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Le perdite post raccolto aggravano l’insicurezza alimentare

Migliore tecnologia e formazione aiutano a ridurre il fenomeno

Photo: ©FAO/A. Conti
Silos metallici per l'immagazzinamento dei cereali

Roma, 2 novembre 2009 – Una quantità notevole del cibo prodotto nei paesi in via di sviluppo va perduto dopo il raccolto, con pesanti conseguenze sulla sicurezza alimentare delle popolazioni, ha denunciato oggi la FAO. L’agenzia ONU ha sottolineato come con investimenti adeguati e formazione ai contadini, queste perdite potrebbero essere drasticamente ridotte.

Le cause delle perdite post raccolto, stimate tra il 15 ed addirittura il 50 per cento della produzione complessiva, sono molteplici.  Tra esse: fare il raccolto in una fase sbagliata di maturità del prodotto, l’eccessiva esposizione alle piogge, la siccità e le temperature estreme, la contaminazione da micro-organismi ed i danni fisici che riducono la qualità del prodotto.

I raccolti perdono valore anche a causa del danno causato dall’utilizzo di attrezzi inadatti, dalla contaminazione chimica, da errate pratiche di raccolto, di carico e scarico e di trasporto dei prodotti.

Le perdite contribuiscono all’aumento dei prezzi alimentari in quanto riducono parte dell’offerta.  Hanno poi anche un impatto sul degrado ambientale e sul cambiamento climatico, poiché risorse come terra, acqua, forza lavoro, trasporto e lavorazione vengono usate per del cibo che nessuno consumerà.

Proteggere i raccolti

Molte delle perdite avvengono a causa di errate pratiche di imballaggio e trasporto dei prodotti alimentari.  La FAO in collaborazione con la Banca Mondiale ed altri partner, ha organizzato migliaia di corsi di formazione per i contadini su come lavorare i prodotti in modo corretto.

Per esempio in Kenya, dove la contaminazione da micotossine è un grande problema, la FAO insieme al Ministero dell’Agricoltura keniano ha fornito corsi di formazione per tutti coloro che lavorano nella produzione alimentare.

Un altro grande problema, che la crisi alimentare del 2008 ha messo drammaticamente in primo piano, è rappresentato dalle strutture di immagazzinamento e deposito dei prodotti che nei paesi in via di sviluppo sono inadeguate e non sicure: è su questo fronte che gli interventi della FAO e dei paesi donatori possono fare la differenza.

Grazie ad un recente progetto della FAO, finanziato principalmente dalla Germania, sono stati forniti silos metallici a circa 18.000 famiglie rurali.  Il progetto è stato concepito per ridurre le perdite tramite migliori strutture per l’immagazzinamento e perfezionando le capacità tecniche degli stagnai locali che costruiscono i silos.  Grazie a queste migliori tecniche i silos possono adesso chiudersi ermeticamente, proteggendo i prodotti immagazzinati dalle infestazioni di parassiti, dai roditori, dagli uccelli e dai funghi, con il vantaggio inoltre di poterli conservare per periodi lunghi senza perdita di qualità.

I risultati non si sono fatti attendere.  I contadini coinvolti nel progetto hanno cominciato ad usare i nuovi silos per cereali e legumi e dopo non molto tempo hanno riferito di maggiori redditi e di possibilità di immagazzinamento molto più prolungate.  Grazie a questi nuovi silos le percentuali di perdita dei raccolti sono scese dal 20 per cento all’uno o due per cento.  Non solo, ma aver fornito formazione tecnica ai lattonieri locali ha significato che localmente si sono fabbricati oltre 4.500 silos che sono stati poi venduti ad altri contadini.

In Guinea, un paese dove tra il 70 e l’80 per cento della popolazione dipende dall’agricoltura, è stato avviato un progetto per ridurre le perdite post raccolto del 20 per cento.  Sono stati distribuiti 100 silos con una capacità media tra i da 100 ed i 1.800 chili, e a decine di artigiani è stato insegnato come costruire ed installare silos sicuri.  I contadini grazie ad essi sono riusciti a ridurre al minimo le perdite dei raccolti cerealicoli e posticipare le vendite in attesa di migliori condizioni di mercato.

In tutto sono stati costruiti ed installati più di 45.000 silos in 16 paesi ed oltre 1.500 persone tra tecnici, operatori ed artigiani sono stati formati su come costruirli ed usarli.

Ma per far sì che tecnologie come queste siano accessibili ai piccoli contadini, occorrono interventi anche in altre aree.  In molti paesi in via di sviluppo i contadini non possono permettersi il costo di un silos, ed è per questo che la FAO ha istituito fondi rotativi e prestiti per agevolare la diffusione di migliori strutture per l’immagazzinamento. 

Gli standard di qualità

Ma nonostante questi risultati registrati in alcune situazioni, le perdite post raccolto rappresentano ancora un grosso problema per molti paesi.  Nei supermercati occidentali, la frutta e la verdura deve rispondere a precisi criteri di qualità, e se un prodotto presenta ammaccature, o è avvizzito o al contrario acerbo, o di forma strana o è semplicemente brutto, non è messo in vendita.  Spesso non c’è un mercato alternativo per questi prodotti che vengono alla fine buttati via. 

Con una popolazione che si prevede supererà i 9 miliardi nel 2050 e con la crescente urbanizzazione in atto in molti paesi in via di sviluppo - che significa che il cibo dovrà essere in grado di fare lunghi viaggi - è necessario un maggiore impegno per ridurre in modo sostanziale le perdite lungo l’intera catena alimentare.  Di certo ci dovranno essere investimenti decisamente superiori nelle infrastrutture di immagazzinamento, nelle celle frigorifere e nelle attrezzature per la trasformazione di base dei prodotti.