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Reti impregnate con insetticidi proteggono il bestiame e incrementano la produzione di latte

Controllano i parassiti nelle stalle e riducono gli insetti nelle case

Foto: ©FAO/Simon Maina
Zanzariere trattate con insetticidi intorno ai capanni per gli animali proteggono il bestiame da insetti portatori di malattie.

Roma, 27 marzo 2013 - In Kenya, a Kisii, negli altopiani occidentali del paese, un semplice ma innovativo impiego di reti impregnate di insetticida per proteggere il bestiame, sta facendo raddoppiare, ed in alcuni casi addirittura triplicare, la produzione di latte delle piccole fattorie lattiere ed anche facendo ridurre le malattie causate dagli insetti negli esseri umani.  Il progetto è parte di una strategia più ampia tesa a migliorare in modo consistente la salute animale nelle zone più colpite da malattie tropicali.

Le reti impregnate sono sicure dal punto di vista ambientale, e hanno contribuito a ridurre in modo drastico -di circa il 90%-  la quantità di mosche, zanzare e altri insetti che trasmettono malattie.  Nel caso della mastite - un'infezione batterica che può essere diffusa dalle mosche ed anche dalla scarsa igiene durante le operazioni di mungitura - la malattia è stata dimezzata nelle piccole fattorie a conduzione familiare.  Gli allevatori hanno anche imparato basilari misure igieniche per ridurre i contagi.

Ma le reti stanno anche portando grandi benefici alle famiglie: a Kisii, dai primi risultati appare che tra i contadini vi siano stati circa il 40% in meno di casi di malaria.  Se i keniani spesso attribuiscono le malattie alla malaria senza conoscerne la vera causa, un beneficio diretto per la salute umana non dovrebbe venire come una sorpresa.

Dice Mary Munyega Nyndeo una contadina della zona di Kisii "Di solito riuscivo a mungere circa due litri di latte al giorno, ma da quando sono arrivate le zanzariere le mosche sono scomparse e adesso riesco a fare 4 o 5 litri di latte al giorno, e così posso fare un piccolo profitto".

Ma quello che è più importante, dice "è che non abbiamo più avuto casi di malaria".

"Prima di questo ho sempre pensato che il latte fosse solo per il nostro uso familiare", dice Mary Owendo, un'altra contadina. "Non sapevo che vendere latte potesse aiutarmi a pagare la scuola dei miei figli". Lei è perfino riuscita a pagare per avere l'elettricità in casa, grazie alle mucche.

Dai pascoli all'aperto alla soluzione "zero pascoli"

Negli ultimi decenni, con il restringimento della terra disponibile a causa dell'espansione urbana o per differente destinazione d'uso, i piccoli allevatori hanno sempre più adottato il modello "zero pascolo", dove alle mucche da latte viene dato da mangiare in stalle ben ventilate piuttosto che lasciate libere di brucare in pascoli all'aperto.  Nella zona di Kisii una dopo l'altra, quasi tutte le piccole fattorie sono passate a questo metodo, anche perché gli appezzamenti di terra degli allevatori sono sempre più piccoli. Il problema però era diventato come gestire la crescente popolazione di mosche e insetti attratti dentro le stalle dalle mucche e dallo stallatico.

"Questi pacchetti specifici di salute animale, con reti per proteggere i capanni delle mucche e delle fosse per lo stallatico non solo si sono dimostrati di grande efficacia nel mantenere l'area libera dalle punture di mosche e zanzare, ma hanno contribuito a migliorare la salute animale a tutto campo", spiega Rajinder Saini, un entomologo che lavora con l'ICIPE, un istituto di ricerca con sede a Nairobi partner della FAO nella realizzazione del progetto di Kisii. L'ICIPE ha addirittura cambiato il proprio acronimo in "Scienza africana sugli insetti per l'alimentazione e la salute".

"Adesso le mucche sono felici, non sprecano energia scalciando e agitando la coda per scacciare gli insetti mangiano meglio, ingrassano e producono più latte" dice Saini. "I contadini ovviamente sono anch'essi felici dei risultati".

Ovviamente anche la salute umana ne guadagna enormemente, per la riduzione del numero di insetti che trasmettono malattie agli esseri umani, spesso dai propri allevamenti.

Fermate le morie

"Nei miei primi anni in Africa ho visto morire animali a frotte, specialmente le specie esotiche", dice Burkhard Bauer, consulente scientifico indipendente della Freie Universität di Berlino, che lavora al progetto della FAO, basato principalmente sull'impiego di reti protettive trattate con insetticidi per migliorare le condizioni di salute dei piccoli allevatori anche in situazioni povere di risorse.

