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 <title>RSS Sala stampa</title>
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 <description>Notizie dall'Organizzazione dell'ONU per l'Alimentazione e l'Agricoltura</description>
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 <copyright>2009 FAO</copyright>
 <managingEditor>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</managingEditor>
 <webMaster>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</webMaster>
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	<title>Slow Food e la FAO uniscono le forze</title>
	
	<description> La FAO e Slow Food International hanno concordato oggi di sviluppare una serie di azioni congiunte per migliorare i mezzi di sussistenza dei piccoli agricoltori ed degli altri lavoratori nelle zone rurali.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>15 maggio 2013, Roma -</strong>  La FAO e Slow Food International hanno concordato oggi di sviluppare una serie di azioni congiunte per migliorare i mezzi di sussistenza dei piccoli agricoltori e degli altri lavoratori nelle zone rurali. <br /> <br /> Il protocollo d'intesa, firmato oggi presso la FAO, prevede la collaborazione delle due organizzazioni per la promozione di sistemi agricoli e alimentari più inclusivi a livello locale, nazionale e internazionale.<br /> <br /> Le azioni congiunte di FAO e Slow Food si concentreranno soprattutto nella creazione di campagne di sensibilizzazione, nel rafforzare le reti locali, regionali e globali e nel promuovere iniziative mondiali come l'Anno Internazionale dell'Agricoltura Familiare nel 2014. I messaggi porranno l'accento sul valore dei cibi locali e delle varietà di cereali sotto-utilizzate promuovendo allo stesso tempo l'accesso ai mercati da parte dei piccoli produttori, la salvaguardia e la valorizzazione della biodiversità, la riduzione degli sprechi alimentari e il miglioramento del benessere degli animali. <br /> <br /> Alla firma del documento di collaborazione il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha detto: "Slow Food e la FAO condividono la stessa visione di un mondo sostenibile, libero dalla fame e che tutela la biodiversità a beneficio delle generazioni future. L'accordo di oggi ci permetterà di mettere in campo una serie importante di iniziative congiunte e ci porta un passo più vicini al mondo che vogliamo". <br /> <br /> A nome di Slow Food il Presidente Carlo Petrini ha sottolineato come: "La collaborazione tra FAO e Slow Food nasce dall'unità di intenti nel lavoro di valorizzazione del patrimonio gastronomico tradizionale locale che portiamo avanti da anni in tanti Paesi, basato sulla difesa della biodiversità agroalimentare e sul sostegno agli agricoltori e produttori di piccola scala". <br /> <br /> <strong>Valorizzare il cibo tradizionale<br /> <br /> </strong>Le attività previste dall'accordo includono la protezione dei prodotti alimentari tradizionali e la promozione delle tradizioni culinarie  così come del patrimonio culturale delle comunità rurali. Più nello specifico, Slow Food può contribuire alla creazione di inventari di specie di cereali locali, indigene e sotto-utilizzate potenzialmente importanti per la sicurezza alimentare, offrendo, in questo modo, un valido supporto all'impegno della FAO per la rivalutazione e la promozione delle colture sottoutilizzate. <br /> <br /> FAO e Slow Food lavoreranno assieme per facilitare l'accesso ai mercati dei piccoli agricoltori attraverso organizzazioni di produttori e cooperative rafforzate. Slow Food può aiutare i piccoli produttori a ottimizzare e accorciare la filiera alimentare, migliorando anche aspetti come la commercializzazione, l'etichettatura e il confezionamento dei prodotti. In questo modo saranno garantiti prezzi equi sia per i produttori che per i consumatori. <br /> <br /> Le due organizzazioni promuoveranno il benessere degli animali come elemento essenziale per la valorizzazione dei prodotti animali, e per aumentare gli introiti dei contadini e degli altri attori lungo la filiera alimentare. Il ruolo di Slow Food in questo caso sarà quello di sviluppare e promuovere linee guida specifiche per l'attuazione delle <em>pratiche migliori</em>. <br /> <br /> <strong>Collaborazione con iniziative della FAO già in corso<br /> <br /> </strong>La FAO identificherà sinergie e aree di collaborazione all'interno di iniziative già esistenti, includendo possibilmente anche l'iniziativa Hunger-Free Africa che vede la partecipazione dell'Unione Africana, della FAO e del brasiliano Instituto Lula. Obiettivo dell'iniziativa  che é già operativa in quattro progetti in Angola, Etiopia, Malawi e Niger è l'eradicazione della fame dal continente africano.<br /> <br /> Un'altra area di possibile collaborazione è il sostegno alle donne rurali attraverso il progetto <a href="http://www.fao.org/dimitra/en/" target="_blank">Dimitra</a>, frutto della partecipazione della FAO, della Commissione Europea e del Belgio. Dimitra è un progetto d'informazione e di comunicazione partecipativa, che aiuta a migliorare la visibilità delle popolazioni rurali, in particolare le donne così che i loro interessi possano essere presi più facilmente in considerazione.<br /> <br /> Un'ulteriore possibilità di collaborazione consiste nello sviluppo di kit per il Partenariato Internazionale per l'Educazione delle Popolazioni Rurali (<a href="http://www.fao.org/erp/en/" target="_blank"><em>International Education of Rural People Partnership</em></a> - in inglese)  che mira a rimuovere i vincoli esistenti e a garantire l'istruzione e la formazione professionale per tutte le popolazioni rurali.<br /> <br /> Slow Food è un'organizzazione, senza scopo di lucro che opera su <a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>base internazionale che si propone di promuovere la qualità del cibo prodotto e distribuito in modo ecologicamente e socialmente sostenibile. Ha più di 100 000 membri in tutto il mondo ed è attiva in 150 paesi. Grazie ai suoi progetti e iniziative, Slow Food coinvolge milioni di persone in tutto il mondo.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Tue, 14 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>I prodotti forestali decisivi per la lotta contro la fame - inclusi gli insetti</title>
	
	<description> Le foreste e i prodotti agroforestali sono fondamentali nella lotta contro la fame e dovrebbero essere meglio integrati nelle politiche per la sicurezza alimentare e di uso del suolo, ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, intervenendo alla Conferenza internazionale su &quot;Le foreste per la sicurezza alimentare e la nutrizione&quot; che si è aperta oggi presso la FAO (13-15 maggio).</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 13 maggio 2013 - </strong>Le foreste e i prodotti agroforestali sono fondamentali nella lotta contro la fame e dovrebbero essere meglio integrati nelle politiche per la sicurezza alimentare e di uso del suolo, ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, intervenendo alla Conferenza internazionale su "<a href="http://www.fao.org/forestry/food-security/en/" target="_blank">Le foreste per la sicurezza alimentare e la nutrizione</a>" che si è aperta oggi presso la FAO (13-15 maggio).<br /> <br /> "Le foreste contribuiscono alla sussistenza di oltre un miliardo di persone, molte delle quali tra le più povere al mondo" ha detto Graziano da Silva. "Le foreste forniscono cibo, combustibile per cucinare, foraggio per gli animali e reddito per comprare alimenti".<br /> <br /> "Gli animali selvatici e gli insetti sono spesso la principale fonte di proteine ​​per le persone che vivono in aree forestali, mentre foglie, semi, funghi, miele e frutta forniscono minerali e vitamine, garantendo così una dieta nutriente."<br /> <br /> "Ma le foreste ed i sistemi agroforestali raramente sono presi in considerati nelle politiche di uso del territorio e per la sicurezza alimentare. Spesso, le popolazioni rurali non hanno chiari diritti di accesso alle foreste, e questo mette a rischio la loro sicurezza alimentare" ha continuato Graziano da Silva.<br /> Dovrebbe essere meglio riconosciuto l'importante contributo che le foreste possono dare alla sicurezza alimentare e alla nutrizione delle popolazioni rurali".<br /> <br /> <strong>Animaletti fritti - Insetti selvatici e allevati <br /> </strong><br /> Secondo un nuovo studio della FAO, presentato alla conferenza, gli insetti che si trovano nelle foreste rappresentano una fonte importante di cibo nutriente, ricco di proteine e facilmente reperibile. Si stima che gli insetti siano parte delle diete tradizionali di almeno due miliardi di persone. La raccolta di insetti ed il loro allevamento potrebbe offrire occupazione e reddito, per il momento solo a livello familiare, ma potenzialmente anche a livello commerciale.<br /> <br /> <strong>Un'incredibile varietà di creature     <br /> </strong><br /> Con circa 1 milione di specie conosciute, gli insetti rappresentano più della metà di tutti gli organismi viventi classificati finora sul pianeta.<br /> <br /> Secondo lo studio della FAO, realizzato in collaborazione con l'Università di Wageningen nei Paesi Bassi, nel mondo sono già oltre 1900 le specie di insetti di cui si cibano gli esseri umani. A livello globale, gli insetti più consumati sono: i coleotteri (31%); i bruchi (18%), api, vespe e formiche (14%); cavallette, locuste e grilli (13%). Molti insetti sono ricchi di proteine ​​e grassi buoni, e di calcio, ferro e zinco. La carne bovina ha un contenuto di ferro di 6 mg per 100g di peso secco, mentre il contenuto di ferro delle locuste oscilla tra gli 8 ed i 20 mg per 100 g di peso secco, a seconda della specie e del tipo di alimento di cui si nutrono. <br /> <br /> <strong>Un approccio per i più schizzinosi<br /> </strong><br /> "Non stiamo dicendo che le persone dovrebbero da domani cominciare a mangiare insetti", ha dichiarato Eva Muller, Direttrice della Divisione Politica economica e dei prodotti forestali della FAO, co-autrice di "<a href="http://www.fao.org/docrep/018/i3253e/i3253e00.htm" target="_blank">Insetti commestibili: prospettive future per la sicurezza alimentare e per il foraggio animale</a>."<br /> <br /> "Quello che lo studio cerca di dire è che gli insetti sono una delle risorse fornite dalle foreste ancora non sfruttate per il loro potenziale come cibo umano, e soprattutto animale", ha spiegato la Muller.<br /> <br /> Allevare insetti in modo sostenibile potrebbe contribuire ad evitare una sovrapproduzione, che potrebbe avere conseguenze sulle specie più pregiate. Alcune specie, come ad esempio i vermi pasto, vengono già prodotte a livello commerciale, e sono utilizzati in mercati di nicchia come alimenti per gli animali domestici, per i giardini zoologici e come esche nella pesca da diporto.  Se la produzione dovesse essere ulteriormente automatizzata, questo alla fine abbasserebbe i costi a un livello in cui l'industria potrebbe trarre profitto dal sostituire per esempio la farina di pesce, con farina di insetti per l'alimentazione del bestiame. Il vantaggio sarebbe un aumento della disponibilità di pesce per il consumo umano.<br /> <br /> <strong>Gli insetti producono di più con meno <br /> </strong><br /> Poiché sono a sangue freddo, gli insetti non usano energia da alimenti per mantenere la temperatura corporea. In media, gli insetti usano solo 2 kg di mangime per produrre un chilo di carne. I bovini invece, richiedono 8 kg di foraggio per produrre 1 kg di carne.<br /> <br /> Non solo, ma gli insetti producono molte meno emissioni che contaminano l'ambiente, come metano, ammoniaca, gas serra e letame.<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a> Infatti, gli insetti possono essere utilizzati per scomporre i rifiuti, aiutando i processi di compostaggio che forniscono nutrienti al suolo, facendo diminuire al tempo stesso cattivi odori.<br /> <br /> <strong>Una legislazione carente<br /> </strong><br /> Tuttavia, la legislazione nella maggior parte dei paesi industrializzati vieta di alimentare gli animali con rifiuti e liquami, anche se questo è in realtà il materiale di cui normalmente si nutrono gli insetti. Sarebbero necessarie ulteriori ricerche, soprattutto per quanto riguarda l'allevamento di insetti in canali di scarico. Ma è ampiamente accettato dagli scienziati che gli insetti sono così diversi dai mammiferi dal punto di vista biologico che è assai improbabile possano trasmettere malattie agli esseri umani.<br /> <br /> Come con altri tipi di prodotti alimentari, sarà importante disporre di norme di produzione, di trasformazione e di preparazione dei cibi altamente igieniche per evitare la crescita di batteri e di altri microrganismi che potrebbero avere effetti sulla salute umana.  Si potrebbero ampliare gli standard di sicurezza igienico-sanitaria per includere gli insetti e i prodotti a base di insetti, e norme di controllo della qualità lungo la catena di produzione per creare la fiducia dei consumatori in alimenti e mangimi contenenti o derivanti ​​da insetti.<br /> <br /> "Il settore privato è pronto ad investire nell'allevamento degli insetti. Abbiamo enormi opportunità davanti a noi ", ha detto Paul Vantomme, uno degli autori del rapporto. "Ma finché non vi sarà chiarezza per quanto concerne la sfera giuridica, nessuna impresa importante è disposta a correre il rischio di investire risorse quando le leggi rimangono poco chiare addirittura ostacolano lo sviluppo di questo nuovo settore".]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/175982/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/175982/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 13 May 2013 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Prevista per il 2013 una forte crescita della produzione cerealicola</title>
	
	<description> Secondo le prime stime della FAO, nel 2013 vi sarà una forte crescita della produzione mondiale di grano, di cereali secondari e di riso. Se vi saranno condizioni atmosferiche più regolari che nel 2012, la produzione mondiale di grano nel 2013 dovrebbe raggiungere i 695 milioni di tonnellate, un incremento del 5,4% rispetto allo scorso anno e solo 6 milioni di tonnellate al di sotto del livello record raggiunto nel 2011. L’Indice FAO dei prezzi alimentari sale dell'uno per cento in aprile.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 9 maggio 2013 - </strong>Secondo le prime stime della FAO, pubblicate oggi nel <a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/csdb/en/" target="_blank">Bollettino mensile sull'Offerta e Domanda di Cereali</a>, nel 2013 vi sarà una forte crescita della produzione mondiale di grano, di cereali secondari e di riso.  Se vi saranno condizioni atmosferiche più regolari che nel 2012, la produzione mondiale di grano nel 2013 dovrebbe raggiungere i 695 milioni di tonnellate, un incremento del 5,4% rispetto allo scorso anno e solo 6 milioni di tonnellate al di sotto del livello record raggiunto nel 2011.  <br /> <br /> Per i cereali secondari si prevede un nuovo record, con una produzione che dovrebbe aggirarsi intorno ai 1266 milioni di tonnellate - una crescita del 9,3 % rispetto al precedente record di 1.167 milioni di tonnellate registrato nel 2011.  Su questo totale, il mais farà la parte del leone con circa 960 milioni di tonnellate, circa il 10 per cento in più rispetto al 2012. La maggior parte dell'aumento si registrerà negli Stati Uniti, il più grande produttore al mondo, dove si prevede le semine di mais raggiungeranno il livello più alto dal 1936. Anche il ritorno alla normalità dopo i periodi di siccità nei maggiori paesi produttori della CSI dovrebbe contribuire alla prevista produzione record.<br /> <br /> Secondo una prima stima ancora preliminare della FAO, la produzione di riso nella prossima stagione 2013 dovrebbe aumentare e raggiungere i 497,7 milioni di tonnellate, 16 milioni di tonnellate in più rispetto al 2012, con aumenti particolarmente rilevanti in India e Indonesia.<br /> <br /> <strong>Utilizzo dei cereali<br /> </strong><br /> Per il 2012/2013, nonostante gli aumenti di produzione, si prevede una stagnazione nell'utilizzo mondiale di cereali, da attribuirsi alla crescita dei prezzi dei cereali e all'incerta domanda di etanolo. L'utilizzo globale di cereali è adesso previsto intorno ai 2.332 milioni di tonnellate, dato sostanzialmente invariato rispetto al livello del 2011/12.<br /> <br /> Le scorte cerealicole mondiali alla fine della stagione 2013 sono stimate intorno a 505 milioni di tonnellate, un aumento dell'1% (5 milioni di tonnellate) rispetto alle proiezioni precedenti, ma 3% (16 milioni di tonnellate) al di sotto del loro livello di apertura.<br /> <br /> Si prevede un brusco calo del commercio mondiale di cereali, che dovrebbe coinvolgere tutti i principali cereali. Attestandosi a 304.4 milioni di tonnellate, sarebbe quasi 1 milione di tonnellate superiore alle previsioni del mese scorso, ma ancora circa il 4% (13 milioni di tonnellate) in meno rispetto al 2011/12.<br /> <br /> <strong>L'Indice dei prezzi alimentari FAO in aumento per il secondo mese consecutivo<br /> </strong><br /> In aprile l'<a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/" target="_blank">Indice dei prezzi alimentari della FAO</a>, per il secondo mese consecutivo, è aumentato dell'1%, vale a dire di due punti.<br /> <br /> Come in marzo, l'incremento del mese scorso è stato trainato quasi esclusivamente dal forte aumento dei prezzi lattiero-caseari. I prezzi della maggior parte delle altre materie prime alimentari sono invece diminuiti. Attestandosi a 215,5 punti, l'Indice FAO è stato anche l'1% più alto rispetto all'aprile 2012.  Attualmente, è il 9 per cento più basso rispetto al picco registrato nel febbraio 2011.<br /> <br /> Nel mese di aprile, <strong>l'Indice FAO dei prezzi lattiero-caseari</strong> ha registrato una media di 259 punti, rispetto a marzo un aumento di quasi 34 punti (14,9%), e la seconda più grande variazione mensile mai registrata. La causa principale è stata il brusco calo della produzione di latte in Nuova Zelanda, il più grande esportatore di prodotti lattiero-caseari del mondo.<br /> <br /> L'Indice FAO dei prezzi cerealicoli ha registrato una media di 235 punti, 10 punti in meno (4,1 per cento) rispetto al mese di marzo, ma quasi 11 punti in più (4,9 per cento) rispetto all'aprile 2012.<br /> <br /> L'Indice FAO dei prezzi dei grassi e dei semi oleosi ha registrato in aprile una media di 199 punti, un calo di 2 punti (1,5 per cento), rispetto al mese di marzo. L'indebolimento dei prezzi dell'energia e le persistenti preoccupazioni circa l'andamento dell'economia globale hanno continuato a pesare su tutti gli oli vegetali nel loro complesso.<br /> <br /> L'Indice <strong>FAO dei prezzi delle carni</strong> ha registrato una media di 179 punti, un livello che si è mantenuto costante sin dalla seconda metà del 2012, oscillando tra i 177 e i 179 punti. Ciò nonostante, i prezzi della carne nel loro insieme rimangono alti rispetto ai loro standard storici.<br /> <br /> Nel mese di aprile l'Indice FAO dei prezzi dello zucchero ha registrato una media di 253 punti, un calo di oltre 9 punti (3,6 per cento), rispetto al mese di marzo.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/175816/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/175816/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 08 May 2013 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Approvate dal Consiglio le strategie di partenariato della FAO</title>
	
	<description> Il Consiglio direttivo della FAO ha approvato due nuove strategie volte a rafforzare le partnership della FAO con le organizzazioni della società civile e con il settore privato. Le strategie forniscono un quadro di riferimento per il lavoro della FAO con partner privati ​​e della società civile per il raggiungimento degli obiettivi strategici dell'organizzazione</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 26 aprile 2013 - </strong>Il Consiglio direttivo della FAO ha approvato due nuove strategie volte a rafforzare le partnership della FAO con le organizzazioni della società civile e con il settore privato.<br /> <br /> Le strategie forniscono un quadro di riferimento per il lavoro della FAO con partner privati ​​e della società civile per il raggiungimento degli obiettivi strategici dell'organizzazione: l'eliminazione della fame, dell'insicurezza alimentare e della malnutrizione.<br /> <br /> "Come abbiamo sottolineato molte volte è possibile porre fine alla fame solo se lavoriamo insieme", ha dichiarato il Direttore Generale José Graziano da Silva, nel ringraziare il Consiglio per la sua approvazione.  "Queste strategie mostrano che siamo impegnati a lavorare con partnership".<br /> <br /> FAO ritiene essenziale per il raggiungimento dei propri obiettivi avviare forme di collaborazioni più ampie e più forti, soprattutto alla luce della nuova attenzione posta sul decentramento. "L'impegno di porre fine alla fame non può essere svolto da nessuna organizzazione da sola, la collaborazione ed il sostegno di tutti gli altri soggetti che lavorano in questa direzione sono decisivi", ha aggiunto Graziano da Silva.<br /> <br /> L'approvazione di queste strategie consentirà alla FAO, in particolare nel lavoro sul campo, di stabilire migliori forme di collaborazione. Un elemento chiave sarà quello di garantire che vengano identificati, e coinvolti a livello nazionale a sostegno degli sforzi della FAO, i soggetti principali della società civile e del settore privato che lavorano nel campo della sicurezza alimentare.<br /> <br /> Entrambe le strategie individuano sei aree principali di collaborazione: dialogo politico, lavoro normativo, programmi tecnici e sul campo, attività di promozione e comunicazione, uso congiunto e mobilitazione delle risorse, e condivisione delle conoscenze, oltre a e due livelli principali d'interazione sia a livello globale che a livello decentrato.<br /> <br /> Le due strategie sono il risultato di ampie consultazioni con gli Stati membri, con le principali parti interessate esterne e con gli esperti FAO che lavorano sia nella sede centrale che sul campo.  Si sono tenute numerose riunioni di consultazione, discussioni bilaterali e sessioni informali per discutere le proposte che si riflettono nei documenti finali.<br /> <br /> Il nuovo e rivisto quadro strategico per il prossimo decennio comprende cinque obiettivi:<br /> <br /> 1. Contribuire all'eliminazione della fame, dell''insicurezza alimentare e della malnutrizione.<br /> 2. Incrementare e migliorare la fornitura di beni e servizi provenienti dal settore agricolo, dalla silvicoltura e dalla pesca in modo sostenibile.<br /> 3. Ridurre la povertà rurale.<br /> 4. Abilitare sistemi agricoli e alimentari più inclusivi ed efficienti a livello locale, nazionale e internazionale.<br /> 5. Aumentare la capacità dei mezzi di sussistenza di rispondere alle crisi.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/175247/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/175247/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 25 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il Direttore Generale delinea le riforme attuate e presenta il nuovo Programma di lavoro e il Bilancio</title>
	
	<description> Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha aperto oggi i lavori del Consiglio della FAO con la presentazione del Programma di Lavoro e il Bilancio per il 2014-2015, che prevede un aumento dell'1% del budget in termini reali per sostenere il lavoro di base dell'Organizzazione nella lotta contro fame e malnutrizione e per promuovere uno sviluppo agricolo sostenibile.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 22 aprile 2013 - </strong>Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha aperto oggi i lavori del Consiglio della FAO con la presentazione del Programma di Lavoro e il Bilancio per il 2014-2015, che prevede un aumento dell'1% del budget in termini reali per sostenere il lavoro di base dell'Organizzazione nella lotta contro fame e malnutrizione e per promuovere uno sviluppo agricolo sostenibile.<br /> <br /> Il Direttore Generale ha inoltre presentato i risultati ottenuti nel corso dell'ultimo anno nel taglio della burocrazia e di altri costi, che aiuteranno l'organizzazione a operare in modo più efficace.<br /> <br /> "Si tratta di una trasformazione ambiziosa, che è appena iniziata, il cui impatto non è sempre immediatamente visibile, ma tuttavia indispensabile affinché la FAO possa funzionare nel 21mo secolo e svolgere il ruolo per cui è stata creata", ha dichiarato.<br /> <br /> <strong>Aumentare l'efficienza e rafforzare la presenza sul campo<br /> </strong><br /> Guardando agli ultimi sedici mesi, da quando è al timone dell'Organizzazione, Graziano da Silva ha osservato che oltre ai 6,5 milioni di dollari di risparmio che i paesi membri  avevano richiesto di  individuare, l'organizzazione è stata in grado di ridurre i costi di ulteriori 19,3 milioni di dollari. Il risparmio totale di 25,8 milioni dollari - quasi quattro volte rispetto a quello che era stato richiesto - è derivato principalmente dalla razionalizzazione nelle aree amministrative, soprattutto presso la sede centrale della FAO a Roma.<br /> <br /> Graziano da Silva ha fatto notare che questi risparmi hanno consentito di fare importanti passi avanti nel processo di decentramento dell'Organizzazione, con la creazione di 55 posti di lavoro professionali in tutto il mondo, pur mantenendo le capacità tecniche presso la sede centrale.<br /> <br /> "Come ho sostenuto in precedenza, credo che una forte presenza sul campo sia il modo migliore per fare veramente della FAO un'organizzazione della conoscenza con i piedi ben piantati per terra", ha aggiunto Graziano da Silva.<br /> <br /> Il Direttore Generale ha chiesto ai paesi, quando discuteranno del Programma di lavoro e del bilancio, di tenere in considerazione l'impegno dell'organizzazione nell'adempiere il proprio mandato ottimizzando al massimo le risorse disponibili - i risparmi senza precedenti, la riduzione complessiva del personale e l'aumento netto delle posizioni decentrate.<br /> <br /> Ha poi fatto notare che i significativi cambiamenti già intrapresi, e quelli necessari per continuare questo processo, forgeranno una nuova FAO, che procederà decisa verso i suoi obiettivi strategici. "Per la prima volta nella storia della FAO, il suo bilancio sarà guidato dagli obiettivi e dai risultati che ci proponiamo di raggiungere, e non semplicemente dalle attività che svolgiamo."<br /> <br /> <strong>Maggiore enfasi sulla protezione sociale<br /> </strong><br /> Graziano da Silva ha annunciato che proporrà il rafforzamento delle capacità della FAO in materia di protezione sociale, spiegando che le ragioni dietro questa decisione sono abbastanza semplici.<br /> <br /> "La missione principale della FAO è sradicare la fame. Quando la FAO è stata creata, a ridosso della seconda guerra mondiale, la causa principale della fame era l'insufficiente produzione di cibo. Allora, la prima e unica priorità, era incrementare la produzione".<br /> <br /> Oggi, ha spiegato, sebbene la produzione alimentare sia da allora aumentata in modo esponenziale, vi sono ancora circa 870 milioni di persone cronicamente sottoalimentate.<br /> <br /> "Il problema ora è più complesso e di più difficile soluzione.  La causa principale della fame oggi è la mancanza di accesso al cibo. E' un problema legato alla povertà, soprattutto alla povertà rurale.  Migliorare le reti di protezione sociale è un modo efficace per aumentare la capacità dei poveri di comprare il cibo di cui hanno bisogno nel breve termine e completa le iniziative per far incrementare la produttività dei piccoli proprietari e l'occupazione rurale".<br /> <br /> Ha poi osservato che guardando al futuro, ci sono quattro aree chiave della FAO che devono essere rafforzate: il Programma di Cooperazione Tecnica (il nucleo centrale del lavoro tecnico della FAO sul campo); l'integrazione delle reti di protezione sociale nelle strategie di riduzione della povertà; la comunicazione, le iniziative di promozione e patrocinio, le partnership e l<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>o sviluppo delle capacità, oltre al lavoro di monitoraggio e valutazione.<br /> <br /> <strong>Principali punti all'ordine del giorno<br /> <br /> </strong>Nel suo nuovo Programma di lavoro e nel bilancio, la FAO propone un aumento di meno dell'1%, in grado di apportare grandi cambiamenti nel modo in cui l'organizzazione svolge la propria attività. <br /> Alcuni punti salienti del Nuovo Programma di Lavoro e del Bilancio sono:<br /> <br />• Un aumento del budget di 10 milioni di dollari per rafforzare le aree prioritarie di lavoro, come il Programma di Cooperazione • Tecnica (il lavoro tecnico della FAO sul campo), incluse le reti di protezione sociale.<br /> • Lo sviluppo e l'attuazione d'iniziative programmatiche regionali, come parte del Piano d'azione per gli obiettivi strategici.<br /> • Un ulteriore rafforzamento della decentralizzazione.<br /> <br /> <br /> Il Consiglio della FAO ha confermato nella carica di Vice Direttore Generale per il Dipartimento Conoscenza Maria Helena Semedo, di Capo Verde, con la FAO sin dal 2003 quando ha aderito all'Organizzazione nella qualità di Rappresentante in Niger.  Nel 2008 è stata nominata Vice Rappresentante Regionale per l'Africa e Coordinatrice sub-regionale per l'Africa occidentale.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/174964/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/174964/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 21 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Le agenzie dell’ONU con sede a Roma ricevono la cittadinanza onoraria della città</title>
	
	<description> Le tre agenzie dell'ONU con sede a Roma - l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) e il Programma Alimentare Mondiale (WFP) - hanno ricevuto oggi la cittadinanza onoraria della città.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>21 aprile 2013, Roma</strong> - Le tre agenzie dell'ONU con sede a Roma - l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) e il Programma Alimentare Mondiale (WFP) - hanno ricevuto oggi la cittadinanza onoraria della città. <br /><br />Il sindaco Gianni Alemanno ha presentato il riconoscimento durante la cerimonia tenutasi in Campidoglio in occasione delle celebrazioni per il 2766esimo anniversario della fondazione di Roma.<br /><br />Il sindaco Alemanno ha citato l'apprezzamento della città per "il continuo impegno delle tre agenzie nella lotta contro la fame e la povertà, in favore della sicurezza alimentare, dello sviluppo sostenibile e per il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni rurali".<br /><br />Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, parlando a nome delle tre agenzie con sede nella capitale, ha detto che il supporto della città di Roma è stato fondamentale. <br /><br /><strong>Roma -ispirazione e piacere<br /><br /></strong>"Le vostre ricche tradizioni, compreso il valore che date al cibo locale e all'agricoltura, sono state fonte di ispirazione per noi, e anche un piacere" ha dichiarato il Direttore Generale. <br /><br />"Sono convinto che un giorno FAO, IFAD e WFP troveranno spazio in una pagina della lunghissima storia di Roma. Una pagina che racconta di come, assieme, abbiamo contribuito a eliminare la fame cronica, la malnutrizione e la povertà estrema" ha continuato Graziano da Silva. <br /><br />"Grazie Roma, per essere amica di noi tutti" ha concluso Graziano da Silva.<br /><br />Le tre agenzie hanno mandati differenti ma collaborano per migliorare la sicurezza alimentare e per alleviare la fame nel mondo. La FAO si trasferì a Roma dagli Stati Uniti nel 1951. Dieci anni dopo da una sua costola nasceva il Programma Alimentare Mondiale (WFP), che ha mantenuto la sua sede a Roma. L'IFAD, che si occupa del finanziamento di progetti di sviluppo agricolo soprattutto per la produzione alimentare nei paesi in via di sviluppo,  ha sede a Roma fin dalla sua nascita nel 1977. <br /><br />Lakshmi Menon, Vice Presidente Aggiunto per il Dipartimento Servizi Interni, ha rappresentato l'IFAD, mentre il WFP è stato rappresentato da Manoj Juneja, Vice Direttore Esecutivo, Dipartimento per la Gestione delle Risorse Finanziarie e Rendicontazione.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Sat, 20 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La FAO co-organizza il Concerto per la Terra 2013 che avrà luogo a Milano il 22 aprile</title>
	
	<description> Per la terza volta, la FAO darà il suo sostegno al Concerto per la Terra Italia, che quest’anno si terrà a Milano il 22 aprile e che vedrà protagonisti sul palco Fiorella Mannoia e il cantautore algerino Khaled, Ambasciatore di buona volontà della FAO.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 18 aprile 2013 - </strong>Per la terza volta, la FAO darà il suo sostegno al <strong>Concerto per la Terra</strong> Italia, che quest'anno si terrà a Milano il 22 aprile e che vedrà protagonisti sul palco Fiorella Mannoia e il cantautore algerino Khaled, Ambasciatore di buona volontà della FAO.<br /> <br /> Lunedì 22 aprile più di un miliardo di persone parteciperà in tutto il mondo alla <strong>43ma Giornata della Terra, il cui tema quest'anno è "Il volto del cambiamento climatico".</strong>  L'intento è sensibilizzare l'opinione pubblica sugli effetti devastanti del cambiamento climatico - prolungati periodi di siccità, inondazioni frequenti, cicloni, innalzamento del livello del mare e molti altri - sulle condizioni di vita di milioni di persone e fare appello ai leader politici affinché adottino misure urgenti per proteggere il nostro pianeta.<br /> <br /> Il concerto di quest'anno è organizzato da <strong>Earth Day Italia</strong>, insieme con la FAO e avrà anche il sostegno della <strong>Coldiretti</strong>, uno dei partner in prima fila dei progetti verdi di Earth Day Italia.<br /> <br /> "Lo scopo della Giornata della Terra è rendere l'opinione pubblica più consapevole e rispettosa del nostro pianeta e dell'ambiente in cui viviamo.  Difficilmente potremmo trovare un obiettivo più meritorio", ha dichiarato Eduardo Rojas-Briales, Vice Direttore Generale della FAO per il settore foreste, di recente nominato Commissario Generale delle Nazioni Unite per i preparativi ad EXPO 2015, l'esposizione mondiale non a fini commerciali che punta a promuovere lo scambio d'idee nel campo della cultura, dell'economia, della scienza e della tecnologia.  <br /> <br /> <strong>Creare sistemi alimentari ed ecosistemi sostenibili<br /> </strong><br /> "Il tema dell'Expo 2015 è di grande rilevanza globale: "Nutrire il pianeta, energia per la vita ". La FAO e gli altri membri della famiglia delle Nazioni Unite saranno entusiasti partecipanti all'evento. La nostra sfida è stimolare la riflessione e ispirare l'azione attraverso eventi come la Giornata Internazionale delle Foreste, la Giornata della Terra e World Expo 2015, nell'impegno per riuscire a creare sistemi alimentari ed ecosistemi sostenibili e garantire così un pianeta in buona salute ", ha aggiunto.<br /> <br /> "Con la 43a Giornata Mondiale della Terra, Earth Day Italia avvia un percorso triennale di avvicinamento alla grande Esposizione Universale di Milano 2015 che porterà all'attenzione di tutto il mondo temi di assoluta importanza per la salute del Pianeta e dell'Umanità", ha detto Pierluigi Sassi . Presidente di Earth Day Italia".  "Compiere questo percorso assieme alla FAO, oltre ad essere per noi un grande privilegio, significa ribadire con forza che il rispetto dell'ambiente è una premessa indispensabile per la sostenibilità alimentare".  "Tra le grandi ingordigie da combattere per arrivare a nutrire il pianeta vi è certamente quella che depreda senza scrupoli il suo Ecosistema", ha poi aggiunto.<br /> <br /> <strong>Il ruolo decisivo degli agricoltori<br /> </strong><br /> "Fermare la cementificazione e il degrado del territorio, impedire la contaminazione transgenica e l'inquinamento industriale, offrire alimenti sicuri e genuini ma soprattutto affermare e trasmettere alle nuove generazioni un modello di sviluppo diverso e più sostenibile  è l'impegno degli agricoltori italiani per la Giornata della Terra". E' quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Lazio David Granieri che ha aggiunto: "Il ruolo degli agricoltori nel preservare la gran parte della superficie territoriale italiana è decisivo, le aziende agricole italiane sono tra le prime al mondo per rispetto ambientale, sostenibilità sociale e per sicurezza alimentare".<br /> <br /> <strong>Preservare il pianeta per le generazioni future<br /> </strong><br /> "Noi agiamo come se il pianeta fosse nostro, dimenticando che siamo solo di passaggio su questa terra", fa notare Fiorella Mannoia.  "Il nostro dovere sarebbe quello di consegnarla alle generazioni che verranno migliore di come l'abbiamo trovata, affinché anche loro possano godere delle bellezze che offre. Purtroppo questo proposito è stato disatteso, l'avidità umana, come Attila, distrugge al suo passaggio. Ora possiamo, e dobbiamo, lottare perché ognuno si assuma le sue responsabilità, e agisca secondo coscienza per non distruggere quello che rimane".<br /> <br /> In un video messaggio, Khaled ha affermato: "Con la partecipazione a questo concerto vogliamo rendere omaggio al nostro pianeta.  E' un invito ad agire contro l'indifferenza della gente verso le risorse naturali e degli ecosistemi che sono essenziali per il nostro futuro e per il futuro dei nostri figli come qualcuno ha detto prima di me e meglio di me: "La terra non è un'eredità ricevuta dai nostri genitori, è un prestito per i nostri figli.  Unirci per proteggere il nostro pianeta, il pianeta dei nostri figli, è urgente e riguarda noi tutti".<br /> <br /> Il concerto sarà trasmesso in live-streaming su Sky Uno e Sky Uno HD il 22 aprile alle 00:10,  giovedì 23 aprile alle ore 16.30 e venerdì 26 aprile a mezzanotte.<br />]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il patrimonio genetico mondiale decisivo per la sopravvivenza dell’umanità</title>
	
