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 <title>FAO news &gt; Commercio e mercati</title>
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 <description>Notizie dall'Organizzazione dell'ONU per l'Alimentazione e l'Agricoltura</description>
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 <copyright>2009 FAO</copyright>
 <managingEditor>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</managingEditor>
 <webMaster>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</webMaster>
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	<title>Invariato a gennaio l’Indice dei prezzi alimentari FAO</title>
	
	<description> Nel mese di gennaio l'Indice FAO dei prezzi alimentari si è mantenuto stabile a 210 punti, dopo tre mesi consecutivi di flessione. Aumenti del prezzo degli oli e dei grassi hanno controbilanciato le quotazioni più basse dei cereali e dello zucchero, mentre i valori dei prodotti lattiero-caseari e delle carni sono rimasti sostanzialmente invariati.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 7 febbraio 2013 - </strong>Nel mese di gennaio <a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/" target="_blank">l'Indice FAO dei prezzi alimentari</a> si è mantenuto stabile a 210 punti, dopo tre mesi consecutivi di flessione.  Aumenti del prezzo degli oli e dei grassi hanno controbilanciato le quotazioni più basse dei cereali e dello zucchero, mentre i valori dei prodotti lattiero-caseari e delle carni sono rimasti sostanzialmente invariati. La pausa nel calo dell'Indice coincide con una significativa revisione al rialzo delle ultime previsioni della FAO per la produzione cerealicola mondiale nel 2012 - adesso stimata intorno a 2.302 milioni di tonnellate, 20 milioni di tonnellate in più rispetto alle proiezioni di dicembre.<br /><br />Il <a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/csdb/en/" target="_blank">Bollettino mensile della FAO sull'Offerta e Domanda di Cereali</a>, fa notare che questa revisione riflette per lo più gli aggiustamenti sulle stime della produzione di mais in Cina, Nord America e nei paesi dell'Europa centrale e orientale della CSI.  Tuttavia, anche a questo nuovo livello, la produzione cerealicola mondiale rimarrebbe un 2% al di sotto del raccolto record del 2011.<br /><br />Le prime previsioni per la produzione cerealicola del 2013 indicano un aumento della produzione mondiale di grano.  Contribuisce largamente a questa previsione uno stimato 4-5% di aumento delle aree a grano dell'Unione Europea, insieme al fatto che sinora le condizioni climatiche sono state generalmente favorevoli.  <br /><br />Negli Stati Uniti le prospettive sono invece meno favorevoli. Nonostante uno stimato 1% di aumento nelle semine di grano invernali e le previsioni di un'espansione delle aree coltivate a grano primaverili, condizioni di grave siccità continuano ad affliggere i <em>Southern Plains</em>, dove si registra una produzione molto scarsa.<br /><br />"Data la scarsità dell'offerta, il clima rimane un elemento importante nel determinare i prezzi.  Per diversi cereali, la produzione dovrà crescere in modo significativo quest'anno, per evitare inaspettati rialzi dei prezzi", dice Abdolreza Abbassian, economista senior della FAO, analista dell'andamento del mercato cerealicolo. <br /><br /><strong>Calano gli stock cerealicoli mondiali<br /><br /></strong>Le riserve cerealicole mondiali alla chiusura della stagione produttiva del 2013 sono stimate intorno a 495 milioni di tonnellate, dando uno <em>stock-to-use</em> <em>ratio</em> cerealicolo mondiale di 20.6% , più basso del 22% del 2011/12 ma superiore al minimo del 18,7% raggiunto nel biennio 2007/2008.<br /><br />Si prevede che il commercio cerealicolo mondiale nel 2012/13 diminuirà, raggiungendo i 297,5 milioni di tonnellate, un calo del 6% dalla stagione precedente, ma tuttavia circa 2 milioni di tonnellate più alto delle previsioni di dicembre. Tra le indicazioni emergenti del mercato mondiale di cereali nel 2013 vi è la ripresa di grandi esportazioni di grano dall'India, nell'ordine di 6,5 milioni di tonnellate e di mais dal Brasile per la cifra record di 22 milioni di tonnellate, allettando la pressione della domanda/offerta cerealicola a livello mondiale.<br /><br /><strong>I prezzi internazionali<br /><br /></strong>Per quanto riguarda gli attuali prezzi internazionali, l'Indice dei prezzi cerealicoli della FAO è calato dell'1,1 per cento, vale a dire di circa tre punti, attestandosi in gennaio a 247 punti.  L'Indice cerealicolo è continuato a scendere sin da ottobre, riflettendo per lo più migliori condizioni produttive.<br /><br />Nel mese di gennaio l'Indice dei prezzi degli oli e dei grassi è stato in media di 205 punti, un aumento del 4,4%, vale a dire di 9 punti rispetto al mese di dicembre, invertendo il trend negativo dei quattro mesi precedenti. La ripresa è stata principalmente trainata dall'olio di palma, in ragione di un'aumentata domanda di importazioni.<br /><br />L'Indice dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari ha registrato nello stesso periodo una media di 198 punti, appena più alta di quella del mese di dicembre.<br /><br />I prezzi della carne hanno registrato una media di 176 punti, appena sotto quella del mese di dicembre.  Le quotazioni di tutte le categorie di carne sono state per lo più stabili, sebbene vi sia stato un leggero abbassamento dei prezzi del pollame e della carne di maiale. <br /><br />Il prezzo dello zucchero ha registrato una media di 268 punti, un calo del 2,2 % - 6 punti - rispetto al mese di dicembre. I prezzi sono calati per il terzo mese consecutivo, in base alle previsioni di grandi eccedenze produttive a livello mondiale e considerevoli disponibilità per l'esportazione, in particolare dal Brasile e dalla Tailandia. <br /><br />L'Indice dei prezzi alimentari della FAO misura la variazione mensile dei prezzi internazionali di un paniere di prodotti alimentari di base<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 06 Feb 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Ancora stabile l’Indice dei prezzi alimentari FAO</title>
	
	<description> Nel mese di agosto l’Indice dei prezzi alimentari della FAO è rimasto invariato rispetto al mese di luglio, registrando una media di 213 punti. In conferenza stampa il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha dichiarato: &quot;Questo dato è rassicurante. Sebbene non vada abbassata la guardia, i prezzi attuali non giustificano timori circa una possibile crisi alimentare mondiale. Ma la comunità internazionale può e dovrebbe cercare di calmare ulteriormente i mercati&quot;.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 6 settembre 2012 - </strong>Nel mese di agosto l'<a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/" target="_blank">Indice dei prezzi alimentari della FAO</a> è rimasto invariato rispetto al mese di luglio, registrando una media di 213 punti.  <br /> <br /> Nel corso della conferenza stampa di presentazione dell'Indice, il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha dichiarato: "Questo dato è rassicurante.  Sebbene non vada abbassata la guardia, i prezzi attuali non giustificano timori circa una possibile crisi alimentare mondiale".  Ed ha poi aggiunto: "Ma la comunità internazionale può e dovrebbe cercare di calmare ulteriormente i mercati". <br /> <br /> L'Indice dei prezzi alimentari FAO nel mese di luglio era aumentato del 6%, dopo tre mesi di ribassi.<br /> <br /> Il nuovo Indice mostra che nel mese di agosto i prezzi dei cereali e degli oli e dei grassi hanno subito poche variazioni, mentre quelli dello zucchero sono calati bruscamente, compensando gli aumenti dei prezzi della carne e dei prodotti latto-caseari.<br /> <br /> Sebbene ancora alto, l'Indice FAO adesso si attesta a 25 punti al di sotto del picco di 238 punti raggiunto nel febbraio del 2011 e 18 punti in meno rispetto al livello dell'agosto 2011.  L'Indice dei prezzi alimentari FAO misura il cambiamento mensile dei prezzi internazionali di un paniere di prodotti alimentari di base.<br /> <br /> L'Indice FAO dei prezzi dei cereali in agosto ha registrato una media di 260 punti, la stessa del mese di luglio, con qualche aumento per il grano e il riso, che compensa il leggero indebolimento di quelli del mais.  Il peggiorare delle prospettive produttive del mais negli Stati Uniti e del grano nella Federazione Russa inizialmente aveva alimentato le quotazioni delle esportazioni.  Ma verso la fine del mese i prezzi si sono attenuati a seguito delle abbondanti piogge che hanno interessato negli Stati Uniti zone solitamente colpite da siccità e dell'annuncio della Federazione Russa che non avrebbe imposto restrizioni alle esportazioni.  La nuova domanda d'importazioni ha sostenuto le quotazioni internazionali del riso.<br /> <br /> <strong>Irrigidimento del rapporto domanda-offerta<br /> <br /> </strong>Le ultime proiezioni confermano un irrigidimento per i cereali del rapporto domanda-offerta nella stagione di commercializzazione 2012/13.  Il Bollettino FAO sull'offerta e la domanda cerealicola, pubblicato insieme all'Indice dei prezzi alimentari, fa notare che la produzione cerealicola potrebbe non essere sufficiente a coprire del tutto l'utilizzo previsto per il 2012/13, indicando una contrazione degli stock cerealicoli superiore a quanto in precedenza anticipato.<br /> <br /> Secondo le ultime previsioni della FAO la produzione mondiale di cereali nel 2012 sarà intorno ai 2.295 milioni di tonnellate, 52 milioni di tonnellate in meno, un calo del 2,2, rispetto al record raggiunto nel 2011.  Questa stima è circa 4% più bassa di quella fatta nel mese di luglio, e riflette soprattutto il peggioramento delle prospettive per il raccolto di mais negli Stati Uniti dovute alla diffusa e severa siccità che ha interessato le zone produttive .<br /> <br /> L'utilizzo globale di cereali per il 2012/13 è stimato intorno ai 2.317 milioni di tonnellate, leggermente inferiore rispetto alla stagione precedente e il 2% al di sotto del trend degli ultimi 10 anni.  Si ritiene che prezzi sostenuti dei cereali tengano a freno la domanda, specialmente per quanto riguarda la produzione di etanolo da mais.<br /> <br /> <strong>I cereali secondari<br /> <br /> </strong>La produzione mondiale di cereali secondari - mais, orzo, sorgo, miglio, segala e avena - è prevista intorno ai 1.148 milioni di tonnellate, 17 milioni di tonnellate in meno, ovvero un calo dell'1,5% rispetto al 2011. Questo ribasso riflette soprattutto la minore produzione di mais che si stima nel 2012 sarà di 864 milioni di tonnellate, 20 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2011.<br /> <br /> Anche per la produzione mondiale di <strong>grano</strong> si prevede una diminuzione rispetto al mese di luglio.  Si stima, infatti, che nel 2012 dovrebbe raggiungere i 663 milioni di tonnellate, 15 milioni di tonnellate in meno, con una diminuzione del 2% rispetto alle stime precedenti.  La produzione di grano nella Federazione Russa diminuirà del 29% - 40 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2011, e si calerà bruscamente anche in Kazakistan e in Ucraina, rispettivamente del 47% e del 37.  Invece per la produzione di grano degli Stati Uniti si anticipa un aumento del 13%, con una produzione superiore alla media che dovrebbe attestarsi intorno ai 61,7 milioni di tonnellate.  Raccolti record sono previsti anche in India e in Cina.<br /> <br /> <strong>Le altre commodity<br /> <br /> </strong>Per quanto riguarda i prezzi di altre commodity, l'Indice dei prezzi FAO per gli oli e i grassi ha registrato nel mese di agosto una media di 226 punti, dato invariato rispetto a luglio.  Gli aumenti nei prezzi dell'olio di soia e le migliori quotazioni di quello di girasole sono stati neutralizzati dalla persistente debolezza di quelli dell'olio di palma.<br /> <br /> L'Indice FAO dei prezzi della carne ha registrato in agosto una media di 170 punti, un aumento di 4 punti ovvero del 2,2% rispetto a luglio.  Tutti i prezzi della carne sono saliti, ma principalmente quelli del settore suino e avicolo a impiego intensivo di cereali.  L'aumento di agosto fa seguito a tre mesi consecutivi di ribassi.<br /> <br /> Per i prodotti latto-caseari l'Indice ha registrato in agosto una media di 176 punti, un aumento di 3 punti, vale a dire dell'1,6% rispetto a luglio,  dovuto all'aumento dei prezzi del latte scremato in polvere, della caseina, del burro, del latte intero in polvere, mentre i prezzi dei formaggi sono rimasti invariati.  Molto di questo incremento deriva da una domanda rafforzata insieme a difficoltà produttive in zone colpite da siccità e dall'aumento dei costi degli alimenti animali.<br /> <br /> L'indice FAO dei prezzi dello zucchero in agosto ha registrato una media di 297 punti, un calo di 27,7 punti, ovvero dell'8,5% rispetto a luglio, e 97 punti in meno - il 25% - rispetto all'agosto dello scorso anno.  Questo brusco calo riflette le migliori prospettive produttive dovute tra l'altro a più favorevoli condizioni climatiche in Brasile - il più grande esportatore di zucchero a livello mondiale - che hanno favorito il raccolto di canna da zucchero e il ristabilirsi delle piogge monsoniche in India.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 05 Sep 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Comunicato congiunto FAO, IFAD, WFP sui prezzi internazionali degli alimenti</title>
	
