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 <title>FAO news &gt; Emergenze/Crisi</title>
 <link>http://www.fao.org/news/newsroom-home/en/</link>
 <description>Notizie dall'Organizzazione dell'ONU per l'Alimentazione e l'Agricoltura</description>
 <language>it</language>
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 <copyright>2009 FAO</copyright>
 <managingEditor>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</managingEditor>
 <webMaster>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</webMaster>
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	<title>In Madagascar occorrono più di 41 milioni di dollari per porre fine al flagello delle locuste</title>
	
	<description> Entro giugno il Madagascar avrà bisogno di oltre 22 milioni di dollari in fondi d’emergenza per iniziare a lottare contro una grave infestazione di locuste che sta minacciando la prossima stagione produttiva del paese e la sicurezza alimentare di più della metà della popolazione, ha reso noto oggi la FAO. L’agenzia ONU ha tuttavia sottolineato che occorrerà una strategia triennale per una totale eliminazione dell’infestazione che richiederà ulteriori 19 milioni di dollari.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 26 marzo 2013 - </strong>Entro giugno il Madagascar avrà bisogno di oltre 22 milioni di dollari in fondi d'emergenza per iniziare a lottare contro una grave infestazione di locuste che sta minacciando la prossima stagione produttiva del paese e la sicurezza alimentare di più della metà della popolazione, ha reso noto oggi la FAO.  L'agenzia ONU ha tuttavia sottolineato che occorrerà una strategia triennale per una totale eliminazione dell'infestazione che richiederà ulteriori 19 milioni di dollari.<br /> <br /> Al momento attuale, circa metà del paese è infestato da cavallette giovani e da sciami ciascuno dei quali composto da miliardi di insetti che divorano ogni tipo di piante al loro passaggio. La FAO stima che per il settembre 2013 circa due terzi del paese sarà colpito dall'infestazione se non si interverrà al più presto.<br /> <br /> In considerazione del deteriorarsi della situazione, il 27 novembre 2012 il Ministero dell'Agricoltura del Madagascar ha dichiarato lo stato di calamità nazionale.  In dicembre ha richiesto alla FAO assistenza tecnica e finanziaria per affrontare l'infestazione in corso, per assicurare l'erogazione di fondi ma anche il coordinamento e l'attuazione di una risposta d'emergenza.<br /> <br /> Questo finanziamento d'emergenza, che deve arrivare entro giugno, consentirà alla FAO insieme al Ministero dell'Agricoltura di lanciare per il primo anno una campagna di nebulizzazione su larga scala.<br /> <br /> Circa il 60% degli oltre 22 milioni di abitanti dell'isola potrebbero essere minacciati da un pesante peggioramento delle condizioni di fame in un paese che già soffre di alti tassi d'insicurezza alimentare e malnutrizione. Nelle regioni più povere del sud del paese, dove l'infestazione ha avuto origine, oggi circa il 70% delle famiglie soffrono d'insicurezza alimentare.<br /> <br /> L'infestazione minaccia adesso il 60% della produzione di riso, che rimane l'alimento di base in un paese dove l'80 % della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno.<br /> <br /> Gli sciami inoltre consumano al loro passaggio quasi tutta la vegetazione che incontrano che normalmente serve come pascolo per il bestiame.<br /> <br /> <strong>Indagini aeree e operazioni di controllo<br /> </strong><br /> "Sappiamo dall'esperienza passata che le infestazioni di questa portata richiedono tre anni d'interventi.  Abbiamo bisogno dei fondi adesso per avviare la campagna procurare mezzi e forniture e organizzare per tempestive indagini aeree e operazioni di controllo", dice Annie Monard, esperta senior della FAO e coordinatrice della risposta FAO alle locuste.<br /> <br /> " Una mancata risposta adesso porterà più avanti alla necessità di estesi programmi di aiuti alimentari", aggiunge Dominique Burgeon, Direttore della Divisione FAO Emergenza e Riabilitazione.<br /> <br /> "Negli anni passati molte delle campagne anti locuste non hanno goduto dei finanziamenti necessari e questo sfortunatamente ha voluto dire che non tutte le infestazioni sono state tenute sotto controllo", fa notare Monard, che paragona la situazione a quando non si estirpano le malerbe dalle radici nel qual caso ritornano perfino più erbacce.<br /> <br /> <strong>Gli interventi in corso a livello nazionale<br /> </strong><br /> Il Centro Nazionale controllo Locuste da quando la stagione semestrale delle piogge è iniziata nell'ottobre 2012, ha sinora trattato circa 30.000 ettari di terreni coltivati, ma ulteriori 100.000 ettari che necessitano di essere trattati non lo sono stati a causa dei limitati mezzi del governo. <br /> <br /> Alla fine di febbraio la situazione è ulteriormente peggiorata a causa del Ciclone Haruna, che non solo ha danneggiato le coltivazioni ma ha fornito condizioni ottimali per il riprodursi di una nuova generazione di locuste.<br /> <br /> Per il primo anno la strategia di controllo delle locuste della FAO punterà su operazioni aeree su larga scala. Nel corso del 2013-14 verranno trattati circa 1.5 milioni di ettari, che caleranno a 500.000 ettari il secondo anno e 150.000 il terzo ed ultimo anno del piano strategico. Tutti gli interventi saranno realizzati nel pieno rispetto della salute umana e dell'ambiente.<br /> <br /> La strategia comprende inoltre:<br /> <br />• L'istituzione e la formazione di una Unità di sorveglianza delle locuste all'interno della Direzione Generale per la Protezione delle piante, per monitorare e analizzare la situazione delle locuste nell'intera area da esse invasa;<br />• Operazioni aeree e sul terreno;<br /> • Monitoraggio e mitigazione delle operazioni di controllo per proteggere la salute umana e l'ambiente;<br /> • Formazione nella gestione dei pesticidi e delle irrorazioni.<br /> <br /> Ogni anno verrà condotto u<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>no studio dell'impatto della crisi delle locuste sulle coltivazioni e sui pascoli per determinare il tipo di sostegno di cui hanno bisogno le famiglie le cui condizioni di vita sono state duramente colpite.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 10:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Mali: a rischio l’imminente stagione della semina, essenziale sostenere il settore agricolo</title>
	
	<description> Con la prossima stagione delle semine, che inizierà nel mese di maggio, occorre aiutare urgentemente i contadini che hanno dovuto abbandonare le proprie case, a ritornare alle proprie terre e riprendere la produzione alimentare, laddove e quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno, ha affermato oggi la FAO a seguito dei colloqui intercorsi tra il Ministro dell’Agricoltura del Mali, Baba Berthè, e il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 15 febbraio 2013 - </strong>Con la prossima stagione delle semine, che inizierà nel mese di maggio, occorre aiutare urgentemente i contadini che hanno dovuto abbandonare le proprie case, a ritornare alle proprie terre e riprendere la produzione alimentare, laddove e quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno, ha affermato oggi la FAO a seguito dei colloqui intercorsi tra il Ministro dell'Agricoltura del Mali, Baba Berthè, e il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva.<br /> <br /> Il Ministro Berthè ha sottolineato l'importanza di assistere i contadini che ritornano nelle aree dove sono migliorate le condizioni di sicurezza, e la necessità di rafforzare la capacità di risposta degli agricoltori in tutto il paese. <br /> <br /> "La principale stagione produttiva del Mali è prevista per maggio. Con il continuo evolversi delle condizioni di sicurezza nel paese, la FAO, le agenzie partner e la comunità internazionale devono fare tutto il possibile per aiutare il governo del Mali a dare assistenza ai contadini che fanno ritorno alle proprie terre a ricominciare a produrre cibo, laddove le condizioni di sicurezza lo consentono", ha affermato Graziano da Silva.  "Il Mali non può permettersi di perdere la prossima stagione produttiva".<br /> <br /> Complessivamente si stima che nel paese vi siano 2 milioni di persone che soffrono d'insicurezza alimentare.  Metà di essi si trovano nel nord del paese, ma gli effetti persistenti della crisi del 2011-12, provocata da un sovrapporsi di fattori, siccità, prezzi cerealicoli sostenuti, degrado ambientale associati alla situazione di insicurezza nel paese che ha costretto tanti a lasciare le proprie case, ha significato che un altro milione di persone nel sud del paese soffre di insicurezza alimentare.<br /> <br /> <strong>Sfollati e rifugiati<br /> </strong><br /> Sono più di 400.000 le persone che, da quando è scoppiato il conflitto nel nord del paese l'anno scorso, hanno dovuto lasciare le proprie case, situazione che ha esacerbato la crisi già esistente.<br /> <br /> Molti degli sfollati sono contadini, rifugiati nei campi profughi o accolti in famiglie nei confinanti Burkina Faso, Mauritania e Niger. Altri piccoli agricoltori si sono temporaneamente trasferiti nel sud del paese, accentuando la pressione sulle risorse alimentari locali.<br /> <br /> Sebbene alcuni abbiano iniziato a fare rientro nelle proprie case, non hanno potuto riprendere a coltivare la terra per la mancanza di attrezzi, di sementi, di bestiame necessari per riavviare la produzione. Per altro, nonostante la situazione nel nord sia in parte migliorata, la maggior parte dei mercati sono ancora chiusi.<br /> <br /> Le famiglie fanno affidamento sulle scarse riserve alimentari domestiche, e saranno costrette a dipendere dal mercato proprio quando comincerà la stagione "magra" ed i prezzi saranno al loro massimo.  Potrebbero dover ricorrere a consumare o vendere le riserve di sementi destinate alla semina, come pure vendere attrezzi agricoli e derrate per tirare avanti.<br /> <br /> Il Programma Alimentare Mondiale (PAM) sta distribuendo derrate alimentari d'emergenza a profughi e sfollati (<a href="http://www.wfp.org/countries/mali" target="_blank"><u>per saperne di più</u></a>) con l'obiettivo di portare aiuti alimentari salva vita a circa 564.000 persone in Mali e nei paesi confinanti.<br /> <br /> Nel loro incontro Berthè e Graziano da Silva hanno tuttavia sottolineato che in aggiunta a questi aiuti d'emergenza, è assolutamente necessario far partire la produzione alimentare prima dell'imminente stagione produttiva che va da maggio a luglio.<br /> <br /> Per migliorare la sicurezza alimentare del Mali nel lungo periodo sarà essenziale risolvere il conflitto in corso e ristabilire situazioni di sicurezza in tutto il paese.<br /> <br /> <strong>Ripristinare i mezzi di sussistenza<br /> </strong><br /> La FAO ha chiesto circa 12 milioni di dollari per portare assistenza umanitaria ed aiutare circa 490.000 famiglie non solo a far fronte agli effetti della passata siccità, ma anche a ricostruire più robusti mezzi di sussistenza e sistemi agricoli più resistenti alle crisi tramite un'ampia gamma di aiuti all'agricoltura ed al bestiame.  Inoltre la FAO stima che saranno necessari ulteriori 10 milioni di dollari per assistere sfollati e profughi a far ritorno a far ritorno alle proprie case e riprendere a coltivare la terra.<br /> <br /> Questo significala fornire sementi di qualità, di attrezzi e forniture agricole, servizi sanitari veterinari, oltre a programmi di divulgazione agricola per offrire agli agricoltori i mezzi e le conoscenze per produrre, trasformare e conservare meglio i propri prodotti (<a href="http://www.fao.org/fileadmin/templates/tc/tce/pdf/cap2013/CAP_2013_Mali.pdf" target="_blank"><u>per maggiori dettagli</u></a>).<br /> <br /> Nei colloqui con Graziano da Silva, il Ministro Berthè ha ribadito l'importanza di rafforzare gli esistenti progetti di irrigazione che si sono dimostrati molto efficaci nel combattere la siccità, come pure dare assistenza agli allevatori per ricostituire  il patrimonio zootecnico andato perduto.<br /> <br /> Il conflitto ha anche interrotto la capacità della FAO di monitorare gli spostamenti delle locuste in Mali, e Berthe e Da Silva hanno auspicato di riprendere al più presto l'attività di monitoraggio per scongiurare una possibile insorgenza di infestazioni dopo le piogge estive.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/170077/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/170077/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 14 Feb 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>“Nel Sahel sicurezza alimentare e pace vanno di pari passo” afferma il Direttore Generale della FAO</title>
	
	<description> Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, nel suo intervento alla riunione sulla situazione nel Sahel convocata presso la FAO dall’Inviato Speciale del Segretario Generale dell’ONU per il Sahel, Romano Prodi, ex Primo Ministro ed ex Presidente della Commissione Europea, ha dichiarato che il miglioramento della sicurezza alimentare nel Sahel contribuirà a portare pace e stabilità nella regione.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong> Roma, 7 dicembre 2012 - </strong>Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, nel suo intervento alla riunione sulla situazione nel Sahel convocata presso la FAO dall'Inviato Speciale<strong> </strong>del Segretario Generale dell'ONU per il Sahel, Romano Prodi, ex Primo Ministro ed ex Presidente della Commissione Europea, ha dichiarato che il miglioramento della sicurezza alimentare nel Sahel contribuirà a portare pace e stabilità nella regione.<br />  <br />"Investire nella sicurezza alimentare del Sahel è anche un investimento per un futuro di pace e di maggiore stabilità", ha dichiarato Graziano da Silva.  "In Africa c'è un chiaro collegamento tra fame e guerra, tra sicurezza alimentare e pace.  Nel Sahel vediamo come l'insicurezza alimentare, la fame e la lotta per le risorse naturali sia causa di conflitti.  La fame può essere la causa scatenante del conflitto o la conseguenza di esso.  Per questa ragione non possiamo affrontare la sicurezza alimentare separatamente dalla sicurezza in generale e dallo sviluppo nel suo insieme".<br />  <br />  <strong>Scongiurata la carestia <br />  <br />  </strong>Il Direttore Generale della FAO ha poi proseguito dicendo che quest'anno per il Sahel sono stati mobilitati dalla comunità internazionale oltre un miliardo di euro "e siamo lieti di poter dire che la carestia è stata scongiurata".<br />  <br />  Ma occorre fare di più: "E' decisivo incrementare gli aiuti e associare risposte umanitarie di breve periodo con interventi di sviluppo di più lungo termine.  Dobbiamo riuscire a rendere le condizioni di vita della popolazioni più resistenti alle crisi.  E dobbiamo far sì che i nostri interventi nelle diverse aree - sicurezza alimentare, agricoltura, salute, istruzione e sicurezza - siano il più possibile integrati.  La FAO si è impegnata a lavorare con lei meglio e più estesamente, e sotto la leadership africana, promuovere uno sviluppo sostenibile nel Sahel".<br />  <br />  Graziano da Silva si è poi detto convinto che vi sia la volontà politica di porre fine alla fame nel Sahel.  "Sono tornato di recente da un viaggio in Niger e quello che ho potuto vedere è stato incoraggiante.  Mi ha convinto che c'è spazio per la speranza, che esiste la volontà politica di ribaltare i trend negativi che hanno portato all'insicurezza alimentare della regione".<br />  <br />  Il Direttore Generale della FAO ha espresso il suo benvenuto al Professor Prodi ed al suo gruppo di lavoro, che oggi si è incontrato con gli Inviati Speciali, i mediatori e i rappresentanti ONU senior che si occupano direttamente della crisi nel Sahel per analizzare la situazione della regione e discutere su come rafforzare le iniziative a sostegno della pace e della sicurezza.<br />  <br />  La FAO ospiterà un ufficio per l'inviato speciale Prof<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>. Prodi e per il suo staff.<br /> ]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/166146/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/166146/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 06 Dec 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Malgrado un miglioramento nei raccolti, nella RDP di Corea persiste la minaccia della denutrizione</title>
	
	<description> Un nuovo rapporto delle agenzie delle Nazioni Unite stima che nella Repubblica Democratica Popolare di Corea (DPRK), per il secondo anno consecutivo, si sia verificato un aumento nella produzione alimentare di prodotti di prima necessità. Ciò non deve però far dimenticare la lotta in corso contro la denutrizione nel paese e la mancanza di proteine vitali e di grassi nella dieta della popolazione, specialmente per i 2,8 milioni stimati di persone a rischio.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>12 novembre 2012 Roma/Pyongyang</strong> - Un nuovo rapporto elaborato dalle agenzie delle Nazioni Unite stima che nella Repubblica Democratica Popolare di Corea (DPRK), per il secondo anno consecutivo, si sia verificato un aumento nella produzione alimentare di prodotti di prima necessità. Ciò non deve però far dimenticare la lotta in corso contro la denutrizione nel paese e la mancanza di proteine vitali e di grassi nella dieta della popolazione, specialmente per i 2,8 milioni stimati di persone a rischio. <br /> <br /> La missione congiunta dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) e del Programma Alimentare Mondiale (WFP) di valutazione della produzione e della sicurezza alimentare, ha visitato tutte le nove provincie del paese, tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre, mentre era in corso il più importante raccolto di cereali dell'anno. <br /> <br /> La missione ha valutato con particolare preoccupazione  il calo del 30 per cento verificatosi nella produzione di soia, così come la quantità esigua di verdure disponibili, confermando una grave mancanza di proteine fondamentali, oli, grassi, vitamine e micronutrienti nella maggior parte delle diete. La produzione di soia è stata la più colpita dal prolungato periodo di siccità, verificatosi durante la prima metà del 2012, la più importante stagione per il raccolto. L'impatto di tale fenomeno sul raccolto di mais è stato ampiamente mitigato grazie all'opera di irrigazione manuale delle coltivazioni, che ha mobilitato una moltitudine di persone.<br /> <br /> Si prevede che la produzione globale derivante dal raccolto principale di quest'anno e dal primo raccolto del 2013, sarà di 5,8 milioni di tonnellate. Si tratta di un miglioramento del 10 per cento rispetto allo scorso anno. La missione ha stimato che servirà importare 507.000 tonnellate di cereali per rispondere ai bisogni fondamentali di alimentazione del paese. Prevedendo che l'obiettivo del governo di importare 300.000 tonnellate di cereali sia rispettato, il deficit di alimenti di base dovrebbe essere pari a 207.000 tonnellate -  il più basso in molti anni.<br /> <br /> "Il paese ha bisogno di produrre una quantità maggiore di cibi ricchi di proteine, come soia e pesce, e di cercare di avere  due raccolti all'anno, di modo che tutti possano accedere ad una dieta più variegata", ha affermato Kisan Gunjal, economista della FAO e co-leader della missione.  Orti familiari aiuterebbero a migliorare le abitudini nutrizionali della popolazione, ed è inoltre necessario riformare il sistema di commercializzazione dei prodotti agricoli, permettendo agli agricoltori di vendere il proprio riso, mais e grano sui <a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>mercati, ha affermato Gunjal.<br /> <br /> "La Repubblica Democratica Popolare di  Corea ha ancora bisogno di aiuti internazionali ma la via da percorrere per incrementare la produzione di beni alimentari e migliorare così le abitudini nutrizionali della popolazione è ormai tracciata", ha affermato Gunjal.<br /> <br /> I livelli di malnutrizione acuta sono diminuiti, ma esiste ancora una certa preoccupazione, considerando che molti bambini sono particolarmente esposti a eventuali crisi. Un approvvigionamento più regolare di cibi nutrienti come biscotti fortificati e alimenti misti, inclusi cereali arricchiti con speciali elementi nutritivi, inclusi i prodotti  <em>Super  Cereal</em>, durante la stagione "del non raccolto", rappresenta un fattore fondamentale per combattere la malnutrizione. <br /> <br /> "Questo rapporto ha mostrato chiaramente che il nostro lavoro sta avendo un importante riscontro nella lotta alla denutrizione ed è quindi vitale che il programma continui per poter raggiungere milioni di bambini in asili, presidi medici, scuole elementari con approvvigionamenti di cibo garantiti nel flusso e adeguati alle necessità", ha affermato il Direttore del WFP  in Corea del Nord, Claudia von Roehl.<br /> <br /> "I nuovi dati sul raccolto sono una buona notizia, ma la mancanza di proteine e grassi nella dieta della popolazione è allarmante. Dobbiamo raddoppiare  gli sforzi per nutrire due milioni di bambini con un flusso costante di alimenti nutrienti, fornendo così una dieta più bilanciata e sana", ha detto. <br /> <br /> Anche il sostegno a donne incinte e con neonati rimane una priorità, dato che per loro l'assunzione di cibi nutrienti come legumi e oli è importantissima durante la gravidanza e immediatamente dopo la nascita del bambino, un periodo critico per la loro salute e per quella dei loro figli.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/164236/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/164236/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 11 Nov 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>FAO e Governo di Haiti: servono 74 milioni di dollari per riavviare il settore agricolo</title>
	
	<description> Secondo la FAO e il Governo di Haiti occorrono 74 milioni di dollari entro i prossimi 12 mesi per aiutare il settore agricolo del paese a rimettersi in piedi in seguito all’uragano Sandy. Colossali i danni che la “supertempesta” ha apportato ai raccolti, al territorio, alla zootecnia, alle infrastrutture rurali al settore della pesca quando si è abbattuto su Haiti alla fine di ottobre lasciando più di 600.000 haitiani a rischio di insicurezza alimentare e nutrizionale.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 6 novembre 2012 - </strong>La FAO e il Governo di Haiti reputano necessari 74 milioni di dollari entro i prossimi 12 mesi per aiutare il settore agricolo del paese a rimettersi in piedi a seguito all'uragano Sandy.<br /> <br /> Colossali i danni che la "supertempesta" ha apportato ai raccolti, al territorio, alla zootecnia, alle infrastrutture rurali al settore della pesca, quando si è abbattuto su Haiti alla fine di ottobre lasciando più di 600.000 haitiani a rischio di insicurezza alimentare e nutrizionale.<br /> <br /> Sul totale dei fondi richiesti, 4 milioni di dollari servono urgentemente per aiutare 20.000 famiglie a sopravvivere alla stagione produttiva invernale che inizia a dicembre.<br /> <br /> L'uragano Sandy si è abbattuto su Haiti il 23 ottobre. Tre giorni consecutivi di venti intensi e piogge torrenziali hanno causato inondazioni, hanno danneggiato e distrutto case, coltivazioni ed infrastrutture.<br /> <br /> Sandy è stato il terzo disastro a colpire il paese nell'arco di pochi mesi.  Tra maggio e giugno una grave siccità aveva compromesso i raccolti della cruciale stagione primaverile.  In agosto Haiti era stata colpita dalla tempesta tropicale Isaac, seguita solo due mesi dopo dall'uragano Sandy.<br /> <br /> <strong>Effetti congiunti<br /> <br /> </strong>Gli effetti congiunti di queste tre calamità sul settore agricolo sono stati valutati dal Governo di Haiti nell'ordine di 254 milioni di dollari, con una pesantissima ricaduta sulle condizioni di vita di circa 1.5 milioni di persone.<br /> <br /> La FAO, il Programma Alimentare Mondiale (PAM) ed altri partner stanno aiutando il Governo di Haiti a condurre una valutazione post-disastro che possa dare un quadro completo dei danni arrecati e di cosa occorre per riavviare il settore agricolo e consentire una risposta adeguata per uscire dalla crisi.<br /> <br /> Alcune zone del sud, del sudest e della <em>Grand Anse</em> sono ancora in buona parte isolate a causa della distruzione massiccia delle strade e di altre infrastrutture.  La FAO, il PAM e l'Ufficio ONU per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) condurranno un'indagine aerea su queste aree.<br /> <br /> L'Equipe Umanitaria del paese ad Haiti, il gruppo di donatori che sostiene Haiti ed il governo haitiano stanno al momento discutendo delle prossime iniziative per rispondere alla crisi nell'immediato, ma anche nel medio e lungo periodo, cercando anche di affrontare le cause di fondo dell'estrema vulnerabilità del paese ai ricorrenti disastri naturali.<br /> <br /> "I recenti disastri naturali d Haiti esigono una risposta vigorosa da parte della comunità internazionale che sostenga le iniziative intraprese dal Governo haitiano", ha dichiarato Adam Yao, il Coordinatore FAO dell'Emergenza ad Haiti.<br /> <br /> La FAO fornisce il suo aiuto al Governo di Haiti mediante una serie di interventi nel settore forestale, nella produzione zootecnica, nella produzione delle sementi, nella gestione dei bacini idrografici e nella nutrizione.  Questi programmi possono essere ampliati ed adattati per affrontare i bisogni seguiti all'uragano Sandy, in linea con la programmazione del governo.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/163875/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/163875/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 05 Nov 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
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<item>
	<title>In settembre aumentato dell’1,4% l’Indice dei prezzi alimentari FAO</title>
	