	<description> Conservare e fare il miglior uso della ricchezza delle risorse genetiche del pianeta sarà fondamentale per la sopravvivenza dell’umanità, che dovrà produrre cibo nutriente a sufficienza per una popolazione in continua crescita, ha dichiarato oggi il Direttore Generale Aggiunto della FAO, M. Dan Gustafson nel suo intervento alla Commissione sulle Risorse Genetiche per l’Alimentazione e l’Agricoltura.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 15 aprile 2013 -</strong> Conservare e fare il miglior uso della ricchezza delle risorse genetiche del pianeta sarà fondamentale per la sopravvivenza dell'umanità, che dovrà produrre cibo nutriente a sufficienza per una popolazione in continua crescita, ha dichiarato oggi il Direttore Generale Aggiunto della FAO, M. Dan Gustafson nel suo intervento alla Commissione sulle Risorse Genetiche per l'Alimentazione e l'Agricoltura.<br /> <br /> La Commissione, l'unico organismo intergovernativo che affronti specificamente tutte le questioni relative al patrimonio genetico per l'alimentazione e l'agricoltura del mondo, si riunisce presso la FAO questa settimana in coincidenza con il suo 30mo anniversario.<br /> <br /> "La FAO ritiene che l'adattamento del settore agricolo non sia solo una delle opzioni possibili, ma piuttosto un imperativo per la sopravvivenza umana, e che le risorse genetiche saranno parte essenziale di qualsiasi strategia di adattamento", ha detto Gustafson.<br /> <br /> "Garantire la sicurezza alimentare nonostante il cambiamento climatico è una delle sfide più impegnative che dovrà affrontare l'umanità", ha proseguito.<br /> <br /> Le piante costituiscono più dell'80 % della dieta umana. Una trentina di colture coprono il 95% del fabbisogno energetico alimentare umano e solo cinque di esse - riso, grano, mais, miglio e sorgo - ne forniscono il 60%.  Eppure, più di 7000 specie di piante sono state raccolte e coltivate da quando l'uomo ha imparato a farlo molti millenni fa. E nel mondo esistono ben trentamila specie commestibili di piante terrestri.<br /> <br /> "Gli effetti del cambiamento climatico faranno ridurre la produttività agricola, la stabilità e il reddito in molte zone che già soffrono di alti livelli d'insicurezza alimentare", spiega Gustafson.  "La produzione agricola mondiale dovrà aumentare del 60 per cento entro la metà di questo secolo - meno di 40 anni da oggi - per stare al passo con il fabbisogno alimentare della crescente popolazione mondiale.<br /> <br /> "Le risorse genetiche per l'alimentazione e l'agricoltura svolgono un ruolo cruciale nel garantire sicurezza alimentare, mezzi di sussistenza sicuri e servizi ambientali. Esse sono anche fondamentali nel far sì che colture, zootecnia, organismi acquatici e alberi nelle foreste riescano a resistere a condizioni associate al cambiamento climatico".<br /> <br /> <strong>La tabella di marcia <br /> <br /> </strong>Per una prima fase fino al 2017, la Commissione prenderà in esame una tabella di marcia su cambiamento climatico e risorse genetiche.  Le attività previste comprendono la sensibilizzazione, lo sviluppo di linee guida per l'integrazione delle risorse genetiche per l'alimentazione e l'agricoltura nella pianificazione dell'adattamento, individuando punti caldi dove la biodiversità è particolarmente minacciata, e la definizione di un piano d'azione per la proteggere le piante selvatiche apparentate a quelle coltivate dalla minaccia di estinzione.<br /> <br /> Se la Commissione è più avanzata per quanto riguarda le risorse fitogenetiche e zoogenetiche, la FAO sta facendo importanti passi avanti nel campo delle risorse genetiche delle foreste, della vita acquatica, dei microrganismi e degli invertebrati, attività che riflettono il mandato ampliato della Commissione a partire dal 1995.  I batteri, ad esempio, sono essenziali per la produzione di yogurt e formaggi, i lombrichi rivoltano il suolo e scompongono la materia organica in sostanze nutritive essenziali e una pletora d'impollinatori, come le api, consentono al 35% dei raccolti di riprodursi.<br /> <br /> <strong>Colpire dove duole<br /> <br /> </strong>I paesi delle regioni più calde del pianeta saranno i più colpiti dal cambiamento climatico, poiché l'aumento della temperatura sarà più netto ed i loro sistemi agricoli saranno meno preparati ad affrontarne l'impatto.  Le zone aride e semi-aride sono destinate a diventare più secche, mentre le precipitazioni in altre aree saranno più variabili e molto meno prevedibili.<br /> <br /> "Con il riscaldamento del pianeta l'umanità sarà costretta a usare tutti gli strumenti a sua disposizione, al fine di affrontare la sfida di produrre cibo a sufficienza ", ha detto Linda Collette, Segretaria della Commissione sulle Risorse Genetiche per l'Alimentazione e l'Agricoltura.<br /> <br /> "Stiamo costantemente ampliando i già lunghi inventari di animali terrestri ed acquatici, di piante, di alberi, di invertebrati come gli insetti impollinatori e anche di organismi microscopici - e dei loro geni - alcuni di essi possiedono la chiave per adattarsi al cambiamento climatico.  Non solo dobbiamo conservare quella diversità genetica, ma dobbiamo anche garantirne l'accesso e assicurarne la giusta ed equa condivisione dei benefici derivanti dal loro uso", ha spiegato.<br /> <br /> <strong>La diversità genetica in pericolo<br /> </strong><br /> La FAO stima che nel secolo scorso, circa il 75 per cento della diversità genetica delle colture sia andata perduta, quando gli agricoltori di tutto il mondo sono passati a varietà geneticamente uniformi, ad alto rendimento e hanno abbandonato molte delle varietà locali.<br /> <br /> Il ricorso a materiale genetico è tuttavia indispensabile per adattare e migliorare l'agricoltura di fronte a minacce quali le malattie o il riscaldamento del clima che possono alterarne le condizioni di crescita.  Ad esempio, una varietà di grano della Turchia, raccolta e conservata in una banca genetica di semi nel 1948, è stata riscoperta negli anni ‘80, quando è stato trovato che possedeva geni resistenti a molti tipi di funghi patogeni.  Selezionatori di sementi ora usano quei geni per sviluppare varietà di grano resistenti a molte malattie.<br /> <br /> Secondo i più recenti dati FAO, il 22 % delle razze animali sono a rischio di estinzione. Tuttavia, le razze locali, spesso le meno studiate, posseggono difese genetiche che consentono loro di percorrere lunghe distanze per raggiungere pozze d'acqua, sopravvivere con poca acqua e cibo combattere le malattie tropicali. Molte razze bovine "industriali" - ad esempio, gli animali da latte ad alto rendimento - spesso non ce la fanno in condizioni così difficili.  Inoltre:<br /> <br /> Gli ecosistemi acquatici del mondo sono costituiti da circa 175 000 specie di pesci, molluschi, crostacei e piante acquatiche. Appena dieci specie costituiscono il grosso delle catture ittiche al mondo, ed altrettante<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a> specie rappresentano la metà della produzione mondiale di acquacoltura.<br /> <br /> Al mondo si calcola esistano 80.000 specie di alberi, ma solo l'1% è stato studiato in modo approfondito. Le foreste ospitano l'80 per cento della biodiversità terrestre, ma vengono cancellate ad un ritmo allarmante - con gravi conseguenze per il riscaldamento globale.<br /> <br /> Gli invertebrati costituiscono il 95 % dell'intera vita animale, e il tesoro nascosto della biodiversità dei microrganismi è incalcolabile.<br /> <br /> La Commissione si sforza di arrestare la perdita di risorse genetiche per l'alimentazione e l'agricoltura, e garantire la sicurezza alimentare mondiale e lo sviluppo sostenibile, promuovendo la loro conservazione, il loro uso sostenibile, compreso lo scambio, e la ripartizione giusta ed equa dei vantaggi derivanti dal loro utilizzo.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/174345/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/174345/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 14 Apr 2013 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il difficile compito di proteggere le piante in un’era globalizzata</title>
	
	<description> Si è conclusa la riunione annuale del Consiglio direttivo della Convenzione Internazionale sulle Risorse Fitogenetiche con l’approvazione di due nuovi standard fitosanitari, che puntano a prevenire che infestazioni e malattie delle piante si diffondano attraverso il commercio internazionale. Secondo il Segretariato della Convenzione Internazionale per la Protezione delle Piante ospitato dalla FAO, ogni anno le rese produttive si riducono tra il 20 ed il 40% a causa di emergenze fitosanitarie.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 12 aprile 2013 - </strong>Le probabilità che oggi sulla nostra tavola ci sia cibo proveniente da un altro emisfero sono alte, soprattutto se consideriamo che la cifra da capogiro di ben 1.100 miliardi di dollari in prodotti agricoli vengono commerciati ogni anno a livello internazionale, con quelli alimentari che incidono per l'82% del totale.<br /> <br /> E se frutta e piante possono viaggiare, possono farlo anche individui meno attraenti.  La frutta ad esempio può trasportare uova di mosche nascoste e non viste nella buccia delle arance.  Coleotteri e scarabei scavano tane nelle pedane di legno per il trasporto, sfuggendo a ogni controllo.  Spore di funghi s'insinuano nelle fessure dei container metallici e viaggiano ben più lontano di quanto non possa trasportarli il vento.<br /> <br /> Se non ci si occupa di questi non graditi ospiti quando arrivano a destinazione, le conseguenze possono davvero essere disastrose: ogni anno, secondo il Segretariato della <a href="http://www.ippc.int/" target="_blank">Convenzione Internazionale per la Protezione Fitosanitaria</a> ospitato dalla FAO, le rese produttive si riducono tra il 20 ed il 40% a causa di parassiti  e malattie.  Non si hanno dati precisi al riguardo, ma è ormai assodato che molte di queste infestazioni si sono introdotte tramite il commercio internazionale.<br /> <br /> E a rischio non è solamente la produzione alimentare.  Sono state colpite anche le foreste di tutto il mondo - da cui dipendono in un modo o nell'altro circa 1.6 miliardi di persone per il proprio sostentamento.<br /> <br /> Oltre ai tristemente noti "soliti sospetti" - le mosche della frutta del Mediterraneo, la ruggine del frumento, i bruchi africani - un autentico assortimento di rei danneggia le coltivazioni e mina le condizioni di vita degli agricoltori di tutto il mondo: il baco delle melenzane, la batteriosi della cassava, i nematodi della patata, la tignola delle viti europea, e la lumaca gigante del riso.  La lista è lunga e molto colorita.<br /> <br /> Oltre agli effetti immediati sulla produzione e sulla sicurezza alimentare, vi sono anche altre conseguenze.  Affrontare infestazioni di parassiti ed epidemie costa ogni anno ai governi, agli agricoltori e ai consumatori miliardi di dollari.  Non solo, ma una volta che certe infestazioni si introducono spesso diventa impossibile sradicarle, e la gestione per tenerle sotto controllo prende una parte significativa dei costi di produzione.<br /> <br /> Per tutti questi motivi è stata creata la Convenzione Internazionale per la Protezione Fitosanitaria (<em>IPPC l'acronimo inglese</em>).<br /> <br /> <strong>Fondamentale la definizione di norme e standard<br /> </strong><br /> Nel 1952, con il volume degli scambi di prodotti agricoli in continuo aumento, la comunità internazionale decise di istituire un meccanismo mediante il quale i paesi lavorassero insieme per prevenire che emergenze fitosanitarie si potessero diffondere attraverso il commercio di prodotti agricoli.<br /> <br /> La Convenzione IPPC rappresenta un network per la condivisione delle informazioni sulle infestazioni, sulle misure di controllo, sulle norme fitosanitarie e sulle pratiche migliori - a sostegno dell'impegno dei paesi per proteggere le risorse fitogenetiche e per un sistema di scambi sicuro.  Tra le altre attività centrali dell'IPPC vi è l'attuazione di standard e norme attraverso lo sviluppo di capacità e la risoluzione delle dispute sul commercio.<br /> <br /> L'attività principale della Convenzione è tuttavia la formulazione di standard e norme basate sulle conoscenze scientifiche, la loro approvazione a livello internazionale per stabilire nel dettaglio come gestire il commercio di piante e prodotti fitosanitari: le Norme internazionali per le misure fitosanitarie (<em>ISPM l'acronimo inglese</em>).  <br /> <br /> Sino ad oggi sono state sviluppate <a href="https://www.ippc.int/index.php?id=ispms&no_cache=1&L=0" target="_blank">50 norme</a>, che coprono questioni che vanno da come dovrebbero essere trattati i prodotti fitosanitari o i materiali di imballaggio in legno prima dell'esportazione, a procedure e metodologie raccomandate dagli ispettori agricoli, alle procedure per condurre analisi del rischio ed i formati richiesti per i certificati fitosanitari.  Sono al vaglio altre 90 questioni.<br /> <br /> "Viviamo in un mondo globalizzato e incredibilmente interconnesso, pieno di rischi per la diffusione da un paese all'altro d'infestazioni di parassiti e malattie.  Ridurre il rischio e prevenire o quanto meno minimizzare, la diffusione è molto più vantaggioso in termini di costi che cercare di sradicare o gestire un'epidemia in un secondo tempo", dice Craig Fedchock, Coordinatore del Segretariato IPPC.<br /> <br /> "Così facendo, proteggiamo gli agricoltori dalle disastrose conseguenze economiche delle emergenze fitosanitarie, difendiamo le industrie e i consumatori dai costi dei controlli e dell'eliminazione delle infestazioni, e al tempo stesso evitiamo la perdita di biodiversità - contribuendo a mantenere ecosistemi sostenibili e ben funzionanti", aggiunge Fedchock.<br /> <br /> <strong>Aggiornate due norme <br /> </strong><br /> Questa settimana la <a href="https://www.ippc.int/index.php?id=cpm&no_cache=1" target="_blank">Commissione sulle misure fitosanitarie (CPM)</a>, l'organismo direttivo dell'IPPC, nel corso della sua riunione annuale (Roma, 8-11 aprile) ha riesaminato e approvato due norme fitosanitarie.<br /> <br /> La prima è l'<a href="https://www.ippc.int/file_uploaded/1358518547_2005-001_ISPM_11_20--_En_2012-11.pdf" target="_blank">aggiornamento</a> di una già esistente: <em>Analisi del rischio fitosanitario per gli organismi da quarantena, comprendente l'analisi dei rischi per l'ambiente e gli organismi viventi modificati</em>, che aggiunge una guida dettagliata su come le autorità debbano intraprendere l'analisi dei rischi per determinare se una pianta importata potrebbe essere un parassita di piante coltivate o selvatiche, se debba essere regolamentata, e come identificare misure fitosanitarie che riducano il rischio ad un livello accettabile.<br /> <br /> La seconda: <em>Regolamentazione del materiale dei container di legno nel commercio internazionale</em> rivede una normativa già in vigore e fornisce indicazioni più specifiche sui trattamenti autorizzati per il materiale da imballaggio in legno.<br /> <br /> Il CPM anche deciso di continuare a lavorare ad una<a href="https://www.ippc.int/file_uploaded/1363787585_CPM_2013_28_Sea_Containers_2013-.pdf" target="_blank"> nuova norma volta a ridurre la trasmissione di parassiti e malattie</a> delle piante tramite container trasportati via mare.  (Questo tipo di container rappresenta il 90% di tutte le merci trasportate al mondo con circa 5 milioni in transito per via marittima).<br /> <br /> I membri della Commissione hanno anche discusso delle <a href="https://www.ippc.int/file_uploaded/1359549984_CPM_2013_06_Int_Move_Grain_2013-.pdf" target="_blank">opzioni </a>per migliorare il monitoraggio, il controllo e la lotta contro i parassiti per le spedizioni internazionali di cereali.<strong><br /> <br /> </strong>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/174234/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/174234/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 12 Apr 2013 10:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>I prodotti lattiero-caseari fanno salire l’Indice dei Prezzi alimentari FAO dell’uno per cento</title>
	
	<description> Nel mese di marzo l’Indice dei prezzi alimentari della FAO è salito dell’uno per cento, trainato principalmente dall’aumento dell’11 per cento dei prodotti lattiero-caseari, che rispetto ai prezzi delle altre commodity incluse nel calcolo dell’Indice FAO incidono per un 17 per cento.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 11 aprile 2013 - </strong>Nel mese di marzo l'Indice dei prezzi alimentari della FAO è salito dell'uno%, trainato principalmente dall'aumento dell'11% dei prodotti lattiero-caseari, che rispetto ai prezzi delle altre commodity incluse nel calcolo dell'Indice FAO incidono per un 17%.<br /> <br /> Il monitoraggio della domanda-offerta cerealicola globale ha in parte corretto la precedente stima della produzione del 2012, che risulta adesso aumentata di circa 3 milioni di tonnellate, solo 2% in meno rispetto alla quantità record del 2011.<br /> <br /> "La produzione cerealicola mondiale nel 2013 potrebbe recuperare fortemente, se non vi saranno condizioni climatiche sfavorevoli nelle principali aree produttive", si legge nell'ultimo Bollettino FAO sull'Offerta e Domanda di Cereali.  Per la produzione cerealicola complessiva le previsioni sono nell'insieme positive, con le colture di grano già a uno stadio avanzato e con le semine di riso e di cereali secondari, che aumenteranno nei prossimi mesi a ragione dei prezzi sostenuti.  La produzione mondiale di grano si prevede aumenterà del 4%, attestandosi a 690 milioni di tonnellate, la più alta mai registrata e seconda solo al record di 700 milioni di tonnellate raggiunto nel 2011.<br /> <br /> <strong>Eccezionale volatilità dei prodotti lattiero-caseari <br /> <br /> </strong>Nel mese di marzo l'Indice FAO dei Prezzi alimentari è balzato di 22 punti attestandosi a 225, una delle variazioni più ampie.  L'impennata è stata causata dal clima caldo e secco dell'Oceania, che ha portato in tutta la regione a un brusco calo della produzione di latte e della relativa lavorazione dei prodotti. <br /> <br /> I prezzi lattiero-caseari impiegati nel calcolo dell'Indice dei Prezzi FAO si sono basati sulle esportazioni della Nuova Zelanda, il maggiore paese esportatore al mondo di prodotti caseari, che rappresenta un terzo del commercio globale.<br /> <br /> I prezzi all'esportazione sono aumentati anche in altri importanti paesi esportatori, come l'Unione Europea e gli Stati Uniti, ma non nella stessa misura.<br /> <br /> "Questo eccezionale aumento è in parte un riflesso dell'incertezza dei mercati, con i compratori in cerca di fonti alternative di approvvigionamento", si legge nel rapporto dell'Indice dei Prezzi alimentari.  "Inoltre va notato che in Europa la produzione lattiera deve ancora dare il suo potenziale dopo un inverno particolarmente freddo, che ha ritardato la crescita dei pascoli per gli animali da latte".<br /> <br /> <strong>Stabili i prezzi delle altre principali commodity<br /> <br /> </strong>In marzo <strong>l'Indice FAO dei Prezzi cerealicoli</strong> ha registrato una media di 244 unti, dato invariato rispetto al mese precedente.  Mentre i prezzi del mais erano aumentati lo scorso mese a causa d un calo delle esportazioni provenienti dagli Stati Uniti, i prezzi più bassi del grano dovuti alla previsione di buoni raccolti compensano questi aumenti.  I prezzi globali del riso sono rimasti invariati.<br /> <br /> <strong>L'Indice FAO dei Prezzi dei grassi e dei semi oleosi </strong>è sceso del 2,5% rispetto al mese di febbraio, a ragione principalmente dei prezzi dell'olio di soia, che è calato a causa delle condizioni climatiche favorevoli registrate in Sudamerica, di una produzione record negli Stat Uniti nel 2013 e dall'annullamento degli acquisti da parte della Cina.  Ance i prezzi dell'olio di palma sono leggermente diminuiti.<br /> <br /> <strong>L'Indice FAO dei Prezzi della carne</strong> ha nel mese di marzo registrato una media di 176 punti, un calo del 2% rispetto al mese di febbraio.<br /> <br /> <strong>L'Indice FAO dei Prezzi dello zucchero </strong>è aumentato di 2,8 punti, l'1% rispetto a febbraio.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/174115/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/174115/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 11 Apr 2013 08:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Reti impregnate con insetticidi proteggono il bestiame e incrementano la produzione di latte</title>
	
	<description> Zanzariere trattate con insetticidi che durano a lungo - sostanzialmente le stesse usate per proteggere gli esseri umani - stanno facendo migliorare la salute animale e le condizioni di vita delle popolazioni che da essi dipendono. Esempi positivi dalle fattorie di produzione lattiera gestite per lo più da donne del Kenya ai piccoli allevamenti di maiali del Ghana. Il positivo effetto a catena? Con meno insetti in circolazione anche le persone si ammalano di meno.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 27 marzo 2013 - </strong>In Kenya, a Kisii, negli altopiani occidentali del paese, un semplice ma innovativo impiego di reti impregnate di insetticida per proteggere il bestiame, sta facendo raddoppiare, ed in alcuni casi addirittura triplicare, la produzione di latte delle piccole fattorie lattiere ed anche facendo ridurre le malattie causate dagli insetti negli esseri umani.  Il progetto è parte di una strategia più ampia tesa a migliorare in modo consistente la salute animale nelle zone più colpite da malattie tropicali.<br /> <br /> Le reti impregnate sono sicure dal punto di vista ambientale, e hanno contribuito a ridurre in modo drastico -di circa il 90%-  la quantità di mosche, zanzare e altri insetti che trasmettono malattie.  Nel caso della mastite - un'infezione batterica che può essere diffusa dalle mosche ed anche dalla scarsa igiene durante le operazioni di mungitura - la malattia è stata dimezzata nelle piccole fattorie a conduzione familiare.  Gli allevatori hanno anche imparato basilari misure igieniche per ridurre i contagi.<br /> <br /> Ma le reti stanno anche portando grandi benefici alle famiglie: a Kisii, dai primi risultati appare che tra i contadini vi siano stati circa il 40% in meno di casi di malaria.  Se i keniani spesso attribuiscono le malattie alla malaria senza conoscerne la vera causa, un beneficio diretto per la salute umana non dovrebbe venire come una sorpresa.<br /> <br /> Dice Mary Munyega Nyndeo una contadina della zona di Kisii "Di solito riuscivo a mungere circa due litri di latte al giorno, ma da quando sono arrivate le zanzariere le mosche sono scomparse e adesso riesco a fare 4 o 5 litri di latte al giorno, e così posso fare un piccolo profitto".<br /> <br /> Ma quello che è più importante, dice "è che non abbiamo più avuto casi di malaria".<br /> <br /> "Prima di questo ho sempre pensato che il latte fosse solo per il nostro uso familiare", dice Mary Owendo, un'altra contadina. "Non sapevo che vendere latte potesse aiutarmi a pagare la scuola dei miei figli". Lei è perfino riuscita a pagare per avere l'elettricità in casa, grazie alle mucche.<br /> <br /> <strong>Dai pascoli all'aperto alla soluzione "zero pascoli"<br /> <br /> </strong>Negli ultimi decenni, con il restringimento della terra disponibile a causa dell'espansione urbana o per differente destinazione d'uso, i piccoli allevatori hanno sempre più adottato il modello "zero pascolo", dove alle mucche da latte viene dato da mangiare in stalle ben ventilate piuttosto che lasciate libere di brucare in pascoli all'aperto.  Nella zona di Kisii una dopo l'altra, quasi tutte le piccole fattorie sono passate a questo metodo, anche perché gli appezzamenti di terra degli allevatori sono sempre più piccoli. Il problema però era diventato come gestire la crescente popolazione di mosche e insetti attratti dentro le stalle dalle mucche e dallo stallatico.<br /> <br /> "Questi pacchetti specifici di salute animale, con reti per proteggere i capanni delle mucche e delle fosse per lo stallatico non solo si sono dimostrati di grande efficacia nel mantenere l'area libera dalle punture di mosche e zanzare, ma hanno contribuito a migliorare la salute animale a tutto campo", spiega Rajinder Saini, un entomologo che lavora con l'ICIPE, un istituto di ricerca con sede a Nairobi partner della FAO nella realizzazione del progetto di Kisii. L'ICIPE ha addirittura cambiato il proprio acronimo in "Scienza africana sugli insetti per l'alimentazione e la salute".<br /> <br /> "Adesso le mucche sono felici, non sprecano energia scalciando e agitando la coda per scacciare gli insetti mangiano meglio, ingrassano e producono più latte" dice Saini. "I contadini ovviamente sono anch'essi felici dei risultati".<br /> <br /> Ovviamente anche la salute umana ne guadagna enormemente, per la riduzione del numero di insetti che trasmettono malattie agli esseri umani, spesso dai propri allevamenti. <br /> <strong><br /> Fermate le morie<br /> <br /> </strong>"Nei miei primi anni in Africa ho visto morire animali a frotte, specialmente le specie esotiche", dice Burkhard Bauer, consulente scientifico indipendente della <em>Freie Universität </em>di Berlino, che lavora al progetto della FAO, basato principalmente sull'impiego di reti protettive trattate con insetticidi per migliorare le condizioni di salute dei piccoli allevatori anche in situazioni povere di risorse.<br /> <br /> Il Dr. Bauer è stato per la prima volta in Kenya nel 2001, dove gestiva un progetto finanziato dall'Unione Europea sulle piccole fattorie lattiere in zone dove l'infestazione di mosche tse-tse era un problema.  La mosca tse-tse trasmette agli animali la tripanosomiasi, detta anche nagana, malattia che ogni anno nell'Africa Sub-sahariana è responsabile della morte di circa 3 milioni di bovini e di perdite economiche per oltre 4.5 miliardi di dollari.  <br /> <br /> La malattia quando viene trasmessa agli esseri umani è meglio conosciuta come la "malattia del sonno" ed è inevitabilmente fatale se non viene trattata in modo appropriato. In Africa si calcola che circa 30.000 persone ogni anno contraggano la malattia, con tutte le gravi conseguenze economiche e sociali che questo comporta nelle zone chiamate T&T (tse-tse e tripanosomiasi).<br /> <br /> In paesi come il Kenya, dove i piccoli allevatori possiedono solo una mucca o poco più, ma che in realtà rappresentano l'80% degli animali da latte coprendo più di tre quarti della produzione nazionale, la perdita di un capo di bestiame può essere devastante per le condizioni economiche di una famiglia.<br /> <br /> "Continuavamo a sottoporre a trattamenti gli animali già malati, che però continuavano a morire", continua Bauer. "Dovevamo andare all'origine e ai veri colpevoli - gli insetti che trasmettono la malattia". L'idea di fondo di Bauer, con il sostegno dell'Università di Berlino e di partner come la FAO, è stata sperimentata sul campo e perfezionata nel corso degli anni.<br /> <br /> La soluzione era così semplice, dice Bauer, non potevo credere che nessuno ci avesse pensato prima.<br /> <br /> <strong>Sostenibile dal punto di vista ambientale<br /> <br /> </strong>Le reti impregnate di insetticida si sono dimostrate anche sicure dal punto di vista ecologico.  Vengono usate al minimo necessario, poiché la tse-tse in genere vola basso in prossimità del suolo. Per cui è sufficiente una rete protettiva di solo un metro d'altezza intorno ai capanni per gli animali per proteggerli.<br /> <br /> "L'insetticida impiegato è fatto delle stesse sostanze chimiche usate per i collari antipulci degli animali domestici", spiega Raffaele Mattioli Esperto Senior del Sevizio di Salute Animale della FAO.<br /> <br /> Di solito la procedura prevedeva che i capi di bestiame venissero immersi in acqua trattata con insetticidi piretroidi, che non hanno conseguenze sui mammiferi.  Oppure gli allevatori li emulsionavano con uno strato sulle gambe.  Ma adesso le reti protettive vengono impregnate con sostanze chimiche solo per la quantità necessaria e cambiate spesso per minimizzare il rischio che gli insetti possano sviluppare una resistenza agli insetticidi.  I piretroidi costituiscono adesso i principali insetticidi sul mercato per uso domestico.<br /> <br /> Le reti impregnate, inoltre, potenzialmente eliminano anche le zecche, per esempio modificando la quantità impiegata e facendo sì che arrivino sino a terra.  Questo significa che malattie causate dalle zecche, per esempio la cosiddetta <em>East Coast Fever </em>(teileriosi bovina) molto diffusa in Africa orientale, potrebbe essere ridotta sostanzialmente con la stessa strategia di base, spiega Mattioli.<br /> <br /> "Questo progetto, sebbene concepito per migliorare la salute animale e la produzione, rappresenta un esempio concreto di un approccio unico alla malattia, dove gli interventi per migliorare le condizioni di salute animale e di quella degli esseri umani convergono e fanno parte di un più ampio sistema sanitario interconnesso - incluse le piante e gli ecosistemi in cui essi vivono", conclude Mattioli.<br /> <br /> <strong>Estensione del progetto<br /> <br /> </strong>In Ghana anche i piccoli allevatori di maiali stanno impiegando il sistema delle reti protettive impregnate. Le punture di fastidiose mosche sono state ridotte praticamente a zero e la produzione e la salute dei suini sono migliorate. Il lavoro in Ghana è condotto in coordinamento con l'ufficio nazionale del <em>Pan African Tsetse and Trypanosomosis Eradication Campaign</em> (PATTEC).  Un terzo progetto pilota sta per partire in Burkina Faso, dove i sistemi zootecnici sono prevalentemente pastorali.<br /> <br /> In riunioni recenti su questo tipo di progetti, tirocinanti dei governi e del settore privato interessati a replicare questo modello hanno ricevuto formazione su come usare le reti.  I partecipanti venivano da molti paesi africani, dal Burundi, dall'Eritrea, dall'Etiopia, dal Kenya e dal Ruanda in Africa orientale e dal Benin, dal Burkina Faso, dalla Côte d'Ivoire, dal Ghana, dal Mali, dal Niger, dalla Nigeria, dalla Sierra Leone e dal Togo in <a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>Africa occidentale.<br /> <br /> I progetti pilota sono sostenuto da un finanziamento di 1.6 milioni di dollari da parte del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD).<strong><br /> </strong></p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 27 Mar 2013 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>In Madagascar occorrono più di 41 milioni di dollari per porre fine al flagello delle locuste</title>
	
	<description> Entro giugno il Madagascar avrà bisogno di oltre 22 milioni di dollari in fondi d’emergenza per iniziare a lottare contro una grave infestazione di locuste che sta minacciando la prossima stagione produttiva del paese e la sicurezza alimentare di più della metà della popolazione, ha reso noto oggi la FAO. L’agenzia ONU ha tuttavia sottolineato che occorrerà una strategia triennale per una totale eliminazione dell’infestazione che richiederà ulteriori 19 milioni di dollari.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 26 marzo 2013 - </strong>Entro giugno il Madagascar avrà bisogno di oltre 22 milioni di dollari in fondi d'emergenza per iniziare a lottare contro una grave infestazione di locuste che sta minacciando la prossima stagione produttiva del paese e la sicurezza alimentare di più della metà della popolazione, ha reso noto oggi la FAO.  L'agenzia ONU ha tuttavia sottolineato che occorrerà una strategia triennale per una totale eliminazione dell'infestazione che richiederà ulteriori 19 milioni di dollari.<br /> <br /> Al momento attuale, circa metà del paese è infestato da cavallette giovani e da sciami ciascuno dei quali composto da miliardi di insetti che divorano ogni tipo di piante al loro passaggio. La FAO stima che per il settembre 2013 circa due terzi del paese sarà colpito dall'infestazione se non si interverrà al più presto.<br /> <br /> In considerazione del deteriorarsi della situazione, il 27 novembre 2012 il Ministero dell'Agricoltura del Madagascar ha dichiarato lo stato di calamità nazionale.  In dicembre ha richiesto alla FAO assistenza tecnica e finanziaria per affrontare l'infestazione in corso, per assicurare l'erogazione di fondi ma anche il coordinamento e l'attuazione di una risposta d'emergenza.<br /> <br /> Questo finanziamento d'emergenza, che deve arrivare entro giugno, consentirà alla FAO insieme al Ministero dell'Agricoltura di lanciare per il primo anno una campagna di nebulizzazione su larga scala.<br /> <br /> Circa il 60% degli oltre 22 milioni di abitanti dell'isola potrebbero essere minacciati da un pesante peggioramento delle condizioni di fame in un paese che già soffre di alti tassi d'insicurezza alimentare e malnutrizione. Nelle regioni più povere del sud del paese, dove l'infestazione ha avuto origine, oggi circa il 70% delle famiglie soffrono d'insicurezza alimentare.<br /> <br /> L'infestazione minaccia adesso il 60% della produzione di riso, che rimane l'alimento di base in un paese dove l'80 % della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno.<br /> <br /> Gli sciami inoltre consumano al loro passaggio quasi tutta la vegetazione che incontrano che normalmente serve come pascolo per il bestiame.<br /> <br /> <strong>Indagini aeree e operazioni di controllo<br /> </strong><br /> "Sappiamo dall'esperienza passata che le infestazioni di questa portata richiedono tre anni d'interventi.  Abbiamo bisogno dei fondi adesso per avviare la campagna procurare mezzi e forniture e organizzare per tempestive indagini aeree e operazioni di controllo", dice Annie Monard, esperta senior della FAO e coordinatrice della risposta FAO alle locuste.<br /> <br /> " Una mancata risposta adesso porterà più avanti alla necessità di estesi programmi di aiuti alimentari", aggiunge Dominique Burgeon, Direttore della Divisione FAO Emergenza e Riabilitazione.<br /> <br /> "Negli anni passati molte delle campagne anti locuste non hanno goduto dei finanziamenti necessari e questo sfortunatamente ha voluto dire che non tutte le infestazioni sono state tenute sotto controllo", fa notare Monard, che paragona la situazione a quando non si estirpano le malerbe dalle radici nel qual caso ritornano perfino più erbacce.<br /> <br /> <strong>Gli interventi in corso a livello nazionale<br /> </strong><br /> Il Centro Nazionale controllo Locuste da quando la stagione semestrale delle piogge è iniziata nell'ottobre 2012, ha sinora trattato circa 30.000 ettari di terreni coltivati, ma ulteriori 100.000 ettari che necessitano di essere trattati non lo sono stati a causa dei limitati mezzi del governo. <br /> <br /> Alla fine di febbraio la situazione è ulteriormente peggiorata a causa del Ciclone Haruna, che non solo ha danneggiato le coltivazioni ma ha fornito condizioni ottimali per il riprodursi di una nuova generazione di locuste.<br /> <br /> Per il primo anno la strategia di controllo delle locuste della FAO punterà su operazioni aeree su larga scala. Nel corso del 2013-14 verranno trattati circa 1.5 milioni di ettari, che caleranno a 500.000 ettari il secondo anno e 150.000 il terzo ed ultimo anno del piano strategico. Tutti gli interventi saranno realizzati nel pieno rispetto della salute umana e dell'ambiente.<br /> <br /> La strategia comprende inoltre:<br /> <br />• L'istituzione e la formazione di una Unità di sorveglianza delle locuste all'interno della Direzione Generale per la Protezione delle piante, per monitorare e analizzare la situazione delle locuste nell'intera area da esse invasa;<br />• Operazioni aeree e sul terreno;<br /> • Monitoraggio e mitigazione delle operazioni di controllo per proteggere la salute umana e l'ambiente;<br /> • Formazione nella gestione dei pesticidi e delle irrorazioni.<br /> <br /> Ogni anno verrà condotto u<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>no studio dell'impatto della crisi delle locuste sulle coltivazioni e sui pascoli per determinare il tipo di sostegno di cui hanno bisogno le famiglie le cui condizioni di vita sono state duramente colpite.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 10:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il Direttore Generale della FAO elogia la tendenza verso una produzione di cibo su piccola scala e locale</title>
	
