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La FAO in soccorso delle famiglie disperse a causa del conflitto nel Sudan del Sud

Servono vaccini animali, sementi, attrezzi agricoli e per la pesca prima dell’arrivo delle piogge

©UN foto/UNMISS/Isaac Billy
A causa del conflitto perdita di vite umane, rifugiati e distruzione del bestiame nel Sudan del Sud.
Roma, 17 febbraio 2012 - La FAO sta assistendo le popolazioni dello stato di Jonglei, nel Sudan del Sud, a ricostruire le proprie vite e riuscire a essere autosufficienti dopo anni di conflitti, attraverso una serie di interventi sia d'emergenza che di lungo periodo.

Lavorando a fianco delle comunità locali, la FAO ha iniziato la distribuzione di vaccini per il bestiame, di attrezzature per la pesca, di sementi e attrezzi agricoli, per avviare un processo di sviluppo agricolo e delle infrastrutture di lungo periodo in quella che è la più giovane nazione al mondo.

L'Organizzazione punta a fornire tutti gli aiuti possibili entro i prossimi due o tre mesi, prima che inizi la stagione delle piogge e le strade diventino impraticabili.  Sono previste inoltre iniziative future per la raccolta dell'acqua ed altre misure che possano rafforzare la capacità di risposta della popolazione nel lungo periodo.

Nello Jonglei, ed in tutto il Sudan del Sud, le cause della grave situazione attuale sono da ricercarsi nei cattivi raccolti, nell'aumento della domanda, nel rapido incremento dei prezzi, nel conflitto e nel grande numero di rifugiati.  Il calo della produzione cerealicola ha effetti particolarmente pesanti su comunità già duramente provate.

La produzione cerealicola nella più giovane nazione al mondo è stata circa il 19 per cento inferiore allo scorso anno ed il 25 per cento in meno della media degli ultimi cinque anni.  Si calcola che il deficit di cereali per il 2012 sarà di oltre 470.000 tonnellate - circa metà del fabbisogno annuale totale del paese.

Le stime più aggiornate provengono dalla recente missione di valutazione congiunta della FAO e del PAM sulla produzione e sulla sicurezza alimentare nel Sudan del Sud: Crop and Food Security Assessment Mission to South Sudan.

Decisivo proteggere il bestiame

Come misura d'emergenza per proteggere la risorsa principale di cibo e di sussistenza, la FAO è in procinto di fornire vaccini ed antibiotici per prevenire la diffusione di malattie animali e di trattare oltre 100.000 capi di bestiame nel primo mese d'intervento.  Le somministrazioni saranno gestite da una rete di veterinari e di collaboratori, i Lavoratori comunitari di salute animale, un sistema basato sulle comunità locali che garantisce che gli aiuti sanitari raggiungano il bestiame anche nei villaggi più remoti.

"Queste sono comunità di pastori ed allevatori nomadi", dice Nimaya Mogga, funzionario FAO di zootecnica.  "Queste mandrie sono il loro mezzo di sussistenza, senza di esse non hanno nulla".

Il Sudan del Sud è la sesta economia zootecnica dell'Africa.  "Le mandrie nel Sudan del Sud significano ricchezza", aggiunge Nimaya Mogga.  "Durante i periodi di penuria alimentare, vengono venduti o barattati in cambio di cibo.  La vendita di una sola vacca può sfamare una famiglia per tre mesi".

Questo è particolarmente vero nello Jonglei, dove l'economia e l'agricoltura si basano principalmente sulla proprietà di mandrie. "Queste popolazioni coltivano marginalmente la terra.  Di solito in piccoli appezzamenti intorno ai loro tukul - le loro capanne.  La perdita del bestiame ha effetti devastanti sulle loro condizioni di vita", continua Mogga che fa notare che quando ci sono razzíe di bestiame vengono messi insieme mandrie differenti, con il rischio di un aumento delle epidemie animali.