	<description> Dopo due mesi di stabilità, l’Indice FAO dei prezzi alimentari nel mese di settembre è aumentato di 3 punti, vale a dire dell’1,4 rispetto al mese di agosto. L’Indice, che si basa sui prezzi internazionali di un paniere di prodotti alimentari di base, ha registrato infatti 216 punti rispetto ai 213 del mese di agosto.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 4 ottobre 2012 - </strong>Dopo due mesi di stabilità, <a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/" target="_blank" title="in inglese">l'Indice FAO dei prezzi alimentari</a> nel mese di settembre è aumentato di 3 punti, vale a dire dell'1,4 % rispetto al mese di agosto.<br /><br />L'Indice, che si basa sui prezzi internazionali di un paniere di prodotti alimentari di base, ha registrato infatti 216 punti rispetto ai 213 del mese di agosto. L'incremento riflette il rafforzamento dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari e della carne e aumenti più contenuti dei cereali. I prezzi dello zucchero e degli oli sono invece calati.<br /><br />L'Indice FAO è attualmente 22 punti sotto il picco di 238 punti raggiunto nel febbraio 2011, e 9 punti al di sotto dei 225 registrati nel settembre del 2011. <br /><br />L'Indice FAO dei prezzi cerealicoli ha registrato in settembre una media di 263 punti, un incremento di 3 punti rispetto ad agosto vale a dire dell'1,0%, con l'aumento dei prezzi del grano e del riso bilanciati da un calo di quelli del mais. Se la riduzione delle disponibilità di mais per l'esportazione e i suoi prezzi sostenuti hanno caratterizzato negli ultimi mesi i mercati cerealicoli, desta adesso preoccupazione il restringimento dell'offerta cerealicola. Ciononostante, i prezzi internazionali del grano intorno alla seconda metà del mese sono calati, dopo l'annuncio della Federazione Russa che non avrebbe imposto restrizioni alle esportazioni.<br /><br /><strong>I prezzi della carne<br /><br /></strong>In settembre l'Indice FAO dei prezzi della carne ha registrato una media di 175 punti, un aumento di 4 punti, il 2,1% rispetto ad agosto. In particolare hanno registrato forti aumenti i settori suino e avicolo a impiego intensivo di cereali, con incrementi rispettivamente del 6% e del 2%.<br /><br />I prodotti lattiero-caseari hanno registrato una media di 188 punti, un aumento del 7 %, ovvero di 12 punti rispetto al mese precedente, l'incremento mensile più sostenuto dal gennaio 2011. Tutti e cinque i prodotti lattiero-caseari esaminati hanno visto incrementi di prezzo, con una domanda mondiale che rimane stabile, elemento che insieme ai costi dei mangimi animali sostiene i prezzi a livello mondiale.<br /><br /><strong>In calo la produzione cerealicola <br /><br /></strong>Le ultime previsioni della FAO confermano per quest'anno un calo della produzione cerealicola mondiale, rispetto al record registrato nel 2011. Ma si prevedono invece raccolti record nei Paesi a basso reddito e con deficit alimentare (LIFDC l'acronimo inglese, N.d.T.)<br /><br />Secondo l'ultimo rapporto trimestrale della FAO <strong><em><u><a href="http://www.fao.org/giews/english/cpfs/index.htm" target="_blank" title="in inglese">Crop Prospects and Food Situation</a></u></em></strong> (Prospettive dei raccolti e situazione alimentare, N.d.T.) anch'esso pubblicato oggi, la produzione cerealicola mondiale nel 2012 sarà intorno ai 2.286 milioni di tonnellate, leggermente in ribasso rispetto ai 2.295 milioni di tonnellate previsti nel mese di settembre.<br /><br />Stando alle nuove stime, la produzione cerealicola mondiale nel 2012 dovrebbe calare del 2,6% rispetto a quella record dello scorso anno, ma rimanere abbastanza vicina a quella del 2008, seconda per abbondanza. Il calo generale comprende una riduzione del 5,2% della produzione di grano ed un 2,3% in meno dei cereali secondari. Questo porterà, alla chiusura della stagione nel 2013, a una notevole riduzione degli stock cerealicoli a livello mondiale (si prevede un calo di 28 milioni di tonnellate, per attestarsi a 499 milioni di tonnellate) perfino di fronte ad una diminuzione della domanda causata dai prezzi sostenuti. La produzione totale ha anche risentito negativamente della prolungata siccità in zone produttive chiave come gli Stati Uniti, l'Europa e l'Asia Centrale.<br /><br />Tuttavia, le primissime proiezioni per la produzione di grano del 2013 sono incoraggianti, con le semine invernali nell'emisfero settentrionale già in fase avanzata, ed in condizioni climatiche favorevoli.<br /><br /><strong>Previsti raccolti record nei Paesi LIFDC<br /><br /></strong>Il rapporto FAO <em>Crop Prospects and Food Situation</em> analizza in dettaglio la situazione alimentare e produttiva dei Paesi in via di sviluppo e in particolare di quelli a basso reddito e con deficit alimentare (LIFDC), per i quali prevede per il 2012 una produzione cerealicola aggregata che potrebbe raggiungere il livello record di 534 milioni di tonnellate, un aumento dell'1,7% rispetto al raccolto già positivo del 2011.<br /><br />Ad eccezione dell'India, il paese più grande in questo gruppo, dove quest'anno si prevede una produzione cerealicola nell'insieme stagnante, si stima che la produzione cerealicola aggregata dei rimanenti 65 paesi LIFDC si espanda del 2,9%.<br /><br />Ciononostante, si prevede nel 2012/2013 che i prezzi sostenuti spingeranno il costo totale delle importazioni alimentari dei paesi LIFDC alla cifra record di 36,5 miliardi di dollari, rispetto ai 35,2 miliardi del 2011/12.<br /><br />In Africa settentrionale, la produzione di grano è calata bruscamente in Marocco a causa delle sfavorevoli condizioni climatiche.  Poiché la regione è molto dipendente dalle importazioni di grano, il previsto incremento del costo totale delle importazioni insieme ai sussidi per gli alimenti di base causerà ulteriore pressione sul bilancio nazionale.<br /><br />In Africa occidentale, nonostante le prospettive favorevoli nella regione, la situazione della sicurezza alimentare nel Sahel continua a destare grande preoccupazione con circa 19 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza continuata, soprattutto a causa del perdurare degli effetti negativi dello scarso raccolto dello scorso anno. A questo si aggiunge la minaccia di un'invasione di locuste del deserto.<br /><br /><strong>Migliora la situazione in Africa orientale<br /><br /></strong>Per quanto riguarda l'Africa orientale, in molti paesi con l'avvio della stagione dei raccolti sembra migliorare la situazione di sicurezza alimentare, con il calo dei prezzi alimentari e migliori condizioni per l'allevamento del bestiame grazie alle maggiori piogge. Ciononostante, sono ancora circa 13,4 milioni le persone che nel Corno d'Africa hanno bisogno di assistenza umanitaria.<br /><p>In Africa meridionale un prolungato periodo di siccità ha causato una diminuzione della produzione cerealicola complessiva, con molti paesi che registrano cali significativi, come ad esempio il Lesotho. I minori raccolti hanno contribuito ad aumentare il numero delle persone con problemi d'insicurezza alimentare.<br /><br />In Asia orientale, la produzione totale di cereali nel 2012 dovrebbe superare, secondo le stime, il raccolto record del 2011.  Tuttavia, il ritardato inizio della stagione dei monsoni e le mutevoli condizioni climatiche di alcuni Paesi possono compromettere il risultato finale. Si ritiene che raccolti migliori possano ridurre la domanda globale di importazioni.<br /><br /><strong>Grande preoccupazione per la situazione in Siria<br /><br /></strong>Il deteriorarsi dei livelli di sicurezza alimentare a causa delle agitazioni civili in corso continua a destare grande preoccupazione in Siria, ed anche nello Yemen.  In Siria il numero delle persone che hanno bisogno di aiuti alimentari urgenti ha raggiunto 1,5 milioni e questa cifra potrebbe addirittura raddoppiare entro la fine dell'anno se la situazione non migliora. In Yemen si stima che siano dieci milioni - cioè metà della popolazione - le persone che hanno bisogno di aiuti alimentari d'urgenza a causa dell'alto livello di povertà, del prolungato conflitto e dei prezzi sostenuti degli alimenti e del carburante. In Afghanistan si è avuto invece un raccolto di grano eccezionale.<br /><br />Nei Paesi CSI (Comunità degli Stati Indipendenti), la produzione cerealicola è calata bruscamente rispetto all'anno scorso. Le minori disponibilità per le esportazioni hanno fatto rincarare i prezzi nella regione e rafforzato i prezzi della farina di grano - alimento di base - nei paesi importatori.<br /><br />Secondo il rapporto<em> Crop Prospects and Food Situation</em> sono 35 i paesi - 28 dei quali in Africa - che soffrono d'insicurezza alimentare ed hanno bisogno di assistenza alimentare esterna.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 03 Oct 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La carestia in Somalia – un anno dopo</title>
	
	<description> Esattamente un anno fa, le Nazioni Unite hanno dichiarato lo stato di emergenza alimentare nel sud della Somalia. La crisi, durata 6 mesi, ha provocato migliaia di vittime e richiesto un ingente programma di aiuti umanitari prima che si potesse ufficialmente dichiararla cessata il 3 Febbraio 2012.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>20 Luglio 2012, Roma -</strong> Esattamente un anno fa, le Nazioni Unite dichiaravano lo stato di emergenza alimentare nel sud della Somalia. La crisi, durata 6 mesi, ha provocato migliaia di vittime e richiesto un ingente programma di aiuti umanitari prima che potesse essere dichiarata ufficialmente cessata il 3 Febbraio 2012.   <br /> <br /> Oggi la Somalia è sulla via della ripresa, ma la situazione rimane critica e il continuo afflusso di aiuti è indispensabile  perché la sicurezza alimentare venga mantenuta<br /> <br /> Luca Alinovi, che dirige le operazioni della FAO in Somalia, avverte: "Tramite la progettazione e l'attuazione di un processo di ricostruzione sostenibile, abbiamo visto le comunità locali risollevarsi sulle proprie gambe in pochi mesi. Ma il rischio è che possano ricadere nuovamente in una situazione di crisi se ritiriamo ora il nostro appoggio".   <br /> <br /> <strong>Un serio pericolo<br /> <br /> </strong>Questo rischio appare ancora più serio alla luce delle ultime stime dell' <a href="http://www.fsnau.org/" target="_blank">Unità di sicurezza alimentare e nutrizione della FAO in Somalia</a>, secondo le quali le piogge scarse di quest'anno porteranno a raccolti sotto la media in molte parti del sud, tra le quali la regione di Bay,  un'area che conta normalmente per quasi i due terzi della produzione totale di sorgo del paese.<br /> <br /> Ciò potrebbe portare a un peggioramento della situazione della sicurezza alimentare - attualmente classificata come molto critica nella maggior parte della Somalia del Sud - nonostante i considerevoli sforzi umanitari dispiegati dalla FAO e da altri attori nazionali ed internazionali. Circa 3.4 milioni di Somali continuano a ricevere sostegno sotto forma di denaro o di aiuti alimentari. <br /> <br /> Scarsi raccolti sono prevedibili anche nella zona agro-pastorale centrale del paese a seguito della combinazione di piogge irregolari e inferiori alla norma e di infestazioni parassitarie, con ovvie conseguenze sulla possibilità delle famiglie di avere accesso al cibo. <br /> <br /> <strong>Sviluppare la capacità di resistenza <br /> <br /> </strong>La strategia di aiuto della FAO in Somalia del Sud è stata quella di aiutare agricoltori e pastori a sviluppare una capacità di resistenza di lungo periodo alla siccità e ad altri tipi di emergenze, in una regione affetta da siccità ricorrenti.    <br /> <br /> L'assistenza fornita dalla FAO ad oltre un milione di persone è consistita prevalentemente in aiuti monetari che hanno aiutato le comunità vulnerabili ad acquistare immediatamente derrate alimentari, il che, insieme alla fornitura di input agricoli e di servizi per la salute animale, ha permesso alle popolazioni di rimanere nei loro posti di origine. <br /> <br /> Sono stati inoltre distribuiti fertilizzanti e sementi di qualità e sono stati vaccinati 14 milioni di capi di bestiame. Grazie a questi aiuti, lo scorso anno, agli agricoltori delle regioni di Bay e Shabelle hanno potuto raddoppiare la produzione di mais e sorgo.<br /><br />"Durante il periodo della siccità, siamo sopravvissuti con un pasto al giorno e non potevamo neanche permetterci il latte" racconta Fatuma Aden Abdirahman, madre di otto figli che ha lavorato in uno dei programmi <em>cash-for-work</em> (denaro in cambio di lavoro) della FAO a Gedo, in Somalia del Sud. "Ma ora guadagno almeno $18 a settimana, posso offrire ai miei figli tre pasti al giorno e presto riuscirò a rimpiazzare le pecore che ho perduto durante la siccità" aggiunge. <br /> <br /> Oltre a fornire direttamente liquidità alla gente, i programmi basati sul denaro beneficiano le comunità anche nel lungo periodo tramite migliori infrastrutture. Ad esempio, ben 1,626 km di canali sono stati risanati in totale, dando a 82,231 contadini la possibilità di usufruire dell'irrigazione senza dipendere da un'agricoltura di tipo pluviale.   <br /> <br /> "C'è anche un bisogno crescente di costruire reti di sicurezza sociale per proteggere i più vulnerabili se e quando la siccità dovesse colpire ancora in futuro," ha aggiunto Alinovi. "La continuazione degli  aiuti umanitari è di cruciale importanza".]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/152946/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/152946/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 19 Jul 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il calcio professionistico europeo si mobilita per il Sahel</title>
	
	<description> Dal 30 marzo al 2 aprile l’iniziativa “Il Calcio Professionistico contro la fame” mobiliterà i tifosi in centinaia di stadi calcistici in tutta Europa in una campagna a favore della regione africana del Sahel, dove una gravissima crisi umanitaria provocata da un concatenarsi di cause quali siccità, povertà cronica, prezzi alimentari alle stelle e conflitti minaccia milioni di persone.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Bruxelles, Roma, Nyon, 28 marzo 2012 - </strong>Dal 30 marzo al 2 aprile l'iniziativa "Il Calcio Professionistico contro la fame" mobiliterà i tifosi in centinaia di stadi calcistici in tutta Europa in una campagna a favore della regione africana del Sahel, dove una gravissima crisi umanitaria provocata da un concatenarsi di cause quali siccità, povertà cronica, prezzi alimentari alle stelle e conflitti minaccia milioni di persone. <br /><br />Promossa dall'Associazione delle Leghe Europee di Calcio Professionistico (EPFL), dalla Commissione Europea e dalla FAO, dal 30 marzo prenderà il via la terza, e quest'anno più estesa, "Giornata calcistica europea contro la fame" che lancerà un appello affinché si intervenga con urgenza a favore delle popolazioni del Sahel.  Il Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, assisterà a Dortmund alla partita tra il Borussia Dortmund ed il VFB Stoccarda.<br /><br />Per la data finale del 2 aprile il messaggio e le iniziative connesse avranno raggiunto milioni di tifosi in tutta Europa, da Glasgow a Vienna, da Malaga a Novosibirsk, coinvolgendo oltre 300 club calcistici di 20 leghe europee in 16 paesi.<br /><br />"Dobbiamo intervenire adesso e aiutare queste popolazioni ad aiutare se stesse", ha dichiarato José Graziano da Silva, Direttore Generale della FAO.  "Allo stesso tempo dobbiamo lavorare per rafforzare la capacità di risposta delle comunità locali, per interrompere il circolo vizioso che le porta da una crisi all'altra e per evitare che siccità significhi inevitabilmente carestia".<br /><br /><strong>Il calcio megafono di sensibilizzazione<br /></strong><br />Si stima che siano circa 16 milioni le persone a rischio carestia nel Sahel, per lo più famiglie di piccoli contadini e di pastori.  L'ECHO (l'Ufficio Affari Umanitari della Commissione Europea) e la FAO stanno fornendo aiuti urgenti nella forma di cibo, programmi in denaro e distribuzione di fattori produttivi agricoli oltre ad interventi di più lungo periodo, che affrontano le cause di fondo delle crisi ricorrenti del Sahel, tesi a proteggere e rimettere in piedi i mezzi di sussistenza delle comunità.<br /><br />"Il calcio è un veicolo perfetto per mettere in luce la grave situazione che stanno vivendo le popolazioni del Sahel", ha affermato <strong>Kristalina Georgieva,</strong> Commissaria europea per la Cooperazione Internazionale, gli Aiuti Umanitari e la Risposta alle Crisi.  "Per dare una risposta adeguata a questa emergenza, è necessario che governi, donatori e agenzie lavorino insieme.  Uniti possiamo salvare vite umane".<br /><br />"Il calcio è il più grande unificatore del mondo", dice <strong>Sir David Richards</strong>, Presidente della EPFL. "Le leghe e i giocatori sono consci del potere e della popolarità del nostro sport e siamo fieri di usare questo potere per far conoscere realtà che altrimenti passerebbero sotto silenzio.  Il calcio europeo professionistico fornisce un megafono a questo messaggio affinché si riesca a mandare a queste persone l'aiuto urgente di cui hanno impellente bisogno". <br /><br />Il calciatore spagnolo e Ambasciatore di Buona Volontà della FAO <strong>Ra</strong><strong>úl Gonzáles Blanco</strong> ha affermato: "Abbiamo bisogno del sostegno pubblico per crisi di queste dimensioni.  Nessuno sa meglio dei calciatori quanto sia importante avere lo stadio dalla tua parte per vincere la partita".<br /><br /><strong>Patrick Vieira</strong>, ex star del calcio francese e anch'egli Ambasciatore di Buona Volontà della FAO, originario del Senegal - uno dei paesi colpiti dalla crisi- ha detto: "Noi siamo responsabili verso coloro che sono in difficoltà senza che ne abbiano colpa alcuna".  "Il diritto al cibo è un diritto umano fondamentale, nessuno al mondo d'oggi dovrebbe soffrire la fame".<br /><br />L'ex giocatore bulgaro e Ambasciatore di Buona Volontà della FAO, <strong>Hristo Stoichkov, </strong>che<strong> </strong>l'anno scorso ha visitato il Burkina Faso per vedere da vicino il lavoro congiunto della Commissione europea<strong> </strong>e della<strong> </strong>FAO, ha così commentato: "Ho avuto l'opportunità di toccare con mano il loro lavoro per salvare vite umane e cambiare quello che sembrava un destino segnato.  Questi progetti aiutano le persone a nutrirsi da sole e a prepararsi meglio al domani.  Credo che sia un tipo di aiuto corretto, che serve ad aiutare le persone che ne hanno più bisogno".  <br /><br />"E' una sconfitta per tutti quando qualcuno, in qualche parte del pianeta, muore di fame", ha affermato il calciatore brasiliano <strong>Roberto Carlos</strong>, giocatore e assistente allenatore nel club di serie A russo Anzhi Mahackala, che ha aggiunto: "E' ancora più triste quando sappiamo che la tragedia può essere evitata.  Uniti possiamo salvare tantissime vite nel Sahel".<br /><br />L'ex portiere della nazionale italiana e ambasciatore di questa campagna di mobilitazione per la Lega di serie A, <strong>Francesco Toldo</strong> ha sottolineato che: "La gente del Sahel deve sapere che il mondo non si è dimenticato di loro.  Questo week-end il calcio europeo esprimerà tutta la sua solidarietà nei loro confronti affinché sappiano che non sono soli".<br /><br />Un'altra star del calcio internazionale, il calciatore spagnolo <strong>Roberto Soldado,</strong> ha affermato: "Tutti insieme possiamo impedire che questa crisi diventi una catastrofe umanitaria di ampie dimensioni".<br /><br />L'ex calciatore tedesco, e attuale allenatore nella Bundesliga, <strong>Felix Magath</strong> ha affermato: "Chiederemo ai nostri tifosi di unirsi a noi nel sollecitare soccorsi urgenti a favore delle popolazioni del Sahel".<br /><br />Tra gli altri ambasciatori della campagna a favore del Sahel vi sono <strong>Herbert Prohaska</strong> (nominato dalla Österreichische Fußball Bundesliga austriaca); <strong>Steffen Freund</strong> (per la DFL Deutsche Fußball Liga GmbH tedesca); <strong>Vidar Riseth</strong> (per la Toppfotball norvegese) e <strong>Jerzy Dudek</strong> (per la Professional Football League polacca).<br /><br /><strong>Il calcio contro la fame<br /><br /></strong>La "Giornata calcistica europea contro la fame" è l'evento principale dell'iniziativa "Il Calcio Professionistico contro la f<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>ame", la campagna lanciata nel 2008 dalla EPFL (l'Associazione delle Leghe Europee di Calcio Professionistico), che rappresenta le 30 leghe di calcio europeo più grandi e circa 800 club.<br /><br />L'anno scorso il Dipartimento della Commissione Europea per gli aiuti umanitari e la protezione civile (ECHO) - uno dei donatori umanitari più grandi al modo - si è unito a questo partenariato e l'attenzione della campagna si è rivolta verso il lavoro che l'ECHO e la FAO svolgono per ricostituire i mezzi di sussistenza delle popolazioni colpite da disastri.<br /><br />Le emergenze hanno conseguenze devastanti sulle comunità rurali povere dei paesi in via di sviluppo, dove le persone dipendono per lo più dall'agricoltura per la propria sopravvivenza.  La FAO e l'ECHO aiutano queste comunità a rimettersi in piedi, a tornare produrre ed essere così autosufficienti e in grado di provvedere al proprio sostentamento, affrontando al tempo stesso le cause di fondo della loro vulnerabilità per incrementare la loro capacità di risposta a possibili crisi future. ]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/130844/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/130844/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Lotta contro il tempo per aiutare le popolazioni del Sahel colpito dalla siccità</title>
	
	<description> Occorre intervenire e con urgenza in soccorso dei paesi del Sahel per scongiurare una crisi alimentare e nutrizionale di ampie proporzioni, e proteggere e ricostituire i mezzi di sussistenza delle comunità che dipendono dal bestiame e dall’agricoltura per la propria sopravvivenza, avverte oggi la FAO. Si calcola che siano almeno 15 milioni le persone a rischio fame nel Sahel.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 9 marzo 2012 – </strong>Occorre intervenire e con urgenza in soccorso dei paesi del Sahel per scongiurare una crisi alimentare e nutrizionale di ampie proporzioni,<strong> </strong>e proteggere e ricostituire i mezzi di sussistenza delle comunità che dipendono dal bestiame e dall'agricoltura per la propria sopravvivenza, avverte oggi la FAO. <br /><br />L'agenzia ONU lancia un appello per un ulteriore finanziamento di almeno 69,8 milioni di dollari per fornire assistenza a circa 790.000 famiglie contadine vulnerabili intrappolate in un ciclo di crisi alimentari ricorrenti.<br /><br />Si calcola che siano almeno 15 milioni le persone a rischio fame nel Sahel, in parte anche a causa di cali localizzati, ma di notevole entità, della produzione agro-pastorale, così distribuiti: 5,4 milioni di persone nel Niger (35 per cento della popolazione); 3 milioni in Mali (20 per cento); circa 1,7 milioni in Burkina Faso (10 per cento); circa 3,6 milioni in Ciad (28 per cento); 850.000 in Senegal (6 per cento); 713.500 in Gambia (37 per cento) e 700.000 in Mauritania (22 per cento).<br /><br />Molti i fattori che hanno determinato la crisi incombente: la siccità, il brusco calo della produzione cerealicola e il rialzo dei prezzi, la scarsità di foraggio per il bestiame, una riduzione delle rimesse dall'estero da parte dei lavoratori emigrati, il degrado ambientale, le migrazioni e la povertà cronica aggravata da crisi ricorrenti.<br /><br />Nel Sahel la produzione complessiva di cereali nel 2011 è stata in media il 25 per cento inferiore a quella del 2010, ma in Ciad e in Mauritania il calo è stato del 50 per cento rispetto all'anno precedente.  In molti paesi vi è stato anche un massiccio, seppur localizzato, calo della produzione (sino all'80 per cento) secondo quanto riferisce il <em>Food Crisis Prevention Network</em> (RPCA) un forum di governi, donatori ed altre istituzioni che lavorano su questioni di sicurezza alimentare in Africa occidentale.<br /><br />E' stato segnalato inoltre il notevole aumento di sfollati e rifugiati, tra cui circa 63.000 sfollati interni in Mali scappati a causa del conflitto in atto nel nord del paese, ed altri 60.000 rifugiati nei paesi vicini.<br /><br />"Dobbiamo intervenire per evitare un ulteriore deterioramento della situazione alimentare ed una crisi alimentare e nutrizionali su vasta scala", ha affermato José Graziano da Silva, Direttore Generale della FAO.  <br /><br />"Parte della soluzione risiede nel migliorare l'accesso dei contadini e degli allevatori ai mercati locali, incoraggiare l'uso di prodotti locali e applicare buone pratiche di riduzione del rischio per rafforzare la loro capacità di resistenza alle emergenze", ha aggiunto Graziano da Silva.<br /><br /><strong>Intervenire per interrompere un circolo vizioso<br /><br /></strong>La FAO insieme ai suoi partner lavora per fermare il meccanismo per cui si passa da una crisi all'altra "fornendo programmi di <em>cash for work</em>, cibo fattori produttivi agricoli e formazione a quei settori di popolazione che ne ha maggiore bisogno, oltre a pianificare interventi di più lungo periodo per proteggere e ricostituire i mezzi di sussistenza dei contadini e dei pastori", ha detto il Direttore Generale della FAO.<br /><br />Gli interventi più immediati prevedono:</p><ul><li>distribuzione di sementi alimentari in tempo per la stagione della semina che inizia a maggio</li></ul><ul><li>incremento delle produzioni irrigue fuori stagione</li></ul><ul><li>assistenza ai pastori con la distribuzione di foraggio, con l'impiego di buoni in denaro per ripristinare i pascoli ed i punti d'erogazione d'acqua, assistenza veterinaria</li></ul><ul><li>programmi di pratiche integrate di nutrizione mediante l'agricoltura, gli orti scolastici, informazioni sulla nutrizione per le donne con bambini, etc.</li></ul><ul><li>migliori sistemi d'informazione sulla sicurezza alimentare, coordinamento dei sistemi di allerta rapida.</li></ul><p><br />Il Direttore Generale della FAO ha poi aggiunto che per il successo di questa strategia a doppio binario sarà fondamentale che la leadership degli interventi sia locale e regionale, sostenuta dal coordinamento dell'ONU.  L'approccio del doppio binario punta a far sì che si dia una risposta immediata alla fame, mentre al tempo stesso si interviene per proteggere le attività ed i sistemi di sussistenza dei contadini e dei pastori e la loro capacità di risposta nel lungo periodo.<br /><br />"Se vogliamo evitare un altro disastro, la risposta umanitaria deve fondarsi e applicarsi su una scala che assicuri protezione di tutte le comunità vulnerabili <em>prima </em>che<em> </em>perdano i propri beni", ha affermato Graziano da Silva.<br /><br /><strong>Coordinamento regionale<br /><br /></strong>La risposta della FAO alla grave situazione del Sahel avviene all'interno di una strategia regionale già esistente ed attiva.  Le organizzazioni umanitarie hanno già lanciato una "Strategia Regionale di preparazione e risposta alla crisi alimentare, nutrizionale e dei mezzi di sussistenza del Sahel" del Comitato permanente inter-agenzie (IASC), oltre alla Procedura d'Appello Unificata per il Ciad ed il Niger. <br /><br />La FAO lavora insieme al "Comitato Permanente intergovernativo per il controllo della siccità nel Sahel" (CILSS, l'acronimo in francese), al Network dei sistemi di allerta rapida sulla carestia (FEWSNET), al PAM e ai governi tramite valutazioni congiunte della sicurezza alimentare, della produzione agricola e dei mercati.  L'Organizzazione fornisce sostegno inoltre tramite il Comitato permanente inter-agenzie alla Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS) per rafforzare ulteriormente la propria capacità di intervenire in caso di potenziali crisi umanitarie.<br /><strong><br />L'appello della FAO per la risposta d'emergenza</strong></p><p><strong><br /></strong>Dal 2010 tramite la FAO è stato allocato al Sahel un totale di 25,4 milioni di dollari.  Sono oggi necessari almeno altri 75,4 milioni di dollari per dare assistenza a circa 790.000 famiglie.  Sinora sono stati mobilitati solo 5,6 milioni, <strong>rimangono da mobilitare ancora 69,8 milioni di finanziamenti.</strong>  I donatori che hanno fornito assistenza alla regione sono l'Austria, il Belgio, il Brasile, il Fondo centrale d'intervento per le emergenze (CERF), l'Unione Europea e la sua Direzione Generale per gli Aiuti umanitari e la protezione civile (ECHO), la Finlandia, la Francia, il Lussemburgo, la Spagna, la Svezia, la Svizzera e gli USA.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/128388/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/128388/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La FAO in soccorso delle famiglie disperse a causa del conflitto nel Sudan del Sud</title>
	
	<description> La FAO sta assistendo le popolazioni dello stato di Jonglei, nel Sudan del Sud, a ricostruire le proprie vite e riuscire a essere autosufficienti dopo anni di conflitti, attraverso una serie di interventi sia d'emergenza che di lungo periodo per avviare un processo di sviluppo agricolo e delle infrastrutture di lungo periodo in quella che è la più giovane nazione al mondo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 17 febbraio 2012 - </strong>La FAO sta assistendo le popolazioni dello stato di Jonglei, nel Sudan del Sud, a ricostruire le proprie vite e riuscire a essere autosufficienti dopo anni di conflitti, attraverso una serie di interventi sia d'emergenza che di lungo periodo. <br /><br />Lavorando a fianco delle comunità locali, la FAO ha iniziato la distribuzione di vaccini per il bestiame, di attrezzature per la pesca, di sementi e attrezzi agricoli, per avviare un processo di sviluppo agricolo e delle infrastrutture di lungo periodo in quella che è la più giovane nazione al mondo. <br /><br />L'Organizzazione punta a fornire tutti gli aiuti possibili entro i prossimi due o tre mesi, prima che inizi la stagione delle piogge e le strade diventino impraticabili.  Sono previste inoltre iniziative future per la raccolta dell'acqua ed altre misure che possano rafforzare la capacità di risposta della popolazione nel lungo periodo.<br /><br />Nello Jonglei, ed in tutto il Sudan del Sud, le cause della grave situazione attuale sono da ricercarsi nei cattivi raccolti, nell'aumento della domanda, nel rapido incremento dei prezzi, nel conflitto e nel grande numero di rifugiati.  Il calo della produzione cerealicola ha effetti particolarmente pesanti su comunità già duramente provate.<br /><br />La produzione cerealicola nella più giovane nazione al mondo è stata circa il 19 per cento inferiore allo scorso anno ed il 25 per cento in meno della media degli ultimi cinque anni.  Si calcola che il deficit di cereali per il 2012 sarà di oltre 470.000 tonnellate - circa metà del fabbisogno annuale totale del paese.<br /><br />Le stime più aggiornate provengono dalla recente missione di valutazione congiunta della FAO e del PAM sulla produzione e sulla sicurezza alimentare nel Sudan del Sud: <em><a href="http://www.fao.org/docrep/015/al984e/al984e00.pdf" target="_blank" title="il rapporto in inglese">Crop and Food Security Assessment Mission to South Sudan</a><strong>.<br /><br /></strong></em><strong>Decisivo proteggere il bestiame<br /><br /></strong>Come misura d'emergenza per proteggere la risorsa principale di cibo e di sussistenza, la FAO è in procinto di fornire vaccini ed antibiotici per prevenire la diffusione di malattie animali e di trattare oltre 100.000 capi di bestiame nel primo mese d'intervento.  Le somministrazioni saranno gestite da una rete di veterinari e di collaboratori, i <em>Lavoratori comunitari di salute animale</em>, un sistema basato sulle comunità locali che garantisce che gli aiuti sanitari raggiungano il bestiame anche nei villaggi più remoti.<br /><br />"Queste sono comunità di pastori ed allevatori nomadi", dice Nimaya Mogga, funzionario FAO di zootecnica.  "Queste mandrie sono il loro mezzo di sussistenza, senza di esse non hanno nulla".<br /><br />Il Sudan del Sud è la sesta economia zootecnica dell'Africa.  "Le mandrie nel Sudan del Sud significano ricchezza", aggiunge Nimaya Mogga.  "Durante i periodi di penuria alimentare, vengono venduti o barattati in cambio di cibo.  La vendita di una sola vacca può sfamare una famiglia per tre mesi". <br /><br />Questo è particolarmente vero nello Jonglei, dove l'economia e l'agricoltura si basano principalmente sulla proprietà di mandrie. "Queste popolazioni coltivano marginalmente la terra.  Di solito in piccoli appezzamenti intorno ai loro <em>tukul </em>- le loro capanne.  La perdita del bestiame ha effetti devastanti sulle loro condizioni di vita", continua Mogga che fa notare che quando ci sono razzíe di bestiame vengono messi insieme mandrie differenti, con il rischio di un aumento delle epidemie animali.<br /><br /><strong>Opportunità dalla pesca<br /><br /></strong>Molti di coloro in fuga dal conflitto hanno trovato rifugio nella città di Boma.  Secondo le autorità locali qui molti degli abitanti si sono fatti carico dei rifugiati, ma adesso si stanno esaurendo le loro scorte di cibo, per esempio sorgo e mais, ed hanno anch'essi bisogno di aiuti.<br /><br />E' arrivata la stagione arida e non ci sono colture nei campi, però la presenza di un fiume nei pressi della città ha suscitato qualche speranza.<br /><br />"Il fiume Chelimon è a circa due ore di cammino da Boma", dice Michael Oyat, Vice Coordinatore FAO dell'emergenza nel Sudan del Sud.  Riteniamo che possa offrire opportunità di pesca per i rifugiati".  "Quello che impedisce che ciò avvenga è la mancanza di attrezzature per pescare".<br /><br />La FAO distribuirà circa 20.000 attrezzature per la pesca nella città di Boma ed in altre due città coinvolte nel conflitto dello scorso dicembre: Pibor e Likuangole.  A Pibor l'ONU ha stabilito un centro di distribuzione dei soccorsi.<br /><br />La FAO aiuta inoltre le comunità locali nell'avvio di orti lungo le sponde del fiume.  Per fornire asistenza l'agenzia si coordina con organizzazioni non governative locali, la Associazione giovanile dell'Alto Nilo per la mobilitazione e lo sviluppo (UNYMAM) e la <em>South Sudan Partner International </em>(SSPI).<br /><br />"E' essenziale intervenire rapidamente", dice Etienne Peterschmitt, funzionario FAO per la pianificazione ed i programmi nel Sudan del Sud.  Prima interveniamo in soccorso di queste popolazioni vulnerabili, prima esse saranno in grado di farcela da soli".  <br /><br /><strong>Guardando al futuro<br /><br /></strong>Il lavoro della FAO ha come obiettivo immediato quello di fornire assistenza urgente alle famiglie colpite, ma allo stesso tempo mira a costruire la loro capacità di resistenza nel lungo periodo.  Su richiesta del governo del Sudan del Sud, la FAO sta preparando anche un programma di <em>Cash for work</em> (denaro in cambio di lavoro N.d.T.) simile a quello realizzato in Somalia, dove le famiglie hanno denaro per comprare cibo localmente mentre al tempo stesso lavorano al ripristino delle infrastrutture locali.<br /><br />Sono in atto anche interventi per una ripresa di più lungo periodo.  Mediante un progetto finanziato dall'Agenzia canadese per lo sviluppo internazionale (CIDA), la FAO sostiene l'attuazione di interventi di lungo periodo che puntano a combattere le cause di fondo dell'insicurezza alimentare ed i conflitti generati dall'accesso alle risorse nelle due province dello Jonglei di Uror e Nyirol.<br /><br />Il progetto prevede lo sviluppo di strutture per la raccolta dell'acqua sia per il consumo umano che per abbeverare il bestiame ed il rafforzamento dei servizi agricoli tramite approcci di divulgazione innovatori e partecipativi, come le Scuole sul campo per agricoltori e pastori. <br /><br />"La fornitura d'acqua per il bestiame in questi due distretti aiuterà a mitigare i conflitti che ciclicamente sorgono per l'accesso all'acqua ed alle zone di pascolo, mentre le Scuole sul campo contribuiranno a far incrementare la produzione e la produttività, migliorando così la sicurezza alimentare della popolazione nel lungo periodo", spiega il principale responsabile tecnico del progetto, Ali Said.<br /><br />Peterschmitt da parte sua aggiunge che il carattere informale delle Scuole sul campo per agricoltori rappresenta anche un eccellente punto di partenza per affrontare le questioni sociali alla base dei conflitti.<br /><br />Alfine di affrontare l'insicurezza alimentare nello Jonglei al livello richiesto dalla situazione, la FAO fa appello ai donatori affinché si impegnino con finanziamenti in risposta all'Appello consolidato delle Nazioni Unite a favore di popolazioni particolarmente vulnerabili che necessitano dell'aiuto dei vari organismi ONU, delle organizzazioni non governative e di altri partner.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Somalia: finita la carestia, ma la situazione resta critica</title>
	
	<description> Le Nazioni Unite hanno dichiarato che oggi non sussistono più condizioni di carestia in Somalia, ma hanno messo in guardia che con la siccità che colpisce il Corno d'Africa, la fame rimane una grave minaccia se non verranno prese misure per ristabilire la sicurezza alimentare. Il numero delle persone che necessitano di assistenza umanitaria d'emergenza è calato da 4 a 2,34 milioni (31 % della popolazione).</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>3 febbraio 2012, Nairobi - </strong>Le Nazioni Unite hanno dichiarato che oggi non sussistono più condizioni di carestia in Somalia, ma hanno comunque messo in guardia che con la siccità che colpisce il Corno d'Africa, la fame rimane una grave minaccia se non verranno prese misure per ristabilire la sicurezza alimentare.<br /><br />Secondo l'ultimo rapporto congiunto condotto dall'Unità di valutazione della sicurezza alimentare e della nutrizione della FAO (FSNAU) e dal Sistema d'allerta rapida sulla carestia (FEWS NET) dell'USAID (<em>l'Agenzia USA per lo sviluppo internazionale N.d.T.)</em>, il numero delle persone che necessitano di assistenza umanitaria d'emergenza è calato da 4 milioni a 2,34 milioni, il 31 per cento della popolazione.  Al culmine della crisi erano a rischio della vita più di 750.000 persone.<br /><br />"Le ragioni principali di questo miglioramento sono state l'arrivo delle piogge a lungo attese insieme alla massiccia distribuzione di fattori produttivi agricoli e alla grande risposta umanitaria degli ultimi sei mesi", ha affermato il nuovo Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva nel corso di una conferenza stampa tenuta a Nairobi dopo aver visitato il sud della Somalia.<br /><br />"Ma la crisi non è ancora terminata.  Si potrà risolverla solo se non verranno meno le piogge e continueranno gli interventi coordinati e di lungo periodo in grado di ricostituire la capacità della popolazione locale di rispondere alle emergenze, e si riuscirà a collegare le azioni di soccorso d'emergenza allo sviluppo duraturo".<br /><br />"Non possiamo evitare i periodi di siccità, ma possiamo prendere misure per evitare che si trasformino in periodi di carestia.  Abbiamo tre mesi sino alla prossima stagione delle piogge", ha aggiunto.<br /><br />Graziano da Silva ha annunciato che la FAO incrementerà il suo attuale impegno nel Corno d'Africa, sottolineando che l'agricoltura è un fattore chiave per raggiungere la pace e la stabilità nella regione.<br /><br /><strong>Una risposta efficace<br /><br /></strong>Secondo il rapporto congiunto l'arrivo delle piogge tra ottobre e dicembre 2011 insieme agli interventi umanitari e all'assistenza agricola hanno consentito ai piccoli contadini di produrre e di comprare più cibo.<br /><br />Come parte della sua risposta d'emergenza, la FAO ha distribuito sementi e fertilizzanti ai contadini.  Nella regione di Bay e Shabelle grazie alle piogge e ai fattori produttivi forniti dalla FAO e da altre agenzie, essi sono stati in grado di raddoppiare la produzione di mais e di sorgo ottenendo il miglior raccolto mai fatto da anni.<br /><br />La FAO ha anche provveduto alla riabilitazione di 594 chilometri di canali irrigui e curato 2,6 milioni capi di bestiame a rischio di malattie e infezioni associate alla siccità.<br /><br />Negli ultimi sei mesi la FAO, l'UNICEF, il PAM e ONG internazionali hanno anche promosso programmi di "cash-for-work" (<em>denaro in cambio di lavoro N.d.T.)</em> e di voucher alimentari, piuttosto che fare affidamento solamente sulla distribuzione di cibo e di input produttivi.  Il denaro ha consentito alle famiglie di comprare cibo localmente e rimanere nelle zone dove vivevano, riuscendo al tempo stesso a stimolare la ripresa economica e ad aiutare a risanare le infrastrutture locali per l'agricoltura e per l'allevamento d bestiame. <br /><br />L'insieme degli interventi agricoli ed umanitari ha contribuito a una notevole diminuzione dei prezzi locali dei cereali nella maggior parte delle zone vulnerabili del sud del paese, facendo migliorare il potere d'acquisto delle famiglie povere.  Nelle zone di produzione del sorgo, per esempio, tra luglio e dicembre 2011 la quantità di cereali che la gente era in grado di comprare con un giorno di lavoro è aumentata da quattro a 14 chilogrammi.<br /><br />Tuttavia, sebbene di molto aumentato, l'ultimo raccolto era di cereali secondari che rappresentano solo il 10 per cento del fabbisogno annuale, per cui le giacenze dureranno solo fino alla prossima stagione seminativa che comincia tra aprile e giugno.  Il rapporto ha messo in guardia che restano ancora a rischio della vita circa 325.000 bambini somali gravemente sottonutriti.<br /><br />La crisi in corso continua a gravare sull'intera regione del Corno d'Africa, con 9,5 milioni di persone che necessitano di assistenza d'emergenza in Somalia, Kenya, Etiopia, Gibuti, 3,5 milioni in meno rispetto ai 13 milioni al culmine della crisi.<br /><br /><strong>Un rinnovato impegno<br /><br /></strong>Il Direttore Generale della FAO ha sollecitato un rinnovato impegnato da parte di tutta la comunità internazionale coinvolta - governi, organismi regionali come l'Unione africana e l'Autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD), settore privato e organizzazioni della società civile, ma anche la stessa popolazione della regione.  Ha inoltre impegnato la FAO a lavorare nell'ambito delle iniziative esistenti come il Programma globale per lo sviluppo agricolo africano (CAADP).<br /><br />Accompagnato dal Presidente della Commissione sulla Sicurezza alimentare mondiale, Ambasciatore Yaya Olaniran, e da dirigenti FAO, il Direttore Generale ha visitato il villaggio di Dollow, nella regione somala di Gedo, per valutare di persona la situazione e vedere il lavoro svolto dalla FAO e dai suoi partner.<br /><br />"A Dollow ho avuto la rara opportunità di incontrare contadini e pastori somali.  Ed ho potuto toccare con la mano l'impatto che possiamo avere sulle loro vite, e quello che è più importante, ho visto cosa possono fare per se stessi se ricevono un sostegno appropriato al momento giusto", ha affermato.<br /><br />Nel 2009-2010 nella regione di Gedo la FAO ha dato assistenza a circa 1.500 famiglie contadine e a circa 35.000 famiglie di pastori.  Questi interventi hanno consentito loro di far fronte alla recente carestia senza dover ricorrere all'assistenza esterna poiché erano in grado di produrre e vendere i propri prodotti.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Una riunione sul Corno d’Africa sollecita ad affrontare le cause ultime della carestia</title>
	
	<description> I governi, le agenzie delle Nazioni Unite e le organizzazioni internazionali riunite oggi a Roma hanno esortato la comunità internazionale a proseguire nel proprio supporto alle operazioni volte a salvare vite umane nel Corno d’Africa, ma hanno anche posto l’accento sulla necessità di fornire aiuto immediato agli agricoltori produttori di cibo ed agli allevatori, per evitare che la crisi si aggravi.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>18 agosto 2011, Roma</strong><strong> </strong>- I governi, le agenzie delle Nazioni Unite e le organizzazioni internazionali riunite oggi a Roma hanno esortato la comunità internazionale a proseguire nel proprio supporto alle operazioni volte a salvare vite umane nel Corno d'Africa, ma hanno anche posto l'accento sulla necessità di fornire aiuto immediato agli agricoltori produttori di cibo ed agli allevatori, per evitare che la crisi si aggravi.<br /> <br /> <br /> All'incontro di oggi hanno partecipato i ministri dell'agricoltura dei paesi del Corno d'Africa, ministri e rappresentanti degli stati membri della FAO, dell'Unione Africana, della presidenza del G20 (Francia), del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), del Programma Alimentare Mondiale (WFP), il rappresentante del segretario Generale dell'ONU, l'Oxfam e molte altre organizzazioni internazionali e della società civile.<br /> <br /> L'incontro, durato l'intera giornata, si è concluso con l'auspicio che si possa operare su due direttrici, affrontando sia i bisogni urgenti di assistenza, sia le cause ultime del problema e rafforzare così la capacità di adattamento delle popolazioni di fronte a future crisi.<br /> <br /> "Anche se oggi siamo impegnati a salvare vite, dovremmo guardare oltre ed agire per prevenire calamità future. Dobbiamo cominciare a costruire per il futuro ora. Sono già disponibili piani d'investimento completi, approvati dai governi, ma i deficit di finanziamento sono grandi ed evidenti. Se i governi e i donatori non investono nell'agricoltura ora, la terribile carestia che stiamo combattendo e cercando di mitigare, tornerà, ricoprendoci di vergogna." ha dichiarato il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf.<br /> <br /> "Nutrire gli affamati non pone fine alla fame, a meno che non aiutiamo le persone a provvedere per il proprio futuro. Se i donatori, le agenzie di sviluppo e i governi non si interessano anche del medio e del lungo termine, queste tragedie accadranno ancora" ha affermato il Vicepresidente dell'IFAD Yukiko Omura. "Non possiamo controllare le siccità, ma possiamo controllare la fame. Per farlo, dobbiamo investire nei piccoli agricoltori, consentendo loro di poter nutrire le loro comunità e le loro famiglie".<br /> <br /> La Direttrice Esecutiva Aggiunta del WFP, Sheila Sisulu ha dichiarato: "Utilizzando il potere delle istituzioni regionali e delle collaborazioni, le istituzioni nazionali, la volontà politica e l'impegno internazionale, possiamo spezzare questo ciclo, rafforzando la resistenza degli insediamenti, proteggendo le risorse produttive e ponendo in atto misure per evitare simili crisi quando le piogge, inevitabilmente, torneranno a essere scarse in futuro.<br /> <br /> "Quello che sta affliggendo la regione del Corno d'Africa oggi dimostra fino a che punto i mezzi di sussistenza in questo continente siano vulnerabili alle crisi. Di qui la necessità di affrontare l'estrema vulnerabilità di tali mezzi di sussistenza e delle economie delle comunità e delle nazioni" ha affermato Tumusiime Rhoda Peace, Commissaria per l'economia rurale e l'agricoltura dell'Unione Africana.<br /> <strong><br /> Salvaguardare la produzione alimentare locale</strong><br /> <br /> Mentre la crisi alimentare in Africa è stata provocata dalla siccità, dai conflitti e dagli elevati prezzi alimentari, le cause di fondo della vulnerabilità della regione a tali shock risiedono nell'insufficienza di investimenti in agricoltura e nella gestione inadeguata delle risorse naturali.<br /> Le misure di carattere immediato presentate come priorità nel corso dei colloqui odierni includono:<br /><br /> </p><ul><li> Garantire che vengano soddisfatti i bisogni di assistenza alimentare ed esteso il supporto alla nutrizione </li></ul><ul><li> Salvaguardare il bestiame superstite per proteggere la sicurezza alimentare degli allevatori</li></ul><ul><li> Tutelare l'imminente stagione di semina, che inizia in ottobre, assicurando agli agricoltori l'accesso a input come sementi, fertilizzanti e acqua per irrigazione</li></ul><ul><li> Espandere i programmi "denaro in cambio di lavoro" che permettono alla popolazione di acquistare cibo ai mercati locali e scongiura la vendita di beni </li></ul><p> <br /> La riunione ha anche sottolineato l'importanza vitale delle azioni di supporto mirate ad affrontare le cause ultime del problema del Corno d'Africa:<br /><br /> </p><ul><li> Proteggere e risanare le risorse delle terre degradate</li></ul><ul><li> Migliorare la gestione dell'acqua ed espandere l'irrigazione (solo l'1% delle terre della regione del Corno d'Africa è irrigato, contro il 7% dell'Africa e il 38% dell'Asia)</li></ul><ul><li> Migliorare le pratiche di gestione degli animali, delle piante e dei pascoli dei piccoli agricoltori per renderli meno vulnerabili agli imprevisti e alla variabilità del clima</li></ul><ul><li> Rafforzare i servizi di sanità animale delle comunità</li></ul><ul><li> Identificare opzioni praticabili e alternative accettabili per i mezzi di sussistenza pastorale</li></ul><p> <br /> I partecipanti hanno specificato che tali attività dovrebbero beneficiare di un supporto prolungato, ripartito su più anni, ed andare di pari passo con i miglioramenti nei servizi basilari come l'istruzione, la sanità e l'acqua potabile.<br /> <br /> La riunione ha raccomandato inoltre di proseguire nell'appoggio al Programma Dettagliato di Sviluppo dell'Agricoltura in Africa (CAADP), promosso dall'Unione Africana, che prevede un aumento degli investimenti per supportare la tenuta dei mezzi di sussistenza nelle aree tendenti alle siccità.<br /> <br /> <strong>Dalla crisi alla ripresa</strong><br /> <br /> La riunione tecnica è stata organizzata dalla FAO come prosieguo alla riunione ministeriale di emergenza sul Corno d'Africa convocata lo scorso 25 luglio 2011 su richiesta della presidenza francese del G20. L'evento aveva l'obiettivo di fare il punto sugli interventi immediati e di più lungo termine decisi a seguito della crisi. Le raccomandazioni elaborate nei colloqui orienteranno gli sforzi internazionali e aiuteranno a preparare i prossimi eventi di sensibilizzazione, raccolta fondi e coordinamento in favore delle popolazioni colpite nella regione.<br /> <br /> </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/86854/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/86854/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 16 Aug 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Riunione ministeriale d’emergenza in soccorso del Corno d’Africa</title>
	