	<description> Le tre agenzie delle Nazioni Unite lanciano l’appello per un’azione rapida e coordinata sui prezzi dei prodotti alimentari. Si tratta di affrontare non solo la questione imminente dell’aumento dei prezzi, ma anche - a più lungo termine - il modo in cui il cibo viene prodotto, commercializzato e consumato in un periodo, come questo, di crescita demografica, d’intensificazione della domanda e di cambiamenti climatici.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p class="MsoNormal"><strong>4 settembre 2012, Roma</strong> -  <em>Segue un comunicato congiunto sui prezzi dei prodotti alimentari da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) e il Programma Alimentare Mondiale (WFP)</em><em>          </em>           </p><p><strong>                          </strong> </p><p><strong>Combattere le cause che provocano alti prezzi del cibo e fame<br /> </strong>di José Graziano da Silva, Kanayo F. Nwanze  e Ertharin Cousin*<br /> <br /> L'attuale situazione dei mercati mondiali degli alimenti, con il forte rialzo dei prezzi di mais, frumento e soia, ripropone il timore  per il riaffacciarsi di una crisi alimentare mondiale come negli anni 2007-2008. Tuttavia, una rapida e coordinata azione internazionale può evitare che ciò accada. Dobbiamo agire rapidamente affinchè questi shock dei prezzi non si traducano in una catastrofe per decine di milioni di persone nei prossimi mesi. <br /> <br /> Si devono affrontare due questioni correlate. La prima, immediata, riguarda gli alti prezzi di alcuni alimenti che possono avere un impatto fortemente negativo nei paesi che dipendono dalle importazioni. Nel lungo periodo, la questione riguarda, invece, come produciamo, commercializziamo e consumiamo il cibo in un'epoca di aumento della popolazione, della domanda e a fronte dei cambiamenti climatici.<br /> <br /> Siamo meglio attrezzati oggi rispetto a cinque anni fa nel rispondere a queste sfide. Abbiamo sviluppato nuove politiche e nuovi strumenti come la Task Force di Alto Livello delle Nazioni Unite sulla Sicurezza Alimentare Globale e AMNIS, l'Agricultural Markets Information System del G20 per accrescere la trasparenza sui mercati globali. Collegato ad AMNIS, esiste anche il Forum per una Risposta Rapida, creato per facilitare risposte politiche coordinate da parte dei grandi produttori mondiali e dei commercianti dei principali cereali e della soia nel caso di turbativa dei mercati.<br /> <br /> Sappiamo che non tutti vengono colpiti  in egual misura da questa situazione. Le popolazioni urbane, quelle contadine povere e quanti vivono in paesi dipendenti dalle importazioni alimentari risentono maggiormente dell'aumento dei prezzi delle <em>commodity</em> internazionali, quando tali aumenti si trasmettono ai mercati locali, per il fatto che spendono gran parte del loro reddito nell'acquisto del cibo. Sappiamo anche che i piccoli contadini, molti dei quali sono poveri e vivono una condizione di insicurezza alimentare, possono riuscire a trarre beneficio dai più alti prezzi alimentari e diventare parte della soluzione riducendo i picchi delle oscillazioni e migliorando la sicurezza alimentare nel suo complesso. Abbiamo, perciò, adottato un doppio approccio: sostenere gli investimenti di lungo periodo in agricoltura, soprattutto per quanto riguarda i piccoli contadini e, contemporaneamente, garantire, nel breve periodo, una rete di protezione sociale per sostenere i consumi alimentari dei consumatori e produttori poveri ed evitare la fame, la perdita dei mezzi di produzione e la trappola della povertà.<br /> <br /> Molti paesi hanno un sistema di protezione sociale, incluse reti assistenziali -  come l'aiuto ai piccoli contadini, il sostegno nutrizionale a madri e bambini, i pasti a scuola - per garantire che i cittadini più poveri abbiano di che mangiare. Ora, queste misure vanno ampliate considerevolmente nei paesi più poveri. Reti di protezione sociale sostenibili, pianificabili e trasparenti sono un'assoluta necessità se ci dobbiamo proteggere da ricorrenti shock dei prezzi e dalle crisi. Anche i piccoli produttori di cibo devono essere meglio attrezzati per accrescere la loro produttività e la loro capacità di accedere ai mercati e ridurre la loro esposizione ai rischi. Ovviamente, la gente ha bisogno di un lavoro decente e di un reddito per procurarsi il cibo di cui ha bisogno e fuggire dalla povertà. <br /> <br /> Nel rispondere agli alti prezzi degli alimenti, le cose che dobbiamo evitare sono importanti quanto le cose che dobbiamo fare. In particolare, gli Stati devono evitare acquisti dettati dal panico e l'imposizione di restrizioni alle esportazioni che, seppure possono aiutare temporaneamente alcuni consumatori nazionali, sono di solito insufficienti e rendono la vita più difficile a tutti gli altri.<br /> <br /> Soprattutto dobbiamo capire che i prezzi alti sono un sintomo, non la malattia. Perciò, anche se la comunità internazionale deve agire presto per prevenire eccessivi aumenti dei prezzi, deve anche intervenire sulle cause che determinano tali incrementi. <br /> <br /> Negli ultimi cinque anni i prezzi internazionali del cibo hanno registrato tre picchi. Tra le cause che hanno determinato queste situazioni vi sono sempre state le condizioni climatiche. La siccità in alcune aree del mondo ha compromesso la produzione mondiale di grano, praticamente ogni anno, a partire dal 2007. Altrove, forti inondazioni hanno danneggiato i raccolti. Tra i fattori che hanno determinato prezzi più elevati e una loro forte volatilità, vanno ricordate le crescenti destinazioni di stock alimentari per usi non alimentari e una più forte speculazione finanziaria. Sino a quando non troveremo il modo di proteggere il nostro sistema alimentare dagli shock e dal clima, persisterà una situazione di pericolo. Nel breve periodo, tutto ciò ha un costo non solo per quanti vengono colpiti direttamente ma per la comunità internazionale nel suo complesso. Ad esempio, il Programma Alimentare Mondiale (WFP) stima che per ogni dieci centesimi di aumento nel prezzo del paniere alimentare che fornisce, deve reperire, per l'assistenza alimentare, 200 milioni di dollari Usa aggiuntivi, su base annua. <br /> <br /> Siamo vulnerabili perchè, anche negli anni positivi, la produzione globale di grano è a malapena sufficiente a far fronte alla crescente domanda per l'alimentazione, gli allevamenti e il carburante in un mondo in cui, ogni anno, ci sono 80 milioni di bocche in più da sfamare. Siamo a rischio perchè esistono solo poche nazioni che sono grandi produttori di beni alimentari di base  e quando esse vengono colpite, tutti lo sono.<br /> <br /> La sfida - ma anche l'opportunità - è di ridurre e condividere il rischio. Il modo più ovvio di farlo è promuovere una produzione alimentare sostenibile nei paesi poveri, importatori di  cibo, dove vi sono spesso ampie potenzialità per migliorare la produzione. Ciò consentirebbe di avere più cibo sui mercati locali e maggiori opportunità di lavoro e di produzione del reddito, specialmente nelle zone rurali dove vive il 70 per cento dei poveri del mondo. Dovremmo anche affrontare la questione di quel terzo del cibo prodotto che, globalmente, viene sprecato o perso  perchè scartato, danneggiato o per altre cause.<br /> <br /> L'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) e il Programma Alimentare Mondiale (WFP) aiutano  le popolazioni povere a sfamarsi oggi mentre costruiscono le condizioni di resilienza e autonomo sostentamento per il domani. Ma bisogna fare di più. Dobbiamo investire maggiori risorse nell'agricolura e nella protezione sociale, compresi quei programmi che aiutano le persone a procurarsi il cibo sul mercato locale quando esso diventa inaccessibile. <br /> <br /> Infine, dobbiamo rivedere e aggiustare, quando applicabili, quelle politiche esistenti che incoraggiano un uso alternativo delle granaglie. Ad esempio, la modifica dei mandati sul biocarburante,  quando i mercati globali sono sotto pressione e sono a rischio i rifornimenti alimentari, sono misure raccomandate da un gruppo di organizzazioni internazionali inclusi FAO, IFAD, il Fondo Monetario Internazionale, l'Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo, la Conferenza delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo, il WFP, la Banca Mondiale e l'Organizzazione per il Commercio Mondiale. Si tratta di una raccomandazione fatta nel 2011 al summit del G20 a Parigi e ancora attuale. <br /> <br /> Nell'agire per prevenire il deteriorarsi della situazione, dobbiamo vigilare e prepararci al peggio nel breve periodo, continuando a lavorare a soluzioni sostenibili di lungo periodo. Non farlo significherebbe, inevitabilmente, far pagare il prezzo maggiore ai  più poveri del mondo e ai più vulnerabili. Agire nella giusta direzione, ci aiuterà a rispondere alla sfida della "Fame Zero" lanciata dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon per sradicare la fame dal mondo.<br /> <em><br /> Gli autori sono rispettivamente il Direttore Generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura, il Presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo e il Direttore Esecutivo del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite</em></p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/155532/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/155532/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 03 Sep 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Drastico calo dell’Indice dei Prezzi Alimentari FAO</title>
	
	<description> I prezzi alimentari mondiali sono scesi fortemente nel mese di maggio, grazie al concomitante effetto di raccolti generalmente positivi, di un aumento delle incertezze economiche mondiali e del rafforzamento del dollaro. L’Indice dei Prezzi Alimentari della FAO è sceso del quattro per cento nel mese di maggio. L’indice ha registrato una media di 204 punti, 9 punti in meno rispetto ad aprile. È il livello più basso registrato da settembre 2011, e pari a circa 14 punti percentuali in meno rispetto al picco massimo di febbraio 2011.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>7 Giugno 2012, Roma</strong> - I prezzi alimentari mondiali sono scesi fortemente nel mese di maggio, grazie al concomitante effetto di raccolti generalmente positivi, di un aumento delle incertezze economiche mondiali e del rafforzamento del dollaro, ha reso noto oggi la FAO.<br /> <br /> L'Indice dei Prezzi Alimentari della FAO, che misura la variazione mensile dei prezzi internazionali di un paniere di beni alimentari, è sceso del quattro per cento nel mese di  maggio. L'indice ha registrato una media di 204 punti, 9 punti in meno rispetto ad aprile. È il livello più basso registrato da settembre 2011, e pari a circa 14 punti percentuali in meno rispetto al picco massimo di febbraio 2011.<br />  <br /> "I prezzi dei cereali sono diminuiti drasticamente dal loro livello massimo ma restano comunque alti e vulnerabili ai rischi connessi alle condizioni climatiche nei critici mesi avvenire della crescita dei raccolti", afferma Abdolreza Abbassian, analista della FAO per l'andamento del mercato cerealicolo.<br /> <br /> La FAO ha al tempo stesso rivisto al rialzo, di 48.5 milioni di tonnellate rispetto a maggio, le previsioni per la produzione mondiale di cereali, prevalentemente sulla base delle attese di un raccolto eccezionale di mais negli Stati Uniti.<br /> <br /> L'ultima previsione della FAO per la <strong>produzione cerealicola</strong> mondiale nel 2012 tocca il livello record di 2 419 milioni di tonnellate, il 3.2 percento in più rispetto al livello record del 2011. <br /> <br /> Il grosso dell'aumento è previsto scaturire sostanzialmente da un'abbondante produzione di mais negli Stati Uniti, grazie ad un inizio anticipato della stagione della semina e a condizioni produttive generalmente favorevoli. Di conseguenza, la produzione mondiale di cereali secondari è prevista raggiungere i 1 248 milioni di tonnellate, con un aumento di ben 85 milioni di tonnellate rispetto all'anno scorso.  <br /> <br /> Ciononostante, con la stagione della semina ancora in corso e la maggior parte dei raccolti ancora ai primi stadi di crescita, il risultato finale dipenderà notevolmente dalle condizioni climatiche nei prossimi mesi.<br /> <br /> Con le principali coltivazioni di riso dell'emisfero nord attualmente già seminate in molti paesi, la previsione per la produzione mondiale di riso nel 2012 è più stabile e pari a circa 490 milioni di tonnellate, con una crescita del 2.2 percento rispetto al 2011, in prevalenza dovuta ad un aumento delle semine in Asia.<br /> <br /> Per quanto riguarda il grano, le ultime stime prevedono un calo della produzione di circa il 3 per cento nel 2012, al livello di 680 milioni di tonnellate, comunque ben superiore alla media degli ultimi cinque anni. <br /> <br /> Il <strong>consumo di cereali</strong> mondiale è previsto crescere di almeno il 2 percento nel 2012/13, al livello di 2 376 milioni di tonnellate, con un aumento del consumo di mangime animale previsto pari al 3.8 percento, mentre quello a fini alimentari solo all'uno per cento, sostanzialmente in linea con la crescita della popolazione mondiale.  <br /> <br /> Stando alle attuali previsioni, la produzione mondiale di cereali nel 2012/13 dovrebbe superare il loro consumo (il cui livello è stato rivisto al rialzo di 19 milioni di tonnellate, ovvero l'1 percento, rispetto al mese scorso), portando quindi ad una significativa ricostituzione degli <strong>stock cerealicoli</strong> mondiali, con un aumento di 36 milioni di tonnellate, pari al 7 percento, rispetto alla stagione precedente.  <br /> <br /> </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/147446/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/147446/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 06 Jun 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>I prezzi alimentari diminuiscono ma restano alti</title>
	