	<description> La produzione su piccola scala, i circuiti locali di produzione e di consumo e il recupero di colture tradizionali sono tutti fattori che giocano un ruolo importante nella lotta alla fame, ha detto oggi il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, in un incontro con professori e studenti dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>25 marzo 2013, Pollenzo/Bra - </strong>La produzione su piccola scala, i circuiti locali di produzione e di consumo e il recupero di colture tradizionali sono tutti fattori che giocano un ruolo importante nella lotta alla fame, ha detto oggi il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, in un incontro con i professori e gli studenti dell'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, aggiungendo che esistono molte possibilità di cooperazione tra la FAO e l'ateneo stesso per realizzare la visione di un mondo libero dalla fame e sostenibile. <br /> <br /> Il Direttore Generale ha sottolineato come la <em>Rivoluzione Verde</em> negli anni '60 fosse riuscita ad aumentare la disponibilità di cibo pro capite di oltre il 40 per cento, ma al costo della perdita di diversità alimentare dovuta alla concentrazione su poche colture e con un impatto di notevole portata sull'ambiente dovuto all'uso intensivo di prodotti chimici. <br /> <br /> Ora invece esiste una tendenza verso la coltivazione e la messa sul mercato di alimenti tradizionali, verso il miglioramento delle infrastrutture e dei mercati locali, favorendo in questo modo i produttori di piccola scala. E tutto questo è buono per l'ambiente e per l'economia delle aree rurali dove la fame colpisce più duramente, ha sottolineato il Direttore. <br /> <br /> "Le colture sotto utilizzate ... possono avere un impatto positivo sulla sicurezza alimentare," ha aggiunto. "Recuperare queste colture è un modo per raggiungere la sicurezza alimentare ma anche per riscoprire sapori perduti e per conoscerne di nuovi. Questo è qualcosa che avvicina tutti voi ai contadini poveri di tutto il mondo" ha continuato il Direttore, rivolgendosi  al pubblico dell'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche. <br /> <br /> Graziano da Silva, ha citato la cassava in Africa e in Sud America e la quinoa nelle Ande come esempi di cereali che cominciano finalmente ad essere conosciuti, a tutto beneficio dei contadini poveri e delle loro famiglie. Egli ha inoltre incoraggiato il pubblico in sala a sostenere e  a promuovere l'<a href="http://www.fao.org/quinoa-2013/en/" target="_blank">Anno internazionale della Quinoa</a>, che viene celebrato quest'anno. <br /> <br /> <strong>Scienze Gastronomiche e Slow Food<br /> <br /> </strong>L'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche è stata fondata nel 2004 dal Movimento Slow Food, presieduto da Carlo Petrini, che era presente tra il pubblico. Slow Food collabora con la FAO in un progetto per la mappatura della biodiversità alimentare in quattro paesi africani: Guinea Bissau, Mali, Senegal e Sierra Leone. Il progetto ha aiutato produttori locali a portare i loro prodotti alimentari tradizionali su mercati dei paesi sviluppati attraverso un evento annuale. <br /> <br /> "Questo collegamento con i mercati completa un circolo virtuoso: recupero di coltivazioni tradizionali, supporto alla produzione locale e messa sul mercato, con conseguente aumento delle entrate dei piccoli produttori" ha detto Graziano da Silva. <br /> <br /> "Il vostro interesse nel riscoprire cibi differenti, è un modo per riconoscere il valore culturale del cibo, un valore che spesso viene dimenticato nel mondo globalizzato e veloce di oggi" ha concluso il Direttore Generale della FAO.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Sun, 24 Mar 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il responsabile FAO per le foreste coordinerà le iniziative ONU per Expo Milano 2015</title>
	
	<description> La creazione di sistemi alimentari sicuri e sostenibili sarà una delle questioni prioritarie all’ordine del giorno di Expo 2015 di Milano, ha dichiarato Eduardo Roja-Briales, Vice Direttore Generale della FAO per il settore foreste, che è stato nominato Commissario Generale per i preparativi delle Nazioni Unite all’evento.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 25 marzo 2013 - </strong>La creazione di sistemi alimentari sicuri e sostenibili sarà una delle questioni prioritarie all'ordine del giorno di Expo 2015 di Milano, ha dichiarato Eduardo Roja-Briales, Vice Direttore Generale della FAO per il settore foreste, che è stato nominato Commissario Generale per i preparativi delle Nazioni Unite all'evento.<br /> <br /> Il tema dell'Expo 2015 è "Nutrire il Pianeta. Energia per la vita".  La discussione verterà intorno ad argomenti questioni come la sicurezza alimentare, le donne e la nutrizione, lo sviluppo sostenibile e il cambiamento climatico, tutte questioni strettamente collegate al lavoro della FAO ed di altre agenzie ONU.<br /> <br /> "La nostra sfida per Expo 2015 sarà quella di far riflettere e riuscire ad ispirare interventi ed iniziative per creare sistemi alimentari sicuri e sostenibili", ha detto Rojas che è stato nominato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon Commissario Generale per il coordinamento delle iniziative ONU.<br /> <br /> "L'ONU lavorerà con i suoi partner e con l'Italia, il paese che ospita l'Expo, per condividere quello che abbiamo imparato nel nostro impegno per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni", ha aggiunto Rojas.  "Speriamo di riuscire ad aiutare i governi, le organizzazioni, il settore privato e le famiglie a prendere decisioni più consapevoli e coerenti su sicurezza alimentare, nutrizione, sviluppo sostenibile e altre questioni vitali per il futuro del nostro pianeta".<br /> <br /> La FAO in collaborazione con il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), il Programma Alimentare Mondiale (PAM), e Bioversity International, illustrerà le attività e le pratiche migliori delle Nazioni Unite nei settori relativi ai temi dell'Expo.<br /> <br /> <strong>Expo 2015<br /> <br /> </strong>L'Expo, conosciuto anche come Esposizione Universale, è stato tenuto per la prima volta 160 anni fa ed è un'esposizione mondiale non a fini commerciali che punta a promuovere lo scambio d'idee nel campo della cultura, dell'economia, della scienza e della tecnologia. E' prevista la partecipazione di oltre 140 paesi, di cui circa 80 in via di sviluppo.  Saranno presenti anche organizzazioni internazionali, della società civile, settore privato e media.<br /> <br /> <em>Oltre ad essere Vice Direttore Generale della FAO, il Dr. Rojas-Briales è l'attuale Presidente del Partenariato Collaborativo per le Foreste, un organismo informale che riunisce 14 organizzazioni internazionali, agenzie e segretariati per promuovere la gestione sostenibile di tutti i tipi di foreste.</em>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/172996/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/172996/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 24 Mar 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Nella Giornata internazionale delle foreste la FAO lancia l’obiettivo “Deforestazione Illegale Zero”</title>
	
	<description> Nella Giornata Internazionale delle Foreste celebrata oggi per la prima volta dalle Nazioni Unite, il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva ha lanciato l’obiettivo “Deforestazione Illegale Zero” nel contesto del dibattito post-2015.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 21 marzo 2013 - </strong>Nella <a href="http://www.fao.org/forestry/international-day-of-forests/en/" target="_blank">Giornata Internazionale delle Foreste</a> celebrata oggi per la prima volta dalle Nazioni Unite, il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva ha lanciato l'obiettivo  "<em>Deforestazione Illegale Zero" </em>nel contesto del dibattito post-2015.<br /> <br /> "In molti paesi la deforestazione illegale sta arrecando grave degrado agli ecosistemi, facendo diminuire la disponibilità d'acqua e limitando quella di legna da ardere - fattori tutti che riducono la sicurezza alimentare, specialmente per i poveri", ha detto Graziano da Silva in occasione della cerimonia celebrativa della Giornata Internazionale delle Foreste.  "Fermare la deforestazione illegale e il degrado delle foreste contribuirebbe in modo decisivo a porre fine alla fame, alla povertà estrema dando così luogo ala sostenibilità".<br /> <br /> "Questa è la ragione di fondo per cui vorrei incoraggiare i paesi a promuovere la forestazione ed a considerare l'obiettivo <em>Deforestazione Illegale Zero</em> nel contesto del dibattito post-2015.  Questi due traguardi dovrebbero essere strettamente collegati tra loro.  Possiamo raggiungere risultati positivi se i paesi, le istituzioni finanziarie internazionali, le agenzie ONU, la società civile ed il settore privato uniscono le loro forze per affrontare queste questioni".<br /> <br /> <strong>Foreste del Mediterraneo minacciate, la risposta dei Paesi<br /> <br /> </strong>Parallelamente, si svolge in questi giorni (17 al 21 marzo) a Tlemcen, in Algeria, la <a href="http://www.iii-med.forestweek.org/" target="_blank">Terza Settimana delle Foreste Mediterranee</a>, un incontro dei Paesi del Mediterraneo per discutere dello stato delle foreste del Mediterraneo e per adottare un Quadro Normativo Strategico per le foreste del Mediterraneo.<br /> <br /> Si prevede, infatti, che le foreste del Mediterraneo saranno tra le più colpite dagli effetti del cambiamento climatico, mentre sono già sottoposte a forte pressione a causa dell'incremento demografico, avverte il primo rapporto FAO sull'argomento <a href="http://www.fao.org/docrep/017/i3226e/i3226e.pdf" target="_blank"><em>Lo Stato delle Foreste del Mediterraneo</em></a> pubblicato oggi.  Questo causerà una crescente competizione per le già scarse risorse idriche e alimentari della regione.<br /> <br /> <strong>Cambiamento climatico ed incremento demografico<br /> </strong><br /> Nell'area del Mediterraneo nel corso del ventesimo secolo le temperature sono aumentate di un grado mentre in certe aree le piogge sono diminuite del 20%.  Per la fine di questo secolo si prevede che le temperature saliranno ancora di altri due gradi, fattore che con tutta probabilità metterà alcune specie boschive a rischio d'estinzione con grave perdita di biodiversità.<br /> <br /> Si prevede che l'incremento demografico in corso porterà entro il 2050 la popolazione che vive nell'area Mediterranea dagli attuali 500 milioni di persone a circa 625 milioni, portando ulteriore pressione sulle foreste come fonte di cibo e di acqua.<br /> <br /> La situazione differisce nelle varie aree della regione.  Nel paesi della sponda nord del Mediterraneo l'abbandono delle terre boschive ha causato un drammatico incremento degli incendi boschivi.  Nella sponda sud, la crescita demografica ha causato uno sfruttamento eccessivo della terra a destinazione pascoli o perdita di superficie forestale per guadagnare terreni da coltivare o per l'espansione urbana.  In entrambi i casi, il risultato è stato deforestazione e degrado, acuiti dall'impatto del cambiamento climatico e dalla crisi economica. Sono dunque necessarie nuove strategie di collaborazione per riuscire a gestire, in modo sostenibile, questi fragili e vitali ecosistemi, denuncia il rapporto.  In Paesi come la Turchia e la Tunisia, dove vi è stata una forte volontà politica di intervenire, negli ultimi decenni si è recuperata una notevole area forestale.<br /> <br /> "La regione Mediterranea sta subendo molti cambiamenti nell'organizzazione della società, negli stili di vita e nel clima", fa notare Eduardo Rojas-Briales, Vice Direttore Generale della FAO per il settore forestale.  "Se non vengono gestiti in modo appropriato questi cambiamenti potrebbero causare effetti negativi sulle condizioni di vita delle popolazioni, sulla biodiversità, sul rischio incendi, sui bacini idrografici e causare desertificazione.  Occorre monitorare con regolarità lo stato delle foreste del Mediterraneo, impiegando dati oggettivi ed affidabili e gestire così le risorse forestali in modo più sostenibile".<br /> <br /> <strong>Nuove strategie per assicurare i servizi ambientali</strong> <br /> <br /> Le foreste del Mediterraneo svolgono un grande ruolo di assorbimento del carbonio.   Nel 2010 si calcola che abbiano immagazzinato circa 5 miliardi di tonnellate di carbonio, che rappresenta 1.6% dell'assorbimento globale di carbonio dalle foreste.  Esse forniscono inoltre preziosi servizi ambientali come il controllo delle risorse idriche e del clima, la fornitura di prodotti legnosi e non e la conservazione della biodiversità.  Infatti la regione Mediterranea è una delle aree più ricche di biodiversità al mondo.  Vi sono più di 25.000 specie di piante, a paragone delle circa 6.000 censite in Europa centrale e del nord.<br /> <br /> Il rapporto sottolinea che il valore delle foreste mediterranee ed il loro ruolo vitale nella mitigazione e nell'adattamento al cambiamento climatico debba essere riconosciuto a livello locale, regionale e nazionale.  Fa appello ai governi e agli operatori forestali affinché promuovano l'uso di prodotti forestali legnosi e non legnosi, ad esempio il sughero, per l'immagazzinamento di carbonio nel lungo periodo, e per potenziare un possibile investimento dei piccoli proprietari che lavorano con i prodotti legnosi e non, e con industrie basate sulle foreste (pinoli, erba alfa, funghi, miele etc).<br /> <br /> Il rapporto sollecita gli operatori forestali ad usare nelle loro pratiche di silvicoltura quelle varietà di risorse genetiche boschive e quelle specie che meglio si adattano al cambio delle condizioni climatiche.<br /> <br /> A livello locale, essi dovrebbero anche migliorare la pianificazione nella gestione degli ecosistemi forestali con una densità ottimale di alberi, affrontando al tempo stesso il problema della scarsità delle risorse idriche , laddove le attività su ampia sala dovrebbero includere la prevenzione degli incendi boschivi.<br /> <br /> <strong>Prevenire gli incendi boschivi<br /> <br /> </strong>Il cambiamento climatico potrebbe portare a più frequenti e più gravi incendi, avverte il rapporto.  Tra il 2006 ed il 2010  si calcola che nell'area Mediterranea siano stati colpiti dagli incendi circa due milioni di ettari di superficie forestale.  Senza misure di prevenzione adeguate, tra cui la riduzione del rischio incendi e<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a> incendi controllati per bruciare biomassa durante la stagione invernale per ridurre i livelli di materia incendiabile, condizioni climatiche estreme potrebbero causare incendi boschivi di proporzioni catastrofiche.<br /> <br /> Il rapporto è stato elaborato da più di 20 istituzioni scientifiche e tecniche, da organizzazioni non governative e vi hanno contribuito circa 50 autori coordinati dalla FAO e da Pan Bleu, il principale centro di sostegno della Commissione Mediterranea per lo Sviluppo Sostenibile.   La FAO intende pubblicare <em>Lo Stato delle Foreste del Mediterraneo </em>ogni cinque anni, fornendo opportunità di unire e mobilitare partner nella gestione delle foreste mediterranee e di altre superfici boschive.<br /> <br /> Basata sulle raccomandazioni adottate nella Dichiarazione di Tlemcen nel corso del suo segmento ad alto livello, la futura attuazione del Quadro Normativo Strategico per le foreste del Mediterraneo potrebbe rappresentare un utile strumento a livello regionale per adattare le politiche forestali nazionali di fronte ai cambiamenti globali in corso che colpiscono la regione Mediterranea.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/172636/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/172636/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 20 Mar 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Papa Francesco può aiutare a combattere fame e povertà estrema</title>
	
	<description> Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha partecipato oggi in Vaticano alla Messa inaugurale del Pontificato di Papa Francesco, ed ha affermato che le Nazioni Unite guardano a Papa Francesco come un “amico dei poveri” a sostegno della lotta contro la fame, la malnutrizione e la povertà estrema.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 19 marzo 2013 - </strong>Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha partecipato oggi in Vaticano alla Messa inaugurale del Pontificato di Papa Francesco, ed ha affermato che le Nazioni Unite guardano a Papa Francesco come un "amico dei poveri" a sostegno della lotta contro la fame, la malnutrizione e la povertà estrema.<br /> <br /> Graziano da Silva ha partecipato alla cerimonia anche a nome del Segretario Generale dell'ONU Ba Ki-moon, unendosi a molte altre personalità e folle di fedeli riunite a Piazza San Pietro per l'evento.<br /> <br /> "Guardiamo a Papa Francesco come un sostegno importante per diritti ed i bisogni dei bambini più vulnerabili, delle donne e degli uomini dovunque essi siano", ha detto Graziano da Silva, facendo notare come Papa Francesco abbia scelto il suo nome proprio da San Francesco d'Assisi, il santo amico dei poveri.<br /> <br /> "Il sostegno della Chiesa Cattolica e delle altre religioni è indispensabile nella nostra scommessa di eliminare la fame, costruire un futuro sostenibile e migliorare la vita dei più vulnerabili tra noi", ha detto Graziano da Silva.  "Questo impegno non solo ha una sua ragion d'essere politica ed economica, ma è dal punto di vista morale un imperativo e la cosa giusta da fare".<br /> <br /> Dopo la cerimonia Graziano da Silva ha salutato Papa Francesco ed ha lodato il suo predecessore, Papa Emerito Benedetto XVI, per il suo sostegno alla lotta contro la fame e in particolare per aver sollecitato interventi contro la speculazione sui prezzi dei prodotti alimentari sul mercato delle commodity.<br /> <br /> "Papa Francesco mi ha rassicurato che il sostegno del Vaticano per azioni a favore dei poveri e contro la fame continuerà, e che intende porterà avanti questa nostra iniziale conversazione per discutere modi per proseguire il cammino".]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Tue, 19 Mar 2013 15:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Brasile - Fondamentale combattere la fame</title>
	
	<description> La Presidentessa del Brasile Dilma Rousseff e il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, hanno discusso in un incontro presso la sede FAO delle strategie per combattere fame e povertà, tra queste le “tecnologie sociali” di cui il Brasile è stato pioniere.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 18 marzo 2013 - </strong>La Presidentessa del Brasile Dilma Rousseff e il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, hanno discusso in un incontro presso la sede FAO delle strategie per combattere fame e povertà, tra queste le "tecnologie sociali" di cui il Brasile è stato pioniere.<br /> <br /> Nell'affermare che "è fondamentale porre fine alla fame", la Presidentessa Rousseff ha fatto notare che tre aspetti del programma anti-fame del Brasile sono essenziali.<br /> <br /> Innanzitutto, è necessaria una mappatura accurata della fame, in modo che chi deve intervenire sappia chi sono "i poveri e gli affamati invisibili", ha affermato la Rousseff.  Inoltre di grande importanza sono i programmi di trasferimento di denaro - che si tratti di carte  prepagate o di voucher o di altri strumenti - l'importante è far sì che il denaro raggiunga direttamente i beneficiari senza passare attraverso intermediari.<br /> <br /> Un terzo requisito essenziale indicato dalla Presidentessa brasiliana è che siano le donne le assegnatarie di questi trasferimenti di contante, fattore con cui il Direttore Generale della FAO si è detto d'accordo.<br /> <br /> <strong>I pasti scolastici<br /> <br /> </strong>Nel delineare alcune altre iniziative intraprese in Brasile, la Presidentessa Rousseff ha accennato al Programma di Acquisto di alimenti, che prevede comprare i prodotti agricoli dai piccoli coltivatori e distribuirli alle categorie più a rischio, bambini e ragazzi, mediante programmi di pasti scolastici.  Questo programma è stato un caposaldo di tutta la strategia Fame Zero.<br /> <br /> Il Brasile insieme alla FAO e al Programma Alimentare Mondiale sta fornendo denaro e competenze (<em>expertise</em>) per replicare il programma in cinque paesi africani oltre ad averlo esportato in altri paesi dell'America Latina.<br /> <br /> Graziano da Silva ha fatto notare come le iniziative di tecnologia sociale del Brasile potrebbero facilmente essere prese a modello per altri paesi nella loro lotta contro la fame.  Il Brasile e la FAO potrebbero lavorare insieme per introdurre queste tecniche altrove, ha aggiunto.<br /> <br /> <strong>Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio<br /> </strong><br /> Porre fine a fame e povertà è un primo passo essenziale per il raggiungimento di altri Obiettivi di Sviluppo del Millennio come l'istruzione primaria universale e la sostenibilità ambientale, ha fatto notare Graziano da Silva, aggiungendo che per garantirne il successo è necessario coinvolgere in questo processo il settore privato e la società civile.<br /> <br /> Il Direttore Generale della FAO ha poi encomiato la decisione del Brasile di eliminare le tasse su una serie di prodotti alimentari di base salutandola come "una buona idea perché beneficia le famiglie povere".<br /> <br /> La FAO ed il Brasile hanno poi discusso di una possibile cooperazione per combattere la deforestazione.<br /> <br /> In relazione alla mappatura della fame, Graziano da Silva ha fatto riferimento al progetto della FAO "La voce degli affamati", che offre un nuovo modo, più veloce e preciso, di misurare la fame e l'insicurezza alimentare nel mondo, che verrà presto testato sul campo dalla FAO in diversi paesi pilota.<br /> <br /> La Presidentessa Dilma Rousseff era accompagnata dal Ministro per gli Affari Esteri Antonio Patriota, dal Segretario Generale presso la Presidenza,<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a> Ministro Gilbero Carvalho, dal Ministro dell'Istruzione, Aloizio Mercadante e dalla Segretaria alla Comunicazione Helena Chagas.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/172389/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/172389/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 17 Mar 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>A rischio d’estinzione gli squali del Mediterraneo e del Mar Nero</title>
	
	<description> Nel Mediterraneo e nel Mar Nero gli stock di squali nel corso degli ultimi duecento anni sono diminuiti drammaticamente, e adesso sono a rischio d’estinzione, con serie implicazioni per l’intero ecosistema marino e la catena alimentare della regione, denuncia un nuovo studio della FAO.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 14 marzo 2013 - </strong>Nel Mediterraneo e nel Mar Nero gli stock di squali nel corso degli ultimi duecento anni sono diminuiti drammaticamente, e adesso sono a rischio d'estinzione, con serie implicazioni per l'intero ecosistema marino e la catena alimentare della regione, denuncia un nuovo studio della FAO. <br /> <br /> "Nel Mar Mediterraneo, nel corso degli ultimi duecento anni, gli squali sono diminuiti di oltre il 97%, sia in numero che nelle catture".  Si legge nel rapporto.  "Adesso sono a rischio d'estinzione se la pressione esercitata dalla pesca continua".<br /> <br /> Anche nel Mar Nero, nonostante le informazioni siano scarse, le catture delle principali specie di squalo si sono circa dimezzate a partire dall'inizio degli anni '90.<br /> <br /> "Questa perdita di predatori potrebbe avere serie implicazioni per l'intero ecosistema marino, con gravi conseguenze per le reti alimentari della regione".<br /> <br /> Lo studio <a href="http://www.fao.org/fileadmin/user_upload/newsroom/docs/i3097e%5B1%5D.pdf" target="_blank"><em>Elasmobranchs of the Mediterranean and Black Sea: Status, Ecology and Biology</em></a>, è stato condotto dalla Commissione Generale della Pesca per il Mediterraneo, uno dei diversi organismi regionali della FAO che lavora nel settore pesca.<br /> <br /> <strong>Pericolo d'estinzione<br /> </strong><br /> Lo studio ha scoperto che le specie di pesci cartilaginei, come gli squali e le razze, "sono di gran lunga il gruppo di pesci marini più a rischio d'estinzione nel Mediterraneo e nel Mar Nero, dove si è a conoscenza di 85 specie.  Delle 71 specie stimate nel Mar Mediterraneo nel 2007, 30 di esse (vale a dire il 42%) sono oggi state definite sotto minaccia, tra queste il 13 % "in condizioni critiche di estinzione" , l'11% a rischio ed il 13% vulnerabili.  Un altro 18% è stato categorizzato come quasi minacciato.<br /> <br /> I pesci cartilaginei vengono così chiamati perché hanno lo scheletro fatto di cartilagine piuttosto che di lische.  All'interno di questo gruppo gli squali e le razze sono denominati scientificamente Elasmobranchii.  Le loro caratteristiche biologiche tra cui il basso tasso di fecondità, una maturità tardiva e la crescita lenta li rendono più vulnerabili rispetto ai pesci con le lische, poiché i loro tassi di rigenerazione sono più lenti.  E' per questi motivi che questioni come la pesca eccessiva, un largo impiego di pratiche di pesca non selettive ed il degrado dell'habitat colpiscono queste specie più di altre.<br /> <br /> In linea generale gli squali e le razze non vengono pescati deliberatamente nel Mediterraneo e nel Mar Nero, ma catturati casualmente.  Gli sbarchi annuali di pesca segnalati nel Mediterraneo e nel Mar Nero ammontano al momento a circa 7.000 tonnellate, rispetto alle 25.000 tonnellate del 1985 - una chiara indicazione della gravità del declino.<br /> <br /> E' comunque vero che adesso la pesca degli squali si sta intensificando a motivo di una domanda crescente di  pinne, carne e cartilagine di squalo.<br /> <br /> <strong>Fattori di "disturbo" all'habitat<br /> <br /> </strong>A tutto ciò si sommano il danno e le  interferenze negative ai loro habitat arrecati dal traffico delle navi, dalle costruzioni sottomarine, dalle miniere, dai prodotti chimici, dal suono e dalla contaminazione elettromagnetica.<br /> <br /> Tra le misure più recenti adottate dalla Commissione Pesca della FAO per proteggere gli squali e le razze vi è stata la proibizione dello "spinnamento", - vale da dire asportare le pinne in mare e gettare le carcasse - e la riduzione ed il confinamento della pesca a strascico a 3 miglia nautiche dalla costa per rafforzare la protezione degli squali costieri.<br /> <br /> La Commissione ha anche raccomandato ai paesi del Mediterraneo e del Mar Nero di investire in programmi di ricerca scientifica tesi a identificare possibili aree vivaio e a prendere in considerazione la possibilità di aree chiuse e periodi di ferma per proteggere il novellame di squali e razze dalle attività di pesca.<br /> <br /> Tra le altre iniziative la Commissione ha organizzato diversi incontri e corsi per meglio comprendere queste specie ed i loro habitat e per creare un  ambito di riferimento di conoscenza regionale che possa guidare i paesi <a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>membri della Commissione nello sviluppo di piani per proteggere queste importanti specie.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/171978/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/171978/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 13 Mar 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Un nuovo rilievo metrico per valutare fame e insicurezza alimentare</title>
	
	<description> Sarà presto testato dalla FAO in diversi paesi pilota, un modo nuovo, più veloce e più preciso, di misurare la fame e l’insicurezza alimentare nel mondo. Il nuovo approccio si basa sulla raccolta d’informazioni circa le dimensioni e la gravità della fame dalle stesse popolazioni che soffrono d’insicurezza alimentare, mediante un sondaggio annuale attentamente concepito.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 13 marzo 2013 - </strong>Sarà presto testato dalla FAO in diversi paesi pilota, un modo nuovo, più veloce e più preciso, di misurare la fame e l'insicurezza alimentare nel mondo. <br /> <br /> Il nuovo approccio si basa sulla raccolta d'informazioni circa le dimensioni e la gravità della fame dalle stesse popolazioni che soffrono d'insicurezza alimentare, mediante un sondaggio annuale attentamente concepito da condurre in collaborazione con la Gallup.<br /> <br /> Entro questo mese il progetto, denominato "<em><a href="http://www.fao.org/fileadmin/user_upload/newsroom/docs/VOH_final_COLOR.pdf" target="_blank">The Voices of the hungry</a>" </em>("La voce degli affamati" N.d.T.), verrà finalizzato in collaborazione con i maggiori esperti del settore e sperimentato su una base pilota in quattro paesi da identificare.<em><br /> <br /> </em>Il programma prevede di estendere l'inchiesta sul campo a più di 160.000 intervistati nei 150 paesi coperti dalla Gallup e di pubblicare ogni anno i risultati aggiornati di ciascun paese. Il progetto durerà cinque anni e porterà alla creazione di un nuovo standard per il monitoraggio della sicurezza alimentare certificato dalla FAO, che potrebbe poi essere facilmente adottato per altre inchieste sui nuclei familiari poveri.<br /> <br /> <strong>Uno strumento fondamentale nella lotta contro la fame<br /> <br /> </strong>"Questo metodo innovativo sarà uno strumento fondamentale per i governi, per la società civile e per altre organizzazioni nazionali e internazionali nella lotta contro la fame", dice Jomo Sundaram, Vice Direttore Generale della FAO per il Dipartimento Sviluppo Economico e Sociale.  "Sarà anche molto importante per incrementare l'assunzione di responsabilità dei governi e incoraggiarli ad impegnarsi per l'eliminazione della fame".<br /> <br /> Nonostante i recenti miglioramenti, la metodologia usata dalla FAO attualmente non è in grado di fornire un quadro onnicomprensivo delle molte dimensioni della fame.  Al momento la FAO è in grado di monitorare con accuratezza la disponibilità di cibo a livello nazionale, in particolare in termini di potenziale assunzione energetica, laddove questo nuovo indicatore misurerà anche l'accesso al cibo a livello individuale, fornendo un'immagine più chiara dell'esperienza personale con l'insicurezza alimentare.<br /> <br /> Questo nuovo metodo farà da complemento agli indicatori già usati dalla FAO per valutare la percentuale di popolazione sottonutrita, metodologia sviluppata per monitorare i progressi verso il raggiungimento del primo Obiettivo di Sviluppo del Millennio di dimezzare la prevalenza della fame entro il 2015.  Di questo ampliamento c'era bisogno, poiché fornisce informazioni su una varietà di aspetti che caratterizzano l'esperienza dell'insicurezza alimentare, piuttosto che soltanto il consumo calorico.<br /> <br /> <strong>Otto domande<br /> <br /> </strong>Nell'ambito del progetto <em>La voce degli affamati,</em> a livello nazionale saranno scelti campioni da 1.000 a 5.000 persone, a seconda della grandezza del paese, per rispondere alle otto domande individuate per indicare se ed in che misura gli intervistati hanno sofferto d'insicurezza alimentare nei 12 mesi precedenti.<br /> <br /> Le domande sono:<br />Nel corso degli ultimi 12 mesi c'è stato un momento quando a causa della mancanza di denaro o altre risorse:<br /> <em><br /></em><ol><li><em>Eri preoccupato che non ci fosse più cibo da mangiare?</em></li><li><em> Sei stato impossibilitato a mangiare cibo salutare e nutriente?</em></li><li><em> Hai mangiato solo alcuni tipi di cibo?</em></li><li><em> Hai dovuto saltare il pasto?</em></li><li><em> Hai mangiato meno di quanto pensavi fosse necessario?</em></li><li><em> La tua famiglia è rimasta senza cibo?</em></li><li><em> Avevi fame ma non avevi niente da mangiare?</em></li><li><em> Non hai mangiato nulla per un intero giorno?</em></li></ol><em> </em><br /> Le domande sono poste in modo da riuscire a stabilire la posizione dell'intervistato su una scala di esperienza d'insicurezza alimentare, da leggera a moderata a grave insicurezza alimentare.  Questionari simili e scale per determinare l'insicurezza alimentare sono stati usati dal Governo statunitense per identificare i beneficiari di buoni pasto, e dal Brasile nell'individuare il suo programma di welfare sociale per la <em>Bolsa Familia.<br /> <br /> </em><strong>Un indicatore conveniente e tempestivo<br /> <br /> </strong>"E' un'avvincente nuova iniziativa per la FAO perché ci metterà in grado di capire meglio la severità dell'insicurezza alimentare  in modo tempestivo ed efficiente in termini di costi", dice Carlo Cafiero, lo statistico della FAO responsabile del progetto. "Doterà inoltre la FAO di uno strumento economico e coerente dal punto di vista metodologico per riuscire a monitorare la fame in tutto il mondo".<br /> <br /> I risultati dei sondaggi saranno disponibili dopo pochi giorni piuttosto che anni, fattore che consentirà alla FAO di avere un quadro immediato in tempo reale della situazione d'insicurezza alimentare di un paese.  Questa sarà la prima occasione nella quale la FAO si assume la responsabilità della raccolta dei dati.  Contemporaneamente la FAO assisterà i paesi a includere questa scala di valutazione nei loro progetti e programmi di rilevamento per assicurare la sostenibilità futura. <br /> <br /> La FAO sta discutendo con possibili partner finanziatori futuri, di mobilitare risorse per un'estensione del progetto <em>La voce degli affamati </em>nel resto del mondo, mentre i progetti nei quattro paesi pilota sono finanziati da un'iniziativa separata.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/171825/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/171825/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 12 Mar 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Conoscere l’ambiente marino con la semplice pressione di un tasto</title>
	
	<description> Volete sapere di più sul pesce che state mangiando o che andrete a comprare? E’ per caso una specie minacciata d’estinzione? Ve lo dirà Applifish. Questa applicazione gratuita, disponibile per telefoni cellulari, sviluppata dagli esperti della Piattaforma i-Marine per la conoscenza delle risorse ittiche e della biodiversità, mette a disposizione di tutti, in qualsiasi momento, dappertutto informazioni sulle risorse acquatiche.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 12 marzo 2013 - </strong>Volete sapere di più sul pesce che state mangiando o che andrete a comprare?  E' per caso una specie minacciata d'estinzione?  Ve lo dirà Applifish.  Questa applicazione gratuita, disponibile per telefoni cellulari, sviluppata dagli esperti della Piattaforma i-Marine per la conoscenza delle risorse ittiche e della biodiversità, mette a disposizione di tutti, in qualsiasi momento, dappertutto informazioni sulle risorse acquatiche.<br /> <br /> Secondo il rapporto FAO "<em>Lo Stato della pesca e dell'acquacoltura nel mondo 2012</em>" circa il 30% degli stock marini valutati nel 2009 erano sfruttati in eccesso.<br /> <br /> "Con Applifish i consumatori possono scegliere il pesce che non è a rischio d'estinzione, contribuendo a preservare le risorse per le generazioni future", dice Marc Taconet, Funzionario senior d'informazione sulla pesca della FAO e Presidente del Consiglio d'Amministrazione di iMarine.  "I consumatori possono anche usare l'applicazione per saperne di più sulle varie specie, sui livelli di cattura e sugli habitat, e quanto queste specie siano minacciate".<br /> <br /> <strong>Scelte informate per responsabili politici e consumatori<br /> <br /> </strong>iMarine è un consorzio mondiale di 13 istituti di ricerca , università ed organizzazioni internazionali di tre continenti che gode di un finanziamento di 5 milioni di euro da parte dell'Unione Europea(EU).<br /> <br /> Questa nuova applicazione AppliFish dispone anche di una versione web che contiene ulteriori informazioni scientifiche, che possono aiutare organi decisionali, produttori e consumatori a prendere decisioni con cognizione di causa e contribuire a definire politiche per una gestione responsabile della pesca e per la conservazione delle risorse marine, come raccomandato dal <em>Codice di Condotta per la Pesca Responsabile</em> della FAO.<br /> <br /> AppliFih si aggiunge ad altre applicazione di iMarine per gestire, elaborare e visualizzare contenuti scientifici che facciano aumentare la consapevolezza delle sfide con cui devono fare i conti gli ecosistemi acquatici.<br /> <br /> Tra queste applicazioni sono degne di nota lo strumento di mappatura della biodiversità AquaMaps, il <em>Vessel Transmitted Information Tool</em>, che riferisce sulle attività delle imbarcazioni e sulle condizioni ambientali per gli scienziati che lavorano nel settore pesca, e <em>l'Integrated Capture Information System (ICIS),</em> che fornisce informazioni a livello regionale e globale sulle catture di specie acquatiche.<br /> <br /> <strong>Più di 550 specie<br /> <br /> </strong>AppliFish ha ricevuto un premio in occasione del <em>10th e-Infrastructure Concertation Meeting,</em> incontro che si è tenuto a Bruxelles il 6-7 marzo scorsi, per discutere il presente ed il futuro delle politiche EU di ricerca ed innovazione.<br /> <br /> L'applicazione è stata ideata nella forma di un libretto tascabile di conoscenze sull'ecosistema marino, consultabile con la semplice pressione di un tasto.  Offre informazioni di base su oltre 550 specie, dai nomi con cui sono comunemente conosciuti i pesci, alle loro dimensioni, alle mappe di distribuzione, oltre a mappe che segnalano le modifiche previste nella distribuzione di quelle specie a causa del cambiamento climatico.<br /> <br /> AppliFish raccoglie dati da fonti internazionali e database autorevoli, tra cui FAO-FishFinder, le statistiche della FAO, WoRMS, Fishbase, SeaLifeBase, IUCN, AquaMaps e OBIS, riuscendo a mettere insieme un enorme patrimonio di competenze al fine di promuovere una comunità di pratiche a sostegno di un approccio rispettoso degli ecosistemi per la gestione della pesca e la conservazione delle risorse marine esistenti.<br /> <br /> AppliFish è disponibile sia per Android che per iOS.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/171708/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/171708/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 12 Mar 2013 08:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il sostegno della FAO per trasformare il settore agricolo dell’Uganda</title>
	
