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 <title>FAO news &gt; Biocarburanti</title>
 <link>http://www.fao.org/news/newsroom-home/en/</link>
 <description>Notizie dall'Organizzazione dell'ONU per l'Alimentazione e l'Agricoltura</description>
 <language>it</language>
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 <copyright>2009 FAO</copyright>
 <managingEditor>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</managingEditor>
 <webMaster>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</webMaster>
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	<title>Comunicato congiunto FAO, IFAD, WFP sui prezzi internazionali degli alimenti</title>
	
	<description> Le tre agenzie delle Nazioni Unite lanciano l’appello per un’azione rapida e coordinata sui prezzi dei prodotti alimentari. Si tratta di affrontare non solo la questione imminente dell’aumento dei prezzi, ma anche - a più lungo termine - il modo in cui il cibo viene prodotto, commercializzato e consumato in un periodo, come questo, di crescita demografica, d’intensificazione della domanda e di cambiamenti climatici.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p class="MsoNormal"><strong>4 settembre 2012, Roma</strong> -  <em>Segue un comunicato congiunto sui prezzi dei prodotti alimentari da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) e il Programma Alimentare Mondiale (WFP)</em><em>          </em>           </p><p><strong>                          </strong> </p><p><strong>Combattere le cause che provocano alti prezzi del cibo e fame<br /> </strong>di José Graziano da Silva, Kanayo F. Nwanze  e Ertharin Cousin*<br /> <br /> L'attuale situazione dei mercati mondiali degli alimenti, con il forte rialzo dei prezzi di mais, frumento e soia, ripropone il timore  per il riaffacciarsi di una crisi alimentare mondiale come negli anni 2007-2008. Tuttavia, una rapida e coordinata azione internazionale può evitare che ciò accada. Dobbiamo agire rapidamente affinchè questi shock dei prezzi non si traducano in una catastrofe per decine di milioni di persone nei prossimi mesi. <br /> <br /> Si devono affrontare due questioni correlate. La prima, immediata, riguarda gli alti prezzi di alcuni alimenti che possono avere un impatto fortemente negativo nei paesi che dipendono dalle importazioni. Nel lungo periodo, la questione riguarda, invece, come produciamo, commercializziamo e consumiamo il cibo in un'epoca di aumento della popolazione, della domanda e a fronte dei cambiamenti climatici.<br /> <br /> Siamo meglio attrezzati oggi rispetto a cinque anni fa nel rispondere a queste sfide. Abbiamo sviluppato nuove politiche e nuovi strumenti come la Task Force di Alto Livello delle Nazioni Unite sulla Sicurezza Alimentare Globale e AMNIS, l'Agricultural Markets Information System del G20 per accrescere la trasparenza sui mercati globali. Collegato ad AMNIS, esiste anche il Forum per una Risposta Rapida, creato per facilitare risposte politiche coordinate da parte dei grandi produttori mondiali e dei commercianti dei principali cereali e della soia nel caso di turbativa dei mercati.<br /> <br /> Sappiamo che non tutti vengono colpiti  in egual misura da questa situazione. Le popolazioni urbane, quelle contadine povere e quanti vivono in paesi dipendenti dalle importazioni alimentari risentono maggiormente dell'aumento dei prezzi delle <em>commodity</em> internazionali, quando tali aumenti si trasmettono ai mercati locali, per il fatto che spendono gran parte del loro reddito nell'acquisto del cibo. Sappiamo anche che i piccoli contadini, molti dei quali sono poveri e vivono una condizione di insicurezza alimentare, possono riuscire a trarre beneficio dai più alti prezzi alimentari e diventare parte della soluzione riducendo i picchi delle oscillazioni e migliorando la sicurezza alimentare nel suo complesso. Abbiamo, perciò, adottato un doppio approccio: sostenere gli investimenti di lungo periodo in agricoltura, soprattutto per quanto riguarda i piccoli contadini e, contemporaneamente, garantire, nel breve periodo, una rete di protezione sociale per sostenere i consumi alimentari dei consumatori e produttori poveri ed evitare la fame, la perdita dei mezzi di produzione e la trappola della povertà.<br /> <br /> Molti paesi hanno un sistema di protezione sociale, incluse reti assistenziali -  come l'aiuto ai piccoli contadini, il sostegno nutrizionale a madri e bambini, i pasti a scuola - per garantire che i cittadini più poveri abbiano di che mangiare. Ora, queste misure vanno ampliate considerevolmente nei paesi più poveri. Reti di protezione sociale sostenibili, pianificabili e trasparenti sono un'assoluta necessità se ci dobbiamo proteggere da ricorrenti shock dei prezzi e dalle crisi. Anche i piccoli produttori di cibo devono essere meglio attrezzati per accrescere la loro produttività e la loro capacità di accedere ai mercati e ridurre la loro esposizione ai rischi. Ovviamente, la gente ha bisogno di un lavoro decente e di un reddito per procurarsi il cibo di cui ha bisogno e fuggire dalla povertà. <br /> <br /> Nel rispondere agli alti prezzi degli alimenti, le cose che dobbiamo evitare sono importanti quanto le cose che dobbiamo fare. In particolare, gli Stati devono evitare acquisti dettati dal panico e l'imposizione di restrizioni alle esportazioni che, seppure possono aiutare temporaneamente alcuni consumatori nazionali, sono di solito insufficienti e rendono la vita più difficile a tutti gli altri.<br /> <br /> Soprattutto dobbiamo capire che i prezzi alti sono un sintomo, non la malattia. Perciò, anche se la comunità internazionale deve agire presto per prevenire eccessivi aumenti dei prezzi, deve anche intervenire sulle cause che determinano tali incrementi. <br /> <br /> Negli ultimi cinque anni i prezzi internazionali del cibo hanno registrato tre picchi. Tra le cause che hanno determinato queste situazioni vi sono sempre state le condizioni climatiche. La siccità in alcune aree del mondo ha compromesso la produzione mondiale di grano, praticamente ogni anno, a partire dal 2007. Altrove, forti inondazioni hanno danneggiato i raccolti. Tra i fattori che hanno determinato prezzi più elevati e una loro forte volatilità, vanno ricordate le crescenti destinazioni di stock alimentari per usi non alimentari e una più forte speculazione finanziaria. Sino a quando non troveremo il modo di proteggere il nostro sistema alimentare dagli shock e dal clima, persisterà una situazione di pericolo. Nel breve periodo, tutto ciò ha un costo non solo per quanti vengono colpiti direttamente ma per la comunità internazionale nel suo complesso. Ad esempio, il Programma Alimentare Mondiale (WFP) stima che per ogni dieci centesimi di aumento nel prezzo del paniere alimentare che fornisce, deve reperire, per l'assistenza alimentare, 200 milioni di dollari Usa aggiuntivi, su base annua. <br /> <br /> Siamo vulnerabili perchè, anche negli anni positivi, la produzione globale di grano è a malapena sufficiente a far fronte alla crescente domanda per l'alimentazione, gli allevamenti e il carburante in un mondo in cui, ogni anno, ci sono 80 milioni di bocche in più da sfamare. Siamo a rischio perchè esistono solo poche nazioni che sono grandi produttori di beni alimentari di base  e quando esse vengono colpite, tutti lo sono.<br /> <br /> La sfida - ma anche l'opportunità - è di ridurre e condividere il rischio. Il modo più ovvio di farlo è promuovere una produzione alimentare sostenibile nei paesi poveri, importatori di  cibo, dove vi sono spesso ampie potenzialità per migliorare la produzione. Ciò consentirebbe di avere più cibo sui mercati locali e maggiori opportunità di lavoro e di produzione del reddito, specialmente nelle zone rurali dove vive il 70 per cento dei poveri del mondo. Dovremmo anche affrontare la questione di quel terzo del cibo prodotto che, globalmente, viene sprecato o perso  perchè scartato, danneggiato o per altre cause.<br /> <br /> L'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) e il Programma Alimentare Mondiale (WFP) aiutano  le popolazioni povere a sfamarsi oggi mentre costruiscono le condizioni di resilienza e autonomo sostentamento per il domani. Ma bisogna fare di più. Dobbiamo investire maggiori risorse nell'agricolura e nella protezione sociale, compresi quei programmi che aiutano le persone a procurarsi il cibo sul mercato locale quando esso diventa inaccessibile. <br /> <br /> Infine, dobbiamo rivedere e aggiustare, quando applicabili, quelle politiche esistenti che incoraggiano un uso alternativo delle granaglie. Ad esempio, la modifica dei mandati sul biocarburante,  quando i mercati globali sono sotto pressione e sono a rischio i rifornimenti alimentari, sono misure raccomandate da un gruppo di organizzazioni internazionali inclusi FAO, IFAD, il Fondo Monetario Internazionale, l'Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo, la Conferenza delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo, il WFP, la Banca Mondiale e l'Organizzazione per il Commercio Mondiale. Si tratta di una raccomandazione fatta nel 2011 al summit del G20 a Parigi e ancora attuale. <br /> <br /> Nell'agire per prevenire il deteriorarsi della situazione, dobbiamo vigilare e prepararci al peggio nel breve periodo, continuando a lavorare a soluzioni sostenibili di lungo periodo. Non farlo significherebbe, inevitabilmente, far pagare il prezzo maggiore ai  più poveri del mondo e ai più vulnerabili. Agire nella giusta direzione, ci aiuterà a rispondere alla sfida della "Fame Zero" lanciata dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon per sradicare la fame dal mondo.<br /> <em><br /> Gli autori sono rispettivamente il Direttore Generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura, il Presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo e il Direttore Esecutivo del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite</em></p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/155532/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/155532/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 03 Sep 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Biodiversità agricola: o la si usa o la si perde</title>
	
	<description> La FAO ha lanciato il secondo “Rapporto sullo Stato delle Risorse Fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura”, lo studio più accurato sullo stato di salute della biodiversità agricola. Molte cose sono cambiate dall’ultimo rapporto della FAO sulla biodiversità pubblicato 12 anni fa, compresa un’accelerazione del cambiamento climatico che ha reso ancora più necessarie la conservazione e la utilizzazione delle risorse genetiche.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 26 ottobre 2010 – </strong>La diversità genetica delle piante che coltiviamo e che ci alimentano, ed i loro “parenti selvatici”, potrebbero andare perduti per sempre, con grave minaccia per la sicurezza alimentare, se non si fará uno sforzo non solo per conservarli ma anche per utilizzarli, specialmente nei paesi in via di sviluppo.<br /><br />Questo è uno dei messaggi chiave del secondo “<a href="http://typo3.fao.org/fileadmin/templates/agphome/documents/PGR/SoW2/Second_Report_SOWPGR-2.pdf">Rapporto sullo Stato delle Risorse Fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura</a>” presentato oggi dalla FAO.<br /><br />In 350 pagine il rapporto, che copre ogni aspetto del problema dalla raccolta nelle banche genetiche agli effetti del cambiamento climatico sulla diversità, rappresenta lo studio più accurato sullo stato di salute della biodiversità delle colture alimentari e su cosa viene fatto per proteggerla.<br /><br />La perdita di biodiversità avrà un notevole impatto sulla capacità dell’umanità di nutrire i nove miliardi di persone che abiteranno il pianeta per l’anno 2050, con i più poveri ad essere i più colpiti.  Il cambiamento climatico e la crescente insicurezza alimentare rappresentano grandi sfide per i sistemi agricoli mondiali, sfide che non possono essere affrontate senza la raccolta, la difesa e l’uso sostenibile delle risorse fitogenetiche. <br /><br /><strong>Il cambiamento climatico<br /><br /></strong>Con lo sconvolgimento che il cambiamento climatico sta apportando ai cicli produttivi in molte parti del mondo, specialmente nei paesi in via di sviluppo, le informazioni genetiche contenute in certe varietà di colture saranno cruciali per lo sviluppo di nuove varietà resistenti al caldo, alle infestazioni, alla salinità ed alle malattie, a crescita veloce e con alta resa.<br /><br />“Incrementare l’impiego sostenibile della diversità delle piante potrebbe essere la chiave per affrontare le minacce alle risorse genetiche in agricoltura”, ha detto Diouf.  “In natura esistono migliaia di varietà selvatiche della stessa famiglia delle colture alimentari che ancora devono essere raccolte, studiate e documentate perché racchiudono importanti segreti genetici che li mettono in grado di resistere al caldo, alla siccità, alla salinità, alle inondazioni ed alle infestazioni”. <br /><br />Il cinquanta per cento dell’aumento di produttività agricola è stato generato da nuove varietà di sementi.  Irrigazione e fertilizzanti hanno rappresentato l’altro cinquanta per cento.  Ne è un buon esempio recente il Nuovo Riso per l’Africa (NERICA, l’acronimo inglese ndt) che matura molto velocemente e che ha trasformato le economie locali in molte parti dell’Africa.