	<description> Il livello dei prezzi alimentari mondiali, misurato dall’Indice FAO dei Prezzi Alimentari, è sceso di tre punti - pari all’1.4% - tra Marzo ed Aprile 2012, ma sembra essersi stabilizzato al valore relativamente alto di 214 punti. Si è trattato della prima diminuzione dopo tre mesi consecutivi di aumenti</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>3 Maggio 2012, Roma</strong> - Il livello dei prezzi alimentari mondiali, misurato dall'Indice FAO dei Prezzi Alimentari, è sceso di tre punti - pari all'1.4% - tra Marzo ed Aprile 2012, ma sembra essersi stabilizzato al valore relativamente alto di 214 punti, ha dichiarato oggi la FAO. <br /> <br /> Si è trattato della prima diminuzione dopo tre mesi consecutivi di aumenti, e sebbene l'indice sia notevolmente sceso rispetto al record di 235 punti registrato ad Aprile 2011, è ancora ben al di sopra dei valori inferiori ai 200 punti che si registravano prima della crisi alimentare del 2008.<br /> <br /> L'indice è apparso nell'ultimo rapporto della FAO, <a href="http://www.fao.org/giews/english/fo/index.htm" target="_blank"><em>Food Outlook</em></a>, un'analisi di mercato globale  pubblicata semestralmente. Il rapporto osserva che le previsioni per la seconda metà del 2012 e per l'inizio 2013 indicano un generale miglioramento nell'offerta alimentare ed una domanda stabilmente sostenuta.<br /> <br /> Di conseguenza, la fattura delle importazioni globali alimentari nel 2012 potrebbe diminuire fino al livello di 1.24 miliardi di dollari, leggermente inferiore rispetto al livello record di 1.29 miliardi di dollari dell'anno scorso, afferma il rapporto FAO. <br /> <br /> <strong>Produzione cerealicola record <br /> <br /> </strong>Le previsioni per la produzione di cereali indicano una modesta espansione nel 2012 verso un nuovo record di 2 371 milioni di tonnellate, rispetto ai 2 344 milioni di tonnellate del 2011. <br /> <br /> Ciononostante, nell'ambito del settore cerealicolo, la produzione di grano è prevista diminuire nel 2012 del 3.6% rispetto al 2011, al livello di 675 milioni di tonnellate, con il calo maggiore previsto in Ucraina, seguita da Kazakistan, Cina, Marocco ed Unione Europea. La diminuzione attesa nella produzione coincide con previsioni di leggero calo anche per il consumo totale di grano per la stagione commerciale 2012/2013.<br /> <br /> La minor produzione di grano è controbilanciata dal livello record della produzione dei grani secondari, prevista pari a 1 207 milioni di tonnellate nel 2012, rispetto ai 1 164 milioni di tonnellate del 2011 - che era stato anch'esso un livello record. Ma l'aumento, previsto a seguito di una forte espansione delle semine negli Stati Uniti, sembra insufficiente ad allentare l'attuale ristrettezza del mercato, per via del livello estremamente basso degli stock iniziali, con conseguente continua pressione sui prezzi. <br /> <br /> La produzione di riso è prevista crescere dell'1.7% nel 2012 al livello di 488 milioni di tonnellate, ma la domanda di importazioni stagnante e il riaffacciarsi dell'India come maggiore esportatore contribuiscono a mantenere i prezzi moderati. La produzione mondiale di riso quest'anno è  prevista superare la domanda per l'ottavo anno consecutivo. <br /> <br /> <strong>La produzione di semi oleosi non soddisfa la domanda in crescita<br /> </strong><br /> Dopo due stagioni produttive relativamente buone, nel 2011/2012, il mercato dei semi oleosi e dei prodotti derivati è previsto restringersi nuovamente. La produzione globale di semi oleosi non sarà sufficiente a soddisfare la crescente domanda di tali prodotti e dei pasti in generale. La produzione mondiale di semi di soia è prevista diminuire di quasi il 10%, uno dei peggiori crolli annuali mai registrati. Con gli altri semi oleosi a compensare solo in parte tale crollo, la produzione totale di tali prodotti dovrebbe scendere del 4% rispetto alla scorsa stagione, toccando il minimo degli ultimi tre anni. I prezzi internazionali dei semi oleosi e dei prodotti derivati, che erano aumentati bruscamente da Gennaio a questa parte, rimarranno dunque presumibilmente stabili.   <br /> <br /> La produzione globale di zucchero per il 2011/2012 è prevista aumentare di oltre 8 milioni di tonnellate, pari al 4.6% rispetto al 2010/11, arrivando a toccare quasi i 173 milioni di tonnellate. Per il secondo anno consecutivo la produzione è prevista superare la domanda, con un surplus stimato attorno ai 5.4 milioni di tonnellate, che dovrebbe aiutare a ricostituire gli attuali livelli piuttosto bassi degli stock.<br /> <br /> L'aumento della produzione di zucchero è attribuito alla notevole espansione delle aree coltivate e dell'impiego di input, favorita dagli alti prezzi dello zucchero a livello globale e dalle migliori condizioni metereologiche. Il calo della produzione previsto in Brasile, il maggior produttore a livello mondiale, dovrebbe essere controbilanciato da un'aumento della produzione negli altri principali paesi produttori, tra cui Tailandia e India.<br /> <br /> <strong>Produzione in crescita per carne, pesce e prodotti caseari <br /> </strong><br /> Grazie soprattutto agli aumenti nella produzione di pollame e carne suina, la produzione globale di carne è prevista crescere di quasi il 2%, fino a 302 milioni di tonnellate nel 2012. La maggior parte dell' aumento dovrebbe aversi dei paesi in via di sviluppo. L'attuale competizione sui mercati è prevista intensificarsi nel corso 2012, poiché la crescita della produzione in alcuni paesi importatori chiave rallenterà l'espansione del commercio globale di carne. Questo, unito ai bassi livelli produttivi dei paesi esportatori sviluppati, sta provocando un trasferimemento delle quote di mercato verso i paesi in via di sviluppo, in particolare Brasile e India. <br /> <br /> La produzione mondiale di latte nel 2012 è prevista crescere del 2.7% fino a 750 milioni di tonnellate. Il grosso dell'aumento dovrebbe aversi in <a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>Asia, ma aumenti produttivi sono previsti in quasi tutte le regioni. Il commercio mondiale di prodotti caseari dovrebbe continuare a crescere nel corso del 2012. La domanda resterà stabile, con le importazioni previste raggiungere i 52.7 milioni di tonnellate di equivalenti del latte. L'Asia continuerà ad essere il mercato principale, seguita da Nord Africa, Medio Oriente e America Latina e Caraibica.<br /> <br /> La crescente domanda di pesce e prodotti ittici sta stimolando la produzione ittica a livello globale, facendo crescere i prezzi, nonostante qualche resistenza dei consumatori nei mercati più tradizionali del Sud-Europa. La produzione totale è prevista crescere nel 2012 del 2.1%, fino a un livello di 157.3 milioni di tonnellate, grazie ad un aumento del 5.8% nella pesca da allevamento che più che compensa un leggero calo nella pesca da cattura, dovuto alle limitazioni alla caccia imposte su alcune piccole specie oceaniche del Pacifico.  ]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 02 May 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>I prezzi alimentari stabili</title>
	
	<description> I prezzi alimentari sono rimasti quasi invariati nel mese di aprile, dopo il calo di marzo seguito ad otto mesi consecutivi di aumenti, ha reso noto oggi la FAO</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 5 maggio 2011</strong> - I prezzi alimentari sono rimasti quasi invariati nel mese di aprile, dopo il calo di marzo seguito ad otto mesi consecutivi di aumenti, ha reso noto oggi la FAO.<br /><br />Tuttavia, mentre <a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/" target="_blank">l'Indice FAO dei prezzi alimentari</a> nel mese di aprile ha rilevato una media di 232 punti,  poco è cambiato rispetto a marzo, ancora un 36 per cento più alto rispetto all'aprile 2010 e solo il due per cento in meno rispetto al picco raggiunto nel febbraio 2011.<br /><br />Il calo del prezzo dello zucchero e di quello del riso hanno contribuito a stabilizzare l'indice, ma i prezzi internazionali di quasi tutte le altre derrate sono rimasti stabili.<br /><br />"Il calo del dollaro e l'incremento del prezzo del petrolio stanno contribuendo a mantenere alti i prezzi delle derrate, in particolare dei cereali", dice David Hallam, Direttore della Divisione FAO Commercio e Mercati.  "Con una domanda che continua ad essere sostenuta, le prospettive di un ritorno a prezzi più normali dipenderà principalmente da quanto la produzione aumenterà nel 2011 e in che misura nella prossima stagione verranno ricostituite le scorte cerealicole".<br /><br /><strong>Salgono i prezzi del grano e del mais<br /><br /></strong>I pochi cambiamenti dell'indice sono da attribuire al fatto che nonostante i prezzi internazionali dei cereali siano saliti bruscamente in aprile,  l'aumento è stato più che controbilanciato dal calo dei prezzi caseari, di quelli dello zucchero e del riso mentre quelli degli oli e della carne sono rimasti per lo più immutati.<br /><br /><strong>L'Indice FAO dei prezzi cerealicoli </strong>ha registrato una media di 265 punti, un aumento del 5,5 per cento rispetto a marzo e del 71 per cento rispetto all'aprile 2010.  Il mais è salito dell'11 per cento ed il grano del quattro per cento ad aprile 2011 in conseguenza di clima avverso e ritardi nelle semine. Ma grandi forniture per l'esportazione hanno tenuto i prezzi del riso sotto una pressione al ribasso.<br /><br /><strong>L'Indice FAO dei prezzi </strong><strong>di grassi ed oli, </strong>che era calato del 7 per cento in marzo, è rimasto quasi invariato nel mese di aprile.<br /><br /><strong>L'Indice FAO dei prezzi </strong><strong>dello zucchero</strong> ha registrato una media di quasi 348 punti, un calo del 7 per cento rispetto a marzo e del 17 per cento rispetto al record raggiunto in gennaio.<br /><br /><strong>L'Indice FAO dei prezzi latteo-caseari</strong> ha rilevato una media di 229 punti, 2,4 per cento in meno rispetto a marzo.  Il buon inizio della stagione nell'emisfero settentrionale ha evitato un rialzo dei prezzi dopo sette mesi di continua crescita.<br /><br /><strong>L'Indice FAO dei prezzi della carne</strong>, sebbene ad un livello record, è rimasto stabile rispetto alla stima rivista di 172 punti in marzo.<br /><br /><strong>Il mercato cerealicolo resterà ristretto<br /><br /></strong>Le ultime indicazioni fanno pensare ad una ripresa della produzione cerealicola nel 2011 in risposta ai prezzi sostenuti, assumendo che vi siano condizioni meteorologiche normali.  Si prevede che la produzione mondiale di grano aumenti del 3,5 per cento e quella del riso del tre per cento.<br /><br />Invece le scorte cerealicole mondiali per la stagione che si conclude nel 2011 si prevede caleranno al loro livello più basso dal 2008, principalmente a causa della riduzione delle scorte dei cereali secondari.  Anche le scorte mondiali di grano caleranno, anche se il rapporto scorte/utilizzo rimarrà relativamente agevole, con le scorte di riso che si prevedono perfino in aumento.  <br /><br />"Sebbene le prime previsioni per la produzione cerealicola del 2011 siano buone, saranno determinanti le condizioni climatiche ", ha detto Abdolreza Abbassian, esperto FAO del mercato del grano.  " Le prospettive della produzione per il 2010 erano estremamente favorevoli un anno fa in questo stesso periodo, ma poi condizioni meteorologiche avverse tra luglio ed ottobre hanno cambiato drasticamente le previsioni".<br /><br />"Tra tutti i cereali, il mais è quello che desta maggiori preoccupazioni", fa notare Abbassian.  "Quest'anno avremmo bisogno di una produzione sopra la media, se non addirittura record, negli Stati Uniti per far si che la situazione del mais migliori.  Ma sinora le semine hanno subito notevoli ritardi a causa del freddo e della pioggia".</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 04 May 2011 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Auspicabile una regolamentazione dei mercati futures delle derrate</title>
	
	<description> E' auspicabile una regolamentazione ma qualsiasi intervento dovrebbe essere cauto ed astenersi dall'imporre limiti o divieti di tali contrattazioni. Secondo la FAO l'aumento dei prezzi alimentari potrebbe essere stato amplificato dalla speculazione in mercati a termine organizzati. Ciononostante, limitare o proibire le contrattazioni speculative potrebbe essere un rimedio peggiore del male.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 23 giugno 2010 - </strong>E' auspicabile una qualche regolamentazione dei mercati <em>futures</em> dei prodotti di base, secondo la FAO, ma qualsiasi intervento dovrebbe essere cauto ed astenersi dall'imporre limiti o divieti di tali contrattazioni.<br /><br />In un <a href="http://www.fao.org/docrep/012/al296s/al296s00.pdf" title="Policy brief">documento programmatico</a> pubblicato oggi, la FAO afferma che l'aumento dei prezzi alimentari registrato due anni fa in tutto il mondo "potrebbe essere stato amplificato dalla speculazione in mercati a termine organizzati. Ciononostante, limitare o proibire le contrattazioni speculative potrebbe essere un rimedio peggiore del male".<br /><br />Mentre le speculazioni sui <em>futures </em>sembrano avere avuto effetti sui prezzi solo nel breve periodo, i tentativi di ridurre le speculazioni potrebbero avere conseguenze non previste di più lungo termine, secondo il documento FAO.  Qualsiasi limitazione "potrebbe allontanare gli speculatori dalle contrattazioni e far così diminuire sui mercati la disponibilità di liquidità a fini di copertura". <br /><br /><strong>Copertura dai rischi<br /><br /></strong>I contratti a termine, <em>futures, </em>implicano l'obbligo formale di vendere o comprare una determinata quantità di prodotto ad un prezzo specifico ed in un dato momento. In questo modo essi rappresentano per agricoltori ed operatori un'importante difesa, o "copertura", contro i rischi dei prezzi.<br /><br />Tuttavia, solo il due per cento dei contratti a termine terminano con la consegna fisica di quella merce, dal momento che in genere vengono negoziati prima della data di scadenza. Di conseguenza questi contratti, o obbligazioni, attraggono un numero crescente di speculatori ed investitori finanziari, specialmente perché possono offrire profitti allettanti quando azioni ed obbligazioni sono investimenti poco attraenti.<br /><br /><strong>Fonte di liquidità<br /><br /></strong>I fondi comuni di investimento al momento rappresentano circa il 25-35 per cento di tutti i contratti a termine agricoli e, con altri investitori, sono diventati un'importante fonte di liquidità sul mercato.<br /><br />Ma l'attuazione di meccanismi d'intervento sul mercato dei <em>futures</em> se i prezzi salgono troppo bruscamente, potrebbe allontanare gli speculatori dal mercato, con la conseguenza di avere meno denaro a disposizione per fini di copertura.<br /><br />Di conseguenza "le proposte per creare un fondo internazionale per reagire ai picchi potrebbero non rappresentare la soluzione ottimale", mette in guardia il documento. "Non solo, ma un fondo del genere dovrebbe disporre di risorse esorbitanti per riuscire a neutralizzare in modo efficace la speculazione".<br /><br /><strong>Accrescere la fiducia<br /><br /></strong>Le misure di regolamentazione dovrebbero invece puntare principalmente a far aumentare la fiducia nel buon funzionamento del mercato. Un modo per ottenere questo, continua il rapporto, potrebbe essere più trasparenza e maggiore informazione sui contratti a termine. Un altro modo per incrementare la fiducia nei mercati potrebbe essere quello di indagare più da vicino su qualsiasi caso di comportamento sospetto da parte degli operatori, come già avviene negli USA con l'organismo di controllo del mercato dei <em>futures</em>.<br /><br />"I contratti a termine dei prodotti di base sono diventati parte integrante dei mercati alimentari, e svolgono un ruolo importante per molti suoi operatori. Una regolamentazione adeguata dovrebbe migliorare, non proibire, le contrattazioni speculative, alfine di migliorare il funzionamento del mercato", conclude il rapporto.<br /><br />I "<em>Policy Briefs</em>" della FAO intendono fornire una guida sulle attuali sfide politiche globali relative all'alimentazione ed all'agricoltura. Scritti in un linguaggio non tecnico, essi illustrano perché governi ed organi decisionali dovrebbero affrontare una particolare questione e forniscono alcuni strumenti per farlo.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/43464/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/43464/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Pesca: nuove regole di accesso al mercato, la crisi economica colpisce il settore</title>
	