	<description> Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, si è incontrato nei giorni scorsi con il Vice Presidente dell’Uganda Edward Sekandi, per discutere delle strategie per assicurare la sicurezza alimentare a tutta la popolazione e ridurre la povertà sostenendo i piccoli coltivatori e il settore agricolo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Kampala/Roma, 8 marzo 2013 - </strong>Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, si è incontrato nei giorni scorsi con il Vice Presidente dell'Uganda Edward Sekandi, per discutere delle strategie per assicurare la sicurezza alimentare a tutta la popolazione e ridurre la povertà sostenendo i piccoli coltivatori e il settore agricolo.<br /> <br /> Sekandi ha incontrato Graziano da Silva a nome del Presidente Yoweri Kaguta Museveni, nel corso di una visita di un giorno del Direttore Generale della FAO in Uganda.<br /> <br /> Graziano da Silva ha esordito elogiando il governo ugandese per la sua leadership nel guidare gli sforzi del paese per un maggiore sviluppo agricolo e gli interventi per mitigare il cambiamento climatico.  Ha poi sottolineato che l'Uganda ha bisogno di un forte incremento del settore agricolo per riuscire ad accelerare lo sviluppo. Il settore occupa oltre l'80% della popolazione.<br /> <br /> "Abbiamo convenuto che per far crescere il settore agricolo occorre sia dare sostegno ai piccoli contadini che praticano un'agricoltura di sussistenza sia agli agricoltori su piccola scala che vogliono intraprendere un'agricoltura rivolta al mercato.", ha affermato il Direttore Generale, che ha garantito il sostegno della FAO nell'operare questa trasformazione dell'agricoltura.<br /> <br /> Nonostante, in genere, l'Uganda disponga di cibo, la sua sicurezza alimentare e la situazione nutrizionale talvolta è messa a dura prova, vi sono sacche d'insicurezza alimentare in zone come Karamoja, nel nordest del paese e spesso una distribuzione ineguale della disponibilità alimentare. <br /> <br /> <strong>Attività e aree d'intervento prioritarie<br /> <br /> </strong>Sin dal 1981, la FAO lavora con il Governo dell'Uganda al fine di definire programmi e attuare politiche finalizzate a eliminare le cause di fondo della fame, della malnutrizione e della povertà, sviluppare le organizzazioni contadine, le capacità di immagazzinamento, migliorare la gestione integrata delle risorse idriche e la raccolta dell'acqua.<br /> <br /> La FAO ha al momento in fase di attuazione il Quadro Programmatico del Paese (2000-2014), che ha al centro le aree e attività prioritarie dell'assistenza della FAO al Paese a sostegno degli obiettivi politici di sviluppo nazionale del governo nel campo dell'agricoltura, della pesca, delle foreste, delle risorse naturali e dello sviluppo rurale.<br /> <br /> <strong>Le donne e la sicurezza alimentare<br /> <br /> </strong>A ridosso delle celebrazioni della Giornata Internazionale della Donna, Graziano da Silva ha espresso rammarico che nonostante l'importante ruolo svolto dalle donne nella produzione di cibo e nel dar da mangiare alle proprie famiglie, poca attenzione viene data al ruolo decisivo che le donne rurali hanno nell'assicurare decenti condizioni di vita ai propri nuclei familiari.<br /> <br /> "Continueremo ad assicurare il sostegno della FAO ai Paesi membri, inclusa l'Uganda, nell'aiutare le cooperative e le organizzazioni di produttori a crescere, mediante lo sviluppo di politiche appropriate, quadri normativi, incentivi economici, sviluppo delle capacità e forum di dialogo sui processi decisionali", ha affermato il Direttore Generale della FAO nel corso della Conferenza stampa a conclusione dell'incontro.<strong><br /> </strong><br /> Nell'adempiere il suo mandato di sconfiggere la fame e ridurre la povertà in modo sostenibile, la FAO ha generato conoscenza e buone pratiche che dimostrano la necessità di puntare a organizzazioni e cooperative di produttori inclusive, autosufficienti, sensibili alle specificità di genere e orientate verso il mercato.<br /> <br /> Nel corso della sua visita in Uganda Graziano ha incontrato rappresentanti del governo e del settore privato, del mondo accademico, di organizzazioni contadine e della società civile, per discutere delle condizioni del settore agricolo in Uganda, del loro contributo alla sua crescita e della necessità di ulteriore assistenza al paese, specialmente da parte della FAO.<br /> <br /> Nei suoi colloqui con diversi ministri ha evidenziato l'importanza di un coordinamento multisettoriale e interministeriale nell'affrontare tutto ciò che ostacola lo sviluppo agricolo.  Per riuscire a migliorare le condizioni dei piccoli contadini e di quelli che iniziano a produrre per il mercato, Graziano da Silva ha messo in rilievo l'importanza delle "<em><a href="http://www.fao.org/fileadmin/user_upload/newsroom/docs/VGsennglish.pdf" target="_blank">Direttive Volontarie per una governance responsabile dei regimi di proprietà applicabili alle terre, alla pesca e alle foreste nel contesto della sicurezza alimentare nazionale</a>"</em>, aggiungendo che il paese dovrebbe con urgenza iniziare un processo per la loro attuazione.  Questo processo dovrebbe coinvolgere la società civile e il settore privato.<br /> <br /> Negli incontri è stato deciso con il sostegno della FAO di avviare questo processo al più presto.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/171595/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/171595/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 08 Mar 2013 10:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Giornata Internazionale Della Donna: FAO, IFAD, PAM e IDLO sul rapporto tra donne, violenza e sicurezza alimentare</title>
	
	<description> La comunità internazionale celebrara, quest'anno, la Giornata Internazionale della Donna ponendo l'accento sui modi per prevenire ed eliminare tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze. Nonostante il ruolo fondamentale delle donne nella produzione di cibo e nella cura della famiglia, ancora troppa poca attenzione viene data al rapporto tra genere, violenza e sicurezza alimentare.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><em>Dichiarazione congiunta dei responsabili* di FAO, IFAD, PAM e IDLO (Organizzazione per il Diritto dello Sviluppo).</em><br /> <br /> *José Graziano da Silva, Direttore Generale, FAO; Kanayo F. Nwanze, Presidente, IFAD; Ertharin Cousin, Direttore Esecutivo, PAM; Irene Khan, Direttore Generale, IDLO.<br /> <br /> <strong>8 marzo 2013, Roma</strong> - La comunità internazionale vuole celebrare, quest'anno, la Giornata Internazionale della Donna, ponendo l'accento sui modi per prevenire ed eliminare tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze. Nonostante il ruolo fondamentale delle donne, che producono cibo e sfamano le proprie famiglie, ancora troppa poca attenzione viene data al rapporto tra donne, violenza e sicurezza alimentare.<br /> <br /> La discriminazione di genere incrementa la malnutrizione delle donne e ostacola la loro forza e il loro potere. Molto spesso, pratiche discriminatorie nelle comunità rurali generano pregiudizi nella distribuzione del cibo nelle famiglie, con le donne e le ragazze che, di solito, hanno accesso ad una quantità minore e meno nutriente di cibo. <br /> <br /> In tempi di carestia, le famiglie povere possono dare le proprie figlie ancora adolescenti in sposa, per avere una bocca in meno da sfamare.  Le rifugiate possono essere costrette a barattare il sesso con il cibo. Le donne trascorrono ore a raccogliere la legna per cucinare, pratica che le rende vulnerabili agli stupri e agli attacchi. Le vedove sono discriminate nella proprietà della terra e, fin troppo spesso, le leggi nazionali favoriscono gli uomini a loro discapito. La violenza domestica ha un impatto negativo sulla produzione agricola e sul benessere della famiglia. Per molte donne che, solo con difficoltà riescono a sfamare se stesse e i propri bambini, la sicurezza alimentare significherebbe anche protezione personale e legale. <br /> <br /> Se, insieme, rafforziamo la sicurezza alimentare delle donne, riusciremo a nutrire anche le menti e i corpi di intere comunità. Se una ragazza va a scuola in un ambiente sicuro, riuscirà a raggiungere il pieno potenziale, fisico e mentale. Potrà evitare un matrimonio precoce, o un matrimonio combinato o altre forme di violenza. Se una donna può registrare il proprio figlio all'anagrafe, possedere legalmente un terreno e il denaro che guadagna, potrà contribuire al progresso della società e allo sviluppo economico. <br /> <br /> Nei paesi in via di sviluppo, le donne rappresentano oltre il 40 per cento della forza lavoro in agricoltura. Un miglioramento dell'uguaglianza di genere nell'accesso agli strumenti agricoli (quali sementi, attrezzature, fertilizzanti), all'istruzione e ai servizi pubblici darebbe un contributo fondamentale al raggiungimento della sicurezza alimentare e ad una migliore nutrizione per tutti. <br /> <br /> Dare potere alle donne e alle ragazze, da un punto di vista legale ed economico, crea opportunità di sviluppo, rafforza politicamente la loro voce e riduce la loro vulnerabilità alla violenza. La sicurezza alimentare è un filo che collega i diversi elementi necessari alla costruzione di un futuro di pace e giustizia per le donne. <br /> <br /> </p><hr /><p><br /> <br /> Il lavoro della <a href="http://www.fao.org/index_en.htm" target="_blank">FAO</a> si concentra sulla cause alla base della fame. Il suo mandato è di aumentare i livelli di nutrizione, di migliorare la produttività agricola sostenibile e gli standard di vita delle popolazioni rurali, di contribuire alla crescita dell'economia mondiale. <br /> <strong><br /> </strong>L'<a href="http://www.ifad.org/" target="_blank">IFAD</a> lavora con le popolazioni povere rurali per dare loro gli strumenti per coltivare e vendere più cibo, per incrementare i loro guadagni e poter, così, decidere da soli delle proprie vite. Dal 1978, l'IFAD ha investito circa 14,8 miliardi di dollari in prestiti a basso interesse e prestiti a fondo perduto a paesi in via di sviluppo attraverso progetti mirati a riscattare dalla povertà oltre 400 milioni di persone. <br /> <br /> Il <a href="http://www.wfp.org/" target="_blank">PAM</a> è la più grande agenzia umanitaria del mondo e l'organizzazione delle Nazioni Unite che combatte la fame nel mondo. Ogni anno, in media, il PAM fornisce cibo ad oltre 90 milioni di persone in più di 70 paesi. <br /> <strong><br /> </strong>L'<a href="http://www.idlo.int/" target="_blank">IDLO</a> lavora con i governi e con i singoli individui per riformare le leggi e per rafforzare le istituzioni nella promozione della pace, della giustizia, dello sviluppo sostenibile e delle opportunità economiche. È  l'unica organizzazione intergover<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>nativa con un mandato esclusivamente mirato al principio della legalità.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/171312/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/171312/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 08 Mar 2013 07:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Nel 2013 previsto un aumento della produzione di grano</title>
	
	<description> La produzione di grano nel 2013 secondo le prime stime si aggirerà intorno ai 690 milioni di tonnellate - un aumento del 4,3% rispetto al 2012 - e rappresenterebbe la seconda più grande produzione mai registrata. Nel frattempo, a febbraio, l'Indice dei Prezzi Alimentari della FAO rimane invariato a 210 punti per il secondo mese consecutivo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 7 marzo 2013 - </strong>La produzione di grano nel 2013 secondo le prime stime si aggirerà intorno ai 690 milioni di tonnellate - un aumento del 4,3% rispetto al 2012.  Secondo l'ultimo rapporto della FAO <a href="http://www.fao.org/docrep/017/al998e/al998e.htm" target="_blank"><em>Crop Prospects and Food Situation</em> </a>(Prospettive dei raccolti e situazione alimentare) pubblicato oggi, questa sarebbe la seconda più grande produzione mai registrata.<br /> <strong><br /> </strong>Questo balzo in avanti avrà luogo principalmente in Europa, trainato da un aumento delle semine fatto come risposta ai prezzi sostenuti e a un miglioramento delle rese, soprattutto nella Federazione Russa.<br /> <br /> Le prospettive per gli Stati Uniti, benché meno favorevoli a causa di condizioni di siccità precedenti, nelle ultime settimane sono, in qualche modo, migliorate. <br /> <br /> Nel frattempo, la recente flessione dei prezzi del grano, e in una certa misura anche del mais, ha contributo a mantenere invariato in febbraio, per il secondo mese consecutivo, <a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/" target="_blank">l'Indice dei Prezzi Alimentari della FAO</a> - anch'esso pubblicato oggi - che si attesta a 210 punti.  Un calo del 2,5 %, vale a dire 5 punti in meno rispetto al febbraio 2012. <br /> <br /> Dal mese di novembre dello scorso anno l'Indice è variato poco, mantenendosi tra i 210 e i 212 punti, poiché gli aumenti dei prezzi dei prodotti latto-caseari e degli oli e grassi sono stati ampiamente bilanciati dal calo di quelli dei cereali e dello zucchero.<br /> <br /> <strong>Ancora presto per una previsione sull'andamento globale dei cereali <br /> <br /> </strong>A questo stadio della stagione, con il grosso delle coltivazioni di cereali e del riso ancora da essere seminate, è troppo presto perfino per una stima preliminare della produzione cerealicola globale nel 2013. Tuttavia, le previsioni sui primi raccolti cerealicoli del 2013 nell'emisfero australe sono generalmente favorevoli.  Incoraggianti anche quelle del riso in molti paesi sotto l'equatore. <br /> <br /> Il rapporto <em>Crop Prospects and Food Situation</em> si concentra sugli sviluppi che hanno ripercussioni sulla situazione alimentare dei paesi in via di sviluppo.  Nella sua analisi delle zone più esposte all'insicurezza alimentare, il rapporto indica tra gli altri i seguenti paesi:<br /> <br /> <strong>La</strong> <strong>Siria</strong>, dove a causa del protrarsi della guerra civile, si stima che 4 milioni di persone necessitino con urgenza di assistenza alimentare e sostegno alle condizioni di vita. I rifugiati siriani esuli stanno mettendo in difficoltà altri paesi della regione.  Sono già stati forniti aiuti internazionali e ne serviranno ancora.<br /> <br /> <strong>La</strong> <strong>Corea del nord</strong>, dove il periodo di siccità del maggio-giugno del 2012, seguito da localizzate inondazioni nei mesi di luglio-agosto, ha influito negativamente sulla produzione che è diminuita e danneggiato le infrastrutture agricole.  Nel Paese l'insicurezza alimentare è cronica, con circa 2,8 milioni di persone molto vulnerabili che hanno bisogno di assistenza alimentare per il 2012/13.<br /> <br /> <strong>L'acutizzarsi dei conflitti<br /> <br /> La</strong> <strong>Repubblica Democratica del Congo</strong>, dove l'escalation del conflitto ha fatto aumentare sensibilmente il numero degli sfollati, stimati adesso intorno a 2,7 milioni di persone.  Le attività agricole hanno subito forti rallentamenti, specialmente nella parte orientale del paese, mentre i prezzi hanno continuato a essere sostenuti.  A livello nazionale si stima che siano ben 6.4 milioni le persone in uno stato d'emergenza alimentare e con condizioni di vita precarie.<strong><br /> <br /> Il</strong> <strong>Mali</strong>, dove il conflitto in corso nel nord del paese, ha interrotto la circolazione dei prodotti alimentari e provocato un grosso numero di sfollati e rifugiati.  Tutto ciò non ha fatto che peggiorare la già precaria situazione alimentare del paese creata dalla grave siccità del 2011.<br /> <br /> <strong>Il</strong> <strong>Sudan</strong> dove si stima siano circa 3.5 milioni le persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria, soprattutto nelle zone coinvolte nel conflitto che affligge il paese.<br /> <br /> Per quanto riguarda i prezzi alimentari internazionali, l'Indice dei prezzi cerealicoli della FAO ha registrato nel mese di febbraio una media di 245 punti, una flessione di meno dell'1% da gennaio, ma ancora un 8% in più rispetto al febbraio dell'anno scorso.  <a name="_GoBack" title="_GoBack"></a><br /> <br /> L'Indice dei prezzi degli oli e grassi ha registrato una media di 206 punti, un aumento dello 0,4% rispetto a gennaio.  L'aumento è stato trainato dall'olio di palma, riflesso del previsto rallentamento della produzione e della riduzione delle scorte rispetto al loro alto livello attuale.<br /> <br /> L'Indice dei prezzi dei prodotti latto-caseari ha registrato una media di 203 punti, un aumento 2,4 %, ovvero 5 punti, l'incremento più alto dal settembre 2012.  Questo rialzo riflette per lo più la flessione della produzione in Oceania a causa della stagione troppo calda.<br /> <br /> I prezzi della carne si sono mantenuti stabili rispetto al mese di gennaio, attestandosi a 178 punti.  I prezzi del pollame sono stati leggermente più bassi mentre quelli della carne suina più alti di misura, quelli di tutti gli altri tipi di carne sono rimasti immutati. L'Indice è sostanzialmente stabile sin dal mese di ottobre 2012.<br /> <br /> Il prezzo dello zucchero ha registrato una media di 259 punti, un calo del 3%, ovvero 8 punti, rispetto al mese di gennaio.  I prezzi sono calati per il quarto mese consecutivo, in base alle prospettive di eccedenze produttive a livello mondiale e alle conseguenti maggiori disponibilità per le esportazioni nel 2012/13.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/171372/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/171372/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 06 Mar 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Kenya - I telefoni cellulari stanno rivoluzionando il settore zootecnico</title>
	
	<description> Allevatori e veterinari in Africa stanno sempre più utilizzando i telefoni cellulari per segnalare possibili focolai di malattie animali così da poter intervenire ad uno stadio iniziale e avviare rapidamente campagne di vaccinazioni su vasta scala. Applicazioni smartphones stanno rendendo il sistema di &quot;allarme rapido&quot; una questione di secondi invece che settimane.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 1 marzo 2013 - </strong>Allevatori e veterinari in Africa stanno sempre più utilizzando i telefoni cellulari per allertare rapidamente su possibili focolai di malattie animali così da poter intervenire ad uno stadio iniziale e avviare con prontezza campagne di vaccinazioni su vasta scala.<br /> <br /> Alcune applicazioni per smartphones stanno rendendo il sistema di "allarme rapido" una questione di secondi invece che settimane, e gli interventi veterinari possono essere localizzati con estrema precisione e velocità grazie alla funzione <em>Global Positioning System </em>(GPS - Sistema di localizzazione globale via satellite) adesso disponibile nella maggior parte dei cellulari.<br /> <br /> "La FAO e altre organizzazioni partner stanno profittando della grande diffusione della tecnologia cellulare al fine di informare rapidamente su focolai di malattie animali, localizzando con precisione le campagne di vaccinazione e le cure veterinarie, come ad esempio terapie contro i parassiti intestinali degli animali", dice Robert Allport, Assistente del Rappresentante FAO in Kenya per l'Attuazione dei Programmi.<br /> <br /> <strong>Un'applicazione per localizzare le campagne di vaccinazioni e le terapie<br /> </strong><br /> In Kenya, ad esempio, dove tre persone su quattro possiedono oggi un cellulare, la FAO insieme al <em>Royal Veterinary College</em> di Londra e la ONG locale Vetaid sostiene la sperimentazione pilota di un'applicazione per cellulari sviluppata dai ricercatori dell' <em>Imperial College London's School of Public Health.  </em><br /> <br /> <em>EpiCollect</em> - questo il nome dell'applicazione - aiuta a localizzare le campagne di vaccinazioni animali e le terapie. L'applicazione e gli arichvi di memoria sono forniti gratuitamente dal sito di <em>EpiCollect,</em> che assegna a ogni progetto uno spazio specifico, accessibile solo agli utenti di ogni singolo progetto. Il database di <em>EpiCollect</em> non è raggiungibile tramite i motori di ricerca, per evitare che occhi indiscreti possano avere accesso a informazioni sensibili.<br /> <br /> "I telefoni eliminano ritardi nel ricevere i dati dal campo poiché tutte le informazioni vengono trasmesse attraverso la rete cellulare", chiarisce Allport. Non solo, ma le informazioni hanno una precisa localizzazione geografica che ne consente un'estrema accuratezza in tempo reale. <br /> <br /> Solo sino a cinque anni fa, i veterinari dovevano recarsi in località remote, raccogliere le informazioni e dopo ritornare negli uffici distrettuali per lavorare ai dati raccolti.  Adesso invece, grazie ai cellulari, le informazioni vengono trasmesse in tempo reale.  I dati - ad esempio il numero totale di capi di bestiame di una mandria o il numero degli animali vaccinati - vengono  salvati elettronicamente e poi trasferiti ad un sito specifico per ogni singolo progetto.  E se le mandrie si spostano da una zona a pascolo ad un'altra, i loro movimenti possono essere seguiti ed aggiornati. <br /> <br /> <strong>Dai campi ad un database centrale<br /> <br /> </strong>Sino adesso l'applicazione <em>EpiCollect</em> è stata usata soltanto dai veterinari sul campo, con cellulari forniti da Google Kenya per una fase di prova, gli strumenti vengono perfezionati ed i problemi tecnici risolti secondo il riscontro che ne danno gli utenti.  Alla fine di questo periodo di prova, potrebbero essere messi a disposizione degli anziani dei villaggi e dalle associazioni di operatori di salute animale radicate nelle comunità, poiché sempre più persone in Kenya passano a telefoni abilitati al collegamento ad internet e i prezzi sono di conseguenza scesi.  Sebbene per adesso solo un terzo della popolazione in Kenya abbia accesso a internet, va notato che il 99% delle connessioni avviene attraverso telefoni cellulari.<br /> <br /> La FAO dispone di un Sistema mondiale d'informazione sulle malattie animali, conosciuto come EMPRES-i, che ospita i dati sui focolai di malattie animali raccolti sul campo, una volta che sono confermati. La FAO ha sviluppato adesso un'applicazione per cellulari chiamata EMPRES-i EMA che consente di riportare informazioni sui focolai di malattie animali direttamente nel database. La tecnologia, disponibile per telefoni con sistemi operativi Blackberry e Android, sarà sperimentata sul campo dai servizi veterinari dell'Uganda nella prima metà del 2013 in una fase pilota finanziata dal Governo irlandese. Una versione di EMA per iPhones è in fase di sviluppo.. <br /> <br /> Grazie alle allerte trasmesse così con estrema rapidità, le malattie animali possono essere individuate ed isolate in tempi record. L'allerta precoce può impedire la morte di decine di migliaia di capi di bestiame, salvaguardando in questo modo le condizioni di vita e la sicurezza alimentare della popolazione e impedendo una possibile trasmissione della malattia agli esseri umani.<br /> <br /> <strong>Un bene pubblico mondiale<br /> <br /> </strong>"Il sistema EMPRES-i della FAO è davvero un bene pubblico mondiale, e i nostri tempi di risposta migliorano costantemente grazie a questi incredibili progressi tecnologici", dice il Dott. Juan Lubroth, Veterinario Capo della FAO.  "La prevenzione, la preparazione e la risposta precoce sono dei concetti potenti che quando sono tradotti in strumenti possono essere efficacemente usati contro le malattie infettive, salvaguardando in questo modo le condizioni di vita delle popolazioni, allontanando lo spettro della fame ed in alcuni casi il contagio agli esseri umani", ha aggiunto Lubroth.<br /> <br /> Inoltre l'Ufficio regionale d'emergenza della FAO per l'Africa orientale e centrale, in partenariato con Oxfam, sta utilizzando la tecnologia <em>Nokia Data Gathering</em> (NDG) per monitorare i punti d'acqua delle zone pastorali come indicatori precoci di siccità in Kenya ed Etiopia. Le comunità locali tengono regolarmente sotto controllo il livello dell'acqua tramite telefoni con connessione internet. Nella regione di Karamoja, nel vicino Uganda, lo stesso sistema NDG è utilizzato dai capi villaggio per monitorare gli indicatori di siccità e consentire una risposta rapida, in partenariato con ACTED.<br /> <br /> La FAO sta anche valutando come le nuove tecnologie mobili possono essere utilizzate per meglio connettere gli allevatori con i mercati e con i commercianti di bestiame.<br /> <br /> "Chi commercia in bestiame non si reca in zone remote per comprare animali, a meno che non abbia la garanzia di poter comprare un certo numero di capi, altrimenti, non vale la pena di affrontare le spese del viaggio", fa notare Allport.  "Ma se i venditori di bestiame possono centralizzare le informazioni sul numero di capi che  hanno<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>, dove ed a che prezzo, allora il mercato funziona in modo più efficiente e vi sarà una maggiore trasparenza dei prezzi, oltre a poter contrattare collettivamente per prezzi migliori". <br /> <br /> <strong>Penne digitali per scrivere nei campi<br /> <br /> </strong>In un certo numero di paesi africani, tra cui il Kenya, una versione moderna della vecchia carta e penna sta conferendo un fascino aggiuntivo alla raccolta digitale di dati dai campi. Con le penne digitali non solo le informazioni vengono trasmesse in pochi secondi ad un server centrale per essere analizzate, ma consentono ai veterinari di scrivere come hanno sempre fatto, conversando con gli allevatori senza "l'interferenza" che la moderna tecnologia mobile potrebbe creare.<br /> <br /> "Uno degli aspetti più importanti del lavoro di un veterinario è stabilire un buon rapporto di fiducia con gli agricoltori e con le popolazioni", spiega Philip Fong, funzionario FAO responsabile delle tecnologie informatiche della regione, con sede a Nairobi, che ha già introdotto l'impiego di penne digitali in Africa australe, dove hanno avuto enorme successo.<br /> <br /> Gli operatori ed i veterinari sul campo non possono stare ore a mandare informazioni dalla piccola tastiera di un cellulare, spesso da un <em>touch screen</em> su cui in pieno sole non si riesce a vedere nulla.<br /> <br /> Una penna digitale dispone invece di una piccola telecamera a raggi infrarossi che registra la scrittura quando la penna vi passa sopra, e usando la tecnologia Bluetooth invia i dati ad un telefono cellulare da dove vengono trasmessi ad un server centrale per essere analizzati.<br /> <br /> I benefici a catena di queste nuove tecnologie mobili sono davvero infiniti.<br /> <br /> <em>Epicollect</em> è finanziata da <em>Wellcome Trust</em>, una fondazione di beneficienza senza fini di lucro con sede nel Regno Unito.<br /> <br /> L'applicazione <em>Nokia Data Gathering </em>è anch'essa messa a disposizione gratuitamente nell'ambito del <em>Nokia's corporate social responsibility programme.</em>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/170878/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/170878/icode/</guid>
	<pubDate>Fri, 01 Mar 2013 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Linee guida internazionali per combattere la pesca illegale</title>
	
	<description> La pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU l’acronimo inglese) costituisce una delle minacce più pericolose per la pesca sostenibile e per le condizioni di vita di tutti coloro che da essa dipendono. Linee guida internazionali, alla cui formulazione si è arrivati attraverso consultazioni guidate dalla FAO, puntano a ridurre la pesca IUU rendendo maggiormente responsabili i Paesi di bandiera - quei paesi che registrano i pescherecci e li autorizzano a battere la loro bandiera.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 28 febbraio 2013 - </strong>Dopo anni di negoziati, i paesi hanno fatto un grosso passo avanti contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata - (IUU <em>l'acronimo inglese</em>) - una delle minacce più pericolose per una pesca che sia sostenibile e per le condizioni di vita di tutti coloro che da essa dipendono.<br /><br />Linee guida internazionali, alla cui formulazione si è arrivati attraverso un processo di consultazioni guidato dalla FAO, puntano a ridurre la pesca IUU rendendo maggiormente responsabili  i Paesi di bandiera - quei paesi che registrano i pescherecci e li autorizzano a battere la loro bandiera.<br /><br /><em>" </em>Le<em> <a href="http://www.fao.org/fishery/nems/40262/en">Voluntary Guidelines for Flag State Performance</a> (</em>Linee guida volontarie per il comportamento degli Stati di bandiera) sono state approvate dopo più di cinque anni di negoziati tra i Paesi membri della FAO.  Le linee guida saranno presentate, per la loro approvazione finale, alla prossima sessione della Commissione Pesca della FAO, che avrà luogo nel giugno 2014.<br /><br />Le linee guida raccomandano modi per sollecitare, incoraggiare e aiutare gli Stati di bandiera a rispettare i loro doveri internazionali e gli obblighi relativi all'autorizzazione a battere bandiera, ed al controllo dei pescherecci.  Le linee guida presentano anche le eventuali sanzioni in caso d'inadempienza.<br /><br />Anche se non vi sono dati precisi, le informazioni a disposizione fanno ritenere che la pesca IUU nell'ultimo ventennio sia aumentata in modo vertiginoso e che oggi sia un fenomeno di dimensioni molto ampie.<br /><br />La Consultazione Tecnica è stata finanziata dai Governi del Canada, della Nuova Zelanda, della Norvegia, degli Stati Uniti e dalla Commissione Europea.<br /><br /><strong>Un importante passo avanti<br /><br /></strong><em>" </em>Le<em> Voluntary Guidelines for Flag State Performance</em> segnano un reale punto di svolta.  Saranno uno strumento prezioso nell'impegno per impedire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata", ha commentato Árni Mathiesen, Vice Direttore Generale della FAO Della Divisione Pesca e Acquacoltura. <br /><br />"Queste linee guida possono dare un importante contributo alla conservazione e all'uso sostenibile di preziose risorse ed ecosistemi", ha aggiunto Mathiesen.  "Tutti dobbiamo fare i conti con la sostenibilità delle risorse, e queste nuove normative offrono ai paesi un nuovo modo di lavorare insieme e di far fronte a questa sfida".<br /><br />Le nuove linee guida affrontano il problema a tutto campo e propongono, tra l'altro, criteri per valutare il comportamento dei paesi e procedure su come fare queste valutazioni, e la necessità di una maggiore cooperazione tra i Paesi di bandiera ed i Paesi costieri. Suggeriscono anche modi per incoraggiare la conformità alle norme e scoraggiare l'inadempienza da parte Stati di bandiera, modi per cooperare con i paesi in via di sviluppo e assisterli nello sviluppo delle capacità, precisando il ruolo che la FAO può avere nel sostenere questi processi.<br /><br /><strong>Il sostegno della FAO<br /></strong><br />Oltre ad aver facilitato l'elaborazione di queste linee guida, la FAO monitorerà la loro attuazione e ne riferirà i risultati al COFI.  Fornirà inoltre assistenza tecnica ai paesi che lo richiederanno offrendo sostegno nello sviluppo di un quadro legale e normativo adeguato; nel rafforzamento delle organizzazioni istituzionali e dell'infrastruttura necessaria per assicurare controlli adeguati delle imbarcazioni; la promozione di attività di monitoraggio, del controllo e della sorveglianza dei pescherecci.<br /><br />"Alcuni stati di bandiera potrebbero aver bisogno di maggiore assistenza rispetto ad altri, specialmente i paesi in via di sviluppo.  In alcuni potrebbero non avere l'assetto istituzionale o il know-how tecnico necessari.  Potrebbero essere a corto di risorse umane e finanziarie.  O potrebbero non  avere le necessarie motivazioni per investire risorse nell'attuazione dei loro doveri nell'ambito delle leggi internazionali che regolano la pesca.  In questo caso occorrerà fare opera di sensibilizzazione sui vantaggi dell'adempienza alle norme nel lungo periodo", ha detto Matthew Camilleri, funzionario di collegamento nell'ambito della Divisione FAO Politiche ed economia della pesca e acquacoltura.<br /><br />Le Linee guida traggono spunto dalla legislazione internazionale esistente, come la <a href="http://www.un.org/Depts/los/convention_agreements/convention_overview_convention.htm" target="_blank">Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare del 10 dicembre del 1982</a> ed altri strumenti internazionali come <a href="http://www.fao.org/docrep/013/i1900e/i1900e00.htm" target="_blank">Il Codice di condotta per la pesca responsabile della FAO</a> del 1995 ed il <a href="http://www.fao.org/fishery/ipoa-iuu/legal-text/en" target="_blank">Piano d'Azione internazionale per impedire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale (IUU)</a> del 2001.<br /><br /><strong>La Commissione Pesca della FAO<br /></strong><br />Il COFI è il solo forum mondiale intergovernativo dove con frequenza periodica vengono esaminate e discusse le principali questioni relative a pesca e acquacoltura a livello internazionale e espresse raccomandazioni ai governi, agli organismi regionali, alle ONG alla FAO ed a tutta la comunità internazionale.<br /><br />Il COFI evidenzia gli aspetti essenziali dell'ottemperanza degli Stati ai loro doveri nell'ambito della legislazione internazionale.<br /><br />Per maggiori informazioni sulle <em>Voluntary Guidelines for Flag State Performance </em>ed altri strumenti internazionali per combattere la pesca IUU: <a href="http://www.fao.org/fishery/en">http://www.fao.org/fishery/en</a>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/170775/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/170775/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 28 Feb 2013 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La certificazione per i biocombustibili rischia di escludere i piccoli contadini</title>
	