<br /><br /><strong>A fianco dei piccoli contadini<br /></strong><br />Bisogna fare di più a livello dei piccoli agricoltori per generare interesse e costruire le capacità necessarie per preservare ed utilizzare la biodiversità genetica ancora esistente.<br /><br />Sono ormai passati dodici anni dal primo rapporto sullo Stato delle Risorse Fitogentiche mondiali per l’alimentazione e l’agricoltura e da allora il panorama globale è cambiato drasticamente.<br /><br />La fame è calata in alcuni paesi, ma è aumentata in altri.  I prezzi delle derrate e del carburante sono aumentati notevolmente.  La globalizzazione si è estesa ed in alcuni paesi le importazioni alimentari a basso prezzo sono andate a scapito della ricchezza della biodiversità locale.<br /><br />Nonostante il rapporto non tenti di quantificare la perdita di biodiversità, a livello empirico ci sono molti elementi che indicano una continua perdita di biodiversità che ha eroso la diversità delle colture alimentari tradizionali. <br /><br />La FAO stima che tra il 1900 ed il 2000 sia andata perduta il 75 per cento della diversità delle colture.<br /><br /><strong>Salvare le varietà selvatiche<br /></strong><br />Uno studio recente riportato nel rapporto prevede che tra il 16 ed il 22 per cento dei parenti selvatici di colture importanti di arachidi, patate e fagioli entro il 2055 scomparirà a causa del cambiamento climatico.<br /><strong><br />Aumentano le banche genetiche<br /><br /></strong>Su un versante più positivo, il rapporto fa notare come vi sia oggi rispetto a dodici anni fa una maggiore presa di coscienza sull’importanza di proteggere ed utilizzare le diversità genetiche delle colture alimentari.<br /><br />Le banche di geni sono cresciute sia di numero che di dimensioni.  Nel mondo esistono oggi più di 1.750 banche genetiche, e circa 130 posseggono oltre 10.000 acquisizioni.  E nel 2008 è stata aperta in Norvegia la più importante banca fitogenetica del mondo, la <em>Global Seed Vault, </em>che ospita duplicati di varietà uniche delle colture mondiali più importanti.<br /><br />Su un totale di 7,4 milioni di campioni conservati nel mondo, le banche di governi nazionali ne conservano circa 6,6 milioni, il 45 per cento dei quali in soli sette paesi rispetto ai dodici del 1996.<br /><br />Questa crescente concentrazione di raccolte di diversità genetica in pochi paesi e centri di ricerca evidenzia ancor di più l’importanza di meccanismi che ne assicurino e ne facilitino l’accesso come quello fornito dal Trattato Internazionale per le risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura della FAO.  Il Trattato, adesso ratificato da 125 nazioni, prevede un meccanismo per compensare i contadini poveri per la loro attività di conservazione della varietà genetica delle colture.<br /><br /><strong>Trascurati gli investimenti<br /><br /></strong>Il rapporto denuncia il calo di investimenti in agricoltura registrato a partire dagli anni 80’ che ha inevitabilmente portato ad una carenza di agronomi specializzati come selezionatori di sementi, specialmente nei paesi in via di sviluppo, dove i giovani in mancanza di incentivi si sono indirizzati verso attività più proficue.<br /><br />Sono stati fatti grossi progressi in materia di biologia e tecnologie informatiche nel corso degli ultimi dodici anni, ma ancora manca una loro piena applicazione nel campo dell’agro-biodiversità, al fine di incrementare la sicurezza alimentare.<br /><br />Molti sistemi di sementi, il meccanismo mediante i quali le sementi vengono riprodotte, testate e distribuite, non hanno funzionato.  Nei paesi sviluppati, il settore delle sementi è abbastanza remunerativo da renderlo interessante dal punto di vista commerciale ed economico.  Ma purtroppo questo non avviene nei paesi poveri dove gli enti pubblici fanno fatica ad assicurare sementi di buona qualità a tutti gli agricoltori e l’accesso a nuove varietà.<br /><br />Un uso migliore e più ampio delle risorse genetiche e della biodiversità nelle colture alimentari ne stimolerà la conservazione.  Ma occorrono sistemi adeguati per far sì che nuove varietà arrivino nelle mani degli agricoltori tramite il settore pubblico o privato.<br /><br />Le Nazioni Unite hanno dichiarato il 2010 Anno Internazionale della biodiversità.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/46829/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/46829/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 25 Oct 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Giornata dell’alimentazione 2008: l’impatto di cambiamento climatico e bioenergia</title>
	