	<description> Il pesce è una delle derrate più commerciate al mondo: ogni anno vengono commerciate a livello internazionale 53 milioni di tonnellate per un valore di 102 miliardi di dollari. Buona parte di questo pesce viene dai paesi in via di sviluppo. Questo procura reddito ed occupazione. Ma fare arrivare il pesce sui mercati non sempre è impresa facile, come svelano le relazioni preparate per la riunione della FAO a Buenos Aires di questa settimana.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma/Buenos Aires, 26 aprile 2010 - </strong>Una volta pesce e frutti di mare erano apprezzati e consumati principalmente dalle popolazioni costiere, ed il pesce d'acqua dolce era solo per i fortunati che vivevano vicino a fiumi  o laghi.  Oggi il pesce lo si trova dappertutto.  E non solo  salmone o merluzzo.  Ma anche pesci esotici, provenienti da luoghi lontani, dai nomi strani:  Tilapia, Swai, Mahi Mahi, Kingclip.<br /> <br /> Il pesce è ormai globalizzato.  Ed è una delle derrate più commerciate al mondo: basti pensare che circa il 37 per cento di tutta la produzione ittica - 53 milioni di tonnellate - viene commerciato a livello internazionale. Le esportazioni ittiche nel 2008 sono state stimate a ben 102 miliardi di dollari.<br /> <br /> La parte del leone la fanno naturalmente i paesi sviluppati, che ne importano il 60 per cento in termini di peso, e ben l'80 per cento in termini di valore economico.  Europa, Giappone e Stati Uniti da soli rappresentano il 70 per cento di tutte le importazioni. l totale delle importazioni di pesce nel 2008 è stato valutato intorno a 108 miliardi di dollari, in termini di valore.<br /> <br /> Buona parte di questo pesce viene dai paesi in via di sviluppo - fonte del 50 per cento di tutte le importazioni ittiche da parte dei paesi ricchi (per un valore di 43 miliardi di dollari).<br /> <br /> Questo significa reddito  - i proventi netti da esportazioni ittiche per i paesi in via di sviluppo ammontano attualmente a 27 miliardi di dollari l'anno.<br /> <br /> Ma significa anche occupazione.  Si stima che il settore pesca e acquacoltura dia lavoro a circa 45 milioni di persone, a tempo pieno o a part-time.  Altri 6,5 milioni sono inoltre impegnati nel settore su base occasionale.  Se si aggiungono le persone occupate nell'industria di trasformazione - principalmente manodopera femminile - nella commercializzazione e nei servizi correlati, e si includono i membri familiari di tutta la gente occupata, si stima che circa mezzo miliardo di persone dipendano, in parte o per la totalità del proprio reddito, dal settore ittico.<br /> <br /> Ma fare arrivare il pesce sul mercato non sempre è impresa facile.  E secondo <a href="ftp://ftp.fao.org/FI/DOCUMENT/COFI/cofift_12/Default.htm" target="_blank">le relazioni</a> preparate per la riunione della Sottocommissione FAO sul Commercio ittico che si svolge questa settimana (Buenos Aires 26-29 aprile), per i paesi in via di sviluppo sta diventando sempre più difficile.<br /> <br /> <strong>Difficoltà vecchie e nuove<br /><br /></strong>Dal 1 gennaio di quest'anno il più grande mercato importatore di pesce, l'Unione Europea, richiede che tutte le importazioni di pesce non d'allevamento siano accompagnate da un certificato di convalida da parte delle autorità del paese di bandiera dei pescherecci che li hanno originariamente pescati.  L'intento è combattere la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU <em>l'acronimo inglese</em>), un problema di grosse dimensioni, ma secondo la FAO l'attuazione di questa norma pone nuovi e difficili oneri per gli esportatori.  E altri mercati importatori preoccupati per la pesca IUU, stanno pensando a misure simili.<br /> <br /> Intanto un numero crescente di dettaglianti ha deciso di trasportare soltanto il pesce provvisto di certificato di sostenibilità, ne è un esempio la grande compagnia americana Trader's Joe.  Per fare ciò sono stati impiegati una serie di sistemi di certificazione sia pubblici che privati, innalzando ulteriormente il livello di conformità richiesta.<br /> <br /> Per i piccoli produttori, acquisire il know-how tecnico, investire nell'ammodernamento delle strutture e delle attrezzature, ed avere dimestichezza con le procedure e le pratiche da seguire per soddisfare i requisiti richiesti non è facile, specialmente se occorre conformarsi a più di una normativa.<br /> <br /> <strong>Una discussione a livello globale<br /> <br /> </strong>In questo contesto la Sottocommissione FAO sul Commercio ittico ha un ruolo chiave da svolgere.<br /> <br /> "Questo organismo è l'unico foro globale dove gli organi politici dei paesi importatori come di quelli esportatori, dei paesi produttori di pesce d'allevamento e di mare aperto, di stati mercato e di quelli di bandiera, si riuniscono per trovare modi di creare un ambiente favorevole affinché il settore si sviluppi affrontando al tempo stesso tutte le sfide che lo sviluppo presenta", ha affermato Ichiro Nomura, Vice Direttore Generale della FAO per la Pesca e l'Acquacoltura, nel suo intervento d'apertura alla conferenza.<br /> <br /> "Il commercio del  pesce di mare aperto dipende da una base di risorse naturali rinnovabili che devono essere gestite in modo responsabile.  I requisiti di accesso al mercato devono essere tali da rappresentare incentivi per raggiungere una pesca responsabile.  La sfida per i governi è far sì che queste misure siano valide, basate su conoscenze scientifiche, trasparenti e non creino inutili barriere", ha aggiunto Nomura.<br /> <br /> Quest'anno, per la prima volta da quando è stata creata nel 1984, la Sottocommissione si tiene ad di fuori dell'Europa, ospitata da un paese del G77 come l'Argentina.  La sessione di quest'anno è presieduta da Ramiro Sánchez, del Ministero per l'Agricoltura, la Zootecnia e la Pesca argentino.<br /> <br /> <strong>Gestione responsabile<br /> <br /> </strong>Secondo la FAO, una gestione corretta e responsabile della pesca da parte dei paesi in via di sviluppo è la condizione essenziale perchè possano continuare a beneficiarne nel lungo periodo.<br /> <br /> Un'accresciuta domanda di pescato per fornire i mercati internazionali può talvolta portare ad un'eccessiva pressione sulla pesca, e potenzialmente arrivare al supersfruttamento delle risorse e a uno smodato uso di alcuni stock ittici.<br /> <br /> L'anno scorso la FAO ha preparato un insieme di <a href="ftp://ftp.fao.org/docrep/fao/011/i0590e/i0590e00.pdf" target="_blank">Linee guida per un commercio ittico responsabile</a>, che propongono le pratiche migliori e forniscono consulenza tecnica su come massimizzare  la riduzione della povertà, la sicurezza alimentare ed i benefici dal punto di vista nutrizionale del commercio ittico minimizzando invece i possibili aspetti negativi.<br /> <br /> <strong>Gli effetti della crisi economica<br /> </strong><br /> Il commercio internazionale di pesce è cresciuto per quasi tutto il 2008, ma nel 2009 la flessione economica a livello mondiale ha portato ad una caduta delle importazione in quasi tutti i mercati.  Le esportazioni di pesce nel 2008 sono cresciute dell'8,7 percento, raggiungendo 102 miliardi di dollari; i dati parziali per il 2009 indicano un calo sia del volume che del valore.<br /> <br /> L'Unione Europea è il più grande mercato di pesce importato.  Il valore delle importazioni di prodotti non europei da parte dei 27 paesi dell'UE ha raggiunto i 24,6 miliardi di dollari nel 2008.  Le prime stime per il 2009 mostrano una caduta del 6 per cento (calcolate in euro). <br /> <br /> Nel 2009 con 13,2 miliardi di dollari, il Giappone si è confermato il più grande mercato importatore in termini di singolo paese, seguito dagli USA con 13,1 miliardi di dollari.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/41633/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/41633/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 10:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Nuovo impulso alle esportazioni di prodotti biologici dall’Africa</title>
	
	<description> Circa 5.000 agricoltori africani sono in grado oggi di trarre profitto dalla crescente popolarità e diffusione dei prodotti biologici nei paesi industrializzati grazie ad un programma della FAO, finanziato dalla Germania, che li ha aiutati ad ottenere la certificazione e conformarsi agli altri requisiti richiesti.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 9 marzo 2010 - </strong>Circa 5.000 agricoltori africani sono in grado oggi di trarre profitto dalla crescente popolarità e diffusione dei prodotti biologici nei paesi industrializzati grazie ad un programma della FAO, finanziato dalla Germania, che li ha aiutati ad ottenere la certificazione e conformarsi agli altri requisiti richiesti.<br /><br />Le proiezioni indicano che nei paesi sviluppati, nei prossimi tre anni, il mercato dei prodotti biologici e del commercio equo e solidale aumenterà tra il 5 ed il 10 per cento, aprendo nuove opportunità per i piccoli contadini dei paesi poveri.   Tuttavia gli ostacoli non sono pochi, soprattutto per la difficoltà che questi agricoltori incontrano per ottemperare alle esigenti norme alimentari richieste dai paesi sviluppati e per ottenere la certificazione necessaria.<br /><br />Non solo, ma per entrare nel mercato del biologico i contadini devono prima passare un periodo di conversione dall'agricoltura convenzionale all'agricoltura biologica, durante il quale devono affrontare costi più elevati per riuscire ad applicare le nuove tecniche biologiche, senza però poterne ancora cogliere i benefici derivanti dai prezzi più alti associati di solito all'etichettatura di biologico.<br /><br />I progetti della FAO in Burkina Faso, Camerun, Ghana, Senegal e Sierra Leone hanno aiutato gruppi di contadini e di piccoli esportatori a superare queste difficoltà ed a migliorare le proprie capacità tecniche e la qualità dei prodotti riuscendo così ad ottenere la certificazione di biologico e commercio equo e solidale e profittare di mercati altamente remunerativi.<br /><br />"Alcune associazioni di contadini non erano mai riusciti, prima d'ora, ad esportare i propri prodotti, nella migliore delle ipotesi li avevano messi sul mercato locale a prezzi molto bassi.  La maggior parte di essi non possedeva capacità istituzionale, abilità tecnica e risorse finanziarie", dice l'economista della FAO Pascal Liu.  "Adesso la maggior parte di queste associazioni hanno uno status legale, si riuniscono regolarmente, mantengono registri e sono costituiti da veri e propri membri associati con quote d'iscrizione", aggiunge Liu.<br /><br /><strong>Migliori condizioni commerciali<br /><br /></strong>Come risultato della migliore struttura ed organizzazione, le associazioni contadine sono adesso nella condizione di elaborare e negoziare contratti con gli esportatori.<br /><br />"Alcuni esportatori di ananas del Ghana e del Camerun riescono ancora, nonostante la crisi economica, ad incrementare le proprie esportazioni", fa notare Cora Dankers, che coordina i progetti della FAO in questi paesi.  "Un gruppo di contadini in Camerun, per esempio, non solo è riuscito a trovare compratori per le proprie ananas, ma grazie all'analisi dei costi che abbiamo condotto insieme ad essi, sono adesso in grado di negoziare migliori condizioni con i loro compratori convenzionali".<br /><br />Il progetto ha aiutato i contadini in tutti gli stadi della catena d'approvvigionamento, dalla produzione, al raccolto, al confezionamento, alla certificazione, alla commercializzazione.  La parte essenziale del progetto è stata tuttavia ottenere la costosa certificazione durante il periodo di conversione e riuscire ad instaurare migliori condizioni igieniche per ottemperare alle richieste norme internazionali di qualità.<br /><br />"Il progetto ha aiutato i contadini locali, che di solito dalle istituzioni si aspettano aiuti finanziari diretti, ad avere maggiore spirito d'iniziativa.  La loro situazione economica, ma anche la fiducia in se stessi, ne hanno enormemente guadagnato, e adesso possono vendere i loro prodotti sui mercati internazionali a prezzi decisamente migliori - cosa che non si sarebbero neppure sognati solo tre anni fa", aggiunge Liu.  In Ghana - solo per fare un esempio - una trentina di produttori di ananas sono riusciti ad incrementare le vendite portandole da 26 a 116 tonnellate, dopo aver ottenuto la certificazione di produzione biologica.<br /><br /><strong>Maggiore sicurezza alimentare<br /><br /></strong>I guadagni ottenuti dalla vendita di prodotti certificati sono stati usati principalmente per comprare cibo e vestiario, e per pagare tasse scolastiche e spese mediche.  Sono dunque riusciti a migliorare le generali condizioni di vita e la sicurezza alimentare.<br /><br />A livello di comunità il progetto ha significato nuovi posti di lavoro per i braccianti coinvolti nella produzione di prodotti certificati e nei servizi connessi.  Inoltre i nuovi metodi di coltivazione biologica sono stati adottati anche da altri contadini che non sono membri di queste associazioni, spingendoli a chiedere di farne parte.<br /><br />Il progetto ha anche dato sostegno alle reti nazionali di produttori biologici ed alle organizzazione di esportatori e di commercio equo e solidale, tra cui la <em>Fédération nationale de l'agriculture biologique</em> (FENAB) del Senegal.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/40571/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/40571/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Proposte restrizioni al commercio di alcune specie marine minacciate</title>
	
