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La diversità alimentare è espressione del patrimonio culturale ed è la chiave per un'alimentazione sana

Il Direttore Generale della FAO riceve il Premio Artusi per il contributo a Fame Zero

Roma/Forlimpopoli, 24 novembre 2018 - "Affrontare la fame e la malnutrizione richiede investimenti nella produzione agricola locale per portare una maggiore diversità alle diete delle persone", ha dichiarato oggi il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva, nel suo discorso di accettazione del Premio Artusi 2018, conferitogli dal Comune di Forlimpopoli per il contributo dato nella lotta contro la fame.

Il premio riconosce i successi nella solidarietà sociale e culturale e prende il nome dal cittadino più famoso della città, Pellegrino Artusi, autore di "La Scienza in Cucina" e L'Arte di Mangiar Bene".

"Quanto più concentreremo i nostri regimi alimentari sull'utilizzo di alimenti freschi e prodotti localmente, tanto più riusciremo a costruire una generazione libera dall'obesità e dal sovrappeso," ha continuato Graziano da Silva, sottolineando che mentre la fame deve ancora essere sradicata, sono in aumento altre forme di malnutrizione legate a diete inadeguate.

Mangiare sano significa salvaguardare la diversità alimentare locale

"Il cibo che mangiamo non rappresenta solo un mero quantitativo di proteine e vitamine. La diversità alimentare esistente è essa stessa alla base delle nostre diverse civiltà".

Graziano da Silva ha tuttavia avvertito che questa diversità è a rischio. Attualmente l'80% della nostra dieta si basa su pochi prodotti - come grano, riso, mais e soia - mentre nel corso della nostra storia gli esseri umani hanno utilizzato oltre 7.000 prodotti, " che sono alla base dei nostri diversi regimi alimentari". 

"Investire nei prodotti locali e riportare questa diversificazione sulle nostre tavole rappresenta una delle maggiori sfide che dobbiamo affrontare oggi".  Ciò significa implementare un approccio territoriale ai sistemi alimentari che rafforzi i collegamenti tra i piccoli centri urbani e le aree rurali circostanti, ha aggiunto.

"Cibo e cultura, come ispirazione per il lavoro di una vita

Graziano da Silva ha ricordato la storia della sua famiglia, suo bisnonno era un contadino nella piccola città di Pianopoli, in Calabria, che nel 1857, dopo un terremoto, è partito alla volta di San Paolo, in Brasile - e come dalla sua bisnonna, abbia imparato come "la passione per il cibo sia parte della mia cultura".

"Da lei ho imparato a coltivare ortaggi, a preparare la pasta fatta in casa e a fare il limoncello. Tutto allo stesso modo della sua terra d'origine. L'alimentazione e l'agricoltura sono valori condivisi in tutta questa meravigliosa nazione. Questi stessi valori sono anche il fondamento della mia formazione accademica, essendomi laureato in Agronomia". "Grazie a questo background personale e professionale ho capito che l'alimentazione e l'agricoltura sono elementi chiave per l'esistenza umana".

L'esperienza brasiliana nello sradicare la fame

Graziano da Silva ha poi fatto riferimento al suo ruolo come parte del governo brasiliano del Presidente Luiz Inacio Lula da Silva, nell'affrontare la povertà e la fame attraverso il programma Fome Zero (Fame Zero), che ha sottolineato " continua ad essere considerato ancora oggi un modello mondiale di iniziativa per eliminare la fame."

Con Fome Zero e le successive politiche sociali, come Bolsa Familia, il Brasile è riuscito a ridurre la fame dell'11% della popolazione totale nei primi anni 2000 a meno del 2,5% nel 2010.

"Questa drastica riduzione fu possibile grazie ad un forte impegno del governo e all'attuazione di politiche pubbliche volte a combattere la povertà estrema e al consolidamento di un programma di sicurezza alimentare".

"Alla FAO siamo orgogliosi di essere associati a questo programma sin dalla sua creazione e di aver replicato straordinari risultati fuori dal Brasile" ha concluso Graziano da Silva.

Photo: ©FAO/
Il Direttore General della FAO, José Graziano da Silva, con il Premio Artusi.

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