	<description> 10 ottobre 2008 - L’impatto del cambiamento climatico e della bioenergia sulla sicurezza alimentare mondiale è il tema della Giornata Mondiale dell’Alimentazione di quest’anno, che sarà celebrata in oltre 150 paesi. La Giornata commemora il 16 ottobre 1945, data di fondazione della FAO.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 10 ottobre 2008</strong> - L’impatto del cambiamento climatico e della bioenergia sulla sicurezza alimentare mondiale è il tema della Giornata Mondiale dell’Alimentazione di quest’anno, che sarà celebrata in oltre 150 paesi. La Giornata commemora il 16 ottobre 1945, data di fondazione della FAO.<br /> <br /> “Il riscaldamento globale è già in corso e le strategie di adattamento sono ormai una questione di urgente necessità, specialmente per i paesi poveri dove vive la maggior parte dei 920 milioni di persone che soffrono la fame cronica. Occorre sviluppare con urgenza strategie di adattamento, e riconsiderare le destinazioni di uso della terra, i programmi di sicurezza alimentare e le politiche per il settore ittico e per quello forestale per proteggere le popolazioni povere dagli effetti del cambiamento climatico”, ha affermato Alexander Müller, Vice Direttore Generale della FAO, del Dipartimento Gestione Risorse Naturali ed Ambiente.<br /> <br /> <strong>Di seguito le principali attività in programma a Roma</strong><br /> <br /> Martedì 14 ottobre<br /> <br /> 10.00 - 13.00 – Apertura dei lavori della 34a Sessione della Commissione FAO sulla sicurezza alimentare mondiale, (14-17 ottobre), Red Room.<br /> <br /> 10.30 - Conferenza stampa di lancio della terza edizione della corsa Run for Food. Campidoglio, Sala Pietro da Cortona.<br />    <br /> 13.30 - 15.00 – L’impatto di prezzi alimentari alti sulla nutrizione, evento collaterale della Commissione sulla sicurezza alimentare, Green Room. <br /> <br /> Mercoledì 15 ottobre<br /> <br /> 10.30 - 12.00 - Presentazione del rapporto: “The Gender in Agriculture Sourcebook” (Dossier su donne e agricoltura), FAO/IFAD/Banca Mondiale, Iran Room.<br /> <br /> 14.45 - 17.00 - Cerimonia di lancio della campagna di solidarietà “Il calcio professionista contro la fame”* (parteciperanno tra gli altri i giocatori Roberto Baggio, Raúl Gonzalez, Rudy Voeller e Dino Zoff, oltre a ministri e sottosegretari allo sport e presidenti delle leghe calcio di diversi paesi), Green Room. <br /> <br /> Giovedì 16 ottobre<br /> <br /> 10.30 - 12.00 - Cerimonia per la Giornata Mondiale dell’Alimentazione* (intervengono tra gli altri la First Lady egiziana, Signora Suzanne Mubarak, Monsignor Renato Volante, Rappresentante Permanente della Santa Sede presso la FAO, che leggerà un messaggio di Sua Santità Papa Benedetto XVI, il Ministro italiano per le Politiche Agricole e Forestali, Luca Zaia, il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf) – Sala Plenaria.<br /> <br /> 17.00 – Il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf, su invito del sindaco di Roma On. Gianni Alemanno, interverrà a nome delle tre agenzie ONU di Roma - FAO, IFAD e PAM - alla sessione speciale del Consiglio comunale dedicata alla fame nel mondo. Campidoglio Palazzo Senatorio, Aula Giulio Cesare. La cerimonia si concluderà con l’accensione di una fiaccola nella piazza. <br /> <br /> Venerdì 17 ottobre<br /> <br /> 9.00 - Mini Run for Food per ragazzi, Stadio delle Terme di Caracalla. <br /> <br /> 9.30-12.30 - Evento speciale - Prezzi alti e sicurezza alimentare, le risposte politiche - Green Room.<br /> <br /> Domenica 19 ottobre<br /> <br /> 9.00 Run for Food, corsa attraverso il centro storico di Roma, con un percorso lungo 10 chilometri per la corsa competitiva e di 5 chilometri per la corsa non competitiva, con partenza ed arrivo allo stadio delle Terme di Caracalla, di fronte la sede della FAO. <br /> Per informazioni ed iscrizione www.runforfood.it<br /> <br /> Martedì 21 ottobre<br /> <br /> 18.30 Veglia a lume di candela – Illuminazione del Colosseo <br /> <br /> <em>Per accreditarsi è necessario un tesserino giornalisti valido o una lettera di incarico di una testata riconosciuta firmata dal caporedattore.</em><hr /><br /> <strong>Contatto:</strong><br /> Alison Small<br /> Ufficio stampa FAO<br /> alison.small@fao.org<br /> (+39) 06 570 56292<br /> (+39) 348 870 5221]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Thu, 09 Oct 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
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