	<description> Un gruppo consultivo di esperti indipendenti riunito presso la FAO ha formulato raccomandazioni relative a sei proposte per la limitazione del commercio internazionale di alcune specie acquatiche nell’ambito della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate d'estinzione (CITES). Queste proposte saranno esaminate nel corso della 15a Conferenza del CITES (Doha, Qatar, 13-25 marzo 2010).</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><strong>Roma, 14 dicembre 2009 – </strong>Un gruppo consultivo di esperti indipendenti riunito presso la FAO ha formulato raccomandazioni relative a sei proposte per la limitazione del commercio internazionale di alcune specie acquatiche nell’ambito della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate d'estinzione. (CITES).<br /><br />La Convenzione CITES è stata istituita per proteggere le specie selvagge che hanno subito in modo diretto gli effetti negativi della commercializzazione.  Non è stata concepita per proteggere le specie che sono a rischio d'estinzione per altri motivi.  Quando una specie è inclusa nell’elenco CITES il suo commercio a livello internazionale è soggetto a vari gradi di controllo, a seconda del suo status, dall’imposizione di misure restrittive del commercio (se incluse nell’Appendice II del CITES) al bando totale di ogni attività commerciale (Appendice I).<br /><br />Le proposte, presentate da vari componenti del CITES, chiedono alla Convenzione di controllare il commercio internazionale di certe specie di squali e di coralli, e di bandire del tutto il commercio internazionale del tonno rosso (<em>Thunnus thynnus)</em>.  Queste proposte saranno esaminate nel corso della 15<sup>a </sup>Conferenza del CITES (Doha, Qatar, 13-25 marzo 2010).<br /><br />Il gruppo consultivo, formato da 22 esperti internazionali di 15 paesi differenti, è stato convocato per valutare le proposte in accordanza con i criteri stabiliti dalla Convenzione e per formulare raccomandazioni indipendenti ed imparziali basate su criteri scientifici presentati per ogni singola proposta.  Questo rappresenta la procedura formale con cui la FAO canalizza pareri e consulenze di studiosi esterni al CITES.  Sarà poi compito della Conferenza delle Parti prendere una decisione finale.<br /><br /><strong>Le proposte del gruppo d’esperti <br /><br /></strong>Dopo un’analisi approfondita durata sei giorni e utilizzando i criteri CITES, il <em>panel </em>d’esperti ha determinato che esistono prove sufficienti per includere le seguenti specie nell’Appendice II del CITES: lo <strong>squalo longimanus (</strong><em>Carcharhinus longimanus</em>), lo <strong>smeriglio (</strong><em>Lamna nasus), </em>lo <strong>squalo martello merlato</strong> (<em>Sphyrna lewini</em>).  Inoltre, per rafforzare la protezione dello squalo martello si è proposta l’inclusione di altre due specie di “aspetto simile”, il <strong>pesce martello maggiore, (</strong><em>Sphyrna mokarran</em>) ed il <strong>pesce martello</strong> <em>(Sphyrna zygaena).<br /><br /></em>Il panel d’esperti non ha raggiunto l’unanimità sulla proposta di includere il <strong>tonno rosso </strong>(<em>Thunnus thynnus)</em><strong> </strong>nell’Appendice I, anche se la maggioranza ha ritenuto che vi fossero prove scientifiche sufficienti per farlo.  Vi è stata invece unanimità sulla sua inclusione nell’Appendice II.<br /><br />Per quanto riguarda le restanti specie in considerazione, lo <em>Squalus acanthias</em> conosciuto comunemente come <strong>spinarolo, </strong>e tutte le specie della <strong>famiglia corallina delle Coralliidae, </strong>gli esperti hanno stabilito che non vi fossero abbastanza prove secondo i criteri CITES, per una loro inclusione nell’Appendice II.  Tuttavia hanno fatto notare che una gestione non appropriata in molte zone di distribuzione di queste specie è motivo di “seria preoccupazione”.  E per questo hanno sollecitato che i paesi e le organizzazioni regionali di pertinenza di queste aree vi pongano rimedio per evitare che i tassi di sfruttamento superino livelli accettabili.   <br /><br />Il rapporto completo del gruppo consultivo d’esperti sarà disponibile entro il mese prossimo e sarà pubblicato sulla pagina web del Dipartimento Pesca ed Acquicoltura della FAO.<br /><br /><strong><u>Nota per i giornalisti</u></strong> <br /><br />Per informazioni sulla Convenzione CITES vedere: <a href="http://www.cites.org/eng/disc/text.shtml">http://www.cites.org/eng/disc/text.shtml</a> <br />I criteri usati dagli esperti sono pubblicati su: <a href="http://www.cites.org/eng/res/09/09-24R14.shtml">http://www.cites.org/eng/res/09/09-24R14.shtml</a>.<br /><br />Informazioni sulle proposte fatte per la prossima Conferenza delle parti CITES sono disponibili al seguente URL: <a href="http://www.cites.org/eng/cop/15/doc/index.shtml">http://www.cites.org/eng/cop/15/doc/index.shtml</a></p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/38200/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/38200/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 12:00:00 GMT</pubDate>
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<item>
	<title>I prezzi alimentari tornano a salire</title>
	
	<description> [translate to Italiano] Global food prices have risen for four months in a row but market conditions are very different from those that caused the food price crisis two years ago. However market conditions are different from those that triggered the food price crisis that started two years ago.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><strong>Roma, 9 dicembre 2009 – </strong>I prezzi alimentari tornano a salire secondo l’Indice dei prezzi alimentari della FAO (un paniere che comprende cereali, semi oleosi, prodotti caseari, carne e zucchero) che ha registrato aumenti per quattro mesi consecutivi.<br /><br />Tuttavia, le condizioni del mercato sono differenti da quelle che hanno scatenato la crisi dei prezzi alimentari innescata due anni fa, fa notare la FAO nel suo rapporto semestrale <a href="http://www.fao.org/docrep/012/ak341e/ak341e00.htm" target="_blank" title="Read the report"><em>Food Outlook</em></a>  pubblicato oggi.<br /><br />L’indice FAO ha registrato in media 168 punti in novembre, la cifra più alta dal settembre 2008, ma comunque più bassa del 21% rispetto al picco del giugno 2008.  Prima dell’impennata del 2007/08, l’indice non aveva mai superato i 120 punti, anzi per lo più si era mantenuto sotto i 100 punti.<br /><br />“All’inizio del rialzo dei prezzi, nel 2007, la FAO aveva identificato una serie di possibili cause scatenanti: i livelli bassi delle scorte cerealicole, raccolti scarsi nei maggiori paesi esportatori, la domanda crescente di prodotti agricoli per il mercato dei biocombustibili, e l’aumento del prezzo del petrolio”, si legge nel rapporto.<br /><br /> “Via via che i prezzi si sono sempre più rafforzati, altri fattori hanno contribuito alla turbolenza dei mercati, principalmente le restrizioni alle esportazioni imposte dai governi, la debolezza del dollaro e l’appetito crescente degli speculatori in un momento di grande liquidità sui mercati mondiali.  Quello che ha reso l’impennata del 2007-08 eccezionale è stato il concorso di tanti fattori tutti insieme, culminati in un rialzo dei prezzi senza precedenti che ha fomentato la volatilità”<br /><br /><strong>Buone riserve cerealicole<br /><br /></strong>Oggi le riserve cerealicole sono a livelli più rassicuranti, sebbene alcuni mercati debbano fare i conti con situazioni non facili.  In generale gli approvvigionamenti in mano agli esportatori sono più adeguati per rispondere ad un aumento della domanda di quanto non fossero durante il periodo dell’impennata dei prezzi.<br /><br />Per esempio, il rapporto tra scorte finali e il consumo totale di grano (<em>stock-touse ratio</em>) nei maggiori paesi esportatori è salito in questa stagione dal 12% al 20%.  I biocarburanti sono ancora un elemento trainante, mail settore ha rallentato in termini di crescita annuale.<br /><br />Al tempo stesso vi sono fattori macroeconomici, come i tassi di cambio, la volatilità dei prezzi del petrolio e bassi tassi d’interesse che spingono gli investitori a mettere i loro soldi nei mercati dei prodotti di base.<br /><br />“Nonostante i fondamentali di domanda ed offerta continueranno a determinare il mercato dei prodotti di base, occorre vigilare sul sistema alimentare globale ormai intrinsecamente suscettibile ad eventi esterni che nulla hanno a che vedere con l’economia alimentare”, fa notare la FAO nel suo rapporto.<br /><br /><strong>Cresce la produzione<br /><br /></strong>“Lo stato di buona salute delle scorte e le prospettive favorevoli della produzione riducono il rischio di nuove impennate dei prezzi per i prossimi sei mesi, ma la FAO terrà gli occhi aperti sui possibili sviluppi della situazione”, dice Hafez Ghanem, Vice Direttore Generale della FAO del Dipartimento Sviluppo economico e sociale.  Sebbene le previsioni preliminari per i <strong>cereali </strong>indichino un calo della produzione mondiale rispetto al 2008, da addebitare principalmente all’aspettativa di prezzi più bassi che hanno scoraggiato le semine, la produzione del 2009 è ancora stimata a circa 4% in più rispetto al 2007.  <br /><br />La produzione mondiale di <strong>cassava</strong> si prevede che nel 2009 raggiungerà nuovi picchi, in larga parte da addebitare alle iniziative a sostegno della sicurezza alimentare ed alla domanda derivante dalla produzione di etanolo, mercato nel quale la cassava è emersa come importante materia prima.  Tuttavia, i prezzi della cassava sul mercato internazionale sono ancora inferiori a quelli di due anni fa, anche se dovrebbero restare stabili nel 2010.<br /><br />Per quanto riguarda il mercato dei <strong>semi oleosi, </strong>è possibile<strong> </strong>un indebolimento dei prezzi di farine e panelli, dovuto al raccolto abbondante previsto in Sudamerica, ma si prevede che il mercato rimanga ristretto per quanto riguarda gli <strong>oli </strong>ed i<strong> grassi</strong>.  È assai probabile che il prezzo dello <strong>zucchero </strong>rimanga stabile ma a livelli più bassi di quelli attuali.<br /><br /><strong>In ribasso carne, rialzi per caseari e prodotti ittici<br /><br /></strong>Secondo i dati FAO, i prezzi mondiali della <strong>carne,</strong> nei primi dieci mesi del 2009, sono stati in media un 8 per cento più bassi rispetto allo scorso anno.   Si prevede che nel 2009 le minori importazioni a livello mondiale comprimano il commercio mondiale in tutte le varie categorie di carne, ma per il 2010 dovrebbe esserci una modesta ripresa. <br /><br />I prezzi dei <strong>prodotti lattiero-caseari </strong>sono di nuovo in rialzo, con un guadagno dell’80% dal loro livello minimo raggiunto nel febbraio 2009, con il latte in polvere che registra la crescita più rapida.  I prezzi futuri dipenderanno dal fatto se l’Unione Europea metterà sul mercato internazionale le sue grandi riserve di burro e di latte scremato.  Il 2009 è stato un anno difficile per <strong>pesca e prodotti ittici </strong>a causa della recessione mondiale che ha colpito la domanda.  Negli ultimi mesi tuttavia si è registrato un aumento moderato dei prezzi.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/38127/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/38127/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 08:00:00 GMT</pubDate>
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<item>
	<title>La produzione di banane resiste alla crisi economica</title>
	
