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Verso l’estinzione della peste bovina, per anni flagello degli allevatori

È la prima volta che l’umanità debella una malattia animale

Photo: ©FAO/F. Paladini
Etiopia 1987: un veterinario dell’Istituto Nazionale Veterinario impegnato nelle vaccinazioni del bestiame.
Roma, 30 novembre 2009 - Ha il valore di un evento epocale, di quelli che marcano la storia dell’umanità.  All’incirca entro 18 mesi, la FAO e l’OIE (l’Organizzazione mondiale per la salute animale) insieme ad altri partner dichiareranno ufficialmente sconfitta una delle più devastanti malattie animali che l’umanità abbia mai dovuto affrontare: la peste bovina.

È la prima volta nella storia dell’umanità che si è riusciti a sconfiggere una malattia animale e solo la seconda volta si è riusciti a debellare una malattia, la prima è stata il vaiolo nel 1980.

Questa vittoria arriva a coronamento di un’intensa campagna durata decenni, condotta dalla FAO con un ampio numero di partner, per riuscire prima a relegare la malattia in isolate sacche e dopo spazzarla via una volta per tutte.

Un nemico di lunga data

La peste bovina non colpisce l’uomo direttamente, ma è letale per i bovini e tutti gli animali ungulati (muniti di zoccoli ndr) dai quali dipende per nutrirsi, come fonte di reddito e come forza da tiro.  I tassi di mortalità durante le epidemie possono raggiungere il 100%.

Causata da un virus, si propaga per contatto diretto o tramite materiali contaminati.  Nel corso dei secoli ha ucciso milioni di bovini, di bufali, di yak e dei loro simili allo stato brado, causando perdite economiche enormi e contribuendo a creare disordini sociali ed insicurezza alimentare.

Importato in Europa dall’Asia, dalle tribù d’invasori, si ha notizia di epidemie di peste bovina già nell’antica Roma, nel 376-386 d.C. e c’è chi arriva a sostenere che addirittura abbia avuto un ruolo nel suo declino.

Epidemie ricorrenti nella Francia del XVIII secolo hanno provocato carestie e cadute di produttività, alimentando le agitazioni culminate poi nella rivoluzione francese del 1789.

Quando la peste bovina si è introdotta in Africa sub-sahariana, alla fine del XIX secolo, ha ucciso tra l’80 ed 90 per cento del bestiame della regione, mettendo a serio repentaglio le condizioni di vita di contadini e pastori, causando carestia diffusa, ed indebolendo notevolmente la regione nei confronti della colonizzazione europea. 

Nel momento di maggior diffusione, negli anni ’20, la malattia si estendeva dalla Scandinavia al Capo di Buona Speranza e dalle coste Atlantiche dell’Africa all’arcipelago filippino, con un focolaio epidemico segnalato in Brasile ed un altro in Australia.

Agli inizi degli anni ’80, la malattia portava devastazione tra il bestiame del vecchio mondo, mentre devastanti epidemie colpivano il Sud dell’Asia, il Medio Oriente e l’Africa.  In quegli stessi anni le perdite in Nigeria raggiungevano i 2 miliardi di dollari.  Un’epidemia nel 1994 nel nord del Pakistan ha annientato più di 50.000 capi di bestiame prima che la situazione fosse riportata sotto controllo con l’aiuto della FAO.

Come la FAO ha contribuito a cambiare le cose

Nonostante alcuni paesi fossero riusciti a fare dei passi avanti nella lotta contro la peste bovina sul proprio territorio, la malattia continuava a sopravvivere e propagarsi in altre zone, formando serbatoi virali che periodicamente sfociavano in epidemie.

Grazie allo sviluppo di un nuovo vaccino, a partire dal 1960 sono state lanciate campagne per combattere la peste bovina su scala più ampia.  Dopo gli iniziali risultati positivi però, questi programmi venivano di soliti interrotti, causando un ritorno drammatico della malattia. 

Come l’influenza altamente patogena del virus H5N1 – l’aviaria – o l’attuale virus influenzale H1N1, la peste bovina sembrava inarrestabile.