Opportunità dalla pesca

Molti di coloro in fuga dal conflitto hanno trovato rifugio nella città di Boma.  Secondo le autorità locali qui molti degli abitanti si sono fatti carico dei rifugiati, ma adesso si stanno esaurendo le loro scorte di cibo, per esempio sorgo e mais, ed hanno anch'essi bisogno di aiuti.

E' arrivata la stagione arida e non ci sono colture nei campi, però la presenza di un fiume nei pressi della città ha suscitato qualche speranza.

"Il fiume Chelimon è a circa due ore di cammino da Boma", dice Michael Oyat, Vice Coordinatore FAO dell'emergenza nel Sudan del Sud.  Riteniamo che possa offrire opportunità di pesca per i rifugiati".  "Quello che impedisce che ciò avvenga è la mancanza di attrezzature per pescare".

La FAO distribuirà circa 20.000 attrezzature per la pesca nella città di Boma ed in altre due città coinvolte nel conflitto dello scorso dicembre: Pibor e Likuangole.  A Pibor l'ONU ha stabilito un centro di distribuzione dei soccorsi.

La FAO aiuta inoltre le comunità locali nell'avvio di orti lungo le sponde del fiume.  Per fornire asistenza l'agenzia si coordina con organizzazioni non governative locali, la Associazione giovanile dell'Alto Nilo per la mobilitazione e lo sviluppo (UNYMAM) e la South Sudan Partner International (SSPI).

"E' essenziale intervenire rapidamente", dice Etienne Peterschmitt, funzionario FAO per la pianificazione ed i programmi nel Sudan del Sud.  Prima interveniamo in soccorso di queste popolazioni vulnerabili, prima esse saranno in grado di farcela da soli". 

Guardando al futuro

Il lavoro della FAO ha come obiettivo immediato quello di fornire assistenza urgente alle famiglie colpite, ma allo stesso tempo mira a costruire la loro capacità di resistenza nel lungo periodo.  Su richiesta del governo del Sudan del Sud, la FAO sta preparando anche un programma di Cash for work (denaro in cambio di lavoro N.d.T.) simile a quello realizzato in Somalia, dove le famiglie hanno denaro per comprare cibo localmente mentre al tempo stesso lavorano al ripristino delle infrastrutture locali.

Sono in atto anche interventi per una ripresa di più lungo periodo.  Mediante un progetto finanziato dall'Agenzia canadese per lo sviluppo internazionale (CIDA), la FAO sostiene l'attuazione di interventi di lungo periodo che puntano a combattere le cause di fondo dell'insicurezza alimentare ed i conflitti generati dall'accesso alle risorse nelle due province dello Jonglei di Uror e Nyirol.

Il progetto prevede lo sviluppo di strutture per la raccolta dell'acqua sia per il consumo umano che per abbeverare il bestiame ed il rafforzamento dei servizi agricoli tramite approcci di divulgazione innovatori e partecipativi, come le Scuole sul campo per agricoltori e pastori.

"La fornitura d'acqua per il bestiame in questi due distretti aiuterà a mitigare i conflitti che ciclicamente sorgono per l'accesso all'acqua ed alle zone di pascolo, mentre le Scuole sul campo contribuiranno a far incrementare la produzione e la produttività, migliorando così la sicurezza alimentare della popolazione nel lungo periodo", spiega il principale responsabile tecnico del progetto, Ali Said.

Peterschmitt da parte sua aggiunge che il carattere informale delle Scuole sul campo per agricoltori rappresenta anche un eccellente punto di partenza per affrontare le questioni sociali alla base dei conflitti.

Alfine di affrontare l'insicurezza alimentare nello Jonglei al livello richiesto dalla situazione, la FAO fa appello ai donatori affinché si impegnino con finanziamenti in risposta all'Appello consolidato delle Nazioni Unite a favore di popolazioni particolarmente vulnerabili che necessitano dell'aiuto dei vari organismi ONU, delle organizzazioni non governative e di altri partner.