	<description> La comunità internazionale si è riunita oggi a Roma presso la FAO per coordinare gli aiuti alle popolazioni del Corno d'Africa colpite da siccità e carestia, e concordare un programma che nell'immediato scongiuri la catastrofe incombente e dall'altro serva a gettare le basi per la costruzione di una sicurezza alimentare di lungo termine nella regione.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 25 luglio 2011 - </strong>La comunità internazionale si è riunita oggi a Roma presso la FAO per coordinare gli aiuti alle popolazioni del Corno d'Africa colpite da siccità e carestia, e concordare un programma che nell'immediato scongiuri la catastrofe incombente e dall'altro serva a gettare le basi per la costruzione di una sicurezza alimentare di lungo termine nella regione.<br /><br />All'incontro, organizzato dalla FAO su richiesta urgente della Presidenza francese di turno del G20, hanno partecipato Ministri e delegati ad alto livello dei 191 paesi membri della FAO, di altre agenzie ONU e di organizzazioni internazionali e non governative.<br /><br />La crisi alimentare nel Corno d'Africa, scatenata da un concatenarsi di cause quali siccità, conflitti armati e rialzo dei prezzi alimentari, sta colpendo oltre 12 milioni di persone, con due regioni nel sud della Somalia già in una situazione di grave carestia.<br /><br />I partecipanti alla riunione d'emergenza hanno concordato che "se la crisi non verrá fermata al più presto, potrebbe rapidamente diventare un disastro umanitario di grandi dimensioni in molte parti della regione del Corno d'Africa. E' dunque di primaria importanza che noi ci si faccia carico dei bisogni delle popolazioni colpite e dei mezzi di sussistenza dai quali esse dipendono per la propria sopravvivenza".<br /><br /><strong>Salvare vite umane e mezzi di sussistenza<br /><br /></strong>Il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf intervenendo ha detto: "Gli effetti congiunti di siccità, inflazione e conflitti hanno causato una situazione catastrofica che richiede un urgente e robusto sostegno internazionale. Se vogliamo evitare future carestie e crisi alimentari nella regione, i paesi e la comunità internazionale tutta devono con urgenza sostenere il settore agricolo ed accelerare gli investimenti nello sviluppo rurale".<br /><br />Il Ministro francese dell'Agricoltura, Bruno Le Maire ha affermato: "Questa crisi mette in evidenza quanto sia urgente attuare il piano d'azione contro la volatilitá dei prezzi agricoli adottato dai ministri dell'Agricoltura del G20 il 23 giugno scorso a Parigi, soprattutto per quanto riguarda il coordinamento internazionale delle politiche agricole, della produzione e della produttivitá del settore e la creazione di riserve alimentari d'emergenza per fare fronte alle crisi alimentari". <br /><br />"Molte delle donne che ho incontrato in Somalia e Kenia nei giorni scorsi avevano perso i figli e non avevano alcun mezzo di sussistenza se non gli aiuti umanitari forniti dalle agenzie sul campo", ha affermato Josette Sheeran Direttrice Esecutiva del PAM. "Questa siccitá ha straziato il Corno d'Africa, dove ora piú di 11 milioni di persone hanno bisogno di assistenza alimentare. In questo momento siamo particolarmente preoccupati per la Somalia ed è di vitale importanza riuscire a raggiungere con gli aiuti chi si trova all'epicentro della carestia, portando alimenti altamente vitaminizzati che sono indispensabili per i bambini."<br /><br />Il Presidente dell'IFAD Kanayo F. Nwanze ha detto: "Ricostituire la capacità di risposta e di ripresa delle comunità agricole e pastorizie del Corno d'Africa - ed in tutto il mondo - richiede un impegno di lungo periodo.  Ma l'attuale devastante situazione del Corno d'Africa non ci lascia molto tempo a disposizione.  E' necessario incrementare gli  investimenti adesso, in modo che quando il prossimo periodo di siccità arriverà, in qualsiasi parte del mondo, non causi così tanta sofferenza e disperazione.  La pioggia potrebbe non arrivare, ma noi dovremo esserci".<br /><br />La responsabile di Oxfam Barbara Stocking ha aggiunto:" Oggi nel Corno d'Africa moltissime vite sono appese ad un filo. I leader mondiali non hanno scuse per non rispondere generosamente a questa emergenza. Non possono esistere problemi piú pressanti, piú urgenti, piú gravi di milioni di vite intrappolate davanti allo spettro della carestia in quest'angolo d'Africa. E' davvero scandaloso che tutti gli appelli e gli avvertimenti siano stati sinora inascoltati e che le lezioni di precedenti carestie sono state ignorate.  Adesso dobbiamo salvare vite, ma dobbiamo anche far sì che queste popolazioni abbiano un futuro.  Soprattutto dobbiamo costruire un sistema alimentare globale che consenta a tutti di avere cibo a sufficienza".<br /><br /><strong>Una risposta guidata dai paesi colpiti<br /><br /></strong>Nella riunione si è concordato che siano i governi dei sei paesi colpiti dalla crisi a gestire la risposta, tenuti informati dal Piano d'azione per il Corno d'Africa del Comitato permanente interagenzie (IASC).<br /><br />Si è sottolineato come ancora ci sia un margine per intervenire a sostegno delle popolazioni colpite, per rimettere in piedi i loro mezzi di sussistenza e consentire a queste comunità di piccoli contadini, pastori e pescatori di superare la crisi nell'ambito delle proprie realtà, aggiungendo che andrebbe evitata per quanto possibile la costituzione di campi profughi con l'aggregazione di un enorme numero di sfollati.<br /><br />I partecipanti hanno concordato che un sostegno specifico vada dato a tutti coloro che vivono di pastorizia, che nella regione rappresenta un sistema di sopravvivenza dinamico e sostenibile.  E' stato infatti evidenziato come il nomadismo dei pastori e delle loro mandrie all'interno dei paesi ed attraverso le frontiere potrebbe rappresentare un elemento essenziale per salvare vite e preservare le basi dell'alimentazione e della sicurezza nutrizionale.<br /><br /><strong>Le questioni umanitarie<br /><br /></strong>Assicurare una sicurezza alimentare e nutrizionale di lungo periodo nel Corno d'Africa richiede affrontare una serie di complesse questioni umanitarie che affliggono la regione: conflitti armati, la difesa di un ambito umanitario in cui intervenire, la nutrizione, la riduzione della vulnerabilità ai disastri, la mancanza di servizi sanitari e scolastici, la capacità di adattamento al cambiamento climatico.  In aggiunta occorre che gli investimenti in un'agricoltura sostenibile diventino una priorità insieme a politiche che la sostengano e l'aiutino a crescere ed espandersi.  C'è poi un'altra questione centrale che riguarda il carico di lavoro delle donne ed il loro controllo delle risorse produttive.<br /><br />"Ci impegniamo ad assicurare una risposta immediata ed appropriata per far sì che le comunità ed i paesi colpiti siano messi nelle condizioni di preservare i loro fragili mezzi di sussistenza dai quali dipende la sopravvivenza di così tante persone, mentre contemporaneamente si lavori alla costruzione di una capacità di resistenza di lungo periodo che salvaguardi le basi fondamentali della sicurezza alimentare e assicuri una riduzione sostenibile di fame e malnutrizione", hanno concordato i partecipanti alla riunione nel documento finale.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/82598/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/82598/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Pakistan - Buone le prospettive del prossimo raccolto di grano</title>
	
	<description> La FAO ha impiegato 54 milioni di dollari di fondi forniti da donatori internazionali per comprare e distribuire sementi di grano di qualità a 18 milioni di persone colpite dalle gravi inondazioni che hanno devastato il paese la scorsa estate.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Islamabad/Roma, 30 marzo 2011 - </strong>La distribuzione su vasta scala da parte della FAO di sementi di grano alle vittime delle inondazioni che lo scorso anno hanno colpito il Pakistan, sta per dare i i primi risultati con una produzione alimentare in grado di nutrire circa mezzo milione di famiglie rurali.<br /><br />Con una media di otto componenti a famiglia, questo si traduce in un raccolto in grado di dar cibo a circa quattro milioni di persone per i prossimi sei mesi.  <br /><br />La FAO, nell'ambito del suo intervento d'emergenza iniziato lo scorso agosto, ha impiegato 54 milioni di dollari di fondi forniti da donatori internazionali per comprare e distribuire sementi di grano di qualità.  Quando la stagione dei raccolti si concluderà, questa donazione avrà prodotto, in base agli attuali prezzi locali, circa 190 milioni di dollari di farina di grano - il principale alimento di base del paese.<br /><br />"L'investimento reso possibile con i fondi dei donatori si è quadruplicato", dice Daniele Donati, responsabile del Servizio Operazioni d'Emergenza della FAO.  "Non solo, ma gli agricoltori avranno abbastanza per conservare le sementi per la semina dell'anno prossimo". <br /><br />In Pakistan, sono più di 18 milioni le persone colpite dalle gravi inondazioni che hanno devastato il paese la scorsa estate e che hanno arrecato danni alle abitazioni, alle infrastrutture ed all'agricoltura.<br /><br /><strong>Il settore agricolo finanziato quasi interamente <br /><br /></strong>Per dare una risposta all'emergenza immediata provocata dalle inondazioni del 2010, la FAO ha coordinato il Gruppo Agricoltura, formato da oltre 200 organizzazioni, che è riuscito a raggiungere oltre 1,4 milioni di famiglie rurali in tutto il Pakistan.<br /><br />Dei 107 milioni di dollari richiesti nel suo appello, la FAO ne ha ricevuti 92 milioni, che hanno consentito all'organizzazione di sostenere l'intero settore agricolo su piccola scala delle quattro province colpite dal disastro.  I donatori sono stati l'Australia, il Belgio, il Canada, il CERF (il Fondo centrale d'intervento per le emergenze dell'ONU, <em>ndr</em>), la Commissione Europea, l'IFAD, l'Italia, il Regno Unito, gli Stati Uniti e la Svezia.<br /><br />Oltre a rendere possibile la stagione di semina del grano "Rabi", come viene chiamata localmente, si stima che la FAO abbia salvato circa un milione di capi di bestiame fornendo riparo temporaneo, medicinali vermifughi e foraggio secco a circa 290.000 famiglie.  Il foraggio verde comincia ad essere disponibile solo adesso con l'avvicinarsi della primavera dopo un lungo e duro inverno. <br /><br />"Gli interventi sul bestiame hanno davvero dato buoni frutti", dice Donati.  "Costa dieci volte di più comprare un nuovo animale, che spesso per le famiglie rappresenta i risparmi di una vita". <br /><br />La FAO sta coordinando anche migliaia di progetti <em>cash-for-work</em> (denaro in cambio di lavoro <em>ndr</em>) nell'ambito dei quali si da denaro in cambio di lavoro per sbloccare i canali d'irrigazione intasati da fango e detriti.<br /><br />Solo una provincia, quella di Sindh, anch'essa duramente colpita finora non ha potuto ricevere aiuto a causa del fatto che i campi sono rimasti coperti dalle acque ben oltre la fine della stagione della semina Rabi, ed in alcuni casi sono ancora allagati.  In questa provincia la FAO distribuirà sementi di riso a circa 25.000 famiglie in tempo per la prossima stagione di semina, ma sono più di 700.000 le famiglie che avranno bisogno d'assistenza nei prossimi mesi.<br /><br /><strong>Le priorità della ricostruzione<br /><br /></strong>La FAO insieme al Governo del Pakistan ha individuato le priorità della ricostruzione per i prossimi due mesi.  Tra esse incrementare la produzione agricola, la zootecnia, le attività di pesca e la produzione agro-forestale, per migliorare la dieta ed i livelli nutrizionali della popolazione, e promuovere la divulgazione agricola per offrire consulenza ed aiuto ai braccianti ed ai piccoli proprietari.<br /><br />"Il conseguimento di questi obiettivi farà ridurre in modo significativo la vulnerabilità della popolazione, farà migliorare la produzione alimentare e la possibilità di generare reddito e farà crescere la capacità della popolazione di rispondere ai possibili shock futuri", ha aggiunto Donati.  La FAO prevede che il suo programma di ricostruzione costerà intorno a 94 milioni di dollari, sufficienti a dare assistenza a 430.000 famiglie dislocate in 24 distretti.<br /><br />E' stato istituito un gruppo di lavoro per una ricostruzione rapida, presieduto congiuntamente dall'Autorità Nazionale per la gestione dei disastri del Governo Pakistano e dal Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite.  Esso copre otto settori tra cui uno dedicato all'agricoltura ed alla sicurezza alimentare, coordinato da FAO, PAM e dal Ministero Pakistano per l'alimentazione e l'agricoltura.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Terremoto d’Haiti un anno dopo</title>
	
	<description> Ad un anno di distanza le ripercussioni del devastante terremoto che ha colpito Haiti continuano a farsi sentire nelle aree rurali, aggravate all’epidemia di colera in corso e dalle inondazioni e frane provocate dall’uragano Tomas, che ha colpito il settore agricolo in modo particolarmente severo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma/Port-au-Prince, 11 gennaio 2011 - </strong>Ad un anno di distanza<strong> </strong>le ripercussioni del devastante terremoto che ha colpito Haiti continuano a farsi sentire nelle aree rurali, aggravate all'epidemia di colera in corso e dalle inondazioni e frane provocate dall'uragano Tomas, che ha colpito il settore agricolo in modo particolarmente severo. <br /><br />In questa situazione, secondo la FAO, è decisivo dare un maggiore sostegno all'agricoltura per affrontare gli obiettivi di sviluppo del paese e metterlo in grado di affrontare le emergenze future.<br /><br /><strong>Il ruolo centrale dell'agricoltura <br /><br /></strong>"Le comunità povere e più vulnerabili, che dipendono interamente dall'agricoltura, sono tra quelle che soffrono le conseguenze più gravi dei disastri naturali", dice Etienne Peterschmitt, Coordinatore della FAO per l'emergenza e la ricostruzione ad Haiti.<br /><br />"L'agricoltura non solo è fondamentale per eliminare fame e malnutrizione, ma è necessaria anche per incrementare il reddito nelle zone rurali, arrestare il degrado ambientale ed incrementare la capacità di risposta nei confronti di minacce future", aggiunge Peterschmitt.<br /><br />Dal terremoto ad oggi, la FAO ed il gruppo di partner del settore agricolo, in collaborazione con il Ministero dell'Agricoltura haitiano, ha contribuito alla sicurezza alimentare di 560.000 nuclei familiari, vale a dire di circa tre milioni di persone.  La FAO ha distribuito 2.200 tonnellate di sementi di colture alimentari, 16.490 kg di sementi ortofrutticole, 164 tonnellate di fertilizzanti, 156.000 piante di banano, 29 milioni di piantine di patata dolce e 190.000 attrezzi agricoli.<br /><br />Questi fattori produttivi hanno reso possibile la coltivazione di un totale di 69.000 ettari di terra, per una produzione complessiva di oltre 100.000 tonnellate di colture alimentari.<br /><br />Nelle aree urbane e nei campi per i senza tetto, la FAO, direttamente o tramite ONG partner, ha istituito orti cittadini che forniscono cibo a circa 18.900 tra le famiglie più vulnerabili.<br /><br />La FAO ha assistito il Ministero dell'Agricoltura a sviluppare un piano d'investimenti per il ripristino del settore, ed ha fornito assistenza tecnica nella gestione dei bacini idrografici e fornito sostegno al Coordinamento nazionale per la sicurezza alimentare.<br /><br /><strong>Colera ed uragano aggravano la situazione<br /><br /></strong>L'epidemia di colera scoppiata nella regione risicola nord-occidentale dell'isola e le inondazioni di novembre causate dall'uragano Tomas, che ha danneggiato le infrastrutture agricole ed oltre 78.000 ettari di coltivazioni, hanno aggravato ulteriormente la situazione già disastrosa delle famiglie rurali povere.  L'uragano, con le successive inondazioni, ha causato il diffondersi dell'epidemia in queste zone, proprio dove molti degli sfollati avevano trovato rifugio.<br /><br />La FAO e le autorità locali sono al lavoro per fornire ai contadini che si trovano in zone rurali isolate e remote, senza assistenza medica, informazioni appropriate sulle misure igieniche da seguire.<br /><br />La FAO ha anche fornito assistenza d'emergenza a 36.000 famiglie rurali colpite dall'uragano, vale a dire circa 180.000 persone.  L'aiuto ha implicato la distribuzione di 100 tonnellate di legumi, 10 tonnellate di fagioli dell'occhio, 200 tonnellate di mais, 700 kg di sementi ortofrutticole, 200 tonnellate di riso, 68.000 piante di banani e 36.000 attrezzi agricoli.<br /><br />Queste operazioni sono state agevolate dal piano d'intervento d'emergenza per gli uragani della FAO del 2010 che, in coordinamento con il Ministero dell'Agricoltura haitiano ed un gruppo di partner, ha predisposto scorte di sementi ed attrezzi in quattro zone strategiche del paese, a cui poter accedere facilmente per riavviare velocemente la produzione agricola nelle zone colpite.  Il programma d'aiuti ha anche incluso una campagna radio con informazioni sulle misure più opportune per rispondere all'uragano, trasmesso su 22 diverse stazioni radio locali e nazionali.<br /><br /><strong>Guardando al futuro<br /><br /></strong>La FAO è in procinto di passare dalla distribuzione diretta di fattori produttivi alla moltiplicazione delle sementi ed altre attività più sostenibili, con interventi che si spostano dall'assistenza d'emergenza al sostegno verso una ricostruzione di più lungo periodo.<br /><br />L'agenzia assiste le associazioni di piccoli contadini nella produzione di sementi di mais e di legumi per far sì che siano disponibili sementi di qualità, ed inoltre promuove fiere di sementi e la distribuzione di voucher.  Tra i suoi obiettivi anche la gestione sostenibile dei bacini idrografici, programmi di agricoltura urbana collegati con interventi di nutrizione, la conservazione del territorio e delle acque, la trasformazione agro-alimentare, le scuole agricole sul campo, il sostegno ad acquisti locali per la produzione di latte in collaborazione con il Programma Alimentare Mondiale, attività agro-forestali e la creazione di opportunità occupazionali nelle aree rurali.<br /><br /><strong>Ridurre rischi<br /><br /></strong>La riduzione dei rischi connessi ai disastri naturali è una delle componenti chiave del programma triennale della FAO di emergenza e ricostruzione a sostegno del piano d'investimento del governo haitiano per la crescita del settore agricolo, nell'ambito del Quadro di Pianificazione nazionale della FAO di medio termine. <br /><br />La gestione del rischio disastri, uno degli obiettivi strategici globali della FAO, è centrale per il piano di ricostruzione.<br /><br />"Occorre che le attività di gestione delle risorse naturali e dei bacini idrografici vadano di pari passo con le misure per incrementare la produttività agricola, migliorando l'accesso alla terra, ai fattori produttivi ed al mercato", ha detto il Rappresentante della FAO ad Haiti Ari Toubo Ibrahim.<br /><br />Circa due terzi delle attività FAO per l'anno che viene punteranno alla gestione dei bacini idrografici ed alla riforestazione, ha aggiunto Ibrahim.<br /><br />Sono in fase di realizzazione attività per migliorare le condizioni di vita della popolazione ed il contesto ambientale, ma la mancanza di fondi destinati all'agricoltura ostacola gravemente l'impegno per fornire un sostegno immediato alle popolazioni colpite, gettando allo stesso tempo le basi per interventi di sviluppo di più lungo termine.<br /><br />"Una risposta efficace e sostenibile richiede un approccio globale che incrementi la capacità di resistenza e risposta della comunità a possibili minacce, aiutando allo stesso tempo la gente ad affrontare la crisi in corso", ha affermato Peterschmitt.  "Richiede ovviamente anche finanziamenti.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>I contadini pakistani hanno bisogno urgente di grano per la semina</title>
	
	<description> In Pakistan la semina del grano avviene normalmente tra settembre e novembre. Quest’anno oltre mezzo milione di tonnellate di sementi di grano sono andate distrutte con le alluvioni che hanno colpito una superficie pari a mezza Italia. Se non si provvede a garantire il prossimo raccolto di grano, la sicurezza alimentare di milioni di persone sarà messa a rischio.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>1 settembre 2010, Roma/Islamabad</strong>- La FAO oggi ha lanciato un appello per maggiori fondi internazionali al fine di salvare la prossima stagione della semina del grano in Pakistan, dove le alluvioni che hanno colpito una superficie pari a mezza Italia hanno distrutto gran parte degli stock di sementi di grano dei contadini nel paese.<br /><br />La semina del grano, l'alimento base della popolazione rurale povera in Pakistan, avviene normalmente tra settembre e novembre. Quest'anno oltre mezzo milione di tonnellate di sementi di grano sono andate distrutte con le alluvioni. <br /><br />Inoltre, nelle zone colpite dalle alluvioni la popolazione sta utilizzando gli stock di sementi di grano che si sono salvati per nutrire le proprie famiglie e gli sfollati cui offrono riparo.<br /><br />"Se i contadini non trovano le sementi da piantare entro poche settimane dovranno rinunciare alla semina del grano per l'intero anno", afferma Daniele Donati, Direttore del Servizio FAO per le Operazioni d'Emergenza in Asia, Vicino Oriente, Europa e per le Emergenze Speciali. "La sola assistenza alimentare non sarà sufficiente. Se non si provvede a garantire il prossimo raccolto di grano, la sicurezza alimentare di milioni di persone sarà messa a rischio."  <br /><br />Il pane non lievitato a base di grano, come il <em>chapati</em>, è l'alimento principale delle popolazioni rurali povere in Pakistan.<br /><br /><strong>C'è ancora terra per la semina <br /><br /></strong>I coltivatori di grano in Pakistan stavano preparando le terre per la semina quando sono cominciate le alluvioni. In alcune aree lo strato superficiale del terreno, quello più fertile, è stato spazzato via, rendendo impossibile la semina. In altre aree, la terra è ancora sommersa dall'acqua o coperta dal fango e deve essere ripulita. Comunque, non è dappertutto così. <br /><br />"In molte aree sarà possibile procedere alla semina non appena l'acqua si sarà ritirata. La FAO e i suoi partner operanti nel settore agricolo sono in grado di fornire il grano per la semina in queste aree, se riusciamo a reperire i fondi necessari. Ma tale possibilità va man mano riducendosi con l'avvicinarsi della fine della stagione della semina a metà novembre", conclude Donati. <br /><br />La FAO è finora riuscita a fornire sementi a circa 200.000 famiglie di contadini. Se ulteriori fondi vengono stanziati entro breve, la FAO sarà in grado di garantire sementi ad altre 200.000 famiglie.  <br /><br />Le prime stime dicono che ben 3,6 milioni di ettari di coltivazioni di mais, riso, canna da zucchero e cotone sono stati distrutti dalle alluvioni che hanno provocato milioni di sfollati.  <br /><br /><strong>Il mangime per gli animali<br /><br /></strong>Si stima inoltre che 1,2 milioni di capi di bestiame e 6 milioni di capi di pollame siano andati persi con l'alluvione. Si prevede che oltre un milione tra bufali, bovini, pecore e capre delle aree alluvionate non potrà essere nutrito se non si fornisce loro urgentemente il mangime necessario.<br /><br />Gli animali hanno inoltre bisogno di immediati vaccini contro malattie quali l'afta epizootica e la peste dei piccoli ruminanti - con lo spostamento di migliaia di persone e di capi di bestiame in fuga dalle aree alluvionate il rischio di diffusione delle malattie animali è enorme.<br /><br />La FAO e i suoi partner sono attualmente impegnati a fornire mangime e vaccini ad oltre 40.000 proprietari di bestiame. Con ulteriori fondi a disposizione, la FAO potrebbe garantire ad altri 85.000 allevatori il mangime e le cure veterinarie per gli animali.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La FAO lancia un sistema di monitoraggio degli incendi sviluppato dalla NASA</title>
	