A partire dalla fine degli anni ’80, la FAO ha cominciato a tenere con regolarità una serie di incontri con le autorità di salute animali di tutto il mondo, insieme ad organizzazioni chiave come l’OIE o l’Ufficio interafricano di risorse animali dell’Unione Africana.

Nel 1994 a partire da queste consultazioni scientifiche veniva lanciato il Programma Mondiale di sradicamento della peste bovina (GREP l’acronimo inglese ndr), che raccoglieva le raccomandazioni di esperti di tutto il mondo.  L’intento del Programma era quello di creare un centro di coordinamento a livello mondiale per consentire alla comunità internazionale di unire gli sforzi per combattere la malattia in modo sistematico e comprensivo.

Con la FAO incaricata di fare da Segretariato di coordinamento e con il coinvolgimento di un vasto gruppo di governi, agenzie ed organizzazioni, il Programma Mondiale si è inizialmente concentrato nella mappatura della distribuzione geografica della malattia, cercando di avere una comprensione migliore della sua epidemiologia ed aiutando i paesi nelle situazioni d’emergenza.

La fase due delle attività ha comportato un’azione mirata a livello locale, dove il virus era in circolazione.

La FAO è intervenuta estesamente fornendo assistenza tecnica ai paesi per aiutarli a spegnere i focolai ed attuare misure per evitare recidive. 

Le attività abbracciavano una vasta gamma di interventi: insegnare ai contadini come riconoscere e segnalare la malattia; istituire piani di risposta d’emergenza, protocolli di bio-sicurezza e programmi nazionali di monitoraggio e controllo; formare i veterinari per l’avvio di campagne di indagine sierologia e per l’istituzione di laboratori.

E dopo questo massiccio impegno, lentamente, la peste suina ha cominciato gradualmente a recedere (vedi grafico).

Grazie al Programma Mondiale tra il 1994 ed il 2009, circa 170 paesi sono riusciti ad eliminare dal proprio territorio la peste bovina ed ottenere la certificazione di paese “libero dalla malattia” dall’OIE.

All’inizio del 2000 il virus della peste bovina era ormai confinato solo in parti dell’ecosistema somalo - un’area che copre il sud della Somalia e le parti adiacenti dell’Etiopia e del Kenya - dove si potevano ancora riscontrare trovare tracce del virus nel sangue del bestiame.  L’ultimo focolaio in Kenya risale ormai al 2001.

Oggi il virus appare ormai debellato ed entro il prossimo anno la FAO in partnership con l’OIE completerà tutte le attività di controllo per una globale certificazione di sradicamento della malattia.

Incremento della produzione e del reddito

Secondo le stime FAO, la produzione aggiuntiva ottenuta tra il 1965 ed il 1998 grazie allo sradicamento della peste bovina in India ammontava a 289 miliardi di dollari, ed in Africa a circa un miliardo l’anno, durante lo stesso periodo.  Ed è certo che anche in altri paesi come ad esempio Sri Lanka, Pakistan, Afghanistan, Iran, Iraq e Turchia, vi siano stati guadagni nell’ordine di miliardi di dollari.

“Ma quello che è più importante è che la protezione del bestiame in Africa sub-sahariana, nel Vicino Oriente ed in Asia ha migliorato sia l’alimentazione che i redditi per centinaia di migliaia, se non milioni, di pastori e di piccoli contadini, ed ha contribuito a scongiurare carestie e la perdita di forza da tiro tra le comunità rurali”, dice Felix Neumi, del Segretariato del Programma presso la FAO. 

Immaginare l’impossibile

“A pensarci è davvero straordinario essere arrivati a questo traguardo”, dice Juan Lubroth Veterinario Capo della FAO.  “È una malattia che per secoli è stata un vero flagello per agricoltori e pastori”.

“Ma la soluzione col senno del poi era abbastanza semplice.  Avevamo le conoscenze, avevamo il vaccino, quello che mancava erano innanzitutto gli investimenti ed in secondo luogo un meccanismo mondiale di coordinamento concertato.  Una volta ottenuto tutto ciò, la soluzione del problema è stata solo questione di tempo.  I finanziamenti di molti partner in questo Programma, primo tra tutti la Commissione Europea, ed il forte impegno dei governi nazionali e delle organizzazioni regionali è stato decisivo per raggiungere questo successo”.