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I prodotti lattiero-caseari fanno salire l’Indice dei Prezzi alimentari FAO dell’uno per cento

Contenute le fluttuazioni delle altre commodity

Photo: ©FAO/Giulio Napolitano
Una donna acquista del formaggio nel settore latticini di un supermercato, Swaziland.
Roma, 11 aprile 2013 - Nel mese di marzo l'Indice dei prezzi alimentari della FAO è salito dell'uno%, trainato principalmente dall'aumento dell'11% dei prodotti lattiero-caseari, che rispetto ai prezzi delle altre commodity incluse nel calcolo dell'Indice FAO incidono per un 17%.

Il monitoraggio della domanda-offerta cerealicola globale ha in parte corretto la precedente stima della produzione del 2012, che risulta adesso aumentata di circa 3 milioni di tonnellate, solo 2% in meno rispetto alla quantità record del 2011.

"La produzione cerealicola mondiale nel 2013 potrebbe recuperare fortemente, se non vi saranno condizioni climatiche sfavorevoli nelle principali aree produttive", si legge nell'ultimo Bollettino FAO sull'Offerta e Domanda di Cereali.  Per la produzione cerealicola complessiva le previsioni sono nell'insieme positive, con le colture di grano già a uno stadio avanzato e con le semine di riso e di cereali secondari, che aumenteranno nei prossimi mesi a ragione dei prezzi sostenuti.  La produzione mondiale di grano si prevede aumenterà del 4%, attestandosi a 690 milioni di tonnellate, la più alta mai registrata e seconda solo al record di 700 milioni di tonnellate raggiunto nel 2011.

Eccezionale volatilità dei prodotti lattiero-caseari

Nel mese di marzo l'Indice FAO dei Prezzi alimentari è balzato di 22 punti attestandosi a 225, una delle variazioni più ampie.  L'impennata è stata causata dal clima caldo e secco dell'Oceania, che ha portato in tutta la regione a un brusco calo della produzione di latte e della relativa lavorazione dei prodotti.

I prezzi lattiero-caseari impiegati nel calcolo dell'Indice dei Prezzi FAO si sono basati sulle esportazioni della Nuova Zelanda, il maggiore paese esportatore al mondo di prodotti caseari, che rappresenta un terzo del commercio globale.

I prezzi all'esportazione sono aumentati anche in altri importanti paesi esportatori, come l'Unione Europea e gli Stati Uniti, ma non nella stessa misura.

"Questo eccezionale aumento è in parte un riflesso dell'incertezza dei mercati, con i compratori in cerca di fonti alternative di approvvigionamento", si legge nel rapporto dell'Indice dei Prezzi alimentari.  "Inoltre va notato che in Europa la produzione lattiera deve ancora dare il suo potenziale dopo un inverno particolarmente freddo, che ha ritardato la crescita dei pascoli per gli animali da latte".

Stabili i prezzi delle altre principali commodity

In marzo l'Indice FAO dei Prezzi cerealicoli ha registrato una media di 244 unti, dato invariato rispetto al mese precedente.  Mentre i prezzi del mais erano aumentati lo scorso mese a causa d un calo delle esportazioni provenienti dagli Stati Uniti, i prezzi più bassi del grano dovuti alla previsione di buoni raccolti compensano questi aumenti.  I prezzi globali del riso sono rimasti invariati.

L'Indice FAO dei Prezzi dei grassi e dei semi oleosi è sceso del 2,5% rispetto al mese di febbraio, a ragione principalmente dei prezzi dell'olio di soia, che è calato a causa delle condizioni climatiche favorevoli registrate in Sudamerica, di una produzione record negli Stat Uniti nel 2013 e dall'annullamento degli acquisti da parte della Cina.  Ance i prezzi dell'olio di palma sono leggermente diminuiti.

L'Indice FAO dei Prezzi della carne ha nel mese di marzo registrato una media di 176 punti, un calo del 2% rispetto al mese di febbraio.

L'Indice FAO dei Prezzi dello zucchero è aumentato di 2,8 punti, l'1% rispetto a febbraio.