosi sinora hanno retto alla spinta al ribasso, perchè la domanda è rimasta sostenuta e l'offerta in qualche modo più contenuta che nel caso dei cereali.  Tuttavia, stime iniziali suggeriscono che i prezzi dei semi oleosi potrebbero calare nei prossimi mesi quando la risposta dell'offerta a prezzi sostenuti potrebbe allentare l'attuale limitata disponibilità.<br /><br />Le prospettive non brillanti per la produzione lattiera in importanti paesi esportatori, sullo sfondo di una situazione di domanda sostenuta, stanno mantenendo stabili i prezzi internazionali dei prodotti caseari.<br /><br /><strong>Carne e pesce in rialzo<br /><br /></strong>Quelli che invece hanno registrato una brusca impennata sono stati i prezzi della carne, principalmente a causa del calo di produzione da una parte e all'aumento del consumo dall'altra.  Il settore ittico sta beneficiando in qualche modo di un rilancio della domanda, ma, soprattutto, di una limitazione dell'offerta.  Il mercato del salmone Atlantico rimane particolarmente stretto a causa di sfavorevoli sviluppi dell'offerta in Cile provocati da epidemie registrate nel settore dell'acquacultura di quel paese.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/42805/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/42805/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Contributo dell’Italia al Trattato sulle risorse fitogenetiche</title>
	
	<description> L’Italia ha annunciato un contributo di un milione e 200 mila euro per compensare alcuni dei contadini più poveri al mondo per la loro opera di tutela e diffusione di varietà di colture che nel corso dei prossimi decenni potrebbero dimostrarsi decisive per la sicurezza alimentare mondiale.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 21 maggio 2010 - </strong>L'Italia ha annunciato un contributo di un milione e 200 mila euro per compensare alcuni dei contadini più poveri al mondo per la loro opera di tutela e diffusione di varietà di colture che nel corso dei prossimi decenni potrebbero dimostrarsi decisive per la sicurezza alimentare mondiale.</p><br /><p>Il contributo dato ad un programma di condivisione dei benefici gestito dal Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche per l'alimentazione e l'agricoltura, è stato annunciato alla vigilia della Giornata Mondiale della Biodiversità che ricorre il 22 maggio, e che quest'anno ha per tema: "Biodiversità, sviluppo ed alleviamento della povertà".  Il Segretariato del Trattato ha sede presso la FAO.</p><br /><p>Il contributo italiano segue a ruota quello di 2,2 milioni di dollari dato dalla Spagna alla fine dello scorso anno, ed evidenzia l'interesse di molti paesi mediterranei nei confronti della tutela della diversità delle coltivazioni alimentari.</p><br /><p>Molti degli alimenti che mangiamo tutti i giorni hanno avuto origine nell'area del Mediterraneo - prodotti come le olive, l'avena, i carciofi, i datteri - e l'Italia conserva molte varietà di ortaggi e verdure che si trovano solo in questo paese.</p><br /><p>"Il Mediterraneo possiede ancora uno dei patrimoni genetici alimentari tra i più ricchi al mondo, e l'Italia, dove perfino i cavolfiori comuni, che si comprano al mercato, possono ancora variare da regione a regione, è un grande sostenitore di questo impegno", ha dichiarato Shakeel Batti, Segretario del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche.   "Siamo molto riconoscenti all'Italia per la sua generosa donazione e per il sostegno datoci".</p><br /><p>Una parte essenziale del trattato è costituita dal programma di condivisione dei benefici che sostiene progetti nei paesi in via di sviluppo.  Per esempio uno in Egitto tutela varietà rare di agrumi, o un altro in Marocco protegge varietà di grano che si sono dimostrate resistenti al fungo UG99, chiamato comunemente ruggine nera del frumento.  Alcuni ricercatori ritengono che il fungo UG99 potrebbe diffondersi dall'Africa sub-sahariana al resto del pianeta e spazzare via più dell'80 per cento delle coltivazioni di grano del mondo.</p><br /><p>"La diversità fitogenetica è fondamentale per far fronte alle sfide globali che presentano l'insicurezza alimentare ed il cambiamento climatico.  Il sostegno offerto dall'Italia al Fondo del Trattato per la condivisione dei benefici promuoverà una base alimentare sostenibile e diversificata dei piccoli contadini nei paesi in via di sviluppo", ha commentato Shivaji Pandey, Direttore della Divisione FAO produzione e protezione delle piante.</p><br /><p>Il Trattato ha istituito una banca mondiale comprendente 64 coltivazioni alimentari che formano più di un milioni dei campioni di risorse fitogenetiche conosciute.</p><br /><p>Il Trattato stipula che ogni qual volta un prodotto commerciale derivi dall'impiego di questo patrimonio genetico e se il prodotto è brevettato, l'1,1 per cento dei proventi delle vendite debba andare al fondo per la condivisione dei benefici del Trattato.</p><br /><p>Tra gli altri paesi che hanno contribuito a questo programma vi sono la Norvegia e la Svizzera.  L'iniziativa, che è sulla buona strada per riuscire a raccogliere entro quest'anno 10 milioni di dollari, ha già avviato undici progetti che puntano ai piccoli contadini dei paesi in via di sviluppo.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Fri, 21 May 2010 08:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Allarme FAO: scarso impegno per la ripresa agricola di Haiti</title>
	
	<description> Il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf ha denunciato oggi la mancanza di sostegno per l’immediata ripresa del settore agricolo di Haiti.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 12 febbraio 2010 - </strong>Il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf ha denunciato oggi la mancanza di sostegno per l'immediata ripresa del settore agricolo di Haiti.<br /><br />Intervenendo ad un incontro ad alto livello per coordinare le attività delle Agenzie ONU di Roma a favore della ripresa di media e lungo periodo di Haiti, Diouf ha dichiarato: <br /><br />"Nel momento in cui Haiti sta affrontando una crisi alimentare di vaste proporzioni siamo allarmati per la mancanza di sostegno alla componente agricola dell'Appello urgente globale delle Nazioni Unite (<em>Flash Appeal)"</em>.<br /><br />L'appello complessivo di 575 milioni di dollari ne chiedeva 23 per le immediate necessità del settore agricolo di Haiti.  "Ma solo l'otto per cento di questa somma è stato finora stanziato", ha affermato Diouf.<br /><br />"La ricostruzione economica e sociale di Haiti richiede il ripristino della produzione alimentare ed investimenti massicci nelle zone rurali".<br /><br /><strong>Priorità immediate<br /><br /></strong>Diouf ha poi continuato: "In questo momento la priorità immediata è sostenere la stagione agricola che inizia in marzo e che copre oltre il 60 per cento della produzione alimentare nazionale di Haiti".<br /><br />La FAO ha già iniziato a distribuire sementi, fertilizzanti ed attrezzi per consentire ai contadini haitiani di fare la semina per il prossimo raccolto.  Piantata adesso, la produzione ortofrutticola sarà in grado in solo tre mesi di fornire cibo nutriente alle comunità beneficiarie per parecchi mesi, ha detto il Direttore Generale della FAO.<br /><br />Guardando ad obiettivi di più lungo periodo, ha reso noto che un gruppo multidisciplinare di esperti FAO sta per partire per Haiti per aiutare il Ministero dell'Agricoltura haitiano a formulare un programma di medio e di lungo termine per il rilancio del settore agricolo.<br /><br /><strong>E' necessario un sostegno duraturo<br /><br /></strong>"La Repubblica di Haiti ha bisogno di un robusto e duraturo sostegno internazionale per un lungo periodo, per riuscire a raggiungere una crescita sostenibile che possa ridurre drasticamente fame e povertà", ha dichiarato Diouf.  Questo richiede che le Agenzie ONU con base a Roma coordinino meglio le loro attività di assistenza e sviluppino ulteriormente le sinergie esistenti.<br /><br />"In questo spirito di rafforzata collaborazione, propongo la creazione di una Task-force tripartita che metta insieme FAO, PAM ed IFAD per aiutare il Governo di Haiti nella sua strategia di ripresa del settore agricolo".<br /><br />Prima del terremoto la FAO aveva realizzato nell'isola un programma di 49 milioni di dollari che aveva coperto un'ampia gamma di progetti ed <em>expertise</em> che l'agenzia offre ai propri paesi membri.<br /><br />Tra gli altri partecipavano alla riunione ad alto livello il Ministro dell'Agricoltura di Haiti Joanas Gué, la Direttrice Esecutiva del PAM, Josette Sheeran ed il Presidente dell'IFAD Kanayo Nwanze.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/40051/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/40051/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Avviate le attività per la ripresa di Haiti</title>
	
	<description> La FAO ha avviato un programma d’emergenza a sostegno di 600 persone, per sgomberare velocemente dalle macerie i canali d’irrigazione nell’area dell’epicentro del sisma del 12 gennaio e salvare così la produzione di fagioli e di mais.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Port-au-Prince, 8 febbraio 2010 - </strong>La FAO ha avviato un programma d'emergenza a sostegno di 600 persone, per sgomberare velocemente dalle macerie i canali d'irrigazione nell'area dell'epicentro del sisma e salvare così la produzione di fagioli e di mais.<br /><br />L'agenzia ONU offre  a ciascun lavoratore una piccola retribuzione e 600 attrezzi manuali, che rimarranno di proprietà delle organizzazioni di contadini delle zone rurali vicino la città di Leogane.<br /><br />Una prima valutazione dei danni fatta dalla FAO nella zona agricola  intorno alla città di Leogane - che è stata quasi completamente distrutta - aveva evidenziato che i detriti del terremoto ed i successivi smottamenti del terreno hanno bloccato i canali con grave rischio per le colture a poche settimane dal raccolto. Da una successiva valutazione è emerso che in alcune zone vi sono stati danni sostanziali a vitali infrastrutture quali canali e strade.  Si stima che circa l'80 per cento degli edifici di Leogane siano andati distrutti.  <br /><br />"Per i contadini della zona di Legane il terremoto non poteva arrivare in un momento peggiore", ha dichiarato Alexander Jones, coordinatore FAO dell'emergenza ad Haiti.  I danni alle infrastrutture per l'irrigazione rischiano di compromettere i raccolti in corso, mentre l'interruzione nella fornitura di sementi e fertilizzanti può fortemente limitare la semina della principale stagione agricola primaverile".<br /><br />All'incirca 40 gruppi, di una quindicina di persone ciascuno, hanno iniziato a lavorare in tre aree.  La FAO ha anche fornito sostegno finanziario, assistenza tecnica e mobilitato una scavatrice dell'esercito canadese per i lavori più grossi, che non possono essere svolti senza l'ausilio delle macchine.  Questa attività dovrebbe andare avanti per circa una settimana.<br /><br />Il settore agricolo di Haiti è stato colpito anche dal crollo parziale del bell'edificio che ospitava il Ministero dell'Agricoltura a Port-au-Prince come pure dalle distruzioni di laboratori e strutture per l'immagazzinamento, che hanno causato vittime e feriti gravi.<br /><br />A partire dal 15 febbraio un piccolo gruppo di esperti FAO sarà sul campo per redigere una valutazione completa ed accurata dei danni, di ciò che occorre per la ricostruzione, e dei programmi per l'agricoltura e per la sicurezza alimentare, che confluirà nel più ampio processo di Valutazione post-disastro delle necessità.<br /><br />Come priorità la FAO è impegnata per assicurare sostegno finanziario e mettere in grado i contadini poveri di Haiti di fare la semina della stagione primaverile, che rappresenta il 60 per cento della produzione nazionale.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/39943/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/39943/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
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<item>
	<title>I prezzi alimentari tornano a salire</title>
	
	<description> [translate to Italiano] Global food prices have risen for four months in a row but market conditions are very different from those that caused the food price crisis two years ago. However market conditions are different from those that triggered the food price crisis that started two years ago.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><strong>Roma, 9 dicembre 2009 – </strong>I prezzi alimentari tornano a salire secondo l’Indice dei prezzi alimentari della FAO (un paniere che comprende cereali, semi oleosi, prodotti caseari, carne e zucchero) che ha registrato aumenti per quattro mesi consecutivi.<br /><br />Tuttavia, le condizioni del mercato sono differenti da quelle che hanno scatenato la crisi dei prezzi alimentari innescata due anni fa, fa notare la FAO nel suo rapporto semestrale <a href="http://www.fao.org/docrep/012/ak341e/ak341e00.htm" target="_blank" title="Read the report"><em>Food Outlook</em></a>  pubblicato oggi.<br /><br />L’indice FAO ha registrato in media 168 punti in novembre, la cifra più alta dal settembre 2008, ma comunque più bassa del 21% rispetto al picco del giugno 2008.  Prima dell’impennata del 2007/08, l’indice non aveva mai superato i 120 punti, anzi per lo più si era mantenuto sotto i 100 punti.<br /><br />“All’inizio del rialzo dei prezzi, nel 2007, la FAO aveva identificato una serie di possibili cause scatenanti: i livelli bassi delle scorte cerealicole, raccolti scarsi nei maggiori paesi esportatori, la domanda crescente di prodotti agricoli per il mercato dei biocombustibili, e l’aumento del prezzo del petrolio”, si legge nel rapporto.<br /><br /> “Via via che i prezzi si sono sempre più rafforzati, altri fattori hanno contribuito alla turbolenza dei mercati, principalmente le restrizioni alle esportazioni imposte dai governi, la debolezza del dollaro e l’appetito crescente degli speculatori in un momento di grande liquidità sui mercati mondiali.  Quello che ha reso l’impennata del 2007-08 eccezionale è stato il concorso di tanti fattori tutti insieme, culminati in un rialzo dei prezzi senza precedenti che ha fomentato la volatilità”<br /><br /><strong>Buone riserve cerealicole<br /><br /></strong>Oggi le riserve cerealicole sono a livelli più rassicuranti, sebbene alcuni mercati debbano fare i conti con situazioni non facili.  In generale gli approvvigionamenti in mano agli esportatori sono più adeguati per rispondere ad un aumento della domanda di quanto non fossero durante il periodo dell’impennata dei prezzi.<br /><br />Per esempio, il rapporto tra scorte finali e il consumo totale di grano (<em>stock-touse ratio</em>) nei maggiori paesi esportatori è salito in questa stagione dal 12% al 20%.  I biocarburanti sono ancora un elemento trainante, mail settore ha rallentato in termini di crescita annuale.<br /><br />Al tempo stesso vi sono fattori macroeconomici, come i tassi di cambio, la volatilità dei prezzi del petrolio e bassi tassi d’interesse che spingono gli investitori a mettere i loro soldi nei mercati dei prodotti di base.<br /><br />“Nonostante i fondamentali di domanda ed offerta continueranno a determinare il mercato dei prodotti di base, occorre vigilare sul sistema alimentare globale ormai intrinsecamente suscettibile ad eventi esterni che nulla hanno a che vedere con l’economia alimentare”, fa notare la FAO nel suo rapporto.<br /><br /><strong>Cresce la produzione<br /><br /></strong>“Lo stato di buona salute delle scorte e le prospettive favorevoli della produzione riducono il rischio di nuove impennate dei prezzi per i prossimi sei mesi, ma la FAO terrà gli occhi aperti sui possibili sviluppi della situazione”, dice Hafez Ghanem, Vice Direttore Generale della FAO del Dipartimento Sviluppo economico e sociale.  Sebbene le previsioni preliminari per i <strong>cereali </strong>indichino un calo della produzione mondiale rispetto al 2008, da addebitare principalmente all’aspettativa di prezzi più bassi che hanno scoraggiato le semine, la produzione del 2009 è ancora stimata a circa 4% in più rispetto al 2007.  <br /><br />La produzione mondiale di <strong>cassava</strong> si prevede che nel 2009 raggiungerà nuovi picchi, in larga parte da addebitare alle iniziative a sostegno della sicurezza alimentare ed alla domanda derivante dalla produzione di etanolo, mercato nel quale la cassava è emersa come importante materia prima.  Tuttavia, i prezzi della cassava sul mercato internazionale sono ancora inferiori a quelli di due anni fa, anche se dovrebbero restare stabili nel 2010.<br /><br />Per quanto riguarda il mercato dei <strong>semi oleosi, </strong>è possibile<strong> </strong>un indebolimento dei prezzi di farine e panelli, dovuto al raccolto abbondante previsto in Sudamerica, ma si prevede che il mercato rimanga ristretto per quanto riguarda gli <strong>oli </strong>ed i<strong> grassi</strong>.  È assai probabile che il prezzo dello <strong>zucchero </strong>rimanga stabile ma a livelli più bassi di quelli attuali.<br /><br /><strong>In ribasso carne, rialzi per caseari e prodotti ittici<br /><br /></strong>Secondo i dati FAO, i prezzi mondiali della <strong>carne,</strong> nei primi dieci mesi del 2009, sono stati in media un 8 per cento più bassi rispetto allo scorso anno.   Si prevede che nel 2009 le minori importazioni a livello mondiale comprimano il commercio mondiale in tutte le varie categorie di carne, ma per il 2010 dovrebbe esserci una modesta ripresa. <br /><br />I prezzi dei <strong>prodotti lattiero-caseari </strong>sono di nuovo in rialzo, con un guadagno dell’80% dal loro livello minimo raggiunto nel febbraio 2009, con il latte in polvere che registra la crescita più rapida.  I prezzi futuri dipenderanno dal fatto se l’Unione Europea metterà sul mercato internazionale le sue grandi riserve di burro e di latte scremato.  Il 2009 è stato un anno difficile per <strong>pesca e prodotti ittici </strong>a causa della recessione mondiale che ha colpito la domanda.  Negli ultimi mesi tuttavia si è registrato un aumento moderato dei prezzi.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/38127/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/38127/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 08:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La produzione di banane resiste alla crisi economica</title>
	
	<description> Secondo un rapporto della FAO, la produzione di banane resisterà alla crisi economica mondiale meglio di altri prodotti agricoli. L'agenzia ONU chiede maggiori risorse per combattere le malattie che attaccano i banani.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 7 dicembre 2009 – </strong>Si prevede che la produzione di banane resisterà alla crisi economica mondiale meglio di altri prodotti agricoli, dice la FAO in un rapporto pubblicato oggi.<br /><br />L’agenzia ONU anticipa che le importazioni di banane nel 2009 caleranno leggermente attestandosi intorno ai 13,8 milioni di tonnellate, circa il 3.3% in meno del 2007.  Le importazioni di banane da parte dell’Unione Europea, degli USA e di altri paesi sviluppati registreranno rispettivamente cali del 4,1%, 5,5% e 3,2%.<br /><br />I paesi in via di sviluppo continueranno invece a registrare un incremento della domanda, con importazioni che si prevede raggiungeranno i 2,33 milioni di tonnellate, un aumento del 2,5% trainato principalmente dalla Cina.<br /><br />Se la recessione entro la fine del 2009 avrà superato il momento più critico, per il 2010 si prevede che la domanda di banane aumenterà del 7,8% mentre gli altri frutti tropicali aumenteranno del 2%, secondo la FAO.  Ed il motivo principale del perché la domanda di banane si prevede resisterà alla crisi è che il frutto è considerato dai consumatori una necessità e non un bene voluttuario e dunque risente meno dei cambiamenti di prezzo e di reddito.  Inoltre nel bilancio familiare la spesa per la frutta è molto bassa ed incide poco sul totale.<br /><br /><strong>Tendenza all’aumento<br /><br /></strong>“Con la crescita costante della popolazione e del reddito, e con la maggiore conoscenza sul positivo valore nutritivo della frutta, è assai probabile che il consumo globale di banane e di frutta tropicale continui la sua tendenza ad aumentare nei prossimi decenni”, dice il rapporto FAO. <br /><br />Il commercio di banane e frutti tropicali rappresenta oggi circa il 40% del mercato mondiale di frutta.<br /><br />Il rapporto FAO, che esamina anche l’andamento del mercato delle banane nel corso della recessione economica, verrà presentato alla Conferenza internazionale sulla produzione di banane e di frutti tropicali che si terrà presso la FAO dal 9 all’11 dicembre.  Alla conferenza partecipano esperti e rappresentanti politici.<br /><br /><strong>Infestazioni che cancellano 4 miliardi di dollari<br /><br /></strong>In un altro rapporto, che sarà presentato nel corso della stessa conferenza, la FAO chiede maggiori risorse per creare una mappa a livello mondiale delle malattie che attaccano i banani da frutta e da farina, mettendo in guardia che il danno complessivo causato dalle infestazioni potrebbe ammontare nel 2010 ad oltre 4 miliardi di dollari, con un grave impatto sui redditi dei piccoli contadini di molti paesi in via di sviluppo.<br /><br />Il <em>Banana Bunchy Top Virus</em> (BBTV) o il batterio che ne provoca l’avvizzimento minacciano la sicurezza alimentare di circa 70 milioni di persone in 15 paesi dell’Africa sub-sahariana, per i quali i banani sono fonte di reddito e di cibo.  Non solo, ma il rapporto avverte anche che si stanno diffondendo altre due malattie: la malattia delle righe nere (Cercosporiosi) ed un altro patogeno fungino che ne provoca l’avvizzimento.<br /><br />“Tutte e quattro le malattie meritano molta più attenzione e maggiori investimenti per campagne di informazione, per promuovere la ricerca, e per la formazione agricola dei coltivatori”, dice la FAO nel rapporto.  “Sinora le risorse limitate per affrontare questioni e problemi complessi hanno rappresentato un grave ostacolo”.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Fame nel mondo, alcuni paesi vanno in controtendenza</title>
	
	<description> L’aumento dei dati globali sulla fame maschera il fatto che 31 paesi, su 79 monitorati dalla FAO, a partire dagli anni '90 hanno registrato un calo significativo del numero delle persone sottonutrite.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><strong>Roma, 11 novembre 2009 - </strong>L’aumento dei dati globali sulla fame maschera il fatto che 31 paesi, su 79 monitorati dalla FAO, a partire dagli anni '90 hanno registrato un calo significativo del numero delle persone sottonutrite.<br /><br />Un rapporto pubblicato oggi dal titolo <em>“<em>Pathways to success</em>”</em> (La strada verso il successo), mette in luce i progressi fatti da 16 di questi paesi, che hanno già raggiunto l’obiettivo di dimezzare la fame entro il 2015, o sono sulla strada giusta per farlo.<br /><br />Il numero delle persone che soffrono la fame ha raggiunto il picco storico di 1,02 miliardi.  Più di 60 Capi di Stato hanno confermato la loro partecipazione al Vertice Mondiale sulla sicurezza alimentare che si svolgerà a Roma dal 16 al 18 novembre, per discutere delle strategie più efficaci per incrementare la produzione agricola ed eliminare la fame.<br /><br />Il rapporto FAO, che stamattina è stato presentato alla stampa dal Direttore Generale Jacques Diouf, analizza in dettaglio i fattori di fondo che sottostanno al successo di quattro paesi nel ridurre in modo significativo la fame: Armenia, Brasile, Nigeria e Vietnam.<br /><br /><strong>Una campagna di mobilitazione online<br /><br /></strong>Commentando il rapporto, il Direttore Generale della FAO ha detto “attraverso gli esempi che offre, fornisce un messaggio di speranza: la battaglia contro la fame può essere vinta.  Quello che serve è l’impegno risoluto degli stessi paesi in via di sviluppo ed un forte sostegno da parte della comunità internazionale”. <br /><br />Diouf ha inoltre lanciato una campagna contro la fame online, chiedendo al pubblico di firmare un appello per porre fine alla fame.  Per firmare la petizione collegarsi al seguente sito:  <a href="http://www.1billionhungry.org/it" title="1billionhungry.org">http://www.1billionhungry.org/it</a><br /><br /><strong>Denominatori comuni<br /><br /></strong>Secondo il rapporto della FAO vi sono quattro denominatori comuni dietro queste storie di successo: innanzitutto la creazione di un ambiente favorevole che promuova la crescita economica ed il benessere; in secondo luogo, gli investimenti nel settore rurale ed il raggiungimento dei più vulnerabili; terzo, far sì che i successi raggiunti siano difesi e mantenuti; ultimo, pianificare un futuro sostenibile.<br /><br />Per esempio, per quanto riguarda la capacità di raggiungere i più vulnerabili ed investire nelle popolazioni rurali povere, il Governo brasiliano nel 2003 ha introdotto il Programma di Fame Zero.  Il Governo ha mobilitato autorità locali e organizzazioni della società civile a sostegno di questa strategia, che comportava il trasferimento di fondi per incrementare il potere d’acquisto dei più poveri investendo contemporaneamente nei piccoli contadini.<br /><br />Questo tipo di approccio è riuscito a creare allo stesso tempo la domanda e l’offerta, a vantaggio di tutti.  “Ne è seguita una rapida riduzione della percentuale dei sottonutriti”, afferma il rapporto FAO.  <br />Il Programma nazionale per la sicurezza alimentare della Nigeria è riuscito a raddoppiare la produzione e i redditi dei piccoli contadini, che praticano un’agricoltura pluviale di sopravvivenza, introducendo tecnologie più avanzate che hanno consentito di coltivare due o tre colture diverse invece di dover dipendere solo da una.<br /><br /><strong>Proteggere i risultati<br /><br /></strong>Il Vietnam viene citato nel rapporto come esempio di difesa dei risultati. Il rapporto mostra come di fronte alla minaccia del virus della SARS (la sindrome respiratoria acuta e grave) il paese ha velocemente riorganizzato il settore aviario ed ha rafforzato i servizi veterinari per evitare che malattie di origine animale potessero mutare in epidemie umane.<br /><br />Con lungimiranza, il Governo armeno ha dato la massima priorità agli investimenti per migliorare l’infrastruttura idrica del paese in totale stato di abbandono.  “Con l’attuale sistema di irrigazione oltre il 50 per cento dell’acqua trasferita andava perduto”, fa notare il rapporto.<br /><br />Oltre ai quattro paesi citati sopra, il documento FAO esamina come tre altri paesi in via di sviluppo – Algeria, Malawi e Turchia – sono riusciti a fare del proprio settore agricolo un’importante fonte di crescita e di guadagno grazie alle esportazioni,  elementi che a loro volta hanno contribuito a ridurre fame e povertà e ad assicurare una maggiore offerta di cibo a livello globale.<br /><br /><strong>Elemento chiave i piccoli contadini<br /><br /></strong>Il rapporto conclude che uno dei modi migliori e più fruttuosi dal punto di vista economico per uscire dalla povertà rurale e dalla fame, è investire a favore dei piccoli contadini.  Circa l’85 per cento delle conduzioni agricole del mondo hanno dimensioni inferiori ai due ettari ed i piccoli contadini e le loro famiglie rappresentano due miliardi di persone, vale a dire un terzo della popolazione mondiale.<br /><br />L’Indonesia, il Messico e la Sierra Leone sono esempi di paesi che hanno sviluppato approcci innovativi che rafforzano e sostengono i piccoli contadini.<br /><br />Ci potrebbe comunque essere ancora bisogno di assistenza d’emergenza in alcuni dei paesi dove sono calati i tassi di sottonutrizione, specialmente quelli che partivano da percentuali molte alti di popolazione che soffriva la fame.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Prezzi alimentari ancora sostenuti nei paesi poveri</title>
	
	<description> Nei paesi poveri, importatori netti di alimenti, i prezzi alimentari continuano a rimanere sostenuti, nonostante la buona produzione cerealicola registrata nel 2009, ha avvertito oggi la FAO nel suo ultimo rapporto Crop Prospects and Food Situation, pubblicato alla vigilia del Vertice Mondiale sulla sicurezza alimentare.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 10 novembre 2009 – </strong>Nei paesi poveri, importatori netti di alimenti, i prezzi alimentari continuano a rimanere sostenuti, nonostante la buona produzione cerealicola registrata nel 2009, ha avvertito oggi la FAO nel suo ultimo rapporto <em><em><a href="../../../../docrep/012/ai484e/ai484e00.htm" title="Crop Prospects and Food Situation">Crop Prospects and Food Situation</a></em><em> </em></em> (Prospettive dei raccolti e situazione alimentare ndr).<br /><br />Una situazione di grave insicurezza alimentare colpisce al momento 31 paesi che per questo necessitano di aiuti d’emergenza.  La situazione è particolarmente grave in Africa orientale dove a causa della siccità e dei conflitti in corso circa 20 milioni di persone hanno bisogno di aiuti alimentari, ha denunciato la FAO.<br /><br />Nonostante i prezzi alimentari a livello internazionale siano calati in modo significativo rispetto ai picchi raggiunti un paio d’anni fa, i prezzi del grano e del mais in ottobre sono saliti e quelli del riso di esportazione rimangono più alti dei livelli ante crisi.<br /><br />“Per le popolazioni più povere, il cui bilancio familiare viene speso sino all’80 per cento per il cibo, la crisi dei prezzi alimentari non è ancora finita”, dice Hafez Ghanem, Vice Direttore Generale della FAO.  “Oggi, per combattere fame e povertà, la priorità a livello mondiale è incrementare gli investimenti nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo”. <br /><br />La FAO ha convocato un Vertice Mondiale dal 16 al 18 novembre 2009 allo scopo di raggiungere un ampio consenso per l’immediata riduzione della fame con l’obiettivo di promuovere gli investimenti pubblici e privati nello sviluppo agricolo dei paesi in via di sviluppo.<br /><br /><strong>Africa occidentale<br /></strong><br />In Africa occidentale la produzione cerealicola nel 2009 calerà rispetto ai buoni raccolti dello scorso anno.  Le piogge scarse, inferiori alle medie stagionali, hanno reso necessario in molte zone della regione ripiantare le colture ed hanno causato la perdita del bestiame in Mali, Ciad e Niger, secondo il rapporto.  I prezzi dei cereali nella regione sono ancora ben al di sopra i livelli di due anni fa prima della crisi dei prezzi alimentari.<br /><br />Ad esempio il prezzo del miglio sul mercato di Bamako, la capitale del Mali, di Ouagadougou in Burkina Faso e di Niamey in Niger è aumentato rispettivamente del 35 per cento, del 42 per cento e del 21 per cento rispetto allo stesso periodo del 2007.  Il prezzo del riso importato è incrementato tra il 22 ed il 46 per cento.  La FAO mette in guardia che il previsto calo della produzione cerealicola della Nigeria potrebbe portare a nuovi rialzi dei prezzi in tutta l’Africa occidentale.<br /><br /><strong>Africa orientale<br /><br /></strong>In Africa orientale la situazione desta grande preoccupazione a causa delle scarse precipitazioni che in molte aree hanno distrutto raccolti e pascoli, dell’incremento dei conflitti, dell’interruzione degli scambi commerciali e della permanenza di prezzi alimentari sostenuti.  <br /><br />In Kenya si prevede che la produzione di mais sarà inferiore del 30 per cento rispetto allo scorso anno passato.  Si stima che circa 3,8 milioni di keniani soffrano di insicurezza alimentare elevata o estrema, per lo più nelle aree agricole e pastorali marginali.<br /><br />In Etiopia il numero delle persone che necessitano di soccorsi umanitari è aumentato, passando dai 5,3 milioni del maggio scorso a 6,2 in ottobre.<br /><br />In Uganda circa 1,1 milioni di persone hanno bisogno di assistenza alimentare. Nel Sudan meridionale ed in Darfur il proseguire della guerra civile sta facendo peggiorare la già grave situazione alimentare della popolazione: si stima che siano circa 5,9 milioni le persone che dipendono dagli aiuti alimentari d’emergenza per sopravvivere.<br /><br /><strong>Altre regioni del mondo<br /><br /></strong>In Africa australe, nonostante la buona produzione cerealicola del 2009, persistono prezzi alimentari elevati in diversi paesi, con gravi conseguenze sulla sicurezza alimentare della popolazione.<br /><br />In Nord Africa la produzione complessiva di grano si prevede raggiungerà il nuovo record di 21,5 milioni di tonnellate, rispetto ai 14,3 milioni di tonnellate del 2008, quando la produzione era stata compromessa a causa della siccità.<br /><br />In Asia, le prospettive della produzione di riso nel 2009 si sono deteriorate dal luglio scorso a seguito delle irregolari piogge monsoniche in India, uno dei principali paesi produttori, e dei disastri naturali in alcuni altri paesi, come il Giappone, la Repubblica della Corea del Nord, la Repubblica democratica popolare del Laos e lo Sri Lanka.<br /><br />La FAO produce il rapporto <em>Crop Prospects and Food Situation</em> ogni tre mesi.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/37157/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/37157/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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<item>
	<title>Le perdite post raccolto aggravano l’insicurezza alimentare</title>
	
	<description> Una quantità notevole del cibo prodotto nei paesi in via di sviluppo va perduto dopo il raccolto. Secondo la FAO con investimenti adeguati e formazione ai contadini, queste perdite potrebbero essere drasticamente ridotte.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><strong>Roma, 2 novembre 2009 – </strong>Una quantità notevole del cibo prodotto nei paesi in via di sviluppo va perduto dopo il raccolto, con pesanti conseguenze sulla sicurezza alimentare delle popolazioni, ha denunciato oggi la FAO. L’agenzia ONU ha sottolineato come con investimenti adeguati e formazione ai contadini, queste perdite potrebbero essere drasticamente ridotte.<br /><br />Le cause delle perdite post raccolto, stimate tra il 15 ed addirittura il 50 per cento della produzione complessiva, sono molteplici.  Tra esse: fare il raccolto in una fase sbagliata di maturità del prodotto, l’eccessiva esposizione alle piogge, la siccità e le temperature estreme, la contaminazione da micro-organismi ed i danni fisici che riducono la qualità del prodotto.<br /><br />I raccolti perdono valore anche a causa del danno causato dall’utilizzo di attrezzi inadatti, dalla contaminazione chimica, da errate pratiche di raccolto, di carico e scarico e di trasporto dei prodotti.<br /><br />Le perdite contribuiscono all’aumento dei prezzi alimentari in quanto riducono parte dell’offerta.  Hanno poi anche un impatto sul degrado ambientale e sul cambiamento climatico, poiché risorse come terra, acqua, forza lavoro, trasporto e lavorazione vengono usate per del cibo che nessuno consumerà.<br /><br /><strong>Proteggere i raccolti<br /><br /></strong>Molte delle perdite avvengono a causa di errate pratiche di imballaggio e trasporto dei prodotti alimentari.  La FAO in collaborazione con la Banca Mondiale ed altri partner, ha organizzato migliaia di corsi di formazione per i contadini su come lavorare i prodotti in modo corretto. <br /><br />Per esempio in <strong>Kenya</strong>, dove la contaminazione da micotossine è un grande problema, la FAO insieme al Ministero dell’Agricoltura keniano ha fornito corsi di formazione per tutti coloro che lavorano nella produzione alimentare.<br /><br />Un altro grande problema, che la crisi alimentare del 2008 ha messo drammaticamente in primo piano, è rappresentato dalle strutture di immagazzinamento e deposito dei prodotti che nei paesi in via di sviluppo sono inadeguate e non sicure: è su questo fronte che gli interventi della FAO e dei paesi donatori possono fare la differenza. <br /><br />Grazie ad un recente progetto della FAO, finanziato principalmente dalla Germania, sono stati forniti silos metallici a circa 18.000 famiglie rurali.  Il progetto è stato concepito per ridurre le perdite tramite migliori strutture per l’immagazzinamento e perfezionando le capacità tecniche degli stagnai locali che costruiscono i silos.  Grazie a queste migliori tecniche i silos possono adesso chiudersi ermeticamente, proteggendo i prodotti immagazzinati dalle infestazioni di parassiti, dai roditori, dagli uccelli e dai funghi, con il vantaggio inoltre di poterli conservare per periodi lunghi senza perdita di qualità. <br /><br />I risultati non si sono fatti attendere.  I contadini coinvolti nel progetto hanno cominciato ad usare i nuovi silos per cereali e legumi e dopo non molto tempo hanno riferito di maggiori redditi e di possibilità di immagazzinamento molto più prolungate.  Grazie a questi nuovi silos le percentuali di perdita dei raccolti sono scese dal 20 per cento all’uno o due per cento.  Non solo, ma aver fornito formazione tecnica ai lattonieri locali ha significato che localmente si sono fabbricati oltre 4.500 silos che sono stati poi venduti ad altri contadini.<br /><br />In <strong>Guinea, </strong>un paese dove tra il 70 e l’80 per cento della popolazione dipende dall’agricoltura, è stato avviato un progetto per ridurre le perdite post raccolto del 20 per cento.  Sono stati distribuiti 100 silos con una capacità media tra i da 100 ed i 1.800 chili, e a decine di artigiani è stato insegnato come costruire ed installare silos sicuri.  I contadini grazie ad essi sono riusciti a ridurre al minimo le perdite dei raccolti cerealicoli e posticipare le vendite in attesa di migliori condizioni di mercato.<br /><br />In tutto sono stati costruiti ed installati più di 45.000 silos in 16 paesi ed oltre 1.500 persone tra tecnici, operatori ed artigiani sono stati formati su come costruirli ed usarli.<br /><br />Ma per far sì che tecnologie come queste siano accessibili ai piccoli contadini, occorrono interventi anche in altre aree.  In molti paesi in via di sviluppo i contadini non possono permettersi il costo di un silos, ed è per questo che la FAO ha istituito fondi rotativi e prestiti per agevolare la diffusione di migliori strutture per l’immagazzinamento.  <br /><br /><strong>Gli standard di qualità<br /><br /></strong>Ma nonostante questi risultati registrati in alcune situazioni, le perdite post raccolto rappresentano ancora un grosso problema per molti paesi.  Nei supermercati occidentali, la frutta e la verdura deve rispondere a precisi criteri di qualità, e se un prodotto presenta ammaccature, o è avvizzito o al contrario acerbo, o di forma strana o è semplicemente brutto, non è messo in vendita.  Spesso non c’è un mercato alternativo per questi prodotti che vengono alla fine buttati via.  <br /><br />Con una popolazione che si prevede supererà i 9 miliardi nel 2050 e con la crescente urbanizzazione in atto in molti paesi in via di sviluppo - che significa che il cibo dovrà essere in grado di fare lunghi viaggi - è necessario un maggiore impegno per ridurre in modo sostanziale le perdite lungo l’intera catena alimentare.  Di certo ci dovranno essere investimenti decisamente superiori nelle infrastrutture di immagazzinamento, nelle celle frigorifere e nelle attrezzature per la trasformazione di base dei prodotti. </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/36853/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/36853/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
</item>
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	<title>L’agricoltura verso il 2050: le sfide da affrontare</title>
	
	<description> L’agricoltura dovrà essere più produttiva per riuscire a nutrire una popolazione in continuo aumento e rispondere alle grandi sfide ambientali che abbiamo di fronte, ha affermato oggi il Direttore Generale della FAO.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><strong>Roma, 12 ottobre 2009 – </strong>L’agricoltura dovrà essere più produttiva per riuscire a nutrire una popolazione in continuo aumento e rispondere alle grandi sfide ambientali che abbiamo di fronte, ha affermato oggi il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf, aprendo i lavori del Forum di esperti ad alto livello su come nutrire il mondo nel 2050 (Roma, 12-13 ottobre).<br /><br />Di fronte ad oltre 300 esperti di tutto il mondo, Diouf ha poi proseguito: “Gli effetti combinati dell’incremento demografico, della forte crescita del reddito e dell’urbanizzazione… avranno come risultato una domanda di cibo, di foraggio, di fibre doppia rispetto ad oggi”.<br /><br />“Non ci sarà altra scelta che aumentare la produttività agricola”, ha aggiunto Diouf, facendo notare che questo incremento dovrà derivare principalmente da una crescita della resa e da una maggiore intensità delle colture piuttosto che dall’estensione delle terre coltivate, nonostante ci siano ancora vaste aree che potrebbero essere coltivate, in particolare nell’Africa sub-sahariana ed in America latina.  Aggiungendo poi che “se è vero che l’agricoltura biologica contribuisce alla riduzione di fame e povertà e dovrebbe essere incentivata, non è in grado da sola di nutrire una popolazione mondiale in rapido aumento”.<br /><br />Le proiezioni indicano che la popolazione mondiale raggiungerà nel 2050 i 9,1 miliardi di persone, dagli attuali 6,7 miliardi, e richiederà dunque un incremento del 70 per cento della produzione.<br /><br /><strong>Crescente scarsità delle risorse<br /><br /></strong>Oltre ad una crescente scarsità delle risorse disponibili, terra, acqua e biodiversità, “l’agricoltura a livello mondiale dovrà fare i conti con gli effetti del cambiamento climatico, in particolare con l’aumento delle temperature, con una maggiore variabilità delle precipitazioni e con una maggiore frequenza di fenomeni meteorologici estremi, come alluvioni e siccità”.<br /><br />A causa del cambiamento climatico si ridurrà la disponibilità di acqua e vi sarà un aumento delle infestazioni di parassiti e delle malattie delle piante.  Si stima che gli effetti combinati del cambiamento climatico potrebbero far calare la produzione del 30 per cento in Africa e del 21 per cento in Asia.<br /><br />“La sfida non è solo incrementare la produzione globale futura, ma aumentarla laddove e per coloro che ne hanno più bisogno”, ha sottolineato il Direttore Generale della FAO.  “Un’attenzione particolare dovrà essere posta ai piccoli contadini, alle donne ed alle famiglie rurali ed al loro accesso alla terra, alle risorse idriche, alle sementi di migliore qualità… ed ad altri moderni fattori produttivi”.<br /><br /><strong>Il problema acqua<br /><br /></strong>Diouf si è soffermato sul particolare problema dell’acqua dal momento che il cambiamento climatico renderà le precipitazioni sempre più inaffidabili.  Gli investimenti nel controllo e nella gestione delle risorse idriche dovranno dunque diventare prioritari.<br /><br />È anche importante colmare il gap tecnologico tra i paesi tramite il trasferimento delle conoscenze nord-sud, sud-sud e la cooperazione triangolare.<br /><br /><strong>In concorrenza con la bioenergia<br /><br /></strong>La produzione alimentare mondiale dovrà anche competere con il mercato dei biocombustibili “che potrebbe cambiare le varianti fondamentali del mercato agricolo mondiale” considerato che le proiezioni indicano un aumento della produzione di circa il 90 per cento nei prossimi 10 anni per raggiungere i 192 miliardi di litri per il 2018.