	<description> La FAO ha lanciato oggi un nuovo portale web per l'informazione e il monitoraggio in tempo reale degli incendi, al fine di aiutare i paesi a controllare efficacemente i roghi e a salvaguardare proprietà e risorse naturali. Il nuovo Sistema Globale di Gestione dell'Informazione sugli Incendi (GFIMS) individua i focolai di incendio mediante i satelliti controllati dall'Amministrazione Nazionale dell'Aereonautica e dello Spazio (NASA).</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, </strong><strong>11 agosto 2010 </strong>- La FAO ha lanciato oggi un nuovo portale web per l'informazione e il monitoraggio in tempo reale degli incendi, al fine di aiutare i paesi a controllare efficacemente i roghi e a salvaguardare proprietà e risorse naturali. Il nuovo Sistema Globale di Gestione dell'Informazione sugli Incendi (GFIMS) individua i focolai di incendio mediante i satelliti controllati dall'Amministrazione Nazionale dell'Aereonautica e dello Spazio (NASA).<br /><br />Sviluppato in collaborazione con l'Università del Maryland, il GFIMS provvede una mappa-interfaccia web che visualizza i focolai di incendio in tempo "quasi-reale", ossia con un ritardo di circa 2,5 ore tra il momento in cui il satellite registra il dato e quello in cui il dato diventa disponibile. Il nuovo sistema consente agli utenti di ricevere anche delle e-mail di allerta su specifiche aree di interesse, permettendo loro così di reagire prontamente.<br /><br />"Il GFIMS è stato lanciato in un momento in cui l'incidenza degli incendi di grosse proporzioni tende ad aumentare" afferma Pieter van Lierop, esperto forestale responsabile delle attività di gestione degli incendi della FAO. "Il controllo di tali incendi è divenuta una questione di estrema importanza, non solo per via del crescente numero di vittime e dell'enorme quantità di aree incendiate, ma anche per le sue relazioni con temi di interesse globale, come ad esempio il cambiamento climatico."<br /><br />Solo in Russia quest'anno, a causa di un'ondata di caldo senza precedenti con temperature che hanno raggiunto i 40°C e venti che hanno toccato i 20 metri al secondo, l'estensione totale delle aree incendiate ha superato i 14 milioni di ettari, secondo i dati forniti dal <em>Sukachev Institute for Forest</em> della città di Krasnoyarsk. Gli incendi boschivi in Russia hanno già fatto 50 vittime quest'estate.  <br /><br />A livello globale, si stima che gli incendi boschivi colpiscano approssimativamente 350 milioni di ettari di terra ogni anno - circa metà dei quali in Africa. Nella regione del Mediterraneo, vengono distrutti dagli incendi boschivi tra i 700 000 e il milione di ettari ogni anno.<strong><br /><br />Facile da usare</strong><br /><br />Ancora fino a poco tempo fa, gli addetti alla gestione delle risorse naturali fronteggiavano notevoli difficoltà nell'ottenere per tempo le informazioni fornite dai satelliti sugli incendi boschivi.<br /><br />"Le informazioni erano molto frammentate perché raccolte da varie fonti, il che le rendeva inadatte ad analisi più precise e ad individuare eventuali trend" - afferma John Latham, esperto ambientale del Dipartimento per la  Gestione delle Risorse Naturali e l'Ambiente della FAO. - "Il GFIMS è un sistema integrato di informazione sugli incendi che mette a disposizione degli utenti i dati essenziali sugli incendi mentre questi sono ancora in atto".<br /><br />Il GFIMS consente agli utenti di scaricare i dati relativi agli incendi su file di piccola dimensioni e in formati facili da usare, come i file di testo, gli shapefile ESRI, i Web Map Services, i file Google Earth/KML, e i plug-in per il NASA World Wind.<br /><br />"Il GFIMS ha anche stimolato un forte interesse di ricerca", ha aggiunto Latham. "Collegare il sistema alla copertura terrestre ci permette di individuare i focolai di incendio. Il GFIMS per ora fornisce analisi sui trend della frequenza degli incendi per anno e per mese, e in futuro fornirà anche informazioni sull'estensione delle aree incendiate per tipo di vegetazione. Ciò porterà ad miglioramento dei dati analitici e ad una tempestiva capacità di risposta."<br /> <br />Il sistema può essere usato dagli operatori forestali e dai vigili del fuoco, così come dalle varie agenzie impegnate nel monitoraggio delle risorse agricole e naturali. L'abbonamento è gratuito. Il sistema richiede solo l'indirizzo e-mail dell'utente. Il GFIMS è stato inizialmente lanciato in tre lingue - Inglese, Francese e Spagnolo. Il sistema di monitoraggio è tenuto presso il Dipartimento per la Gestione della Risorse Naturali e l'Ambiente (NR) della FAO.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/44638/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/44638/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 07:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Haiti: sei mesi dopo, il settore agricolo ha bisogno di maggiori aiuti</title>
	
	<description> Mentre la tempestiva assistenza alimentare e la fornitura di input agricoli hanno aiutato ad evitare una possibile crisi alimentare post-terremoto, l’insufficienza di investimenti nel settore agricolo continua a vanificare gli sforzi per garantire la sicurezza alimentare, aumentare la produzione alimentare locale e creare opportunità per generare redditi nelle aree rurali</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>15 Luglio 2010, Port-au-Prince/Roma -</strong> Mentre la tempestiva assistenza alimentare e la fornitura di input agricoli hanno aiutato ad evitare una possibile crisi alimentare post-terremoto, l'insufficienza di investimenti nel settore agricolo continua a vanificare gli sforzi per garantire la sicurezza alimentare, aumentare la produzione alimentare locale e creare opportunità per generare redditi nelle aree rurali sei mesi dopo il devastante terremoto. <br /><br /><strong>Le aree rurali dimenticate <br /><br /></strong>"Gli interventi in risposta al terremoto sono stati quasi interamente concentrati sull'aspetto urbano della crisi, ma la comunità internazionale non deve dimenticare le aree rurali se si vuole davvero superare gli effetti devastanti che il terremoto ha avuto sul paese", afferma Etienne Peterschmitt, Coordinatore Capo delle attività di Emergenza e Riabilitazione della FAO ad Haiti.<br /><br />"Sono urgentemente necessari maggiori investimenti nel settore agricolo e la creazione di opportunità di lavoro nelle zone rurali, per contenere il flusso di rifugiati in fuga da Port-au-Prince e garantire la sicurezza alimentare in tutto il paese".<br /><br />La FAO e il Ministero dell'Agricoltura hanno distribuito input agricoli a 72 000 famiglie di contadini nelle zone colpite dal terremoto e nelle aree rurali che ospitano i rifugiati, in tempo per la cruciale stagione primaverile della semina, che conta per il 60% della produzione agricola di Haiti. Questa assistenza ha permesso a 360 000 persone di produrre e consumare il cibo da loro stessi prodotto, vendendo la produzione in eccesso per coprire le spese mediche e per l'istruzione. <br /><br />La FAO e il Ministero dell'Agricoltura sono a capo del gruppo di lavoro per l'agricoltura, un meccanismo di coordinamento dell'ONU che porta avanti le attività di ricostruzione del settore agricolo ad Haiti. Questo gruppo di coordinamento agricolo, che comprende oltre 170 organizzazioni non-governative ed internazionali, prevede di fornire ad altre 80 000 famiglie contadine - per la stagione estiva della semina - strumenti agricoli, fertilizzanti, pompe idriche e sementi di alta qualità, che dovrebbero aumentare la produzione agricola locale.    <br /><br />Inoltre, altre 10 000 famiglie riceveranno assistenza nella produzione ortofrutticola come parte degli interventi urbani della FAO nel settore agricolo nelle aree intorno a Port-au-Prince, Ganthier e Cabaret.<br /><br />"Subito dopo il disastro a Gennaio ci siamo concentrati sulle aree direttamente colpite dal terremoto" afferma Cristina Amaral, Direttrice del Servizio per le Operazioni d'Emergenza della FAO. Ora ci stiamo concentrando sull'assistenza a quelle famiglie e comunità i cui meccanismi di produzione agricola sono stati messi a dura prova dall'afflusso di rifugiati, e a preparare la popolazione alla stagione degli uragani." <br /><br />L'obiettivo generale del lavoro di ricostruzione effettuato dal gruppo di coordinamento agricolo ad Haiti è di promuovere la produzione agricola locale e il suo commercio nelle aree rurali, l'agricoltura urbana e le attività di rimboschimento e di riduzione del rischio di disastri al fine di creare lavoro nelle zone rurali.<br /><br /><strong>La stagione degli uragani<br /><br /></strong>Poiché gli esperti prevedono una stagione degli uragani più intensa del solito quest'anno, la FAO e il gruppo di coordinamento agricolo stanno anche lavorando con il Ministero dell'Agricoltura di Haiti e l'agenzia per la protezione civile per assicurare un'adeguata preparazione della popolazione. Provvederanno a sistemare in punti strategici situati in zone sismiche scorte di sementi e attrezzature agricole che potranno essere spostate rapidamente se necessario. Grazie all'assistenza di Giappone e Spagna, 250 tonnellate di semi di fagioli e di mais, oltre 50 000 attrezzi, 5 400 kg di sementi vegetali e 650 tonnellate di fertilizzanti verranno immagazzinati in questi depositi.<br /><br />Inoltre, la FAO sta attivamente aiutando la "<em>Coordination nationale pour la sécurité alimentaire</em>", l'osservatorio sulla sicurezza alimentare del Governo Haitiano, a rafforzare l'agricoltura nazionale e il network informativo sulla sicurezza alimentare, e a condividere le informazioni rilevanti con i principali partner coinvolti nella ricostruzione del settore agricolo del paese.<br /><br /><strong>La Missione di Valutazione della Produzione Alimentare</strong> <br /><br />Un gruppo di lavoro per la Missione Congiunta di Valutazione della Produzione e della Disponibilità Alimentare FAO/WFP (CFSAM) sta al momento mettendo insieme i risultati ottenuti dalle visite sul campo effettuate nelle aree rurali in tutto il paese. Il Rapporto relativo alla missione, che esaminerà le previsioni per la produzione e la situazione della sicurezza alimentare nelle aree colpite dal terremoto e nelle comunità locali che ospitano i rifugiati, verrà pubblicato agli inizi di Agosto. ]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/44108/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/44108/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La mancanza di fondi minaccia le operazioni di soccorso in Ciad</title>
	
	<description> La mancanza di fondi sta mettendo a serio repentaglio le operazioni d'emergenza della FAO in Ciad, dove circa due milioni di persone rischiano la fame, dopo che siccità ed infestazioni di parassiti hanno ridotto drasticamente la produzione alimentare, ha denunciato oggi la FAO.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 25 maggio 2010 - </strong>La mancanza di fondi sta mettendo a serio repentaglio le operazioni d'emergenza della FAO in Ciad, dove circa due milioni di persone rischiano la fame, dopo che siccità ed infestazioni di parassiti hanno ridotto drasticamente la produzione alimentare, ha denunciato oggi la FAO.<br /><br />Secondo l'esperto FAO che coordina le operazioni d'emergenza, Fatouma Seid, la FAO sinora ha mobilitato soltanto 2 milioni di dollari degli 11.8 richiesti lo scorso novembre per le operazioni di intervento agricolo d'emergenza nel paese, parte dell'appello congiunto delle agenzie ONU, mentre per il vicino Niger, colpito anch'esso da seri problemi di penuria alimentare, la FAO era riuscita a mobilitare 14.5 milioni di dollari.<br /><br />"I donatori temono che si possa ripetere una situazione di crisi alimentare come quella che ha colpito il Niger nel 2005, quando moltissime persone sono letteralmente morte di fame", ha spiegato Seid.  " Rispetto ad allora, c'è minore consapevolezza di cosa stia succedendo in Ciad, nonostante la situazione sia altrettanto critica".<br /><br />"Questo significa che la FAO sarà in grado di distribuire solo 360 tonnellate di sementi rispetto alle 11.286 tonnellate che avevamo programmato di dare ai contadini per il loro prossimo raccolto", ha aggiunto Seid.  "Noi intendevamo distribuire anche 6.000 tonnellate di foraggio, ma, allo stato attuale, siamo in grado di fornirne solo 413 tonnellate".<br /><br /><strong>Allerta speciale<br /><br /></strong>La scorsa settimana il Sistema mondiale d'informazione e preavviso rapido nei settori agricolo e alimentare della FAO (GIEWS) ha denunciato, in un'allerta speciale, che la situazione alimentare è molto preoccupante in diverse parti del Sahel, e che oltre 10 milioni di persone rischiano la fame.<br /><br />Si stima che rispetto al 2008 la produzione cerealicola in Ciad sia calata del 34 per cento, in Niger del 30 per cento, in Mauritania del 24 per cento ed in Burkina Faso del 17 per cento.<br /><br />Anche la pastorizia è seriamente compromessa.  La produzione di foraggio in Niger è di circa il 62 per cento inferiore al fabbisogno, denuncia l'allerta.  In Ciad, l'anno scorso, il tasso di mortalità dei bovini è stato del 30 per cento, e notevoli morie di bestiame si sono verificate anche in zone del Mali.<br /><br /><strong>Insicurezza alimentare diffusa<br /></strong><br />Il calo della produzione cerealicola, le cattive condizioni dei pascoli, insieme a prezzi alimentari ancora sostenuti, "hanno portato ad alti livelli d'insicurezza alimentare ed ad un aumento della malnutrizione", denuncia l'allerta del GIEWS.<br /><br />Si stima che quest'anno in Niger saranno circa 2.7 milioni le persone che avranno bisogno di aiuti alimentari, mentre altri 5.1 milioni di persone nel paese sono considerate a rischio insicurezza alimentare.  In Ciad circa due milioni di persone avranno bisogno di assistenza, mentre 258.000 persone dovranno affrontare una grave insicurezza alimentare in Mali.  In Mauritania avranno bisogno di aiuti alimentari circa 370.000 persone.<br /><br />In Niger sono state già avviate operazioni d'emergenza: vendita di cereali a prezzi politici da parte del Governo, distribuzione di alimenti da parte del PAM e dell'UNICEF, e di mangimi animali, sementi e fertilizzanti da parte della FAO, che sta fornendo anche assistenza di lungo periodo promuovendo la produzione di sementi locali.  E' stato dato sostegno di lungo periodo, e sono stati distribuiti fattori produttivi, ad agricoltori e pastori anche in Burkina Faso, in Ciad ed in Mali.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 24 May 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Allerta FAO: aumenta la minaccia di afta epizootica</title>
	
	<description> La FAO ha oggi sollecitato maggiore sorveglianza internazionale contro l’afta epizootica a seguito di tre recenti episodi in Giappone e Corea del Sud. Si teme una possibile ripetizione della disastrosa epidemia del 2001 che si diffuse in Sudafrica, in Gran Bretagna ed in Europa.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 28 aprile 2010 - </strong>La FAO ha oggi sollecitato maggiore sorveglianza internazionale contro l'afta epizootica (FMD, <em>l'acronimo inglese)</em> a seguito di tre recenti episodi in Giappone e Corea del Sud.<br /><br />"Siamo preoccupati perché le rigorose misure di biosicurezza applicate dai due paesi sono state completamente travolte, segno di una infezione recente, su larga scala, nella zona d'origine, molto probabilmente in Estremo Oriente", ha dichiarato Juan Lubroth, veterinario Capo della FAO.<br /><br />"Negli ultimi 9 anni, le incursioni della malattia in paesi ufficialmente immuni, come erano il Giappone e la Corea del Sud, sono state estremamente rare, per cui avere adesso 3 episodi in soli 4 mesi è motivo di seria preoccupazione", ha fatto notare l'esperto.<br /><br />"Dobbiamo anche chiederci se non ci troviamo di fronte ad una possibile ripetizione della disastrosa epidemia del 2001 che si diffuse in Sudafrica, in Gran Bretagna ed in Europa a partire da precedenti incursioni proprio in Giappone e Corea del Sud", ha aggiunto Lubroth.<br /><br /><strong>Perdite per milioni di dollari<br /><br /></strong>L'epidemia di afta epizootica del 2001 ha causato nella sola Gran Bretagna circa otto miliardi di sterline (più di 12 miliardi di dollari) di perdite per l'agricoltura, per il commercio di bestiame e per il turismo.  Si stima che per evitare l'ulteriore diffusione dell'epidemia in quell'occasione siano stati abbattuti in Gran Bretagna più di sei milioni di capi di ovini e bovini.<br /><br />All'inizio di questo mese le autorità veterinarie giapponesi hanno confermato un focolaio del tipo "O" del virus dell'afta epizootica, attualmente il più comune nei paesi asiatici dove la malattia è endemica.  La Corea del Sud è stata colpita in gennaio dal più raro tipo "A" e poi in aprile ha sofferto l'infezione del tipo "O".<br /><br />Sinora il Giappone ha dovuto abbattere 385 capi di bestiame - bufali, bovini e suini - nella sua iniziale risposta al focolaio e la Corea del Sud ha abbattuto oltre 3500 capi, per lo più suini.<br /><br /><strong>I costi di un nuovo focolaio<br /><br /></strong>"Anche un focolaio di modeste proporzioni, in un paese fino a quel momento immune dalla malattia, può causare perdite per milioni di dollari, poiché si chiudono i mercati globali e si devono attuare le misure di controllo della malattia", ha aggiunto Lubroth.<br /><br />Le strade seguite dal virus non sono state ancora identificate, ma gli esperti ritengono che l'infezione si sia potuta verificare a causa di rifiuti alimentari (dei maiali potrebbero aver mangiato avanzi di carne infetti).  Capire come si sia aperta una breccia nelle misure di biosicurezza è importante per riuscire ad impedire che si ripetano eventi simili altrove.<br /><br />"In simili circostanze, riteniamo che tutti i paesi siano a rischio e dunque sarebbe opportuna una revisione delle misure preventive e della capacità di risposta", ha detto Lubroth.<br /><br /><strong>Maggiore sorveglianza<br /><br /></strong>Il rafforzamento delle misure di biosicurezza potrebbe implicare un riesame delle possibili strade di entrata del virus e misure per rinforzare i controlli nei porti e negli aeroporti e sensibilizzare sui rischi della malattia, per far sì che vi sia un'immediata segnalazione dei focolai.<br /><br />L'afta epizootica è una malattia infettiva altamente contagiosa che colpisce gli animali con zoccoli: bovini, ovini, caprini e suini. Prende il nome dalle lesioni ulcerose che lascia in bocca e nelle estremità degli arti degli animali colpiti.  Non colpisce gli esseri umani.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Nonostante i passi avanti, l’influenza aviaria rimane una minaccia</title>
	
	<description> Nonostante l'azione concertata a livello internazionale sia riuscita ad eliminare il virus mortale dell'influenza aviaria H5N1 dal pollame in quasi tutti i 63 paesi infettati all'apice dell'epidemia mondiale nel 2006, la malattia persiste ancora in cinque paesi e continua dunque a rappresentare una minaccia per la salute animale ed umana a livello mondiale.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><strong>Roma, 16 aprile 2010 - </strong>Nonostante l'azione concertata a livello internazionale sia riuscita ad eliminare il virus mortale dell'influenza aviaria H5N1 dal pollame in quasi tutti i 63 paesi infettati all'apice dell'epidemia mondiale nel 2006, la malattia persiste ancora in cinque paesi e continua dunque a rappresentare una minaccia per la salute animale ed umana a livello mondiale.<br /><br />Alla vigilia della Conferenza ministeriale internazionale sull'epidemia animale dell'influenza aviaria, che si aprirà lunedì prossimo ad Hanoi, il veterinario capo della FAO, Dr Juan Lubroth ha dichiarato che nonostante i notevoli risultati ottenuti contro il virus H5N1, esso è ancora radicato in Egitto, Indonesia, Bangladesh, Vietnam e Cina.<br /><br />"Il controllo progressivo del virus in questi paesi rimane una priorità internazionale", ha aggiunto Lubroth.  "Sebbene l'attenzione pubblica nel 2009 si sia spostata sull'epidemia d'influenza suina H1N1, il virus H5N1 continua a rappresentare una grave minaccia.<br /><br /><strong>Danni per 20 miliardi di dollari <br /><br /></strong>"Non dobbiamo dimenticare che il virus ha ucciso 292 esseri umani, ha costretto ad abbattere o ucciso oltre 260 milioni di volatili, ha provocato perdite economiche in tutto il mondo per circa 20 miliardi di dollari ed ha distrutto le condizioni di vita a livello di piccoli allevatori.  Fino a quando sarà presente anche in un solo paese, ci sarà un rischio per la salute pubblica da prendere seriamente in considerazione". <br /><br />Il ceppo H5N1 dell'influenza aviaria rimane radicato in posti dove sono presenti decine di milioni di anatre domestiche allevate all'aperto, dove esiste un'importante produzione industriale di carni bianche a fianco di mercati di volatili vivi, e dove la densità di popolazione umana, ma anche animale, è assai alta.  "In presenza di situazioni di questo genere trovare soluzioni efficaci rimane una grossa sfida", ha aggiunto Lubroth.<br /><br />Lubroth ha poi fatto notare come lo stesso processo di crescita economica e demografica, compresa l'intensificazione agricola che comporta, crei le condizioni per l'emergere di nuove malattie infettive, dal momento che concentrazioni sempre più grandi di animali e di esseri umani occupano delicati ecosistemi.<br /><br /><strong>Rischio per gli esseri umani<br /><br /></strong>"E' evidente che gli esseri umani continueranno ad essere esposti ad una varietà di virus influenzali di origine animale, anche se la gravità e le dimensioni dei focolai rimangono imprevedibili, sappiamo che ve ne sono le condizioni".<br /><br />La FAO, l'OMS e OIE, (l'Organizzazione per la salute animale), le tre organizzazioni che hanno guidato l'impegno internazionale contro il virus H5N1, devono assumere un ruolo guida per cercare una soluzione definitiva al problema.  Allo stesso tempo le tre agenzie dovrebbero collaborare per rafforzare le difese internazionali contro l'emergere di nuove malattie infettive, ha auspicato Lubroth.<br /><br />La Conferenza ministeriale di Hanoi intende mobilitare la cooperazione internazionale contro future malattie infettive basandosi sull'esperienza fatta nella risposta all'epidemia di influenza suina A/H1N1 e di influenza aviaria H5N1.<br /><br /><strong>Da una crisi all'altra<br /><br /></strong>"Occorre smettere di saltellare da una situazione di crisi all'altra", ha detto Lubroth.  "Dobbiamo riuscire a prevedere meglio e monitorare i fattori che provocano l'emergenza e diffondono le malattie, e stabilire una migliore gestione dei rischi".<br /><br />"Dobbiamo essere in grado di affrontare i problemi alla radice prima che diventino minacce a livello regionale o di intero continente".<br /><br />Oltre a discutere delle epidemie di H1N1 ed H5N1, la Conferenza di Hanoi cercherà di promuovere il Quadro strategico guidato dalle Nazioni Unite "Un mondo, una salute", creato per ridurre i rischi delle malattie infettive emergenti.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/41285/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/41285/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Ad Haiti incombe la crisi alimentare</title>
	
