Verso l’eguaglianza di genere nell’industria ittica

Un nuovo rapporto della FAO evidenzia il “soffitto di cristallo” nell’industria della pesca

19 Maggio, 2015, Roma - Sebbene si stimi che le donne costituiscano quasi la metà della forza lavoro nel settore ittico, il loro operato spesso non viene riconosciuto e viene sotto- pagato, il loro accesso alle opportunità e alle risorse rimane limitato e la loro rappresentanza in posizioni di leadership resta ben al di sotto di quanto avviene in altri settori.

  Queste sono alcune delle principali conclusioni del nuovo studio sulla partecipazione delle donne nel settore ittico pubblicato oggi dalla FAO.

  La pesca di cattura, l'acquacoltura e le attività post cattura sostengono i mezzi di sussistenza di oltre 120 milioni di persone, molte delle quali lavorano nel settore tradizionale di piccola scala.


 Il pesce è inoltre un'importante fonte di nutrizione in tutto il mondo, fornendo oltre il 20% delle proteine animali nei paesi a basso reddito e con deficit alimentare.

  Aumentare l'uguaglianza di genere nel settore ittico è importante per la sicurezza alimentare - sia a livello familiare, dove le donne contribuiscono enormemente ai redditi e all'alimentazione delle proprie famiglie, sia a livello globale, dove l'industria della pesca deve affrontare la sfida di aumentare in maniera sostenibile la produzione per poter nutrire una popolazione mondiale in costante crescita.

  La produzione nel settore dovrà aumentare tra le 20 e le 30 milioni di tonnellate l'anno per poter far fronte ai bisogni crescenti, afferma lo studio della FAO.

  La globalizzazione dei mercati, la stagnazione della pesca negli oceani a livello mondiale e il cambiamento climatico sono tra i principali fattori che pongono un'ulteriore pressione sui mezzi di sussistenza delle donne nel settore ittico.

  In molti casi, questo si aggiunge ai limiti già esistenti che le donne imprenditrici incontrano per via di ruoli di genere pre-stabiliti e di una mancanza di accesso a risorse come tecnologie di lavorazione e strutture per lo stoccaggio, che caratterizza la partecipazione delle donne nell'intero settore - dalla cattura, alle conferenze professionali, ai consigli di amministrazione.

  Le donne invisibili

  
Sebbene gli uomini continuino a dominare il settore della pesca di cattura - particolarmente quella d'alto mare ed industriale - le donne in tutto il mondo sono spesso relegate ad attività di lavorazione, di vendita locale e di supporto, come la pulizia delle imbarcazioni e il trasporto del pesce ai mercati, afferma il rapporto.

  Questi lavori sono tipicamente pagati meno - in alcuni casi addirittura non pagati - e meno riconosciuti per il loro contributo all'economia, all'occupazione e alla sicurezza alimentare.

  La futura crescita nell'industria della pesca è prevista derivare dalla pesca d'allevamento, mentre la FAO sta appoggiando i governi e il settore privato nello sforzo di mantenere la pesca di cattura stabile e sostenibile.

  Tuttavia, le donne che vogliono inserirsi nelle attività di produzione ittica in alcuni paesi in via di sviluppo si trovano ancora di fronte alla mancanza di diritti di proprietà che impedisce loro di possedere una barca, necessaria per la pesca di cattura, o della terra per gli impianti d'acquacoltura.

  Il limitato accesso ai prestiti, inoltre, spesso impedisce alle donne di iniziare o potenziare una propria attività e dare valore aggiunto ai loro prodotti per essere più competitive in un'industria che è sempre più globalizzata e meccanizzata.

 Ampie lacune nei dati disaggregati riguardanti le questioni di genere nel settore della pesca e dell'acquacoltura, tuttavia, ostacolano gli sforzi per affrontare il tema - sostiene lo studio della FAO.

  Un nuovo network per le donne nell'industria

  
Il problema dell'uguaglianza di genere nel settore ittico non è limitato alla pesca di piccola scala nei paesi in via di sviluppo. Esso si riflette anche nella loro relativa assenza dai consigli d'amministrazione, dalle posizioni direttive e dalle conferenze in materia di pesca.

  Tra tutte le 100 maggiori compagnie ittiche mondiali, secondo il rapporto, solo una è attualmente diretta da una donna come amministratore delegato, rispetto all'8% di posizioni al vertice rivestite da donne nella lista delle aziende USA Fortune top 100.

  "Al momento, più in alto si sale nella gerarchia dell'industria, meno donne si vedono," afferma Audun Lem, Vice-Direttore della Divisione FAO per le Politiche e l'Economia della Pesca e dell'Acquacoltura.

  Questo, di conseguenza, sta impedendo all'industria di rispondere alla sfida della sicurezza alimentare che ci troviamo di fronte.

  "L'industria ittica non potrà vincere la sfida di aumentare la produzione in maniera sostenibile se non è capace di attrarre le persone più valide. E non può permettersi di escludere il 50% della popolazione," aggiunge Lem.

  Per portare un maggior numero di donne in posizioni di top- management e di ricerca, la FAO sta lavorando insieme alle aziende, alle associazioni del settore e alle università per creare un nuovo network per le donne nell'industria della pesca.

  Il network avrà l'obiettivo di dare visibilità alle donne in posizioni di leadership e ad attrarre più professioniste nel settore.

  Il network sarà il primo meccanismo di questo tipo indirizzato al ruolo delle donne nelle posizioni di ricerca e di leadership nell'industria ittica, e rafforzerà le iniziative della FAO a sostegno del ruolo delle donne nelle attività di pesca di piccola scala a livello di comunità.

Photo: ©FAO/Giuseppe Bizzarri
Si stima che le donne costituiscano circa la metá della forza lavoro nel settore ittico.