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Lotta contro il tempo per aiutare le popolazioni del Sahel colpito dalla siccità

Per arginare la crisi alimentare e nutrizionale la FAO sollecita finanziamenti per 69,8 milioni di dollari

Foto: ©FAO/Issouf Sanogo
La FAO è al lavoro per proteggere e ricostituire i mezzi di sussistenza nel Sahel

Roma, 9 marzo 2012 – Occorre intervenire e con urgenza in soccorso dei paesi del Sahel per scongiurare una crisi alimentare e nutrizionale di ampie proporzioni, e proteggere e ricostituire i mezzi di sussistenza delle comunità che dipendono dal bestiame e dall'agricoltura per la propria sopravvivenza, avverte oggi la FAO.

L'agenzia ONU lancia un appello per un ulteriore finanziamento di almeno 69,8 milioni di dollari per fornire assistenza a circa 790.000 famiglie contadine vulnerabili intrappolate in un ciclo di crisi alimentari ricorrenti.

Si calcola che siano almeno 15 milioni le persone a rischio fame nel Sahel, in parte anche a causa di cali localizzati, ma di notevole entità, della produzione agro-pastorale, così distribuiti: 5,4 milioni di persone nel Niger (35 per cento della popolazione); 3 milioni in Mali (20 per cento); circa 1,7 milioni in Burkina Faso (10 per cento); circa 3,6 milioni in Ciad (28 per cento); 850.000 in Senegal (6 per cento); 713.500 in Gambia (37 per cento) e 700.000 in Mauritania (22 per cento).

Molti i fattori che hanno determinato la crisi incombente: la siccità, il brusco calo della produzione cerealicola e il rialzo dei prezzi, la scarsità di foraggio per il bestiame, una riduzione delle rimesse dall'estero da parte dei lavoratori emigrati, il degrado ambientale, le migrazioni e la povertà cronica aggravata da crisi ricorrenti.

Nel Sahel la produzione complessiva di cereali nel 2011 è stata in media il 25 per cento inferiore a quella del 2010, ma in Ciad e in Mauritania il calo è stato del 50 per cento rispetto all'anno precedente.  In molti paesi vi è stato anche un massiccio, seppur localizzato, calo della produzione (sino all'80 per cento) secondo quanto riferisce il Food Crisis Prevention Network (RPCA) un forum di governi, donatori ed altre istituzioni che lavorano su questioni di sicurezza alimentare in Africa occidentale.

E' stato segnalato inoltre il notevole aumento di sfollati e rifugiati, tra cui circa 63.000 sfollati interni in Mali scappati a causa del conflitto in atto nel nord del paese, ed altri 60.000 rifugiati nei paesi vicini.

"Dobbiamo intervenire per evitare un ulteriore deterioramento della situazione alimentare ed una crisi alimentare e nutrizionali su vasta scala", ha affermato José Graziano da Silva, Direttore Generale della FAO. 

"Parte della soluzione risiede nel migliorare l'accesso dei contadini e degli allevatori ai mercati locali, incoraggiare l'uso di prodotti locali e applicare buone pratiche di riduzione del rischio per rafforzare la loro capacità di resistenza alle emergenze", ha aggiunto Graziano da Silva.

Intervenire per interrompere un circolo vizioso

La FAO insieme ai suoi partner lavora per fermare il meccanismo per cui si passa da una crisi all'altra "fornendo programmi di cash for work, cibo fattori produttivi agricoli e formazione a quei settori di popolazione che ne ha maggiore bisogno, oltre a pianificare interventi di più lungo periodo per proteggere e ricostituire i mezzi di sussistenza dei contadini e dei pastori", ha detto il Direttore Generale della FAO.

Gli interventi più immediati prevedono:

  • distribuzione di sementi alimentari in tempo per la stagione della semina che inizia a maggio
  • incremento delle produzioni irrigue fuori stagione
  • assistenza ai pastori con la distribuzione di foraggio, con l'impiego di buoni in denaro per ripristinare i pascoli ed i punti d'erogazione d'acqua, assistenza veterinaria
  • programmi di pratiche integrate di nutrizione mediante l'agricoltura, gli orti scolastici, informazioni sulla nutrizione per le donne con bambini, etc.
  • migliori sistemi d'informazione sulla sicurezza alimentare, coordinamento dei sistemi di allerta rapida.


Il Direttore Generale della FAO ha poi aggiunto che per il successo di questa strategia a doppio binario sarà fondamentale che la leadership degli interventi sia locale e regionale, sostenuta dal coordinamento dell'ONU.  L'approccio del doppio binario punta a far sì che si dia una risposta immediata alla fame, mentre al tempo stesso si interviene per proteggere le attività ed i sistemi di sussistenza dei contadini e dei pastori e la loro capacità di risposta nel lungo periodo.

"Se vogliamo evitare un altro disastro, la risposta umanitaria deve fondarsi e applicarsi su una scala che assicuri protezione di tutte le comunità vulnerabili prima che perdano i propri beni", ha affermato Graziano da Silva.

Coordinamento regionale

La risposta della FAO alla grave situazione del Sahel avviene all'interno di una strategia regionale già esistente ed attiva.  Le organizzazioni umanitarie hanno già lanciato una "Strategia Regionale di preparazione e risposta alla crisi alimentare, nutrizionale e dei mezzi di sussistenza del Sahel" del Comitato permanente inter-agenzie (IASC), oltre alla Procedura d'Appello Unificata per il Ciad ed il Niger.

La FAO lavora insieme al "Comitato Permanente intergovernativo per il controllo della siccità nel Sahel" (CILSS, l'acronimo in francese), al Network dei sistemi di allerta rapida sulla carestia (FEWSNET), al PAM e ai governi tramite valutazioni congiunte della sicurezza alimentare, della produzione agricola e dei mercati.  L'Organizzazione fornisce sostegno inoltre tramite il Comitato permanente inter-agenzie alla Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS) per rafforzare ulteriormente la propria capacità di intervenire in caso di potenziali crisi umanitarie.

L'appello della FAO per la risposta d'emergenza


Dal 2010 tramite la FAO è stato allocato al Sahel un totale di 25,4 milioni di dollari.  Sono oggi necessari almeno altri 75,4 milioni di dollari per dare assistenza a circa 790.000 famiglie.  Sinora sono stati mobilitati solo 5,6 milioni, rimangono da mobilitare ancora 69,8 milioni di finanziamenti.  I donatori che hanno fornito assistenza alla regione sono l'Austria, il Belgio, il Brasile, il Fondo centrale d'intervento per le emergenze (CERF), l'Unione Europea e la sua Direzione Generale per gli Aiuti umanitari e la protezione civile (ECHO), la Finlandia, la Francia, il Lussemburgo, la Spagna, la Svezia, la Svizzera e gli USA.