	<description> Ad oltre un mese dal devastante terremoto che ha colpito Haiti il 12 gennaio, la FAO e l’organizzazione umanitaria internazionale CARE hanno lanciato l’allarme di una imminente crisi alimentare nel paese. “Siamo di fronte ad una crisi nascosta ma dilagante che si è già diffusa in ogni angolo del paese”, dice Dick Trenchard, Coordinatore della missione di valutazione della FAO ad Haiti. “La stragrande maggioranza degli sfollati dalla capitale Port-au-Prince e dalle limitrofe aree colpite – in particolare il dipartimento di Artibonite ad ovest e quello di Grand’Anse nel sud - si sono riversati nelle aree rurali”.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Léogâne, 19 febbraio 2010 - </strong>Ad oltre un mese dal devastante terremoto che ha colpito Haiti il 12 gennaio, la FAO e l'organizzazione umanitaria internazionale CARE hanno lanciato l'allarme di una imminente crisi alimentare nel paese.<br /><br />"Siamo di fronte ad una crisi nascosta ma dilagante che si è già diffusa in ogni angolo del paese", dice Dick Trenchard, Coordinatore della missione di valutazione della FAO ad Haiti.  "La stragrande maggioranza degli sfollati dalla capitale Port-au-Prince e dalle limitrofe aree colpite - in particolare il dipartimento di Artibonite ad ovest e quello di Grand'Anse nel sud - si sono riversati nelle aree rurali".<br /><br />La valutazione condotta dalla FAO e dai suoi partner che operano nel settore agricolo mostra che le "famiglie ospitanti" che si prendono cura degli sfollati spendono le loro magre risorse e consumano le poche riserve di cibo per dar da mangiare ai nuovi arrivati.  In molti casi queste famiglie povere sono costrette a ridursi a mangiare le sementi che avevano messo da parte per la prossima stagione e consumare o vendere il bestiame, in particolare le capre.<br /><br />"Vi sono segnali chiari che la gente ricorre a preoccupanti ed insostenibili strategie di sopravvivenza per cercare di aiutare le circa 500.000 persone che si stima dopo il sisma siano evacuate verso le zone rurali e altri centri urbani più piccoli", dice Trenchard.<strong><br /><br />A due settimane dalla semina</strong><br /><br />"La principale stagione di semina, che copre oltre il 60 per cento della produzione agricola annua, inizierà in meno di due settimane", dice Jean-Dominique Bodard, Specialista di sicurezza alimentare d'emergenza dell'organizzazione CARE.<br /><br />"Se queste famiglie ospitanti non hanno i mezzi per comprare sementi e non dispongono di altri modi per procurarsi sementi di qualità, sarà per loro un disastro".<br /><br />"Vi è un altro aspetto allarmante di questo circolo vizioso.  A causa della mancanza di soldi, molti contadini ospitanti non saranno nelle condizioni di prendere manodopera a giornata per la semina e di conseguenza i braccianti che lavorano a giornata non guadagneranno denaro per le proprie famiglie e le operazioni di semina non saranno svolte nella misura adeguata".<br /><br />Nel settore rurale i contadini non hanno soldi per comprare sementi per la prossima stagione ed i prezzi delle derrate sono già aumentati del 10 per cento rispetto a prima del terremoto, un indicatore che non promette nulla di buono.<br /><br />Una soluzione immediata potrebbe venire da programmi di <em>cash-for-work</em> (denaro in cambio di lavoro) nel settore agricolo.  "E' necessario iniettare denaro velocemente prima dell'inizio della stagione della semina", spiega Jean-Dominique Bodard di CARE.  "La distribuzione di cibo può aiutare ad alleviare la sofferenza immediata creata dal disastro, ma nel lungo periodo quello che più serve è denaro per i contadini, per metterli in grado di investire e riguadagnare la loro autosufficienza".<strong><br /><br />I programmi<em> "Cash-for-work"</em></strong><br /><br />La FAO ha avviato un piccolo programma <em>cash-for-work </em>per ripulire i canali d'irrigazione nella zona di Léogâne e CARE nei prossimi giorni lavorerà per incrementarlo portandolo da 600 a 4.000 persone. <br /><br />"Questo rappresenterà una spinta finanziaria di cui c'è molto bisogno in questo momento cruciale quando la gente è disperata per cercare di riprendersi la vita nelle proprie mani e fornirà una positiva iniezione di denaro nei mercati agricoli che  dopo il terremoto sono crollati", aggiunge Trenchard.<br /><br />Come parte della fase di ripristino, CARE intende sostenere le organizzazioni di basein attività quali la gestione dell'acqua, la commercializzazione dei prodotti e la costruzione delle capacità.<br /><br />Queste attività contribuiranno direttamente al Programma Speciale d'emergenza e di sostegno alla produzione alimentare e d'Integrazione degli sfollati e di prevenzione degli uragani lanciato dal Ministero dell'Agricoltura, delle Risorse Naturali e dello Sviluppo Rurale haitiano  in risposta al sisma del 12 gennaio.  Il Programma è sostenuto dalla FAO e dall'Istituzione Inter-Americana per la Cooperazione in Agricoltura (IICA).<strong><br /><br />La FAO a guida della ripresa agricola</strong><br /><br />In quanto agenzia guida delle organizzazioni ONU che intervengono nel settore agricolo ad Haiti,  la FAO coordina tutte le attività delle organizzazioni internazionali e nazionali nel settore.  Parte del suo lavoro consiste nel far sì che donatori ed agenzie lavorino nell'ambito delle direttive del governo haitiano.<br /><br />L'organizzazione CARE è già presente a Léogâne, una città agricola ad ovest di Port-au-Prince distrutta all'80 per cento dal sisma, dove fornisce strutture di accoglienza, rifornimenti d'emergenza, acqua e strutture sanitarie e sostegno per le madri e per le donne incinte.  La FAO sostiene i piccoli contadini e sta distribuendo fondamentali fattori produttivi come sementi di qualità ed attrezzi agricoli.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/40185/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/40185/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 11:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Internet al servizio della sicurezza alimentare di Haiti</title>
	
	<description> Per fronteggiare l'estrema volatilità dei prezzi alimentari e la carenza di cibo causati dal terremoto del 12 gennaio che ha colpito Haiti, la FAO ha sviluppato uno strumento interattivo per guidare le agenzie internazionali e le ONG coinvolte nella sicurezza alimentare del paese.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 15 febbraio 2010 - </strong>Per fronteggiare l'estrema volatilità dei prezzi alimentari e la carenza di cibo causati dal terremoto del 12 gennaio che ha colpito Haiti, la FAO ha sviluppato uno strumento interattivo per guidare le agenzie internazionali e le ONG coinvolte nella sicurezza alimentare del paese.<br /><br />Sul sito <em>Haiti Food Security Emergency Tool</em> si aggregano dati raccolti da fonti diverse e autorevoli, che vengono presentati poi in forma di mappa interattiva.  Si tratta di informazioni relative alla viabilità delle strade, al calendario delle colture, all'uso del territorio, ai mezzi di sussistenza, ai danni subiti etc.<br /><br />Il progetto si basa sulla stazione di lavoro del Sistema mondiale di informazione e preavviso rapido (GIEWS) finanziato dalla Commissione Europea nell'ambito del Programma CE-FAO sulla sicurezza alimentare per i processi decisionali.<br /><br />Ad Haiti alcuni prodotti alimentari hanno subito brusche impennate a seguito del devastante sisma che ha colpito Port-au-Prince e le sue province occidentali e sud orientali, che ha distrutto il principale porto del paese, le strade e molti altri beni e risorse agricole.<br /><br />"Nonostante Haiti abbia avuto un raccolto eccellente nel 2009, i danni alle strade ed ai mezzi di trasporto hanno sconvolto i canali commerciali spingendo i prezzi al rialzo", fa notare Henri Josserand del Sistema mondiale di informazione e preavviso rapido.  "Siamo anche preoccupati per le implicazioni che questa situazione avrà sulla prossima stagione agricola che inizia il mese prossimo".<br /><br />Il prezzo della farina di grano è salito del 70 per cento, rispetto ai prezzi medi dello scorso dicembre ed il riso importato è aumentato del 20/30 per cento.  Il mais locale ed i fagioli neri, le principali derrate prodotte ad Haiti, sono aumentati di circa il 30/35 per cento.<br /><br />Circa il 60 per cento degli alimenti consumati ad Haiti è importato, fattore che rende il paese estremamente vulnerabile ed esposto alle fluttuazioni ed agli shock dei prezzi internazionali.<br /><br />Insieme agli aiuti alimentari, alle strutture di accoglienza, alla fornitura idrica e fognaria, la priorità immediata è quella di mantenere la produzione alimentare nazionale ed i redditi agricoli dando sostegno ai contadini per la imminente stagione di semina di marzo, che rappresenta il 60 per cento della produzione alimentare annua del paese. Ogni dollaro investito in agricoltura produrrà cibo del valore di circa 40/60 dollari.<br /><br />Nonostante i programmi in atto ad Haiti, la FAO è preoccupata per la mancanza di finanziamenti alla componente agricola dell'Appello complessivo delle Nazioni Unite (<em>Flash Appeal).<br /><br /></em>Degli iniziali 23 milioni di dollari richiesti per rispondere alla crisi alimentare ed incrementare la produzione agricola solo l'otto per cento è stato finora stanziato.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/40071/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/40071/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Avviate le attività per la ripresa di Haiti</title>
	
	<description> La FAO ha avviato un programma d’emergenza a sostegno di 600 persone, per sgomberare velocemente dalle macerie i canali d’irrigazione nell’area dell’epicentro del sisma del 12 gennaio e salvare così la produzione di fagioli e di mais.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Port-au-Prince, 8 febbraio 2010 - </strong>La FAO ha avviato un programma d'emergenza a sostegno di 600 persone, per sgomberare velocemente dalle macerie i canali d'irrigazione nell'area dell'epicentro del sisma e salvare così la produzione di fagioli e di mais.<br /><br />L'agenzia ONU offre  a ciascun lavoratore una piccola retribuzione e 600 attrezzi manuali, che rimarranno di proprietà delle organizzazioni di contadini delle zone rurali vicino la città di Leogane.<br /><br />Una prima valutazione dei danni fatta dalla FAO nella zona agricola  intorno alla città di Leogane - che è stata quasi completamente distrutta - aveva evidenziato che i detriti del terremoto ed i successivi smottamenti del terreno hanno bloccato i canali con grave rischio per le colture a poche settimane dal raccolto. Da una successiva valutazione è emerso che in alcune zone vi sono stati danni sostanziali a vitali infrastrutture quali canali e strade.  Si stima che circa l'80 per cento degli edifici di Leogane siano andati distrutti.  <br /><br />"Per i contadini della zona di Legane il terremoto non poteva arrivare in un momento peggiore", ha dichiarato Alexander Jones, coordinatore FAO dell'emergenza ad Haiti.  I danni alle infrastrutture per l'irrigazione rischiano di compromettere i raccolti in corso, mentre l'interruzione nella fornitura di sementi e fertilizzanti può fortemente limitare la semina della principale stagione agricola primaverile".<br /><br />All'incirca 40 gruppi, di una quindicina di persone ciascuno, hanno iniziato a lavorare in tre aree.  La FAO ha anche fornito sostegno finanziario, assistenza tecnica e mobilitato una scavatrice dell'esercito canadese per i lavori più grossi, che non possono essere svolti senza l'ausilio delle macchine.  Questa attività dovrebbe andare avanti per circa una settimana.<br /><br />Il settore agricolo di Haiti è stato colpito anche dal crollo parziale del bell'edificio che ospitava il Ministero dell'Agricoltura a Port-au-Prince come pure dalle distruzioni di laboratori e strutture per l'immagazzinamento, che hanno causato vittime e feriti gravi.<br /><br />A partire dal 15 febbraio un piccolo gruppo di esperti FAO sarà sul campo per redigere una valutazione completa ed accurata dei danni, di ciò che occorre per la ricostruzione, e dei programmi per l'agricoltura e per la sicurezza alimentare, che confluirà nel più ampio processo di Valutazione post-disastro delle necessità.<br /><br />Come priorità la FAO è impegnata per assicurare sostegno finanziario e mettere in grado i contadini poveri di Haiti di fare la semina della stagione primaverile, che rappresenta il 60 per cento della produzione nazionale.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/39943/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/39943/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Haiti – Programma d’intervento agricolo di 700 milioni di dollari</title>
	
	<description> Il programma speciale, redatto dal Ministero dell’Agricoltura, delle Risorse Naturali e dello Sviluppo Rurale haitiano fornisce specifici criteri guida per gli aiuti internazionali nel settore nei prossimi 18 mesi, e rappresenta uno dei capisaldi della strategia del governo per la ricostruzione del paese dopo il sisma del 12 gennaio scorso</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Port-au-Prince, 29 gennaio 2010 - </strong>La FAO fa appello ai donatori internazionali affinché sostengano un piano d'investimento di 700 milioni di dollari nel settore agricolo elaborato dal governo di Haiti per riparare le infrastrutture danneggiate dal terremoto, stimolare la produzione alimentare e creare occupazione per le persone che stanno abbandonando la capitale Port-au-Prince.<br /><br />Il programma speciale, redatto dal Ministero dell'Agricoltura, delle Risorse Naturali e dello Sviluppo Rurale haitiano fornisce specifici criteri guida per gli aiuti internazionali nel settore nei prossimi 18 mesi, e rappresenta uno dei capisaldi della strategia del governo per la ricostruzione del paese dopo il sisma del 12 gennaio scorso.<br /><br />La FAO e l'Istituto inter-americano per la cooperazione agricola hanno firmato un accordo con il Ministero per sostenere il piano del Governo.<br /><br />La FAO guida il gruppo di coordinamento delle Nazioni Unite e delle organizzazioni non governative partner che operano nel settore dell'agricoltura.<br /><br />Il 27 gennaio si è tenuta una riunione nella Repubblica Dominicana a cui hanno partecipato Joanas Gué, Ministro haitiano dell'agricoltura ed il suo corrispettivo della Repubblica Dominicana, Salvador Jiménez, insieme a rappresentanti delle organizzazioni internazionali d'aiuti.<br /><br /><strong>Situazione alimentare fragile già prima del sisma<br /><br /></strong>"La situazione alimentare di Haiti era già molto fragile prima del terremoto ed il paese era fortemente dipendente dalle importazioni alimentari", dice Alexander Jones, responsabile della risposta d'emergenza della FAO ad Haiti.<br /><br />"Con l'esodo di persone verso le zone rurali, la crescita del settore agricolo è adesso diventata una priorità urgente ed il piano del governo haitiano fa un buon lavoro nell'indicare le priorità immediate".<br /><br />Prima del sisma circa il 60 per cento degli haitiani viveva in aree rurali estremamente povere, con l'80 per cento della popolazione che sopravviveva sul filo della povertà con meno di due dollari al giorno. <br /><br />Nel suo piano programmatico il governo haitiano stima che servano circa 32 milioni di dollari adesso per comprare urgentemente sementi, attrezzi e fertilizzanti in modo da mettere i contadini nelle condizioni di avviare la semina in marzo per la stagione primaverile, che di solito copre circa il 60 per cento della produzione agricola di Haiti.<br /><br /><strong>Danneggiata la raffineria di zucchero<br /><br /></strong>Tra gli interventi a breve termine previsti nel piano vi sono la riparazione della raffineria di zucchero di Darbonne, vicino Léogane, danneggiata dal terremoto, la protezione dei bacini idrografici, la riforestazione, la ricostruzione ed il rinforzo degli argini fluviali crollati e dei canali d'irrigazione danneggiati, e la riattivazione di 600 km di strade.<br /><br />Il governo ha anche raccomandato l'acquisto di migliaia di tonnellate di sementi di cereali, di legumi e di verdura, prodotti in loco ed all'estero, attrezzi agricoli e fertilizzanti, e sostegno al settore zootecnico per un periodo di 18 mesi.<br /><br />Tra le altre priorità vi sono il rilancio di un programma che incoraggi la semina di nutritive patate dolci in tutti e 10 i dipartimenti amministrativi di Haiti e la costruzione di strutture per l'immagazzinamento e la conservazione di prodotti e sementi, in modo che il paese sia meglio attrezzato ad affrontare la prossima stagione di uragani.<br /><br />La FAO inizierà le sue attività, in linea con le priorità indicate dal governo haitiano, con i fondi ricevuti da Spagna, Belgio, Brasile, Canada e con i fondi propri dell'agenzia.<br /><br />Nel settembre 2008 il settore agricolo ad Haiti aveva subito gravi danni a causa di una serie consecutiva di cicloni ed uragani, da cui ampie zone del paese non si sono ancora riprese.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/39546/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/39546/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Terremoto ad Haiti</title>
	
	<description> A seguito del terremoto devastante dello scorso martedì, salvare le persone ancora intrappolate, portare aiuto e dare riparo ai feriti, aprire le strade e altre operazioni vitali sono le priorità immediate.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>14 gennaio 2010, Roma - </strong>A seguito del terremoto devastante dello scorso martedì, salvare le persone ancora intrappolate, portare aiuto e dare riparo ai feriti, aprire le strade e altre operazioni vitali sono le priorità immediate ad Haiti.<br /><br />Tuttavia, nelle prossime settimane e nei mesi futuri, le persone avranno bisogno di essere nutrite ed è cruciale che l'incremento della produzione agricola del paese sia una priorità che non venga dimenticata tra le macerie ed il  caos.<br /><br />La FAO sta controllando molto attentamente la situazione in loco così da ottenere un'immagine chiara dell'effetto immediato che l'evento avrà sulla sicurezza alimentare e sulla produzione di cibo. L'Organizzazione sta lavorando a stretto contatto con il Programma Alimentare Mondiale ed altre agenzie delle Nazioni Unite che si occupano di aiuti alimentari e nutrizione.<br /><br />Non appena la situazione lo permetterà, la FAO continuerà a lavorare, con le sue competenze, per assicurare che la produzione alimentare continui nel resto del paese. La prossima stagione agricola inizierà a marzo. <br /><br />La distruzione di strade, ponti, porti e di infrastrutture irrigue avrà un grave effetto sulla produzione alimentare. La squadra FAO locale sta preparandosi a valutare i danni il prima possibile.<br /><br />La priorità per gli agronomi e tecnici haitiani della FAO, immediatamente dopo questa catastrofe, è di mantenere funzionante la produzione agricola haitiana in modo da nutrire coloro che si trovano nelle zone colpite.<br /><br />Più di una metà degli Haitiani -  tra cinque e sei milioni di persone - vivono in zone rurali e circa l' 85% della popolazione rurale pratica un qualche tipo di agricoltura e allevamento, rappresentando intorno 26% dell'output economico di Haiti. Ne consegue che l'agricoltura è di gran lunga il più importante datore di lavoro nel paese. Fino a questo momento, la maggior parte degli affamati e sottonutriti viveva nelle zone rurali. <br /><br />Esiste una forte possibilità che vi sia un esodo di persone, che hanno perso la casa a causa del terremoto nella capitale, verso parenti ed amici che si trovano in zone rurali. La vita nelle campagne di Haiti, con i suoi terreni degradati e montagne disboscate ma con un ruolo chiave nella produzione alimentare, sarà quindi ancora più difficile a causa del terremoto. <br /><br />È perciò ancor più importante che la ricostruzione dei beni agricoli sia tra le prime priorità negli sforzi iniziali di ricostruzione e di riabilitazione.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Prezzi alimentari ancora sostenuti nei paesi poveri</title>
	
	<description> Nei paesi poveri, importatori netti di alimenti, i prezzi alimentari continuano a rimanere sostenuti, nonostante la buona produzione cerealicola registrata nel 2009, ha avvertito oggi la FAO nel suo ultimo rapporto Crop Prospects and Food Situation, pubblicato alla vigilia del Vertice Mondiale sulla sicurezza alimentare.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 10 novembre 2009 – </strong>Nei paesi poveri, importatori netti di alimenti, i prezzi alimentari continuano a rimanere sostenuti, nonostante la buona produzione cerealicola registrata nel 2009, ha avvertito oggi la FAO nel suo ultimo rapporto <em><em><a href="../../../../docrep/012/ai484e/ai484e00.htm" title="Crop Prospects and Food Situation">Crop Prospects and Food Situation</a></em><em> </em></em> (Prospettive dei raccolti e situazione alimentare ndr).<br /><br />Una situazione di grave insicurezza alimentare colpisce al momento 31 paesi che per questo necessitano di aiuti d’emergenza.  La situazione è particolarmente grave in Africa orientale dove a causa della siccità e dei conflitti in corso circa 20 milioni di persone hanno bisogno di aiuti alimentari, ha denunciato la FAO.<br /><br />Nonostante i prezzi alimentari a livello internazionale siano calati in modo significativo rispetto ai picchi raggiunti un paio d’anni fa, i prezzi del grano e del mais in ottobre sono saliti e quelli del riso di esportazione rimangono più alti dei livelli ante crisi.<br /><br />“Per le popolazioni più povere, il cui bilancio familiare viene speso sino all’80 per cento per il cibo, la crisi dei prezzi alimentari non è ancora finita”, dice Hafez Ghanem, Vice Direttore Generale della FAO.  “Oggi, per combattere fame e povertà, la priorità a livello mondiale è incrementare gli investimenti nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo”. <br /><br />La FAO ha convocato un Vertice Mondiale dal 16 al 18 novembre 2009 allo scopo di raggiungere un ampio consenso per l’immediata riduzione della fame con l’obiettivo di promuovere gli investimenti pubblici e privati nello sviluppo agricolo dei paesi in via di sviluppo.<br /><br /><strong>Africa occidentale<br /></strong><br />In Africa occidentale la produzione cerealicola nel 2009 calerà rispetto ai buoni raccolti dello scorso anno.  Le piogge scarse, inferiori alle medie stagionali, hanno reso necessario in molte zone della regione ripiantare le colture ed hanno causato la perdita del bestiame in Mali, Ciad e Niger, secondo il rapporto.  I prezzi dei cereali nella regione sono ancora ben al di sopra i livelli di due anni fa prima della crisi dei prezzi alimentari.<br /><br />Ad esempio il prezzo del miglio sul mercato di Bamako, la capitale del Mali, di Ouagadougou in Burkina Faso e di Niamey in Niger è aumentato rispettivamente del 35 per cento, del 42 per cento e del 21 per cento rispetto allo stesso periodo del 2007.  Il prezzo del riso importato è incrementato tra il 22 ed il 46 per cento.  La FAO mette in guardia che il previsto calo della produzione cerealicola della Nigeria potrebbe portare a nuovi rialzi dei prezzi in tutta l’Africa occidentale.<br /><br /><strong>Africa orientale<br /><br /></strong>In Africa orientale la situazione desta grande preoccupazione a causa delle scarse precipitazioni che in molte aree hanno distrutto raccolti e pascoli, dell’incremento dei conflitti, dell’interruzione degli scambi commerciali e della permanenza di prezzi alimentari sostenuti.  <br /><br />In Kenya si prevede che la produzione di mais sarà inferiore del 30 per cento rispetto allo scorso anno passato.  Si stima che circa 3,8 milioni di keniani soffrano di insicurezza alimentare elevata o estrema, per lo più nelle aree agricole e pastorali marginali.<br /><br />In Etiopia il numero delle persone che necessitano di soccorsi umanitari è aumentato, passando dai 5,3 milioni del maggio scorso a 6,2 in ottobre.<br /><br />In Uganda circa 1,1 milioni di persone hanno bisogno di assistenza alimentare. Nel Sudan meridionale ed in Darfur il proseguire della guerra civile sta facendo peggiorare la già grave situazione alimentare della popolazione: si stima che siano circa 5,9 milioni le persone che dipendono dagli aiuti alimentari d’emergenza per sopravvivere.<br /><br /><strong>Altre regioni del mondo<br /><br /></strong>In Africa australe, nonostante la buona produzione cerealicola del 2009, persistono prezzi alimentari elevati in diversi paesi, con gravi conseguenze sulla sicurezza alimentare della popolazione.<br /><br />In Nord Africa la produzione complessiva di grano si prevede raggiungerà il nuovo record di 21,5 milioni di tonnellate, rispetto ai 14,3 milioni di tonnellate del 2008, quando la produzione era stata compromessa a causa della siccità.<br /><br />In Asia, le prospettive della produzione di riso nel 2009 si sono deteriorate dal luglio scorso a seguito delle irregolari piogge monsoniche in India, uno dei principali paesi produttori, e dei disastri naturali in alcuni altri paesi, come il Giappone, la Repubblica della Corea del Nord, la Repubblica democratica popolare del Laos e lo Sri Lanka.<br /><br />La FAO produce il rapporto <em>Crop Prospects and Food Situation</em> ogni tre mesi.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La fame dilaga in Africa Orientale</title>
	
