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Approvato un innovativo trattato contro la pesca illegale

Le misure di competenza dello Stato di approdo rafforzano la lotta contro la pesca illegale

Roma, 25 novembre 2009 – È stato approvato dalla Conferenza di governo della FAO un nuovo trattato finalizzato a chiudere i porti alle imbarcazioni coinvolte nella pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN).  Quando entrerà vigore, sarà il primo trattato internazionale vincolante centrato specificatamente su questo problema.  Sarà anche il solo che nella lotta contro la pesca INN arruola per così dire anche gli stati “non di bandiera”, insieme agli stati di bandiera, che sono i primi ad essere responsabili per la condotta dell’imbarcazione in alto mare.

L’Accordo sulle misure dello stato d’approdo per vietare, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non segnalata” è pronto ad entrare in vigore non appena sarà ratificato da 25 paesi.

Già 11 Membri della FAO – Angola, Brasile, Cile, Comunità Europea, Indonesia, Islanda, Norvegia, Samoa, Sierra Leone, Stati Uniti ed Uruguay hanno sottoscritto il trattato subito dopo la sua approvazione da parte della Conferenza.

Firmando il trattato i governi si impegnano a vietare, scoraggiare ed alla fine eliminare la pesca INN, anche con misure che proteggono i loro porti contro le imbarcazioni coinvolte nella pesca illegale, bloccando così l’ingresso del pescato illegale nei mercati internazionali.

Una pietra miliare

“Questo è il più importante trattato internazionale sulla pesca dall’accordo ONU del 1995 sugli stock ittici”, ha dichiarato Ichiro Nomura, Vice Direttore Generale della FAO, del Dipartimento Pesca.

“Si tratta di una vera e propria pietra miliare.  Non dovremo più fare affidamento esclusivamente sull’abilità delle nazioni che pescano per monitorare il comportamento delle imbarcazioni battenti la loro bandiera in mare aperto.  Adesso i paesi si impegnano a prendere provvedimenti per identificare, dare informazioni e negare l’ingresso a chi contravviene alle norme ai porti di approdo.  Da questa porta di servizio grazie a questo trattato internazionale non si potrà più entrare”.

Una questione insidiosa

La pesca illegale danneggia l’intera produttività del settore e può portarlo al collasso, anche perché scoraggia chi la pratica invece in modo responsabile.  E questo è un problema molto serio per tutti coloro che dipendono dalla pesca come fonte di cibo e di reddito.

Le più comuni pratiche di pesca illegale sono: operare senza autorizzazione, pescare specie protette, usare tipi di attrezzature fuorilegge e non osservare le quote di cattura.

Esistono modi per combattere la pesca illegale in mare aperto, ma sono spesso costosi e difficili da mettere in pratica, specialmente per i paesi in via di sviluppo, data l’estensione delle distese oceaniche da monitorare ed i costi per la tecnologia necessaria.

Per questo le misure a livello di porto d’approdo sono ritenute uno dei modi migliori e più efficaci di combattere la pesca INN.

Alcune delle misure approvate

Le misure chiave che gli stati firmatari del trattato si impegnano ad attuare sono:

I pescherecci stranieri che vogliono attraccare dovranno chiederne l’autorizzazione in anticipo, fornendo tutte le informazioni sulle attività che svolgono e sul pescato che hanno a brodo – questa darà l’opportunità alle autorità competenti di scoprire le irregolarità.

Gli Stati d’approdo ispezioneranno con regolarità le imbarcazioni, secondo normative standard prestabilite.  L’esame dei documenti di bordo, il controllo delle attrezzature di pesca e del pescato ed anche controllo dei precedenti dell’imbarcazione, sono tutti elementi che possono rivelare se l’imbarcazione in questione è coinvolta nella pesca illegale.

Gli Stati d'approdo devono anche assicurare che i porti siano adeguatamente equipaggiati e che coloro che sono addetti alle ispezioni ricevano una formazione adeguata.
Quando ad un’imbarcazione viene negato l’ingresso, gli stati d’approdo devono rendere pubblica quella informazione e le autorità nazionali del paese di bandiera devono intervenire.

Queste misure sono state concepite per i pescherecci stranieri non battenti bandiera nazionale, tuttavia i paesi possono anche applicarle alle proprie flotte.

Le parti firmatarie sono obbligate a monitorarne regolarmente l’applicazione, con un riesame complessivo generale dopo quattro anni dall’entrata in vigore dell’Accordo.