	<description> Secondo un rapporto della FAO, la produzione di banane resisterà alla crisi economica mondiale meglio di altri prodotti agricoli. L'agenzia ONU chiede maggiori risorse per combattere le malattie che attaccano i banani.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 7 dicembre 2009 – </strong>Si prevede che la produzione di banane resisterà alla crisi economica mondiale meglio di altri prodotti agricoli, dice la FAO in un rapporto pubblicato oggi.<br /><br />L’agenzia ONU anticipa che le importazioni di banane nel 2009 caleranno leggermente attestandosi intorno ai 13,8 milioni di tonnellate, circa il 3.3% in meno del 2007.  Le importazioni di banane da parte dell’Unione Europea, degli USA e di altri paesi sviluppati registreranno rispettivamente cali del 4,1%, 5,5% e 3,2%.<br /><br />I paesi in via di sviluppo continueranno invece a registrare un incremento della domanda, con importazioni che si prevede raggiungeranno i 2,33 milioni di tonnellate, un aumento del 2,5% trainato principalmente dalla Cina.<br /><br />Se la recessione entro la fine del 2009 avrà superato il momento più critico, per il 2010 si prevede che la domanda di banane aumenterà del 7,8% mentre gli altri frutti tropicali aumenteranno del 2%, secondo la FAO.  Ed il motivo principale del perché la domanda di banane si prevede resisterà alla crisi è che il frutto è considerato dai consumatori una necessità e non un bene voluttuario e dunque risente meno dei cambiamenti di prezzo e di reddito.  Inoltre nel bilancio familiare la spesa per la frutta è molto bassa ed incide poco sul totale.<br /><br /><strong>Tendenza all’aumento<br /><br /></strong>“Con la crescita costante della popolazione e del reddito, e con la maggiore conoscenza sul positivo valore nutritivo della frutta, è assai probabile che il consumo globale di banane e di frutta tropicale continui la sua tendenza ad aumentare nei prossimi decenni”, dice il rapporto FAO. <br /><br />Il commercio di banane e frutti tropicali rappresenta oggi circa il 40% del mercato mondiale di frutta.<br /><br />Il rapporto FAO, che esamina anche l’andamento del mercato delle banane nel corso della recessione economica, verrà presentato alla Conferenza internazionale sulla produzione di banane e di frutti tropicali che si terrà presso la FAO dal 9 all’11 dicembre.  Alla conferenza partecipano esperti e rappresentanti politici.<br /><br /><strong>Infestazioni che cancellano 4 miliardi di dollari<br /><br /></strong>In un altro rapporto, che sarà presentato nel corso della stessa conferenza, la FAO chiede maggiori risorse per creare una mappa a livello mondiale delle malattie che attaccano i banani da frutta e da farina, mettendo in guardia che il danno complessivo causato dalle infestazioni potrebbe ammontare nel 2010 ad oltre 4 miliardi di dollari, con un grave impatto sui redditi dei piccoli contadini di molti paesi in via di sviluppo.<br /><br />Il <em>Banana Bunchy Top Virus</em> (BBTV) o il batterio che ne provoca l’avvizzimento minacciano la sicurezza alimentare di circa 70 milioni di persone in 15 paesi dell’Africa sub-sahariana, per i quali i banani sono fonte di reddito e di cibo.  Non solo, ma il rapporto avverte anche che si stanno diffondendo altre due malattie: la malattia delle righe nere (Cercosporiosi) ed un altro patogeno fungino che ne provoca l’avvizzimento.<br /><br />“Tutte e quattro le malattie meritano molta più attenzione e maggiori investimenti per campagne di informazione, per promuovere la ricerca, e per la formazione agricola dei coltivatori”, dice la FAO nel rapporto.  “Sinora le risorse limitate per affrontare questioni e problemi complessi hanno rappresentato un grave ostacolo”.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/38026/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/38026/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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<item>
	<title>Prezzi alimentari ancora sostenuti nei paesi poveri</title>
	
	<description> Nei paesi poveri, importatori netti di alimenti, i prezzi alimentari continuano a rimanere sostenuti, nonostante la buona produzione cerealicola registrata nel 2009, ha avvertito oggi la FAO nel suo ultimo rapporto Crop Prospects and Food Situation, pubblicato alla vigilia del Vertice Mondiale sulla sicurezza alimentare.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 10 novembre 2009 – </strong>Nei paesi poveri, importatori netti di alimenti, i prezzi alimentari continuano a rimanere sostenuti, nonostante la buona produzione cerealicola registrata nel 2009, ha avvertito oggi la FAO nel suo ultimo rapporto <em><em><a href="../../../../docrep/012/ai484e/ai484e00.htm" title="Crop Prospects and Food Situation">Crop Prospects and Food Situation</a></em><em> </em></em> (Prospettive dei raccolti e situazione alimentare ndr).<br /><br />Una situazione di grave insicurezza alimentare colpisce al momento 31 paesi che per questo necessitano di aiuti d’emergenza.  La situazione è particolarmente grave in Africa orientale dove a causa della siccità e dei conflitti in corso circa 20 milioni di persone hanno bisogno di aiuti alimentari, ha denunciato la FAO.<br /><br />Nonostante i prezzi alimentari a livello internazionale siano calati in modo significativo rispetto ai picchi raggiunti un paio d’anni fa, i prezzi del grano e del mais in ottobre sono saliti e quelli del riso di esportazione rimangono più alti dei livelli ante crisi.<br /><br />“Per le popolazioni più povere, il cui bilancio familiare viene speso sino all’80 per cento per il cibo, la crisi dei prezzi alimentari non è ancora finita”, dice Hafez Ghanem, Vice Direttore Generale della FAO.  “Oggi, per combattere fame e povertà, la priorità a livello mondiale è incrementare gli investimenti nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo”. <br /><br />La FAO ha convocato un Vertice Mondiale dal 16 al 18 novembre 2009 allo scopo di raggiungere un ampio consenso per l’immediata riduzione della fame con l’obiettivo di promuovere gli investimenti pubblici e privati nello sviluppo agricolo dei paesi in via di sviluppo.<br /><br /><strong>Africa occidentale<br /></strong><br />In Africa occidentale la produzione cerealicola nel 2009 calerà rispetto ai buoni raccolti dello scorso anno.  Le piogge scarse, inferiori alle medie stagionali, hanno reso necessario in molte zone della regione ripiantare le colture ed hanno causato la perdita del bestiame in Mali, Ciad e Niger, secondo il rapporto.  I prezzi dei cereali nella regione sono ancora ben al di sopra i livelli di due anni fa prima della crisi dei prezzi alimentari.<br /><br />Ad esempio il prezzo del miglio sul mercato di Bamako, la capitale del Mali, di Ouagadougou in Burkina Faso e di Niamey in Niger è aumentato rispettivamente del 35 per cento, del 42 per cento e del 21 per cento rispetto allo stesso periodo del 2007.  Il prezzo del riso importato è incrementato tra il 22 ed il 46 per cento.  La FAO mette in guardia che il previsto calo della produzione cerealicola della Nigeria potrebbe portare a nuovi rialzi dei prezzi in tutta l’Africa occidentale.<br /><br /><strong>Africa orientale<br /><br /></strong>In Africa orientale la situazione desta grande preoccupazione a causa delle scarse precipitazioni che in molte aree hanno distrutto raccolti e pascoli, dell’incremento dei conflitti, dell’interruzione degli scambi commerciali e della permanenza di prezzi alimentari sostenuti.  <br /><br />In Kenya si prevede che la produzione di mais sarà inferiore del 30 per cento rispetto allo scorso anno passato.  Si stima che circa 3,8 milioni di keniani soffrano di insicurezza alimentare elevata o estrema, per lo più nelle aree agricole e pastorali marginali.<br /><br />In Etiopia il numero delle persone che necessitano di soccorsi umanitari è aumentato, passando dai 5,3 milioni del maggio scorso a 6,2 in ottobre.<br /><br />In Uganda circa 1,1 milioni di persone hanno bisogno di assistenza alimentare. Nel Sudan meridionale ed in Darfur il proseguire della guerra civile sta facendo peggiorare la già grave situazione alimentare della popolazione: si stima che siano circa 5,9 milioni le persone che dipendono dagli aiuti alimentari d’emergenza per sopravvivere.<br /><br /><strong>Altre regioni del mondo<br /><br /></strong>In Africa australe, nonostante la buona produzione cerealicola del 2009, persistono prezzi alimentari elevati in diversi paesi, con gravi conseguenze sulla sicurezza alimentare della popolazione.<br /><br />In Nord Africa la produzione complessiva di grano si prevede raggiungerà il nuovo record di 21,5 milioni di tonnellate, rispetto ai 14,3 milioni di tonnellate del 2008, quando la produzione era stata compromessa a causa della siccità.<br /><br />In Asia, le prospettive della produzione di riso nel 2009 si sono deteriorate dal luglio scorso a seguito delle irregolari piogge monsoniche in India, uno dei principali paesi produttori, e dei disastri naturali in alcuni altri paesi, come il Giappone, la Repubblica della Corea del Nord, la Repubblica democratica popolare del Laos e lo Sri Lanka.<br /><br />La FAO produce il rapporto <em>Crop Prospects and Food Situation</em> ogni tre mesi.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/37157/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/37157/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>A Buenos Aires il Congresso Forestale Mondiale</title>
	
	<description> Si terrà a Buenos Aires dal 18 al 23 ottobre 2009 il Congresso Forestale Mondiale, proprio a ridosso dei negoziati sul cambiamento climatico che culmineranno nella Conferenza di Copenaghen in dicembre prossimo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 9 ottobre 2009</strong> – Si terrà a Buenos Aires dal 18 al 23 ottobre il Congresso Forestale Mondiale, proprio a ridosso dei negoziati sul cambiamento climatico che culmineranno nella Conferenza di Copenaghen il prossimo dicembre. <br /><br />Considerata la conferenza più importante a livello mondiale del settore, il Congresso Forestale Mondiale si tiene ogni sei anni (sin dal 1926) ed è organizzato dal governo ospitante sotto l’egida della FAO.<br /><br /><strong>Oltre 4.500 participanti<br /></strong><br />Il Congresso, dal tema: “<em>Sviluppo Forestale. Equilibrio vitale”</em> vedrà la partecipazione di oltre 4.500 delegati, tra rappresentanti governativi, del settore privato e di organizzazioni ambientaliste di oltre 120 paesi.  Come base dei colloqui sono stati selezionati 300 documenti, sugli oltre 3.500 ricevuti, per assicurare un alto livello di discussione.  I principali temi di dibattito saranno la bio-energia, il cambiamento climatico, lo sviluppo sostenibile e la necessità di sinergie tra i diversi settori per identificare una tabella di marcia che aiuti a uscire dalla crisi.<br /><br />“I danni agli ecosistemi forestali stanno avendo conseguenze in tutto il mondo a causa del cambiamento climatico, della scarsità di acqua e della perdita della diversità biologica”, ha affermato Jan Heino Vice Direttore Generale della FAO del Dipartimento Foreste.  Heino ha auspicato l’adozione di più efficaci pratiche agricole, zootecniche e di gestione del territorio. “Considerato che il cambiamento di destinazione d’uso della terra a fini agricoli, per esempio la deforestazione, incide per circa un terzo sul totale delle emissioni di gas serra, il ruolo che questi settori possono avere nel mitigare l’impatto del cambiamento climatico è enorme”. <br /><br />Uno dei risultati concreti del Congresso sarà una raccomandazione tecnica da presentare alla conferenza di Copenaghen del UNFCCC COP15 (<em>Conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico</em>).  <br /><br />“Con il previsto incremento demografico mondiale, e con il riscaldamento globale che incalza, è sempre più difficile raggiungere gli obiettivi prefissi di combattere la povertà ed eliminare la fame.  La situazione peggiorerà se i leader di tutto il mondo non interverranno in modo deciso.  Le mezze misure non saranno sufficienti”, ha aggiunto Heino.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/36157/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/36157/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 03:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Da qui al 2050 necessario investire miliardi in agricoltura</title>
	
	<description> Saranno necessari investimenti netti di circa 83 miliardi l’anno nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo per avere cibo a sufficienza per i 9,1 miliardi di persone che si prevede popoleranno il pianeta nel 2050</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 8 ottobre 2009</strong> – Saranno necessari investimenti netti di circa 83 miliardi l’anno nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo per avere cibo a sufficienza per i 9,1 miliardi di persone che si prevede popoleranno il pianeta nel 2050, afferma un documento di lavoro della FAO, pubblicato oggi. <br /><br />Questo vuol dire che gli investimenti in agricoltura dovranno aumentare di circa il 50 per cento, secondo il documento preparato per il Forum ad alto livello su come nutrire il mondo nel 2050 (Roma 12-13 ottobre 2009), che vedrà la partecipazione di circa 300 esperti internazionali.<br /><br />Si dovrà investire in agricoltura e nella zootecnia, ma anche nei servizi di supporto derivanti quali la catena del freddo, l’immagazzinamento, infrastrutture commerciali e la trasformazione dei prodotti.<br /><br /><strong>Decisivi gli investimenti privati<br /><br /></strong>Questo ammontare complessivo di investimenti annuali si scompone in circa 20 miliardi per la produzione alimentare e 13 miliardi per la zootecnia.  La meccanizzazione rappresenterà la quota d’investimento più cospicua, seguita dall’irrigazione.<br /><br />Ulteriori 50 miliardi l’anno saranno necessari per i servizi collegati per raggiungere un’espansione complessiva del 70 per cento della produzione alimentare entro il 2050.<br /><br />La maggior parte di questi investimenti, secondo il documento, verranno da investitori privati, includendo in questa categoria sia i singoli agricoltori che acquistano macchinari e strumenti, sia le imprese che investono in impianti per la trasformazione alimentare.  <br /><br /><strong>Necessari anche gli investimenti pubblici<br /><br /></strong>Saranno anche necessari fondi pubblici per ottenere un miglior funzionamento dei sistemi agricoli.  Le aree prioritarie individuate per gli investimenti pubblici sono: a) ricerca e sviluppo agricolo; b) le grandi infrastrutture come strade, porti, elettricità, le istituzioni agricole ed i servizi di divulgazione; c) la scolarizzazione, particolarmente delle donne, i servizi igienici e fognari, la fornitura d’acqua potabile e l’assistenza sanitaria.<br /><br />Ma nell’anno 2000 - fa notare il documento -  la spesa pubblica totale nella ricerca e nello sviluppo agricolo è ammontata a soli 23 miliardi ed è stata molto discontinua.  Gli aiuti pubblici allo sviluppo in campo agricolo sono diminuiti di circa il 58 per cento in termini reali nel periodo compreso tra il 1980 ed il 2005, passando dal 17 per cento del totale degli aiuti a solo il 3,8 per cento.  Attualmente si attesta intorno al cinque per cento.<br /><br />Dei previsti nuovi investimenti netti in agricoltura, almeno 29 miliardi dovranno essere spesi nei due paesi con la popolazione più grande – India e Cina.  Per quanto riguarda le aree regionali, l’Africa sub-sahariana avrà bisogno di investimenti per circa 11 miliardi di dollari, l’America Latina e Caraibi di 20 miliardi, il Vicino oriente e Nord Africa 10 miliardi, l’Asia del sud 20 miliardi e l’Asia orientale 24 miliardi.<br /><br /><strong>Differenze regionali<br /><br /></strong>Le proiezioni mostrano grandi differenze regionali nell’impatto che i nuovi investimenti avranno, se tradotti in termini pro-capite.  Dati i diversi tassi di crescita demografica, si prevede ad esempio che l’America Latina quasi dimezzerà la propria forza lavoro, mentre l’Africa sub-sahariana la raddoppierà.  Questo significa che per il 2050 un lavoratore agricolo in America Latina disporrà di 28 volte il capitale investito – o di beni come attrezzature, terra e bestiame – rispetto ad un suo collega dell’Africa sub-sahariana.<br /><br />Secondo il documento, gli investimenti esteri nei paesi in via di sviluppo potrebbero dare un grosso contributo a ridurre questa discrepanza.<br /><br />Sono stati però sollevati problemi di tipo politico ed economico a proposito degli investimenti nei cosiddetti “accaparramenti di terre” nei paesi poveri e con alti tassi d’insicurezza alimentare.  Operazioni di questo tipo dovrebbero essere condotte in modo da massimizzare i benefici per le popolazioni ospitanti, così da riuscire efficacemente ad incrementare la sicurezza alimentare e ridurre la povertà.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/36125/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/36125/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
</item>
<item>
	<title>Brasile, Cile e paesi della CARICOM sostengono la proposta della FAO di un vertice mondiale sulla sicurezza alimentare</title>
	