	<description> Le prospettive per i raccolti del 2009 nel Corno d’Africa non sono buone, a causa del livello delle piogge inferiore alla media, cui si aggiungono conflitti e migrazioni che aggravano la già preoccupante situazione della sicurezza alimentare nella regione, ha annunciato oggi la FAO. Circa 20 milioni di persone nella regione attualmente dipendono per il loro sostentamento da programmi di assistenza alimentare, e tale numero potrebbe aumentare durante la stagione secca, in particolare tra i contadini, i pastori e i lavoratori urbani a basso reddito.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[ <strong>21 settembre 2009, Roma</strong> - Le prospettive per i raccolti del 2009 nel Corno d'Africa non sono buone, a causa del livello delle piogge inferiore alla media, cui si aggiungono conflitti e migrazioni che aggravano la già preoccupante situazione della sicurezza alimentare nella regione, ha annunciato oggi la FAO.<br /><br />Circa 20 milioni di persone nella regione attualmente dipendono per il loro sostentamento da programmi di assistenza alimentare, e tale numero potrebbe aumentare durante la stagione secca, in particolare tra i contadini, i pastori e i lavoratori urbani a basso reddito. <br /><br />Gli effetti di <em>El Niño</em>, che solitamente porta abbondanti piogge verso la fine dell'anno, potrebbero peggiorare la situazione, causando alluvioni e inondazioni, distruggendo sia i raccolti nei campi sia le scorte alimentari, aggravando le perdite di bestiame e danneggiando infrastrutture ed abitazioni. <br /><br /><strong>Basso potere d'acquisto<br /><br /></strong>In tutta l'Africa Orientale il prezzo del mais, uno dei prodotti principali della regione, è andato diminuendo dall'inizio dell'anno, ma rimane comunque più alto rispetto a due anni fa.<br /><br />In Uganda e in Kenya, per esempio, il prezzo del mais nel giugno 2009 era quasi al doppio del suo livello di 24 mesi prima. A Karthoum, in Sudan, nel giugno 2009 il prezzo del sorgo, un'altra coltura principale, era più del doppio del suo livello del giugno 2007. Anche a Mogadiscio, in Somalia, i prezzi continuano a rimanere più alti rispetto a prima della crisi, sebbene siano andati diminuendo a partire da metà 2008.<br /><br />Dato il basso potere d'acquisto, è prevedibile un peggioramento della situazione generale per quanto riguarda la sicurezza alimentare. Per i pastori, la carenza di adeguate terre da pascolo ha peggiorato le condizioni del bestiame e ridotto le prospettive di accesso al mercato, influendo negativamente sui loro redditi e sulla loro possibilità di procurarsi gli alimenti principali. Inoltre, i tassi di riproduzione del bestiame hanno risentito della scarsità delle piogge stagionali che perdura dal 2007, rendendo più difficile la ripresa dei sistemi di sussistenza rurali e peggiorando l'insicurezza alimentare nel lungo periodo.<br /><br /><strong>Una serie consecutiva di scarsi raccolti<br /><br /></strong>In Uganda, si prevede che la produzione relativa alla prima stagione di raccolti del 2009, terminata ad inizio agosto, resterà ben sotto i livelli medi, rappresentando così il quarto raccolto povero consecutivo. Nella regione di Acholi nel nord dell'Uganda, si prevede che la produzione dei primi raccolti di cereali e legumi raggiungerà livelli del 50% inferiori alla media. Questa situazione riduce la capacità delle famiglie di ricostituire le scorte alimentari e di garantirsi la sicurezza alimentare dopo anni di migrazioni dovute alle guerre civili. Si stima che oltre un milione di persone soffrano di insicurezza alimentare. Tale cifra potrebbe aumentare col protrarsi della stagione secca fino a metà novembre.<br /><br />In Kenya, la scarsa performance della produzione di mais della stagione "delle lunghe piogge" nel 2009, cui si aggiungono la già disastrata situazione degli stock nazionali di cereali, le restrizioni alle esportazioni nei paesi vicini e i persistenti alti prezzi dei cereali, ha nel complesso ridotto l'accesso al cibo. La produzione di mais, che costituisce l'80% della produzione annua complessiva, è stimata attorno ad 1,84 milioni di tonnellate, circa il 28% sotto ai livelli medi.<br /><br />Le migrazioni forzate, causate dalla necessità di reperire acqua potabile e pascoli, hanno peggiorato le condizioni del bestiame, aumentato la frequenza di malattie ed esacerbato i conflitti tra pastori per la proprietà delle risorse.<br /><br />In Etiopia, la produzione agricola della "belg", la breve stagione delle piogge che va da febbraio a maggio, è anch'essa stimata a livelli ben inferiori alla media. La scarsità di piogge si è tradotta in perdite in termini di raccolto che arrivano al 75% della produzione nelle aree più pesantemente colpite.<br /><br />In seguito agli scarsi risultati dei raccolti agricoli nella stagione "belg", il numero di persone bisognose di assistenza d'emergenza è stimato crescere di 1,3 milioni, fino a raggiungere i 6.2 milioni, ha annunciato la FAO. Anche le previsioni per i raccolti della stagione "kremti" in Eritrea sono negative.<br /><br />Secondo l'Unità di Analisi della FAO sulla Sicurezza Alimentare e l'Alimentazione, la Somalia sta affrontando la peggiore crisi umanitaria degli ultimi 18 anni, con circa metà della popolazione - attorno ai 3,6 milioni di persone - bisognosa di assistenza alimentare d'emergenza e di assistenza prolungata. Tale fetta della popolazione comprende gli 1,4 milioni di abitanti delle aree rurali colpite dalle forti siccità, i circa 655 000 residenti urbani colpiti dagli alti prezzi dei beni alimentari e non, e gli 1,3 milioni di sfollati a causa dei crescenti disordini interni e conflitti civili.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/35623/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/35623/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Aiutare la ricostruzione in Myanmar dopo il Ciclone Nargis</title>
	
	<description> E' stato firmato un programma triennale della FAO, finanziato dal governo italiano, volto a garantire la sicurezza alimentare di lungo periodo di 32 000 famiglie di pescatori e contadini poveri in Myanmar. Il programma servirà ad assistere il Myanmar a sviluppare attività di pesca sostenibile su piccola scala e strutture per l'acqualcultura negli ecosistemi costieri di mangrovie, così come a migliorare la produzione di riso.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>28 maggio 2009, Roma</strong> - E' stato firmato un programma triennale della FAO, finanziato dal governo italiano, volto a garantire la sicurezza alimentare di lungo periodo di 32 000 famiglie di pescatori e contadini poveri in Myanmar, ha comunicato oggi la FAO.<br /><br />Il programma servirà ad assistere il Myanmar a sviluppare attività di pesca sostenibile su piccola scala e strutture per l'acquacultura negli ecosistemi costieri di mangrovie, così come a migliorare la produzione di riso. Molti dei beneficiari saranno le vittime del devastante ciclone Nargis che l'anno scorso ha ucciso circa 150 000 persone.<br /><br />"Nel complesso, le condizioni di sopravvivenza di oltre 32 000 famiglie verranno migliorate grazie a questi tre progetti", dice Shin Imao, Rappresentante della FAO in Myanmar.<br /><br />"Queste famiglie si aggiungeranno agli oltre 112 000 famiglie che la FAO ha assistito tra giugno 2008 e maggio 2009, come parte del suo programma di assistenza di 17 milioni di dollari per il ciclone Nargis, e alle centinaia di migliaia di altre famiglie in varie parti del Myanmar con cui la FAO sta lavorando e ha lavorato durante questi trent'anni di attività nel paese."<br /><br />Secondo Giuseppe Cinti, Ambasciatore italiano in Myanmar, l'Italia ha già contribuito con 8 milioni di dollari agli sforzi di ricostruzione in Myanmar, di cui 6 milioni a finanziamento dei progetti gestiti dalla FAO. "Il nuovo programma - afferma Cinti - verrà attuato con lo scopo di dare alla gente in Myanmar gli strumenti per la loro autosufficienza".<br /><br />Nell'ambito di questi tre progetti, i piccoli contadini e pescatori verranno aiutati a migliorare la produzione tramite l'introduzione di tecnologie moderne. Inoltre, nuovi posti di lavoro e migliori redditi dovrebbero essere ottenuti tramite l'aumento della disponibilità di sementi di qualità, una gestione dell'acqua a livello locale e la ricostituzione degli ecosistemi.<br /><br />L'accordo è stato firmato durante una cerimonia svoltasi a Yangon lo scorso fine settimana, cui hanno partecipato Htay Oo, Ministro dell'Agricoltura e dell'Irrigazione del Myanmar, e Giuseppe Cinti, Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario dell'Italia in Myanmar.<br /><br />Il Ministro ha lodato la FAO per il ruolo svolto nel coordinare le attività di molti partners nella ricostruzione delle infrastrutture agricole nel periodo successivo al ciclone Nagis, che hanno contribuito allo sviluppo del programma di transizione finanziato dall'Italia.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/20086/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/20086/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 27 May 2009 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Dalle prime indicazioni, calo della produzione cerealicola mondiale nel 2009</title>
	
	<description> Seminativi più scarsi e condizioni climatiche sfavorevoli è probabile che faranno calare la produzione cerealicola nella maggior parte dei paesi produttori, secondo un nuovo rapporto FAO.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 12 febbraio 2009 - </strong>Nel 2009 la produzione cerealicola mondiale sarà inferiore rispetto ai livelli record del 2008, secondo le previsioni iniziali dell'ultimo rapporto FAO <em><a href="../../../../docrep/011/ai480e/ai480e00.htm">Crop Prospects and Food Situation</a></em> (Prospettive dei raccolti e situazione alimentare).  Le prime indicazioni suggeriscono, infatti, che semine più scarse e condizioni climatiche sfavorevoli faranno calare la produzione cerealicola nella maggior parte dei principali paesi produttori.<br /><br />Secondo il rapporto, in Europa e negli Stati Uniti nonostante condizioni generalmente favorevoli per il grano invernale, le superfici seminate sono diminuite in ragione dei previsti minori guadagni rispetto all'anno scorso, insieme al persistere dei prezzi alti degli input agricoli.<br /><br />Nei paesi a basso reddito con deficit alimentare, le prospettive per la produzione cerealicola agli inizi del 2009 sono al ribasso.  Le prime previsioni indicano un raccolto di mais più ridotto in Africa australe.  Condizioni di siccità prolungata stanno avendo effetti negativi sulla produzione di grano in Asia, specialmente in Cina per la produzione di grano invernale.  Le precipitazioni sono state scarse anche in India. Tuttavia, molto dipenderà dalla produzione di riso che in Asia deve ancora essere piantato.<br /><br />In Sud America, la produzione di grano del 2008 è stata dimezzata a causa della grave siccità in Argentina, e le persistenti condizioni di siccità stanno avendo effetti negativi sulla produzione di cereali secondari della regione.<br /><br /><strong>Aumentano le scorte....<br /><br /></strong>Secondo le ultime stime della produzione cerealicola 2008 e dell'utilizzo cerealicolo mondiale nel 2008/09, la FAO prevede un saldo positivo degli stock pari a 496 milioni di tonnellate disponibili per il 2009/10, questo è il livello più alto mai raggiunto dal 2002.<br /><br />Secondo la FAO nei paesi a basso reddito con deficit alimentare, a seguito dei raccolti superiori alla media del 2008, si allenterà la situazione di squilibrio tra la domanda e l'offerta.<br /><br /><strong>...ma i prezzi rimangono alti<br /><br /></strong>Nonostante il calo dei prezzi internazionali registrato nella seconda metà del 2008, i prezzi alimentari sui mercati interni rimangono sostenuti in molti paesi in via di sviluppo, con gravi conseguenze sull'accesso al cibo per i gruppi di popolazione più vulnerabili.  In Africa australe ed in America centrale, i prezzi dei principali prodotti alimentari non sono calati, ma anzi hanno continuato a salire.<br /><br />Nei paesi dell'Africa occidentale ed orientale, i prezzi sono decisamente calati dall'inizio dei raccolti di settembre-ottobre, ma a gennaio erano ancora ben al di sopra del livello di un anno fa.  La situazione è anche peggiore per il riso ed il grano importati - alimenti base in queste regioni - poiché i prezzi continuano a salire.<br /><br />I prezzi del riso e del grano rimangono alti anche in molti paesi poveri dell'Asia, tra questi l'Afghanistan, il Pakistan e lo Sri Lanka.<br /><br /><strong>Paesi in crisi alimentare</strong><br /><br />Crisi alimentari persistono in 32 paesi. Inoltre a seguito del recente conflitto desta particolare preoccupazione la situazione alimentare nella <strong>Striscia di Gaza</strong>.<br /><br />In Africa orientale, più di 18 milioni di persone devono fare i conti con una grave situazione di insicurezza alimentare a causa dei conflitti, dei disordini interni, delle condizioni climatiche sfavorevoli o dei loro effetti combinati, mentre si stima che in Africa australe il numero complessivo delle persone che soffrono di insicurezza alimentare sia di circa 8,7 milioni.  In <strong>Kenya, Somalia </strong>e <strong>Zimbabwe, </strong>la situazione alimentare è molto critica a causa della siccità, dei disordini interni e/o della generale crisi economica.<br /><br /><a href="../../../../docrep/011/ai480e/ai480e02.htm">Cliccare qui</a> per la lista completa dei paesi che necessitano di aiuti esterni.<br /><br /><strong>I biocombustibili</strong><br /><br />Secondo le ultime stime FAO, per l'anno commerciale 2008/09 (luglio/giugno) il volume di cereali utilizzato per la produzione di biocombustibili sarà di 104 milioni di tonnellate - il 4,6 per cento della produzione cerealicola mondiale - un aumento del 22 per cento rispetto alla quantità stimata per il 2007/08.<br /><br />Negli Stati Uniti, l'impiego complessivo di cereali per la produzione bioenergetica aumenterà, raggiungendo circa 93 milioni di tonnellate (di cui 91 milioni di tonnellate di mais), il 19 per cento in più rispetto al 2007/08.   Previsioni precedenti anticipavano una crescita nell'utilizzazione di mais per i biocarburanti perfino più rapida, ma il brusco calo del prezzo del petrolio ed il rallentamento dell'attività economica mondiale ha frenato questa tendenza.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/10129/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/10129/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Liberia: qualche spiraglio nell'infestazione di bruchi?</title>
	
	<description> Le conclusioni dell'equipe internazionale guidata da esperti FAO e dal Governo liberiano, suggeriscono che essere più facile di quanto non si sia temuto inizialmente contenere l'infestazione di bruchi che lo scorso mese ha spinto il Governo della Liberia a dichiarare lo stato di emergenza nazionale.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 4 febbraio 2009 - </strong>Le conclusioni dell'equipe internazionale guidata da esperti FAO e dal Governo liberiano, di ritorno da una missione sul campo di verifica e valutazione, suggeriscono che la minaccia dell'attuale e di possibili future infestazioni di bruchi potrebbe essere contenuta più facilmente di quanto non si sia temuto inizialmente.<br /><br />L'equipe, che la scorsa settimana ha visitato sette differenti aree colpite del paese, ha stabilito che gli insetti non erano della specie conosciuta in inglese come <em>Armyworm</em>, come indicato precedentemente, ma larve di altre specie di folene. <br /><br />Una differenza importante è che questi insetti si trasformano in crisalide, e tessono il loro bozzolo sul terreno sotto le foglie cadute. Questo rende relativamente più semplice sbarazzarsi dei bozzoli e limitare ulteriori infestazioni.<br /><br />La specie <em>Armyworm</em> invece, in questa fase si infossa 4-5 cm sotto terra, ed è molto più difficile da tenere sotto controllo. Quando vengono fuori dal bozzolo, ormai come falene adulte, possono volare per oltre 1.000 Km e depositare dopo l'accoppiamento più di 1.000 uova.<br /><br /><strong>Lo spettro della catastrofe</strong><br /><br />Questo elemento aveva paventato lo spettro di una seconda infestazione potenzialmente ancora più catastrofica della prima, che aveva colpito circa 500.000 persone ed avevano spinto il Governo della Liberia a dichiarare lo scorso mese lo stato di emergenza nazionale.<br /><br />Invece i componenti dell'equipe di esperti hanno riferito che gli abitanti dei villaggi hanno distrutto i bozzoli calpestandoli o raccogliendoli per poi bruciarli. Tuttavia queste misure non sono sufficienti ad evitare la loro diffusione tra la vegetazione e le coltivazioni alimentari.<br /><br />Esemplari di larve, pupe ed insetti adulti sono stati raccolti per essere studiati ed identificati con precisione. Foto sono state mandate via e-mail a laboratori specializzati in Gran Bretagna, il <em>Commonwealth Agricultural Bureaux International</em> (CABI), ed in Benin, l'<em>International Institute of Tropical Agricolture </em>(IITA) <em>Biological Control/Biodiversity Centre</em>. Quest'ultimo ha identificato gli organismi infestanti come "Achaea catocaloides rena (f.) BERIO (Noctuidae, Catocalinae)".<br /><br />I quattro esperti che componevano l'equipe FAO, provenienti dal Ghana e dalla Sierra Leone, insieme a due entomologi locali, hanno confermato che i bruchi hanno inquinato i corsi d'acqua e danneggiato diverse coltivazioni, tra cui quelle di caffè, di cacao, plantani, di banani e la flora selvatica. Grandi orde di falene adulte hanno anche contaminato l'ambiente con la loro composizione farinosa, col rischio di causare allergie tra la popolazione.<br /><br /><strong>Le produzioni alimentari di base</strong><br /><br />Tuttavia produzioni di base come il mais, il riso, il sorgo ed il miglio, scarse durante la stagione secca, in genere non sono state colpite. Secondo l'equipe d'esperti i bruchi si sono spostati verso altre fonti di cibo dopo aver mangiato le foglie dell'albero chiamato <em>Dahoma</em>, dove solitamente vivono. <br /><br />Nonostante sia una buona notizia il fatto che questi insetti formino i bozzoli non sotto terra ma in superficie, gli esperti hanno fatto notare che "non esistono piani di preparazione all'emergenza per seconde e terze ondate di infestazioni come misura preventiva".<br /><br />Il Ministero dell'Agricoltura liberiano sta adesso discutendo insieme alla FAO e ad altri partner come contenere l'infestazione dopo che sarà confermata la vera identità degli insetti coinvolti. Questa sarà anche un'opportunità per sviluppare un migliore sistema di risposta contro le infestazioni di insetti migratori nella regione, basato sul monitoraggio, sull'allerta rapida, sul controllo biologico, sullo sviluppo delle capacità locali e sulla preparazione di piani di contingenza. </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/10024/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/10024/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Striscia di Gaza: gravemente danneggiato il settore agricolo</title>
	
	<description> Quasi tutte le 13.000 famiglie di Gaza che dipendono dall'agricoltura, dalla zootecnia e dalla pesca, hanno subito danni di vaste proporzioni a causa del recente conflitto, molte attività sono andate completamente perdute.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 30 gennaio 2009 - </strong>Quasi tutte le 13.000 famiglie di Gaza che dipendono dall'agricoltura, dalla zootecnia e dalla pesca, hanno subito danni di vaste proporzioni a causa del recente conflitto e molte attività sono andate completamente perdute.<br /><br />La distruzione del settore agricolo ha peggiorato la già grave situazione della produzione alimentare causata da 18 mesi di chiusura delle frontiere: i fattori produttivi agricoli sono o troppi costosi o semplicemente non disponibili, l'accesso alle terre ed al mare è stato limitato e le importazioni e le esportazioni sono state fortemente ridotte. A causa della scarsa produzione agricola, gli abitanti di Gaza non hanno cibo a sufficienza che sia nutriente, prodotto localmente ed a prezzi accessibili. Carne e proteine animali sono irreperibili. (<a href="../../../../fileadmin/templates/tc/tce/pdf/FAO_brief_on_Gaza_23_Jan_09.pdf" target="_blank">Informazioni FAO sulla situazione a Gaza</a>.)<br /> <br />La FAO prevede un aumento dell'insicurezza alimentare, con sempre più famiglie che dipendono dagli aiuti alimentari e che sono state costrette a cambiare la propria dieta con cibi più economici e poveri dal punto di vista nutrizionale.<br /><br />"I contadini che già lottavano per riuscire a guadagnare qualcosa prima dello scoppiare del conflitto adesso rischiano una perdita irreversibile dei propri mezzi di sopravvivenza, poiché non possono rimpiazzare il bestiame perduto, gli attrezzi andati distrutti, o riparare quelli danneggiati", dice Luigi Damiani, Coordinatore senior della FAO a Gerusalemme. "Per molte donne i cui mariti sono stati uccisi o feriti durante il conflitto è sempre più difficile riuscire a tirare avanti e fornire cibo alla propria famiglia". <br /><br /><strong>Le attività della FAO<br /><br /></strong>La FAO presto riavvierà le sue attività nella Striscia di Gaza. Ha già programmato interventi d'emergenza per la ripresa agricola, per portare aiuto alle famiglie più vulnerabili. Gli aiuti d'emergenza comprenderanno la distribuzione di fattori produttivi - sementi, germogli, fertilizzanti, mangimi animali, attrezzi e materiale veterinario - per rimettere in piedi la produzione agricola, la zootecnia, l'acquacoltura e gli orti familiari per la prossima stagione primaverile.<br /><br />I pacchetti d'emergenza comprenderanno anche la riattivazione delle serre distrutte, delle stalle, dei canali d'irrigazione e dei pozzi d'acqua. L'agenzia avrà bisogno di circa 6.5 milioni di dollari per queste attività immediate, che porteranno aiuto concreto a circa 27.500 persone. La FAO fa anche appello affinchè siano disponibili i fondi necessari per coordinare gli aiuti dei diversi operatori, agenzie nazionali ed internazionali, organizzazioni non governative, donatori ed il Ministero dell'Agricoltura dell'Autorità Palestinese.<br /><br />A più lungo termine, la FAO continuerà a fornire assistenza ai contadini di Gaza per far sì che sia disponile, ed a prezzi accessibili per i consumatori, cibo prodotto localmente come carne, uova, latte e prodotti caseari, frutta e verdura.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Infestazione di bruchi causa distruzione in Liberia</title>
	
	<description> Orde infestanti di bruchi affamati sono comparse nel nord della Liberia, distruggendo le coltivazioni e la vegetazione e costringendo contadini terrorizzati a fuggire dai villaggi, facendo profilare all'orizzonte il rischio di un'emergenza alimentare, sanitaria ed ambientale in tutta l'Africa occidentale.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 22 gennaio 2009 - </strong>Orde infestanti di bruchi affamati sono comparse nel nord della Liberia, distruggendo le coltivazioni e la vegetazione e costringendo contadini terrorizzati a fuggire dai villaggi, facendo profilare all'orizzonte il rischio di un'emergenza alimentare, sanitaria ed ambientale in tutta l'Africa occidentale.<br /><br />Il Rappresentante della FAO in Liberia, Winfred Hammond, lui stesso entomologo, ha definito la situazione in Liberia "emergenza nazionale" ed ha affermato che a meno che l'infestazione non venga al più presto contenuta "è assai probabile" che possa diventare una crisi regionale coinvolgendo i paesi limitrofi Guinea, Sierra leone e Costa d'Avorio.<br /><br />I bruchi delle dimensioni di 2/3 centimetri e descritti dai contadini come"neri, striscianti e pelosi", avanzano a decine di milioni, divorando al passaggio piante ed interi raccolti.  In alcuni casi hanno invaso case e edifici rappresentando dunque un'enorme minaccia per la già precaria situazione di sicurezza alimentare della regione.<br /><br />In alcune comunità rurali gli abitanti non sono stati in grado di raggiungere le proprie case perché completamente circondate dalle orde di parassiti.<br /><br /><strong>Eserciti infestanti<br /><br /></strong>È stato confermato che sono stati coinvolti circa 46 villaggi nelle province settentrionali della Liberia di Bong, Lofa e Gbarpolu, è stato colpito oltre un terzo della popolazione della provincia di Bong, stimata intorno a 200.000 abitanti.  Si ritiene che i bruchi, che si sospetta si tratti della specie <em>Spodoptera spp, </em>stiano attualmente avanzando verso la frontiera con la Guinea.<br /><br />La situazione è aggravata dal fatto che molti pozzi e corsi d'acqua della zona siano stati contaminati per l'enorme volume di feci depositati dalle orde di bruchi e non siano più disponibile per il consumo umano.  La situazione è resa anche difficile dal fatto che buona parte della zona infestata non è raggiungibile in macchina, elemento che impedisce un'esatta e tempestiva valutazione del livello di infestazione raggiunto.<br /><br />La FAO ha creato una <em>task force </em>con esperti del Ghana e della Sierra leone per valutare la situazione, preparare con urgenza un piano d'azione e studiare le contromisure, di medio e lungo periodo, più appropriate, ha detto Hammond.  Esemplari di bruchi sono stati mandati ad Accra, in Ghana, per essere identificati con esattezza e per determinare quali pesticidi siano più appropriati per combatterli.<br /><br />La Liberia ha creato tre comitati per affrontare la crisi che si occupano rispettivamente della pianificazione, della mobilizzazione delle risorse e della comunicazione ed informazione.  Secondo Hammond al paese mancano le risorse finanziarie e la capacità tecnica necessarie per combattere questa emergenza da solo e avrà bisogno di aiuti internazionali.  Ha tuttavia messo in guardia contro l'uso di pesticidi aerei perché contaminerebbero ulteriormente il già precario approvvigionamento idrico della zona.  E la FAO da parte sua raccomanda l'impiego di biopesticidi meno rischiosi, qualsiasi sia il metodo che verrà adottato.<br /><br /><strong>Alberi giganti<br /><br /></strong>Le zone che sinora sono state trattate con pesticidi da terra sono state velocemente reinfestate.  Questo si deve al fatto che molti bruchi vivono sulle foglie di alberi giganti come il <em>Dahoma,</em> che può raggiungere oltre otto metri d'altezza. <br /><br />L'infestazione si sta diffondendo velocemente per due fattori: gli insetti si moltiplicano molto rapidamente e le falene adulte possono volare per lunghe distanze col favore delle tenebre.<br /><br />L'infestazione è stata definita come la peggiore in Liberia negli ultimi trent'anni.  L'ultima infestazione di questa specie di bruchi nella regione è stata nel 2006 in Ghana.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 00:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Occorrono aiuti alimentari per 8,7 milioni di nord coreani</title>
	