<br /><br />Nei due giorni di dibattito 300 eminenti esperti provenienti da tutto il mondo discuteranno degli investimenti, delle tecnologie e delle misure politiche necessarie per assicurare la disponibilità di cibo per il 2050.  Si calcola che occorrerà investire nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo 44 miliardi di aiuti ufficiali allo sviluppo (ODA) – di contro agli attuali 7.9 miliardi l’anno.  Maggiori investimenti, includendo risorse derivanti dai budget nazionali, da investimenti esteri diretti e dal settore privato, dovrebbero assicurare un migliore accesso a moderni fattori produttivi, a sistemi di irrigazione, ai macchinari, a strutture per l’immagazzinaggio, a strade e migliori infrastrutture rurali, ed avere manodopera agricola esperta e qualificata con corsi di formazione.<br /><br />Le conclusioni e le raccomandazioni del Forum serviranno da base di discussione al dibattito del Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare in programma presso la sede FAO dal 16 al 18 novembre 2009, cui parteciperanno capi di stato e di governo dei 191 paesi membri della FAO.  Da esso si spera vengano iniziative concrete per una rapida e completa eliminazione della fame nel mondo, così da assicurare il più basilare dei diritti umani: il diritto al cibo.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/36208/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/36208/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 22:00:00 GMT</pubDate>
</item>
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	<title>Da qui al 2050 necessario investire miliardi in agricoltura</title>
	
	<description> Saranno necessari investimenti netti di circa 83 miliardi l’anno nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo per avere cibo a sufficienza per i 9,1 miliardi di persone che si prevede popoleranno il pianeta nel 2050</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 8 ottobre 2009</strong> – Saranno necessari investimenti netti di circa 83 miliardi l’anno nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo per avere cibo a sufficienza per i 9,1 miliardi di persone che si prevede popoleranno il pianeta nel 2050, afferma un documento di lavoro della FAO, pubblicato oggi. <br /><br />Questo vuol dire che gli investimenti in agricoltura dovranno aumentare di circa il 50 per cento, secondo il documento preparato per il Forum ad alto livello su come nutrire il mondo nel 2050 (Roma 12-13 ottobre 2009), che vedrà la partecipazione di circa 300 esperti internazionali.<br /><br />Si dovrà investire in agricoltura e nella zootecnia, ma anche nei servizi di supporto derivanti quali la catena del freddo, l’immagazzinamento, infrastrutture commerciali e la trasformazione dei prodotti.<br /><br /><strong>Decisivi gli investimenti privati<br /><br /></strong>Questo ammontare complessivo di investimenti annuali si scompone in circa 20 miliardi per la produzione alimentare e 13 miliardi per la zootecnia.  La meccanizzazione rappresenterà la quota d’investimento più cospicua, seguita dall’irrigazione.<br /><br />Ulteriori 50 miliardi l’anno saranno necessari per i servizi collegati per raggiungere un’espansione complessiva del 70 per cento della produzione alimentare entro il 2050.<br /><br />La maggior parte di questi investimenti, secondo il documento, verranno da investitori privati, includendo in questa categoria sia i singoli agricoltori che acquistano macchinari e strumenti, sia le imprese che investono in impianti per la trasformazione alimentare.  <br /><br /><strong>Necessari anche gli investimenti pubblici<br /><br /></strong>Saranno anche necessari fondi pubblici per ottenere un miglior funzionamento dei sistemi agricoli.  Le aree prioritarie individuate per gli investimenti pubblici sono: a) ricerca e sviluppo agricolo; b) le grandi infrastrutture come strade, porti, elettricità, le istituzioni agricole ed i servizi di divulgazione; c) la scolarizzazione, particolarmente delle donne, i servizi igienici e fognari, la fornitura d’acqua potabile e l’assistenza sanitaria.<br /><br />Ma nell’anno 2000 - fa notare il documento -  la spesa pubblica totale nella ricerca e nello sviluppo agricolo è ammontata a soli 23 miliardi ed è stata molto discontinua.  Gli aiuti pubblici allo sviluppo in campo agricolo sono diminuiti di circa il 58 per cento in termini reali nel periodo compreso tra il 1980 ed il 2005, passando dal 17 per cento del totale degli aiuti a solo il 3,8 per cento.  Attualmente si attesta intorno al cinque per cento.<br /><br />Dei previsti nuovi investimenti netti in agricoltura, almeno 29 miliardi dovranno essere spesi nei due paesi con la popolazione più grande – India e Cina.  Per quanto riguarda le aree regionali, l’Africa sub-sahariana avrà bisogno di investimenti per circa 11 miliardi di dollari, l’America Latina e Caraibi di 20 miliardi, il Vicino oriente e Nord Africa 10 miliardi, l’Asia del sud 20 miliardi e l’Asia orientale 24 miliardi.<br /><br /><strong>Differenze regionali<br /><br /></strong>Le proiezioni mostrano grandi differenze regionali nell’impatto che i nuovi investimenti avranno, se tradotti in termini pro-capite.  Dati i diversi tassi di crescita demografica, si prevede ad esempio che l’America Latina quasi dimezzerà la propria forza lavoro, mentre l’Africa sub-sahariana la raddoppierà.  Questo significa che per il 2050 un lavoratore agricolo in America Latina disporrà di 28 volte il capitale investito – o di beni come attrezzature, terra e bestiame – rispetto ad un suo collega dell’Africa sub-sahariana.<br /><br />Secondo il documento, gli investimenti esteri nei paesi in via di sviluppo potrebbero dare un grosso contributo a ridurre questa discrepanza.<br /><br />Sono stati però sollevati problemi di tipo politico ed economico a proposito degli investimenti nei cosiddetti “accaparramenti di terre” nei paesi poveri e con alti tassi d’insicurezza alimentare.  Operazioni di questo tipo dovrebbero essere condotte in modo da massimizzare i benefici per le popolazioni ospitanti, così da riuscire efficacemente ad incrementare la sicurezza alimentare e ridurre la povertà.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>2050 – La sfida alimentare in Africa</title>
	