Il Dr. Bauer è stato per la prima volta in Kenya nel 2001, dove gestiva un progetto finanziato dall'Unione Europea sulle piccole fattorie lattiere in zone dove l'infestazione di mosche tse-tse era un problema.  La mosca tse-tse trasmette agli animali la tripanosomiasi, detta anche nagana, malattia che ogni anno nell'Africa Sub-sahariana è responsabile della morte di circa 3 milioni di bovini e di perdite economiche per oltre 4.5 miliardi di dollari. 

La malattia quando viene trasmessa agli esseri umani è meglio conosciuta come la "malattia del sonno" ed è inevitabilmente fatale se non viene trattata in modo appropriato. In Africa si calcola che circa 30.000 persone ogni anno contraggano la malattia, con tutte le gravi conseguenze economiche e sociali che questo comporta nelle zone chiamate T&T (tse-tse e tripanosomiasi).

In paesi come il Kenya, dove i piccoli allevatori possiedono solo una mucca o poco più, ma che in realtà rappresentano l'80% degli animali da latte coprendo più di tre quarti della produzione nazionale, la perdita di un capo di bestiame può essere devastante per le condizioni economiche di una famiglia.

"Continuavamo a sottoporre a trattamenti gli animali già malati, che però continuavano a morire", continua Bauer. "Dovevamo andare all'origine e ai veri colpevoli - gli insetti che trasmettono la malattia". L'idea di fondo di Bauer, con il sostegno dell'Università di Berlino e di partner come la FAO, è stata sperimentata sul campo e perfezionata nel corso degli anni.

La soluzione era così semplice, dice Bauer, non potevo credere che nessuno ci avesse pensato prima.

Sostenibile dal punto di vista ambientale

Le reti impregnate di insetticida si sono dimostrate anche sicure dal punto di vista ecologico.  Vengono usate al minimo necessario, poiché la tse-tse in genere vola basso in prossimità del suolo. Per cui è sufficiente una rete protettiva di solo un metro d'altezza intorno ai capanni per gli animali per proteggerli.

"L'insetticida impiegato è fatto delle stesse sostanze chimiche usate per i collari antipulci degli animali domestici", spiega Raffaele Mattioli Esperto Senior del Sevizio di Salute Animale della FAO.

Di solito la procedura prevedeva che i capi di bestiame venissero immersi in acqua trattata con insetticidi piretroidi, che non hanno conseguenze sui mammiferi.  Oppure gli allevatori li emulsionavano con uno strato sulle gambe.  Ma adesso le reti protettive vengono impregnate con sostanze chimiche solo per la quantità necessaria e cambiate spesso per minimizzare il rischio che gli insetti possano sviluppare una resistenza agli insetticidi.  I piretroidi costituiscono adesso i principali insetticidi sul mercato per uso domestico.

Le reti impregnate, inoltre, potenzialmente eliminano anche le zecche, per esempio modificando la quantità impiegata e facendo sì che arrivino sino a terra.  Questo significa che malattie causate dalle zecche, per esempio la cosiddetta East Coast Fever (teileriosi bovina) molto diffusa in Africa orientale, potrebbe essere ridotta sostanzialmente con la stessa strategia di base, spiega Mattioli.

"Questo progetto, sebbene concepito per migliorare la salute animale e la produzione, rappresenta un esempio concreto di un approccio unico alla malattia, dove gli interventi per migliorare le condizioni di salute animale e di quella degli esseri umani convergono e fanno parte di un più ampio sistema sanitario interconnesso - incluse le piante e gli ecosistemi in cui essi vivono", conclude Mattioli.

Estensione del progetto

In Ghana anche i piccoli allevatori di maiali stanno impiegando il sistema delle reti protettive impregnate. Le punture di fastidiose mosche sono state ridotte praticamente a zero e la produzione e la salute dei suini sono migliorate. Il lavoro in Ghana è condotto in coordinamento con l'ufficio nazionale del Pan African Tsetse and Trypanosomosis Eradication Campaign (PATTEC).  Un terzo progetto pilota sta per partire in Burkina Faso, dove i sistemi zootecnici sono prevalentemente pastorali.

In riunioni recenti su questo tipo di progetti, tirocinanti dei governi e del settore privato interessati a replicare questo modello hanno ricevuto formazione su come usare le reti.  I partecipanti venivano da molti paesi africani, dal Burundi, dall'Eritrea, dall'Etiopia, dal Kenya e dal Ruanda in Africa orientale e dal Benin, dal Burkina Faso, dalla Côte d'Ivoire, dal Ghana, dal Mali, dal Niger, dalla Nigeria, dalla Sierra Leone e dal Togo in Africa occidentale.

I progetti pilota sono sostenuto da un finanziamento di 1.6 milioni di dollari da parte del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD).