FAO.org

Home > Sala stampa > News Article

“Pensare in grande” perché il commercio di prodotti alimentari punti sulla nutrizione

Istituzioni disegnate per promuovere la disponibilità di cibo troppo spesso promuovono alimenti non salutari, afferma il Direttore Generale della FAO

Photo: ©FAO/Pier Paolo Cito
Da sinistra: Shenggen Fan dell'IFPRI, José Graziano da Silva e Kostas Stamoulis della FAO alla presentazione del rapporto.
8 maggio 2018, Roma - Il commercio mondiale di alimenti è essenziale per tutti i paesi, ma le sue norme e regolamenti vanno riscritte tenendo a mente l'importanza di rafforzare il commercio di cibo sano e nutriente, piuttosto che semplicemente a buon mercato, ha affermato oggi il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva.

Facilitare l'esportazione di commodities per sfamare il mondo era un imperativo post-bellico il cui senso è andato cambiando "man mano queste sono diventate sinonimo di cibo processato industrialmente" e il problema dell'obesità è diventato tanto pressante quanto quello della fame ha continuato.

Il noto modello "dalla terra alla tavola" della filiera alimentare non rende la complessità dei sistemi alimentari, ha affermato. "La maggior parte delle cose importanti che facciamo, vanno al di là della forchetta".

Il panorama normativo del settore alimentare - che include leggi, standard, protocolli di produzione, sussidi e protocolli di divulgazione - andrebbero ridisegnati "per proteggere il cibo sano e non il cibo in generale" ha sottolineato Graziano da Silva. "Promuovere cibo sano è parte del mandato della FAO e io lo chiamerei un vero e proprio dovere".

Graziano da Silva è intervenuto alla presentazione del Global Food Policy Report 2018, pubblicato dall'International Food Policy Research Insitute (IFPRI). L'edizione di quest'anno è dedicata a come limitare il crescente discontento sulla globalizzazione.

"Dobbiamo andare oltre la produzione" ha affermato Shenggen Fan, Direttore Generale dell'IFPRI, sottolineando come le sfide chiave all'impegno per porre fine alla fame includono la nutrizione, l'occupazione, la migrazione e la condivisione libera di conoscenze e dati.

"Il commercio ci serve, perché ogni paese - senza eccezioni - ha bisogno di scambiare prodotti per nutrire la propria popolazione. La domanda è quale tipo di scambio?" ha detto Graziano da Silva.

Notando il proliferare di tensioni commerciali riguardanti in particolare la vendita di prodotti freschi, ha ricordato quanto arcaico sia "applicare la stessa regolamentazione ad un prodotto fatto per essere esportato dal Brasile al Giappone, ad uno coltivato per essere venduto localmente".

Ne consegue che prodotti altamente processati, spesso ricchi di grassi saturi in eccesso, sale e zucchero, risultano favoriti dalle regole vigenti.

"Per assicurare che i sistemi alimentari futuri forniscano cibo sano a tutti, abbiamo bisogno di un grande cambiamento" ha sottolineato Graziano da Silva. Un cambiamento che coinvolgerà in maniera profonda organismi atti alla definizione di standard come il Codex Alimentarius. "Dobbiamo pensare in grande, se vogliamo veramente raggiungere questo cambiamento".

Il rapporto IFPRI

Il commercio svolge un ruolo essenziale nel raggiungimento dell'obiettivo globale di sconfiggere la fame, ha affermato il Direttore generale dell'IFPRI.

Il commercio internazionale aumenta la disponibilità di cibo e può favorirne la diversità. Come quando frutta tropicale raggiunge gli scaffali di paesi temperati in inverno, mentre cerali viaggiano nella direzione opposta.

Negli ultimi 40 anni, a livello mondiale, la percentuale di calorie alimentari che hanno attraversato confini internazionali è aumentata dal 12 al 19 per cento, indica il rapporto.

Il commercio alimentare influisce su fattori che vanno al di là delle calorie e del consumo. Shenggen Fan ha fato l'esempio dell'import di "acqua virtuale" della Cina da Brasile, Canada e USA, senza il quale le risorse idriche del paese potrebbero andare esaurite.  

Per assicurarsi che i fattori positivi del commercio sorpassino i suoi aspetti potenzialmente negativi è importante creare un ambiente inclusivo, soprattutto per i piccoli produttori, ha concluso Shenggen Fan.

Share this page