	<description> I Capi di Governo dei paesi della Comunità Caraibica, insieme al Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula e al Presidente cileno Michelle Bachelet, danno il loro sostegno alla proposta del Direttore Generale della FAO di organizzare un Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare il prossimo novembre a Roma, in occasione della 36esima Sessione della Conferenza FAO.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>23 marzo 2009, Roma</strong> -  I Capi di Governo dei paesi della Comunità Caraibica (CARICOM), insieme al Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula e al Presidente cileno Michelle Bachelet, danno il loro sostegno alla proposta del Direttore Generale della FAO Jacques Diouf di organizzare un Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare il prossimo novembre a Roma, in occasione della 36esima Sessione della Conferenza FAO.<br /><br />L'annuncio arriva dopo la visita effettuata ad inizio mese da Diouf in Cile e in Brasile, dove il Direttore ha avuto colloqui personali con i Presidenti Bachelet e Lula, per poi prender parte al XX Incontro Inter-sessioni della Conferenza dei Capi di Governo della Comunità Caraibica (CARICOM), tenutosi in Belize.<br /><br />In un incontro con Diouf il 7 marzo, il Presidente Bachelet ha annunciato il suo sostegno alla proposta di un Vertice Mondiale dei Capi di Stato e di Governo sulla Sicurezza Alimentare e la sua intenzione di partecipare al Vertice. In un altro incontro il 9 marzo, il Presidente Lula ha espresso a Diouf il suo sostegno alla proposta di Vertice e la sua volontà di parteciparvi.<br /><br />Il 13 marzo, anche i Capi di Governo della Comunità Caraibica hanno deliberato sulla proposta e hanno deciso il loro totale appoggio al Vertice.<br /><br />La proposta della FAO ha già ricevuto il sostegno dei Capi di Stato e di Governo della Lega degli Stati Arabi al Vertice Arabo sullo Sviluppo Economico e Sociale, tenutosi in Kuwait lo scorso Gennaio, e quello dell'Unione Africana alla 12esima Riunione della loro Assemblea, tenutasi ad Addis Abeba ad inizio Febbraio.<br /><br /><strong>Il Vertice 2009 -  dal consenso all'azione<br /><br /></strong>Il Direttore Generale della FAO ha sottolineato che il Vertice dovrebbe ottenere risultati tangibili, assicurando un consenso diffuso sullo sradicamento rapido e totale del problema della fame e promuovendo un nuovo equilibrio alimentare mondiale.<br /><br />"Il Vertice dovrebbe portare ad una maggiore coerenza nella gestione globale della sicurezza alimentare mondiale. Servirà a definire come migliorare le politiche e gli aspetti strutturali del sistema agricolo mondiale dando priorità a soluzioni politiche, finanziarie e tecniche durature", ha affermato Diouf.<br /><br />La situazione dell'insicuerzza alimentare mondiale è insostenibile. Secondo un recente rapporto FAO, il numero totale di persone sotto-nutrite nel mondo ha raggiunto i 963 milioni nel 2008, ovvero quasi un miliardo di esseri umani, pari al 15% della popolazione mondiale. L'attuale crisi globale finanziaria ed economica potrebbe portare ancora più persone a soffrire la fame e la povertà, se non vengono prese decisioni urgenti ed attuate misure coraggiose.<br /><br />Il Direttore Generale della FAO ha ripetutamente fatto appello alla comunità internazionale per tradurre in fatti le promesse di combattere la fame, istituendo un nuovo ordine agricolo mondiale e mobilizzando 30 miliardi di dollari l'anno da investire in infrastrutture rurali per incrementare la produzione e la produttività agricola nei paesi in via di sviluppo. "E' solo in questo modo che riusciremo a sradicare la fame e a nutrire una popolazione mondiale che raggiungerà i 9 miliardi di persone nel 2050", ha sottolineato Diouf.<br /><br /><strong>Condizioni di vita decenti per gli agricoltori<br /><br /></strong>Diouf ribadisce che "deve essere stabilito un nuovo sistema di governance della sicurezza alimentare mondiale" dopo il fallimento del sistema attuale.<br /><br />"Dobbiamo avere l'intelligenza e la capacità innovativa per concepire nuove politiche di sviluppo agricolo, regole e meccanismi che assicurino un commercio internazionale non solo libero ma anche equo, e che soprattutto garantiscano la sicurezza alimentare a tutti e offrano agli agricoltori, tanto nei paesi industrializzati quanto in quelli in via di sviluppo, i mezzi per guadagnarsi una vita decente", ha detto Diouf.<br /><br />"Per restare all'attività rurale, gli agricoltori sia nei paesi industrializzati sia in quelli in via di sviluppo dovrebbero poter guadagnare redditi che siano comparabili a quelli dei loro concittadini impiegati nel settore secondario e terziario", ha aggiunto.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Sun, 22 Mar 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il pesticida tributil tin incluso nella lista dei prodotti da tenere sotto controllo</title>
	
	<description> Oltre 120 paesi, membri della Convenzione di Rotterdam, hanno concordato di aggiungere il pesticida tributil tin alla lista mondiale delle sostanze da tenere sotto controllo, ma non hanno raggiunto un accordo per l’inclusione dell’amianto bianco crisotilo e per il pesticida endosulfan.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 3 novembre 2008 - </strong>Oltre 120 paesi, membri della Convenzione di Rotterdam, hanno concordato nel corso dei negoziati della scorsa settimana di aggiungere il pesticida tributil tin alla lista mondiale delle sostanze da tenere sotto controllo, ma non hanno raggiunto un accordo per l'inclusione dell'amianto bianco crisotilo e per il pesticida endosulfan.<br /><br />La conferenza ha riaffermato che i governi hanno l'obbligo di utilizzare il meccanismo di condivisione delle informazioni previsto dalla Convenzione per informare gli altri in merito alle loro decisioni a livello nazionale sull'importazione e la gestione di sostanze chimiche pericolose.<br /><br />"Il commercio comporta diritti e responsabilità e le discussioni di questa settimana hanno mostrato l'impegno di molti paesi nei confronti di questo spirito di reciprocità", ha commentato Bakary Kanté, Direttore della Divisione Diritto e Convenzioni Ambientali dell'UNEP (il Programma ONU per l'ambiente) che gestisce insieme alla FAO il segretariato della Convenzione.<br /><br />La Convenzione di Rotterdam sulla Procedura di Previo Consenso Informato (PIC) per alcuni prodotti chimici e pesticidi rischiosi nel commercio internazionale, promuove la trasparenza e la condivisione delle informazioni sui possibili rischi per la salute umana e per l'ambiente. La cosiddetta lista PIC contiene attualmente 39 sostanze rischiose, comprese tutte le altre forme di amianto.<br /><br />"Organismi internazionali come la Convenzione di Rotterdam sono strumenti importanti per assistere i paesi ad avere una corretta gestione delle sostanze chimiche; essi non sono di per sé un fine, ma un mezzo per raggiungere un fine", ha affermato James Butler, Direttore Generale Aggiunto della FAO, all'apertura del segmento ad alto livello della Conferenza.<br /><br />Nell'ambito della Convenzione, l'esportazione di sostanze chimiche e di pesticidi contenuti nella lista PIC richiede un previo consenso informato da parte del paese importatore. Questo consente ai paesi in via di sviluppo, in particolare, di decidere quali pesticidi e sostanze chimiche potenzialmente nocive vogliono ricevere ed escludere quelle che non possono gestire con sicurezza.<br /><br />I paesi esportatori hanno la responsabilità di assicurare che nessuna esportazione lasci il proprio territorio se un paese importatore ha deciso di non accettare una determinata sostanza chimica.<br /><br />"Appare ormai chiaro come l'impronta chimica delle nostre moderne economie si stia oggi espandendo a livello esponenziale", ha affermato Achim Steiner, Direttore Esecutivo dell'UNEP.<br /><br />"La transizione verso un'economia più verde ha molto a che fare con la responsabilità che noi tutti abbiamo in quanto società umana, in quanto governi e istituzioni internazionali che guardano a come l'uso di sostanze chimiche possa offrire strumenti allo sviluppo e non comprometterlo, men che meno attraverso l'impatto sulla salute e sull'ambiente". <br /><br />Nel corso della conferenza molti governi hanno espresso forte preoccupazione per la mancata inclusione dell'amianto crisotile nella lista PIC. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha ricordato ai partecipanti che il crisotile è una sostanza cancerogena e che almeno 90.000 persone muoiono ogni anno a causa di malattie derivanti dall'amianto come il cancro ai polmoni ed il mesotelioma, una forma rara di cancro direttamente collegata all'amianto.<br /><br />L'amianto bianco crisotile è la forma più comunemente usata di amianto, rappresentando circa il 94 per cento della produzione globale. È ampiamente impiegato nei materiali da costruzione, nella forma di cemento amianto, di tubi e di lastre, e nella produzione di materiale per attutire l'attrito e nelle guarnizioni. <br /><br /><p>I composti del Tributil tin (TBT) sono pesticidi usati nelle pitture antivegetative per gli scafi delle navi e sono tossici per pesci, molluschi ed altri organismi. L'Organizzazione marittima internazionale oggi vieta l'impiego di pittura antivegetativa contenente i composti TBT.<br /><br />L'endosulfan è un pesticida largamente usato nel mondo, in particolare nella coltivazione del cotone. È pericoloso per l'ambiente e per la salute umana specialmente nei paesi in via di sviluppo dove non sono usate adeguate misure di protezione.<br /><br />Sono oggi presenti sul mercato circa 70.000 prodotti chimici, ed oltre 1.500 ne vengono introdotti ogni anno. Questo rende molto difficile a molti paesi monitorare e gestire le sostanze potenzialmente pericolose. Molti pesticidi che sono stati banditi o il cui uso è stato severamente ristretto nei paesi industrializzati, sono tuttora commercializzati ed usati in modo non sicuro nei paesi in via di sviluppo.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 03 Nov 2008 07:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Valorizzare la produzione locale per competere nel mercato globale</title>
	
	<description> 27 ottobre 2008- La valorizzazione della produzione locale nei paesi in via di sviluppo non solo aiuta a promuovere il mercato interno e d'esportazione, ma può dare un contributo importante al raggiungimento della sicurezza alimentare per milioni di persone che dipendono dall'agricoltura per la propria sopravvivenza.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Torino/Roma, 27 ottobre 2008</strong>- La valorizzazione della produzione locale nei paesi in via di sviluppo non solo aiuta a promuovere il mercato interno e d’esportazione, ma può dare un contributo importante al raggiungimento della sicurezza alimentare per milioni di persone che dipendono dall’agricoltura per la propria sopravvivenza.<br /> <br /> Con questo intento è stato avviato un accordo di collaborazione tra la Fondazione Slow Food per la Biodiversità e la FAO, nell’ambito di un programma di Sicurezza alimentare in Africa Occidentale finanziato dalla Cooperazione Italiana che coinvolge quattro paesi: Mali, Senegal, Guinea Bissau e Sierra Leone.<br /> <br /> <strong><em>Terra Madre</em></strong><br /> <br /> L’accordo di collaborazione è stato presentato ieri sera a <em>Terra Madre</em>, la grande kermesse di quattro giorni (Torino 23-27 ottobre) organizzata da Slow Food, che ha visto la partecipazione di oltre 7.000 piccoli produttori e operatori del settore agroalimentare provenienti da tutto il mondo che si sono confrontati su come promuovere una produzione alimentare sostenibile e rispettosa dei metodi tradizionali. <br /> <br /> “Salutiamo con soddisfazione questa collaborazione con l’associazione internazionale Slow Food, di cui apprezziamo e condividiamo la centralità data all’agricoltura come motore dello sviluppo e l’impegno per la tutela della biodiversità agroalimentare e per la difesa dei piccoli produttori dei paesi poveri”, ha affermato Alexander Müller, Vice Direttore Generale della FAO, del Dipartimento Gestione Risorse Naturali ed Ambiente. “Il rilancio del settore agricolo potrà diventare realtà solo se saranno le comunità produttive locali a trarne beneficio. Slow Food sta operando in questo senso e siamo lieti di poter lavorare insieme in Africa Occidentale oggi, ed altrove domani” ha aggiunto Müller.<br /> <br /> <strong>La FAO in Africa occidentale</strong><br /> <br /> “Il programma FAO in Africa occidentale per la Sicurezza Alimentare attraverso la commercializzazione - di cui l’accordo con Slow Food è una componente - finanziato dalla Cooperazione Italiana per un totale di circa 20 milioni di dollari, si qualifica per un approccio innovativo che punta non solo a incrementare la produzione agricola ma anche a trovare sbocchi di mercato”, dice Paolo Lucci Chiarissi, responsabile del Fondo Fiduciario Italiano per la sicurezza alimentare della FAO.<br /> <br /> In paesi dove tra il 40 ed il 50 per cento della popolazione adulta non ha mai frequentato la scuola, è importante che i contadini imparino pratiche agricole più efficienti, ma anche come avviare un piccolo commercio, come fare tesoro delle poche risorse a disposizione, come conservare e trasformare i prodotti per evitare che si debbano vendere al momento del raccolto.<br /> <br /> La diversificazione della produzione è un altro elemento qualificante delle attività dei progetti, per evitare di dipendere da una sola coltura, com’è successo in Guinea Bissau, dove il crollo del prezzo dell'anacardio – che rappresenta il 90 per cento delle esportazioni del paese - ha gravato sull’intera economia nazionale. Ma essa è anche una valida strategia per migliorare la produzione agricola ed incrementare la resistenza degli ecosistemi agrari al cambiamento climatico in corso. <br /> <br /> <strong>”Non si può vivere senza agricoltura”</strong><br /> <br /> “Non si può vivere senza agricoltura”, dice Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food per la biodiversità. “L’economia locale è una delle forze reali contro l’attuale crisi economica e finanziaria globale. Il modello di sviluppo basato solo su iperproduttività e profitto ha fallito: non ha sfamato il pianeta, lo ha inquinato ed ha pesantemente compromesso la biodiversità agroalimentare, che è l’unica garanzia per il nostro futuro. Occorre lavorare per tutelare i prodotti tradizionali, rafforzare i piccoli contadini accorciando la distanza tra questi e i consumatori, promuovendo la cosiddetta filiera corta”, ha proseguito Sardo.<br /> <br /> <strong>Una concorrenza difficile</strong><br /> <br /> La produzione agricola dei paesi in via di sviluppo assai spesso deve competere con i prodotti di un mercato globale distorto dai sussidi e dagli incentivi che i paesi ricchi danno alla propria agricoltura. La difesa della biodiversità agroalimentare locale aiuterà a valorizzare le culture e le abitudini alimentari tradizionali, ed a proteggere i paesi poveri dal dover dipendere per il proprio fabbisogno alimentare dall’importazione di prodotti esteri.<br /> <hr /><br /> <strong>Contatto:</strong><br /> Luisa Guarneri<br /> Ufficio Stampa FAO<br /> luisa.guarneri@fao.org<br /> (+39) 06 570 56350<br /> (+39) 348 870 5979]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Sun, 26 Oct 2008 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>FAO - Il crollo finanziario potrebbe aggravare la crisi alimentare</title>
	
	<description> 15 ottobre 2008 - I governi dovrebbero evitare di ridurre il volume degli aiuti destinati al settore agricolo dei paesi in via di sviluppo ed introdurre misure protezionistiche come risposta all’evolversi della crisi finanziaria mondiale, ha messo in guardia oggi il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 15 ottobre 2008</strong> - I governi dovrebbero evitare di ridurre il volume degli aiuti destinati al settore agricolo dei paesi in via di sviluppo ed introdurre misure protezionistiche come risposta all’evolversi della crisi finanziaria mondiale, ha messo in guardia oggi il Direttore Generale della FAO, Jacques Diouf.<br /> <br /> In una dichiarazione fatta in occasione della 34a sessione della Commissione FAO sulla Sicurezza Alimentare (Roma 14-17 ottobre) Diouf ha avvertito che misure di questo tipo potrebbero incrementare il rischio di una nuova crisi alimentare l’anno prossimo, nonostante le previsioni sulla produzione cerealicola 2008 anticipino raccolti record. <br /> <br /> Secondo l’ultimo rapporto della FAO <em>Crop Prospects and Food Situation</em> ((Prospettive dei Raccolti e Situazione Alimentare) pubblicato oggi, quest’anno la produzione alimentare aumenterà del 4,9 raggiungendo la quantità record di 2.232 milioni di tonnellate. Il rapporto fa però notare che ciò nonostante 36 paesi avranno ancora bisogno di assistenza esterna a causa della perdita dei raccolti, dei conflitti e dell’insicurezza, o perché i prezzi alimentari continuano ad essere alti a livello locale.<br /> <br /> “L’attuale situazione di grande incertezza che contrassegna i mercati internazionali insieme alla minaccia di una recessione mondiale potrebbero spingere alcuni paesi a ricorrere a misure protezionistiche e a rivedere gli impegni internazionali presi nei confronti degli aiuti allo sviluppo”, ha dichiarato Diouf.<br /> <br /> “Sarebbe una vera sciagura se questo dovesse verificarsi e dovesse sfumare la volontà politica di recente riaffermata verso un maggiore sostegno internazionale allo sviluppo agricolo dei paesi in via di sviluppo”, ha aggiunto.<br /> <br /> <strong>Dalla padella alla brace</strong><br /> <br /> Diouf ha fatto poi notare che l’attuale crisi finanziaria, arrivata a ridosso della crisi creata dal rialzo dei prezzi alimentari - che nel solo 2007 ha aggiunto altri 75 milioni di persone alla lunga lista di coloro che soffrono fame e povertà – potrebbe aggravare la già difficile situazione alimentare dei paesi in via di sviluppo. “Sarebbe come passare dalla padella alla brace”, ha detto Diouf.<br /> <br /> I prezzi dei prodotti di base al momento stanno scendendo, spinti al ribasso tra gli altri fattori dalle prospettive favorevoli dei raccolti ma anche dal rallentamento dell’economia mondiale. Questo potrebbe tradursi in una riduzione dei seminativi e dunque in raccolti ridotti nei maggiori paesi esportatori. In considerazione poi del fatto che le scorte continuano ad essere basse, uno scenario di questo tipo potrebbe riaprire la strada ad una nuova ondata di prezzi alimentari sostenuti l’anno prossimo – una catastrofe per milioni di persone che verrebbero così lasciate senza denaro e senza acceso al credito.<br /> <br /> L’impatto della crisi finanziaria potrebbe farsi sentire nei paesi in via di sviluppo anche a livello macroeconomico, con ulteriori possibili effetti negativi per il settore agricolo e la sicurezza alimentare, ha detto Diouf. “Finanziamenti, prestiti bancari, aiuti ufficiali allo sviluppo, investimenti esteri diretti e rimesse dei lavoratori: tutto potrebbe essere compromesso dall’aggravarsi della crisi finanziaria”, ha proseguito.<br /> <br /> <strong>Azioni urgenti</strong><br /> <br /> Il Direttore Generale della FAO ha poi ricordato che governi e leader mondiali hanno concordato in occasione del Vertice sulla Sicurezza Alimentare dello corso giugno che “la comunità internazionale deve intervenire urgentemente ed intraprendere un’azione coordinata per combattere gli effetti negativi del rialzo dei prezzi alimentari sui paesi e sulle popolazioni più vulnerabili”. <br /> <br /> Un mese dopo, il Vertice del G8 in Giappone ha confermato la risoluzione dei leader mondiali di fare della sicurezza alimentare mondiale una priorità e dimostrare una volontà politica ancora più forte per ribaltare le allarmanti tendenze della fame a livello globale.<br /> <br /> “È importante mantenere questo momento di presa di coscienza”, ha affermato Diouf. A meno che la volontà politica e gli impegni espressi dai donatori non si trasformino in azioni concrete e reali, altri milioni di persone potrebbero andare ad aggiungersi alla lunga lista di poveri ed affamati cronici”.<br /> <br /> “La crisi finanziaria globale non dovrebbe farci dimenticare della crisi alimentare. Anche l’agricoltura ha bisogno urgente di attenzione per fare di fame e povertà un ricordo del passato”, ha concluso.<hr /><br /> <strong>Contatto</strong>: <br /> Christopher Matthews<br /> Ufficio stampa FAO<br /> christopher.matthews@fao.org<br /> (+39) 06 570 53762<br /> (+39) 349 5893 612]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/8194/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/8194/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 14 Oct 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Facilitare il commercio dei prodotti biologici</title>
	
	<description> 8 ottobre 2008  - I coltivatori biologici dei paesi in via di sviluppo avranno un maggior accesso ai mercati mondiali grazie a due pratici strumenti lanciati questa settimana allo scopo di agevolare il commercio dei loro prodotti.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 8 ottobre 2008 </strong> – I coltivatori biologici dei paesi in via di sviluppo avranno un maggior accesso ai mercati mondiali grazie a due pratici strumenti lanciati questa settimana allo scopo di agevolare il commercio dei loro prodotti.<br /> <br /> I nuovi strumenti, frutto di sei anni di collaborazione fra la FAO, la Conferenza ONU sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) e la Federazione Internazionale Movimenti per un’Agricoltura Biologica (IFOAM) (l’organizzazione che raccoglie il settore biologico a livello mondiale), contribuiranno a semplificare le procedure per l’accettazione dei prodotti biologici commerciati a livello internazionale.<br /> <br /> <em>Equitool</em> è una guida realizzata per aiutare gli organi decisionali a valutare se la produzione biologica e le norme di trasformazione alimentare applicate in una regione corrispondano - che non vuol dire che siano identici ma egualmente validi - alla normativa in materia di produzione biologica vigente altrove. Questo strumento facilita il commercio, ma allo stesso tempo tutela la produzione biologica in conformità ai requisiti socio-economici e agro-ecologici locali.<br /> <br /> Il secondo strumento, chiamato <em>IROCB</em> ( Requisiti Internazionali per gli Organismi di Certificazione Biologica), è una lista minima di requisiti perché un prodotto possa essere certificato come biologico, per rendere possibile l’importazione di prodotti nell’ambito di sistemi di controllo di paesi stranieri. <br /> <br /> Questi strumenti sono stati approvati nella riunione conclusiva del Gruppo Internazionale di esperti per l’armonizzazione e l’equipollenza dell’agricoltura biologica (ITF <em> l’acronimo inglese </em>). Questo gruppo, formato nel 2003 dalla FAO, dall’UNCTAD e dall’IFOAM, comprende rappresentanti di governi, di agenzie intergovernative e di altri soggetti chiave del settore privato, come gli addetti alla certificazione.<br /> <br /> <strong> Un mercato in crescita</strong><br /> <br /> Il commercio di prodotti biologici si sta espandendo ad un ritmo del 15-20 percento all’anno, e sono più di 100 i paesi che attualmente esportano prodotti biologici certificati, ma è gravato dalla moltitudine di normative, regolamenti e sistemi di valutazione di conformità vigenti in materia.<br /> <br /> Nel mercato mondiale del biologico operano più di 400 organismi differenti per la certificazione, sia pubblici che privati. Prodotti certificati come biologici secondo un dato sistema non sono riconosciuti, come tali da un altro. Questo è fonte di molti problemi e costi sia per i produttori che per gli esportatori di prodotti biologici che sperano di vendere in diversi mercati.<br /> <br /> Questi ostacoli fanno sì che i possibili benefici economici, ambientali e sociali dell’agricoltura biologica rimangano al di là della portata di molti produttori, in particolar dei coltivatori dei paesi in via di sviluppo privi di risorse. Inoltre questo stato di cose fa sì che i consumatori paghino prezzi più alti a causa di una selezione più limitata di prodotti.<br /> <br /> “Il mercato biologico è in piena espansione, con nuove questioni emergenti e con normative e procedure di certificazione in costante sviluppo, dice Alexander Müller, Vice Direttore Generale della FAO.<br /> <br /> “Piuttosto che perdere tempo, soldi e mercati in questa giungla di norme e regolamentazioni, l’ITF ha posto le basi per una cooperazione armonica tra tutti coloro interessati alla crescita del biologico mantenendo al tempo stesso l’integrità del sistema”, ha aggiunto Müller.<br /> <br /> <strong>Norme internazionali</strong><br /> <br /> L’ITF si mobilita affinché il commercio biologico sia basato su norme internazionali, sul principio di equipollenza e che gli organi addetti alla certificazione biologica a livello mondiale soddisfino comuni requisiti di qualità.<br /> <br /> Attualmente esistono due normative internazionali per l’agricoltura biologica – le linee guida della Commissione del Codex Alimentarius per la produzione, la trasformazione, l’etichettatura e la commercializzazione degli alimenti prodotti biologicamente e le norme di base dell’IFOAM.<hr /><br /> <strong>Contatto:</strong><br /> Teresa Buerkle<br /> Ufficio stampa FAO(Ginevra)<br /> tel: (+41) 22 917 2770<br /> cell.: (+41) 78 900 43 93<br /> e-mail: teresamarie.buerkle@fao.org]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/8210/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/8210/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
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