	<description> Il modo in cui i piani per la certificazione dei biocombustibili sono strutturati, rende difficile per i piccoli contadini di molti paesi in via di sviluppo partecipare al mercato delle esportazioni, denuncia il nuovo rapporto della FAO, Biofuels and the Sustainability Challenge.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 26 febbraio 2013 - </strong>Il modo in cui i piani per la certificazione dei biocombustibili sono strutturati, rende difficile per i piccoli contadini di molti paesi in via di sviluppo partecipare al mercato delle esportazioni, denuncia il nuovo rapporto della FAO, <a href="http://www.fao.org/docrep/017/i3126e/i3126e.pdf" target="_blank"><em>Biofuels and the Sustainability Challenge</em></a>.<br /> <br /> Lo studio argomenta che gli attuali piani di certificazione, che sono volontari e per lo più gestiti da privati, possono escludere i piccoli contadini perché sono prevalentemente concepiti per l'agro-industria su larga scala.  Molti di essi richiedono enormi quantità di dati e informazioni oltre a costi e capacità spesso fuori dalla portata della maggior parte dei piccoli produttori.<br /> <br /> "Così come sono strutturati attualmente, questi piani tendono ad avvantaggiare operatori su larga scala e forniscono incentivi per aumentare la produzione e riuscire così ad assorbire i costi di certificazione", si legge nel rapporto.<br /> <br /> La certificazione, tuttavia, può anche avere alcuni effetti positivi sulle aziende per esempio "maggiore efficienza, minori rischi e maggiore trasparenza e consapevolezza sui problemi che possono sorgere lungo la catena produttiva". <br /> <br /> <strong>L'accesso al mercato<br /> <br /> </strong>Ma queste certificazioni "nella misura in cui sono state istituite per controllare le importazioni, possono penalizzare il commercio e ridurre l'accesso al mercato - specialmente per i paesi in via di sviluppo con vantaggi comparativi nella produzione, che vedono in questa industria una reale opportunità di sviluppo per superare la povertà rurale e offrire occupazione".<br /> <br /> "Molti paesi in via di sviluppo hanno espresso la loro preoccupazione che i piani di certificazione possano diventare indirette barriere al commercio se non gestiti in modo appropriato".<br /> <br /> Per esempio, mentre è facile per i produttori dei paesi industrializzati ottemperare alla richiesta di accesso all'istruzione per la forza lavoro impiegata, questo potrebbe essere molto più difficile per i produttori su piccola scala dei paesi in via di sviluppo.<br /> <br /> Allo stesso modo, le grandi compagnie mantengono regolarmente la contabilità finanziaria per la revisione dei conti mentre i piccoli agricoltori tendono a mantenere a mente i dati sulle rese, sull'impiego di fertilizzanti e di altri  fattori di produzione necessari per le stime sulle Emissioni di Gas Serra.<br /> <br /> "Per incrementare l'utilizzazione delle certificazioni" - secondo il rapporto - "i governi e le organizzazioni internazionali dovrebbero istituire, nei paesi consumatori e in quelli produttori, meccanismi complementari al fine di creare un ambiente favorevole".<br /> <br /> <strong>Legislazione nazionale<br /> <br /> </strong>"Questi meccanismi potrebbero essere legislazioni nazionali, politiche per appalti pubblici, incentivi fiscali, riduzioni delle imposte e sovvenzioni per avviare nuove imprese", suggerisce il rapporto.  Anche le istituzioni finanziarie hanno un ruolo importante per sostenere e rendere possibili i progetti.<br /> <br /> Un modo per ridurre i costi per i piccoli produttori è promuovere organismi d'ispezione locali, aggiunge il rapporto.  "Questi comportano costi minori per i produttori, sono meglio in grado di condurre controlli spontanei e in genere sono più informati sulle caratteristiche presenti in loco".<br /> <br /> "Questi sono gli effetti positivi, negativi e misti della certificazione sui biocombustibili", conclude il rapporto.  "L'impatto ambientale delle certificazioni sarà positivo se esse faciliteranno la programmazione e l'inventario forestale, il monitoraggio, la protezione della biodiversità e la conformità con le normative della silvicoltura".<br /> <br /> "Anche l'impatto economico può essere positivo se le certificazione riusciranno a generare maggiori guadagni ... per i fornitori, assicurare salari decenti ai lavoratori e l'accesso al mercato.  Negativi, invece, gli effetti sui piccoli produttori, che sembrano essere tagliati fuori dai progetti di certificazione".<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a><br /> <br /> </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/170620/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/170620/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 25 Feb 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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<item>
	<title>Lanciato l’Anno Internazionale della Quinoa</title>
	
	<description> La quinoa può avere un ruolo importante nell’eliminazione di fame, malnutrizione e povertà, ha affermato oggi il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva nel corso della cerimonia ufficiale per il lancio dell’Anno Internazionale della Quinoia, che si è svolta presso la sede dell’ONU.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>New York, 21 febbraio 2013 - </strong>La quinoa può avere un ruolo importante nell'eliminazione di fame, malnutrizione e povertà, ha affermato oggi il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva nel corso della cerimonia ufficiale per il lancio dell'Anno Internazionale della Quinoia, che si è svolta presso la sede dell'ONU.<br /> <br /> Tra i partecipanti ad alto livello alla cerimonia, il Segretario Generale dell'ONU, Ban Ki-moon, il Presidente boliviano Evo Morales e la First Lady del Perù, Nadine Heredia Alarcón de Humala, che hanno celebrato quello che viene definito il "super cibo" delle Ande - la quinoa - un prodotto simile ai cereali, altamente nutritivo, ricco di proteine e micronutrienti.<br /> <br /> "Oggi siamo qui per arruolare un nuovo alleato nella lotta contro fame ed insicurezza alimentare - la quinoa",   ha detto Graziano da Silva, facendo riferimento all'adattabilità ed alle caratteristiche nutrizionali di questa eccezionale coltivazione.<br /> <br /> La quinoa è la sola pianta alimentare che contiene tutti gli amminoacidi essenziali, micronutrienti e vitamine, e che ha la capacità di adattarsi a climi e ambienti ecologici differenti.  Resistente alla siccità, può crescere in terreni poveri e con alto tasso di salinità, e può essere coltivata a livello del mare sino ad un'altitudine di quattromila metri, con escursioni di temperature da -8 a 38 gradi.<br /> <br /> Di fronte alla sfida di aumentare la produzione di cibo di qualità per una popolazione in continua crescita, in condizioni di cambiamento climatico, la quinoa offre una fonte di cibo alternativa per quei paesi che soffrono d'insicurezza alimentare.<br /> <br /> In Kenya e in Mali la sua coltivazione sta mostrando alte rese, ha aggiunto il Direttore Generale della FAO, e studi preliminari della FAO mostrano che la quinoa potrebbe essere coltivata anche sull'Himalaya, nelle pianure del nord dell'India, nel Sahel, nello Yemen ed in altre regioni aride del mondo.<br /> <br /> <strong>Un regalo dalle Ande<br /> <br /> </strong>"Questo straordinario cereale è stato un punto di riferimento culturale e un alimento base nella dieta di milioni di persone in tutte le Ande per migliaia di anni ", ha detto il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon nel suo intervento.  "Adesso è venuto il momento di dare alla quinoa il riconoscimento  mondiale che si merita". <br /> <br /> Ban Ki-moon ha messo in evidenza il ruolo potenziale della quinoa nell'ambito dell'iniziativa dell'ONU <em>Sfida Fame Zero</em>, non solo per i suoi valori nutritivi ma anche perché la maggior parte della quinoa è prodotta attualmente dai piccoli contadini.<br /> <br /> "Questa coltura può essere decisiva nel far incrementare i redditi - un elemento chiave della <em>Sfida Fame Zero"</em>, ha aggiunto Ban Ki-Moon, facendo notare che molti paesi in Sudamerica stanno facendo grandi passi avanti verso il raggiungimento dell'Obiettivo di Sviluppo del Millennio di dimezzare la fame, non solo aumentando la produzione, ma anche riducendo la povertà e aumentando l'accesso ad alimenti nutritivi come la quinoa.<br /> <br /> La quinoa è stata una fonte importante di cibo per le civiltà andine pre-colombiane, seconda solo alle patate.  I semi della quinoa vengono tostati e poi macinati in farina per fare il pane.  Può anche essere cucinata, aggiunta alle zuppe, usata come cereale, come pasta e perfino fatta fermentare per fare la birra, o <em>chica</em>, la bevanda tradizionale delle Ande.<br /> <br /> Oggi la quinoa si è guadagnata un posto nella cucina di chef e buongustai di molti paesi, ed un ruolo nell'industria farmaceutica.  La coltivazione della quinoa adesso si estende aldilà della regione andina, e oltre che in Bolivia, Perù, Ecuador, Cile, Colombia ed Argentina, è oggi coltivata anche negli Stati Uniti, in Canada, in Francia, nel Regno Unito, in Svezia, in Danimarca, in Italia, in Kenya ed in India.<br /> <br /> "La quinoa è un dono ancestrale delle popolazioni andine", ha affermato il Presidente boliviano Evo Morales, sottolineando l'importante ruolo delle popolazioni indigene nel fare da custodi a questa coltivazione per oltre 7000 anni.<br /> <br /> <strong>Un alimento per il futuro seminato migliaia di anni fa<br /> </strong><br /> Promuovere la quinoa è parte di una più ampia strategia della FAO a sostegno delle coltivazioni tradizionali spesso dimenticate, come un mezzo per combattere la fame e promuovere un'alimentazione salutare.  <br /> <br /> "L'Anno Internazionale della Quinoa servirà non solo a stimolare lo sviluppo di questa coltivazione in tutto il mondo, ma anche a riconoscere che le sfide del mondo moderno possono essere affrontate facendo ricorso al sapere dei nostri antenati e dei piccoli coltivatori che attualmente ne sono i principali produttori", ha fatto notare Graziano da Silva.<br /> <br /> La cerimonia di New York segna l'avvio di un anno di attività culturali, artistiche e accademiche come pure di ricerca scientifica, che la FAO spera possano contribuire a migliorare le condizioni di vita di migliaia di piccoli contadini e consumatori di tutto il mondo.<br /> <br /> <strong>Ambasciatori speciali<br /> </strong><br /> Il Presidente boliviano Evo Morales e la First Lady del Perù, Nadine Heredia Alarcón de Humala, che sono stati nominati Ambasciatori Speciali della FAO, sono stati encomiati per il loro contributo in una cerimonia speciale.<br /> <br /> La First Lady del Perù ha fatto notare il ruolo della quinoa come "mezzo efficace e concreto per combattere la fame e la malnutrizione", sottolineando l'importante ruolo delle donne nella sua produzione.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/170276/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/170276/icode/</guid>
	<pubDate>Tue, 19 Feb 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Mali: a rischio l’imminente stagione della semina, essenziale sostenere il settore agricolo</title>
	
	<description> Con la prossima stagione delle semine, che inizierà nel mese di maggio, occorre aiutare urgentemente i contadini che hanno dovuto abbandonare le proprie case, a ritornare alle proprie terre e riprendere la produzione alimentare, laddove e quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno, ha affermato oggi la FAO a seguito dei colloqui intercorsi tra il Ministro dell’Agricoltura del Mali, Baba Berthè, e il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 15 febbraio 2013 - </strong>Con la prossima stagione delle semine, che inizierà nel mese di maggio, occorre aiutare urgentemente i contadini che hanno dovuto abbandonare le proprie case, a ritornare alle proprie terre e riprendere la produzione alimentare, laddove e quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno, ha affermato oggi la FAO a seguito dei colloqui intercorsi tra il Ministro dell'Agricoltura del Mali, Baba Berthè, e il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva.<br /> <br /> Il Ministro Berthè ha sottolineato l'importanza di assistere i contadini che ritornano nelle aree dove sono migliorate le condizioni di sicurezza, e la necessità di rafforzare la capacità di risposta degli agricoltori in tutto il paese. <br /> <br /> "La principale stagione produttiva del Mali è prevista per maggio. Con il continuo evolversi delle condizioni di sicurezza nel paese, la FAO, le agenzie partner e la comunità internazionale devono fare tutto il possibile per aiutare il governo del Mali a dare assistenza ai contadini che fanno ritorno alle proprie terre a ricominciare a produrre cibo, laddove le condizioni di sicurezza lo consentono", ha affermato Graziano da Silva.  "Il Mali non può permettersi di perdere la prossima stagione produttiva".<br /> <br /> Complessivamente si stima che nel paese vi siano 2 milioni di persone che soffrono d'insicurezza alimentare.  Metà di essi si trovano nel nord del paese, ma gli effetti persistenti della crisi del 2011-12, provocata da un sovrapporsi di fattori, siccità, prezzi cerealicoli sostenuti, degrado ambientale associati alla situazione di insicurezza nel paese che ha costretto tanti a lasciare le proprie case, ha significato che un altro milione di persone nel sud del paese soffre di insicurezza alimentare.<br /> <br /> <strong>Sfollati e rifugiati<br /> </strong><br /> Sono più di 400.000 le persone che, da quando è scoppiato il conflitto nel nord del paese l'anno scorso, hanno dovuto lasciare le proprie case, situazione che ha esacerbato la crisi già esistente.<br /> <br /> Molti degli sfollati sono contadini, rifugiati nei campi profughi o accolti in famiglie nei confinanti Burkina Faso, Mauritania e Niger. Altri piccoli agricoltori si sono temporaneamente trasferiti nel sud del paese, accentuando la pressione sulle risorse alimentari locali.<br /> <br /> Sebbene alcuni abbiano iniziato a fare rientro nelle proprie case, non hanno potuto riprendere a coltivare la terra per la mancanza di attrezzi, di sementi, di bestiame necessari per riavviare la produzione. Per altro, nonostante la situazione nel nord sia in parte migliorata, la maggior parte dei mercati sono ancora chiusi.<br /> <br /> Le famiglie fanno affidamento sulle scarse riserve alimentari domestiche, e saranno costrette a dipendere dal mercato proprio quando comincerà la stagione "magra" ed i prezzi saranno al loro massimo.  Potrebbero dover ricorrere a consumare o vendere le riserve di sementi destinate alla semina, come pure vendere attrezzi agricoli e derrate per tirare avanti.<br /> <br /> Il Programma Alimentare Mondiale (PAM) sta distribuendo derrate alimentari d'emergenza a profughi e sfollati (<a href="http://www.wfp.org/countries/mali" target="_blank"><u>per saperne di più</u></a>) con l'obiettivo di portare aiuti alimentari salva vita a circa 564.000 persone in Mali e nei paesi confinanti.<br /> <br /> Nel loro incontro Berthè e Graziano da Silva hanno tuttavia sottolineato che in aggiunta a questi aiuti d'emergenza, è assolutamente necessario far partire la produzione alimentare prima dell'imminente stagione produttiva che va da maggio a luglio.<br /> <br /> Per migliorare la sicurezza alimentare del Mali nel lungo periodo sarà essenziale risolvere il conflitto in corso e ristabilire situazioni di sicurezza in tutto il paese.<br /> <br /> <strong>Ripristinare i mezzi di sussistenza<br /> </strong><br /> La FAO ha chiesto circa 12 milioni di dollari per portare assistenza umanitaria ed aiutare circa 490.000 famiglie non solo a far fronte agli effetti della passata siccità, ma anche a ricostruire più robusti mezzi di sussistenza e sistemi agricoli più resistenti alle crisi tramite un'ampia gamma di aiuti all'agricoltura ed al bestiame.  Inoltre la FAO stima che saranno necessari ulteriori 10 milioni di dollari per assistere sfollati e profughi a far ritorno a far ritorno alle proprie case e riprendere a coltivare la terra.<br /> <br /> Questo significala fornire sementi di qualità, di attrezzi e forniture agricole, servizi sanitari veterinari, oltre a programmi di divulgazione agricola per offrire agli agricoltori i mezzi e le conoscenze per produrre, trasformare e conservare meglio i propri prodotti (<a href="http://www.fao.org/fileadmin/templates/tc/tce/pdf/cap2013/CAP_2013_Mali.pdf" target="_blank"><u>per maggiori dettagli</u></a>).<br /> <br /> Nei colloqui con Graziano da Silva, il Ministro Berthè ha ribadito l'importanza di rafforzare gli esistenti progetti di irrigazione che si sono dimostrati molto efficaci nel combattere la siccità, come pure dare assistenza agli allevatori per ricostituire  il patrimonio zootecnico andato perduto.<br /> <br /> Il conflitto ha anche interrotto la capacità della FAO di monitorare gli spostamenti delle locuste in Mali, e Berthe e Da Silva hanno auspicato di riprendere al più presto l'attività di monitoraggio per scongiurare una possibile insorgenza di infestazioni dopo le piogge estive.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/170077/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/170077/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 14 Feb 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Invariato a gennaio l’Indice dei prezzi alimentari FAO</title>
	
	<description> Nel mese di gennaio l'Indice FAO dei prezzi alimentari si è mantenuto stabile a 210 punti, dopo tre mesi consecutivi di flessione. Aumenti del prezzo degli oli e dei grassi hanno controbilanciato le quotazioni più basse dei cereali e dello zucchero, mentre i valori dei prodotti lattiero-caseari e delle carni sono rimasti sostanzialmente invariati.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 7 febbraio 2013 - </strong>Nel mese di gennaio <a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/" target="_blank">l'Indice FAO dei prezzi alimentari</a> si è mantenuto stabile a 210 punti, dopo tre mesi consecutivi di flessione.  Aumenti del prezzo degli oli e dei grassi hanno controbilanciato le quotazioni più basse dei cereali e dello zucchero, mentre i valori dei prodotti lattiero-caseari e delle carni sono rimasti sostanzialmente invariati. La pausa nel calo dell'Indice coincide con una significativa revisione al rialzo delle ultime previsioni della FAO per la produzione cerealicola mondiale nel 2012 - adesso stimata intorno a 2.302 milioni di tonnellate, 20 milioni di tonnellate in più rispetto alle proiezioni di dicembre.<br /><br />Il <a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/csdb/en/" target="_blank">Bollettino mensile della FAO sull'Offerta e Domanda di Cereali</a>, fa notare che questa revisione riflette per lo più gli aggiustamenti sulle stime della produzione di mais in Cina, Nord America e nei paesi dell'Europa centrale e orientale della CSI.  Tuttavia, anche a questo nuovo livello, la produzione cerealicola mondiale rimarrebbe un 2% al di sotto del raccolto record del 2011.<br /><br />Le prime previsioni per la produzione cerealicola del 2013 indicano un aumento della produzione mondiale di grano.  Contribuisce largamente a questa previsione uno stimato 4-5% di aumento delle aree a grano dell'Unione Europea, insieme al fatto che sinora le condizioni climatiche sono state generalmente favorevoli.  <br /><br />Negli Stati Uniti le prospettive sono invece meno favorevoli. Nonostante uno stimato 1% di aumento nelle semine di grano invernali e le previsioni di un'espansione delle aree coltivate a grano primaverili, condizioni di grave siccità continuano ad affliggere i <em>Southern Plains</em>, dove si registra una produzione molto scarsa.<br /><br />"Data la scarsità dell'offerta, il clima rimane un elemento importante nel determinare i prezzi.  Per diversi cereali, la produzione dovrà crescere in modo significativo quest'anno, per evitare inaspettati rialzi dei prezzi", dice Abdolreza Abbassian, economista senior della FAO, analista dell'andamento del mercato cerealicolo. <br /><br /><strong>Calano gli stock cerealicoli mondiali<br /><br /></strong>Le riserve cerealicole mondiali alla chiusura della stagione produttiva del 2013 sono stimate intorno a 495 milioni di tonnellate, dando uno <em>stock-to-use</em> <em>ratio</em> cerealicolo mondiale di 20.6% , più basso del 22% del 2011/12 ma superiore al minimo del 18,7% raggiunto nel biennio 2007/2008.<br /><br />Si prevede che il commercio cerealicolo mondiale nel 2012/13 diminuirà, raggiungendo i 297,5 milioni di tonnellate, un calo del 6% dalla stagione precedente, ma tuttavia circa 2 milioni di tonnellate più alto delle previsioni di dicembre. Tra le indicazioni emergenti del mercato mondiale di cereali nel 2013 vi è la ripresa di grandi esportazioni di grano dall'India, nell'ordine di 6,5 milioni di tonnellate e di mais dal Brasile per la cifra record di 22 milioni di tonnellate, allettando la pressione della domanda/offerta cerealicola a livello mondiale.<br /><br /><strong>I prezzi internazionali<br /><br /></strong>Per quanto riguarda gli attuali prezzi internazionali, l'Indice dei prezzi cerealicoli della FAO è calato dell'1,1 per cento, vale a dire di circa tre punti, attestandosi in gennaio a 247 punti.  L'Indice cerealicolo è continuato a scendere sin da ottobre, riflettendo per lo più migliori condizioni produttive.<br /><br />Nel mese di gennaio l'Indice dei prezzi degli oli e dei grassi è stato in media di 205 punti, un aumento del 4,4%, vale a dire di 9 punti rispetto al mese di dicembre, invertendo il trend negativo dei quattro mesi precedenti. La ripresa è stata principalmente trainata dall'olio di palma, in ragione di un'aumentata domanda di importazioni.<br /><br />L'Indice dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari ha registrato nello stesso periodo una media di 198 punti, appena più alta di quella del mese di dicembre.<br /><br />I prezzi della carne hanno registrato una media di 176 punti, appena sotto quella del mese di dicembre.  Le quotazioni di tutte le categorie di carne sono state per lo più stabili, sebbene vi sia stato un leggero abbassamento dei prezzi del pollame e della carne di maiale. <br /><br />Il prezzo dello zucchero ha registrato una media di 268 punti, un calo del 2,2 % - 6 punti - rispetto al mese di dicembre. I prezzi sono calati per il terzo mese consecutivo, in base alle previsioni di grandi eccedenze produttive a livello mondiale e considerevoli disponibilità per l'esportazione, in particolare dal Brasile e dalla Tailandia. <br /><br />L'Indice dei prezzi alimentari della FAO misura la variazione mensile dei prezzi internazionali di un paniere di prodotti alimentari di base<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/169446/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/169446/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 06 Feb 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Necessarie nuove politiche per promuovere il sistema agroforestale</title>
	
	<description> Milioni di persone potrebbero sconfiggere fame, povertà e fermare il degrado ambientale, se i paesi si impegnassero maggiormente nel promuovere il settore agroforestale, un sistema integrato che mette insieme alberi, coltivazioni alimentari e allevamento del bestiame. Una nuova guida, pubblicata oggi dalla FAO, fornisce strategie d'azione, esempi e storie di successo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 5 febbraio 2013 - </strong>Milioni di persone potrebbero sconfiggere fame, povertà e fermare il degrado ambientale, se i paesi si impegnassero maggiormente nel promuovere il settore agroforestale, un sistema integrato che mette insieme alberi, coltivazioni alimentari e allevamento del bestiame, ha sollecitato oggi la FAO.<br /> <br /> Il settore agroforestale è una fonte importante sia di prodotti locali di base come legna da ardere, legname, frutta e foraggio per il bestiame, che di prodotti per il commercio mondiale quali cocco, caffè, tè, caucciù e gomma.  Circa metà delle terre agricole del mondo ha almeno un 10% di copertura arborea, percentuale che rende il settore agroforestale fondamentale per le condizioni di vita di milioni di persone.<br /> <br /> <strong>Un potenziale da sviluppare<br /> <br /> </strong>In una nuova guida pubblicata oggi (<a href="http://www.fao.org/docrep/017/i3182e/i3182e00.pdf" target="_blank">Advancing Agroforestry on the Policy Agenda</a>), rivolta a responsabili politici, amministratori, ONG ed istituzioni governative, la FAO mostra come integrare il settore agroforestale nelle strategie nazionali e come adattare le politiche alle situazioni specifiche.  La guida fornisce esempi delle pratiche migliori e menziona alcuni dei buoni risultati ottenuti, oltre ad illustrare le lezioni apprese da situazioni difficili e dagli errori.<br /> <br /> "In molti paesi il potenziale del settore agroforestale per far migliorare le condizioni degli agricoltori, delle comunità e del settore industriale non è stato sviluppato a pieno", ha affermato Eduardo Mansur, Direttore della Divisione FAO Valutazione, Gestione e Conservazione delle Foreste.  "Nonostante i numerosi vantaggi di uno sviluppo del settore, esso è stato penalizzato da politiche inadeguate, da limiti di natura giuridica e dalla mancanza di coordinamento tra i diversi ambiti che coinvolge: agricoltura, settore forestale, sviluppo rurale, ambiente e commercio".<br /> <br /> <strong>Alcune storie di successo<br /> </strong><br /> Possibili nuove opportunità del settore agroforestale stanno emergendo nelle foreste <em>miombo</em> dell'Africa centrale, orientale ed australe, che coprono circa tre milioni di chilometri quadrati in 11 paesi, e contribuiscono in modo significativo alle condizioni di vita di circa 100 milioni di persone a reddito basso.  Per esempio, tenere a freno le emissioni di gas serra rallentando la conversione delle foreste in terra coltivabile e promuovendo il sequestro di carbonio degli alberi mediante incentivi finanziari offerti dallo scambio di crediti energetici e dall'iniziativa REDD+. (<em>L'Iniziativa per ridurre le emissioni provocate da deforestazione e degrado forestale nei paesi in via di sviluppo</em>).  Analogamente, l'espansione della rigenerazione naturale di oltre cinque milioni di ettari di territorio arido degradato in Niger contribuirà a mitigare il cambiamento climatico e a far aumentare il reddito rurale.<br /> <br /> <strong>L'azione politica<br /> <br /> </strong>La guida fornisce dieci indicazioni principali per l'azione politica: per esempio sensibilizzare gli agricoltori e la comunità globale sui sistemi agroforestali; modificare le norme forestali, agricole e rurali che ostacolano lo sviluppo del settore; chiarire le regolamentazioni politiche sull'utilizzazione del territorio.  Quest'ultimo punto non significa necessariamente una titolazione formale della terra.  E' stato infatti provato che alcune forme consuetudinarie di ordinamento fondiario garantiscono che vengano piantati alberi, riducendo formalità e costi amministrativi.<br /> <br /> <strong>Ricompense agli agricoltori per i servizi ambientali forniti<br /> <br /> </strong>Secondo lo studio FAO, gli agricoltori che introducono alberi nei propri appezzamenti dovrebbero essere ricompensati per i servizi ambientali che forniscono mediante incentivi finanziari o altre forme di agevolazioni come sovvenzioni, esenzione fiscale, programmi di partecipazione ai costi, forme di micro-credito o consegne in natura, specialmente con servizi di divulgazione e con lo sviluppo delle infrastrutture.<br /> <br /> Anche le forme di credito a lungo termine sono fondamentali, poiché i vantaggi del piantare alberi raggiungono gli agricoltori solo dopo alcuni anni.  Il valore del carbonio sequestrato e gli altri servizi ambientali forniti dagli alberi potrebbero perfino essere impiegati per pagare gli interessi.<br /> <br /> In Costarica, un fondo nazionale di finanziamento istituito nel 1996 per sovvenzionare attività forestali, è stato esteso nel 2001 e nel2005 ai sistemi agroforestali che integrano coltivazioni alimentari, alberi e zootecnia. Nel corso degli ultimi otto anni, sono stati firmati più di 10.000 contratti di forestazione con il risultato che nelle aziende agricole sono stati piantati oltre <a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>3,5 milioni di alberi. <br /> <br /> La guida è stata elaborata dalla FAO in cooperazione con l'ICRAF (Centro Agroforestale Mondiale), il CATIE (Centro di ricerca agricola tropicale e di istruzione superiore) ed il CIRAD (Centro di ricerca agricola per lo sviluppo internazionale).]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 04 Feb 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La FAO sollecita misure più incisive contro le emergenze sanitarie mondiali</title>
	
	<description> Il mondo rischia una ripetizione della disastrosa ondata d’influenza aviaria del 2006 se non verranno rafforzate a livello mondiale le misure di controllo e monitoraggio di questa, ma anche di altre pericolose malattie animali, denuncia oggi la FAO.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 29 gennaio 2013 - </strong>Il mondo rischia una ripetizione della disastrosa ondata d'influenza aviaria del 2006 se non verranno rafforzate a livello mondiale le misure di controllo e monitoraggio di questa, ma anche di altre pericolose malattie animali, denuncia oggi la FAO.<br /> <br /> "La crisi economica internazionale ha significato minori risorse disponibili per la prevenzione dell'influenza aviaria H5N1 e di altre malattie di origine animale", ha dichiarato il Veterinario Capo della FAO, Juan Lubroth.  "E questo vale non solo per le organizzazioni internazionali, ma anche per i singoli paesi".   "Nonostante tutti sappiano che prevenire sia meglio che curare, sono preoccupato che nel clima attuale i  governi non siano in grado di mantenere alta la guardia".<br /> <br /> E' necessario mantenere una stretta vigilanza, dati i grandi serbatoi di virus H5N1 che ancora esistono in alcuni paesi asiatici e del Medio Oriente, dove la malattia è diventata endemica.  In mancanza di controlli adeguati, potrebbe facilmente diffondersi a livello mondiale, com'è successo al momento della sua massima diffusione nel 2006, quando ne furono colpiti 63 paesi. <br /> <br /> <strong>Investire nella prevenzione<br /> <br /> </strong>Investire maggiormente nella prevenzione ha un senso dal punto di vista economico considerato l'enorme costo che comporta un'epidemia su larga scala.  Tra il 2003 e il 2011 la malattia ha ucciso direttamente, o costretto ad abbattere oltre 400 milioni di polli ed anatre, causando un danno economico stimato intorno ai 20 miliardi di dollari.<br /> <br /> Come molte altre malattie animali, il virus H5N1può anche trasmettersi agli esseri umani.  Tra il 2003 ed il 2011, secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha infettato più di 500 persone, uccidendone 300.<br /> <br /> "Non vedo iniziative, nonostante la reale minaccia esistente per la salute di animali e per gli esseri umani", ha aggiunto Lubroth.<br /> <br /> Questo è ancora più deplorevole dal momento che è stato dimostrato che con misure appropriate il virus H5N1 può essere del tutto eliminato dal settore aviario, proteggendo così sia la salute umana che le condizioni economiche di milioni di persone.  Il pollame domestico è oggi immune dal virus nella maggior parte dei 63 paesi che erano stati infettai nel 2006, tra essi la Turchia, Hong Kong, la Tailandia e la Nigeria.  E dopo molti anni d'intenso lavoro ed impegno finanziario internazionale, anche in Indonesia si stanno facendo grandi passi avanti contro di esso.<br /> <br /> <strong>La minaccia di un'altra malattia animale <br /> <br /> </strong>Un'altra minaccia crescente è rappresentata dalla <em>Peste dei piccoli ruminanti</em>, (PPR) una malattia altamente contagiosa che può decimare intere greggi di capre e di pecore.  "La malattia si sta espandendo in Africa Subsahariana, causando al momento enormi danni nella Repubblica Democratica del Congo, uno dei paesi colpiti - e sta cominciando ad espandersi in Africa australe", ha aggiunto Lubroth.  "Il danno potrebbe davvero essere d'immense proporzioni".  <br /> <br /> "L'ironia della situazione è che contro la PPR esiste un validissimo vaccino, ma poche persone lo stanno usando".   Oltre alle risorse limitate, la mancanza di volontà politica e scarso coordinamento e pianificazione, sono le altre ragioni per le quali si consente che la PPR, come altre malattie animali, si diffonda.<br /> <br /> Investire nella prevenzione significa migliorare l'igiene, i controlli ai mercati e alle frontiere e le misure sanitarie negli allevamenti e nei mercati.  Significa attrezzare laboratori e formare personale in grado di fare diagnosi precoci e rispondere efficacemente in caso di epidemie, ed organizzare efficaci servizi di divulgazione per aiutare i piccoli allevatori.<br /> <br /> Nonostante i budget limitati, le organizzazioni internazionali dovrebbero anche cercare di agire di più con azioni concertate.  "Dobbiamo insieme trovare i modi per assicurare la sicurezza lungo l'intera catena agroalimentare a livello globale", sollecita Lubroth.<br /> <br /> "Il costo - e i pericoli - di non agire sono davvero troppo alti". <br /> </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 28 Jan 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Think. Eat. Save. - Lanciata una campagna mondiale per ridurre i 1,3 miliardi di tonnellate di cibo che vanno sprecati ogni anno</title>
	
	<description> Semplici interventi da parte dei consumatori e dei dettaglianti possono contribuire notevolmente a tagliare i 1,3 miliardi di tonnellate di cibo che ogni anno vanno perdute o sprecate e gettare le basi per un futuro sostenibile secondo la nuova campagna mondiale contro gli sprechi alimentari lanciata oggi dall’UNEP, dalla FAO e da altri partner.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Ginevra, 22 gennaio 2013 - </strong>Semplici interventi da parte dei consumatori e dei dettaglianti possono contribuire notevolmente a tagliare i 1,3 miliardi di tonnellate di cibo che ogni anno vanno perdute o sprecate e gettare le basi per un futuro sostenibile secondo la nuova campagna mondiale contro gli sprechi alimentari lanciata oggi dall'UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, dalla FAO, l'Organizzazione ONU per l'Alimentazione e l'Agricoltura e da altri partner.<br /><br />La campagna <strong>Think. Eat. Save.,  </strong>riduci a tua impronta ecologica alimentare<strong>, </strong>nasce a sostegno di  <a href="http://www.fao.org/save-food/en/" target="_blank">SAVE FOOD</a>, l'iniziativa per ridurre le perdite e gli sprechi alimentari lungo l'intera catena della produzione e del consumo alimentare - gestita dalla FAO e dall'organizzazione di fiere commerciali Messe Dusseldorf - e nell'ambito dell'iniziativa del Segretario Generale dell'ONU Fame Zero.  Questa nuova campagna pone al centro specificatamente gli sprechi alimentari da parte dei consumatori, della distribuzione e dell'industria turistica.<br /><br />La campagna si avvantaggia dell'<em>expertise</em> di organizzazioni come WRAP, Feeding the 5,000 ed altre che lavorano per eliminare gli sprechi di cibo, e che hanno una notevole esperienza nell'individuare e cambiare pratiche di spreco alimentare.<br /><br /><strong>Think. Eat. Save. </strong>punta ad accelerare gli interventi, ed a fornire una visione globale e la condivisione delle informazioni sulle iniziative in tutto il mondo, sul portale <a href="http://www.thinkatsave.org/">www.thinkatsave.org</a>. <br /><br /><strong>Un terzo di tutto il cibo prodotto va perduto<br /><br /></strong>Secondo i dati della FAO, a livello mondiale, circa un terzo di tutto il cibo prodotto, per un valore approssimativo di mille miliardi di dollari, va perduto o sprecato lungo la produzione ed il  consumo.  Le perdite alimentari avvengono per lo più a livello della produzione - raccolto, trasformazione e distribuzione - mentre gli sprechi di cibo avvengono in genere a livello di dettaglianti e di consumatori.<br /><br />"In un mondo di sette miliardi di persone, che raggiungerà i nove miliardi per il 2050, sprecare cibo è assolutamente illogico - dal punto di vista economico, ambientale ed etico", ha dichiarato Achim Steiner, Sotto Segretario Generale dell'ONU e Direttore Esecutivo dell'UNEP.<br /><br />"A parte le implicazioni sui costi, va notato che vanno sprecati anche la terra, l'acqua, i fertilizzanti e la mano d'opera che sono stati necessari per coltivare quel cibo - senza contare l'emissione di gas serra prodotti dalla decomposizione del cibo nelle discariche ed il trasporto di cibo che alla fine viene gettato", ha aggiunto.  Per un mondo che sia realmente sostenibile, dobbiamo cambiare il modo in cui produciamo e consumiamo le nostre risorse naturali".<br /><br /><strong>Gli sprechi dei paesi industrializzati superiori a tutta la produzione dell'Africa Subsahariana<br /></strong><br />"Insieme possiamo ribaltare questa inaccettabile tendenza e migliorare le condizioni di vita. Nei paesi industrializzati, circa metà di tutto il cibo viene dissipato - circa 300 milioni di tonnellate - perché produttori, distributori e consumatori eliminano alimenti che sono ancora buoni per essere consumati", ha dichiarato José Graziano da Silva, Direttore Generale della FAO.  "Questo è più del totale netto della produzione alimentare dell'Africa Subsahariana, e sarebbe sufficiente a nutrire i circa 870 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo".<br /><br />"Se riusciamo ad aiutare i produttori a ridurre le perdite mediante migliori sistemi di raccolto, di trasformazione, di immagazzinamento, di trasporto e di commercializzazione, ed uniamo a questo un cambiamento profondo e duraturo del modo in cui la gente consuma il cibo, possiamo raggiungere un mondo più salutare e libero dal problema della fame", ha aggiunto Graziano da Silva.<br /><br /><strong>L'impatto ambientale<br /><br /></strong>Il sistema alimentare mondiale ha profonde implicazioni per l'ambiente e produrre maggior cibo serve solo a esacerbare la pressione su di esso.<br /><br /><ul><li>Oltre il 20 % di tutta la terra coltivata, il 30% delle foreste ed il 10% dei pascoli sono degradati;</li></ul><ul><li>A livello globale viene prelevato il 9% delle risorse idriche, il 70% del quale viene utilizzato dall'agricoltura irrigua;</li></ul><ul><li>I cambi di destinazione agricola e del territorio, come ad esempio la deforestazione, incidono per oltre il 30% sul totale delle emissioni di gas serra;</li></ul><ul><li>A livello mondiale, i sistemi agro-alimentari incidono per circa il 30% dell'energia disponibile a livello di fruitore finale;</li></ul><ul><li>Lo sfruttamento eccessivo delle risorse marine, insieme ad una loro cattiva gestione, contribuisce a sminuire le risorse ittiche, con la conseguenza che circa il 30% degli stock ittici sono adesso sfruttati in eccesso.</li></ul><br />Il via alla campagna è stato in parte dato dal Vertice Rio+20 del giugno 2012, nel quale Capi di Stato e di Governo hanno approvato un Quadro Programmatico Decennale per modelli di consumo e produzione sostenibili (SCP, <em>l'acronimo inglese).</em>  Sviluppare in questo ambito un programma per il settore alimentare deve essere un elemento centrale di questo quadro programmatico, considerata la necessità di sostenere la base della produzione alimentare mondiale , ridurre l'impatto ecologico ad essa associata e nutrire una popolazione mondiale in continua crescita.<br /><br />"Non c'è forse nessun'altra area così che mostri in modo emblematico l'opportunità di raggiungere un mondo più efficiente dal punto di vista delle risorse e più sostenibile - e non c'è nessuna altra questione che può unire il Nord ed il Sud, e consumatori i produttori in una causa comune", ha detto Steiner.<br /><br />Secondo la FAO (<a href="http://www.fao.org/save-food/en/">http://www.fao.org/save-food/en/</a>) circa il 95% delle perdite e degli sprechi alimentari nei paesi in via di sviluppo sono perdite non intenzionali che avvengono ai primi stadi della filiera agroalimentare dovuti a limiti finanziari, manageriali, nelle tecniche di raccolto, nelle strutture per l'immagazzinamento e la refrigerazione in condizioni climatiche difficili, nelle infrastrutture, e nei sistemi di imballaggio e commercializzazione.<br /><br />Nei paesi industrializzati la parte finale della catena alimentare ha un ruolo molto più importante.  A livello di industria alimentare e distribuzione al dettaglio grosse quantità di cibo vanno sprecate a causa di cattive pratiche, standard di qualità che danno troppa importanza all'apparenza, confusione sulle etichette di scadenza e consumatori che buttano via cibo ancora buono per il consumo a causa di acquisti di cibo eccessivi, tecniche di conservazione inappropriate e pasti troppo abbondanti.<br /><br />Si calcola che lo spreco pro-capite a livello di consumatore in Europa, in Nord America ed in Oceania, sia di 95/115 kg l'anno, mentre nell'Africa Subsahariana, nel sud e sudest asiatico oscilli soltanto tra i 6 e gli 11 kg l'anno.<br /><br />Secondo l'organizzazione WRAP, nel Regno Unito se si affrontasse il problema dello spreco di cibo, in media una famiglia potrebbe risparmiare circa 680 sterline l'anno (1,090 dollari) ed il settore turistico circa 724 milioni di sterline (1,2 miliardi di dollari).<br /><br />"Nel Regno Unito abbiamo dimostrato come affrontando il problema dello spreco di cibo coinvolgendo i consumatori e istituendo degli accordi con i distributori e con l'industria alimentare, si riduca la pressione sull'ambiente e si contribuisca alla crescita economica", ha dichiarato La Dott.ssa Liz Goodwin, amministratrice delegata di WRAP.  "Con l'incremento demografico in atto vi sarà una pressione ancora maggiore sulle risorse.  Noi siamo entusiasti di essere partner della campagna della FAO e dell'UNEP <strong>Think.Eat.Save, </strong>un inizio importante per affrontare lo spreco alimentare su scala mondiale".<br /><br />In modo analogo in altre parti del mondo, l'Unione Europea ha preso n esame la questione degli sprechi alimentari, e la Commissione Europea ha dato tutto il suo appoggio all'iniziativa.<br /><br />"Nell'Unione Europea ci siamo prefissi l'obiettivo di dimezzare lo spreco di cibo commestibile entro il 2020 e per la stessa data eliminare quasi del tutto le discariche.  La Commissione l'anno prossimo intende presentare proposte sulla sostenibilità dei sistemi alimentari con una grande attenzione agli sprechi di cibo", ha dichiarato Janez Potočnik, Commissario Europeo per l'ambiente.<br /><br />"Un minore spreco di cibo porterebbe ad un uso più efficiente della terra, ad una gestione migliore delle risorse idriche, ad un impiego più sostenibile del fosforo, ed avrebbe ripercussioni positive sul cambiamento climatico.  Il nostro lavoro è assolutamente in linea con questa iniziativa", ha aggiunto.<br /><br />Affinché la campagna possa raggiungere il suo enorme potenziale è necessario che tutti siano coinvolti - le famiglie, i supermercati, le catene alberghiere, le scuole, i club sportivi , le associazioni, come pure amministratori delegati, sindaci e leader mondiali.<br /><br />Il sito della campagna <a href="http://www.thinkeatsave.org/">www.thinkeatsave.org</a> offre a consumatori e dettaglianti semplici suggerimenti, e fornisce a coloro impegnati nella campagna un foro per scambiare idee e creare una vera cultura mondiale di consumo alimentare sostenibile.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/168670/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/168670/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 21 Jan 2013 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Archivio notizie 2012</title>
	
	<description> [translate to Italiano] ttk</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[[translate to Italiano] ttk]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/168452/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/168452/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 03 Jan 2013 14:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Il Direttore Generale della FAO ricorda l’Ambasciatrice di Buona Volontà Rita Levi Montalcini</title>
	
	<description> “La scomparsa della scienziata e Premio Nobel Rita levi Montalcini ci ha privato di una sostenitrice appassionata ed instancabile di un mondo libero dalla fame”, ha dichiarato oggi il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva, commemorando la morte di Rita Levi Montalcini, Ambasciatrice di Buona Volontà della FAO dal 1999.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 31 dicembre 2012 - "</strong>La scomparsa della scienziata e Premio Nobel Rita levi Montalcini ci ha privato di una sostenitrice appassionata ed instancabile di un mondo libero dalla fame", ha dichiarato oggi il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva, commemorando la morte di Rita Levi Montalcini, Ambasciatrice di Buona Volontà della FAO dal 1999.<br /> <br /> "La Professoressa Montalcini è stata riconosciuta internazionalmente come una delle menti più brillanti e feconde.  Alla FAO abbiamo avuto il piacere e l'onore di conoscerla anche come un'amica saggia e generosa, impegnata in prima persona nella lotta per un mondo libero dalla fame", ha affermato Graziano da Silva.<br /> <br /> "La FAO le sarà sempre riconoscente per aver contribuito personalmente a mantenere l'impegno di porre fine a fame, malnutrizione e povertà estrema all'ordine del giorno dell'agenda internazionale", ha poi aggiunto.<br /> <br /> Rita Levi Montalcini, medico e neurobiologa, nel 1986 è stata insignita del Premio Nobel per la medicina e nominata senatrice a vita della Repubblica Italiana.  In veste di Ambasciatrice di Buona Volontà della FAO ha scritto articoli ed editoriali sull'emergenza fame ed ha partecipato con regolarità a tutti gli eventi ad alto livello della FAO.  <br /> <br /> In uno dei suoi interventi più recenti la Montalcini si è rivolta in modo particolare ai giovani esortandoli ad impegnarsi maggiormente nell'eliminazione della fame da lei definita "una tragica realtà".<br />]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/167746/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/167746/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 30 Dec 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>“Nel Sahel sicurezza alimentare e pace vanno di pari passo” afferma il Direttore Generale della FAO</title>
	
	<description> Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, nel suo intervento alla riunione sulla situazione nel Sahel convocata presso la FAO dall’Inviato Speciale del Segretario Generale dell’ONU per il Sahel, Romano Prodi, ex Primo Ministro ed ex Presidente della Commissione Europea, ha dichiarato che il miglioramento della sicurezza alimentare nel Sahel contribuirà a portare pace e stabilità nella regione.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong> Roma, 7 dicembre 2012 - </strong>Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, nel suo intervento alla riunione sulla situazione nel Sahel convocata presso la FAO dall'Inviato Speciale<strong> </strong>del Segretario Generale dell'ONU per il Sahel, Romano Prodi, ex Primo Ministro ed ex Presidente della Commissione Europea, ha dichiarato che il miglioramento della sicurezza alimentare nel Sahel contribuirà a portare pace e stabilità nella regione.<br />  <br />"Investire nella sicurezza alimentare del Sahel è anche un investimento per un futuro di pace e di maggiore stabilità", ha dichiarato Graziano da Silva.  "In Africa c'è un chiaro collegamento tra fame e guerra, tra sicurezza alimentare e pace.  Nel Sahel vediamo come l'insicurezza alimentare, la fame e la lotta per le risorse naturali sia causa di conflitti.  La fame può essere la causa scatenante del conflitto o la conseguenza di esso.  Per questa ragione non possiamo affrontare la sicurezza alimentare separatamente dalla sicurezza in generale e dallo sviluppo nel suo insieme".<br />  <br />  <strong>Scongiurata la carestia <br />  <br />  </strong>Il Direttore Generale della FAO ha poi proseguito dicendo che quest'anno per il Sahel sono stati mobilitati dalla comunità internazionale oltre un miliardo di euro "e siamo lieti di poter dire che la carestia è stata scongiurata".<br />  <br />  Ma occorre fare di più: "E' decisivo incrementare gli aiuti e associare risposte umanitarie di breve periodo con interventi di sviluppo di più lungo termine.  Dobbiamo riuscire a rendere le condizioni di vita della popolazioni più resistenti alle crisi.  E dobbiamo far sì che i nostri interventi nelle diverse aree - sicurezza alimentare, agricoltura, salute, istruzione e sicurezza - siano il più possibile integrati.  La FAO si è impegnata a lavorare con lei meglio e più estesamente, e sotto la leadership africana, promuovere uno sviluppo sostenibile nel Sahel".<br />  <br />  Graziano da Silva si è poi detto convinto che vi sia la volontà politica di porre fine alla fame nel Sahel.  "Sono tornato di recente da un viaggio in Niger e quello che ho potuto vedere è stato incoraggiante.  Mi ha convinto che c'è spazio per la speranza, che esiste la volontà politica di ribaltare i trend negativi che hanno portato all'insicurezza alimentare della regione".<br />  <br />  Il Direttore Generale della FAO ha espresso il suo benvenuto al Professor Prodi ed al suo gruppo di lavoro, che oggi si è incontrato con gli Inviati Speciali, i mediatori e i rappresentanti ONU senior che si occupano direttamente della crisi nel Sahel per analizzare la situazione della regione e discutere su come rafforzare le iniziative a sostegno della pace e della sicurezza.<br />  <br />  La FAO ospiterà un ufficio per l'inviato speciale Prof<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>. Prodi e per il suo staff.<br /> ]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/166146/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/166146/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 06 Dec 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Investire in agricoltura e puntare sui piccoli agricoltori per ridurre fame povertà</title>
	
	<description> Investire di più e meglio in agricoltura è uno dei modi più efficaci per ridurre fame e povertà, e contribuire al tempo stesso a salvaguardare l’ambiente. Questo è il messaggio di fondo del rapporto annuale della FAO “The State of Food and Agriculture 2012 (SOFA) presentato oggi a Roma.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 6 dicembre 2012 - </strong>Investire di più e meglio in agricoltura è uno dei modi più efficaci per ridurre fame e povertà, e contribuire al tempo stesso a salvaguardare l'ambiente.  Questo è il messaggio di fondo del rapporto annuale della FAO "<em><a href="http://ow.ly/fRSRA" target="_blank">The State of Food and Agriculture 2012 (SOFA)</a></em><em>" </em>presentato oggi a Roma.<br /> <br /> Il rapporto sottolinea che qualsiasi strategia d'investimento agricolo deve mettere al centro gli oltre un miliardo di agricoltori che coltivano la terra, i maggiori investitori in questo settore, anche se spesso limitati a causa del generale clima sfavorevole agli investimenti.<br /> <br /> "Occorre una nuova strategia d'investimenti che metta al suo centro i produttori agricoli", ha affermato il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva.  "La sfida è concentrare gli investimenti in aree dove possono fare la differenza.  Questo è importante per garantire che gli investimenti abbiano come risultato l'avanzamento economico e sociale e la sostenibilità ambientale".<br /> <br /> <strong>Investire in agricoltura conviene<br /> <br /> </strong>I nuovi dati raccolti dal rapporto mostrano che a livello globale gli agricoltori dei paesi a basso e medio reddito investono più di 170 miliardi di dollari l'anno sui propri campi - circa 150 dollari per agricoltore.  Questa cifra è tre volte superiore a tutte le altre forme d'investimento messe insieme, quattro volte i contributi dati dal settore pubblico. Ed oltre 50 volte superiore agli aiuti pubblici allo sviluppo che vengono dati a questi paesi.<br /> <br />  Appare chiaro dal rapporto che investire in agricoltura ripaga ampiamente.  Nel corso degli ultimi vent'anni, ad esempio, i paesi con i tassi d'investimento agricolo più alti sono stati anche quelli che hanno fatto i maggiori passi avanti in termini di dimezzamento della fame e di raggiungimento del primo degli Obiettivi di sviluppo del Millennio.  Viceversa le regioni dove fame e povertà estrema sono più diffuse e di vaste proporzioni - Asia meridionale e Africa Subsahariana - sono quelle che negli ultimi trent'anni hanno avuto tassi d'investimento agricolo stagnanti se non in calo.<br /> <br /> "Vi sono segnali che le cose stanno migliorando, ma per sradicare la fame in queste e in altre regioni, e raggiungere questo obiettivo in modo sostenibile, occorrerà un incremento sostanziale del livello degli investimenti agricoli e un deciso miglioramento sia nel livello che nella qualità degli investimenti pubblici nel settore", aggiunge il rapporto.<br /> <br /> <strong>Superare le barriere che ostacolano gli investimenti<br /> <br /> </strong>Il rapporto fa notare che in molti paesi a basso e medio reddito i contadini sono spesso disincentivati a investire.  Sono molti infatti i fattori che riducono drasticamente gli incentivi a farlo: cattiva amministrazione governativa, assenza di regole giuridiche, alti livelli di corruzione, diritti fondiari incerti, pratiche commerciali arbitrarie, tassazione agricola alta rispetto ad altri settori, qualità e livelli inadeguati di infrastrutture e servizi pubblici.<br /> <br /> I piccoli contadini devono poi fare i conti con altre e gravi difficoltà, tra cui situazioni di povertà estrema, diritti fondiari deboli e scarso accesso ai mercati e ai servizi finanziari.<br /> <br /> Superare queste barriere sarà essenziale per sbloccare in molte aree rurali i potenziali investimenti degli agricoltori.  Il rapporto a questo riguardo raccomanda di puntare ad alcune aree d'intervento per favorire gli investimenti dei piccoli contadini:</p><ul><li> I Governi ed i loro partner allo sviluppo devono aiutare i piccoli contadini ad essere nelle condizioni di mobilitare i propri risparmi e guadagnare accesso al credito.</li></ul><ul><li> Organizzazioni di produttori più forti, per esempio le cooperative, possono aiutare i piccoli contadini ad affrontare i rischi e avere un migliore accesso ai mercati.</li></ul><ul><li> Reti di protezione sociale possono contribuire all'espansione della loro base di risorse.</li></ul><p> <br /> <strong>Fare un uso migliore dei limitati fondi a disposizione<br /> <br /> </strong>I governi nazionali rappresentano la seconda e più grande fonte di investimenti nel settore agricolo.  A questo riguardo il rapporto fa appello a governi e donatori affinché canalizzino i limitati fondi pubblici in aree d'intervento che si sono dimostrate efficaci ed in grado di dare un grosso contributo alla crescita agricola e alla riduzione della povertà: la ricerca in campo agricolo, lo sviluppo, le infrastrutture rurali, l'istruzione.<br /> <br /> I dati raccolti in molti paesi mostrano che investire in queste aree spesso "dà una resa migliore rispetto all'elargizione di sovvenzioni per fattori produttivi agricoli quali ad esempio i fertilizzanti".  Anche se questi sussidi sono spesso popolari dal punto di vista politico, di solito non offrono la resa più alta.<br /> <br /> <strong>Gli investimenti agricoli su larga scala<br /> <br /> </strong>Il rapporto fa appello ai governi, alle organizzazioni internazionali, alla società civile e al settore privato affinché gli investimenti in agricoltura su larga scala, ad esempio l'acquisto di terre da parte di compagnie private, siano trasparenti, responsabili, vantaggiosi per le comunità locali e sostenibili dal punto di vista ambientale.<br /> <br /> "La parola d'ordine è una buona <em>governance. </em>Dobbiamo far sì che gli investimenti rispondano a certe condizioni e contribuiscano alla sicurezza alimentare e allo sviluppo sostenibile a livello locale", ha aggiunto Graziano da Silva.<br /> <br /> Accordi internazionali come le <em>Direttive volontarie per una governance responsabile dei regimi di proprietà applicabili alle terre, alla pesca e alle foreste,</em><a name="_GoBack" title="_GoBack"></a> adottate nel Maggio 2012 dalla Commissione per la Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS), ospitata dalla FAO, offrono ai governi ed alle comunità locali strumenti per meglio negoziare i contratti e far sì che siano vantaggiosi e rispettino al tempo stesso i diritti, le condizioni di vita e le risorse dei più vulnerabili.<br /> <br /> Il CFS ha inoltre avviato un processo per assicurare lo sviluppo, e una più ampia base di partecipazione, di principi per investimenti agricoli responsabili che promuovano quelli che contribuiscono alla sicurezza alimentare e nutrizionale e sostengano il progressivo raggiungimento del diritto ad avere cibo adeguato ed a sufficienza nell'ambito della sicurezza alimentare nazionale.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/165874/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/165874/icode/</guid>
	<pubDate>Thu, 06 Dec 2012 09:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Per il buon esito degli investimenti stranieri necessario coinvolgere gli agricoltori locali</title>
	
	<description> Gli investimenti stranieri che coinvolgono in modo attivo gli agricoltori locali, lasciando loro il controllo della terra, sono quelli che hanno i maggiori effetti positivi sulle economie locali e sullo sviluppo sociale, sostiene il nuovo rapporto della FAO &quot;Trends and Impacts of Foreign Investment in Developing Country Agriculture&quot; pubblicato oggi.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 13 novembre 2012 - </strong>Gli investimenti stranieri che coinvolgono in modo attivo gli agricoltori locali, lasciando loro il controllo della terra, sono quelli che hanno i maggiori effetti positivi sulle economie locali e sullo sviluppo sociale, sostiene il nuovo rapporto della FAO<a href="http://www.fao.org/fileadmin/user_upload/newsroom/docs/Trends%20publication%2012%20November%202012.pdf" target="_blank"> </a><em><a href="http://www.fao.org/fileadmin/user_upload/newsroom/docs/Trends%20publication%2012%20November%202012.pdf" target="_blank">Trends and Impacts of Foreign Investment in Developing Country Agriculture</a> </em>("Tendenze ed effetti degli investimenti stranieri nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo" N.d.R.) pubblicato oggi.<br /> <br /> Il rapporto fa notare che gli investimenti che riescono a mettere insieme i punti di forza degli investitori (capitale, competenza in materia di gestione e marketing, tecnologia) con quelli degli agricoltori locali (mano d'opera e conoscenze locali) sono quelli destinati ad avere più successo.<br /> <br /> I modelli d'investimento che lasciano ai contadini il controllo della loro terra rappresentano un incentivo a investire nel miglioramento della terra e inoltre favoriscono uno sviluppo sostenibile.  Il rapporto offre una serie di studi del caso sull'impatto degli investimenti esteri in Africa ed in Asia , comprese un tipo di acquisizione su larga scala spesso definite "<em>accaparramento delle terre</em>".<br /> <br />  "Mentre diversi studi documentano con chiarezza gli effetti negativi delle acquisizioni di terra su larga scala nei paesi in via di sviluppo, non ci sono molti riscontri sui loro possibili benefici per il paese ospite, specialmente nel breve periodo e a livello locale" si legge nel rapporto.. "Per gli investimenti che implichino acquisizioni di terra su vasta scala in paesi dove i diritti fondiari sono incerti e precari, gli svantaggi spesso superano di molto i pochi benefici apportati alla comunità locale".<br /> <br /> "Si dovrebbe evitare l'acquisizione di terre già utilizzate per avviare nuove e ben più ampie attività agricole, ma si dovrebbero invece prendere in considerazione altre forme d'investimento".<br /> <br /> <strong>Molti i dubbi sul fatto che creino occupazione<br /> <br /> </strong>Negli investimenti terrieri su larga scala il principale tipo di beneficio dovrebbe essere la creazione di occupazione, ma ci sono molti dubbi sul reale aumento dei posti di lavoro e sulla loro sostenibilità.  "In parecchi dei progetti esaminati, il numero dei posti di lavoro creati è stato decisamente inferiore  a quanto non fosse stato inizialmente annunciato... ed in alcuni casi perfino i posti di lavoro per mano d'opera poco qualificata sono stati presi da personale non locale".<br /> <br /> Nel corso dell'ultimo decennio, gli investimenti stranieri in terre coltivabili nei paesi in via di sviluppo sono cresciuti in modo esponenziale. Per di più le terre acquistate in genere sono le migliori disponibili, quelle con una qualità buona del terreno e sistemi d'irrigazione, fa notare il rapporto.<br /> <br /> Non solo. Ma poiché la maggior parte dei progetti d'investimento straniero punta al mercato d'esportazione o alla produzione di biocarburanti, "possono costituire nei paesi a basso reddito e con deficit alimentare una grave minaccia per la sicurezza alimentare, specialmente se sostituiscono coltivazioni alimentari che erano destinate al mercato locale".<br /> <br /> Tra gli altri effetti negativi di questo tipo di investimenti il fatto che in molti casi i piccoli contadini hanno dovuto abbandonare le terre per mancanza di occupazione e che i pastori sono stati privati dei loro pascoli, con conseguente perdita di reddito e di possibilità di guadagnarsi da vivere per le popolazioni rurali locali, oltre al degrado della terra, delle risorse idriche e della biodiversità.<br /> <br /> Tra le possibili alternative all'acquisizione della terra potrebbero esservi accordi di agricoltura contrattuale, sistemi di piantagioni satellite che diano ai contadini una condivisione del capitale e <em>joint ventures</em> tra le compagnie che investono e le cooperative contadine.  Accordi commerciali davvero inclusivi richiedono organizzazioni locali efficaci che rappresentino anche gruppi spesso marginalizzati come le donne, i giovani, i contadini senza terra e i lavoratori migranti.<br /> <br /> <strong>Fondamentale il ruolo delle istituzioni e della legislazione nazionale<br /> <br /> </strong>La legislazione nazionale e le istituzioni che regolano gli investimenti agricoli e i diritti fondiari hanno un ruolo decisivo nel determinare se questi investimenti hanno effetti positivi o negativi.<br /> <br /> Accordi internazionali come le <em>Direttive volontarie per una governance responsabile dei regimi di proprietà applicabili alle terre, alla pesca e alle foreste </em>adottate nel Maggio 2012 dalla Commissione per la sicurezza alimentare mondiale (CFS) possono offrire ai paesi una guida su come agire insieme ai <em>Principi guida volontari per gli investimenti agricoli responsabili</em> che rispettano i diritti, le condizioni di vita e le risorse, proposti congiuntamente dalla FAO, dall'IFAD, dall'UNCTAD e dalla Banca Mondiale.  Inoltre il CFS sta per avviare consultazioni per lo sviluppo, e una più ampia base di partecipazione, di principi per investimenti agricoli responsabili che rafforzino la sicurezza alimentare e nutrizionale.<br /> <br /> Anche se investire in agricoltura è la strategia più importante ed efficace per ridurre la povertà nelle aree rurali, "la sfida per i responsabili politici, per le agenzie di sviluppo e per le comunità locali è quella di massimizzare i benefici degli investimenti esteri in agricoltura minimizzandone i rischi" , secondo il rapporto.<br /> <br /> <strong>In aumento gli investimenti esteri diretti<br /> <br /> </strong>La FAO stima che, per riuscire a stare al passo con l'incremento demografico e la crescita del reddito e nutrire una popolazione che per il 2050 si prevede sarà di oltre 9 miliardi di persone<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>, siano necessari investimenti nell'ordine di oltre 80 miliardi di dollari l'anno.<br /> <br /> Sebbene gli investimenti esteri diretti nell'ultimo decennio siano aumentati in modo considerevole, specialmente in Asia e America Latina, il rapporto fa notare che solo una piccola parte va al settore agricolo - in Africa Subsahariana ad esempio meno del cinque per cento.  Questi investimenti potrebbero tuttavia rappresentare un'opportunità in considerazione delle possibilità di crescita, in particolare alla luce degli attuali prezzi sostenuti dei prodotti alimentari.<br /> <br /> "Qualsiasi investimento estero dovrebbe portare benefici allo sviluppo del paese ricevente... ed essere vantaggiosi per entrambe le parti piuttosto che essere forme di "neocolonialismo", conclude nella prefazione al rapporto David Hallam, Direttore della Divisione FAO Commercio e Mercati.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/164336/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/164336/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 12 Nov 2012 14:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Malgrado un miglioramento nei raccolti, nella RDP di Corea persiste la minaccia della denutrizione</title>
	
	<description> Un nuovo rapporto delle agenzie delle Nazioni Unite stima che nella Repubblica Democratica Popolare di Corea (DPRK), per il secondo anno consecutivo, si sia verificato un aumento nella produzione alimentare di prodotti di prima necessità. Ciò non deve però far dimenticare la lotta in corso contro la denutrizione nel paese e la mancanza di proteine vitali e di grassi nella dieta della popolazione, specialmente per i 2,8 milioni stimati di persone a rischio.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>12 novembre 2012 Roma/Pyongyang</strong> - Un nuovo rapporto elaborato dalle agenzie delle Nazioni Unite stima che nella Repubblica Democratica Popolare di Corea (DPRK), per il secondo anno consecutivo, si sia verificato un aumento nella produzione alimentare di prodotti di prima necessità. Ciò non deve però far dimenticare la lotta in corso contro la denutrizione nel paese e la mancanza di proteine vitali e di grassi nella dieta della popolazione, specialmente per i 2,8 milioni stimati di persone a rischio. <br /> <br /> La missione congiunta dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) e del Programma Alimentare Mondiale (WFP) di valutazione della produzione e della sicurezza alimentare, ha visitato tutte le nove provincie del paese, tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre, mentre era in corso il più importante raccolto di cereali dell'anno. <br /> <br /> La missione ha valutato con particolare preoccupazione  il calo del 30 per cento verificatosi nella produzione di soia, così come la quantità esigua di verdure disponibili, confermando una grave mancanza di proteine fondamentali, oli, grassi, vitamine e micronutrienti nella maggior parte delle diete. La produzione di soia è stata la più colpita dal prolungato periodo di siccità, verificatosi durante la prima metà del 2012, la più importante stagione per il raccolto. L'impatto di tale fenomeno sul raccolto di mais è stato ampiamente mitigato grazie all'opera di irrigazione manuale delle coltivazioni, che ha mobilitato una moltitudine di persone.<br /> <br /> Si prevede che la produzione globale derivante dal raccolto principale di quest'anno e dal primo raccolto del 2013, sarà di 5,8 milioni di tonnellate. Si tratta di un miglioramento del 10 per cento rispetto allo scorso anno. La missione ha stimato che servirà importare 507.000 tonnellate di cereali per rispondere ai bisogni fondamentali di alimentazione del paese. Prevedendo che l'obiettivo del governo di importare 300.000 tonnellate di cereali sia rispettato, il deficit di alimenti di base dovrebbe essere pari a 207.000 tonnellate -  il più basso in molti anni.<br /> <br /> "Il paese ha bisogno di produrre una quantità maggiore di cibi ricchi di proteine, come soia e pesce, e di cercare di avere  due raccolti all'anno, di modo che tutti possano accedere ad una dieta più variegata", ha affermato Kisan Gunjal, economista della FAO e co-leader della missione.  Orti familiari aiuterebbero a migliorare le abitudini nutrizionali della popolazione, ed è inoltre necessario riformare il sistema di commercializzazione dei prodotti agricoli, permettendo agli agricoltori di vendere il proprio riso, mais e grano sui <a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>mercati, ha affermato Gunjal.<br /> <br /> "La Repubblica Democratica Popolare di  Corea ha ancora bisogno di aiuti internazionali ma la via da percorrere per incrementare la produzione di beni alimentari e migliorare così le abitudini nutrizionali della popolazione è ormai tracciata", ha affermato Gunjal.<br /> <br /> I livelli di malnutrizione acuta sono diminuiti, ma esiste ancora una certa preoccupazione, considerando che molti bambini sono particolarmente esposti a eventuali crisi. Un approvvigionamento più regolare di cibi nutrienti come biscotti fortificati e alimenti misti, inclusi cereali arricchiti con speciali elementi nutritivi, inclusi i prodotti  <em>Super  Cereal</em>, durante la stagione "del non raccolto", rappresenta un fattore fondamentale per combattere la malnutrizione. <br /> <br /> "Questo rapporto ha mostrato chiaramente che il nostro lavoro sta avendo un importante riscontro nella lotta alla denutrizione ed è quindi vitale che il programma continui per poter raggiungere milioni di bambini in asili, presidi medici, scuole elementari con approvvigionamenti di cibo garantiti nel flusso e adeguati alle necessità", ha affermato il Direttore del WFP  in Corea del Nord, Claudia von Roehl.<br /> <br /> "I nuovi dati sul raccolto sono una buona notizia, ma la mancanza di proteine e grassi nella dieta della popolazione è allarmante. Dobbiamo raddoppiare  gli sforzi per nutrire due milioni di bambini con un flusso costante di alimenti nutrienti, fornendo così una dieta più bilanciata e sana", ha detto. <br /> <br /> Anche il sostegno a donne incinte e con neonati rimane una priorità, dato che per loro l'assunzione di cibi nutrienti come legumi e oli è importantissima durante la gravidanza e immediatamente dopo la nascita del bambino, un periodo critico per la loro salute e per quella dei loro figli.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/164236/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/164236/icode/</guid>
	<pubDate>Sun, 11 Nov 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>In ottobre leggera flessione dell’Indice dei prezzi alimentari FAO</title>
	
	<description> L’Indice dei prezzi alimentari della FAO ha registrato nel mese di ottobre un calo dell’uno per cento, e nei primi dieci mesi dell'anno i prezzi sono stati in media un otto per cento più bassi rispetto allo stesso periodo del 2011.L'Indice è sceso di due punti, attestandosi a 213 punti rispetto ai 215 registrati a settembre. Il calo è dipeso in larga misura dai prezzi internazionali più bassi registrati dai cereali e dal gruppo oli e grassi.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 8 novembre 2012 - </strong>L'<a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/" target="_blank">Indice dei prezzi alimentari della FAO</a> ha registrato nel mese di ottobre un calo dell'uno per cento, e nei primi dieci mesi dell'anno i prezzi sono stati in media un otto per cento più bassi rispetto allo stesso periodo del 2011.<br /> <br /> L'Indice è sceso di due punti, attestandosi a 213 punti rispetto ai 215 registrati a settembre.  Il calo è dipeso in larga misura dai prezzi internazionali più bassi registrati dai cereali e dal gruppo oli e grassi, che hanno controbilanciato gli aumenti dei prezzi dello zucchero e dei prodotti lattiero-caseari.<br /> <br /> Secondo il <em><a href="http://www.fao.org/giews/english/fo/index.htm" target="_blank">Food Outlook</a>, </em>il rapporto semestrale della FAO sui mercati globali, pubblicato anch'esso oggi, prezzi internazionali e tariffe di trasporto più bassi, insieme a minori acquisti di cereali, potrebbero nel 2012 spingere al ribasso il costo totale delle importazioni alimentari.<br /> <br /> Per il 2012 la spesa globale delle importazioni alimentari è stata stimata intorno a 1.14 trilioni di dollari, un dieci per cento più bassa rispetto al livello record dell'anno precedente.<br /> <br /> "Nonostante la rigidità dei mercati, una serie di condizioni e misure sono riuscite sinora a fermare una crescita vertiginosa dei prezzi alimentari internazionali come era invece avvenuto nel 2007-08 ed ancora nel 2009-10.  Decisivi in questo senso il migliore coordinamento a livello internazionale ed una maggiore trasparenza dei mercati introdotti dall' <em>Agricultural market information system </em>AMIS del G20 ("Sistema d'informazione dei mercati agricoli") che ha contribuito a prevenire il panico ed evitare che i gravi periodi di siccità si trasformassero in crisi dei prezzi alimentari, come è accaduto in passato", ha dichiarato il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva.  AMIS ha il suo Segretariato presso la FAO.<br /> <br /> "Non sono siccità o inondazioni che provocano le crisi.  E' la mancanza di <em>governance.  </em>In un mondo globalizzato non possiamo avere la sicurezza alimentare solo in un paese o in una regione. Dobbiamo rafforzare la <em>governance</em> mondiale della sicurezza alimentare", ha aggiunto Graziano da Silva.<br /> <br /> <strong>Irrigidimento del saldo domanda-offerta cerealicola <br /> <br /> </strong>Secondo il <em>Food Outlook</em> si prevede che il saldo domanda-offerta nel 2012-013 si irrigidirà in modo considerevole, principalmente a causa del calo della produzione di grano e di mais.  La produzione cerealicola mondiale si prevede diminuirà del 2,7 per cento rispetto al raccolto record del 2011, con una contrazione di 25 milioni di tonnellate degli stock mondiali.<br /> <br /> Mentre l'Indice FAO dei prezzi cerealicoli è rimasto il 12 per cento più alto rispetto all'ottobre dello scorso anno, è calato dell'1,2 per cento rispetto al mese di settembre 2012, principalmente per i prezzi leggermente più bassi di grano e mais.  Gli attuali prezzi del grano riflettono la ridotta attività commerciale, mentre i valori del mais sono calati a causa del rallentamento della domanda proveniente dal settore zootecnico e da quello industriale.  Si prevede che nel 2012-13 per il grano il volume di scambi a livello mondiale sarà al di sotto del picco raggiunto la scorsa stagione, con i prezzi che resteranno ai livelli del 2011.<br /> <br /> Anche i mercati dei cereali secondari rimarranno estremamente ristretti nel 2012-13, con le ultime proiezioni della FAO che indicano un calo del 2,5 per cento rispetto al livello record del 2011.  Si prevede anche che gli stock diminuiranno e raggiungeranno uno storico ribasso.<br /> <br /> <strong>La produzione risicola potrebbe registrare un nuovo record<br /> <br /> </strong>La produzione mondiale di riso nel 2012 potrebbe superare il record raggiunto nella scorsa stagione, sostenuta da favorevoli condizioni per le colture.  Una domanda d'importazioni stabile insieme ad un'offerta molto ampia per le esportazioni, corroborano un'espansione degli scambi per il 2012, con un ulteriore seppure piccolo aumento previsto per il 2012.<br /> <br /> Per la produzione mondiale di cassava nel 2012 si prevede una crescita vigorosa, che potrebbe protrarsi nel 2013, sostenuta dalla crescita in Africa dove la cassava continua a essere una coltura strategica sia per la sicurezza alimentare che per la diminuzione della povertà.  Più incerte le previsioni per l'Asia, dove l'espansione del settore il prossimo anno dipenderà in larga misura dalla competitività della cassava come materia prima per la produzione di etanolo.  Nel 2012 si prevede che nel suo complesso il commercio mondiale di cassava registrerà un forte aumento, sostenuto interamente dalla domanda industriale.<br /> <br /> Nel 2012-13 la stagione produttiva degli oli si apre con l'eredità di un saldo ristretto e di un deludente raccolto di semi di soia negli Stati Uniti.  Le attuali previsioni della domanda e dell'offerta per la nuova stagione non fanno sperare un allentamento dei prezzi - almeno fintanto che non trovino conferma le previsioni di una produzione record in Sud America. <br /> <br /> <strong>Nuovo record anche per lo zucchero<br /> <br /> </strong>Si prevede che anche la produzione di zucchero raggiungerà un nuovo record, andando più che a soddisfare il previsto consumo di zucchero a livello mondiale.   L'ampia disponibilità per l'esportazione in paesi produttori chiave, insieme alla ricostituzione delle scorte nei principali paesi importatori, farà aumentare il volume di scambi nel 2012-13.  L'Indice FAO ha registrato nel mese di ottobre una media di 288 punti, un aumento dell'1,6 per cento (vale a dire 4,5 punti) dal mese di settembre, ma un 20,2 per cento in meno (73 punti) rispetto all'ottobre dello scorso anno.<br /> <br /> Per quanto riguarda la carne, i mercati devono fare i conti con i prezzi sostenuti dei mangimi animali, con una stagnazione dei consumi ed un calo di redditività.   Per la carne nel 2012 si prevede una crescita inferiore al 2 per cento.  Con prezzi internazionali prossimi a picchi record, anche il commercio mondiale registrerà una fase di stagnazione.  L'Indice FAO dei prezzi della carne ha registrato nel mese di ottobre una media di 174 punti, dato invariato rispetto a settembre.<br /> <br /> L'Indice FAO dei prezzi dei prodotti latteo-caseari nel mese di ottobre ha registrato una media di 194 punti, un incremento del 3 per cento (6 punti) rispetto al mese di settembre, responsabili un restringimento stagionale dell'offerta per l'esportazione e scorte limitate insieme ad una stabile domanda a livello mondiale.  I prezzi del latte potrebbe ulteriormente aumentare a causa della mancanza di una crescita significativa della produzione nei principali paesi esportatori.  La produzione di latte si prevede continuerà ad aumentare in molti paesi, specialmente in Asia, in Oceania ed in Sud America.<br /> <br /> Un rallentamento della domanda d'importazioni ha causato nella prima metà del 2012 una caduta dei prezzi dei prodotti ittici.  Il calo ha principalmente interessato le specie di allevamento, e non quelle di mare aperto,<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a> come ad esempio il tonno.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/164000/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/164000/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 07 Nov 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>FAO e Governo di Haiti: servono 74 milioni di dollari per riavviare il settore agricolo</title>
	
	<description> Secondo la FAO e il Governo di Haiti occorrono 74 milioni di dollari entro i prossimi 12 mesi per aiutare il settore agricolo del paese a rimettersi in piedi in seguito all’uragano Sandy. Colossali i danni che la “supertempesta” ha apportato ai raccolti, al territorio, alla zootecnia, alle infrastrutture rurali al settore della pesca quando si è abbattuto su Haiti alla fine di ottobre lasciando più di 600.000 haitiani a rischio di insicurezza alimentare e nutrizionale.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 6 novembre 2012 - </strong>La FAO e il Governo di Haiti reputano necessari 74 milioni di dollari entro i prossimi 12 mesi per aiutare il settore agricolo del paese a rimettersi in piedi a seguito all'uragano Sandy.<br /> <br /> Colossali i danni che la "supertempesta" ha apportato ai raccolti, al territorio, alla zootecnia, alle infrastrutture rurali al settore della pesca, quando si è abbattuto su Haiti alla fine di ottobre lasciando più di 600.000 haitiani a rischio di insicurezza alimentare e nutrizionale.<br /> <br /> Sul totale dei fondi richiesti, 4 milioni di dollari servono urgentemente per aiutare 20.000 famiglie a sopravvivere alla stagione produttiva invernale che inizia a dicembre.<br /> <br /> L'uragano Sandy si è abbattuto su Haiti il 23 ottobre. Tre giorni consecutivi di venti intensi e piogge torrenziali hanno causato inondazioni, hanno danneggiato e distrutto case, coltivazioni ed infrastrutture.<br /> <br /> Sandy è stato il terzo disastro a colpire il paese nell'arco di pochi mesi.  Tra maggio e giugno una grave siccità aveva compromesso i raccolti della cruciale stagione primaverile.  In agosto Haiti era stata colpita dalla tempesta tropicale Isaac, seguita solo due mesi dopo dall'uragano Sandy.<br /> <br /> <strong>Effetti congiunti<br /> <br /> </strong>Gli effetti congiunti di queste tre calamità sul settore agricolo sono stati valutati dal Governo di Haiti nell'ordine di 254 milioni di dollari, con una pesantissima ricaduta sulle condizioni di vita di circa 1.5 milioni di persone.<br /> <br /> La FAO, il Programma Alimentare Mondiale (PAM) ed altri partner stanno aiutando il Governo di Haiti a condurre una valutazione post-disastro che possa dare un quadro completo dei danni arrecati e di cosa occorre per riavviare il settore agricolo e consentire una risposta adeguata per uscire dalla crisi.<br /> <br /> Alcune zone del sud, del sudest e della <em>Grand Anse</em> sono ancora in buona parte isolate a causa della distruzione massiccia delle strade e di altre infrastrutture.  La FAO, il PAM e l'Ufficio ONU per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) condurranno un'indagine aerea su queste aree.<br /> <br /> L'Equipe Umanitaria del paese ad Haiti, il gruppo di donatori che sostiene Haiti ed il governo haitiano stanno al momento discutendo delle prossime iniziative per rispondere alla crisi nell'immediato, ma anche nel medio e lungo periodo, cercando anche di affrontare le cause di fondo dell'estrema vulnerabilità del paese ai ricorrenti disastri naturali.<br /> <br /> "I recenti disastri naturali d Haiti esigono una risposta vigorosa da parte della comunità internazionale che sostenga le iniziative intraprese dal Governo haitiano", ha dichiarato Adam Yao, il Coordinatore FAO dell'Emergenza ad Haiti.<br /> <br /> La FAO fornisce il suo aiuto al Governo di Haiti mediante una serie di interventi nel settore forestale, nella produzione zootecnica, nella produzione delle sementi, nella gestione dei bacini idrografici e nella nutrizione.  Questi programmi possono essere ampliati ed adattati per affrontare i bisogni seguiti all'uragano Sandy, in linea con la programmazione del governo.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/163875/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/163875/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 05 Nov 2012 23:00:00 GMT</pubDate>
</item>
<item>
	<title>Il Direttore Generale della FAO: Serve un &quot;nuovo grande passo&quot; nella lotta alla fame</title>
	
	<description> Il Direttore Generale della FAO ha fatto appello alle comunitá alimentari internazionali e a tutti gli attori del sistema alimentare mondiale perché si uniscano in uno sforzo congiunto per cancellare la fame dalla terra “nel corso di questa generazione”. Parlando all’inaugurazione della conferenza Terra Madre ha affermato che per sconfiggere definitivamente la fame è necessario, tra le altre cose, porre fine allo spreco e alla perdita di cibo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>24 ottobre 2012, Roma </strong>- Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha fatto appello oggi alle comunità internazionali del cibo e ai diversi attori del sistema alimentare mondiale perché si uniscano in uno sforzo congiunto per cancellare la fame dalla terra "nel corso di questa generazione".<br /> <br /> Intervenendo all'inaugurazione della conferenza biennale <a href="http://www.terramadre.org/" target="_blank">Terra Madre</a>, organizzata a Torino da <a href="http://www.slowfood.com/" target="_blank">Slow Food International</a>, Graziano da Silva ha affermato che per sconfiggere definitivamente la fame è necessario, tra le altre cose, agire per porre fine allo spreco e alla perdita di cibo. <br /> <br /> "Ogni anno nel mondo un terzo della produzione globale di cibo viene perduta o sprecata" ha sottolineato. Quanto basta per sfamare 500 milioni di persone senza aggiungere ulteriore pressione sulle risorse naturali. "Non avrebbe senso cambiare il modo di produrre il nostro cibo se continuassimo a consumare come facciamo oggi".<br /><br />"Serve un novo grande passo nella lotta alla malnutrizione" ha affermato Graziano Da Silva. <br /><br /> <strong>La Sfida Fame Zero<br /> <br /> </strong>La FAO ha fatto propria la sfida del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, di cancellare la fame nel mondo nel corso di questa generazione, ha detto Graziano da Silva. <br /> <br /> "Io mi appello a voi perché anche voi facciate lo stesso" ha sollecitato "Facciamo della <em>Sfida Fame Zero</em> la nostra sfida".<br /> <br /> Affrontare questa sfida significa fare sí che tutti i sistemi alimentari diventino sostenibili, fare in modo che i piccoli proprietari terrieri - e specialmente le donne -  possano raddoppiare la produttività e i propri introiti, ridurre lo spreco di cibo, assicurarsi che le popolazioni più povere abbiano accesso a cibo nutriente durante tutto l'anno, porre fine alla malnutrizione e alle cause che impediscono ai bambini di crescere sani. <br /> <br /> <strong>Un grande contraddizione<br /> <br /> </strong>Graziano da Silva ha aggiunto che una delle ragioni per le quali il cibo viene sprecato "sta nella tendenza al consumo eccessivo dei paesi a medio e alto reddito". <br /> <br />Il risultato è che circa 1,5 miliardi di persone al mondo sono oggi sovrappeso, mentre 868 milioni sono sotto alimentate - ha continuato. "Ciò rappresenta una delle più grandi contraddizioni del nostro mondo: la distribuzione iniqua di cibo, reddito ed opportunità".<br /> <br /> La conferenza Terra Madre, alla quale partecipano delegati di circa 130 paesi, affronta tematiche relative al cibo, all'agricoltura, allo sviluppo sostenibile, alla gastronomia, alla globalizzazione e alle politiche economiche. <br /> <br /> Slow Food International è una organizzazione non-profit con oltre 100 000 membri in tutto il mondo che si occupa di promuovere il cibo tradizionale, sostenibile, nutriente e di qualità.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 24 Oct 2012 19:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Passi avanti nel Piano d’azione per fermare il calo di diversità genetica del bestiame</title>
	
	<description> Nonostante molti Paesi abbiano iniziato ad attuare programmi per fermare l’allarmante calo nel numero delle razze di bestiame indigene - cruciali per la sicurezza alimentare - ancora molto resta da fare per arginare la perdita di diversità genetica.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 24 ottobre 2012 - </strong>Nonostante molti Paesi abbiano iniziato ad attuare programmi per fermare l'allarmante calo nel numero delle razze di bestiame indigene - cruciali per la sicurezza alimentare - ancora molto resta da fare per arginare la perdita di diversità genetica.<br /> <br /> Nel corso della Conferenza internazionale che si svolge in questi giorni presso la FAO ("Gruppo di lavoro tecnico sulle risorse genetiche animali per l'alimentazione e l'agricoltura" 24-26 Ottobre), i rappresentanti di circa 100 paesi discuteranno dei progressi fatti nell'attuazione del "Piano d'azione mondiale per le risorse zoogenetiche", adottato nel 2007 con l'obiettivo specifico di migliorare la gestione della biodiversità zoogenetica mondiale.<br /> <br /> "La buona notizia è che i circa 80 paesi che hanno presentato relazioni hanno iniziato a realizzare circa metà di quanto concordato nell'ambito del Piano d'Azione Mondiale: da programmi per la salvaguardia delle specie, ad indagini statistiche sul numero del patrimonio zootecnico esistente, allo sviluppo di politiche e di un quadro giuridico che affronti il problema della biodiversità animale", dice Irene Hoffmann, Responsabile del Servizio risorse zoogenetiche della FAO.<br /> <br /> I progressi tuttavia sono stati più visibili nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo.  Molti paesi africani, latino-americani e del Vicino oriente sono ancora molto in ritardo.<br /> <br /> La regione del Vicino Oriente è considerata una delle culle della diversità zootecnica.  E' stato qui che molte varietà di bovini, di ovini, di capre, di dromedari e di cammelli sono state addomesticate per la prima volta.  L'Africa con il suo diversificato ambiente tropicale e sub-tropicale, è un'altra importante area di biodiversità.<br /> <br /> In agricoltura le razze indigene sono importanti perché si sono adattate a condizioni locali spesso difficili, contengono materiale genetico unico al mondo, importante per i programmi di riproduzione genetica e rappresentano spesso per le famiglie povere una fonte insostituibile di sopravvivenza perché più facili da allevare rispetto alle specie introdotte dall'estero<a name="_GoBack" title="_GoBack"></a>.  In un mondo minacciato dal cambiamento climatico, le specie resistenti alla siccità, al caldo estremo o alle malattie tropicali sono di vitale importanza.<br /> <br /> <strong>A rischio d'estinzione il 22% delle varietà zootecniche<br /> <br /> </strong>Stando alle ultime stime, circa il 22% delle varietà zootecniche mondiali sono a rischio d'estinzione, ma va notato che è difficile valutare le reali dimensioni del fenomeno perché spesso i dati sul bestiame non sono aggiornati o segnalati.<br /> <br /> Nonostante in generale nei paesi in via di sviluppo i passi avanti siano stati piuttosto limitati, dalle relazioni presentate dai paesi partecipanti si evince che però esempi di attuazione possono riscontrarsi in ogni regione.<br /> <br /> In Asia molti paesi sono relativamente avanti nella formulazione di programmi di conservazione delle proprie razze minacciate.  In Africa ed in America Latina vi sono esempi di successi a livello nazionale in quasi tutte le aree prioritarie enunciate nel Piano d'Azione Mondiale.<br /> <br /> "Vi sono circa 45 paesi che stanno preparando o hanno già approntato, strategie nazionali e piani d'azione per le proprie risorse genetiche animali, e metà di essi son paesi in via di sviluppo", aggiunge la Hoffmann.<br /> <br /> <strong>I nuovi progetti avviati<br /> <br /> </strong>La Germania, la Norvegia e la Svizzera hanno contribuito con oltre 1 milione di Dollari al Fondo Fiduciario della FAO che sovvenziona la realizzazione del Piano Globale d'azione.  La FAO ha lanciato i primi otto progetti per la gestione delle risorse genetiche animali, che coinvolgono 22 paesi.<br /> <br /> I Paesi della Ex- Jugoslavia si uniranno all'Albania ed alla Bulgaria per preservare la minacciata razza bovina <em>Busha</em>.  L'Etiopia, il Kenya e l'Uganda collaboreranno per migliorare la gestione delle loro razze avicole indigene. La Bolivia e il Perù lavoreranno insieme per attuare progetti di difesa dei lama. Nella regione del Pacifico sudoccidentale, un progetto istituirà centri di conservazione per il pollame e i suini delle Isole Cook, Fiji e Niue. L'Algeria e il Marocco collaboreranno alla conservazione della locale specie ovina <em>Béni Guil</em>. Infine un progetto che coinvolge il Gambia, la Guinea, il Mali ed il Senegal studierà l'impatto del bestiame nomade sulla gestione della diversità genetica. Oltre a questi vi sono due progetti a livello di singolo paese, uno in Mozambico ed uno nel Togo, rispettivamente sulle locali risorse genetiche bovine ed avicole.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Tue, 23 Oct 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Hunger Run 2012 e Campagna “Crescita”</title>
	
	<description> Uno dei momenti salienti della Settimana Mondiale dell'Alimentazione 2012 è la Hunger Run che si svolgerà domenica 21 ottobre a partire dalle ore 10. All’evento è stato dato un nuovo nome per rappresentare meglio l’obiettivo comune delle Organizzazioni Internazionali con sede a Roma di porre fine alla fame nel mondo.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>17 ottobre 2012, Roma</strong> - Uno dei momenti salienti della Settimana Mondiale dell'Alimentazione 2012 è la Hunger Run - ex Run for Food - che si svolgerà domenica 21 ottobre 2012 a partire dalle ore 10.00. All'evento è stato dato un nuovo nome per rappresentare meglio l'obiettivo comune delle Organizzazioni Internazionali con sede a Roma di porre fine alla fame nel mondo.<br /><br />La Hunger Run 2012 consiste di una corsa competitiva di 10 km e di una corsa non competitiva/camminata di 5 km nel centro storico di Roma, con partenza da Viale delle Terme di Caracalla e con arrivo allo stadio delle Terme di Caracalla, di fronte alla sede della FAO.<br /><br />Filippo La Rosa, Consigliere diplomatico del Sindaco di Roma, ha aperto la conferenza stampa con un messaggio di Gianni Alemanno: "Roma Capitale è onorata di far parte, insieme alle Agenzie del Polo Agroalimentare delle Nazioni Unite (FAO, IFAD, PAM) e Bioversity International, di questa iniziativa, assolutamente meritoria perchè aiuta a mantenere viva l'attenzione sul dramma che ancora oggi condanna quasi  900 milioni di persone a soffrire la fame. Domenica 21 ottobre, in occasione della Hunger Run invito i Romani a correre per le strade della Capitale, ricordando che ognuno di noi - nel suo piccolo e con la propria partecipazione ed impegno - può offrire il suo personale contributo alla lotta alla fame e alla povertà".<br /><br />Emile Frison, Direttore Generale di Bioversity International, ha parlato in rappresentanza delle quattro Agenzie Internazionali con sede a Roma - FAO, IFAD, PAM e Bioversity International: "La Hunger Run è una opportunità preziosa per i Romani di entrare in contatto con le agenzie internazionali con sede a Roma e di far parte dello sforzo comune di porre fine alla fame nel mondo. Fame e povertà, esacerbate dai cambiamenti climatici e da raccolti scarsi, richiedono urgentemente soluzioni sostenibili a lungo termine, per un futuro in cui la sicurezza alimentare sia garantita a tutti."<br /><br />La Hunger Run 2012 e la campagna Crescita, coordinata dal Ministero degli Affari Esteri, uniscono le forze per raccogliere fondi che saranno impiegati per migliorare la sicurezza alimentare e nutrizionale di alcune delle popolazioni più vulnerabili del pianeta.<br /><br />Elisabetta Belloni, Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del  Ministero degli Affari Esteri, ha sottolineato come il tema della sicurezza alimentare costituisca una sfida per garantire stabilità e sicurezza nel mondo moderno. Ha inoltre richiamato l'impegno dell'Italia a promuovere l'attuazione di politiche integrate sul tema della nutrizione, dell'acqua, delle terre coltivabili, dell'ambiente, in sintesi, dello sviluppo sostenibile, ed ha quindi presentato la campagna Crescita: "Proseguendo il cammino intrapreso nella passata edizione, la raccolta fondi riguarderà anche quest'anno l'iniziativa a favore della popolazione femminile nel distretto di Mwingi in Kenya, gravemente colpito dalla siccità. Nell'ottica della transizione dalla fase di emergenza a quella dello sviluppo, il progetto prevede interventi specifici volti a migliorare le condizioni delle donne, considerato il ruolo che esse rivestono nell'economia rurale ed ai fini della sicurezza alimentare". <br /><br />Valentina Vezzali, più volte campionessa olimpica del fioretto femminile, madrina e portavoce della campagna Crescita, ha dichiarato: "Ho aderito con orgoglio a questa campagna perché sono convinta che il sostegno alle donne africane sia la chiave per superare la povertà. Come atleta, come donna, come madre, credo sia urgente compiere un grande sforzo di solidarietà e collaborazione internazionale, nella consapevolezza che è prioritario venire in aiuto delle donne appartenenti ai paesi dove si lotta ogni giorno per la sopravvivenza."<br /><br />I proventi della Hunger Run 2012 e della campagna Crescita saranno devoluti ad un progetto in Kenya, dove la FAO, l'IFAD, il PAM e Bioversity International lavoreranno con le comunità povere colpite dalla siccità e scarsità del raccolto.<br /><br />Dal 21 al 28 ottobre sarà possibile effettuare delle donazioni attraverso il numero 45506 (2 euro con sms da rete mobile: TIM, Vodafone, Wind, 3, Poste Mobile, CoopVoce, Noverca; 2 o 5 euro chiamando da rete fissa: Telecom Italia, Fastweb, TeleTu).<br /><br />Laura Duchi, Presidente del Gruppo Sportivo Bancari Romani, ha detto: "Sono sette anni che lavoriamo a fianco di FAO, IFAD, PAM e Bioversity International nell'organizzazione della Hunger Run. Siamo fieri di contribuire, insieme alle Agenzie Internazionali con sede a Roma, a sensibilizzare l'opinione pubblica sul fatto che centinaia di milioni di persone nel mondo soffrono la fame e a raccogliere fondi per le comunità povere nei paesi in via di sviluppo afflitte dalla fame."<br /><br />La Hunger Run 2012 è organizzata dal Gruppo Sportivo Bancari Romani in collaborazione con l'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), il Programma Alimentare Mondiale (PAM), Bioversity International e la FAO Staff Coop, con il sostegno di Expo Milano 2015, di Roma Capitale e della Regione Lazio. L'iniziativa riceve anche il supporto di YUNGA (Youth and United Nations Global Alliance), UNFCU (United Nations Federal Credit Union) e Acea.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Wed, 17 Oct 2012 06:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Le cooperative agricole, strumenti cruciali nella lotta alla fame nel mondo</title>
	
	<description> Le cooperative agricole, che già offrono assistenza a milioni di piccoli agricoltori, potrebbero espandersi e contribuire in misura ancora maggiore alla lotta contro la fame e la povertà se ricevessero il giusto sostegno da parte di governi, società civile e mondo accademico. Questo è il messaggio chiave della Giornata Mondiale dell'Alimentazione che si è celebrata oggi in 150 paesi.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>16 ottobre 2012, Roma</strong> - Le cooperative agricole, che già offrono assistenza a milioni di piccoli agricoltori, potrebbero espandersi e contribuire in misura ancora maggiore alla lotta contro la fame e la povertà, se ricevessero il giusto sostegno da parte di governi, società civile e mondo accademico.<br /><br />Questo è il messaggio chiave della <a href="http://www.fao.org/getinvolved/worldfoodday/it/" target="_blank">Giornata Mondiale dell'Alimentazione</a>, che si è celebrata oggi in 150 paesi. Il tema di quest'anno è <em>Le cooperative agricole nutrono il mondo</em> e coincide con l'Anno Internazionale delle Cooperative. La Giornata Mondiale commemora inoltre il giorno in cui fu creata la FAO nel 1945.  <br /><br />La lotta contro la fame ha ricevuto un nuovo stimolo la settimana scorsa con la pubblicazione di dati che indicano che, sebbene il numero degli affamati sia diminuito di 132 milioni rispetto a 20 anni fa, vi sono ancora quasi 870 milioni di persone nel mondo che non hanno cibo sufficiente ogni giorno.<br /><br /><strong>La cerimonia della Giornata Mondiale dell'Alimentazione <br /><br /></strong>Papa Benedetto XVI, nel suo messaggio per la Giornata Mondiale dell'Alimentazione, ha dichiarato che grazie alla loro dimensione umana, le cooperative sono in grado di stimolare uno sviluppo economico che va incontro ai più pressanti bisogni delle comunità locali.<br /><br />"Le cooperative agricole offrono una visione alternativa rispetto a quei modelli economici che sembrano avere come unici fini il profitto, gli interessi del mercato, l'uso di prodotti agricoli per scopi non alimentari e l'introduzione di nuove tecnologie nella produzione alimentare senza le necessarie precauzioni," ha affermato il Pontefice. <br /><br />"La presenza delle cooperative può aiutare a porre un freno alla tendenza a speculare sui beni alimentari di base che dovrebbero essere riservati al consumo umano, e a ridurre le acquisizioni di larga scala di terre arabili, che in molte regioni costringono i contadini ad abbandonare le loro terre perché troppo deboli per difendere i propri diritti da soli," ha aggiunto. <br /><br />Il messaggio del Papa è stato letto dall'Arcivescovo Luigi Travaglino durante una cerimonia tenutasi presso la sede centrale della FAO, cui hanno partecipato dignitari, i capi delle agenzie ONU con sede a Roma e altri invitati speciali.  <br /><br /><strong>Un appello ai governi<br /><br /></strong>Il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva ha rimarcato la necessità di impegnarsi per un' eradicazione totale della fame, aggiungendo che molti paesi - in America del Sud, in Africa e in Asia - stanno dando prova che ciò è possibile.<br /><br />Graziano da Silva ha dato il suo completo appoggio alle cooperative in quanto strumenti cruciali per emancipare i piccoli agricoltori dalla fame e dalla povertà. Sebbene responsabili della maggior parte della produzione alimentare in molti paesi, ha detto, gli agricoltori su piccola scala hanno scarso accesso ai mercati per vendere i propri prodotti, mancano di potere contrattuale per acquistare gli input a prezzi migliori e non hanno accesso ai servizi finanziari.<br /><br />"Le cooperative agricole possono aiutare i piccoli proprietari a superare questi limiti, " ha continuato. "Le cooperative giocano un ruolo chiave nel creare occupazione, ridurre la povertà, migliorare la sicurezza alimentare e contribuire al prodotto nazionale lordo in molti paesi."<br /><br />Il Direttore della FAO ha infine esortato i governi a fare la loro parte nel "creare le condizioni che permettano alle organizzazioni e alle cooperative di produttori di espandersi".<br /><br /><strong>Il messaggio del Segretario Generale dell'ONU<br /><br /></strong>Il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon, in un messaggio per la Giornata Mondiale dell'Alimentazione, ha sottolineato come le cooperative agricole siano essenziali per riuscire a vincere la Sfida Fame Zero, da lui lanciato alla Conferenza sullo Sviluppo Sostenibile Rio+20 tenutasi a giugno.<br /><br />"La grande competenza settoriale delle cooperative agricole avrà un valore inestimabile nel raggiungere uno degli obiettivi chiave dell'iniziativa: raddoppiare il reddito e la produttività dei piccoli agricoltori," ha dichiarato.<br /><br /><strong>Il messaggio di Giorgio Napolitano<br /></strong><br />Il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano nel suo messaggio alla cerimonia, ha detto che "le cooperative aiutano a mantenere i livelli di profitto e di occupazione anche in momenti di recessione economica. Potrebbero quindi rappresentare per gli attori economici e i responsabili politici un modello per ispirare decisioni future, ripensando lo sviluppo economico in una maniera più sostenibile, che ponga nuovamente l'uomo al centro di ogni processo economico."<br /><br />"Le cooperative... sono anche uno stimolo per la democrazia, come dimostrato dalla loro capacità di promuovere la partecipazione, il rispetto delle regole e l'aggregazione dei loro soci attorno a dei valori comuni," ha aggiunto Napolitano.<br /><br /><strong>L'IFAD e le cooperative <br /><br /></strong>Il Presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo, Kanayo F. Nwanze, ha riferito durante la cerimonia che il Fondo lavora a stretto contatto con le cooperative in tutto il mondo.<br /><br />"Dai coltivatori di tè in Ruanda ai centri d'allevamento in Nepal, vi sono molti esempi di come le cooperative offrano un grosso aiuto ai piccoli agricoltori non solo ad organizzarsi tra loro, ma anche ad aumentare collettivamente le loro opportunità e risorse," ha detto.<br /><br />"La nostra esperienza all'IFAD nel lavorare con gli agricoltori ha dimostrato ripetutamente che le cooperative sono cruciali per raggiungere questi obiettivi," ha continuato. Ed è per questo che diamo enorme importanza a tali cooperative e continuiamo a rafforzare la nostra collaborazione con loro."  <br /><br /><strong>La Direttrice del WFP sulla fame nel mondo <br /><br /></strong>Nel suo intervento, la Direttrice Esecutiva del Programma Alimentare Mondiale (WFP) Ertharin Cousin ha sottolineato il bisogno di costruire reti di sicurezza sociale per coloro che possono a stento nutrirsi.<br /><br />"Oggi nel mondo vi sono ancora troppe persone che faticano a garantirsi il loro prossimo pasto. Programmi di protezione sociale e reti di sicurezza permettono ai più vulnerabili, in particolare donne e bambini, di emanciparsi dalla fame e dalla povertà," ha dichiarato. "Questi programmi offrono loro degli ammortizzatori che sarebbero altrimenti non fruibili, e rafforzano la loro capacità di resistenza agli shock economici e ambientali".    </p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/162461/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/162461/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 15 Oct 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>La FAO sollecita una migliore governance della sicurezza alimentare</title>
	
	<description> La persistenza dell’alta volatilità dei prezzi alimentari richiede una migliore governance globale della sicurezza alimentare, ha affermato oggi il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva ad un vertice ministeriale sulla volatilità dei prezzi alimentari, cui hanno partecipato oltre 20 ministri.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>16 ottobre 2012, Roma</strong> - La persistenza dell'alta volatilità dei prezzi alimentari richiede una migliore governance globale della sicurezza alimentare, ha affermato oggi il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva ad un vertice ministeriale sulla volatilità dei prezzi alimentari, cui hanno partecipato oltre 20 ministri.  <br /><br />"I prezzi alimentari e la loro volatilità sono aumentati negli ultimi anni.  E si stima che questa tendenza continui nel medio periodo," ha affermato .<br /><br />"In questo contesto, è importante migliorare la governance della sicurezza alimentare. Nel mondo globalizzato in cui viviamo, non è possibile avere la sicurezza alimentare in un paese soltanto," ha aggiunto.<br /><br />Il Ministro francese dell'agricultura Stéphane Le Foll, che ha moderato l'incontro, ha dichiarato: "Durante la sua Presidenza del G20, e di fronte al rischio di tensioni sul mercato del grano, il Presidente François Hollande ha auspicato un vertice di alto livello sulla governance agricola mondiale. Si sono tenute discussioni sulla trasparenza nei mercati agricoli, sul coordinamento delle azioni internazionali, sulla risposta alla domanda alimentare globale e sulla lotta agli effetti della volatilità dei prezzi. La Francia continuerà a sostenere ogni iniziativa politica ed ogni piano d'azione concreta in questa direzione."<br /><br /><strong>Progressi importanti<br /><br /></strong>Progressi importanti sono stati fatti nell'ambito della governance, ha detto il Direttore Generale, citando la riforma della Commissione sulla Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS), la più inclusiva piattaforma inter-governativa sulla sicurezza alimentare e la nutrizione; la costituzione da parte del Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon della Task-Force di Alto Livello sulla Sicurezza Alimentare Globale e la creazione lo scorso anno da parte del G20 del Sistema di Informazione sul Mercato Agricolo (AMIS), volto a garantire un miglior coordinamento internazionale, una migliore informazione e una maggior trasparenza del mercato.<br /><br />Graziano da Silva ha affermato, "Il nuovo sistema di governance globale della sicurezza alimentare che stiamo costruendo insieme, e che ha il CFS come sua pietra miliare e l'AMIS come una delle componenti, è parte di un nuovo ordine mondiale che è necessario emerga."  <br /><br /><strong>Maggior coordinamento<br /><br /></strong>L'AMIS è già completamente operativo ed ha contribuito ad un miglior coordinamento internazionale, ad una maggiore condivisione delle informazioni e ad una maggior trasparenza, ha continuato.<br /><br />"Questo ci ha permesso di rispondere tempestivamente al rialzo dei prezzi che si è avuto nel luglio 2012, prevenendo il panico e scongiurando azioni unilaterali ed ulteriori rialzi dei prezzi in quei difficili giorni iniziali," ha dichiarato. <br /><br />"Ci troviamo ancora in una situazione complicata, ma la stiamo affrontando con successo," ha aggiunto Graziano da Silva. <br /><br />L'AMIS è stato creato come parte del Piano d'Azione del G20 sulla Volatilità dei Prezzi Alimentari, approvato a Parigi nel giugno 2011. La Presidenza, tenuta inizialmente dalla Francia per il periodo di un anno, è passata il 2 ottobre agli Stati Uniti.<br /><br /><strong>La Giornata Mondiale dell'Alimentazione<br /></strong><br />Il vertice ministeriale sulla volatilità dei prezzi alimentari tenutosi oggi ha coinciso con la celebrazione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione alla sed centrale della FAO e in tutto il mondo. Vi hanno partecipato ministri dai seguenti paesi: Bangladesh, Brasile, Ciad, Ecuador, Egitto, Eritrea, Etiopia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Guatemala, Libano, Mozambico, Paesi Bassi, Papua Nuova Guinea, Portogallo, Repubblica Unita di Tanzania, Sierra Leone, Spagna, Sri Lanka e Ungheria.<br /><br />Le discussioni hanno riguardato tre questioni principali: come aumentare la trasparenza sui mercati agricoli e migliorare il coordinamento delle azioni internazionali; come rispondere alla continua crescita della domanda alimentare; come limitare gli effetti dell'enorme volatilità dei prezzi alimentari sui soggetti più vulnerabili.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/162558/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/162558/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 15 Oct 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>L’Obiettivo del Millennio sulla fame è ancora raggiungibile</title>
	
	<description> Se le nazioni si impegneranno ad aumentare i loro sforzi per ridurre la fame nel mondo, l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio di dimezzare la proporzione di persone affamate entro il 2015 può ancora essere raggiunto, ha dichiarato il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva alla sessione d'apertura del Commissione sulla Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS)</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>15 ottobre 2012, Roma</strong> - Se le nazioni si impegneranno ad aumentare i loro sforzi per ridurre la fame nel mondo, l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio di dimezzare  la proporzione di persone affamate entro il 2015 può ancora essere raggiunto, ha dichiarato oggi il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva alla sessione d'apertura del Commissione sulla Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS).<br /><br />Graziano da Silva ha sottolineato che un enorme progresso è stato fatto nel ridurre il numero delle persone affamate di 132 milioni dal 1990 ad oggi. Inoltre, la percentuale di affamati nei paesi in via di sviluppo è diminuita dal 23.2% al 14.9%. <br /><br />Tuttavia, ha espresso la sua preoccupazione per il fatto che ancora circa 870 milioni di persone nel mondo soffrano la fame, e che la malnutrizione sia aumentata sia in Africa che in Medio Oriente. A partire dal 2007 i progressi nel ridurre la fame hanno cominciato a stagnare, ha affermato. <br /><br />"Nel rinnovare e rafforzare il nostro impegno a raggiungere l'Obiettivo del Millennio sulla riduzione della fame, dobbiamo anche guardare oltre ad esso, verso un' eradicazione totale della fame nel mondo, perché quando si parla di fame, l'unico numero accettabile è ‘zero'," ha  dichiarato Graziano Da Silva.<br /><br />Il CFS è la più inclusiva piattaforma per tutti i soggetti interessati per lavorare insieme e proporre politiche per la promozione della sicurezza alimentare a livello globale. Il CFS è un organo inter-governativo che vede la partecipazione di società civile, settore privato, organizzazioni internazionali e regionali e associazioni filantropiche che si occupano di sicurezza alimentare e nutrizione. Alla sessione di quest'anno è prevista anche la partecipazione di ben 18 Ministri.  <br /><br /><strong>La sfida della "Fame Zero"<br /><br /></strong>Un ulteriore appello alla lotta alla fame è venuto dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, che in un video-intervento trasmesso durante la sessione d'apertura si è rivolto alla Commissione affermando che "voi siete alla base del prossimo grande traguardo da raggiungere - eliminare la fame nel mondo nell'arco di questa generazione".<br /><br />La nostra sfida della "Fame Zero" ha cinque obiettivi: <ul><li>1. Un mondo in cui tutti abbiano accesso a cibo nutriente durante tutto l'arco dell'anno.</li><li>2. Niente più malnutrizione in gravidanza e nella prima infanzia: la fine della tragedia dei ritardi della crescita. </li><li>3. Tutti i sistemi alimentari sostenibili, ovunque.</li><li>4. Maggiori opportunità per i piccoli agricoltori - e in particolare le donne - responsabili della maggior parte della produzione alimentare mondiale - in modo che siano in grado di raddoppiare la loro produttività e i loro redditi.</li><li>5. Riduzione delle perdite di cibo post-produzione, eliminazione degli sprechi alimentari e consumo responsabile.</li></ul><p><strong>Investimenti responsabili in agricoltura <br /><br /></strong>Il Direttore della FAO ha definito la nuova Commissione sulla Sicurezza Alimentare Mondiale "la pietra miliare nella nuova governance globale che stiamo costruendo insieme". Ha poi sollecitato la comunità rappresentata dalla Commissione a lavorare insieme per stabilire dei principi comuni per degli investimenti responsabili nel settore agricolo che rispettino i diritti, i mezzi di sostentamento e le risorse delle popolazioni.<br /><br />A maggio di quest'anno,<strong> </strong>dopo un processo di negoziazioni inclusive e partecipative,<strong> </strong>la Commissione ha approvato le "Direttive Volontarie per una governance responsabile dei regimi di proprietà applicabili alle terre, alla pesca e alle foreste nel contesto della sicurezza alimentare nazionale". La Commissione avvierà ora un simile processo di negoziati nell'arco dei prossimi due anni per concordare dei principi comuni per degli investimenti responsabili nel settore agricolo che faranno da complemento alle Direttive Volontarie.<br /><br />"Trovare un accordo su tali questione richiede molto tempo", afferma il Presidente del CFS Yaya Olaniran, "ma il risultato sono delle politiche che si basano su realtà concrete e che sono sostenute da tutti".<br /><br />La cerimonia d'apertura ha visto anche gli interventi della Direttrice Esecutiva del WFP, Ertharin Cousin, e del Presidente dell'IFAD, Kanayo F. Nwanze.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Sun, 14 Oct 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Nuovo rapporto sulla fame nel mondo - Quasi 870 milioni di persone sono cronicamente sottonutrite</title>
	
	<description> Sono quasi 870 milioni le persone - vale a dire una su otto - che nel biennio 2010-2012 hanno sofferto di malnutrizione cronica, denuncia il nuovo rapporto ONU sulla fame nel mondo presentato oggi</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p><strong>Roma, 9 ottobre 2012 - </strong>Sono quasi 870 milioni le persone - vale a dire una su otto - che nel biennio 2010-2012 hanno sofferto di malnutrizione cronica, denuncia il nuovo rapporto ONU sulla fame nel mondo presentato oggi.<br /><br /><em><a href="http://www.fao.org/publications/sofi/en/" target="_blank" title="SOFI 2012 in inglese">The State of Food Insecurity in the World 2012</a> (SOFI)</em> (Lo Stato dell'Insicurezza Alimentare nel mondo), pubblicato congiuntamente dalle tre agenzie ONU di Roma - l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) e il Programma Alimentare Mondiale (PAM) - presenta stime aggiornate sulla fame nel mondo, basate su dati più precisi e su una migliore metodologia per misurarli.<br /><br />La maggioranza delle persone che soffrono la fame - circa 852 milioni - vive nei paesi in via di sviluppo, e rappresenta il 15% della loro popolazione complessiva, mentre i restanti 16 milioni vivono nei paesi sviluppati.<br /><br />Nel periodo compreso tra il 1990-92 e il 2010-12 il numero totale delle persone che soffrono la fame è diminuito di 132 milioni, passando dal 18,6% della popolazione mondiale al 12,5%, e dal 23,2% al 14,9% nei paesi in via di sviluppo.  Questi dati, secondo il rapporto, rendono l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio (MDG, <em>l'acronimo inglese)</em> una meta raggiungibile, ma solo se s'interverrà in modo appropriato e adeguato.<br /><br />Tra il 1990 e il 2007 il numero delle persone che soffrono la fame è calato in modo molto più marcato di quanto non si prevedesse, mentre invece dal 2007-08 i progressi si sono rallentati e stabilizzati.<br /><br />"In un mondo di opportunità tecnologiche ed economiche senza precedenti, troviamo assolutamente inaccettabile che più di 100 milioni di bambini sotto i cinque anni siano sottopeso, in condizioni di non poter sviluppare a pieno il proprio potenziale umano e socio-economico, e che la malnutrizione infantile uccida ogni anno più di 2,5 milioni di bambini", denunciano José Graziano da Silva, Kanayo F. Nwanze ed Ertharin Cousin, rispettivamente a capo della FAO, dell'IFAD e del PAM, nella prefazione del rapporto.<br /><br />"Ci preoccupa, in particolare, che la ripresa economica dalla crisi finanziaria mondiale degli ultimi anni sia ancora molto fragile.  Ciononostante, facciamo appello alla comunità internazionale affinché faccia uno sforzo supplementare per assistere i più poveri a realizzare il diritto fondamentale a un'alimentazione adeguata.  Il mondo dispone delle conoscenze e dei mezzi per eliminare tutte le forme d'insicurezza alimentare e malnutrizione", aggiungono i responsabili delle tre agenzie ONU.  "E' necessaria una strategia del "doppio binario", che punti da una parte a una generale crescita economica (incluso il settore agricolo) e dall'altra fornisca reti di protezione sociale per i più vulnerabili".<br /><br /><strong>L'impatto della crisi economica<br /><br /></strong>Le nuove stime mostrano che l'aumento della malnutrizione nel periodo 2007-2010 è stato meno marcato di quanto non si pensasse.  In molti paesi in via di sviluppo la crisi economica del 2008-09 non ha causato quell'immediato e brusco rallentamento economico che si temeva.  Il trasferimento dei prezzi alimentari internazionali sui mercati locali è stato meno pronunciato anche perché alcuni governi sono riusciti ad attutirne l'impatto e proteggere i più vulnerabili dagli effetti dei picchi raggiunti dai prezzi alimentari.<br /><br />I dati sulla fame pubblicati oggi sono stati riveduti e corretti a partire da quelli registrati nel 1990.  Sono state impiegate informazioni aggiornate sulla popolazione, sulla disponibilità di cibo, sulle perdite alimentari, sul fabbisogno dietetico e su molti altri fattori.  Inoltre essi danno stime più accurate sulla distribuzione del cibo (misurato in termini di approvvigionamento energetico alimentare).<br /><br />Il SOFI 2012 fa notare tuttavia che la metodologia impiegata non riesce a cogliere gli effetti dell'aumento dei prezzi alimentari di breve periodo e di altri shock economici.  La FAO sta lavorando per mettere a punto una serie più ampia di indicatori, che possa far cogliere la qualità delle diete e altre dimensioni della sicurezza alimentare.<br /><br /><strong>Raggiungibile l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio <br /><br /></strong>Il rapporto indica che con interventi e piani d'azione appropriati, tesi a invertire il rallentamento registrato negli anni 2007-2008, l'obiettivo di sviluppo del millennio di dimezzare la proporzione di coloro che soffrono la fame nei paesi in via di sviluppo entro il 2015 è ancora raggiungibile.<br /><br />"Se la media annuale di riduzione della fame degli ultimi vent'anni continua di questo passo sino al 2015, la percentuale dei sottonutriti nei paesi in via di sviluppo raggiungerebbe il 12,5 % - percentuale ancora superiore all'obiettivo di sviluppo del millennio dell'11,6%, ma molto più vicino ad esso di quanto non si fosse stimato in precedenza", si legge nel rapporto.<br /><br /><strong>In Asia il maggior numero di persone che soffrono la fame - In aumento in Africa<br /><br /></strong>Per quanto concerne la distribuzione regionale, in Asia il numero delle persone che soffrono la fame negli ultimi vent'anni è diminuito di quasi il 30%, passando da 739 milioni a 563 milioni, un calo dovuto in larga misura allo sviluppo socio-economico di alcuni paesi della regione. Nonostante l'incremento demografico, la percentuale di sottonutriti nella regione è scesa dal 23,7% al 13,9%.<br /><br />Anche in America Latina e Caraibi si sono fatti dei passi avanti, con il numero dei sottonutriti passato dai 65 milioni del 1990-92 a 49 milioni nel 2010-12, e con una percentuale scesa dal 14,6% all'8%. Il rapporto rileva tuttavia che il tasso di avanzamento è di recente rallentato.<br /><br />L'Africa è la sola regione dove, nello stesso periodo, il numero delle persone che soffrono la fame è cresciuto, passando da 175 milioni a 239, con circa 20 milioni che si sono aggiunti negli ultimi quattro anni. La percentuale, sebbene sia calata nell'arco del periodo considerato, è leggermente aumentata nel corso degli ultimi tre anni, passando da 22,6% a 22,9% della popolazione totale, vale a dire soffre la fame una persona su quattro. E nell'Africa Subsahariana i modesti progressi registrati sino al 2007 sono stati ribaltati, e la sottonutrizione da allora è aumentata del 2% l'anno.<br /><br />Anche nei paesi sviluppati si è registrato un aumento del numero delle persone che soffrono la fame, e dai 13 milioni rilevati nel biennio 2004-06 si è passati a 16 milioni nel 2010-12, invertendo una tendenza costante al ribasso registrata negli anni precedenti, a partire dai 20 milioni del biennio 1990-92.<br /><br /><strong>Potenziare l'agricoltura per ridurre fame e malnutrizione<br /><br /></strong>Il rapporto sottolinea che per una riduzione sostenibile della fame è necessaria una generale crescita economica. Ma fa notare come la crescita del settore agricolo sia particolarmente efficace nel ridurre fame e malnutrizione nei paesi poveri, poiché la maggior parte di essi dipende dall'agricoltura e dalle attività ad essa correlate per la propria sopravvivenza. Una crescita agricola che coinvolga i piccoli contadini, specialmente le donne, si è rivelata lo strumento più efficace nel ridurre la povertà estrema e la fame, specialmente quando genera occupazione per i più vulnerabili.<br /><br />Ma la crescita non deve limitarsi a beneficiare i poveri, deve essere anche attenta ai valori nutrizionali per riuscire a ridurre le varie forme di denutrizione, rileva il rapporto. Ridurre la fame non significa soltanto aumentare la quantità di cibo, significa anche migliorare la qualità del cibo in termini di diversità, valori nutritivi e sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti.<br /><br />Il rapporto fa infatti notare come, se da una parte vi sono 870 milioni di persone sottonutrite, il mondo deve fare i conti con un doppio fardello: sottonutrizione cronica e malnutrizione da micronutrienti coesistono infatti con il grave problema dell'obesità, del sovrappeso e delle malattie correlate, che si stima coinvolgano circa 1,4 miliardi di persone al mondo.<br /><br />Secondo il rapporto, il legame tra crescita economica e migliore nutrizione non è stato evidenziato a sufficienza, occorre invece un sistema integrato agricoltura-nutrizione-salute.<br /><br /><strong>Sistemi di protezione sociale<br /><br /></strong>La crescita è necessaria e importante, ma non sempre sufficiente o rapida.   Da qui la necessità di sistemi di protezione sociale per assicurare che i più vulnerabili non siano lasciati da soli ma possano invece partecipare, contribuire e beneficiare della crescita. Per i più deboli, coloro che spesso non possono trarre immediato beneficio dalle opportunità offerte dalla crescita economica, sono necessarie misure come i trasferimenti di denaro, i buoni pasto o la copertura sanitaria. <br /><br />Le reti di protezione sociale possano far migliorare la nutrizione dei bambini - un investimento che ripagherà nel futuro con adulti più robusti, più in salute e con migliori livelli d'istruzione. Con reti di protezione sociale a complemento della crescita economica, fame e malnutrizione possono essere eliminate, conclude il rapporto.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
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	<pubDate>Mon, 08 Oct 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>In settembre aumentato dell’1,4% l’Indice dei prezzi alimentari FAO</title>
	
	<description> Dopo due mesi di stabilità, l’Indice FAO dei prezzi alimentari nel mese di settembre è aumentato di 3 punti, vale a dire dell’1,4 rispetto al mese di agosto. L’Indice, che si basa sui prezzi internazionali di un paniere di prodotti alimentari di base, ha registrato infatti 216 punti rispetto ai 213 del mese di agosto.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 4 ottobre 2012 - </strong>Dopo due mesi di stabilità, <a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/" target="_blank" title="in inglese">l'Indice FAO dei prezzi alimentari</a> nel mese di settembre è aumentato di 3 punti, vale a dire dell'1,4 % rispetto al mese di agosto.<br /><br />L'Indice, che si basa sui prezzi internazionali di un paniere di prodotti alimentari di base, ha registrato infatti 216 punti rispetto ai 213 del mese di agosto. L'incremento riflette il rafforzamento dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari e della carne e aumenti più contenuti dei cereali. I prezzi dello zucchero e degli oli sono invece calati.<br /><br />L'Indice FAO è attualmente 22 punti sotto il picco di 238 punti raggiunto nel febbraio 2011, e 9 punti al di sotto dei 225 registrati nel settembre del 2011. <br /><br />L'Indice FAO dei prezzi cerealicoli ha registrato in settembre una media di 263 punti, un incremento di 3 punti rispetto ad agosto vale a dire dell'1,0%, con l'aumento dei prezzi del grano e del riso bilanciati da un calo di quelli del mais. Se la riduzione delle disponibilità di mais per l'esportazione e i suoi prezzi sostenuti hanno caratterizzato negli ultimi mesi i mercati cerealicoli, desta adesso preoccupazione il restringimento dell'offerta cerealicola. Ciononostante, i prezzi internazionali del grano intorno alla seconda metà del mese sono calati, dopo l'annuncio della Federazione Russa che non avrebbe imposto restrizioni alle esportazioni.<br /><br /><strong>I prezzi della carne<br /><br /></strong>In settembre l'Indice FAO dei prezzi della carne ha registrato una media di 175 punti, un aumento di 4 punti, il 2,1% rispetto ad agosto. In particolare hanno registrato forti aumenti i settori suino e avicolo a impiego intensivo di cereali, con incrementi rispettivamente del 6% e del 2%.<br /><br />I prodotti lattiero-caseari hanno registrato una media di 188 punti, un aumento del 7 %, ovvero di 12 punti rispetto al mese precedente, l'incremento mensile più sostenuto dal gennaio 2011. Tutti e cinque i prodotti lattiero-caseari esaminati hanno visto incrementi di prezzo, con una domanda mondiale che rimane stabile, elemento che insieme ai costi dei mangimi animali sostiene i prezzi a livello mondiale.<br /><br /><strong>In calo la produzione cerealicola <br /><br /></strong>Le ultime previsioni della FAO confermano per quest'anno un calo della produzione cerealicola mondiale, rispetto al record registrato nel 2011. Ma si prevedono invece raccolti record nei Paesi a basso reddito e con deficit alimentare (LIFDC l'acronimo inglese, N.d.T.)<br /><br />Secondo l'ultimo rapporto trimestrale della FAO <strong><em><u><a href="http://www.fao.org/giews/english/cpfs/index.htm" target="_blank" title="in inglese">Crop Prospects and Food Situation</a></u></em></strong> (Prospettive dei raccolti e situazione alimentare, N.d.T.) anch'esso pubblicato oggi, la produzione cerealicola mondiale nel 2012 sarà intorno ai 2.286 milioni di tonnellate, leggermente in ribasso rispetto ai 2.295 milioni di tonnellate previsti nel mese di settembre.<br /><br />Stando alle nuove stime, la produzione cerealicola mondiale nel 2012 dovrebbe calare del 2,6% rispetto a quella record dello scorso anno, ma rimanere abbastanza vicina a quella del 2008, seconda per abbondanza. Il calo generale comprende una riduzione del 5,2% della produzione di grano ed un 2,3% in meno dei cereali secondari. Questo porterà, alla chiusura della stagione nel 2013, a una notevole riduzione degli stock cerealicoli a livello mondiale (si prevede un calo di 28 milioni di tonnellate, per attestarsi a 499 milioni di tonnellate) perfino di fronte ad una diminuzione della domanda causata dai prezzi sostenuti. La produzione totale ha anche risentito negativamente della prolungata siccità in zone produttive chiave come gli Stati Uniti, l'Europa e l'Asia Centrale.<br /><br />Tuttavia, le primissime proiezioni per la produzione di grano del 2013 sono incoraggianti, con le semine invernali nell'emisfero settentrionale già in fase avanzata, ed in condizioni climatiche favorevoli.<br /><br /><strong>Previsti raccolti record nei Paesi LIFDC<br /><br /></strong>Il rapporto FAO <em>Crop Prospects and Food Situation</em> analizza in dettaglio la situazione alimentare e produttiva dei Paesi in via di sviluppo e in particolare di quelli a basso reddito e con deficit alimentare (LIFDC), per i quali prevede per il 2012 una produzione cerealicola aggregata che potrebbe raggiungere il livello record di 534 milioni di tonnellate, un aumento dell'1,7% rispetto al raccolto già positivo del 2011.<br /><br />Ad eccezione dell'India, il paese più grande in questo gruppo, dove quest'anno si prevede una produzione cerealicola nell'insieme stagnante, si stima che la produzione cerealicola aggregata dei rimanenti 65 paesi LIFDC si espanda del 2,9%.<br /><br />Ciononostante, si prevede nel 2012/2013 che i prezzi sostenuti spingeranno il costo totale delle importazioni alimentari dei paesi LIFDC alla cifra record di 36,5 miliardi di dollari, rispetto ai 35,2 miliardi del 2011/12.<br /><br />In Africa settentrionale, la produzione di grano è calata bruscamente in Marocco a causa delle sfavorevoli condizioni climatiche.  Poiché la regione è molto dipendente dalle importazioni di grano, il previsto incremento del costo totale delle importazioni insieme ai sussidi per gli alimenti di base causerà ulteriore pressione sul bilancio nazionale.<br /><br />In Africa occidentale, nonostante le prospettive favorevoli nella regione, la situazione della sicurezza alimentare nel Sahel continua a destare grande preoccupazione con circa 19 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza continuata, soprattutto a causa del perdurare degli effetti negativi dello scarso raccolto dello scorso anno. A questo si aggiunge la minaccia di un'invasione di locuste del deserto.<br /><br /><strong>Migliora la situazione in Africa orientale<br /><br /></strong>Per quanto riguarda l'Africa orientale, in molti paesi con l'avvio della stagione dei raccolti sembra migliorare la situazione di sicurezza alimentare, con il calo dei prezzi alimentari e migliori condizioni per l'allevamento del bestiame grazie alle maggiori piogge. Ciononostante, sono ancora circa 13,4 milioni le persone che nel Corno d'Africa hanno bisogno di assistenza umanitaria.<br /><p>In Africa meridionale un prolungato periodo di siccità ha causato una diminuzione della produzione cerealicola complessiva, con molti paesi che registrano cali significativi, come ad esempio il Lesotho. I minori raccolti hanno contribuito ad aumentare il numero delle persone con problemi d'insicurezza alimentare.<br /><br />In Asia orientale, la produzione totale di cereali nel 2012 dovrebbe superare, secondo le stime, il raccolto record del 2011.  Tuttavia, il ritardato inizio della stagione dei monsoni e le mutevoli condizioni climatiche di alcuni Paesi possono compromettere il risultato finale. Si ritiene che raccolti migliori possano ridurre la domanda globale di importazioni.<br /><br /><strong>Grande preoccupazione per la situazione in Siria<br /><br /></strong>Il deteriorarsi dei livelli di sicurezza alimentare a causa delle agitazioni civili in corso continua a destare grande preoccupazione in Siria, ed anche nello Yemen.  In Siria il numero delle persone che hanno bisogno di aiuti alimentari urgenti ha raggiunto 1,5 milioni e questa cifra potrebbe addirittura raddoppiare entro la fine dell'anno se la situazione non migliora. In Yemen si stima che siano dieci milioni - cioè metà della popolazione - le persone che hanno bisogno di aiuti alimentari d'urgenza a causa dell'alto livello di povertà, del prolungato conflitto e dei prezzi sostenuti degli alimenti e del carburante. In Afghanistan si è avuto invece un raccolto di grano eccezionale.<br /><br />Nei Paesi CSI (Comunità degli Stati Indipendenti), la produzione cerealicola è calata bruscamente rispetto all'anno scorso. Le minori disponibilità per le esportazioni hanno fatto rincarare i prezzi nella regione e rafforzato i prezzi della farina di grano - alimento di base - nei paesi importatori.<br /><br />Secondo il rapporto<em> Crop Prospects and Food Situation</em> sono 35 i paesi - 28 dei quali in Africa - che soffrono d'insicurezza alimentare ed hanno bisogno di assistenza alimentare esterna.</p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/161666/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/161666/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 03 Oct 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Ancora stabile l’Indice dei prezzi alimentari FAO</title>
	
	<description> Nel mese di agosto l’Indice dei prezzi alimentari della FAO è rimasto invariato rispetto al mese di luglio, registrando una media di 213 punti. In conferenza stampa il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha dichiarato: &quot;Questo dato è rassicurante. Sebbene non vada abbassata la guardia, i prezzi attuali non giustificano timori circa una possibile crisi alimentare mondiale. Ma la comunità internazionale può e dovrebbe cercare di calmare ulteriormente i mercati&quot;.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<strong>Roma, 6 settembre 2012 - </strong>Nel mese di agosto l'<a href="http://www.fao.org/worldfoodsituation/wfs-home/foodpricesindex/en/" target="_blank">Indice dei prezzi alimentari della FAO</a> è rimasto invariato rispetto al mese di luglio, registrando una media di 213 punti.  <br /> <br /> Nel corso della conferenza stampa di presentazione dell'Indice, il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, ha dichiarato: "Questo dato è rassicurante.  Sebbene non vada abbassata la guardia, i prezzi attuali non giustificano timori circa una possibile crisi alimentare mondiale".  Ed ha poi aggiunto: "Ma la comunità internazionale può e dovrebbe cercare di calmare ulteriormente i mercati". <br /> <br /> L'Indice dei prezzi alimentari FAO nel mese di luglio era aumentato del 6%, dopo tre mesi di ribassi.<br /> <br /> Il nuovo Indice mostra che nel mese di agosto i prezzi dei cereali e degli oli e dei grassi hanno subito poche variazioni, mentre quelli dello zucchero sono calati bruscamente, compensando gli aumenti dei prezzi della carne e dei prodotti latto-caseari.<br /> <br /> Sebbene ancora alto, l'Indice FAO adesso si attesta a 25 punti al di sotto del picco di 238 punti raggiunto nel febbraio del 2011 e 18 punti in meno rispetto al livello dell'agosto 2011.  L'Indice dei prezzi alimentari FAO misura il cambiamento mensile dei prezzi internazionali di un paniere di prodotti alimentari di base.<br /> <br /> L'Indice FAO dei prezzi dei cereali in agosto ha registrato una media di 260 punti, la stessa del mese di luglio, con qualche aumento per il grano e il riso, che compensa il leggero indebolimento di quelli del mais.  Il peggiorare delle prospettive produttive del mais negli Stati Uniti e del grano nella Federazione Russa inizialmente aveva alimentato le quotazioni delle esportazioni.  Ma verso la fine del mese i prezzi si sono attenuati a seguito delle abbondanti piogge che hanno interessato negli Stati Uniti zone solitamente colpite da siccità e dell'annuncio della Federazione Russa che non avrebbe imposto restrizioni alle esportazioni.  La nuova domanda d'importazioni ha sostenuto le quotazioni internazionali del riso.<br /> <br /> <strong>Irrigidimento del rapporto domanda-offerta<br /> <br /> </strong>Le ultime proiezioni confermano un irrigidimento per i cereali del rapporto domanda-offerta nella stagione di commercializzazione 2012/13.  Il Bollettino FAO sull'offerta e la domanda cerealicola, pubblicato insieme all'Indice dei prezzi alimentari, fa notare che la produzione cerealicola potrebbe non essere sufficiente a coprire del tutto l'utilizzo previsto per il 2012/13, indicando una contrazione degli stock cerealicoli superiore a quanto in precedenza anticipato.<br /> <br /> Secondo le ultime previsioni della FAO la produzione mondiale di cereali nel 2012 sarà intorno ai 2.295 milioni di tonnellate, 52 milioni di tonnellate in meno, un calo del 2,2, rispetto al record raggiunto nel 2011.  Questa stima è circa 4% più bassa di quella fatta nel mese di luglio, e riflette soprattutto il peggioramento delle prospettive per il raccolto di mais negli Stati Uniti dovute alla diffusa e severa siccità che ha interessato le zone produttive .<br /> <br /> L'utilizzo globale di cereali per il 2012/13 è stimato intorno ai 2.317 milioni di tonnellate, leggermente inferiore rispetto alla stagione precedente e il 2% al di sotto del trend degli ultimi 10 anni.  Si ritiene che prezzi sostenuti dei cereali tengano a freno la domanda, specialmente per quanto riguarda la produzione di etanolo da mais.<br /> <br /> <strong>I cereali secondari<br /> <br /> </strong>La produzione mondiale di cereali secondari - mais, orzo, sorgo, miglio, segala e avena - è prevista intorno ai 1.148 milioni di tonnellate, 17 milioni di tonnellate in meno, ovvero un calo dell'1,5% rispetto al 2011. Questo ribasso riflette soprattutto la minore produzione di mais che si stima nel 2012 sarà di 864 milioni di tonnellate, 20 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2011.<br /> <br /> Anche per la produzione mondiale di <strong>grano</strong> si prevede una diminuzione rispetto al mese di luglio.  Si stima, infatti, che nel 2012 dovrebbe raggiungere i 663 milioni di tonnellate, 15 milioni di tonnellate in meno, con una diminuzione del 2% rispetto alle stime precedenti.  La produzione di grano nella Federazione Russa diminuirà del 29% - 40 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2011, e si calerà bruscamente anche in Kazakistan e in Ucraina, rispettivamente del 47% e del 37.  Invece per la produzione di grano degli Stati Uniti si anticipa un aumento del 13%, con una produzione superiore alla media che dovrebbe attestarsi intorno ai 61,7 milioni di tonnellate.  Raccolti record sono previsti anche in India e in Cina.<br /> <br /> <strong>Le altre commodity<br /> <br /> </strong>Per quanto riguarda i prezzi di altre commodity, l'Indice dei prezzi FAO per gli oli e i grassi ha registrato nel mese di agosto una media di 226 punti, dato invariato rispetto a luglio.  Gli aumenti nei prezzi dell'olio di soia e le migliori quotazioni di quello di girasole sono stati neutralizzati dalla persistente debolezza di quelli dell'olio di palma.<br /> <br /> L'Indice FAO dei prezzi della carne ha registrato in agosto una media di 170 punti, un aumento di 4 punti ovvero del 2,2% rispetto a luglio.  Tutti i prezzi della carne sono saliti, ma principalmente quelli del settore suino e avicolo a impiego intensivo di cereali.  L'aumento di agosto fa seguito a tre mesi consecutivi di ribassi.<br /> <br /> Per i prodotti latto-caseari l'Indice ha registrato in agosto una media di 176 punti, un aumento di 3 punti, vale a dire dell'1,6% rispetto a luglio,  dovuto all'aumento dei prezzi del latte scremato in polvere, della caseina, del burro, del latte intero in polvere, mentre i prezzi dei formaggi sono rimasti invariati.  Molto di questo incremento deriva da una domanda rafforzata insieme a difficoltà produttive in zone colpite da siccità e dall'aumento dei costi degli alimenti animali.<br /> <br /> L'indice FAO dei prezzi dello zucchero in agosto ha registrato una media di 297 punti, un calo di 27,7 punti, ovvero dell'8,5% rispetto a luglio, e 97 punti in meno - il 25% - rispetto all'agosto dello scorso anno.  Questo brusco calo riflette le migliori prospettive produttive dovute tra l'altro a più favorevoli condizioni climatiche in Brasile - il più grande esportatore di zucchero a livello mondiale - che hanno favorito il raccolto di canna da zucchero e il ristabilirsi delle piogge monsoniche in India.]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/155662/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/155662/icode/</guid>
	<pubDate>Wed, 05 Sep 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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	<title>Comunicato congiunto FAO, IFAD, WFP sui prezzi internazionali degli alimenti</title>
	
	<description> Le tre agenzie delle Nazioni Unite lanciano l’appello per un’azione rapida e coordinata sui prezzi dei prodotti alimentari. Si tratta di affrontare non solo la questione imminente dell’aumento dei prezzi, ma anche - a più lungo termine - il modo in cui il cibo viene prodotto, commercializzato e consumato in un periodo, come questo, di crescita demografica, d’intensificazione della domanda e di cambiamenti climatici.</description>
	<trustdotorg:body contenttype="application/xhtml+xml"><![CDATA[<p class="MsoNormal"><strong>4 settembre 2012, Roma</strong> -  <em>Segue un comunicato congiunto sui prezzi dei prodotti alimentari da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) e il Programma Alimentare Mondiale (WFP)</em><em>          </em>           </p><p><strong>                          </strong> </p><p><strong>Combattere le cause che provocano alti prezzi del cibo e fame<br /> </strong>di José Graziano da Silva, Kanayo F. Nwanze  e Ertharin Cousin*<br /> <br /> L'attuale situazione dei mercati mondiali degli alimenti, con il forte rialzo dei prezzi di mais, frumento e soia, ripropone il timore  per il riaffacciarsi di una crisi alimentare mondiale come negli anni 2007-2008. Tuttavia, una rapida e coordinata azione internazionale può evitare che ciò accada. Dobbiamo agire rapidamente affinchè questi shock dei prezzi non si traducano in una catastrofe per decine di milioni di persone nei prossimi mesi. <br /> <br /> Si devono affrontare due questioni correlate. La prima, immediata, riguarda gli alti prezzi di alcuni alimenti che possono avere un impatto fortemente negativo nei paesi che dipendono dalle importazioni. Nel lungo periodo, la questione riguarda, invece, come produciamo, commercializziamo e consumiamo il cibo in un'epoca di aumento della popolazione, della domanda e a fronte dei cambiamenti climatici.<br /> <br /> Siamo meglio attrezzati oggi rispetto a cinque anni fa nel rispondere a queste sfide. Abbiamo sviluppato nuove politiche e nuovi strumenti come la Task Force di Alto Livello delle Nazioni Unite sulla Sicurezza Alimentare Globale e AMNIS, l'Agricultural Markets Information System del G20 per accrescere la trasparenza sui mercati globali. Collegato ad AMNIS, esiste anche il Forum per una Risposta Rapida, creato per facilitare risposte politiche coordinate da parte dei grandi produttori mondiali e dei commercianti dei principali cereali e della soia nel caso di turbativa dei mercati.<br /> <br /> Sappiamo che non tutti vengono colpiti  in egual misura da questa situazione. Le popolazioni urbane, quelle contadine povere e quanti vivono in paesi dipendenti dalle importazioni alimentari risentono maggiormente dell'aumento dei prezzi delle <em>commodity</em> internazionali, quando tali aumenti si trasmettono ai mercati locali, per il fatto che spendono gran parte del loro reddito nell'acquisto del cibo. Sappiamo anche che i piccoli contadini, molti dei quali sono poveri e vivono una condizione di insicurezza alimentare, possono riuscire a trarre beneficio dai più alti prezzi alimentari e diventare parte della soluzione riducendo i picchi delle oscillazioni e migliorando la sicurezza alimentare nel suo complesso. Abbiamo, perciò, adottato un doppio approccio: sostenere gli investimenti di lungo periodo in agricoltura, soprattutto per quanto riguarda i piccoli contadini e, contemporaneamente, garantire, nel breve periodo, una rete di protezione sociale per sostenere i consumi alimentari dei consumatori e produttori poveri ed evitare la fame, la perdita dei mezzi di produzione e la trappola della povertà.<br /> <br /> Molti paesi hanno un sistema di protezione sociale, incluse reti assistenziali -  come l'aiuto ai piccoli contadini, il sostegno nutrizionale a madri e bambini, i pasti a scuola - per garantire che i cittadini più poveri abbiano di che mangiare. Ora, queste misure vanno ampliate considerevolmente nei paesi più poveri. Reti di protezione sociale sostenibili, pianificabili e trasparenti sono un'assoluta necessità se ci dobbiamo proteggere da ricorrenti shock dei prezzi e dalle crisi. Anche i piccoli produttori di cibo devono essere meglio attrezzati per accrescere la loro produttività e la loro capacità di accedere ai mercati e ridurre la loro esposizione ai rischi. Ovviamente, la gente ha bisogno di un lavoro decente e di un reddito per procurarsi il cibo di cui ha bisogno e fuggire dalla povertà. <br /> <br /> Nel rispondere agli alti prezzi degli alimenti, le cose che dobbiamo evitare sono importanti quanto le cose che dobbiamo fare. In particolare, gli Stati devono evitare acquisti dettati dal panico e l'imposizione di restrizioni alle esportazioni che, seppure possono aiutare temporaneamente alcuni consumatori nazionali, sono di solito insufficienti e rendono la vita più difficile a tutti gli altri.<br /> <br /> Soprattutto dobbiamo capire che i prezzi alti sono un sintomo, non la malattia. Perciò, anche se la comunità internazionale deve agire presto per prevenire eccessivi aumenti dei prezzi, deve anche intervenire sulle cause che determinano tali incrementi. <br /> <br /> Negli ultimi cinque anni i prezzi internazionali del cibo hanno registrato tre picchi. Tra le cause che hanno determinato queste situazioni vi sono sempre state le condizioni climatiche. La siccità in alcune aree del mondo ha compromesso la produzione mondiale di grano, praticamente ogni anno, a partire dal 2007. Altrove, forti inondazioni hanno danneggiato i raccolti. Tra i fattori che hanno determinato prezzi più elevati e una loro forte volatilità, vanno ricordate le crescenti destinazioni di stock alimentari per usi non alimentari e una più forte speculazione finanziaria. Sino a quando non troveremo il modo di proteggere il nostro sistema alimentare dagli shock e dal clima, persisterà una situazione di pericolo. Nel breve periodo, tutto ciò ha un costo non solo per quanti vengono colpiti direttamente ma per la comunità internazionale nel suo complesso. Ad esempio, il Programma Alimentare Mondiale (WFP) stima che per ogni dieci centesimi di aumento nel prezzo del paniere alimentare che fornisce, deve reperire, per l'assistenza alimentare, 200 milioni di dollari Usa aggiuntivi, su base annua. <br /> <br /> Siamo vulnerabili perchè, anche negli anni positivi, la produzione globale di grano è a malapena sufficiente a far fronte alla crescente domanda per l'alimentazione, gli allevamenti e il carburante in un mondo in cui, ogni anno, ci sono 80 milioni di bocche in più da sfamare. Siamo a rischio perchè esistono solo poche nazioni che sono grandi produttori di beni alimentari di base  e quando esse vengono colpite, tutti lo sono.<br /> <br /> La sfida - ma anche l'opportunità - è di ridurre e condividere il rischio. Il modo più ovvio di farlo è promuovere una produzione alimentare sostenibile nei paesi poveri, importatori di  cibo, dove vi sono spesso ampie potenzialità per migliorare la produzione. Ciò consentirebbe di avere più cibo sui mercati locali e maggiori opportunità di lavoro e di produzione del reddito, specialmente nelle zone rurali dove vive il 70 per cento dei poveri del mondo. Dovremmo anche affrontare la questione di quel terzo del cibo prodotto che, globalmente, viene sprecato o perso  perchè scartato, danneggiato o per altre cause.<br /> <br /> L'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura delle Nazioni Unite (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) e il Programma Alimentare Mondiale (WFP) aiutano  le popolazioni povere a sfamarsi oggi mentre costruiscono le condizioni di resilienza e autonomo sostentamento per il domani. Ma bisogna fare di più. Dobbiamo investire maggiori risorse nell'agricolura e nella protezione sociale, compresi quei programmi che aiutano le persone a procurarsi il cibo sul mercato locale quando esso diventa inaccessibile. <br /> <br /> Infine, dobbiamo rivedere e aggiustare, quando applicabili, quelle politiche esistenti che incoraggiano un uso alternativo delle granaglie. Ad esempio, la modifica dei mandati sul biocarburante,  quando i mercati globali sono sotto pressione e sono a rischio i rifornimenti alimentari, sono misure raccomandate da un gruppo di organizzazioni internazionali inclusi FAO, IFAD, il Fondo Monetario Internazionale, l'Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo, la Conferenza delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo, il WFP, la Banca Mondiale e l'Organizzazione per il Commercio Mondiale. Si tratta di una raccomandazione fatta nel 2011 al summit del G20 a Parigi e ancora attuale. <br /> <br /> Nell'agire per prevenire il deteriorarsi della situazione, dobbiamo vigilare e prepararci al peggio nel breve periodo, continuando a lavorare a soluzioni sostenibili di lungo periodo. Non farlo significherebbe, inevitabilmente, far pagare il prezzo maggiore ai  più poveri del mondo e ai più vulnerabili. Agire nella giusta direzione, ci aiuterà a rispondere alla sfida della "Fame Zero" lanciata dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon per sradicare la fame dal mondo.<br /> <em><br /> Gli autori sono rispettivamente il Direttore Generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura, il Presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo e il Direttore Esecutivo del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite</em></p>]]></trustdotorg:body>
	<author>FAO-Newsroom@fao.org (FAO-Newsroom)</author>
	<link>http://www.fao.org/news/story/it/item/155532/icode/</link><guid isPermaLink="true">http://www.fao.org/news/story/it/item/155532/icode/</guid>
	<pubDate>Mon, 03 Sep 2012 22:00:00 GMT</pubDate>
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