	<description> I recenti risultati positivi registrati dal settore agricolo nell’Africa subsahariana rappresentano un punto di rottura con il passato e lasciano intravedere buone prospettive di miglioramento per il settore nel futuro, sebbene si richiedano “misure politiche concertate e decise” per mantenere l’impulso, afferma un nuovo rapporto della FAO.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>28 settembre 2009, Roma</strong> - I recenti risultati positivi registrati dal settore agricolo nell'Africa subsahariana rappresentano un punto di rottura con il passato e lasciano intravedere buone prospettive di miglioramento per il settore nel futuro, sebbene si richiedano "misure politiche concertate e decise" per mantenere l'impulso, afferma un nuovo rapporto della FAO.  <br /><br />Dopo decenni di declino, il settore agricolo subsahariano, costituito per l'80% da piccoli contadini, è cresciuto di oltre il 3,5% nel 2008, ben al di sopra del tasso di crescita della popolazione, pari al 2%.<br /><br />Tale aumento è stato agevolato da un contesto politico più favorevole all'agricoltura in molti paesi e dalla crescita dei prezzi mondiali dei generi alimentari primari come il grano e il riso. Anche i progressi in campo tecnologico come il NERICA (il Nuovo Riso per l'Africa), una varietà di riso più resistente alle siccità, hanno contribuito alla crescita della produzione nella regione.   <br /><br />"Il forte potenziale di crescita mostrato dal settore agricolo nell'Africa subsahariana è un'ottima notizia: l'agricoltura rappresenta la spina dorsale della crescita complessiva per la maggioranza dei paesi nella regione ed è essenziale per la riduzione della povertà e dell'insicurezza alimentare", ha dichiarato il Vice-Direttore Generale della FAO Hafez Ghanem.  <br /><br />Il rapporto è stato preparato per il Forum di Esperti di Alto Livello che si terrà a Roma il 12 e 13 ottobre per discutere le strategie su "Come Nutrire il Mondo nel 2050". Esso sottolinea la necessità di azioni decise in aree quali l'innovazione tecnologica, lo sviluppo dei mercati e del settore dei servizi e la migliore gestione delle risorse naturali, per riuscire a nutrire la popolazione mondiale in costante crescita ed eliminare la piaga della fame nella regione.     <br /><br />Si prevede che la popolazione dell'Africa subsahariana crescerà dai 770 milioni di persone del 2005 a 1,5/2 miliardi di persone nel 2050. Nonostante le continue migrazioni verso le città e la crescita della popolazione urbana, il numero assoluto di residenti nelle aree rurali è probabilmente destinato ugualmente a crescere. <br /><br />L'agricoltura è il motore dello sviluppo rurale e della riduzione della povertà e della fame in tutta l'Africa subsahariana. Secondo il rapporto, la crescita agricola nell'Africa subsahariana sarà molto probabilmente trainata dalla crescita della domanda interna e continentale di beni alimentari primari, dovuta all'urbanizzazione e alla crescita demografica nel medio e lungo termine.   <br /><br />Il Forum di Esperti di Alto Livello riunirà circa 300 tra i maggiori esperti del mondo accademico, di istituzioni non governative e del settore privato, provenienti da paesi in via di sviluppo e sviluppati, e servirà a preparare il terreno per il Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare, che si terrà a Roma dal 16 al 18 novembre 2009. <br /><br /><strong>La gestione delle risorse naturali<br /><br /></strong>Uno dei principali vantaggi di cui gode la regione è l'abbondanza di risorse naturali, tra le quali l'acqua, la cui distribuzione è però assai diseguale sul territorio. Ad oggi solo il 3% delle colture alimentari della regione è prodotto con tecniche irrigue, a confronto con una percentuale mondiale pari al 20%. L'uso dell'irrigazione aumenterebbe notevolmente il rendimento dei terreni e la produzione agricola.<br /><br />La terra è inoltre sfruttata al di sotto delle potenzialità. Seppur riconoscendo che ogni ulteriore espansione delle terre coltivate abbia conseguenze in termini ambientali, la FAO ha stimato che il potenziale di terre aggiuntive disponibili per la messa a coltura nell'Africa subsahariana ammonta ad oltre 700 milioni di ettari. <br /><br />In particolare la regione della savana guineana - un'area pari al doppio di quella coltivata a grano a livello mondiale - offre un enorme potenziale produttivo. Ma solo il 10% di tale regione - che copre una superficie stimata attorno ai 600 milioni di ettari - è attualmente soggetta a coltura. L'apertura di nuove attività agricole richiederebbe enormi investimenti in infrastrutture e in nuove tecnologie, così come adeguate precauzioni per evitare i possibili effetti negativi sull'ambiente.<br /><br /><strong>Le altre sfide<br /><br /></strong>Vi sono molte altre sfide che devono essere affrontate dai governi, dai donatori internazionali e dal settore privato, per migliorare il settore agricolo nell'Africa subsahariana e assicurare che la crescita della produzione agricola e lo sviluppo rurale vadano di pari passo con la riduzione della povertà. <br /><br />Tra le maggiori, vi sono il lento progresso dell'integrazione regionale, carenze istituzionali e di governance in alcuni paesi, conflitti e malattie quali l'HIV/AIDS, le difficoltà di accesso ai mercati per i piccoli contadini, la necessità di creare opportunità d'impiego nelle aree rurali e di fornire un'adeguata formazione ai più giovani.  <br /><br />C'è soprattutto bisogno di programmi e politiche che accrescano le possibilità dei piccoli agricoltori di inserirsi nei settori dinamici dei mercati nazionali, regionali e internazionali. <br /><br />Il rapporto raccomanda la riduzione dei costi di transazione dovuti ai piccoli volumi e agli sprechi di coltivazioni povere e mal gestite, suggerendo la creazione di cooperative e di altre forme di associazione imprenditoriale per raggiungere una scala minima ottimale, nonché il controllo della qualità e della sicurezza dei prodotti alimentari.    <br /><br />Sono anche necessarie delle politiche volte a proteggere i contadini africani dalle alluvioni, dalle siccità e dagli shock dei prezzi alimentari internazionali. Trasferimenti di conoscenze e tecnologie dai paesi ricchi a quelli poveri, insieme a maggiori investimenti nella ricerca agricola, sono infine cruciali per ottenere dei progressi nella lotta alla fame e stimolare lo sviluppo agricolo. <br /><br /><strong>Le sfide del settore agricolo in Africa <br /><br /></strong>Si stima che in Africa circa 218 milioni di persone, pari a circa il 30% della popolazione totale, soffrano di fame cronica e malnutrizione. <br /><ul><li>L'80% delle aziende agricole in Africa, ovvero 33 milioni di unità produttive, hanno un'estensione inferiore ai due ettari. </li><li>Il rendimento delle colture cerealicole è cresciuto poco e nella regione è ancora intorno alle 1,2 tonnellate per ettaro, mentre nel complesso dei paesi in via di sviluppo raggiunge le 3 tonnellate per ettaro. </li><li>L'uso di fertilizzanti nell'Africa subsahariana nel 2002 ammontava a soli 13 kg per ettaro, a fronte dei 73 kg per ettaro consumati in Medio Oriente e nel Nord Africa e dei 190 kg per ettaro consumati in Asia orientale e nel Pacifico. </li><li>Solo il 3% delle terre nell'Africa subsahariana è irrigato, a fronte di una percentuale a livello globale superiore al 20%. </li><li>Il 40% della popolazione nella regione vive in paesi che non si affacciano sul mare, un livello ben superiore alla media del 7.5% degli altri paesi in via di sviluppo, ed i costi di trasporto in Africa subsahariana possono raggiungere addirittura il 77% del valore delle esportazioni. </li></ul><p><br />La spesa in ricerca e sviluppo nel settore agricolo è molto bassa ed è oltretutto andata diminuendo nel corso degli anni ‘90. Se gli agricoltori africani fossero aiutati a vincere queste sfide e a sfruttare le opportunità offerte da nuovi e più appetibili mercati con il graduale attenuarsi della crisi economica globale, tutti concordano che il settore agricolo nel continente avrebbe un enorme potenziale di crescita.  </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/35816/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/35816/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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