	<description> Circa il 40 per cento della popolazione della Repubblica Democratica Popolare di Corea, si stima 8,7 milioni di persone, in maggioranza bambini, donne incinte, puerpere ed anziani, avranno presto bisogno di assistenza alimentare a causa della prevista scarsità di cibo nei prossimi mesi, hanno reso noto oggi la FAO ed il Programma Alimentare mondiale in un rapporto congiunto.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 8 dicembre 2008 - </strong>Circa il 40 per cento della popolazione della Repubblica Democratica Popolare di Corea, si stima 8,7 milioni di persone, in maggioranza bambini, donne incinte, puerpere ed anziani, avranno presto bisogno di assistenza alimentare a causa della prevista scarsità di cibo nei prossimi mesi, hanno reso noto oggi la FAO ed il Programma Alimentare mondiale in un rapporto congiunto. <br /><br />Nonostante nella passata stagione produttiva le condizioni climatiche nell'insieme siano state favorevoli, si prevede che la produzione agricola del paese quest'anno non riuscirà a soddisfare il fabbisogno minimo della popolazione, secondo il rapporto FAO/PAM frutto della Missione di valutazione della produzione e della sicurezza alimentare compiuta nella Repubblica Democratica popolare di Corea dal 9 al 24 ottobre di quest'anno, la prima missione sul campo esaustiva che sia stata compiuta dal 2004 ad oggi.<br /><br />"La Corea del Nord dovrà fare i conti con una grave situazione alimentare nei prossimi mesi", dice Henri Josserand, responsabile del Sistema mondiale d'informazione e di allerta rapida della FAO.  "Nonostante le buone condizioni meteorologiche ed il lavoro dei contadini, non si è riusciti a superare la mancanza di fertilizzanti e di fonti d'energia.  Le prospettive per quest'anno sono molto negative, e si prevede una sensibile mancanza di alimenti di base, che solo parzialmente potrà essere coperta dalle importazioni commerciali e dagli aiuti alimentari".<br /><br />Il rapporto stima che la produzione alimentare complessiva del paese sarà di 4,21 milioni di tonnellate per l'anno commerciale 2008/2009 (novembre 2008 - ottobre 2009).  Questo ammontare lascia il paese con un deficit cerealicolo di circa 836.000 tonnellate, anche considerando le importazioni commerciali (circa 500.000 tonnellate).  Per dar da mangiare a circa 9 milioni di persone si stima serviranno intorno a 800.000 tonnellate di aiuti alimentari per arrivare sino al prossimo raccolto nell'ottobre 2009.<br /><br />"I risultati della missione confermano i timori del PAM che milioni di famiglie nord coreane dovranno patire ancora un altro anno di penuria alimentare", dice Torben Due, rappresentane del PAM in Nord Corea in una dichiarazione rilasciata da Pyongyang.  "Con un deficit alimentare di tale ampiezza, avere acceso ad una quantità di cibo sufficiente e mantenere una dieta bilanciata sarà quasi impossibile, in particolare per le famiglie che vivono nelle aree urbane o nelle province remote del Nordest del paese.  Questo potrebbe avere conseguenze molto gravi per le condizioni di salute dei gruppi più vulnerabili".<br /><br /><strong>Prospettive modeste</strong><br /><br />La scarsa produzione agricola ha cause di lungo periodo come la riduzione della fertilità del suolo, la mancanza di input agricoli, eventi climatici estremi e questioni strutturali, tra cui le limitazioni (restrizioni) sulle attività di mercato.  Nel 2008 erano disponibili le sementi, ma le forniture di fertilizzanti nel 2007 sono state solo del 60 per cento rispetto a quanto richiesto e la fornitura d'energia è stata del 70 per cento rispetto ai livelli dello scorso anno.  I rendimenti di tutte le coltivazioni sono stati molto bassi anche a causa della grande acidità del suolo e della maggiore vulnerabilità a fenomeni climatici estremi, come le inondazioni dell'agosto 2007.<br /><br />"L'attuale modello di produzione agricola e le attuali tecniche di coltivazione non sono sostenibili.  Di recente il paese ha iniziato ad adottare tecniche di agricoltura conservativa, a moltiplicare sementi di migliore qualità e ad impiegare altre pratiche efficienti, ma per riuscire a cambiare l'intero settore ci vorrà del tempo", aggiunge Josserand.<br /><br /><strong>Cibo scarso ed insufficiente<br /><br /></strong>Il prossimo anno il nucleo familiare medio continuerà "ad incontrare grande difficoltà per riuscire ad avere cibo a sufficienza", hanno avvertito la FAO ed il PAM.  Solo 142 kg di produzione nazionale saranno disponibili in media per persona, rispetto ai 167 kg ritenuti necessari per una dieta salutare.<br /><br />Le razioni di cibo fornite dal Sistema di Distribuzione Pubblico, la fonte principale di cibo per circa il 70 per cento della popolazione nord coreana, si prevede saranno drasticamente ridotte, in particolare durante la stagione magra da giugno ad ottobre.<br /><br />"Valutazioni sulla sicurezza alimentare precedenti hanno mostrato che la maggioranza delle famiglie nord coreane stanno già dimezzando il numero dei pasti giornalieri e consumano una dieta pericolosamente povera e poco varia", ha affermato Torben Due.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 08 Dec 2008 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La manioca torna sulle mense degli africani</title>
	
	<description> Dopo anni in cui a causa di un virus devastante la produzione di manioca - uno degli alimenti più diffusi in Africa - è andata perduta, gli agricoltori della regione dei Grandi Laghi sono oggi tornati ad avere buoni raccolti grazie al partenariato tra l'agenzia ONU e l'Unione Europea.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[  <p><strong>Roma/Bruxelles, 14 Novembre 2008</strong> - Dopo anni in cui a causa di un virus devastante la produzione di manioca - uno degli alimenti più diffusi in Africa - è andata perduta, gli agricoltori della regione dei Grandi Laghi sono oggi tornati ad avere buoni raccolti fa sapere la FAO, che saluta questo risultato come una pietra miliare del solido partenariato tra l'agenzia ONU e l'Unione Europea. <br /> <br /> In tempo per l'ultima stagione di semina, sono state distribuite piantine di manioca immuni dal virus a circa 330.000 piccoli proprietari nei paesi colpiti: Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Uganda, a beneficio di circa 1,65 milioni di persone. <br /> <br /> "Il fatto di avere di nuovo la manioca sulle mense è di grande importanza, specialmente per i gruppi più vulnerabili, quest'anno già colpiti molto duramente dalla crisi alimentare mondiale", ha detto Eric Kueneman, responsabile del Servizio Raccolti e Pascoli della FAO. Incrementare la produzione locale di coltivazioni come la manioca - dice l'esperto - rappresenta un punto di forza della risposta della FAO all'attuale crisi alimentare e finanziaria, che solo nel 2007 ha aggiunto 75 milioni di persone a coloro che soffrono la fame. <br /> <br /> Ma nella regione dei Grandi Laghi, i prezzi alti del cibo e dei fertilizzanti sono solo parte del problema. Come dimostrano i recenti disordini ed episodi di violenza nella Repubblica Democratica del Congo, nella regione la pace è ancora molto lontana dall'essere stata raggiunta.  Ed è proprio in situazioni di instabilità estrema che la manioca può fare la differenza. <br /> <br /> Le radici della manioca possono essere raccolte quando servono, ma possono anche rimanere nel terreno, quando i contadini sono costretti a lasciare la propria terra. Inoltre, la manioca non è una preda facile, quando la terra è incustodita è difficile dissotterrarla per chi volesse rubare il raccolto. <strong><br /> <br /> <strong>Scarsezza di cibo</strong></strong> <br /> <br /> "Abbiamo fatto molti passi avanti per rendere questa regione di nuovo autosufficiente per quanto riguarda la manioca", dice Cees Wittebrood del Dipartimento di Aiuti Umanitari della Commissione Europea (ECHO), principale partner della FAO negli interventi per riavviare la produzione di manioca a livello regionale.  "Una delle nostre priorità è assicurare che ogni contadino possa coltivare per la propria sussistenza, e la collaborazione con la FAO è cruciale per raggiungere questo obiettivo". <br /> <br /> Si calcola che ogni africano consumi in media 80 kg di manioca all'anno.  È facile intuire dunque quali siano state le conseguenze quando un ceppo aggressivo del virus Malattia Mosaico della Manioca (CMD) ha decimato i raccolti nella regione dei Grandi Laghi.  <br /> <br /> In Uganda, per esempio, dove a partire dai primi anni ‘90 il virus CMD ha distrutto circa 150.000 ettari di piantagioni - una perdita stimata intorno a 60 milioni di dollari l'anno - la scarsezza di cibo causata dal virus ha portato a carestie localizzate nel 1993 e nel 1997. <br /> <br /> La lotta contro l'epidemia ha avuto inizio con lo sviluppo di una serie di varietà immuni, messe a punto da uno dei partner della FAO nel campo della ricerca, l'Istituto Internazionale per l'Agricoltura Tropicale in Nigeria.  Queste varietà sono state moltiplicate in vivai sponsorizzati da una vasta gamma di partner, inclusi gli istituti di ricerca nazionali, i governi locali e la società civile, producendo alla fine abbastanza sementi per una distribuzione di massa alla popolazione. <br /> <br /> Contemporaneamente la FAO al fine di incrementare la capacità e gli sforzi dei singoli paesi della regione, ha lanciato nel 2006 un'iniziativa regionale sulla manioca, con i finanziamenti di numerosi donatori guidati dall'ECHO, che da allora ha contribuito con un totale di 3,3 milioni di euro. <br /> <strong><br /> <strong>A tavola!</strong></strong> <br /> <br /> La provincia di Cibitoke, nel Nord del Burundi, è stata l'epicentro dell'epidemia di CMD. I campi aridi ed improduttivi fino ad un anno fa, sono adesso verdeggianti per le giovani piante di manioca. "È dolce e non amara", dice Ernest Nduwimana, un giovane contadino che ha perso il padre durante la guerra civile in Burundi, tenendo in mano un'enorme radice di manioca appena dissotterrata. <br /> <br /> La produzione è stata buona quest'anno, dice Ernest. Ce n'è abbastanza per dar da mangiare alla sua famiglia fino al prossimo raccolto, per il quale si sta già attrezzando con le talee di qualità ricavate dalle sue piante. Alla fine, dopo un lungo giorno di lavoro, ritorna a casa, dove sua madre gli ha preparato il <em>bugari</em>, un piatto locale a base di farina di manioca, servito con fagioli e pesce.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/8547/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/8547/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 04:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>L’IFAD stanzia 10 milioni di dollari a sostegno degli agricoltori haitiani</title>
	
	<description> 27 ottobre 2008 - Le comunità rurali di Haiti attualmente colpite da una grave crisi alimentare saranno assistite con un pacchetto di 10.2 milioni di dollari, che dovrà sostenere una rapida ripresa del sofferente settore agricolo haitiano. </description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 27 ottobre 2008</strong> – Le comunità rurali di Haiti attualmente colpite da una grave crisi alimentare saranno assistite con un pacchetto di 10.2 milioni di dollari, che dovrà sostenere una rapida ripresa del sofferente settore agricolo haitiano. <br /><br />Tali fondi arrivano in un momento difficile per il paese, che si trova di fronte alla doppia sfida di riprendersi dalla recente ondata di uragani, che il governo stima aver provocato danni per almeno 500 milioni di dollari, e di dar da mangiare alla sua popolazione, gran parte della quale affrontava gravi ristrettezze alimentari già prima di tale disastro.<br /><br />L’accordo è stato firmato il 22 Ottobre scorso tra il governo di Haiti e la FAO. L’IFAD (Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo) fornirà i fondi.<br /><br />Il pacchetto da 10 milioni di dollari stanziato dalll’IFAD verrà reso effettivo nell’ambito della recente iniziativa FAO sul rialzo dei prezzi degli alimenti (<em>ISFP, Initiative on Soaring Food Prices</em>), parte di un più ampio pacchetto di assistenza ai piccoli contadini in condizioni di povertà. <br /><br />Ad Haiti i piccoli contadini costituiscono l’80% della forza lavoro agricola, e molti di loro versano in condizioni di grave sottonutrizione. <br /><br />Il pacchetto ha per obiettivo di risollevare rapidamente la produzione locale, aumentare la disponibilità dei generi alimentari di base sui mercati e rafforzare la sicurezza alimentare per l’intera popolazione.<br /><br />Il finanziamento andrà ad incrementare la produzione agricola per la stagione 2008-2009, fornendo assistenza a centinaia di migliaia di piccoli agricoltori e alle loro famiglie, gravemente colpite dal rialzo del corso dei beni alimentari. <br /><br />Negli ultimi 4 anni, il corso delle derrate alimentari è cresciuto in media del 18% annuo, colpendo in particolare alimenti come riso e mais, ma anche fagioli, olio e altri essenziali. La crisi ha gravemente colpito sia le popolazioni delle aree rurali che quelle delle aree urbane, causando un aumento dell’insicurezza alimentare, una pesante crisi economica e una situazione di stasi socio-politica.<br /><br />Grazie a tale progetto, oltre 240.000 piccoli agricoltori riceveranno un pacchetto comprendente, tra le risorse, inputs agricoli e semi di ortaggi, cereali, manioca, patata dolce e banano. Sarà dato supporto alla capacità produttiva nazionale nel settore delle sementi così come alle organizzazioni agricole locali in generale, allo scopo di garantire la sicurezza alimentare in tutto il paese. <br /><br />Il progetto verrà attuato, con effetto immediato, nell’arco dei prossimi 15 mesi.<br /><br /><em>L’IFAD fu creato 30 anni fa per combattere la povertà rurale, principale conseguenza delle siccità e carestie dei primi anni ’70. Dal 1978 ad oggi, l’IFAD ha investito oltre 10 miliardi di dollari in prestiti e sovvenzioni a basso tasso d’interesse che hanno aiutato oltre 400 milioni di uomini e donne delle zone rurali, viventi in condizioni di estrema povertà, ad aumentare i loro redditi a e provvedere alle proprie famiglie. L’IFAD è un’istituzione finanziaria internazionale ed un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite. E’ una partnership internazionale tra OECD, OPEC e altri paesi in via di sviluppo. Attualmente l’IFAD è impegnato in oltre 200 programmi e progetti in 85 paesi in via di sviluppo e in un terrirorio.</em><br /><hr /><br /><strong>Contatto:</strong><br />Alison Small<br />Ufficio stampa FAO<br />alison.small@fao.org<br />(+39)0657056292<br />(+39) 348 8705221]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/8136/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/8136/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 26 Oct 2008 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Urge maggiore impegno politico e finanziario per cancellare la fame</title>
	
	<description> 16 ottobre 2008 - Il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf ha sollecitato oggi un maggiore impegno politico e finanziario per promuovere l’agricoltura sostenibile nei paesi poveri, raddoppiare la produzione alimentare globale e liberare il mondo da fame e malnutrizione.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 16 ottobre 2008</strong> - Il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf ha sollecitato oggi un maggiore impegno politico e finanziario per promuovere l’agricoltura sostenibile nei paesi poveri, raddoppiare la produzione alimentare globale e liberare il mondo da fame e malnutrizione.<br /> <br /> Intervenendo alla Cerimonia della Giornata Mondiale dell’Alimentazione – che commemora la fondazione della FAO avvenuta il 16 ottobre del 1945 – Diouf ha detto: “Voglio riaffermare con forza che abbiamo i mezzi e le conoscenze per sradicare la situazione di fame cronica in cui versano 923 milioni di persone. Sappiamo anche cosa è necessario fare per raddoppiare la produzione alimentare mondiale e riuscire a nutrire una popolazione che si prevede raggiungerà i 9 miliardi di persone nel 2050”. <br /> <br /> “Quello che occorre (…) è la volontà politica e il mantenimento degli impegni finanziari presi, per riuscire a fare gli investimenti necessari a promuovere lo sviluppo sostenibile del settore agricolo nei paesi più poveri”, ha detto Diouf facendo poi notare che solo il 10 per cento si è finora materializzato - soprattutto per assistenza alimentare d’emergenza - dei 22 miliardi di dollari promessi nei mesi scorsi.<br /> <br /> <strong>Pace e sicurezza</strong> <br /> <br /> Il Direttore Generale ha poi proseguito: “Solo in questo modo riusciremo a forgiare un mondo di progresso economico e sociale e creare le condizioni per la pace e la sicurezza dell’umanità”. <br /> <br /> Nel suo discorso alla cerimonia la First Lady egiziana, Signora Suzanne Mubarak, ha affermato che la crisi alimentare merita soccorsi e aiuti pari a quelli offerti a livello internazionale per la crisi finanziaria e creditizia.<br /> <br /> “Proprio in questi giorni abbiamo visto come in tempo record si sia stati capaci di raccogliere 700 miliardi di dollari per salvare i mercati finanziari e come simili iniezioni di capitali siano arrivate a sostegno delle banche finanziarie”, ha affermato la Signora Mubarak.<br /> <br /> “Ritengo che le dimensioni della crisi alimentare abbiano raggiunto un livello tale da giustificare misure egualmente rapide ed energiche per arrestare un’ulteriore e letale ascesa”, ha aggiunto. “Non dimentichiamo che quello che è in gioco sono le vite di milioni di persone”.<br /> <br /> <strong>Giustizia sociale</strong><br /> <br /> Papa Benedetto XVI, nel suo messaggio letto da Monsignor Renato Volante, Rappresentante permanente della Santa Sede presso la FAO, ha detto che la soluzione duratura alla fame nel mondo sta nella promozione di un ordine internazionale basato sulla giustizia sociale.<br /> <br /> Il mondo produce cibo a sufficienza per sfamare una popolazione in aumento, ha fatto notare. Se le persone sono affamate, è in parte causa di una “corsa al consumismo” che impone riduzioni forzate alla capacità nutrizionale delle regioni più povere”. Tra le altre cause vi sono la mancanza di volontà politica da parte delle nazioni ma anche le “speculazioni fuori controllo”, insieme alla “corruzione negli affari pubblici e agli investimenti crescenti negli armamenti ed in sofisticate tecnologie militari, a discapito dei bisogni primari della gente”. <br /> <br /> “Una condizione essenziale per incrementare la produzione, salvaguardare l’identità delle popolazioni indigene, ed assicurare pace e sicurezza nel mondo è quello di garantire l’accesso alla terra, e così aiutare i contadini e promuovere i loro diritti”, ha aggiunto il Pontefice.<br /> <br /> <strong>La corsa <em>Run for Food</em></strong><br /> <br /> Per celebrare la Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2008, il cui tema centrale era il cambiamento climatico e la bioenergia, sono stati organizzati eventi ed attività in oltre 150 paesi. A Roma avrà luogo la terza edizione della popolare corsa <em>Run for Food</em> che avrà luogo domenica 19 ottobre e coinvolgerà migliaia di persone.  Un evento simile si svolgerà anche a Milano.<br /> <br /> L’ex Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton ed il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon parteciperanno insieme a Jacques Diouf ed ai Capi di altre agenzie ONU ad una cerimonia celebrativa della Giornata Mondiale dell’Alimentazione che avrà luogo al Palazzo di Vetro a New York il 23 ottobre.<hr /><br /> <strong>Contatto</strong>: <br /> Christopher Matthews <br /> Ufficio stampa FAO<br /> christopher.matthews@fao.org<br /> (+39) 06 570 53762<br /> (+39) 349 5893 612]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/8187/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/8187/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 15 Oct 2008 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Appello urgente per Haiti colpita dagli uragani</title>
	
	<description> 11 settembre 2008 - La FAO ha oggi lanciato un appello di 10,5 milioni di dollari per aiutare Haiti dopo le quattro devastanti tempeste tropicali che l’hanno colpita. I fondi serviranno per rimettere in piedi il settore agricolo, riavviare la produzione alimentare e lottare contro la diffusione di malattie animali.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 11 settembre 2008</strong> - La FAO ha oggi lanciato un appello di 10,5 milioni di dollari per aiutare Haiti dopo le quattro devastanti tempeste tropicali che l’hanno colpita. I fondi serviranno per rimettere in piedi il settore agricolo, riavviare la produzione alimentare e lottare contro la diffusione di malattie animali.<br />  <br /> Già prima di questi cicloni, Haiti - il paese più povero di tutto l’emisfero occidentale – era afflitto da insicurezza alimentare cronica e diffusa povertà, aggravate dall’aumento dei prezzi alimentari a livello mondiale dell’ultimo anno. <br /> <br /> Durante la stagione agricola passata, la FAO aveva avviato un intervento urgente per incrementare la produzione agricola e migliorare la disponibilità di cibo a livello locale. Ma gli uragani Fay, Hanna, Gustav e Ike si sono abbattuti sul paese in rapida successione durante il periodo centrale della crescita del grano. Il risultato è stato catastrofico, i raccolti sono andati interamente perduti, o seriamente compromessi, e gran parte delle terre coltivate inondate. <br /> <br /> <strong>Aiuti urgenti per i contadini</strong><br /> <br /> Gli uragani hanno avuto un grave impatto sulle condizioni di vita dei contadini e delle comunità rurali. Più di 50 000 famiglie hanno perso i propri mezzi di sostentamento e non hanno più cibo.<br /> <br /> Fame e malnutrizione peggioreranno nei prossimi mesi se le famiglie contadine sfollate non riusciranno a tornare alle loro terre. Secondo la FAO, affinché la produzione agricola continui, è essenziale sia data assistenza immediata alle famiglie contadine che hanno perso ogni cosa. <br /> <br /> La FAO necessita di fondi per intervenire su tre aree prioritarie del settore agricolo di Haiti:<br /> <br /> ●  distribuzione di sementi, di attrezzi e di piccoli animali d’allevamento;<br /> <br /> ● ricostruzione delle infrastrutture d’irrigazione per garantire la ripresa della produzione agricola in tempo per la prossima stagione produttiva. Per far ciò si impiegherà la stessa popolazione haitiana colpita dal disastro, per fornire una fonte immediata di reddito;<br /> <br /> ●  assistenza d’emergenza per combattere la diffusione di malattie animali e ridurre i rischi di morie tra il bestiame.<br /> <br /> La valutazione attualmente in corso ad Haiti indica che vi sono stati gravi danni al settore agricolo in 9 dei 10 dipartimenti del paese.<br /> <br /> <strong> Infrastrutture distrutte, bestiame annegato </strong><br /> <br /> A causa delle inondazioni, delle erosioni e delle frane sono andati perduti i raccolti di mais, sorgo, fagioli, cassava e patate dolci, come pure sono state danneggiate le piantagioni di banana. Oltre 2000 capi di bestiame sono annegati e chilometri di sistemi d’irrigazione e di drenaggio, e di altre infrastrutture rurali, necessitano di essere ricostruiti.<br /> <br /> In gran parte del piccolo paese insulare, le linee elettriche e le strade sono state distrutte, fattore che complica ulteriormente la ripresa delle attività agricole e commerciali. <br /> <br /> Si teme che la valutazione dei danni, attualmente in corso, possa rivelare una situazione ancora più catastrofica del settore agricolo, con conseguenze devastanti per i piccoli coltivatori e per la disponibilità di cibo per la popolazione.<br /> <br /> L’appello della FAO è parte di un appello più ampio lanciato dalle Nazioni Unite ONU per aiutare Haiti a rimettersi in piedi dopo la serie di cicloni che l’ha colpita.<hr /> <br /> <strong>Contatto:</strong><br /> John Riddle<br /> Ufficio stampa FAO (Londra)<br /> John.Riddle@fao.org<br /> (+44) 780 478 6942]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/7602/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/7602/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 10 Sep 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
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